Colpito convoglio italiano in Libano. Meloni: “Inaccettabile”. Tajani convoca ambasciatore Israele

Giorgia Meloni si prepara a parlare davanti al Parlamento. La tregua dà respiro, ma il contesto resta fragile ed estremamente complesso. La crisi si ripercuote sui mercati e sull’energia anche in Italia. Non solo: se la pausa dal conflitto vale per l’Iran, non si fermano gli attacchi israeliani in Libano, dove viene colpito un convoglio italiano. Non ci sono feriti, ma la situazione diplomatica con Tel Aviv (e di conseguenza con Washington) si complica. In serata, fonti della Farnesina fanno sapere che l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato su richiesta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

“È del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite”, chiarisce la premier, intimando in attesa degli esiti della convocazione dell’ambasciatore: “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”. La presidente del Consiglio esprime la sua “ferma condanna” per quanto accaduto, sottolineando che il cessate il fuoco concordato tra Iran, Stati Uniti ed Israele è “un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano”. Meloni addita però anche Hezbollah, per aver “trascinato” il Paese in questo conflitto in maniera “irresponsabile”, chiedendo anche che i continui attacchi israeliani in Libano, “che hanno già provocato troppi morti e un’inaccettabile numero di sfollati” cessino “immediatamente”. “L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente UNIFIL”, insiste.

Anche Tajani, nell’aula della Camera, avverte: “I soldati italiani non si toccano. Le forze armate israeliane non hanno alcuna autorità per toccare i nostri militari”. Purtroppo, ammette, “la tregua in Libano non esiste, siamo profondamente preoccupati per le ripercussioni di tutta la crisi in tutto il contesto regionale”.

A pochi minuti di distanza, Guido Crosetto esprime la sua “più ferma e indignata protesta” per quanto accaduto nel settore di responsabilità di Unifil nel Sud del Paese. Il convoglio logistico del contingente italiano, in movimento da Shama verso Beirut, è stato attaccato con colpi di avvertimento esplosi dalle Idf a circa due chilometri dalla base di partenza. La colonna ha interrotto il movimento e ha fatto rientro in base. Ci sono stati danni lievi ai veicoli e non si registrano feriti, ribadisce il ministro della Difesa, ma chiede: “Fino a quando?”. “È inaccettabile che militari italiani impegnati sotto bandiera delle Nazioni Unite, con compiti esclusivamente di garanzia della pace e della stabilità – insiste Crosetto -, vengano esposti a situazioni di rischio da parte dell’esercito israeliano”. Il titolare della Difesa ricorda che il personale di UNIFIL opera in Libano in attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, per contribuire alla sicurezza e alla de-escalation: “La messa in pericolo di convogli chiaramente identificati con la bandiera dell’ONU non può essere tollerata – tuona -. Si tratta di un comportamento grave che rischia di compromettere la sicurezza dei peacekeeper e la credibilità stessa della missione”. All’Onu Crosetto domanda di intervenire presso le Autorità Israeliane “con la massima urgenza” per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale, e ribadire “con fermezza” il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu. “L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di UNIFIL e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi”, mette in chiaro il ministro.

Intanto, la premier sigla una dichiarazione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer, il primo ministro canadese Mark Carney, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il primo ministro dei Paesi Bassi Rob Jetten, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: “Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato oggi tra gli Stati Uniti e l’Iran. Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo. L’obiettivo deve ora essere quello di negoziare una fine rapida e duratura della guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo con mezzi diplomatici”, si legge nel documento. I leader incoraggiano “rapidi progressi” verso una soluzione negoziata “sostanziale”. Condizione cruciale per proteggere la popolazione civile dell’Iran e garantire la sicurezza nella regione, ma anche, sottolineano, per “scongiurare una grave crisi energetica globale”. I dieci chiedono a tutte le parti di attuare il cessate il fuoco, anche in Libano: “I nostri governi – garantiscono – contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

Meloni vola nel Golfo in missione per sicurezza energetica e commerciale

Alla vigilia di Pasqua, dopo il consiglio dei ministri che vara il nuovo Dl Carburanti e il giuramento al Colle del nuovo ministro del Turismo, Giorgia Meloni vola a sorpresa nel Golfo Persico.

Venerdì a Gedda, in Arabia Saudita, la premier incontra il principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, sabato si sposta negli Emirati Arabi e in Qatar.

“Come gli altri paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani, lo facciamo chiaramente perché sono paesi strategici per i nostri interessi, sono paesi amici, ma soprattutto lo facciamo a protezione delle decine di migliaia di italiani che sono presenti nella regione. La missione è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche, ma ha chiaramente come obiettivo anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari”, spiega la premier al Tg1.

Dal punto di vista della sicurezza, il momento non è semplice. Solo oggi sono arrivati sugli Emirati 47 droni e 18 missili balistici. Inizialmente la missione avrebbe dovuto toccare anche il Kuwait, tappa che non è stato possibile affrontare. E infatti Meloni è il primo leader l’Unione Europea e della Nato a essere presente nell’area in queste settimane. Un gesto di prossimità che non esclude comunque tre nodi che finiranno sul tavolo degli incontri: l’energia, le rotte commerciali, le migrazioni.

La sicurezza energetica è un tema già affrontato nella missione in Algeria della scorsa settimana, quando la presidente del Consiglio ha ottenuto di mettere in sicurezza e possibilmente aumentare le forniture di gas a disposizione. Nel Golfo, area da cui proviene circa il 15% del petrolio e circa il 10% del gas, sarà fatto un discorso analogo, confermando allo stesso tempo l’intenzione da parte dei grandi gruppi, a partire da Eni, di continuare a investire in quest’area, nonostante la situazione del momento. Tra qualche settimana Meloni sarà in visita anche in Azerbaijan, per fare fronte al momento di difficoltà, che resta comunque meno grave e più gestibile rispetto a quello vissuto dal Paese all’indomani dell’aggressione russa in Ucraina. Nel frattempo, infatti, l’Italia ha diversificato molto le sue fonti.

Si parlerà poi delle rotte commerciali, per tutelare l’export che arriva verso quest’area del mondo. L’interscambio vale oltre 30 miliardi, 20 dei quali grazie solo al commercio estero. Al centro del problema c’è la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ambasciata iraniana a Roma domanda con un duro post sui social che l’Italia chieda lo stop alla guerra prima di parlare dello stretto: “Deve opporsi con fermezza alla palese violazione del Diritto Internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti!”, si legge su X. Su Hormuz, Roma si è in realtà detta disponibile a una partecipazione per garantire la sicurezza di navigazione solo di fronte a una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e in un quadro di cessate il fuoco. Sul tema, Meloni propone un maggiore dialogo tra il GCC e il G7.

Terzo nodo è quello della sicurezza, che intreccia inevitabilmente l’emergenza migratoria. Gli sfollati in Libano sono già un milione e se la crisi dovesse continuare potrebbero moltiplicarsi. Il tema è stato sollevato dall’Italia anche a livello europeo.

Tra gli ambiti sui quali l’Italia offrirà supporto al Golfo c’è quello della Difesa. Le richieste e le necessità di questi paesi sono diverse in questa fase. Sono già in corso spedizioni e forniture di natura difensiva, ma potrebbero arrivare nuove richieste che saranno valutate.

Energia, Meloni guarda ancora al gas di Algeri: “Aumentiamo flussi verso l’Italia”

Giorgia Meloni vola ad Algeri per rafforzare la cooperazione con uno dei partner più importanti per l’Italia su gas, rinnovabili, infrastrutture.

Eni e Sonatrach lavorano su nuovi fronti, come lo shale gas (il gas naturale intrappolato all’interno di rocce sedimentarie a grande profondità, sfruttato grazie alla fratturazione idraulica) e l’esplorazione offshore. L’obiettivo, soprattutto in questo momento di incertezza crescente, con il gas del Qatar bloccato per tutti con la crisi in Medio Oriente, è “aumentare i flussi di gas algerino verso l’Italia”. La cooperazione va avanti anche sul fronte delle rinnovabili e delle infrastrutture strategiche in funzione di sicurezza energetica, con il Transmed, il gasdotto che dagli anni ’80 collega i due Paesi: “Siamo stati dei pionieri e l’idea è che lo si possa essere ancora”, rivendica Meloni nelle dichiarazioni congiunte con Abdelmadjid Tebboune. In una visione più ampia, questo lavoro “considera l’energia come un’opportunità, come uno strumento per generare sviluppo condiviso sia per le nazioni che producono energia e beneficiano delle risorse che ne derivano per la propria prosperità sia per le nazioni che consumano e che possono così contare su catene approvvigionamento più vicine e più resistenti agli shock esterni”, spiega la presidente del Consiglio.

Tra i progetti più interessanti, c’è l’iniziativa pubblico-privata per il recupero di oltre 36 mila ettari di terreno desertico per la produzione di cereali e legumi. “Il progetto, nonostante la burocrazia, procede in modo spedito con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7 mila a 13 mila ettari di deserto messi a produzione”, fa sapere Meloni. Quella di oggi è la seconda visita dall’insediamento del Governo, dopo quella del 22 e 23 gennaio 2023. Ma Roma è storicamente uno dei principali punti di riferimento di Algeri in Europa e in Occidente, i legami che uniscono i due Paesi si sono intensificati negli anni e, sottolinea la premier, “Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido e così proficuo”.

L’Algeria è il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio da 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani in Algeria per 8,5 miliardi di euro. L’Italia è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%. Nel Piano Mattei, il Paese nordafricano è uno dei principali. Oltre al progetto di agricoltura desertica in partenariato con BF International e il Centro di formazione Enrico Mattei a Sidi Bel Abbès, il Piano include diverse iniziative congiunte anche sul digitale, la cultura e il turismo.

Nel corso del bilaterale, Meloni e Tebboune si sono confrontati sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e dalla guerra in Ucraina, ormai entrata nel quinto anno. “Credo che l’ipotesi di colloqui in corso tra Washington e Teheran costituirebbe un’ottima notizia”, commenta la prima ministra, ribadendo che “L’Italia sosterrà e intende sostenere, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area”.

Carburanti, dal Cdm via libera al taglio di 25 centesimi al litro per 20 giorni

Dopo la fiammata dei prezzi dei carburanti, che dura da settimane, arriva un primo taglio delle accise, per 20 giorni. Prima del referendum del 21 e 22 marzo, il governo porta in Consiglio dei ministri un provvedimento che dà respiro alle famiglie e frena i rincari, portando giù i prezzi di 25 centesimi al litro. “Combattiamo la speculazione e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo”, spiega la premier Giorgia Meloni al Tg1. Secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto al Tg4: “Se oggi il diesel è mediamente a 2-2,10 euro al litro, è chiaro che domani deve scendere sotto l’euro e 90”. Un “sostanzioso aiuto, ovviamente a tempo”, precisa il vicepremier, rivendicando che dalle prossime ore “gli italiani pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli”.

Nel provvedimento, che doveva andare in Cdm già dieci giorni fa, c’è anche un bonus sul credito d’imposta per autotrasportatori per l’acquisto del gasolio, oltre all’istituzione di uno speciale regime anti-speculazione, nel sistema di distribuzione dei carburanti che coinvolge Mr Prezzi, la guardia di finanza e l’Antitrust per eventuali sanzioni e, se necessario, anche la magistratura. “Introduciamo un credito d’imposta perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui beni di consumo e diamo vita a un meccanismo anti-speculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi”, scandisce Meloni.

Nel pomeriggio, Salvini ha riunito in prefettura nel capoluogo lombardo le compagnie petrolifere: “abbiamo chiesto ai petrolieri un prezzo medio massimo da non superare”, ha spiegato alle big oil al tavolo, Eni, Ip, Tamoil, Q8 e a Vega Carburanti, Pad Multienergy, Retitalia, Costantin, Keropetrol, Beyfin, San Marco Petroli, Energas, Toil. Il tavolo sarà riconvocato anche la settimana prossima, con “l’obiettivo di non abbassare la guardia”, spiega Salvini.

Con il credito d’imposta, arriva anche il sostegno al settore ittico, particolarmente colpito dal caro carburanti. Si tratta di 10 milioni di euro destinato a coprire le spese per l’acquisto del carburante a partire da marzo, aprile e maggio del 2026 nella misura del 20%. “A partire da domani le nostre marinerie, i nostri pescatori, potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni”, chiarisce il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. È una misura che, ribadisce, “ha un impatto sia sulle nostre imprese ittiche che sui cittadini che potranno continuare a scegliere cibo di qualità senza ulteriori aumenti derivanti dall’aumento dei costi di produzione sopportati dai pescatori”.

Consiglio supremo Difesa: “Italia non entrerà in guerra. Contesto instabile, rischio terrorismo”

Anche il Consiglio supremo di Difesa conferma che “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra” contro l’Iran. La riunione dell’organismo presieduto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, serve a fare il punto della situazione in quello che viene definito un “contesto di instabilità, irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina, con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale”. Uno scenario in cui il Consiglio ribadisce la posizione del nostro Paese, impegnato “a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica”.

Al tavolo di lavoro al Quirinale, durato circa due ore e venti minuti, oltre al presidente della Repubblica, ci sono la premier, Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani (Esteri), Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Mef), Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), il capo di stato maggiore della difesa, generale Luciano Portolano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e il consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari del Consiglio Supremo di difesa e Segretario del Consiglio, Francesco Saverio Garofani. La riunione arriva poche ore dopo l’attacco portato con un drone ad alcune infrastrutture della base internazionale di Erbil, in Iraq, dove si trova anche una parte del contingente militare italiano impegnato nelle operazioni di pace della regione.

Il Consiglio “esprime condanna per l’aggressione” e rivolge “sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine a tutti i militari impegnati nelle varie operazioni in Italia e all’estero”. C’è “preoccupazione” perché “la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale” anche di fronte a sfide come evitare che l’Iran si doti dell’arma nucleare o che la sicurezza di Israele sia a rischio, così come le repressioni messe in atto dal regime teocratico di Teheran. La reazione iraniana all’operazione militare portata da Usa e Tel Aviv nasconde rischi concreti, come “aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”, viene sottolineato nel Consiglio Supremo di Difesa, che annota il “moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali”. Per questo viene messa in luce “l’importanza dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza”.

I missili indirizzati verso Cipro, che è territorio Ue, e verso la Turchia, che fa parte della Nato, sono campanelli d’allarme preoccupanti, cui si aggiungono gli effetti sulla sicurezza economica, con i rincari del prezzo dell’energia e dei carburanti. Infatti, il Consiglio valuta “gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz”, snodo cruciale per il passaggio degli approvvigionamenti. In questo contesto è positivo il giudizio del Csd al fatto che il Parlamento sia già espresso sul tema, molto divisivo, della concessione dell’uso delle basi militari italiane all’alleato Usa. Allo stesso tempo viene preso atto che se “eventuali richieste dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi” vigenti, che includono “fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”, sarà il Parlamento a doversi pronunciare. Il Consiglio supremo di difesa si esprime anche sulle tensioni in Libano, chiedendo a Israele di “astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah”, perché “come sempre il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili”. Così come il Csd “ritiene allarmanti le continue gravi violazioni” della risoluzione Onu 1701 del 2006 e “il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di Unifil, attualmente a guida italiana”. La missione “resta ineludibile” per “garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi”.

Iran, Meloni convoca ministri e intelligence. Tajani e Crosetto in Parlamento

Il governo continua a monitorare gli impatti della crisi in Iran e nel Golfo. La premier Giorgia Meloni presiede un nuovo vertice a Palazzo Chigi con i ministri e l’intelligence. Per l’esecutivo, al tavolo siedono i vice Antonio Tajani (Esteri) e in collegamento Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), con Guido Crosetto (Difesa), Giancarlo Giorgetti (Economia) e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

Dopo aver riferito due giorni fa in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa, Tajani e Crosetto torneranno a riferire dell’evoluzione del quadro internazionale alle Camere.

L’attenzione è soprattutto rivolta agli italiani bloccati nelle aree coinvolte negli scontri. Questa mattina sono partiti altri due voli della Oman Air da Mascate in direzione di Roma con a bordo 249 cittadini, assistito dalla Farnesina. Si aggiungono i circa 2500 italiani rientrati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Mascate, utilizzando voli commerciali facilitati dalla Farnesina e voli prenotati privatamente. Nei prossimi giorni altri voli, facilitati dal ministero degli Esteri con l’aiuto delle sedi diplomatico-consolari nella regione, partiranno da Abu Dhabi, Dubai, Mascate, Riad, Malè e Colombo verso l’Italia.

Intanto, a fronte delle turbolenze sui mercati internazionali dell’energia e dei carburanti, il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione di Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 marzo due riunioni della Commissione di allerta rapida. La prima si terrà alle 9.30 e sarà dedicata all’andamento dei mercati energetici, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi e ai carburanti. La seconda, alle 11.30, sarà focalizzata sulle possibili ricadute sull’inflazione, con specifico riguardo al carrello della spesa e al settore agroalimentare. Già da lunedì, su indicazione di Urso, era stato potenziato il monitoraggio del Garante dei prezzi lungo tutta la filiera dei carburanti, in particolare sui listini consigliati dalle compagnie, ai margini di distribuzione e ai prezzi alla pompa: i primi esiti sono stati trasmessi, ieri, alla Guardia di Finanza. Il Garante chiede alle principali compagnie petrolifere chiarimenti sulle variazioni dei prezzi, sul rapido adeguamento al rialzo dei listini di benzina e gasolio. Elementi che saranno approfonditi nel corso delle due riunioni della Commissione di allerta rapida in programma.

Quanto agli approvvigionamenti di energia, Gilberto Pichetto Fratin, dopo aver fatto un punto con Eni e Snam a Palazzo Chigi, rassicura: “Siamo il Paese che ha lo stoccaggio più alto d’Europa, abbiamo diversificato, quindi possiamo dire che non c’è una situazione di estrema gravità sui quantitativi di risorse”. L’Italia è in migliori condizioni di altri Paesi, “siamo a oltre il 50%, il più alto livello in Ue”, fa eco Urso rispondendo al Question Time della Camera. In piena emergenza, il ministro dell’Ambiente rivendica la scelta di non aver smantellato le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia: “In questo momento, le tengo in riserva a freddo”, riferisce, precisando che non saranno riattivate, se non necessario, “a tutela dell’interesse del Paese”.

Iran, costo energia preoccupa governo. Meloni convoca a Chigi vertici di Eni e Snam

Il costo dell’energia con la crisi in Medio Oriente è una delle priorità sul tavolo del governo, che valuta dei provvedimenti d’urgenza per le imprese. A Palazzo Chigi, Giorgia Meloni convoca i vertici di Eni e Snam.

Nel dettaglio, la premier presiede due riunioni. La prima (con il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari) sugli ultimi sviluppi, con attenzione alle misure per garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte. Nel secondo incontro, agli esponenti dell’esecutivo si aggiungono gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi, per affrontare il tema della sicurezza energetica, con un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia, delle possibili azioni di mitigazione che il Governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo.

Il governo sta valutando l’impatto che può avere il nuovo conflitto che dall’Iran viene propagato anche nei paesi vicini“, conferma in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Ovviamente siamo preoccupati delle conseguenze che si possono avere sul costo dell’energia, a prescindere dall’approvvigionamento”, spiega rassicurando sulle forniture, perché, ricorda, “abbiamo i depositi di stoccaggio e comunque altri canali di approvvigionamento”. Il problema è il costo, che avverte: “Potrebbe crescere anche ulteriormente”. Molto dipenderà dal proseguo degli avvenimenti, “se e quando il conflitto sarà concluso“.

A livello europeo, per l’inquilino di Palazzo Piacentini, il conflitto in Iran deve spingere l’Unione a lavorare sull’affrancamento da Paesi terzi: “L’Europa deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, nella prospettiva di medio e lungo termine per raggiungere un’autonomia strategica, sia nella produzione di energia – osserva Urso -, sia nell’approvvigionamento di materie prime critiche, minerali preziosi, terre rare e tutto quello che serve al nostro sistema produttivo, tanto più nella duplice sfida digitale e ambientale”. A breve, annuncia, si terrà un confronto tra il governo e il sistema produttivo del Paese per poi “realizzare le misure che possono meglio supportare il nostro sistema produttivo in questa fase così difficile come quella che si è determinata anche da questo nuovo conflitto”.

“Stiamo valutando se si possano avviare dei provvedimenti, soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero“, rende noto Tajani, dopo aver parlato con Simest, Ice e Sace, per valutare “gli aiuti che si possono dare”. Ci sarà una “decisione complessiva del governo”, conferma, per sostenere le imprese che esportano, perché “il mercato dell’area del Golfo è un in forte crescita per le nostre esportazioni, quindi stiamo lavorando anche su questo”.

La premier sarà in Parlamento il 18 marzo per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, che saranno l’occasione per riferire anche sugli indirizzi di governo a proposito della crisi internazionale.

Meloni: “Dazi sono un errore, serve libero scambio”. Merz martedì da Trump con posizione Ue

I dazi di Donald Trump “sono un errore“. Se nei primi mesi la posizione di Giorgia Meloni nei confronti della politica commerciale del presidente degli Stati Uniti era molto più sfumata e diplomatica, con il nuovo aumento delle tariffe la premier italiana non lascia spazio a interpretazioni.

In una intervista a Bloomberg, la presidente del Consiglio sposta però il piano della discussione sull’Europa: “Penso che dovremmo andare nella direzione diametralmente opposta“, spiega, tornando a parlare della necessità di un’area di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa. La situazione non è drammatica pome sarebbe potuta essere, “abbiamo cercato di tamponare il più possibile”, precisa Meloni, ricordando che è stato cercato un accordo che fosse “sostenibile e ragionevole“, a partire dal comparto agroalimentare.

Per il momento, l’Europa non si espone: “Non ho aggiornamenti da fornire“, risponde, sollecitato durante il briefing quotidiano con la stampa il portavoce per il Commercio della Commissione Olof Gill. Ma, martedì 3 marzo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz incontrerà per la seconda volta il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca per un colloquio nello Studio Ovale.

Secondo il vice portavoce del governo, Sebastian Hille, il cancelliere porterà sul tavolo una posizione coordinata dell’Unione europea.Per il governo tedesco i dazi sono un danno per tutti. Siamo a favore di una politica programmatica basata sulle regole del commercio“, precisa il portavoce, sottolineando che “la posizione unita all’interno dell’Unione Europea è importante“.

La disputa doganale tra gli Stati Uniti e l’Unione europea si è inasprita dopo il divieto della Corte Suprema americana di imporre dazi sulle importazioni di merci da molti paesi. Trump ha poi annunciato che avrebbe utilizzato altri mezzi per continuare ad applicare le tariffe e il Parlamento europeo ha reagito congelando formalmente l’attuazione dell’accordo doganale tra le due sponde dell’Atlantico.

Meloni in collegamento con i Volenterosi a Kiev: “Mantenere integrità territoriale”

Montecitorio, Palazzo Chigi, il Colosseo. A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, Roma si illumina di giallo e di blu, i colori della bandiera del Paese aggredito. Giorgia Meloni partecipa in videocollegamento alla riunione della Coalizione dei volenterosi e ribadisce che l’Italia “sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti“. Chiede poi garanzie di sicurezza solide per Kiev un lavoro per “creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale“.

In questi quattro anni di “lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l’Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali“, precisa in una nota Palazzo Chigi, sottolineando che il governo concorre “con determinazione” agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. Per Meloni, la risoluzione del conflitto rappresenta un “interesse strategico europeo prioritario“, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell’Italia.

L’Italia sta lavorando in particolare sulle esigenze umanitarie della popolazione ucraina. Al momento è in corso un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino. Parallelamente, è stata avviata un’iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi. “Questo impegno umanitario costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della nazione, alla quale l’Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall’organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina nel luglio 2025“, ribadisce il governo.

Intanto, a Kiev, una delegazione di Fratelli d’Italia, composta dalla vicecapogruppo alla Camera Elisabetta Gardini e dalla senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo in Commissione Diritti Umani, celebra il quarto anniversario della guerra nella missione organizzata da U4U, rete che raccoglie i parlamentari di diversi Paesi europei. In questi due giorni la delegazione tiene una serie di incontri istituzionali e, come spiegano le due rappresentanti di FdI, “sarà l’occasione per ribadire e rappresentare vicinanza e sostegno al popolo ucraino“. Una presenza significativa, spiegano, anche per ribadire che “qui è in gioco la stabilità e il futuro dell’intera Europa“. In Ucraina ci sono anche Carlo Calenda con Ettore Rosato e Federica Onori. Intervistato dall’Aria che Tira su La7, il leader di Azione lamenta l’assenza dei segretari delle opposizioni: “Non so cosa di meglio avessero da fare. Non c’era nessuno“, accusa, innescando una polemica con il presidente del M5S Giuseppe Conte. “Io non sono andato neppure a Gaza – commenta il pentastellato -, perché non andate anche a Gaza? Perché non andate in Cisgiordania dove ci sono insediamenti abusivi? Cerchiamo di non essere provocatori inutilmente. Applicare un doppio standard non è da Movimento Cinque Stelle, noi abbiamo condannato l’aggressione di Putin però non siamo stati silenziosi davanti al genocidio“.

Via libera al dl Energia: sale a 315 euro il bonus per le famiglie a basso reddito. Meloni: “Impatto rilevante”

Cinque miliardi di euro per tagliare le bollette di luce e gas: è questa la dote del nuovo decreto Energia uscito oggi da Palazzo Chigi. Non solo un salvagente per le famiglie in difficoltà ma una vera e propria sfida a Bruxelles sul costo delle emissioni inquinanti. “La priorità che c’eravamo dati fin dall’inizio era fare il possibile per ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese“, rivendica la premier Giorgia Meloni nel presentare un provvedimento che promette risparmi strutturali. Il cuore del decreto è relativo ai 2,7 milioni di nuclei vulnerabili. Per loro il sostegno sale complessivamente a 315 euro l’anno. “Interveniamo ancora sul bonus sociale che oggi raggiunge le famiglie vulnerabili“, spiega la premier, precisando che allo sconto già previsto di 200 euro “se ne aggiunge un altro di 115 euro“. Chi ha un Isee fino a 25.000 euro e resta fuori dal bonus potrà contare su uno sconto “volontario” delle aziende di almeno 60 euro, una sorta di bollino di visibilità per i fornitori che decideranno di aderire.

Per le imprese la partita è più complessa. Il governo alza l’Irap del 2% sui colossi dell’energia per finanziare il taglio degli oneri di sistema, ovvero la voce che gonfia i costi fissi. “Utilizziamo le risorse ricavate per abbattere gli oneri che gravano sulle bollette di oltre 4 milioni di imprese“, assicura la Meloni. Secondo le stime governative, un artigiano risparmierà 700 euro l’anno tra luce e gas, mentre le grandi industrie gasivore potranno arrivare a tagli di oltre 220.000 euro.

Il testo definitivo è arrivato dopo giornate ricche di tensioni. I nodi principali riguardavano proprio la soglia del bonus sociale e i crediti Ets, ovvero la ‘tassa europea’ sulla CO2. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha insistito per un pacchetto da oltre 3 miliardi che puntasse sulla concretezza: “Il governo ha scelto la strada della crescita per garantire energia a prezzi più bassi”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha messo nel mirino le regole di Bruxelles: “Ci batteremo sul tema delicato dell’Ets che riguarda le imprese. Abbiamo deciso di imprimere una svolta“. L’idea del governo è scorporare questo costo dal prezzo delle energie rinnovabili. “È una scelta coraggiosa“, la definisce la premier, “perché oggi si tiene conto degli Ets anche per determinare il prezzo del solare o dell’idroelettrico, che quella tassa non la pagano“.

Fuori dai palazzi l’accoglienza è gelida. L’Unione Nazionale Consumatori vede un “miglioramento” nei 315 euro di bonus, ma “resta il giudizio fortemente negativo per il taglio dell’Isee“. Anche il mondo dell’industria è in rivolta. Paolo Barberis Canonico (Uib) avverte che il divario dei costi con l’estero è del 30%: “È in gioco la sopravvivenza stessa delle imprese”. Durissimo il giudizio del think tank ECCO, secondo cui il rimborso dei costi ETS alle centrali a gas finirà paradossalmente per pesare sulle bollette dei cittadini: “Si fatica a vedere il vantaggio per i consumatori, lo Stato rischia solo l’ennesimo scontro con l’Europa difendendo gli interessi dei produttori di gas“.

In Parlamento lo scontro è aperto. Se per la maggioranza Riccardo Zucconi (FdI) esulta per “una risposta concreta che abbassa i costi alla fonte“, le opposizioni demoliscono il decreto. Per il Movimento 5 Stelle, Sergio Costa denuncia un “cortocircuito“: il governo stanzia fondi per il maltempo al Sud ma continua a finanziare il gas che causa la crisi climatica. Raffaella Paita (Iv) è tranchant: “Per le imprese non c’è niente di niente, solo questioni che attendono risposte dall’Unione“. Chiude il cerchio Angelo Bonelli (Avs), che accusa la premier di regalare “briciole a pensionati e famiglie” mentre le grandi società energetiche accumulano profitti record.