Nord stream

Il gas da Nord Stream non ripartirà. La Ue si prepara al peggio

La Commissione europea è ormai convinta che i flussi di gas russo non torneranno a scorrere attraverso il Nord Stream 1 tanto presto e si prepara allo “scenario peggiore, ovvero la completa interruzione delle forniture russe all’Europa. “Stiamo lavorando sulla base del presupposto che (il gasdotto, ndr) non tornerà in funzione“, ha ammesso martedì mattina il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn, a margine di un evento a Singapore, citato dal Wall Street Journal. Nord Stream 1 – controllato dal gigante russo del gas Gazprom – è la principale infrastruttura per il trasporto del gas russo all’Europa, con 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno trasferiti dalla Russia alla Germania, passando sotto al Mar Baltico.

Gli impianti di Nord Stream sono fermi in una manutenzione programmata (e strumentale) da parte del Cremlino da lunedì 11 luglio, per dieci giorni. Il periodo di fermo, dunque, dovrebbe concludersi questo giovedì, ma Bruxelles è ormai certa che non sarà così e i flussi non ripartiranno. Sono già emerse varie indiscrezioni a mezzo stampa secondo cui la compagnia russa Gazprom avrebbe comunicato ad alcuni clienti in Europa di non poter garantire le forniture di gas a causa di circostanze “straordinarie“.

Su cosa attende i Paesi membri dopo il prossimo giovedì è incognita ma Bruxelles si prepara al peggio. “È impossibile per noi predire le prossime mosse del (gigante del gas russo) Gazprom, ha chiarito il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, durante il briefing quotidiano con la stampa. “Ad oggi ci sono almeno 12 Stati membri che hanno sperimentato un taglio parziale o totale alle forniture di gas“. E dal momento che la Commissione europea sta preparando un piano di emergenza per la riduzione della domanda di energia, stiamo “prendendo in considerazione lo scenario peggiore possibile”, ovvero un’interruzione totale delle forniture all’Europa. La presentazione del piano in questione è prevista domani da parte di Bruxelles e “stiamo lavorando a ogni possibile scenario e uno di questi è la possibilità che i flussi di gas non riprendano”, ha precisato il portavoce.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, incontra il Presidente della Repubblica algerina democratica e popolare Abdelmadjid Tebboune, per il IV Vertice intergovernativo italia-Ageria.

Draghi firma 15 nuovi accordi con l’Algeria. Ma la crisi di governo non è risolta

La firma sui 15 nuovi accordi tra Italia e Algeria potrebbe essere l’ultimo atto internazionale del governo di Mario Draghi. Il premier tiene fede agli accordi con il presidente della Repubblica algerina, Abdelmadjid Tebboune, e prende parte al quarto Vertice intergovernativo Italia-Algeria, prima di rituffarsi nella crisi della politica italiana, per preparare le comunicazioni di mercoledì prossimo nei due rami del Parlamento. Sarà una vera e propria verifica di maggioranza, alla quale si presentano tutte abbastanza divise le varie forze di unità nazionale, qualcuna anche dilaniata al proprio interno, come il Movimento 5 Stelle, alle prese con una possibile, nuova scissione di ‘governisti’ in rotta con il leader, Giuseppe Conte. Anche il centrodestra non sembra remare nella direzione auspicata da chi spera ancora di convincere il premier a restare, facendo sapere che Lega e Forza Italia ci sono a patto che i Cinquestelle escano e tolgano il disturbo.

Draghi incamera informazioni e riflette, ma dal suo volto non traspare nulla. Il suo impegno è concentrato sull’Algeria, per portare a casa quei 4 miliardi di metri cubi di gas naturale che sono “un’accelerazione rispetto a quanto previsto” dagli accordi già firmati tra Eni e Sonatrach, ma anche un fondamentale “anticipo” di forniture “ancora più cospicue” che arriveranno nei prossimi anni. Perché qualunque sarà la decisione sulle dimissioni, il presidente del Consiglio vuole avere una rete di protezione già attiva in caso la Russia decidesse di chiudere i rubinetti e impedire così lo stoccaggio di gas. Eventualità non proprio remota, peraltro, visto che Gazprom continua a rimandare l’avvio di Nord Stream 1, dando le colpe ai ritardi sulla consegna della turbina da riparare della stazione di compressione di Portovaya.

Ecco perché l’Algeria assume sempre più il ruolo di “Paese chiave per le nostre forniture energetiche“. Draghi, però, porta a casa, assieme ai ministri della sua delegazione (Luigi Di Maio, Roberto Cingolani, Luciana Lamorgese, Marta Cartabia, Enrico Giovannini, Elena Bonetti) e vertici di aziende pubbliche e private che lo accompagnano ad Algeri, altre importanti intese in diversi campi: dall’agricoltura al bio-medico, dalla farmaceutica all’agricoltura, ma anche giustizia, sicurezza, agroindustria e lotta alla corruzione. Tutti segmenti che l’Italia – almeno quella disegnata da questo Governo – intende sviluppare con lo storico partner. Rafforzando la cooperazione nei settori strategici nei quali le relazioni sono già buone e stanno diventando ottime: “L’amicizia tra Italia e Algeria è essenziale – aggiunge l’ex Bce – per affrontare le sfide che abbiamo davanti, dalle crisi regionali alla transizione energetica”. La collaborazione si estende, dunque, “anche alle forniture e allo sviluppo di fonti rinnovabili, in particolare dell’idrogeno verde, dell’energia solare, eolica e geotermica“.

Altro capitolo importante degli accordi sottoscritti ad Algeri riguarda l’agricoltura. “Dobbiamo lavorare insieme – spiega Draghi – e contribuire alla sicurezza alimentare” nella regione africana, “oggi minacciata dall’aumento dei prezzi dovuto all’invasione russa dell’Ucraina“. Il Mediterraneo, infatti, è un asse geopolitico fondamentale, la cui instabilità è acuita dallo stop al grano fermo sulle navi nei porti del Mar Nero, a causa della guerra scatenata da Mosca. Italia e Algeria, però, si propongono come argine diplomatico a una crisi alimentare “catastrofica“. Sempre se mercoledì, prima al Senato e poi alla Camera, questa maggioranza confermerà l’appoggio al governo. Possibilmente con una certa convinzione. Altrimenti le dimissioni di Draghi sono già sul tavolo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: basterebbe solo cambiare data. Mentre l’Italia, molto probabilmente, cambierebbe obiettivi. Dopo le elezioni anticipate, ovviamente.

 

(Foto Palazzo Chigi)

Von der Leyen domani in Azerbaigian, l’Ue cerca l’intesa sul gas

Se all’inizio dell’invasione dell’Ucraina un’interruzione “grave” delle forniture di gas russo all’Europa era solo possibile, oggi l’Unione europea è sempre più certa che ci sarà e dunque accelera il lavoro per diversificare i fornitori di energia. Lunedì 18 luglio, ha confermato venerdì (15 luglio) l’esecutivo comunitario, la presidente Ursula von der Leyen e la sua commissaria per l’energia, Kadri Simson, voleranno in Azerbaigian per “rafforzare ulteriormente la cooperazione esistente” tra i due partner. Cooperazione sopratutto energetica, di fronte a un possibile taglio alle forniture di gas dal principale fornitore all’Europa, la Russia.

Del viaggio a Baku dell’esecutivo comunitario aveva parlato per la prima volta lo scorso 27 giugno la commissaria Simson, al termine di un Consiglio dei ministri europei dell’energia in cui si era mostrata preoccupata della possibilità concreta di vedersi tagliare completamente il gas dalla Russia. Bruxelles si prepara dunque a siglare un memorandum d’intesa con l’Azerbaigian per aumentare le importazioni di gas provenienti dalla regione. “Il corridoio meridionale del gas ha un ruolo centrale da svolgere nell’approvvigionamento di gas naturale dell’Ue, in particolare per l’Europa sudorientale“, si legge in una nota dell’esecutivo comunitario in cui è stata comunicata la traversata.

Il memorandum dovrebbe spianare la strada al raddoppio della capacità del Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto TAP che trasporta in Europa il gas naturale proveniente dal giacimento gigante di Shah Deniz nel settore azero del Mar Caspio. Il gasdotto è lungo 878 km e si collega con il Trans Anatolian Pipeline (TANAP) al confine turco-greco a Kipoi, attraversa la Grecia e l’Albania e il Mar Adriatico, prima di approdare in Italia, a San Foca (in Puglia). A gennaio 2022 ha erogato circa 8 miliardi di metri cubi standard, con la previsione di raggiungere i 10 miliardi di metri cubi nell’estate 2022. Le trattative con Baku sono iniziate già lo scorso febbraio – nell’ottica di diminuire la dipendenza delle forniture dalla Russia, da cui provengono il 40% delle importazioni di gas all’Europa – per aumentare la capacità di erogazione massima da 10 miliardi di metri cubi l’anno a circa 20, raddoppiandone quindi la capacità.

A metà giugno Bruxelles aveva già siglato un memorandum d’intesa con cui Egitto e Israele si sono impegnati a incrementare le esportazioni di gas naturale verso il Continente. L’insicurezza per ulteriori tagli alla fornitura di gas russo è aumentata questa settimana quando è iniziata la manutenzione programmata del gasdotto Nord Stream 1 che porta gas russo in Germania attraverso il Mar Baltico. Impianti fermi almeno fino al 21 luglio, ma si teme un prolungamento del fermo anche oltre. A quanto riferito da Bruxelles, l’Ue e l’Azerbaigian stanno anche lavorando insieme per costruire un partenariato a lungo termine sull’energia pulita e l’efficienza energetica e negoziando un nuovo accordo globale, che consentirà una cooperazione rafforzata in un’ampia gamma di settori, tra cui la diversificazione economica, gli investimenti e il commercio.

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Draghi lunedì in Algeria prima del redde rationem con M5S

Mario Draghi riflette sul da farsi, ma dovrà prendere una decisione definitiva entro mercoledì, quando con le comunicazioni alle Camere sarà parlamentarizzata la crisi di governo. Prima, ha un altro appuntamento, altrettanto importante, in Algeria.

Lunedì 18 luglio sarà, in giornata, ad Algeri con sei ministri italiani per il quarto vertice intergovernativo: incontrerà il presidente Abdelmadjid Tebboune, mentre i ministri saranno a colloquio con i loro omologhi. Nella delegazione italiana Luigi Di Maio (Esteri), Luciana Lamorgese (Interni), Marta Cartabia (Giustizia), Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Enrico Giovannini (Infrastrutture e mobilità sostenibili), Elena Bonetti (Pari opportunità). Dopo la plenaria, l’adozione delle dichiarazioni finali del Vertice e la firma degli accordi. Un altro tassello di diplomazia energetica per compensare le riduzioni di gas dalla Russia.

Intanto, la compagnia algerina Sonatrach fa sapere che fornirà a Eni e agli altri partner italiani altri 4 miliardi di metri cubi di gas a partire dalla prossima settimana. L’Algeria ha già consegnato all’Italia dall’inizio dell’anno 13,9 miliardi di metri cubi superando del 113% i volumi previsti, e mette in conto di consegnarne all’Italia, entro la fine del 2022, altri sei miliardi. “Prosegue con successo il percorso di diversificazione dei fornitori di gas per l’Italia”, commentano il ministero della Transizione ecologica e la Farnesina. Il nostro Paese si assicura 4 miliardi aggiuntivi di metri cubi di gas dall’Algeria, in aggiunta ai 21 miliardi già previsti sulla base degli accordi internazionali siglati dal Governo nelle scorse settimane. “Un ulteriore passo nella strategia portata avanti dall’esecutivo e che, grazie anche al lavoro degli operatori italiani, mette in sicurezza il Paese, già nel breve termine, sul fronte dell’approvvigionamento di gas“.

Se non ci sarà un atto di maturità di tutti i partiti che stavano nella maggioranza, personalmente vedo molto complicata la giornata di mercoledì prossimo“, avverte Di Maio. Se da mercoledì prossimo non ci sarà un governo, si andrà in ordinaria amministrazione, “in una situazione in cui di ordinario non c’è proprio nulla”, tuona. Di conseguenza, l’esecutivo non avrà i poteri per firmare nuovi contratti del gas, che dovrebbero garantire all’Italia un inverno più sereno.

Sul fronte politico, il centrodestra di governo chiude al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che ha innescato la crisi: “Non si può più contare su di loro“, dichiarano Lega e Forza Italia in una nota congiunta, dopo una telefonata tra i due leader, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. “Faremo il bene dell’Italia e degli italiani”, assicura Salvini. “Dubito che questa crisi rientrerà“, punge la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni intervistata su Corriere.it. “Non escludo che si possa convincere Draghi a restare né che si possa ragionare su altre alchimie, ma non mi pare che ci siano molti margini“.
Il Pd chiede a Draghi di tornare sui suoi passi: “Una crisi in questo momento apre prospettive molto incerte per il Paese. Si è aperta nelle scorse settimane una interlocuzione sull’agenda sociale, dare una risposta è una priorità“, twitta il ministro del lavoro e capodelegazione dei dem al Governo, Andrea Orlando.
Oggi a Roma Italia Viva è in assemblea nazionale con il leader Matteo Renzi che ha lanciato una petizione per il Draghi-bis.
Ieri in giornata, è trapelata la richiesta di dimissioni ai ministri pentastellati da parte del leader, indiscrezione poi smentita da fonti del Movimento: “C’è stato un confronto tra il presidente e la delegazione di Governo sulla complessità della situazione. Confronto che ha ribadito l’unità e la compattezza del M5S. Rispetto ad alcune ricostruzioni apparse sugli organi di stampa, si smentisce che Conte abbia chiesto le dimissioni dei ministri”, si precisa.

Fuori dalla politica, è forte la preoccupazione della Chiesa italiana: “La situazione rischia di sovrapporsi a una fase di crisi più generale che sta già incidendo in modo pesante sulla vita delle persone e delle famiglie”, puntualizza il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi. L’inflazione a livelli eccezionali, “richiede continuità e tempestività di interventi urgenti”, osserva. E chiede il “massimo della convergenza e della stabilità”, oltre che uno “scatto di responsabilità in nome dell’interesse generale del Paese”.
Possibilmente con un premier che ha saputo attutire l’onda d’urto della crisi, come rileva Bankitalia nel terzo bollettino economico dell’anno: “La riduzione del potere d’acquisto, che colpisce in particolare le famiglie meno abbienti – precisa nel rapporto – è stata mitigata dai provvedimenti del Governo volti ad alleviare il peso dei più elevati prezzi dell’energia“.

GAZPROM

Gazprom: “Non garantiamo il corretto funzionamento di Nord Stream”

Il gigante russo del gas Gazprom ha dichiarato di non poter garantire il corretto funzionamento del gasdotto Nord Stream, che rifornisce l’Europa, affermando di non poter confermare il recupero di una turbina tedesca riparata in Canada. Le dichiarazioni arrivano mentre l’oleodotto è fermo da dieci giorni per manutenzione, con i Paesi europei che temono che Mosca utilizzi un motivo tecnico per interrompere definitivamente le forniture e fare pressione su di loro nel contesto del conflitto in Ucraina.

Anche prima della chiusura di Nord Stream, la Russia aveva ridotto drasticamente le consegne nelle ultime settimane, adducendo la mancanza di turbine Siemens, necessarie per far funzionare le stazioni di compressione del gasdotto e di cui diverse unità erano state inviate in Canada per essere riparate. “Gazprom non è in possesso di alcun documento che autorizzi Siemens a portare fuori dal Canada il motore della turbina a gas per la stazione di compressione di Portovaia“, ha dichiarato il gruppo russo in un comunicato. “In queste condizioni, non è possibile trarre alcuna conclusione obiettiva” sulla “sicurezza del funzionamento della stazione di compressione di Portovaia, che è un elemento essenziale del gasdotto Nord Stream“, ha aggiunto il gruppo.

(Photo credits: Kirill KUDRYAVTSEV / AFP)

Allarme Gazprom: “Non garantiamo riattivazione Nord Stream”

Il colosso russo Gazprom sostiene di non poter garantire il corretto funzionamento del gasdotto Nord Stream, che rifornisce l’Europa, per la mancanza di una turbina tedesca riparata in Canada.

Le dichiarazioni arrivano con l’oleodotto fermo da dieci giorni per manutenzione, tra i timori dei Paesi europei che Mosca avanzi un motivo tecnico per interrompere definitivamente le forniture e fare pressione nella cornice del conflitto in Ucraina. Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, si mostra meno preoccupato degli altri: “Ci eravamo dati l’obiettivo di ridurre la dipendenza alla Russia e siamo passati da oltre il 40% di dipendenza a poco meno del 25% in pochissimi mesi“, spiega. Un lavoro fatto, ricorda, grazie a “nuovi partenariati che abbiamo costruito“.

La prossima settimana sarà con il premier Mario Draghi al vertice intergovernativo in Algeria, un altro passaggio fondamentale rispetto alle partnership energetiche di Roma. “Oggi grazie a questi accordi abbiamo molte meno preoccupazioni di altri partner rispetto alle quantità di gas, ma il prezzo rimane alto per la dinamica della decisione centralizzata al Ttf di Amsterdam e per questo dobbiamo intervenire“, ribadisce il titolare della Farnesina.

Anche prima della chiusura di Nord Stream, la Russia aveva ridotto drasticamente le consegne di gas nelle ultime settimane, adducendo la mancanza di turbine Siemens, necessarie per far funzionare le stazioni di compressione del gasdotto e di cui diverse unità erano state inviate in Canada per essere riparate. “Gazprom non è in possesso di alcun documento che autorizzi Siemens a portare fuori dal Canada il motore della turbina a gas per la stazione di compressione di Portovaya“, ha fatto sapere il gruppo russo in un comunicato. “In queste condizioni, non è possibile trarre alcuna conclusione obiettiva” riguardo al “funzionamento sicuro della stazione di compressione di Portovaia, che è un’attrezzatura essenziale per il gasdotto Nord Stream“.

Sabato il Canada ha annunciato che avrebbe restituito le turbine del Nord Stream alla Germania, nonostante le sanzioni contro Mosca e gli appelli dell’Ucraina a non “sottomettersi al ricatto del Cremlino“. Ottawa ha giustificato la decisione di rimandare indietro le attrezzature spiegando di non voler aumentare il rischio di una grave crisi energetica in Europa.

Le difficoltà sulle forniture di Nord Stream arrivano mentre i Paesi europei faticano a rifornirsi per l’inverno. La Germania ha definito “politica” la decisione di Mosca di tagliare le forniture attraverso il Nord Stream nelle ultime settimane.

Gazprom

Il gas, l’incubo razionamenti e l’Europa che deve essere forte e coesa

No, non è più solo questione di condizionatori da tenere un paio di gradi più alti per salvaguardare la pace (cit. Mario Draghi). Il profilo dello scontro tra la Russia e il Resto d’Europa si è alzato fino alla chiusura dei rubinetti del gasdotto Nord Stream da parte di Mosca, con la scusa di una banalissima causa tecnica. Quello che molti in Ue temevano (forse) si sta avverando in piena estate, con le colonnine del termometro impazzite per colpa di un cado africano e con lo spettro di un inverno non semplice da affrontare sotto il profilo del riscaldamento. Condizionatori & termosifoni: sembra un claim di una campagna pubblicitaria ma in realtà è la premiata ditta di parecchie preoccupazioni.

Putin non starà vincendo la guerra, anzi comincia ad avere qualche serio problema, però si sta attrezzando per rendere a tutti la vita un po’ più grama. A riavvolgere il nastro della memoria, lo zar avrebbe dovuto andare in default a stretto giro e capitolare poco dopo, le sanzioni ‘sparate’ a cannone una dopo l’altra avrebbero dovuto prima fiaccarlo, poi piegarlo, poi ridurlo a miti consigli. Nemmeno in questo caso, come per l’invasione dell’Ucraina, sta andando come previsto. In compenso i mercati finanziari sbandano, si è arrivati alla parità euro dollaro e il rublo non è diventato carta straccia.

Ma torniamo al gas. È automatico che se davvero la Russia dovesse tagliare le forniture si andrebbe verso un razionamento che coinvolgerà famiglie e imprese, con molti disagi e – soprattutto – il rischio di uno stallo a livello economico. Ora: è vero che l’Italia si è portata avanti con gli stoccaggi (siamo intorno al 65%) ed è vero che è stata condotta una nevrile politica di diversificazione dei ‘pusher’ (Africa e Medio Oriente, soprattutto: accordi, però, non immediati) ed è sempre vero che la strategia del price cap potrebbe sortire effetti importanti e da non sottovalutare, ma al momento la situazione è critica. E più passa il tempo e più diventa critica. Anche perché l’Europa è unita a chiacchiere, meno nei fatti. In un momento di massima delicatezza, purtroppo pochi posseggono una visione d’insieme e molti pensano a loro stessi. Orban? Non solo lui, stavolta… La lista, purtroppo, è lunga. Invece mai come adesso servirebbe un’Europa forte, coesa, senza ‘fessurine’.

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Risparmiare e aiutare l’ambiente: i 20 consigli di Enea

Contro il caro-bollette e gli sprechi di energia, arriva la guida di ENEA in 20 punti per risparmiare sui consumi e aiutare l’ambiente. La guida contiene suggerimenti su buone pratiche da applicare ed errori da evitare 10 consigli riguardano l’uso efficiente del riscaldamento e altri 10 l’uso ‘intelligente’ dell’energia.

  1. Utilizzare lampadine a risparmio energetico. La tecnologia LED permette un grande risparmio energetico in quanto, a parità di potenza assorbita, produce una luce 5 volte superiore rispetto alle classiche lampadine ad incandescenza e alogene.
  2. Migliorare la coibentazione dell’abitazione. La realizzazione di un isolamento termico a cappotto dell’involucro e in particolare la coibentazione della copertura, riducono le dispersioni tra il 40 e il 50%.
  3. Isolare tetto e soffitto. Un tetto ben isolato fa la differenza sulla bolletta energetica, riuscendo a contenere le dispersioni di calore verso l’alto.
  4. Utilizzare serramenti a doppi vetri. Importante è la sostituzione dei vecchi serramenti, che spesso sono portatori di spifferi e ponti termici.
  5. Ridurre l’utilizzo di acqua calda. Fare il bagno rispetto a fare una doccia implica un consumo di acqua di quattro volte superiore. Infatti il consumo medio di acqua per fare il bagno è di 120 -160 litri, mentre per fare una doccia di 5 minuti è stimato un consumo di 75-90 litri e per una di 3 minuti 35-50 litri.
  6. Preferire apparecchi elettronici di classe energetica superiore. I consumi elettrici delle abitazioni sono riconducibili per il 58% agli elettrodomestici ed è grazie alla sostituzione di questi ultimi che si può ottenere una sensibile riduzione dei consumi energetici.
  7. Utilizzare ciabatte multipresa. Lasciando gli elettrodomestici in stand-by per un anno si accumula un consumo inutile stimato tra gli 8.760 Wh e i 35.040 Wh
  8. Non lasciare la luce accesa inutilmente.
  9. Realizzare impianti di generazione di energia rinnovabile sfruttando fonti come il sole, il vento, l’acqua.
  10. Effettuare la manutenzione degli impianti che consumano ed inquinano meno quando sono regolati correttamente.
  11. Controllare la temperatura degli ambienti. Ogni grado in più comporta consumi di energia significativi, con conseguente aggravio in bolletta.
  12. Fare attenzione alle ore di accensione dei riscaldamenti.
  13. Schermare le finestre durante la notte. Chiudendo persiane e tapparelle o mettendo tende pesanti si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno.
  14. Evitare ostacoli davanti e sopra i termosifoni e non lasciare le finestre aperte a lungo.
  15. Fare il check-up dell’immobile, tramite la diagnosi energetica o l’attestato di prestazione energetica (APE), consente di determinare gli interventi più convenienti per contenere consumi e costi.
  16. Dotare il proprio impianto di una centralina di regolazione della temperatura.
  17. Utilizzare valvole termostatiche.
  18. Utilizzare un sistema di contabilizzazione del calore per gestire in autonomia il riscaldamento del proprio appartamento e pagare solo in base al consumo effettivo.
  19. Sostituire la caldaia esistente con una caldaia a condensazione perché raggiungono un’efficienza più alta e garantiscono un risparmio energetico oltre che economico.
  20. Sbrinare regolarmente frigoriferi e congelatori affinché abbiano un’efficienza energetica maggiore.

20 consigli ENEA

Via libera della Camera al dl Energia2, ma M5S si astiene. Draghi al Colle da Mattarella

Il decreto Energia 2 passa alla Camera, nonostante la scelta del M5S di non partecipare al voto finale. Il governo, intanto, sta mettendo a punto un piano di risparmio del gas in vista dell’inverno, e in caso di stop improvvisi (e totali) delle forniture da Mosca. Le cui avvisaglie ci sono da settimane. Anche nelle ultime ore: Gazprom, infatti, ha annunciato la sospensione dei flussi verso l’Europa fino al 21 luglio per la manutenzione del gasdotto Nord Stream. Non solo, il colosso russo ha anche ridotto i volumi per la giornata di lunedì, comunica Eni, “a circa 21 milioni di metri cubi, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni di metri cubi”.

Aria pesante e nuvole di tempesta si affacciano, dunque, all’orizzonte sui cieli dei Palazzi della politica romana. Il fenomeno è frutto anche dello scontro tra il caldo intenso provocato dal dl Energia2 e il freddo del prossimo inverno contro cui il governo sta lottando con la corsa agli stoccaggi. L’effetto è una totale incertezza sul futuro prossimo. I due fattori sembrano slegati, invece sono interconnessi: se salta il primo, a cascata rischia di venire meno anche il secondo. In poche parole, se giovedì il M5S deciderà di non votare la fiducia al provvedimento, di fatto si porrebbe fuori dal perimetro della maggioranza, indebolendo le gambe su cui si regge l’esecutivo. Almeno per credere che si possa tirare avanti fino a fine legislatura. Del resto, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato chiaro nei giorni scorsi: ritiene impossibile portare avanti l’azione del suo governo senza il Movimento.

Se alla Camera l’incidente non ha prodotto danni irreparabili, visto che il voto di fiducia (accordato dai Cinquestelle) non coincide con quello finale, a Palazzo Madama sono contemporanei, dunque il rischio di stravolgere gli equilibri è altissimo. Certo, c’è ancora tempo per ricucire lo strappo, ma l’impressione è che l’ex premier – come riferiscono diverse fonti parlamentari – non sembri avere il pieno controllo del gruppo a Palazzo Madama. Dove molti senatori sono fortemente tentati dallo strappo con Draghi. Ma se fino ad oggi si è lasciato uno spiraglio aperto al dialogo tra il presidente del Consiglio e Conte, ora anche le forze di maggioranza alzano il pressing sui pentastellati. Silvio Berlusconi invita l’ex Bce a “sottrarsi a questa logica politicamente ricattatoria” e chiede, a nome di Forza Italia, “una verifica della maggioranza”. Incassando il plauso anche della Lega. Il Pd, che del M5S è alleato, non affonda colpi ma la posizione è chiara: se Conte facesse cadere Draghi mandando il Paese a elezioni anticipate in una situazione di crisi, sarebbe difficile pensare di proseguire il cammino insieme.

Le prossime ore saranno decisive. Lo si capisce anche dal colloquio avvenuto nel tardo pomeriggio al Colle, tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e Draghi. Da quanto filtra, l’incontro è servito per un esame della situazione politica internazionale e nazionale. Il capo dello Stato, infatti, ha riferito del suo recente viaggio in Africa, in Mozambico e Zambia. Mentre non ha commentato eventuali scenari sul piano interno, dopo le turbolenze nell’aula di Montecitorio e quelle possibili a Palazzo Madama.

Anche perché il quadro attuale non consente previsioni a lunga scadenza. Proprio mentre il Paese è impegnato nell’altra grande sfida: riempire gli stoccaggi per trascorrere un inverno tranquillo, in attesa di far entrare a pieno regime le nuove forniture che sostituiranno quelle russe, frutto dell’opera di diversificazione delle fonti di questi mesi. “Dobbiamo assolutamente arrivare ad avere gli stoccaggi al 90% entro gli ultimi mesi dell’anno”, avvisa il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Attualmente, rivela l’amministratore delegato di Snam, Stefano Venier, “siamo a 6,1 miliardi di metri cubi, il 64% dell’obiettivo che ci siamo dati, ovvero 11 miliardi”. La strategia prevede anche una riduzione dei consumi di gas, da sostituire con l’accelerazione sulle rinnovabili.

In queste condizioni “il risparmio, in particolare quello residenziale, può giocare un ruolo enorme”, spiega ancora il ministro. Ma nessun piano drastico. Come conferma anche una nota del Mite “il Governo mantiene lo stato di pre-allerta necessario al monitoraggio costante dei flussi, senza alcun bisogno di misure emergenziali e di un passaggio allo stato di allerta”. Dunque, “non è prevista l’attuazione di piani di emergenza energetica con misure di risparmio straordinarie, come erroneamente riportato da diversi quotidiani oggi”.

Per il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, però, oltre alla parsimonia si devono prendere anche decisioni “spiacevoli”, come “andare tutto a carbone” o “chiedere alla Francia di darci più energia nucleare”, perché “le rinnovabili non bastano”. Soluzioni per tamponare la possibile crisi energetica, su cui però il governo non pare stia ragionando. Anche perché prima va chiarito se quelle nuvole sono passeggere o si trasformeranno presto in una tempesta politica.

Crisi idrica, Cingolani: 2 miliardi per tappare la rete colabrodo

Due miliardi del Pnrr serviranno a “tappare il colabrodo”. Copyright di Roberto Cingolani, che proprio non usa mezzi termini per definire la rete infrastrutturale idrica del nostro Paese. Intervenendo alla tappa di Aosta di ‘Italiadomani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza’, il ministro della Transizione ecologica tocca diversi temi e quello della siccità resta di strettissima attualità. “Abbiamo previsto 40 nuovi invasi, perché si calcolava che un quarto della precipitazione media annuali garantirebbe tutto il fabbisogno dell’Agricoltura: si tratta solo di raccoglierla questa pioggia. Perché anche se piove di meno, comunque piove“. Il riferimento resta il lavoro svolto sul Pnrr, che Cingolani rivendica con orgoglio: “Dopo un anno sono profondamente soddisfatto, perché abbiamo pensato bene”.

Per rendere l’idea racconta che nel Piano ci sono 4,38 miliardi per fronteggiare la crisi idrica: “Queste cose sono state pensate pensate a febbraio e marzo del 2021, quando non c’era, per mettere in sicurezza un paese che ha diversi problemi”. Ma c’è anche l’energia nelle sue riflessioni: sarebbe impossibile non parlarne. Sebbene il concetto non sia proprio inedito, Cingolani usa comunque un linguaggio chiaro, per usare un eufemismo. Perché ciò che è accaduto con la guerra in Ucraina “ci ha sbattuto in faccia vent’anni di errori nella gestione energetica in questo Paese. Poi ammette: “Sono molto duro su questo: ideologismi di tutti i tipi” il suo ‘j’accuse’. Perché “abbiamo smesso di produrre il nostro gas dicendo che era ecologicamente più sostenibile, ma poi abbiamo comprato dai russi. Ci siamo bastonati da soli”.

Il governo ha avviato con solerzia l’opera di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Per il ministro della Transizione ecologica è una cosa buona e giusta, a prescindere dalla necessità di affrancarsi da Mosca. Anche se “importiamo ogni anno 30 miliardi di gas da un solo fornitore, quando ne consumiamo 76 miliardi ogni anno, è un po’ un suicidio”. Ad ogni modo “ne abbiamo sostituiti 25 miliardi in 8 settimane” grazie ad accordi stretti “con 6 fornitori diversi, più piccoli” e “permettendoci il lusso” di rinunciare scientemente a 5 miliardi di metri cubi perché “sappiamo già che li sostituiamo con le rinnovabili che, grazie al Pnrr, abbiamo accelerato con le semplificazioni”. Per inciso “ad oggi, nei primi sei mesi di quest’anno, le richieste di nuovi allacciamenti sono oltre miliardi di watt, 9 gigawatt”.

Cingolani veicola un altro messaggio: a parte che “non ho mai fatto politica e non voglio farla”, ma “andrebbe fatto uno sforzo, ogni anno, destinando il 2% del Pil, che è in mano ai ministeri, per indirizzarlo su programmi di lungo termine. Al di là del colore politico”. Lo ha detto anche al premier, Mario Draghi, ieri, durante una riunione del Comitato interministeriale sulla Transizione ecologica. L’esempio è il Pnrr. Chissà se (e da chi) sarà ascoltato il suo suggerimento.