Meloni: “Su asset russi serve base giuridica solida. Non invieremo soldati in Ucraina”

L’Italia non fa mancare l’appoggio per il congelamento dei beni russi ma non avalla, ancora, nessuna decisione sul loro utilizzo. Lo mette in chiaro Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Parlamento prima del consiglio europeo di domani e dopodomani. La premier evoca la necessità di una “base giuridica solida”: “Non perché qui siamo amici di Putin, anzi l’esatto contrario: se la base giuridica di questa iniziative non fosse solida regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del conflitto”, spiega.

Bisogna “sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi, perché è giusto che sia Mosca a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta“, sottolinea la presidente del Consiglio. Nell’approvare il regolamento sul blocco dei beni, chiarisce di aver voluto ribadire un principio fondamentale: “decisioni di tale portata giuridica, finanziaria e istituzionale – come anche quella dell’eventuale utilizzo degli asset congelati – non possono che essere prese al livello dei leader“.

Il cammino verso la pace, dal punto di vista di Roma, non può prescindere dal legame tra Europa e Stati Uniti, che “non sono competitor in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla loro differente posizione geografica”, osserva Meloni. Ma anche dal rafforzamento della posizione negoziale ucraina e dalla tutela degli interessi dell’Europa, che “per il sostegno garantito dall’inizio del conflitto, e per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati e il mantenimento della pressione sulla Russia, ovvero la nostra capacità di costruire deterrenza, di rendere cioè la guerra non vantaggiosa per Mosca”, avverte.

Il nodo dei territori, le quattro regioni ucraine dichiarate annesse dalla Russia alla fine del 2022 e oggi sotto controllo ucraino, “è chiaramente lo scoglio più difficile da superare nella trattativa”, afferma Meloni, invitando a “riconoscere la buona fede del presidente ucraino, che è arrivato a proporre un referendum per dirimere questa controversia, proposta, però, respinta dalla Russia”. In ogni caso, sul tema, insiste, “ogni decisione dovrà essere presa tra le parti e nessuno può imporre da fuori la sua volontà”. Per la prima ministra, la Russia “si è impantanata in una durissima guerra di posizione a costo di enormi sacrifici”. È importante quindi “mantenere la pressione economica” su Mosca, scandisce, confermando che “l’Italia non invierà soldati in Ucraina”.

Ucraina, Mosca non cede su Donbass e truppe Nato. E smentisce Trump: “Non ha sentito Putin”

Nuovo incontro, forse a Miami, nel fine settimane tra Usa e Ucraina, “con gruppi di lavoro e personale militare che esamineranno le mappe”. Ad anticiparlo è Axios citando alcune fonti americane. Le parti hanno fatto progressi sulle garanzie di sicurezza per Kiev ma il nodo dei territori non è stato sciolto. Secondo Axios, i funzionari ucraini e europei sono rimasti “sorpresi” dalla disponibilità degli Stati Uniti a offrire molte garanzie in materia di sicurezza.

Dal canto suo la Russia respinge le richieste di una tregua natalizia, chiude alla presenza di truppe Nato in Ucraina e rifiuta qualsiasi tipo di compromesso sul Donbass. Il giorno dopo il vertice di Berlino che aveva alimentato speranze di pace, cala il gelo da Mosca. “Siamo aperti a discutere possibili soluzioni. Tuttavia, in nessuna circostanza siamo disposti a sostenere, approvare o addirittura tollerare la presenza di truppe Nato sul territorio ucraino”, ha affermato il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov in un’intervista ad ABC News . Alla domanda se la Russia sarebbe disposta a schierare forze europee in Ucraina al di fuori del quadro Nato, Ryabkov ha risposto: “No, no, e ancora no”. “Una ‘coalizione dei volenterosi’ è essenzialmente la stessa cosa. Anzi, potrebbe essere anche peggio, poiché tali accordi potrebbero essere stipulati aggirando le consuete procedure della Nato, che, nonostante tutte le loro carenze, rimangono più o meno stabili”, ha spiegato il viceministro russo.

Intanto, da Berlino, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha lasciato intendere che le proposte negoziate con gli statunitensi su un accordo di pace potrebbero essere finalizzate entro pochi giorni, dopodiché gli inviati americani le presenteranno al Cremlino. Di fatto, il Congresso Usa deve votare sulle garanzie di sicurezza e che si aspettava che una serie di documenti definitivi fosse preparata “oggi o domani”. Dopodiché, ha spiegato Zelensky, gli Usa dovrebbero tenere consultazioni con i russi, seguite da incontri ad alto livello che potrebbero aver luogo già questo fine settimana.

Domenica e lunedì, il presidente ucraino ha negoziato a Berlino con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, genero Trump, nel tentativo di raggiungere un compromesso su un piano per porre fine ai combattimenti. Al centro delle discussioni c’era la protezione che l’Ucraina avrebbe ricevuto dagli americani dopo un potenziale cessate il fuoco, volto a dissuadere Mosca dal lanciare un’altra invasione. Zelensky ha parlato di “progresso”, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha elogiato le “notevoli” proposte americane. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di offrire garanzie di sicurezza “molto solide”, ritenute accettabili dalla Russia. Queste garanzie sarebbero simili a quelle dell’articolo 5 del trattato Nato, che prevede l’assistenza militare degli alleati. Tuttavia, l’Ucraina non aderirebbe all’Alleanza, in linea con quanto Mosca chiede da anni.

Il documento firmato dalla la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese, Emmanuel Macron e i premier di Danimarca, Mette Frederiksen, Finlandia, Alexander Stubb, Paesi Bassi, Dick Schoof, Polonia, Donald Tusk, Svezia, Ulf Kristersson e Regno Unito, Keir Starmer, e dalla premier italiana Giorgia Meloni menziona poi “un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti” e sottolinea che “ora spetta alla Russia dimostrare la propria volontà di lavorare per una pace duratura”. Questo formato Ucraina-Usa-Europa è il primo dalla presentazione del piano statunitense a novembre, ritenuto troppo favorevole a Mosca nel continente europeo. Rimane tuttavia un disaccordo fondamentale: il tema delle concessioni territoriali all’Ucraina richieste dalla Russia. “Ci sono questioni complesse, in particolare quelle riguardanti i territori (…). Ad essere sinceri, abbiamo ancora posizioni diverse” con gli Stati Uniti, ha affermato Zelensky.

Nel frattempo, l’Ue sta cercando di raggiungere finalmente un accordo sull’utilizzo di decine di miliardi di euro di beni russi congelati, principalmente detenuti in Belgio, per sostenere l’esercito ucraino e gli sforzi di ricostruzione. Dal Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi “ci si aspetta una decisione” sull’uso degli asset russi per finanziare il prestito all’Ucraina, ha dichiarato un funzionario Ue. “Spetta ai leader decidere, ma tutti sono pienamente consapevoli della sproporzionata posta in gioco per il Belgio al prestito di riparazione e questo viene ampiamente preso in considerazione”, ha aggiunto. Inoltre, “il negoziato sul prestito di riparazione si è incentrato sulla condivisione di qualsiasi rischio o costo che potrebbe derivare per il Belgio”, ha evidenziato”. La decisione avrà bisogno della maggioranza qualificata. “Sappiamo che a 27 non sarà possibile. Speriamo di rimanere il più vicino possibile a 26”, ha osservato

Cucina italiana patrimonio umanità. Meloni: “Siamo i primi al mondo”

La cucina italiana è patrimonio immateriale dell’umanità. Il Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a New Delhi, ha detto di sì. Per la prima volta, a essere riconosciuto non è un singolo piatto, una pratica gastronomica o un disciplinare, ma l’intera cucina di un Paese, una concezione del cibo, un modo di stare a tavola.

La cucina italiana nel complesso, con le sue varianti regionali, entra in lista insieme ad altri patrimoni immateriali già riconosciuti per l’Italia: la dieta mediterranea, l’arte dei pizzaioli napoletani, la cavatura del tartufo, la viticoltura ad alberello di Pantelleria e i paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato. “Questo riconoscimento onora quello che siamo, la nostra identità, perché per noi italiani la cucina non è solo cibo, non è solo un insieme di ricette, è molto di più, è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza“, festeggia la premier, Giorgia Meloni, che ricorda come la cucina italiana nasca da filiere agricole che “coniugano qualità e sostenibilità” e custodisca un “patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione”. E’ un primato, rivendica, “che non può che inorgoglirci, che ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancora di più i nostri prodotti, proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale“. Oggi l’Italia esporta 70 miliardi di euro di agroalimentare, è la prima economia in Europa per valore aggiunto nell’agricoltura: “Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi”, assicura Meloni.

La cucina italiana è anche salute, promuove le nostre aziende agricole, i nostri agricoltori sono i migliori custodi della nostra terra e migliori difensori dell’ambiente“, scandisce il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in India, confermando che questo riconoscimento “incoraggia il governo a fare ancora di più per promuovere, proteggere e condividere l’eccellenza della cucina del nostro paese e il nostro miglior saper fare”.

‘La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale‘ è il dossier, curato dall’Ufficio Unesco del Ministero della Cultura e redatto dal giurista Pier Luigi Petrillo con il coordinamento scientifico dello storico dell’alimentazione Massimo Montanari, a capo di un comitato di esperti. A promuoverlo, sul fronte istituzionale, sono stati soprattutto il ministero dell’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida e il Ministero della Cultura, guidato da Alessandro Giuli. “Oggi l’Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”, commenta Lollobrigida, parlando di una “festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia“. Il ministro dell’Agricoltura conferma che questo riconoscimento sarà uno strumento in più per contrastare “chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità”.

Il traguardo è storico, fa eco Giuli: “A essere tutelato non è un singolo piatto, ma l’intero sistema della cucina italiana, inteso come patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi tra generazioni. Con la giornata di oggi la cucina italiana conferma il suo valore culturale, sociale e identitario, nonché il suo ruolo nella costruzione di una memoria collettiva condivisa”.

Ucraina, Zelensky vede Papa e Meloni. La premier: Italia farà propria parte. Pressing Trump su piano pace

Un colloquio “eccellente” con la premier italiana Giorgia Meloni. Un invito a Kiev a papa Leone XIV e la promessa di inviare “nei prossimi giorni”, probabilmente domani, a Washington la proposta ucraina del piano Trump per porre fine alla guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta proseguendo il suo tour degli alleati europei facendo tappa oggi in Italia. “Mi fido di lei, ci aiuterà”, ha dichiarato il leader ucraino in uscita dall’hotel a Parioli prima di incontrare la premier a Palazzo Chigi. Durante il colloquio, durato circa un’ora e mezza, Meloni ha ribadito “la solidarietà al popolo ucraino e assicurato che l’Italia continuerà a fare la sua parte anche in vista della futura ricostruzione dell’Ucraina”. I due leader, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi, hanno analizzato “lo stato di avanzamento del processo negoziale e condiviso i prossimi passi da compiere per il raggiungimento di una pace giusta e duratura” per Kiev. In questo senso, hanno precisato da Roma, è importante “un’unità di vedute tra partner europei e americani e del contributo europeo a soluzioni che avranno ripercussioni sulla sicurezza del continente”. Pari attenzione è stata rivolta, nel corso del colloquio, “ai temi della definizione di robuste garanzie di sicurezza che impediscano future aggressioni e del mantenimento della pressione sulla Russia affinché sieda al tavolo negoziale in buona fede”.

Dal canto suo Zelensky ha espresso apprezzamento per “il fatto che l’Italia sia attiva nel processo di ricerca di idee efficaci e nell’individuazione di misure per avvicinare la pace”. “Contiamo molto sul sostegno italiano in futuro: questo è importante per l’Ucraina” ha ribadito ringraziando Roma in particolare “per il pacchetto di supporto energetico e per le attrezzature necessarie”. In una conversazione con il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che è in arrivo il 12° pacchetto di aiuti militari, oltre che forniture e generatori per sostenere popolazione e infrastrutture energetiche”. La scorsa settimana, il governo aveva rinviato la decisione sul rinnovo degli aiuti militari all’Ucraina, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre. “Restiamo saldamente al fianco di Kiev: l’Italia continuerà a fare la sua parte per la ricostruzione e per arrivare in tempi rapidi alla pace”, ha concluso il titolare della Farnesina.

In questi giorni Zelensky sta ricevendo pressioni perché invii a Washington la ‘versione ucraina’ del piano Trump. “Le componenti ucraina ed europea sono ora più avanzate e siamo pronti a presentarle ai nostri partner americani”, ha scritto il presidente ucraino su Telegram ipotizzando che il piano possa essere inviato a Trump già domani. Secondo funzionari statunitensi, gli inviati del presidente americano hanno concesso a Zelensky “pochi giorni” per rispondere alla proposta di accordo di pace che richiede comunque all’Ucraina di accettare perdite territoriali in cambio di garanzie di sicurezza statunitensi non specificate. Secondo il  Financial Times, il presidente ucraino avrebbe riferito ai suoi omologhi europei di essere stato pressato, durante una chiamata di due ore sabato, dall’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, e dal genero del presidente statunitense, Jared Kushner, a prendere una decisione rapida. Una persona a conoscenza della tempistica proposta a Kiev ha affermato che Trump sperava in un accordo raggiunto “entro Natale”. Zelensky, hanno riferito i funzionari, ha detto agli inviati statunitensi di aver bisogno di tempo per consultarsi con gli altri alleati europei prima di reagire alla proposta di Washington, che Kiev teme possa incrinare l’unità occidentale se gli Stati Uniti andranno avanti senza l’adesione europea. Secondo il leader ucraino, la questione territoriale e le garanzie di sicurezza internazionale sono tra i principali punti critici. “Stiamo considerando la cessione di territori? Non abbiamo alcun diritto legale di farlo, secondo la legge ucraina, la nostra Costituzione e il diritto internazionale. E non ne abbiamo nemmeno il diritto morale”, ha affermato. “La domanda cruciale è cosa saranno disposti a fare i nostri partner in caso di ulteriore aggressione russa. Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta a questa domanda”. Da Mosca, in un discorso televisivo, oggi il presidente russo Vladimir Putin ha descritto la regione del Donbass, nell’Ucraina orientale, come “territorio storico” della Russia.

Mantenendo la pressione su Kiev, Trump ha dichiarato in un’intervista a Politico che l’Ucraina, che “ha perso molto territorio”, dovrebbe indire elezioni, accusando Kiev di “usare la guerra” per evitarle. “Per le elezioni sono sempre pronto”, ha risposto da Roma Zelensky.

Il sostegno e l’impegno per “una pace giusta e duratura” sono arrivati anche da papa Leone XIV che in mattinata ha ricevuto Zelensky a Castel Gandolfo. “Il Santo Padre – si legge nella nota della sala stampa del Vaticano – ha ribadito la necessità di continuare il dialogo e rinnovato il pressante auspicio che le iniziative diplomatiche in corso possano portare ad una pace giusta e duratura”. Inoltre, “non è mancato il riferimento alla questione dei prigionieri di guerra e alla necessità di assicurare il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie”.  In risposta il presidente ucraino ha invitato il Pontefice a visitare l’Ucraina, “perché sarà un forte segnale di sostegno per il nostro popolo”.

Auto, Meloni e altri leader a Ue: “Riconoscere ibride e biocarburanti dopo 2035”

L’Unione europea dovrebbe riconoscere le auto ibride e i biocarburanti nel settore automotive anche dopo il 2035. È quanto chiede la premier Giorgia Meloni, insieme ai primi ministri di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e ai presidenti del Consiglio europeo, Antonio, Costa, Parlamento europeo, Roberta Metsola, e alla prima ministra danese, Mette Frederiksen, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’Ue. La richiesta arriva a pochi giorni dalla data cruciale del 10 dicembre, quando la Commissione europea sarà chiamata a decidere – tra le altre cose – sulla revisione delle norme che impongono lo stop dei motori endotermici dal 2035. La lettera segue quella inviata venerdì scorso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz a von der Leyen, nel quale ribadiva sostanzialmente la stessa richiesta presentata oggi. Proposte ribadite più volte anche dall’Acea, l’associazione europea dei costruttori di automobili.

I leader sottolineano “la necessità per l’Unione europea di abbandonare, una volta per tutte, il dogmatismo ideologico che ha messo in ginocchio interi settori produttivi, peraltro con scarsi o quasi nessun beneficio tangibile in termini di emissioni globali“. Ecco perché, dicono, “applicare pienamente il principio di neutralità tecnologica è fondamentale: è evidente che non esiste una soluzione magica sulla strada della decarbonizzazione e imporre un’unica soluzione tecnologica frena la ricerca, l’innovazione e la concorrenza virtuosa”. E questo è “particolarmente vero e urgente per l’industria automobilistica europea” che “sta drammaticamente soffrendo le attuali politiche dell’Ue e che necessita di risposte immediate”.

Fondamentale, dicono Meloni e gli altri firmatari, che la prossima revisione del regolamento europeo “confermi, anche dopo il 2035, il ruolo dei veicoli elettrici ibridi plug-in (Phev), della tecnologia delle celle a combustibile e introduca il riconoscimento dei veicoli elettrici con estensori di autonomia (Erv), nonché di altre tecnologie future che potrebbero contribuire all’obiettivo di riduzione delle emissioni”.

In particolare, “la proposta dovrebbe riconoscere il ruolo dei carburanti a zero, basse emissioni di carbonio e rinnovabili nella decarbonizzazione dei trasporti, incluso il trasporto su strada, classificando anche i biocarburanti (carburanti rinnovabili) come carburanti a zero emissioni di carbonio”.

Il Regolamento europeo sulle emissioni di Co2 per le autovetture e i veicoli leggeri, scrivono i firmatari della lettera, “fornisce già uno strumento efficace per la decarbonizzazione del settore automobilistico”. Pertanto, la proposta della Commissione “dovrebbe concentrarsi principalmente su buone pratiche, incentivi fiscali e programmi di sostegno e riflettere un approccio tecnologicamente neutrale nel promuovere la transizione verso veicoli a basse e zero emissioni”, dettagliano.

Inoltre, “limitare le flotte aziendali esclusivamente ai veicoli a zero emissioni comprometterebbe la competitività delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese, e introdurrebbe nuovi oneri economici e amministrativi. Includere i veicoli pesanti nell’ambito di applicazione del Regolamento sarebbe dirompente anche per l’intero sistema dei trasporti”, sottolineano. Per i leader, “siamo a un punto di svolta sia per l’industria automobilistica e dei componenti per auto dell’Unione europea, sia per l’azione europea per il clima. Possiamo e dobbiamo perseguire il nostro obiettivo climatico in modo efficace, senza nel frattempo compromettere la nostra competitività, poiché non c’è nulla di verde in un deserto industriale”.

Pnrr, ok definitivo alla revisione. Meloni: Ue conferma lavoro solido dell’Italia

Il Consiglio europeo dà il via libera definitivo alla revisione del Pnrr italiano, per consentire di conseguire tutti gli obiettivi previsti entro la scadenza del 31 agosto 2026.

Tra le principali novità, ci sono i nuovi strumenti finanziari sugli investimenti e la crescita, interventi a favore del tessuto produttivo, delle infrastrutture e del diritto allo studio. La revisione introduce, inoltre, una nuova riforma che, tramite una pianificazione triennale, garantirà una maggiore prevedibilità e stabilità ai finanziamenti della ricerca universitaria, così come il finanziamento del comparto nazionale di InvestEu per sostenere gli investimenti strategici delle imprese e il potenziamento del materiale rotabile per il trasporto pubblico locale.

L’approvazione conferma ancora una volta il lavoro solido e credibile del Governo nell’attuazione del Piano”, rivendica Giorgia Meloni, ricordando che la revisione mantiene invariata la dotazione finanziaria di 194,4 miliardi di euro. Un risultato che per la premier rafforza la posizione dell’Italia in Europa e “dimostra come l’Italia sappia tradurre le ambizioni in risultati concreti, garantendo il pieno utilizzo delle risorse europee a beneficio dei cittadini e dell’economia”. Nei prossimi giorni, fa sapere la presidente del Consiglio, il governo si aspetta dalla Commissione europea il via libera al pagamento dell’ottava rata di 12,8 miliardi di euro, che porterà a oltre 153 miliardi le risorse ricevute complessivamente dall’Italia.

“Contiamo, inoltre, di presentare entro fine anno la richiesta di pagamento della nona e penultima rata del Piano”, aggiunge Meloni. Il passaggio è “importante“, spiega Raffaele Fitto, che lo considera il risultato di un confronto “costruttivo” tra Commissione e autorità italiane. Tutte le 173 misure interessate dalle ultime tre rate sono state riesaminate: 83 di queste sono state semplificate per rendere il percorso più lineare; le altre modifiche prevedono adeguamenti più mirati, per, osserva il vicepresidente della Commissione europea, “garantire risultati più solidi e pienamente realizzabili nei tempi previsti”.

Per Tommaso Foti, la revisione consegna un Pnrr “più coerente con le esigenze della nazione e focalizzato sulla competitività del sistema-Italia, rafforzando l’efficacia operativa degli interventi e il loro allineamento con gli obiettivi europei”. Con il primato dell’Italia nell’attuazione del Piano, è stato avviato un processo di “rinnovamento e semplificazione amministrativa con ricadute strutturali sulle politiche pubbliche e sugli investimenti per la crescita della nazione, a partire dal Mezzogiorno”, scandisce il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione. La revisione introduce interventi a sostegno di imprese, agricoltura e filiera agroalimentare, connettività digitale, infrastrutture idriche ed economia circolare. Insomma, insiste Foti, il Pnrr si conferma “motore della crescita italiana e fattore di innovazione che, grazie alla revisione del Piano, continuerà a produrre effetti positivi anche oltre il 2026 attraverso l’istituzione di nuovi strumenti finanziari, in coerenza con le indicazioni della Commissione europea”.

Ucraina, commercio e terre rare: al via summit Ue-Africa in Angola. C’è anche Meloni

(Photo copyright: Palazzo Chigi)

I leader africani ed europei si riuniscono da oggi in Angola per approfondire le loro relazioni commerciali, discutere di migrazioni e minerali strategici, in occasione di un vertice in cui il piano americano per l’Ucraina sarà oggetto di nuove consultazioni tra gli europei. A margine del vertice e sulla scia di quello delle grandi economie del G20 tenutosi questo fine settimana in Sudafrica, infatti, i leader – tra cui la premier Giorgia Meloni – proseguiranno le loro consultazioni sul piano Usa.
Questa mattina è previsto un incontro sull’argomento a Luanda, su invito del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, per fare il punto sui colloqui in corso a Ginevra tra i responsabili americani, ucraini ed europei. Il vertice, settimo incontro di questo tipo, segna i 25 anni di relazioni tra l’Unione africana e l’Ue.

L’Europa rimane il principale partner commerciale dell’Africa: secondo Bruxelles, gli scambi di beni e servizi hanno raggiunto i 467 miliardi di euro nel 2023. Ma gli europei hanno subito delle battute d’arresto, talvolta alimentate dal risentimento verso il sanguinoso passato delle ex potenze coloniali e dalla concorrenza della Cina, i cui grandi progetti infrastrutturali sono ben accetti nel continente. La Russia, dal canto suo, ha approfittato della perdita di influenza della Francia nel suo ex feudo per diventare il partner di sicurezza di diversi paesi.

Anche gli Stati del Golfo e la Turchia hanno ampliato la loro presenza, offrendo alle nazioni africane maggiori opportunità commerciali e, di conseguenza, un maggiore potere negoziale nei confronti dell’Ue, spiega Geert Laporte dell’Ecdpm, un gruppo di riflessione europeo. “Non siamo più nella situazione in cui l’Europa era l’unico partner”, osserva. Le capitali dell’Ue devono ora proporre un’offerta “sufficientemente allettante da battere” la concorrenza.

Questo richiede investimenti in infrastrutture, energia e progetti industriali che generino occupazione e crescita economica in Africa, lontano dalla percezione talvolta negativa lasciata sul continente dai precedenti vertici: belle intenzioni ma pochi fatti concreti. E il Piano Mattei italiano, sposato dall’Ue, dovrebbe andare proprio in questa direzione.

“L’Africa non cerca nuove dichiarazioni, ma impegni credibili e realizzabili”, riassume il portavoce dell’UA, Nuur Mohamud Sheekh. I capi di Stato e di governo discuteranno dei mezzi per frenare l’immigrazione illegale verso l’Europa, un tema che negli ultimi anni ha alimentato il discorso e i guadagni elettorali di molti partiti di estrema destra nel Vecchio Continente.

All’ordine del giorno ci saranno anche le questioni di sicurezza e un’iniziativa diplomatica per dare all’Africa una voce più forte negli organismi di governance globale come il Consiglio di sicurezza dell’Onu e la Banca mondiale. Si discuterà anche del rafforzamento degli scambi commerciali, in un contesto di dazi doganali imposti dagli Stati Uniti ai membri dei due blocchi. L’Ue dovrebbe offrire la propria esperienza per aiutare a sviluppare il commercio intracontinentale africano, che attualmente rappresenta solo un modesto 15% del commercio continentale totale, secondo i diplomatici intervistati dall’AFP. Cercherà inoltre di garantire l’approvvigionamento di minerali strategici necessari alla sua transizione ecologica e di ridurre la sua dipendenza dalla Cina per le terre rare essenziali per le tecnologie e i prodotti elettronici. Alcuni progetti saranno inclusi nel Global Gateway, un vasto piano infrastrutturale volto a contrastare la crescente influenza della Cina a livello mondiale. “La credibilità dell’Europa dipende ora dalla sua capacità di sostenere la realizzazione di progetti che creano valore in Africa, e non solo dalla visibilità per Bruxelles”, analizza Ikemesit Effiong, della società di consulenza SBM Intelligence in Nigeria.

 

Italia-Albania, 16 accordi nel primo vertice intergovernativo: asse su energia e difesa

Energia, ambiente, industria e difesa, migrazione, istruzione e innovazione. Sono solo alcune delle materie di accordo che Italia e Albania hanno stretto a Roma, nel primo vertice intergovernativo. Sono sedici in tutto le intese in questa giornata che Giorgia Meloni, accanto al premier Edi Rama, definisce “storica”. Non solo, spiega, perché è la prima volta che i governi si incontrano in un formato di questo tipo, ma anche per “la quantità e la qualità delle intese bilaterali” sottoscritte.

I rapporti tra Roma e Tirana hanno radici profonde che “vanno oltre gli interessi reciproci”, rivendica Meloni, parlando di una plenaria con quasi 20 ministri che sono intervenuti solo in italiano, senza traduzioni. Roma è il primo partner commerciale di Tirana. Sono circa 3mila le imprese italiane che attualmente lavorano in Albania. L’obiettivo è, riferisce la premier, “dare a questa presenza una profondità sempre maggiore rendendo più sistematici i rapporti e creando le condizioni per sviluppare nuovi filoni anche grazie a Cassa depositi e prestiti e Simest”. Nei primi sei mesi del 2026, annuncia, sarà organizzato un business forum con le imprese dei due Paesi.

Una parte significativa dei lavori è stata dedicata oggi alla cooperazione in materia di energia, di connettività, di infrastrutture e di trasporti, con un focus particolare dedicato alla realizzazione del Corridoio VIII, la dorsale che parte dalla Puglia e arriva sulle sponde del Mar Nero, passando per l’Albania, la Macedonia del Nord e la Bulgaria per “avvicinare sempre di più le sponde dell’Adriatico e fare dell’Adriatico un corridoio strategico”, spiega Meloni.

Sul fronte ammodernamento dei cantieri navali, a Pashaliman un‘impresa italo-albanese costruirà sette navi: “La parte italiana è Fincantieri e quella albanese è Kayo”, spiega Rama. Si tratta di una Joint Venture che, sottolinea il premier, creerà “lavoro e conoscenza per giovani albanesi, che saranno pagati bene” e fornirà all’Italia, all’Albania se ne avrà bisogno, e ad altri Paesi, le navi, che “sono così importanti in questi giorni”.

Per Meloni, il forum è una delle numerose tappe di una cooperazione che parte da un’amicizia che arriva da lontano ma che, scandisce, “vuole essere una cooperazione più sistemica, di integrazione delle economie e delle filiere strategiche”, dalla difesa, alla protezione civile, la sicurezza e della finanza: “Come vedete – insiste – c’è la volontà di interagire in maniera sempre più strutturata”.

Ucraina, Orbàn da Meloni: Ue non conta niente. E settimana prossima incontra Trump

Sull’Ucraina, “l’Unione europea non conta nulla“. Non usa mezzi termini Victor Orbàn a Roma, tra l’udienza da Papa Leone XIV in Vaticano e l’incontro con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. La possibilità di risolvere la guerra, a suo avviso, è stata ormai appaltata agli americani e ai russi: “Purtroppo, non abbiamo un ruolo. L’Europa è totalmente fuori dai giochi’’, spiega, intercettato da La Repubblica.

Tra qualche giorno sarà a Washington da Donald Trump per “risolvere il problema delle sanzioni al petrolio russo“. Ma anche per discutere con il presidente americano di come costruire un “sistema sostenibile” per l’Ungheria. “Senza di loro, i prezzi dell’energia andranno alle stelle, provocando delle carenze nelle nostre scorte’’, denuncia.

La notizia del viaggio negli Stati Uniti viene confermata da Budapest: “Il Primo Ministro incontrerà Trump la prossima settimana a Washington per discutere di questioni energetiche”, annuncia il ministro degli Esteri Peter Szijjarto. La scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ai due maggiori produttori di petrolio russi, Rosneft e Lukoil, che potrebbero potenzialmente avere ripercussioni sull’Ungheria, che dipende ancora fortemente dal petrolio e dal gas russi. Secondo l’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker, gli Stati Uniti si aspettano che paesi come l’Ungheria “sviluppino e attuino un piano” per “svincolarsi” dalle fonti energetiche russe. Szijjarto fa sapere che l’Ungheria sta analizzando cosa significherebbero “legalmente e fisicamente” le sanzioni statunitensi contro i due giganti russi degli idrocarburi una volta entrate in vigore.

Il premier ungherese pone a Meloni soprattutto il tema dell’economia europea e della perdita di competitività, a suo avviso il problema principale dell’Unione. In particolare, scandisce, “la transizione green e le decisioni sul tavolo dell’Unione, l’Ets2“, la direttiva sulle emissioni, che “aumenterà il prezzo dell’energia per chi ha una casa o per chi possiede un’auto”. In una nota, Palazzo Chigi chiarisce che nel faccia a faccia, durato circa un’ora, i due premier hanno in realtà affrontato anche la situazione in Ucraina e gli sviluppi in Medio Oriente, oltre che l’agenda europea. “I due leader hanno discusso delle opportunità offerte dallo strumento europeo SAFE, valutando possibili sinergie tra Italia e Ungheria a sostegno delle rispettive capacità industriali e tecnologiche“, viene precisato.

Le dichiarazioni del leader ungherese sull’irrilevanza dell’Europa in Ucraina non piacciono alle opposizioni. “Sono sbagliate e non condivisibili”, tuona Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche europee della Camera. È una posizione che, sostiene, “mina i principi di solidarietà europea, indebolisce il fronte comune contro l’aggressione di Putin e rischia di compromettere la sicurezza e l’autonomia economica, industriale ed energetica del nostro continente”. Il dem domanda alla presidente del Consiglio di prendere le distanze pubblicamente dalla linea dell’alleato sovranista: “Non è più tollerabile che il Governo italiano si mostri indulgente e ambiguo verso chi lavora per distruggere l’Europa dall’interno“. Durante il colloquio a Palazzo Chigi, +Europa organizza un flashmob per contestare il premier ungherese: “E’ il burattino di Putin – scrive sui social Riccardo Magi -, il simbolo della democrazia illiberale, l’uomo che usa i soldi europei per distruggere la libertà in Ungheria. Questa non è la nostra Europa. La nostra è quella della democrazia, dello Stato di diritto, della libertà. Mettiamo il veto a Orbán”.

Ue, Meloni: “Italia non appoggerà revisione legge clima senza un cambio di approccio”

Ucraina, Medio Oriente, Nato, competitività, clima. I temi sul tavolo del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre sono tanti e su tutti Giorgia Meloni promette una posizione chiara dell’Italia.
A partire dalla proposta di revisione della Legge sul Clima europea, che vorrebbe inserire un taglio del 90% delle emissioni per il 2040. Senza un “cambio di approccio”, Roma non la sosterrà: la premier lo dice apertamente nelle comunicazioni in Parlamento.

Il cambio di rotta chiesto dall’Italia passa da tre ambiti principali, in cui le rinnovabili “hanno un ruolo nello sviluppo ma devono essere integrate in un sistema equilibrato, tecnologicamente attrezzato per contenere al massimo le emissioni”, precisa la presidente del Consiglio. Il primo è una modifica che preveda un nuovo obiettivo intermedio al 2040, accompagnato da “condizioni abilitanti”, ovvero strumenti che consentano di raggiungere gli obiettivi senza “compromettere l’economia europea”. La seconda condizione è che questo cambio di approccio preveda una piena applicazione del principio della neutralità tecnologica a tutta la legislazione climatica Ue, a partire da quella relativa al settore automobilistico e a quello dell’industria pesante. Terzo punto è quello delle risorse. “Perché nessuna transizione è davvero possibile senza stanziare le risorse adeguate”, ricorda la premier. Il nuovo Quadro finanziario pluriennale sarà un “fondamentale banco di prova” insieme all’avanzamento verso l’Unione dei mercati dei capitali Ue, fondamentale per favorire “gli indispensabili investimenti privati necessari a complemento di quelli pubblici”.

Per sostenere la competitività, insieme ad altri 18 Paesi europei l’Italia ha indirizzato una lettera alla Presidente del Consiglio Ursula von der Leyen per accelerare ulteriormente la semplificazione normativa.

Sulla Difesa, Roma ha già iniziato un percorso di rafforzamento, ricorda Meloni facendo riferimento ai finanziamenti agevolati previsti da Safe (Security Action for Europe), con l’assegnazione di 14,9 miliardi di euro. Il che consente, ribadisce, di “rafforzarla senza distogliere un solo euro dalle altre priorità che il Governo si è dato”. Rispetto all’Unione la premier chiede di rendere permanente la flessibilità del Patto di stabilità e crescita per il settore e mette in chiaro: tutti i confini sono rilevanti. Non soltanto il fianco Est, quindi la ‘prontezza europea’ nella difesa deve essere sviluppata a 360°: “Non possiamo consentire che si perda di vista il fianco meridionale, la sicurezza dei confini esterni dell’Alleanza è indivisibile. Dobbiamo essere pronti anche di fronte alle minacce alla nostra sicurezza portate dai conflitti e dall’instabilità nel Medio Oriente, in Libia, nel Sahel, nel Corno d’Africa“, scandisce.

Non cambia la posizione di Roma sull’Ucraina: “Non può cambiare – spiega Meloni – , davanti alle vittime civili, alle immagini delle città, delle case, delle stazioni elettriche e di stoccaggio del gas sistematicamente bombardate dai russi, con il solo e preciso intento di rendere impossibile la vita alla popolazione civile, che resiste eroicamente da quasi quattro anni a un conflitto su larga scala“. Nessun disimpegno quindi, risponde alle polemiche dopo la ricondivisione di un video Maga da parte di Donald Trump, ma un sostegno al popolo ucraino “fermo, determinato, nell’unico intento di arrivare alla pace“, precisa. Si continuerà a lavorare con Stati Uniti per, aggiunge, “definire garanzie di sicurezza robuste, credibili, efficaci nella loro capacità di deterrenza, per Kiev e per tutti noi”. Deterrenza che per la premier deve basarsi sulla forza dell’esercito ucraino, su una componente politica (con un meccanismo di assistenza modellato sull’articolo 5 del Patto Atlantico) e una di rassicurazione prevista dalla coalizione dei volenterosi.

Ma gli Usa non si possono escludere dal processo e Mosca va contenuta, ripete la prima ministra, anche perché “quando Putin provoca con i droni sui cieli europei non è l’Europa sotto attacco, è l’Alleanza Atlantica sotto attacco, è l’Occidente che è sotto attacco“. La premier parla di una “saldatura” tra Russia, Cina, Corea del Nord che cercherebbero di rafforzare l’influenza nel Sud Globale. Quindi, “non è l’Europa che si cerca di isolare, è l’Occidente che si cerca di isolare”. Il legame Bruxelles-Washington va “rafforzato” e insiste: “Tutti coloro che provano dicono ‘decidi se stare con l’Europa o gli Stati Uniti’ stanno facendo un errore, perché io voglio stare con l’Occidente rafforzando il ruolo dell’Europa e dell’Italia all’interno dell’Occidente“.