Incendio

Oggi ‘Apocalisse’ di 40°C in tutta Europa e l’Italia si infuoca

L’ondata di caldo che ha attraversato l’Europa occidentale negli ultimi giorni, causando numerosi incendi boschivi, porterà temperature record in Francia e Gran Bretagna oggi, con picchi di 40° gradi.

Questa giornata potrebbe addirittura essere una delle più calde mai registrate in Francia: le temperature massime saranno ovunque superiori ai 30°C e tra i 38 e i 40°C in gran parte del Paese.

Il caldo sta aumentando, l’ondata di calore si sta diffondendo in tutto il Paese“, avverte l’istituto Météo-France, che prevede di vedere molti record di temperatura superati, in particolare nell’ovest e nel sud-ovest.In alcune zone del sud-ovest è un’apocalisse di caldo che oggi potrebbe raggiungere i 44° in alcune località, seguito da una “notte torrida“.

Il picco di questa 45esima ondata di calore registrata in Francia dal 1947 è previsto sulla costa atlantica, in particolare in Bretagna, finora protetta dalle insenature oceaniche.

Come conseguenza di questa ondata di calore, potrebbero comparire picchi di inquinamento atmosferico. Oggi è previsto un peggioramento delle concentrazioni di ozono, già sostenute, in particolare sull’arco atlantico e nel sud-est del Paese, secondo Prev’air, la piattaforma nazionale di previsione della qualità dell’aria.

Nel Regno Unito, l’Agenzia meteorologica nazionale ha emesso il primo allarme ‘rosso’ per caldo estremo, che significa “rischio di vita. Il Met Office ha avvertito che oggi o domani le temperature potrebbero superare per la prima volta i 40 gradi nell’Inghilterra meridionale.

Il governo britannico è stato accusato di aver trascurato la situazione, dopo che il primo ministro dimissionario Boris Johnson ha saltato una riunione di crisi sull’argomento a Downing Street e il suo ministro della Giustizia Dominic Raab è sembrato compiacersi che per la prima volta in Inghilterra si siano superati i 40 gradi.

L’ondata di caldo ha fatto sentire i suoi effetti anche in Spagna. Ieri, un uomo di 50 anni è morto per un colpo di calore, con una temperatura corporea di 40°C, a Torrejon de Ardoz, vicino a Madrid. Un operaio stradale di 60 anni era morto il giorno prima nella capitale per lo stesso motivo.

Domenica il termometro ha raggiunto i 39° a Madrid, i 39,7° a Siviglia (sud) e i 43,4° a Don Benito, vicino a Badajoz (ovest).

Questa ondata di calore è la seconda in appena un mese in Europa. Secondo gli scienziati, l’aumento di questi fenomeni è una conseguenza diretta del riscaldamento globale, con le emissioni di gas serra che ne aumentano l’intensità, la durata e la frequenza.

Questo porta a incendi boschivi che hanno già causato la morte di diversi membri dei servizi antincendio e di soccorso, l’ultimo dei quali è un vigile del fuoco morto per ustioni nella provincia di Zamora (Spagna nord-occidentale). In Francia, Portogallo, Spagna e Grecia sono andati bruciati migliaia di ettari di foresta e molti abitanti e turisti hanno dovuto abbandonare le loro case.

INCENDI IN TUTTA ITALIA

In Italia continuano a divampare gli incendi, complici le alte temperature e la mancanza di piogge. Dagli ultimi dati dell’EFFIS, il sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi della Commissione Ue emerge che, dall’inizio dell’anno, nel nostro Paese sono andati in fumo ben 229,30 chilometri quadrati di boschi e foreste a causa di 204 roghi di importanti dimensioni. La superficie rappresenta circa il 15% del bilancio degli incendi dell’intero 2021 (che si chiuse con addirittura 1.505,52 kmq bruciati per un totale di 659 roghi) e circa il 40% degli incendi del 2020 (che fece registrare invece 538,07 kmq bruciati e 498 roghi).

Secondo Greenpeace, “eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici come la siccità e le trombe d’aria, che facilitano la diffusione degli incendi, sono sempre più frequenti e intensi”. “Per non trovarci in una continua emergenza – afferma Martina Borghi, campagna Foreste dell’organizzazione – bisogna lavorare sulla prevenzione e scongiurare la catastrofe climatica riducendo le emissioni di gas serra”.

(Photo credits: THIBAUD MORITZ / AFP)

caldo

Arriva ‘Apocalisse4800’: nuovo anticiclone che soffoca l’Europa

Cinque ondate di calore dal 10 maggio a oggi, 65 giorni di canicola (cioè il periodo di massimo caldo) e manca ancora un mese a Ferragosto. E la sesta ondata si sta già accanendo su Spagna e Portogallo, con punte di 45/46° all’ombra e si sta espandendo verso l’Italia. Si tratta di Apocalisse4800, il nuovo anticiclone che prende il nome dall’eccezionale caldo presente anche in quota, sulle nostre montagne.

Il clima ‘impazzito’, in prevalenza a causa dell’uomo, porterà fino a 4800 metri lo zero termico, cioè il dato meteorologico che indica l’altitudine sopra la quale la temperatura è sempre inferiore allo zero. In altre parole le temperature non andranno sottozero nemmeno sul tetto d’Europa, nemmeno sul Monte Bianco: il ghiaccio e la neve fonderanno a ritmi impressionanti. Il Monte Bianco, 4809 metri, il 18 giugno scorso ha già fatto registrare 10°C sulla vetta, ma in queste ore le condizioni sono addirittura peggiori.

Con questa nuova spinta africana, tra l’altro, nella lista ‘rovente’ delle nazioni a rischio caldo estremo potrebbero essere inserite anche Germania, Danimarca e persino Inghilterra, Irlanda e Scozia. Un’ondata europea di calore su gran parte del continente con 40°C attesi a Parigi, 37°C a Londra e 30°C a Dublino. In Inghilterra è prevista allerta ‘ambra’ da domenica a martedì per rischi legati al caldo, in Francia è già in vigore l’allerta ‘arancione’ per 7 dipartimenti del sud del Paese e l’allerta incendi anche nella Valle del Rodano dove è atteso il Mistral (Maestrale) tra oggi e domani.

In Italia, la nuova risalita nordafricana porterà un primo assaggio di una lunga fase calda che nella migliore delle ipotesi potrebbe durare fino a metà di questa settimana, nella peggiore fino alla fine di luglio. Antonio Sanò, direttore del sito www.iLMeteo.it, conferma dunque un rapido e netto aumento delle temperature: Lombardia ed Emilia saranno le zone raggiunte già oggi da 37/38 gradi all’ombra, tra Sabato e Domenica il caldo si espanderà anche verso il Centro-Sud.

La notizia è che valori ben oltre la media, tra 36 e 38°C ci accompagneranno per almeno una settimana su gran parte dell’Italia, con picchi localmente anche ben superiori. Una situazione estrema con una tendenza altrettanto preoccupante: il centro europeo ECMWF indica per il trimestre settembre-ottobre-novembre temperature decisamente sopra la media sul nostro continente, che porterebbero l’estate 2022 ad essere ricordata come la più lunga di sempre, una stagione composta da 5 mesi roventi.

Bicicletta

Un italiano su due pedala. Ma l’Italia non è (ancora) un Paese per bici

Se c’è un mezzo di trasporto che di fronte alla parola ‘emissioni’ può ritenersi al sicuro da ogni responsabilità, quello è la bicicletta. Amata e utilizzata regolarmente – ogni giorno o, almeno, una volta alla settimana – dal 50% degli italiani, può contare su 4700 chilometri di piste ciclabili (in crescita di oltre il 15% dal 2015). I dati, contenuti nel rapporto del Mims ‘Verso un nuovo modello di mobilità locale sostenibile’, raccontano che la densità è molto maggiore nelle città del nord (57,9 km per 100 km2, contro 15,7 del centro e 5,4 del Mezzogiorno). Tra i capoluoghi metropolitani, Torino e Milano presentano i valori più elevati (166,1 e 123,3 km per 100 km2), seguiti da Bologna e Firenze (poco meno di 100). E proprio il Piemonte punta a diventare la prima regione in Europa per chilometri ciclabili attrezzati. Per farlo sono stati messi in campo 40 milioni di euro di fondi europei per attuare il Piano regionale della mobilità ciclistica. Il Pnrr, poi, a livello nazionale, prevede investimenti per 600 milioni di euro per finanziare la realizzazione delle ciclovie turistiche (400 milioni) e delle ciclovie urbane (200 milioni), per un totale di 1.800 chilometri.

Recentemente il ministro dei Trasporti e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha ricordato che nel 2022 le Regioni si sono “azzuffate” sulle risorse da destinare alle piste ciclabili, “proprio come hanno sempre fatto su strade e ferrovie“. “Segnale – ha detto – che la mentalità è cambiata“. Della stessa opinione anche Alessandro Tursi, presidente della Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), che ricorda come la bici sia “una soluzione climatica, energetica, sociale e urbanistica fondamentale, e come tale deve diventare una priorità”. E anche l’Europa, come spiega la commissaria per l’Energia, Kadri Simson, “fa riferimento alla sostenibilità della mobilità ciclabile per aumentare l’indipendenza a livello energetico“.

I capoluoghi italiani con servizi di bike sharing sono 53 (di cui solo 8 nel Mezzogiorno). L’offerta pro capite è più che triplicata nel corso degli ultimi anni, passando da 6 a 19 biciclette ogni 10.000 abitanti tra il 2015 e il 2019. Anche in questo caso l’offerta è più elevata nei comuni capoluogo di provincia del Centro (17) e del Nord (32), a fronte di valori modesti nel Mezzogiorno (2). Il fenomeno è concentrato prevalentemente nei comuni capoluogo delle città metropolitane come Firenze (109 biciclette ogni 10.000 abitanti), Milano (96), Bologna (68) e Torino (35).

Sul fronte economico i dati sono incoraggianti. La mancanza di prodotto, le difficoltà globali di approvvigionamento e i ritardi nelle consegne, che interessano la filiera del pedale negli ultimi anni, non frenano il desiderio di bici degli italiani. Secondo i dati di Confindustria Ancma, dopo i numeri record del 2020, con oltre 2 milioni di pezzi venduti – merito anche del bonus bici – il mercato 2021 sfiora infatti il dato dell’anno precedente, fermandosi a 1.975.000, pari a un -2%. Eppure, nonostante i dati positivi, “non siamo ancora davvero un Paese ciclabile”, dice Piero Nigrelli, responsabile comparto bici di Ancma. “I cittadini lo stanno dicendo: ‘È bello avere la bici, ma è ancora più bello poterla usare al meglio’. I due anni di pandemia lo hanno dimostrato”. Ecco allora che, ancora una volta, il Pnrr potrebbe venire in soccorso. “È tutto pronto”, afferma Nigrelli, per far partire i cantieri delle nuove ciclovie, “ma mancano i tecnici per seguirli. Ci auguriamo che i soldi vengano utilizzati e spesi beni. Per farlo ci va coraggio”.

Intanto dal 16 al 22 settembre si svolgerà la ‘Settimana europea per la mobilità’. Per l’edizione 2022 la Commissione Europea ha scelto di sottolineare l’importanza di una maggiore sinergia per aumentare la consapevolezza verso la mobilità sostenibile e per promuovere un cambiamento degli stili di vita in favore di una mobilità attiva.

Siccità

Ora l’Europa ha sete. Italia al collasso idrico, crolla produzione agricola

C’è un elemento nuovo, che unisce l’Europa continentale e mediterranea: la siccità che, oltre all’Italia, sta colpendo pesantemente Spagna, Francia e ora anche la Germania. Un’Europa completamente a secco quella che sta attraversando l’ennesima ondata di calore che, questa volta, sarà particolarmente intensa. Dieci giorni nella morsa del caldo proveniente dall’Africa del nord con temperature che potranno raggiungere i 16 gradi oltre la media. Della pioggia nemmeno l’ombra, se non in Scandinavia, Austria e Slovenia. In Italia lo zero termico sarà a 5200 metri: non ci saranno temperature sottozero in nessuna zona del Paese e si attendono nuovamente massime record fino a 10°C anche sul Monte Bianco. Giovedì sono attesi 37/38° in Pianura Padana. E la prossima settimana sarà anche peggio.

L’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, nel corso della consueta riunione, ha fatto il punto sulla situazione della Penisola, da cui è emerso un quadro non certo rassicurante. A pagare il prezzo più alto è ancora una volta il nord, dove i laghi stanno vivendo una situazione drammatica. Il lago di Como ha registrato il record storico negativo (-cm. 39,5 sullo zero idrometrico) e ora dovrà essere regolato in equilibrio tra afflussi e deflussi per garantire le condizioni minime di vivibilità ecosistemica. Resta epocale la magra del fiume Po, le cui portate, nel Delta, sono fino al 60% inferiori a quelle di allarme per il cuneo salino, che ormai ha raggiunto i 30 chilometri dalla foce, pregiudicando gli utilizzi idrici in tutta l’area. Soffrono i fiumi come la Dora Baltea, il Sesia, il Tanaro, i torrenti del Canavese, in Piemonte, l’Adige, il Livenza, il Secchia. Webuild ha annunciato che a Chiomonte, dove si trova il cantiere della Tav, le acque di ruscellamento del tunnel – cioè le acque naturali della montagna raccolte nel primo tratto della galleria della Maddalena – saranno impiegate per irrigare le vigne dell’area.In Lombardia, come ha ricordato il governatore Attilio Fontana, “le ultime riserve d’acqua per l’agricoltura si stanno esaurendo e oltre il 25-30 luglio non possiamo andare“.

Già, l’agricoltura. Secondo i dati di Coldiretti, oltre un terzo delle produzioni nazionali è andato perso. Mais e foraggi per animali registrano -45% mentre riso e frumento duro sono crollati del 30%. Sono 332mila le imprese agricole a rischio, cioè il 46% del totale e 11 aziende su 100 sono sul punto di cessare la propria attività. Dati che incidono – e molto – anche sui prezzi. La Commissione europea nelle previsioni economiche d’estate ha annunciato che “la grave siccità nel nord Italia aggraverà l’impennata dei prezzi dei generi alimentari per i consumatori“. Ma non solo. Anche a monte i costi sono schizzati alle stelle. Il prezzo dei mangimi è aumentato del 90%, quello dei concimi addirittura del 170% e sui campi pesano anche i rincari del gasolio, del vetro, del tetrapack, del cartone e della plastica.

Nel centro Italia il Lazio è ormai al collasso idrico. “L’evoluzione più evidente – spiega Anbi – si registra nell’hinterland di Roma, dove già da una settimana sono bloccati i prelievi dal lago di Bracciano, evocando la grave crisi del 2017“. È ancora “sotto traccia” la gravità della situazione nel lago di San Casciano, il cui livello si è abbassato di 5 metri rispetto allo scorso anno, mancando all’appello ben 1.250.000 metri cubi d’acqua. Inoltre, riferisce l’Osservatorio, gli scarsi apporti idrici dal fiume Elvella riducono la diluizione dei solfiti dalle vicine terme di San Casciano, facendo temere problemi per la potabilizzazione svolta dall’Acquedotto del Fiora a servizio dell’area. Continuano a calare i livelli del lago di Nemi, nonché dei fiumi Tevere ed Aniene, così come dei corsi d’acqua nel bacino del Liri, ai minimi in anni recenti. Ma tutto il centro è in situazione di estrema gravità, dalla Toscana – dove sono stati sospesi i prelievi dal Lago di Chiusi – alle Marche, dove calano ancora i fiumi Potenza ed Esino.

In Sardegna e Sicilia la situazione è sotto controllo, ma in Basilicata l’acqua trattenuta negli invasi è diminuita di 15 milioni di metri cubi in una settimana e in Campania resta una condizione di Siccità consolidata nel bacino idrografico del Liri-Garigliano e Volturno.

Ora è necessario davvero accelerare. Massimo Gargano, direttore generale di Anbi ha ricordato che “persiste un ingiustificato scollamento tra affermazioni di principio e scelte politiche conseguenti. Ogni giorno che passa non solo aumenta l’esposizione del Paese alle conseguenze dei cambiamenti climatici, ma riduce le possibilità di utilizzare compiutamente le risorse del Next Generation EU, che prevede la realizzazione e rendicontazione delle opere entro il 2026 con una determinante verifica sugli iter procedurali a fine 2023“.

(Photo credits: Marco SABADIN / AFP)

Allarme Gazprom: “Non garantiamo riattivazione Nord Stream”

Il colosso russo Gazprom sostiene di non poter garantire il corretto funzionamento del gasdotto Nord Stream, che rifornisce l’Europa, per la mancanza di una turbina tedesca riparata in Canada.

Le dichiarazioni arrivano con l’oleodotto fermo da dieci giorni per manutenzione, tra i timori dei Paesi europei che Mosca avanzi un motivo tecnico per interrompere definitivamente le forniture e fare pressione nella cornice del conflitto in Ucraina. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, si mostra meno preoccupato degli altri: “Ci eravamo dati l’obiettivo di ridurre la dipendenza alla Russia e siamo passati da oltre il 40% di dipendenza a poco meno del 25% in pochissimi mesi“, spiega. Un lavoro fatto, ricorda, grazie a “nuovi partenariati che abbiamo costruito“.

La prossima settimana sarà con il premier Mario Draghi al vertice intergovernativo in Algeria, un altro passaggio fondamentale rispetto alle partnership energetiche di Roma. “Oggi grazie a questi accordi abbiamo molte meno preoccupazioni di altri partner rispetto alle quantità di gas, ma il prezzo rimane alto per la dinamica della decisione centralizzata al Ttf di Amsterdam e per questo dobbiamo intervenire“, ribadisce il titolare della Farnesina.

Anche prima della chiusura di Nord Stream, la Russia aveva ridotto drasticamente le consegne di gas nelle ultime settimane, adducendo la mancanza di turbine Siemens, necessarie per far funzionare le stazioni di compressione del gasdotto e di cui diverse unità erano state inviate in Canada per essere riparate. “Gazprom non è in possesso di alcun documento che autorizzi Siemens a portare fuori dal Canada il motore della turbina a gas per la stazione di compressione di Portovaya“, ha fatto sapere il gruppo russo in un comunicato. “In queste condizioni, non è possibile trarre alcuna conclusione obiettiva” riguardo al “funzionamento sicuro della stazione di compressione di Portovaia, che è un’attrezzatura essenziale per il gasdotto Nord Stream“.

Sabato il Canada ha annunciato che avrebbe restituito le turbine del Nord Stream alla Germania, nonostante le sanzioni contro Mosca e gli appelli dell’Ucraina a non “sottomettersi al ricatto del Cremlino“. Ottawa ha giustificato la decisione di rimandare indietro le attrezzature spiegando di non voler aumentare il rischio di una grave crisi energetica in Europa.

Le difficoltà sulle forniture di Nord Stream arrivano mentre i Paesi europei faticano a rifornirsi per l’inverno. La Germania ha definito “politica” la decisione di Mosca di tagliare le forniture attraverso il Nord Stream nelle ultime settimane.

Fs, collocati 200mln green bond per acquisto Frecciarossa 1000

Le risorse serviranno ad acquistare nuovi Frecciarossa 1000 per l’Italia e la Spagna in vista dell’entrata del Gruppo Fs, guidato da Luigi Ferraris, nel mercato dell’Alta Velocità iberica a fine anno. Il green bond da 200 milioni di euro, collocato oggi in private placement da FS Italiane e interamente sottoscritto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), è a tasso variabile ed ha una durata pari a 17 anni. La sottoscrizione – si legge su Fsnews – rappresenta la seconda tranche dell’ammontare di 550 milioni di Euro, approvato dalla BEI nel 2021 e destinato ai nuovi acquisti di Trenitalia per convogli ad alta velocità, a valere del proprio Green Bond Purchase Programme e segue l’emissione di euro 350 milioni, sottoscritta nel mese di dicembre scorso, primo corporate green bond mai acquistato dalla Banca.

I Frecciarossa 1000, tecnicamente ETR 1000, rappresentano l’avanguardia dell’industria ferroviaria in fatto di treni ad Alta Velocità e la loro sostenibilità si misura in una maggiore efficienza energetica, e quindi in un risparmio di consumi, e in un’altissima percentuale di riciclabilità dei materiali usati per tutti i suoi componenti.

atomo

Italia senza energia atomica, ma Enea è leader nella ricerca applicata

Anche se l’Italia ha detto di fatto addio all’energia nucleare con i referendum del 1987, il nostro Paese rimane un punto di riferimento internazionale a livello di ricerca sull’atomo. La testimonianza più chiara arriva da Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile al centro di importanti progetti di ricerca e sviluppo sul nucleare di quarta generazione. Lo scorso dicembre è stato rinnovato il Consorzio Falcon (Fostering Alfred Construction) con Ansaldo Nucleare e Istituto di Ricerca Nucleare della Romania per realizzare un dimostratore di reattore a piombo di media taglia di IV generazione, il primo in Europa. Un’altra collaborazione al via in questo periodo coinvolge uno spin-off del Cern e riguarda reattori cosiddetti ADS (Accelerator Driven System) cioè ‘sistemi guidati da un acceleratore’ di protoni. Impianti che garantirebbero un livello di sicurezza molto maggiore visto che il reattore si spegnerebbe subito in caso di blackout elettrico, l’incubo peggiore per una centrale nucleare. “Questo tipo di reattore funziona ad acqua e sta a metà strada tra terza e quarta generazione, ma permette comunque di ridurre di molto il carico di rifiuti pericolosi”, spiega, parlando con GEA, Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Fusione e Tecnologie per la sicurezza Nucleare Enea. A marzo, inoltre, Enea ha siglato un accordo con la startup newcleo che prevede la realizzazione di Advanced Modular Reactors di piccole dimensioni raffreddati al piombo invece che ad acqua. L’obiettivo, ambizioso, della società è di sviluppare i primi prototipi entro sette anni e quindi di commercializzare i nuovi reattori per sostituire quelli oggi in funzione, di seconda e terza generazione. Un progetto che sta attirando le attenzioni di molti investitori, come testimoniano i 300 milioni di capitale raccolti a metà giugno coinvolgendo realtà di primissimo piano come Exor e Azimut. Enea in questa partita metterà in campo infrastrutture, know-how e professionalità del suo Centro Ricerche del Brasimone (Bologna), potendo anche implementate nuove strutture e laboratori con investimenti attorno ai 50 milioni di parte di newcleo e l’assunzione di diversi ingegneri. “È un progetto in cui io e tutta Enea crediamo molto – conferma Dodaro -. Vogliamo sviluppare un dimostratore di un reattore nucleare che però non è nucleare: non ci sarà alcun isotopo radioattivo e le funzioni del nocciolo saranno svolte da resistenze elettriche. Di fatto, noi costruiremo uno ‘scaldabagno’ ma non a acqua, bensì a piombo per dare la possibilità a newcleo di realizzare in Regno Unito e Francia i primi due prototipi di reattori al piombo di piccole dimensioni”.

Enea però vanta anche una tradizione pluridecennale nel campo della fusione nucleare, la cosiddetta ‘energia delle stelle‘ che, spiega Dodaro, ci “renderà indipendenti dai combustibili e sarà pulita e sicura”. Al Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare Enea lavorano quasi 500 fra ricercatori e tecnologi nei Centri di ricerca di Brasimone e Frascati. “Oggi c’è un grande interesse dal punto di vista industriale per la fusione”, dice Dodaro. I numeri mostrano che nel maggior progetto internazionale sulla fusione, cioè ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) le imprese italiane hanno vinto quasi 2 miliardi di euro di commesse: meglio di noi soltanto la Francia. “Le competenze sul nucleare erano un fiore all’occhiello per l’Italia già quando avevamo le centrali. Fortunatamente dopo il referendum del 1987 le competenze italiane sul nucleare non sono andate perdute e sono state reinvestite in altri ambiti. L’Enea rappresenta un esempio piuttosto chiaro di questa capacità”. Prova ne sia che di recente a Brasimone la ricerca sulla fusione ha dato il la a due nuovi filoni: la produzione di radiofarmaci, con la prospettiva di realizzare un Polo Nazionale per la medicina nucleare e lo sviluppo di tecnologie avanzate per il monitoraggio e la sicurezza/difesa del territorio.

Vienna

La città più vivibile del mondo? Per il The Economist è Vienna

Vienna ha riconquistato il primo posto nella classifica delle città più vivibili del mondo, come nel 2018 e nel 2019, secondo una classifica pubblicata giovedì, da cui è esclusa Kiev, che sta affrontando l’assalto russo, mentre Mosca precipita. La capitale austriaca si colloca per la terza volta al vertice di questo indice realizzato dall’Economist Intelligence Unit, l’unità di ricerca e analisi affiliata al settimanale britannico The Economist. Succede alla città neozelandese di Auckland, che scende di 33 posizioni a causa dell’estensione delle restrizioni sanitarie. Gli esperti hanno premiato la stabilità di Vienna, le sue strutture educative e mediche e la qualità delle sue infrastrutture con un punteggio massimo di 100 su 100. I fattori culturali e ambientali sono quasi ideali.

L’Europa domina ampiamente la top 10 con sei città, tra cui Copenaghen e Zurigo, che completano il podio dietro Vienna, e Ginevra (6°). Il Canada è ben rappresentato con tre città: Calgary (a pari merito con il 3° posto), Vancouver (5°) e Toronto (8°). Parigi è al 19° posto, 23 posizioni in più rispetto al 2021. La capitale belga Bruxelles è al 24° posto, subito dopo Montreal (23°). Londra si è classificata al 33° posto, mentre Barcellona, notoriamente molto vivace, si è classificata al 35° posto, otto posizioni prima di Madrid (43°). Nel resto del mondo, Milano si è piazzata al 49° posto, New York al 51° e Pechino al 71°.

Per essere inclusa in questo panel, la città deve essere considerata una “destinazione d’affari, cioè un centro economico e finanziario, o essere richiesta dai clienti. Beirut, gravemente danneggiata dall’esplosione di un porto nel 2020 e capitale di un Libano politicamente instabile, non è stata inclusa. Gli autori indicano che Kiev ha dovuto essere esclusa dal rapporto nel contesto dell’invasione russa dell’Ucraina. Allo stesso tempo, Mosca (80°) è scesa di quindici posizioni.

Le città dell’Europa orientale sono scese in classifica a causa dell’aumento dei rischi geopolitici” e “della crisi del costo della vita, compresa l’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari“, ha spiegato la responsabile del rapporto dell’EIU Upasana Dutt. Nell’indice 2021 sono stati introdotti nuovi indicatori, come le restrizioni sanitarie, per valutare gli effetti della pandemia. Nel 2022 la qualità media della vita si è risollevata, ma rimane al di sotto del livello pre-Covid. Damasco rimane la città meno vivibile del mondo.

comunità energetiche

Il Pnrr come stimolatore delle comunità energetiche

Considerato ormai la panacea di tutti i dilemmi italiani, il Pnrr potrà ovviamente dare una grande spinta anche alle comunità energetiche. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede infatti finanziamenti specifici “per favorire la diffusione delle modalità di autoproduzione e autoconsumo collettivo stabilite dalla normativa italiana, stanziando per le comunità energetiche rinnovabili e i sistemi di autoconsumo collettivo oltre 2 miliardi di euro”. Al di là delle intenzioni del governo e delle istituzioni europee, le comunità energetiche potrebbero davvero diventare il nucleo fondamentale per lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia. In pratica, l’energia a km zero. Come induce a pensare lo stesso termine, la comunità energetica è un’associazione di persone, imprese e istituzioni che decidono di unire le forze in un territorio ristretto per dotarsi di uno o più impianti condivisi per la produzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili.

La direttiva europea RED II (2018/2001/UE) definisce peraltro “l’autoconsumatore di energia rinnovabile” come un “cliente finale che produce energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e può immagazzinare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta”. L’Ue introduce quindi concetti che ai profani appaiono quasi sinonimi, come comunità, collettività, condivisione e collaborazione. Quello di autoconsumo, inoltre, si riferisce alla possibilità di consumare in loco, per i propri fabbisogni, l’energia prodotta da un impianto di produzione locale. Si tratta né più meno di una delle basi delle transizione ecologica. “Produrre, immagazzinare e consumare energia elettrica nello stesso sito prodotta da un impianto di generazione locale – spiega l’Enea nella sua guida alle comunità energetiche – permette al produttore/consumatore di contribuire attivamente alla transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese, favorendo l’efficienza energetica e promuovendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili”.

I primi esperimenti sulle comunità energetiche risalgono agli inizi del 2000 e principalmente nel Nord Italia. Oggi, secondo l’ultimo report Comunità Rinnovabili a cura di Legambiente, se ne contano 35 già operative, sparpagliate in tutto il territorio nazionale: alcune tra i propri obiettivi hanno segnalato proprio l’autoconsumo di energia, altre la riduzione della spesa energetica, altre ancora la riduzione della povertà energetica mentre alcune si basano sulla combinazione di queste e altre finalità. Secondo il censimento Rse, invece, in Italia esistono una ventina di comunità energetiche rinnovabili (Cer). Poche, pochissime se si guarda all’estero. Dall’Orange Book ‘Le comunità energetiche in Italia’, curato da Rse e dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Utilitalia, emerge infatti chiarissimo il gap infrastrutturale tra Italia e Paesi europei. Non solo quelli appartenenti al G7, per così dire i più “sviluppati”, ma anche rispetto a quelli meno all’avanguardia dal punto di vista energetico. La Spagna ne conta almeno 33, Polonia e Belgio 34, la Francia ben 70 e la Svezia addirittura 200. Vere e proprie superpotenze sono Regno Unito (431), Paesi Bassi (500) e Danimarca (700) senza contare la quota monstre che può vantare la Germania, con almeno 1750 comunità energetiche attive.

comunità energetiche

Ecco allora che le risorse derivanti dal Pnrr sarebbero indispensabili per colmare il divario con i partner continentali e spingere l’acceleratore sulla transizione green. Il Pnrr, nell’ambito del compito (M2C2 – Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile) prevede 2,2 miliardi di euro specificamente per “la promozione delle energie rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo”. Finanziamenti utili a installare circa 2.000 MW di nuova capacità di generazione elettrica in configurazione distribuita da parte di comunità delle energie rinnovabili e auto-consumatori. Ipotizzando una produzione annua da fotovoltaico di 1.250 kWh per ogni kW, si produrrebbero così circa 2.500 GWh annui in grado di evitare l’emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

auto inquinanti

Stop a auto e furgoni a benzina e diesel dal 2035

Auto tradizionale addio. Il Parlamento europeo chiude a motori benzina, diesel e gpl, che dal 2035 non potranno più essere prodotti per autovetture e veicoli commerciali leggeri. L’Aula approva le proposte di modifica del regolamento sugli standard di emissione di CO2 per queste tipologie di quattro ruote, che colpiscono anche le vetture ibride. L’obiettivo alla base dell’iniziativa di riforma normativa intende azzerare le emissioni dei gas responsabili del surriscaldamento del pianeta, a prescindere delle tecnologie nascoste sotto il cofano. Questo perché il settore trasporti è il principale responsabile di emissioni di gas clima-alteranti in Europa. Solo il comparto auto contribuisce per il 12% del totale emesso, mentre a livello complessivo la mobilità su gomma consuma il 65% del petrolio utilizzato in Europa.

Le nuove regole, così come approvate dall’Aula (339 voti favorevoli, 249 voti contrari e 24 astenuti) e adesso oggetto di negoziato inter-istituzionale con il Consiglio, impongono alle case automobilistiche di dotare auto e furgoni di motori più puliti da qui in avanti. Il che vuol dire che la catena produttiva dovrà essere innovata già prima dell’introduzione di auto elettrica. In base alle nuove regole g li obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 sarebbero fissati al 55% per le auto e al 50% per i furgoni. In altri termini l’attuale limite di 7 grammi di CO2 prodotta per chilometro percorso resterà in vigore fino al 2024, per poi scendere a 5 grammi dal 2025, a 4 grammi dal 2027, per ridursi a 2 grammi fino al 2034.

Esultano socialisti e verdi, che hanno fatto squadra in Aula. “È la fine dei motori a combustione, è un bene che la proposta sia stata adottata”, sottolinea l’europarlamentare dei Greens, Bas Eickhout. Il capodelegazione del Pd, Brando Benifei (S&D), coglie l’occasione per l’affondo contro gli altri italiani in Parlamento europeo: “Sconfitta totale della destra di Meloni, Salvini e Berlusconi, che hanno provato ancora a demolire il testo”.

Il provvedimento per nuovi standard di auto e furgoni è uno degli elementi portanti della strategia dell’Ue per la sostenibilità, che la commissione Ambiente aveva licenziato a fatica con una maggioranza ristretta di appena sei voti di scarto. Numeri che si temeva potessero essere ribaltati dall’Aula, dove il Ppe, ‘casa’ di Forza Italia, ha fatto approdare un emendamento che chiedeva, invece dello stop del 100% di auto e furgoni leggeri con motori tradizionali dal 2035, la riduzione del 90% di questi veicoli, permettendone quindi la produzione anche oltre la soglia temporale indicata dalla Commissione europea e conferma dalla commissione Ambiente dell’Eurocamera. Un emendamento appoggiato da Conservatori (Ecr) e sovranisti (Id), le famiglie politiche europee rispettivamente di Fratelli d’Italia e Lega. Emendamento bocciato in sede di voto in Aula. Un bene, perché, come spiegano i Verdi, “se questa proposta fosse fallita, non solo avremmo perso credibilità nell’affrontare il cambiamento climatico, ma avremmo anche eliminato la possibilità di rendere a prova di futuro una delle più grandi industrie europee”.