irrigazione

Troppa acqua per irrigazione: tecnologia in soccorso dell’agricoltura

È braccio di ferro in queste settimane tra agricoltori e Autorità di bacino per i prelievi dai fiumi del Nord, ridotti ormai ai minimi termini causa siccità, per irrigare i campi. La richiesta di acqua è costante anche per salvare il primo raccolto. Ma i sistemi di irrigazione utilizzati sono efficienti? Utilizzano bene l’acqua senza sprecarla inutilmente? Gea ne ha parlato con l’azienda ‘Scarabelli irrigazione‘ di Bologna, attiva dal 1977 nel campo dell’irrigazione in agricoltura (che genera circa il 40 % del loro fatturato), in quella ornamentale e in quella dello sport (campi da golf, calcio e tennis). “In agricoltura – spiega il responsabile dei sistemi di irrigazione in agricoltura dell’aziendai sistemi di irrigazione sono sostanzialmente tre: quello a goccia, che spreca meno di tutti, va infatti a segno il 92% dell’acqua utilizzata; poi quello pivot, che garantisce il 70-75% dell’acqua utilizzata e infine quello a pioggia tradizionale, con appena il 55-60% dell’acqua che finisce nei campi“.

Il sistema a goccia è in sostanza una rete di piccoli tubi che corre sul terreno a fianco delle piante; con questo sistema l’acqua finisce direttamente nella terra e nelle radici, sprecandone appena l’8%. I pivot sono invece quei grandi ‘castelli’ metallici con le ruote che spruzzano acqua dall’alto sprecandone circa il 25%. Infine i sistemi a pioggia sono una sorta di cannoni spara acqua che innaffiano dall’alto, ma poco precisi. A tutti infatti è capitato di vedere questi sistemi di irrigazione che sparano acqua sulla strada o getti deviati dal vento. Quelli a pioggia infatti disperdono circa il 45% dell’acqua che utilizzano.

Quindi, non si potrebbero utilizzare i sistemi a goccia per tutti i terreni e tutte le coltivazioni?
In teoria sì – continua l’esperto – non ci sono infatti coltivazioni che prediligono un sistema irriguo rispetto a un altro, quindi quello a goccia sarebbe ideale dal punto di vista del risparmio idrico. C’è da dire però che il sistema a goccia è fisso; una volta sistemato sul terreno, non si può spostare. I pivot e quelli a pioggia invece si possono spostare a piacimento. Alcuni agricoltori poi prediligono l’irrigazione dall’alto per determinate colture, penso ad esempio l’insalata, per poter bagnare anche le foglie“.

Per contribuire a evitare sprechi d’acqua anche in agricoltura viene però in aiuto la tecnologia. Scarabelli, infatti, ha studiato, tra le altre cose, due sistemi intelligenti per irrigare in modo quasi chirurgico. Il primo metodo è un sistema di sensoristica: in pratica ci sono dei sensori nei terreni che avvertono l’agricoltore sullo stato di salute del terreno e lo invitano ad irrigare determinate aree del campo. Questo sistema, però, dovrebbe essere posizionato in maniera capillare: “Il campo infatti – prosegue il dirigente – non è uniforme, cioè non è formato dappertutto dallo stesso tipo di terreno. I sensori dunque, per essere efficaci, dovrebbero essere sistemati in maniera adeguata e diffusa“.

L’altro sistema è invece ‘un occhio dall’alto’, ovvero il sistema Irreo, una startup innovativa, sul mercato da un anno e mezzo, realizzata dai soci Andrea Pomente e Luca Calacci, di cui Scarabelli è distributore in Italia. Si tratta di un monitoraggio satellitare dei campi agricoli; grazie a una app o a un sito internet, a sistemi software e hardware, l’agricoltore può monitorare lo stress delle colture dei propri campi, controllare le previsioni meteo e programmare l’irrigazione in maniera ottimale. Irreo è totalmente basato su dati satellitari e non necessita di alcun tipo di installazione, non servono sensori da predisporre e non va fatta manutenzione; basta avere a portata di mano un computer o uno smartphone. Questo sistema aumenta l’efficienza irrigua, eliminando sprechi d’acqua e riducendo gli stress idrici e in più l’agricoltore sarà in grado di analizzare lo stato di salute delle colture, il livello dell’umidità del suolo, l’evapotraspirazione e l’andamento bioclimatico sul terreno. In questo modo non servirà irrigare random il terreno, ma si procederà in maniera precisa per ottenere i migliori risultati, evitando lo spreco dell’acqua.

Dal Governo è in arrivo il decreto contro la siccità. Ok a piani emergenza Regioni

Mentre l’Italia è ancora stretta nella morsa della siccità, il Governo si prepara a dare l’ok da lunedì ai piani di emergenza delle Regioni e a “intervenire per limitare gli effetti nefasti”, per dirla con le parole della ministra per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini. E’ proprio lei ad annunciare che “nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri prenderà decisioni importanti e coraggiose”. In Cdm, in effetti, potrebbe approdare il decreto per il contrasto alla siccità. E nella bozza che GEA ha visionato si parla della nomina di un Commissario straordinario per il contrasto e la prevenzione della siccità, che potrebbe, a sua volta, nominare uno o più subcommissari, coordinare gli interventi e avere potere di spesa per fronteggiare l’emergenza. Già in conferenza stampa giovedì, dopo il Consiglio dei ministri, il presidente Mario Draghi aveva confermato l’impegno del Governo che “è al lavoro con la massima urgenza per intervenire contro la terribile siccità che ha colpito il nostro Paese, in particolare l’agricoltura nel Centro-Nord”.

Le regioni attendono, ma non possono farlo a lungo. A partire dalla Lombardia, dove il governatore Attilio Fontana segna una deadline: “La situazione se non piove è preoccupante. Noi possiamo andare avanti fino al 9 per l’irrigazione, non oltre”. Questo per quanto riguarda l’agricoltura, mentre “per l’uso civico non abbiamo mai dichiarato che ci siano dei problemi. Certo, bisogna invitare la gente a usarla con più logica e non sprecarla. Perché se andiamo avanti così potrebbe succedere, ma per ora problemi per l’utilizzo potabile non ce ne sono”.

Per ora, appunto, le criticità riguardano il mondo dell’agroalimentare. Le stime di Coldiretti valutano danni che “hanno superato i 3 miliardi di euro. E la crisi idrica spinge immancabilmente i prezzi al carrello: +10,8% per la frutta, +11,8% per la verdura. E a poco servono le piogge che negli ultimi giorni hanno interessato alcune zone d’Italia. Anzi, tempeste e grandinate rischiano di peggiorare ancora un momento già critico, con la distruzione di colture soprattutto nel Torinese. Difficile pensare che da oggi a lunedì la situazione possa migliorare, viste le temperature da bollino rosso previste dal ministero della Salute in tutto lo Stivale. Ma il Governo, per voce di Gelmini, è chiaro: “Faremo tutto ciò che è in nostro potere per superare questa situazione emergenziale“.

ONDATA DI CALDO

Weekend di fuoco con Caronte, ma poi arriva la pioggia

La parentesi di pioggia di giovedì sera non è stata sufficiente: Caronte si rinforza e torna prepotente su tutta l’Italia riportando 38-40°C diffusi, domenica anche a Roma. Il caldo sarà opprimente, ma per la prima volta da tanto tempo, le previsioni portano un po’ di ottimismo. Dopo un weekend di fuoco le temperature caleranno e arriverà la tanto attesa pioggia.

Il giorno della svolta dovrebbe essere mercoledì 6 luglio quando il probabile cedimento di Caronte favorirà un calo termico e porterà temporali sparsi al nord, anche in Pianura Padana. L’aria più fresca ed instabile in arrivo dall’Atlantico scivolerà poi verso il centro nella giornata successiva e arriverà anche al sud dove potrebbe causare anche piogge persistenti. Il weekend tra l’8 e il 10 luglio potrebbe essere addirittura caratterizzato da maltempo diffuso al sud e su parte delle regioni del medio Adriatico.

Antonio Sanò, direttore del sito www.iLMeteo.it , conferma la ‘scaldata’ repentina con Caronte anche al nord, dopo i temporali degli ultimi giorni. Le temperature in Pianura Padana toccheranno i 38-39°C all’ombra fino a martedì, con un alto tasso di umidità. Al centro e al sud, come è successo negli ultimi giorni, il termometro sfiorerà i 45°C o addirittura li oltrepasserà.

La cappa asfissiante terrà prigioniero il Paese fino a metà della prossima settimana poi potrebbe arrivare aria più fresca e una perturbazione da nord-ovest. All’orizzonte sembra profilarsi anche la discesa di aria polare direttamente dalla Finlandia verso le regioni adriatiche.

fiume Tevere

Emergenza siccità, Draghi: “Dispersioni straordinarie, ora grande piano acqua”

La grande sete corre verso Sud. L’epicentro della siccità si è spostato dal Nord (dove la situazione resta comunque da monitorare) al Centro Italia. “Il governo è al lavoro e da lunedì siamo pronti ad approvare i piani di emergenza regionali“, assicura il premier, Mario Draghi.

Il momento è drammatico. Per “il bacino Padano si tratta della crisi idrica più grande degli ultimi 70 anni“, ricorda il presidente del Consiglio. La crisi però non è dovuta soltanto a un deficit di pioggia degli ultimi tre anni, ma anche a una serie di cause strutturali, ammette: “La cattiva manutenzione dei bacini, la cattiva manutenzione della rete“. Le dispersioni di acqua, afferma, sono “a un livello straordinario, circa il 30%. Tanto per rendere l’idea, in Israele è del 3%, in altri Paesi europei il 5, 6, 8%“. Il piano di emergenza occorrerà, ma servirà anche, e con urgenza, un piano per ovviare alle carenze infrastrutturali. Draghi parla di un ‘grande piano dell’acqua’: “C’è già nel Pnrr: sono stati stanziati 4 miliardi per questo” ma gli stanziamenti saranno aumentati e si arriverà a un “coordinamento massiccio” dei tanti enti preposti all’amministrazione dell’acqua. “Il governo non può far piovere, ma sta facendo tutto quello che può“, gli fa eco il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli.

A soffrire maggiormente, al momento, sono le Marche, dove ormai si rischia il razionamento degli approvvigionamenti, avverte l’osservatorio sulle risorse idriche dell’Anbi. Nelle zone di Ascoli Piceno e Fermo la condizione di siccità è estrema: i volumi d’acqua, trattenuti negli invasi, calano di 1 milione di metri cubi a settimana per riuscire a dissetare le campagne e tutti i fiumi hanno portate inferiori alle annate scorse.

Non va meglio in Toscana, dove il 90% del territorio è in una condizione di siccità estrema, la riduzione delle portate dei fiumi non si ferma: il Bisenzio è quasi azzerato (0,30 metri cubi al secondo contro una media di mc/sec 2,42) e l’Ombrone è trasformato in un “rigagnolo” da 500 litri al secondo, denuncia l’Anbi.

Per l’associazione, anche nel Lazio la situazione è “drammatica”. A Roma, dall’inizio dell’anno, è piovuto il 63% in meno e nella provincia si sono registrati, in pochi giorni, 496 interventi dei vigili del fuoco per spegnere gli incendi. L’Aniene è praticamente dimezzato rispetto alla portata media, il Tevere registra livelli più bassi anche del 2017, Liri e Sacco il dato più basso in anni recenti, il lago di Nemi è di oltre 1 metro più basso del 2021 e Bracciano è a -32 centimetri dal livello dello scorso anno.

Più a Sud, dalla Basilicata in una settimana sono stati prelevati oltre 11 milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi, le cui disponibilità idriche stanno segnando un deficit di circa 37 milioni di metri cubi sull’anno scorso. Resta, invece, ancora positivo il bilancio dei principali bacini pugliesi, nonostante un prelievo settimanale superiore ai 14 milioni di metri cubi. In Campania, tutti i fiumi sono in deficit rispetto allo scorso anno, mentre in Abruzzo è la zona di Chieti a soffrire maggiormente per la mancanza d’acqua.

Al Nord invece è tornata la pioggia, che ha permesso in Valle d’Aosta di arricchire la portata della Dora Baltea e di dare sollievo alla portata del Po, che a Pontelagoscuro è risalita a 200 metri cubi al secondo, quando comunque l’allarme cuneo salino scatta già a 450 metri cubi al secondo (l’ingressione marina è ormai segnalata a 30 chilometri dalla foce). L’incremento di portata non risolve comunque il problema del gravissimo deficit idrico nel Grande Fiume, “ma scongiura, per ora, lo stop ai prelievi, che comporterebbe enormi danni all’agricoltura“.

Tornano, anche sul Piemonte, le piogge a macchia di leopardo: più abbondanti sul bacino del fiume Sesia, meno intense su quello del Tanaro.

L’Osservatorio crisi idriche dall’Autorità Distrettuale del fiume Po-Ministero della Transizione Ecologica ha stabilito una riduzione del 20% dei prelievi irrigui a livello distrettuale rispetto ai valori medi dell’ultima settimana e un aumento dei rilasci dai grandi laghi alpini (Maggiore, Como, Iseo, Idro e Garda) pari al 20% rispetto al valore di oggi. Le misure serviranno a contrastare la risalita del cuneo salino nelle acque superficiali e sotterranee riducendo, allo stesso tempo, i rischi di potenziali impatti negativi sullo stato ambientale dei corpi idrici.

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, garantisce che con le operazioni che messe in campo, per l’agricoltura ci sarà acqua sufficiente fino all’8-9 luglio. “Poi se non dovesse piovere fino a quella data è chiaro che si porrà un altro problema“, afferma. Per quanto riguarda l’acqua per uso civile, per ora scongiura problemi immediati: “Dobbiamo monitorare la situazione e muoverci a seconda delle condizioni climatiche. C’è bisogno che piova“.

In Piemonte il governatore Alberto Cirio ha istituito un tavolo permanente per combattere la situazione. L’iniziativa va ad aggiungersi, con funzioni di coordinamento, alle altre misure messe in campo dalla Regione: richiesta dello stato di emergenza per l’intero territorio e dello stato di calamità per l’agricoltura, rilascio di acque dai bacini utilizzati per produrre energia idroelettrica a supporto dell’irrigazione delle colture e deroga al minimo deflusso vitale dei fiumi.

Il Papa: “La Terra è nelle nostre mani. Ma la siccità brucia l’Italia”

Non sono bastate le piogge e i temporali degli ultimi giorni, soprattutto al nord, a placare la sete del Paese. La siccità avanza e il deficit idrico resta. I dati emersi dalla consueta riunione dell’Osservatorio sul Fiume Po non sono rassicuranti: il cuneo salino ha raggiunto i 30,6 km, facendo registrare un nuovo record e il livello di acque salmastre dalla Costa Adriatica è maggiore nel ferrarese e nel rodigino. Significa che il Grande Fiume è sempre più salato e che le campagne non possono trovare ristoro nemmeno dalla poca acqua presente perché senza acqua dolce non si può irrigare. Le cinque stazioni di monitoraggio delle quote idrometriche del fiume restano ancorate al livello di siccità grave (portate in metri rispetto alla media): Piacenza -0,88 metri; Cremona -8,20; Boretto -4,37; Borgoforte -3,83; Pontelagoscuro -7,16.

E i toni si fanno sempre più alti. “A cosa serve – ha detto Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino del Po – prendere decisioni, organizzare e coordinare incontri utili con tutti i portatori di interesse, fare ricerche approfondite che costano lavoro ed impegno agli staff tecnici se nessuno prende i provvedimenti amministrativi più adeguati e mette in pratica le decisioni prese aumentando, nei numeri, il prelievo ognuno badando così esclusivamente al proprio interesse ed orticello?”. Al centro della polemica c’è la questione del prelievo idrico, per la quale era stata concordata una riduzione del 20%. Non è accaduto, ha tuonato Berselli, ma anzi in alcuni casi è aumentata del 10%. E anche se la pioggia ha portato un po’ di ristoro, senza questo taglio il problema si ripresenterà tra dieci giorni.

Mentre aumentano gli incendi (18 le richieste di intervento aereo ricevute mercoledì dalla Protezione civile) Coldiretti e Confagricoltura fanno la conta dei danni attuali e futuri. Il caldo estremo brucia la frutta sugli alberi e ha già causato una perdita del 15% del raccolto, e il conto per il settore agricolo è già salito a 3 miliardi. L’Ente Riso ha annunciato che buona parte della produzione del vercellese e del novarese è ormai persa.

Una tragedia che, come ha ricordato Papa Francesco al termine dell’Angelus nella solennità dei santi Pietro e Paolo, “deve farci riflettere sulla tutela del creato, che è responsabilità nostra, di ciascuno di noi. Non è una moda, è una responsabilità: il futuro della terra è nelle nostre mani e con le nostre decisioni”. Il pontefice ha invitato a mettere in pratica “le misure necessarie a fronteggiare queste urgenze e a prevenire le emergenze future” ed è su questo che sta lavorando il governo. “L’unica cosa che possiamo fare adesso – ha detto Stefano Patuanelli, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali è mettere a disposizione delle risorse per ristorare i danni che la siccità crea”, ma “serve un piano strutturale che ci permetta di raccogliere più acqua piovana, quindi realizzare gli invasi dove servono, programmando la realizzazione degli interventi”. Intanto la Protezione civile sta dialogando con la Conferenza Stato-Regioni per individuare, ha ricordato Patuanelli, “i percorsi che portano a una gestione centralizzata delle dinamiche” e alla definizione dei criteri per lo stato di emergenza, chiesto da nord a sud, che dovrebbe arrivare entro una decina di giorni.

Contemporaneamente, buone notizie arrivano dal ministero della Transizione ecologica, che ha emanato il decreto strategico per favorire il riuso delle risorse idriche e consentire l’adeguamento dell’attuale sistema idrico alle previsioni europee. La misura finanzierà progetti in grado di rendere più efficace la depurazione delle acque reflue scaricate nel mare e nelle acque interne così da poterle riutilizzare per l’irrigazione e per scopi industriali.

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Siccità, pronti al razionamento diurno dell’acqua

Più di 200 incendi in dodici giorni, il cuneo salino del Po che ha ormai raggiunto i 30 chilometri e il Grande Fiume che ha un livello inferiore di 3,4 metri rispetto a Ferragosto dello scorso anno. La corsa della siccità sta accelerando ogni giorno di più e le previsioni dei prossimi giorni non sono buone. L’anticiclone africano Caronte, infatti, non darà tregua all’Italia e anche in questa settimana i termometri si manterranno su temperature ben al di sopra delle medie stagionali, con picchi che potranno facilmente superare i 40°C in molte città. Tutto il sud sarà interessato da ondate di calore molto intense, mentre al nord è allerta per forti temporali. Pioverà, insomma, ma non abbastanza per ristorare il terreno e, soprattutto, è alto il rischio di danni idrogeologici, al punto che la Protezione civile ha ha emanato avvisi specifici per Valle d’Aosta e Piemonte, in estensione poi a Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Veneto e Toscana settentrionale.

ALLARME INCENDI

Ad allarmare, e molto, sono anche gli incendi. Dal 15 giugno sono 199 quelli censiti: erano 80 nel 2021 e 30 nel 2020. “Siamo molto preoccupati“, conferma il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Secondo Coldiretti, sono oltre 9mila gli ettari di terreno andati in fumo negli ultimi sei mesi, più che raddoppiati rispetto alla media storica. E nei prossimi giorni l’allerta è estrema in tutta Italia.

FRAMMENTAZIONE DELLE COMPETENZE

Sono anni che parliamo di cambiamenti climatici e di come impattano sul nostro territorio e questo periodo è una foto fedele di questi ragionamenti“, ricorda Curcio, spiegando che la situazione “è complessa in tutto il Paese. Quest’anno, rispetto alla media, abbiamo avuto il 70% di neve in meno e -40/50% di acqua. “Quindi – spiega il capo della Protezione civile – abbiamo una situazione generale di carenza di risorse idriche e di pioggia“, che diventa ancora più complessa da gestire a causa della mancanza di “una visione generale”. La frammentazione di competenze – tra Regioni, ministeri, bacini distrettuali ed enti gestori – insomma, “non ha aiutato” e si fa urgente la necessità di intervenire su “molti problemi di infrastrutture come le perdite in rete che ci affliggono da anni“.

LO STATO DI EMERGENZA

Il governo intanto si sta muovendo sul fronte ‘burocratico’, in attesa della presentazione, da parte delle Regioni, dei criteri e delle misure necessari a definirlo. Le tempistiche? “Nelle prossime giornate o al massimo in un paio di settimane avremo chiare le misure da prendere“, assicura Curcio. Lo stato di emergenza, ovviamente,non risolve il problema” della siccità, ma consentirà agli enti locali di avere più poteri e risorse per affrontarla.

RAZIONAMENTO DELL’ACQUA

Lo scenario resta complesso. Non si contano più i Comuni che hanno emesso ordinanze per limitare l’uso dell’acqua ai soli scopi igienici e domestici e quelli che hanno chiuso i rubinetti di notte. Il rischio ora è il razionamento diurno. In alcune zone del Paese potrebbe succedere, annuncia Curcio, spiegando che “poi ci sarà un momento in cui l’acqua arriverà e arriverà tutta insieme“. In autunno, insomma, si tornerà a parlare di alluvioni, parte di una narrazione ormai insita nel terreno del nostro Paese.

(Photo credits: Piero CRUCIATTI / AFP)

acqua

Continua la morsa di Caronte: oltre 40 gradi in Sicilia e Sardegna

L’anticiclone africano Caronte non dà tregua all’Italia. Anche in questa settimana i termometri si manterranno su temperature ben al di sopra delle medie stagionali, con picchi che potranno facilmente superare i 40°C in molte città.

Lo scenario meteorologico è bloccato da diverse settimane, con l’alta pressione africana che prende di mira tutta l’Italia, concedendo pochi spazi alle più fresche e instabili correnti oceaniche.

Oggi un alito bollente raggiungerà gran parte del Centro-Sud, insistendo in misura maggiore sulle due Isole maggiori. Nelle aree più interne di Sardegna e Sicilia le colonnine di mercurio potranno toccare punte record superando la soglia dei 40°C, spiega Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito ilmeteo.it. Non sono da escludere picchi massimi oltre i 43-44°C nelle zone interne della Sardegna e della Sicilia, che potrebbero segnare dei record per la fine di giugno.

Tanto sole e caldo in aumento anche sul resto d’Italia dove però le colonnine di mercurio non riusciranno ancora a salire così tanto, complici un fronte temporalesco che, nella giornata di martedì 28 giugno, interesserà le regioni settentrionali dispensando piogge e temporali che, dalle Alpi raggiungeranno le zone pianeggianti del Nordovest. In questo frangente assisteremo a un generale calo dei valori massimi, al Nord come su parte del Centro.

Nella seconda parte della settimana Caronte tornerà però più forte, estendendo la sua rovente influenza ovunque; non avremo solo condizioni votate a una totale stabilità atmosferica, ma le temperature saranno destinate a salire nuovamente su tutto il territorio nazionale con valori che torneranno a toccare i 40°C sulla Sardegna e su parte del Sud, con picchi prossimi ai 37/38°C sul resto del Paese.

Nel dettaglio, lunedì 27 si avrà al Nord cielo sereno o al più poco nuvoloso, con temporali pomeridiani sui settori alpini. Al Centro: alternanza tra nubi e schiarite in un contesto sempre asciutto. Al Sud: bel tempo prevalente, clima molto caldo con punte di 38-39 gradi. Martedì 28 al Nord: pressione in calo, temporali fino in pianura al Nordovest, verso nordest entro sera. Al Centro: un po’ instabile sul Nord della Toscana, sole prevalente altrove. Al Sud: condizioni di tempo stabile e soleggiato dappertutto. Mercoledì 29 al Nord: ultime note instabili sulle Alpi e Prealpi orientali, sole prevalente altrove e clima più caldo. Al Centro: bel tempo prevalente, tutto sole e clima un po’ meno caldo. Al Sud: tanto sole ovunque, fino a 40 gradi a Bari.

 

(Photo credits: Sajjad HUSSAIN / AFP)

Italia nella morsa della Siccità. Stato d’emergenza in Lombardia

Con l’Italia stretta nella morsa del caldo, i governatori si muovono per far fronte all’emergenza siccità. Chiedono una cabina di regia permanente Stato-Regioni per monitorare la crisi a livello nazionale e firmano i decreti.

Attilio Fontana, in Lombardia, dichiara lo stato di emergenza fino al prossimo 30 settembre, “a causa della grave situazione di deficit idrico che sta interessando il territorio lombardo“. Il decreto raccomanda a tutti i cittadini di utilizzare l’acqua in modo parsimonioso, limitando il consumo al minimo indispensabile e mette a disposizione dei sindaci dei Comuni della Regione uno schema di ordinanza su risparmio e limitazioni per l’uso dell’acqua potabile, da adottare in base agli effetti della siccità nei rispettivi territori.

Il provvedimento arriva a poche ore da quello del presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni. In Fvg Fedriga ha dichiarato lo stato di sofferenza idrica, che comporta taglio dei rilasci di acqua obbligatori verso valle, per venire incontro alle esigenze dell’agricoltura e una limitazione dell’acqua per uso domestico, insieme a una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini, per eliminare ogni forma di spreco.

E’ del 22 giugno il decreto firmato dal governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, per “stato di calamità naturale in tutta la Regione, questa volta fino al 30 novembre 2022. Le aree che in questo momento nel Lazio sono considerate a “severità media” di rischio sono distribuite: a Sud, l’area di Frosinone, il centro (Rieti) e il Nord (viterbese) e sono tutte in peggioramento. Nell’area di Roma e Latina invece il rischio idrico ha ancora una “severità bassa“.

Insieme alla Lombardia, la Regione più colpita è il Piemonte, dove il governatore, Alberto Cirio, ha chiesto lo stato di emergenza già venerdì 17 giugno. L’acqua è razionata in oltre 200 Comuni, in tre giorni il Lago Maggiore ha perso un metro, le acque del Po non sono mai state così basse da 70 anni e i problemi per il più grande fiume italiano proseguono fino al Delta, nel Veneto.

Qui, oltre al cuneo salino che sta devastando i raccolti, il 20% delle vongole e delle cozze sta letteralmente “soffocando, lancia l’allarme la Coldiretti, spiegando che “l’innalzamento delle temperature senza la possibilità di ricambi di acqua sta provocando l’espansione a macchia d’olio della cosiddetta ‘acqua bianca’, aree di delta dove la decomposizione di alghe e sostanze organica ruba l’ossigeno necessario alla vita di vongole e cozze uccidendole“. Nella provincia di Verona 40 Comuni hanno adottato il razionamento idrico.

In Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha dichiarato lo stato di crisi il 21 giugno. Anche qui, l’osservato speciale resta il Po, soprattutto per quanto i livelli misurati in località Pontelagoscuro, che afferiscono all’approvvigionamento idropotabile di Ferrara e Ravenna.

siccità

Siccità, l’Italia chiude i rubinetti: al via turnazione idrica

Le Regioni, i Comuni e i Consorzi lo chiedevano da tempo e ora la questione siccità è arrivata concretamente al tavolo dei piani alti. Per mettere in campo le competenze necessarie per affrontare la questione su più fronti – infrastrutturale, competenze regionali, eventuali ristori – è stato istituito un tavolo di coordinamento che comprende tutte le amministrazioni interessate, quindi la Protezione civile, il ministero delle Politiche agricole, della Transizione ecologica, degli Affari regionali, delle Infrastrutture e dell’Economia. “Il governo sta lavorando moltissimo“, assicura il ministro Roberto Cingolani.

L’azione ora è su più linee: da un lato il coordinamento ministeriale, dall’altro le Regioni, che sono al lavoro sull’individuazione dei criteri per poter dichiarare lo stato d’emergenza. Sarà poi compito della Protezione civile predisporre un Dpcm da trasmettere al Consiglio dei ministri. Per quanto concerne il settore agricolo, e sempre su proposta delle Regioni, come ricorda il Mipaaf, “si potrà proclamare lo ‘stato di eccezionale avversità atmosferica’ qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30% della produzione lorda vendibile“.

E mentre le istituzioni lavorano e da più parti si invoca “una cabina di regia nazionale“, capace non solo di far fronte all’emergenza, ma di avviare un piano concreto di gestione delle acque, l’Italia chiude i rubinetti. Ormai sono centinaia i Comuni che hanno emesso ordinanze per limitare l’uso dell’acqua potabile alle necessità igieniche e domestiche e decine quelli che hanno sospeso l’erogazione durante le ore notturne. In 22 Comuni della Provincia di Frosinone è già stata avviata la turnazione idrica e molti altri hanno subito un abbassamento della pressione. Continuano a calare vistosamente anche fiumi e bacini laziali: l’Aniene ha portata dimezzata, il Tevere è ai livelli minimi in anni recenti, il Sacco è sempre più a secco.

Ma è al nord che la situazione è più drammatica. “La linea del Garda – dice l’Anbiè l’ultima speranza idrica per ristorare l’esangue fiume Po e contrastare la risalita del cuneo salino, che ormai sta pericolosamente marciando verso i 20 chilometri all’interno della pianura di Ferrara“. Il sale rende, di fatto, inutilizzabile l’acqua per l’agricoltura e rischia di trasformare le falde. I grandi bacini del nord sono ai livelli minimi: i laghi di Como (13,5% di riempimento) e d’Iseo sono ormai vicini al record negativo, già più volte superato invece dal lago Maggiore, oggi riempito al 20%. L’anno scorso i bacini settentrionali in questo periodo erano ancora oltre il 90% del riempimento e la neve sui monti era abbondante ben oltre la media.

Il Po continua a registrare una magra epocale lungo tutto il corso: al rilevamento finale di Pontelagoscuro, la portata si è dimezzata in 2 settimane, scendendo a poco più di 170 metri cubi al secondo, quando la soglia critica per la risalita del cuneo salino è fissata a 450 mc/s. In Piemonte, ad eccezione della Stura di Lanzo, decrescono tutti fiumi e il Tanaro è al 30% della portata di dodici mesi fa. In Valle d’Aosta, la Dora Baltea si attesta sui valori minimi in anni recenti ed è ormai Siccità estrema nelle zone centro-orientali della regione.

In Lombardia, le portate del fiume Adda, nel cui bacino idrografico le precipitazioni sono state finora di 270 millimetri contro una media di 460, sono inferiori del 67% al consueto, così come sono -54% sul Brembo, -63% sul Serio , -64% sull’Oglio. Sciolta in anticipo tutta la neve in montagna, la riserva idrica regionale è il 60% della media.

Non va meglio a nord-est dove, in Veneto, il fiume Adige ha un’altezza idrometrica inferiore di 2 metri e mezzo rispetto all’anno passato e di circa 20 centimetri rispetto al 2017. Anche la Livenza è a -2 metri rispetto al livello 2021. In Friuli, i serbatoi nei bacini della Livenza e del Tagliamento mantengono valori prossimi o inferiori ai minimi storici del periodo.

La Protezione civile, intanto, ha emesso l’allerta gialla per cinque Regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e settori di Piemonte e Trentino Alto Adige), per il rischio di temporali. Pioverà, insomma, ma non abbastanza e non con le modalità necessarie a dare respiro ai terreni aridi: le grandinate previste rischiano di dare il colpo di grazia alle coltivazioni sofferenti.

(Photo credits: Piero CRUCIATTI AFP)

ONDATA DI CALDO

Caronte non dà tregua: temperature record per altre due settimane

Non basta e non basterà la pioggia caduta su alcune zone del nord Italia a tamponare il dramma della siccità. Anche perché i prossimi giorni saranno peggio di quelli appena trascorsi.

Temperatura di 15°C a 900 km dal Polo Nord a metà maggio, caldo record per il periodo alle Isole Svalbard, 10°C sulla vetta del Monte Bianco lo scorso sabato 18 giugno. E poi ancora, quarta ondata africana di calore al secondo giorno dell’estate, quando ne mancano 92 alla fine della stagione più calda, la portata del fiume Po ridotta del 70%, centrali idroelettriche spente per carenza di acqua. Invasione delle cavallette in Sardegna. Meduse altamente urticanti tipiche dei mari caldi e dei climi tropicali in Salento. “Ci mancano solo gli alieni“, aveva ricordato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.

Il quadro è preoccupante e nei prossimi giorni sono attesi anche 44 gradi su alcune zone del Paese. Si estenderà, infatti, l’Anticiclone africano, denominato Caronte come il traghettatore dantesco verso l’Inferno, minacciando la penisola. La siccità è associata al gran caldo, l’acqua evapora a causa del calore. Il caldo è legato alla siccità, i raggi solari impattando su un terreno secco riscaldano maggiormente l’aria, non dovendo perdere energia nella trasformazione acqua-vapore.

Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it, spiega che “per fuggire da questa situazione climatica drammatica mare e monti sono una timida soluzione: solo oltre i 1000 metri e lungo le coste potremo trovare refrigerio, anche se oramai anche le località di mare stanno diventando molto calde e, in particolare di notte, l’afa è alle stelle“. Migranti climatici in casa nostra. Va ricordato anche che la temperatura dei mari italiani è già 25°C al Sud come in pieno luglio, 5/6°C oltre la media.