Ucraina, promessa mantenuta: Ue sblocca 90 miliardi per Kiev. Ma salta uso asset russi

E’ arrivato nella notte l’accordo dell’Unione europea per il finanziamento degli sforzi bellici dell’Ucraina per almeno due anni attraverso un prestito comune di 90 miliardi di euro, ma senza ricorrere agli asset russi, in merito ai quali l’intesa è saltata. I leader dei 27 Stati membri dovevano trovare a tutti i costi una soluzione duratura per Kiev, che rischiava di rimanere senza fondi già nel primo trimestre del 2026. Si erano impegnati a garantire il sostegno finanziario e militare essenziale dopo la chiusura del rubinetto americano decisa dal presidente Donald Trump.

“È un messaggio decisivo per porre fine alla guerra, perché (Vladimir) Putin farà concessioni solo quando capirà che la sua guerra non gli porterà alcun vantaggio”, ha assicurato il cancelliere tedesco Friedrich Merz al termine dell’accordo raggiunto nel cuore della notte a Bruxelles. Il leader tedesco ha sempre spinto per l’utilizzo dei beni russi congelati in Europa per finanziare il prestito e ha lasciato Bruxelles senza aver ottenuto ciò che voleva, oltre ad essere stato costretto ad accettare un rinvio della firma di un accordo di libero scambio con i paesi sudamericani del Mercosur, ottenuto dalla Francia e dall’Italia.

“Si tratta di un sostegno importante che rafforza davvero la nostra resilienza”, ha commentato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che si era recato a Bruxelles per ribadire con forza il suo messaggio, ringraziando i leader europei. “È importante che i beni russi rimangano congelati e che l’Ucraina abbia ricevuto una garanzia di sicurezza finanziaria per gli anni a venire”, ha scritto sul social network X. Anche senza gli asset, l’Ucraina ha comunque la certezza di disporre dei fondi necessari, mentre i combattimenti continuano nonostante le intense trattative in corso.

In mancanza di un accordo sul ricorso ai beni della banca centrale russa, totalmente inedito e ad alto rischio, i 27 si sono accordati su un prestito comune. “Ci siamo impegnati e abbiamo mantenuto la promessa”, ha dichiarato alla stampa il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha guidato i lavori del vertice.

“Garantire 90 miliardi di euro a un altro Paese per i prossimi due anni, non credo che sia mai successo nella nostra storia”, ha affermato il primo ministro danese Mette Frederiksen, il cui Paese detiene la presidenza del Consiglio dell’UE fino alla fine dell’anno. Ora “tornerà utile parlare con Vladimir Putin”, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni per essere arrivati a “una soluzione sostenibile sul piano giuridico e su quello finanziario. Sono contenta che abbia prevalso il buon senso, che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie, ma con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e sul piano finanziario”.

Il fabbisogno finanziario di Kiev è stato stimato in 137 miliardi di euro, di cui l’Ue si impegna a coprire i due terzi, ovvero 90 miliardi. Il resto dovrà essere garantito dagli altri alleati dell’Ucraina, come la Norvegia o il Canada. I 27 concederanno a Kiev un prestito a tasso zero, finanziato dal bilancio dell’Unione europea, che l’Ucraina dovrà rimborsare solo se la Russia le pagherà i risarcimenti, ha precisato alla stampa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Dopo lunghe discussioni”, è chiaro che il ricorso ai beni russi “richiede ulteriore lavoro”, ha riconosciuto nella notte tra giovedì e venerdì un funzionario europeo, sotto copertura di anonimato.

Da settimane l’accordo era bloccato dalla forte riluttanza del Belgio, dove si trova la maggior parte di questi beni congelati, pari a circa 210 miliardi di euro. L’idea era quella di utilizzarli per finanziare un “prestito di risarcimento” di 90 miliardi a favore dell’Ucraina. Ore di trattative, prima tra diplomatici e poi a livello di leader europei, riuniti giovedì sera in conclave, non hanno permesso di raggiungere un compromesso.

Già in ottobre il primo ministro belga Bart De Wever aveva chiesto ai suoi partner garanzie quasi illimitate per scongiurare il rischio di un rimborso anticipato o di ritorsioni russe. E se gli altri paesi dell’Ue si sono detti pronti a dare prova di solidarietà, per loro era comunque fuori discussione firmare un assegno in bianco al Belgio. “I giochi sono fatti, tutti sono sollevati”, ha dichiarato il capo del governo belga al termine del vertice.

“La legge e il buon senso hanno ottenuto una vittoria per il momento”, ha scritto su Telegram Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino per le questioni economiche. E’ fallito, aggiunge, un “un uso illegittimo dei beni russi per finanziare l’Ucraina”.

L’accordo sul prestito è stato raggiunto dai 27, ma l’operazione sarà realizzata solo dai 24, con l’esclusione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, tre paesi riluttanti a sostenere finanziariamente l’Ucraina. Giovedì il presidente americano ha nuovamente mostrato impazienza, invitando l’Ucraina ad “agire rapidamente”, prima che la Russia “cambi idea”.

Ucraina, al via settimana decisiva. Oggi nuovi colloqui di pace a Berlino

Si apre oggi una “settimana decisiva” per la questione Ucraina, sia sul fronte dei finanziamenti europei a Kiev – su cui i leader dell’Ue dovranno prendere una decisione durante il vertice di giovedì e venerdì – sia per quanto riguarda i negoziati di pace. Arrivando al Consiglio Esteri e Bruxelles, l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, ha ricordato che sull’uso degli asset russi il confronto “è sempre più difficile”, ma “l’opzione più credibile è il prestito di riparazione”.

Oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i negoziatori americani si incontrano a Berlino, dopo cinque ore di colloqui domenica, con Kiev che spera di convincere Washington che in Ucraina deve essere raggiunto un cessate il fuoco senza concessioni territoriali preliminari alla Russia. L’inviato americano Steve Witkoff è stato avaro di dettagli, ma ha assicurato su X che sono stati compiuti “molti progressi” durante “le discussioni approfondite sul piano in 20 punti per la pace, i programmi economici e altro ancora”. Un nuovo round è previsto questa mattina.

Il serata è previsto anche un incontro al vertice tra Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer, nonché la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Come Kiev, molti leader europei si oppongono all’idea di cedere alle richieste massimaliste del Cremlino. Temono che il presidente americano Donald Trump abbandoni l’Ucraina e che l’Europa venga esclusa dai dibattiti sulla sicurezza del continente, proprio mentre Mosca viene percepita come una grave minaccia.

Volodymyr Zelensky è stato accolto domenica pomeriggio a Berlino alla Cancelleria dal padrone di casa, Friedrich Merz. Per l’occasione sono state esposte bandiere americane, ucraine ed europee. Le foto diffuse dalla presidenza ucraina mostrano i due leader in compagnia di Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Donald Trump. Zelensky e Witkoff si abbracciano sorridendo.

Su X, Merz ha affermato che erano in discussione “questioni difficili” e che “gli interessi ucraini (erano) anche gli interessi europei”. Prima dell’incontro, Zelensky ha dichiarato di voler convincere gli Stati Uniti a sostenere un cessate il fuoco che preveda il congelamento della linea del fronte e non la cessione dell’intero Donbass (est), come richiesto dal Cremlino e proposto da Washington: “Mi piacerebbe che gli americani ci sostenessero su questo punto”. Kiev e l’Europa hanno sempre rifiutato questa concessione, che premerebbe l’aggressore. Zelensky ha anche dichiarato domenica, prima dei negoziati, che Washington non aveva ancora risposto alla versione del piano per porre fine al conflitto, emendata da Kiev e dagli europei.

Intervistato dalla televisione di Stato russa, il consigliere di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, ha respinto questi emendamenti, prevedendo “forti obiezioni”. Zelensky ha anche ribadito di volere garanzie di sicurezza europee e americane per scoraggiare qualsiasi nuovo attacco. Si tratterebbe di un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato che prevede la protezione reciproca dei paesi membri, senza l’adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica, come richiesto in precedenza da Kiev. “È già un compromesso da parte nostra”, ha affermato Zelensky.

Mentre le ostilità continuano, Donald Trump ha mostrato questa settimana la sua impazienza di fronte alla lentezza delle discussioni sul suo piano di risoluzione del conflitto scatenato dall’invasione russa del febbraio 2022. L’Ucraina è sotto pressione da parte di Washington e Mosca affinché ceda la parte del Donbass che controlla. Si tratterebbe di creare una “zona economica libera” o una “zona smilitarizzata”. In cambio, l’esercito russo si ritirerebbe dalla parte occupata delle regioni di Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk (nord, nord-est e centro-est), ma rimarrebbe in quelle di Kherson e Zaporizhia (sud), di cui Mosca rivendica l’annessione.

L’Ucraina è particolarmente sotto pressione: la presidenza è indebolita da uno scandalo di corruzione, l’esercito è in ritirata e la popolazione è soggetta a interruzioni di corrente a causa degli attacchi russi.

Tags:
, , , ,

La Fed allenta la presa sui tassi di interesse: taglio di un quarto di punto percentuale

Come da previsioni, la banca centrale degli Stati Uniti (Fed) ha concluso la sua ultima riunione dell’anno con un taglio dei tassi di interesse, senza raggiungere l’unanimità al suo interno né fornire indicazioni chiare per il futuro. Per la terza volta in tre riunioni consecutive, la Federal Reserve ha abbassato di un quarto di punto percentuale i tassi di riferimento, che guidano i costi di finanziamento. Ora si collocano in un intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%.

Tre dei dodici votanti hanno manifestato la loro opposizione: due non volevano alcun taglio e uno voleva una riduzione più consistente, di mezzo punto. Il presidente della Fed di Kansas City, Jeffrey Schmid, si era già espresso contro il precedente taglio, alla fine di ottobre ed è stato raggiunto dal presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee. Entrambi hanno dichiarato pubblicamente di essere attualmente più preoccupati per il livello dell’inflazione che per la salute del mercato del lavoro americano. Il responsabile favorevole a una riduzione di mezzo punto è, senza sorpresa, il governatore Stephen Miran, recentemente nominato dal presidente Donald Trump.

In conferenza stampa, il presidente della Fed Jerome Powell ha affermato che la decisione di mercoledì non era scontata. Gli Stati Uniti stanno registrando sia un’accelerazione dell’inflazione (al 2,8%) sia un aumento della disoccupazione (al 4,4%), scenari che in teoria implicano azioni opposte da parte della banca centrale. “La discussione è stata serrata, ma dobbiamo prendere una decisione. Speriamo sempre che i dati ci consentano di vedere più chiaramente”, ha dichiarato Powell.

La banca centrale è stata privata di alcuni importanti indicatori economici a causa del recente blocco del bilancio (“shutdown”) che ha messo in cassa integrazione i servizi statistici degli Stati Uniti per 43 giorni. “È un periodo frustrante per la classe media e confuso per la Fed”, ritiene Heather Long, economista della banca Navy Federal Credit Union.

Interrogato sulla questione del costo della vita, tornata al centro del dibattito pubblico, Jerome Powell ha stimato che i salari dovranno aumentare per “diversi anni” più rapidamente dell’inflazione “affinché le persone inizino a sentirsi bene in termini di potere d’acquisto”.
Donald Trump, dal canto suo, ha ribadito martedì che i prezzi stanno diminuendo “enormemente”.

Jerome Powell ha dato poche indicazioni sul futuro, senza chiudere la porta a un ulteriore calo alla fine di gennaio e questo ha risollevato il morale della Borsa di New York, che ha chiuso in rialzo. “Non mi sorprende che ci sia ottimismo sui mercati a breve termine, dato che la Fed continua ad abbassare i tassi mentre l’economia è in crescita”, osserva Chris Zaccarelli, responsabile degli investimenti presso Northlight Asset Management. L’esperto avverte tuttavia che gli investitori rischiano di rimanere delusi, poiché ulteriori allentamenti potrebbero richiedere tempo per arrivare, “o addirittura non arrivare”.

I responsabili della Fed ritengono che, in base alle loro proiezioni aggiornate, nel 2026 sarà necessario un altro taglio dei tassi. Ma alcuni di loro non saranno più in grado di votare. Infatti, tra le dodici persone che fissano i tassi americani, quattro cambiano ogni anno secondo un sistema di rotazione che coinvolge le banche centrali regionali. I nuovi arrivati sono noti per essere ancora più preoccupati del livello di inflazione rispetto ai loro predecessori. Al contrario, Donald Trump vuole che la persona che sostituirà Jerome Powell in primavera si impegni a ridurre i tassi. Ha presentato il suo consigliere economico Kevin Hassett come favorito, ma mantiene ancora un certo suspense sulla sua scelta finale. Il capo dello Stato intende inoltre destituire una governatrice dell’istituzione, Lisa Cook. La Corte Suprema esaminerà il caso a gennaio.

Tags:
, , , ,

Ucraina, Zelensky vede Papa e Meloni. La premier: Italia farà propria parte. Pressing Trump su piano pace

Un colloquio “eccellente” con la premier italiana Giorgia Meloni. Un invito a Kiev a papa Leone XIV e la promessa di inviare “nei prossimi giorni”, probabilmente domani, a Washington la proposta ucraina del piano Trump per porre fine alla guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta proseguendo il suo tour degli alleati europei facendo tappa oggi in Italia. “Mi fido di lei, ci aiuterà”, ha dichiarato il leader ucraino in uscita dall’hotel a Parioli prima di incontrare la premier a Palazzo Chigi. Durante il colloquio, durato circa un’ora e mezza, Meloni ha ribadito “la solidarietà al popolo ucraino e assicurato che l’Italia continuerà a fare la sua parte anche in vista della futura ricostruzione dell’Ucraina”. I due leader, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi, hanno analizzato “lo stato di avanzamento del processo negoziale e condiviso i prossimi passi da compiere per il raggiungimento di una pace giusta e duratura” per Kiev. In questo senso, hanno precisato da Roma, è importante “un’unità di vedute tra partner europei e americani e del contributo europeo a soluzioni che avranno ripercussioni sulla sicurezza del continente”. Pari attenzione è stata rivolta, nel corso del colloquio, “ai temi della definizione di robuste garanzie di sicurezza che impediscano future aggressioni e del mantenimento della pressione sulla Russia affinché sieda al tavolo negoziale in buona fede”.

Dal canto suo Zelensky ha espresso apprezzamento per “il fatto che l’Italia sia attiva nel processo di ricerca di idee efficaci e nell’individuazione di misure per avvicinare la pace”. “Contiamo molto sul sostegno italiano in futuro: questo è importante per l’Ucraina” ha ribadito ringraziando Roma in particolare “per il pacchetto di supporto energetico e per le attrezzature necessarie”. In una conversazione con il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che è in arrivo il 12° pacchetto di aiuti militari, oltre che forniture e generatori per sostenere popolazione e infrastrutture energetiche”. La scorsa settimana, il governo aveva rinviato la decisione sul rinnovo degli aiuti militari all’Ucraina, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre. “Restiamo saldamente al fianco di Kiev: l’Italia continuerà a fare la sua parte per la ricostruzione e per arrivare in tempi rapidi alla pace”, ha concluso il titolare della Farnesina.

In questi giorni Zelensky sta ricevendo pressioni perché invii a Washington la ‘versione ucraina’ del piano Trump. “Le componenti ucraina ed europea sono ora più avanzate e siamo pronti a presentarle ai nostri partner americani”, ha scritto il presidente ucraino su Telegram ipotizzando che il piano possa essere inviato a Trump già domani. Secondo funzionari statunitensi, gli inviati del presidente americano hanno concesso a Zelensky “pochi giorni” per rispondere alla proposta di accordo di pace che richiede comunque all’Ucraina di accettare perdite territoriali in cambio di garanzie di sicurezza statunitensi non specificate. Secondo il  Financial Times, il presidente ucraino avrebbe riferito ai suoi omologhi europei di essere stato pressato, durante una chiamata di due ore sabato, dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e dal genero del presidente statunitense, Jared Kushner, a prendere una decisione rapida. Una persona a conoscenza della tempistica proposta a Kiev ha affermato che Trump sperava in un accordo raggiunto “entro Natale”. Zelensky, hanno riferito i funzionari, ha detto agli inviati statunitensi di aver bisogno di tempo per consultarsi con gli altri alleati europei prima di reagire alla proposta di Washington, che Kiev teme possa incrinare l’unità occidentale se gli Stati Uniti andranno avanti senza l’adesione europea. Secondo il leader ucraino, la questione territoriale e le garanzie di sicurezza internazionale sono tra i principali punti critici. “Stiamo considerando la cessione di territori? Non abbiamo alcun diritto legale di farlo, secondo la legge ucraina, la nostra Costituzione e il diritto internazionale. E non ne abbiamo nemmeno il diritto morale”, ha affermato. “La domanda cruciale è cosa saranno disposti a fare i nostri partner in caso di ulteriore aggressione russa. Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta a questa domanda”. Da Mosca, in un discorso televisivo, oggi il presidente russo Vladimir Putin ha descritto la regione del Donbass, nell’Ucraina orientale, come “territorio storico” della Russia.

Mantenendo la pressione su Kiev, Trump ha dichiarato in un’intervista a Politico che l’Ucraina, che “ha perso molto territorio”, dovrebbe indire elezioni, accusando Kiev di “usare la guerra” per evitarle. “Per le elezioni sono sempre pronto”, ha risposto da Roma Zelensky.

Il sostegno e l’impegno per “una pace giusta e duratura” sono arrivati anche da papa Leone XIV che in mattinata ha ricevuto Zelensky a Castel Gandolfo. “Il Santo Padre – si legge nella nota della sala stampa del Vaticano – ha ribadito la necessità di continuare il dialogo e rinnovato il pressante auspicio che le iniziative diplomatiche in corso possano portare ad una pace giusta e duratura”. Inoltre, “non è mancato il riferimento alla questione dei prigionieri di guerra e alla necessità di assicurare il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie”.  In risposta il presidente ucraino ha invitato il Pontefice a visitare l’Ucraina, “perché sarà un forte segnale di sostegno per il nostro popolo”.

Trump avverte l’Europa: “Rischia la cancellazione della sua civiltà”

“Se le tendenze attuali continueranno” il Vecchio Continente “sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno” perché c’è il rischio di una “scomparsa della civiltà” in Europa. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, nella prefazione della ‘Strategia di difesa nazionale’, un documento di 33 pagine in cui, tra le altre cose, invita a “ripristinare la supremazia americana” in America Latina e annuncia un “riassetto” della presenza militare americana nel mondo, “per rispondere alle minacce urgenti sul nostro continente e un allontanamento dai teatri la cui importanza relativa per la sicurezza nazionale americana è diminuita negli ultimi anni o decenni”.

La strategia presentata da Trump è chiaramente e dichiaratamente nazionalista. “In tutto ciò che facciamo, mettiamo l’America al primo posto”, riassume il presidente Usa, che promette di “proteggere il Paese dalle invasioni”, punta a porre fine all’“epoca in cui gli Stati Uniti sostenevano l’intero ordine mondiale, come Atlante” e rivendica di voltare pagina rispetto ai decenni del dopoguerra.

Il testo conferma le linee guida della politica estera americana dal ritorno di Trump alla Casa Bianca a gennaio. I presidenti americani diffondono generalmente una presentazione strategica di questo tipo ad ogni mandato. L’ultima, pubblicata da Joe Biden nel 2022, aveva posto l’accento sull’acquisizione di un vantaggio competitivo sulla Cina, limitando al contempo una Russia considerata “pericolosa”.

Il nuovo documento, disponibile sul sito della Casa Bianca, anticipa forti cambiamenti all’interno dell’Alleanza Atlantica. “È più che plausibile che, entro pochi decenni al massimo, i membri della Nato diventeranno in maggioranza non europei”, afferma il testo. “È legittimo chiedersi se percepiranno il loro posto nel mondo, o la loro alleanza con gli Stati Uniti, allo stesso modo di coloro che hanno firmato la carta” dell’organizzazione.

Washington denuncia in modo confuso le decisioni europee che “minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che trasformano il continente e creano tensioni, la censura della libertà di espressione e la repressione dell’opposizione politica, il calo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali (…)”. Trump esprime anche l’auspicio che “l’Europa rimanga europea, ritrovi la fiducia in se stessa sul piano civile e abbandoni la sua ossessione infruttuosa per l’asfissia normativa”.

Parole, quelle del repubblicano, che hanno immediatamente scatenato le reazioni europee. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ricorda che la Germania non ha bisogno di “consigli dall’esterno”. “Argomenti come la libertà di espressione o l’organizzazione delle nostre società libere” non possono essere discussi da Washington, puntualizza Berlino.

Il documento, che riassume in pochi paragrafi anche la strategia sull’Africa e il Medio Oriente, mira a riorientare la politica diplomatica e militare americana alla luce degli sviluppi geopolitici globali, ma soprattutto dei nuovi interessi di Washington. Sottolineando gli sforzi per aumentare l’approvvigionamento energetico americano, il testo ritiene che “il motivo storico per cui l’America si concentra sul Medio Oriente diminuirà”. Trump chiede di “ristabilire la supremazia americana” in America Latina e annuncia un ‘riassetto’ della presenza militare americana nel mondo, “per rispondere alle minacce urgenti sul nostro continente”. Raccomanda inoltre “un allontanamento dai teatri la cui importanza relativa per la sicurezza nazionale americana è diminuita negli ultimi anni o decenni”.

Per quanto riguarda la Cina, la strategia ribadisce gli appelli per una regione Asia-Pacifico “libera e aperta”, ma pone maggiormente l’accento sulla concorrenza economica. Il Giappone e la Corea del Sud sono chiamati a fare di più per sostenere Taiwan di fronte a Pechino. “Dobbiamo incoraggiare questi paesi ad aumentare le loro spese per la difesa, ponendo l’accento sulle capacità necessarie per dissuadere gli avversari” dall’attaccare l’isola, afferma il documento. Inoltre, “l’era delle migrazioni di massa deve finire. La sicurezza delle frontiere è l’elemento principale della sicurezza nazionale“, afferma il documento, in linea con la sua stretta contro l’immigrazione.

“Dobbiamo proteggere il nostro Paese dalle invasioni, non solo dalle migrazioni incontrollate, ma anche dalle minacce transfrontaliere come il terrorismo, la droga, lo spionaggio e la tratta di esseri umani”, continua. Ultime decisioni in ordine di tempo della politica anti-immigrazione di Donald Trump, i servizi americani per la cittadinanza e l’immigrazione (Uscis) hanno annunciato la sospensione delle richieste di “carta verde” di residenza permanente o di naturalizzazione provenienti da cittadini di 19 paesi. Hanno anche ridotto la durata dei permessi di lavoro di numerose categorie di immigrati.

C’è la firma di Trump: fine del più lungo shutdown nella storia negli Stati Uniti

Il presidente Usa, Donald Trump, ha promulgato la legge che pone fine alla più lunga paralisi di bilancio degli Stati Uniti, cogliendo l’occasione per criticare aspramente l’opposizione democratica e vantare ancora una volta la sua politica economica. “Non cederemo mai al ricatto”, ha dichiarato il presidente americano firmando il testo approvato poco prima dal Congresso americano, dopo 43 giorni che hanno sconvolto diversi settori dell’economia americana.

Cercando di uscire vittorioso da questo interminabile braccio di ferro, ha attaccato gli “estremisti dell’altro partito”, accusandoli di aver bloccato il governo per “motivi puramente politici”. Ma ora “il Paese non è mai stato così in forma”, ha aggiunto, anche se i sondaggi segnalano un crescente malcontento degli americani sull’economia.

Dopo l’adozione lunedì da parte del Senato, la Camera dei Rappresentanti ha approvato la proposta di legge di bilancio con 222 voti a favore e 209 contrari. Solo sei deputati democratici si sono uniti alla maggioranza presidenziale, mentre due repubblicani hanno espresso il loro dissenso.

Dopo oltre 40 giorni di stallo sul bilancio, lunedì una manciata di senatori democratici ha finito per arrendersi, approvando insieme ai colleghi repubblicani una nuova proposta di legge che proroga il bilancio precedente fino alla fine di gennaio. Il testo lascia invece in sospeso la proroga dei sussidi per l’“Obamacare”, l’assicurazione sanitaria per le famiglie a basso reddito, con grande disappunto della base e di molti deputati democratici. Donald Trump non ha fatto mistero delle sue intenzioni, definendo questo dispositivo un “disastro” e un “incubo” che dovrebbe essere abolito. Ritiene che, invece di sovvenzionare un sistema collettivo, sarebbe necessario ridistribuire i finanziamenti “direttamente” agli americani affinché questi ultimi possano scegliere individualmente le loro assicurazioni sanitarie.

Tra le uniche concessioni all’opposizione, il testo prevede la reintegrazione dei funzionari licenziati dall’inizio dello shutdown. Comprende anche fondi per il programma di aiuti alimentari Snap fino a settembre, evitando così che questi sostegni, di cui beneficiano oltre 42 milioni di americani, vengano congelati in caso di una nuova paralisi di bilancio alla fine di gennaio, come è avvenuto durante l’attuale blocco.

A causa delle regole di consenso politico del Senato, che il presidente americano ha nuovamente invitato mercoledì ad abbandonare, per approvare il testo erano necessari otto voti dell’opposizione. E gli otto in questione si sono attirati le ire di molti membri del campo democratico, che denunciano scarse concessioni e false promesse repubblicane. Il governatore della California, Gavin Newsom, ha lamentato su X una “capitolazione”. Molti democratici si sono anche chiesti perché questi senatori abbiano ceduto solo pochi giorni dopo le ampie vittorie del loro partito in importanti elezioni in tutto il paese, che secondo loro confermavano la loro strategia al Congresso.

Mercoledì sera il leader della minoranza democratica, Hakeem Jeffries, ha nuovamente invitato i repubblicani a mantenere la promessa di organizzare presto una votazione sull’Obamacare. “Riteniamo che gli americani della classe operaia, gli americani della classe media e gli americani comuni meritino lo stesso livello di certezza che i repubblicani forniscono sempre ai ricchi, ai più abbienti e ai donatori influenti”, ha dichiarato in un discorso dall’emiciclo. “Non è troppo tardi” per prorogare questi sussidi, ha aggiunto il leader democratico.

La questione di questi sussidi è al centro della controversia che ha portato allo shutdown. Senza la loro proroga, secondo il KFF, un think tank specializzato in questioni sanitarie, i costi dell’assicurazione sanitaria dovrebbero più che raddoppiare nel 2026 per 24 milioni di americani che utilizzano Obamacare. Dal 1° ottobre, più di un milione di dipendenti pubblici non sono stati pagati. Il versamento di alcuni aiuti è stato fortemente perturbato e decine di migliaia di voli sono stati cancellati negli ultimi giorni a causa della carenza di controllori di volo, poiché alcuni hanno preferito darsi malati piuttosto che lavorare senza stipendio.

Tags:
, ,

Ucraina, Orbàn da Meloni: Ue non conta niente. E settimana prossima incontra Trump

Sull’Ucraina, “l’Unione europea non conta nulla“. Non usa mezzi termini Victor Orbàn a Roma, tra l’udienza da Papa Leone XIV in Vaticano e l’incontro con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. La possibilità di risolvere la guerra, a suo avviso, è stata ormai appaltata agli americani e ai russi: “Purtroppo, non abbiamo un ruolo. L’Europa è totalmente fuori dai giochi’’, spiega, intercettato da La Repubblica.

Tra qualche giorno sarà a Washington da Donald Trump per “risolvere il problema delle sanzioni al petrolio russo“. Ma anche per discutere con il presidente americano di come costruire un “sistema sostenibile” per l’Ungheria. “Senza di loro, i prezzi dell’energia andranno alle stelle, provocando delle carenze nelle nostre scorte’’, denuncia.

La notizia del viaggio negli Stati Uniti viene confermata da Budapest: “Il Primo Ministro incontrerà Trump la prossima settimana a Washington per discutere di questioni energetiche”, annuncia il ministro degli Esteri Peter Szijjarto. La scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ai due maggiori produttori di petrolio russi, Rosneft e Lukoil, che potrebbero potenzialmente avere ripercussioni sull’Ungheria, che dipende ancora fortemente dal petrolio e dal gas russi. Secondo l’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker, gli Stati Uniti si aspettano che paesi come l’Ungheria “sviluppino e attuino un piano” per “svincolarsi” dalle fonti energetiche russe. Szijjarto fa sapere che l’Ungheria sta analizzando cosa significherebbero “legalmente e fisicamente” le sanzioni statunitensi contro i due giganti russi degli idrocarburi una volta entrate in vigore.

Il premier ungherese pone a Meloni soprattutto il tema dell’economia europea e della perdita di competitività, a suo avviso il problema principale dell’Unione. In particolare, scandisce, “la transizione green e le decisioni sul tavolo dell’Unione, l’Ets2“, la direttiva sulle emissioni, che “aumenterà il prezzo dell’energia per chi ha una casa o per chi possiede un’auto”. In una nota, Palazzo Chigi chiarisce che nel faccia a faccia, durato circa un’ora, i due premier hanno in realtà affrontato anche la situazione in Ucraina e gli sviluppi in Medio Oriente, oltre che l’agenda europea. “I due leader hanno discusso delle opportunità offerte dallo strumento europeo SAFE, valutando possibili sinergie tra Italia e Ungheria a sostegno delle rispettive capacità industriali e tecnologiche“, viene precisato.

Le dichiarazioni del leader ungherese sull’irrilevanza dell’Europa in Ucraina non piacciono alle opposizioni. “Sono sbagliate e non condivisibili”, tuona Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche europee della Camera. È una posizione che, sostiene, “mina i principi di solidarietà europea, indebolisce il fronte comune contro l’aggressione di Putin e rischia di compromettere la sicurezza e l’autonomia economica, industriale ed energetica del nostro continente”. Il dem domanda alla presidente del Consiglio di prendere le distanze pubblicamente dalla linea dell’alleato sovranista: “Non è più tollerabile che il Governo italiano si mostri indulgente e ambiguo verso chi lavora per distruggere l’Europa dall’interno“. Durante il colloquio a Palazzo Chigi, +Europa organizza un flashmob per contestare il premier ungherese: “E’ il burattino di Putin – scrive sui social Riccardo Magi -, il simbolo della democrazia illiberale, l’uomo che usa i soldi europei per distruggere la libertà in Ungheria. Questa non è la nostra Europa. La nostra è quella della democrazia, dello Stato di diritto, della libertà. Mettiamo il veto a Orbán”.

Trump interrompe i negoziati commerciali con il Canada per ‘colpa’ di uno spot contro i dazi

Stop a ogni trattativa, addio a ogni tentativo di accordo. Il presidente americano Donald Trump ha deciso di interrompere immediatamente i negoziati commerciali con il Canada, accusando le autorità canadesi di aver distorto le parole dell’ex presidente repubblicano Ronald Reagan in una campagna pubblicitaria contro l’aumento dei dazi doganali tra i due paesi.

Si tratta di un improvviso cambiamento di rotta, proprio mentre sembrava vicino un accordo commerciale tra Ottawa e Washington su acciaio, alluminio ed energia prima dell’incontro previsto tra il premier canadese Mark Carney e Donald Trump in occasione del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) alla fine del mese in Corea del Sud. Il Canada è il secondo partner commerciale degli Stati Uniti ed è un importante fornitore di acciaio e alluminio per le aziende americane.

“In considerazione del loro comportamento scandaloso, tutti i negoziati commerciali con il Canada sono interrotti”, ha scritto Trump su Truth. “La Fondazione Ronald Reagan ha appena annunciato che il Canada ha utilizzato in modo fraudolento una pubblicità, che è falsa, in cui Ronald Reagan si esprime negativamente sui dazi doganali”, ha riferito il presidente nel suo messaggio.

Donald Trump ha accusato le autorità canadesi di aver “agito in questo modo solo per influenzare la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti e di altri tribunali”, dinanzi ai quali è contestata la legalità dei decreti del presidente americano che hanno dato il via a questi aumenti doganali. La Fondazione Ronald Reagan ha dichiarato da parte sua su X che la campagna pubblicitaria canadese aveva utilizzato “in modo selettivo estratti audio e video” di un discorso radiofonico sul commercio dell’ex presidente repubblicano nell’aprile 1987. Secondo la Fondazione, la pubblicità “distorceva” le parole di Ronald Reagan, aggiungendo che stava “esaminando le sue opzioni legali in questa vicenda”.

Prodotta dalla provincia canadese dell’Ontario, la campagna pubblicitaria, del valore di circa 75 milioni di dollari, che ha indignato il presidente americano, è stata trasmessa su diverse emittenti televisive americane. La pubblicità utilizzava citazioni dal discorso di Reagan, in cui metteva in guardia contro alcune delle conseguenze che tariffe elevate sulle importazioni straniere potrebbero avere sull’economia americana. Nella campagna si affermava che “tariffe elevate portano inevitabilmente a ritorsioni da parte dei paesi stranieri e allo scoppio di feroci guerre commerciali”. Si tratta di una citazione che corrisponde alla trascrizione del suo discorso sul sito della biblioteca presidenziale Ronald Reagan.

“I dazi doganali sono molto importanti per la sicurezza nazionale e l’economia degli Stati Uniti”, ha insistito il repubblicano sul suo social network. Prima di questa uscita inaspettata, secondo il Globe and Mail sembrava possibile concludere un accordo commerciale tra Ottawa e Washington. Interrogato al riguardo martedì, lo stesso Carney non aveva né negato né confermato l’imminenza di questo possibile accordo. “Vedremo”, aveva detto ai giornalisti. “In questo momento siamo in fase di intense trattative”. Il premier canadese aveva incontrato il presidente Trump alla Casa Bianca all’inizio di ottobre per cercare di trovare una soluzione al conflitto, ma non aveva ottenuto alcuna concessione pubblica. Circa l’85% degli scambi transfrontalieri rimane esente da dazi doganali, poiché gli Stati Uniti e il Canada continuano ad aderire al trattato di libero scambio nordamericano (Aceum). Tuttavia, le imposte settoriali globali imposti da Trump, in particolare su acciaio, alluminio e automobili, hanno colpito duramente il Canada, causando perdite di posti di lavoro e mettendo sotto pressione le imprese

Tags:
, , , ,

Al via il tour di Trump in Asia: attesa per incontro con Xi Jinping

Il presidente Usa, Donald Trump, inizierà nel fine settimana un importante tour in Asia, che sarà caratterizzato da un incontro molto atteso con il suo omologo cinese Xi Jinping, con importanti implicazioni per l’economia mondiale. Mercoledì il repubblicano ha annunciato un “grande viaggio” in Malesia, Giappone e Corea del Sud per la sua prima visita nella regione dal ritorno al potere a gennaio.

Giovedì la Casa Bianca ha fornito dettagli sul programma, confermando in particolare un incontro con il suo omologo cinese. Il bilaterale si svolgerà giovedì 30 ottobre in Corea del Sud, a margine di un vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec). Trump ha dichiarato di sperare di concludere un accordo con il presidente cinese su “tutti gli argomenti”. Tuttavia, l’incontro non dovrebbe costituire “un punto di svolta” nelle relazioni tra i due leader, secondo quanto previsto da Ryan Hass, ricercatore presso il centro studi americano Brookings, in un’intervista all’AFP. Il presidente americano aveva lasciato qualche dubbio sullo svolgimento di questo incontro, sullo sfondo delle tensioni commerciali. Tuttavia, ha affermato di aspettarsi la conclusione di un “buon” accordo tra le due principali economie del pianeta.

Anche Pechino, attraverso il ministro del Commercio cinese Wang Wentao, ha dichiarato che i due Paesi potrebbero trovare un accordo per risolvere le loro controversie commerciali in occasione dell’incontro tra Trump e Xi. La Cina e gli Stati Uniti dovranno inoltre tenere nuovi colloqui commerciali nei prossimi giorni in Malesia, che ospiterà il vertice dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) a partire da domenica a Kuala Lumpur, come ha indicato proprio il ministero cinese del Commercio.

Tutti i paesi ospitanti dovranno stendere il tappeto rosso a Trump per cercare di attirare le sue simpatie e ottenere i migliori accordi possibili in materia di dazi doganali e garanzie di sicurezza. Il presidente americano partirà da Washington venerdì per arrivare domenica in Malesia per il vertice dell’Asean – che ha snobbato più volte durante il suo primo mandato, previsto dal 26 al 28 ottobre. Qui dovrebbe concludere un accordo commerciale e, soprattutto, assistere alla firma di un’intesa di pace tra Thailandia e Cambogia. Dopo un conflitto durato diversi giorni, i due paesi vicini hanno concluso un cessate il fuoco il 29 luglio, a seguito dell’intervento di Donald Trump, che rivendica il premio Nobel per la pace per il ruolo che sostiene di aver svolto nella risoluzione di diversi conflitti, tra cui questo.

In occasione del vertice è previsto anche un incontro con il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. I due leader hanno iniziato ad appianare le loro divergenze dopo mesi di tensioni legate in primo luogo al processo e alla condanna dell’ex presidente brasiliano di estrema destra Jair Bolsonaro, alleato dell’inquilino della Casa Bianca.

Trump si recherà poi lunedì in Giappone, dove incontrerà il giorno successivo la nazionalista Sanae Takaichi, diventata questa settimana la prima donna a guidare il governo giapponese. Quest’ultima ha dichiarato di volere “discussioni franche” con il presidente americano. Tokyo ha firmato quest’estate un accordo commerciale con Washington, ma alcuni dettagli rimangono ancora da discutere. Il presidente americano desidera inoltre che il Giappone smetta di importare energia dalla Russia e aumenti le spese per la difesa.

Ma il momento clou del tour si svolgerà in Corea del Sud, dove Donald Trump è atteso a partire dal 29 ottobre per l’Apec, a margine del quale avrà un colloquio con Xi Jinping a Gyeongju. Il presidente americano incontrerà anche il suo omologo sudcoreano Lee Jae Myung, terrà un discorso davanti a uomini d’affari e parteciperà a una cena dei leader dell’APEC, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca. Anche la Corea del Nord, che mercoledì ha lanciato diversi missili balistici, sarà all’ordine del giorno. Donald Trump ha affermato di sperare di incontrare il leader nordcoreano Kim Jong Un, possibilmente quest’anno, dopo tre vertici durante il suo primo mandato. Ma la Casa Bianca non ha confermato le informazioni secondo cui sarebbe previsto un nuovo incontro durante questo viaggio.

Tags:
, , , ,

Ucraina, la pace è più lontana. Annullato vertice Trump-Putin a Budapest

Si allontana sempre di più la prospettiva a breve termine di una pace duratura in Ucraina. L’incontro tra il leader Usa, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, previsto a Budapest entro 15 giorni è stato cancellato. “Non voglio perdere tempo, quindi vedremo cosa succederà”, ha annunciato il repubblicano, spiegando di non voler “un incontro inutile” con il suo omologo. Anche il Cremlino ha confermato che non c’è una data “precisa” per un nuovo faccia a faccia tra i due. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno annullato una riunione prevista per organizzare l’incontro di Budapest, di cui avevano parlato al telefono soltanto lunedì.

Il presidente americano ha mostrato una crescente frustrazione nei confronti di Putin negli ultimi mesi, nonostante quello che descrive come “un buon rapporto personale”. Dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca venerdì – all’indomani di una conversazione telefonica con il leader del Cremlino – il presidente americano sembrava essere tornato dalla parte di Mosca. Ha cercato di persuadere il suo omologo ucraino a cedere la contesa provincia del Donbass, nell’Ucraina orientale, durante le “tese” discussioni di venerdì, ha dichiarato un alto funzionario ucraino all’AFP. La fonte ha aggiunto che i colloqui con Trump “non sono stati facili” e che gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sembrano “girare a vuoto”.

Zelensky sperava di trarre vantaggio dalla crescente frustrazione del presidente americano di fronte alla riluttanza del suo omologo russo ad accettare un cessate il fuoco. Ma è tornato a mani vuote dopo che il presidente Usa ha respinto la sua richiesta di missili a lungo raggio Tomahawk e lo ha esortato a concludere un accordo.

Dopo l’incontro, Trump aveva dichiarato sui social media che le loro discussioni erano state “molto interessanti e cordiali”. “Ma gli ho detto, come avevo anche fortemente suggerito al presidente Putin, che era ora di smettere di uccidere e di concludere un ACCORDO!”, aveva anche scritto l’inquilino della Casa Bianca.

Il presidente americano ha poi ritenuto necessario che qualsiasi negoziazione partisse dalla situazione attuale sul fronte per porre finalmente fine ai “massacri” in Ucraina.

Diversi leader europei, tra cui quelli di Italia, Francia, Regno Unito e Germania, nonché lo stesso Zelensky, hanno dichiarato martedì di sostenere “con fermezza la posizione del presidente Trump secondo cui i combattimenti devono cessare immediatamente” e hanno ritenuto che “l’attuale linea di contatto debba servire da base per i negoziati”. Ma, hanno subito aggiunto: “rimaniamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. Eventuali concessioni territoriali in Ucraina “non possono essere negoziate” se non dal suo presidente, ha ribadito martedì a Lubiana Emmanuel Macron.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte è in visita a Washington per incontrare Donald Trump e discutere “diverse questioni relative al sostegno dell’Alleanza all’Ucraina e agli sforzi degli Stati Uniti per una pace duratura”, secondo quanto riferito dal suo team.

Gli europei, dal canto loro, si riuniranno giovedì a Bruxelles – ad eccezione del primo ministro britannico Keir Starmer – per un vertice durante il quale sperano di concordare un sostegno finanziario duraturo all’Ucraina. Venerdì è prevista una riunione della coalizione dei Volenterosi, che riunisce i sostenitori di Kiev.

Per la responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, c’è un “ampio sostegno” all’interno dell’Unione europea alla proposta di mobilitare i beni russi congelati, al fine di concedere a Kiev un prestito di 140 miliardi di euro.

Oggi Zelensky sarà in Svezia, dove i due paesi annunceranno un accordo per l’“esportazione” di armi.