Manovra 2025, iniziano i primi incontri per la revisione della spesa al MEF

Finita la pausa estiva, riprendono i lavori per la nuova Legge di Bilancio 2025. L’Esecutivo deve trovare risorse per coprire un fabbisogno stimato di almeno 26 miliardi di euro, la cui metà è necessaria per mantenere il taglio del cuneo fiscale e le aliquote IRPEF, oltre a finanziare altre misure come le Zone Economiche Speciali e il welfare aziendale.

Tra le priorità c’è la revisione della spesa pubblica. Il Governo ha chiesto ai vari Ministeri di individuare e tagliare le spese superflue attraverso una ‘spending review’.

“Sono diverse le misure che l’Esecutivo intende portare avanti, come il rafforzamento al sostegno alle famiglie, con una particolare attenzione all’Assegno Unico, prevedendo una revisione per estendere l’agevolazione – spiega Maria Vittoria Tonelli, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – ed il mantenimento di alcuni bonus introdotti negli ultimi anni come quelli per le nuove assunzioni, l’avvio di nuove imprese e le detrazioni per l’acquisto della prima casa e le spese sanitarie”.

Altre aree di intervento riguardano: la rottamazione quater, per recuperare risorse derivanti dai versamenti dei contribuenti; il concordato Preventivo Biennale.

“Infine, c’è la Riforma delle pensioni. Il Governo – conclude Tonelli – sta valutando di sospendere l’Ape Sociale, dare continuità ad altre due misure previdenziali e considerare nuovi interventi sul TFR”.

L’obiettivo sarà bilanciare le esigenze di consolidamento fiscale con la necessità di sostenere la crescita economica e il benessere dei cittadini italiani, in un contesto di risorse limitate e priorità strategiche.

Via libera definitivo alla Manovra 2024. Meloni: “Al centro famiglie, lavoro e imprese”

Con il via libera della Camera (200 voti favorevoli, 112 no e 3 astenuti), la legge di Bilancio 2024 è stata definitivamente approvata dal Parlamento. Dall’energia al Ponte sullo Stretto, alla lotta all’inflazione, sono diversi i temi trattati dal testo da circa 24 miliardi di euro.

Soddisfatta la premier, Giorgia Meloni: “Ringrazio a nome mio e del governo i parlamentari di maggioranza di Senato e Camera per il sostegno e la compattezza dimostrati. Un segnale positivo per una Manovra importante, che mette al centro le famiglie, il lavoro e le imprese. In linea con i principi che guidano la nostra azione e con il programma che gli italiani hanno votato“, scrive su Facebook. Aggiungendo che “questa volta la Manovra viene approvata senza il voto di fiducia. Ringrazio per questo anche le opposizioni che, pur nel forte contrasto sui temi, hanno contribuito allo svolgimento del dibattito. E ora avanti con determinazione, coraggio e responsabilità”. Anche per Giancarlo Giorgettibene il sì alla manovra. Proseguiamo su un percorso di prudenza, responsabilità e fiducia. Avanti così“, commenta il ministro dell’Economia dopo il voto.

Ecco, di seguito, alcuni dei punti principali della manovra 2024.

BONUS ELETTRICO – Proroga del bonus sociale elettrico anche per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2024. La copertura di spesa è di 200 milioni, che saranno trasferiti alla Cassa per i servizi energetici e ambientali. CARO SPESA – Contro l’inflazione dei beni di prima necessità, il provvedimento prevede nuove risorse per la carta ‘Dedicata a te’ per chi ha un Isee pari o inferiore a 15mila euro. Il Fondo viene rifinanziato nel 2024 con 600 milioni di euro. Inoltre, “in considerazione del permanere di condizioni di disagio sociale ed economico”, il Fondo per la distribuzione di generi alimentari alle persone indigenti viene inoltre incrementato di 50 milioni di euro.

PONTE SULLO STRETTO – E’ di 11,6 miliardi di euro la dotazione per la realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. La cifra è pluriennale e copre l’arco temporale tra il 2024 e il 2032. Di queste risorse 9,3 miliardi arriveranno dal bilancio pubblico, mentre 2,3 miliardi dal Fondo di sviluppo e coesione: 1,6 miliardi dagli stanziamenti previsti inizialmente per la Sicilia e la Calabria e 718 milioni dai ministeri.

ASSICURAZIONI CONTRO EVENTI CALAMITOSI – Le imprese sono tenute a stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni agli immobili direttamente cagionati da calamità naturali e catastrofi su territorio nazionale, come i terremoti, le alluvioni, le eruzioni vulcaniche, i fenomeni di bradisismo, le frane, le inondazioni e le esondazioni. L’eventuale scoperto o franchigia nei contratti per “l’adempimento dell’obbligo di assicurazione” non potrà essere superiore al 15% del danno. Il rifiuto o l’elusione dell’obbligo a contrarre l’assicurazione è punito con una multa da 200mila a un milione di euro, irrogate tramite Ivass.

VULNERABILITA’ SISMICA EDIFICI PUBBLICI – E’ istituito, presso il Mef, per poi essere trasferito al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo per il finanziamento di un ‘Programma di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici’, con una dotazione con una dotazione totale di 285 milioni, di cui 45 per il 2024, poi 60 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028.

RICOSTRUZIONI POST CALAMITA’ – L’articolo 72 è dedicato alle misure per garantire la prosecuzione delle attività amministrative delle strutture commissariali e degli uffici speciali per la ricostruzione. Tra queste ci sono la la proroga dei contratti stipulati dai comuni del cratere sismico del 2009, in deroga alla normativa vigente in materia di vincoli alle assunzioni a tempo determinato presso le Amministrazioni Pubbliche, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 1,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Inoltre, il termine di scadenza dello stato di emergenza per gli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 viene prorogato, per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2024 ed è autorizzata la spesa di 12,2 milioni per il 2024 per le spese relative al funzionamento, all’assistenza tecnica, all’assistenza alla popolazione, al contributo di autonoma sistemazione e a interventi sostitutivi per gli eventi sismici che hanno colpito i territori dell’Emilia-Romagna nel 2012.

SOSTEGNO A PMI ORTOFRUTTICOLE – L’Ismea è autorizzato a erogare prestiti cambiari in favore delle Pmi agricole del settore ortofrutticolo per un massimo pari al 50% dell’ammontare dei ricavi registrati nel 2022 dall’impresa richiedente e, comunque, non superiore a 30mila euro, con inizio del rimborso dopo 24 mesi dalla data di erogazione e durata fino a 5 anni.

EMERGENZE AGRICOLTURA – Per le situazioni di crisi di mercato nel settore agricolo, agroalimentare, zootecnico e della pesca generate da eventi non prevedibili, è istituito presso il Masaf un Fondo per la gestione delle emergenze finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese che operano in questi settori, con una dotazione totale di 270 milioni di euro, suddivisi in 90 milioni per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026.

GARANZIE GREEN – Sace è abilitata a rilasciare, fino al 31 dicembre 2029, garanzie connesse a investimenti nei settori delle infrastrutture, anche a carattere sociale, dei servizi pubblici locali, dell’industria e ai processi di transizione verso un’economia pulita e circolare e la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti, la sostenibilità e la resilienza ambientale o climatica e l’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese. Lo prevede la bozza della legge di Bilancio. Le garanzie sono concesse per una durata massima di 25 anni e per una percentuale massima di copertura non eccedente il 70 per cento, ovvero il 60 per cento, ove rilasciate in relazione a fideiussioni, garanzie e altri impegni di firma, che le imprese sono tenute a prestare per l’esecuzione di appalti pubblici e l’erogazione degli anticipi contrattuali ai sensi della pertinente normativa di settore, ovvero il 50 per cento nel caso di esposizioni di rango subordinato.

Manovra, via libera alla fiducia in Senato: il governo passa (indenne) il primo esame

Il primo passo è fatto. La legge di Bilancio esce indenne dall’aula del Senato tra le polemiche delle opposizioni, ma comunque senza sorprese dell’ultimo minuto. Con 109 voti favorevoli, contro i 72 contrari il testo con la nota di variazione supera il primo ostacolo e anche la maggioranza dà prova di salute (dopo le tensioni dei giorni scorsi tra Superbonus e Mes) portando a casa la fiducia sull’emendamento sostitutivo della prima sezione della manovra 2024 con 112 sì e 76 no. Ora toccherà alla Camera approvare in via definitiva il provvedimento cardine delle politiche economiche del Paese, tra Natale e Capodanno, anche se non avrà margine di manovra per correggere neanche una virgola.

Una volta messa in cascina la legge di Bilancio, che tra l’altro conserva i fondi per il Ponte sullo Stretto di Messina spostandoli dagli Fsc per Calabria e Sicilia, però, un pezzo di centrodestra ha già fatto capire di voler ottenere di più su una delle misure espunte da questo testo, ovvero il Superbonus. Capire di chi si tratta è facile: Forza Italia. “A me interessa la sostanza non quale sia lo strumento“, fa sapere il segretario nazionale, Antonio Tajani, dalle colonne del ‘Sole 24 Ore‘, lasciando intendere che qualsiasi strumento normativo sarà ritenuto utile e valido dal suo partito, purché si chiuda almeno la partita delle ristrutturazioni in sospeso nel 2023. “Quello che FI ha chiesto e continua a chiedere è di agire e confrontarsi con buon senso – spiega il ministro degli Esteri -. E’ vero che molti imbroglioni hanno frodato lo Stato ma ci sono tanti italiani onesti che lo hanno utilizzato per mettere a posto i loro condomini. Parliamo di lavori che sono al 70% e che in un mese o due potrebbero essere agevolmente completati – continua -. E’ questo il buon senso di cui parlo e che invito a seguire per non mettere in grave difficoltà proprio quelle famiglie e imprese che hanno seguito le regole“.

Dal lato opposto dello scacchiere politico, le opposizioni proprio non digeriscono la combo manovra, riforma del Patto di Stabilità, no al Mes dell’ultima settimana. “Sono nettamente aumentati i rischi al ribasso per l’anno prossimo, la produzione è in frenata, il nostro Pil non si espande da un anno, c’è un’evidente deterioramento della domanda interna e i consumi delle famiglie hanno esaurito la fase di recupero successivo alla pandemia e voi cosa fate? Mettete 11 miliardi su una misura che vi avevamo chiesto di rendere strutturale, il cuneo fiscale, sapendo che l’anno prossimo si partirà non solo da -11 ma da -15“, tuona il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia. “Da quest’anno, chiunque si sieda sulla scrivania del ministro dell’economia (non sappiamo quanto resterà in carica, dopo i silenzi legati alla riforma del Patto di stabilità e alla mancata ratifica del Mes) per fare una manovra nel nostro Paese – rincara la dose –, partirà da -15. Siamo tornati alle clausole di salvaguardia del 2008-2011. Siete sempre gli stessi“.

Anche il capogruppo dei Cinquestelle, Stefano Patuanelli, rivanga il passato. “Avete imposto al Paese la litania della coperta corta: con la destra l’Italia è sempre l’ultima della classe, quella a cui mancano soldi per fare qualunque cosa. Non cito per decenza la tassa sugli extraprofitti, una figuraccia che si commenta da sola. In realtà – prosegue – il quadro che emerge è per noi evidente: avete il terrore negli occhi. Perché l’ultima esperienza della destra al Governo aveva portato l’Italia sull’orlo del baratro con uno spread a 575 e le conseguenti dimissioni del Presidente del Consiglio per evitare il default. Questo vi sta togliendo il coraggio“. Duro anche Tino Magni di Avs: “Votiamo una manovra di propaganda e iniquità in cui c’è di tutto, tranne ciò che serve al Paese. E’ una legge di ‘sbilancio’, che con una sfilza infinita di mance e mancette pende tutta dalla parte dei più forti“. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il deputato Angelo Bonelli (Europa Verde): “Legge di Bilancio totalmente iniqua dal punto di vista sociale e ambientale. Un grande regalo alle lobby energetiche e bancarie“. Insoddisfatti – per usare un eufemismo – pure Azione e Italia viva, per completare il cerchio.

Di tutt’altro segno, ovviamente, i commenti della maggioranza. “E’ una sintesi tra prudenza fiscale, quanto mai necessaria considerando il contesto storico, e provvedimenti di grande impatto per l’economia della nostra nazione“, dice il senatore di FdI, Nicola Calandrini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Che aggiunge: “Una coerenza determinante per instaurare un clima di fiducia che serve agli investimenti e alla crescita. La manovra mette sul piatto 24 miliardi di euro, ma va giudicata aggiungendo a questi i 4 miliardi e mezzo liberati con il decreto anticipi, e i decreti attuativi della riforma fiscale“. Parla di “percorso impegnativo”, invece, il relatore della manovra, Dario Damiani (FI): “Il risultato è una manovra che ci soddisfa pienamente e che mette in campo misure serie, concrete ed efficaci per rispondere alle necessità del Paese“. Per la Lega è un testo fatto con “responsabilità, serietà, prudenza, che ci ha fatto superare l’esame dei mercati” e questo, sottolinea il capogruppo Massimiliano Romeo, “nonostante le difficoltà che abbiamo incontrato. Indubbiamente, i crediti d’imposta da Superbonus e il rialzo dei tassi hanno fatto mancare alle casse dello Stato circa 35 miliardi di euro. Questi avrebbero potuto, sì, essere utilizzati per tante altre misure, ma non abbiamo potuto farlo“. La partita finale si sposta ora alla Camera: appuntamento dopo Natale, ma il clima politico anche in quel caso non sarà di ‘festa’.

Manovra, dal Ponte sullo Stretto al bonus elettrico, inflazione e agricoltura: le misure principali

Dopo giorni di attesa, la legge di Bilancio riceve la bollinatura della Ragioneria di Stato e la firma sull’autorizzazione alla presentazione alle Camere da parte del presidente della Repubblica. Dunque, ora il testo è ufficiale, in attesa ovviamente che passi il vaglio del Parlamento, anche se nel vertice di maggioranza tenuto ieri a Palazzo Chigi con la premier, Giorgia Meloni, le forze che sostengono il governo hanno deciso di non presentare alcuna proposta di modifica per accelerare l’iter. Di seguito i provvedimenti principali della Manovra 2024, composta da 109 articoli.

BONUS ELETTRICO – Proroga del bonus sociale elettrico anche per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2024. La copertura di spesa è di 200 milioni, che saranno trasferiti alla Cassa per i servizi energetici e ambientali.

CARO SPESA – Contro l’inflazione dei beni di prima necessità, il provvedimento prevede nuove risorse per la carta ‘Dedicata a te‘ per chi ha un Isee pari o inferiore a 15mila euro. Il Fondo viene rifinanziato nel 2024 con 600 milioni di euro. Inoltre, “in considerazione del permanere di condizioni di disagio sociale ed economico”, il Fondo per la distribuzione delle derrate alimentari alle persone indigenti viene inoltre incrementato di 50 milioni di euro.

ASSICURAZIONI CONTRO EVENTI CALAMITOSI – Le imprese sono tenute a stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni agli immobili direttamente cagionati da calamità naturali e catastrofi su territorio nazionale, come i sismi, le alluvioni, le eruzioni vulcaniche, i fenomeni di bradisismo, le frane, le inondazioni e le esondazioni. L’eventuale scoperto o franchigia nei contratti per “l’adempimento dell’obbligo di assicurazione” non potrà essere superiore al 15% del danno. Il rifiuto o l’elusione dell’obbligo a contrarre l’assicurazione è punito con una multa da 200mila a un milione di euro, irrogate tramite Ivass.

PONTE SULLO STRETTO – Per consentire l’approvazione da parte del Cipess entro il 2024 del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, è autorizzata la spesa complessiva di 11,630 miliardi di euro: 780 milioni per il 2024, 1.035 milioni per il 2025, 1.300 milioni per il 2026, 1.780 milioni per il 2027, 1.885 milioni per il 2028, 1.700 milioni per il 2029, 1.430 milioni per l’anno 2030, 1.460 milioni per l’anno 2031 e 260 milioni per il 2032. Entro il 30 giugno di ogni anno e fino all’entrata in esercizio dell’opera, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti presenta informativa al Cipess sulle iniziative intraprese ai fini del reperimento di fonti di finanziamento diverse da quelle a carico del bilancio nazionale a copertura dei costi di realizzazione.

VULNERABILITA’ SISMICA EDIFICI PUBBLICI – E’ istituito, presso il Mef, per poi essere trasferito al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo per il finanziamento di un ‘Programma di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici‘, con una dotazione con una dotazione totale di 285 milioni, di cui 45 per il 2024, poi 60 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028. Inoltre, con decreto del ministro per la Protezione civile e le politiche del mare è istituita la Cabina di coordinamento per la mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica, presieduta congiuntamente dal Capo del Dipartimento Casa Italia e dal Capo del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e composta da rappresentanti dei ministeri dell’Economia, della Giustizia, dell’Interno, della Difesa, della Cultura, dell’Istruzione e del merito, dell’Università e della ricerca, delle Infrastrutture e dei trasporti e della Salute, nonché dell’Agenzia del demanio, della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e dell’Upi.

RICOSTRUZIONI POST CALAMITA’ – L’articolo 72 prevede è dedicato alle misure per garantire la prosecuzione delle attività amministrative delle strutture commissariali e degli uffici speciali per la ricostruzione. Tra queste ci sono la la proroga dei contratti stipulati dai comuni del cratere sismico del 2009, in deroga alla normativa vigente in materia di vincoli alle assunzioni a tempo determinato presso le Amministrazioni Pubbliche, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 1,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Inoltre, il termine di scadenza dello stato di emergenza per gli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 viene prorogato, per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2024 ed è autorizzata la spesa di 12,2 milioni per il 2024 per le spese relative al funzionamento, all’assistenza tecnica, all’assistenza alla popolazione, al contributo di autonoma sistemazione e a interventi sostitutivi per gli eventi sismici che hanno colpito i territori dell’Emilia-Romagna nel 2012.

TERRENI E PARTECIPAZIONI NEGOZIATE – Le rideterminazioni dei valori di acquisto si applicano anche per le partecipazioni negoziate e non negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione e dei terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° gennaio 2024. Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 giugno 2024. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la data del 30 giugno 2024. Inoltre, sui valori di acquisto delle partecipazioni negoziate e non negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione e dei terreni edificabili e con destinazione agricola rideterminati, le aliquote delle imposte sostitutive sono pari entrambe al 16% e l’aliquota è aumentata al 16 percento.

SOSTEGNO A PMI ORTOFRUTTICOLE – L’Ismea è autorizzato a erogare prestiti cambiari in favore delle Pmi agricole del settore ortofrutticolo per un massimo pari al 50% dell’ammontare dei ricavi registrati nel 2022 dall’impresa richiedente e, comunque, non superiore a 30mila euro, con inizio del rimborso dopo 24 mesi dalla data di erogazione e durata fino a 5 anni.

IMPRESE – Per il finanziamento dei contratti di sviluppo, relativi ai programmi di sviluppo industriale, è autorizzata la spesa complessiva di 190 milioni di euro per il 2024 e di 210 milioni per il 2025. Il Mimit può impartire al soggetto gestore direttive specifiche per l’utilizzo delle risorse, per sostenere la realizzazione di particolari finalità di sviluppo. Per assicurare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese, poi, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 100 milioni di euro per il prossimo anno e la a dotazione del Fondo per la crescita sostenibile aumenta di 110 milioni di euro per il 2024 e di 220 milioni per l’anno 2025.

MALATTIA ‘GENTE DI MARE‘ – Dal 1 gennaio 2024 si riduce al 60% della retribuzione l’indennità giornaliera in caso di malattia dei lavoratori cosiddetti ‘gente di mare‘, ovvero i marittimi. Nel caso in cui la malattia capiti nei primi trenta giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, l’indennità giornaliera è calcolata dividendo l’ammontare della retribuzione percepita nel periodo di riferimento per il numero dei giorni retribuiti.

TAGLIO CUNEO FISCALE – Proroga del taglio del cuneo fiscale per il prossimo anno. In via eccezionale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, per i rapporti di lavoro dipendente è riconosciuto un esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di 6 punti percentuali a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 2.692 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. L’esonero di cui al primo periodo, viene specificato, è incrementato, senza effetti sul rateo di tredicesima, di un ulteriore punto percentuale, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 1.923 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. “Tenuto conto dell’eccezionalità della misura di cui al presente comma, resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche“.

EMERGENZE AGRICOLTURA – Per le situazioni di crisi di mercato nel settore agricolo, agroalimentare, zootecnico e della pesca generate da eventi non prevedibili, è istituito presso il Masaf un Fondo per la gestione delle emergenze finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese che operano in questi settori, con una dotazione totale di 270 milioni di euro, suddivisi in 90 milioni per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026. Con uno o più decreti del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il ministro dell’Economia, previa intesa con la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono definite le condizioni di crisi, i beneficiari, i criteri e le modalità di erogazione delle risorse.

OPERE PNRR AFFIDATE A FS –E’ autorizzata la spesa complessiva di 350 milioni di euro, di cui 150 milioni per l’anno 2024 e 200 milioni per l’anno 2025” recepite “nel prossimo aggiornamento del Contratto di programma parte Investimenti sottoscritto con Rfi” per “interventi finanziati anche in parte a valere sulle risorse previste dal Pnrr, affidati a contraente generale dalle società del gruppo Ferrovie dello Stato e in corso di esecuzione alla data del 1 giugno 2021“. Inoltre, l’autorizzazione di spesa “per l’accelerazione degli interventi finalizzati alla promozione del trasporto con caratteristiche di alta velocità e alta capacità (Av/Ac) sulla linea ferroviaria adriatica, anche al fine dell’inserimento nella rete centrale (Core Network) della Rete transeuropea di trasporto Ten-T”, è “ridotta di 150 milioni di euro per l’anno 2024 e di 200 milioni di euro per l’anno 2025“, ma entro 30 giorni dall’entrata in vigore della manovra, dovrà essere “nominato un Commissario straordinario per la progettazione, l’affidamento e l’esecuzione degli interventi“, che per “il coordinamento e la realizzazione degli interventi può nominare fino a due sub-commissari“. A tutti e tre, però, “non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti“.

GARANZIE GREEN – Sace è abilitata a rilasciare, fino al 31 dicembre 2029, garanzie connesse a investimenti nei settori delle infrastrutture, anche a carattere sociale, dei servizi pubblici locali, dell’industria e ai processi di transizione verso un’economia pulita e circolare e la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti, la sostenibilità e la resilienza ambientale o climatica e l’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese. Le garanzie sono concesse per una durata massima di 25 anni e per una percentuale massima di copertura non eccedente il 70 per cento, ovvero il 60 per cento, ove rilasciate in relazione a fideiussioni, garanzie e altri impegni di firma, che le imprese sono tenute a prestare per l’esecuzione di appalti pubblici e l’erogazione degli anticipi contrattuali ai sensi della pertinente normativa di settore, ovvero il 50 per cento nel caso di esposizioni di rango subordinato.

Ok alla manovra da 24 miliardi. Meloni: “Seria e realistica, pesano Superbonus e tassi Bce”

Photo credit: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il primo passo è fatto. Il Consiglio dei ministri approva la legge di Bilancio 2024, senza particolari sorprese. Le risorse limitate non consentono grandi spazi di manovra al governo, che infatti punta a confermare alcune misure già attuate, come il taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente, e avviare un percorso che nelle intenzioni dovrebbe fornire ossigeno alle famiglie per favorire la natalità. “Abbiamo varato la manovra a tempo di record ed è di circa 24 miliardi di euro, di cui 16 miliardi di extragettito, mentre il resto sono tagli della spesa”, spiega la premier, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Cdm. Definendola “seria e realistica, che non disperde risorse ma le concentra su alcune grandi priorità, continuando a seguire una visione che questo governo ha messo in campo sin dall’inizio del suo mandato”.

A pesare sul totale delle risorse sono in particolare due voci di spesa: “Il Superbonus, che costerà 20 miliardi, e l’aumento dei tassi decisi dalla Bce che costa 13 miliardi: complessivamente, la somma è più della manovra”, ci tiene a chiarire ancora Meloni. Aggiungendo, però, che nonostante tutto “sono state confermate le priorità anche per il 2024”, come “difendere il potere di acquisto delle famiglie, ovvero più soldi in busta paga ai redditi medio bassi”.

Per questo la presidente del Consiglio ricorda la conferma, anche il prossimo anno, della carta ‘Dedicata a te’ (600 milioni) per l’acquisto di beni di prima necessità, “che serve a combattere l’inflazione”. Inoltre, vengono stanziati 200 milioni per il rifinanziamento del contributo straordinario per il caro energia e il bonus sociale elettricità a favore delle fasce più deboli della popolazione nel primo trimestre dell’anno prossimo, nel quale i consumi di energia sono più rilevanti, e diventa “strutturale” la misura sui fringe benefit, che per il 2024 sarò di 2mila euro ai lavoratori con figli e di circa mille euro per gli altri.

Altro capitolo importante è la copertura per il Ponte sullo Stretto, annuncia il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini. C’è anche una cifra, che fornisce il responsabile del Mef, Giancarlo Giorgetti: “Come tutte le opere pubbliche, è finanziato per l’intero ammontare, che è 12 miliardi, nella proiezione pluriennale dei tempi necessari per la realizzazione. Quindi, nell’orizzonte temporale dei primi tre anni sono finanziate le prime tre quote, a salire“, sottolinea il ministro dell’Economia, che stasera sarà in Lussemburgo per partecipare all’Eurogruppo, mentre domani ci sarà l’Ecofin. Le risorse sono allocate in funzione dei lavori e delle “realistiche previsioni” di realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, dunque “prevalentemente concentrate nel 2025 e 2026”, mette in chiaro ancora Giorgetti. Che parla di “manovra seria e prudente”, concentrata “esclusivamente con l’extradeficit, semplicemente per dare una forma di sollievo ai redditi medio bassi” e “per compensare la riduzione del potere di acquisto, che ha colpito tutti, ma in particolare i salari più bassi”.

Il ministro dell’Economia dà anche il senso della spending review effettuata in ogni dicastero per reperire risorse: “E’ stata significativa, circa il 5% su tutte le spese discrezionali”. Ma allo stesso tempo avverte che gli effetti dei conflitti, quello in Ucraina e ora quello in Medio Oriente tra Israele e Palestina, vanno monitorati con attenzione. Perché sono “variabili non ponderabili”, ad esempio per l’energia “le cui previsioni erano favorevoli per la discesa dei prezzi del gas”, ma con le tensioni in atto e “la fine dei sussidi previsti nel 2023, la situazione potrebbe evolvere in senso negativo”.

La guardia, dunque, resta alta nel governo. Su tutti i fronti: “Bene le misure per sostenere il potere d’acquisto di lavoratori, pensionati, famiglie e per l’occupazione femminile”, commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Che torna anche sul Patto anti-inflazione: “Ci aspettiamo che abbia pieno successo: quasi 30mila esercenti, commercianti e punti vendita della grande distribuzione hanno già aderito, insieme ai grandi marchi del Made in Italy con i loro prodotti di eccellenza, e potranno dare un forte impulso alla riduzione dell’inflazione in questo ultimo trimestre del 2023”. Poi “le misure contenute nella Manovra per il 2024 rilanceranno il potere di acquisto di lavoratori e famiglie”, conclude.

La manovra è legge. Pichetto: “Confermate le misure di decarbonizzazione”

Giorgia Meloni può dire di aver mantenuto le promesse fatte agli italiani, e saluta l’approvazione della manovra in Senato con la consapevolezza di aver avuto la meglio anche sul tempo, non molto. “Una manovra che è stata approvata con un giorno di anticipo rispetto agli ultimi anni”, sottolinea dopo che il via libera di palazzo Madama (109 sì. 76 no, 1 astenuto) consente alla manovra di essere legge.

“Abbiamo messo tutte le risorse sulle grandi misure alle quali volevamo dedicarci”, dice. Ci sono diverse misure che rispondono agli obiettivi condivisi a livello europeo. La presidente del Consiglio indugia su quello di maggiore attualità. “Abbiamo investito gran parte delle risorse sulla priorità del caro bollette, con oltre 20 milioni”. Commissione Ue ed Eurogruppo torneranno su questa misura specifica in primavera, per l’Italia come per gli altri Paesi, per essere certi che la spesa non incida sui conti pubblici. L’inquilina di palazzo Chigi per ora tiene il punto. “Siamo in una situazione di grande emergenza” che giustifica scelte di una certa natura. “È chiaro che dove mettiamo risorse, le togliamo da altre parti”. Quando si parla di energia, con il meccanismo per un tetto al prezzo del gas (price cap) e con altre misure “cambia il quadro, e se dovesse effettivamente cambiare parte delle risorse potrebbe liberarsi per altri provvedimenti”.

Avanti tutta, dunque. In attesa di nuove intese da ricercare con i partner europei. Intanto il ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolinea la compatibilità con Green Deal europeo e piano per la ripresa di una manovra che non tradisce le attese. “In campo ambientale – spiega – abbiamo investito su alcuni settori di fondamentale importanza, confermando le misure di decarbonizzazione che permettono un recupero di risorse da poter destinare agli interventi sul caro energia. C’è poi il contrasto al dissesto idrogeologico. Qui “c’è un consistente stanziamento da 440 milioni di euro destinato alla Regione Calabria”, a cui si aggiungono ulteriori finanziamenti di 45 milioni di portata generale. Ancora, continua Pichetto, si istituisce un fondo per il contrasto del consumo di suolo, con una dotazione economica che vale complessivi 160 milioni di euro e “sarà uno strumento operativo per contenere il degrado del territorio”. Una misura, quest’ultima, che “si integra con l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che indica le direttrici e le modalità di intervento in questo campo”.

Capitolo gestione delle risorse idriche. La manovra licenziata dal Senato prevede l’autorizzazione di spesa per 110 milioni di euro necessari a portare avanti gli interventi di adeguamento e costruzione di reti fognarie e depuratori, che servono a una migliore qualità ambientale e “a far uscire l’Italia dalle procedure d’infrazione comunitarie”. Se tutto va bene il governo Meloni può scongiurare il rischio di multe, anche salate. Pichetto Fratin giudica inoltre “rilevante” aver approvato misure come il credito d’imposta per un valore massimo di 20mila euro annui per le imprese che acquistano materiali riciclati provenienti dalla differenziata e il rifinanziamento del programma sperimentale ‘Mangiaplastica’ con ulteriori 14 milioni nei prossimi due anni, che riconosce un contributo ai comuni per acquistare eco-compattatori.

“Siamo estremamente soddisfatti del lavoro fatto”, ammette Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. “Diamo risposte agli italiani, soprattutto su caro bollette e caro energia”.

Meloni stretta tra l’incubo della crisi energetica e il Piano Mattei

Tre ore di conferenza stampa a tre mesi dalla sua vittoria elettorale e a due dall’insediamento del suo governo: Giorgia Meloni ha chiuso il cerchio del 2022 cercando di fornire risposte a tutti su tutto, ribadendo la linea precisa “di destra”, a volte sfiorando appena la polemica (con i Cinquestelle), spesso esibendo sorrisi e quasi mai alzando il tono di voce. E’ stata premier, in buona sostanza, e non più leader dell’opposizione, un vestito che – per forza di cose – è difficile da dismettere dopo averlo indossato per tanti anni. Lo standing istituzionale, del resto, non si acquisisce per diritto divino ma si costruisce giorno dopo giorno. Buona regola impone che, quando si occupano le stanze di palazzo Chigi, amici e nemici debbano essere trattati sempre con il medesimo distacco. Sotto questo aspetto Meloni ha compiuto uno scatto in avanti: da pasionaria della destra a capo di governo. Tutto sommato, è stata abbastanza veloce (“noi donne lo siamo”) a cambiarsi d’abito.

La presidente del Consiglio ha raccontato che il suo passaggio in politica “è transitorio” e che un giorno tornerà “a fare la giornalista”, ha cercato di sfuggire dall’ombra lunga di Mario Draghi, il predecessore, ammettendo però che il peso di quel continuo paragone “lo sente”. Ci mancherebbe, tutto molto umano. Ha indugiato, poi, su “coraggio e orgoglio”, che spera entrino a fare parte del dna degli italiani di qui a qualche tempo, come eredità da consegnare a chi prenderà il suo posto. Intanto c’è il 2023 da scollinare e non sarà una passeggiata di salute. Meloni ha raccontato la legge di Bilancio come un trionfo dell’esecutivo, ha difeso il decreto sul carcere ostativo e i rave, ha maneggiato con cura il tema complicato del Msi e di Ignazio La Russa, ha confermato la priorità del presidenzialismo, si è tenuta alla larga dalle trappole del Covid e dei vaccini, ha dato due annunci: prima del 24 febbraio sarà a Kiev da Volodimir Zelensky e il 25 aprile parteciperà alle celebrazioni. Era presumibile ma non proprio scontato.

La presidente del Consiglio è stata netta sul tema dell’energia e sul ruolo che dovrà svolgere l’Italia dal 2023 in avanti. Infatti, ha rilanciato il piano Mattei per l’Africa, in maniera che il nostro Paese possa diventare “la porta di ingresso in Europa” dal Mediterraneo per le forniture di gas. L’idea di Meloni è quella di “lasciare qualcosa, non di portare via qualcosa” a un continente parecchio complicato: una strategia non colonialista ma collaborazionista che combacia con quella di Draghi. Il quale, prima di essere sollevato dall’incarico, aveva intensificato rapporti e partnership con Algeria, Congo, Angola. Mozambico per liberarsi dal giogo russo. Il tema del gas e più in generale dell’energia è stato affrontato quasi marginalmente. E non per colpa di Meloni. Eppure se non andrà in un certo modo, a marzo ci sarà bisogno di rimettere mano al portafogli per sanare una situazione che altrimenti piegherebbe imprese e famiglie. E se è vero che l’Italia ha raggiunto tutti i 55 obiettivi del Pnrr e che quindi avrà un’iniezione di denaro fresco, è altrettanto vero che i soldi non sono infiniti. La premier ha raccontato che i provvedimenti energetici costano in media 5 miliardi al mese all’Italia, non è necessaria una laurea al Politecnico per far di conto e capire che il punto di non ritorno è pericolosamente vicino.

Energia e agricoltura tra i pilastri della Manovra. Meloni: “Si può migliorare”

Energia, lotta ai rincari e agricoltura sono tre dei pilastri della prima Manovra del governo di Giorgia Meloni. Che si prepara a superare il primo scoglio alla Camera. Il percorso parlamentare finora è stato attraversato da diversi momenti di turbolenza, sfociati spesso in vere e proprie tensioni tra maggioranza e opposizione, dovuti al combinato disposto del poco tempo trascorso dall’insediamento dell’esecutivo, in carica dall’ottobre scorso, e la necessità di portare a termine la legge di Bilancio entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio all’Italia, ma adesso la meta è sempre più vicina. Ne è consapevole anche la premier, che nel brindisi per gli auguri di Natale con i parlamentari di FdI ammette le “mille difficoltà, anche di rodaggio e con giorni complessi” in cui ha preso corpo il testo, ma non esclude che si possa intervenire. Anzi, “nonostante tutto” si “può e si dovrà migliorare”. Molto probabilmente nel corso del 2023, in fase di attuazione delle misure.

La Manovra 2023 nasce attorno a un Totem: i 21 miliardi stanziati per far fronte ai rincari di energia, materie prime e beni di prima necessità. Tra le novità degli ultimi giorni ci sono la riduzione al 10% dell’Iva sul pellet, la proroga al primo trimestre del prossimo anno dell’imposta sul valore aggiunto ridotta al 5 percento per le somministrazioni di energia termica prodotta con gas metano, l’estensione al teleriscaldamento della riduzione Iva al 5% per il primo trimestre del 2023. Non solo, perché arriva la sospensione fino al 31 gennaio 2023 dei procedimenti di interruzione della fornitura per i clienti finali direttamente allacciati alla rete di trasporto del gas naturale, con uno stanziamento di 50 milioni di euro per gli oneri derivanti dall’eventuale morosità dei clienti finali interessati.

Il governo mette poi sul piatto 500mila euro per ciascuno degli anni del triennio 2023-2025, affidando al Mef e al Mase “il compito di individuare uno o più intermediari finanziari abilitati perché, con apposita convenzione, nel rispetto della disciplina pertinente in tema di mercati finanziari, siano adottate pratiche tese a facilitare la liquidità e assicurare la fluidità dei mercati finanziari sui quali si determina il valore di riferimento del prezzo del gas”. Senza contare la conferma dei crediti di imposta sull’energia, in continuità con gli interventi del governo Draghi.

Per l’agricoltura, poi, arrivano 20 milioni di euro, per il 2023, dedicati alle misure in favore dello sviluppo dell’imprenditorialità a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile e del ricambio generazionale; l’aumento di 9,5 milioni di euro del Fondo mutualistico nazionale per la copertura dei danni catastrofali meteoclimatici; l’istituzione, presso il Masef, di un Fondo dotato di 500mila euro per realizzare interventi di tutela della biodiversità di interesse agricolo e alimentare e al supporto all’Osservatorio nazionale sul paesaggio rurale. Sempre restando sul tema, arrivano anche i “piani di controllo numerico mediante abbattimento o cattura” per il “controllo e contenimento delle specie di fauna selvatica”, anche se viene specificato che queste misure “non costituiscono attività venatoria”.

Si tratta di un primo approccio alle criticità del Paese, in attesa ovviamente che il Pnrr dispieghi gli effetti delle proprie misure. Per il governo, invece, si tratta del primo, vero banco di prova sulla concretezza delle proprie politiche economiche. Anche se, come ripetuto spesso dalla premier e dai suoi ministri, la base di partenza resta sempre quella di uno scenario reso sempre più difficile dalle tensioni geopolitiche dovute alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina e dalle crisi, energetica e alimentare, oltre che di reperimento delle materie prime, che hanno inevitabilmente condizionato ogni iniziativa.

 

Paolo Gentiloni

Manovra, ok dalla Commissione europea: “Bene gli investimenti per la transizione verde”

Il governo Meloni incassa l’ok alla legge di Bilancio. Il giudizio della Commissione europea “è complessivamente positivo”, come ha modo di sintetizzare il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, che sottolinea “la positività degli investimenti a sostegno della transizione verde e tecnologica”. Per quanto riguarda le ambizioni che rispondono al Green Deal e all’agenda innovativa a dodici stelle, il documento recapitato a Bruxelles “prevede di finanziare gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale e per la sicurezza energetica”. Inoltre, sul fronte dei conti pubblici, “l’Italia limita la crescita della spesa primaria corrente finanziata a livello nazionale”. Per cui la Manovra del governo italiano “nel complesso è in linea” con le raccomandazioni del Consiglio.

Il risultato politico della coalizione Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia è dunque il via libera a una legge di Bilancio planata sul tavolo del collegio di commissari in ritardo rispetto alle scadenze previste per le elezioni anticipate e i tempi necessari per formazione di Camere ed esecutivo. Nonostante sia stata fatta “molto rapidamente”, il governo incassa il risultato con i riconoscimenti del caso. “Bisogna dare atto – sottolinea Gentiloni – al lavoro svolto per tempi, impegni e strategia. La Commissione europea, che fa della sostenibilità di deficit e debito uno dei fattori di massima attenzione, rileva anche il contributo che deriva dalle scelte sul sostegno ai rincari dell’energia”.
La legge di Bilancio del governo Meloni contribuisce a ridurre il livello di deficit in relazione al Pil, che si prevede in discesa al 3% nel 2025. “Il disavanzo pubblico – si legge nel testo delle valutazioni – dovrebbe scendere al 3,7% del Pil nel 2024, il che si spiega principalmente con la scadenza delle misure energetiche temporanee, e al 3,0% nel 2025″. Dunque si prende atto delle misure emergenziali, temporanee e mirate nella natura, e l’attenzione per quando queste saranno rimosse.

Ma se l’ambizione verde e sostenibile della Manovra passa a pieni voti il vaglio Ue, non altrettanto si può dire per quelle che sono le misure fin qui chiave del nuovo governo. La riforma delle pensioni e i pagamenti elettronici sono oggetto di critiche. Nello specifico, la Commissione contesta la disposizione che aumenta il massimale per le operazioni in contanti dagli attuali 2.000 euro a 5.000 euro nel 2023.
Altra misura che viene considerata “non linea” con quanto chiede l’Europa, quella “equiparata al condono fiscale” che consente la cancellazione di debiti tributari pregressi relativi al periodo 2000-2015 e non superiori a mille euro. Inoltre, finisce nel mirino la possibilità di rifiutare pagamenti elettronici inferiori a 60 euro senza sanzioni. Ancora “non sono coerenti” con le raccomandazioni Ue “in particolare nel settore delle pensioni”. Il governo tira dritto, e guarda a ciò che contava di più, politicamente: l’approvazione della legge di Bilancio. “La commissione ha promosso la nostra manovra giudicandola ‘in linea’ – esulta il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti -. L’Italia è inserita nella metà dei Paesi europei che sono dalla parte giusta”, e questo è motivo di “grande soddisfazione”.

Pnrr, Giorgetti: Avanti anche con rincari, centreremo obiettivi. Gentiloni: Bene governo

Caro energia e rincari sulle materie prime pesano non poco sui tempi del Pnrr. Nelle ultime settimane è emersa l’ipotesi che si possa sforare il traguardo del 2026 per la realizzazione delle opere, dati i ritardi nella spesa in molte amministrazioni locali, che hanno anche bisogno di essere rafforzate anche nelle competenze tecniche. La Commissione europea, in questi giorni a Roma con una task force di esperti e tecnici per valutare l’implementazione del Pnrr, si dice pronta a valutare alcuni adeguamenti dei costi su progetti specifici. Ma il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è certo di riuscire a centrare gli obiettivi previsti entro l’anno. E se da un lato Confindustria bacchetta, lamentando uno “smarrimento” dello spirito iniziale e le riforme “ferme”, dall’altro il commissario europeo per l’Economia, Paolo Gentiloni, loda lo “sforzo straordinario” del governo. Il Pnrr doveva imprimere “una spinta aggiuntiva a nuovi investimenti. Noi invece l’abbiamo soprattutto volto a finanziare opere già previste, perché ci difetta capacità di progettare e realizzare progetti nuovi in pochi anni“, striglia il presidente degli industriali Carlo Bonomi. Manca il partenariato fra pubblico e privato, osserva, “si dovevano risolvere i colli di bottiglia amministrativi e ordinamentali che il Paese soffre da decenni. Ma le riforme non si stanno facendo, questa è la realtà“. Più ottimista il commissario Gentiloni, che dà atto al governo Draghi di aver lavorato bene, ma non risparmia i complimenti per Giorgia Meloni: “Il governo attuale sta lavorando altrettanto bene. Il livello d’impegno delle nostre amministrazioni è straordinario”, afferma, invitando a interpretare il Piano come una “missione nazionale”. “Correggendo quello che c’è da correggere, possiamo fare un passo in avanti storico per l’Italia”, è convinto.

A chi sostiene che non sia conveniente realizzare le opere in questo momento, perché costerebbero molto di più del periodo pre-guerra, Giorgetti risponde di andare avanti: “Ribadisco l’importanza di accelerare l’attuazione del Pnrr pur in presenza di ostacoli quali il rialzo dei prezzi dei materiali con le sue inevitabili conseguenze sui costi finali delle opere pubbliche”, insiste. Oggi stesso, diventa operativo il decreto del Mef che assegna oltre 8 miliardi di euro del Fondo per le opere indifferibili consentendo, attraverso stanziamenti aggiunti per fronteggiare l’aumento dei prezzi legati ai materiali e al caro energia, di avviare entro il 31 dicembre le procedure di affidamento degli interventi previsti dal Pnrr e dal Pnc. “E’ un segnale concreto che va nella direzione di sbloccare la realizzazione di interventi infrastrutturali strategici, assegnando risorse aggiuntive per contrastare gli extracosti energetici e dei materiali causati dall’impennata dell’inflazione”, spiega il titolare del dicastero. Ricordando poi che “un ulteriore finanziamento per coprire gli aumenti dei prezzi delle opere pubbliche è già previsto nel disegno di legge di bilancio per il 2023”. I traguardi per quest’anno, garantisce Giorgetti, saranno rispettati: “Ad oggi abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi previsti (51 del 2021 e 45 relativi al primo semestre del 2022), attraverso l’impegno di tutte le amministrazioni coinvolte e il sostegno dei servizi della Commissione europea che ci affianca nel processo di attuazione del piano e valuta l’efficace conseguimento degli obiettivi entro le scadenze previste. Grazie a questi risultati, abbiamo presentato la prima e la seconda richiesta di pagamento alla Ce nei tempi previsti. Questo ci ha permesso di ricevere un totale di 42 miliardi di euro (a cui vanno aggiunti i 24,9 miliardi di euro ricevuti quale prefinanziamento iniziale)”.

Di una necessità di dare una “brusca accelerata” parla anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che però invita a non sottovalutare il problema dell’inflazione. “Alcuni cambiamenti li dobbiamo certamente fare. Sono cambiate le finalità, alcuni punti possono essere migliorati”, sostiene. Solo per il Mase, l’inflazione all’8-10% pesa circa 5 miliardi in più: “Il nostro ministero ha a disposizione 34 miliardi per gli obiettivi del Pnrr. La sfida è metterli a regime, cioè creare le condizioni perché tutti possano essere messi nelle condizioni di spenderli e portare gli obiettivi a termine. Quando sono state previste le opere del Pnrr, non avevamo l’8-10% di inflazione. E su quelle che sono le opere del nostro ministero, che sono materiali, l’effetto del maggior costo delle materie prime è dirompente. Ho chiesto una stima: dai 34,7 miliardi a oggi per realizzare le stesse opere si può ragionare sui 39 miliardi”.