Meloni: “Dazi sono un errore, serve libero scambio”. Merz martedì da Trump con posizione Ue

I dazi di Donald Trump “sono un errore“. Se nei primi mesi la posizione di Giorgia Meloni nei confronti della politica commerciale del presidente degli Stati Uniti era molto più sfumata e diplomatica, con il nuovo aumento delle tariffe la premier italiana non lascia spazio a interpretazioni.

In una intervista a Bloomberg, la presidente del Consiglio sposta però il piano della discussione sull’Europa: “Penso che dovremmo andare nella direzione diametralmente opposta“, spiega, tornando a parlare della necessità di un’area di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. La situazione non è drammatica pome sarebbe potuta essere, “abbiamo cercato di tamponare il più possibile”, precisa Meloni, ricordando che è stato cercato un accordo che fosse “sostenibile e ragionevole“, a partire dal comparto agroalimentare.

Per il momento, l’Europa non si espone: “Non ho aggiornamenti da fornire“, risponde, sollecitato durante il briefing quotidiano con la stampa il portavoce per il Commercio della Commissione Olof Gill. Ma, martedì 3 marzo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz incontrerà per la seconda volta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca per un colloquio nello Studio Ovale.

Secondo il vice portavoce del governo, Sebastian Hille, il cancelliere porterà sul tavolo una posizione coordinata dell’Unione europea.Per il governo tedesco i dazi sono un danno per tutti. Siamo a favore di una politica programmatica basata sulle regole del commercio“, precisa il portavoce, sottolineando che “la posizione unita all’interno dell’Unione Europea è importante“.

La disputa doganale tra gli Stati Uniti e l’Unione europea si è inasprita dopo il divieto della Corte Suprema americana di imporre dazi sulle importazioni di merci da molti paesi. Trump ha poi annunciato che avrebbe utilizzato altri mezzi per continuare ad applicare le tariffe e il Parlamento europeo ha reagito congelando formalmente l’attuazione dell’accordo doganale tra le due sponde dell’Atlantico.

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Dazi, Camera Usa sfida Trump e vota contro tariffe al Canada: ira del presidente

Duro colpo per la politica commerciale del presidente Usa, Donald Trump. Alla Camera sei repubblicani si sono uniti ai democratici nel voto per abrogare di fatto i dazi imposti al Canada. Poco dopo la votazione il presidente della Camera Mike Johnson ha affermato alla Cnn che Trump “non è arrabbiato” con i repubblicani. “Ho appena lasciato la Casa Bianca. Capisce cosa sta succedendo. Non influenzerà o cambierà la sua politica. Può porre il veto su queste questioni se si arriverà a questo”, ha aggiunto. Poco prima il presidente aveva pubblicato un post su Truth Social, nel quale ha affermato che “qualsiasi repubblicano, alla Camera o al Senato, che voti contro i dazi subirà gravi conseguenze al momento delle elezioni, e questo vale anche per le primarie”.

Il Canada, scrive Trump, “ha approfittato degli Stati Uniti in materia commerciale per molti anni. Sono tra i peggiori al mondo con cui avere a che fare, soprattutto per quanto riguarda il nostro confine settentrionale. I dazi rappresentano una vittoria per noi”. 

Proprio grazie alle tariffe, ricorda il tycoon “il nostro deficit commerciale si è ridotto ridotto del 78%, il Dow Jones ha appena raggiunto quota 50.000 e l’S&P quota 7.000, cifre che solo un anno fa erano considerate impossibili”. Inoltre, i dazi “ci hanno garantito una grande sicurezza nazionale, perché la semplice menzione di questa parola ha indotto i paesi ad accettare le nostre richieste più forti. I dazi ci hanno garantito sicurezza economica e nazionale, e nessun repubblicano dovrebbe assumersi la responsabilità di distruggere questo privilegio“.

A ‘tradire’ il presidente schierandosi con i democratici sono stati i repubblicani Thomas Massie del Kentucky, Don Bacon del Nebraska, Kevin Kiley della California, Jeff Hurd del Colorado, Dan Newhouse dello Stato di Washington e Brian Fitzpatrick della Pennsylvania.

L’approvazione della misura avviene mentre Trump sta valutando l’uscita dall’accordo commerciale Canada-Stati Uniti-Messico firmato durante il suo primo mandato, una decisione che peggiorerebbe le tensioni commerciali in Nord America. Circa l’80% delle merci importate dal Canada soddisfa i criteri Cusma ed è esente da dazi.

 

 

Ue-India, c’è l’accordo di libero scambio. Von der Leyen: “E’ un segnale al mondo”

L’Unione europea e l’India hanno concluso i negoziati per un accordo di libero scambio (Als). Bruxelles lo definisce “storico, ambizioso e commercialmente significativo, il più grande accordo di questo tipo mai concluso da entrambe le parti”. L’intesa, infatti, “rafforzerà i legami economici e politici tra la seconda e la quarta economia mondiale, in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche globali, evidenziando il loro impegno comune per l’apertura economica e il commercio basato su regole”, aggiunge Palazzo Berlaymont.

L’Ue e l’India scambiano già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di euro all’anno, sostenendo quasi 800 mila posti di lavoro nell’Ue. Si prevede che questo accordo raddoppierà le esportazioni di merci dell’Ue verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo i dazi doganali sul valore del 96,6% delle esportazioni di merci dell’Ue verso l’India. Complessivamente, le riduzioni tariffarie consentiranno di risparmiare circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europei.

In base all’accordo, l’India concederà all’Ue riduzioni tariffarie “che nessun altro suo partner commerciale ha ricevuto”. Ad esempio, i dazi sulle auto stanno gradualmente scendendo dal 110% a un minimo del 10%, mentre saranno completamente aboliti per i ricambi auto dopo cinque-dieci anni. Saranno inoltre in gran parte eliminati i dazi doganali che arrivano fino al 44% sui macchinari, al 22% sui prodotti chimici e all’11% sui prodotti farmaceutici.

“L’Europa e l’India – ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – stanno scrivendo la storia oggi, approfondendo il partenariato tra le più grandi democrazie del mondo. Abbiamo concluso la madre di tutti gli accordi. Abbiamo creato una zona di libero scambio di due miliardi di persone, da cui entrambe le parti trarranno beneficio. Questo è solo l’inizio. Rafforzeremo ulteriormente la nostra relazione strategica”. “Abbiamo inviato un segnale al mondo – ha aggiunto – che la cooperazione basata su regole produce ancora grandi risultati. E, soprattutto, questo è solo l’inizio: costruiremo su questo successo e rafforzeremo ulteriormente le nostre relazioni”.

Per quanto riguarda il settore agricolo, l’accordo elimina o riduce i dazi (in media oltre il 36%) sulle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’Ue. Ad esempio, le tariffe indiane sui vini saranno ridotti dal 150% al 75% all’entrata in vigore e, in seguito, fino a livelli del 20%; i dazi sull’olio d’oliva scenderanno dal 45% allo 0% in cinque anni, mentre i prodotti agricoli trasformati come pane e dolciumi vedranno l’eliminazione di dazi fino al 50%.

L’intesa siglata prevede anche un capitolo dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile, che rafforza la tutela ambientale e affronta il cambiamento climatico, tutela i diritti dei lavoratori, sostiene l’emancipazione femminile, fornisce una piattaforma per il dialogo e la cooperazione sulle questioni ambientali e climatiche legate al commercio e ne garantisce un’attuazione efficace.

Per quanto riguarda l’Ue, le bozze di testo negoziate saranno pubblicate a breve. I testi saranno sottoposti a revisione giuridica e traduzione in tutte le lingue ufficiali dell’Ue. La Commissione presenterà quindi la sua proposta al Consiglio per la firma e la conclusione dell’accordo. Una volta adottati dal Consiglio, l’Ue e l’India potranno firmare gli accordi. Dopo la firma, l’accordo richiederà l’approvazione del Parlamento europeo e la decisione del Consiglio sulla conclusione affinché entri in vigore. Una volta che anche l’India avrà ratificato l’accordo, quest’ultimo potrà entrare in vigore.

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Groenlandia, dazi, Mercosur: per i leader Ue l’unità funziona

L’unità europea funziona. È la presa d’atto – o forse addirittura una scoperta, sottolineata da tutti i leader – certificata dai capi di Stato o di governo dell’Unione europea che ieri sera si sono trovati a Bruxelles per una riunione informale del Consiglio europeo. Un incontro convocato urgentemente, all’inizio della settimana dal presidente Antonio Costa, per affrontare le minacce del presidente Usa, Donald Trump, di aggressione alla Groenlandia e di imposizione di nuovi dazi commerciali contro quei Paesi europei pronti a difendere con contingenti militari l’isola artica.

Iniziato alle 19.30 l’incontro si è chiuso a mezzanotte, lasciando alla conferenza stampa dei due presidenti di Consiglio e Commissione, Costa e Ursula von der Leyen, il compito di fare la sintesi.

CRISI GROENLANDIA. “Per quanto riguarda la Groenlandia, siamo chiaramente in una posizione migliore rispetto a 24 ore fa. E stasera abbiamo tratto insegnamento dalla nostra strategia collettiva”, inizia von der Leyen. La presidente elenca quattro elementi del comportamento Ue: “In primo luogo, abbiamo dimostrato un’inequivocabile solidarietà con la Groenlandia e il Regno di Danimarca. In secondo luogo, siamo rimasti fermamente al fianco dei sei Stati membri minacciati dai dazi. In terzo luogo, ci siamo confrontati attivamente con gli Stati Uniti a vari livelli. Lo abbiamo fatto con fermezza, ma senza escalation. In quarto luogo, eravamo ben preparati con contromisure commerciali e strumenti non tariffari nel caso in cui fossero stati applicati dazi”. Confermando, così, quanto dichiarato prima della riunione da alcune fonti Ue sulla prontezza dei Paesi all’utilizzo del cosiddetto bazooka, lo strumento anti-coercizione, nel caso fosse stato necessario. “In sintesi, abbiamo seguito quattro principi chiave: fermezza, apertura, preparazione e unità, e il nostro approccio si è rivelato efficace. In futuro, dovremmo mantenere lo stesso approccio”, avvisa von der Leyen. “Voglio essere molto chiaro: il Regno di Danimarca e la Groenlandia godono del pieno sostegno dell’Unione europea”, aggiunge Costa. “Solo il Regno di Danimarca e la Groenlandia possono decidere su questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia. Questo riflette il nostro fermo impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale, che sono essenziali per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso”, prosegue.

Ma se la situazione è cambiata, con la marcia indietro di Trump su minaccia bellica e commerciale dopo l’intervento del segretario della Nato, Mark Rutte, Bruxelles sa che i rischi rimangono. Per questo, al suo arrivo, il presidente francese Emmanuel Macron aveva scandito: “Rimaniamo estremamente vigili e pronti ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione se dovessimo trovarci nuovamente sotto minaccia”. E l’Unione vuole agire, anche per togliere dal tavolo le motivazioni fin qui addotte dalla Casa Bianca a giustificazione di una sua presa di Nuuk. “Abbiamo collettivamente investito troppo poco nell’Artico e nella sua sicurezza. Ora è giunto il momento di fare un passo avanti. E di costruire su ciò che abbiamo già realizzato”, afferma von der Leyen.

“In questo momento, stiamo lavorando per rafforzare le relazioni tra l’Ue e la Groenlandia”, prosegue ricordando l’apertura dell’ufficio Ue a Nuuk due anni fa; l’avvio l’anno scorso di accordi che porteranno a più investimenti in energia pulita, materie prime essenziali e connettività digitale; il raddoppio del sostegno finanziario dell’Ue nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione (il Qfp 2028-2034). “La Commissione presenterà presto un consistente pacchetto di investimenti”, osserva. Ma oltre ai finanziamenti, “intendiamo anche approfondire la cooperazione con gli Stati Uniti e tutti i partner sulla sicurezza artica. In particolare, credo che dovremmo utilizzare l’aumento della spesa per la difesa per equipaggiamenti pronti per l’Artico, ad esempio una nave rompighiaccio europea. E dovremmo rafforzare i nostri accordi di sicurezza e difesa con partner come Regno Unito, Canada, Norvegia, Islanda e altri. Questa è diventata una vera e propria necessità geopolitica”, sottolinea.

DAZI. Per quanto riguarda i dazi, l’Unione considera il quadro di riferimento l’accordo trovato in Scozia a fine luglio di cui il Parlamento europeo in settimana aveva sospeso la sua valutazione alla luce delle nuove minacce della Casa Bianca. Con il rientro della situazione, però, è stata la stessa presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a poter annunciare, al suo arrivo al vertice informale, che ora l’Eurocamera potrà continuare le sue discussioni interne sul trattato commerciale Ue-Usa. Concetto ribadito da Costa nella conferenza stampa al termine dei lavori. “L’annuncio di ieri che non ci saranno nuovi dazi statunitensi sull’Europa è positivo. L’imposizione di dazi aggiuntivi sarebbe stata incompatibile con l’accordo commerciale Ue-Usa. Il nostro obiettivo deve ora essere quello di procedere con l’attuazione di tale accordo”, spiega lasciando intendere che, senza cambiamenti di situazione, sarà prorogata la sospensione, in scadenza il 6 febbraio, alle contromisure Ue di 93 miliardi, preparate in risposta ai dazi Usa dell’anno scorso e messe in stand-by alla luce dell’accordo scozzese.

UCRAINA. Sull’Ucraina, la presidente von der Leyen ricorda in conferenza stampa che, “con l’inverno che ha preso il sopravvento sul Paese, la Russia sta raddoppiando gli attacchi vili” e l’Ue sta “raddoppiando” il suo sostegno a Kiev “schierando questa settimana 447 generatori di emergenza per un valore di 3,7 milioni di euro per ripristinare l’alimentazione di ospedali, rifugi e servizi essenziali”. Inoltre, “i lavori stanno procedendo bene sugli aspetti di sicurezza e prosperità dei colloqui di pace” e, rispetto alle “garanzie di sicurezza, l’incontro di Parigi ha portato buoni progressi” e “ora stiamo aspettando la risposta russa”. In più, “per riguarda la prosperità, siamo vicini a un accordo con Stati Uniti e Ucraina su un unico quadro unificato per la prosperità” che “esamina come possiamo aumentare la prosperità dell’Ucraina nel momento in cui raggiungeremo un cessate il fuoco pacifico”. In questo contesto, “stiamo parlando di un unico documento che rappresenta la visione collettiva di ucraini, americani ed europei per il futuro dell’Ucraina nel dopoguerra”, che “si basa sull’importante lavoro di valutazione dei bisogni della Banca Mondiale” e “propone una risposta basata su cinque pilastri chiave”: aumentare la produttività attraverso riforme favorevoli alle imprese e una maggiore concorrenza sul mercato; accelerare l’integrazione dell’Ucraina nel Mercato unico dell’Ue; significativo aumento degli investimenti; maggiore coordinamento dei donatori; riforme fondamentali.

MERCOSUR. Infine, l’unità si manifesta anche nel capitolo dell’accordo commerciale Ue-Mercosur. Il Parlamento europeo ha deciso di ricorrere alla Corte di Giustizia per chiedere un parere sulla conformità dei testi ai Trattati dell’Ue, di fatto bloccando non il suo iter di esame ma la sua ratifica. Ma sono gli stessi Trattati a prevedere la possibilità di una applicazione provvisoria dell’accordo, prima che gli eurodeputati lo ratifichino. “Non voglio drammatizzare troppo la situazione. Non si è trattato di una votazione sul consenso, ma chiarimenti legali”, aveva puntualizzato Metsola al suo arrivo chiarendo che “l’applicazione provvisoria è un’opzione sul tavolo, e la porterò avanti anche con i leader dei gruppi politici”. E in conferenza stampa Costa: “Il Consiglio ha già deciso la scorsa settimana non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’Accordo Mercosur, ma ha anche deciso di procedere all’applicazione provvisoria dell’Accordo Mercosur. Questa è la posizione del Consiglio, e invito la Commissione a utilizzare questa decisione del Consiglio e ad attuare l’applicazione provvisoria dell’Accordo Mercosur”. E von der Leyen chiarisce: “La questione dell’applicazione provvisoria è stata sollevata stasera da diversi leader” perché “c’è un chiaro interesse a garantire che i benefici di questo importante accordo si applichino il prima possibile. Non abbiamo ancora preso una decisione. Una decisione sarà necessaria solo quando uno o più Paesi del Mercosur avranno completato le loro procedure e saranno sostanzialmente pronti Quindi, in breve, saremo pronti quando lo saranno loro”, conclude.

Passo indietro di Trump: niente dazi per la Groenlandia. Meloni: “Scelta positiva”

Un passo in avanti e due indietro. Dopo lo show sul palco di Davos, nella serata di mercoledì il presidente Usa, Donald Trump, prova a distendere i toni e sul suo social Truth annuncia la sospensione dei dazi – che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1° febbraio – per i Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia. La decisione, dice, è stata presa “sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte”, con il quale è stato definito “il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica. Questa soluzione, se portata a termine, sarà ottima per gli Stati Uniti d’America e per tutti i paesi della Nato”. I dettagli di questo “quadro” non vengono esplicitati, ma lo stop alle nuove tariffe di ritorsione ha il merito di distendere la tensione.

“Accolgo con favore l’annuncio del presidente Trump di sospendere l’imposizione dei dazi prevista per il 1° febbraio nei confronti di alcuni Stati europei. Come l’Italia ha sempre sostenuto, è fondamentale continuare a favorire il dialogo tra nazioni alleate”, commenta in serata la premier Giorgia Meloni, che già durante la registrazione di ‘Porta a porta’ definisce “un errore” l’imposizione di nuove tariffe. L’invio di truppe, dice a Bruno Vespa, è stato visto da Washington “come un attacco nei confronti degli Usa. Io credo che invece fosse il tentativo di rispondere a un’esigenza che anche gli americani pongono ed è la ragione per la quale ho chiamato Donald Trump e gli ho detto ‘Credo che non sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta’. Ma una parte di questi problemi è dovuta a un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare”.

E se la partita commerciale è ora a un punto fermo, resta da capire quanto ci sia di vero nel fiume di parole di Trump sul palco di Davos. Quasi un’ora e 20 minuti di discorso mescolando politica interna, difesa, energia, sicurezza nazionale, insulti più o meno velati agli altri Paesi. E, ancora dazi, Ucraina, Iran. Dal palco del World Economic Forum il tycon sembrava voler tirare dritto sulla Groenlandia. “Un blocco di ghiaccio”, così l’ha definito più volte, “molto vasto, poco sviluppato, quasi totalmente disabitato, quasi totalmente non difeso, in una posizione strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia”, che solo gli Usa “sono capaci di mettere in sicurezza”. Nessun altro. Tanto meno la Danimarca, “un piccolo e bel Paese” che, però, “non ha mai fatto nulla”. La stessa premier Meloni considera “reale” il tema della sicurezza, ma “irrealistica” l’invasione militare da parte degli Stati Uniti.

La richiesta di Tump è comunque chiara: “Vogliamo la Groenlandia e se dite di no ce lo ricorderemo”, quindi servono “negoziati immediati” per l’acquisizione dell’isola. Il repubblicano ha chiesto proprio “un atto di proprietà” perché “legalmente non è difendibile adesso e poi dal punto di vista psicologico è importante avere un accordo, un titolo di proprietà”. Nella sua visione, l’annessione – di fatto – della Groenlandia può diventare “positiva, un driver per l’economia” non solo per gli stessi Usa, ma anche per l’Europa e questo, assicura, “non sarà mai una minaccia alla Nato”. Alleanza verso cui, però, avanza più di una stoccata. “Non ha mai fatto niente per noi – dice Trump – noi ci siamo stati e ci saremo al 100 ma non so se la Nato ci sarà per noi, è una sorta di sveglia”.

Poi, con un numero di giocoleria dialettica, il monito: “Non abbiamo mai chiesto niente e non abbiamo mai avuto niente a meno che io non decida di utilizzare una forza eccessiva, ma sarebbe inarrestabile, e io non lo farò”.

Scoppia la guerra dello champagne: Trump minaccia dazi del 200% alla Francia

Un dazio del 200% su vini e champagne francesi. E’ l’annuncio fatto dal presidente Usa, Donald Trump, dopo il “no” del suo omologo francese, Emmanuel Macron, ad aderire al ‘Board of peace’ per Gaza. “Applicherò una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne. E lui accetterà. Ma non è obbligato a farlo”, ha detto il capo della Casa Bianca parlando con i giornalisti in Florida. Nel 2024 la Francia ha esportato negli Usa vino per 2,4 miliardi di euro e 1,5 miliardi di alcolici, pari a circa un quarto delle suo export.

La tensione tra i due leader è sempre più forte. In mattinata, sul social network Truth, Trump ha postato lo screenshot di un messaggio – la cui autenticità è stata confermata dall’Eliseo – nel quale Macron, dopo aver spiegato di essere “totalmente in linea sulla Siria” e convinto che “insieme faremo grandi cose in Iran”, dice di non capire “cosa stai facendo in Groenlandia”. “Posso organizzare – scrive il presidente francese nella nota mostrata da Trump – una riunione del G7 dopo Davos a Parigi giovedì pomeriggio. Posso invitare ucraini, danesi, siriani e russi”. Infine, scrive Macron, “ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che torni negli Stati Uniti”.

Nessun accenno ai dazi, ma la pubblicazione di una comunicazione riservata viene vista da Parigi come uno sgarbo istituzionale. Anche se non è la prima volta che Trump rende noti i messaggi ricevuti dai leader Ue o dai responsabili di organizzazioni internazionali.

E da Davos, in occasione del suo intervento al World Economic Forum, è arrivata la replica del presidente francese che, però, non ha mai citato per nome il suo omologo Usa. “Il mondo pende verso l’autocrazia, nel 2024 ci sono state oltre sessanta guerre anche se mi dicono che alcune sono state risolte”, ha ironizzato riferendosi, naturalmente, a Trump.

Ma la questione dazi ora si fa più stringente. Quella americana, ha detto Macron a Davos, è una concorrenza che si basa su accordi commerciali “che minano i nostri interessi di esportazione, esigono concessioni massime e mirano apertamente a indebolire e subordinare l’Europa, combinata con un accumulo infinito di nuove tariffe che sono fondamentalmente inaccettabili. Ancora di più quando vengono utilizzate come leva contro la sovranità territoriale”. L’attacco è frontale e a 360 gradi: in questo periodo storico stiamo assistendo a “un passaggio verso un mondo senza regole, dove il diritto internazionale viene calpestato e dove le uniche leggi che sembrano contare sono quelle del più forte e le ambizioni imperiali stanno riemergendo”.

E l’annuncio di tariffe record sui vini francesi va proprio in questa direzione. Per il ministro francese delegato all’Industria, Sébastien Martin, questo atteggiamento “incoraggia ulteriormente l’Europa a reagire”, mentre per la titolare dell’Agricoltura, Annie Genevard, si tratta di “uno strumento di ricatto”. “Abbiamo gli strumenti” commerciali “per resistergli; spetta agli europei assumersi la responsabilità”, ha spiegato.

E proprio la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a Davos ha ribadito che “l’Ue e gli Stati Uniti hanno concordato un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica come negli affari, un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, deve pur significare qualcosa”. Ma per il presidente del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber, “è inaccettabile” per l’Europa sopportare ancora le “minacce Usa”. Ecco perché “il Parlamento europeo ha deciso, insieme ai tre grandi gruppi, di sospendere l’accordo commerciale”. In ogni caso, ha rimarcato a Strasburgo, “raccomanderei a tutti di rimanere calmi in questi negoziati commerciali, per evitare un’ulteriore escalation, per evitare lo stile trumpiano, facciamolo con lo stile europeo: questa è una settimana di dialoghi”.

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Alluminio, allarme Face: “Ue azzeri dazi sul primario e protegga rottami per salvare Pmi”

​L’industria europea dell’alluminio vive una fase complessa, stretta tra una geopolitica commerciale sempre più aggressiva e costi strutturali che rischiano di soffocare il comparto a valle. A spiegare le urgenze del settore è Mario Conserva, segretario generale della Federazione Europea Consumatori Alluminio (Face), che in un’intervista a GEA invita Bruxelles a intervenire con una strategia più pragmatica e meno difensiva.

​Secondo Conserva, poiché i dazi statunitensi su alluminio e derivati sono “ormai un dato di fatto consolidato”, l’Unione europea dovrebbe cambiare approccio agendo sulle leve che sono sotto il suo diretto controllo. La priorità assoluta è “l’azzeramento dei dazi sull’importazione di alluminio primario”. Mantenere barriere tariffarie interne sull’import di metallo grezzo, infatti, “significa solo limitare la competitività dei trasformatori europei, senza reali benefici industriali o geopolitici”.

La misura, inoltre, grava pesantemente sulle Pmi, ovvero il cuore pulsante del settore: il segmento a valle rappresenta oltre l’80% della forza lavoro e il 70% del fatturato dell’intera filiera. Senza una riduzione dei dazi sul grezzo da Paesi terzi, avverte l’esperto, le Pmi resterebbero schiacciate “tra l’aumento dei costi della materia prima e una concorrenza extra-Ue che gode di condizioni d’accesso decisamente più vantaggiose”.

Un altro problema riguarda la carenza di materia prima secondaria. Ogni anno, sostiene Conserva, l’Europa esporta circa 1,2 milioni di tonnellate di rottami di alluminio, una fuga di risorse che il segretario generale definisce come una “reale sottrazione” all’industria locale. La proposta di Face a Bruxelles è quindi di riconoscere ufficialmente i rottami di alluminio come materia prima critica. “È essenziale che si valutino opportuni vincoli regolatori all’export”, avverte Conserva. In caso contrario, l’Europa rischia di perdere uno dei suoi pochi vantaggi competitivi rimasti, disperdendo non solo il metallo ma anche il lungo patrimonio di competenze tecniche accumulato negli anni.

​Infine c’è il tema della transizione ecologica. Nonostante la sostenibilità sia l’obiettivo dichiarato dell’Ue, infatti, il contesto attuale rischia di renderla insostenibile economicamente. Con la produzione di alluminio primario in Europa ai minimi storici e i costi energetici fuori controllo, l’alluminio “green” rischia di trasformarsi in un “lusso industriale” per pochi, sostiene Conserva. ​Il futuro dell’alluminio in Europa, sostiene Face, non può quindi prescindere da una visione d’insieme che tuteli l’intera catena del valore. La sfida per la Commissione europea è ora chiara: azzerare i dazi sul primario, blindare le riserve di rottame e calmierare i costi energetici per evitare che il settore europeo venga definitivamente tagliato fuori dai mercati globali.

Dazi, Usa abbassano pretese su pasta italiana: sospiro di sollievo per il settore

Se allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre qualcuno ha espresso il desiderio di vedere abbassare i dazi, allora è stato esaudito. Il dipartimento americano del Commercio ha deciso, infatti, di abbassare le aliquote delle tariffe antidumping sulla pasta italiana, portando un po’ di serenità in un settore che da qualche mese se la stava vedendo davvero brutta a causa di un calcolo (statunitense) apparso subito abbastanza ‘astruso’, per usare un eufemismo.

La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti”, ha commentato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che da mesi è dietro al dossier. “Abbiamo seguito sin da subito la vicenda, ad ottobre a Chicago insieme all’ambasciatore Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo”.

Non sono solo le istituzioni a esultare. Coldiretti e Filiera Italia che con “Filiera Pasta” rappresenta oggi le aziende premium più rappresentative del settore, esprimono infatti soddisfazione per l’azione del governo italiano ed in particolare dei ministri Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida e della nostra struttura diplomatica, che ha portato a una prima temporanea riduzione dei dazi Usa sulla pasta italiana. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, infatti, ha reso noto alcune valutazioni nella notte – in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo – in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani che Coldiretti e Filiera Italia avevano immediatamente denunciato come inaccettabili chiedendo l’intervento del Governo Italiano che si è subito attivato. L’analisi post-preliminare fatta dalle amministrazioni Usa competenti ha rideterminato in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori di cui molti aderenti a Filiera Italia – sottolinea la nota di Coldirtetti -. La decisione Usa è un primo riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. Così come annunciato il sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo continuerà in attesa delle decisioni definitive. Così come continuerà l’azione di Coldiretti e Filiera Italia a difesa della nostra pasta premium esportata sul mercato USA che abbiamo sostenuto anche con una forte azione sui media internazionali.

Secondo le stime di Coldiretti e Filiera Italia, un dazio come quello preannunciato e che ora sembrerebbe scongiurato, avrebbe raddoppiato il costo di un piatto di pasta per le famiglie americane, spalancando le porte ai prodotti Italian sounding e penalizzando la qualità autentica del Made in Italy. Nel 2024 l’export di pasta italiana verso gli Usa ha raggiunto un valore di 671 milioni di euro, confermando il mercato statunitense come uno dei più strategici per il settore.

Come Unione Italiana Food esprimiamo grande soddisfazione per questo risultato, che premia il lavoro costante svolto al fianco delle nostre imprese associate, fra cui La Molisana, Garofalo e Barilla, che hanno affrontato con serietà, trasparenza e spirito di collaborazione un percorso complesso e delicato”, è stato il commento entusiastico anche della presidente dei pastai di Unione italiana food, Margherita Mastromauro. “Questo esito dimostra che il ruolo di Unione Italiana Food è centrale nel rappresentare, tutelare e accompagnare le aziende italiane nelle battaglie giuste, soprattutto quando si tratta di difendere la qualità, la correttezza e la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali. Quando il sistema Paese fa squadra (imprese, associazioni e istituzioni) i risultati arrivano”, ha aggiunto. Riconoscendo la “decisiva collaborazione del ministro Lollobrogida, del ministro Tajani e del commissario europeo Sefkovic”. Per i pastai “la decisione delle autorità statunitensi conferma inoltre che gli Stati Uniti sono un Paese attento all’Italia e alle sorti della nostra economia, capace di riconoscere il valore delle nostre imprese e il contributo strategico del comparto agroalimentare italiano”.

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Dazi, Ucraina, clima e il ritorno di Trump: cos’è successo nel 2025

Si sta per concludere il 2025, segnato da una tregua precaria a Gaza, da inutili sforzi per porre fine alla guerra in Ucraina, da investimenti colossali nell’intelligenza artificiale e dal clamoroso ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Aggravati dal cambiamento climatico generato dalle attività umane, anche fenomeni meteorologici estremi – incendi boschivi in Europa, siccità in Africa e inondazioni mortali in Asia – hanno colpito il pianeta nel 2025, che è in procinto di diventare uno dei tre anni più caldi mai registrati.
Nella autoproclamata “capitale mondiale del Capodanno”, Sydney, i preparativi per i festeggiamenti sono stati offuscati dall’attentato antisemita di metà dicembre su una spiaggia emblematica della metropoli australiana, che ha causato 15 morti.

Il 2025 rimarrà l’anno in cui le bambole Labubu, mascotte del soft power cinese, hanno invaso il pianeta, in cui la bandiera pirata del manga One Piece è diventata un simbolo della lotta contro l’oppressione in diversi continenti, in cui i gioielli della Corona sono stati rubati in modo spettacolare dal Museo del Louvre a Parigi. Il mondo ha anche perso la primatologa Jane Goodall, figura di spicco della causa ambientale, il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa, il fotografo Sebastiao Salgado – noto per le sue foto delle tragedie umane -, lo stilista Giorgio Armani, gli attori Robert Redford, Claudia Cardinale e Brigitte Bardot. Il Vaticano ha eletto un nuovo papa, Leone XIV, dopo la morte del suo predecessore Francesco. Negli Stati Uniti, il repubblicano Donald Trump è tornato alla Casa Bianca a gennaio per un secondo mandato, ordinando una raffica di dazi doganali sui suoi partner, espulsioni di massa di immigrati irregolari e lo smantellamento di interi settori dello Stato federale.

A Gaza, dopo due anni di guerra che hanno lasciato il territorio palestinese dissanguato e in preda a una grave crisi umanitaria, le pressioni americane hanno portato a un fragile cessate il fuoco tra Israele e il gruppo islamista palestinese Hamas. Scatenata il 7 ottobre 2023 da un attacco di Hamas in territorio israeliano che ha causato la morte di oltre 1.200 persone, secondo un bilancio stilato dall’AFP sulla base di dati ufficiali, la guerra ha provocato più di 70.000 morti, secondo i dati del ministero della Salute di Hamas, ritenuti affidabili dall’ONU.

La guerra in Ucraina, scatenata dall’invasione su larga scala del Paese da parte della Russia nel febbraio 2022, sta entrando nel suo quarto anno. Intensi negoziati diplomatici hanno fatto sperare in un progresso per porre fine al conflitto più sanguinoso in Europa dalla seconda guerra mondiale. Dopo un nuovo ciclo di colloqui con gli emissari di Trump a dicembre, l’Ucraina ha dichiarato che sono stati compiuti “progressi”, anche se la questione dei territori ucraini controllati dalla Russia – che accentua la pressione sul campo – rimane un punto di stallo.

I prossimi dodici mesi promettono di essere ricchi di eventi sportivi, spaziali e di dibattiti sull’intelligenza artificiale. I Mondiali di calcio cambieranno dimensione con 48 squadre, 104 partite e tre paesi ospitanti (Stati Uniti, Messico, Canada). Si svolgeranno nell’arco di quasi sei settimane, dall’11 giugno al 19 luglio, in 16 stadi distanti talvolta migliaia di chilometri l’uno dall’altro.

A più di 50 anni dall’ultima missione lunare del programma Apollo, il 2026 potrebbe anche essere l’anno del ritorno degli astronauti intorno alla Luna. Rinviata più volte, la missione americana Artemis 2, durante la quale gli astronauti dovranno viaggiare intorno alla Luna senza atterrarvi, è ora prevista per l’inizio dell’anno, al più tardi per aprile. Le preoccupazioni suscitate dall’IA – alimentate da esempi di disinformazione, accuse di violazione del copyright, licenziamenti di massa, studi sul suo pesante impatto ambientale – potrebbero intensificarsi. Gli investitori temono in particolare che l’entusiasmo per questa tecnologia sia solo una bolla speculativa. Secondo la società americana Gartner, la spesa globale per l’IA dovrebbe raggiungere circa 1.500 miliardi di dollari nel 2025 e superare i 2.000 miliardi nel 2026.

Mattarella avverte: “La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”

Nulla avviene per ‘caso’ e nessun problema si risolve con la forza. Il discorso che Sergio Mattarella tiene alla 18esima Conferenza degli ambasciatori d’Italia è carico di significato. Le evoluzioni delle tensioni, dall’Ucraina al Medio Oriente, al Sahel, Corno d’Africa, Asia orientale, ma anche America Latina e Caraibi, richiedono uno sforzo massimo alla diplomazia, ovvero professionisti che nei momenti più delicati della storia cercano “spazi di dialogo”.

Il presidente della Repubblica si concentra particolarmente su quello che da quasi quattro anni, ormai, accade sul confine a est dell’Europa, dove la Russia prosegue l’aggressione all’Ucraina “con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa”. Una situazione inaccettabile e inammissibile sin dai tempi della Conferenza di Helsinki, cinquant’anni fa.

L’ordine mondiale così come lo abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri è sotto attacco e mostra “crepe sempre più estese e profonde”, di questo ne è ben consapevole il capo dello Stato, che indica due vie d’uscita in una “situazione internazionale imprevedibile e, per qualche aspetto, sorprendente” che “provoca disorientamento” nelle comunità. “Nel contesto attuale è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti, quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l’Unione europea, che possono consentire di raggiungere la massa critica necessaria per evitare di ricadere in ambizioni velleitarie”, sottolinea Mattarella. Per questo motivo ritiene “a dir poco singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione europea” addirittura “alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti, sviluppatasi anche con la condivisione e con l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà”.

L’Ue, così come il multilateralismo, invece, sono potenziali argini ai tentativi in atto di affermazione da parte di “inediti ma opachi centri di potere, di fatto sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali”. Anche usando la disinformazione in quella che ormai viene definita come la ‘guerra ibrida’, combattuta soffiando sul fuoco di crisi globali come cambiamento climatico, disuguaglianze economiche, crisi energetiche e povertà diffusa, per disorientare i popoli e abbatterne le difese istituzionali diplomatiche.

In questo scenario ci sono poi transizioni e grandi trasformazioni, anche tecnologiche, da gestire. Dunque, “oggi, forse ancor più che nel recente passato, è indispensabile disporre di una diplomazia, competente e ben formata”, avverte Mattarella. Perché “paradossalmente, l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale espongono a rischi accresciuti”. Il presidente della Repubblica si sofferma sul tema, con un passaggio forte ma molto ben calibrato: “Penso sia molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale, che purtroppo, come noto nell’aforisma, attribuito ad Albert Einstein, può tendere all’infinito”.

Altro punto cruciale del suo discorso agli ambasciatori riguarda le tensioni economiche e commerciali, “con la diffusione di politiche e strumenti che puntano a rafforzare artificiosamente il proprio Paese a scapito degli altri”. Ovvero: “Sovraccapacità produttiva, dumping, dazi, dominio delle catene di approvvigionamento e coercizione economica, solo per citare alcune tra le distorsioni più significative, nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente”. Mentre la strada del progresso, mette in guardia, “è soltanto quella del rafforzamento della collaborazione. L’alternativa porta ad avvolgersi nella spirale dell’instabilità”.

Mattarella cita il Mediterraneo e la centralità del nostro Paese in questo crocevia mondiale: “La nostra economia è legata ai flussi globali; la nostra società è aperta al mondo; la nostra evoluzione politica ha tratto beneficio dalla costruzione europea, dalle istituzioni multilaterali, dalla cooperazione”. Ma “è evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Per questo “non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori”. Dunque, più diplomazia, anzi, “poli-diplomazia” per affrontare l’epoca delle “poli-crisi”: questo è il messaggio del capo dello Stato.