Manovra, dal Ponte sullo Stretto al bonus elettrico, inflazione e agricoltura: le misure principali

Dopo giorni di attesa, la legge di Bilancio riceve la bollinatura della Ragioneria di Stato e la firma sull’autorizzazione alla presentazione alle Camere da parte del presidente della Repubblica. Dunque, ora il testo è ufficiale, in attesa ovviamente che passi il vaglio del Parlamento, anche se nel vertice di maggioranza tenuto ieri a Palazzo Chigi con la premier, Giorgia Meloni, le forze che sostengono il governo hanno deciso di non presentare alcuna proposta di modifica per accelerare l’iter. Di seguito i provvedimenti principali della Manovra 2024, composta da 109 articoli.

BONUS ELETTRICO – Proroga del bonus sociale elettrico anche per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2024. La copertura di spesa è di 200 milioni, che saranno trasferiti alla Cassa per i servizi energetici e ambientali.

CARO SPESA – Contro l’inflazione dei beni di prima necessità, il provvedimento prevede nuove risorse per la carta ‘Dedicata a te‘ per chi ha un Isee pari o inferiore a 15mila euro. Il Fondo viene rifinanziato nel 2024 con 600 milioni di euro. Inoltre, “in considerazione del permanere di condizioni di disagio sociale ed economico”, il Fondo per la distribuzione delle derrate alimentari alle persone indigenti viene inoltre incrementato di 50 milioni di euro.

ASSICURAZIONI CONTRO EVENTI CALAMITOSI – Le imprese sono tenute a stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni agli immobili direttamente cagionati da calamità naturali e catastrofi su territorio nazionale, come i sismi, le alluvioni, le eruzioni vulcaniche, i fenomeni di bradisismo, le frane, le inondazioni e le esondazioni. L’eventuale scoperto o franchigia nei contratti per “l’adempimento dell’obbligo di assicurazione” non potrà essere superiore al 15% del danno. Il rifiuto o l’elusione dell’obbligo a contrarre l’assicurazione è punito con una multa da 200mila a un milione di euro, irrogate tramite Ivass.

PONTE SULLO STRETTO – Per consentire l’approvazione da parte del Cipess entro il 2024 del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, è autorizzata la spesa complessiva di 11,630 miliardi di euro: 780 milioni per il 2024, 1.035 milioni per il 2025, 1.300 milioni per il 2026, 1.780 milioni per il 2027, 1.885 milioni per il 2028, 1.700 milioni per il 2029, 1.430 milioni per l’anno 2030, 1.460 milioni per l’anno 2031 e 260 milioni per il 2032. Entro il 30 giugno di ogni anno e fino all’entrata in esercizio dell’opera, il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti presenta informativa al Cipess sulle iniziative intraprese ai fini del reperimento di fonti di finanziamento diverse da quelle a carico del bilancio nazionale a copertura dei costi di realizzazione.

VULNERABILITA’ SISMICA EDIFICI PUBBLICI – E’ istituito, presso il Mef, per poi essere trasferito al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo per il finanziamento di un ‘Programma di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici‘, con una dotazione con una dotazione totale di 285 milioni, di cui 45 per il 2024, poi 60 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028. Inoltre, con decreto del ministro per la Protezione civile e le politiche del mare è istituita la Cabina di coordinamento per la mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica, presieduta congiuntamente dal Capo del Dipartimento Casa Italia e dal Capo del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e composta da rappresentanti dei ministeri dell’Economia, della Giustizia, dell’Interno, della Difesa, della Cultura, dell’Istruzione e del merito, dell’Università e della ricerca, delle Infrastrutture e dei trasporti e della Salute, nonché dell’Agenzia del demanio, della Conferenza delle Regioni, dell’Anci e dell’Upi.

RICOSTRUZIONI POST CALAMITA’ – L’articolo 72 prevede è dedicato alle misure per garantire la prosecuzione delle attività amministrative delle strutture commissariali e degli uffici speciali per la ricostruzione. Tra queste ci sono la la proroga dei contratti stipulati dai comuni del cratere sismico del 2009, in deroga alla normativa vigente in materia di vincoli alle assunzioni a tempo determinato presso le Amministrazioni Pubbliche, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 1,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Inoltre, il termine di scadenza dello stato di emergenza per gli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 viene prorogato, per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2024 ed è autorizzata la spesa di 12,2 milioni per il 2024 per le spese relative al funzionamento, all’assistenza tecnica, all’assistenza alla popolazione, al contributo di autonoma sistemazione e a interventi sostitutivi per gli eventi sismici che hanno colpito i territori dell’Emilia-Romagna nel 2012.

TERRENI E PARTECIPAZIONI NEGOZIATE – Le rideterminazioni dei valori di acquisto si applicano anche per le partecipazioni negoziate e non negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione e dei terreni edificabili e con destinazione agricola posseduti alla data del 1° gennaio 2024. Le imposte sostitutive possono essere rateizzate fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 giugno 2024. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la data del 30 giugno 2024. Inoltre, sui valori di acquisto delle partecipazioni negoziate e non negoziate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione e dei terreni edificabili e con destinazione agricola rideterminati, le aliquote delle imposte sostitutive sono pari entrambe al 16% e l’aliquota è aumentata al 16 percento.

SOSTEGNO A PMI ORTOFRUTTICOLE – L’Ismea è autorizzato a erogare prestiti cambiari in favore delle Pmi agricole del settore ortofrutticolo per un massimo pari al 50% dell’ammontare dei ricavi registrati nel 2022 dall’impresa richiedente e, comunque, non superiore a 30mila euro, con inizio del rimborso dopo 24 mesi dalla data di erogazione e durata fino a 5 anni.

IMPRESE – Per il finanziamento dei contratti di sviluppo, relativi ai programmi di sviluppo industriale, è autorizzata la spesa complessiva di 190 milioni di euro per il 2024 e di 210 milioni per il 2025. Il Mimit può impartire al soggetto gestore direttive specifiche per l’utilizzo delle risorse, per sostenere la realizzazione di particolari finalità di sviluppo. Per assicurare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese, poi, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 100 milioni di euro per il prossimo anno e la a dotazione del Fondo per la crescita sostenibile aumenta di 110 milioni di euro per il 2024 e di 220 milioni per l’anno 2025.

MALATTIA ‘GENTE DI MARE‘ – Dal 1 gennaio 2024 si riduce al 60% della retribuzione l’indennità giornaliera in caso di malattia dei lavoratori cosiddetti ‘gente di mare‘, ovvero i marittimi. Nel caso in cui la malattia capiti nei primi trenta giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, l’indennità giornaliera è calcolata dividendo l’ammontare della retribuzione percepita nel periodo di riferimento per il numero dei giorni retribuiti.

TAGLIO CUNEO FISCALE – Proroga del taglio del cuneo fiscale per il prossimo anno. In via eccezionale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, per i rapporti di lavoro dipendente è riconosciuto un esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di 6 punti percentuali a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 2.692 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. L’esonero di cui al primo periodo, viene specificato, è incrementato, senza effetti sul rateo di tredicesima, di un ulteriore punto percentuale, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda l’importo mensile di 1.923 euro, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima. “Tenuto conto dell’eccezionalità della misura di cui al presente comma, resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche“.

EMERGENZE AGRICOLTURA – Per le situazioni di crisi di mercato nel settore agricolo, agroalimentare, zootecnico e della pesca generate da eventi non prevedibili, è istituito presso il Masaf un Fondo per la gestione delle emergenze finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese che operano in questi settori, con una dotazione totale di 270 milioni di euro, suddivisi in 90 milioni per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026. Con uno o più decreti del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il ministro dell’Economia, previa intesa con la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono definite le condizioni di crisi, i beneficiari, i criteri e le modalità di erogazione delle risorse.

OPERE PNRR AFFIDATE A FS –E’ autorizzata la spesa complessiva di 350 milioni di euro, di cui 150 milioni per l’anno 2024 e 200 milioni per l’anno 2025” recepite “nel prossimo aggiornamento del Contratto di programma parte Investimenti sottoscritto con Rfi” per “interventi finanziati anche in parte a valere sulle risorse previste dal Pnrr, affidati a contraente generale dalle società del gruppo Ferrovie dello Stato e in corso di esecuzione alla data del 1 giugno 2021“. Inoltre, l’autorizzazione di spesa “per l’accelerazione degli interventi finalizzati alla promozione del trasporto con caratteristiche di alta velocità e alta capacità (Av/Ac) sulla linea ferroviaria adriatica, anche al fine dell’inserimento nella rete centrale (Core Network) della Rete transeuropea di trasporto Ten-T”, è “ridotta di 150 milioni di euro per l’anno 2024 e di 200 milioni di euro per l’anno 2025“, ma entro 30 giorni dall’entrata in vigore della manovra, dovrà essere “nominato un Commissario straordinario per la progettazione, l’affidamento e l’esecuzione degli interventi“, che per “il coordinamento e la realizzazione degli interventi può nominare fino a due sub-commissari“. A tutti e tre, però, “non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti“.

GARANZIE GREEN – Sace è abilitata a rilasciare, fino al 31 dicembre 2029, garanzie connesse a investimenti nei settori delle infrastrutture, anche a carattere sociale, dei servizi pubblici locali, dell’industria e ai processi di transizione verso un’economia pulita e circolare e la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti, la sostenibilità e la resilienza ambientale o climatica e l’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese. Le garanzie sono concesse per una durata massima di 25 anni e per una percentuale massima di copertura non eccedente il 70 per cento, ovvero il 60 per cento, ove rilasciate in relazione a fideiussioni, garanzie e altri impegni di firma, che le imprese sono tenute a prestare per l’esecuzione di appalti pubblici e l’erogazione degli anticipi contrattuali ai sensi della pertinente normativa di settore, ovvero il 50 per cento nel caso di esposizioni di rango subordinato.

Un anno di governo Meloni: Borsa e fiducia su, mentre prezzi, bollette e industria giù

Il 22 ottobre di un anno fa Giorgia Meloni e i ministri del suo governo giuravano davanti al capo dello Stato. Quasi un mese dopo le elezioni, quel sabato mattina al Quirinale partiva ufficialmente l’azione politico-amministrativa della maggioranza di centrodestra.

All’epoca la tensione era alta, sulla scia della guerra in Ucraina, sul fronte gas. Ad agosto il prezzo nella borsa di Amsterdam era arrivato a toccare i 350 euro per megawattora. Si ipotizzava addirittura un lockdown energetico in caso di un inverno particolarmente freddo e un problema sulle forniture. Inoltre l’esecutivo italiano era in prima fila a Bruxelles per imporre un tetto al prezzo del metano, poi partorito a dicembre.

Altro fronte caldo, derivante proprio dal caro-bollette e non solo, era l’inflazione: +11,8% quella certificata da Istat ad ottobre, record da 40 anni. Il carrello della spesa iniziò a diventare proibitivo per alcuni, tant’è che i consumi – fino ad allora sostenuti come risposta al dopo pandemia – hanno iniziato a scendere in volume.

Palazzo Chigi varò comunque una legge di Bilancio che conteneva numerosi bonus energia per famiglie e imprese, ma per non stressare ulteriormente i conti pubblici, decise di revocare prima a dicembre e poi a gennaio 2023 gli sconti sulle accise dei carburanti. Risultato: il prezzo di benzina e diesel a Capodanno fece un balzo di circa 30 centesimi. Rincaro che scatenò la protesta dei consumatori e che portò a un decreto cosiddetto anti-speculazione che – nonostante i vari embarghi e price cap imposti su petrolio e carburanti russi – incontrò un inaspettato calo delle quotazioni del greggio, tirate giù dalla debolezza cinese che invece si pensava fosse più forte dopo l’eliminazione delle ultime restrizioni Covid.

Contemporaneamente un inverno mite permise un calo della domanda di gas e la moltiplicazione di rigassificatori in giro per l’Europa attenuò le tensioni sul prezzo che scese di oltre l’80% dai massimi nel 2022 nei primi mesi di quest’anno. Tutto ciò ha contribuito a ridurre l’inflazione, che a settembre – ultimo dato disponibile – è calata al 5,3%. Dimezzata in pratica nei confronti del picco proprio di ottobre-novembre dello scorso anno.

I prezzi hanno iniziato a scendere anche perché quelli alla produzione hanno subito momenti quasi di deflazione, una tendenza innescata dalla stretta aggressiva decisa dalla Banca centrale europea nel tentativo di portare l’inflazione al 2% classico. I tassi di interesse sono saliti ininterrottamente fino a settembre arrivando al 4,5%, top da quasi 15 anni. Un costo del denaro più caro ha spinto mediamente gli interessi sul credito al consumo al 10,6% e quelli sui mutui al 4,6% ad agosto, in base alle ultime rilevazioni di Bankitalia. Per un Paese come l’Italia, seduto su oltre 2.800 miliardi, tassi così alti significano maggiori costi per alimentare questa massa di indebitamento. Tant’è che nella recente Nadef presentata dal governo si ipotizza che fra tre anni gli interessi arriveranno a costare qualcosa come 100 miliardi l’anno. Risorse ovviamente che vengono tolte da eventuali politiche di sviluppo. Per quelle c’è solo il Pnrr, che per metà è comunque altro debito, con l’Italia che pende sempre più dai verdetti di Bruxelles per poter incassare gli assegni legati alle varie tranche. Ora si attende la quarta.

Nonostante mutui e prestiti più cari, una frenata dei consumi, un‘industria in netta frenata e un petrolio sui massimi del 2023, complice anche la recente guerra scoppiata in Israele, la fiducia dei consumatori italiani – secondo l’Istat – è nettamente superiore a quella di un anno fa, lo spread è più basso rispetto ad ottobre 2022 e Piazza Affari è a +27% nei confronti di un anno fa. Il dato del Pil del terzo trimestre – che sarà pubblicato a fine mese – sarà decisivo: dopo il -0,4% di aprile, maggio, giugno in parte generato dalla maxi alluvione nella ricca Emilia-Romagna, bisogna vedere se l’Italia entrerà in recessione tecnica o se il turismo aiuterà il governo a confermare le stime di un +1,2% per quest’anno. Finché c’è Pil, c’è speranza. La Germania, in forte contrazione, lo sa bene.

Ok alla manovra da 24 miliardi. Meloni: “Seria e realistica, pesano Superbonus e tassi Bce”

Photo credit: Presidenza del Consiglio dei Ministri

Il primo passo è fatto. Il Consiglio dei ministri approva la legge di Bilancio 2024, senza particolari sorprese. Le risorse limitate non consentono grandi spazi di manovra al governo, che infatti punta a confermare alcune misure già attuate, come il taglio del cuneo fiscale sul lavoro dipendente, e avviare un percorso che nelle intenzioni dovrebbe fornire ossigeno alle famiglie per favorire la natalità. “Abbiamo varato la manovra a tempo di record ed è di circa 24 miliardi di euro, di cui 16 miliardi di extragettito, mentre il resto sono tagli della spesa”, spiega la premier, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Cdm. Definendola “seria e realistica, che non disperde risorse ma le concentra su alcune grandi priorità, continuando a seguire una visione che questo governo ha messo in campo sin dall’inizio del suo mandato”.

A pesare sul totale delle risorse sono in particolare due voci di spesa: “Il Superbonus, che costerà 20 miliardi, e l’aumento dei tassi decisi dalla Bce che costa 13 miliardi: complessivamente, la somma è più della manovra”, ci tiene a chiarire ancora Meloni. Aggiungendo, però, che nonostante tutto “sono state confermate le priorità anche per il 2024”, come “difendere il potere di acquisto delle famiglie, ovvero più soldi in busta paga ai redditi medio bassi”.

Per questo la presidente del Consiglio ricorda la conferma, anche il prossimo anno, della carta ‘Dedicata a te’ (600 milioni) per l’acquisto di beni di prima necessità, “che serve a combattere l’inflazione”. Inoltre, vengono stanziati 200 milioni per il rifinanziamento del contributo straordinario per il caro energia e il bonus sociale elettricità a favore delle fasce più deboli della popolazione nel primo trimestre dell’anno prossimo, nel quale i consumi di energia sono più rilevanti, e diventa “strutturale” la misura sui fringe benefit, che per il 2024 sarò di 2mila euro ai lavoratori con figli e di circa mille euro per gli altri.

Altro capitolo importante è la copertura per il Ponte sullo Stretto, annuncia il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini. C’è anche una cifra, che fornisce il responsabile del Mef, Giancarlo Giorgetti: “Come tutte le opere pubbliche, è finanziato per l’intero ammontare, che è 12 miliardi, nella proiezione pluriennale dei tempi necessari per la realizzazione. Quindi, nell’orizzonte temporale dei primi tre anni sono finanziate le prime tre quote, a salire“, sottolinea il ministro dell’Economia, che stasera sarà in Lussemburgo per partecipare all’Eurogruppo, mentre domani ci sarà l’Ecofin. Le risorse sono allocate in funzione dei lavori e delle “realistiche previsioni” di realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia, dunque “prevalentemente concentrate nel 2025 e 2026”, mette in chiaro ancora Giorgetti. Che parla di “manovra seria e prudente”, concentrata “esclusivamente con l’extradeficit, semplicemente per dare una forma di sollievo ai redditi medio bassi” e “per compensare la riduzione del potere di acquisto, che ha colpito tutti, ma in particolare i salari più bassi”.

Il ministro dell’Economia dà anche il senso della spending review effettuata in ogni dicastero per reperire risorse: “E’ stata significativa, circa il 5% su tutte le spese discrezionali”. Ma allo stesso tempo avverte che gli effetti dei conflitti, quello in Ucraina e ora quello in Medio Oriente tra Israele e Palestina, vanno monitorati con attenzione. Perché sono “variabili non ponderabili”, ad esempio per l’energia “le cui previsioni erano favorevoli per la discesa dei prezzi del gas”, ma con le tensioni in atto e “la fine dei sussidi previsti nel 2023, la situazione potrebbe evolvere in senso negativo”.

La guardia, dunque, resta alta nel governo. Su tutti i fronti: “Bene le misure per sostenere il potere d’acquisto di lavoratori, pensionati, famiglie e per l’occupazione femminile”, commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Che torna anche sul Patto anti-inflazione: “Ci aspettiamo che abbia pieno successo: quasi 30mila esercenti, commercianti e punti vendita della grande distribuzione hanno già aderito, insieme ai grandi marchi del Made in Italy con i loro prodotti di eccellenza, e potranno dare un forte impulso alla riduzione dell’inflazione in questo ultimo trimestre del 2023”. Poi “le misure contenute nella Manovra per il 2024 rilanceranno il potere di acquisto di lavoratori e famiglie”, conclude.

bollette

Via libera a dl Energia da 1,3 mld: confermati aiuti bollette, arriva bonus benzina

Aiuti per combattere i rincari di energia e carburante. Sono questi i pilastri del nuovo decreto Energia, che conferma i bonus luce e gas, ma introduce un contributo da 80 euro circa per aiutare le famiglie meno abbienti a rifornire i propri mezzi di locomozione. Inoltre, è previsto un sostegno alle famiglie per i trasporti e con la norma ‘salva-commercio’ viene scongiurata la chiusura di oltre 50 mila piccoli esercizi commerciali: chi effettua il ravvedimento operoso e paga le somme dovute, infatti, sarà esentato dalla sanzione accessoria della sospensione della licenza. E ancora, è di circa 17,4 milioni di euro lo stanziamento per le borse di studio degli studenti idonei non beneficiari, che copriranno l’intera platea dei quasi 5mila studenti inclusi nelle graduatorie degli Enti regionali per il diritto allo studio, ma che per mancanza di fondi non riuscivano ad accedere al sussidio. In totale, il decreto è di circa 1,3 miliardi di euro.

Tra i provvedimenti principali ci sono quelli sulle bollette. Perché sono confermati anche per il quarto trimestre 2023 i bonus sociali “prendendo a riferimento la spesa attesa nel medesimo trimestre“. Inoltre, per contenere gli effetti del rincaro dei prezzi nel settore del gas, fino alla fine dell’anno Arera provvederà a “mantenere azzerate le aliquote delle componenti tariffarie relative agli oneri generali di sistema”.

Nel IV trimestre 2023 è riconosciuto, ai clienti domestici titolari di bonus sociale elettrico, un contributo straordinario, crescente con il numero di componenti del nucleo famigliare secondo le tipologie già previste per il medesimo bonus sociale. All’Arera è affidato il compito di definire la misura del contributo, ripartendo nei 3 mesi (ottobre, novembre e dicembre) l’onere complessivo in base ai consumi attesi. Per coprire la spesa, sono stanziati 300 milioni di euro per l’anno in corso.

Resta in vigore anche l’aliquota Iva al 5% sul gas metano destinato alla combustione per usi civili e per usi industriali contabilizzati “nelle fatture emesse per i consumi stimati o effettivi dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2023” e “qualora le somministrazioni siano contabilizzate sulla base di consumi stimati“, la stessa percentuale dell’Imposta sul valore aggiunto “si applica anche alla differenza tra gli importi stimati e gli importi ricalcolati sulla base dei consumi effettivi riferibili, anche percentualmente, ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2023“. La misura vale anche per il Teleriscaldamento.

Il decreto prevede un contributo per “sostenere il potere d’acquisto dei nuclei familiari meno abbienti“, riconosciuto ai beneficiari della social card (chi ha Isee non superiori a 15mila euro). La dotazione delle risorse sale a 600 milioni di euro per il 2023, dunque con un incremento di 100 milioni. Considerando che dai dati diffusi a luglio da Masaf e Mef, ovvero 1,3 milioni di famiglie in difficoltà che non godono di altre integrazioni da parte dello Stato, sulla carta ‘Dedicata a te’ saranno caricati circa 80 euro per fare rifornimento. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il ministro dell’Economia e il ministro delle Politiche agricole, della sovranità alimentare e delle foreste provvederà a emanare un decreto per stabilire “l’ammontare del beneficio aggiuntivo per singolo nucleo familiare”, le “modalità di raccordo con le previsioni del decreto al fine di preservare l’unicità del sistema di gestione e del titolo abilitante” e le “modalità e le condizioni di accreditamento delle imprese autorizzate alla vendita di carburanti che aderiscono a piani di contenimento dei costi del prezzo alla pompa”.

La novità, rispetto alla bozza circolata nei giorni scorsi, riguarda l’accesso alle agevolazioni, “a decorrere dal 1 gennaio 2024” anche alle imprese che “nell’anno precedente alla presentazione dell’istanza di concessione delle agevolazioni medesime, hanno realizzato un consumo annuo di Energia elettrica non inferiore a 1 GWh” e che rispettano alcuni requisiti, tra i quali operare “in uno dei settori ad alto rischio di rilocalizzazione” o “in uno dei settori a rischio di rilocalizzazione”. Inoltre, le aziende “sono tenute a effettuare la diagnosi energetica”, su cui il controllo è affidato all’Enea.

“Con il decreto energia, il governo rinnova la sua azione a sostegno di famiglie e imprese nella difficile congiuntura economica. Attraverso misure di contenimento del prezzo del gas e con la conferma dei bonus sociali energetici, l’Esecutivo si conferma concretamente al fianco delle fasce più deboli e delle imprese”, commenta nel post Cdm il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. Aggiungendo che “particolare rilevanza assume, in questo senso, una norma promossa dal Ministero per rendere conforme la normativa vigente al quadro comunitario in termini di sostegno alle imprese energivore, quelle con un consumo di energia elettrica superiore al gigawatt. Parliamo di quattromila aziende per 116 settori industriali operanti nella manifattura, dalle cartiere alla lavorazione del vetro, che – conclude il responsabile del Mase – avrebbero avuto un evidente contraccolpo dalla mancanza delle misure di agevolazione”.

Addio a Giorgio Napolitano, vide prima e più lontano di tanti su crisi climatica ed energia

E’ stato uno dei protagonisti della storia politica e istituzionale italiana. Giorgio Napolitano si è spento all’età di 98 anni, compiuti lo scorso 29 giugno. Napoletano, anzi, orgogliosamente napoletano, spostato per oltre 60 anni con Clio Maria Bittoni, con la quale due figli, Giovanni e Giulio, nella sua lunga vita ha ricoperto diversi incarichi di prestigio, ma rimarrà nella storia soprattutto per essere stato il primo presidente della Repubblica a essere eletto per due mandati consecutivi, nel maggio del 2006 (con 543 voti) e ad aprile 2013 (con 738 preferenze), sebbene il secondo sia arrivato per le condizioni di stallo totale delle forze politiche sul nome del possibile successore e fu interrotto dalle sue dimissioni dopo appena due anni, il 14 gennaio 2015.

Laureato in giurisprudenza nel 1947, iniziò la sua attività politica ben presto, nel 1945-46 nel movimento per i Consigli studenteschi di Facoltà, poi dal 1945 con l’iscrizione al Partito comunista italiano. Il suo esordio nelle istituzioni avvenne nel 1953, con l’elezione alla Camera dei deputati, di cui è stato membro sino al 1996, a parte il quinquennio 1989-1992 nel quale è stato eletto al Parlamento europeo, dove tornò nella legislatura 1999-2004. Di Montecitorio è stato anche presidente nell’undicesima legislatura, dal 1992 al 1994.

Nella sua carriera politica c’è anche l’esperienza come ministro dell’Interno e per il coordinamento della protezione civile nel Governo Prodi, dal maggio 1996 all’ottobre 1998. Nel settembre 2005 fu stato nominato senatore a vita dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, di cui un anno dopo diventò il successore al Quirinale.

Napolitano, figlio di un’epoca totalmente diversa, già rappresentante delle istituzioni negli anni del boom industriale ed economico, nel corso del suo mandato ha sempre dedicato un’attenzione particolare ai temi dell’ambiente, anche quando il dibattito pubblico non riteneva che il tema meritasse centralità o quantomeno priorità nell’impostazione delle politiche di sviluppo.

Fu tra i primi a denunciare i rischi di un cambiamento climatico che stava già mettendo a durissima prova i territori dell’Italia e dell’Europa. Uno dei discorsi più incisivi dell’ex presidente della Repubblica sull’argomento è dell’aprile 2007, a Riga, per la Conferenza ‘Vivere in Europa e il Mondo – Responsabilità per le nuove generazioni; interrelazioni tra la tutela dell’ambiente, l’uso delle risorse energetiche e lo sviluppo’. “L’impegno unilaterale assunto dall’Unione al Consiglio europeo dell’8-9 marzo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 20% entro il 2020, e di giungere al 30% qualora anche gli altri Paesi sviluppati ed i Pvs economicamente più avanzati facciano la loro parte, è un importante segnale lanciato al resto del mondo”, disse il capo dello Stato in Lettonia. Che elencò anche i target posti dal Vecchio continente: “Risparmiare il 20% del consumo di energia rispetto alle stime per il 2020”, “fare in modo che le energie rinnovabili coprano nel 2020 il 20% del consumo totale di energia” e “raggiungere entro la stessa data un livello minimo di bio-combustibili del 10% sul consumo totale dei trasporti, in tutti gli Stati membri”.

Napolitano vide lungo anche sull’energia. Nella stessa occasione aggiunse, nel suo intervento, che dall’analisi delle stime “relative all’aumento della domanda mondiale di energia – destinata a crescere, entro il 2030, di circa il 50% – si comprende quanto sia necessaria e stringente una forte azione unitaria dell’Unione europea”. Parole sentite più volte, anni dopo, da premier e ministri. All’epoca il presidente della Repubblica disse: “E’ stato calcolato che nel 2030 l’Europa sarà dipendente dall’estero per oltre l’80% del suo consumo di gas e per oltre il 90% del suo fabbisogno di petrolio. Aumenterà contemporaneamente anche la domanda di energia delle potenze emergenti come la Cina e l’India, che cercheranno nuovi contratti di approvvigionamento nelle regioni dell’Asia centrale, dell’Africa e del Medio Oriente. Parte della nostra sicurezza economica sarà quindi legata agli sviluppi e ad eventuali tensioni nei Paesi produttori. Si tratta di sfide che possiamo vincere solo uniti”. Oggi si può dire serenamente che aveva ragione da vendere.

E ancora, sempre nel 2007, nel mese di settembre, intervenendo alla Conferenza organizzato alla Fao dall’allora ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Alfonso Pecoraro Scanio, disse senza troppi giri di parole: “Sono convinto che quello del cambiamento climatico e del futuro dell’ambiente sia uno dei più gravi e complessi problemi globali del nostro tempo” e “per influenzare intese e sforzi coordinati, che devono realizzarsi a livello mondiale innanzitutto, è essenziale che l’Europa parli con una sola voce”. Parole che, se trasferite ai giorni d’oggi, sono ancora di straordinaria attualità.

Nel 2013, poi, in un messaggio alla Conferenza nazionale ‘La natura dell’Italia’, Napolitano scriveva: “La difesa dell’ambiente e della biodiversità, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la valorizzazione del paesaggio e del territorio rappresentano una sfida cui vanno date risposte urgenti nel nostro Paese, colpito anche di recente da eventi calamitosi riconducibili ad errori e carenze nella gestione di un territorio fragile e prezioso come quello italiano”.

La sua eredità politica è ancora “viva e vibrante”, locuzione che spesso e volentieri amava utilizzare nei suoi discorsi pubblici. Del resto, la lungimiranza è una dote che tutti, anche quelli che un tempo furono i suoi avversari, gli hanno sempre riconosciuto. Per l’Italia Napolitano, il ‘migliorista’, aggettivo che gli fu associato per la sua appartenenza alla corrente Pci che giudò per anni, con i consigli di Gerardo Chiaromonte e di Emanuele Macaluso, in particolare, è stato, e rimarrà, una figura di riferimento per l’Italia. Addio, Presidente.

Auto, ok al decreto sugli Euro5: rinviato il blocco a ottobre 2024

L’obiettivo “più importante” da raggiungere, nel più breve tempo possibile, era quello di scongiurare il blocco dei veicoli Diesel Euro5 in Piemonte a partire dal 15 di settembre. “Ci siamo riusciti ma la soluzione non era semplice e il risultato per nulla scontato“, rivendica il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legge che rimanda al 1 ottobre del 2024 il blocco delle vetture diesel Euro5 in 76 comuni del Piemonte.

È il risultato delle interlocuzioni avute nelle settimane scorse tra i ministeri competenti e le Regioni del bacino padano, principalmente con il Piemonte, che a seguito delle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 2020 e del 2022, aveva dovuto introdurre dal prossimo 15 settembre la limitazione della circolazione dei veicoli Euro5 nei comuni con popolazione al di sopra del 10 mila abitanti“, spiega. Il Governo è intervenuto con lo strumento del Decreto per “scongiurare una crisi sociale ed economica di famiglie e imprese“, smorza le polemiche. E tira in ballo anche l’importanza degli impegni assunti con l’Unione europea che “primi su tutti vanno incontro anche alla tutela della salute dei cittadini”.

Il decreto che gli uffici del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica hanno predisposto prevede la revisione e l’aggiornamento dei Piani sulla qualità dell’aria da parte delle Regioni che nel 2017 avevano firmato l’Accordo di Programma, al fine di riesaminare i contenuti dei provvedimenti adottati alla luce dei risultati già conseguiti di riduzione delle emissioni inquinanti.

Dal 2017, però, ricorda Pichetto in conferenza stampa, “il quadro è completamente cambiato, siamo intervenuti con decreto, vista l’urgenza“.

Nelle more degli esiti di tali valutazioni, le misure di limitazione della circolazione di veicoli di categoria diesel Euro 5, possono essere attuate esclusivamente a far data dal 1° ottobre 2024 e in via prioritaria nei comuni superiori ai 30mila abitanti, dotati di un’adeguata rete di trasporto pubblico locale e dove ci sono valori inquinanti alti che possono incidere sulla tutela della salute. E ancora, la facoltà che viene meno e che diventa un obbligo a partire dal 1° ottobre 2025, sempre nei comuni con le caratteristiche appena citate. Il provvedimento si è reso necessario, scandisce il ministro, anche perché “il passaggio all’elettrico non è completo. Le colonnine sono un provvedimento di questo governo, non sono installate completamente e dopo il Covid, con il problema dei chip, non sono stati consegnati moltissimi veicoli elettrici“.

Nella redazione del decreto si è quindi tenuto conto delle criticità legate all’indisponibilità dei materiali necessari alla produzione di batterie di veicoli elettrici, in grado da assicurare una tempestiva sostituzione dei veicoli Euro 5 e, assicura Pichetto, “abbiamo verificato che la tempistica proposta, non confliggesse con gli obiettivi del Pacchetto Ue For 55%“.

Maltempo, Figliuolo sblocca 289 milioni. Bonaccini: “Con scelte governo persi 3 mesi”

Una parte d’Italia tiene il fiato sospeso sperando che il ciclone ‘Poppea‘ non provochi danni gravi. Ma nelle stesse ore un pezzo del Paese aspetta di ricostruire la propria normalità dopo le alluvioni dello scorso mese di maggio. Dalla furia di vento e pioggia ne uscirono molto colpiti i territori della Romagna, ma anche parte di Toscana e Marche. In tre mesi non si è mai placata nemmeno la polemica su risorse, ristori e indennizzi, nonostante lo stanziamento di oltre 4 miliardi del governo a pochi giorni dagli eventi. Soldi che, ancora oggi, secondo quanto lamenta il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, cittadini e imprese hanno visto solo in piccola parte. “Il governo ha separato la gestione dell’emergenza da quella della ricostruzione, e ciò ha fatto perdere mesi inutilmente“, lancia il ‘j’accuse’ dalle colonne del ‘Fatto quotidiano’.

Per il governatore “dopo oltre tre mesi le risorse stanziate non sono ancora arrivate, segno che il governo ha scelto una procedura al momento poco efficace, come avevamo paventato dall’inizio“. Si tratterebbe di fondi per “opere già realizzate in somma urgenza e non ancora pagate o di cantieri che non partono perché non c’è copertura finanziaria“. Inoltre – è l’allarme di Bonaccini – “una parte consistente dei soldi previsti dal primo decreto rischia di non poter essere spesa per la Romagna, se non viene messa nella disponibilità di Figliuolo“, il generale di corpo d’armata nominato commissario straordinario per la ricostruzione dal governo Meloni. All’esecutivo, poi, il governatore ribadisce il messaggio: “Imprese e cittadini non stanno ricevendo gli indennizzi e non sanno neanche come rendicontare i danni“.

Il commissario, che oggi a Bologna incontrerà i componenti del Patto per il lavoro e per il clima assieme a Bonaccini, intanto ha firmato e inviato a Emilia-Romagna e Marche l’ordinanza con la quale vengono fornite le indicazioni per procedere al finanziamento degli interventi realizzati e da ultimare in regime di somma urgenza per far fronte all’emergenza provocata dagli eventi alluvionali del maggio scorso. La cifra ammonta a 289 milioni di euro e sarà efficace con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per consentire “sin da subito a tutti i soggetti attuatori interessati di procedere alle richieste di erogazione dei finanziamenti, che dovranno essere inoltrate alla struttura commissariale per i successivi ristori“, comunica una nota.

Nel frattempo, anche ‘Poppea’ lascia strascichi su intere zone del Paese e sulle produzioni. Ad esempio, in Salento Coldiretti Puglia conta tra il 30% e il 40% di danni provocati ai nuovi impianti di ulivi resistenti alla Xylella dalla grandinata dei giorni scorsi a Ugento, Torre Mozze, Acquarica, Presicce, Salve e altri comuni limitrofi. Zone dove, da gennaio ad oggi, “si sono già abbattuti 19 eventi estremi tra tornado, nubifragi, tempeste di fulmini e grandinate“. Risalendo lo Stivale, non va meglio alla Lombardia, perché “ammontano a oltre 235 milioni di euro i danni subiti dall’agricoltura a causa degli eventi atmosferici che hanno colpito il territorio tra luglio e agosto“, sottolinea la Regione. Nel dettaglio, le province maggiormente colpite sono quelle di Mantova (62,8 milioni), Cremona (57,4 milioni) e Brescia (56,2 milioni). Ma ingenti sono i danni anche nei territori di Milano (26,7 milioni), Bergamo (12,9 milioni) e Lodi (8,9 milioni) e in difficoltà sono finite pure aziende agricole in provincia di Monza e Brianza (3,7 milioni), Varese (3,3 milioni) e Como (2,4 milioni). Mentre disagi limitati sono segnalati da Sondrio (534mila euro), Pavia (111mila) e Lecco (35mila).

Il Governo dichiara lo stato di emergenza per i territori colpiti dal maltempo: oltre 34 milioni

Il ciclone ‘Poppea’ inizia a fare danni in Italia, sommandosi ai danni causati dalle alluvioni del maggio scorso. Per questo motivo, nel Consiglio dei ministri di ieri pomeriggio, dopo la relazione del ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, il governo delibera lo stato di emergenza per 12 mesi per gli eventi meteorologici verificatisi tra maggio ed agosto 2023. Alla Regione Lombardia vanno 9,43 milioni di euro, al Veneto 8,3 milioni e al Friuli-Venezia Giulia 7,7 milioni. Stato di emergenza anche per i territori delle province di Teramo, Pescara e Chieti, in Abruzzo (4,1 milioni), di Cuneo, in Piemonte (650mila euro), e per le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì Cesena, in Emilia Romagna (4,5 milioni). “Abbiamo accolto le istanze avanzate dai presidenti delle Regioni così gravemente colpite – commenta Musumeci -. Le risorse, quantificate dopo i sopralluoghi dei tecnici del dipartimento di Protezione civile nazionale e di quelli regionali, servono – spiega il ministro, ringraziando anche la Protezione civile e il personale tecnico – a far fronte alle esigenze più immediate ed ai fabbisogni più urgenti: dal soccorso e l’assistenza alla popolazione al ripristino dei servizi pubblici“.

L’ondata di maltempo, arrivata in queste ore sul nostro Paese, sta contrastando il caldo di ‘Nerone’, provocando pioggia, vento e grandine in diverse zone del territorio. In alcuni casi provocando frane, smottamenti e interruzioni di strade e infrastrutture per il trasporto. E’ soprattutto il Nord a essere preso di mira dalla furia di vento e pioggia, ma anche al Sud la situazione è sotto monitoraggio continuo, anche se per il rischio incendi, come sta accadendo ancora una volta in Sicilia, anche se il presidente della Regione, Renato Schifani, rassicura sul fatto che i roghi nel Messinese siano sotto controllo, sebbene resti “alta” l’attenzione.

Le prime notizie sul maltempo mettono comunque in allarme anche Roma. “Come governo in queste ore siamo in continuo contatto con i governatori regionali e con gli amministratori locali delle Regioni del centro-nord, le più colpite finora da questa emergenza maltempo che sta portando ad allagamenti, frane e smottamenti, e a interruzioni delle strade o di tratti ferroviari, in particolare in Lombardia e in Piemonte“, spiega in una nota e attraverso i suoi canali sociale il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli. Che “essendo un bergamasco di nascita e ormai un mezzo cuneese di adozione, dunque sia un lombardo che un piemontese acquisito“, spiega, esprime “tutta la mia solidarietà e vicinanza ai miei corregionali, ai tanti cittadini che hanno avuto abitazioni o capannoni scoperchiati o danneggiati dalla pioggia e dal vento e ovviamente a tutto il comparto degli agricoltori e degli allevatori“. L’esponente della Lega ribadisce che l’esecutivo è pronto “a fornire ogni tipo di aiuto necessario: intanto come sempre in questi casi un ringraziamento di cuore va a tutti i soccorritori e volontari impegnati in queste ore ad aiutare le popolazioni colpite“.

Le parole di Calderoli, però, non bastano. Dalle opposizioni è la voce critica di Angelo Bonelli ad alzarsi: “Assistiamo con profonda preoccupazione alla drammatica escalation degli incendi che stanno devastando il nostro territorio e parallelamente è preoccupante il silenzio di Giorgia Meloni di fronte a questa crisi climatica che sta mettendo in ginocchio il nord con gli eventi meteo estremi e il sud con gli incendi“, accusa il co-portavoce di Europa Verde e deputato dell’Alleanza Verdi Sinistra. Che invita a “proteggere il nostro patrimonio ambientale e culturale da questa minaccia crescente” con “investimenti per fronteggiare la crisi climatica“. Perché “contemporaneamente in molte parti d’Italia si reclama lo stato di calamità a causa degli eventi estremi: trombe d’aria, allagamenti, danni a case e imprese ormai sono all’ordine del giorno“, dunque “è evidente – sottolinea il parlamentare ambientalista – che occorra un intervento immediato e deciso per rafforzare il nostro sistema di difesa dagli incendi e dagli eventi estremi“.

Preoccupazione che sembra condividere anche il Wwf. “Frane, smottamenti, alluvioni, è questa la rappresentazione di una situazione italiana che da straordinaria sta diventando ordinaria“, sottolinea l’associazione in una nota. “Gli eventi atmosferici estremi non sono più un’eccezione, ma quasi la normalità: si susseguono con una frequenza tale che non si fa in tempo a dichiarare uno stato di emergenza che subito arriva la richiesta per dichiararne uno nuovo. Un trend pericoloso e drammatico a cui dovremmo abituarci, trovandosi l’Italia proprio al centro del Mediterraneo, una delle regioni del Pianeta più minacciate dalla crisi climatica. Eppure – ammonisce il Wwf -, il nostro Paese continua a non mettere al primo posto dell’agenda politica i temi del contrasto alla crisi climatica e dell’adattamento ai cambiamenti già in corso“.

L’attenzione resta comunque alta, soprattutto in Centro Italia, che nei mesi scorsi è stata colpita duramente dalle alluvioni. Sorvegliati speciali sono Emilia-Romagna, Toscana e Marche, ma l’allerta è attiva in quasi tutta la penisola e da Roma il monitoraggio della situazione resta costante.

Sbloccata terza rata Pnrr. Governo: Tutti i 35 miliardi nel 2023

L’accordo c’è. Il governo raggiunge l’intesa con la Commissione europea per lo sblocco della terza rata del Pnrr: l’obiettivo quantitativo dei 7.500 posti letto per studenti universitari, che dovevano essere aggiunti a quelli esistenti entro la fine del 2022, diventa un target qualitativo. In questo modo, sarà soltanto necessario che siano avviate le procedure per creare complessivamente 60mila posti letto universitari in più entro la fine del 2026. In più, l’obiettivo diventa una milestone della quarta rata.

Le modifiche “non avranno alcun impatto sull’importo complessivo dei pagamenti che l’Italia riceverà nel 2023 con la terza e la quarta rata“, assicura Palazzo Chigi. Parliamo, complessivamente, di 35 miliardi di euro.

La terza rata prevede quindi ora 54 obiettivi per 18,5 miliardi di euro invece che 55 obiettivi per 19 miliardi, mentre la quarta avrà 28 obiettivi per 16,5 miliardi invece dei precedenti 27 per 16 miliardi. Slittano 500 mila euro, ma il totale dei 35 miliardi previsto nel 2023 resta invariato e sarà incassato per intero.

Con la decisione della Cabina di Regia, il Governo potrà quindi presentare formalmente la proposta di modifica della quarta rata alla Commissione europea. La proposta sarà esaminata dalla Commissione, poi dal Consiglio dell’Unione europea insieme alle altre 10 proposte di modifica della quarta rata già esaminate dalla Cabina di Regia e presentate l’11 luglio.

Un lavoro di cesello durato mesi, una “sfida di particolare complessità“, confessano fonti di governo, perché la terza rata, rispetto alle due precedenti, prevedeva non solo un maggiore numero di obiettivi da raggiungere ma, soprattutto, un sensibile aumento dei target quantitativi “sui quali, quando i numeri sono elevati, la Commissione svolge attività di sampling“, puntualizzano le fonti.

In particolare, mentre la prima rata prevedeva 51 obiettivi, la seconda rata ne prevedeva 45, la terza 55 di cui 39 milestone e 16 target.

La terza rata, inoltre, includeva alcune riforme “particolarmente complesse“. La principale ha riguardato la legge concorrenza, considerata “tra le più complesse e articolate sia del Pnrr nazionale sia di tutte le riforme previste dai Piani nazionali di ripresa e resilienza nell’Unione europea, coinvolgendo numerosi settori (dai servizi pubblici locali alle concessioni portuali, dalla vigilanza sui prodotti immessi nel mercato a energia elettrica e gas)“, trapela da Palazzo Chigi.

A fronte di queste sfide, chi ha lavorato rivendica un “intenso lavoro di completamento della fase attuativa, in costante contatto con gli uffici della Commissione europea. Tale attività è stata accompagnata da quella rendicontazione funzionale ai controlli da parte della Commissione“.

Pichetto: “Centrali a carbone al minimo, ho firmato l’atto di indirizzo”

Ho firmato l’atto di indirizzo a Terna, coinvolgendo Arera, che prevede una riduzione al minimo delle centrali a carbone e anche la cessazione dell’utilizzo di olio combustibile“. Lo annuncia il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, a margine dell’assemblea di Cida. “Questo determina un passaggio verso il nuovo, verso una prospettiva, speriamo, totale del carbone, con gradualità – continua -. Al momento vengono tenute al minimo per ragioni di sicurezza, perché il quadro internazionale è ancora tale che non sappiamo quale potrà essere il futuro sul fronte energetico“, spiega. “Il nostro stoccaggio ha raggiunto un livello ottimo, siamo ben oltre l’80%, quindi ci sono tutte le condizioni per passare gradualmente all’abbandono del carbone. Poi il passaggio successivo sarà il petrolio“, conclude.