‘Un’Europa, un mercato’: i leader Ue accelerano sulla competitività

(Photo credit: Palazzo Chigi)

Serve fare di più, aumentare gli investimenti, semplificare, ridurre la burocrazia e i costi dell’energia, per un’Europa più competitiva e capace di affrontare la concorrenza “sleale”, i dazi imposti dagli Usa e il nuovo ordine globale. Al castello di Alden Biesen, in Belgio, i leader dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono seduti attorno a un tavolo, guidati da Mario Draghi ed Enrico Letta, pronti a definire un’agenda comune di interventi o, almeno, a provarci.

Il quadro di partenza non è dei migliori. Proprio l’ex premier Draghi, che a settembre 2024 aveva presentato il suo Rapporto sulla competitività, ai leader ha ricordato “il deterioramento del panorama economico” dopo la presentazione della sua relazione e “l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”. Sul piatto i dossier più caldi: la necessità di ridurre le barriere nel Mercato Unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare i risparmi europei, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori. E, ancora, “la possibilità di cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente in alcuni di questi argomenti, se necessario, come previsto dai trattati”. Una nuova ‘strigliata’ che sottolinea “l’urgenza” di agire.

Al vertice l’Italia è arrivata a braccetto con Berlino. Il motore italo-tedesco c’è, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine del prevertice del mattino, ma non è “contro qualcuno”. Ecco allora che il presidente francese, Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono presentati insieme davanti alla stampa, come a voler fugare ogni dubbio sulla tenuta dei rapporti tra le due maggiori economie dell’Ue. “Siamo quasi sempre d’accordo“, ha ricordato Merz.

E al termine della giornata sono la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, a riassumere decisioni, progetti e volontà. “Vorrei essere chiaro: nel 2026 l’Europa manterrà le promesse. Lo abbiamo fatto l’anno scorso in materia di difesa. Lo faremo quest’anno in materia di competitività”, ha detto Costa.

L’ambizione è ‘One Europe, one market’ “e vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027”, ha ricordato von der Leyen, che al prossimo Consiglio europeo di marzo presenterà una tabella di marcia che mostrerà “in modo molto dettagliato: cosa faremo, le tempistiche, gli obiettivi e un chiaro limite di tempo anche per la realizzazione. L’ambizione è che questo documento sia approvato e concordato non solo dalla Commissione, ma anche dai due colegislatori, ovvero il Consiglio europeo e il Parlamento”.

La prossima tappa è proprio il Consiglio di marzo, al quale i 27 dovranno arrivare con una scelta ben precisa, cioè la definizione dei settori di ‘preferenza’. sulla base di “una solida analisi economica”, ha detto von der Leyen. L’obiettivo è quello di avere dei “campioni europei” e di rafforzare la produzione e le imprese del Vecchio Continente. Ed ecco perché, entro aprile, saranno presentate “le linee guida sulle fusioni” che saranno seguite “dalla consultazione con gli Stati membri”.

La roadmap delineata dai vertici Ue prevede anche di portare a termine entro giugno “la fase 1 dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti, che comprende l’integrazione del mercato, la vigilanza e la cartolarizzazione, entro giugno”. Se entro tale data non ci saranno progressi sufficienti, “valuteremo l’introduzione di una cooperazione rafforzata”, ha spiegato von der Leyen. “Il punto fondamentale è che dobbiamo passare da 27 a 1. L’unica risposta efficace a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è passare a un mercato unico”, ha commentato Enrico Letta al termine del vertice.

Prima del prossimo vertice dei leader, la Commissione intende inoltre presentare l’Industrial Accellerator Act’, il progetto di legge europea per permettere la creazione di imprese in tempi più rapidi, con regole uguali ovunque e riconosciute in ogni Stato membro dell’Ue. Sempre prima del 19 marzo “presenteremo il 28esimo regime”, il quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale, ha detto la presidente von der Leyen.

Groenlandia, dazi, Mercosur: per i leader Ue l’unità funziona

L’unità europea funziona. È la presa d’atto – o forse addirittura una scoperta, sottolineata da tutti i leader – certificata dai capi di Stato o di governo dell’Unione europea che ieri sera si sono trovati a Bruxelles per una riunione informale del Consiglio europeo. Un incontro convocato urgentemente, all’inizio della settimana dal presidente Antonio Costa, per affrontare le minacce del presidente Usa, Donald Trump, di aggressione alla Groenlandia e di imposizione di nuovi dazi commerciali contro quei Paesi europei pronti a difendere con contingenti militari l’isola artica.

Iniziato alle 19.30 l’incontro si è chiuso a mezzanotte, lasciando alla conferenza stampa dei due presidenti di Consiglio e Commissione, Costa e Ursula von der Leyen, il compito di fare la sintesi.

CRISI GROENLANDIA. “Per quanto riguarda la Groenlandia, siamo chiaramente in una posizione migliore rispetto a 24 ore fa. E stasera abbiamo tratto insegnamento dalla nostra strategia collettiva”, inizia von der Leyen. La presidente elenca quattro elementi del comportamento Ue: “In primo luogo, abbiamo dimostrato un’inequivocabile solidarietà con la Groenlandia e il Regno di Danimarca. In secondo luogo, siamo rimasti fermamente al fianco dei sei Stati membri minacciati dai dazi. In terzo luogo, ci siamo confrontati attivamente con gli Stati Uniti a vari livelli. Lo abbiamo fatto con fermezza, ma senza escalation. In quarto luogo, eravamo ben preparati con contromisure commerciali e strumenti non tariffari nel caso in cui fossero stati applicati dazi”. Confermando, così, quanto dichiarato prima della riunione da alcune fonti Ue sulla prontezza dei Paesi all’utilizzo del cosiddetto bazooka, lo strumento anti-coercizione, nel caso fosse stato necessario. “In sintesi, abbiamo seguito quattro principi chiave: fermezza, apertura, preparazione e unità, e il nostro approccio si è rivelato efficace. In futuro, dovremmo mantenere lo stesso approccio”, avvisa von der Leyen. “Voglio essere molto chiaro: il Regno di Danimarca e la Groenlandia godono del pieno sostegno dell’Unione europea”, aggiunge Costa. “Solo il Regno di Danimarca e la Groenlandia possono decidere su questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia. Questo riflette il nostro fermo impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale, che sono essenziali per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso”, prosegue.

Ma se la situazione è cambiata, con la marcia indietro di Trump su minaccia bellica e commerciale dopo l’intervento del segretario della Nato, Mark Rutte, Bruxelles sa che i rischi rimangono. Per questo, al suo arrivo, il presidente francese Emmanuel Macron aveva scandito: “Rimaniamo estremamente vigili e pronti ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione se dovessimo trovarci nuovamente sotto minaccia”. E l’Unione vuole agire, anche per togliere dal tavolo le motivazioni fin qui addotte dalla Casa Bianca a giustificazione di una sua presa di Nuuk. “Abbiamo collettivamente investito troppo poco nell’Artico e nella sua sicurezza. Ora è giunto il momento di fare un passo avanti. E di costruire su ciò che abbiamo già realizzato”, afferma von der Leyen.

“In questo momento, stiamo lavorando per rafforzare le relazioni tra l’Ue e la Groenlandia”, prosegue ricordando l’apertura dell’ufficio Ue a Nuuk due anni fa; l’avvio l’anno scorso di accordi che porteranno a più investimenti in energia pulita, materie prime essenziali e connettività digitale; il raddoppio del sostegno finanziario dell’Ue nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione (il Qfp 2028-2034). “La Commissione presenterà presto un consistente pacchetto di investimenti”, osserva. Ma oltre ai finanziamenti, “intendiamo anche approfondire la cooperazione con gli Stati Uniti e tutti i partner sulla sicurezza artica. In particolare, credo che dovremmo utilizzare l’aumento della spesa per la difesa per equipaggiamenti pronti per l’Artico, ad esempio una nave rompighiaccio europea. E dovremmo rafforzare i nostri accordi di sicurezza e difesa con partner come Regno Unito, Canada, Norvegia, Islanda e altri. Questa è diventata una vera e propria necessità geopolitica”, sottolinea.

DAZI. Per quanto riguarda i dazi, l’Unione considera il quadro di riferimento l’accordo trovato in Scozia a fine luglio di cui il Parlamento europeo in settimana aveva sospeso la sua valutazione alla luce delle nuove minacce della Casa Bianca. Con il rientro della situazione, però, è stata la stessa presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a poter annunciare, al suo arrivo al vertice informale, che ora l’Eurocamera potrà continuare le sue discussioni interne sul trattato commerciale Ue-Usa. Concetto ribadito da Costa nella conferenza stampa al termine dei lavori. “L’annuncio di ieri che non ci saranno nuovi dazi statunitensi sull’Europa è positivo. L’imposizione di dazi aggiuntivi sarebbe stata incompatibile con l’accordo commerciale Ue-Usa. Il nostro obiettivo deve ora essere quello di procedere con l’attuazione di tale accordo”, spiega lasciando intendere che, senza cambiamenti di situazione, sarà prorogata la sospensione, in scadenza il 6 febbraio, alle contromisure Ue di 93 miliardi, preparate in risposta ai dazi Usa dell’anno scorso e messe in stand-by alla luce dell’accordo scozzese.

UCRAINA. Sull’Ucraina, la presidente von der Leyen ricorda in conferenza stampa che, “con l’inverno che ha preso il sopravvento sul Paese, la Russia sta raddoppiando gli attacchi vili” e l’Ue sta “raddoppiando” il suo sostegno a Kiev “schierando questa settimana 447 generatori di emergenza per un valore di 3,7 milioni di euro per ripristinare l’alimentazione di ospedali, rifugi e servizi essenziali”. Inoltre, “i lavori stanno procedendo bene sugli aspetti di sicurezza e prosperità dei colloqui di pace” e, rispetto alle “garanzie di sicurezza, l’incontro di Parigi ha portato buoni progressi” e “ora stiamo aspettando la risposta russa”. In più, “per riguarda la prosperità, siamo vicini a un accordo con Stati Uniti e Ucraina su un unico quadro unificato per la prosperità” che “esamina come possiamo aumentare la prosperità dell’Ucraina nel momento in cui raggiungeremo un cessate il fuoco pacifico”. In questo contesto, “stiamo parlando di un unico documento che rappresenta la visione collettiva di ucraini, americani ed europei per il futuro dell’Ucraina nel dopoguerra”, che “si basa sull’importante lavoro di valutazione dei bisogni della Banca Mondiale” e “propone una risposta basata su cinque pilastri chiave”: aumentare la produttività attraverso riforme favorevoli alle imprese e una maggiore concorrenza sul mercato; accelerare l’integrazione dell’Ucraina nel Mercato unico dell’Ue; significativo aumento degli investimenti; maggiore coordinamento dei donatori; riforme fondamentali.

MERCOSUR. Infine, l’unità si manifesta anche nel capitolo dell’accordo commerciale Ue-Mercosur. Il Parlamento europeo ha deciso di ricorrere alla Corte di Giustizia per chiedere un parere sulla conformità dei testi ai Trattati dell’Ue, di fatto bloccando non il suo iter di esame ma la sua ratifica. Ma sono gli stessi Trattati a prevedere la possibilità di una applicazione provvisoria dell’accordo, prima che gli eurodeputati lo ratifichino. “Non voglio drammatizzare troppo la situazione. Non si è trattato di una votazione sul consenso, ma chiarimenti legali”, aveva puntualizzato Metsola al suo arrivo chiarendo che “l’applicazione provvisoria è un’opzione sul tavolo, e la porterò avanti anche con i leader dei gruppi politici”. E in conferenza stampa Costa: “Il Consiglio ha già deciso la scorsa settimana non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’Accordo Mercosur, ma ha anche deciso di procedere all’applicazione provvisoria dell’Accordo Mercosur. Questa è la posizione del Consiglio, e invito la Commissione a utilizzare questa decisione del Consiglio e ad attuare l’applicazione provvisoria dell’Accordo Mercosur”. E von der Leyen chiarisce: “La questione dell’applicazione provvisoria è stata sollevata stasera da diversi leader” perché “c’è un chiaro interesse a garantire che i benefici di questo importante accordo si applichino il prima possibile. Non abbiamo ancora preso una decisione. Una decisione sarà necessaria solo quando uno o più Paesi del Mercosur avranno completato le loro procedure e saranno sostanzialmente pronti Quindi, in breve, saremo pronti quando lo saranno loro”, conclude.

Autonomia, Costa: “Creerà differenze gigantesche su politiche ambientali. E rischi di infrazioni Ue”

Per le opposizioni il disegno di legge sull’autonomia differenziata aumenterà i divari tra i vari territori dell’Italia. Se il Parlamento è lo specchio della società, di sicuro la frattura è visibile nelle reazioni delle varie forze politiche. Se dalle parti del centrodestra il provvedimento che porta la firma del ministro degli Affari regionali e le autonomie, il leghista Roberto Calderoli, non sembra creare divisioni insormontabili tra FdI, Carroccio, Forza Italia e Noi Moderati, nei partiti del centrosinistra c’è una sostanziale concordia sulla bocciatura. Dal Pd al M5S, ad Alleanza verdi sinistra il coro è unanime nel chiedere che l’esecutivo si fermi, anzi ci ripensi, pensando alle criticità su temi come sanità, fisco e servizi che potrebbero crearsi. Ma ci sono anche altri aspetti poco battuti, ma altrettanto importanti che il vicepresidente della Camera e deputato Cinquestelle, Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente nei governi Conte 1 e 2, approfondisce con GEA.

Presidente Costa, il suo gruppo, il M5S, ha definito l’autonomia differenziata uno ‘spacca-Italia’. Lo sarà anche sulle politiche ambientali?

“Mi concentro avremmo su due elementi. Il primo: se passasse avremmo venti diverse rappresentanze all’estero, tante quante le Regioni. E ognuna con la propria competenza. Le politiche ambientali che si decidono a livello internazionale alle Cop o in sede di Unione europea, che produce eccome elementi ambientali, chi le gestirà più: il governo nazionale dopo una mediazione con i vari governi regionali o direttamente le Regioni? Visto che questa materia non ha bisogno di attendere i Lep, passeranno immediatamente alle Regioni. Dunque, chi si prenderà le responsabilità di negoziare a livello internazionale con le Cop e in Europa? Inoltre, l’ambiente non ha confini amministrativi. Sulla biodiversità, la qualità dell’aria, l’inquinamento, la qualità delle acque ogni Regione avrà la possibilità di stabilire le proprie politiche. Come faccio, dunque, a rendere omologo il territorio nazionale che sto tutelando? Tutto questo produrrà differenze gigantesche”.

Il secondo aspetto?

“Il ddl inciderà sarà la Valutazione di impatto ambientale, che diventerà di competenza regionale, tranne sulle ‘mega opere’, come il Ponte sullo Stretto, per intenderci. Se ogni Regione avrà la propria Via, quale sarà ora il tema di tutela ambientale che sta al centro dell’Italia? Che visione ci sarà della tutela ambientale e come sarà conciliabile tutto questo con l’articolo 9 della Costituzione, che nella scorsa legislatura è stato votato all’unanimità anche dagli attuali partiti della maggioranza?”.

Se ogni Regione avrà la propria politica ambientale, in prospettiva vede problemi con l’Unione europea?

“Corriamo il rischio di incappare in continue procedure di infrazione europee, perché inevitabilmente ci saranno differenziazioni tra regione e regione. Ma l’infrazione sarà nazionale, lo voglio ricordare”.

La transizione ecologica è anche una questione economica. Intravede criticità?

“Quando un’impresa attiva una procedura di investimento, mette in conto anche attività che riguardano la tutela dell’ambiente. Oggi ha regole nazionali che conosce e applica. Ma se passasse il ddl, dall’indomani mattina, le stesse imprese, le stesse attività produttive dovranno gestire la materia in un modo diverso da regione a regione. Il rischio è che queste aziende, presumibilmente, sceglieranno di andare in territori dove avranno lacci meno stretti, quindi tutele minori. Questo non farà altro che aumentare la fragilità ambientale, senza contare il rischio di possibili delocalizzazioni. Ma la legge inciderà anche sulla End of waste, l’economia circolare. Faccio un esempio: Un’azienda che ricicla pneumatici per costruire campi di calcio e calcetto potrebbe ritrovarsi ad avere regole differenti sui componenti da utilizzare se produce, ad esempio, in Lombardia o in Calabria. Ma così come si fa a sviluppare l’economia circolare se non abbiamo una linea produttiva uguale? È una vicenda assurda”.

Costa (M5S): “13 miliardi per spese militari e non a sanità e ambiente? Delirio di irragionevolezza”

Gira e rigira i numeri su istruzione, ambiente e sanità, che ormai ha fissato a memoria. Non manda giù che il governo voglia aumentare le spese militari, mentre le priorità per Sergio Costa sono assolutamente altre. Con GEA il deputato M5S, ex ministro dell’Ambiente nel Conte 1 e Conte 2, oggi vicepresidente della Camera, prova a spiegare perché ci sono errori nelle scelte che rischiano di far pagare un prezzo troppo alto al Paese.

Presidente Costa, lei è saltato dalla sedia quando il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha annunciato che l’Italia aumenterà la spesa militare, perché ci sono altre priorità. Cosa c’è di sbagliato nelle scelte del governo?

“Numeri alla mano, se questo governo ha deciso di destinare il 2% del Pil per le spese militari – un must che anche Draghi aveva definito e che l’esecutivo Meloni ha ripreso – vuol dire un incremento su base annua, per un numero di anni indefinito, di circa 13 miliardi di euro. Sono bei soldini, visto che mediamente una Finanziaria cuba 30 miliardi. E ancora: si dice che il 2% è troppo poco, si dovrebbe andare oltre? Questo è un altro elemento preoccupante, perché a me sembra una pazzia. Per definire completamente la sfera del dissesto idrogeologico dell’Italia, Paese che ha il 74% del territorio fragile, occorrono circa 20 miliardi di euro, ‘secchi’, per prevenzione e non emergenza, dunque quello che evita i morti, sostanzialmente. Attualmente a disposizione ce ne sono circa 10-11 miliardi, peraltro appostati nel Conte 1 e Conte 2. Mi domando: siamo disposti a spendere 13 miliardi per un numero indefinito di anni e non spenderne 10 per mettere in sicurezza l’Italia? Così viene il dubbio: è più importante sparare, quindi uccidere, o salvaguardare il territorio? Ma aggiungo…”.

Prego.

E’ più importante comprare armi o spendere risorse per la salvaguardia sanitaria nazionale? E’ stato stimato che, per consentire alle Regioni di azzerare o quasi le liste di attesa, migliorare l’assistenza domiciliare o migliorare la medicina territoriale, occorrerebbero tra i 50 e i 70 miliardi complessivi, compreso il completamento degli organici e le strutture. Questo vuol dire una media di cinque annualità di acquisto di armi, che potrebbero essere invece usati per mettere a posto la sanità. Roba che se succedesse sarei disposto ad andare a piedi a Pompei e ritorno. E aggiungo anche un altro dato, perché alla fin fine i numeri fanno la differenza. Parliamo anche di istruzione. In Italia abbiamo circa 8 milioni di studenti nella scuola dell’obbligo, circa 40mila siti scolastici, di cui solo il 43% dotato di un’Aula magna, ma solo il 12% di tutti gli istituti ha una palestra. Il 66% di questi edifici scolastici è costruito prima del 1976, quindi con un sistema vecchio che andrebbe rigenerato dal punto di vista sismico, energetico e della manutenzione. L’8% di questi edifici, poi, ha proprio problemi strutturali. Mi domando, di nuovo: preferiamo comprare e gestire armi o far crescere il livello di istruzione, mettendoci al pari con l’Ue, visto che siamo al quartultimo posto per offerta formativa, nonostante il nostro Paese sia nel G7?”.

Lei viene dalla carriera militare, è arrivato anche a ricoprire ruoli di primo piano nell’Arma dei Carabinieri. Conosce entrambe le materie.

“E’ necessario rigenerare il sistema di difesa dello Stato? Io dico di sì. Ma lo faccio a parità di spesa attuale. Nessuno dice di diminuire le risorse, semmai di efficientare quello che c’è: 25 miliardi su base annua, che ci sta per la difesa nazionale. Ma se la proposta è aumentare la spesa bypassando il Patto di stabilità, e non in funzione sanitaria, di prevenzione del rischio idrogeologico o dell’istruzione, ma delle armi è davvero una pazzia. Soprattutto se pensiamo che il ministro Crosetto ha detto che ‘se non andiamo in deroga siamo obbligati a tagliare altre spese’, che sono ancora sanità, rischio idrogeologico e istruzione. È incredibile, non trovo altre parole per descrivere questa situazione. E dov’è il dibattito politico nella maggioranza su questo tema: la priorità sono le armi?”.

In queste ultime ore, poi, c’è anche un altro tema che sta alimentando le polemiche: il Superbonus con l’approvazione del decreto ieri in Cdm.

“Questa vicenda lascia perplesso, perché nelle sofferenze del tessuto sociale, che sta andando davvero in un ‘cul de sac’ cosa fanno, bloccano il Superbonus. Sia chiaro, legittimamente un governo democraticamente eletto fa delle scelte, ma per principio di ragionevolezza se dei cittadini e delle aziende hanno creduto nello Stato, quando si decide di cancellare una misura bisogna anche salvaguardare tutto ciò che è stato fatto. Perché stiamo parlando di 40 mila aziende, di circa 1 milione di posti lavoro (contando tutto l’indotto) e di famiglie che hanno fatto sacrifici e ora si trovano con la casa a metà strada: non è ristrutturata e i lavori non vanno avanti perché le aziende sono sull’orlo del fallimento. Se un esecutivo pensa che la misura sia sbagliata, è legittimato a farlo, ma se cambi le regole bisogna creare una rete di salvataggio per le aziende e le famiglie, che non hanno nessuna colpa. Il problema è che ci sono state le truffe? È successo, vero. Ma accade anche sulla tutela dei diversamente abili, eppure non si tagliano le misure di aiuto”.

Insomma, il giudizio sull’operato del governo è negativo su tutta la linea?

“Alcune volte penso che non sia più una questione di destra o sinistra, ma di essere ragionevoli o meno. Mi sembra che in questo momento ci sia un delirio di irragionevolezza. Che non si voglia affrontare il problema nella sua complessità, ma lo si voglia semplificare per forza”.

Ischia, oggi informativa e Cdm per aiuti. Salvini: Non serve caccia al colpevole

Per Ischia, ma non solo per Ischia: l’Italia è tutta fragile e va messa in sicurezza. “Frane, terremoti, alluvioni. Mi risulta che ci fossero dei piani di manutenzione protocollati, ma sono l’ultimo a eccepire dicendo che è colpa di Tizio o di Caio“. Matteo Salvini allontana le polemiche e, dal palco dell’edizione 2022 di ‘How can govern Europe’, organizzato da Eunews e Gea, assicura che il governo, riunito oggi in Consiglio dei ministri, stanzierà “tutti i soldi necessari”.

Il Mit “dà contributi milionari agli enti locali che abbattono costruzioni abusive – spiega il vicepremier -, solo ieri ne ho firmate una ventina di autorizzazioni. In attesa di tornare un Paese normale, non dico che sia necessario evitare, ma almeno limitare che certe cose accadano”.
Sulla tragedia dell’isola campana “non è il momento della caccia al colpevole, è il momento della caccia alla vita, nei limiti del miracolo e della speranza e della messa in sicurezza di chi stanotte ha dormito fuori casa e continuerà a farlo”, afferma. “Abbiamo un territorio fragile da mettere in sicurezza. Se il 75% delle infrastrutture autostradali ha superato la vita prevista, o chiudiamo il Paese domani o metti al lavoro tutte le tecniche migliori al mondo”.

Il ministro per la Protezione civile e per le Politiche del mare, Nello Musumeci, riferisce oggi prima alla Camera, alle 9.30, poi al Senato, alle 11.30. Probabilmente si poteva evitare, afferma dalle colonne di Repubblica, “se si fossero adottate le misure per mitigare il rischio“. Sull’isola sono caduti centosettantacinque millimetri di pioggia in meno di 24 ore, è la pioggia che cade normalmente in un anno intero. “Un evento che fino a ieri definivamo ‘straordinario’. Ma ormai, come ci indicano tante altre alluvioni, dobbiamo cambiare i nostri codici”, osserva l’ex governatore siciliano. E avverte che è difficile che catastrofi simili non accadano più: “A Ischia, come a Giampilieri, in Sicilia, come nelle Marche, le calamità si sono ripresentate a distanza di pochi anni. In questo caso, l’inattività o i ritardi non sono ammissibili”.

Il dissesto idrogeologico è una “emergenza nazionale” alla quale lo Stato ha il dovere di rispondere, scandisce il ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per “rallentare l’impatto dei cambiamenti climatici sull’ambiente e sulla salute umana, ed evitare l’errore che è stato fatto in precedenza, nel rincorrere l’emergenza“.Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stata prevista una misura specifica di ‘Semplificazione e accelerazione delle procedure per l’attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico’ per accelerare sui progetti. A breve, fa sapere Pichetto durante il Question Time della Camera, verranno finanziati 139 interventi, con oltre 350 milioni di euro a carico del bilancio del suo ministero. “Bisogna sottolineare che l’aspetto essenziale non è chi fa cosa, ma come snellire gli aspetti procedurali, stabilendo una corretta ripartizione di competenze e intervenendo in caso di ritardi o omissioni nella realizzazione dei progetti“, insiste.

Sergio Costa, ministro dell’Ambiente nel governo Conte I, che firmò il decreto Genova, propone un “patto di legislatura” col Governo e con tutto il Parlamento per “scrivere insieme una nuova legge sul consumo di suolo“, un tavolo con tutti gli attori istituzionali intorno al quale “si possa lavorare a una legge di vitale importanza e che manca da troppo tempo, per difendere i nostri territori e dare delle risposte concrete ai cittadini“. Respinge le accuse di condono degli abusi di Casamicciola: “Abbiamo sopportato tre condoni edilizi a firma dei governi Craxi e Berlusconi 1985, 1994 e 2003. Ribadisco, abbiamo sopportato tre condoni edilizi, non quattro. Chi afferma il contrario e sostiene che nel 2018, a firma Conte, fu emanato un quarto condono edilizio dice una cosa non vera, né giuridicamente, né tecnicamente ed è tutto dimostrabile. La cancellazione della Struttura di Missione – ripete il vicepresidente della Camera – è stato un atto dovuto in quanto bloccava e burocratizzava per almeno un anno in media ogni carteggio e costava un milione di euro”.

 

(Photo credit: AFP)