Salgono a 14 le vittime del maltempo in Emilia Romagna. In 34mila senza elettricità

Photo credit: Dipartimento della Protezione Civile

E’ salito a 14 le vittime il bilancio dell’emergenza maltempo che da giorni sta colpendo l’Emilia Romagna. Alle otto annunciate mercoledì se ne sono aggiunte altre sei, tutte nella provincia di Ravenna: l’ultima questa mattina, un uomo trovato morto in casa a Faenza. Intanto proseguono le operazioni per mettere in sicurezza i cittadini. Dei 10mila sfollati, 3.100 hanno trovato accoglienza presso le sedi allestite dai Comuni. Ma, precisa la vicepresidente della Regione e assessora alla Protezione civile Irene Priolo, si tratta di un’accoglienza “temporanea”, perché dopo i primi momenti “lavoreremo per una diversa sistemazione come la dignità delle persone richiede“. Gli allagamenti registrati sono 50 in tutto in 42 comuni: 15 nel Bolognese, 13 nel Ravennate, 12 nel Forlivese, 2 nel Riminese. Chiuse 250 strade a causa delle frane, che in totale sono state 280 in 58 comuni. Circa 34 mila le utenze al momento disalimentate dalla rete elettrica tra le province di Forlì-Cesena e Ravenna. Difficoltà a Lugo, in provincia di Ravenna, dove diverse zone del centro urbano sono allagate e si sono verificate interruzioni dell’elettricità e dell’acqua.

Una situazione ancora critica, considerando che anche per domani è prevista allerta rossa. Per questo, annuncia il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin che oggi si è recato presso la sede della protezione civile dell’Emilia Romagna, martedì in Consiglio dei ministri “verrà dichiarato lo stato di calamità e si risponderà ai primi interventi come il blocco dei mutui e delle riscossioni tributarie, tutti interventi che necessitano di un provvedimento per decreto“. E fa sapere che, insieme alla Regione, l’esecutivo valuterà la richiesta per il Fondo di solidarietà europeo. La questione, secondo Pichetto, è “nazionale”, e per questo “ha bisogno di un lavoro di squadra”. Ma, soprattutto, occorre “trovare punti di convivenza tra l’uomo e la natura“.

E se è ancora presto per procedere alla rendicontazione effettiva dei danni, visto che l’evento è ancora in corso, il presidente della Regione Stefano Bonaccini spiega che “avevamo stimato danni per quasi un miliardo due settimane fa, nella prima ondata di Maltempo, figuratevi quanto cresceranno”. Intanto iniziano le donazioni. Prima su tutte, quella di Ferrari che “donerà un milione di euro ma abbiamo contezza di tanta gente comune che sta donando, chiunque doni anche solo un euro è benvenuto. Rendiconteremo fino all’ultimo euro e daremo conto di come verrà speso” . Ma ora la priorità è la messa in sicurezza delle persone, poi “cominceremo ad attivarci per la parte di rendicontazione dei danni pubblici e privati. Siamo molto rapidi – spiega Bonaccini – ma serve tempo, vista la quantità di territorio colpita“.

Italia leader dell’economia circolare in Europa davanti alla Spagna, Francia, Germania e Polonia

Photo credits: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica

Italia leader dell’economia circolare in Europa. Anche se, nel mondo, nonostante gli allarmi sulle crisi ambientali, il tasso di circolarità sta diminuendo: in cinque anni si è passati dal 9,1% al 7,2%. In altre parole, il Pianeta ricicla e riusa di meno. Tra le prime cinque economie dell’Ue l’Italia rimane il Paese più circolare d’Europa,  seguita da Spagna, Francia, Germania e Polonia. Ma il nostro Paese arretra su alcuni indicatori chiave come il tasso di uso circolare della materia e la produttività delle risorse. Sono i dati che emergono dalla quinta edizione del Rapporto nazionale sull’Economia circolare, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea, e presentato a Roma.

Il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia è al 18,4%, resta più alto della media Ue (11,7%) nel 2021 – ultimo dato disponibile – ma eravamo al 20,6% nel 2020 e al 19,5% nel 2019. Per la produttività delle risorse siamo, assieme alla Francia, davanti alle altre principali economie europee con 3,2 euro generati per ogni kg di materiale consumato e anche nella percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti, speciali e urbani, siamo in testa con il 72%. Nella classifica complessiva della circolarità delle cinque principali economie dell’Unione Europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia) restiamo dunque leader ma nella tendenza degli ultimi cinque anni perdiamo posizioni: la Spagna ci segue a ruota e sta tenendo un ritmo di cambiamento più veloce dell’Italia. “Occorre accelerare, anche per combattere l’inflazione: se il costo delle materie prime e delle risorse aumenta, la circolarità è una risposta concreta alla crisi. Per questo è fondamentale dotarci di tutti gli strumenti utili per sviluppare pienamente l’economia circolare”, ha dichiarato Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network (CEN).

L’interesse degli italiani sul tema esiste, come ha dimostrato un’indagine, realizzata da CEN e Legacoop in collaborazione con Ipsos: negli ultimi 3 anni, infatti, quasi un italiano su 2 (il 45% degli intervistati) ha acquistato un prodotto usato e uno su 3 (il 36% del campione) un prodotto ricondizionato o rigenerato.

E proprio sull’economia circolare, ha spiegato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, nel Pnrr ci sono “un miliardo e mezzo di euro” destinati “alla realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti, anche per ridurre differenze regionali nei tassi di raccolta differenziata” e a “bonificare almeno il 90% le discariche oggetto delle procedure di infrazione Ue“. Altri “seicentomila euro saranno investiti in ‘Progetti Faro di Economia Circolare’, puntando soprattutto su settori quali i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; l’industria della carta e del cartone; il riciclaggio dei rifiuti plastici e del settore tessile“. L’obiettivo del governo è raggiungere importanti target nei tassi di riciclaggio: in particolare, almeno il 55 % per i rifiuti urbani; almeno il 65% in peso per i rifiuti di imballaggio; almeno il 25% per gli imballaggi in legno; almeno il 70% in peso degli imballaggi di metalli ferrosi; almeno il 50% degli imballaggi in alluminio; almeno il 70% degli imballaggi di vetro; almeno il 75% in peso per carta e cartone; almeno il 50% in peso degli imballaggi di plastica. “Questi progetti – ha concluso Pichetto – vanno inseriti in un sistema normativo e regolamentare nuovo, che sia informato dei principi dell’economia circolare ed a cui il Pnrr dedica tre riforme: la ‘Strategia nazionale per l’economia circolare’, il ‘Programma nazionale per la gestione dei rifiuti’ e il ‘Supporto tecnico del Governo alle autorità locali’“.

Per questo, forte delle sue best practices, l’Italia ritiene non opportuno il meccanismo uniforme del regolamento Ue sugli imballaggi: soprattutto, ha spiegato il ministro Pichetto, “il divieto di imbustamento verdure sotto 1,5 kg mette fuori legge le confezioni del banco. Ma così non alimentiamo lo spreco alimentare? Ci va equilibrio, l’analisi deve essere scevra da deformazioni eccessivamente ideologizzate e specialistiche. Perché così per evitare di riciclare plastica sprechiamo cibo“.

Sul tema delle materie prime invece, l’Italia ne importa oltre il 99% “mostrando una dipendenza dall’estero ancora più drammatica di quella europea”, come ha illustrato Roberto Morabito, direttore del Dipartimento ENEA di Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali. “Per un Paese come l’Italia – ha precisato – decisamente più povero di materie prime rispetto ai principali competitor, è ineludibile puntare sulla circolarità, dall’eco-design dei prodotti al recupero e riciclo, sfruttando le nostre miniere urbane, che sono la fonte potenziale di materie prime critiche più prontamente accessibile”.

Nel 2022 volano le rinnovabili. Pichetto: “Impegno economico senza precedenti”

Vola il settore delle rinnovabili in Italia, segnando – di fatto – un cambio di passo soprattutto sulla scia del Pnrr e dei nuovi obiettivi al 2030.  Nonostante il quadro macroeconomico ed energetico complicato, gli investimenti previsti si collocano sui 41 miliardi, con un’impennata della potenza che ha toccato la quota record di 38,9 GW, quasi triplicata rispetto ai 15 GW del 2021. Le operazioni sono 958, più del doppio di quelle rilevate nell’anno precedente. A fotografare la situazione l’Irex Annual Report 2023, lo studio di Althesys che dal 2008 monitora il settore delle rinnovabili, analizza le strategie e delinea le tendenze future.

Ma se i dati sono favorevoli, “il lavoro che abbiamo davanti” verso la transizione energetica “è enorme ed è di concerto: nessuno di noi ha la soluzione certa, si va avanti anche un po’ per approssimazione”. Per questo “bisogna costruire un puzzle tra tutti i grandi attori per dare un servizio al Paese, è la sfida enorme che abbiamo davanti”, ha ricordato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a cui sono state affidate le conclusioni dell’incontro organizzato nella sede del Gse per presentare i dati.

Nel 2022 la protagonista assoluta tra le tecnologie è stata l’agrivoltaico che con 390 iniziative, 15,8 GW e 12 miliardi arriva a una quota del 41%. Il solare che preserva l’uso agricolo dei terreni toglie il primato al fotovoltaico, che si ferma al 35% con 11,6 GW per 8,3 miliardi. L’eolico onshore vale 184 iniziative, 10,6 GW e 14,2 miliardi di euro. Emergono inoltre anche eolico offshore, 63 progetti rilevati nel 2022 e oltre 50 GW di progetti totali (ma solo uno entrato in funzione), ma soprattutto sistemi di accumulo. Questi ultimi sono la vera new entry del 2022 la cui capacità censita è stata di circa 898 MW, +91% rispetto al 2021. Complessivamente in Italia si contano circa 227 impianti di storage per 1,5 GW e 2,7 GWh, quasi tutti di taglia residenziale. La componente storica dello stoccaggio italiano è composta dai 22 impianti di pompaggio con una potenza massima di circa 7,6 GW in produzione (6,5 GW in pompaggio) e una capacità di 53 GWh, di cui l’84% dai sei impianti maggiori (quattro al Nord e due al Sud).

E se per Pichetto “il ricorso alle rinnovabili costituisce non solo una risposta alle esigenze di lotta al cambiamento climatico ma anche alle problematiche di sicurezza e indipendenza energetica nonché a quelle di tensioni sui prezzi”, resta il nodo della burocrazia e del quadro normativo fumoso.  Nonostante i decreti di semplificazione, infatti, tre pratiche su quattro sono ancora in standby: su 894 totali, ben 673 risultano ancora in corso. Per Pichetto c’è la necessità di “togliere una serie di impedimenti” burocratici “e il primo impegno del ministero è stato di intervenire sul fronte della semplificazione”.

Anche perché le risorse ci sono e non sono poche. “Abbiamo un impegno economico sul fronte delle rinnovabili – ha ricordato il ministro – che è senza precedenti e che può rappresentare la chiave di volta per dare slancio alla transizione energetica”. Oltre alle misure incentivanti già previste per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, il Pnrr stanzia ingenti risorse per la missione 2 ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’, cioè quasi 60 miliardi di euro”. Tra questi 5 miliardi per agricoltura sostenibile ed economia circolare, di cui 1 miliardo stanziato per sistemi agrivoltaici e a 24 miliardi per energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile, di cui oltre 2 miliardi per le comunità energetiche rinnovabili. E, ancora “oltre 3,6 miliardi destinati a sostenere lo sviluppo dell’idrogeno nel sistema energetico nazionale, con quasi mezzo miliardo di destinato alla filiera industriale nazionale”. Idrogeno che, ha ricordato Pichetto, “non è solo nell’ottica di rifornire camion e treni, ma che può avere funzioni molto più vaste”. L’obiettivo è comunque tracciato: la neutralità carbonica entro il 2050.

 

Ok dalla Camera alla mozione sul nucleare: l’Italia si impegna a valutarlo nel mix energetico

Via libera dall’Aula della Camera alla mozione di maggioranza sull’energia nucleare. Il testo approvato da Montecitorio impegna il Governo a “confermare l’obiettivo di zero emissioni al 2050, a partecipare attivamente, in sede europea e internazionale, a ogni opportuna iniziativa, sia di carattere scientifico che promossa da organismi di natura politica, volta ad incentivare lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari destinate alla produzione di energia per scopi civili”. Inoltre, “al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione dell’Italia”, si impegna il Governo “a valutare l’opportunità di inserire nel mix energetico nazionale anche il nucleare quale fonte alternativa e pulita per la produzione di energia”. La mozione impegna poi il Governo a “adottare iniziative volte ad includere la produzione di energia atomica di nuova generazione all’interno della politica energetica europea, riaffermando in sede europea una posizione unitaria volta a mantenere nella tassonomia degli investimenti verdi la messa in esercizio di centrali nucleari realizzate con le migliori tecnologie disponibili” e “a valutare in quali territori al di fuori dell’Italia la produzione di energia Nucleare possa soddisfare il fabbisogno nazionale di energia decarbonizzata e a valutare l’opportunità di promuovere e favorire lo sviluppo di accordi e partnership internazionali tra le società nazionali e/o partecipate pubbliche e le società che gestiscono la produzione Nucleare al fine di poter soddisfare il suddetto fabbisogno nazionale“.

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nelle parole del ministro Pichetto e della sua vice Gava, ringrazia il Parlamento per “aver dato un preciso indirizzo al Governo” e spiega che ora “valuteremo, con la massima attenzione, come inserirlo nel mix energetico nazionale dei prossimi decenni con l’obiettivo di raggiungere, anche con il contributo dell’energia Nucleare, gli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti dall’Unione Europea, sino a quello finale della neutralità climatica del 2050”. Festeggia anche il ministro delle Infrastrutture Salvini, visto che “in un momento che richiede buonsenso nella transizione ambientale verso fonti alternative di produzione energetica, l’Italia non può più permettersi di essere fermata dai no pregiudiziali. Fondamentale pensare a percorsi rapidi per dire di sì al nucleare di ultima generazione, pulito e sostenibile“. 

Di parere del tutto contrario l’Alleanza Verdi e Sinistra. Con Angelo Bonelli che parla di una “grande operazione di disinformazione, che vuole fermare gli investimenti per fermare la transizione ecologica, investimenti che possono generare lavoro e rilancio dell’economia”, precisando che il nucleare “è l’energia più costosa, considerando i costi necessari a realizzare gli impianti che sono tutti a carico della finanza pubblica. In Europa il prezzo è intorno ai 120 euro a MWh, e si manterrà a questi livelli anche nel 2050 mentre il solare si collocherà nei prossimi anni, secondo l’agenzia internazionale dell’energia, ad un costo intorno ai 15 euro Mwh e l’eolico offshore sui 25 Mwh”. Insieme a Fratoianni, poi, punta il dito contro Italia Viva e Azione, che hanno “votato insieme alla destra per il ritorno del Nucleare in Italia”. “Il piano Nucleare da 40 GW di Calenda costa 400 mld di € finanziato con i soldi pubblici , dove si prenderanno le risorse economiche? Come sempre dalle bollette di famiglie e imprese. Il terzo Polo oggi, votando con la destra, conferma le parole della Premier Meloni, che aveva già individuato in Calenda un suo possibile alleato, insieme per difendere le lobby energetiche, come accaduto con la vicenda degli extraprofitti”, concludono.

Via a prima fase test per rigassificatore Piombino. Pichetto: “Grande servizio per il Paese”

Quasi trecento metri ‘blu Tirreno’, per non rovinare il paesaggio, proprio come ha chiesto la soprintendenza delle belle arti. Golar Tundra, il rigassificatore di Piombino, ormeggia accanto alla nave metaniera greca Maran Gas Kalymnos sulla banchina Est della darsena Nord del porto. La metaniera è arrivata nella notte tra il 4 e il 5 maggio per il primo carico da 170mila metri cubi di gas naturale liquefatto da Damietta, in Egitto. Con questo carico, inizia oggi la prima fase di test del rigassificatore, che sarà operativo a fine maggio.

“Un grande servizio per il paese, come lo sarà la gemella che entrerà in funzione nel 2024 nel mare adriatico”, scandisce il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, arrivato a Piombino per l’avvio dei test. L’Autorizzazione integrata ambientale è già stata firmata e per il territorio, assicura, ci sarà il giusto riconoscimento, considerando che la nave resterà nel porto per tre anni. “Il governo mantiene tutti gli impegni assunti e negli impegni c’è il ripartire con la industrializzazione previa bonifica dell’area. È una grande area che deve avere un nuovo futuro”, afferma. Il nuovo sito per la Golar Tundra, dopo i 3 anni di Piombino, sarà comunicato entro il 26 giugno e, ribadisce Snam, sarà fuori dalla Toscana.

Con Pichetto, anche il Commissario straordinario per il rigassificatore e Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. “Siamo veramente contenti per come si è sviluppato tutto l’iter e ora il processo concreto di realizzazione di tutte le infrastrutture”, afferma Giani arrivando al porto. “Mi fanno veramente felice – dice – perché l’Italia avrà 5 miliardi di metri cubi in più all’anno. È un servizio che Piombino e la Toscana rendono al Paese, le cose sono andate esattamente come le avevamo programmate. Ora è il momento in cui si deve parlare, e lo faremo col ministro, delle compensazioni”.

La Maran Gas Kalymnos è entrata in porto con il supporto di 4 rimorchiatori e una manovra di circa due ore. Ma non ha impattato sul traffico del porto, assicura Snam, così come non impatteranno le altre metaniere che arriveranno per rifornire il rigassificatore, perché tutto avviene di notte, quando il traffico dei traghetti è ormai terminato. “L’arrivo del primo carico di gas ci consentirà di eseguire la fase di test e messa a punto dell’impianto e rappresenta un’altra tappa importante per dotare il Paese di un’infrastruttura fondamentale alla sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti”, spiega l’ad Stefano Venier. Riprova ne è il fatto che, rivela, “l’86% della capacità di ingresso già è stata venduta per 20 anni a più operatori, e nei prossimi tre anni la totalità”.

Il percorso è stato avviato 11 mesi fa, con l’acquisto della Golar Tundra, e da sei mesi Snam è al lavoro con 450 persone nei cantieri sulla terraferma e in banchina, impiegando 150 tra sub-contrattisti e fornitori, circa la metà toscani. “Un progetto complesso, innovativo ma non insolito – rivendica l’ad – per una realtà come Snam che da 80 anni garantisce le infrastrutture energetiche del Paese”.

Le operazioni di trasbordo del primo cargo di Gnl sono state effettuate da Eni, che ha acquisito capacità di rigassificazione a Piombino nell’ambito della strategia di diversificazione delle forniture di Gnl verso l’Italia attraverso il gas di propria produzione internazionale, facendo leva sulle relazioni con i Paesi produttori in cui opera, aumentando i volumi di gas disponibili da Algeria, Libia e Italia e incrementando i carichi di Gnl da Egitto, Congo, Qatar, Angola, Nigeria, Indonesia e Mozambico.

Primo carico di Gnl a Piombino: al via il test sul rigassificatore. Ma per comitati è allarme sicurezza

E’ sempre più vicino l’avvio delle attività della Golar Tundra, arrivata a Piombino tra il 19 e il 20 marzo, che avrà il compito di trasformare il gas naturale liquido proveniente dall’Algeria, per poi immetterlo nelle pipeline che lo porteranno ai punti di stoccaggio e, da lì, nelle case degli italiani. Dopo l’arrivo di Kalymnos, la prima metaniera che avrà il compito di rifornire la nave rigassificatrice di Snam, si aprirà ufficialmente la fase di test. A fare gli onori di casa venerdì mattina ci saranno il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e il governatore della Toscana, Eugenio Giani.

La Golar Tundra, costata 350 milioni di dollari (circa 330 milioni di euro) può operare sia come metaniera per il trasporto del gas naturale liquefatto, sia come Fsru. La nave, costruita nel 2015, ha una capacità di stoccaggio di circa 170mila metri cubi di gas naturale liquefatto e una capacità di rigassificazione continua di 5 miliardi di metri cubi l’anno.

I diversi comitati di cittadini che da sempre si oppongono al progetto, sono sul piede di guerra e denunciano “condizioni tuttora di incertezza assoluta riguardante la sicurezza”. “Il gas arriverà – scrivono in una nota – e si comincerà a lavorarci per fare delle prove, come se le prove stesse non fossero potenzialmente pericolose. Senza neanche un piano di evacuazione, salvaguardati da 5 vigili del fuoco”. Chiedono, quindi, di attendere “come minimo le risposte e i chiarimenti” del Comitato tecnico regionale in merito al rapporto definitivo di sicurezza. Il Comitato salute pubblica Piombino si rivolge direttamente al ministro Pichetto: “perché viene a Piombino? Forse per Lei e per il Suo Governo è motivo di orgoglio essere riusciti a installare un impianto a rischio di incidente rilevante, in un arco temporale così breve?”.

Una richiesta condivisa anche da Alleanza Verdi Sinistra. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni ha presentato un’interrogazione parlamentare al governo, nella quale si chiede “uno stop cautelativo della fase di collaudo della nave rigassificatrice posizionata all’interno del porto della città di Piombino, in attesa di verificare che tutte le condizioni di sicurezza, con mezzi e personale adeguato, siano verificate dalle autorità nazionali e locali di prevenzione della sicurezza”.

Lo scorso 27 aprile si è svolta la conferenza dei servizi per la concessione dell’autorizzazione all’esercizio del rigassificatore e il Comune di Piombino ha confermato il proprio parere negativo. “Abbiamo ribadito e confermato la posizione di contrarietà del Comune a questo progetto, la cui sicurezza è dubbia ogni giorno di piùha detto Francesco Ferrari, sindaco di Piombino Così come molto dubbio è il percorso amministrativo che va dritto, purtroppo, verso l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto”.

Mase al lavoro su nuovo Pniec: rete con altri ministeri per consegna il 30/6

La versione aggiornata Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, andrà consegnata all’Unione europea entro il 30 giugno. Si tratta dello strumento con cui gli Stati dell’Unione europea identificano politiche e misure per il raggiungimento degli obiettivi energia e clima al 2030, un quadro di misure di attuazione nazionale degli impegni europei di riduzione delle emissioni, presi nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Gli altri Paesi europei ci stanno lavorando da tempo, noi abbiamo appena iniziato“, ha confessato il mese scorso Federico Boschi, capo del Dipartimento Energia presso il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) nel corso di un convegno organizzato dal think tank Ecco. La responsabilità sarebbe del governo e dei ministri precedenti, che non avrebbero messo tra le priorità la riscrittura del Piano, fermo al 2018. Dopo aver recepito eventuali aggiustamenti suggeriti da Bruxelles, il testo dovrà essere approvato entro fine anno.

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica fa sapere a GEA che non ci saranno ritardi. Sulla base degli indirizzi forniti dal ministro Gilberto Pichetto, il documento, viene spiegato, “seguirà tempi e modalità al fine di fornire i nuovi scenari previsti entro il 30 giugno. Il gruppo di lavoro Mase sta già elaborando i testi in accordo anche con gli altri ministeri interessati“.

La versione del Pniec del 2018 non è mai entrata in vigore, ma è totalmente superata. Intanto perché non tiene conto dell’inserimento della tutela dell’ambiente in Costituzione, avvenuta lo scorso anno. Poi non tiene conto della modifica degli obiettivi di taglio alle emissioni da parte dell’Ue: parla di un taglio di emissioni di gas a effetto serra del 40% al 2030, obiettivo poi salito al 55%.

Il Pniec definirà la strategia energetica italiana dell’Italia verso il 2030. L’ultimo documento rilevava come le emissioni di gas a effetto serra (GHG) da usi energetici rappresentassero l’81% del totale nazionale pari, nel 2016, a circa 428 milioni di tonnellate di CO2 equivalente [Mt CO2eq] (inventario nazionale delle emissioni di gas a effetto serra, escluso il saldo emissioni/assorbimenti forestali). La restante quota di emissioni deriva da fonti non energetiche, essenzialmente connesse a processi industriali, gas fluorurati, agricoltura e rifiuti. Da allora, però, la quota di rinnovabili nel mix è aumentata ed è destinata ad aumentare. Mentre al momento i 2/3 di energia in Italia sono prodotti da fonti fossili e 1/3 da rinnovabili, nelle intenzioni del ministro, il rapporto è destinato a invertirsi nel 2030 per arrivare all’azzeramento di emissioni nel 2050.

plastica

Dal Mase ok a 75 progetti faro per impianti di riciclo della plastica

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica finanzia con 115 milioni di euro 75 nuovi progetti per realizzare impianti di riciclo dei rifiuti plastici, compresi quelli recuperati in mare.

Il Dipartimento Sviluppo Sostenibile del Ministero approva il decreto di concessione dei contributi ai progetti ‘faro’ di Economia Circolare per il riciclo della plastica, specifica linea di intervento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’investimento del Pnrr ci dà la possibilità di far crescere nel Paese una filiera dell’innovazione sul dirimente problema della gestione dei rifiuti plastici“, spiega il ministro Gilberto Pichetto.

Solo il 16 aprile scorso, a Sapporo, in Giappone, i ministri dell’ambiente e del clima del G7 hanno annunciato di voler porre fine al nuovo inquinamento da plastica nei loro paesi entro il 2040. Un obiettivo che potrà essere raggiunto grazie all‘economia circolare e alla riduzione o all’abbandono delle plastiche usa e getta e non riciclabili.

L’impegno preso è stato molto chiaro – precisa il titolare del Mase – e l’Italia vuole essere ancora una volta, come in altri settori del riciclo, riferimento virtuoso per l’affermazione dell’economia circolare”.

Il provvedimento, trasmesso alla Corte dei Conti per la registrazione, estende la platea dei beneficiari già individuati dal precedente decreto grazie alla rimodulazione delle risorse non utilizzate per altre linee.

L’investimento per i progetti faro mira a realizzare progetti altamente innovativi per il trattamento e il riciclo dei rifiuti provenienti dalle filiere strategiche individuate nel Piano d’Azione per l’Economia Circolare varato dall’Ue: Raee (inclusi pannelli fotovoltaici e pale eoliche), carta e cartone, plastiche, tessili. Per i rifiuti plastici, il finanziamento ai beneficiari consentirà la realizzazione di nuovi impianti di riciclo meccanico, chimico e i ‘plastic hubs’, anche per recuperare il cosiddetto ‘marine litter’.

Si celebra la Giornata mondiale della Terra. Pichetto: “Il mondo ha consumato troppo”

Nell’ultimo secolo, “il mondo ha consumato troppo“. In occasione della Giornata mondiale della Terra, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, chiede impegno per il Pianeta.

Crisi climatica, smog, marine litter, consumo di suolo, malagestione dei rifiuti sono tra le principali minacce per il Pianeta e la biodiversità, denuncia Legambiente. Dalla crisi climatica che ha accelerato la sua corsa e che solo in Italia nel 2022 ha visto un aumento del 55% degli eventi estremi rispetto al 2021, causando danni e vittime, per passare al cronico problema dell’inquinamento atmosferico che non risparmia le città italiane all’eccessivo consumo di suolo, solo per citarne alcuni. Di fronte a questo quadro, il Cigno verde ribadisce che non c’è più tempo da perdere: “E’ ora il tempo del coraggio e delle azioni“. Per l’associazione sono cinque le aree di intervento su cui il Paese dovrebbe lavorare sempre di più anche per dare concretezza alla transizione energetica ed ecologica: rinnovabili, adattamento alla crisi climatica, consumo di suolo, mobilità sostenibile ed economia circolare. L’Italia “deve diventare un hub delle rinnovabili e non del gas, velocizzando gli iter di autorizzazione degli impianti, a partire da quelli fotovoltaici ed eolici“, afferma l’associazione. Deve approvare una legge contro il consumo di suolo, che il Paese aspetta da 11 anni, e nuove norme per abbattere più velocemente gli edifici abusivi; incentivare la mobilità sostenibile, intermodale e a emissioni zero; promuovere l’economia circolare, costruendo gli impianti industriali di riciclo e garantendo un approccio “sostenibile e circolare” per tutti i settori, a partire dal comparto idrico.

L’ultimo report dell’Ipcc ricorda che occorre dimezzare le attuali emissioni climalteranti nei prossimi otto anni per poter contenere li surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C. “Per poter far ciò serve mettere in campo in tutti i paesi, a partire dall’Italia, politiche coraggiose e lungimiranti a partire dallo stop ai sussidi alle fonti fossili, puntando in primis su efficienza energetica, rinnovabili, autoproduzione, accumuli e sviluppo delle reti“, scandisce il presidente Stefano Ciafani. “Allo stesso tempo bisogna, però – osserva –, replicare anche quelle esperienze virtuose che arrivano dai territori e che ci raccontano l’altra faccia dell’Italia, quella che coniuga sostenibilità ambientale, innovazione, tutela e valorizzazione, consapevoli che il futuro del Pianeta passa anche da qui, da come noi intendiamo investire sul futuro della nostra Terra”.

Sulla stessa linea il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, che tramite GEA rivolge un appello alla premier Giorgia Meloni: “Si fermi, cambi. Non si faccia dare la linea dall’Eni, che vuole costruire un futuro basato sugli idrocarburi, vuole l’Italia hub del gas per vendere il gas all’estero, questa sarà la rovina del nostro Paese. Ma la rovina del nostro Paese – ricorda – è data anche dalla dipendenza dalle fonti fossili. Puntiamo sulle rinnovabili, non facciamo più la guerra all’Europa sull’auto elettrica e sul risparmio energetico. Bisogna essere amici del clima se vogliamo dare un futuro alle generazioni che verranno“.

Decreto Agrivoltaico: 1 GW di impianti avanzati entro giugno 2026

La missione è installare almeno 1,04 GW di impianti agrivoltaici entro il 30 giugno 2026. Con questo obiettivo, previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, approva una proposta di decreto e trasmette il testo alla Commissione europea, dalla quale si dovrà attendere il via libera per l’effettiva entrata in vigore.

L’autonomia energetica si costruisce anche puntando sulla “vocazione agricola di una grande parte del nostro Paese“, spiega Pichetto. La sfida, scandisce, è “far coesistere nei campi l’eccellenza agricola con soluzioni nuove per generare energia pulita, aprendo opportunità di crescita del settore nel segno della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente“. Dopo il provvedimento sulle Comunità Energetiche, questo è un altro passo per “cambiare dal territorio il paradigma energetico del nostro Paese e guardare al futuro”, afferma.

L’agrivoltaico combina le colture con i pannelli fotovoltaici, installati a un’altezza tale da consentire il passaggio delle macchine agricole. La sfida è quella di generare colture ed energia nello stesso momento e senza conflitti.

Il decreto del Mase prevede, nel dettaglio, il riconoscimento di un incentivo composto da un contributo in conto capitale per, al massimo, il 40% dei costi ammissibili e una tariffa incentivante sulla quota di energia prodotta e immessa in rete. A essere sostenute saranno in particolare soluzioni costruttive “innovative”, fa sapere il ministero, prevalentemente a struttura verticale e con moduli ad alta efficienza. Il Pnrr attribuisce a questo investimento risorse pari a quasi un miliardo e cento milioni di euro e l’intera misura sarà gestita da Gse.

Gli imprenditori agricoli avranno accesso a due distinti contingenti di potenza: un primo contingente da 300 MW destinato al solo comparto agricolo per impianti di potenza fino a 1 MW e un secondo aperto invece anche alle associazioni temporanee di imprese composte da almeno un soggetto del comparto agricolo per impianti di qualsiasi potenza. Fondamentale sarà il sistema di monitoraggio: è previsto che queste installazioni garantiscano la continuità dell’attività agricola e pastorale sottostante l’impianto per tutto il periodo di vita utile degli impianti e che siano monitorati il microclima, il risparmio idrico, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per i diversi tipi di colture.

La proposta di decreto coniuga due esigenze primarie per l’Italia, osserva il vicepresidente della commissione Ambiente della Camera, Francesco Battistoni: “Sviluppare nuova energia green da un lato e rendere, dall’altro, sempre più sostenibile la nostra agricoltura”. L’autonomia energetica è fra le priorità del governo, conferma: “Trovare soluzioni di sviluppo sostenibile che tutelino l’ambiente prevedendo anche una crescita del settore agroalimentare in chiave green e di risparmio energetico è un provvedimento di visione e di programma che guarda al futuro dell’Italia e alla salvaguardia delle economie territoriali, con un’attenzione specifica verso le produzioni agricole e verso gli allevamenti italiani che sono fra i comparti produttivi più importanti del nostro sistema Paese”, conclude.