Governo, Procaccini (Fdi): “Meloni considerata fra persone più influenti, buona notizia”

Decisamente, Giorgia Meloni è probabilmente l’unica capace di parlare con tutti al Consiglio Europeo, perché non ha la puzza sotto il naso che hanno altri, non dà le patenti ai governi democraticamente eletti, ragiona con tutti in maniera serena, aperta e paritaria e questo le consente sicuramente di avere una influenza certificata anche oggi dal Time che la la definisce una delle persone più più influenti del pianeta Terra. Penso che questo ci faccia piacere, poi stare più o meno simpatica, la si può votare o meno, ma credo che se il capo del governo italiano viene considerato una delle persone più influenti del mondo, sia una buona notizia per tutti”. Così Nicola Procaccini, presidente del gruppo dei Conservatori riformisti europei e responsabile del dipartimento Ambiente e energia di Fratelli d’Italia, durante #GeaTalk.

Piano Mattei, Meloni in Tunisia: Intese su energia, Pmi e ricerca, ce ne saranno altre

La prima visita in Tunisia nell’ambito del Piano Mattei è durata una manciata di ore, ma ha portato a tre intese “importanti”, in tema di energia, Pmi e di università.Altre ne verranno firmate, in temi di difesa, cultura, istruzione, perché questa cooperazione produce molti risultati“, anticipa Giorgia Meloni dopo l’incontro con Kaïs Saïed, accompagnata dai ministri Matteo Piantedosi (Interno), Anna Maria Bernini (Università e Ricerca) e dal viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli. La premier italiana si dice anche “molto fiera” del lavoro che Roma sta portando avanti dopo la firma del memorandum con l’Ue, un’intesa “storica”, rivendica, per “costruire un modello di cooperazione paritario e diventato un paradigma di riferimento nel suo complesso“.

Gli strumenti del Piano Mattei siglati oggi riguardano il sostegno diretto al bilancio dello Stato tunisino, che prevede 50 milioni di euro a sostegno dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, una linea di credito di 55 milioni di euro a favore delle piccole e medie imprese tunisine e un protocollo d’Intesa sulle università, che fornirà il quadro per la cooperazione in questo ambito tra i due Paesi.

Con la Tunisia l’approccio “nuovo e muove dal reciproco interesse delle nostre nazioni“, spiega Meloni. La relazione bilaterale instaurata è sì politica, scandisce, ma anche “fatta di passi concreti e dimostra quanto la collaborazione con il Paese sia una priorità per l’Italia e un tassello del lavoro che l’Italia porta avanti con il Piano Mattei per costruire una cooperazione paritaria e vantaggiosa per tutti”.

In ambito migratorio, la premier ringrazia le autorità tunisine e Saied per il lavoro che “insieme cerchiamo di portare avanti contro i trafficanti di esseri umani”, afferma. “E’ fondamentale – insiste – che insieme lavoriamo per continuare a combattere gli schiavisti del terzo millennio e le organizzazioni che pensano di poter sfruttare le aspirazioni di chi vorrebbe una vita migliore per fare soldi facili”. Un lavoro che Roma e Tunisi portano avanti insieme, ma, avverte la presidente del Consiglio, “necessità anche di sviluppo e investimenti per i paesi africani”.

E’ l’energia una delle materie su cui “la collaborazione deve continuare a rafforzarsi“, ribadisce Meloni, che già nel discorso di apertura del vertice Italia-Africa organizzato a Roma alla fine di gennaio, aveva ricordato il progetto strategico del cavo elettrico sottomarino Elmed (il primo a connettere le reti elettriche di Africa ed Europa, apripista di futuri ulteriori investimenti nel campo delle energie rinnovabili). Ma anche il lavoro dell’Italia per potenziare le stazioni di depurazione delle acque non convenzionali per irrigare un’area di otto mila ettari e creare un centro di formazione dedicato al settore agroalimentare, e la riqualificazione infrastrutturale delle scuole, la formazione e l’aggiornamento dei docenti, oltre che scambi di studenti e insegnanti tra i due Paesi.

Il Piano Mattei è un’iniziativa strategica “nella quale anche l’alta formazione rappresenta un pilastro“, commenta Bernini dopo aver siglato il Memorandum of understanding con l’omologo tunisino, Moncef Boukthir. L’obiettivo è ambizioso, riferisce: “Fornire ai giovani africani gli strumenti per partecipare attivamente al progresso e alla crescita dei loro Paesi”. La ricerca sarà supportata, garantisce Bernini, “in modo congiunto e con convinzione”, per vincere le sfide globali, “a partire dal contrasto al cambiamento climatico, l’innovazione in campo agricolo e la tutela delle biodiversità”.

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Prima giornata del Made in Italy. Meloni: “Saremo implacabili contro Italian sounding”

Nell’anniversario della nascita di Leonardo Da Vinci, l’Italia celebra la prima Giornata nazionale del Made in Italy. Un’occasione per “evidenziare l’eccellenza, la creatività e l’ingegno che contraddistinguono i prodotti italiani nel mondo e per ispirare e coinvolgere le nuove generazioni alle professioni tipiche che ne sono a fondamento“, spiega Adolfo Urso, promotore dell’iniziativa.

Dalla moda al design, dal cibo all’arte, il Made in Italy è il frutto di una tradizione millenaria e di una “costante ricerca di innovazione“, evidenzia il ministro delle Imprese. Un patrimonio prezioso, che, assicura, “ci rende orgogliosi di essere italiani e che contribuisce in modo significativo all’economia del nostro Paese”.
Centinaia gli eventi realizzati in ogni Regione, per mostrare le specificità e le tipicità dei singoli territori.

Dal Vinitaly di Verona, la premier Giorgia Meloni promette un impegno “implacabile” nella lotta alla contraffazione e all’Italian sounding, che “ogni anno drena dal sistema Italia decine di miliardi di euro e compromette la qualità della nostra eccellenza del nostro nome“, denuncia. E giura che non si faranno sconti a chi “pensa di poter usare il nome italiano per vendere prodotti che non hanno neanche lontanamente l’eccellenza che l’Italia può vantare”.

Con la presidente del Consiglio al Vinitaly anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che parte dallo stand di Coldiretti per ricordare quanto sia fondamentale acquisire “maggiore consapevolezza di quello che abbiamo“, scandisce. Anche Lollobrigida parla della necessità di difendere la qualità dei prodotti e del pericolo dell’italian sounding. Ecco perché, sottolinea, a livello internazionale “bisogna creare sempre più una condizione di trasparenza“, con un processo produttivo e di trasformazione leggibile, in modo che le persone possano scegliere che cosa comprare e quanto pagarlo.

Gli agricoltori e i trasformatori italiani hanno costi maggiori degli altri non perché siano meno bravi a gestire un’azienda, ma perché, afferma “rispettano l’ambiente, i diritti dei lavoratori, pagano tasse alte per garantire l’equilibrio sociale“. Quel prezzo, ricorda Lollobrigida, “dietro di sé ha tutto questo, mentre i prezzi di prodotti di altre nazioni non hanno tutto questo tipo di attenzione e tutela a qualcosa che abbiamo costruito con la nostra civiltà e quindi proteggere il valore aggiunto del made in Italy è un dovere per garantire un processo culturale che metta tutti nella condizione di guardare all’Italia come esempio“.

Per l’agroalimentare italiano si profila un nuovo record. Nel 2023 le esportazioni hanno raggiunto i 64 miliardi di euro, circa il 10% sul totale delle vendite all’estero dell’Italia. “Alla fine di quest’anno potrebbero far registrare un ulteriore aumento in valore nell’ordine di sei punti percentuali”, evidenzia il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. Sulle prospettive dell’economia pesano le crescenti tensioni internazionali, l’aumento del costo dei trasporti navali e dei prodotti energetici, ma se le previsioni saranno confermate, risulterebbe sostanzialmente colmato il divario nei confronti della Spagna: “Un risultato che sembrava fuori portata fino a pochi anni fa”, sottolinea.

E’ il cibo la prima ricchezza dell’Italia con un valore della filiera agroalimentare allargata che ha superato i 600 miliardi di euro e rappresenta il simbolo più noto del Paese all’estero, conferma l’analisi Coldiretti. Il Made in Italy dal campo alla tavola vede complessivamente impegnati 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. “Un record – evidenzia Coldiretti – trainato da un’agricoltura che è la più green d’Europa con la leadership Ue nel biologico con 80mila operatori, il maggior numero di specialità Dop/Igp/Stg riconosciute (325), 529 vini Dop/Igp e 5547 prodotti alimentari tradizionali e con Campagna Amica la più ampia rete dei mercati di vendita diretta degli agricoltori“.

Primati che vanno, appunto, difesi dal fenomeno del ‘fake in Italy’, il cibo straniero spacciato per italiano sfruttando il concetto di ultima trasformazione sostanziale per gli alimenti, quello che tecnicamente si chiama codice doganale. In questo modo cosce di prosciutto estero dopo essere state salate e stagionate vengono vendute per italiane e lo stesso capita col latte straniero che diventa mozzarella italiana. Una frode contro la quale è partita dal Brennero una grande mobilitazione di Coldiretti con obiettivo la raccolta di un milione di firme per una proposta di legge europea di iniziativa popolare sulla trasparenza di quanto portiamo in tavola. “Qualcuno deride o sminuisce l’iniziativa che noi abbiamo fatto al Brennero – lamenta il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. È un’iniziativa di trasparenza e di risposta nei confronti dei cittadini e dei consumatori. Non è una manifestazione di chiusura all’interno dei confini è vero esattamente l’opposto: partiamo dall’Italia – rivendica – per cercare di portare trasparenza sui mercati a livello mondiale e fare anche una lotta concreta al tema dell’Italian sounding che tante volte si pensa essere solo fuori dei confini nazionali quando purtroppo l’abbiamo anche all’interno del nostro Paese quando ci sono queste storture”.

Vino italiano protagonista all’Oiv: è un modello di successo economico e ambientale

(Photo credit: Masaf)

“L’agricoltore qui è il primo ambientalista”. Lo ha detto più volte il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, alla conferenza internazionale sul vino organizzata in Franciacorta dal Governo italiano. “Qui si è riusciti a produrre una crescita economica senza impatto ambientale e senza consumo eccessivo del suolo. Proteggendolo dagli effetti del cambiamento climatico e del dissesto idrogeologico con regole pensate per puntare non sulla quantità, ma su una valorizzazione del territorio”.

Alla prima riunione a livello ministeriale dell’organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv), che quest’anno compie 100 anni, il vino italiano non è presentato solo come un modello di successo economico, ma anche ambientale. Un modello che, nelle parole del ministro Lollobrigida, è da “mostrare al mondo”. Partecipano infatti alla conferenza trenta delegazioni da ogni continente: “L’Italia vuole essere protagonista in ogni settore”, ha detto “e mostrare al mondo come si riesca a tutelare ambiente e diritti dei lavoratori, e produrre eccellenza”.

Risultato dell’incontro: durante i lavori è stato proposto ai partecipanti internazionali un primo documento. E recepito nelle sue linee guida. “Linee guida che trattano – ha spiegato  il ministro – di ambiente, sostenibilità, promozione di un prodotto di qualità, di lavoro di rispetto dei diritti”. Il dibattito proseguirà nei prossimi mesi per arrivare a un documento finale e si concluderà il prossimo ottobre durante il 45° congresso mondiale del vino in programma a Digione, in Francia.

Il settore vitivinicolo italiano ha esportato l’anno scorso per circa 7,8 miliardi di euro. “Dati che – ha sottolineato il presidente dell’ICE Matteo Zoppasvanno al di là del volume, e rappresentano una categoria strategica e inclusiva, con una catena del valore che non si ferma alla bottiglia ma interessa tutto il territorio”.

Non solo. Come ha spiegato in videomessaggio la premier Giorgia Meloni: “Per noi il vino è sostanzialmente identità. Abbiamo rimesso al centro l’agricoltura, siamo impegnati per garantire che gli agricoltori vedano riconosciuto il giusto prezzo per quello che producono, abbiamo scelto di contrastare le contraffazioni e la concorrenza sleale, stiamo investendo con convinzione nelle giovani generazioni, nella continuità, perché è dai nostri ragazzi che passa il futuro della nostra agricoltura”. Priorità che l’Italia, membro fondatore dell’Oiv, ha deciso di portare nel documento in discussione durante i lavori della conferenza.

Proprio il tema dei giovani è stato ripreso a margine anche dal ministro Lollobrigida, che incontrerà gli studenti degli istituti agrari a Verona durante Vinitaly: “Sono istituti che rappresentano il nostro made in Italy” ha detto, “e che vanno valorizzati di più rispetto al passato. Spesso sono passati come scuole di serie B. Ma sono da Champions League”.

 

 

Incontro Meloni-Michel con vista su Consiglio Ue: competitività, migranti e Pac le priorità

Photo credit: Palazzo Chigi

Oltre un’ora di colloquio tra Giorgia Meloni e Charles Michel a Palazzo Chigi, per un incontro che rientra nel quadro delle consultazioni tra i leader europei sulla nuova Agenda strategica Ue 2024-2029. Il programma del prossimo quinquennio sarà presentato nel Consiglio europeo di giugno. Sul tavolo, dunque, il futuro dell’Unione europea. Un “ottimo incontro“, lo definisce Michel. Il presidente del Consiglio europeo non fa pronostici sul futuro della Commissione, e a chi gli chiede di un possibile ruolo di Mario Draghi nelle istituzioni ricorda le elezioni europee a giugno: “Gli elettori faranno una loro scelta e poi, in base ai risultati, potremo andare a vedere l’orientamento del Consiglio europeo e concordare un’agenda sugli sviluppi futuri“, risponde.

I due leader discutono del prossimo Consiglio europeo straordinario, che si terrà i prossimi 17 e 18 aprile. Tra i temi al centro dell’agenda dei leader ci sarà la competitività delle imprese europee, ma una panoramica c’è stata anche sulle crisi in corso: l’Ucraina, il Medio Oriente, i rischi per l’Europa. Tra le risorse competitive dell’Unione su cui investire, Meloni indica il settore agricolo. Chiede una attuazione rapida della Pac e delle misure per alleviare la pressione finanziaria sugli agricoltori, concordate al Consiglio europeo di marzo. “La competitività è una questione centrale in agenda“, spiega Michel dopo l’incontro. L’unione del mercato dei capitali, osserva, “ha bisogno di più investimenti per affrontare il cambiamento climatico, l’innovazione digitale e anche per creare opportunità per il rilancio economico“.

Focus anche sull’immigrazione, perché ieri il Parlamento europeo ha dato il via libera al patto per l’asilo e si attende l’ok definitivo da parte del Consiglio europeo. Occhi puntati sulla stabilità del Libano, tema che il Consiglio della prossima settima affronterà su richiesta italiana. “Noi supportiamo ogni sforzo per affrontare la questione migratoria“, assicura Michel, che ricorda che con l’Italia, l’Europa lavora sui paesi terzi di origine e transito. La premier infatti non si distrae dalla dimensione esterna e dai partenariati con i Paesi africani. Mercoledì, prima di volare per Bruxelles, tornerà a Tunisi per la quarta volta un anno, per parlare di Piano Mattei e di sviluppi comuni.

Meloni rilancia l’alleanza tra scienza e politica: “Torniamo a pensare in grande”

Una nuova alleanza tra politica e scienza, per riportare l’Italia alle glorie del passato. Giorgia Meloni parla all’Italian scientists association per rilanciare la disponibilità a un dialogo rinnovato tra le istituzioni e la ricerca, necessario in tempi in cui si affacciano “copiose sfide complesse“, sottolinea.

L’Isa presenta un ‘Manifesto della Scienza‘ in sei punti per avviare, spiega l’associazione, non solo un dibattito con i decisori su questioni di interesse comune, ma anche la creazione di tavoli tematici dedicati all’approfondimento di argomenti specifici. La proposta degli scienziati è quella di istituire anche un Ufficio Scientifico e Tecnologico che fornisca supporto alla Presidenza del Consiglio in alcuni ambiti strategici. Il documento è “prezioso“, commenta la premier e assicura che il governo “intende farne tesoro”.

Tra le sfide che si affacciano, una delle più urgenti da affrontare, per la presidente del Consiglio, è quella dell’Intelligenza artificiale generativa che già oggi può essere sostituito l’intelletto, portando l’uomo in un mondo in cui “non è più al centro“. L’Ia apre quindi scenari con i quali “siamo chiamati a confrontarci molto più velocemente di quanto non si stia facendo”, rileva Meloni. Il timore è che si “baratti la libertà con la comodità” e che “quando ce ne accorgeremo potrebbe essere troppo tardi”, avverte.

Quanto all’enorme tema climatico e alla transizione ecologica necessaria, la premier non pensa solo alle energie rinnovabili, parla anche di gas, idrogeno, economia circolare. Senza dimenticare la “grande prospettiva“, si spinge a dire, di produrre in futuro energia pulita e illimitata dalla fusione nucleare. La presidente del Consiglio sogna un contributo determinante dell’Italia, patria di Enrico Fermi, per arrivare prima al traguardo: “Con le nostre eccellenze possiamo continuare a regalare al mondo un futuro migliore e diverso“.

D’altra parte, ricorda, spesso l’Italia è stata all’avanguardia dei tempi, ecco perché, ribadisce, “Scienza e politica devono tornare a quell’equilibrio che è stato alla base della nostra civiltà”: “L’Italia da un po’ di tempo ha dimenticato di sognare e ha dimenticato quello che è capace di fare quando sogna. La nostra sfida oggi è tornare a pensare in grande”. Anche perché, scandisce, “l’eredità ha un senso se si raccoglie e si tramanda“.

Confindustria, Orsini presidente designato: la sfida della doppia transizione

L’emiliano Emanuele Orsini è il presidente designato di Confindustria per il mandato 2024-2028. Cinquant’anni, l’imprenditore è vicepresidente uscente con delega al credito, amministratore delegato di Sistem Costruzioni e di Tino Prosciutti.

Una corsa iniziata da outsider, poi il passo indietro del presidente di Erg, Edoardo Garrone, a poche ore dalla riunione del consiglio generale in viale dell’Astronomia, a spianargli la strada. Su 187 aventi diritto, i presenti erano 173. Orsini ha incassato 147 preferenze, 17 le schede nulle e nove le bianche. L’unità tra gli industriali, dopo anni difficili per le imprese, sembra dunque ritrovata.
L’elezione effettiva si terrà il 23 maggio con il voto dell’assemblea e, intanto, il 18 aprile il consiglio generale dovrà esprimersi sul programma e sulla squadra dei vicepresidenti scelta da Orsini.

Dialogo, identità e dignità” sono le parole chiave scelte dal presidente designato, che all’uscita registra un clima positivo e alle telecamere assicura che lavorerà per convincere anche chi non l’ha votato. I temi prioritari, anticipa, saranno “competitività, energia e certezza del diritto”.

Garrone confessa sulle colonne della Stampa di non essersi sentito nelle condizioni di rappresentare gli interessi di tutte le imprese e di non aver intravisto la possibilità di costruire una “squadra forte e libera da condizionamenti esterni“. Per un grande imprenditore, sostiene, potrebbe essere demotivante candidarsi ed esporsi: “Quando sono sceso in campo ero convinto – e lo rimango ancora oggi – che fosse più importante garantire la governabilità di Confindustria rispetto al nome del presidente“, racconta. E usa parole dure contro il numero uno di Duferco, Antonio Gozzi: “Numeri alla mano, ha perso. Inoltre, con il suo comportamento ha fatto perdere anche Confindustria, quando ha contestato pubblicamente l’applicazione delle regole che sono alla base del nostro sistema associativo e del nostro codice etico“, denuncia.

Le congratulazioni per Orsini arrivano da tutto il mondo politico e associativo. Tra i primi a complimentarsi, sui social, c’è la premier Giorgia Meloni, che ringrazia il presidente uscente Carlo Bonomi per il “confronto avuto in questi anni” e ricorda come, per il suo Governo, lo Stato debba essere un alleato naturale delle imprese e degli imprenditori: “Come sempre – garantisce la presidente del Consiglio – non faremo mancare disponibilità e dialogo“.

Auguri anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto. Entrambi evidenziano l’impegno che ci vorrà nei prossimi anni per riaffermare la centralità delle imprese nella duplice transizione green e digitale. “E’ doveroso – sottolinea Pichetto – valorizzare un’imprenditoria che ha colto prima degli altri la necessità di investire su energie rinnovabili e filiere innovative, economia circolare e sostenibilità dei processi produttivi“. Occhi puntati sulle Europee di giugno anche per gli industriali: la sfida della sostenibilità si giocherà a partire da Bruxelles.

Coesione, al Molise 445 milioni. Meloni: “Fondamentale nesso ambiente-energia”

Quasi mezzo miliardo di euro (445 milioni) va alla Regione Molise grazie agli accordi di Sviluppo e coesione con il Governo. Quello di oggi è il 16esimo siglato dalla premier Giorgia Meloni con i presidenti – 13 Regioni e due Province autonome -, nel solco della riforma per ridurre i divari e le disparità tra i territori.

In molte zone – ricorda Meloni – buona parte dei fondi per lo sviluppo e la coesione non veniva spesa“. Sulla programmazione 2014-2020 su 126 miliardi disponibili ne erano stati spesi 47. “In una nazione come l’Italia non possiamo permetterci che miliardi e miliardi di euro fondamentali per i cittadini vengano disperse“, osserva la presidente del Consiglio.
I fondi sono destinati a 42 progetti, divisi in diverse aree di interesse, che vanno dalla ricerca sull’intelligenza artificiale al campo biomedico, dai servizi per le università a quelli a sostegno delle persone fragili, fino alla valorizzazione dell’attrattività turistica, alla tutela ambientale e alla mobilità stradale.

Tra questi, “sul nesso ambiente-energia stanziamo 60 milioni di euro, anche per impianti di energia idroelettrica“, precisa la premier. Un ambito quanto mai fondamentale, scandisce Meloni: “Nel dramma che affrontiamo, delle conseguenze del conflitto in Ucraina, si nasconde un’occasione e una di queste è il tema dell’energia. C’è in Europa un problema di approvvigionamento. Si guarda a forme di energia pulita, il Mezzogiorno d’Italia è un potenziale produttore di energia pulita. Nel Sud Italia, con i giusti investimenti possiamo costruire un futuro e un pezzo di strategia per la nazione“.

Siamo al sedicesimo Accordo per la Coesione finanziato con le risorse Fsc per il periodo 2021-2027 – ribadisce il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto -, il terzo per il Mezzogiorno e, a dimostrazione che il Governo sta lavorando alacremente anche per definire gli Accordi con le regioni del Sud, tra poche ore sigleremo il quarto con la regione Basilicata”, rivendica.
La Regione è piccola, ma “con tanta voglia di fare, i numeri lo dimostrano“, evidenzia il governatore Francesco Roberti. Questi fondi, è certo, “faranno da volano per la nostra realtà”.

Ue, Meloni: “Agricoltura in Consiglio, basta guerra santa in nome del clima”

L’agricoltura sarà sul tavolo del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo e Giorgia Meloni si intesta il merito di aver fatto inserire il tema in agenda. Perché, spiega nell’informativa in Senato, ritiene doveroso intervenire a sostegno di un settore che è stato “troppo a lungo dimenticato e oggetto di attenzioni non sempre benevole“.

La pandemia prima, la guerra in Ucraina poi, hanno colpito le catene di approvvigionamento alimentare e “gravato le imprese agricole di un aumento dei costi fissi che ne ha ulteriormente ridotto la redditività“, osserva la premier. A questo si sono aggiunti da un lato “l’appesantimento burocratico” introdotto dalle misure di “inverdimento” della Pac e dall’altro, denuncia, “l’accanimento ideologico” di molte norme del Green Deal, del pacchetto Fit for 55 e della strategia Farm to Fork. E’ così che l’Europa “si è risvegliata con i trattori nelle strade”. Ma Meloni rivendica di guidare il governo che “più ha investito in agricoltura nella storia repubblicana” (Con la rimodulazione del Pnrr, ha destinato fino a 8 miliardi di euro al comparto).

La presidente del Consiglio punta il dito ancora una volta contro una certa visione “ideologica” di Bruxelles sulla transizione green, che sostiene abbia individuato nell’agricoltore, nel pescatore, negli operatori economici che lavorano a contatto con la natura, dei “nemici da colpire in nome della guerra santa contro il cambiamento climatico“. Quello su cui si dovrà lavorare ora, “con urgenza“, insiste, è la revisione della Pac, sostenuta in un momento in cui il contesto era diverso: quando cioè non si era ancora verificato lo shock dell’invasione russa in Ucraina. La Politica Agricola Comune che è stata votata, era comunque una “mediazione rispetto alle folli pretese dell’allora vicepresidente Timmermans“, affonda la premier, che voleva una Pac “ancora più sbilanciata verso le misure di inverdimento, tanto da voler ricomprendere al suo interno gli obiettivi di riduzione delle emissioni del Green Deal”.

Pretese“, commenta, che non si materializzarono allora, ma che si sono verificate successivamente con la definizione degli eco-schemi e delle condizionalità verdi, ed è “proprio da quelle che si deve partire, semplificando al massimo le procedure ed eliminando con effetto retroattivo l’obbligo di messa a riposo del 4% dei terreni e l’obbligo di rotazione delle colture, che limiterebbe in maniera sensibile la produttività delle nostre imprese“, afferma. Bene per Meloni la recente proposta della Commissione di ampia revisione della Pac: “Ora è importante lavorare rapidamente alla riforma, a partire dal prossimo Consiglio Agricoltura e Pesca di fine marzo“. Roma lavora perché possano trovare spazio altre proposte italiane, come l’estensione del Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, prevedendo comunque un incremento del regime de minimis, oltre che una moratoria dei debiti delle imprese agricole. Dopo anni di “emarginazione” nei più importanti consessi internazionali, “l’agricoltura torna centrale in Europa“, le fa eco il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ricorda il documento sulla Pac presentato all’Agrifish a febbraio, con cui sono state rappresentate le criticità e “gli errori” che l’Europa ha compiuto fino ad ora, con delle indicazioni su una “strada per correggerlo“. Per il titolare del dicastero di via Venti Settembre, oggi l’Europa comincia a rendersi conto che “se manca l’agricoltura, viene giù tutto”. L’obiettivo dell’Italia è “ripensare la sovranità alimentare in Europa”: “La sfida della sicurezza alimentare è dare buon cibo a tutti e non possiamo raggiungerla – ribadisce – se non diamo valore a chi ogni giorno lavora per garantire la qualità delle nostre produzioni“.

Piano Mattei, Meloni attiva cabina di regia: Progetti pilota in 9 Paesi africani

Nove Paesi per dare avvio ai progetti pilota del Piano Mattei. Sono quelli individuati dal governo, tra i partner storici con cui il livello delle relazioni è già molto avanzato, per dare avvio al progetto che dovrà trasformare l’Italia nell’hub energetico dell’Europa e cambiare totalmente il paradigma della cooperazione con il continente africano in sei macroaree: istruzione e formazione, sanità, acqua e igiene, agricoltura, energia e infrastrutture. La premier, Giorgia Meloni, convoca nella Sala Verde di Palazzo Chigi la prima riunione della cabina di regia con tutti gli attori coinvolti, dai ministri alle grandi aziende partecipate, agli enti, agenzie e associazioni (anche del terzo settore) che sono chiamati a ‘fare sistema’, come si suol dire, per la messa a terra dei vari progetti.

La ricognizione è utile per capire se tutti hanno memorizzato la stessa rotta e sensibilizzare la ‘squadra Italia’ sull’importanza di non fallire l’appuntamento: “Il Piano Mattei è una grande sfida strategica“, ricorda la presidente del Consiglio. Si parte dal Vertice Italia-Africa di gennaio, spiega Meloni, che ha certificato “un’apertura di credito” da parte di un gran numero di leader della sponda sud del Mediterraneo nei confronti del nostro Paese. In quell’occasione fu presentata “la cornice, cioè le sei grandi aree su cui riteniamo che l’Italia possa costruire questa cooperazione, anche sulla base delle sue storiche capacità“, aggiunge la premier. Che ora, però, vuole andare a dama. “Partendo dalle relazioni già in piedi, abbiamo immaginato quali potessero essere le nazioni in cui mettere più velocemente a terra i nostri progetti. Sono nove: Algeria, Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Kenya, Marocco, Mozambico e Tunisia“. Nelle ultime settimane la struttura di missione ha già svolto le prime missioni operative: “A Bruxelles, per condividere anche a livello europeo, poi è stata ad Addis Abeba e in Costa d’Avorio“, dice ancora Meloni, annunciando che “nei prossimi giorni sono previste ulteriori visite in Kenya, Marocco e Tunisia“. Mentre “in parallelo si sono svolte alcune riunioni con le principali istituzioni finanziarie internazionali, che saranno molto importanti” nello sviluppo dei progetti. Così come l’Ue, ma non solo: “Scrivere questa nuova pagina è qualcosa che non possiamo o vogliamo fare da soli. E’ fondamentale coinvolgere tanti altri a livello internazionale“.

Domenica prossima, infatti, la premier sarà in Egitto con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e altri primi ministri per “un’iniziativa simile a quella portata avanti in Tunisia, un Memorandum of understanding e in parallelo una cooperazione bilaterale che riguarda il Piano in ambito agricolo e di formazione, ma firmeremo anche delle intese su salute, Pmi e investimenti“, anticipa.

Tanta carne sul fuoco, dunque. Ma perché tutto fili liscio serve massima collaborazione. Il mondo produttivo risponde ‘presente’ alla chiamata di Palazzo Chigi. Coldiretti, ad esempio, porta al tavolo il progetto promosso con Bf, Filiera Italia e Consorzi Agrari d’Italia: oltre 40mila ettari coltivati per la crescita dell’Africa con la creazione di posti di lavoro, la fornitura di beni e servizi, lo sviluppo delle agroenergie da fonte rinnovabile e la trasmissione di conoscenza e tecnologia per la produzione locale e lo sviluppo di nuove reti di vendita con i farmers market per fornire un’alternativa concreta al fenomeno delle migrazioni, sviluppando le economie locali e potenziando la cooperazione. L’obiettivo è generare entro il prossimo biennio un indotto di migliaia di posti di lavoro che si regga su delle filiere che si sviluppano partendo dell’agricoltura.

Ance, poi, plaude alla scelta di finanziare Studi di fattibilità per opere infrastrutturali. Il contesto presentato al governo dal vicepresidente per l’internazionalizzazione, Federico Ghella, vede circa 12 miliardi di commesse in corso delle imprese associate, di cui 5 in Nord Africa e 7 in Africa Sub sahariana, che rappresentano circa il 12% delle commesse totali. Per questo i costruttori promuovono la nuova struttura di assistenza sartoriale per le imprese del settore, supportata da Farnesina e Ice, sui Bandi di gara delle banche multilaterali di sviluppo. La proposta è “rendere subito operativa la struttura con il supporto di Ance, Confindustria e Oice”. Inoltre, l’associazione lavora alla creazione di un Fondo di Investimento in equity, denominato primAfrica.

Per Confapi è fondamentale “valorizzazione del ruolo della piccola e media industria“, dice il presidente, Cristian Camisa, chiedendo più formazione in Africa, partendo dai giovani e dalle esigenze delle imprese, anche per ovviare alla carenza di personale qualificato, in problema che investe il 63% delle aziende associate. Senza dimenticare che “l’Italia deve fare un grande lavoro sulle terre rare per evitare problemi nel reperimento dei minerali utili alla produzione, nella fase di transizione ecologica“. Andando avanti, Copagri condivide obiettivi come quelli di “diversificare e ampliare i mercati del nostro interscambio commerciale, promuovere con sempre maggiore determinazione la cooperazione allo sviluppo ed esportare l’eccellenza e l’unicità del nostro know how“.

Mentre Cna vede nel Piano Mattei “una preziosa opportunità per sviluppare nuovi canali commerciali a sostegno dei settori del Made in Italy“. Il prossimo appuntamento con la cabina di regia sarà ad aprile. Per quella data Meloni si augura di poter presentare agli attori coinvolti “una struttura consolidata del testo” del piano, dopo aver presentato una prima nota di sintesi. Perché il tempo stringe e la partita sul campo deve finalmente cominciare.