Dazi, Italia continua a chiedere dialogo. Fitto si dice ottimista: “Troveremo sintesi”

Sui dazi si tratta a oltranza, ma non è ancora il momento del bazooka. Il governo italiano continua a chiedere all’Europa di tenere la via del dialogo con gli Stati Uniti, nella speranza di trovare un accordo con Donald Trump prima dell’1 agosto. “Dobbiamo insistere sul negoziato per una soluzione equa e sostenibile e al contempo indirizzare insieme la Commissione ad aprire nuovi mercati, finalizzando accordi di libero scambio con i Paesi del Golfo, l’India, la Malesia, le Filippine e l’Australia. E ovviamente con il Mercosur”, spiega il ministro delle Imprese Adolfo Urso, per cui il Bazooka è “l’ultima ratio”, perché innescherebbe un’escalation dagli effetti devastanti.

Di dialogo “forte” con gli Stati Uniti parla il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che confida in un “compromesso di qualità”. Si tratta insomma di “fare meno astrologia e più cose concrete”, nell’ottica di un accordo che “conviene a entrambi”. Intanto, assicura, l’Italia fa la sua parte e tra qualche giorno presenterà un collegato annunciato durante la legge finanziaria, “perché mentre gli altri chiacchieravano noi siamo qui con le associazioni e il presidente Prandini”.

Il mondo dell’agricoltura intanto si dice deluso dall’Unione europea: “Ci aspettavamo di più coraggio da parte dell’Ue sul sostegno a tutti i settori produttivi ma si è presa la strada opposta, con il 20% del taglio al comparto agricolo”, denuncia il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, che chiede di modificare l’impianto della misura finanziaria proposta da Von der Leyen e di semplificare la burocrazia dell’Ue, con un costo che, osserva, “non ha eguali”. Anche perché l’impatto de dazi sarà “particolarmente rilevante”, il rischio per i coltivatori diretti è di perdere 2,3 miliardi di mercato negli Usa.

Si dice ottimista il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Raffaele Fitto. Non si riuscisse a trovare un’intesa, la Commissione Europea “metterà in campo le proprie contromisure”, garantisce, sperando però sempre che si possa trovare un punto di sintesi, “sapendo che è un interesse reciproco”.

E a chi accusa il governo di scarsa intraprendenza e troppo servilismo nei confronti degli Stati Uniti, Lollobrigida risponde:”Vogliamo aprire un conflitto? Chi chiede un braccio di ferro probabilmente non ha mai parlato con un imprenditore italiano, non si può dire un’amenità simile”.

Filtra ottimismo sui dazi. Tajani: Parole Trump concilianti, ok al 15% se flat

Filtra ottimismo sui dazi dopo la visita negli Usa del commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, volato a Washington per mitigare l’annuncio del presidente Donald Trump di tariffe al 30% verso l’Unione europea. A vedere una luce in fondo al tunnel è Antonio Tajani. Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nel parla sul palco del Congresso Cisl a Roma, dicendosi fiducioso sull’esito delle trattative: “Sono abbastanza ottimista, credo si troverà un accordo entro il primo agosto” e invita a “non essere arrendevoli o arroganti: schiena dritta”, anche perché “le dichiarazioni di Trump sono concilianti, mi lasciano ben sperare”.

Due i giorni trascorsi negli Usa da Sefcovic, oggi tornato a Bruxelles per aggiornare gli Stati membri sulle trattative. Una possibilità per centrare l’intesa, secondo Tajani, esiste. Malgrado le ragioni degli Usa: “Chiedono un riequilibrio della bilancia commerciale, è vero che oggi siamo in una posizione di vantaggio ma questo non deve tradursi in una condizione di svantaggio”. La Commissione Ue sta quindi spingendo “per un accordo equo”, che non si ottiene con “minacce, ritorsioni o frasi roboanti”. Quindi niente contro-dazi. E toni bassi.

Per l’Europa, azzarda il vicepremier, l’accordo sarebbe equo se le tariffe fossero flat. “Dazi al 15%? Se ne può discutere se è flat – sottolinea – sopra il 15% sarebbe inaccettabile”, ma non sono importanti tanto le percentuali “quanto i settori” coinvolti dalle tariffe. Il 15% andrebbe anche bene, secondo Tajani, purché poi “non si metta il 70% al farmaceutico”. Ovvero uno dei tanti settori chiave dell’export italiano. Tajani lo chiarisce quando sgrava l’Ue dalle responsabilità attuali: “Sia chiaro, non è colpa dell’Europa se ci sono i dazi. Quindi dobbiamo trattare il più possibile e impedire che ci siano danni su settori come farmaceutico, automotive, agroalimentare”.

Eppure gli italiani sono spaventati dai dazi. Secondo uno studio Bocconi-Swg, l’83% teme una guerra commerciale con gli Usa. Ipotesi a cui Tajani non vuole proprio pensare: “Spero si arrivi ad una conclusione positiva e che non sia l’inizio di una guerra commerciale che non farebbe bene a nessuno. Abbiamo bisogno degli Usa e gli Usa hanno bisogno dell’Europa, questo è quel che ho detto nella mia visita negli Usa”. Perché alla fine, lascia intendere il titolare della Farnesina, la trattativa “è competenza esclusiva” della Commissione Ue, ma l’Italia “sta aiutando” in prima linea. L’import-export con l’altra sponda dell’Atlantico “è fondamentale – ribadisce Tajani – come dimostra il recente accordo sul gas”.

Dal G7 di Durban anche il ministro dell’economia e finanze Giancarlo Giorgetti ha sfiorato l’argomento: “Siamo preoccupati per l’impatto dell’incertezza economica e delle persistenti tensioni commerciali sulle nostre economie. L’indebolimento del tasso di cambio del dollaro USA si sta accumulando all’effetto dell’aumento dei dazi commerciali”. Raffaele Fitto, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Coesione e le Riforme, non entra nel merito della vicenda visto il ruolo ricoperto ma auspica una veloce intesa: “Sarebbe un punto di caduta positivo. Non entro nel merito perché c’è una trattativa molto serrata e i commenti servono a poco”. Chi invece gradirebbe un intervento a gamba tesa dell’Europa è Romano Prodi: “Una forte risposta europea è possibile, come hanno dimostrato Cina e Canada, purché si adotti una politica unitaria e la si applichi senza alcun complesso di inferiorità, con la coscienza che anche fra amici non solo è legittimo ma è doveroso difendere i propri interessi”.

Dazi, Meloni: “Al lavoro per scongiurare guerra commerciale”. Urso: “Intesa con Usa vicina”

Scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E’ il mantra della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, a cascata, di tutti i ministri coinvolti nell’infinita trattativa con gli Stati Uniti dopo la minaccia di tariffe al 30% verso l’Europa e la successiva missione a Washington del capo negoziatore europeo Maros Sefcovic. La premier lo ribadisce sul palco del congresso della Cisl all’Eur, sottolineando il lavoro assiduo e costante dell’esecutivo: “Tutti i nostri sforzi sono rivolti a questo, chiaramente in collaborazione con gli altri leader, con la Commissione Europea”. La guerra commerciale “non avrebbe alcun senso”, “impatterebbe soprattutto sui lavoratori”, precisa. A maggior ragione perché il caos scoppia “in un periodo complesso, segnato da tensioni geopolitiche che rendono il contesto internazionale molto incerto e instabile, con conseguenze inevitabili su economia reale, tenuta dei livelli occupazionali e produzione”.

L’intesa “è in procinto” di essere raggiunta, azzarda poco dopo sullo stesso palco Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy fornisce informazioni in suo possesso che arrivano dagli Stati Uniti: “Da quel che apprendiamo ci siamo, l’intesa sta per essere raggiunta. Ci auguriamo che sia equa, costruttiva, positiva e sostenibile”. Il presidente Usa, Donald Trump, infatti, in un’intervista a Real America’s Voice, ha spiegato che un accordo con l’Ue è vicino, anche se “sono molto indifferente al riguardo”. Il governo italiano, secondo Urso, ha fatto tutto il necessario operando “in modo costruttivo e collaborativo, affinché ci fosse un negoziato sia in termini bilaterali che con le istituzioni europee, in modo specifico con la Commissione Europea”.

Le opposizioni non ci stanno e incalzano l’esecutivo. Per il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, la premier deve “svegliarsi dal torpore. La guerra commerciale con gli Stati Uniti non è un rischio ipotetico: è già iniziata, ed è stata innescata da Donald Trump, non certo dall’Europa”. I dazi al 30% dal primo agosto, secondo Bonelli, “sono un’estorsione, un atto di violenza economica che rischia di causare una crisi gravissima”, solo l’Italia “potrebbe perdere 35 miliardi di export e oltre 180.000 posti di lavoro”. Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione Affari europei, giusto negoziare “ma a schiena dritta. Serve un’intesa, non una resa”, portando al tavolo delle trattative “una posizione unitaria Ue, evitando azioni bilaterali che rischiano di indebolire Italia ed Europa stessa”. Preoccupazioni anche sulla tutela dell’agroalimentare. Coi dazi al 30%, denuncia Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura alla Camera, verrebbero colpiti “prodotti simbolo del Made in Italy, dai formaggi alla pasta, fino al vino, in un contesto già segnato dalla svalutazione del dollaro”. Per Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera, i dazi avrebbero un impatto gravissimo su alcuni dei settori più competitivi del nostro export, come “moda e farmaceutica, colonne portanti del Made in Italy”.

Dazi, Industriali: “Accettabile è solo portarli a zero”. Tajani: “Difficile entro l’1 agosto”

Sui dazi si tratta ancora, fino alla fine. Il governo italiano rifiuta di usare la linea dura e continua a chiedere agli alleati il dialogo. Senza “colpi di testa” o “frenesie“, ma solo con “sano realismo“, come spiega il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti.

E se anche le trattative dovessero naufragare, per Foti “l’Europa non è impreparata. Ha già individuato gli strumenti“. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si dice “ottimista di natura”: “Penso che ogni partita si possa vincere“, sostiene, assicurando che l’impegno è massimo, e la preoccupazione principale ora è cercare di rispondere all’incertezza delle imprese.

Che però sembrano tutto fuorché tranquille. Non c’è una percentuale accettabile per chiudere un accordo, secondo il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. “Se lo chiedete a me è zero“, ribadisce, ricordando che il cambio euro-dollaro è già un dazio. La svalutazione è al 13%, la più importante al mondo, perché la media è del 2%. “Oggi avremmo il 30% di dazi e un costo del cambio del 13%, andremmo così al 43%“, lamenta. Se i dazi Usa per i prodotti europei fossero davvero del 30%, l’impatto solo in Italia sarebbe di 35,6 miliardi. Gli industriali puntano il dito soprattutto contro l’Europa: “Dopo la lettera di Trump, mi aspettavo che l’Ue facesse almeno la convocazione del voto sul Mercosur“, confessa Orsini, chiedendo a Bruxelles di “darsi una mossa, perché non c’è più tempo“. Sburocratizzare e aprirsi “velocissimamente” a nuovi mercati è la chiave.

Su questo, gli industriali trovano sponda nel ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che insiste per concludere l’accordo con il Mercosur (“preservando però la nostra produzione agricola“), ma anche con quello con gli Emirati, che è, riferisce, “una delle aree che ci sta dando maggiore soddisfazione“. Con il Piano Mattei, poi, l’Italia si apre molto di più anche all’Africa.

Dal governo, l’auspicio è che si arrivi a chiudere al 15%. Ma Tajani non entra nel merito della trattativa in corso: “Difficile dire come andrà a finire, abbiamo ancora una quindicina di giorni“, ricorda, aggiungendo che l’Indonesia ha chiuso al 19%: “Sono sicuro che noi saremo più bassi del 19%”. Le trattative sono in corso, e con realismo il ministro degli Esteri confessa: “L’obiettivo zero-zero non credo sia possibile da realizzare entro il primo di agosto“.

La strategia italiana sarà anche quella di investire di più negli Stati Uniti, dove il Paese è già presente in modo massiccio, con 300mila posti di lavoro offerti da aziende italiane negli States. Ma “possiamo fare ancora di più“, è sicuro il vicepremier. L’accordo sull’acquisto di gas americano nei prossimi 20 anni è per lui un “messaggio chiaro“.

Dazi, Meloni: “Compromesso prima dell’1/8, Occidente va rafforzato”. Tajani vede Rubio

Scongiurare una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico e arrivare a un compromesso “reciprocamente vantaggioso” tra Stati Uniti e Unione europea, prima dell’1 agosto. E’ la linea di Giorgia Meloni, che continua a chiedere agli alleati europei la via del dialogo con Donald Trump.

Dopo aver ricevuto a Palazzo Chigi il cancelliere austriaco Christian Stocker, la premier ribadisce: “L’obiettivo per me rimane quello di rafforzare l’Occidente nel suo complesso, rendere ancora più forti le nostre economie che sono già economie strettamente interconnesse“. Tutti gli altri scenari, osserva, sarebbero “totalmente insensati“.

Di certo, la prospettiva dei dazi al 30% annunciati da Trump per i prodotti importati dai Paesi dell’Unione europea, non può essere una opzione accettabile. Palazzo Chigi è convinto che ci siano i margini per negoziare un accordo migliore e un punto di caduta potrebbe essere la metà di questa percentuale, una tariffa al 15%, che comunque comporterebbe miliardi di perdite per l’export.

Noi sosteniamo l’azione del commissario Sefcovic, sosteniamo il lavoro dell’Unione Europea, sosteniamo la posizione della Commissione cercando di dare anche delle buone idee, naturalmente ottenendo anche l’interesse dei produttori italiani e della nostra industria, che non deve essere danneggiata da un accordo sulle tariffe“, spiega Antonio Tajani in missione a Washington. Il ministro degli Esteri Tajani vede il Segretario di Stato americano Marco Rubio e con lui affronta “gli aspetti politici” del confronto Stati Uniti-Ue sui dazi, viene spiegato.  Un faccia a faccia “molto positivo“, racconta Tajani a margine, parlando di “identità di vedute” e di relazioni transatlantiche buone: “Stiamo lavorando per trovare un accordo, ci sono state rassicurazioni politiche perché una guerra non conviene a nessuno“, riferisce. Anche l’Italia vuole accelerare sul dossier, l’incertezza “crea grandi difficoltà a chi intraprende, a chi esporta, quindi vogliamo accelerare“, fa presente il ministro. “Sappiamo che il 30% è un obiettivo irraggiungibile, un messaggio forte“, afferma, garantendo che Roma è pronta a investire di più negli Stati Uniti: “Ricordo che in ogni Stato americano ci sono imprese italiane che danno lavoro a 300.000 americani“, aggiunge Tajani.

Sul tavolo della missione di Washington ci sono anche le prospettive dell’impegno Usa sull’Ucraina, dopo l’annuncio di ieri di Trump. Poi incontra il consigliere speciale Usa per l’Africa, Massad Boulos, per affrontare la situazione in Libia“L’Italia, l’Europa e il Mediterraneo stanno attraversando un momento molto difficile, perché la situazione nella regione subsahariana è esplosiva”, spiega in una intervista a Fox Business, insistendo per un coinvolgimento maggiore di Washington in Africa dove, sostiene, “abbiamo bisogno di meno Cina, meno Russia e più Europa e più America, perché è importante opporsi a una nuova colonizzazione“.

Dazi, Tajani vola a Washington: Evitare guerra commerciale, trattativa a testa alta

Mentre l’Europa prepara le contromisure per rispondere ai Dazi annunciati da Donald Trump, a Roma il governo studia una strategia per il Paese per evitare una guerra commerciale che “non conviene a nessuno“.

Antonio Tajani vola a Washington per incontrare il segretario di Stato Marco Rubio e il rappresentante commerciale Jamieson Greer. L’obiettivo è trovare un compromesso rispetto a quel 30% di Dazi annunciati da Trump per le importazioni provenienti dai Paesi dell’ Ue a partire dal 1° agosto.

Il Governo italiano continua a lavorare per il raggiungimento di un accordo tra Unione Europea e Stati Uniti che salvaguardi le rispettive economie e che assicuri un quadro chiaro entro il quale le nostre imprese, possano operare e continuare a produrre crescita, occupazione e benessere“, spiega la Farnesina. “Siamo in stretto contatto col commissario Sefcovic, l’ho informato della mia azione negli Usa che sarà soprattutto politica“, riferisce Tajani, ribadendo la linea italiana del “dialogo a testa alta, sapendo che ci sono possibili contromisure”. La trattativa concede ancora venti giorni: “L’Europa deve trattare tutelando gli interessi dell’industria”, ribadisce, ricordando che le guerre commerciali “non fanno bene a nessuno”.

Al suo posto al consiglio Commercio di Bruxelles c’è la sottosegretaria Maria Tripodi.L’Italia sostiene fortemente la Commissione nell’attuale complessa fase del negoziato con gli Usa, al fine di raggiungere una soluzione alle questioni commerciali aperte che consenta di rafforzare l’unità dell’Occidente”, assicura la sottosegretaria, evidenziando la necessità di perseguire un’intesa che garantisca alle imprese la necessaria stabilità per continuare a esportare, investire, produrre ricchezza e generare occupazione. L’ampliamento della rete di accordi di libero scambio è un obiettivo strategico per l’Italia. “In questo contesto – sottolinea la sottosegretaria – la conclusione di ulteriori accordi garantisce alle nostre imprese uno spazio all’interno del quale crescere e diventare competitive a livello globale, diversificando i mercati di sbocco per le proprie merci e assicurando catene di approvvigionamento sicure per le necessarie materie prime”. In questa chiave, Tripodi ricorda l’importanza strategica del Vertice UE-Cina previsto a fine luglio, in cui sarà necessario un dialogo “franco, mirato e costruttivo con Pechino”, in un’ottica che privilegi soluzioni collaborative.

Sul tavolo di Tajani a Washington, precisa il vicepremier, non c’è solo la situazione commerciale. Tajani vedrà anche il presidente della Commissione Esteri del Senato, Jim Risch. Al centro della missione, le relazioni bilaterali e transatlantiche e le “principali sfide internazionali”, a partire dal sostegno all’Ucraina nei confronti dell’aggressione russa. “Grazie anche alla partecipazione statunitense, la Conferenza sull’Ucraina di Roma ha permesso la mobilitazione di 10 miliardi di euro di nuovi fondi e la firma di oltre 200 accordi ed intese a favore della ricostruzione dell’Ucraina”, ricorda il ministero.

Verrà discussa anche la situazione a Gaza, confermando la necessità di un immediato cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il ripristino di una piena assistenza umanitaria nella Striscia, “cui l’Italia è pronta a contribuire con l’iniziativa Food for Gaza“, si fa presente. La stabilità del Medio Oriente dipende inoltre da una soluzione pacifica della questione nucleare iraniana, rispetto alla quale il ministro degli Esteri ribadirà l’importanza di perseguire il dialogo e la diplomazia, così come la disponibilità dell’Italia a favorire il confronto tra Stati Uniti e Iran. Sulla Libia Tajani avrà un confronto con Rubio per sottolineare la necessità di un intervento politico rinnovato per stabilizzare il paese, per evitare una nuova deriva che porti a nuovi scontri militari e favorisca altre flussi di immigrazione irregolare e per contrastare il rafforzamento di organizzazioni dedite al traffico di migranti. Il tema della stabilizzazione del Libano vede invece l’Italia sostenere la necessità di non abbandonare il sostegno alla missione Unifil: secondo Tajani le capacità e la presenza delle Nazioni Unite nel Sud Libano vanno sostenute e migliorate.

Dazi, Trump: “Usa derubati per decenni”. Ue individua contro-tariffe per 72 mld

L’Unione europea – con in mano la lettera ricevuta nel weekend dal presidente Usa Donald Trump che annuncia Dazi al 30% sui beni europei a partire dal primo agosto – sceglie di portare fino alla fine la sua scelta iniziale, quella della ricerca di una soluzione concordata. Ma allo stesso tempo accende i toni, tanto da prendere in prestito dal lessico militare le parole utilizzate. “Al mio arrivo alla riunione” straordinaria del Consiglio Commercio dell’Ue “ho detto ai ministri: ‘Se volete la pace, preparatevi alla guerra’”, ha raccontato in conferenza stampa Lars Lokke Rasmussen, ministro degli Esteri della Danimarca, Paese che ricopre il semestre di presidenza del Consiglio dell’Ue. “Noi non cerchiamo la guerra, ma dobbiamo prepararci per dare al nostro commissario la posizione negoziale più forte possibile. E credo che oggi siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo”, ha aggiunto.

La lettera di Trump insomma ha gelato le ipotesi europee di un accordo accettabile, seppur sbilanciato. E l’inquilino della Casa Bianca è tornato a enumerare i torti subiti, a suo dire, dagli Usa. “Gli Stati Uniti d’America sono stati derubati su commercio (e difesa), da amici e nemici, allo stesso modo, per decenni. Questo è costato migliaia di miliardi di dollari, e la situazione non è più sostenibile – e non lo è mai stata“, ha scritto oggi sulla sua piattaforma Truth. “I Paesi dovrebbero fermarsi e dire: ‘Grazie per i tanti anni di libertà, ma sappiamo che ora dovete fare ciò che è giusto per l’America’. Dovremmo rispondere dicendo: ‘Grazie per aver compreso la situazione in cui ci troviamo. Molto apprezzato!’“, ha continuato. E ha messo in chiaro che l’accordo sui Dazi “è quello delle lettere” e che se le Capitali “vogliono negoziare ne possiamo parlare”.

Di certo, per il Tycoon, “il fatto che stiano chiamando significa vogliono negoziare“. E il negoziato è ancora la strada preferita dall’Unione europea.

Oggi, i ministri del Commercio dei Ventisette si sono riuniti in un Consiglio Commercio straordinario e, pur dicendosi concordi nel considerare l’annuncio di Dazi al 30% “assolutamente inaccettabile e ingiustificata”, sostengono l’idea della Commissione di continuare la trattativa fino al primo agosto, ma hanno anche posto l’accento sull’elemento delle contromisure. Nella riunione “abbiamo discusso lo stato di avanzamento e le prospettive per le relazioni commerciali dell’Ue con gli Usa, comprese le possibili contromisure dell’Ue”. Punto su cui, oggi, i ministri europei hanno insistito molto più che in passato. “Siamo impegnati a continuare a lavorare con gli Stati Uniti per un risultato negoziato che deve essere un accordo vantaggioso e accettabile per entrambi. Allo stesso tempo ci prepariamo a ogni possibile scenario. Se una soluzione soddisfacente non sarà trovata, l’Ue è pronta a reagire e questo include contromisure robuste e proporzionate se richiesto. E nella stanza si è respirato un forte senso di unità. Questa dichiarazione è quindi una dichiarazione che ci unisce tutti”, ha sottolineato Rasmussen. Anche per il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, l’Ue deve “essere preparata a tutti gli esiti”, compreso quello del ricorso a “misure proporzionate e ponderate per ristabilire l’equilibrio nelle nostre relazioni transatlantiche”. Intanto, alla luce della nuova scadenza, Bruxelles ha allungato fino ai primi di agosto la pausa – che sarebbe scaduta questa notte – alle sue contromisure che, decise come risposta ai Dazi statunitensi del 25% su acciaio e alluminio, colpiscono circa 21 miliardi di euro di beni Usa importati. E lavora al secondo elenco di contromisure.

Le nostre misure di riequilibrio su acciaio e alluminio sono sospese fino agli inizi di agosto e oggi la Commissione sta condividendo con gli Stati membri la proposta per il secondo elenco di beni che conta circa 72 miliardi di euro di importazioni statunitensi“, ha illustrato Sefcovic in conferenza stampa precisando che “ciò non esaurisce le nostre possibilità e ogni strumento rimane sul tavolo”. Per il commissario Sefcovic, da qui al primo agosto 4 sono le aree di intervento. Innanzitutto i negoziati. “Restiamo convinti che le nostre relazioni transatlantiche meritino una soluzione negoziata, che porti a una rinnovata stabilità e cooperazione. Più tardi, nel corso della giornata di oggi, proseguirò il mio dialogo con le mie controparti statunitensi”, ha annunciato. Per il commissario va considerato “il duro lavoro profuso” fin qui e il fatto che “siamo vicini a raggiungere un accordo” con “gli evidenti benefici di una soluzione negoziata”. E’ chiaro però che “per applaudire ci vogliono due mani”. Di qui, il secondo pilastro: le contromisure, con il secondo elenco di beni, pari a 72 miliardi di euro di import a stelle e strisce, da definire. Terzo, “canali di comunicazione aperti e ancora più stretti con altri partner che condividono gli stessi ideali” e, in quarto luogo, sforzi raddoppiati dell’Ue “per aprire nuovi mercati“.

In generale, Sefcovic non ha rimproveri sul lavoro svolto fin qui. “La mia impressione era che valesse la pena lavorarci” su un accordo, “altrimenti non avremmo speso tre mesi a redigere questo accordo di principio, analizzando mille e settecento linee tariffarie, discutendo tutti i dettagli, dall’agricoltura ai pezzi di ricambio per le auto, se tutto si fosse risolto con una lettera, per quanto importante”. E guarda avanti: “Credo ci sia ancora potenziale per continuare il negoziato anche se questa lettera ha scatenato forti reazioni in Europa e sarò molto aperto su questo”, ha affermato. Al suo arrivo al Consiglio, questa mattina, Sefcovic aveva chiarito che “il 30% proibisce il commercio” e che renderà “impossibile continuare a commerciare come siamo abituati a fare in una relazione transatlantica”. Così come le catene di approvvigionametno transatlantiche “ne risentirebbero pesantemente su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Ma in virtù del fatto che quella tra Ue e Usa è “la più grande relazione commerciale su questo pianeta, con 1.700 miliardi di dollari, 400 miliardi di dollari che attraversano l’oceano ogni singolo giorno sotto forma di beni e servizi”, Bruxelles sta “dimostrando un’enorme pazienza” e “un’enorme creatività per trovare le soluzioni” negoziate. “Ma se la percentuale rimane superiore al 30%, semplicemente il commercio, il commercio come lo conosciamo, non continuerà, con un enorme effetto negativo su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Per questo, “penso che dobbiamo fare, e farò sicuramente, tutto il possibile per evitare questo scenario super negativo”, ha concluso.

Dazi, lettere Trump ad altri 6 Paesi: stangata del 50% sul rame e prodotti dal Brasile

Il Brasile e il rame sono i due nuovi obiettivi dell’offensiva doganale di Donald Trump, il primo in nome della difesa dell’ex presidente Jair Bolsonaro, sotto processo per tentato colpo di Stato, e il secondo per proteggere la “sicurezza nazionale”. “Annuncio un dazio aggiuntivo del 50% sul rame, che entrerà in vigore il 1° agosto 2025, dopo aver ricevuto una valutazione approfondita in materia di sicurezza nazionale”, spiega il presidente americano sul suo social network, senza dubbio in riferimento a un’indagine del Dipartimento del Commercio. “Il rame è il secondo materiale più utilizzato dal Ministero della Difesa!”, tuona, evocando le esigenze del Paese per la costruzione di semiconduttori, aerei, navi, munizioni, centri dati e sistemi di difesa antimissile, tra le altre cose.

In nome del riequilibrio delle relazioni commerciali a vantaggio degli Stati Uniti, Donald Trump ha imposto ad aprile un dazio minimo del 10% sulle importazioni, anche se non possono essere prodotte in loco, ma con alcune esenzioni, in particolare per oro, rame, petrolio e medicinali. Martedì è tornato sulle eccezioni, prevedendo ad esempio un dazio del 200% sui prodotti farmaceutici e del 50% sul rame, una minaccia che ha fatto salire il prezzo del metallo di quasi il 10% a New York martedì, superando il suo massimo storico. Se i dazi sul rame entreranno in vigore, i prezzi dei beni fabbricati con questo metallo (frigoriferi, automobili, ecc.) potrebbero aumentare, come per gli altri prodotti soggetti a sovrattassa all’importazione.

Mercoledì il presidente americano ha anche annunciato un dazio del 50% sui prodotti brasiliani, finora risparmiati, poiché gli Stati Uniti registrano un surplus commerciale nei loro scambi con il gigante sudamericano. In una lettera indirizzata al suo omologo Lula, Trump afferma che questi dazi doganali saranno imposti in risposta al procedimento giudiziario avviato contro Jair Bolsonaro, sotto processo nel suo Paese per tentato colpo di Stato. “Il modo in cui il Brasile ha trattato l’ex presidente Bolsonaro è una vergogna internazionale”, scrive Trump nella sua lettera, ritenendo che il procedimento contro l’ex leader brasiliano di estrema destra sia “una caccia alle streghe che deve cessare immediatamente”. “Qualsiasi misura unilaterale di aumento dei dazi doganali avrà una risposta alla luce della legge brasiliana sulla reciprocità economica”, risponde il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva in un comunicato.

Da lunedì, una ventina di paesi hanno ricevuto una lettera che annuncia il sovrattassa che si applicherà a partire dal 1° agosto sui loro prodotti in entrata negli Stati Uniti.

Nel dettaglio, i prodotti algerini dovrebbero essere tassati al 30% (invariato rispetto all’annuncio iniziale di inizio aprile), così come quelli provenienti dalla Libia (-1 punto percentuale), dall’Iraq (-9pp) e dallo Sri Lanka (-14pp), quelli provenienti dalla Moldavia e dal Brunei saranno tassati al 25% (rispettivamente -6 pp e +1 pp). Per quanto riguarda i prodotti filippini, la sovrattassa sarà del 20% (+3 pp). Lunedì, quattordici capitali, principalmente asiatiche, hanno ricevuto una lettera con un sovrattassa che va dal 25% (Giappone, Corea del Sud, Tunisia in particolare) al 40% (Laos e Birmania) passando per il 36% (Cambogia e Thailandia). Martedì Donald Trump aveva fatto sapere che avrebbe inviato altre lettere questa settimana, in particolare all’Unione europea. Ieri, un portavoce della Commissione europea ha assicurato che l’Ue intende raggiungere un accordo con gli Stati Uniti “nei prossimi giorni”. L’obiettivo dell’Ue è quello di evitare qualsiasi sovrattassa (oltre la soglia minima del 10%), con esenzioni per settori chiave come l’aeronautica, i cosmetici e le bevande alcoliche. Inizialmente, i nuovi dazi avrebbero dovuto essere riscossi a partire dal 9 luglio, dopo un precedente rinvio, ma all’inizio della settimana Trump ha firmato un decreto per posticipare la data al primo agosto. Nelle sue lettere, Trump avverte che qualsiasi ritorsione sarà punita con un’ulteriore sovrattassa di pari entità. All’inizio di aprile, il presidente americano aveva annunciato dazi punitivi fino al 50% sui prodotti dei paesi con un surplus commerciale con gli Stati Uniti, prima di concedere, di fronte al panico dei mercati, una pausa di 90 giorni per negoziare accordi bilaterali. Per il momento ne sono stati annunciati solo due, con il Regno Unito e il Vietnam, mentre è stato raggiunto un compromesso con la Cina.

Prosegue negoziato Ue-Usa su dazi. Trump: “Tra due giorni la lettera ai 27. No altri rinvii”

L’Unione europea prende atto del rinvio al primo agosto della scadenza della pausa sui dazi più severi imposti dagli Stati Uniti d’America, ma continua a lavorare per arrivare a un accordo il prima possibile perché il punto centrale ora è superare l’instabilità e dare certezze al mondo economico.

“Quello che vogliamo raggiungere è una soluzione negoziata con gli Usa ed evitare una ulteriore escalation delle tensioni commerciali“, afferma in conferenza stampa dopo l’Ecofin il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, che ricorda che l’Unione ha lavorato “avendo in mente la scadenza del 9 luglio”. “A quanto pare però gli Usa hanno posticipato al primo agosto la scadenza. Ciononostante, i negoziati tra Ue e Usa proseguono a livello politico e tecnico per raggiungere un accordo di principio prima di tale data”, sottolinea. E se da un lato la nuova scadenza “ci dà più tempo”, dall’altro “rimaniamo concentrati”.

La scorsa settimana, con la missione a Washington di una squadra tecnica Ue e del commissario al Commercio, Maros Sefcovic, “ci sono stati intensi colloqui per un accordo di principio e sono stati compiuti progressi in tal senso”. E “stiamo portando avanti i negoziati sia politici che tecnici nel merito. Quindi, in un certo senso, prima riusciremo a raggiungere l’accordo, meglio sarà perché ciò eliminerebbe l’incertezza sulla questione dei dazi e vediamo che è atteso dall’economia e dalle aziende nelle loro decisioni di investimenti”, osserva.

E mentre oltre oceano il presidente Donald Trump esclude ulteriori rinvii“Le tariffe inizieranno ad essere pagate a partire dal 1 agosto 2025. Non vi è stata alcuna modifica a tale data e non vi saranno modifiche. In altre parole, tutte le somme saranno esigibili e pagabili a partire dal 1 agosto 2025. Non saranno concesse proroghe”, scrive su Truth -, nella plenaria del Parlamento europeo, a Strasburgo, Sefcovic si mostra ancora una volta aperto a tutte le possibilità: “Continuiamo a collaborare strettamente con le nostre controparti statunitensi sui dazi imposti sui prodotti europei. Voglio assicurarvi che stiamo lavorando a pieno ritmo per assicurare soluzioni negoziate eque e reciprocamente vantaggiose. Ma dobbiamo essere preparati a ogni esito e pronti a riequilibrare, se necessario”, dettaglia. Non bisognerà aspettare molto:  “Mancano circa due giorni all’invio della lettera”, al blocco dei 27 Paesi dell’Unione europea, fa sapere il presidente degli Stati Uniti, durante una riunione di gabinetto. Trump sottolinea che sta ancora discutendo con i negoziatori del blocco, ma che è scontento delle politiche europee nei confronti delle aziende tecnologiche statunitensi.

Se il lavoro tecnico di Bruxelles continua, la politica alza la voce. In particolare dai primi due gruppi politici al Parlamento europeo, popolari e socialisti. “Parliamo di milioni di posti di lavoro, un enorme impatto sull’Europa, del futuro della nostra economia europea”, commenta in conferenza stampa a Strasburgo il presidente del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber. “Von der Leyen e Sefcovic stanno facendo un lavoro eccellente e il mio primo messaggio è che l’Unione europea e gli Stati Uniti, dal punto di vista del mercato, sono sullo stesso piano: loro rappresentano il 25% del Pil mondiale, noi il 22% del Pil mondiale. Nessuno può metterci sotto pressione come sta facendo Donald Trump con altre economie, probabilmente più piccole, a livello globale“, afferma. Per il capo della famiglia politica più numerosa dell’aula, e che esprime la presidente della Commissione, “la precondizione è stare uniti”. In più, “se si arriverà a un accordo generale, la questione della reciprocità sarà sul tavolo” anche perché “i dazi orizzontali del 10% sono una sfida” per gli europei. “Dal mio punto di vista, tenendo presente la forza del mercato unico europeo, siamo potenti. Siamo forti. Credo che dobbiamo parlare di reciprocità, quando si parla del 10%”, illustra.

Nel frattempo, a margine della plenaria a Strasburgo, il secondo gruppo al Parlamento europeo, quello dei Socialisti e democratici, ha avuto un incontro con Sefcovic. Al temine, la presidente del gruppo, la spagnola Iratxe Garcia Perez ha espresso rammarico per “questa guerra commerciale, che aumenta i costi, danneggia posti di lavoro e aggrava la disuguaglianza globale” e ha ricordato che “l’Ue ha bisogno di una strategia ferma e unita, con chiare linee guida, conseguenze concrete e prontezza ad agire”. E ha avvertito: “Non ci piegheremo al bullismo” ed “è ora di guidare un commercio globale equo e basato su regole”. Anche l’eurodeputato del Pd (S&d), Brando Benifei, ha sottolineato l’importanza di una risposta ferma da parte di Bruxelles. “Le tariffe statunitensi attualmente in vigore, così come l’incertezza giuridica che avvolge il futuro delle relazioni commerciali transatlantiche, danneggiano le imprese e i cittadini europei. Abbiamo negoziato in buona fede, come si fa tra alleati. Non possiamo continuare ad essere trattati come un Paese terzo ostile”, ha affermato nel briefing organizzato dal gruppo S&d con la partecipazione di Bernd Lange, presidente della commissione Inta, e Kathleen Van Brempt, vice presidente del gruppo S&d. “Se non vi sarà una chiara volontà da parte statunitense di sospendere immediatamente queste misure, mentre i negoziati procedono su un accordo quadro i cui dettagli saranno da definire nelle successive settimane, l’Unione europea dovrà adottare subito contromisure serie”, ha scandito.

Dazi, si scaldano prezzi per festa 4 luglio Usa: +13% per grigliate, utensili barbecue e birra

I rincari indotti dai dazi (e dall’inflazione) non risparmiano nemmeno la sentitissima festa del 4 luglio negli Stati Uniti. Tutto ciò che utilizzeranno gli americani nelle tradizionali gite fuori porta e per le grigliate sono infatti soggetti ad aumenti che in certi casi raggiungono la doppia cifra. Secondo un nuovo rapporto della minoranza democratica al Congress Joint Economic Committee del Senato, il tipico ‘paniere dei beni’ composto da carne, birra e altri articoli comuni da barbecue, costeranno in media il 12,7% in più rispetto al 2024. Il calcolo si basa sull’indice dei prezzi al consumo per i prodotti alimentari e le bevande più richiesti per una grigliata estiva di 10 persone dal 2 aprile, ovvero dall’annuncio del presidente Donald Trump sull’introduzione dei dazi.

Le confezioni da 6 di due delle birre più popolari (Miller Lite e Coors Light) sono aumentate di oltre il 13% da Walmart da prima dell’ormai famigerato ‘Liberation Day’. Anche i costi delle birre importate più diffuse sono aumentati. Una confezione da 6 bottiglie di Peroni Nastro Azzurro (Italia) ha subito un aumento del 10,5%, una di Modelo Especial (Messico) è rincarata del 9,5% Si prevede che i dazi sull’acciaio e sull’alluminio imposti dall’amministrazione Trump porteranno a ulteriori aumenti dei prezzi. I piccoli produttori di birra, in particolare, spesso non sono in grado di assorbire i costi delle tariffe su prodotti come l’alluminio: “Una confezione di birra da 12,99 dollari finirà a 18,99 dollari”, ha dichiarato di recente Bill Butcher, proprietario di una piccola impresa della Virginia. Anche le grandi aziende produttrici di birra potrebbero essere costrette a fare scelte difficili: secondo stime indipendenti, le tariffe potrebbero far salire di 1 o 2 dollari il costo di una confezione, ovvero fino a un aumento del 32% sul prezzo mediano.

Lo studio dei Dem rileva che “il prezzo di due dei più importanti cibi da barbecue – la carne macinata e il gelato – ha raggiunto livelli record da quando i dati sono stati resi disponibili negli anni ’80. Il prezzo di altri prodotti popolari associati alle grigliate è salito di oltre il 10%”, spiega lo studio. Anche i costi di altri prodotti popolari associati alle grigliate sono aumentati negli ultimi mesi. Su Amazon il prezzo della griglia a gas più popolare è aumentato di 30 dollari, ovvero del 5%, tra l’1 aprile e il 26 giugno. Altre inserzioni per le principali categorie di attrezzature da barbecue indicano costi lievitati di 55 dollari, pari al +7,7%. Ad esempio, una sedia pieghevole da esterno costa il 47,7% in più dall’1 aprile, il kit base da 35 utensili è soggetto a un +17,7% e persino i rotoli di alluminio costano il 7% in più.

Un altro rapporto di maggio di Rabobank, banca globale del settore alimentare e agroalimentare, ha rilevato che il costo di un barbecue per 10 persone è aumentato del 4,2% quest’anno e raggiungerà i 100 dollari per la prima volta in assoluto. Il suo indice del barbecue ha evidenziato come un fattore contribuente sia stato l’aumento dei prezzi della carne bovina. Costi notevolmente superiori a quelli stimati dall’American Farm Bureau Federation (Afbf), secondo cui quest’anno una grigliata per il Giorno dell’Indipendenza costerà 70,92 dollari per 10 persone. Facendo la media, con 7,09 dollari a persona, il 2025 potrebbe essere il secondo anno consecutivo con il costo più alto da quando Farm Bureau ha avviato l’indagine nel 2013: l’anno scorso l’indice dell’inflazione alimentare tra aprile e giugno era al 2,2%, lo stesso tasso rilevato quest’anno dal governo in merito ai prezzi al consumo per gli alimenti consumati a casa.

“L’inflazione e la minore disponibilità di alcuni prodotti alimentari continuano a mantenere i prezzi ostinatamente alti per le famiglie americane – ha spiegato Samantha Ayoub, economista dell’Afbf -. Tuttavia, i prezzi alti non significano più soldi per gli agricoltori. Gli agricoltori subiscono i prezzi, non li determinano. La loro quota del fatturato della vendita al dettaglio di prodotti alimentari è solo del 15%. I costi di gestione delle loro aziende agricole sono in aumento, dalla manodopera e dai trasporti, alle tasse”. L’indagine MarketBasket evidenzia un aumento del costo della carne di manzo, dell’insalata di patate e della carne di maiale e fagioli in scatola, mentre si registrano cali nel costo delle costolette di maiale, delle patatine fritte e dei panini per hamburger. Il prezzo al dettaglio di 2 libbre di carne macinata di manzo è aumentato del 4,4%, raggiungendo i 13,33 dollari. La carne di maiale con fagioli costerà 2,69 dollari, con un aumento di 20 centesimi rispetto al 2024. L’insalata di patate è aumentata del 6,6%, raggiungendo i 3,54 dollari.

Diversi fattori influenzano questi aumenti, riflettendo le difficoltà che gli agricoltori affrontano regolarmente. Sono disponibili meno bovini per la lavorazione, il che sta incidendo sulle forniture. I dazi su acciaio e alluminio comportano un aumento dei prezzi dei prodotti in scatola. Il costo delle uova, utilizzate nell’insalata di patate, è ancora elevato, sebbene molto inferiore ai massimi storici di inizio anno, poiché le popolazioni di galline ovaiole si stanno riprendendo dall’influenza aviaria. Il sondaggio di fine giugno dell’Afbf ha comunque rilevato anche una riduzione del costo di 5 prodotti ‘essenziali’ per le grigliate. Tra questi, una confezione da 1,35 kg di costolette di maiale, in calo dell’8,8% rispetto all’anno scorso, a 14,13 dollari. Le patatine fritte costano in media 4,80 dollari al sacchetto, dieci centesimi in meno rispetto al 2024. I panini per hamburger costano il 2,6% in meno, a 2,35 dollari.