La Norvegia si candida a ‘cimitero’ della CO2 europea

Sulle coste ghiacciate del Mare del Nord, un ‘cimitero’ in costruzione sta suscitando le speranze degli esperti di clima: presto il sito ospiterà una piccola parte della CO2 emessa dall’industria europea, evitando così che finisca nell’atmosfera. Considerata a lungo una soluzione tecnicamente complicata e costosa di utilità marginale, la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS) è ora in voga in un pianeta che sta lottando per ridurre le proprie emissioni nonostante l’emergenza climatica.

Nella città di Øygarden, su un’isola vicino a Bergen (Norvegia occidentale), un terminale attualmente in costruzione riceverà tra qualche anno tonnellate di CO2 liquefatta, che verrà trasportata dal Vecchio Continente via nave dopo essere stata catturata alla fine delle ciminiere delle fabbriche. Da lì, il carbonio sarà iniettato tramite una conduttura in cavità geologiche a 2.600 metri di profondità. L’ambizione è che rimanga lì a tempo indeterminato.

Si tratta della “prima infrastruttura di trasporto e stoccaggio ad accesso libero al mondo, che consente a qualsiasi emettitore che abbia catturato le proprie emissioni di CO2 di prenderle in carico, trasportarle e stoccarle in modo permanente e in totale sicurezza“, sottolinea il direttore del progetto Sverre Overå. In quanto maggior produttore di idrocarburi dell’Europa occidentale, si ritiene che la Norvegia abbia anche il maggior potenziale di stoccaggio di CO2 del continente, in particolare nei suoi giacimenti petroliferi esauriti.

ACCORDI COMMERCIALI

Il terminal Øygarden fa parte del piano ‘Langskip’, il nome norvegese delle navi vichinghe. Oslo ha finanziato l’80% dell’infrastruttura mettendo sul piatto 1,7 miliardi di euro per sviluppare la CCS nel Paese. Due siti nella regione di Oslo, un cementificio e un impianto di termovalorizzazione, dovrebbero infine inviarvi la loro CO2. Ma la particolarità del progetto sta nel suo aspetto commerciale, in quanto offre anche agli industriali stranieri la possibilità di inviare la propria anidride carbonica. A tal fine, i giganti dell’energia Equinor, TotalEnergies e Shell hanno creato una partnership, denominata Northern Lights, che sarà il primo servizio di trasporto e stoccaggio transfrontaliero di CO2 al mondo quando entrerà in funzione nel 2024. Negli ultimi giorni sono state raggiunte due importanti pietre miliari per la CCS in Norvegia. Lunedì scorso, i partner dell’aurora boreale hanno annunciato un primo accordo commerciale transfrontaliero che prevede il trasporto e il sequestro di 800.000 tonnellate di CO2 catturate nell’impianto olandese del produttore di fertilizzanti Yara, a partire dal 2025, tramite speciali imbarcazioni. Il giorno successivo, Equinor ha presentato un progetto con la tedesca Wintershall Dea per la costruzione di un gasdotto di 900 chilometri per il trasporto di CO2 dalla Germania alla Norvegia per lo stoccaggio. Un progetto simile con il Belgio è già in cantiere.

NESSUNA SOLUZIONE MIRACOLOSA

Tuttavia, la CCS non è una soluzione miracolosa al riscaldamento globale. Nella sua prima fase, Northern Lights sarà in grado di trattare 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, una capacità che sarà poi aumentata a 5-6 milioni di tonnellate. A titolo di confronto, l’Unione Europea ha emesso 3,7 miliardi di tonnellate di gas serra nel 2020, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente. Ma sia il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) che l’Agenzia internazionale dell’energia ritengono che questo strumento sia necessario per contenere l’aumento della temperatura. Gli ambientalisti non sono unanimi nel sostenere la tecnologia. Alcuni temono che venga utilizzato come motivo per prolungare lo sfruttamento dei combustibili fossili, che distolga investimenti preziosi dalle energie rinnovabili o che si verifichino perdite. “Siamo sempre stati contrari alla CCS, ma la mancanza di azioni sulla crisi climatica rende sempre più difficile mantenere questa posizione“, afferma Halvard Raavand, rappresentante di Greenpeace Norvegia. “Il denaro pubblico sarebbe meglio investito in soluzioni che sappiamo essere efficaci e che potrebbero anche ridurre le bollette per le persone normali, come l’isolamento delle case o i pannelli solari“, spiega.

Barbera Mazzola: “Serve lungimiranza, possibilisti su nucleare”

Una transizione sostenibile in tempi tra il rapido e l’immediato non è immaginabile e la crisi energetica che si è venuta ad aggiungere a quella climatica già in atto sulla scia della guerra in Ucraina non fa che rendere il processo di trasformazione dell’Europa ancor più complesso. Ragion per cui, un approccio organico e pragmatico si rende necessario. Quello che propone +Europa. E uno dei suo candidati alla Camera nella circoscrizione Estero, Antonino Barbera Mazzola. “Il punto dell’azione sul clima l’ho voluto fortissimamente io”, rivendica nel corso dell’intervista concessa a GEA. Il tema era comunque in agenda, ma lui lo ha rilanciato con forza. “Perché ci riguarda tutti” dice, e per questo “non può restare appannaggio dei verdi e della sinistra italiana”.

Avanti dunque con la sostenibilità, che non può prescindere dal trasporto pulito. “C’è bisogno di investimenti in infrastrutture per spostarsi”, e qui +Europa e Barbera Mazzola insistono su colonnine di ricarica e ancor più sui treni alta velocità. “Sono pochi e costosi”, lamenta il candidato a Montecitorio, siciliano, 39 anni, da quasi dieci a Bruxelles, un’esperienza in Commissione europea. Ma la mobilità elettrica incontra oggi le insidie figlie di una crisi energetica su cui molto si dovrà ragionare. “La situazione attuale complica le cose, c’è bisogno di una politica energetica lungimirante”, che lasci spazio anche all’atomo. No, non è un tabù, chiarisce Barbera Mazzola. “+Europa è possibilista sul nucleare, non lo caldeggia in quanto tale, ma avverte la necessità di sostenere la ricerca su reattori a fusione e mini-reattori modulari di ultima generazione”.

La via, se non è per forza di cose obbligata, non è neppure da scartare a priori. “Se guardiamo la strategia di lungo periodo dell’Unione europea, esistono vari scenari per arrivare all’abbattimento delle emissioni al 2050”, ricorda l’esponente di +Europa. “Alcuni prevedono il nucleare – ricorda – altri no”. Non considerarlo, dunque, sarebbe un errore. Come lo è, secondo Barbera Mazzola e il suo partito, sostenerlo con forza. “Trovo pretestuoso che una parte della politica si schieri solo su una opzione” tecnologica. “Non è necessario avere una tecnologia preferita rispetto all’altra, ma avere una visione a lungo termine”. Questo perché “una centrale non si sviluppa in cinque anni e anche le rinnovabili non si possono moltiplicare dall’oggi al domani”. Avanti dunque con un mix, avanti con “un orizzonte di lungo termine” e non soluzioni tampone. Avanti anche con il dialogo, quello vero. Sul clima e sull’energia, come sul resto, “l’elettorato va informato e coinvolto”. Un riferimento al dibattito spesso troppo acceso su questioni comunque chiave. “Trovo immaturo accusare le comunità locali, che hanno legittime preoccupazioni, e scagliarsi contro il fenomeno Nimby”, quello del ‘non nel mio giardino’.

idrogeno verde

Italia presente nell’elenco progetti rinnovabili transfrontalieri Ue

La Commissione europea ha individuato il primo elenco di tre progetti transfrontalieri di energia rinnovabile da realizzare in Ue, tra cui uno finalizzato alla produzione di energia elettrica pulita in Italia, Spagna e Germania per la conversione, il trasporto e l’utilizzo di idrogeno verde nei Paesi Bassi e in Germania. Per la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, i tre progetti selezionati “sono solo l’inizio: stiamo accelerando la diffusione delle energie rinnovabili in tutta l’Ue e ci stiamo muovendo verso un approccio sempre più collaborativo”.

Per quanto riguarda l’Italia, il piano punta alla costruzione di nuove centrali rinnovabili aggiuntive nella Penisola e quindi convertire l’energia verde prodotta in idrogeno verde e/o ammoniaca. Parte di questa – spiega l’esecutivo europeo – sarà utilizzata per gli acquirenti direttamente nei Paesi Bassi, ma la maggior parte sarà convertita in idrogeno e trasportata in Germania per un ulteriore utilizzo, soprattutto per le industrie difficili da elettrificare. Gli stati lavoreranno in simbiosi, anche perché, come afferma Simson: “Il pieno potenziale per la transizione verde e la decarbonizzazione dell’Ue può essere realizzato solo attraverso sforzi congiunti in tutti i settori, tecnologie e regioni”. Quanto agli altri due progetti dell’elenco, si tratta di un parco eolico offshore ibrido tra Estonia e Lettonia e una rete di teleriscaldamento transfrontaliera basata sulle rinnovabili tra Germania e Polonia.

(Photo credits: Ina FASSBENDER / AFP)

Cattaneo: “Sì a nucleare e carbone, il Pnrr va cambiato”

Alessandro Cattaneo, ingegnere, deputato di Forza Italia dal 2018, ex sindaco di Pavia, uno dei dirigenti di Forza Italia più vicini a Silvio Berlusconi, racconta dalla sua città come il centrodestra intende affrontare – e risolvere – il tema caldissimo dell’energia e quello non meno importante dell’ambiente. Un’intervista garbata ma ferma, con alcuni punti fondamentali intorno ai quali sviluppare la campagna elettorale e non solo.

EMERGENZA ENERGIA

All’interno del programma del centrodestra ‘Per l’Italia’, il punto 11 è dedicato all’emergenza energia. Tanti obiettivi, tanti progetti da mettere a terra e non tutti di facile realizzazione: “Il programma è stato scritto con persone competenti, con esperti di settore. Io sono ingegnere e ho dato il mio contributo grazie alle competenze che ho maturato come sindaco a livello amministrativo e per le mie conoscenze scientifiche e tecniche”, dice Cattaneo. Il programma, spiega, “è composto da una serie di iniziative che rappresentano una sommatoria: ciascuna da sola non dà risposte sufficienti, ma se vengono sommate tutte insieme possono fornire una soluzione strutturale all’Italia“.

Il tema “più importante” sarà quello delle bollette, perché “qualcosa va fatto subito” e riguarda “il welfare”. Come “dare bonus a chi non riesce a pagarle e si troverebbe con la luce staccata” . E ancora, attraverso azioni come “leva fiscale, detrazioni, interventi sulle energivore” per aiutare le aziende “che se no chiudono e lasciano a casa i dipendenti“. E ancora, “tornare a estrarre il nostro gas naturale che è di buona qualità”, “diversificare le fonti con i rigassificatori, che ci permettono di importare il gas liquefatto da altre aree che non sia la Russia”. E, dice Cattaneo, “bisogna tornare ad occuparsi di nucleare in maniera molto pragmatica. Noi dobbiamo diventare leader nella ricerca del nucleare di quarta generazione. Non possiamo essere assenti tra i grandi Paesi del mondo”.

E le rinnovabili? “Per noi – spiega il deputato azzurro – sono fondamentali, anche se oggi siamo bloccati dalle troppe politiche dei no. In Italia non mancano i soldi, ci sono quelli del Pnrr e quelli privati della finanza internazionale, ci sono progetti fatti, ma mancano le autorizzazioni. Bisogna immaginare una Legge Obiettivo sulla realizzazione delle opere” necessarie alle “rinnovabili, come è successo per l’alta velocità”.

NUCLEARE, LA SOLUZIONE

Il nucleare è tanto delicato quanto cogente. Forza Italia, non è un mistero, sta dalla parte di chi vuole affidarsi a questo tipo di energia, anche se le problematiche e i tempi non facilitano le progettualità. Ma Cattaneo avanza con decisione: “I 20 paesi più industrializzati del mondo ce l’hanno tutti, tranne noi” e, soprattutto, “quando arrivano le bollette, le nostre aziende partono con un gap competitivo… È come correre i 100 metri ma noi dobbiamo farne 120”. “Il nucleare pulito – sottolinea Cattaneo – è alla portata della ricerca” e pur rispettando “il volere popolare dei due referendum”, “non dimentichiamo che Bruxelles ha identificato il nucleare e il gas come fonti pulite”.

CARBONE, IMITARE LA GERMANIA

Per far fronte alla crisi energetica, la Germania è tornata pesantemente sul carbone. Una soluzione lontana dall’obiettivo di emissioni zero. Eppure Cattaneo non se la sente di bocciare la scelta del governo Scholz: “Il dato interessante e paradossale, è che la Germania tiene accese le centrali a carbone con i Verdi ambientalisti per la prima volta al governo. Un paradosso, sì, ma siccome i tedeschi sono molto pragmatici, per affrontare l’assenza di gas non hanno potuto che riattivare le centrali”. E se lo fanno loro, è il ragionamento, “evidentemente non c’è alternativa” se non quella di “chiudere le aziende”. E allora “io scelgo di tenere aperte le imprese e qualche centrale a carbone. In Italia, tra l’altro, non ne abbiamo tante ma sono tra le più moderne del mondo, come quella di Civitavecchia. Poi, come dice Cingolani, andranno spente e riconvertite”.

AUTO ELETTRICHE, CHE ERRORE

Con la corsa all’elettrificazione, per volere dell’Ue, dal 2035 sarà bandita la produzione di auto a benzina e a diesel. “È una decisione sbagliatissima – s’infervora Cattaneo – noi ci siamo opposti con tutte le nostre forze, a Bruxelles, attraverso Tajani e Berlusconi. È una scelta ideologica”. La preoccupazione di Cattaneo è per le imprese e per i lavoratori: “Vuol dire che la filiera dell’auto dismette tutto ciò che è motore a combustione, il che si tramuta in Italia in un milione di posti di lavoro a rischio. Io ritengo che se i ragazzi dei Fridays for future, che dicono cose giuste, tornano a casa e il proprio padre è stato licenziato in virtù di decisioni troppo ideologiche, forse ci ripensano. Serve un approccio di ambientalismo diverso, che non è appannaggio della sinistra”.

CENTROSINISTRA DA PAURA

Una sinistra che, argomenta Cattaneo, “fa venire i brividi”. Il programma su energia e ambiente “l’ho letto, certo. Molto sintetico, molti slogan e poca concretezza. C’è da aver paura di fronte a un approccio del genere. La sinistra può prendere decisioni dalla sera alla mattina, decisioni che vanno a soddisfare le pulsioni di qualche piazza ambientalista, ma che rischiano di fare danni importanti alle imprese italiane. Le aziende non sono il nemico, ma l’alleato nella transizione ecologica. A qualche ambientalista piacerebbe che girassimo tutti in bicicletta, ma saremmo anche tutti affamati a quel punto”.

AMBIENTE E TERMOVALORIZZATORE

Al punto 12 del programma del centrodestra, si parla di ambiente. Dalla piantumazione – il famoso milione di alberi da piantare di Berlusconi – alla salvaguardia dell’acqua, al riciclo dei rifiuti. Per un termovalorizzatore è caduto un governo e Cattaneo lo sa bene: “Ero relatore di quel provvedimento, il dl aiuti. Noi eravamo d’accordo, anche se era il Pd a proporlo. In assoluto è necessario lavorare di più e meglio sull’economia circolare. L’Italia è un Paese manifatturiero e può diventare leader nel mondo per queste pratiche. Io dico: meno ideologia e più pragmatismo”.

PNRR DA RIVEDERE

L’ultimo argomento, non meno delicato degli altri, è il Pnrr. Che per Cattaneo, come per Berlusconi, ha bisogno di “un’aggiustatina”. Lo accetterà l’Europa? “Il Pnrr – dice – ha qualche problema nel merito e nel metodo. Vogliamo negare che siamo già in ritardo negli obiettivi? E perché siamo in ritardo? Viene meno anche l’alibi che i soldi ci sono… ma questo Paese non riesce a spenderli, perché il codice appalti è farraginoso, perché le stazioni appaltanti degli 8 mila comuni non ce la fanno, perché persino le regioni faticano a stare dietro a questi ritmi”. Quindi, conclude Cattaneo, “o tagliamo la burocrazia, oppure gli obiettivi non si ottengono. Noi diciamo di rivedere il Pnrr innanzitutto nella modalità di spesa dei denari e poi per usare meglio la leva dei soldi pubblici. Da liberali vogliamo spalancare le porte ai privati in un’ottica sussidiarietà. Nel merito, poi… Se il Pnrr nasce da una risposta giusta dell’Europa ‘buona’ in tempo di pandemia, oggi c’è una crisi energetica che presuppone una pari, forse maggiore, emergenza. Se noi diciamo di ricalibrare il Pnrr diciamo una cosa giusta e in Europa nessuno può avere nulla da dire.

Vannia Gava

Gava (Mite): “A settembre pronto Piano nazionale dell’energia”

Energia, price cap, emergenza, rinnovabili. La sottosegretaria al ministero della Transizione ecologica e capo dipartimento Ambiente della Lega, Vannia Gava, ha raccontato a GEA cosa sta succedendo sul fronte più caldo di questi mesi, annunciando per le prime settimane di settembre la presentazione del Piano nazionale dell’Energia, su cui si sta ancora lavorando insieme a Confindustria.

Onorevole Gava, tetto al prezzo del gas. Il Pd lo propone all’italiana, il centrodestra segue invece l’idea di Draghi per fissarlo a livello europeo, Scaroni sostiene invece che non è risolutivo. A che punto stiamo a livello europeo? Se ne tornerà a discuterne?

“L’Unione europea si è impegnata dietro nostro input ad introdurre il price cap per l’inizio dell’autunno. I tecnici del ministero della Transizione ecologica stanno lavorando da tre mesi. Il gruppo di lavoro del Mite, insieme a quello dell’Ue, presenterà tra poche settimane la proposta per il tetto europeo al prezzo del gas”.

Le imprese, piccole e grandi, si lamentano già delle bollette. C’è il rischio di un lockdown energetico?

Gli aumenti delle bollette “hanno conseguenze drammatiche sulle aziende, come sulle famiglie” e questo “è un problema che ci siamo posti per tempo, già quasi un anno fa. Noi siamo partiti molto prima degli altri a fare una diversificazione delle fonti di approvvigionamento e ad oggi siamo in una situazione migliore rispetto agli altri Paesi. Abbiamo gli stoccaggi quasi all’80%, vogliamo scongiurare qualsiasi lockdown energetico. Per quanto riguarda le bollette siamo partiti da subito stanziando risorse per famiglie e imprese attraverso i vari decreti e continueremo a farlo con ulteriori contributi per abbassare i costi dell’energia. Dobbiamo dare una mano alle aziende a superare questo momento”.

Il sottosegretario Garofoli ha detto che il governo sta monitorando la crisi energetica. Con questi prezzi bisognerà intervenire pochi giorni dopo le elezioni per sterilizzare gli aumenti. Al ministero avete delle stime su quanto costerà?

“Queste sono politiche fiscali che sta attuando il MEF. Una misura che continueremo a proporre e mettere in campo come Lega sarà quella di sterilizzare l’IVA”.

Si parla di un piano di razionamento del gas. C’è un piano?

“Il Governo ha già dato le linee generali (un grado in meno, meno giorni…) che dovrebbe essere una regola di buon comportamento in generale anche al di là del periodo emergenziale. Stiamo lavorando e a inizio settembre presenteremo un Piano nazionale al quale stiamo lavorando insieme con Confindustria con dei livelli di intervento che cresceranno all’aumentare dell’emergenza”.

Invece di pensare a razionamenti non era il caso di spingere di più sulla produzione nazionale? Anche a giugno è calata rispetto allo scorso anno, nonostante decreti e moral suasion del ministro Cingolani.

“È necessario farlo: dobbiamo valorizzare e incrementare le estrazioni dai giacimenti nel nostro Paese. Il gas nazionale va potenziato perché è a km0. PD e M5S purtroppo anche nell’ultimo decreto non hanno voluto seguire questa direzione… Loro sempre contrari, noi vogliamo valorizzare ciò che abbiamo per essere sempre meno dipendenti dall’estero. La politica dei no e l’ambientalismo ideologico sono la causa dell’eccessiva dipendenza italiana fonti straniere, sono la ragione per cui oggi ci troviamo in una condizione drammatica”.

Confindustria chiede la sospensione dei certificati Ets, cioè l’acquisto dei certificati verdi, perché in questo momento di prezzi alle stelle è necessario sostenere le aziende. Si può fare?

“Ascolteremo, come abbiamo sempre fatto sin dallo scorso settembre solo noi della Lega, il grido di allarme di Confindustria e del mondo dell’imprenditoria che chiede la sospensione dei certificati Ets, cioè l’acquisto dei certificati verdi, perché in questo momento di prezzi alle stelle è necessario sostenere le aziende. Bisogna evitare che finiscano bruciati migliaia di posti di lavoro.
Bisogna fare di più e accelerare sulle fonti alternative e continuare a rilanciare, come stiamo facendo, la diffusione degli impianti di energia rinnovabile, semplificando e tagliando la burocrazia ideologizzata che da troppi anni tiene ostaggio lo sviluppo del settore”.

Giorgetti

Dal Mise 2 mld per contratti di sviluppo: “sostegni a chi riduce emissioni e consumi”

Rafforzate le linee di intervento dei contratti di sviluppo per sostenere gli investimenti delle imprese su tutto il territorio nazionale e i progetti industriali che, attraverso l’elettrificazione dei processi produttivi e l’utilizzo di idrogeno, consentano di ridurre le emissioni di CO2 e i consumi di energia.

Il Mise ha annunciato che destinerà 2 miliardi di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione, per finanziare ulteriori 101 progetti da realizzare per l’80% nel Mezzogiorno e il 20% nel Centro – Nord, come previsto dalla normativa europea. In particolare, 1,5 miliardi di euro sono dedicati alle domande dei contratti di sviluppo già presentate con la procedura ordinaria mentre 500 milioni di euro finanzieranno nuovi progetti per il rilancio industriale. A queste si aggiungono ancora le risorse stanziate dal Governo nel decreto legge ‘Aiuti bis’: 40 milioni nel 2022, 400 milioni nel 2023, 12 milioni per ciascun anno dal 2024 al 2030, con l’obiettivo di sbloccare ulteriori progetti.

I contratti di sviluppo, come dichiara il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, hanno un impatto “altamente produttivo per la nostra industria”. “Per questa ragione abbiamo investito moltissimo su questo strumento chiedendone più volte il rifinanziamento. I contratti di sviluppo – aggiunge il ministro – mettono in moto un percorso virtuoso che vede il moltiplicarsi degli investimenti privati incentivati dalle agevolazioni finanziarie con ricadute positive anche per la finanza pubblica. Ritengo che gli accordi di sviluppo, anche in futuro, rappresentino una strada fondamentale per la nostra economia e per l’innovazione dell’industria italiana che può diventare sempre più competitiva”.

A sostegno dell’economia e del tessuto produttivo del Paese, che hanno risentito dell’impatto del conflitto in Ucraina, il ministro Giorgetti ha inoltre firmato il decreto che applica ai contratti di sviluppo le disposizioni del temporary framework adottato dalla Commissione europea. Prevede un regime favorevole in materia di aiuti di Stato per i progetti di imprese che, non comportando un aumento della capacità produttiva complessiva, consentono una riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra delle attività industriali che attualmente fanno affidamento sui combustibili fossili come fonte di energia o materia prima ovvero a una riduzione sostanziale del consumo di energia nelle attività e nei processi industriali. Saranno pertanto agevolati gli investimenti industriali che perseguono uno dei seguenti obiettivi: la riduzione di almeno il 40% delle emissioni dirette di gas a effetto serra, mediante l’elettrificazione dei processi produttivi o l’utilizzo di idrogeno rinnovabile e di idrogeno elettrolitico in sostituzione dei combustibili fossili, oppure la riduzione di almeno il 20% del consumo di energia in relazione alle attività sovvenzionate. Un successivo provvedimento ministeriale stabilirà i termini di presentazione delle domande.

Sono soddisfatto per l’ulteriore risultato ottenuto in favore delle aziende danneggiate dagli effetti della guerra che ora potranno contare su altre misure che agevolano programmi e innovazioni per la tutela ambientale“, sottolinea Giorgetti. “Unendo le forze e utilizzando in maniera diversa gli strumenti a disposizione siamo in grado di sostenere meglio la nostra industria in un periodo particolarmente difficile, conclude il ministro.

Mario Draghi

Draghi: “Momento complesso. Con rigassificatori liberi da Russia nel 2024”

Una sfida dopo l’altra. Intervenendo al meeting di Rimini, il premier Mario Draghi, traccia il quadro delle numerose emergenze che affliggono il Paese, cominciando, naturalmente, dall’energia. “L’Italia – annuncia – ha raggiunto l’80% dello stoccaggio di gas, in linea con l’obiettivo del 90% entro l’autunno”, un traguardo importante che permetterà al Paese di diminuire ulteriormente le forniture da parte della Russia. I risultati degli “sforzi” del governo per l’indipendenza da Mosca, ricorda “sono già visibili. A differenza di altri Paesi europei, le forniture di gas russo in Italia sono sempre meno significative, e una loro eventuale interruzione avrebbe un impatto minore di quanto avrebbe avuto in passato“.

In pochi mesi, aggiunge, “abbiamo ridotto in modo significativo le importazioni di gas dalla Russia, un cambio radicale nella politica energetica italiana. Abbiamo stretto nuovi accordi per aumentare le forniture – dall’Algeria all’Azerbaigian. Gli effetti sono stati immediati: l’anno scorso, circa il 40% delle nostre importazioni di gas è venuto dalla Russia. Oggi, in media, è circa la metà”. Ma c’è di più. Secondo il presidente del Consiglio dei ministri se la costruzione dei due rigassificatori sarà realizzata nei tempi previsti, “l’Italia sarà completamente indipendente dal gas russo nell’autunno del 2024”.

Tuttavia, oggi “il costo del gas è più di 10 volte il suo valore storico”. “In Europa abbiamo spinto molto sul price cap ma alcuni Paesi temono che Mosca possa nuovamente interrompere le forniture e i frequenti blocchi di questi mesi hanno mostrato i limiti di questa posizione. Così ci troviamo con forniture incerte e prezzi esorbitanti“, puntualizza.

Uno scenario che, inevitabilmente, si ripercuote su famiglie e imprese: “Il notevole aumento dell’inflazione, partito dai costi dell’energia, si è trasmesso sul comparto alimentare” aggravando ancora di più la condizione delle categorie più a rischio, ammette il premier. Inoltre, “il rallentamento della crescita globale si ripercuote negativamente sulle esportazioni e le condizioni di accesso al credito cominciano a peggiorare, questo avrà sicuramente effetti sugli investimenti“.

La questione energetica va certamente di pari passo con l’emergenza siccità. E qui entrano in gioco il cambiamento climatico e l’aumento dell’utilizzo di fonti non rinnovabili per sopravvivere alla crisi, che ‘sospende’ quello delle rinnovabili. Come sottolinea Draghi, invece, è solo “accelerando sulla strada delle energie rinnovabili che si potrà combattere il cambiamento climatico“. Proprio quello che ultimamente si è “manifestato in modo minaccioso – riferisce il l’ex Bce – con fenomeni estremi sono sempre più comuni con conseguenze tragiche, penso al dramma della siccità, che ha colpito in particolare il bacino del Po; allo scioglimento dei ghiacciai come quello della Marmolada; ai violenti nubifragi“, aggiunge.

tubo

Arriva il primo tubo da giardino al mondo carbon neutral. Ed è italiano

La transizione ecologica passa anche dalle piccole cose. Come un tubo da giardino. Si chiama Fitt Force ed è il primo accessorio di questo genere al mondo totalmente carbon neutral, realizzato applicando i principi fondamentali dell’ecodesign, ovvero riduzione, riutilizzo, riciclo. È prodotto con un innovativo elastomero termoplastico (TPV), che permette di utilizzare il 50% in meno di materie prime e di ridurre del 43% le emissioni di CO2 rispetto alla produzione dei tradizionali tubi in Pvc. Ha un volume del 70% inferiore ai tubi da giardino presenti sul mercato ed è senza polivinilcloruro e plastificanti. L’idea, nata dall’azienda Fitt guidata dal ceo Alessandro Mezzalira – con sede centrale a Sondrigo (Vicenza) e siti produttivi in tutta Europa – è l’espressione concreta di un nuovo modello di sviluppo aziendale che, in questo caso, ha portato il gruppo, lo scorso anno, a diventare società benefit. Ma cosa significa? “Abbiamo cambiato lo statuto aziendale – dice a GEA Sarah Colpo, Group Brand Manager e Sustainability Officer – e ora, oltre agli obiettivi di profitto, vogliamo avere un impatto positivo sull’ambiente e sulla società. E’ cambiato completamente il modo di fare business ed è cambiata la nostra vision”. Già, la visione che, nel caso di Fitt “è altissima: rendere il mondo un posto migliore. E’ un percorso iniziato nel 2019 – dice Colpo – inserendo la sostenibilità” tra i capisaldi che guidano il modello di sviluppo. Si va dalla costituzione di “un comitato interno trasversale, che si riunisce ogni 15 giorni”, all’attenzione altissima verso “il benessere dei dipendenti”, che si traduce, ad esempio con 3 giorni alla settimana di smart working (la cui sperimentazione era iniziata prima della pandemia). Ma non solo. “Supportiamo le realtà del territorio – dice la manager – e in modo particolare attività che riguardano le donne, i giovani e le persone con disabilità”. L’azienda collabora, ad esempio, con la Fondazione Città della Speranza di Padova e con l’associazione Women for freedom, oltre a organizzare progetti educativi rivolti alle scuole medie, nelle quali “facciamo lezioni di sostenibilità”. E, ancora, grazie alla partnership con alcuni stakeholder, sono stati avviati progetti in diverse parti del mondo. A Dakar, in Senegal, Fitt ha contribuito alla realizzazione di una piscina sociale per 2mila bambini in grande povertà.

Il tubo da giardino – che è stato lanciato in Francia grazie a un accordo con Leroy Merlin e in Italia è disponibile online – è stata una sperimentazione, ma il successo ha spinto l’azienda a proseguire lungo questa strada. L’obiettivo, dice Colpo, “è raggiungere la carbon neutrality per tutti gli stabilimenti italiani al 2025 e per tutti gli stabilimenti del gruppo entro il 2030”. Intanto, però, la linea è già stata tracciata. “Dal 1° luglio 2021, in tutti gli stabilimenti italiani il 100% di energia elettrica acquistata è infatti ricavata da fonti rinnovabili– racconta la manager di Fitt – e vogliamo raggiungere l’indipendenza energetica grazie al fotovoltaico”. Necessità, spiega, che “è stata accelerata dalla crisi geopolitica attuale”. Inoltre, per quanto riguarda l’utilizzo di materia prima seconda, ogni anno Fitt impiega più di 8.000 tonnellate di granulo di Pvc rigenerato, il 30% del quale proviene da processi di trasformazione sviluppati internamente – con il riuso totale dei propri scarti di produzione – e il restante 70% deriva da scarti di altri mercati, come l’automotive e l’edilizia. 

In attesa di azzerare la propria impronta di carbonio, il gruppo compensa le proprie emissioni di Co2 con l’acquisto di crediti certificati. Nel caso del tubo da giardino, la compensazione è avvenuta attraverso con carbon credit certificati da Gold Standard, generati dal progetto Water is Life che porta acqua potabile, sicura e pulita alle famiglie che vivono nel villaggio di Betsingilo, una delle zone più povere di tutto il Madagascar. Ogni FITT Force carbon neutral compensa 8 kg di CO2 e porta 10 litri di acqua potabile in Madagascar. Dal 2023 e fino al 2025 saranno presentati altri due prodotti carbon neutral in Europa e due negli Stati Uniti

zimbabwe

Tricicli a energia solare di Mobility for Africa per la svolta rurale dello Zimbabwe

Per anni, il modesto allevamento di pollame di Danai Bvochora in Zimbabwe è stato un fallimento. Quasi tutto il denaro guadagnato dalla vendita delle uova serviva a pagare il taxi collettivo per il mercato. Fino a quando un triciclo elettrico color ruggine, simile a un ciclomotore alloggiato in un rimorchio aperto, alimentato a energia solare, ha cambiato tutto questo. “Abbiamo un grande peso sulla testa. Il triciclo alleggerisce il peso“, sorride il 47enne agricoltore di Domboshava, vicino alla capitale Harare, prima di un percorso accidentato di otto chilometri sul mezzo.

Lo usiamo persino per andare a messa“, spiega entusiasta Danai, ricordando che un viaggio per andare a prendere il grano per i suoi polli costava l’equivalente di 12 dollari. Ora caricare il suo triciclo ogni quindici giorni costa l’equivalente di 2,5 dollari. “Adesso le mie galline mi fanno guadagnare“, dice la madre, che fa parte di un gruppo di donne di questa zona, nota per le sue colline panoramiche e le sue rocce giganti, che l’anno scorso ha ricevuto un triciclo finanziato dall’Unione Europea per aiutare i piccoli agricoltori.

Assemblati ad Harare dall’impresa sociale Mobility for Africa, i tre ruote esistono in Zimbabwe da tre anni, dice la fondatrice Shantha Bloemen. “All’inizio eravamo molto soli“, racconta, “e il team ha dovuto convincere gli investitori che il progetto era fattibile. All’epoca nessuno parlava di mobilità elettrica in Africa e ancor meno di aiutare le donne nelle campagne“, spiega.
Oggi punta a triplicare rapidamente la flotta di 88 veicoli e le tre stazioni a energia solare. Qui i conducenti possono sostituire la batteria al litio con una completamente carica e far riparare gratuitamente i tricicli in caso di rottura.

Alcuni dei veicoli, soprannominati Hamba o “andare avanti” nella lingua locale Ndebele, sono stati acquistati dall’Ue e poi dati alla popolazione, mentre altri vengono noleggiati per cinque dollari al giorno. Phyllis Chifamba, 37 anni, usa il suo ‘vas-y’ noleggiato come taxi. Accompagna i malati alla clinica, le donne incinte agli appuntamenti di controllo e i contadini a fare la spesa. “In questo modo posso sfamare la mia famiglia e pagare la scuola ai miei quattro figli”.

Mobility for Africa sogna di trasferirsi in altre zone del Paese. “Se riuscissimo a risolvere il problema dei trasporti, le economie rurali funzionerebbero. I piccoli agricoltori potrebbero andare sul mercato con più prodotti“, dice Shantha Boemen. L’economia dello Zimbabwe, gravemente depressa negli ultimi due decenni, soprattutto nelle aree rurali, è trainata principalmente dal settore informale, come queste contadine di Domboshava.

(Photo credits: Jekesai NJIKIZANA / AFP)

Francesco Bettoni

Ricarica a induzione dinamica pronta a diventare realtà in Brebemi

Trasformare le problematiche in opportunità: una filosofia da sempre vincente nel mondo della transizione ecologica, che spesso dà anche lo slancio per produrre soluzioni rivoluzionarie. Ne è un ottimo esempio la tecnologia Dwpt (Dynamic Wireless Power Transfer) testata con successo sulla A35 Brebemi. Se i veicoli elettrici potranno presto usufruire di una ricarica ad induzione dinamica finché viaggiano in autostrada, mediante l’azione di apposite spire posizionate sotto l’asfalto, il merito è anche delle prescrizioni imposte dalle autorità alla concessionaria. “Quando abbiamo vinto la gara europea per ottenere la concessione – spiega Francesco Bettoni, presidente di A35 il Cipe ha avanzato una serie di prescrizioni da rispettare per ridurre le emissioni di CO2”. Attraversando trasversalmente il cuore del corridoio padano, infatti, l’autostrada Brebemi si trova in una delle aree più a rischio inquinamento del Paese. “Per risolvere il problema abbiamo pensato subito al pantografo, storicamente utilizzato dai mezzi di trazione ferroviaria o tranviaria – prosegue Bettoni – salvo poi individuare insieme al Politecnico di Milano e la Concedente altre due soluzioni: doppio binario e Dwpt, appunto”. Solo dopo mesi di studio quest’ultima possibilità è emersa come la più performante. “A quel punto si trattava di fare una sperimentazione e in quelle che inizialmente dovevano essere due aree di servizio lungo l’autostrada abbiamo realizzato l’Arena del Futuro”, ricorda Bettoni.

Si tratta di un rivoluzionario circuito di 1050 metri, alimentato con una potenza elettrica di 1Mw. Brebemi si è quindi circondata di una serie di player leader nei rispettivi settori: Electreon, ABB, Fiamm Energy Technology, Iveco, Mapei, Pizzarotti, Prysmian, Stellantis, Tim, Università Roma Tre, Università di Parma, Vigili del Fuoco e Polizia Stradale. “I test ci hanno permesso di passare dalla corrente alternata a quella continua”, spiega il presidente Bettoni. “Dal 3 dicembre ci siamo dedicati alla fase di sperimentazione e lo step successivo è stata la presentazione al mondo, lo scorso 10 giugno. Abbiamo verificato che il sistema funziona perfettamente sia per i veicoli leggeri che per quelli pesanti, tramite l’impiego di una 500 elettrica e di un bus Iveco. Ora si punta a comparare gli effetti della ricarica sui vari tipi di motore e i relativi costi, ma già a ottobre contiamo di avere i primi risultati della sperimentazione”.

A dispetto di uno sviluppo arrivato attraverso lunghe ricerche ad hoc, la tecnologia Dwpt ha nella semplicità un altro punto a suo favore. Per ricaricarsi con questa tecnologia, infatti, i veicoli necessiteranno di un apposito ricevitore perfezionato durante le sperimentazioni all’interno dell’Arena del Futuro. “Fortunatamente non sarà un problema – precisa Bettoni – perché sia i veicoli full electric che quelli plug-in sono già costruiti in modo da rendere facile l’aggancio dei receiver. Da gennaio, inoltre, Stellantis uscirà con veicoli già attrezzati”.

E se il progetto di Brebemi ha avuto origine dalla necessità di limitare le emissioni di CO2, ora la concessionaria è decisa a perseguire questo obiettivo anche tramite l’utilizzo di energia al 100% rinnovabile. “Sfrutteremo il primis il fotovoltaico, attraverso una serie di parchi realizzati lungo l’autostrada, ma non solo”, spiega Bettoni. “Il tema delle rinnovabili è di fondamentale importanza per noi, insieme alla tecnologia Dwpt”. L’idea di Brebemi, a questo punto, è quella di proporre la ricarica dinamica come servizio supplementare agli utenti. “Le modalità di fruizione e pagamento sono in fase di valutazione – precisa il presidente di A35 – ma tramite l’impiego di un contatore e di trasferimenti elettronici l’utilizzo risulterà semplicissimo”. La possibilità di ricaricare il proprio veicolo in modalità dinamica, infine, non è l’unica rivoluzione a cui è pronta a dare il via la sperimentazione all’Arena del Futuro. La partnership con Tim e l’applicazione dell’internet of things al contesto autostradale sarà presto in grado di generare un’interconnessione tra mezzi e rete. “L’obiettivo, in questo senso, è migliorare la sicurezza futura, applicando il 5G”, spiega Bettoni. Un ulteriore passo verso una guida più connessa e intelligente, insomma, che presto potrà anche trasformarsi in autonoma.