Italia-Algeria, 40 accordi su energia e industria. Meloni: “Relazioni mai così solide”

Energia, economia circolare, infrastrutture e trasporti, agricoltura sostenibile e industria avanzata. Sono stati questi i temi al centro del Forum Imprenditoriale Italia-Algeria di Roma, evento organizzato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con ICE Agenzia, in concomitanza con il quinto Vertice intergovernativo tra i due Paesi. L’appuntamento ha coinvolto 250 imprese italiane e 140 algerine. Il Paese nordafricano si conferma infatti tra i mercati ad alto potenziale sul piano dell’export, come primo partner economico dell’Italia nel continente africano: nel 2024 l’interscambio tra i due Paesi è stato pari a 14 miliardi di euro.

L’energia resta ancora l’architrave del partenariato ma la cooperazione si estende anche ad altri settori chiave come l’industria avanzata. Quindi automotive, agro industria, farmaceutica, economia digitale e industria della difesa. Circa quaranta gli accordi e le intese di natura commerciale siglate tra aziende italiane ed algerine, oltre 20 al Forum e i restanti al vertice su terrorismo, difesa, agricoltura e Tlc. I settori con le maggiori opportunità sono la meccanica strumentale (91 milioni), i metalli (37 milioni) e la chimica (36 milioni), che da soli rappresentano il 56% del totale. “Le relazioni tra i nostri due Paesi non sono mai state solide come oggi”, commenta la premier Giorgia Meloni. L’Algeria, secondo la presidente del Consiglio, si è rivelata Paese amico “soprattutto all’indomani della guerra di aggressione russa all’Ucraina”, ovvero “quando l’Italia aveva bisogno e necessità di diversificare le sue fonti energetiche per affrancarsi dalla dipendenza dalla Russia”. Confermando di svolgere “da molto tempo un ruolo fondamentale per garantire la nostra sicurezza energetica e per garantire la sicurezza energetica dell’Europa”, aggiunge Meloni.

“Ciò che abbiamo raggiunto oggi – mette in luce il presidente della Repubblica Algerina, Abdelmadjid Tebbouneapre orizzonti ampi per la partnership algerino-italiana, partnership strategica di esempio, di modello, che riflette la profondità e le interconnessioni di amicizia radicate tra l’Italia e l’Algeria”. Su tutto, il presidente algerino auspica di raggiungere la rete ferroviaria più grande in Africa.

“Il rapporto con l’Algeria – commenta il presidente Ice, Matteo Zoppas – si inserisce nel Piano Mattei. E’ un mercato che per noi vale circa 3 miliardi di euro ed è in crescita: 3% nel 2024, quasi 7% quest’anno”. Per il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’incontro conferma il rilievo centrale dell’Algeria nella strategia italiana di diplomazia della crescita. “L’Italia – ha detto il ministro – vive di export, che rappresenta quasi il 40% del PIL annuo, per un totale di 623 miliardi di euro. Ma il nostro obiettivo è arrivare a 700 miliardi entro il 2027 e per questo vogliamo incrementare l’internazionalizzazione delle nostre imprese”. L’obiettivo è far diventare il Mediterraneo “un’area di commercio, e non di cimitero di migranti”.

A margine del Forum, Tajani ha avuto un incontro bilaterale con l’omologo algerino, Ahmed Attaf. Il colloquio ha rappresentato l’occasione per ribadire l’impegno congiunto per la stabilità del Mediterraneo. Passando in rassegna i principali dossier internazionali e regionali, i due ministri hanno concordato sulla priorità di arrivare a un cessate il fuoco a Gaza, al rilascio degli ostaggi e alla consegna degli aiuti umanitari alla popolazione civile. È stato quindi confermato il comune impegno per la stabilità della Libia, per cui hanno sottolineato la necessità di rilanciare il processo politico a guida Onu, e per il contrasto al terrorismo e ai traffici illegali nell’area del Sahel. Infine la promessa di Tajani sulla collaborazione “proficua” tra Algeri e Bruxelles: “A volte ci sono degli ostacoli da superare, faremo in modo che questi ostacoli possano essere superati. Cerchiamo di essere il miglior ponte possibile”.

Dazi, Meloni: “Al lavoro per scongiurare guerra commerciale”. Urso: “Intesa con Usa vicina”

Scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E’ il mantra della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, a cascata, di tutti i ministri coinvolti nell’infinita trattativa con gli Stati Uniti dopo la minaccia di tariffe al 30% verso l’Europa e la successiva missione a Washington del capo negoziatore europeo Maros Sefcovic. La premier lo ribadisce sul palco del congresso della Cisl all’Eur, sottolineando il lavoro assiduo e costante dell’esecutivo: “Tutti i nostri sforzi sono rivolti a questo, chiaramente in collaborazione con gli altri leader, con la Commissione Europea”. La guerra commerciale “non avrebbe alcun senso”, “impatterebbe soprattutto sui lavoratori”, precisa. A maggior ragione perché il caos scoppia “in un periodo complesso, segnato da tensioni geopolitiche che rendono il contesto internazionale molto incerto e instabile, con conseguenze inevitabili su economia reale, tenuta dei livelli occupazionali e produzione”.

L’intesa “è in procinto” di essere raggiunta, azzarda poco dopo sullo stesso palco Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy fornisce informazioni in suo possesso che arrivano dagli Stati Uniti: “Da quel che apprendiamo ci siamo, l’intesa sta per essere raggiunta. Ci auguriamo che sia equa, costruttiva, positiva e sostenibile”. Il presidente Usa, Donald Trump, infatti, in un’intervista a Real America’s Voice, ha spiegato che un accordo con l’Ue è vicino, anche se “sono molto indifferente al riguardo”. Il governo italiano, secondo Urso, ha fatto tutto il necessario operando “in modo costruttivo e collaborativo, affinché ci fosse un negoziato sia in termini bilaterali che con le istituzioni europee, in modo specifico con la Commissione Europea”.

Le opposizioni non ci stanno e incalzano l’esecutivo. Per il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, la premier deve “svegliarsi dal torpore. La guerra commerciale con gli Stati Uniti non è un rischio ipotetico: è già iniziata, ed è stata innescata da Donald Trump, non certo dall’Europa”. I dazi al 30% dal primo agosto, secondo Bonelli, “sono un’estorsione, un atto di violenza economica che rischia di causare una crisi gravissima”, solo l’Italia “potrebbe perdere 35 miliardi di export e oltre 180.000 posti di lavoro”. Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione Affari europei, giusto negoziare “ma a schiena dritta. Serve un’intesa, non una resa”, portando al tavolo delle trattative “una posizione unitaria Ue, evitando azioni bilaterali che rischiano di indebolire Italia ed Europa stessa”. Preoccupazioni anche sulla tutela dell’agroalimentare. Coi dazi al 30%, denuncia Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura alla Camera, verrebbero colpiti “prodotti simbolo del Made in Italy, dai formaggi alla pasta, fino al vino, in un contesto già segnato dalla svalutazione del dollaro”. Per Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera, i dazi avrebbero un impatto gravissimo su alcuni dei settori più competitivi del nostro export, come “moda e farmaceutica, colonne portanti del Made in Italy”.

Dazi, Meloni: “Compromesso prima dell’1/8, Occidente va rafforzato”. Tajani vede Rubio

Scongiurare una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico e arrivare a un compromesso “reciprocamente vantaggioso” tra Stati Uniti e Unione europea, prima dell’1 agosto. E’ la linea di Giorgia Meloni, che continua a chiedere agli alleati europei la via del dialogo con Donald Trump.

Dopo aver ricevuto a Palazzo Chigi il cancelliere austriaco Christian Stocker, la premier ribadisce: “L’obiettivo per me rimane quello di rafforzare l’Occidente nel suo complesso, rendere ancora più forti le nostre economie che sono già economie strettamente interconnesse“. Tutti gli altri scenari, osserva, sarebbero “totalmente insensati“.

Di certo, la prospettiva dei dazi al 30% annunciati da Trump per i prodotti importati dai Paesi dell’Unione europea, non può essere una opzione accettabile. Palazzo Chigi è convinto che ci siano i margini per negoziare un accordo migliore e un punto di caduta potrebbe essere la metà di questa percentuale, una tariffa al 15%, che comunque comporterebbe miliardi di perdite per l’export.

Noi sosteniamo l’azione del commissario Sefcovic, sosteniamo il lavoro dell’Unione Europea, sosteniamo la posizione della Commissione cercando di dare anche delle buone idee, naturalmente ottenendo anche l’interesse dei produttori italiani e della nostra industria, che non deve essere danneggiata da un accordo sulle tariffe“, spiega Antonio Tajani in missione a Washington. Il ministro degli Esteri Tajani vede il Segretario di Stato americano Marco Rubio e con lui affronta “gli aspetti politici” del confronto Stati Uniti-Ue sui dazi, viene spiegato.  Un faccia a faccia “molto positivo“, racconta Tajani a margine, parlando di “identità di vedute” e di relazioni transatlantiche buone: “Stiamo lavorando per trovare un accordo, ci sono state rassicurazioni politiche perché una guerra non conviene a nessuno“, riferisce. Anche l’Italia vuole accelerare sul dossier, l’incertezza “crea grandi difficoltà a chi intraprende, a chi esporta, quindi vogliamo accelerare“, fa presente il ministro. “Sappiamo che il 30% è un obiettivo irraggiungibile, un messaggio forte“, afferma, garantendo che Roma è pronta a investire di più negli Stati Uniti: “Ricordo che in ogni Stato americano ci sono imprese italiane che danno lavoro a 300.000 americani“, aggiunge Tajani.

Sul tavolo della missione di Washington ci sono anche le prospettive dell’impegno Usa sull’Ucraina, dopo l’annuncio di ieri di Trump. Poi incontra il consigliere speciale Usa per l’Africa, Massad Boulos, per affrontare la situazione in Libia“L’Italia, l’Europa e il Mediterraneo stanno attraversando un momento molto difficile, perché la situazione nella regione subsahariana è esplosiva”, spiega in una intervista a Fox Business, insistendo per un coinvolgimento maggiore di Washington in Africa dove, sostiene, “abbiamo bisogno di meno Cina, meno Russia e più Europa e più America, perché è importante opporsi a una nuova colonizzazione“.

Prima udienza di Leone XIV a Meloni: Ucraina, Gaza e il summit Onu in Etiopia al centro

Sorrisi, strette di mano e un colloquio a porte chiuse che dura oltre mezz’ora. Giorgia Meloni arriva in Vaticano per la sua prima udienza ufficiale con Papa Leone XIV, eletto in conclave l’8 maggio scorso.

Nella delegazione della premier ci sono i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Con loro, dopo l’udienza, la presidente del Consiglio scende poi in Terza Loggia, per incontrare anche il segretario di Stato, Pietro Parolin, e il ‘ministro degli Esteri’, Paul Gallagher.

Ucraina e Gaza al centro, in particolare l’impegno comune per la pace a Kiev e in Medio Oriente e l’assistenza umanitaria a Gaza, che ancora fatica ad arrivare, sotto gli attacchi e i blocchi di Israele. “Sono state sottolineate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e l’Italia“, fa sapere il Vaticano in una nota di poche righe, facendo riferimento a generiche “questioni afferenti ai rapporti bilaterali” e “tematiche d’interesse per la Chiesa e la società italiana”. Meloni, aggiunge Palazzo Chigi, ribadisce “l’apprezzamento per l’impegno della Sede Apostolica per la pace in Ucraina, a Gaza e in tutte le aree di crisi” e si sofferma sull’importanza della libertà religiosa e sulla tutela delle comunità cristiane in Medio Oriente, che hanno sofferto le conseguenze delle crisi e dell’instabilità dell’area. I due leader condividono poi, rende noto la presidenza del Consiglio, “l’ottima collaborazione con le organizzazioni cattoliche religiose per la cooperazione in Africa, nell’ambito del Piano Mattei”.

Prima di chiudere le porte, la Santa Sede diffonde qualche immagine dell’incontro, in cui la premier e il Pontefice sono seduti nello studio del Palazzo apostolico. “Ha fatto tanti viaggi, io invece sono rimasto sempre a Roma”, dice il Papa. Lei gli parla del summit sulla sicurezza alimentare dell’Onu, che co-presiederà con il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed il 28 luglio, ad Addis Abeba, in Etiopia. Poi qualche immagine sullo scambio dei regali dopo il colloquio, in cui si vede la presidente del Consiglio che dona al Papa una veduta seicentesca della Chiesa dei Santi Domenico e Sisto e dell’antico monastero domenicano che ospita l’Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino dove Robert Prevost ha studiato Diritto canonico e ricorda la “grande cultura religiosa” dell’istituto. Il Papa ricambia con un volume su Sant’Agostino. E l’ultima stretta di mano: “Buon lavoro”, è l’augurio di Meloni al Papa.

Il primo contatto che hanno avuto la premier e il Pontefice è stato telefonico: il 15 maggio, appena una settimana dopo l’elezione di Prevost al soglio di Pietro. Si prospettava di organizzare i negoziati di pace tra Russia e Ucraina in Vaticano, ipotesi accolta positivamente dal Papa, ma poi saltata. Il primo incontro faccia a faccia c’è stato il 18 maggio, per la messa di inizio pontificato. Poi hanno avuto modo di incontrarsi di nuovo il 21 giugno, per il Giubileo dei governanti, quando Meloni ha chiesto al Papa se si fosse “assestato”.

Pnrr, ok Commissione Ue al pagamento settima rata. Meloni: “Confermiamo primato”

Dopo l’invio, ieri, della richiesta di pagamento dell’ottava rata del Pnrr da 12,8 miliardi, oggi l’Italia incassa l’ok al pagamento della settima rata, da 18,3 miliardi dalla Commissione europea.

Con la revisione tecnica, che ha aggregato in un unico traguardo i tre obiettivi connessi alle misure su rinnovabili, batterie e alla riforma del rischio finanziario associato ai contratti di acquisto per le energie rinnovabili, gli obiettivi programmati e conseguiti sono 64, suddivisi in 31 milestone e 33 target.

Con il pagamento della settima rata, rivendica Giorgia Meloni, “l’Italia confermerà il primato europeo nell’avanzamento del Piano, con oltre 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione finanziaria complessiva e al 100% degli obiettivi programmati nelle prime sette rate, pari a 334 tra milestone e target, obiettivi tutti conseguiti nel pieno rispetto del cronoprogramma stabilito dalla Commissione”. La premier lo definisce un primato anche qualitativo: “Abbiamo dimostrato di essere capaci di utilizzare in modo virtuoso gli strumenti che l’Europa ci ha fornito e siamo diventati un modello per gli altri Stati membri”, osserva, dicendosi orgogliosa del “grande lavoro” fatto finora. Un lavoro che non è terminato, ricorda: “Deve anzi continuare con la medesima determinazione, per una Nazione sempre più moderna, produttiva e competitiva, forte e inclusiva, consapevole e pronta alle sfide globali del presente e del futuro”.

Tra gli obiettivi conseguiti figurano diverse riforme, come la legge sulla concorrenza, le misure per velocizzare i pagamenti della Pubblica Amministrazione e la revisione del servizio civile universale.

“Alla settima rata – spiega il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Fotisono legati diversi investimenti strategici“. Come il collegamento elettrico tra Sardegna, Corsica e penisola, SA CO I.3, e il collegamento elettrico sottomarino tra Sicilia, Sardegna e penisola, Tyrrhenian Link. Infrastrutture “fondamentali per implementare le reti di trasmissione dell’energia elettrica e per rafforzare l’autonomia energetica dell’Italia, con l’obiettivo di garantire energia a famiglie e imprese a condizioni migliori”, sostiene Foti.

La valutazione positiva per il pagamento di questa rata segue la presentazione della richiesta di pagamento dell’ottava rata, a “conferma dell’allineamento del Piano italiano con la roadmap europea del Pnrr, nel pieno rispetto dei suoi impegni, delle sue priorità e della sua scadenza finale ad agosto 2026”, riferisce il ministro.

Agli investimenti sulle infrastrutture energetiche si aggiungono altri interventi, come il potenziamento della flotta di autobus e di treni a emissioni zero per il trasporto regionale, dei nodi metropolitani e dei principali collegamenti nazionali, la riqualificazione di molte stazioni ferroviarie, le misure per la cybersicurezza, l’attivazione di 480 Centrali Operative Territoriali (COT) per rafforzare le prestazioni in materia di salute pubblica, gli investimenti per una migliore gestione delle risorse idriche, il conferimento di 55.000 borse di studio agli studenti meritevoli meno abbienti per l’accesso all’Università, di 7.200 borse di dottorato per la ricerca e di ulteriori 6.000 borse per dottorati innovativi, specificatamente dedicate alle imprese.

Nato, Meloni: “Spese necessarie e sostenibili. Per 2026 non useremo escape clause”

L’aumento della spesa per la difesa è “necessario e sostenibile”. Giorgia Meloni lascia il vertice Nato all’Aja ribadendo l’adesione convinta alle richieste di Donald Trump e garantendo, ancora una volta, che “nemmeno un euro” sarà sottratto alle “priorità del governo e dei cittadini italiani”. La clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità, la cosiddetta ‘Escape clause’, nel 2026 non sarà necessaria (“poi chiaramente per gli anni a venire si valuterà”). L’alleanza è “compatta” e il sostegno all’Ucraina è “pieno da parte di tutti”. Quanto alla Spagna, che ha chiesto una deroga all’aumento delle spese fino al 5% del Pil: “Ha firmato lo stesso documento che abbiamo firmato noi”, taglia corto la premier.

Il contesto, spiega più nel dettaglio la presidente del Consiglio, necessita un aumento delle spese, ma in una dimensione che “ci consente di assumere questi impegni”. Meloni osserva che l’incremento dell’1,5% in 10 anni non è così distante dall’impegno che l’Italia ha già assunto del 2014 quando era dell’1%. Impegno poi ribadito da tutti i governi prima del suo. A questo si aggiunge un 1,5% di spese sulla sicurezza, risorse che, insiste, comunque l’Italia avrebbe speso, perché riguardano materie molto più ampie della questione di difesa: i confini, la migrazione irregolare, le infrastrutture critiche, la mobilità militare, ma anche l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’innovazione tecnologica. “Sono risorse che servono a mantenere questa nazione forte come è sempre stata”.

D’altra parte, sul target del 5% la flessibilità è “totale”, assicura: “Abbiamo chiesto che su molte di queste spese fosse a totale discrezione degli stati nazionali di decidere cose ritengono una minaccia, perché le minacce che affronta una nazione che si affaccia sul Mediterraneo sono distanti anni luce da quelle sul mar Baltico. E lo abbiamo ottenuto“. Insomma, tutto sta nel capire su cosa si investe, perché “il mondo sta cambiando e cambia anche la difesa”, ricorda, Meloni: “Si va verso un mondo nel quale un satellite può essere più strategico di un carro armato”.

L’obiettivo resta comunque irrealistico per la leader dem Elly Schlein, che lo giudica anche “dannoso, sbagliato e grave”: “Con leggerezza Meloni ha deciso di impegnarsi, mentre il premier spagnolo ha dimostrato che si può dire di no”, denuncia la segretaria del Pd che poi affonda: “La premier non è in grado di dire no all’amico Trump”.

Sul sostegno all’Ucraina, inserito anche nel documento finale, dopo il vertice Meloni partecipa a un incontro con Volodomyr Zelensky e i leader di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, con il Segretario Generale Rutte. “Sono stati approfonditi gli sforzi in corso e il sostegno all’azione degli Stati Uniti a favore del cessate il fuoco per un percorso negoziale che conduca ad una pace giusta e duratura in Ucraina“, sottolinea Palazzo Chigi, aggiungendo che ènecessario” che la Russia dimostri di volersi impegnare seriamente nei colloqui, “contrariamente a quanto fatto finora”. I leader ribadiscono il “continuo sostegno” a Kiev, alla sua autodifesa e alla sua industria della difesa, anche “a fronte dei brutali attacchi russi contro i civili, e il mantenimento della pressione sulla Russia attraverso nuove sanzioni”.

Archiviato, si spera, il capitolo Iran, ora l’attenzione del mondo torna su Gaza. Ma in questo scenario, assicura la premier, tutto è più semplice: “Penso che tutti capiscano che questo è il momento in cui bisogna riuscire ad ottenere il cessate il fuoco, quindi l’Italia è impegnatissima per ottenere questo risultato”.

Iran, Meloni: “Rischi enormi. Basta ambiguità, Teheran riprenda negoziati con Usa”

I timori del momento sono in tre precise parole pronunciate da Giorgia Meloni alla Camera: “Potenziali enormi rischi” dalla crisi tra Iran e Israele. Le comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno prossimo, tengono insieme i dossier più caldi dell’attualità continentale e internazionale. Si parte da un assunto: serve il cessate il fuoco.

E’ giunto il tempo di abbandonare ambiguità e distinguo: l’Iran deve evitare ritorsioni contro gli Stati Uniti e cogliere l’opportunità, oggi, di un accordo con Washington sul proprio programma nucleare, consapevole che è possibile portare avanti un programma civile che garantisca la totale assenza di fini militari”, dice Meloni. Offrendo il nostro Paese per riprendere i negoziati, come già accaduto con gli ultimi due round negoziali, terminati però con un nulla di fatto. Uno dei pericoli più gravi, a livello economico, è la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran: “Strategico per le economie globali, capace di condizionare il prezzo del petrolio e dell’energia a livello mondiale”, avverte Meloni.

Ricordando che anche il ministro degli Esteri, da Bruxelles, si è fatto portatore della richiesta di non interrompere i flussi commerciali nella zona nella lunga telefonata con l’omologo iraniano, Seyed Abbas Araghchi. Nell’incertezza, comunque, “ci siamo già occupati di assicurare all’Italia gli approvvigionamenti energetici necessari”, sottolinea la presidente del Consiglio, che chiede ai partner Ue (ma anche ai player della politica interna) di “concentrarsi sulle questioni nelle quali possiamo davvero fare la differenza insieme, sul piano globale”.

Nel frattempo le bombe continuano a cadere. Anche quelle statunitensi, che non hanno sorpreso l’Italia, perché “abbiamo iniziato a lanciare messaggi ai nostri contingenti già nei giorni precedenti”, mette in luce il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ma senza usare la flotta statunitense di stanza nelle basi collocate in Italia. “La nostra nazione non ha in alcun modo preso parte all’operazione militare”, ci tiene a ribadire Meloni. Spiegando che sin dal primo giorno di conflitto il governo si è attivato per la salvaguardia della sicurezza dei nostri connazionali in Iran, compresi i militari. Al punto che è al vaglio la possibilità di spostare temporaneamente l’Ambasciata di Teheran in Oman.

Per ora, gli Stati Uniti non hanno chiesto l’uso delle basi Nato in Italia. Ma la premier garantisce che, se dovesse accadere, “una decisione del genere farà un passaggio parlamentare, differentemente da quello che è accaduto in altre situazioni, quando al Governo non c’eravamo noi“. L’instabilità dell’area mediorientale consiglia prudenza, ma anche la necessità che la diplomazia prenda il posto delle armi.

In Iran come a Gaza, dove “la legittima reazione di Israele a un terribile, insensato attacco terroristico sta assumendo forme drammatiche e inaccettabili, che chiediamo a Israele di fermare immediatamente”, afferma Meloni, dicendo chiaramente che “il futuro della Striscia può iniziare solo con la liberazione degli ostaggi e il disarmo di Hamas”, che “non potrà invece avere alcun ruolo” nella fase di stabilizzazione. In questo scenario, poi, in Europa e in ambito Nato c’è da discutere di difesa e spese per il riarmo. Tajani a Bruxelles esulta perché la flessibilità sull’obiettivo di arrivare al 5% del Pil è davvero a un passo, rendendo l’obiettivo raggiungibile entro il 2035, stima il vicepremier. Senza “distogliere risorse da ciò che consideriamo importante per il benessere degli italiani”, assicura Meloni alla Camera. A Bruxelles la premier parlerà anche di Ucraina, confermando il sostegno a Kiev e confermando l’impegno a fare pressioni sulla Russia perché dimostri di voler negoziare per arrivare alla pace. Poi c’è l’Africa nell’elenco dei temi da trattare con gli alleati europei. Il Nordafrica e il Sahel in particolare, ma anche la Libia, che “i violenti scontri a Tripoli nelle scorse settimane dimostrano non possiamo permetterci di trascurare”. Di carne a cuocere, insomma, ce n’è davvero tanta. Ma sarà fondamentale non sbagliare le mosse in questa fase, perché ogni errore rischia di allargarsi pericolosamente.

Meloni e von der Leyen a Roma per vertice su Piano Mattei e Global Gateway

Domani Giorgia Meloni vedrà Ursula von der Leyen a Roma. L’appuntamento è programmato, la premier e la presidente della Commissione europea co-presiederanno un vertice sul Piano Mattei e il Global Gateway per l’Africa. Ma è ragionevole pensare che le due leader faranno anche un punto sulle tensioni geopolitiche mondiali e sulla strategia da tenere nel caso in cui Donald Trump decidesse di entrare in guerra contro l’Iran, al fianco di Israele.

A Villa Pamphilj, Meloni e von der Leyen accoglieranno i leader dell’Unione Africana, dell’Angola, dello Zambia, della Repubblica Democratica del Congo, della Tanzania e i vertici delle Istituzioni finanziarie multilaterali, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo e l’Africa Finance Corporation.

Il passaggio servirà a consolidare la sinergia tra il piano italiano e quello europeo per il continente oltre Mediterraneo, per approfondire la rotta operativa e monitorare l’avanzamento delle iniziative comuni. Più volte infatti Meloni ha dichiarato di voler allargare il Piano Mattei, “europeizzarlo”, per potenziare la collaborazione con le iniziative internazionali che hanno un focus sull’Africa.

Tra i progetti più imponenti, spicca il ‘Corridoio di Lobito’, infrastruttura ferroviaria da 830 chilometri, che collegherà Angola e Zambia tramite la Repubblica Democratica del Congo, che in prospettiva potrà essere estesa fino al porto di Dar es Salaam, in Tanzania. Il progetto – di cui si è già parlato lo scorso anno, nel corso del G7 sotto presidenza italiana a Borgo Egnazia – punta a creare un asse logistico regionale per il trasporto non solo di minerali strategici, ma anche di prodotti agricoli e input energetici, in un’ottica di sviluppo integrato.

In agenda anche il potenziamento dell’interconnessione digitale ‘Blue-Raman’ – che oggi prevede il collegamento tra India, Europa e Medio Oriente -, il sostegno alle filiere produttive agroalimentari del Continente africano e il rafforzamento delle catene di approvvigionamento. Il vertice è stato anticipato a livello tecnico lo scorso 27 marzo da un evento che si svolto a Roma e che ha riunito oltre 400 attori pubblici e privati italiani, africani ed europei, per definire priorità settoriali e piattaforme di investimento congiunte. Le intese maturate nel corso di questa iniziativa si tradurranno, a livello istituzionale in occasione del Vertice del 20 giugno, in accordi politici e finanziari multilaterali.

Israele-Iran, Farnesina lavora a rientro italiani. Tajani: G7 compatto, no atomica a Teheran

La priorità in queste ore, per il governo, è la sicurezza dei cittadini italiani che si trovano in Israele e in Iran. “Siamo in costante contatto tutti”, assicura il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “La situazione è quella che è, andiamo avanti preoccupandoci di garantire il più possibile la sicurezza dei nostri connazionali“, insiste.

Non ci saranno evacuazioni perché gli spazi aerei sono chiusi, ma la Farnesina sta “agevolando l’uscita dall’Iran e da Israele dei connazionali che vogliono uscire da questi paesi, quindi vediamo. In questo momento è la priorità numero uno”. Sui social, il vicepremier informa che l’Italia sta organizzando per i prossimi giorni voli commerciali da Amman per permettere ai connazionali di rientrare in Italia da Israele. Gli italiani dall’Iran cercano di rientrare in bus attraverso l’Azerbaigian.

Quanto al rischio sempre più concreto di un intervento armato degli Stati Uniti, Tajani non si esprime. “Chiamate Washington e chiedete“, dice parlando con i cronisti alla Camera, aggiungendo che “si possono commentare solo le decisioni, non le indiscrezioni di stampa o le anticipazioni. Tocca agli Stati Uniti decidere cosa fare”. Il ministro nega qualsiasi spaccamento del fronte europeo. Nel documento del G7 canadese, ricorda, “è stata ribadita l’unità”. Compattezza è stata confermata anche nella riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea di ieri, “anche sul no all’arma atomica nelle mani dell’Iran e questo mi pare è l’elemento chiave“, spiega.

Al termine del vertice “complesso” di Kananaskis, Giorgia Meloni rientra in Italia dopo aver giudicato l’Iran come “la principale fonte di instabilità della regione”. Tutti, riferisce, sono d’accordo che l’Iran non possa avere la bomba atomica. I Paesi del G7, garantisce, “di fronte a una minaccia che è reale concordano sul fatto che Israele abbia il diritto di difendersi, ma l’obiettivo al quale tutti lavoriamo è arrivare a negoziazioni che consentano davvero di impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare”, anche perché l’arma atomica “sarebbe una minaccia anche per tutti noi”.

Non ci sarà ancora un vertice di governo nelle prossime ore. Il ministro degli Esteri è impegnato oggi e domani in trasferta a Messina e Taormina, per il settantesimo anniversario del trattato. L’esecutivo si rivedrà venerdì 20, per il Consiglio dei Ministri. Prima, in mattinata la premier sarà impegnata a co-presiedere, con Ursula von der Leyen, a Roma un vertice sul Piano Mattei. Le due leader accoglieranno i rappresentanti di Angola, Zambia, Congo e Tanzania, con i vertici delle istituzioni finanziarie multilaterali, dal Fondo Monetario Internazionale alla Banca Mondiale, alla Banca Africana di Sviluppo e l’Africa Finance Corporation. Un passaggio per consolidare la sinergia tra il Piano Mattei per l’Africa promosso dall’Italia e il Global Gateway avviato dall’Unione europea e approfondire la rotta operativa per l’avanzamento delle iniziative comuni.

Si chiude il G7 in Canada. Meloni: “Tutti d’accordo, Iran non può avere l’atomica”

(Photocredit: Palazzo Chigi)

Iran e Israele, Ucraina, ma anche dazi, commercio internazionale e materie prime critiche . Si è chiuso in Canada un G7 “complesso”, come ha ricordato la premier Giorgia Meloni, sia per il contesto internazionale sia per i temi sul tavolo delle discussioni.

“In un mondo sempre più pericoloso e diviso, la cooperazione con partner affidabili è più importante che mai”, ha detto il primo ministro canadese Mark Carney al termine del vertice, annunciando “una nuova era di collaborazione, fondata sul sostegno reciproco e su partnership resilienti”.

Il G7 si è concluso con una serie di dichiarazioni congiunte che puntano proprio a rafforzare i legami e lo sviluppo. Si va dalla protezione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici alla collaborazione sull’innovazione quantistica, dalla condivisione delle competenze sull’intelligenza artificiale alla prevenzione degli incendi boschivi. E, ancora, i leader hanno concordato la necessità di “contrastare le interferenze straniere” e di “combattere la criminalità transnazionale, come il traffico di migranti”.

Carney ha inoltre annunciato diverse misure a sostegno dell’Ucraina, tra cui “sanzioni contro individui, entità e imbarcazioni che continuano a sostenere l’aggressione russa”, altri 2 miliardi di dollari in aiuti militari a Kiev, l’erogazione di un prestito di 2,3 miliardi di dollari all’Ucraina attraverso il meccanismo dei prestiti straordinari per l’accelerazione delle entrate del G7 e lo stanziamento di 57,4 milioni di dollari per assistenza in materia di sicurezza. E anche se sull’Ucraina non era prevista una dichiarazione congiunta, “c’è stata una convergenza di vedute – ha detto Meloni al termine del vertice – e siamo tutti quanti d’accordo nel sostenere gli sforzi del presidente degli Stati Uniti verso una pace giusta e duratura”.

Il fronte della guerra tra Israele e Iran è stato l’altro grande protagonista del G7. “Siamo consapevoli che la principale fonte di instabilità della regione – ha detto Meloni – è l’Iran. Siamo tutti d’accordo sul fatto che non possa esserci un Iran che si dota dell’arma nucleare”. I Paesi del G7, ha spiegato, “di fronte a una minaccia che è reale concordano sul fatto che Israele abbia il diritto di difendersi, ma l’obiettivo al quale tutti lavoriamo è arrivare a negoziazioni che consentano davvero di impedire che l’Iran diventi una potenza nucleare”, anche perché l’arma atomica “sarebbe una minaccia anche per tutti noi”.

Il Canada, inoltre, adotterà misure per rafforzare le economie e i sistemi internazionali. In particolare, 391,3 milioni di dollari per catalizzare capitali privati ​​verso progetti di crescita economica e sviluppo in tutto il mondo, fino a 185,6 milioni di dollari per accelerare l’adozione e la commercializzazione dell’intelligenza artificiale e 120,4 milioni di dollari per la prevenzione, la risposta e il recupero dagli incendi boschivi a livello globale. Sul piatto anche 80,3 milioni di dollari per creare catene di approvvigionamento affidabili di minerali essenziali, 22,5 milioni di dollari per accelerare lo sviluppo e l’uso delle tecnologie quantistiche e fino a 544 milioni di dollari in garanzie per nuovi finanziamenti per lo sviluppo in America Latina e nei Caraibi.