Rinnovabili o nucleare? Ambiente al centro della campagna elettorale

Sul palco dell’assemblea di Coldiretti, giovedì 28 luglio, va in scena la prima, vera anteprima della campagna elettorale. A Palazzo Rospigliosi sfilano quasi tutti i leader: da Enrico Letta a Matteo Salvini, da Luigi Di Maio a Carlo Calenda, Giuseppe Conte e Antonio Tajani. Mancano solo Matteo Renzi e Giorgia Meloni, ma Francesco Lollobrigida fa comunque le veci del leader FdI. C’è anche Stefano Patuanelli, l’attuale ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, al quale la sala tributa un lungo applauso di ringraziamento che non lo lascia ‘indifferente’: “Si scaldano i cuori dei banchieri centrali, figuriamoci quelli degli ingegneri“, se la cava con una battuta che riprende quella di Mario Draghi alla Camera a poche ore dalle dimissioni. Il responsabile del Mipaaf elenca i risultati ottenuti in questi anni di collaborazione con i coltivatori diretti e si toglie pure qualche sassolino dalle scarpe. Con Calenda soprattutto, al quale lancia un messaggio: “L’agricoltura 4.0 è già una realtà e posso dire di averla fatto io, grazie alla legge di Bilancio 2019 quando ero al Mise. Se qualcuno ha il suo numero lo avvisi“.

Il suo collega di governo, ma ex di partito, Luigi Di Maio, sottolinea che l’esecutivo, seppur dimissionario, lavora a misure importanti “per abbassare ulteriormente il costo dei carburanti e delle bollette elettriche” e “sulla riduzione o azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità“. Perché oltre la politica c’è la vita di tutti i giorni: “Il prezzo del gas si determina ad Amsterdam, per ridurlo abbiamo bisogno del price cap, è un negoziato che cercheremo di portare ancora avanti ai tavoli internazionali. Le speculazioni hanno raggiunto livelli inimmaginabili“. Il ministro degli Esteri parla anche della strategia di approvvigionamento energetico, sottolineando che “il nemico delle rinnovabili non sono le big oil, ma la burocrazia“. Peraltro, a suo avviso, in una fase di emergenza come quella che viviamo, con il rischio che la Russia chiuda i rubinetti da un giorno all’altro, “dobbiamo utilizzare tutto ciò che possiamo per permettere agli italiani di non restare al buio e alle fabbriche di continuare a funzionare“, anche le cosiddette trivelle. Che poi è un ritorno alla produzione nazionale di gas.

Picchia duro, invece, Antonio Tajani. Il coordinatore di Forza Italia assicura che in Europa “combatteremo una battaglia fermissima a difesa del Made in Italy sul Nutriscore, notando che c’è “una bella differenza con il Nutrinform“. E’ “una questione di tutela della salute del cittadino italiano ed europeo“. Tajani, però, ne ha anche per il mondo ambientalista: “La proposta di Silvio Berlusconi di un milione di alberi in più è concreta, non pseudo-ambientalismo, fondamentalismo alla Greta Thunberg, abbiamo già la nostra religione, non abbiamo bisogno che ce la venga a imporre la nuova ‘papessa’ dell’ambientalismo“.

Per Enrico Letta, invece, “stiamo conoscendo cosa vuol dire una campagna elettorale che si apre in una condizione ambientale che ci obbliga di cambiare toni e contenuti“. Roghi, siccità e caldo soffocante, a detta del segretario Pd, “ci indicano la grande priorità e il grande tema: la salvaguardia dell’ambiente, del nostro territorio deve essere il cuore di tutto“. Infatti il leader dem mette tutti sull’avviso: “Se non siamo in grado, subito, di fare un piano invasi serio sarà un disastro. Il nostro Paese butta il 40% di acqua“.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, poi, annuncia che in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni sarà istituito un ministero dell’Agroalimentare ad hoc. Ma allo stesso tempo rilancia un tema che, da anni, spacca in due il dibattito pubblico e politico: “Abbiamo bisogno di dighe, viadotti, energia nucleare pulita e sicura“. Ribadendo che alle urne ci sarà il confronto (o forse scontro) tra due concezioni diametralmente opposte: “Baderemo ai contenuti più che alle polemiche. La Lega è per il nucleare, la sinistra no. La Lega è per il terzo valico e la Gronda di Genova, la sinistra no“.

Sul palco della Coldiretti sale anche Conte. L’ex premier lancia messaggi al miele ai coltivatori diretti: “La nostra agenda economica è stata sempre attenta alle vostre esigenze” e “voi siete dei patrioti“. Il presidente del M5S affronta anche il tema della siccità, notando che “paghiamo la mancanza pluridecennale di una seria programmazione nella gestione delle risorse idriche” e dunque “dobbiamo lavorare sugli invasi, ammodernare quelli esistenti e rendere più efficiente la rete idrica promuovendo un uso responsabile dell’acqua“. Tocca anche il tema dei rincari dell’energia, ma lancia una stoccata all’Europa, perché a suo modo di vedere il rinvio a ottobre della discussione sul tetto massimo al prezzo del gas “non è un bicchiere mezzo pieno, è tutto vuoto. Non possiamo accontentarci, servono risultati“. Il clima di campagna elettorale è già rovente, e non solo per le temperature record.

Telegiornale

Greenpeace denuncia: nei Tg meno dell’1% di notizie su crisi climatica

Si sente tanto parlare dell’importanza di ‘sensibilizzare’ e ‘coinvolgere’ i cittadini con l’obiettivo di indurli a modificare le proprie pratiche di vita e consumo partendo persino dalle azioni quotidiane. Eppure, paradossalmente, il principale mezzo di informazione per la maggioranza degli italiani non prende in considerazione uno dei temi più attuali e di rilevanza internazionale. Proprio così: la televisione non parla – abbastanza – di crisi climatica. Risultato? Una scarsa “percezione da parte dei cittadini sulla gravità della minaccia e il conseguente ritardo di interventi necessari per evitare gli scenari peggiori del riscaldamento globale”. Un avvertimento che proviene direttamente da Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia, che ha diffuso lo studio condotto dall’Osservatorio di Pavia.

I dati individuati parlano chiaro: nel periodo gennaio-aprile 2022 i telegiornali hanno trasmesso 14.211 notizie, ma solo 96 hanno trattato l’argomento ‘ambientale’, pari ad appena lo 0,7% del totale. Persino le testate più attente al riscaldamento del pianeta, cioè il TG5, il TG1 e il TG3, non hanno trasmesso più di 6 servizi al mese esplicitamente dedicati alla crisi climatica. Fanalino di coda il TG La7 e il TG4, che in media hanno parlato di cambiamenti climatici appena una volta ogni due mesi.

Non molto più confortante l’operato delle trasmissioni televisive di approfondimento, in cui si è parlato della crisi in appena 24 puntate delle 388 andate in onda nei quattro mesi dell’indagine, pari al 6% del totale. Il programma più virtuoso è Cartabianca (Rai), che ha affrontato il tema in un terzo degli episodi trasmessi e sempre in modo esplicito, mentre Unomattina (Rai) è la trasmissione che ha parlato di crisi climatica nel maggior numero di puntate, pari a 12. In fondo alla classifica le due trasmissioni di La7: L’Aria che tira non ha mai parlato della crisi climatica, mentre Otto e mezzo l’ha fatto soltanto una volta e in modo implicito.

La siccità, le ondate di calore e gli incendi che stiamo vivendo – avverte Sturloni – mostrano che non c’è più tempo: se non vogliamo bruciare insieme al pianeta, dobbiamo smettere di nascondere la testa sotto la sabbia e augurarci che la crisi climatica trovi più spazio in tv e nei programmi elettorali delle prossime elezioni politiche“.

Carlo Buttaroni

Buttaroni: “Temi ambientali al secondo posto per i cittadini. Al primo l’inflazione”

È il carrello della spesa che guida l’orientamento di voto“. Non azzarda ancora percentuali Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè, che con GEA commenta la crisi di governo in un momento di estrema fragilità sociale.

In questo contesto, i temi ambientali avranno un ruolo importante e trasversale, sostenuti da tutti i partiti, ma non prioritario per il sondaggisti: “Il tema del cambiamento climatico lo stiamo vivendo con il caldo asfissiante, è importante, la gran parte degli italiani ne è consapevole. Ma per i cittadini viene in secondo piano rispetto all’inflazione“.

L’aumento dei prezzi è determinato da fattori esogeni forti: la guerra, il costo dell’energia, le politiche energetiche, ma, insiste Buttaroni, “alla fine la messa a terra scarica tutta sul carrello. La maggioranza delle persone ha un reddito che si aggira tra i mille e i 1.100 euro, va da sé che il tema dirimente diventa questo“.

Non si può ignorare, però, che la crisi ha imposto un’accelerazione sui temi ambientali: “Tutti si sono espressi, è difficile fare una graduatoria. La campagna elettorale sarà breve e impegnativa, i partiti devono organizzarsi a costruire una proposta politica che tenga insieme tutto. Ripeto, i temi ambientali non contano quanto l’inflazione, la priorità è arrivare non alla quarta, ma alla terza settimana del mese“, è la posizione del sondaggista.

La sostenibilità è, in quest’ottica, un “impreziosimento” delle campagne, il cui focus sarà “esclusivamente di tipo economico: “In questo momento servono soluzioni sulle priorità“. Buttaroni chiede una riflessione alle forze politiche: “La gente si dice, ‘io ho bisogno di mettere a tavola un pasto. Sono disposto a mettere da parte un pasto per una migliore qualità dell’aria?’ Stiamo parlando di bisogni primari. Alla base della piramide di Maslow c’è il mangiare e il dormire. Noi siamo siamo proprio a questo punto qui, la crisi è drammatica. Mi stupisco che non si ponga l’attenzione su quello che sta per accadere“.

La grande incognita di come mettere insieme il pranzo con la cena è quella che ha guidato l’astensionismo alle ultime elezioni. Questa volta come andrà? “Siamo molto lontani dalla geometria di un consenso stabile. Siamo stati colti tutti di sorpresa“, precisa. Due elementi cozzano sulla velocità, fa notare: “I collegi sono cambiati e la crisi è iniziata da qualche mese, la tempesta economica deve ancora esprimersi in tutta la sua violenza. Non è facile pensare a delle soluzioni ragionevoli formulate in breve tempo. Per di più, capiterà ad agosto, nel periodo meno propizio“.

Gli elettori avranno nostalgia di Mario Draghi?La maggior parte dei cittadini nei esprime apprezzamento nei confronti di Draghi, è sicuramente una persona seria, competente, che ha autorevolezza. Per noi aveva una percentuale di gradimento del 53%, tantissimo per un premier, Monti scivolò verso il basso molto velocemente“. Questo però, puntualizza, “non significa che la grande maggioranza degli italiani pensi che andare al voto sia una sciagura. Ho trovato eccessive le drammatizzazioni sulla crisi di governo, per gli italiani non accelera la crisi che già vivono nelle proprie case“.

Temporale

Apocalisse4800 perde forza: da domani temporali e meno caldo

L’anticiclone africano Apocalisse4800 mostra i primi segni di stanchezza. A partire da martedì 26 e almeno fino a venerdì 29 luglio l’anticiclone africano perderà la sua forza, quanto meno sulle regioni settentrionali dell’Italia dove l’atmosfera diventerà più instabile e non mancheranno occasioni per lo sviluppo di forti temporali. Secondo www.iLMeteo.it questo è dovuto all’abbassamento di latitudine di un vortice ciclonico attivo sul Nord Europa. Il vortice invierà correnti più fresche che a contatto con il caldo rovente preesistente, daranno vita alla formazione di fortissimi temporali che dalle Alpi potranno scendere su Prealpi e pure su alcune zone della Pianura Padana. I sistemi perturbati colpiranno le regioni settentrionali a macchia di leopardo, ma potranno risultare molto forti ed essere accompagnati da eccezionali grandinate e in casi più rari pure da tornado.

Il Centro-Sud invece continuerà a essere protetto dall’anticiclone anche se non mancheranno dei temporali di calore sugli Appennini e zone vicine (localmente pure sulle coste adriatiche), anche qui molto forti (specie mercoledì).

Antonio Sanò, fondatore di www.iLMeteo.it avvisa inoltre che sotto il profilo termico le temperature massime cominceranno a calare anche di 4-5°C a partire da mercoledì 27, soprattutto al Nord e qualche grado in meno lo si registrerà pure al Centro. Non è attesa nessuna sostanziale variazione invece al Sud.

(Photo credits: CHANDAN KHANNA / AFP)

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Cop27 e Cop15 vicine. Il Papa: “Esiste ‘debito ecologico’”

Papa Francesco guarda con ansia e speranza ai prossimi due appuntamenti internazionali sul clima: il Cop27 in Egitto a novembre e il Cop15 sulla Biodiversità in Canada a dicembre. Si appella ai leader, ma avverte: gli impegni siano proporzionali.

Esiste un ‘debito ecologico’ impossibile da ignorare, ricorda, delle nazioni economicamente più ricche, che “hanno inquinato di più negli ultimi due secoli. Questo significa, scrive nel messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera della Cura del creato (1 settembre), che i ricchi dovranno compiere “passi più ambiziosi” nei propri confini e sostenere finanziariamente e tecnicamente le i poveri, che “stanno già subendo il peso maggiore della crisi climatica“, puntualizza.

Anche i Paesi meno ricchi hanno responsabilità significative, ma “diversificate”, è la posizione del Pontefice: “I ritardi degli altri non possono mai giustificare la propria inazione“. Esorta ad agire, tutti, “con decisione” prima del “punto di rottura“.

L’obiettivo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C è “impegnativo” da raggiungere, riconosce, ma proprio per questo richiede la collaborazione tra tutte le nazioni a presentare piani climatici, o contributi più ambiziosi, per ridurre a zero le emissioni nette di gas serra “il più urgentemente possibile“. A livello pratico, si tratta di ‘convertire’ i modelli di consumo e di produzione, ma anche gli stili di vita, in una direzione “più rispettosa nei confronti del creato e dello sviluppo umano integrale di tutti i popoli presenti e futuri, uno sviluppo fondato sulla responsabilità, sulla prudenza/precauzione, sulla solidarietà e sull’attenzione ai poveri e alle generazioni future“.

Va ascoltato quindi il coro di grida che si leva dal Pianeta: quello di “sorella madre terra“, che geme in balia dei “nostri eccessi consumistici” e implora di “fermare i nostri abusi e la sua distruzione“; quello dei “nostri figli“, adolescenti “minacciati da miope egoismo” che chiedono aiuto e si appellano continuamente agli adulti; quello dei popoli nativi, i cui territori, a causa di “interessi economici predatori“, vengono “invasi e devastati“. “Dobbiamo pentirci e modificare gli stili di vita“, esorta, perché lo stato di degrado della nostra casa comune “merita la stessa attenzione di altre sfide globali quali le gravi crisi sanitarie e i conflitti bellici“.

caldo

Apocalisse4800 si scatena in Italia: Oltre 40° da Nord a Sud

L’anticiclone africano Apocalisse4800 ha conquistato l’Europa e non accenna a lasciar spazio a temperature meno roventi. Dopo aver portato record assoluti di caldo in Inghilterra (oltre i 40°C per la prima volta nella storia), Scozia, Galles, Irlanda e valori roventi anche in Portogallo, Spagna, Francia, Belgio, Olanda e Germania, si rinforza sull’Italia. Inizia una fase storica anche sul nostro Paese con massime diffuse fino a 40/42°C: le temperature saliranno prima al Nord e sul versante tirrenico, per estendersi poi anche al Centro e al Sud.

Le condizioni biometeorologiche saranno molto simili a quelle di agosto 2003. Nelle giornate roventi con 40°C, si stima che nelle auto parcheggiate al sole si possano raggiungere i 60°C.

Andrea Garbinato, responsabile redazione del sito ilmeteo.it, invita alla massima prudenza nella fase più calda dell’anticiclone: la prossima settimana potrebbe arrivare una leggerissima flessione delle temperature al Nord ma dall’inizio di agosto potrebbe emergere un’ulteriore nuova minaccia nordafricana.

L’intenso caldo afoso continua a causare disagi livello economico, sociale e ambientale. Secondo Coldiretti, circa 12 milioni di italiani soffrono di insonnia con ansia, nervosismo, malumore, mal di testa e tensione muscolare acuite dalle alte temperature anche durante la notte. Una situazione di destinata ad acuirsi in un 2022 che in Italia si classifica nel primo semestre come l’anno più caldo di sempre con una temperatura addirittura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media storica, ma si registrano anche precipitazioni praticamente dimezzate lungo la Penisola.

La tendenza al surriscaldamento è evidente nel nostro Paese, dove la classifica degli anni più caldi negli ultimi due secoli si concentra nell’ultimo decennio e comprende – continua la Coldiretti – nell’ordine il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020.

Il mix esplosivo di caldo e siccità – al quale si somma spesso l’azione dolosa dell’uomo – favorisce il moltiplicarsi di incendi che da giorni bruciano ettari di terreno in tutta Italia. Ogni rogo – stima la Coldiretti – costa agli italiani oltre diecimila euro all’ettaro fra spese immediate per lo spegnimento e la bonifica e quelle a lungo termine sulla ricostituzione dei sistemi ambientali ed economici delle aree devastate. Per ricostituire i boschi ridotti in cenere dal fuoco ci vorranno infatti fino a 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo.

cambiamento climatico

Il grande Rinascimento o il grande deserto? A noi la scelta, ancora per poco

Ve li ricordate quelli che davano dei catastrofisti agli scienziati? C’erano quelli che, ancora 4-5 anni fa, ironizzavano sul fatto che facesse freddo a maggio a Milano fregandosene del fatto che la media della temperatura annuale continuasse a salire. Oggi invocano aiuti per l’agricoltura italiana, stremata.

In Gran Bretagna ci sono 40 gradi. Incendi devastanti nella Penisola Iberica. Siccità mai vista e zero termico a 4800 metri in Italia. La natura ce lo sta dicendo in maniera evidente: ‘Avete di fronte l’opportunità di avviare un grande Rinascimento globale. Oppure proseguire verso il disastro. Potete ancora scegliere, ma non per molto’.

Vanno fatte scelte immediate, con ricadute in tempi stretti (entro il 2030), oltre a quelle strategiche, per sostenere il cambiamento a medio e lungo termine. No, non basta quello che i governi hanno fatto sinora: significa trascurare la portata di quello che sta accadendo. Siamo in ritardo di molti anni e quindi non basta fare scelte normali, ma sono necessarie scelte più che straordinarie. Bisogna innanzi tutto agire sulla produzione energetica (subito, non tra 20-30 anni), anche favorendo con forti incentivi le comunità energetiche di autoproduzione (soprattutto solare) tra inquilini, condomini e piccole comunità. È possibile, a portata di mano. Soddisfare il fabbisogno civile in tempi brevi per concentrarsi sulla trasformazione più complessa del sistema produttivo (che deve comunque cambiare strutturalmente).

Ci sono alternative per la produzione di energia, così come per l’urbanistica (decisiva per adattamento e riduzione dell’impatto), per l’industria, per la gestione del territorio e di tutti gli ambienti, anche per l’agricoltura (quella intensiva contribuisce in maniera consistente alle emissioni): come ha ricordato Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food, produciamo ogni anno cibo sufficiente per 12,5 miliardi di persone e siamo meno di 8 miliardi; significa che un terzo del cibo viene gettato nell’immondizia e senza avere comunque risolto il problema della fame del mondo.

Non c’è bisogno di inventare granché. La maggior parte delle possibili soluzioni sono note, anche nel campo delle scienze economiche, per altre bisogna sostenere con forza la ricerca. E ridurre l’enorme spreco, in ogni settore.

Perché il cambiamento climatico uccide e distrugge l’economia. Lo dimostrano i fatti di questi giorni, inequivocabili. Ma allargando lo sguardo possiamo apprezzare l’intero, precipitoso evolversi dei fatti che in questi anni ci hanno (noi umani) colpiti come fortissimi schiaffi in pieno volto: incendi e caldo insopportabile in tutta Europa; siccità e carestie terribili in tutto il globo; inondazioni o trombe d’aria a ripetizione, come accaduto anche in Sicilia nel novembre 2021.

Sono fatti drammatici che mettono a rischio le vite umane e l’economia, ma anche la sicurezza globale, perché accelerano le tensioni geopolitiche per le risorse, a partire da cibo e acqua.

Sono, però, fatti che sono stati ampiamente previsti dagli scienziati delle varie discipline, dall’economia alla climatologia. Previsioni che vengono ripetute da decenni e che ovviamente non riguardano il singolo evento ma la tendenza, il quadro che va realizzandosi. Inascoltati a lungo, addirittura irrisi in alcuni casi, gli scienziati hanno anche indicato la via: li ascoltiamo, finalmente?

(Photo credits: THIBAUD MORITZ / AFP)

Caldo si espande alla Scandinavia: zero termico verso 5000 m

L’anticiclone africano Apocalisse4800, dopo aver colpito soprattutto l’Europa occidentale, si espande verso Est: nella giornata di oggi, dopo aver lasciato Francia ed Isole Britanniche tra eccezionali record di caldo e temporali violenti, colpirà in modo anomalo anche Germania e Scandinavia. Su queste zone del Nord Europa arriverà l’isoterma dei 24°C a 1500 metri, significa 35/40°C in pianura: valori record. In seguito, durante il weekend, l’ulteriore espansione verso Est dell’anticiclone causerà un aumento del caldo anche in Italia, dove già ora siamo 7/8 gradi oltre le medie del periodo ma in tendenza lo zero termico si alzerà ancora dai 4800 metri attuali localmente fino ai 5000 metri e le temperature in pianura saliranno di conseguenza fino a 40/42°C all’ombra.

Il nome Apocalisse4800 spiega molto bene la situazione con lo zero termico a quote incredibili, 1000 metri più alto del normale: il termometro va sotto zero solo a quote superiori ai 4800 metri e dato che la montagna più alta d’Europa, il Monte Bianco, si eleva fino a 4809 metri, ecco che il ghiaccio fonde su tutte le Alpi.

La situazione potrebbe perdurare fino a fine mese, con una delle peggiori ondate di calore della storia, sia come persistenza che come durata e anche come estensione geografica: dal Portogallo alla Francia, dalla Spagna all’Irlanda, dalla Scozia e dall’Inghilterra fino al Belgio, la Germania e adesso anche la Scandinavia.

Ma ci sono luoghi dove fa fresco? In questo momento temperature leggermente sotto la media resistono solo sulla Russia europea, in Turchia e parte della Grecia: l’estate è calda quasi ovunque tranne in Cina e negli Stati Uniti orientali dove, ad esempio, a New York sono stati registrati allagamenti e temperature sotto i 25°C.

Con il riscaldamento globale abbiamo dunque una maggiore durata e quindi frequenza delle ondate di calore: in Francia prima del 1990 c’era un’ondata di caldo ogni 5 anni, dal 2000 in poi ogni anno ci sono una o più ondate di calore eccezionali. In questi ultimi giorni infatti il termometro ha colpito fino a 42°C anche i transalpini per poi spingersi a colorare di rosso anche le Isole Britanniche: rosso come l’allerta per la salute dei cittadini e il caldo che ha raggiunto Londra con il nuovo record di ieri di oltre 40°C.

In Australia piante e animali a rischio estinzione

Piante e animali australiani, unici nel loro genere, non sono mai stati così minacciati da incendi, siccità, attività umana e riscaldamento globale. Il quadro dei danni è dipinto da un rapporto scientifico che descrive come, dall’inizio del XX secolo, la temperatura media del suolo australiano sia aumentata di 1,4 gradi a causa del riscaldamento globale, accelerando il deterioramento della fauna selvatica.

Il Ministro dell’Ambiente Tanya Plibersek ha parlato di un “documento scioccante” che “racconta una storia di crisi e declino per l’ambiente australiano“. Gli incendi nel 2019-2020 hanno bruciato più di otto milioni di ettari di vegetazione e ucciso o sfollato 1-3 miliardi di animali in tutto il Paese, secondo i principali risultati del rapporto. Le ondate di calore oceanico hanno causato un massiccio sbiancamento dei coralli sulla Grande Barriera Corallina nel 2016, 2017 e 2020. Da allora, un rapporto governativo pubblicato a marzo ha rivelato che la barriera corallina ha subito nuovamente un massiccio sbiancamento.

Dal 1990 sono stati distrutti anche milioni di ettari di foresta pluviale. Tra il 2000 e il 2017, inoltre, sono stati distrutti più di sette milioni di ettari di habitat di specie minacciate. In cinque anni, più di 200 specie animali e vegetali di importanza nazionale sono state aggiunte all’elenco di quelle minacciate dalle leggi ambientali australiane.

L’Australia ha perso più mammiferi di qualsiasi altro continente“, si legge nel rapporto, e il numero di nuove specie elencate come minacciate è aumentato dell’8% in cinque anni. Secondo il rapporto, inoltre, le città australiane stanno crescendo a ritmo sostenuto, provocando un aumento del calore, dell’inquinamento e dei rifiuti urbani e mettendo a dura prova le risorse idriche ed energetiche. “Sydney ha perso più del 70% della sua vegetazione autoctona a causa dello sviluppo“, riporta il documento.

I risultati di questo rapporto sono strazianti e le carenze di governance che hanno portato a perdite di questa portata sono devastanti“, ha tuonato Rachel Lowry, direttore generale del WWF Australia. “Se ignoriamo gli avvertimenti contenuti in questo rapporto – ha avvertito -, specie iconiche come i koala dell’Australia orientale e il nostro più grande mammifero planatore, il grande aliante, andranno perse per sempre“.

Secondo il WWF, il rapporto dovrebbe rappresentare un “punto di svolta” che porti a maggiori investimenti e a leggi più severe per proteggere la fauna selvatica australiana. Il Paese è particolarmente colpito dai cambiamenti climatici, con siccità regolari, incendi devastanti delle foreste e inondazioni ripetute e crescenti.

caldo

Arriva ‘Apocalisse4800’: nuovo anticiclone che soffoca l’Europa

Cinque ondate di calore dal 10 maggio a oggi, 65 giorni di canicola (cioè il periodo di massimo caldo) e manca ancora un mese a Ferragosto. E la sesta ondata si sta già accanendo su Spagna e Portogallo, con punte di 45/46° all’ombra e si sta espandendo verso l’Italia. Si tratta di Apocalisse4800, il nuovo anticiclone che prende il nome dall’eccezionale caldo presente anche in quota, sulle nostre montagne.

Il clima ‘impazzito’, in prevalenza a causa dell’uomo, porterà fino a 4800 metri lo zero termico, cioè il dato meteorologico che indica l’altitudine sopra la quale la temperatura è sempre inferiore allo zero. In altre parole le temperature non andranno sottozero nemmeno sul tetto d’Europa, nemmeno sul Monte Bianco: il ghiaccio e la neve fonderanno a ritmi impressionanti. Il Monte Bianco, 4809 metri, il 18 giugno scorso ha già fatto registrare 10°C sulla vetta, ma in queste ore le condizioni sono addirittura peggiori.

Con questa nuova spinta africana, tra l’altro, nella lista ‘rovente’ delle nazioni a rischio caldo estremo potrebbero essere inserite anche Germania, Danimarca e persino Inghilterra, Irlanda e Scozia. Un’ondata europea di calore su gran parte del continente con 40°C attesi a Parigi, 37°C a Londra e 30°C a Dublino. In Inghilterra è prevista allerta ‘ambra’ da domenica a martedì per rischi legati al caldo, in Francia è già in vigore l’allerta ‘arancione’ per 7 dipartimenti del sud del Paese e l’allerta incendi anche nella Valle del Rodano dove è atteso il Mistral (Maestrale) tra oggi e domani.

In Italia, la nuova risalita nordafricana porterà un primo assaggio di una lunga fase calda che nella migliore delle ipotesi potrebbe durare fino a metà di questa settimana, nella peggiore fino alla fine di luglio. Antonio Sanò, direttore del sito www.iLMeteo.it, conferma dunque un rapido e netto aumento delle temperature: Lombardia ed Emilia saranno le zone raggiunte già oggi da 37/38 gradi all’ombra, tra Sabato e Domenica il caldo si espanderà anche verso il Centro-Sud.

La notizia è che valori ben oltre la media, tra 36 e 38°C ci accompagneranno per almeno una settimana su gran parte dell’Italia, con picchi localmente anche ben superiori. Una situazione estrema con una tendenza altrettanto preoccupante: il centro europeo ECMWF indica per il trimestre settembre-ottobre-novembre temperature decisamente sopra la media sul nostro continente, che porterebbero l’estate 2022 ad essere ricordata come la più lunga di sempre, una stagione composta da 5 mesi roventi.