Locatelli (PoliMi): “Decarbonizzare senza il nucleare? Bollette sarebbero spaventose”

Il nucleare di nuova generazione – quello sul quale il Parlamento ha dato il via libera con l’approvazione della Legge Pichetto – sarà più economico rispetto alle rinnovabili o al gas? E, soprattutto, abbasserà davvero il costo delle bollette? La risposta breve è “sì”, quella più articolata ha davanti un “ma”.

Giorgio Locatelli è professore ordinario di Project Management al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti italiani di energia nucleare – di cui si occupa dal 2006 – in particolare degli Small Modular Reactor (Smr) e transizione a NetZero. Il concetto chiave, parlando costi di produzione e risparmi in bolletta, è per lui uno: più equivale a meno. Costruire più centrali, invece di poche, avrà un costo inferiore; accorpare più reattori in un unico sito sarà più economico che avere pochi Smr distribuiti su aree differenti. “E’ come fare una torta – spiega a GEA – per la prima volta. Mi serviranno le attrezzature adatte, dovrò cercare una ricetta, sporcherò la cucina, ci metterò un po’ di tempo. Ma alla decima torta sarò bravo e veloce e, quindi, mi costerà meno”. Nel settore industriale è la stessa cosa: ad esempio, gli impianti eolici oggi costano relativamente poco “perché negli anni ne abbiamo fatti tanti” e lo confermano i dati storici di Francia e della Corea del Sud, “dove fanno le centrali come le torte”.

Giorgio Locatelli

Se vogliamo elettricità a basso costo, dice Locatelli – che è stato anche inserito nella World’s Top 2% Scientist ranking, la classifica degli scienziati e delle scienziate con il livello più elevato di produttività scientifica – ci sono le vecchie centrali a carbone, che però sono molto inquinanti. E il gas? “Non è tossico – spiega – ma crea CO2 e dobbiamo importalo. Su 100 euro di costo, 70 servono ad acquistarlo”. Le rinnovabili? “Sono un’idea ottima”, ma solo considerandone una quota tra il 30% e il 50% nel mix energetico “perché non sono controllabili” per la loro stessa natura. Ecco allora che per compensare i periodi in cui il solare – ad esempio – non può essere così efficiente servono le batterie o centrali a gas che si accendono come riserva quando manca il sole, ma hanno grandi oneri di sistema.

“Come in una dieta bilanciata – spiega a GEA Locatelli – non possiamo mangiare solo insalata o bistecche” in un sistema energetico “servono più fonti”. La quota ideale di nucleare dovrebbe essere compresa tra il 20 e il 30%: l’80% sarebbe troppo – perché di notte, ad esempio, non c’è bisogno di tutta quella potenza che non verrebbe sfruttata – e l’1% troppo poco”, perché le altre fonti green non potrebbero coprire il resto del fabbisogno.

Quel “ma” della sua tesi entra in gioco qui: allora quanto possiamo risparmiare? “La situazione di oggi non è rappresentativa di come sarà tra 20 anni”, quindi è difficile fare un confronto tra una bolletta attuale e una del 2034. Quello che si può immaginare, però, è uno scenario senza nucleare e uno scenario con l’energia dell’atomo.

“Se vogliamo decarbonizzare l’energia”, entro il 2050 “il nucleare è essenziale per avere bollette ragionevoli”, dice Locatelli. “Un sistema decarbonizzato in un Paese senza nucleare avrebbe costi spaventosi, è imprescindibile“. L‘alternativa, cioè usare solo fonti rinnovabili non è immaginabile. “Ci servirebbero enorme quantità di batterie, eolico e solare. Batterie che dovrebbero gestire i bisogni, diversi, del giorno e della notte e anche la stagionalità” e i costi delle bollette sarebbero “enormi”. “Stiamo elettrificando sempre di più – sottolinea l’esperto – Pensiamo alle auto elettriche, vogliamo decarbonizzare le case…ma dove troviamo la stessa potenza del gas?” e anche la stessa sicurezza a livello di fornitura?

Certo, gli investimenti iniziali – che il Governo punta a condividere con soggetti privati, come i consorzi di imprese – sono nel range dei miliardi. Ad esempio “se parliamo di Smr da 300 Megawatt per reattore, si va dai 2 ai 4 miliardi”, spiega Locatelli, che sottolinea, però, un aspetto “di cui si parla poco”. Costruire un impianto solare significa acquistare la tecnologia – come pannelli e inverter – fuori dall’Italia: “se spendo un miliardo – è il suo esempio – la stragrande maggioranza finirà nella supply chain cinese”.

Mettere in piedi un impianto nucleare “ha bisogno di molte ore di lavoro nel sito, tempi di costruzione lunghi, ma una quota molto importante anche del 50% è localizzabile in Italia con le nostre aziende, dando lavoro alle nostre persone”. In sostanza “è giusto chiedersi quanto costa” tornare al nucleare, “ma anche dove finiranno i soldi necessari alle nuove centrali”.

Le grandi aziende energivore, poi, potranno applicare due diversi modelli. In quello finlandese – il cosiddetto Mankala – diverse imprese si uniscono per la multiproprietà dell’impianto. In cambio della quota di investimento ricevono energia elettrica al prezzo di costo e in quantità proporzionale alla loro quota, senza la distribuzione di dividendi tradizionali. Un secondo modello, il Power Purchase Agreement, prevede invece che le imprese stipulino contratti a lungo termine con l’operatore, definendo obblighi e costi, eventualmente con “un deposito iniziale per iniziare a costruire”. Una pratica, quest’ultima, molto comune in Usa in ambito data center.

Il nucleare, quindi, è “essenziale”. “Le centrali devono coesistere all’interno di un sistema come in una dieta bilanciata”, meglio ancora se Made in Italy.

Ok alla Legge Pichetto, Italia torna all’atomo dopo 40 anni: prime centrali nucleari nel 2033-2034

L’Italia riapre ufficialmente le porte all’energia atomica a quasi quarant’anni dai referendum del 1987. Con il via libera definitivo del Senato, il Parlamento approva il disegno di legge delega per la reintroduzione del ‘nucleare sostenibile’ e di nuova generazione all’interno del mix energetico nazionale. Una “giornata storica” per il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che firma il provvedimento, e una “scelta coraggiosa” per la premier Giorgia Meloni.

Il provvedimento conferisce all’esecutivo la delega per adottare, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per normare in modo organico la materia: dalla sperimentazione e localizzazione dei nuovi impianti alla loro costruzione ed esercizio, fino allo smantellamento delle vecchie installazioni, al potenziamento della ricerca e alla gestione della sicurezza. L’obiettivo è l’allineamento alle direttive europee di decarbonizzazione in vista della neutralità climatica al 2050, “rafforzando la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese“. L‘atomo di nuova generazione, spiega Meloni, servirà a soddisfare il crescente fabbisogno legato a data center e intelligenza artificiale: “Oggi importiamo elettricità prodotta dalle centrali dei paesi vicini; questa legge serve a cambiare le cose, offrendo energia stabile, a basse emissioni e meno esposta alle crisi internazionali che si riflettono sulle bollette”, scrive sui social.

La stima di Pichetto sui tempi delle prime centrali nucleari, in base agli elementi forniti dagli esperti, è per il 2033-2034. Il Ministro conferma che il nucleare integrerà le fonti pulite tradizionali per far fronte alla crescente domanda nazionale: “Entro il 2040 gli analisti serviranno tra i 100 e i 150 Terawattora in più: dobbiamo essere in condizione di produrli internamente e di rimanere competitivi sui prezzi”, ricorda. Nel perimetro dei decreti legislativi troverà spazio il tema del deposito unico: “Distinguendo – chiarisce Pichetto – tra lo stoccaggio del combustibile esausto (un volume ridotto di circa 200 metri quadri temporaneo, in attesa di valutazioni geologiche europee) e il deposito dei rifiuti a bassa e media intensità, in larga parte di provenienza ospedaliera o dal decommissioning”.

La Lega, rivendica la viceministra all’Ambiente Vannia Gava in quota Carroccio, “non ha mai ceduto di un millimetro su questa battaglia intrapresa fin dal 2018 con Matteo Salvini. Il nuovo nucleare significa indipendenza e competitività per l’Italia”.

Se la maggioranza festeggia un traguardo politico e strategico, le opposizioni insorgono. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, boccia l’iniziativa definendola “una follia economica che non darà alcuna risposta al caro bollette attuale”. “Il governo Meloni punta su centrali costosissime – dichiara il deputato ecologista – e tira fuori dal cilindro gli Smr, una tecnologia che oggi non ha alcuna applicazione commerciale nel mondo. È un’operazione di distrazione di massa per coprire l’incapacità di abbassare i costi dell’energia e la frenata imposta alle rinnovabili”. Il deputato richiama i costi storici delle infrastrutture d’Oltralpe: “Per il solo reattore francese di Flamanville la Corte dei conti ha stimato 23,7 miliardi di euro. Chiediamo a Meloni e Pichetto di dire chiaramente agli italiani quanto costerà questo piano e chi lo finanzierà, visto che quando interviene lo Stato a pagare sono sempre i cittadini”. Chiede un “confronto serio, basato sui dati e non sulle contrapposizioni ideologiche” il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli che accusa il governo di fare promesse che non puà mantenere: “Le tecnologie sulle quali l’esecutivo punta, a partire dagli Small Modular Reactor e dal nucleare di nuova generazione, non sono oggi in grado di garantire contemporaneamente questi obiettivi”, scandisce. Il governo “presenta una promessa e non una politica energetica” per il senatore del Partito democratico Nicola Irto: “Vuole un’autorizzazione politica per poter dire agli italiani di avere riportato il nucleare nel Paese, mentre tutto il resto viene rinviato ai decreti legislativi. La propaganda è di oggi, le decisioni arriveranno domani”.

Tajani guida missione in Egitto: Energia e export al centro. Al Sisi invita Meloni

Roma e Il Cairo rafforzano l’alleanza. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, guida una missione accompagnato dai colleghi dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone. Una visita che intreccia diplomazia, sicurezza e cooperazione economica e che conferma la centralità dell’Egitto nell’attuazione del Piano Mattei per l’Africa.

Il vicepremier incontra il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, che gli consegna una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel messaggio, Al Sisi si congratula con il governo italiano per essere diventato “il più longevo nella storia della Repubblica italiana dalla fine della Seconda guerra mondiale” e sottolinea il “notevole sviluppo” delle relazioni bilaterali nei diversi settori. Invita quindi Meloni a visitare l’Egitto per “proseguire il coordinamento e le consultazioni sulle questioni di comune interesse”.
Sul tavolo del colloquio tra Tajani e al Sisi entra anche l’attuazione delle conclusioni del Comitato congiunto italo-egiziano, con l’obiettivo di rafforzare commercio e investimenti e ampliare la collaborazione in settori che vanno dall’energia all’istruzione, dai trasporti marittimi all’agricoltura e al turismo.

Proprio l’energia rappresenta uno dei temi caldi della cooperazione. Pichetto Fratin indica gas naturale, rinnovabili e transizione verde come gli ambiti nei quali Roma e Il Cairo intendono ampliare il partenariato. Italia ed Egitto condividono, secondo Pichetto, l’obiettivo di diversificare il mix energetico, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti, garantire stabilità al sistema elettrico e accompagnare la transizione verso sistemi a basse emissioni. In questo quadro, il ministro guarda al nucleare di nuova generazione come possibile componente complementare allo sviluppo delle fonti rinnovabili.

La geografia rafforza la dimensione dell’intesa. “La posizione strategica dei nostri Paesi”, osserva Pichetto, rende Italia ed Egitto “naturalmente importanti hub energetici” nelle rispettive aree del Mediterraneo: l’Italia come ponte verso l’Unione europea, l’Egitto verso il Mediterraneo orientale e il Medio Oriente. La cooperazione comprende lo sviluppo di interconnessioni elettriche, gas e petrolio, mentre sono allo studio prospettive anche per biometano e idrogeno.

Il settore economico occupa una parte significativa della missione. Il Cairo ospita il Business Forum Italia-Egitto, con oltre cento aziende italiane, quasi 600 partecipanti e circa mille incontri B2B. Energia e transizione verde, infrastrutture, tecnologie industriali avanzate, digitalizzazione e agritech sono tra i principali comparti al centro del confronto tra imprese.
I numeri confermano il peso crescente dell’interscambio. Nel 2025 gli scambi commerciali bilaterali hanno raggiunto 5,9 miliardi di euro, con un aumento dell’11,7 per cento rispetto all’anno precedente. Nei primi cinque mesi del 2026 è arrivata un’ulteriore crescita del 7,5 per cento. Il Cairo rappresenta quindi per le imprese italiane non soltanto un mercato, ma anche una piattaforma verso Africa e Medio Oriente.

La missione ha una forte componente geopolitica. Al centro, le principali crisi regionali, a partire dalla guerra a Gaza e dal ruolo di mediazione svolto dal Cairo, oltre alla prospettiva della soluzione a due Stati. Nel confronto rientrano anche la stabilità del Libano e della Libia, la situazione in Sudan e nel Corno d’Africa e la sicurezza delle rotte marittime, con particolare attenzione a Hormuz e al Mar Rosso.

La cooperazione tocca i temi ambientali. Economia circolare, tutela dei mari e salvaguardia delle risorse idriche sono tra le sfide condivise dai due Paesi. Pichetto Fratin ricorda gli appuntamenti sulla cooperazione per l’acqua nel Mediterraneo in programma a Roma a fine settembre, ai quali l’Italia attribuisce particolare importanza anche per la partecipazione egiziana.

Caos su mini proroga tagli diesel. Pichetto: “Non si può usare 1 mld al mese”. Ipotesi sconti mirati

Dopo le polemiche sollevate dalla micro proroga dello sconto sulle accise del gasolio, Gilberto Pichetto Fratin mette in chiaro che il governo pensa ad agevolazioni mirate e non generalizzate, perché “non si può usare un miliardo al mese di tasse degli italiani”.

Nel tardo pomeriggio di domenica, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, di concerto con Pichetto ha firmato il decreto che prevede uno sconto di 17 centesimi al litro sul prezzo alla pompa del diesel, valido soltanto per due giorni, il 25 e il 26 agosto.

Una “colossale presa in giro degli italiani”, per il Codacons, che ricorda che 17 milioni di automobilisti proprietari di auto alimentate a benzina andranno incontro ad una maxi stangata in occasione del contro esodo estivo. Per il Codacons, la proroga dello sconto solo sul gasolio e per la durata di appena due giorni “è un provvedimento del tutto inadeguato, insufficiente che dimostra come l’esecutivo non abbia minimamente capito che i listini record dei carburanti rappresentano una emergenza nazionale che sta impoverendo giorno dopo giorno le tasche di milioni di famiglie”. Una “vergogna” anche per Massimiliano Dona, presidente dell‘Unione Nazionale Consumatori, che bolla la decisione come un “imbarazzante beffa” per “stangare gli automobilisti che hanno scelto di rientrare dalle vacanze all’inizio della settimana per evitare il traffico del weekend”.

Continuando con decreti da un miliardo al mese, però “si beneficia da una parte e si va a tassare da un’altra parte, non è corretto”, rimarca il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, parlando dal Meeting di Rimini. Sul tavolo del governo c’è l’ipotesi di agevolazioni per “singoli settori o singoli sistemi di consumo”. Non si agirà quasi certamente sull’Iva, a ogni modo, insiste, “bisogna stare nel quadro generale di bilancio dello Stato”, insiste Pichetto. Al momento, a ogni modo, “non c’è da parte del presidente del consiglio dei ministri la convocazione di un consiglio dei ministri sul tema”: “Lo vedremo nei prossimi giorni, così come vediamo di ora in ora se si apre o meno lo Stretto di Hormuz”, precisa il ministro, che glissa sulle risorse disponibili per un altro eventuale provvedimento: “Bisogna chiedere al ministro dell’Economia”. Il tema esiste, ma “valuteremo cosa fare nelle prossime ore”.

In autostrada, intanto, con una media di 2,204 euro al litro, il prezzo medio del gasolio supera il record storico italiano raggiunto nella settimana del 14 marzo 2022, quando un litro di diesel costava in media in Italia 2,154 euro al litro. A partire dal prossimo 27 agosto e senza nuovi interventi da parte del governo il diesel volerà sulla rete ordinaria a una media di oltre 2,3 al litro, mentre in autostrada il prezzo medio salirà a 2,37 euro al litro.

Le opposizioni tornano a chiedere che si recuperino le risorse tassando gli extraprofitti delle grandi società energetiche. “La stessa persona che prometteva di abolire le accise sui carburanti oggi resta a guardare mentre gli italiani affrontano l’impennata dei prezzi. Giorgia Meloni deve fare una cosa sola, smetterla con le soluzioni tampone come la ridicola proroga di 48 ore sul taglio delle accise”, denuncia la segretaria del Pd, Elly Schlein, chiedendo all’esecutivo di “mettere da parte l’orgoglio”. La mini proroga del taglio è per il leader del M5S Giuseppe Conte uno “schiaffo in faccia a tutte quelle famiglie che hanno tirato la cinghia per godersi qualche giorno di meritato riposo e che adesso si ritrovano incolonnati per rientrare nelle proprie case e ricominciare a lavorare”. Un “governo di irresponsabili”, incalza Angelo Bonelli di Avs, ricordando che l’esecutivo “ha sottratto in quattro mesi 2,5 miliardi di euro di risorse pubbliche per ridurre, per qualche settimana, il costo dei carburanti di pochi centesimi. Un regalo ai petrolieri, ai quali andava chiesto il conto”. Matteo Renzi parla di “barzelletta” di Meloni, che “in campagna elettorale promette di eliminare le accise” mentre durante il suo governo il prezzo di gasolio e benzina schizza alle stelle”: “Lo stile del Governo Meloni è questo: tante promesse e zero risultati. Dalla serie: vieni avanti decretino”.

Nucleare, Pichetto: “Entro Natale decreti legislativi. Referendum? Scontato nel 2028 o 2029”

“Entro Natale vorrei presentare tutti i decreti legislativi” sul ddl nucleare, anche se “è un impegno molto forte perché chiaramente riguarda tutta una procedura in termini di sviluppo di agenzie, delle modalità” di smaltimento “dei rifiuti, le distanze. Sono tanti gli elementi da tenere in considerazione, insomma, ma vogliamo farcela”. Dal palco delle Ogr di Torino – in occasione dell’evento ‘Da Fermi al futuro: dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”, promosso dal Mase e da Unioncamere organizzato da La Stampa – il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, fa il punto sull’iter legislativo del provvedimento e sulle prospettive future. Dopo il via libera dell’aula della Camera all’inizio di giugno, il ddl sul nucleare ha iniziato il suo percorso in Senato, attraverso l’assegnazione all’ottava Commissione Permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia) e il Governo punta all’approvazione definitiva del disegno di legge prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. Poi, comincerà l’iter dei decreti legislativi e del confronto con la Conferenza delle regioni e gli enti locali.

In mezzo, chiarisce Pichetto, servono progetti per rafforzare la comunicazione sul nucleare di nuova generazione “anche con iniziative come quella di oggi” con l’intervento “di una serie di personalità che hanno una conoscenza ed esperienza rilevante di ordine scientifico e tecnico. La divulgazione ha tanti rivoli di percorso, ma l’importante è far che tutti abbiano coscienza di cosa si parla”. E proprio una presa di coscienza nuova, assicura il titolare del Mase, sembra essere emersa negli ultimi anni, “in particolare tra i giovani”, sulla necessità di decarbonizzare il più possibile, “perché le emissioni carboniche hanno un peso notevole anche sul clima” e serve “aggiungere una produzione di energia, da fonte pulita”. E anche se il governo – ribadisce Pichetto in un videomessaggio all’Anev – “è impegnato nel potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e nella definizione di un quadro normativo chiaro e uniforme”, il nucleare basato sugli small modular reactor (Smr) è “fondamentale”, perché le fonti green sono per loro natura intermittenti.

Poi, come l’opinione pubblica reagirà alle novità, non è affatto certo. Un nuovo referendum sul nucleare, chiarisce il ministro, “lo do per scontato nel 2028 o nel 2029, è un diritto della nostra costituzione poter partecipare alle decisioni”. Le opposizioni o i comitati civici potranno quindi raccogliere le 500.000 firme necessarie per chiedere un nuovo referendum abrogativo contro le nuove leggi. Nel 1987, a poco più di un anno dal disastro di Chernobyl, la maggior parte degli italiani, si schierò contro l’energia dell’atomo, portando alla chiusura delle centrali attive e bloccando, di fatto, ogni ulteriore iniziativa. Il secondo referendum del giugno 2011 avvenne pochi mesi dopo l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima, causato da un violento tsunami. L’obiettivo era quello di bloccare il “programma di rilancio del nucleare” che il governo Berlusconi aveva approvato tra il 2008 e il 2009, il quale prevedeva la costruzione di nuove centrali di terza generazione. Anche in questo caso gli italiani si opposero al progetto. Ma il nucleare di oggi, assicura Pichetto, è diverso da quello di allora. “E’ cambiata la tecnologia”, perché non si tratta più di grandi centrali, ma di piccoli reattori modulari di quarta generazione che occupano poco spazio, hanno standard di sicurezza più elevati e sono ‘puliti’.

“Non bisogna dividersi in tifoserie che dicono sì al nucleare e no al nucleare. La tifoseria, in questo caso, credo che sia l’approccio sbagliato”, gli fa eco eco il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, nel corso dell’evento. “Invece – aggiunge – serve una discussione che si basi sui dati, sui tempi, sui costi, sulla sicurezza sia nazionale che internazionale. E io credo che noi, come amministratori pubblici, abbiamo il dovere di imporci in questa in questa prospettiva”. Il nucleare, ricorda dallo stesso palco il governatore piemontese, Alberto Cirio, “è una strada che non preclude la possibilità di coltivarne altre”. Negli anni, ricorda, il Paese “è stato fermo, non ha avuto il coraggio di decidere”, invece oggi “finalmente”, ha aggiunto, si può “parlare” di nucleare “senza pregiudizi ideologici, senza situazioni preconcette di un tema così importante come quello energetico”.

Rinnovabili, via libera Ue a piano italiano da 23 mld. Pichetto: “Fer X strumento strategico”

Via libera da parte di Bruxelles al piano italiano da 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in linea con gli obiettivi del Clean Industrial Deal. La Commissione europea ha approvato il regime di aiuti di Stato che punta a una transizione “verso un’economia a zero emissioni nette e al raggiungimento dell’obiettivo Ue in materia di energie rinnovabili fissato per il 2030”. L’ok riguarda lo schema di decreto Fer X che, a regime, spiega il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, “consente di proseguire il percorso di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili mature”. Uno strumento “strategico” per il ministro Gilberto Pichetto Fratin, “per rafforzare l’autonomia energetica del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025”.

Con questo programma, dice Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per una transizione pulita, giusta e competitiva, “l’Italia sosterrà la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, attraverso diverse tecnologie come l’eolico onshore, il solare e l’idroelettrico, per raggiungere gli obiettivi del Clean Industrial Deal”. Si prevede, infatti, che gli impianti aggiungeranno complessivamente 37,15 GW di capacità di energia elettrica rinnovabile, pari a circa il 48% dell’attuale capacità da fonti green in Italia, di cui 10 GW riservati agli impianti fino a 1 MW di potenza e i restanti 27,15 GW destinati agli impianti di maggiore dimensione.

Il testo sarà ora trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione, passaggio che precederà la pubblicazione sul sito del Ministero. Il via libera europeo, dice ancora Pichetto, “rappresenta un tassello importante nel percorso di accelerazione della transizione energetica nazionale, favorendo investimenti, innovazione e maggiore sicurezza del sistema energetico italiano”.

Gli aiuti assumeranno la forma di pagamenti variabili nell’ambito di contratti per differenza bilaterali (CfD) che prevedono un bonus per ogni kWh di elettricità prodotto e immesso in rete, sulla base di un cosiddetto prezzo di riferimento. Se i prezzi del mercato elettrico sono inferiori al prezzo di riferimento, lo Stato pagherà la differenza. Se sono superiori, le aziende rimborseranno la differenza. I CfD avranno una durata di 20 anni. Gli aiuti saranno concessi sulla base di una procedura di gara trasparente e non discriminatoria, in cui i beneficiari presenteranno offerte sul prezzo di riferimento necessario per realizzare ciascun singolo progetto. Gli aiuti, assicura Bruxelles, “saranno concessi sulla base di una procedura di gara trasparente e non discriminatoria, in cui i beneficiari presenteranno offerte sul prezzo di riferimento necessario per realizzare ciascun singolo progetto”.

Spetta ora all’Italia organizzare una procedura competitiva separata per le tecnologie solari ed eoliche con capacità superiore a 1 MW, in cui i candidati dovranno rispettare ulteriori criteri di preselezione previsti dalla legge sull’industria a zero emissioni nette. Gli impianti con potenza inferiore a 1 MW possono beneficiare direttamente del regime, senza partecipare a una procedura di gara. In questo caso, il prezzo di esercizio è stabilito amministrativamente dall’Autorità di regolamentazione per energia reti e ambiente. Il budget di 23 miliardi di euro del programma si basa su stime dei prezzi di mercato e il sostegno netto effettivo potrebbe essere considerevolmente inferiore in caso di prezzi di mercato superiori alle aspettative.

Sul fronte delle rinnovabili, però, in Italia resta il problema delle autorizzazioni. “Dobbiamo sbloccare ulteriormente i progetti che sono ancora fermi”, dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Se è vero che negli ultimi tre anni “la produzione di energia energia elettrica da fonte rinnovabile è aumentata del 40%”, ora bisogna “andare avanti con uno shock autorizzatorio”, avverte il titolare del Mimit con il concorso delle Regioni. Insomma, è necessario, “accelerare ulteriormente” e, “nel contempo tornare a imboccare la strada del nucleare sicuro e pulito, cosa che stiamo facendo col disegno di legge che è in corso di approvazione al Parlamento su cui auspico che le forze di sinistra concorrano positivamente”.

Ddl Nucleare entro l’estate. Tabarelli: “Pagheremo ritardi, politica divisa sui costi”

L’Italia abbandona la posizione di attesa sul nucleare, per il governo il ritorno all’atomo è ormai un imperativo strategico di fine legislatura. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, traccia una tabella di marcia serrata che punta all’approvazione del disegno di legge delega entro la pausa estiva. Il lavoro nelle commissioni è nel vivo per definire i futuri decreti attuativi. Si tratta di un compito tecnico e parlamentare che, come sottolineato dal ministro, dovrebbe concludersi già la prossima settimana. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, analizza la situazione con realismo. Definisce il Ddl un “atto dovuto” in linea con il programma elettorale ma non nasconde le sue preoccupazioni: “L’idea che mi sono fatto è che i tempi siano lunghi”, spiega parlando con GEA.

L’esperto segnala come la storia del nucleare in Italia sia segnata da croniche fatiche e sottolinea un paradosso tutto italiano: il Paese importa già oggi enormi quantità di energia atomica dalla Francia. “È una tragedia che il nucleare sia importato – afferma – considerando che questa dipendenza pesa enormi cifre sulle bollette. In Italia l’elettricità tocca infatti i 120 euro, mentre a Parigi ne bastano 35. La necessità è diversificare il mix energetico. “Il nucleare è indispensabile per sostenere le rinnovabili quando mancano sole e vento. Se non vogliamo affidarci al carbone – conclude Tabarelli – dobbiamo capire che nel mondo c’è bisogno di più elettricità e questa va prodotta con ogni tecnologia a disposizione”.

L’accelerazione improvvisa del parlamento non è casuale ma risponde a una precisa richiesta della presidente Giorgia Meloni. La premier vuole il via libera alla legge delega entro l’estate per dare un segnale di concretezza sulla sovranità energetica. In parlamento la maggioranza è compatta ma le opposizioni sono sulle barricate.

Il relatore Luca Squeri (FI) parla di una maggioranza coerente e decisa. “Il provvedimento punta a creare il quadro normativo necessario per il nucleare sostenibile”, spiega mentre ipotizza il primo reattore operativo per l’inizio degli anni 30′. Il piano prevede un ruolo guida per Nuclitalia, la società partecipata da Enel, Ansaldo e Leonardo, mentre l’Enea manterrà il supporto scientifico. Le critiche delle minoranze sono però puntuali. Il Movimento 5 Stelle, con il vicepresidente della Camera Sergio Costa, accusa il governo di voler far pagare ai cittadini un’energia che costa tre volte le rinnovabili: “Il governo non propone una soluzione, ma chiede alle famiglie di finanziare l’opzione più cara”. Ancora più pesante l’affondo di Alleanza Verdi e Sinistra. Francesca Ghirra sostiene che il testo nasconda un’apertura al nucleare militare visto il rifiuto di emendamenti che chiedevano di limitare la ricerca ai soli scopi civili. “Dicono che la nostra opposizione è pregiudiziale, ma questo testo è una delega in bianco inaccettabile”, conclude Ghirra.

G7 Ambiente, impegno comune su finanza per la natura e lotta Pfas. Pichetto: “Immobili sicuri”

“In questo G7 abbiamo riscontrato un’unità e un impegno condiviso da parte di tutti i membri, con l’obiettivo di portare una posizione comune alle tre COP previste per quest’anno”. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sintetizza così il senso della ministeriale di Parigi che si chiude oggi. Il titolare dell’Ambiente vede nei Paesi membri una funzione di traino che deve continuare, nonostante le assenze pesanti di alcuni temi nel dibattito ufficiale.

Il vertice francese, al via ieri, ha prodotto una serie di azioni concrete per affrontare le crisi ambientali attraverso nuove coalizioni internazionali. Tra i risultati principali spicca la nascita della Nature & People Finance Alliance. L’iniziativa serve a coordinare i fondi per la protezione e il ripristino della natura, cercando di coinvolgere in modo massiccio i privati e le organizzazioni filantropiche. Sul fronte della sicurezza del territorio, la presidenza francese ha lanciato il Partenariato per la resilienza immobiliare per la prosperità, siglato con l’acronimo RER4P. Pichetto ha spiegato che affrontare la vulnerabilità degli edifici ai rischi naturali richiede un cambio di prospettiva, perché “non possiamo limitarli a reagire agli eventi, ma dobbiamo costruire un sistema capace di anticiparli, mitigarne gli effetti e adattarsi nel tempo”.

Il ministro ha posto l’accento sulla natura multilivello di questa sfida, ricordando che l’Italia possiede un patrimonio edilizio storico e culturale che richiede interventi delicati. “In Paesi come l’Italia questo patrimonio rappresenta un valore economico e anche identitario: proteggerlo significa salvaguardare la nostra storia e il nostro tessuto sociale”, ha ribadito durante i lavori. Per ridurre i rischi, secondo Pichetto, serve investire nella conoscenza tramite mappature e strumenti digitali, ma bisogna anche “prevedere adeguati strumenti finanziari” e promuovere una vera cultura della prevenzione.

Il vertice ha toccato anche il tema delle risorse idriche e dell’inquinamento chimico. I paesi hanno confermato la volontà di rafforzare la coalizione del G7 sull’acqua, puntando a contrastare i contaminanti emergenti. Il riferimento esplicito è ai Pfas, le sostanze chimiche persistenti che preoccupano i sistemi sanitari europei. Accanto a questo, i ministri hanno approvato un’alleanza per la gestione delle aree marine protette e un piano contro la pesca illegale, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza e la sorveglianza dei mari.

Nonostante l’ottimismo del ministro, che vede nei paesi G7 un gruppo che deve “continuare a svolgere una funzione di traino”, non sono mancate le polemiche esterne. Il tema del cambiamento climatico è rimasto infatti fuori dall’agenda ufficiale, una scelta che ha spinto Luca De Gaetano, presidente di Plastic Free, a una critica severa. Per l’associazione, un vertice ambientale che evita il clima è una decisione politica precisa, dato che la crisi climatica è il perno attorno a cui ruotano biodiversità e desertificazione. “Ignorarla rischia di indebolire qualsiasi confronto”, ha dichiarato De Gaetano, sottolineando che la diplomazia non può diventare un alibi per rinviare i temi urgenti. Il G7 ha comunque guardato all’innovazione tecnologica, confermando l’organizzazione di una Giornata dell’Innovazione per il 2026. Si è parlato inoltre di economia circolare e del passaporto digitale dei prodotti, uno strumento tecnico per tracciare la sostenibilità dei beni di consumo. Pichetto ha concluso ribadendo che la condivisione di esperienze tra i grandi della Terra rappresenta una opportunità concreta per migliorare la capacità di risposta di fronte alle emergenze del pianeta.

L’Italia prenota stoccaggi di gas per il 90%. Pichetto: “Siamo in estrema sicurezza”

L’Italia prenota stoccaggi di gas per il 90% delle sue capacità. Secondo Snam, le ultime aste hanno consentito di raggiungere un quantitativo complessivo assegnato da 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità totale di poco superiore a 19 miliardi di metri cubi, tra disponibilità fisica di gas già presente all’inizio della campagna di iniezione e i quantitativi allocati da contratto.

Al momento, con la campagna di riempimento in corso, il gas fisicamente presente nei siti di stoccaggio italiani è pari a oltre il 46,5% della capacità disponibile, a fronte di una media europea del 30,6%. Nei prossimi mesi, fino a ottobre 2026, gli operatori che hanno prenotato la capacità dovranno, secondo un piano di riempimento che deve rispondere alle esigenze tecniche dei siti di stoccaggio, acquistare il gas ed iniettarlo all’interno dei siti.

Gli stoccaggi italiani “ci collocano in una posizione di estrema sicurezza”, riferisce Gilberto Pichetto Fratin. Per riempiere fino al 90% prenotato, il sistema italiano dovrà acquistare un quantitativo di gas pari a circa 9 miliardi di metri cubi, “molto meno di altri grandi paesi europei che hanno livelli di riempimento degli stoccaggi inferiori ai nostri”, rivendica il ministro, che assicura un monitoraggio della situazione per favorire un coordinamento tra paesi membri nella campagna di riempimento ed “evitare la concentrazione degli acquisti di gas negli stessi periodi”.

Dopo essere stata in Algeria il mese scorso per assicurare all’Italia un incremento dei flussi di gas dal Paese nordafricano, e dopo il blitz nel Golfo alla vigilia di Pasqua, la premier Giorgia Meloni volerà a Baku, in Azerbaigian il 5 maggio per garantire che l’Italia non abbia contrazioni nell’approvvigionamento. Un viaggio annunciato in Parlamento il 9 aprile, durante l’informativa alle Camere sull’attività di governo, ricordando di essere stata nel Golfo “per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un’area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale”. Con lo stesso spirito, ha aggiunto, “mi ero anche recata in Algeria per rafforzare con il Presidente Tebboune la partnership strategica che lega le nostre nazioni, e concordare con le autorità di Algeri l’aumento delle forniture di gas naturale verso l’Italia. E così farò recandomi, presto, anche in Azerbaigian, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai partner del continente africano”.

Shock energia preoccupa industriali. Pichetto: “Potremmo dover riaprire le centrali carbone”

La crisi in Iran e Medio Oriente non sembra trovare soluzione e il problema energetico, anche in Italia, diventa sempre più serio. Tanto che Gilberto Pichetto Fratin avverte che se la situazione peggiora potrebbe essere necessaria una piena riattivazione delle centrali a carbone.

Sono quattro in tutto in Italia, due delle quali, Brindisi e Civitavecchia, non hanno più l’autorizzazione ambientale a bruciare carbone dal primo gennaio 2026. Le altre due, in Sardegna, sono entrambe attive.

Il phase out completo ci sarebbe dovuto essere dal 31 dicembre 2025, “ma in realtà le centrali a carbone al 31 dicembre 2024 erano praticamente chiuse sulla parte continentale”, ricorda il ministro dell’Ambiente, che confessa di non averne ordinato lo smantellamento perché davanti a un’emergenza (“una situazione dove il gas supera i 70 euro al megawattora“, spiega) potrebbe “essere necessario riattivarle”. Al momento, il gas è a 40 euro MWh, 70 euro è un prezzo molto alto, “ma quello è il punto di caduta”, ribadisce Pichetto.

Due mesi fa, il governo è intervenuto sui costi in bolletta, per ridurli di circa il 20%. I prezzi però, dato lo scenario, oscillano in continuazione. “Certamente è difficile fare una stima – ammette il ministro -. Quindi valuteremo gli interventi di volta in volta”.

L’instabilità manda in tilt il sistema industriale: “L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull’economia italiana – spiega Confindustria nella congiuntura flash di aprile -. Cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dalle risorse del Pnrr”. Il Centro Studi degli industriali stima che se la guerra in Iran finisse a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua), “le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare altri 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025; l’incidenza dei costi energetici risulterebbe superiore di 1 punto percentuale, salendo dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026″. Se invece la guerra si dovesse protrarre per tutto il 2026, con un petrolio a 140 dollari in media annua, “le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%). In questo caso, si arriverebbe intorno ai livelli critici già sperimentati nel 2022 (8,3%), non sostenibili per le nostre imprese”. Aziende che “vedrebbero erosa la loro competitività sia in Europa che a livello internazionale, considerato anche che i prezzi di petrolio e gas sono più bassi per le imprese localizzate in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano”.

Matteo Salvini lancia una durissima accusa contro l’Unione europea: “Chi governa Bruxelles in questo momento o è un marziano o è in malafede”, denuncia. In settimana, incontrerà gli autotrasportatori, perché si rischia il blocco. Ma, insiste il ministro dei Trasporti, “se non cambiano le regole europee l’Italia rischia di fermarsi”. Quello che chiede il vicepremier è la sospensione del patto di stabilità contro il caro energia: “Non ho nessuna intenzione di fare nuovi lockdown, di chiudere scuole, fabbriche, ospedali – scandisce -. O Bruxelles permette al governo di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani o si blocca il Paese, quindi faremo da soli”. Al momento, la deroga vale solo per le spese militari: “Il governo potrebbe spendere 10 miliardi per comprare armi ma non possiamo mettere 10 miliardi di euro nelle tasche dei cittadini e delle imprese in difficoltà. E’ una follia”, sostiene il vicepremier. Che precisa di non chiedere “i soldi dei francesi, dei polacchi o dei tedeschi”: “Vogliamo usare per gli italiani i soldi degli italiani. Le regole oggi non me lo permettono e io non chiudo l’Italia perché Bruxelles è comandata da cretini”.