Ucraina, la pace è più lontana. Annullato vertice Trump-Putin a Budapest

Si allontana sempre di più la prospettiva a breve termine di una pace duratura in Ucraina. L’incontro tra il leader Usa, Donald Trump, e quello russo, Vladimir Putin, previsto a Budapest entro 15 giorni è stato cancellato. “Non voglio perdere tempo, quindi vedremo cosa succederà”, ha annunciato il repubblicano, spiegando di non voler “un incontro inutile” con il suo omologo. Anche il Cremlino ha confermato che non c’è una data “precisa” per un nuovo faccia a faccia tra i due. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno annullato una riunione prevista per organizzare l’incontro di Budapest, di cui avevano parlato al telefono soltanto lunedì.

Il presidente americano ha mostrato una crescente frustrazione nei confronti di Putin negli ultimi mesi, nonostante quello che descrive come “un buon rapporto personale”. Dopo aver incontrato Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca venerdì – all’indomani di una conversazione telefonica con il leader del Cremlino – il presidente americano sembrava essere tornato dalla parte di Mosca. Ha cercato di persuadere il suo omologo ucraino a cedere la contesa provincia del Donbass, nell’Ucraina orientale, durante le “tese” discussioni di venerdì, ha dichiarato un alto funzionario ucraino all’AFP. La fonte ha aggiunto che i colloqui con Trump “non sono stati facili” e che gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina sembrano “girare a vuoto”.

Zelensky sperava di trarre vantaggio dalla crescente frustrazione del presidente americano di fronte alla riluttanza del suo omologo russo ad accettare un cessate il fuoco. Ma è tornato a mani vuote dopo che il presidente Usa ha respinto la sua richiesta di missili a lungo raggio Tomahawk e lo ha esortato a concludere un accordo.

Dopo l’incontro, Trump aveva dichiarato sui social media che le loro discussioni erano state “molto interessanti e cordiali”. “Ma gli ho detto, come avevo anche fortemente suggerito al presidente Putin, che era ora di smettere di uccidere e di concludere un ACCORDO!”, aveva anche scritto l’inquilino della Casa Bianca.

Il presidente americano ha poi ritenuto necessario che qualsiasi negoziazione partisse dalla situazione attuale sul fronte per porre finalmente fine ai “massacri” in Ucraina.

Diversi leader europei, tra cui quelli di Italia, Francia, Regno Unito e Germania, nonché lo stesso Zelensky, hanno dichiarato martedì di sostenere “con fermezza la posizione del presidente Trump secondo cui i combattimenti devono cessare immediatamente” e hanno ritenuto che “l’attuale linea di contatto debba servire da base per i negoziati”. Ma, hanno subito aggiunto: “rimaniamo fedeli al principio secondo cui i confini internazionali non devono essere modificati con la forza”. Eventuali concessioni territoriali in Ucraina “non possono essere negoziate” se non dal suo presidente, ha ribadito martedì a Lubiana Emmanuel Macron.

Il segretario generale della Nato Mark Rutte è in visita a Washington per incontrare Donald Trump e discutere “diverse questioni relative al sostegno dell’Alleanza all’Ucraina e agli sforzi degli Stati Uniti per una pace duratura”, secondo quanto riferito dal suo team.

Gli europei, dal canto loro, si riuniranno giovedì a Bruxelles – ad eccezione del primo ministro britannico Keir Starmer – per un vertice durante il quale sperano di concordare un sostegno finanziario duraturo all’Ucraina. Venerdì è prevista una riunione della coalizione dei Volenterosi, che riunisce i sostenitori di Kiev.

Per la responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, c’è un “ampio sostegno” all’interno dell’Unione europea alla proposta di mobilitare i beni russi congelati, al fine di concedere a Kiev un prestito di 140 miliardi di euro.

Oggi Zelensky sarà in Svezia, dove i due paesi annunceranno un accordo per l’“esportazione” di armi.

Dazi, video Maga: “Accordo separato Trump-Meloni”. Opposizioni: “Premier venga in Parlamento”

Donald Trump rilancia su Truth un video Maga secondo cui Meloni avrebbe deciso di rompere con l’Ue sia sul dossier dazi, cercando un accordo separato bilaterale Italia-Usa, che sull’Ucraina, concordando per un disimpegno nel supporto a Kiev. L’opposizione in Italia solleva il caso, mentre Palazzo Chigi cerca di abbassare le tensioni, chiarendo che sui dazi “la trattativa la conduce la Commissione europea“.

In particolare, sottolinea una fonte, sui produttori italiani di pasta “è stata da tempo avviata un’interlocuzione bilaterale, che affianca l’azione della Commissione“. Bruxelles conferma, ancora tramite una fonte, che sulla pasta la Commissione “sta collaborando con gli Stati Uniti, in stretto coordinamento con le autorità italiane“.

Noi abbiamo sempre lavorato con l’Unione europea e grazie all’Italia, anzi, si è potuto fare qualche importante passo in avanti. Con il commissario Sefcovic lavoriamo in perfetta sintonia“, rivendica dalla Slovenia il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine dei lavori del vertice dei Paesi meridionali dell’Unione europea-Med9.

Le opposizioni però non si accontentano e chiedono, ancora una volta, la presenza della premier in Parlamento. “Meloni non può far finta di nulla“, tuona Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, che precisa: “Deve chiarire da che parte sta l’Italia e se è destinata a essere l’avamposto di Trump per rompere il fronte europeo e indebolire definitivamente l’Unione europea che non è soltanto un sodalizio economico, ma anche e soprattutto un patto politico tra stati che condividono valori, diritti e libertà“. Il video ripostato da Trump sui suoi social è preoccupante anche per la capogruppo di Italia Viva al Senato Raffaella Paita: “Giorgia Meloni non vuole evidentemente infastidire il presidente degli Stati Uniti. Ma così si fa un danno all’immagine internazionale dell’Italia. Una presa di posizione di palazzo Chigi è più che mai necessaria“, osserva. Le notizie sui presunti contatti diretti tra Meloni e Trump per accordi separati e alternativi all’Ue tra Italia e Stati Uniti sono “gravissime” per il capogruppo al Senato dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro: “Il governo dei sovranisti è inginocchiato al Presidente Usa”, denuncia, accusando l’esecutivo di “fare il patriota e lavorare per spaccare l’Unione Europea”.

La posizione dell’Italia sui dazi e sul sostegno all’Ucraina è “sempre stata chiara e netta“, smorza i toni il presidente di Noi Moderati, Maurizio Lupi, ricordando che “sui dazi Meloni ha più volte ribadito che la competenza dei negoziati è della Commissione europea, che l’Italia ne sostiene gli sforzi e che comunque il governo farà del suo meglio per tutelare gli interessi nazionali” e che, quanto all’Ucraina, “il sostegno a Kiev del governo non è mai stato in discussione”.

Ucraina, Zelensky: “Mosca vuole espandere guerra”. Von der Leyen apre a dazi su petrolio russo

La guerra in Ucraina è al centro della seconda giornata di lavori all’Assemblea generale dell’Onu. A New York è infatti il giorno di Volodymyr Zelensky che, rinfrancato da un rinnovato sostegno a Kiev del presidente americano Donald Trump, ha esortato la comunità internazionale a fare di più in difesa dell’Ucraina. “A causa della debolezza delle istituzioni internazionali, questa follia continua, e anche far parte di un’alleanza militare di lunga data (come la Nato, ndr), non significa automaticamente essere al sicuro”, ha dichiarato lanciando un appello. “La Russia vuole espandere la guerra. Nessuno se non noi stessi possiamo garantire la sicurezza. Solo forti alleanze, forti alleati e solo le nostre armi”.

Intanto, sempre sulla scia delle dichiarazioni di Trump, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ammesso di stare lavorando a dazi sulle forniture di petrolio “che continuano ad arrivare in Ue dalla Russia”. “Il presidente Trump ha assolutamente ragione. Ci stiamo lavorando. Abbiamo già ridotto in modo massiccio la fornitura di gas dalla Russia, abbiamo completamente eliminato il carbone russo e abbiamo ridotto drasticamente anche l’approvvigionamento di petrolio”, ha detto in un punto stampa con il presidente degli Stati Uniti, a margine dei lavori dell’Assemblea.

Gli Stati Uniti hanno escluso qualsiasi possibile adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica, uno dei cui principi fondanti è che un attacco a uno dei suoi membri è un attacco a tutti. Il leader ucraino ha nuovamente espresso soddisfazione per l’incontro di martedì a margine dell’Assemblea Generale con il presidente americano. “Abbiamo avuto un buon incontro con il presidente Trump e ho parlato anche con molti altri leader influenti. Insieme possiamo cambiare molto”, ha affermato. “Certo, stiamo facendo tutto il possibile per garantire che l’Europa fornisca un’assistenza concreta e, naturalmente, contiamo sugli Stati Uniti“, ha aggiunto.

Ieri, dallo stesso pulpito, Trump ha affermato che Kiev potrebbe “riconquistare il suo territorio nella sua forma originale e forse anche spingersi oltre” contro la Russia, cambiando completamente il suo approccio al conflitto dopo mesi in cui aveva affermato che l’Ucraina, al contrario, avrebbe probabilmente dovuto cedere territorio. Anzi, il presidente americano ha definito la Russia “una tigre di carta“, che “combatte senza scopo da tre anni e mezzo una guerra che una vera potenza militare avrebbe dovuto vincere in meno di una settimana” assicurando che “dopo aver conosciuto e compreso appieno la situazione militare ed economica” tra i due Paesi “con il sostegno dell’Unione Europea, l’Ucraina sia in grado di combattere e riconquistare l’intero Paese nella sua forma originale. Con il tempo, la pazienza e il sostegno finanziario dell’Europa e, in particolare, della Nato, i confini originali da cui è iniziata questa guerra sono un’opzione concreta”.

Dichiarazioni che non sono affatto piaciute al Cremlino. “Continuiamo la nostra operazione militare speciale per garantire i nostri interessi e raggiungere gli obiettivi che (…) il presidente del nostro Paese ha stabilito fin dall’inizio. E agiamo così per il presente e il futuro del nostro Paese, per le numerose generazioni a venire. Non abbiamo quindi altra alternativa”, dice il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, secondo il quale il riavvicinamento tra Washington e Mosca avviato da Trump è stato infruttuoso. “Nelle nostre relazioni (russo-americane), una linea di condotta mira ad eliminare i fattori di irritazione (…). Ma questa linea di condotta procede lentamente. I suoi risultati sono vicini allo zero”, spiega durante un’intervista alla radio russa. L’appellativo di ‘tigre di carta’ non è piaciuto alla Federazione Russa, che ha ribattuto: il Paese “mantiene la sua stabilità economica”, dice Peskov, aggiungendo tuttavia che “la Russia sta affrontando tensioni e problemi in diversi settori dell’economia”. “La Russia non è una tigre. La Russia è più simile a un orso. E gli orsi di carta non esistono”, dice Peskov. Da New York Zelensky ha accusato la Russia “di non volere il cessate il fuoco” e ha anche lanciato l’allarme sullo sviluppo di droni autonomi e velivoli senza pilota in grado di abbattere altri droni e di colpire infrastrutture critiche. “Stiamo vivendo la corsa agli armamenti più distruttiva della storia dell’umanità, perché questa volta include l’intelligenza artificiale”, ha sostenuto. “Se il mondo non riesce a rispondere a tutte le minacce e se non esiste una solida piattaforma per la sicurezza internazionale, ci sarà ancora pace sulla Terra?”, ha esclamato

 

Polonia schiera 40mila soldati a confine Russia-Bielorussia. Oggi Consiglio sicurezza Onu

In cerca di supporto diplomatico dopo l’intrusione di presunti droni russi nel suo territorio, la Polonia ha annunciato di aver deferito la questione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che terrà una riunione d’urgenza oggi a New York. Ritenuta intenzionale da Varsavia e dai suoi alleati, ma smentita da Mosca, l’intrusione di una ventina di droni dai cieli di Ucraina e Bielorussia ha suscitato forti reazioni nel Paese, che chiede un rafforzamento delle capacità militari dell’Ue e della Nato sul suo territorio. Il deferimento al Consiglio di Sicurezza mira a “attirare l’attenzione del mondo su questo attacco senza precedenti condotto da droni russi contro un Paese che non è solo membro dell’ONU, ma anche dell’Unione Europea e della NATO“, ha spiegato il Ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski.

La presidenza sudcoreana del Consiglio di Sicurezza ha annunciato che si riunirà alle 15 locali (le 21 in Italia). Il Consiglio è composto da cinque membri permanenti con potere di veto, divisi in due gruppi geopoliticamente contrapposti: Stati Uniti, Francia e Regno Unito, alleati di Polonia e Ucraina, da una parte, e Russia e Cina dall’altra. L’intrusione di droni nella notte tra martedì e mercoledì si inserisce in un contesto già teso, alla vigilia di importanti esercitazioni militari congiunte russo-bielorusse, denominate Zapad-2025 (Ovest-2025), previste dal 12 al 16 settembre. Queste esercitazioni hanno portato la Polonia a chiudere il confine con la Bielorussia a partire da oggi e a limitare il traffico aereo ai suoi confini orientali. Anche Lituania e Lettonia hanno annunciato restrizioni al traffico aereo ai loro confini con Russia e Bielorussia.

Allo stesso tempo Varsavia sta schierando circa 40.000 soldati ai confini con Bielorussia e Russia. Secondo Varsavia, 19 droni sono entrati nello spazio aereo polacco, senza causare feriti. Almeno tre droni, “di fabbricazione russa”, ha dichiarato Sikorski, sono stati abbattuti dall’esercito polacco, supportato dagli alleati della Nato. Il Ministro della Difesa ha affermato che i droni sono decollati dalle regioni russe di Bryansk, Kursk, Orel, Krasnodar e Crimea. Senza commentare direttamente queste accuse, le autorità russe hanno negato qualsiasi coinvolgimento, accusando Varsavia di non aver fornito prove concrete. Da allora diversi alleati della Polonia hanno promesso o offerto di inviare rinforzi nell’ambito della “polizia aerea” della Nato. La Germania ha annunciato di voler estendere di tre mesi la sua missione di protezione dello spazio aereo polacco e di aumentare il numero dei suoi caccia da due a quattro. I Paesi Bassi, da parte loro, hanno deciso di accelerare la consegna di due batterie Patriot e di schierare sistemi di difesa aerea a corto raggio e sistemi di difesa anti-drone, con 300 soldati. La Repubblica Ceca schiererà tre elicotteri Mi-17, mentre, secondo Varsavia, Francia e Gran Bretagna vogliono impegnare Rafale ed Eurofighter. Anche la Svezia intende intensificare i propri sforzi.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha convocato una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale per oggi pomeriggio, con la partecipazione del Primo Ministro Donald Tusk, dei ministri responsabili per la sicurezza, dei funzionari parlamentari e di tutti i partiti rappresentati in Parlamento. L’intrusione dei droni ha scatenato una valanga di proteste da parte degli alleati della Polonia, da Berlino a Parigi, da Washington a Bruxelles. Il Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale politico della NATO, ha modificato il formato della sua riunione settimanale lo stesso giorno per tenerla nel quadro dell’articolo 4 del trattato istitutivo dell’organizzazione, che Varsavia ha richiesto di attivare. Questo stabilisce che “le parti si consulteranno reciprocamente ogniqualvolta, a giudizio di una delle parti, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti siano minacciate”. Ieri, la Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e sostenitore diplomatico di Mosca, ha chiesto il “dialogo”. “La Cina auspica che tutte le parti interessate risolvano adeguatamente le loro divergenze attraverso il dialogo e la consultazione”, ha affermato Lin Jian, portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese.

Ucraina, Macron: “Sostegno militare da 26 Paesi, anche Italia”. Meloni: “Non invieremo truppe”

Ventisei Paesi si impegnano a sostenere militarmente l’Ucraina, “via terra, mare o aria“, dopo un cessate il fuoco con la Russia. Ma ognuno con modalità proprie: “Il loro contributo andrà dalla rigenerazione dell’esercito ucraino, al dispiegamento di truppe o la messa a disposizione di basi”, spiega Emmanuel Macron dopo il vertice dei volenterosi di Parigi.

L’inquilino dell’Eliseo non entra nei dettagli per non dare vantaggi a Mosca, ma precisa che Italia, Polonia e Germania sono tra i 26. “L’Italia è indisponibile a inviare soldati in Ucraina“, si affretta a precisare Giorgia Meloni in una nota, confermando però l’apertura a supportare un eventuale cessate il fuoco con “iniziative di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini”. La premier, collegata con Parigi in videoconferenza, rilancia la proposta di un meccanismo difensivo di sicurezza collettiva ispirato all’articolo 5 del Trattato di Washington, come “elemento qualificante” della componente politica delle garanzie di sicurezza. Per Meloni una pace giusta e duratura può essere solo raggiunta con un approccio che unisca il continuo sostegno all’Ucraina, il perseguimento di una cessazione e il “mantenimento della pressione collettiva sulla Russia“. Anche attraverso le sanzioni, e “solide e credibili garanzie di sicurezza”, da definire in “uno spirito di condivisione tra le due sponde dell’Atlantico“, mette in chiaro.

Il nodo resta infatti il contributo degli Stati Uniti alle garanzie. Che ci sarà, assicura Macron, ma verrà definito nei prossimi giorni. Del sostegno o “backstop” americano si è parlato nella videoconferenza con Trump dopo il vertice, alla quale ha partecipato in parte anche il suo inviato speciale Steve Witkoff, presente all’Eliseo. La speranza degli europei è che Washington contribuisca in “modo sostanziale”, riferisce il portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Di certo, Trump spinge l’Europa a interrompere l’acquisto di petrolio russo, che a suo dire aiuterebbe Mosca a proseguire la guerra. E’ “molto scontento che l’Europa acquisti petrolio russo”, ribadisce in conferenza stampa il presidente ucraino Volodomyr Zelensky, dopo il collegamento del Tycoon con il vertice, citando in particolare Slovacchia e Ungheria

. In base ai piani dei volenterosi, di cui Macron rifiuta di specificare i contributi paese per paese, il giorno in cui il conflitto cesserà “saranno messe in atto le garanzie di sicurezza”, fa sapere il presidente, sia attraverso un “cessate il fuoco”, un “armistizio” o un “trattato di pace”. Intanto, se Mosca non accetterà la pace, l’Europa adotterà nuove sanzioni “in collaborazione con gli Stati Uniti” e misure punitive contro i paesi che “sostengono” l’economia russa o aiutano la Russia ad “aggirare le sanzioni”. La Cina è nel mirino.

Gli europei chiedono sanzioni americane da mesi, finora senza successo. Trump, dicendosi “molto deluso” da Putin, aveva avvertito nei giorni scorsi che “succederà qualcosa” se Mosca non risponderà alle sue aspettative di pace. La Russia ribadisce che non accetterà alcun “intervento straniero di qualsiasi tipo”, con la portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova che definisce le protezioni richieste da Kiev “garanzie di pericolo per il continente europeo”. “Non spetta a loro decidere”, replica Mark Rutte a nome della Nato. Quella di oggi è stata una “riunione cruciale“, rimarca la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che sull’importanza del dossier non ha dubbi: “Sappiamo tutti che la posta in gioco è il futuro e la sicurezza dell’intero continente”.

Xi-Putin-Kim alla parata della vittoria a Pechino. Trump: “Cospirate contro gli Usa”

Basta un’immagine a raccontare la storia: il presidente cinese Xi Jinping, il suo omologo russo Vladimir Putin e il leader nordcoreano Kim Jong Un insieme a Pechino per assistere alla parata che celebra la vittoria sul Giappone e la fine della Seconda guerra mondiale. Un evento che si è trasofrmato in una dimostrazione di forza militare e diplomatica da parte di un Paese “inarrestabile”. Dall’altra parte del mondo, il presidente Usa, Donald Trump ha sfoggiato il suo sarcasmo: “Auguro al presidente Xi e al meraviglioso popolo cinese una splendida giornata di festeggiamenti. Porgete i miei più cordiali saluti a Vladimir Putin e Kim Jong Un mentre cospirano contro gli Stati Uniti d’America”, ha scritto su Truth. A stretto giro è arrivata la replica del Cremlino: “Nessuno stava complottando, nessuno stava tramando nulla”, ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere diplomatico di Vladimir Putin, a un media statale russo.

La geopolitica mondiale ha trovato nella capitale cinese un nuovo punto fermo: l’asse Russia-Cina-Corea del Nord esiste ed è sempre più compatto. I tre leader, con Xi al centro, prima hanno camminato sul tappeto rosso in piazza Tienanmen e poi, fianco a fianco, hanno assistito alla coreografia impeccabile dei soldati che marciavano al passo sotto le bandiere e all’intera gamma di armamenti aerei, terrestri e marittimi: droni sottomarini, carri armati, armi laser, aerei ed elicotteri che disegnano il numero 80 nel cielo leggermente velato. L’esercito cinese ha presentato per la prima volta nuovi missili anti-nave e quella che dovrebbe essere l’ultima versione del suo colossale missile balistico intercontinentale DF-5, il DF-5C, in grado di trasportare diverse testate nucleari in qualsiasi punto della Terra.

Migliaia di partecipanti hanno intonato canti patriottici sull’immensa piazza decorata con bandiere rosse. Xi, in piedi nella sua auto con tetto apribile mentre percorreva il viale della Pace Eterna, ha passato in rassegna le truppe rispondendo al loro saluto militare. “La rinascita della nazione cinese è inarrestabile e la nobile causa della pace e dello sviluppo dell’umanità trionferà sicuramente”, ha detto nel suo discorso. E in un periodo di tensioni geopolitiche e di guerra commerciale, ha avvertito: “L’umanità si trova nuovamente di fronte a una scelta tra pace o guerra, dialogo o confronto”. Xi ha invitato a prevenire il ripetersi di “tragedie storiche” come quella che ha visto morire milioni di cinesi di fronte alle truppe giapponesi più di 80 anni fa. Nessun riferimento esplicito agli Stati Uniti o a temi controversi come Taiwan o i dazi doganali.

Novità assoluta la presenza del leader nordcoreano, Kim Jong Un che da quando è salito al potere alla fine del 2011 ha sempre limitato le uscite dal suo paese isolato e soggetto a pesanti sanzioni occidentali e non si era mai mostrato in un incontro di questo tipo con leader stranieri. Poco prima dell’evento celebrativo ha incassato il ringraziamento di Vladimir Putin “per la partecipazione comune alla lotta contro il neonazismo contemporaneo”. Il leader del Cremlino ha voluto ricordare i soldati nordcoreani che hanno combattuto nella regione russa di Kursk, teatro per alcuni mesi di una massiccia incursione ucraina: “Non dimenticherò mai le perdite che avete subito”. “Negli ultimi tempi, le relazioni tra i nostri paesi sono diventate particolarmente amichevoli, basate sulla fiducia tra alleati”, ha dichiarato Putin all’inizio dell’incontro con Kim. La Russia e la Corea del Nord hanno intensificato la loro cooperazione militare negli ultimi anni e lo scorso anno hanno firmato un accordo di difesa reciproca

Ottima anche l’intesa di Putin con Xi, che si è concretizzata anche in una lunga serie di accordi siglati tra Russia e Cina, in particolare sul tema dell’energia. Via libera, infatti, all’intesa per la costruzione del tanto atteso gasdotto Power of Siberia 2 verso la Cina attraverso la Mongolia e a partenariati su temi cruciali come l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’agricoltura, l’aerospazio e le terre rare.

Von der leyen

Interferenze russe su Gps aereo von der Leyen: atterraggio in Bulgaria con mappe cartacee

Domenica 31 agosto l’aereo su cui viaggiava la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stato vittima di una interferenza Gps – frequente in questa parte dell’Europa orientale – al suo arrivo in Bulgaria, tanto da costringere i piloti ad atterrare utilizzando mappe cartacee. Lo ha confermato la Commissione europea dopo le anticipazioni pubblicate dal Financial Times.

“Le autorità bulgare ci hanno informato che sospettano che la causa sia stata una palese interferenza da parte della Russia”, ha spiegato la portavoce della Commissione, Arianna Podestà. In ogni caso, ha assicurato, l’areo – che era un volo charter – è atterrato “senza difficoltà” in Bulgaria. “Siamo ovviamente consapevoli, e in un certo senso abituati, alle minacce e alle intimidazioni che sono parte integrante del comportamento ostile della Russia”, tanto è vero che a giugno 13 Stati membri hanno inviato una lettera alla Commissione per “chiederci di sollevare la questione in sede di Consiglio per discuterne”, ha spiegato un’altra portavoce Anna-Kaisa Itkonen. “Stiamo già lavorando a un piano specifico per l’aviazione in collaborazione con l’AESA – ha aggiunto – Eurocontrol, ovviamente anche con i nostri Stati membri, i fornitori di servizi di navigazione aerea e l’industria manifatturiera. Quindi, in questi casi, la collaborazione, lo scambio di informazioni e la cooperazione tra gli Stati membri sono ovviamente fondamentali”

Venerdì la presidente della Commissione ha iniziato un tour dei paesi dell’Ue confinanti o situati non lontano dalla Bielorussia e dalla Russia per esprimere la “piena solidarietà” dell’Ue nei loro confronti. Il suo viaggio in Bulgaria si è svolto luogo domenica, dopo tappe in Lettonia, Finlandia, Estonia e Polonia e l’attacco non ha modificato il suo programma.

“Durante l’avvicinamento per l’atterraggio all’aeroporto di Plovdiv, il segnale Gps è scomparso”, ha dichiarato il governo bulgaro. “Al fine di garantire la sicurezza del volo, i servizi di controllo del traffico aereo hanno immediatamente proposto un approccio alternativo per l’atterraggio utilizzando mezzi di navigazione terrestri”, ha precisato. In Bulgaria, Ursula von der Leyen ha visitato una fabbrica di munizioni destinate all’Ucraina e al rafforzamento della sicurezza del continente europeo.

“Naturalmente – ha detto Podestà – questo non farà altro che rafforzare ulteriormente il nostro incrollabile impegno a potenziare le capacità di difesa e il sostegno all’Ucraina. Questo incidente sottolinea in realtà l’urgenza della missione che la presidente sta svolgendo in questi giorni negli Stati membri in prima linea. Lì ha potuto constatare di persona le sfide quotidiane rappresentate dalle minacce provenienti dalla Russia e dai suoi alleati. E naturalmente l’Ue continuerà a investire nella spesa per la difesa e nella preparazione dell’Europa ancora di più dopo questo incidente”.

Gli europei stanno cercando con ogni mezzo di influenzare le discussioni sulla sicurezza dell’Ucraina e del Vecchio Continente. Sono in corso intense trattative tra gli alleati di Kiev per determinare quale tipo di garanzie di sicurezza offrire al Paese in caso di accordo di pace con Mosca, al fine di prevenire nuovi attacchi russi. Queste trattative hanno subito una netta accelerazione dopo il vertice del 15 agosto tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, seguito da un incontro alla Casa Bianca tra il presidente americano, il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky e sette leader europei. La settimana scorsa, gli uffici dell’Unione Europea a Kiev sono stati danneggiati dai bombardamenti russi.

Ucraina, addestratori Ue sul campo dopo cessate fuoco. VdL: “Dobbiamo essere pronti”

L’Unione europea è pronta ad addestrare l’esercito ucraino a Kiev, dopo un cessate il fuoco o un accordo di pace che ponga fine ai combattimenti con le forze russe. Dopo il consiglio informale con i ministri degli Esteri e della Difesa di Copenaghen, Kaja Kallas non ci gira intorno: “Finora abbiamo addestrato più di 80.000 soldati e dobbiamo essere pronti a fare di più”, spiega. Il che, potrebbe includere l’invio di istruttori dell’Ue in Ucraina, ma solo dopo il ritiro delle truppe.

L’Alta rappresentante Ue si dice soddisfatta dell’ “ampio sostegno” dei 27 paesi membri a questa estensione dell’attuale mandato della missione militare dell’Ue in Ucraina. Tutti i paesi dell’Unione europea sono favorevoli, a eccezione dell’Ungheria. Gli europei lavorano sulle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina dopo un’eventuale cessazione dei combattimenti e Bruxelles prevede di contribuire, in particolare rafforzando la sua missione di addestramento dei militari ucraini. Gli Stati Uniti, a lungo titubanti, hanno promesso in agosto di contribuire, ma senza inviare truppe americane sul suolo ucraino, sottolineando anche la necessità che gli europei garantiscano l’essenziale di queste garanzie di sicurezza per Kiev.

E mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede all’Ue più velocità per il programma di acquisto delle armi americane, Kallas suggerisce che il Fondo europeo per la pace possa “fornire finanziamenti a sostegno di questo impegno”. “Può rimborsare agli Stati membri le armi acquistate per l’Ucraina, anche a sostegno delle iniziative Purl della Nato”. Pertanto, il continuo blocco dello European Peace Facility, insiste, “non è giustificato”: “Risolvere rapidamente la questione è importante per il lavoro tra l’Europa e gli Stati Uniti a sostegno dell’Ucraina, e le questioni bilaterali non devono ostacolare gli aiuti”, scandisce Kallas. “Gli aiuti all’Ucraina salvano vite umane. Dobbiamo continuare a intensificare i nostri sforzi”, precisa.

Intanto, da Riga, Ursula von der Leyen ricorda che se nel nuovo bilancio europeo appena proposto si parla di una spesa quintuplicata per la difesa, è perché è “giunto il momento di essere pronti”. In conferenza stampa insieme alla prima ministra Evika Silina, la presidente della Commissione europea sostiene che l’Europa è sulla “strada giusta”, ma il lavoro da fare è ancora lungo. Al Consiglio europeo di ottobre si farà ancora il punto sulla tabella di marcia al 2030. Su Putin, von der Leyen non fa sconti: “E’ un predatore”, attacca: “I suoi rappresentanti hanno preso di mira le nostre società per anni con attacchi ibridi e attacchi informatici, l’uso dei migranti come arma è un altro esempio”.

A Tolone, dopo un consiglio dei ministri franco-tedesco, Parigi e Berlino fanno sapere che continueranno a esercitare “pressioni” perché vengano imposte nuove sanzioni alla Russia. “Siamo pronti a farlo, ma anche da parte degli Stati Uniti d’America per costringere la Russia a tornare al tavolo delle trattative”, spiega Emmanuel Macron in conferenza stampa con Friedrich Merz. Il 18 agosto, Putin si era impegnato con Trump a incontrare Zelensky. Se questo incontro bilaterale non si terrà entro lunedì, ”credo che ancora una volta significherà che il presidente Putin si sarà preso gioco di Trump“ e ”questo non può restare senza risposta”, afferma Macron. Merz confessa di non farsi illusioni: “È possibile che questa guerra duri ancora molti mesi“, deplora. I due leader parleranno separatamente con il presidente americano ”questo fine settimana”. La prossima settimana terranno anche una nuova riunione della coalizione dei volontari con i loro omologhi di 30 paesi pronti a fornire garanzie di sicurezza a Kiev per evitare una ripresa del conflitto una volta che questo sarà terminato. Nel frattempo, in una dichiarazione congiunta, annunciano l’intenzione di fornire all’Ucraina ulteriori sistemi di difesa antiaerea, “alla luce dei massicci attacchi russi” sul Paese nelle ultime settimane. Il presidente francese si difende inoltre dall’accusa di essere “grossolano e volgare” mossa da Mosca per aver definito Putin un ‘orco’. Nega qualsiasi insulto ma giustifica gli epiteti assegnati a “un uomo che ha deciso di intraprendere una deriva autoritaria, autocratica e di condurre un imperialismo revisionista dei confini internazionali”.

Da domenica il presidente russo sarà in Cina, dove incontrerà anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a margine del vertice dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai. “La Turchia svolge un ruolo importante nel processo di risoluzione” del conflitto, spiega il consigliere diplomatico russo, Yuri Ushakov. La Turchia ha ospitato tre sessioni di colloqui tra Russia e Ucraina quest’anno, che però non hanno portato a progressi reali verso la pace.

Meloni? One woman show… E quel cazzotto all’Europa irrilevante

Dopo settimane di silenzio, Giorgia Meloni ha ripreso la parola per dettare il documento programmatico del governo di qui (almeno) alla fine dell’anno e per appuntarsi qualche medaglietta sul petto. In fondo, ci sta: dopo quasi tre anni di gestione del Paese in un momento congiunturale – diciamo – non proprio favorevole, voltarsi indietro e compiacersi per i risultati ottenuti è umanamente comprensibile, con la consapevolezza però che quelle ‘medagliette’ ostentate in diretta streaming prestano e presteranno il fianco alle aspre critiche dell’opposizione. A livello personale, la premier ha incassato la standing ovation della Fiera di Rimini, tributo riservato a pochi negli ultimi tempi, una bella spinta per aumentare la propria autostima. Volendo sintetizzare: one woman show…

In quasi un’ora di intervento, Meloni ha toccato tutti i temi possibili: dall’Ucraina al massacro di Gaza, dalla sanità alla genitorialità, dalla riforma della giustizia al premierato, dal Piano Casa all’irrilevanza dell’Europa, con tanto di citazione per Mario Draghi che l’ha preceduta di qualche giorno alla kermesse romagnola. Proprio su quest’ultimo tema la presidente del Consiglio ha usato toni netti, quasi tranchant, avvolgendo con un foglio di domopack l’istantanea scattata dal suo predecessore a Chigi: la Ue, così com’è, è condannata all’irrilevanza. Amen.

Non è una novità che Meloni consideri Bruxelles e Strasburgo centri di potere non inutili ma al momento dannosi per la salute delle economie nazionali. E non è un mistero che si sia battuta per sburocratizzare l’Europa vittima del ‘virus regolamentatorio’ per cui è stato creato un adagio secondo il quale gli Usa inventano, i cinesi copiano e gli europei regolamentano. L’affondo, questa volta, è amplificato dalle parole che ha pronunciato Draghi, una sorta di de profundis, e anche dall’analisi di Romano Prodi, ex presidente della Commissione, che si è praticamente allineato a questa visione di assoluta mestizia.

Eppure proprio la leader di Fratelli d’Italia sa bene che dall’Europa non può uscire e che nell’Europa va riannodato il filo degli interessi comuni, in maniera che tra Orban e Sanchez, tra lei stessa e Macron non ci siano distanze profonde come canyon. Un’operazione difficile ma indispensabile, in particolare per chi ha dedicato alla polita estera buona parte del suo mandato.

Metsola sprona Ue: “Siamo leader, non follower. Cambiamo o saremo irrilevanti”

Essere leader e non follower. Dal palco del Meeting di Rimini, Roberta Metsola sprona l’Europa a essere protagonista in un mondo che è in continua evoluzione. Gli Stati Uniti sono “più complicati di un tempo”, osserva, e la guerra in Ucraina ha messo in luce la dipendenza del Vecchio continente dalla Russia. La “terribile situazione” a Gaza ha mostrato a una nuova generazione “quanto abbiamo bisogno di un’Europa più forte che promuove la pace”.

La presidente dell’europarlamento cita Mario Draghi per ricordare che la forza economica e il soft power non bastano più a garantire che l’Europa resti un leader globale. “Lo status quo significa arrendersi, significa lasciare l’Europa ai margini“, ribadisce, invitando ad avere il coraggio di “prendere le decisioni”, per non cadere in una “lenta e dolorosa spirale verso l’irrilevanza“.

Bisogna quindi porsi domande difficili: “Vogliamo essere in grado di difenderci? Vogliamo davvero integrare i nostri mercati e sbloccare il grande potenziale che conosciamo? Vogliamo sostenere le nostre imprese e nostri imprenditori? Vogliamo garantire il nostro modello di libera impresa e di reti di protezioni sociali?”.

Il primo passo per non essere irrilevanti è creare le condizioni per una crescita stabile e sostenibile, “semplificando le regole, rafforzando il mercato unico e sviluppando il commercio”, la ricetta della presidente. Sulla semplificazione, Bruxelles fa progressi, ma ammette: “Sappiamo che approvare 13.000 provvedimenti legislativi nella scorsa legislatura contro i solo 3.000 negli Stati Uniti frenerebbe chiunque dal poter guidare la strada verso il futuro”.

Meno moralismo e più azione è il suggerimento: “In Europa le industrie sostengono milioni di posti di lavoro”, ricorda Metsola, rimarcando che bisogna “sostenerle, non ostacolarle”. In definitiva il principio è semplice: “Dove possiamo semplificare dobbiamo farlo, dove occorre correggerci e adattarci alle nuove realtà dobbiamo farlo. Questa è la direzione che stiamo dando al nostro lavoro”.

Sul lavoro fatto finora in Ucraina, la presidente non ha dubbi: “Kiev non sarebbe libera senza il sostegno europeo“. Ringrazia Meloni e Tajani per il “contributo determinante dell’Italia nel difendere i valori europei” e insiste: “Abbiamo sempre spinto per la pace, una vera pace che nasce dalla capacità dell’Ucraina di restare forte, dobbiamo continuare a spiegare perché il nostro sostegno all’Ucraina è così determinato e questo perché non è solo altruismo, è l’aspirazione dell’Europa a vivere libera, un principio che non dimenticheremo mai“.

Avanti quindi sulle “vere” garanzie di sicurezza: “Vogliamo una pace duratura, che mantenga tutti noi al sicuro, che si fondi sul principio del ‘niente sull’Ucraina senza l’Ucraina‘”. E perché ciò accada, scandisce, “nulla sull’Europa può essere deciso senza l’Europa”.