Trump: “Armi a Kiev ma pagherà l’Europa. Mosca? Dazi al 100% senza accordo”

Armi, “le migliori del mondo”, a Kiev, ma “gli Usa non pagheranno nulla”, perché il conto andrà tutto all’Europa. Nel mezzo, tra le due sponde dell’Atlantico, c’è la Nato di Mark Rutte, il ‘ponte’ tra i due continenti. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha annunciato il suo piano per supportare l’Ucraina, flagellata da oltre tre anni di guerra (conflitto che era “di Biden, non il mio” e “se io fossi stato presidente non ci sarebbe stato”), ma ha assicurato che gli Stati Uniti non vogliono più “spendere tutti i soldi”. L’intesa è frutto di un accordo con l’Alleanza atlantica: “noi costruiremo delle armi all’avanguardia, le invieremo alla Nato” che, a sua volta le farà avere “ad altri Paesi” europei e “ci sarà una sorta di sostituzione”. Si tratta, ha spiegato Rutte, di un “numero molto elevato di equipaggiamenti militari”, in particolare attrezzature per la difesa aerea, missili e munizioni.

Un accordo che per il numero uno della Nato “è davvero una cosa importante” e “parte dal summit dell’Alleanza che ha avuto un grande successo”, definendo investimenti pari al 5% del Pil nelle spese per la difesa. L’Europa, ha detto Rutte “sta facendo il primo passo, sta entrando in gioco. Io ho contattato una serie di paesi come la Germania, la Finlandia, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, il Regno Unito, il Canada, tutti vogliono essere parte di questa iniziativa e questo è soltanto il primo contatto, quindi noi lavoreremo attraverso la Nato per far sì che gli ucraini abbiano quello di ciò di cui hanno bisogno”. I primi missili Patriot, ha assicurato Trump, “arriveranno a giorni” e serviranno perché “la Russia davvero li sta bombardando con molta forza”.

Almeno “quattro volte” ha spiegato il repubblicano, “ho pensato che l’accordo fosse vicino” e per questo “sono deluso dal presidente Putin”. Da qui la decisione di introdurre “dazi doganali secondari”, ovvero sui paesi alleati di Mosca. “Se non avremo un accordo entro 50 giorni, i dazi doganali saranno al 100%” ma “spero che non si arrivi a quel punto”, ha aggiunto. In sostanza, se non verrà definita “una pace duratura”, l’accetta delle imposte doganali Usa si abbatterà su tutto il sistema economico che ruota intorno a Mosca, nel tentativo di aumentare la pressione per spingere verso un accordo. “Se fossi in Putin – ha aggiunto Rutte – prenderei i negoziati più seriamente” di quanto fatto finora.

A Roma si chiude conferenza per l’Ucraina. Accordi su ricerca, trasporti, ricostruzione verde, lavoro

Si è chiusa a Roma la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina 2025, una due giorni che ha riunito governi, imprese, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie e rappresentanti della società civile nell’impegno comune di sostegno all’Ucraina. Numerosi gli accordi siglati anche nella giornata conclusiva, con molti ministri del governo Meloni arrivati alla Nuvola dell’Eur per le firme ufficiali. Le intese spaziano da scienza e ricerca ai trasporti, passando per ricostruzione verde, lavoro.

Nasce la Coalizione internazionale per la scienza, la ricerca e l’innovazione in Ucraina. Iniziativa voluta dalla collaborazione tra il Ministero dell’Università e della Ricerca italiano, il Ministero dell’Istruzione e della Scienza ucraino, l’UNESCO e la Commissione Europea, che rappresenta un passo centrale nella promozione della scienza, della ricerca e dell’innovazione, ritenuti “pilastri per una ripresa sostenibile, inclusiva e duratura dell’Ucraina”. Durante la giornata è stata presentata e sottoscritta anche la Dichiarazione d’Intenti di Roma per la scienza, la ricerca e l’innovazione in Ucraina che sancisce ufficialmente la nascita della Coalizione, chiamata a promuovere azioni concrete per la ricostruzione e la modernizzazione del Paese, sostenere gli scienziati locali e riconoscere il ruolo centrale del settore nella ripresa dell’Ucraina.

Firmato anche un memorandum per evolvere la rete ferroviaria ucraina, a sancirlo il Gruppo FS. Tra i principali punti c’è lo sviluppo dei collegamenti passeggeri e merci tra Italia e Ucraina, il commercio e la logistica internazionale, il trasferimento del know-how tecnico del settore del trasporto e la consulenza per lo sviluppo di un’infrastruttura ferroviaria moderna e resiliente. L’accordo è stato firmato dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo Fs, Stefano Antonio Donnarumma, e dal Ceo di UZ, Oleksandr Pertsovskyi, che avrà l’obiettivo, non vincolante, di esplorare opportunità di collaborazione nell’arco dei prossimi due anni. “Da mesi lavoriamo con la controparte ucraina per un’evoluzione della rete ferroviaria del Paese, infrastruttura molto importante vista l’estensione dell’Ucraina”, ha commentato Donnarumma.

Annunciata quindi la firma di un Piano di Lavoro a Medio Termine con Kiev “per una ricostruzione verde e sostenibile”. Si tratta del primo progetto concreto da oltre 2 milioni di euro per il monitoraggio dell’aria in Ucraina, dove è già vivo l’impegno dell’Italia attraverso il Fondo Clima, che destina oltre 1,2 miliardi anche all’Europa orientale. Il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, ha ribadito l’impegno italiano “come parte integrante della costruzione di una pace duratura”. C’è voglia di sinergie anche sull’energia. Per il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, “l’Italia è il paese di raccordo tra l’Europa continentale e l’Africa. Questo ci porta ad essere uno dei punti di approdo per le energie che vengono da sud per trasferirle nella parte continentale dell’Europa. L’integrazione con la realtà ucraina diventa quindi fondamentale per noi, proprio nell’ottica di futuro”.

Altro memorandum firmato sul lavoro, a siglarlo la vicepremier ucraina Yulia Svyrydenko con la ministra del Lavoro, Marina Calderone, che spiega: “Metteremo a disposizione la nostra esperienza nella gestione di un sistema di relazioni industriali evolute e di competenze in materia di dialogo sociale, ma anche l’utilizzo degli strumenti tecnologici avanzati”.

Alla Nuvola c’è stato anche il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, per certificare come l’agricoltura “sia strategica per la stabilità globale. Aiutare l’Ucraina a ricostruire il suo sistema agricolo significa anche garantire la sicurezza alimentare di interi continenti, a partire dall’Africa”.

Il supporto italiano è ribadito pure dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “L’Ucraina ha bisogno delle imprese italiane”, ha spiegato riferendosi all’accordo siderurgico su Piombino con Metinvest. “Il fatto che in queste ore migliaia di persone si siano ritrovate a Roma nel momento decisivo anche per le sorti dell’Ucraina, dimostra la centralità del governo italiano e dell’Italia nei nuovi processi europei e internazionali”.

Prima udienza di Leone XIV a Meloni: Ucraina, Gaza e il summit Onu in Etiopia al centro

Sorrisi, strette di mano e un colloquio a porte chiuse che dura oltre mezz’ora. Giorgia Meloni arriva in Vaticano per la sua prima udienza ufficiale con Papa Leone XIV, eletto in conclave l’8 maggio scorso.

Nella delegazione della premier ci sono i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Con loro, dopo l’udienza, la presidente del Consiglio scende poi in Terza Loggia, per incontrare anche il segretario di Stato, Pietro Parolin, e il ‘ministro degli Esteri’, Paul Gallagher.

Ucraina e Gaza al centro, in particolare l’impegno comune per la pace a Kiev e in Medio Oriente e l’assistenza umanitaria a Gaza, che ancora fatica ad arrivare, sotto gli attacchi e i blocchi di Israele. “Sono state sottolineate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e l’Italia“, fa sapere il Vaticano in una nota di poche righe, facendo riferimento a generiche “questioni afferenti ai rapporti bilaterali” e “tematiche d’interesse per la Chiesa e la società italiana”. Meloni, aggiunge Palazzo Chigi, ribadisce “l’apprezzamento per l’impegno della Sede Apostolica per la pace in Ucraina, a Gaza e in tutte le aree di crisi” e si sofferma sull’importanza della libertà religiosa e sulla tutela delle comunità cristiane in Medio Oriente, che hanno sofferto le conseguenze delle crisi e dell’instabilità dell’area. I due leader condividono poi, rende noto la presidenza del Consiglio, “l’ottima collaborazione con le organizzazioni cattoliche religiose per la cooperazione in Africa, nell’ambito del Piano Mattei”.

Prima di chiudere le porte, la Santa Sede diffonde qualche immagine dell’incontro, in cui la premier e il Pontefice sono seduti nello studio del Palazzo apostolico. “Ha fatto tanti viaggi, io invece sono rimasto sempre a Roma”, dice il Papa. Lei gli parla del summit sulla sicurezza alimentare dell’Onu, che co-presiederà con il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed il 28 luglio, ad Addis Abeba, in Etiopia. Poi qualche immagine sullo scambio dei regali dopo il colloquio, in cui si vede la presidente del Consiglio che dona al Papa una veduta seicentesca della Chiesa dei Santi Domenico e Sisto e dell’antico monastero domenicano che ospita l’Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino dove Robert Prevost ha studiato Diritto canonico e ricorda la “grande cultura religiosa” dell’istituto. Il Papa ricambia con un volume su Sant’Agostino. E l’ultima stretta di mano: “Buon lavoro”, è l’augurio di Meloni al Papa.

Il primo contatto che hanno avuto la premier e il Pontefice è stato telefonico: il 15 maggio, appena una settimana dopo l’elezione di Prevost al soglio di Pietro. Si prospettava di organizzare i negoziati di pace tra Russia e Ucraina in Vaticano, ipotesi accolta positivamente dal Papa, ma poi saltata. Il primo incontro faccia a faccia c’è stato il 18 maggio, per la messa di inizio pontificato. Poi hanno avuto modo di incontrarsi di nuovo il 21 giugno, per il Giubileo dei governanti, quando Meloni ha chiesto al Papa se si fosse “assestato”.

Nato, Meloni: “Spese necessarie e sostenibili. Per 2026 non useremo escape clause”

L’aumento della spesa per la difesa è “necessario e sostenibile”. Giorgia Meloni lascia il vertice Nato all’Aja ribadendo l’adesione convinta alle richieste di Donald Trump e garantendo, ancora una volta, che “nemmeno un euro” sarà sottratto alle “priorità del governo e dei cittadini italiani”. La clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità, la cosiddetta ‘Escape clause’, nel 2026 non sarà necessaria (“poi chiaramente per gli anni a venire si valuterà”). L’alleanza è “compatta” e il sostegno all’Ucraina è “pieno da parte di tutti”. Quanto alla Spagna, che ha chiesto una deroga all’aumento delle spese fino al 5% del Pil: “Ha firmato lo stesso documento che abbiamo firmato noi”, taglia corto la premier.

Il contesto, spiega più nel dettaglio la presidente del Consiglio, necessita un aumento delle spese, ma in una dimensione che “ci consente di assumere questi impegni”. Meloni osserva che l’incremento dell’1,5% in 10 anni non è così distante dall’impegno che l’Italia ha già assunto del 2014 quando era dell’1%. Impegno poi ribadito da tutti i governi prima del suo. A questo si aggiunge un 1,5% di spese sulla sicurezza, risorse che, insiste, comunque l’Italia avrebbe speso, perché riguardano materie molto più ampie della questione di difesa: i confini, la migrazione irregolare, le infrastrutture critiche, la mobilità militare, ma anche l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’innovazione tecnologica. “Sono risorse che servono a mantenere questa nazione forte come è sempre stata”.

D’altra parte, sul target del 5% la flessibilità è “totale”, assicura: “Abbiamo chiesto che su molte di queste spese fosse a totale discrezione degli stati nazionali di decidere cose ritengono una minaccia, perché le minacce che affronta una nazione che si affaccia sul Mediterraneo sono distanti anni luce da quelle sul mar Baltico. E lo abbiamo ottenuto“. Insomma, tutto sta nel capire su cosa si investe, perché “il mondo sta cambiando e cambia anche la difesa”, ricorda, Meloni: “Si va verso un mondo nel quale un satellite può essere più strategico di un carro armato”.

L’obiettivo resta comunque irrealistico per la leader dem Elly Schlein, che lo giudica anche “dannoso, sbagliato e grave”: “Con leggerezza Meloni ha deciso di impegnarsi, mentre il premier spagnolo ha dimostrato che si può dire di no”, denuncia la segretaria del Pd che poi affonda: “La premier non è in grado di dire no all’amico Trump”.

Sul sostegno all’Ucraina, inserito anche nel documento finale, dopo il vertice Meloni partecipa a un incontro con Volodomyr Zelensky e i leader di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, con il Segretario Generale Rutte. “Sono stati approfonditi gli sforzi in corso e il sostegno all’azione degli Stati Uniti a favore del cessate il fuoco per un percorso negoziale che conduca ad una pace giusta e duratura in Ucraina“, sottolinea Palazzo Chigi, aggiungendo che ènecessario” che la Russia dimostri di volersi impegnare seriamente nei colloqui, “contrariamente a quanto fatto finora”. I leader ribadiscono il “continuo sostegno” a Kiev, alla sua autodifesa e alla sua industria della difesa, anche “a fronte dei brutali attacchi russi contro i civili, e il mantenimento della pressione sulla Russia attraverso nuove sanzioni”.

Archiviato, si spera, il capitolo Iran, ora l’attenzione del mondo torna su Gaza. Ma in questo scenario, assicura la premier, tutto è più semplice: “Penso che tutti capiscano che questo è il momento in cui bisogna riuscire ad ottenere il cessate il fuoco, quindi l’Italia è impegnatissima per ottenere questo risultato”.

Si chiude il G7 in Canada. Meloni: “Tutti d’accordo, Iran non può avere l’atomica”

(Photocredit: Palazzo Chigi)

Iran e Israele, Ucraina, ma anche dazi, commercio internazionale e materie prime critiche . Si è chiuso in Canada un G7 “complesso”, come ha ricordato la premier Giorgia Meloni, sia per il contesto internazionale sia per i temi sul tavolo delle discussioni.

“In un mondo sempre più pericoloso e diviso, la cooperazione con partner affidabili è più importante che mai”, ha detto il primo ministro canadese Mark Carney al termine del vertice, annunciando “una nuova era di collaborazione, fondata sul sostegno reciproco e su partnership resilienti”.

Il G7 si è concluso con una serie di dichiarazioni congiunte che puntano proprio a rafforzare i legami e lo sviluppo. Si va dalla protezione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici alla collaborazione sull’innovazione quantistica, dalla condivisione delle competenze sull’intelligenza artificiale alla prevenzione degli incendi boschivi. E, ancora, i leader hanno concordato la necessità di “contrastare le interferenze straniere” e di “combattere la criminalità transnazionale, come il traffico di migranti”.

Carney ha inoltre annunciato diverse misure a sostegno dell’Ucraina, tra cui “sanzioni contro individui, entità e imbarcazioni che continuano a sostenere l’aggressione russa”, altri 2 miliardi di dollari in aiuti militari a Kiev, l’erogazione di un prestito di 2,3 miliardi di dollari all’Ucraina attraverso il meccanismo dei prestiti straordinari per l’accelerazione delle entrate del G7 e lo stanziamento di 57,4 milioni di dollari per assistenza in materia di sicurezza. E anche se sull’Ucraina non era prevista una dichiarazione congiunta, “c’è stata una convergenza di vedute – ha detto Meloni al termine del vertice – e siamo tutti quanti d’accordo nel sostenere gli sforzi del presidente degli Stati Uniti verso una pace giusta e duratura”.

Il fronte della guerra tra Israele e Iran è stato l’altro grande protagonista del G7. “Siamo consapevoli che la principale fonte di instabilità della regione – ha detto Meloni – è l’Iran. Siamo tutti d’accordo sul fatto che non possa esserci un Iran che si dota dell’arma nucleare”. I Paesi del G7, ha spiegato, “di fronte a una minaccia che è reale concordano sul fatto che Israele abbia il diritto di difendersi, ma l’obiettivo al quale tutti lavoriamo è arrivare a negoziazioni che consentano davvero di impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare”, anche perché l’arma atomica “sarebbe una minaccia anche per tutti noi”.

Il Canada, inoltre, adotterà misure per rafforzare le economie e i sistemi internazionali. In particolare, 391,3 milioni di dollari per catalizzare capitali privati ​​verso progetti di crescita economica e sviluppo in tutto il mondo, fino a 185,6 milioni di dollari per accelerare l’adozione e la commercializzazione dell’intelligenza artificiale e 120,4 milioni di dollari per la prevenzione, la risposta e il recupero dagli incendi boschivi a livello globale. Sul piatto anche 80,3 milioni di dollari per creare catene di approvvigionamento affidabili di minerali essenziali, 22,5 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo e l’uso delle tecnologie quantistiche e fino a 544 milioni di dollari in garanzie per nuovi finanziamenti per lo sviluppo in America Latina e nei Caraibi.

Leone riceve Mattarella: Ucraina e Gaza sul tavolo della diplomazia della pace

Ucraina e Gaza. Ma anche il “contributo della Chiesa nella vita del Paese”. Tra sorrisi e strette di mano, Sergio Mattarella e Robert Prevost hanno il loro primo colloquio a porte chiuse nello studio del Palazzo apostolico in Vaticano. Ancora una volta, tutto ruota intorno a quella pace che sembra lontanissima, in un mondo martoriato.

Il primo scambio di saluti di persona c’era stato il 18 maggio, giorno in cui Leone XIV ha presieduto la messa per l’inizio del Pontificato. Già in quella occasione, come per il primo saluto dalla loggia delle benedizioni, il pensiero di Leone era rivolto alle aree di crisi. Il capo dello Stato arriva nel cortile di San Damaso poco prima delle 9, accolto dal reggente della prefettura della casa pontificia, monsignor Leonardo Sapienza. Il cortile è allestito per l’occasione, una composizione di fiori tricolore, il lungo tappeto rosso, 16 ‘gentiluomini di Sua Santità’.

Ad accompagnare il presidente della Repubblica, una delegazione consistente. Tutta la sua famiglia, i tre figli Laura, Bernardo e Francesco con i coniugi e i cinque nipoti, oltre ai suoi consiglieri, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto.

Poco meno di un’ora di colloquio a porte chiuse, poi lo scambio dei doni, in cui spicca il messaggio per la Pace di Papa Francesco, che Prevost regala al presidente: “Ho reso omaggio alla sua tomba a Santa Maria Maggiore il giorno prima del Conclave“, ricorda lui, donando al Pontefice due volumi cinquecenteschi su Sant’Agostino. Poi, l’incontro del presidente con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da Mirosław Wachowski, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati (il segretario Paul Gallagher è in visita a Cuba, in occasione del 90esimo anniversario dei rapporti diplomatici bilaterali tra la Santa Sede e il Paese caraibico). “Durante i cordiali colloqui in Segreteria di Stato è stato espresso compiacimento per le buone relazioni bilaterali esistenti. Ci si è soffermati su temi di carattere internazionale, con particolare attenzione ai conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente. Nel prosieguo della conversazione sono state affrontate alcune tematiche di carattere sociale, con speciale riferimento al contributo della Chiesa nella vita del Paese”, spiega il Vaticano.

Ho portato al nuovo Pontefice l’affetto dell’Italia”, racconta poco dopo il capo dello Stato ad Arezzo, visitando la sede di Rondine Cittadella della Pace. Mattarella riporta ai ragazzi una citazione di sant’Agostino già utilizzata dal Papa agostiniano in occasione del suo incontro con la stampa mondiale: “Anche all’epoca di Agostino, a Ippona, c’era chi si lamentava dei tempi difficili, brutti, cupi. La sua risposta fu: ‘I tempi siamo noi’, sottolineando – osserva il presidente – che i tempi si modellano secondo quello che noi ci mettiamo dentro”.

Il Papa ai media: “Disarmiamo parole per disarmare Terra”. Zelensky lo invita a Kiev

Cerchiamo di vivere bene e i tempi saranno buoni. I tempi siamo noi“. Leone XIV incontra – prima grande udienza dalla sua elezione – la stampa internazionale e cita Sant’Agostino per ricordare che il momento è difficile sia da percorrere che da raccontare: “E’ una sfida, che ci chiede di non cedere alla mediocrità”, esorta.

Come nel primo saluto dalla loggia delle Benedizioni, Robert Prevost torna sulla piaga delle aree di crisi. Lancia un appello per la liberazione dei giornalisti incarcerati nel mondo “perché hanno raccontato la verità”. A tutti gli operatori della comunicazione il Papa americano domanda di “uscire dalla torre di Babele, dalla confusione di linguaggi spesso ideologici o faziosi”: “Disarmiamo le parole e disarmeremo la Terra”, scandisce. Fa cenno alla sfida dell’intelligenza artificiale, che ha un “potenziale immenso, ma richiede responsabilità e discernimento per produrre il bene per l’umanità”.

Chiamando a “proteggere il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa”, il Papa ringrazia chi difende con coraggio, a rischio anche della propria vita, il diritto dei popoli a essere informati. Perché “solo i popoli informati possono fare scelte libere”, osserva.

Su uno dei principali teatri di guerra del momento, Leone XIV viene invitato proprio in mattinata, dopo una telefonata con il presidente ucraino, Volodomyr Zelensky. “Ho parlato con Papa Leone XIV”, fa sapere Zelensky su Telegram, sottolineando che si tratta di una prima conversazione “molto cordiale e davvero concreta“. Una visita apostolica in Ucraina, secondo il presidente, “darebbe una speranza concreta a tutti i fedeli, a tutto il nostro popolo”. Resteranno in contatto e pianificheranno un incontro a breve, sostiene. La Santa Sede, intanto, conferma la conversazione avvenuta, ma non divulga nessun contenuto. “Abbiamo parlato delle migliaia di bambini ucraini deportati dalla Russia. L’Ucraina conta sull’aiuto del Vaticano per riportarli a casa, dalle loro famiglie“, fa sapere Zelensky, che informa il Papa dell’accordo raggiunto per un cessate il fuoco “completo e incondizionato per almeno 30 giorni”, e ribadisce la sua disponibilità a proseguire i negoziati in qualsiasi formato, compresi i colloqui diretti: “L’Ucraina vuole porre fine a questa guerra e sta facendo tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo. Attendiamo passi concreti da parte della Russia“.

Mentre congela tutte le nomine in curia per riflettere sulla sua squadra, Prevost ha un’agenda fitta di appuntamenti: venerdì 16 maggio incontrerà il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Un’occasione in cui i papi passano in rassegna i mali del mondo, elencano urgenze e priorità, disaminano i nodi da sciogliere. Domenica 18 maggio sarà la volta della messa per l’inizio del Pontificato, alle 10, cerimonia alla quale si attendono capi di Stato e di governo stranieri. Durante la celebrazione riceverà i simboli del potere papale, il pallio e l’anello del pescatore. Martedì 20 maggio il Papa prenderà invece possesso della Basilica Papale di San Paolo Fuori le Mura e il giorno dopo, mercoledì 21 maggio alle 9 terrà la prima udienza generale. Sabato 24 maggio, Prevost riceverà la Curia Romana e i dipendenti dello Stato Città del Vaticano. Domenica 25 maggio, dopo il Regina Caeli delle 12, nel pomeriggio, prenderà possesso delle Basiliche Papali di San Giovanni in Laterano e di Santa Maria Maggiore, dove riposa Francesco.

Tra le decisioni che si attendono, ci sono quelle della residenza scelta (se tornerà negli appartamenti pontifici) e la destinazione del primo viaggio apostolico. Francesco aveva previsto di visitare Nicea, in Turchia, alla fine di maggio per il 1700° anniversario del Concilio. “Lo stiamo preparando”, annuncia, rispondendo a un giornalista dopo l’udienza di oggi. Molti altri appuntamenti si aggiungeranno in questi giorni, non necessariamente annunciati. Sabato, Leone è già stato protagonista di due ‘fuoriprogramma’: a sorpresa è andato in visita al Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, fermandosi, al ritorno dalla cittadina laziale, a Santa Maria Maggiore per sostare in preghiera sulla tomba di papa Francesco.

Ucraina, Meloni: “Lavorare con Usa per fermare conflitto, garanzie solide per Kiev”

Photo credit: Palazzo Chigi

 

L’Italia lavora per la sua sicurezza, ma sulla garanzia di un cessate del fuoco in Ucraina continua a sostenere il coinvolgimento dell’Onu. L’ipotesi si fa spazio anche al summit dei volenterosi ospitato da Emmanuel Macron a Parigi, “in linea con la posizione del Governo italiano”, rivendica Palazzo Chigi. E’ la presidente del Consiglio italiana che insiste sull’importanza di estendere una tregua parziale alle infrastrutture civili, come le scuole e gli ospedali, con l’obiettivo di raggiungere un cessate il fuoco totale.

Giorgia Meloni preme sull’importanza degli Stati Uniti. Sul raggiungimento di una pace con garanzie che ricalchino l’articolo 5 della Nato e sulla necessità di collaborare con Washington per fermare il conflitto. La premier chiede persino il coinvolgimento di una delegazione americana al prossimo incontro di coordinamento. Sull’ipotesi di estensione dell’articolo 5, fa sapere Chigi, Macron ha “sollevato con interesse l’opportunità di un approfondimento tecnico”, che Meloni accoglie.

Il coinvolgimento dell’Onusarebbe frutto di una decisione del Consiglio di sicurezza, dove ci sono anche la Russia e la Cina, quindi se si deve arrivare a una interposizione di qualsiasi tipo è giusto che siano coinvolti tutti“, spiega il ministro degli Esteri ai cronisti, dopo l’informativa alla Camera sulle missioni internazionali che l’ha visto impegnato con il ministro della Difesa. Di certo, continua a non essere prevista alcuna partecipazione italiana a un’eventuale forza militare sul campo. Qualunque discesa in campo sarà con i caschi blu: “Sosteniamo da tempo un ruolo profilato delle Nazioni Unite, nella cornice autorizzativa del Consiglio di Sicurezza”, ribadisce Tajani, ricordando che “garanzie di sicurezza efficaci necessitano del più ampio consenso internazionale e non possono prescindere dagli Stati Uniti”.

La guerra è “tutt’altro che finita”, avverte Guido Crosetto davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. La Russia ha continuato a colpire anche durante i negoziati, con attacchi sempre più intensi negli ultimi mesi, soprattutto alle infrastrutture energetiche. “Il tempo e i morti non sono mai stato un fattore scoraggiante per Mosca“, osserva il titolare della Difesa. E mette in chiaro: “Nessuno può pensare di costruire la sicurezza di un Paese prevedendo scenari bucolici, c’è chi si prepara a combattere“. Perché la pace, ricorda, è un equilibrio tra forze: “L’obiettivo è portarlo verso il basso, verso il disarmo totale tra due parti. Ma quando una parte è armatissima e l’altra no allora diventa un equilibrio difficile da mantenere”.

La difesa, quindi, va implementata per il governo. Tajani insiste su un concetto: “Spendere in difesa non significa essere guerrafondai, ma garantire la sicurezza dell’Unione europea”. L’interesse italiano, chiarisce Crosetto, non è perseguire il riarmo, ma costruire la difesa: “Dare a questo Paese uno strumento di tutela efficiente”. E oggi la mancanza di investimenti seguiti alla caduta del Muro di Berlino, quando si pensava che il comparto avesse perso d’importanza, richiede di recuperare terreno. A tre anni dall’aggressione russa, l’Ucraina resta la principale minaccia per la sicurezza del Vecchio Continente e “fermare il conflitto per noi è una priorità”, assicura il vicepremier.

L’accordo raggiunto sul la tregua sul Mar Nero è un fatto “certamente positivo“, ammette il vicepremier, anche in funzione dell’esportazione di grano, fondamentale per la sicurezza alimentare in particolare dell’Africa. Ora però la palla passa a Mosca, che sembra non voler interrompere gli attacchi, che aumentano in intensità e portata, soprattutto sulle infrastrutture energetiche. “Tocca a Mosca dimostrare che vuole la tregua – scandisce Tajani -. E’ la Russia che deve dire se vuole la pace o no”. Sul futuro dell’Ucraina, l’Italia è in prima linea per la ricostruzione, garantisce, come dimostra la conferenza sulla ricostruzione in programma in Italia il 10-11 luglio prossimi. Sul progetto, anticipa il titolare della Farnesina, saranno coinvolti in modo importante anche i privati. Prima della ricostruzione, bisognerà raggiungere il faticosissimo traguardo della soluzione del conflitto. Sulla quale i ministri non usano mezzi termini: “Ogni soluzione dovrà basarsi su garanzie di sicurezza convincenti per Kiev”.

Ucraina, ‘volenterosi’ da Macron uniti su sanzioni a Mosca. Divisi su “forza di rassicurazione”

Unanimità nel mantenere le sanzioni alla Russia, volontà di Parigi e Londra di schierare truppe in Ucraina come “garanzia di sicurezza”. Emmanuel Macron riunisce a Parigi i ‘volenterosi’, una trentina di Paesi europei alleati di Kiev e lancia, d’intesa con il premier britannico Keith Starmer, una missione franco-britannica che si recherà in Ucraina “nei prossimi giorni”, per studiare un piano operativo di rafforzamento dell’esercito di Kiev. Di fatto, spiega il presidente francese al termine del vertice, il “un esercito ucraino formato“, resta la principale “garanzia di sicurezza” per la popolazione ucraina.

Parigi e Londra intendono dunque intestarsi la “guida” della mobilitazione a sostegno di Kiev, proponendo l’invio di una “forza di rassicurazione” composta di militari di Paesi europei “nell’ambito della coalizione dei Volenterosi”, in caso di un accordo di cessate il fuoco completo e duraturo. Una proposta che ha diviso i leader presenti, come riconosce lo stesso Macron. “Non c’è stata unanimità oggi, com’è noto, ma non abbiamo bisogno dell’unanimità” sostiene il presidente francese per cui l’adesione è volontaria “secondo la capacità e il contesto politico” di ogni Paese. Queste truppe, chiarisce Macron, non sarebbero “destinate a essere forze di mantenimento della pace, a essere presenti lungo la linea di contatto o a sostituire le forze ucraine”. Verrebbero inviate in “determinate località strategiche preventivamente identificate con gli ucraini” e avrebbero un “carattere deterrente”.

Sul fronte economico, invece, o paesi della ‘coalizione’ “hanno concordato all’unanimità” che le sanzioni contro Mosca non debbano essere abbandonate. “C’è consenso sul fatto che questo non sia il momento di revocare le sanzioni”, insiste Starmer. “Al contrario, abbiamo discusso su come rafforzarli”, aggiunge, accogliendo con favore anche il fatto che l’Europa si stesse “mobilitando” per la pace in Ucraina “su una scala mai vista da decenni”. Sarebbe un “grave errore” abolirli, aggiunge il cancelliere tedesco Olaf Scholz di fronte ai giornalisti tedeschi. “Non ha senso finché la pace non sarà veramente ristabilita, e purtroppo ne siamo ancora lontani.”

Mentre la Russia è impegnata da diverse settimane in colloqui con Washington, che vuole a tutti i costi ottenere una tregua in Ucraina, i partecipanti al vertice nella capitale francese si sono mostrati molto cauti rispetto alla reale intenzione di Mosca di raggiungere una pace. “L’Ucraina ha avuto il coraggio di accettare un cessate il fuoco incondizionato. Non c’è stata alcuna risposta russa, ma nuove condizioni (fissate da Mosca, ndr) e attacchi sempre più intensi” in Ucraina, riassume Macron, condannando la strategia del Cremlino: “Fingere di aprire negoziati per scoraggiare l’avversario e intensificare gli attacchi”. Lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky assicura, sempre da Parigi, che la Russia non vuole “alcun tipo di pace”.

Sotto la pressione americana, l’11 marzo Kiev ha accetto una cessazione dei combattimenti per 30 giorni. Martedì scorso, a seguito di colloqui in Arabia Saudita mediati da Washington, è stato annunciato un accordo che porterà, a determinate condizioni, a una tregua nel Mar Nero e a una moratoria sugli attacchi contro i siti energetici. Ma Mosca ha chiesto la revoca delle restrizioni sulle esportazioni agricole russe, un’idea sostenuta dalla Casa Bianca. Il vertice di Parigi aveva quindi come obiettivo quello di affermare la posizione negoziale dell’Ucraina e dei suoi sostenitori, mentre russi e americani parlano direttamente, e di “definire” le “garanzie di sicurezza” per gli ucraini nel caso di una pace ipotetica. Al momento, oltre all’Italia, anche la Polonia ha già escluso la possibilità di inviare soldati in Ucraina, mentre il premier ceco Petr Fiala ha detto che è “prematuro” discutere l’invio di truppe europee prima che siano noti i dettagli di un eventuale cessate il fuoco.

Gli Stati Uniti non erano rappresentati nel summit ma Macron ha avuto un colloquio con il presidente Trump prima della riunione e ha promesso di risentire il leader Usa nelle prossime ore. Anche perché l’appoggio americano al piano dei ‘volenterosi’ è considerato indispensabile da diversi paesi europei per ipotizzare l’invio di truppe in Ucraina. “Speriamo ci sia il sostegno degli Usa, ma dobbiamo anche prepararci a uno scenario in cui non ci sia”, mette le mani avanti Macron che poi precisa: “Gli Usa sono partner affidabili fin dall’inizio della guerra, sosteniamo l’iniziativa di negoziato del presidente Trump”. Ma, aggiunge, “dico che se i nostri interessi non combaciano, dobbiamo poter difendere i nostri interessi quando si parla di nostra sicurezza”. Anche perché “ci troviamo a un punto di svolta sulla sicurezza in Europa” e per questo “ci dobbiamo preparare a tutto”.

Ucraina, Usa: C’è l’accordo con Kiev e Mosca per il cessate il fuoco nel Mar Nero

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Russia e Ucraina hanno accettato il cessate il fuoco nel Mar Nero e Washington si dice pronta ad aiutare Mosca a esportare i suoi prodotti agricoli e i suoi fertilizzanti sui mercati mondiali. I due Paesi hanno accettato di “garantire la sicurezza della navigazione, eliminare l’uso della forza e impedire l’uso di navi commerciali per scopi militari nel Mar Nero”, spiega la Casa Bianca in due comunicati separati, che riportano i confronti avuti negli ultimi giorni con ucraini e russi in Arabia Saudita.

Kiev si impegna ad “attuare” le dichiarazioni di Washington, “buone misure” secondo il presidente Volodymyr Zelensky. I due Paesi concordano sulla possibilità di coinvolgere Paesi “terzi” nella supervisione di una tregua. Per quanto riguarda l’Ucraina, gli Stati Uniti si impegnano a “sostenere gli sforzi per lo scambio di prigionieri, la liberazione di civili e il ritorno dei bambini ucraini sfollati con la forza”.

La Russia invece può contare sul sostegno della Casa Bianca per “ripristinare l’accesso della Russia al mercato mondiale per le esportazioni di prodotti agricoli e fertilizzanti, ridurre i costi di assicurazione marittima e migliorare l’accesso ai porti e ai sistemi di pagamento per queste transazioni”. Mosca aveva posto come condizione per questo accordo sul Mar Nero un allentamento delle restrizioni sulle sue esportazioni agricole.

Durante i colloqui, gli Stati Uniti hanno “ripetuto che il presidente Donald Trump vuole assolutamente porre fine alle uccisioni da entrambe le parti”. Washington “continuerà a organizzare negoziati tra le due parti per trovare una soluzione pacifica”, si legge in un paragrafo identico in entrambi i comunicati. L’amministrazione americana esprime anche la sua “riconoscenza” al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Il ministro della Difesa ucraino, Rostem Umerov, domanda di organizzare “ulteriori consultazioni tecniche” per regolare i “dettagli” degli accordi annunciati dalla Casa Bianca. E avverte che “qualsiasi movimento” di navi da guerra russe nel Mar Nero al largo dell’Ucraina costituirà una “violazione” dell’accordo di cessazione delle ostilità. Un accordo sul grano nel Mar Nero aveva permesso all’Ucraina, dal luglio 2022 al luglio 2023, di esportare il suo grano, vitale per l’alimentazione mondiale, nonostante la presenza della flotta russa nella zona. La Russia, a sua volta grande esportatore di grano e fertilizzanti, si è poi ritirata unilateralmente, accusando gli occidentali di non rispettare gli impegni presi per allentare le sanzioni sulle esportazioni russe. Oggi il Cremlino ha fatto sapere che “analizzerà” l’esito di queste discussioni, se i “contatti” con gli americani continueranno, anche se non è stata fissata alcuna “data concreta” per un nuovo incontro, ha aggiunto il portavoce Dmitri Peskov. Secondo l’agenzia statale Ria Novosti, la delegazione russa ha lasciato l’Arabia Saudita.

Kiev intanto accusa la Russia di prendere tempo per sfruttare il suo vantaggio sul fronte. Uno dei negoziatori russi, Grigori Karassine, considera il dialogo con gli americani “intenso, non facile, ma molto utile”. Durante queste discussioni, in cui Karassine ha rappresentato la Russia insieme a Sergei Besseda, un dirigente dei servizi segreti russi, “sono stati affrontati molti problemi”, riferisce. “Siamo lontani dall’aver risolto tutto ma mi sembra che una conversazione del genere sia molto opportuna”, afferma Karassine. Questa mattina a Riyad si è tenuto un nuovo incontro tra le delegazioni ucraina e americana. Questi colloqui, da domenica, non hanno portato a una tregua, nemmeno parziale, o a un consenso su una tregua su alcuni attacchi aerei. Trump era riuscito a ottenere un accordo di Kiev per un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni. Ma Vladimir Putin ha elencato numerose richieste e ha precisato di voler limitare una tregua ai soli attacchi alle infrastrutture energetiche. Il presidente americano si è mostrato indulgente nei confronti della Russia, anche se nelle ultime settimane ha accennato alla possibilità di nuove sanzioni. Putin però avanza sul campo nonostante le pesanti perdite e non sembra avere fretta di concludere un accordo, soprattutto perché le forze ucraine controllano ancora il territorio nella regione russa di Kursk. Nonostante i dialoghi, i combattimenti continuano. Ieri, un attacco russo ha causato 101 feriti, tra cui 23 bambini, a Sumy, nel nord-est dell’Ucraina e l’esercito russo ha annunciato di aver conquistato due località, nel sud e nell’est.