INFOGRAFICA INTERATTIVA L’inflazione in Ue e nell’eurozona

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’inflazione in Ue ed eurozona. Secondo la stima provvisoria di Eurostat, il tasso annuale è salito del 2,4% ad aprile nell’area euro, stabile rispetto a marzo.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, a marzo calo fino al 2,4% nell’eurozona

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’inflazione in Ue e nell’eurozona. Secondo le stime flash di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’inflazione annua dell’area euro dovrebbe attestarsi al 2,4% a marzo 2024, in calo rispetto al 2,6% di febbraio.

Nell’eurozona inflazione in calo al 2,4% a marzo: dato utile per tassi Bce

Buone notizie per l’eurozona: a marzo l’inflazione dovrebbe attestarsi al 2,4 per cento, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto ai valori di febbraio. Lo rileva Eurostat, nei dati preliminari diffusi per il mese appena giunto al termine. Un indice, quello di marzo, che conferma un andamento generale degli ultimi mesi e che riavvicina il dato di Eurolandia all’obiettivo di riferimento della Banca centrale europea del 2 per cento. Dando un’occhiata alle principali componenti del paniere di riferimento, si registra una frenata nei prezzi al consumo per generi alimentari, alcol e tabacco (2,7 per cento a marzo, rispetto al 3,9 marzo di febbraio), e un ribasso anche per i beni industriali non energetici (1,1 per cento contro 1,6 per cento a febbraio). Stabile invece il costo per i servizi (4 per cento).

A livello Paese si registra una riduzione dell’inflazione in Germania (da 2,7 per cento a 2,3 per cento tra febbraio e marzo), Francia (da 3,2 per cento a 2,4 per cento). Andamento inverso per l’Italia, dove l’indice inflattivo è previsto in aumento dallo 0,8 per cento all’1,3 per cento, comunque al di sotto dell’obiettivo di riferimento. Si allontanano invece Spagna (3,2 per cento, +0,3 punti percentuali), Paesi bassi (3,1 per cento, +0,4 punti percentuali), Belgio (3,8 per cento, +0,2 punti percentuali).

Il calo è stato più forte di quanto previsto dagli analisti intervistati da Factset e Bloomberg. In media, si aspettavano rispettivamente il 2,6% e il 2,5%. L’inflazione è ancora vicina all’obiettivo del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea (Bce). Questa tendenza, se confermata, potrebbe convincere l’istituzione monetaria a ridurre i tassi di interesse nei prossimi mesi. L’aumento dei prezzi al consumo nei 20 Paesi che condividono la moneta unica si è più che dimezzato rispetto al record del 10,6% raggiunto nell’ottobre 2022, quando i prezzi dell’energia si sono impennati a causa della guerra in Ucraina. Anche il dato più osservato dai mercati finanziari e dalla Bce, l’inflazione di fondo – ovvero l’inflazione depurata dalla volatilità dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari – sta lanciando un segnale incoraggiante. Anche questo indicatore, considerato più rappresentativo, è sceso più del previsto a marzo al 2,9% su base annua, rispetto al 3,1% di febbraio. Gli analisti di Factset e Bloomberg si aspettavano una media del 3%.

A questi dati guarderà con attenzione la presidente della Bce, Christine Lagarde, in vista della riunione del consiglio direttivo dell’11 aprile. Tagli dei tassi di interesse non sono annunciati, Lagarde ha lasciato intendere che un’eventuale decisione potrà essere presa a giugno, quando a Francoforte si avranno a disposizioni informazioni più ampie e comprensive, ma la stessa numero uno dell’Eurotower ha indicato nei dati di aprile un momento comunque significativo per le scelte che dovranno essere compiute per riportare l’inflazione ai livelli desiderati. Pesa, certamente, un andamento asimmetrico.

I dati consolidati di Eurostat saranno disponibili il 17 aprile,  momento in cui si saprà se le stime preliminari saranno confermate. Usciranno, quindi, dopo la riunione per le decisioni di politica monetaria della Bce. Che conta comunque su un andamento rinnovato.

Record storico famiglie in povertà assoluta: cresce al Nord. Inflazione spinge spesa

Sono 5,7 milioni gli italiani in povertà assoluta nel 2023, pari all’8,5% delle famiglie residenti. Un aumento rispetto al 2022 (8,3%), toccando così il massimo storico. È quanto mette in evidenza l’Istat nelle sue stime preliminari che mettono in luce un peggioramento rispetto al 2022 della condizione delle famiglie che hanno come persona di riferimento un lavoratore dipendente: l’incidenza di povertà assoluta raggiunge il 9,1%, dall’8,3% del 2022, e riguarda oltre 944mila famiglie. A pesare sulle famiglie è anche l’inflazione che spinge la spesa: la spesa media delle famiglie è cresciuta da 2.519 a 2.728 euro mensili, con un aumento in valori correnti dell’8,3%.
In generale, secondo l’Istat, la presenza di figli minori continua a essere un fattore che espone maggiormente le famiglie al disagio nel 2023, e dunque l’incidenza di povertà assoluta si conferma più marcata per le famiglie con almeno un figlio minore (12%), mentre per quelle con anziani si attesta al 6,4%. I minori che appartengono a famiglie in povertà assoluta, nel 2023, sono pari a 1,3 milioni.

Nel Nord, dove le persone povere sono quasi 136mila in più rispetto al 2022, l’incidenza della povertà assoluta a livello familiare è sostanzialmente stabile (8,0%), mentre si osserva una crescita dell’incidenza individuale (9,0%, dall’8,5% del 2022). Il Mezzogiorno mostra anch’esso valori stabili e più elevati delle altre ripartizioni (10,3%, dal 10,7 del 2022), anche a livello individuale (12,1%, dal 12,7% del 2022). Rispetto al 2022, le incidenze di povertà sono stabili tra i giovani di 18-34 anni (11,9%) e tra gli over65 (6,2%), che restano la fascia di popolazione a minore disagio economico.

In totale, secondo la Coldiretti sulla base dei dati del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti (Fead), sono 3,1 milioni le persone che in Italia sono costrette a chiedere aiuto per mangiare facendo ricorso alle mense per i poveri o ai pacchi alimentari. L’emergenza riguarda ben 630mila bambini sotto i 15 anni – rileva Coldiretti -, praticamente un quinto del totale degli assistiti, ai quali vanno aggiunti 356 mila anziani sopra i 65 anni.

Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori si tratta di “dati drammatici e vergognosi, non degni di un Paese civile”. “Un dato che dipende in primo luogo dal caro bollette e dall’inflazione che hanno fatto decollare i prezzi di beni necessari ed essenziali, dalla pasta all’olio, dal riso al latte, rincari contro i quali il Governo Meloni non solo non ha fatto nulla, inventandosi solo la sceneggiata del Trimestre Anti-inflazione, ma ha peggiorato le cose, togliendo gli sconti su luce, gas e carburanti sia alle famiglie che alle imprese”, spiega. Secondo il presidente del Codacons Carlo Rienzi “le misure attuate dal Governo per mitigare gli effetti dell’inflazione, a partire dal paniere salva-spesa, non hanno prodotto gli effetti sperati”. Per questo, i rincari “vanno contrastati con misure efficaci e strutturali e non con provvedimenti spot inadeguati a tutelare le tasche delle famiglie”, conclude Rienzi.

Per quanto riguarda la spesa delle famiglie, il dato cresce in termini correnti del 3,9% rispetto all’anno precedente. In termini reali invece si riduce dell’1,8% per effetto dell’inflazione (+5,9% la variazione su base annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo), senza particolari differenze tra le famiglie più o meno abbienti. L’aumento è stato più accentuato nel Mezzogiorno (+14,3%), dove la spesa è salita da 1.955 a 2.234 euro mensili, e nel Centro (+11,4%), dove è cresciuta da 2.651 a 2.953 euro mensili. Nel Nord, invece, l’incremento è stato del 4,5% (dai 2.837 euro mensili del 2014 ai 2.965 del 2023), ben al di sotto del dato nazionale. Al netto dell’inflazione, nel 2023, la spesa delle famiglie diminuisce in termini reali del 10,5% rispetto al 2014.

L’inflazione dei beni alimentari a rischio impennata con il riscaldamento globale

Il riscaldamento globale potrebbe portare a un aumento dell’inflazione dei beni alimentari fino a 3,2 punti percentuali all’anno e di quella complessiva fino a 1,2 punti percentuali annui, in base agli aumenti di temperatura previsti per il 2035. A rivelarlo è un articolo pubblicato su Communications Earth & Environment, secondo il quale sebbene sia i Paesi ad alto sia a basso reddito sperimenteranno un’inflazione determinata dal clima, quelli del sud del mondo saranno maggiormente colpiti.

L’economia globale è sensibile ai cambiamenti climatici e alle condizioni meteorologiche estreme a causa dell’impatto sulla produzione alimentare, sul lavoro, sulla domanda di energia e sulla salute umana. E’ necessario, quindi, come suggeriscono gli autori, capire come il clima possa influire sull’inflazione anche per comprendere il ruolo dei futuri cambiamenti sull’economia globale.

Maximilian Kotz del Potsdam Institute for Climate Impact Research e colleghi hanno analizzato gli indici dei prezzi al consumo nazionali mensili e i dati meteorologici di 121 Paesi tra il 1991 e il 2020, combinando i risultati con le proiezioni di un modello climatico per stimare l’impatto sull’inflazione in caso di riscaldamento futuro tra il 2030 e il 2060. Le loro ricerche suggeriscono che, in base agli aumenti di temperatura previsti per il 2035, il riscaldamento globale porterà a un aumento dell’inflazione alimentare compreso tra 0,9 e 3,2 punti percentuali all’anno, con un aumento dell’inflazione generale compreso tra 0,3 e 1,2 punti. Gli autori prevedono che questo fenomeno interesserà sia i Paesi ad alto che a basso reddito, ma in generale avrà un impatto maggiore sul Sud del mondo, in particolare Africa e e in Sud America.
Le proiezioni indicano che l’aumento delle temperature spinge l’inflazione durante tutto l’anno nelle regioni a bassa latitudine, mentre questo effetto si verifica solo in estate alle latitudini più elevate. Inoltre, gli autori stimano che gli estremi di calore estivi del 2022 hanno aumentato l’inflazione alimentare in Europa di 0,67 punti percentuali, e questo aumento potrebbe essere amplificato tra il 30 e il 50% negli scenari di riscaldamento del 2035.

Gli autori suggeriscono che il cambiamento climatico probabilmente aumenterà il prezzo dei prodotti alimentari in futuro, ma la mitigazione delle emissioni di gas serra e gli adattamenti basati sulla tecnologia potrebbero limitare sostanzialmente questo rischio per l’economia globale.

caro prezzi

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, Eurostat: A febbraio 2,6% in eurozona e 2,8% in Ue

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’inflazione nell’eurozona e in Ue. Secondo Eurostat, il tasso annuale dell’area euro è stato del 2,6% nel febbraio 2024, in calo rispetto al 2,8% di gennaio. Un anno prima il tasso era dell’8,5%. L’inflazione annuale dell’Ue è stata del 2,8% a febbraio 2024, in calo rispetto al 3,1% di gennaio. Un anno prima era al 9,9%. I tassi annuali più bassi sono stati registrati in Lettonia, Danimarca (entrambi allo 0,6%) e Italia (0,8%), mentre quelli più alti in Romania (7,1%), Croazia (4,8%) ed Estonia (4,4%). Rispetto a gennaio, l’inflazione annua è diminuita in 20 Stati membri, è rimasta stabile in 5 ed è aumentata in 2.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, i prezzi al consumo per divisione di spesa a febbraio

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, gli indici dei prezzi al consumo per divisione di spesa in Italia. A febbraio, spiega l’Istat, l’indice nazionale NIC, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua. La variazione congiunturale dell’indice generale risente delle dinamiche opposte di diverse componenti, tra cui da un lato, l’aumento dei prezzi di tabacchi (+2,3%), dei servizi relativi alle comunicazioni, dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei servizi relativi ai trasporti (tutti e tre a +0,4%); dall’altro, la diminuzione dei prezzi degli energetici regolamentati (-2,4%) e non regolamentati (-0,4%) e degli alimentari non lavorati (anch’essi a -0,4%).

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, Istat: A febbraio +0,1% mensile e +0,8% annuale

 Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, l’andamento dell’inflazione in Italia. Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di febbraio 2024 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua (come nel mese precedente). Le stime del mercato erano per un +0,3% mensile e un +0,9% annuale.

Scarso effetto Mar Rosso: inflazione tedesca rallenta. In Usa prezzi sotto controllo

L’effetto Mar Rosso per ora è scarso. Almeno a giudicare i dati dell’inflazione flash di febbraio in tre grandi Paesi europei: Francia, Germania e Spagna.

Nella cosiddetta locomotiva del Vecchio Continente, secondo la stima flash di Destatis, l’ufficio di statistica tedesco, il carovita mensile è cresciuto dello 0,4% contro attese di +0,5%, dopo il +0,2% di gennaio. E a livello annuale è aumentato del 2,5%, sotto le attese di +2,6% e in calo rispetto al +2,9% di gennaio. L’Inflazione di questo mese rappresenta il valore più basso da giugno 2021 (+2,4%). “Nonostante il freno ai prezzi dei prodotti energetici scaduto a gennaio e l’aumento del prezzo della Co2 che influenzerà anche i prezzi dei combustibili fossili come carburanti, gasolio da riscaldamento e gas naturale, a febbraio i prezzi dell’energia erano inferiori del 2,4% annuale“, evidenzia Destatis. Inoltre “l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari è diminuito nuovamente in modo significativo rispetto allo stesso mese dell’anno scorso al +0,9% e per la prima volta da novembre 2021 è stato inferiore al tasso di aumento generale dei prezzi“.

Anche in Francia l’inflazione annuale ha rallentato al 2,9% a febbraio, percentuale più bassa da gennaio 2022, rispetto al 3,1% di gennaio, anche se i mercati si aspettavano un +2,7%, secondo le stime preliminari. L’indice dei prezzi al consumi invece ha accelerato rispetto al mese precedente, aumentando dello 0,8%, dopo il -0,2% di gennaio, guidato dall’aumento dei costi dei servizi, in particolare affitti e trasporti, e dell’energia, principalmente elettricità, prodotti manifatturieri e tabacco.

Brusco rallentamento dei prezzi in Spagna che anno su anno scendono al 2,8%, soprattutto per merito del calo dei prezzi dell’elettricità. Questo tasso è inferiore di 0,6 punti rispetto a gennaio (3,4%), un mese che era stato caratterizzato da un leggero rimbalzo dopo quattro mesi consecutivi di aumenti dei prezzi più lenti, spiega l’istituto di statistica iberico in una nota. Questo conferma il graduale ritorno dell’inflazione a un livello ritenuto accettabile dagli economisti, grazie anche alla stabilizzazione dei prezzi dei generi alimentari, che un anno fa avevano subito un forte aumento.

Le scuse per non tagliare i tassi sono sempre meno nel bouquet della Bce. Complice anche un calo inaspettato dei consumi, sia in Francia che in Germania, la pressione sui prezzi al consumo non sembra per ora segnalare un ritorno di fiamma magari per il blocco del transito attraverso il Canale di Suez. La stabilizzazione dei prezzi si nota anche oltre oceano. L’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (Pce) negli Stati Uniti è aumentato dello 0,3% su base mensile a gennaio, in linea con le aspettative del mercato, dopo un +0,1% rivisto al ribasso a dicembre, mentre il tasso annuo ha rallentato al 2,4%, il più basso da febbraio 2021.

E’ vero, in America è salita l’inflazione ‘core’ mensile Pce, che esclude alimentari ed energia ed è la misura preferita della Fed, allo 0,4%, registrando l’aumento maggiore da febbraio dello scorso anno, tuttavia il tasso annuale di inflazione ‘core’ ha frenato per il 12° mese consecutivo al 2,8% dal 2,9%, un nuovo minimo da marzo 2021 e “il raffreddamento dei redditi e della spesa suggerisce che l’inflazione si modererà nuovamente nei prossimi mesi, lasciando la porta aperta a giugno per un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve“, commenta in una nota la banca olandese Ing.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Inflazione, le stime Ocse 2024-2025

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA, le previsioni Ocse sull’inflazione. L’ultimo Interim Economic Outlook mantiene stabili le stime di crescita dell’Italia rispetto all’analisi di novembre mentre taglia ulteriormente quelle sull’inflazione: +1,8 nel 2024 (-0,8% rispetto a novembre) e +2,2% (-0,1%). L’inflazione core (al netto di alimentari, tabacco e beni energetici), è prevista al +2,4% nel 2024 (-0,7%) e al +2,2% nel 2025 (-0,3%). Nei Paesi del G20 l’inflazione è prevista in diminuzione graduale, dal 6,6% nel 2024 al 3,8% nel 2025.