Zelensky a Roma vede Meloni e Mattarella. La premier: “Occidente diviso miglior regalo a Mosca”

Un Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero “il miglior regalo che potremmo fare a Mosca”. Nel bilaterale con Volodomyr Zelensky, Giorgia Meloni torna ad appellarsi all’unità non solo del Continente ma anche dell’Atlantico. In visita a Roma, il presidente ucraino dopo aver visto la premier si sposta al Quirinale per incontrare il Capo dello Stato.

Meloni ribadisce il sostegno a 360 gradi a Kiev: “un dovere e una necessità”, sottolinea, avvertendo come sia in gioco la sicurezza di tutta l’Europa. Un messaggio ribadito pochi minuti dopo da Sergio Mattarella: “L’Italia sarà sempre al fianco dell’Ucraina”, assicura il presidente della Repubblica. A Palazzo Chigi, Meloni annuncia che l’Italia avvierà una produzione congiunta con Kiev nel comparto della difesa e in particolare sui droni, settore nel quale, sottolinea, “l’Ucraina in questi anni è diventata una nazione guida”. La guerra “è cambiata”, spiega Zelensky, convinto che senza una difesa veramente solida nessuno possa “sentirsi al sicuro”. Per questo, ribadisce, “è importante l’interesse dell’Italia sul ‘Drone deal'”. Ma per il presidente i due Paesi dovrebbero lavorare insieme anche sui sistemi aggiuntivi di contraerea: “La Russia ha continuato gli attacchi anche a Pasqua con centinaia di droni Shahed, abbiamo bisogno assolutamente di sistemi aggiuntivi, di contraerea, per noi sono vitali”, si appella.

Durante l’inverno appena trascorso, particolarmente rigido, l’Italia ha fornito a Kiev caldaie industriali e generatori elettrici per far fronte ai black out dovuti ai continui attacchi russi sulle infrastrutture energetiche. Bombardare strutture civili è stato particolarmente crudele da parte della Russia, mettono in luce Zelensky e Mattarella al Colle, secondo quanto si apprende. Ora, informa la premier, l’Italia si sta concentrando sull’invio di macchinari medici, specialmente per i reparti di maternità.

L’appoggio al Paese attaccato continuerà anche per garantire l’erogazione del sostegno finanziario che è stato deciso dal Consiglio europeo, fondamentale per garantire la sopravvivenza dell’Ucraina perché “chiaramente un’eventuale crisi finanziaria di Kiev produrrebbe danni incalcolabili anche per l’intera stabilità europea”, avverte la prima ministra. Il tema, secondo quanto filtra, è stato affrontato anche nel faccia a faccia Zelensky-Mattarella.

Per Meloni, tenacia dell’Ucraina e sostegno convinto dell’Occidente sono i fattori che hanno consentito che oggi esistano le condizioni per lavorare alla pace e impedito alla Russia di “realizzare il disegno che si era prefissata”: “Invadere l’intera nazione, farla capitolare in pochi giorni, installare un governo fantoccio al posto di quello democraticamente eletto dagli ucraini”.  Zelensky ringrazia Roma per il rispetto verso l’indipendenza e l’integrità territoriale del suo Paese: “Il rispetto è importante quanto la sicurezza. Quando persone e Stati sono rispettati e la sicurezza garantita, possono esistere relazioni veramente dignitose e può essere garantita una vita normale”, scandisce. Rivolto a Mattarella, il presidente ucraino non dimentica di elogiarne la fermezza nel condannare l’aggressione russa. E chiude con un appello: “Non basta che la guerra finisca. Deve finire con una pace giusta”.

Incontro Cirielli-Paramonov diventa un caso. Tajani: “Non abbiamo rotto le relazioni con Mosca”

Maria Elena Ribezzo

 

L’incontro tra Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri in quota Fratelli d’Italia, e l’ambasciatore russo Aleksej Vladimirovichc Paramonov, imbarazza il governo e diventa un caso.

Se le le opposizioni parlano di gioco delle parti e gridano alle dimissioni del vice di Antonio Tajani, il ministro degli Esteri davanti alle telecamere tenta di stemperare le polemiche e ricorda: “Non abbiamo rotto relazioni diplomatiche con la Federazione Russa”, precisando che in Russia operano anche 340 imprese italiane. Il colloquio, avvenuto diverse settimane fa, a detta del vicepremier è servito a ribadire la posizione italiana e “non si è svolto in segreto” ma al ministero degli Esteri e alla presenza di funzionari della Farnesina.

Intervistato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti, il mese scorso, l’ambasciatore di Mosca aveva accusato Meloni di “adottare la condotta dello struzzo“, fingendo cioè che “l’assenza di cooperazione e di dialogo con la Russia non stia avendo alcun tipo d’impatto sull’Italia“. Il senatore di Azione Marco Lombardo ricorda però che Cirielli aveva già incontrato in passato esponenti del governo georgiano filo-russo, nonostante “tutte le critiche che avevamo presentato dalle opposizioni per un regime che opprime il popolo georgiano per le sue posizioni pro-Ue“. In quell’occasione la Farnesina e il Governo “erano informati“, scrive su X il senatore, accusando l’esecutivo di creare deliberatamente un cortocircuito rispetto al tema delle relazioni con la Russia: “A parole sono tutti dalla parte dell’Ucraina e delle sanzioni alla Russia, ma nei fatti sono il ventre molle della Russia in Europa”. Il partito di Carlo Calenda, inoltre, chiede in un’interrogazione al ministro degli Esteri “quale fosse il fine dell’incontro, quali temi siano stati affrontati, quale previa autorizzazione o intesa vi fosse tra il Viceministro Cirielli e il Ministro degli esteri e il Presidente del Consiglio; se il ministro non ritenga che, ove l’iniziativa non sia stata preventivamente autorizzata, il viceministro Cirielli debba rassegnare le dimissioni e, ove sia stata invece autorizzata, se il ministro non ritenga che il Governo debba immediatamente riferire al Parlamento le ragioni di questa scelta così equivoca e compromettente, ben diversa dalla normale routine diplomatica con un Paese sottoposto a sanzioni per una guerra di aggressione“.

La vicenda lascia “sconcertati” per il responsabile Esteri di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, che domanda al governo di spiegare per quale motivo un esponente di spicco del partito della premier voglia “riavvicinarsi a Mosca“: “Non so quale delle due ipotesi che circolano sia la peggiore, se Cirielli ha agito di sua iniziativa o se, come egli stesso sostiene, l’incontro era noto alla Farnesina. In ogni caso di ‘prassi’ non c’è proprio nulla e Cirielli farebbe bene a lasciare l’incarico“, sottolinea Scalfarotto, ricordando che la Russia è “un paese invasore, che rifiuta la pace, e che ha più volte tenuto posizioni aggressive nei confronti del nostro paese“.

Sulla vicenda, il Partito democratico presenta un’interpellanza urgente a Meloni e Tajani. L’iniziativa, promossa dai deputati democratici della commissione Esteri della Camera impegna il Governo a chiarire tre questioni: se possa fornire una ricostruzione puntuale dell’incontro tra Cirielli e Paramonov, indicando con precisione la data, il luogo, le modalità di svolgimento e i principali temi trattati nel corso del colloquio; se e con quali modalità premier e vicepremier siano stati informati dell’incontro e dei suoi contenuti; se l’esecutivo ritenga che l’incontro, pur rientrando nelle normali prassi diplomatiche, sia “coerente con la linea politica ufficiale dell’Italia nei confronti della Russia” e con gli impegni internazionali assunti nell’ambito dell’Unione europea, e se intenda assumere iniziative volte a garantire una piena trasparenza parlamentare in merito a tali interlocuzioni future.

Dagli Usa via libera all’acquisto di petrolio russo già in transito. Ue: “A rischio sicurezza”

Via libera da parte degli Stati Uniti a un allentamento – seppur temporaneo – alle sanzioni sul petrolio russo. L’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro Usa ha concesso alla Mosca l’autorizzazione alla consegna e alla vendita di petrolio greggio e prodotti petroliferi caricati sulle navi già in transito a partire dal 12 marzo 2026 e fino al prossimo 11 aprile.

Il presidente degli Stati Uniti, scrive il segretario Scott Bessent su X, “sta adottando misure decisive per promuovere la stabilità nei mercati energetici globali e si sta impegnando per mantenere bassi i prezzi, affrontando al contempo la minaccia e l’instabilità rappresentate dal regime terroristico iraniano”. Quindi, per aumentare la portata globale dell’offerta esistente, “sta concedendo un’autorizzazione temporanea per consentire ai paesi di acquistare Petrolio russo attualmente bloccato in mare. Questa misura, circoscritta e di breve durata, si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione”.

Gongola il Cremlino, che secondo la Commissione europea, ha guadagnato 150 milioni di dollari al giorno in entrate aggiuntive dalle vendite di petrolio dall’inizio del conflitto in Mediorienteil che rende probabilmente la Russia il più grande beneficiario di questo conflitto”, spiega un portavoce. Secondo Mosca, la decisione degli Usa “rappresenta un tentativo di stabilizzare i mercati energetici”. “I nostri interessi coincidono”, assicura il ​​portavoce presidenziale Dmitry Peskov, secondo il quale “senza volumi significativi di petrolio russo, la stabilizzazione del mercato è impossibile”.

Sul fronte europeo la situazione è tesa. Da Parigi, dove ha incontrato il capo dello Stato, Emmanuel Macron, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky si dice certo che la decisione di Donald Trump “rafforzerà la posizione della Russia”. Un singolo allentamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti “potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari in fondi di guerra. Questo certamente non contribuisce alla pace”, lamenta. Il capo dell’Eliseo ribadisce la decisione del G7 di non “rivedere” la propria politica di sanzioni contro Mosca.

I vertici europei restano fermi sulle proprie posizioni. Per il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, “è motivo di grande preoccupazione, in quanto ha un impatto sulla sicurezza europea. L’aumento della pressione economica sulla Russia è decisivo affinché accetti un negoziato serio per una pace giusta e duratura. L’allentamento delle sanzioni, al contrario, aumenta le risorse russe da destinare alla guerra di aggressione contro l’Ucraina”. L’esecutivo comunitario rimarca quanto già ribadito dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e cioè che le sanzioni “devono restare in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi”.

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo

Alta tensione tra Roma e Mosca su attacco hacker sventato. Zakharova: “Da Tajani solo calunnie”

Scintille Roma-Mosca, dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sul tentativo di un massiccio attacco hacker, di matrice russa, a una serie di sedi del Ministero degli Esteri, a cominciare da Washington, e di siti di Milano-Cortina: “Abbiamo anticipato un attacco perché si stava preparando a questa azione”, ha spiegato ieri.

Parole non gradite dalla Russia, che interviene prima tramite l’ambasciata a Roma, poi con la portavoce del ministro degli Esteri Lavrov, Maria Zakharova, che parla di “dichiarazioni senza prove”, quindi di “calunnie“. “Forse qualcuno dubita che la Russia sia colpevole sempre e in tutto? Anche dello scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi italiane, del maltempo in Sicilia, delle malattie dei pini romani, del calo di pesci spada nelle acque nostrane del Mediterraneo, nonché delle zanzare italiane incattivite? Ma come tireremmo avanti, se la Russia non esistesse?“, ironizza sui social l’ambasciata russa in Italia.

La Farnesina tenta di smorzare i toni facendo filtrare che “L’Italia non ha alcun pregiudizio contro la Russia, non è in guerra con la Russia, ma condanna la violazione del diritto internazionale prodotta dall’invasione dell’Ucraina”. Il ministero degli Esteri conferma che l’attacco proveniva dagli hacker filorussi di Noname057(16), che l’hanno rivendicato, ma sposta l’attenzione sulla guerra in Ucraina: “E’ una guerra che la Russia sta continuando a portare avanti uccidendo cittadini ucraini e distruggendo installazioni elettriche, ospedali e strutture civili”, spiegano le fonti diplomatiche, ribadendo che “L’Italia sostiene tutte le iniziative di pace favorite dagli USA e rivolge un appello alle autorità russe a negoziare con spirito costruttivo al tavolo delle trattative”.

Intanto, da diversi giorni una flotta russa staziona nel Mar Tirreno, davanti alle coste della Sardegna, in acque internazionali. “L’Operazione Mediterraneo Sicuro prosegue senza soluzione di continuità con attività di controllo ravvicinato delle navi militari della Federazione Russa e delle unità mercantili della cosiddetta ‘flotta ombra’ presenti nel Mediterraneo“, fa sapere la marina militare su X. “L’azione di sorveglianza è assicurata in maniera integrata da unità navali, elicotteri imbarcati e a terra e velivoli da pattugliamento marittimo. Una presenza costante a tutela della sicurezza e della stabilità degli spazi marittimi”, viene assicurato.

Ucraina, Zelensky vede Trump e sferza l’Europa. Oggi primo trilaterale Usa-Russia-Kiev

Striglia l’Europa, considerata “frammentata” e senza una vera volontà politica contro la Russia di Putin. E annuncia il primo trilaterale Ucraina-Russia-Usa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è il protagonista della quarta giornata del forum economico di Davos, in Svizzera. Appena arrivato vede il presidente americano Donald Trump, con cui ha avuto un colloquio “produttivo e sostanziale”. “Buon incontro, la guerra deve finire. Vediamo che cosa accade in Russia”, ha commentato lo stesso Trump. “La guerra deve finire”, ha ribadito a chi gli chiedeva quale messaggio volesse trasmettere al presidente russo Vladimir Putin.

A riprova della rinnovata ‘concordia’ lo stesso Zelenzky conferma in conferenza stampa che i due hanno raggiunto un’intesa sui termini delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. “Le garanzie di sicurezza sono pronte”, ha dichiarato il leader ucraino, aggiungendo che “il documento deve essere firmato dalle parti, dai presidenti, e poi passerà ai parlamenti nazionali”. Il nodo restano i territori, ovvero il Donbass.

Stesso punto irrisolto che emerge da Mosca, dal colloquio tra l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e il presidente russo Vladimir Putin. “Penso che siamo arrivati a un unico problema, e ne abbiamo discusso le iterazioni, e questo significa che è risolvibile. Quindi, se entrambe le parti vogliono risolvere la questione, la risolveremo”, ha spiegato Witkoff. L’incontro, conferma il Cremlino, è stato “sostanziale, costruttivo e franco”, ha commentato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov.

Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri, ha definito i colloqui “importanti”. Secondo Ushakov, le parti hanno confermato che senza una soluzione della questione territoriale attraverso la “formula di Anchorage”, non vi è alcuna speranza di una soluzione a lungo termine. La Russia, come ha sottolineato l’assistente presidenziale, resta concentrata su una risoluzione “politica e diplomatica del conflitto”, ma finché non saranno raggiunti accordi, continuerà a perseguire gli obiettivi del Distretto militare strategico “sul campo di battaglia”, dove mantiene l’iniziativa strategica.

Oggi si terrà il primo incontro trilaterale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. La delegazione russa sarà guidata da Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello Stato maggiore. Parallelamente si terrà un incontro tra i presidenti del gruppo bilaterale per gli affari economici Russia-UsA, Kirill Dmitriev e Steve Witkoff.

Dal trilaterale però, resta esclusa l’Europa, verso cui il presidente ucraino ha lanciato una forte accusa dal palco di Davos. L’Europa è un “caleidoscopio frammentato di piccole e medie potenze” e sembra “persa” nel tentativo di convincere Donald Trump a costringere la Russia a porre fine alla sua guerra. E ancora: “Invece di assumere un ruolo guida nella difesa della libertà in tutto il mondo, soprattutto quando l’attenzione dell’America si sposta altrove, l’Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare idea”, ha affermato. E’ il momento, per Zelensky, di “avere una difesa comune, è il momento di agire”, ha esortato il leader ucraino citando il film ‘Il giorno della marmotta’.  “Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni”, ha spiegato accusando l’Europa di immobilismo.

Il Presidente Trump ha guidato un’operazione in Venezuela e Maduro è stato arrestato. Mi dispiace ma Putin invece non è sotto processo e questo è il quarto anno della guerra più grande in Europa dalla seconda guerra mondiale e l’uomo che l’ha iniziata non solo è a piede libero ma sta ancora combattendo per i suoi asset congelati in Europa”, ha incalzato. Proprio sugli asset russi “l’Europa non ha nemmeno cercato di costruire la propria risposta” alle minacce russe. “Grazie a Ursula, grazie ad Antonio Costa e a tutti i leader europei, ma quando arriverà il momento di usare quegli asset per difenderci dall’aggressione russa?”, ha chiesto presidente ucraino. “Putin è riuscito a fermare l’Europa da usare quegli asset congelati.” 

Ucraina, Putin: “Idea Ue sull’uso degli asset russi è una rapina”. E avverte: “Ci saranno conseguenze”

I tentativi dell’Unione Europea di appropriarsi dei beni russi non sono furti, ma una vera e propria rapina. Lo ha affermato il presidente russo Vladimir Putin durante la conferenza stampa di fine anno trasmessa sulla tv russa. Furto è una definizione inappropriata. Il furto è il furto segreto di proprietà. Ma qui cercano di farlo apertamente; è una rapina”, ha detto, secondo quanto riportano le agenzie di stampa ufficiali.

Secondo il presidente, gli europei non sono in grado di portare a termine questa “rapina” perché le conseguenze potrebbero essere “disastrose per i rapinatori stessi”. “Cosa comporta? Innanzitutto, non è facile da realizzare. Dopotutto, non hanno annunciato che avrebbero semplicemente derubato e preso tutto; una delle idee è quella di emettere un prestito garantito dai nostri beni. Ma cosa significa emettere un prestito? Ha conseguenze per il bilancio di ogni Paese; aumenta il debito pubblico di ogni Paese”, ha osservato il leader russo.

Il leader del Cremlino ha anche espresso “soddisfazione” per le recenti conquiste territoriali del suo esercito in Ucraina, assicurando che le forze russe “stanno avanzando su tutto il fronte”, mentre gli Stati Uniti stanno compiendo intensi sforzi diplomatici per porre fine alla guerra. “Le nostre truppe stanno avanzando su tutta la linea di contatto (…), il nemico sta arretrando in tutte le direzioni”, ha dichiarato Putin all’inizio della sua grande conferenza stampa annuale.

Il leader del Cremlino ha poi confermato la disponibilità della Russia a negoziare sull’Ucraina sulla base delle sue tesi, delineate dal Ministero degli Esteri russo nel 2024. “Ne abbiamo sempre parlato anche noi; siamo pronti e disposti a porre fine a questo conflitto in modo pacifico, sulla base dei principi che ho delineato lo scorso giugno al Ministero degli Esteri russo e affrontando le cause profonde che hanno portato a questa crisi”, ha osservato Putin. In ogni caso, ha ricordato, non c’è “alcuna volontà da parte di Kiev di discutere la questione territoriale”.

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Ucraina, promessa mantenuta: Ue sblocca 90 miliardi per Kiev. Ma salta uso asset russi

E’ arrivato nella notte l’accordo dell’Unione europea per il finanziamento degli sforzi bellici dell’Ucraina per almeno due anni attraverso un prestito comune di 90 miliardi di euro, ma senza ricorrere agli asset russi, in merito ai quali l’intesa è saltata. I leader dei 27 Stati membri dovevano trovare a tutti i costi una soluzione duratura per Kiev, che rischiava di rimanere senza fondi già nel primo trimestre del 2026. Si erano impegnati a garantire il sostegno finanziario e militare essenziale dopo la chiusura del rubinetto americano decisa dal presidente Donald Trump.

“È un messaggio decisivo per porre fine alla guerra, perché (Vladimir) Putin farà concessioni solo quando capirà che la sua guerra non gli porterà alcun vantaggio”, ha assicurato il cancelliere tedesco Friedrich Merz al termine dell’accordo raggiunto nel cuore della notte a Bruxelles. Il leader tedesco ha sempre spinto per l’utilizzo dei beni russi congelati in Europa per finanziare il prestito e ha lasciato Bruxelles senza aver ottenuto ciò che voleva, oltre ad essere stato costretto ad accettare un rinvio della firma di un accordo di libero scambio con i paesi sudamericani del Mercosur, ottenuto dalla Francia e dall’Italia.

“Si tratta di un sostegno importante che rafforza davvero la nostra resilienza”, ha commentato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che si era recato a Bruxelles per ribadire con forza il suo messaggio, ringraziando i leader europei. “È importante che i beni russi rimangano congelati e che l’Ucraina abbia ricevuto una garanzia di sicurezza finanziaria per gli anni a venire”, ha scritto sul social network X. Anche senza gli asset, l’Ucraina ha comunque la certezza di disporre dei fondi necessari, mentre i combattimenti continuano nonostante le intense trattative in corso.

In mancanza di un accordo sul ricorso ai beni della banca centrale russa, totalmente inedito e ad alto rischio, i 27 si sono accordati su un prestito comune. “Ci siamo impegnati e abbiamo mantenuto la promessa”, ha dichiarato alla stampa il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha guidato i lavori del vertice.

“Garantire 90 miliardi di euro a un altro Paese per i prossimi due anni, non credo che sia mai successo nella nostra storia”, ha affermato il primo ministro danese Mette Frederiksen, il cui Paese detiene la presidenza del Consiglio dell’UE fino alla fine dell’anno. Ora “tornerà utile parlare con Vladimir Putin”, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni per essere arrivati a “una soluzione sostenibile sul piano giuridico e su quello finanziario. Sono contenta che abbia prevalso il buon senso, che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie, ma con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e sul piano finanziario”.

Il fabbisogno finanziario di Kiev è stato stimato in 137 miliardi di euro, di cui l’Ue si impegna a coprire i due terzi, ovvero 90 miliardi. Il resto dovrà essere garantito dagli altri alleati dell’Ucraina, come la Norvegia o il Canada. I 27 concederanno a Kiev un prestito a tasso zero, finanziato dal bilancio dell’Unione europea, che l’Ucraina dovrà rimborsare solo se la Russia le pagherà i risarcimenti, ha precisato alla stampa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Dopo lunghe discussioni”, è chiaro che il ricorso ai beni russi “richiede ulteriore lavoro”, ha riconosciuto nella notte tra giovedì e venerdì un funzionario europeo, sotto copertura di anonimato.

Da settimane l’accordo era bloccato dalla forte riluttanza del Belgio, dove si trova la maggior parte di questi beni congelati, pari a circa 210 miliardi di euro. L’idea era quella di utilizzarli per finanziare un “prestito di risarcimento” di 90 miliardi a favore dell’Ucraina. Ore di trattative, prima tra diplomatici e poi a livello di leader europei, riuniti giovedì sera in conclave, non hanno permesso di raggiungere un compromesso.

Già in ottobre il primo ministro belga Bart De Wever aveva chiesto ai suoi partner garanzie quasi illimitate per scongiurare il rischio di un rimborso anticipato o di ritorsioni russe. E se gli altri paesi dell’Ue si sono detti pronti a dare prova di solidarietà, per loro era comunque fuori discussione firmare un assegno in bianco al Belgio. “I giochi sono fatti, tutti sono sollevati”, ha dichiarato il capo del governo belga al termine del vertice.

“La legge e il buon senso hanno ottenuto una vittoria per il momento”, ha scritto su Telegram Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino per le questioni economiche. E’ fallito, aggiunge, un “un uso illegittimo dei beni russi per finanziare l’Ucraina”.

L’accordo sul prestito è stato raggiunto dai 27, ma l’operazione sarà realizzata solo dai 24, con l’esclusione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, tre paesi riluttanti a sostenere finanziariamente l’Ucraina. Giovedì il presidente americano ha nuovamente mostrato impazienza, invitando l’Ucraina ad “agire rapidamente”, prima che la Russia “cambi idea”.

Meloni: “Su asset russi serve base giuridica solida. Non invieremo soldati in Ucraina”

L’Italia non fa mancare l’appoggio per il congelamento dei beni russi ma non avalla, ancora, nessuna decisione sul loro utilizzo. Lo mette in chiaro Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Parlamento prima del consiglio europeo di domani e dopodomani. La premier evoca la necessità di una “base giuridica solida”: “Non perché qui siamo amici di Putin, anzi l’esatto contrario: se la base giuridica di questa iniziative non fosse solida regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del conflitto”, spiega.

Bisogna “sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi, perché è giusto che sia Mosca a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta“, sottolinea la presidente del Consiglio. Nell’approvare il regolamento sul blocco dei beni, chiarisce di aver voluto ribadire un principio fondamentale: “decisioni di tale portata giuridica, finanziaria e istituzionale – come anche quella dell’eventuale utilizzo degli asset congelati – non possono che essere prese al livello dei leader“.

Il cammino verso la pace, dal punto di vista di Roma, non può prescindere dal legame tra Europa e Stati Uniti, che “non sono competitor in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla loro differente posizione geografica”, osserva Meloni. Ma anche dal rafforzamento della posizione negoziale ucraina e dalla tutela degli interessi dell’Europa, che “per il sostegno garantito dall’inizio del conflitto, e per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati e il mantenimento della pressione sulla Russia, ovvero la nostra capacità di costruire deterrenza, di rendere cioè la guerra non vantaggiosa per Mosca”, avverte.

Il nodo dei territori, le quattro regioni ucraine dichiarate annesse dalla Russia alla fine del 2022 e oggi sotto controllo ucraino, “è chiaramente lo scoglio più difficile da superare nella trattativa”, afferma Meloni, invitando a “riconoscere la buona fede del presidente ucraino, che è arrivato a proporre un referendum per dirimere questa controversia, proposta, però, respinta dalla Russia”. In ogni caso, sul tema, insiste, “ogni decisione dovrà essere presa tra le parti e nessuno può imporre da fuori la sua volontà”. Per la prima ministra, la Russia “si è impantanata in una durissima guerra di posizione a costo di enormi sacrifici”. È importante quindi “mantenere la pressione economica” su Mosca, scandisce, confermando che “l’Italia non invierà soldati in Ucraina”.

Ucraina, Mosca non cede su Donbass e truppe Nato. E smentisce Trump: “Non ha sentito Putin”

Nuovo incontro, forse a Miami, nel fine settimane tra Usa e Ucraina, “con gruppi di lavoro e personale militare che esamineranno le mappe”. Ad anticiparlo è Axios citando alcune fonti americane. Le parti hanno fatto progressi sulle garanzie di sicurezza per Kiev ma il nodo dei territori non è stato sciolto. Secondo Axios, i funzionari ucraini e europei sono rimasti “sorpresi” dalla disponibilità degli Stati Uniti a offrire molte garanzie in materia di sicurezza.

Dal canto suo la Russia respinge le richieste di una tregua natalizia, chiude alla presenza di truppe Nato in Ucraina e rifiuta qualsiasi tipo di compromesso sul Donbass. Il giorno dopo il vertice di Berlino che aveva alimentato speranze di pace, cala il gelo da Mosca. “Siamo aperti a discutere possibili soluzioni. Tuttavia, in nessuna circostanza siamo disposti a sostenere, approvare o addirittura tollerare la presenza di truppe Nato sul territorio ucraino”, ha affermato il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov in un’intervista ad ABC News . Alla domanda se la Russia sarebbe disposta a schierare forze europee in Ucraina al di fuori del quadro Nato, Ryabkov ha risposto: “No, no, e ancora no”. “Una ‘coalizione dei volenterosi’ è essenzialmente la stessa cosa. Anzi, potrebbe essere anche peggio, poiché tali accordi potrebbero essere stipulati aggirando le consuete procedure della Nato, che, nonostante tutte le loro carenze, rimangono più o meno stabili”, ha spiegato il viceministro russo.

Intanto, da Berlino, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha lasciato intendere che le proposte negoziate con gli statunitensi su un accordo di pace potrebbero essere finalizzate entro pochi giorni, dopodiché gli inviati americani le presenteranno al Cremlino. Di fatto, il Congresso Usa deve votare sulle garanzie di sicurezza e che si aspettava che una serie di documenti definitivi fosse preparata “oggi o domani”. Dopodiché, ha spiegato Zelensky, gli Usa dovrebbero tenere consultazioni con i russi, seguite da incontri ad alto livello che potrebbero aver luogo già questo fine settimana.

Domenica e lunedì, il presidente ucraino ha negoziato a Berlino con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, genero Trump, nel tentativo di raggiungere un compromesso su un piano per porre fine ai combattimenti. Al centro delle discussioni c’era la protezione che l’Ucraina avrebbe ricevuto dagli americani dopo un potenziale cessate il fuoco, volto a dissuadere Mosca dal lanciare un’altra invasione. Zelensky ha parlato di “progresso”, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha elogiato le “notevoli” proposte americane. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di offrire garanzie di sicurezza “molto solide”, ritenute accettabili dalla Russia. Queste garanzie sarebbero simili a quelle dell’articolo 5 del trattato Nato, che prevede l’assistenza militare degli alleati. Tuttavia, l’Ucraina non aderirebbe all’Alleanza, in linea con quanto Mosca chiede da anni.

Il documento firmato dalla la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese, Emmanuel Macron e i premier di Danimarca, Mette Frederiksen, Finlandia, Alexander Stubb, Paesi Bassi, Dick Schoof, Polonia, Donald Tusk, Svezia, Ulf Kristersson e Regno Unito, Keir Starmer, e dalla premier italiana Giorgia Meloni menziona poi “un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti” e sottolinea che “ora spetta alla Russia dimostrare la propria volontà di lavorare per una pace duratura”. Questo formato Ucraina-Usa-Europa è il primo dalla presentazione del piano statunitense a novembre, ritenuto troppo favorevole a Mosca nel continente europeo. Rimane tuttavia un disaccordo fondamentale: il tema delle concessioni territoriali all’Ucraina richieste dalla Russia. “Ci sono questioni complesse, in particolare quelle riguardanti i territori (…). Ad essere sinceri, abbiamo ancora posizioni diverse” con gli Stati Uniti, ha affermato Zelensky.

Nel frattempo, l’Ue sta cercando di raggiungere finalmente un accordo sull’utilizzo di decine di miliardi di euro di beni russi congelati, principalmente detenuti in Belgio, per sostenere l’esercito ucraino e gli sforzi di ricostruzione. Dal Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi “ci si aspetta una decisione” sull’uso degli asset russi per finanziare il prestito all’Ucraina, ha dichiarato un funzionario Ue. “Spetta ai leader decidere, ma tutti sono pienamente consapevoli della sproporzionata posta in gioco per il Belgio al prestito di riparazione e questo viene ampiamente preso in considerazione”, ha aggiunto. Inoltre, “il negoziato sul prestito di riparazione si è incentrato sulla condivisione di qualsiasi rischio o costo che potrebbe derivare per il Belgio”, ha evidenziato”. La decisione avrà bisogno della maggioranza qualificata. “Sappiamo che a 27 non sarà possibile. Speriamo di rimanere il più vicino possibile a 26”, ha osservato

Mattarella avverte: “La Russia vuole ridefinire con la forza i confini dell’Europa”

Nulla avviene per ‘caso’ e nessun problema si risolve con la forza. Il discorso che Sergio Mattarella tiene alla 18esima Conferenza degli ambasciatori d’Italia è carico di significato. Le evoluzioni delle tensioni, dall’Ucraina al Medio Oriente, al Sahel, Corno d’Africa, Asia orientale, ma anche America Latina e Caraibi, richiedono uno sforzo massimo alla diplomazia, ovvero professionisti che nei momenti più delicati della storia cercano “spazi di dialogo”.

Il presidente della Repubblica si concentra particolarmente su quello che da quasi quattro anni, ormai, accade sul confine a est dell’Europa, dove la Russia prosegue l’aggressione all’Ucraina “con vittime e immani distruzioni, e con l’aberrante intendimento, malgrado gli sforzi negoziali in atto, di infrangere il principio del rifiuto di ridefinire con la forza gli equilibri e i confini in Europa”. Una situazione inaccettabile e inammissibile sin dai tempi della Conferenza di Helsinki, cinquant’anni fa.

L’ordine mondiale così come lo abbiamo conosciuto fino ai giorni nostri è sotto attacco e mostra “crepe sempre più estese e profonde”, di questo ne è ben consapevole il capo dello Stato, che indica due vie d’uscita in una “situazione internazionale imprevedibile e, per qualche aspetto, sorprendente” che “provoca disorientamento” nelle comunità. “Nel contesto attuale è possibile essere protagonisti puntando su due ambiti, quello multilaterale e quello degli organismi sovranazionali, come l’Unione europea, che possono consentire di raggiungere la massa critica necessaria per evitare di ricadere in ambizioni velleitarie”, sottolinea Mattarella. Per questo motivo ritiene “a dir poco singolare che, mentre si affacciano, in ambito internazionale, esperienze dirette a unire Stati e a coordinarne le aspirazioni e le attività, si assista a una disordinata e ingiustificata aggressione nei confronti della Unione europea” addirittura “alterando la verità e presentandola anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti, sviluppatasi anche con la condivisione e con l’apprezzamento dell’intero Occidente, come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà”.

L’Ue, così come il multilateralismo, invece, sono potenziali argini ai tentativi in atto di affermazione da parte di “inediti ma opachi centri di potere, di fatto sottratti alla capacità normativa e giurisdizionale degli Stati sovrani e degli organismi sovranazionali”. Anche usando la disinformazione in quella che ormai viene definita come la ‘guerra ibrida’, combattuta soffiando sul fuoco di crisi globali come cambiamento climatico, disuguaglianze economiche, crisi energetiche e povertà diffusa, per disorientare i popoli e abbatterne le difese istituzionali diplomatiche.

In questo scenario ci sono poi transizioni e grandi trasformazioni, anche tecnologiche, da gestire. Dunque, “oggi, forse ancor più che nel recente passato, è indispensabile disporre di una diplomazia, competente e ben formata”, avverte Mattarella. Perché “paradossalmente, l’evoluzione tecnologica degli armamenti e l’uso dell’intelligenza artificiale espongono a rischi accresciuti”. Il presidente della Repubblica si sofferma sul tema, con un passaggio forte ma molto ben calibrato: “Penso sia molto sottile il crinale tra l’illusione del dominio infallibile delle intelligenze artificiali e la prevalenza definitiva della stupidità naturale, che purtroppo, come noto nell’aforisma, attribuito ad Albert Einstein, può tendere all’infinito”.

Altro punto cruciale del suo discorso agli ambasciatori riguarda le tensioni economiche e commerciali, “con la diffusione di politiche e strumenti che puntano a rafforzare artificiosamente il proprio Paese a scapito degli altri”. Ovvero: “Sovraccapacità produttiva, dumping, dazi, dominio delle catene di approvvigionamento e coercizione economica, solo per citare alcune tra le distorsioni più significative, nuocciono a un mondo pacifico e interdipendente”. Mentre la strada del progresso, mette in guardia, “è soltanto quella del rafforzamento della collaborazione. L’alternativa porta ad avvolgersi nella spirale dell’instabilità”.

Mattarella cita il Mediterraneo e la centralità del nostro Paese in questo crocevia mondiale: “La nostra economia è legata ai flussi globali; la nostra società è aperta al mondo; la nostra evoluzione politica ha tratto beneficio dalla costruzione europea, dalle istituzioni multilaterali, dalla cooperazione”. Ma “è evidente che è in atto un’operazione, diretta contro il campo occidentale, che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori, separando i destini delle diverse nazioni”. Per questo “non è possibile distrarsi e non sono consentiti errori”. Dunque, più diplomazia, anzi, “poli-diplomazia” per affrontare l’epoca delle “poli-crisi”: questo è il messaggio del capo dello Stato.