Stellantis

Stellantis, tre nomi per il dopo Tavares. Ma il titolo crolla in Borsa

Dopo una domenica sera concitata, con le dimissioni improvvise e con effetto immediato del ceo di Stellantis Carlos Tavares, il lunedì del Gruppo si apre in maniera peggiore rispetto alle attese. L’addio dell’amministratore delegato avrebbe potuto spingere il titolo in Borsa, ma la scelta di rimandare a metà del 2025 la decisione sulla sua successione crea instabilità sui mercati. Tanto che, in apertura a Milano, il titolo non fa prezzo, per poi toccare punte negative di oltre -8% durante la giornata e chiudere a – 6,30%. L’azienda però assicura: “Il processo di nomina del nuovo Amministratore Delegato è in fase avanzata, gestito da un Comitato Speciale del Consiglio di Amministrazione, e si concluderà entro la prima metà del 2025”. In attesa della conclusione del processo per la selezione del nuovo ceo, il Comitato esecutivo ad interim sarà responsabile della direzione e della supervisione della Società per conto del Consiglio di amministrazione e sarà presieduto da John Elkann. Richard Palmer è stato nominato Special Advisor del Presidente e parteciperà al CEI come consulente per il gruppo dirigente. Il Comitato è composto da Xavier Chéreau, Ned Curic, Arnaud Deboeuf, Antonio Filosa, Béatrice Foucher, Jean-Philippe Imparato, Douglas Ostermann, Philippe de Rovira. A supporto dell’Iec e alle dirette dipendenze del Presidente ci saranno i vicepresidenti esecutivi Bertrand Blaise, Olivier Bourges, Giorgio Fossati, Santo Ficili, Olivier Francois, Clara Ingen-Housz.

Una giornata nera, insomma, considerando anche che il totonomi per il post Tavares non trova, al momento, alcun riscontro. Tre sono le candidature che circolano insistentemente in queste ore, ma per la verità sono le stesse che si facevano già prima, quando si pensava che il portoghese sarebbe rimasto in carica fino a fine mandato, l’inizio del 2026. Due sono manager già interni al Gruppo: Olivier Francois, attualmente già ceo di Fiat e global chief marketing officer di Stellantis, e Jean-Philippe Imparato, amministratore delegato di Alfa Romeo. Entrambi, però, potrebbero svolgere il ruolo solo ad interim, in attesa dell’arrivo di Luca De Meo. Uomo di Marchionne, attualmente in Renault e presidente di Acea, potrebbe rientrare in Stellantis e prendere le redini del colosso franco-italiano proprio dalle mani di quel Tavares con cui si è più volte scontrato rispetto alla possibilità di posticipare le regole sullo stop alle auto a motore endotermico.

Intanto, però, mentre internamente fervono i lavori sulla successione e per capire come affrontare le sfide del 2025, con la spada di Damocle delle multe CAFE dell’Ue che fissano una soglia media di emissioni di CO2 per tutti i veicoli venduti, l’Italia torna a chiedere conto a Stellantis delle sue politiche industriali. L’addio di Tavares è la classica goccia che fa traboccare il vaso e che, incredibilmente, mette dalla stessa parte della barricata sindacati, maggioranza e opposizione. Tutti compatti nel chiedere che ora, dopo la gestione del portoghese, sia il presidente John Elkann a riferire in Parlamento. Tanto che il presidente della Commissione Attività produttive della Camera, Alberto Gusmeroli, ha già inviato una lettera di richiesta di audizione: “Credo che sia assolutamente necessaria – ha sottolineato – e credo che la richiesta possa essere accettata visto il cambiamento nel Consiglio di amministrazione di Stellantis. È un momento difficile per l’automotive”.

Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “si apre una nuova fase, ci auguriamo che l’Italia torni centrale nel piano industriale di Stellantis, nella piena consapevolezza di quanto importante sia la forza del Made in Italy”. E, per sottolineare questo nuovo corso, subito, nel corso della visita di Stato in India a Nuova Delhi, sente telefonicamente Elkann. Rimane confermato, secondo fonti, il tavolo Stellantis, convocato per il prossimo 17 dicembre al Mimit, con l’intenzione di chiudere in modo positivo così come da mandato parlamentare, con un ‘Piano Italia’ che riaffermi la centralità del nostro Paese nei progetti di sviluppo di Stellantis. Al tavolo il Gruppo automobilistico sarà rappresentato da Jean Philippe Imparato, responsabile Europa, che ha avuto dal presidente, nonché guida del comitato esecutivo, il mandato di chiudere in modo positivo le interlocuzioni.

Intanto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, da Lecce chiede “che la presidenza del Consiglio convochi il gruppo dirigente di Stellantis e i sindacati per fare una discussione che riguarda quali politiche industriali e quali investimenti si fanno nel nostro Paese”. Anche perché gli occhi rimangono tutti puntati sulla buonuscita che riceverà Tavares. Anche qui, nessuna conferma ufficiale, ma si parla di 100 milioni di euro. Cosa che, se confermata, secondo Landini sarebbe “uno schiaffo in faccia ai lavoratori”. Ma, per il momento, sulla eventuale cifra bocche cucite.

Stellantis

Tavares dà l’addio a Stellantis: nuovo ceo entro metà 2025. Appello bipartisan: “Elkann in Parlamento”

L’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, ha rassegnato le sue dimissioni con effetto immediato, accettate dal Consiglio di Amministrazione, riunitosi domenica sotto la presidenza di John Elkann. Ad annunciarlo è il Gruppo stesso, spiegando che il processo per la nomina di un nuovo ceo permanente è già in corso, gestito da un Comitato Speciale del Consiglio, e si concluderà entro la prima metà del 2025. Nel frattempo, sarà istituito un nuovo Comitato Esecutivo presieduto da John Elkann. Stellantis conferma la guidance presentata alla comunità finanziaria il 31 ottobre 2024 in relazione ai risultati dell’intero anno 2024.

La notizia arriva domenica sera con una nota nella quale il Senior Independent Director di Stellantis, Henri de Castries, parla di “vedute differenti” emerse nelle ultime settimane. Mentre il presidente John Elkann esprime la sua gratitudine a Tavares per “il suo impegno costante in questi anni e per il ruolo che ha svolto nella creazione di Stellantis, in aggiunta ai precedenti rilanci di PSA e di Opel, dando avvio al nostro percorso per diventare un leader globale nel settore”. L’addio di Tavares era comunque previsto a fine 2025, ma è stato anticipato di oltre un anno.

E, per una volta, la reazione è unanime. Dai sindacati a tutto l’arco politico, si festeggia l’addio di Tavares ma si chiede che ora il presidente Elkann si presenti immediatamente in Parlamento. I sindacati chiedono un cambio di passo e Rocco Palombella, segretario generale Uilm, fa appello all’arrivo di un nuovo management “che dia discontinuità rispetto al passato sugli impegni occupazionali, produttivi e industriali“. Stessa posizione per la Fiom che vuole “un piano industriale e occupazionale subito“. Dal mondo della politica il primo a commentare è il leader di Azione, Carlo Calenda, che spiega come “non rimpiangeremo Tavares”, ma ritiene ora “ancora più urgente riconvocare John Elkann in Parlamento”. La stessa posizione la esprimono Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, così come Antonio Misiani del Pd. Ma anche Giuseppe Conte del M5S e Tommaso Foti di Fdi pretendono una convocazione immediata del presidente del Gruppo.

Urso: Stop ecobonus, fondo auto in Manovra a 400 mln. Stellantis: Lotteremo per leadership

Stop a ecobonus e fondo automotive in Manovra aumentato da 200 a 400 milioni. Adolfo Urso porta sul tavolo Stellantis al ministero delle Imprese e del Made in Italy la posizione del governo e i piani futuri per il settore. Ma anche l’impegno in Europa, dove comunica che Roma cercherà di scongiurare la “follia delle euromulte“, che scatteranno dal 1 gennaio prossimo e che si tradurranno in sanzioni sulle case automobilistiche dai 15 ai 17 miliardi di euro.

Nel complesso, fa sapere il ministro, al comparto auto in Italia saranno destinati 1,64 miliardi per il 2025-26. Ma la convocazione di Stellantis a Palazzo Chigi non ci sarà ancora. Almeno finché non si avranno le condizioni per arrivare a un accordo di “alto profilo“. Per il momento, il prossimo tavolo è convocato al Mimit il 16 dicembre. “L’industria automobilistica europea è al collasso“, ammette Urso, che cita il report sulla competitività di Mario Draghi chiedendo di fare squadra per “intervenire subito, subito, subito“. Pensa agli annunci fatti in questi mesi da Volkswagen, che prevede la chiusura di 3 stabilimenti in Germania, di Audi, che dismetterà le attività in Belgio e di importanti aziende della componentistica europea che cesseranno le proprie attività, con il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti. “È il momento delle scelte – insiste -, altrimenti nei prossimi mesi, senza un cambio di rotta in Europa, dopo gli agricoltori anche gli operai bloccheranno le capitali europee e imporranno un cambio di rotta“.

Stellantis, dal canto suo, garantisce che non intende chiudere gli stabilimenti in Italia né fare licenziamenti collettivi. Ribadisce che il Piano per l’Italia c’è. Che a Melfi arriveranno cinque modelli (nel 2025 uscirà nel primo trimestre la prima Ds e, nel terzo, la nuova Jeep Compass elettrica. Nel 2026 arriverà nel primo trimestre la seconda vettura Ds, nel secondo la Jeep Compass Ibrida e nel terzo la nuova Lancia Gamma). Che, per lo stabilimento di Atessa di Pro One, la divisione dei veicoli commerciali del gruppo, ci saranno novità nel 2030, nonostante l’impianto abbia appena rinnovato interamente la gamma dei van. “Lo stabilimento storico in cui si producono i furgoni di grandi dimensioni del gruppo e il più grande impianto europeo di veicoli commerciali leggeri continua a essere centrale per Stellantis”, assicura Giuseppe Manca, responsabile Risorse Umane. “Lotteremo per difendere la nostra leadership“, aggiunge Daniela Poggio, vicepresidente Communication & Public Affairs Italia, ricordando che Fiat, primo marchio all’interno del Gruppo, è “leader in Brasile, Turchia, Algeria, e in Italia”. Ma la transizione verso l’elettrificazione è stata indicata dalle istituzioni europee: “La politica fa le leggi, noi le rispettiamo“, commenta Poggio, precisando che la riconversione comporta un maggiore costo dei veicoli elettrici del 40%, e che la concorrenza cinese ha il 30% di vantaggio sulla competitività dei costi. “Modificare la regolamentazione in corsa non è una buona idea perché il mondo non tornerà indietro sulla elettrificazione e l’Italia è un Paese esportatore“, avverte.

Ai sindacati però tutto questo non basta. Chiedono di spostare immediatamente il confronto a Palazzo Chigi, “oppure ci autoconvocheremo“, minaccia Fiom. “Oggi al Mimit non c’è stato nessun passo in avanti né da parte del Governo, né da parte dell’azienda“, osservano Samuele Lodi, segretario nazionale, e Maurizio Oreggia, coordinatore nazionale automotive, al termine del confronto fiume, durato oltre cinque ore. Il rischio, mettono in guardia, è quello di un “contro effetto domino“: “Stanno tutti fermi ad aspettare gli impegni degli altri; ma si avranno effetti negativi, in particolare sulle lavoratrici e sui lavoratori di Stellantis e delle aziende della componentistica, se non si interviene nel breve periodo“, affermano, considerando i 200 milioni di euro ripristinati in manovra per il 2025 come “del tutto insufficienti“.

Bisogna “alzare il livello di interlocuzione“, fa eco Ferdinando Uliano, segretario di Fim, perché il piano industriale presentato da Stellantis “lo conoscevamo già“. Serve, afferma, “una spinta in più“, cioè il tavolo alla presidenza del Consiglio, e un “intervento forte di potenziamento delle risorse a disposizione in Europa”. Fim chiede quindi una “partita europea a tutto campo, perché quello che sta succedendo in Germania dimostra che da soli non andiamo da nessuna parte“.

Il tavolo auto aperto da oltre un anno al Mimit si è dimostrato “non solo inefficace, ma addirittura controproducente” per Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto. L’aggiornamento al 16 dicembre al ministero, chiosa, “rischia di rappresentare una ennesima pericolosa dilazione, né si può pensare di coinvolgere Palazzo Chigi solo in caso di esito positivo di una discussione che invece sembra in procinto di naufragare”. La richiesta è di intraprendere con il governo un “confronto effettivo” e di ripristinare nella sua interezza il fondo automotive. A Stellantis la richiesta è di ottenere lanci di vetture non esclusivamente elettriche, la conferma degli investimenti a Termoli, l’assegnazione della vettura small a Pomigliano e garanzie su tutti gli stabilimenti italiani, con specifici contratti di sviluppo e la valorizzazione del proficuo lavoro svolto con alcune delle Regioni interessate. Così come misure straordinarie per supportare la filiera dell’indotto “ridotta allo stremo“. “Dobbiamo unire le forze per contrastare quel processo di deindustrializzazione dell’Italia e della Europa – scandisce Ficco -, che è partito proprio dall’automotive”.

JOHN ELKANN

Il ‘no’ di Elkann fa infuriare il Parlamento. Meloni: “Mancanza di rispetto”. Tavolo Stellantis al Mimit il 14 novembre

Il Parlamento non ci sta. Poche ore dopo il rifiuto del presidente di Stellantis, John Elkann, di presentarsi davanti alla commissione della Camera, adducendo come motivazione il fatto di non avere “nulla da aggiungere rispetto a quanto già illustrato dall’amministratore delegato” lo scorso 11 ottobre, tutto l’arco politico insorge. A partire dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che a ‘Porta a Porta’ sottolinea come “John Elkann non ha detto solo di no, ha detto ‘No perché aspetto il tavolo del governo’. Temo che a Elkann sfuggano i fondamentali della Repubblica italiana, una non esclude l’altra, noi siamo una Repubblica parlamentare e questa mancanza di rispetto per il Parlamento me la sarei evitata. Noi abbiamo fatto diversi tavoli con Stellantis, ma non hanno portato agli accordi di sviluppo”. E aggiunge: “Quando il governo mette dei soldi, sono soldi degli italiani, che si possono spendere se questi ultimi ne traggono beneficio. Il 70% delle risorse per gli incentivi sono servite a comprare auto non prodotte in Italia, anche questa è una riflessione da fare, fermo restando che dovrebbe andare ad ascoltare quello che il Parlamento ha da chiedergli“.

Una “vergognosa offesa alle istituzioni”, la definisce la Lega, sottolineando come la presenza di Elkann “è un obbligo, non solo morale, per rendere conto al Paese di una gestione scellerata nonostante gli enormi contributi pubblici”. Sempre dalla maggioranza, per Tommaso Foti di Fratelli d’Italia è “gravissimo” e “sconcertante” che il presidente di Stellantis non riferisca in Parlamento. E i toni non cambiano spostandosi dalla parte dell’opposizione, con la segretaria Pd Elly Schlein che sottolinea come “occorre stigmatizzare l’atteggiamento” di Elkann e il leader di Azione Carlo Calenda che lo definisce addirittura un “grave sgarbo istituzionale”. “Inaccettabile” il modo di rivolgersi al Parlamento per Nicola Fratoianni di Avs, un “atto di arroganza e di offesa a un’istituzione democratica” per il collega Angelo Bonelli. E va ancora oltre il leader dei Pentastellati, Giuseppe Conte, che non percepisce “nessuna reale strategia imprenditoriale, nessun piano industriale concreto, nessun rispetto degli impegni presi” e vede all’orizzonte “un declino ormai irreversibile del settore automotive“.

A poco quindi, sembrerebbe, servirà la lettera con cui il deputato della Lega Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera, rinnova a Elkann la richiesta di audizione davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato: “Reputo la sua presenza ancora più necessaria, alla luce anche della disponibilità a un ‘dialogo franco e rispettoso’ da lei rappresentata” e “considerato il delicato periodo storico che stiamo vivendo“, spiega Gusmeroli. La replica di Elkann arriva con una telefonata pomeridiana con il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, al quale ribadisce il rispetto del Parlamento spiegando che “la risposta al presidente della commissione attività produttive Gusmeroli nasce dall’osservanza della decisione della Camera di impegnare il Governo – attraverso le mozioni approvate dall’Aula – a identificare politiche industriali in linea con l’evoluzione del settore automotive” e “l’apertura al dialogo con tutte le Istituzioni, come da sempre il gruppo fa in tutti i paesi in cui è presente, Italia in primis”. Il presidente di Stellantis però ci tiene anche a mettere i puntini sulle i e spiega che “in questi anni non c’è stato nessun disimpegno in Italia; c’è stato solo un grande sforzo per orientare la nostra attività verso il futuro con prodotti competitivi e innovativi”. Anzi, sottolinea a Fontana, negli ultimi decenni “gli stipendi, gli oneri fiscali e previdenziali versati, la bilancia commerciale, gli investimenti fatti e le competenze cha abbiamo formato, hanno superato di gran lunga i contributi ricevuti in Italia. E lo rivendichiamo con orgoglio, essendo la più importante realtà industriale che opera in Italia. Stellantis da quando è nata (2021) ha investito in Italia 2 miliardi di euro all’anno”.

Di sicuro il dialogo, anche nelle intenzioni del presidente di Stellantis, proseguirà al tavolo di confronto istituito presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato per giovedì 14 novembre a Palazzo Piacentini. Invitati a partecipare i rappresentanti dell’azienda, delle Regioni sede di stabilimenti produttivi, delle organizzazioni sindacali e dell’Anfia.

Una soluzione che non soddisfa completamente i sindacati che auspicano, a partire dal segretario della Cgil Maurizio Landini, una convocazione dell’azienda direttamente a Palazzo Chigi. “La Fiat non c’è più da anni. E anche davanti alla nuova società, non comanda più la famiglia Agnelli. Dove sono stati tutti in questi anni? Noi diciamo che è il momento di prenderla sul serio questa discussione”, spiega Landini. Insiste per spostare il tavolo a Chigi anche il segretario della Uilm Gianluca Ficco “per mettere fine alle sterili polemiche e per provare davvero a salvare il settore automotive”. Sulla stessa linea Michele De Palma della Fiom, che chiede anche di avviare una discussione su “un pacchetto straordinario di interventi“, e Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl, per cui “è importante mettere una dotazione specifica sugli ammortizzatori sociali perché stanno finendo in tutti gli stabilimenti Stellantis tranne due nel 2025”. Per il momento, intanto, il confronto è in stand by fino al 14 novembre.

Urso: Nuovo tavolo Stellantis. Orsini: Impensabile aspettare modifiche Green Deal

Il confronto tra il governo e Stellantis non si ferma. Adolfo Urso, convoca un nuovo tavolo con l’azienda: “Ci vogliamo confrontare con la nostra multinazionale“, spiega, assicurando che farà capire al gruppo che “deve restare in Italia, perché l’ecosistema che c’è qui non c’è da nessun’altra parte nel mondo“.

Il ministro si dice soddisfatto dell’unità d’intenti che si è trovata in Parlamento, in occasione dell’audizione dell’ad Carlos Tavares: “Cancelliamo il passato, è nata unità nel Parlamento nelle condizioni da porre a Stellantis. Questa unità va mantenuta e crediamo sia un bene prezioso del Paese”, scandisce.

Urso parla dal palco dell’assemblea generale di Assolombarda. Spiega che da due anni tutta la politica industriale messa in campo è stata “assertiva” e che l’Italia in Europa ha guidato la battaglia contro l’Euro 7 (“sarebbe stata una tagliola impossibile”) e quella sul regolamento del packaging (“sempre a tutela dell’industria”).

Oggi, soprattutto sull’anticipo della revisione sullo stop ai motori endotermici a partire dal 2035, ancora una volta, la parola d’ordine è “velocità“. Per questo motivo il ministro italiano ha presentato in Europa un non-paper sull’auto. “Se vogliamo mantenere gli obiettivi del green deal, dobbiamo creare le condizioni per raggiungerli“, sostiene Urso. Si tratta, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, di “cambiare le condizioni” per raggiungere questi obiettivi. La ricetta di Roma passa per un fondo con risorse comuni regolato da un piano automotive europeo, una piena visione di neutralità tecnologica (“perché nessuno aveva previsto la pandemia, la rottura degli approvvigionamenti, l’aggressione della Russia in Ucraina e l’escalation in Medio Oriente“, ricorda Urso) e per l’indipendenza sulle materie prime critiche, estraendo dal sottosuolo europeo quello che serve al Continente.

Anche gli industriali chiedono di non concentrarsi solo sull’elettrico. Propongono una riflessione molto più ampia sull’energia, considerata il problema numero uno dell’Italia, dove i costi sono di molto superiori agli altri Paesi competitor, anche europei.
La via individuata è quella del nucleare, con gli small modular reactor. Entro fine dell’anno, assicura Urso, sarà predisposto un quadro legislativo per garantire che anche in Italia si possano installare “reattori di terza generazione avanzata e di quarta generazione“: “Il nucleare deve tornare a essere l’orgoglio del Made in Italy“, afferma. L’impegno del Mimit è anche quello di realizzare una newco italiana con partnership tecnologica straniera per i reattori di terza generazione.
L’energia per noi significa indipendenza strategica. Gli smr sono la via, lo hanno detto anche Google e Amazon”, osserva il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. E l’energia nucleare, precisa il presidente di Assolombarda, Alessandro Spada, “è un esempio concreto” del “cambio di passo necessario” per la futura politica industriale europea in un’ottica di transizione green. Per gli industriali lombardi è una “fonte imprescindibile“, insieme al gas naturale, alle rinnovabili, all’idrogeno, per assicurare una “equilibrata e sostenibile strategia di transizione energetica“. L’investimento porterebbe anche un incremento significativo in termini di crescita e di posti di lavoro. Secondo alcuni studi, 20 impianti small modular reactor porterebbero a più di 50 miliardi di euro di Pil aggiuntivi, attivando fino a 117mila occupati dal 2030 al 2050. “Non possiamo rischiare di ritrovarci nel 2030 a vedere i risultati degli altri – mette in guardia Spada – mentre noi stiamo ancora discutendo“.

Auto, sindacati in piazza: “Stellantis subito a Palazzo Chigi”. Urso: “Domani convocazione”

In 20mila a Roma per chiedere al governo di rilanciare la politica industriale dell’automotive e a Stellantis di ‘cambiare marcia’. Sono i dati dell’adesione allo sciopero nazionale del settore indetto da Fim, Fiom, Uilm, che dal palco di Piazza del Popolo hanno fatto risuonare un messaggio forte e chiaro: Palazzo Chigi deve convocare azienda e sindacati al più presto possibile.

Alla fine della giornata lavorativa, Stellantis comunica che nei propri siti la percentuale media di adesione allo sciopero è stata “complessivamente dell’8,8% e che “la produzione non ha registrato alcuna interruzione negli impianti attualmente operativi”.

“I metalmeccanici si sono uniti e stanno unendo il Paese e le forze politiche, perché c’è un interesse comune: salvaguardare gli stabilimenti di Stellantis in Italia, la ricerca, lo sviluppo, la componentistica“, dice il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, prima che il corteo muova la testa da Piazza Barberini. “Scioperiamo per il futuro del nostro Paese. I lavoratori non possono essere usati come ostaggio in una guerra tra politici o tra i politici e l’amministratore delegato, perché poi a pagarne le conseguenze siamo noi. E noi siamo stanchi di pagare le conseguenze di scelte fatte da altri“, lamenta.

Dura anche la posizione della Uilm: “Manifestiamo nei confronti di governo, Europa e Stellantis: le loro azioni sembrano contrastanti, invece sono speculari, cioè l’obiettivo è lo stesso, far venire altri produttori, cinesi, non per raggiungere le produzioni che già facciamo ma in sostituzione“, tuona il segretario generale, Rocco Palombella. Cita cifre e percentuali, invece, il leader della Fim Cisl, Ferdinando Uliano: “Abbiamo elaborato i dati del primo trimestre, poi dopo sei mesi e ancora dopo nove mesi aggiungiamo negatività. È un profondo rosso in tutti gli stabilimenti“, avverte. “Abbiamo -70% di produzione a Mirafiori rispetto all’anno scorso, -76 a Modena, -68 a Melfi. È tutto meno, un disastro continuo, questa cosa deve essere invertita, deve essere presa in mano dalla Presidenza del Consiglio, perché stiamo parlando dell’11% della ricchezza prodotta e all’incirca di 1,2 milioni di lavoratori che girano“.

Ci sono anche i segretari di Cgil, Cisl e Uil accanto ai metalmeccanici. “Chiediamo al governo e al presidente del Consiglio che convochino un tavolo dove ci siano Stellantis, tutta la componentistica e tutte le organizzazioni sindacali: non possiamo più aspettare, c’è bisogno di un piano industriale che rilanci la produzioni nel nostro Paese“, dice Maurizio Landini. “Contemporaneamente, c’è bisogno che questa azione abbia una dimensione europea, perché è tutto il sistema industriale europeo a rischio“. Duro il commento di Pierpaolo Bombardieri: “Una richiesta al governo, alla politica, al ministro Urso: basta chiacchiere, servono fatti concreti. Non ci possiamo permettere di leggere tutti i giorni di chiusure dei siti produttivi per il costo dell’energia e per la mancanza politiche industriali. Il governo deve chiarire cosa farà“. Luigi Sbarra, poi, chiede che l’azienda “mantenga gli impegni che ha assunto col sindacato e con il governo di rilanciare la filiera dell’automotive nel nostro Paese concentrando risorse, investimenti e nuovi modelli, aumentando la capacità produttiva e salvaguardando tutti i posti di lavoro“.

La risposta dell’esecutivo arriva da Torino, dove Urso, a margine della presentazione di Argotec, seguire con “rispetto” l’iniziativa dei sindacati assicurando che “domani convocherò l’azienda“. Il responsabile del Mimit lascia il campo alle sigle, ma da domani “ci muoveremo per convincere Stellantis che qui è il luogo migliore dove investire: dove è nata l’auto, dove con l’auto sono nati l’industria italiana e l’orgoglio del Made in Italy“.

“La fase di transizione del settore automobilistico verso modelli di produzione sostenibile e verso l’elettrificazione della mobilità, in linea con gli obiettivi del Green Deal posti dall’UE, rappresenta la matrice del disagio alla base dello sciopero. Di questo Stellantis è pienamente consapevole“, spiega l’azienda in una nota, sostenendo che la manifestazione di oggi, “alimentata essenzialmente dalla preoccupazione per il conseguente attuale calo della produzione negli stabilimenti italiani del Gruppo, ma anche dalle ricadute su tutta la filiera, richiama inevitabilmente l’attenzione, oltre che della stessa Stellantis, anche delle istituzioni, nazionali e europee, chiamate ad accompagnare questa trasformazione e a cercare soluzioni condivise”. A questo proposito, il Gruppo ribadisce la “ferma determinazione a garantire la continuità produttiva e delle attività, supportando tutti i lavoratori in questa fase”. Il percorso è “impegnativo“, viene sottolineato, e “comporta scelte complesse, non offre soluzioni immediate, e al contempo richiede unità d’intenti e visione. Obiettivo di tutti è che Stellantis, insieme ai suoi dipendenti, continui ad essere azienda leader nel futuro del settore automobilistico globale“.

Per le strade di Roma sfilano anche diversi sindaci dei comuni dove si trovano gli stabilimenti Stellantis. Il Coordinamento permanente presso Anci chiede all’esecutivo e al Mimit di essere incluso nei tavoli istituzionali sulla crisi del comparto, seguendo “con preoccupazione crescente” l’evoluzione della crisi del settore.

In piazza arrivano anche i rappresentanti delle forze politiche, ma solo delle opposizioni. “Abbiamo già richiesto, con tutte le altre opposizioni, che anche Elkann venga audito in Parlamento“, afferma la segretaria del Pd, Elly Schlein. Ricordando di aver chiesto “io stessa all’amministratore delegato Tavares, in audizione, che si confronti, certamente con il governo, ma soprattutto con sindacati e lavoratori, cosa che finora è mancata“. All’esecutivo lancia una sfida alla premier, Giorgia Meloni: “Ottenere che il Next Generation Eu continui. Convinca i suoi alleati delle destre nazionaliste europee a proseguire nella strada necessaria degli investimenti comuni“. Per Giuseppe Conte è “assolutamente necessario che il governo prenda in mano questa situazione e chiami Stellantis a chiarire strategie imprenditoriali per l’Italia“. Il presidente dei Cinquestelle garantisce che il suo partito starà “al fianco degli operai, perché il disastro sociale che si preannuncia con questo progressivo disimpegno di Stellantis dall’Italia è veramente serio“. Lo stesso termine lo usa anche il segretario di Azione, Carlo Calenda: “Occorre mettere un pacchetto, non solo per Stellantis, ma per tutte le imprese dell’indotto, che valgono 220mila posti di lavoro, 2.200 aziende, e convocare Tavares ed Elkann a Palazzo Chigi. Ma bisogna farlo subito, perché il prossimo anno avremo un disastro industriale annunciato“.

Chiama in causa l’esecutivo pure Angelo Bonelli: “Manca una strategia industriale, che investa nell’innovazione tecnologica, altrimenti rischiamo di lasciare spazi ai grandi competitor globali come la Cina“. Ecco perché il portavoce nazionale di Europa Verde dalla piazza vuole dire “basta al cinismo di una azienda, Stellantis, che ha applicato una strategia inaccettabile che è quella del ‘mordi e fuggi’, usufruendo di oltre 7 miliardi di fondi pubblici negli anni passati per poi delocalizzare in Paesi terzi“. Sulla stessa lunghezza d’onda si sintonizza anche il leader di Si e parlamentare Avs, Nicola Fratoianni, che rilancia: “L’azienda deve cambiare passo, ma anche il governo deve mettere in campo investimenti adeguati sulla transizione, invece di schierarsi con i campioni del rinvio e i climafreghisti di tutta Europa“.

Oltre alle single che sfilano a Roma anche l’Ugl Metalmeccanici scende in piazza in 7 siti industriali, insieme a Fismic e Aqcf. “È una giornata storica per l’Automotive, lavoratori e anche cittadini, nonché le sigle sindacali – dichiara il segretario nazionale, Antonio Sperahanno dato prova di sapersi mobilitare insieme per un obiettivo comune e cioè pretendere per l’Italia, Paese dall’indiscutibile tradizione industriale, un progetto strategico per tutto il settore che, ovviamente, dipende dalle scelte e dal destino del Gruppo Stellantis“.

Stellantis, Tavares: “Pronti per transizione, ma servono più incentivi”. Ira della politica

Il gruppo Stellantis è “pronto” per la transizione ecologica e il passaggio all’elettrico totale, ma servono “importanti iniezioni di incentivi” per consentire ai cittadini di acquistare auto necessariamente più costose delle altre. E’ la posizione che Carlos Tavares porta davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, chiedendo alla politica un aiuto “non per il gruppo, ma per i vostri cittadini“.

Parole che non piacciono, trasversalmente, ai partiti. La maggioranza è tiepida, ma chiede comunque garanzie e chiarezza. L’opposizione sale sulle barricate. La segretaria del Pd Elly Schlein interpreta esplicitamente il crollo della produzione in Italia come un “disimpegno“. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, chiede che sia il presidente John Elkann in persona a “rispondere allo Stato italiano“: “Gli incentivi fiscali li avete già presi, negli anni recenti oltre un miliardo e mezzo. Avete portato a casa 6,3 miliardi, ma se va a rileggere le clausole c’erano impegni sui livelli occupazionali che non avete mantenuto“, tuona. “Indignati” si dicono i deputati di Avs con Marco Grimaldi: “Siamo davanti all’eutanasia di un gruppo industriale. In vent’anni da capitale dell’automotive Torino è diventata capitale della cassa integrazione“, dice in audizione.

Il più duro, ancora una volta, è il leader di Azione, Carlo Calenda, che parla di “falsità inaccettabili“: “è venuto qui a fare un sacco di chiacchiere, da cui emerge come unica certezza che il milione di auto, sbandierato come obiettivo, non esiste più”, afferma.
Io non parlerò mai di un milione di veicoli, ma di un milione di clienti“, replica Tavares. “Se avessimo un milione di clienti, vi posso garantire che il sistema manifatturiero in Italia potrebbe produrre un milione di veicoli. Non chiediamo soldi per noi, noi chiediamo a voi di aiutarci per consentire ai cittadini di accedere alle auto elettriche, non sono soldi che vanno a Stellantis. Un milione sono i clienti che devono essere messi in condizione di acquistare“. “Così sono buono pure io“, controbatte Calenda, gridando al “ricatto inaccettabile, che avviene ogni volta“.

Tavares arriva a Montecitorio nel giorno in cui Detroit ricorda che il suo stesso futuro è incerto, perché è iniziato il processo formale per identificarne il successore, quando lascerà l’incarico al termine del mandato di Ceo, all’inizio del 2026.

Il momento è complesso, osserva l’ad, ammettendo che “le regole europee non sono tra le migliori“, ma ribadisce: “non le abbiamo scritte noi e ora dobbiamo dare il nostro contributo“. A chi accusa il gruppo di aver messo in atto una volontà precisa di produrre di più in Francia che in Italia, il Ceo replica senza mezzi termini: “Abbiamo la fortuna di avere un’ottima governance, una governance forte, eccellente, equilibrata. Non c’è nessun rappresentante dello Stato francese all’interno del board. Smettiamola di pensare che ci sia un’influenza esterna che voglia mettere l’Italia all’angolo. Se voleste fare le vittime di un’influenza politica esterna non sarei qui a parlarvi“.

Neanche la promessa che il gruppo non abbandonerà l’Italia (“lotteremo come i dannati per mantenere la nostra leadership“, dice l’ad) basta a raffreddare gli animi dei sindacati, anzi, l’audizione “conferma e rafforza le ragioni dello sciopero unitario del 18 ottobre con manifestazione nazionale a Roma“, fa sapere Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità. Non c’è stata “nessuna rassicurazione concreta sul futuro degli stabilimenti italiani e sulla salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori“, fa eco Rocco Palombella, segretario generale di Uilm. “Tavares dice di non voler andare via dall’Italia ma in tre anni – ricorda – abbiamo perso oltre 12 mila posti di lavoro“.

Stellantis abbassa le stime per il 2024: “Problemi di performance in Nord America”

Problemi di performance in Nord America e deterioramento nelle dinamiche globali del settore, che si traduce in una previsione di mercato per il 2024 ad un livello inferiore rispetto all’inizio dell’anno mentre le dinamiche competitive si sono intensificate per effetto sia della maggiore offerta sia dell’accresciuta concorrenza cinese. Per questi motivi Stellantis si è trovata costretta a ampliare significativamente le azioni e quindi a rivedere la guidance sui risultati del 2024. La guidance e l’aspettativa di mercato aggiornate per il 2024 prevedono quindi un Margine Risultato Operativo Adjusted atteso tra il 5,5% ed il 7,0%, in calo rispetto al precedente ‘double digit’. La riduzione del Margine Risultato Operativo Adjusted atteso è correlato per circa due terzi alle azioni correttive in Nord America; altri fattori includono vendite inferiori alle attese nel secondo semestre in diverse Regioni. Il Free Cash Flow Industriale è atteso in un range tra -5 miliardi di euro e -10 miliardi di Euro rispetto al precedente ‘Positive’. Ciò riflette principalmente il minor Risultato Operativo Adjusted atteso così come l’impatto del capitale circolante temporaneamente più alto nel secondo semestre del 2024.

Una situazione complicata, che però non tocca solo Stellantis, ma tutto il settore dell’automotive. Solo venerdì scorso, infatti, Volkswagen ha aggiornato le sue previsioni per il 2024 abbassando il risultato operativo a 18 miliardi di euro. Ancora prima erano arrivati annunci simili da Bmw e Mercedes.

Stellantis, intanto, ha accelerato il piano di normalizzazione dei livelli di stock negli Stati Uniti con l’obiettivo di non più di 330.000 unità in giacenza presso la rete entro la fine del 2024 rispetto al precedente termine del primo trimestre 2025. Le azioni includono una riduzione delle consegne alla rete di più di 200.000 veicoli nel secondo semestre del 2024 (un incremento rispetto alla riduzione di 100.000 riflessa nella precedente guidance) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un aumento degli incentivi sui modelli del 2024 e degli anni precedenti e iniziative di incremento della produttività che contemplano aggiustamenti sia sui costi che sulla capacità produttiva.

Il Gruppo, spiega in una nota, “continuerà a far leva ed espandere i propri differenziatori competitivi ed è comunque convinto che le azioni di recupero poste in essere si tradurranno in performance operative e finanziarie più robuste nel 2025 e oltre”. I mercati, però, non hanno preso bene la notizia e sia Piazza Affari sia la Borsa di Parigi hanno visto il titolo scivolare in apertura fino all’8%, per poi calare ancora in giornata.

Incertezza gigafactory Termoli, Urso ricolloca fondi. Tavares: “Evitiamo problemi Volkswagen”

I tempi di realizzazione della gigafactory di Termoli da parte di ACC sono sempre più incerti, a causa della necessità di sviluppare una tecnologia più performante capace di rendere le batterie elettriche più efficienti e con minori costi di produzione. E il ministero delle Imprese e del Made in Italy non può restare a guardare. Per questo, in occasione del tavolo al Mimit, Urso è costretto a prendere la situazione di petto e a comunicare che procederà a ricollocare i fondi Pnrr destinati alla gigafactory verso altri investimenti coerenti con la transizione energetica del comparto. L’obiettivo è avere certezze sull’utilizzo dei fondi europei nelle modalità e nella tempistica del Pnrr. Si tratta di un rinvio, non di uno stop definitivo. Infatti, Urso ha assicurato che da parte del governo c’è la disponibilità a valutare di destinare ulteriori fondi, di altra natura, quando ACC sarà in grado di presentare il nuovo piano industriale per Termoli comprensivo della nuova tecnologia.

Sul tema Carlos Tavares, ceo di Stellantis, che insieme a Mercedes-Benz e Total Energies forma la joint-venture Acc, tiene il punto e fa sempre, ormai da mesi, la stessa sintesi: “Nella regione europea c’è caos regolatorio” e “siccome vediamo indecisione, non solo nelle normative, adattiamo la produzione in base alle vendite di Bev. Se la domanda c’è, aumentiamo la produzione, altrimenti sarebbe un bagno di sangue”. In pratica, si procederà a investire nella gigafactory quando sarà necessario produrre un maggior numero di batterie a causa dell’incremento delle vendite di auto Bev, spiega a margine dell’inaugurazione del nuovo polo globale Pro Hub per i veicoli commerciali presso il Mirafiori Automotive Park 2030 di Torino. E, quindi, gli investimenti saranno “riprogrammati fino a quando sarà necessario”. Ma questo non incide in alcun modo sui livelli occupazionali dello stabilimento, visto che Stellantis ha assicurato al ministero che fino al 2028/2029 continuerà a produrre a Termoli i motori endotermici GME e GSE, in vista della transizione verso la gigafactory. Tavares sa che non sempre la strada percorsa dal Gruppo è stata presa bene dall’opinione pubblica, ma trova in ciò che sta accadendo in casa Volkswagen, dove ci sono 15mila posti di lavoro a rischio, il più lampante esempio di ciò che sta cercando di evitare: “Stiamo lavorando duramente per evitare la situazione in cui si trova Volkswagen, ma è troppo presto per dirlo. Il futuro ci dirà se saremo stati capaci di evitare i problemi oppure no. Abbiamo preso molte decisioni impopolari negli ultimi anni proprio per evitare la situazione che sta vivendo Volkswagen e stati criticati per questo. Le nostre scelte non sono sempre sempre state comprese perché a volte forse non le abbiamo spiegate bene”, precisa.

Tutte risposte che, però, ancora una volta non convincono i sindacati. Soprattutto sulla situazione di Termoli, sul quale dopo l’incontro, secondo Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, e Aqcfr, il futuro è “ancora più incerto”. Soprattutto perché “non sono ancora stati individuati nuovi prodotti in grado di compensare il progressivo calo dei volumi e la preannunciata fine del Fire”. La partita, comunque, non è chiusa. Il prossimo incontro al Mimit è previsto entro ottobre, data entro la quale i sindacati sperano di sciogliere le incertezze per il futuro.

Dongfeng sbarca a Salone Auto Torino con 2 modelli: Stabilimento? Troppo presto

L’auto cinese arriva a Torino. L’occasione è il Salone dell’Auto, al via domani nella città sabauda, dove la casa produttrice Dongfeng Motor Corporation svelerà in anteprima assoluta le sue ultime novità: Dongfeng Box e Voyah Courage.

Il gruppo, nato nel 1969 in Cina, sta cercando di fare il suo ingresso nel mercato europeo e, ovviamente, in quello italiano. E di Dongfeng tanto si è parlato nelle ultime settimane come una delle case automobilistiche interessate ad investire in Italia per la creazione di una nuova fabbrica in cui produrre vetture. Tanto da avere già avuto, non sola e unica, delle interlocuzioni con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Al momento il general manager Ma Lei, a Torino proprio per il Salone, frena l’entusiasmo: “E’ presto per parlare di uno stabilimento in Europa. Molti ce lo chiedono ma prima dobbiamo capire meglio la situazione anche dal punto di vista dei clienti. La produzione è solo una parte della ricetta per soddisfare le necessità dei clienti. Ma prima bisogna pensare a far conoscere marchi e alla loro distribuzione”. E a chi gli chiedeva se avesse avuto modo di visitare dei papabili siti per un investimento in Italia in queste giornate a Torino ha risposto: “Abbiamo avuto poco tempo per ora per farci una prima idea”. Ma Lei, però, non nega che il capoluogo piemontese sia “il cuore dell’industria automobilistica europea, vanta una profonda tradizione nella produzione di auto. In questi giorni sono emozionato nel sentire questa cultura così profonda intorno a me”.

Prima, appunto, devono venire le vendite. Che, al momento, spiega, in Europa sono “intorno alle 10mila unità, una cifra molto importante. Ma la cosa più importante è che abbiamo avuto feedback positivi, i clienti hanno accettato il nostro prodotto. Arriveremo presto a 20-30mila unità, soprattutto quando presenteremo altri prodotti e quando avremo una nuova capacità di assistenza e di ricambi, con un primo stabilimento a Venlo, nei Paesi Bassi. Questo per smentire l’impressione che alcuni hanno che i cinesi vendono le auto ma che poi non ci sono i ricambi”.

L’obiettivo è anche quello di aumentare i punti vendita in Europa: 114 entro il 2024, 160 entro il 2025 coprendo tutto il territorio. L’avvio del Salone dell’Auto a Torino e l’arrivo della cinese Dongfeng coincidono però con notizie decisamente meno positive per la città, regno dell’automotive.

E’ di oggi, infatti, l’annuncio di Stellantis che, a causa della “attuale mancanza di ordini legata all’andamento del mercato elettrico in Europa”, la produzione della 500 BEV a Mirafiori subirà una sospensione delle attività da domani, 13 settembre, fino all’11 ottobre. La produzione, dopo la pausa estiva, era ripresa il 2 settembre fino ad oggi. Stellantis assicura però di essere “fermamente impegnata a garantire la continuità di tutti i suoi impianti e delle sue attività e sta lavorando duramente per gestire al meglio e traguardare questa difficile fase della transizione”. “Stellantis – conclude l’azienda – rimane accanto ai suoi colleghi e le sue colleghe in questo momento turbolento, con l’obiettivo di garantire continuità e crescita, confermando il ruolo dell’Italia come uno dei pilastri globali del Gruppo. Si tratta di un percorso impegnativo, che non risparmia scelte difficili e non offre soluzioni a portata di mano, ma esige unità d’intenti e visione, necessarie per accompagnare questa grande azienda, insieme a tutti i suoi dipendenti, nel futuro”.