Energia, Meloni guarda ancora al gas di Algeri: “Aumentiamo flussi verso l’Italia”

Giorgia Meloni vola ad Algeri per rafforzare la cooperazione con uno dei partner più importanti per l’Italia su gas, rinnovabili, infrastrutture.

Eni e Sonatrach lavorano su nuovi fronti, come lo shale gas (il gas naturale intrappolato all’interno di rocce sedimentarie a grande profondità, sfruttato grazie alla fratturazione idraulica) e l’esplorazione offshore. L’obiettivo, soprattutto in questo momento di incertezza crescente, con il gas del Qatar bloccato per tutti con la crisi in Medio Oriente, è “aumentare i flussi di gas algerino verso l’Italia”. La cooperazione va avanti anche sul fronte delle rinnovabili e delle infrastrutture strategiche in funzione di sicurezza energetica, con il Transmed, il gasdotto che dagli anni ’80 collega i due Paesi: “Siamo stati dei pionieri e l’idea è che lo si possa essere ancora”, rivendica Meloni nelle dichiarazioni congiunte con Abdelmadjid Tebboune. In una visione più ampia, questo lavoro “considera l’energia come un’opportunità, come uno strumento per generare sviluppo condiviso sia per le nazioni che producono energia e beneficiano delle risorse che ne derivano per la propria prosperità sia per le nazioni che consumano e che possono così contare su catene approvvigionamento più vicine e più resistenti agli shock esterni”, spiega la presidente del Consiglio.

Tra i progetti più interessanti, c’è l’iniziativa pubblico-privata per il recupero di oltre 36 mila ettari di terreno desertico per la produzione di cereali e legumi. “Il progetto, nonostante la burocrazia, procede in modo spedito con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7 mila a 13 mila ettari di deserto messi a produzione”, fa sapere Meloni. Quella di oggi è la seconda visita dall’insediamento del Governo, dopo quella del 22 e 23 gennaio 2023. Ma Roma è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, i legami che uniscono i due Paesi si sono intensificati negli anni e, sottolinea la premier, “Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido e così proficuo”.

L’Algeria è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio da 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%. Nel Piano Mattei, il Paese nordafricano è uno dei principali. Oltre al progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, il Piano include diverse iniziative congiunte anche sul digitale, la cultura e il turismo.

Nel corso del bilaterale, Meloni e Tebboune si sono confrontati sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e dalla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. “Credo che l’ipotesi di colloqui in corso tra Washington e Teheran costituirebbe un’ottima notizia”, commenta la prima ministra, ribadendo che “L’Italia sosterrà e intende sostenere, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area”.

Carburanti, dal Cdm via libera al taglio di 25 centesimi al litro per 20 giorni

Dopo la fiammata dei prezzi dei carburanti, che dura da settimane, arriva un primo taglio delle accise, per 20 giorni. Prima del referendum del 21 e 22 marzo, il governo porta in Consiglio dei ministri un provvedimento che dà respiro alle famiglie e frena i rincari, portando giù i prezzi di 25 centesimi al litro. “Combattiamo la speculazione e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo”, spiega la premier Giorgia Meloni al Tg1. Secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto al Tg4: “Se oggi il diesel è mediamente a 2-2,10 euro al litro, è chiaro che domani deve scendere sotto l’euro e 90”. Un “sostanzioso aiuto, ovviamente a tempo”, precisa il vicepremier, rivendicando che dalle prossime ore “gli italiani pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli”.

Nel provvedimento, che doveva andare in Cdm già dieci giorni fa, c’è anche un bonus sul credito d’imposta per autotrasportatori per l’acquisto del gasolio, oltre all’istituzione di uno speciale regime anti-speculazione, nel sistema di distribuzione dei carburanti che coinvolge Mr Prezzi, la guardia di finanza e l’Antitrust per eventuali sanzioni e, se necessario, anche la magistratura. “Introduciamo un credito d’imposta perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui beni di consumo e diamo vita a un meccanismo anti-speculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi”, scandisce Meloni.

Nel pomeriggio, Salvini ha riunito in prefettura nel capoluogo lombardo le compagnie petrolifere: “abbiamo chiesto ai petrolieri un prezzo medio massimo da non superare”, ha spiegato alle big oil al tavolo, Eni, Ip, Tamoil, Q8 e a Vega Carburanti, Pad Multienergy, Retitalia, Costantin, Keropetrol, Beyfin, San Marco Petroli, Energas, Toil. Il tavolo sarà riconvocato anche la settimana prossima, con “l’obiettivo di non abbassare la guardia”, spiega Salvini.

Con il credito d’imposta, arriva anche il sostegno al settore ittico, particolarmente colpito dal caro carburanti. Si tratta di 10 milioni di euro destinato a coprire le spese per l’acquisto del carburante a partire da marzo, aprile e maggio del 2026 nella misura del 20%. “A partire da domani le nostre marinerie, i nostri pescatori, potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni”, chiarisce il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. È una misura che, ribadisce, “ha un impatto sia sulle nostre imprese ittiche che sui cittadini che potranno continuare a scegliere cibo di qualità senza ulteriori aumenti derivanti dall’aumento dei costi di produzione sopportati dai pescatori”.

Consiglio supremo Difesa: “Italia non entrerà in guerra. Contesto instabile, rischio terrorismo”

Anche il Consiglio supremo di Difesa conferma che “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra” contro l’Iran. La riunione dell’organismo presieduto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, serve a fare il punto della situazione in quello che viene definito un “contesto di instabilità, irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina, con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale”. Uno scenario in cui il Consiglio ribadisce la posizione del nostro Paese, impegnato “a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.

Al tavolo di lavoro al Quirinale, durato circa due ore e venti minuti, oltre al presidente della Repubblica, ci sono la premier, Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani (Esteri), Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Mef), Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), il capo di stato maggiore della difesa, generale Luciano Portolano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e il consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari del Consiglio Supremo di difesa e Segretario del Consiglio, Francesco Saverio Garofani. La riunione arriva poche ore dopo l’attacco portato con un drone ad alcune infrastrutture della base internazionale di Erbil, in Iraq, dove si trova anche una parte del contingente militare italiano impegnato nelle operazioni di pace della regione.

Il Consiglio “esprime condanna per l’aggressione” e rivolge “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine a tutti i militari impegnati nelle varie operazioni in Italia e all’estero”. C’è “preoccupazione” perché “la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale” anche di fronte a sfide come evitare che l’Iran si doti dell’arma nucleare o che la sicurezza di Israele sia a rischio, così come le repressioni messe in atto dal regime teocratico di Teheran. La reazione iraniana all’operazione militare portata da Usa e Tel Aviv nasconde rischi concreti, come “aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”, viene sottolineato nel Consiglio Supremo di Difesa, che annota il “moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali”. Per questo viene messa in luce “l’importanza dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza”.

I missili indirizzati verso Cipro, che è territorio Ue, e verso la Turchia, che fa parte della Nato, sono campanelli d’allarme preoccupanti, cui si aggiungono gli effetti sulla sicurezza economica, con i rincari del prezzo dell’energia e dei carburanti. Infatti, il Consiglio valuta “gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”, snodo cruciale per il passaggio degli approvvigionamenti. In questo contesto è positivo il giudizio del Csd al fatto che il Parlamento sia già espresso sul tema, molto divisivo, della concessione dell’uso delle basi militari italiane all’alleato Usa. Allo stesso tempo viene preso atto che se “eventuali richieste dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi” vigenti, che includono “fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”, sarà il Parlamento a doversi pronunciare. Il Consiglio supremo di difesa si esprime anche sulle tensioni in Libano, chiedendo a Israele di “astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah”, perché “come sempre il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili”. Così come il Csd “ritiene allarmanti le continue gravi violazioni” della risoluzione Onu 1701 del 2006 e “il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di Unifil, attualmente a guida italiana”. La missione “resta ineludibile” per “garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi”.

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.

Iran, costo energia preoccupa governo. Meloni convoca a Chigi vertici di Eni e Snam

Il costo dell’energia con la crisi in Medio Oriente è una delle priorità sul tavolo del governo, che valuta dei provvedimenti d’urgenza per le imprese. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni convoca i vertici di Eni e Snam.

Nel dettaglio, la premier presiede due riunioni. La prima (con il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari) sugli ultimi sviluppi, con attenzione alle misure per garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. Nel secondo incontro, agli esponenti dell’esecutivo si aggiungono gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per affrontare il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo.

Il governo sta valutando l’impatto che può avere il nuovo conflitto che dall’Iran viene propagato anche nei paesi vicini“, conferma in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Ovviamente siamo preoccupati delle conseguenze che si possono avere sul costo dell’energia, a prescindere dall’approvvigionamento”, spiega rassicurando sulle forniture, perché, ricorda, “abbiamo i depositi di stoccaggio e comunque altri canali di approvvigionamento”. Il problema è il costo, che avverte: “Potrebbe crescere anche ulteriormente”. Molto dipenderà dal proseguo degli avvenimenti, “se e quando il conflitto sarà concluso“.

A livello europeo, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, il conflitto in Iran deve spingere l’Unione a lavorare sull’affrancamento da Paesi terzi: “L’Europa deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, nella prospettiva di medio e lungo termine per raggiungere un’autonomia strategica, sia nella produzione di energia – osserva Urso -, sia nell’approvvigionamento di materie prime critiche, minerali preziosi, terre rare e tutto quello che serve al nostro sistema produttivo, tanto più nella duplice sfida digitale e ambientale”. A breve, annuncia, si terrà un confronto tra il governo e il sistema produttivo del Paese per poi “realizzare le misure che possono meglio supportare il nostro sistema produttivo in questa fase così difficile come quella che si è determinata anche da questo nuovo conflitto”.

“Stiamo valutando se si possano avviare dei provvedimenti, soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero“, rende noto Tajani, dopo aver parlato con Simest, Ice e Sace, per valutare “gli aiuti che si possono dare”. Ci sarà una “decisione complessiva del governo”, conferma, per sostenere le imprese che esportano, perché “il mercato dell’area del Golfo è un in forte crescita per le nostre esportazioni, quindi stiamo lavorando anche su questo”.

La premier sarà in Parlamento il 18 marzo per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, che saranno l’occasione per riferire anche sugli indirizzi di governo a proposito della crisi internazionale.

Meloni: “Dazi sono un errore, serve libero scambio”. Merz martedì da Trump con posizione Ue

I dazi di Donald Trump “sono un errore“. Se nei primi mesi la posizione di Giorgia Meloni nei confronti della politica commerciale del presidente degli Stati Uniti era molto più sfumata e diplomatica, con il nuovo aumento delle tariffe la premier italiana non lascia spazio a interpretazioni.

In una intervista a Bloomberg, la presidente del Consiglio sposta però il piano della discussione sull’Europa: “Penso che dovremmo andare nella direzione diametralmente opposta“, spiega, tornando a parlare della necessità di un’area di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. La situazione non è drammatica pome sarebbe potuta essere, “abbiamo cercato di tamponare il più possibile”, precisa Meloni, ricordando che è stato cercato un accordo che fosse “sostenibile e ragionevole“, a partire dal comparto agroalimentare.

Per il momento, l’Europa non si espone: “Non ho aggiornamenti da fornire“, risponde, sollecitato durante il briefing quotidiano con la stampa il portavoce per il Commercio della Commissione Olof Gill. Ma, martedì 3 marzo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz incontrerà per la seconda volta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca per un colloquio nello Studio Ovale.

Secondo il vice portavoce del governo, Sebastian Hille, il cancelliere porterà sul tavolo una posizione coordinata dell’Unione europea.Per il governo tedesco i dazi sono un danno per tutti. Siamo a favore di una politica programmatica basata sulle regole del commercio“, precisa il portavoce, sottolineando che “la posizione unita all’interno dell’Unione Europea è importante“.

La disputa doganale tra gli Stati Uniti e l’Unione europea si è inasprita dopo il divieto della Corte Suprema americana di imporre dazi sulle importazioni di merci da molti paesi. Trump ha poi annunciato che avrebbe utilizzato altri mezzi per continuare ad applicare le tariffe e il Parlamento europeo ha reagito congelando formalmente l’attuazione dell’accordo doganale tra le due sponde dell’Atlantico.

Meloni in collegamento con i Volenterosi a Kiev: “Mantenere integrità territoriale”

Montecitorio, Palazzo Chigi, il Colosseo. A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, Roma si illumina di giallo e di blu, i colori della bandiera del Paese aggredito. Giorgia Meloni partecipa in videocollegamento alla riunione della Coalizione dei volenterosi e ribadisce che l’Italia “sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti“. Chiede poi garanzie di sicurezza solide per Kiev un lavoro per “creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale“.

In questi quattro anni di “lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l’Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali“, precisa in una nota Palazzo Chigi, sottolineando che il governo concorre “con determinazione” agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. Per Meloni, la risoluzione del conflitto rappresenta un “interesse strategico europeo prioritario“, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell’Italia.

L’Italia sta lavorando in particolare sulle esigenze umanitarie della popolazione ucraina. Al momento è in corso un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino. Parallelamente, è stata avviata un’iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi. “Questo impegno umanitario costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della nazione, alla quale l’Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall’organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina nel luglio 2025“, ribadisce il governo.

Intanto, a Kiev, una delegazione di Fratelli d’Italia, composta dalla vicecapogruppo alla Camera Elisabetta Gardini e dalla senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo in Commissione Diritti Umani, celebra il quarto anniversario della guerra nella missione organizzata da U4U, rete che raccoglie i parlamentari di diversi Paesi europei. In questi due giorni la delegazione tiene una serie di incontri istituzionali e, come spiegano le due rappresentanti di FdI, “sarà l’occasione per ribadire e rappresentare vicinanza e sostegno al popolo ucraino“. Una presenza significativa, spiegano, anche per ribadire che “qui è in gioco la stabilità e il futuro dell’intera Europa“. In Ucraina ci sono anche Carlo Calenda con Ettore Rosato e Federica Onori. Intervistato dall’Aria che Tira su La7, il leader di Azione lamenta l’assenza dei segretari delle opposizioni: “Non so cosa di meglio avessero da fare. Non c’era nessuno“, accusa, innescando una polemica con il presidente del M5S Giuseppe Conte. “Io non sono andato neppure a Gaza – commenta il pentastellato -, perché non andate anche a Gaza? Perché non andate in Cisgiordania dove ci sono insediamenti abusivi? Cerchiamo di non essere provocatori inutilmente. Applicare un doppio standard non è da Movimento Cinque Stelle, noi abbiamo condannato l’aggressione di Putin però non siamo stati silenziosi davanti al genocidio“.

Via libera al dl Energia: sale a 315 euro il bonus per le famiglie a basso reddito. Meloni: “Impatto rilevante”

Cinque miliardi di euro per tagliare le bollette di luce e gas: è questa la dote del nuovo decreto Energia uscito oggi da Palazzo Chigi. Non solo un salvagente per le famiglie in difficoltà ma una vera e propria sfida a Bruxelles sul costo delle emissioni inquinanti. “La priorità che c’eravamo dati fin dall’inizio era fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese“, rivendica la premier Giorgia Meloni nel presentare un provvedimento che promette risparmi strutturali. Il cuore del decreto è relativo ai 2,7 milioni di nuclei vulnerabili. Per loro il sostegno sale complessivamente a 315 euro l’anno. “Interveniamo ancora sul bonus sociale che oggi raggiunge le famiglie vulnerabili“, spiega la premier, precisando che allo sconto già previsto di 200 euro “se ne aggiunge un altro di 115 euro“. Chi ha un Isee fino a 25.000 euro e resta fuori dal bonus potrà contare su uno sconto “volontario” delle aziende di almeno 60 euro, una sorta di bollino di visibilità per i fornitori che decideranno di aderire.

Per le imprese la partita è più complessa. Il governo alza l’Irap del 2% sui colossi dell’energia per finanziare il taglio degli oneri di sistema, ovvero la voce che gonfia i costi fissi. “Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri che gravano sulle bollette di oltre 4 milioni di imprese“, assicura la Meloni. Secondo le stime governative, un artigiano risparmierà 700 euro l’anno tra luce e gas, mentre le grandi industrie gasivore potranno arrivare a tagli di oltre 220.000 euro.

Il testo definitivo è arrivato dopo giornate ricche di tensioni. I nodi principali riguardavano proprio la soglia del bonus sociale e i crediti Ets, ovvero la ‘tassa europea’ sulla CO2. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha insistito per un pacchetto da oltre 3 miliardi che puntasse sulla concretezza: “Il governo ha scelto la strada della crescita per garantire energia a prezzi più bassi”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha messo nel mirino le regole di Bruxelles: “Ci batteremo sul tema delicato dell’Ets che riguarda le imprese. Abbiamo deciso di imprimere una svolta“. L’idea del governo è scorporare questo costo dal prezzo delle energie rinnovabili. “È una scelta coraggiosa“, la definisce la premier, “perché oggi si tiene conto degli Ets anche per determinare il prezzo del solare o dell’idroelettrico, che quella tassa non la pagano“.

Fuori dai palazzi l’accoglienza è gelida. L’Unione Nazionale Consumatori vede un “miglioramento” nei 315 euro di bonus, ma “resta il giudizio fortemente negativo per il taglio dell’Isee“. Anche il mondo dell’industria è in rivolta. Paolo Barberis Canonico (Uib) avverte che il divario dei costi con l’estero è del 30%: “È in gioco la sopravvivenza stessa delle imprese”. Durissimo il giudizio del think tank ECCO, secondo cui il rimborso dei costi ETS alle centrali a gas finirà paradossalmente per pesare sulle bollette dei cittadini: “Si fatica a vedere il vantaggio per i consumatori, lo Stato rischia solo l’ennesimo scontro con l’Europa difendendo gli interessi dei produttori di gas“.

In Parlamento lo scontro è aperto. Se per la maggioranza Riccardo Zucconi (FdI) esulta per “una risposta concreta che abbassa i costi alla fonte“, le opposizioni demoliscono il decreto. Per il Movimento 5 Stelle, Sergio Costa denuncia un “cortocircuito“: il governo stanzia fondi per il maltempo al Sud ma continua a finanziare il gas che causa la crisi climatica. Raffaella Paita (Iv) è tranchant: “Per le imprese non c’è niente di niente, solo questioni che attendono risposte dall’Unione“. Chiude il cerchio Angelo Bonelli (Avs), che accusa la premier di regalare “briciole a pensionati e famiglie” mentre le grandi società energetiche accumulano profitti record.

Dl Niscemi in arrivo mercoledì. Meloni: “150 mln al Comune, Ciciliano commissario”

Il decreto per Niscemi approderà in consiglio dei ministri mercoledì e da giovedì i fondi per la cittadina siciliana inghiottita dalla frana saranno disponibili: 150 milioni solo al Comune nisseno, con un commissario straordinario che curerà il dossier, il capo della protezione civile Fabio Ciciliano.

Dopo la prima visita del 28 gennaio, Giorgia Meloni torna in Sicilia, per un sopralluogo delle aree colpite dal ciclone Harry. Accompagnata da Ciciliano, la presidente del Consiglio incontra alcuni cittadini sfollati, insieme al sindaco Massimiliano Conti, e annuncia le novità per Niscemi. Non dà tempistiche però, tantomeno quelle per stabilire la fascia di rispetto, il fronte di frana. Sarebbe “irresponsabile”, spiega. “Non posso e non voglio dare oggi una tempistica della quale non sono certa“, insiste la premier, assicurando però che l’allerta resta alta: “Credo che Niscemi sia il comune più monitorato d’Europa, perché ci sono tutte le migliori eccellenze, il genio militare, la protezione civile stessa, i vigili del fuoco. Stanno lavorando tutti, perché puntiamo a dare risposte su quale sia la fascia che bisognerebbe considerare non sicura e quale invece quella che si può recuperare. Per fare questo c’è bisogno del tempo che è necessario e non è una decisione che secondo me si può forzare”.

Al netto dello stanziamento di 150 milioni di euro al Comune per la demolizione, la ricostruzione, il governo lavora sulla viabilità, sulle scuole e sulla sistemazione temporanea dei cittadini che poi dovranno cercare un’altra casa e che “verranno indennizzati per poter comprare un’altra casa”.

Sarà prevista anche la sospensione dei tributi (come per tutti i territori che sono stati coinvolti dal ciclone in Sicilia, Calabria e Sardegna), fino ad aprile, “vuol dire rimandare il pagamento almeno ad ottobre”, spiega Meloni. Sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi, il ministero del Lavoro lavora poi ad ammortizzatori sociali per chi non può lavorare a causa degli eventi climatici. Il confronto sarà “partecipato” e porterà dare vita alle ordinanze. Il lavoro a Niscemi è “molto complesso”, ma “vorremmo che andasse in velocità”, precisa: “Per me qui è molto importante che non accada quello che è accaduto con la frana della fine degli anni 90“.

Nell’occhio del ciclone per la catastrofe, da Roma il ministro della Protezione civile ed ex governatore della Sicilia, Nello Musumeci, prova a difendersi dalle accuse di inadempienza: “I nostri avversari vorrebbero demolire una delle persone perbene che la politica italiana abbia avuto negli ultimi anni. Per questi detrattori, io sarei il responsabile numero uno di quello che non si è fatto in 28 anni”, lamenta, derubricando le accuse a “strumentalizzazioni“. “Quando tua nipote ti dice ‘nonno, ma io continuo a credere in te?’ questa è una domanda che non avrei mai voluto ricevere – racconta il ministro -. Faccio un’analisi comparativa fra l’attività politica e l’attività del navigante. Quando ti imbarchi non sai che mare trovi, puoi trovare il mare calmo o i marosi con i quali devi necessariamente combattere. L’importante è tenere ferma la rotta e non smarrire la serenità”.

‘Un’Europa, un mercato’: i leader Ue accelerano sulla competitività

(Photo credit: Palazzo Chigi)

Serve fare di più, aumentare gli investimenti, semplificare, ridurre la burocrazia e i costi dell’energia, per un’Europa più competitiva e capace di affrontare la concorrenza “sleale”, i dazi imposti dagli Usa e il nuovo ordine globale. Al castello di Alden Biesen, in Belgio, i leader dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono seduti attorno a un tavolo, guidati da Mario Draghi ed Enrico Letta, pronti a definire un’agenda comune di interventi o, almeno, a provarci.

Il quadro di partenza non è dei migliori. Proprio l’ex premier Draghi, che a settembre 2024 aveva presentato il suo Rapporto sulla competitività, ai leader ha ricordato “il deterioramento del panorama economico” dopo la presentazione della sua relazione e “l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”. Sul piatto i dossier più caldi: la necessità di ridurre le barriere nel Mercato Unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare i risparmi europei, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori. E, ancora, “la possibilità di cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente in alcuni di questi argomenti, se necessario, come previsto dai trattati”. Una nuova ‘strigliata’ che sottolinea “l’urgenza” di agire.

Al vertice l’Italia è arrivata a braccetto con Berlino. Il motore italo-tedesco c’è, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine del prevertice del mattino, ma non è “contro qualcuno”. Ecco allora che il presidente francese, Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono presentati insieme davanti alla stampa, come a voler fugare ogni dubbio sulla tenuta dei rapporti tra le due maggiori economie dell’Ue. “Siamo quasi sempre d’accordo“, ha ricordato Merz.

E al termine della giornata sono la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, a riassumere decisioni, progetti e volontà. “Vorrei essere chiaro: nel 2026 l’Europa manterrà le promesse. Lo abbiamo fatto l’anno scorso in materia di difesa. Lo faremo quest’anno in materia di competitività”, ha detto Costa.

L’ambizione è ‘One Europe, one market’ “e vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027”, ha ricordato von der Leyen, che al prossimo Consiglio europeo di marzo presenterà una tabella di marcia che mostrerà “in modo molto dettagliato: cosa faremo, le tempistiche, gli obiettivi e un chiaro limite di tempo anche per la realizzazione. L’ambizione è che questo documento sia approvato e concordato non solo dalla Commissione, ma anche dai due colegislatori, ovvero il Consiglio europeo e il Parlamento”.

La prossima tappa è proprio il Consiglio di marzo, al quale i 27 dovranno arrivare con una scelta ben precisa, cioè la definizione dei settori di ‘preferenza’. sulla base di “una solida analisi economica”, ha detto von der Leyen. L’obiettivo è quello di avere dei “campioni europei” e di rafforzare la produzione e le imprese del Vecchio Continente. Ed ecco perché, entro aprile, saranno presentate “le linee guida sulle fusioni” che saranno seguite “dalla consultazione con gli Stati membri”.

La roadmap delineata dai vertici Ue prevede anche di portare a termine entro giugno “la fase 1 dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti, che comprende l’integrazione del mercato, la vigilanza e la cartolarizzazione, entro giugno”. Se entro tale data non ci saranno progressi sufficienti, “valuteremo l’introduzione di una cooperazione rafforzata”, ha spiegato von der Leyen. “Il punto fondamentale è che dobbiamo passare da 27 a 1. L’unica risposta efficace a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è passare a un mercato unico”, ha commentato Enrico Letta al termine del vertice.

Prima del prossimo vertice dei leader, la Commissione intende inoltre presentare l’Industrial Accellerator Act’, il progetto di legge europea per permettere la creazione di imprese in tempi più rapidi, con regole uguali ovunque e riconosciute in ogni Stato membro dell’Ue. Sempre prima del 19 marzo “presenteremo il 28esimo regime”, il quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale, ha detto la presidente von der Leyen.