Lavoro, a luglio +0,9% di occupati rispetto a un anno fa. Meloni: “Numeri incoraggianti”

Cresce l’occupazione in Italia, cala la disoccupazione che scende al 6%. A dirlo è l’Istat, che nella rilevazione di luglio 2025 registra un aumento degli occupati su base annuale dello 0,9% (+218mila unità) e su base mensile dello 0,1% (+13mila unità).

L’aumento su base annuale riguarda uomini, donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni, a fronte di una diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 0,4 punti percentuali. Rispetto a luglio 2024, cala sia il numero di persone in cerca di lavoro (-6,9%, pari a -114mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -81mila). Su base mensile l’aumento coinvolge invece uomini, dipendenti (permanenti e a termine), 15-24enni e 35-49enni. Gli occupati invece diminuiscono tra le donne, gli autonomi e nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione sale al 62,8% (+0,1 punti). La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +30mila unità) interessa le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni; tra gli uomini, i 15-24enni e i 35-49enni il numero di inattivi è invece in diminuzione. Il tasso di inattività sale al 33,2% (+0,1 punti). Anche confrontando il trimestre maggio-luglio 2025 con quello precedente (febbraio-aprile 2025) si osserva un incremento nel numero di occupati (+0,2%, pari a +51mila unità). Rispetto al trimestre precedente, crescono anche le persone in cerca di lavoro (+1,8%, pari a +28mila unità) e diminuiscono gli inattivi di 15-64 anni (-0,5%, pari a -67mila unità).

Numeri incoraggianti – scrive sui social la premier Giorgia Meloni – che confermano l’efficacia delle misure messe in campo dal governo e ci spingono a proseguire con determinazione su questa strada: più opportunità, più lavoro, più crescita per l’Italia“. La rilevazione Istat “conferma il trend positivo del mondo del lavoro in Italia”, aggiunge il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che sottolinea il minimo storico raggiunto dal numero assoluto dei disoccupati e il calo degli inattivi, “due dati importanti perché, tendenzialmente, mostrano la prosecuzione di questo trend anche in futuro. La stragrande maggioranza di questi nuovi posti di lavoro sono a tempo indeterminato”.

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon apprezza invece il dato sulla disoccupazione, che scende al 6%, “il livello più basso da giugno 2007. Numeri che rappresentano una prospettiva concreta di fiducia per famiglie e giovani che guardano al futuro”. Segnali “incoraggianti che certificano la crescita dell’occupazione reale, sostenuta anche dalle misure messe in campo con la Zona Economica Speciale”, commenta il presidente nazionale della Fapi (Federazione autonoma piccole imprese), Gino Sciotto, che chiede però ora di ampliare la Flat Tax fino a 150 mila euro e di liberare le piccole imprese “dal peso delle cartelle esattoriali, attraverso una rottamazione tombale”. “Consolidato un trend di crescita che permane da oltre 4 anni”, spiega invece l’Ufficio Studi di Confcommercio, che parla di dinamiche del lavoro “sostanzialmente stabili”. Tra le forze politiche invece ci si divide. Da una parte c’è la maggioranza, che lega i risultati Istat al lavoro svolto dal governo. “Mentre gli altri creavano debito e sussidi noi continuiamo ad incrementare l’occupazione dando stabilità all’economia italiana”, dice il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli. “Abbiamo archiviato la stagione di bonus e assistenzialismi, puntando su crescita, formazione, merito. Ora proseguiamo su questa strada”, aggiunge la deputata della Lega e vicepresidente della commissione Lavoro, Tiziana Nisini. Giorgio Mule’, deputato di Forza Italia, rimarca le differenze con l’opposizione: “Noi non vogliamo la patrimoniale, come vorrebbe Avs, noi non vogliamo l’esproprio delle case sfitte, come vorrebbe la sinistra estrema, noi non vogliamo il Reddito di cittadinanza, come vorrebbe il M5S: noi non vogliamo tutto questo. Siamo altro: oggi l’Istat dimostra che la strada da noi intrapresa è quella giusta e porta a risultati”. Per Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, il lavoro “si crea non con gli slogan o con ricette del passato ma con pragmatismo e serietà, costruendo un’alleanza virtuosa tra istituzioni, lavoratori e mondo produttivo”.

L’opposizione non ci sta. “Giorgia Meloni si accorge dell’esistenza dell’Istat a giorni alterni – dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva – due giorni fa neanche una parola sul carrello della spesa, salito del 3,5%, e sul pil stagnante”. “E’ finta occupazione” secondo il senatore e vicepresidente del M5S Mario Turco, coordinatore del Comitato economia lavoro impresa: “il presunto record di occupati è ‘drogato’ anche dalla stretta del Governo sulle uscite anticipate dal lavoro”.

Meloni? One woman show… E quel cazzotto all’Europa irrilevante

Dopo settimane di silenzio, Giorgia Meloni ha ripreso la parola per dettare il documento programmatico del governo di qui (almeno) alla fine dell’anno e per appuntarsi qualche medaglietta sul petto. In fondo, ci sta: dopo quasi tre anni di gestione del Paese in un momento congiunturale – diciamo – non proprio favorevole, voltarsi indietro e compiacersi per i risultati ottenuti è umanamente comprensibile, con la consapevolezza però che quelle ‘medagliette’ ostentate in diretta streaming prestano e presteranno il fianco alle aspre critiche dell’opposizione. A livello personale, la premier ha incassato la standing ovation della Fiera di Rimini, tributo riservato a pochi negli ultimi tempi, una bella spinta per aumentare la propria autostima. Volendo sintetizzare: one woman show…

In quasi un’ora di intervento, Meloni ha toccato tutti i temi possibili: dall’Ucraina al massacro di Gaza, dalla sanità alla genitorialità, dalla riforma della giustizia al premierato, dal Piano Casa all’irrilevanza dell’Europa, con tanto di citazione per Mario Draghi che l’ha preceduta di qualche giorno alla kermesse romagnola. Proprio su quest’ultimo tema la presidente del Consiglio ha usato toni netti, quasi tranchant, avvolgendo con un foglio di domopack l’istantanea scattata dal suo predecessore a Chigi: la Ue, così com’è, è condannata all’irrilevanza. Amen.

Non è una novità che Meloni consideri Bruxelles e Strasburgo centri di potere non inutili ma al momento dannosi per la salute delle economie nazionali. E non è un mistero che si sia battuta per sburocratizzare l’Europa vittima del ‘virus regolamentatorio’ per cui è stato creato un adagio secondo il quale gli Usa inventano, i cinesi copiano e gli europei regolamentano. L’affondo, questa volta, è amplificato dalle parole che ha pronunciato Draghi, una sorta di de profundis, e anche dall’analisi di Romano Prodi, ex presidente della Commissione, che si è praticamente allineato a questa visione di assoluta mestizia.

Eppure proprio la leader di Fratelli d’Italia sa bene che dall’Europa non può uscire e che nell’Europa va riannodato il filo degli interessi comuni, in maniera che tra Orban e Sanchez, tra lei stessa e Macron non ci siano distanze profonde come canyon. Un’operazione difficile ma indispensabile, in particolare per chi ha dedicato alla polita estera buona parte del suo mandato.

Meloni: “Italia riprende suo posto nel mondo”. E cita Draghi: “Ue rischia irrilevanza”

In tre anni e mezzo, l’Italia “si è riappropriata del suo posto nel mondo“. Giorgia Meloni sale sul palco del Meeting di Rimini tra gli applausi e una standing ovation. Incassa grandi complimenti da Bernhard Scholz, presidente della Fondazione, tradisce l’emozione con delle lacrime, elenca i successi raggiunti da quando è al governo, ma giura di non essere ancora contenta, che si impegnerà per fare di più.

Anche chi non condivide il suo orientamento politico deve riconoscere che sta rappresentando il suo governo anche a livello europeo e internazionale con grande senso di responsabilità, coraggio, sincerità e affidabilità“, ammette Scholz, introducendola.

Quello che più preme alla presidente del Consiglio è ribadire che il Paese è “tornato credibile” agli occhi dei partner internazionali. Non più il “grande malato d’Europa”, ma un interlocutore “forte, fiero, schietto, leale, in una parola autorevole”. Addirittura, rivendica, un “modello di stabilità” che ha portato gli investitori internazionali a considerarci una nazione sicura, con i i tassi di interesse in linea con la Francia, prima in Europa per l’attuazione del Pnrr, “un’anomalia positiva” per la stampa internazionale.

La premier ricorda che la proposta italiana per l’Ucraina, basata su un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato, è ancora la principale sul tavolo dei negoziati. Un possibile contributo alla pace, sottolinea, di cui “andare fieri”. E ribadisce a chi domanda di emanciparsi dagli Stati Uniti che “tornare protagonisti della storia e del proprio destino non è facile, non è indolore, non è gratis“. Il prezzo da pagare, per Meloni, è quello di investire di più. Non parla esplicitamente di armi né di difesa, ma di “libertà e indipendenza”, che per decenni sono state appaltate a Washington a costo di una “inevitabile dipendenza politica”.

All’Europa la presidente del Consiglio suggerisce di ripartire dalla politica, ma anche, più pragmaticamente di ridurre la burocrazia “soverchiante”, sostenere la competitività delle imprese per “combattere la desertificazione produttiva”, rimettere “l’uomo e non l’ideologia” al centro della natura, investire sulle proprie filiere per ridurre le “troppe dipendenze strategiche”. E cita Mario Draghi, sostenendo che l’Unione è sempre più “condannata all’irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere efficacemente alle sfide di competitività poste da Cina e Usa”: “Ha ragione“, osserva, chiedendo coraggio per scelte difficili.

Annuncia poi, per l’Italia, un Piano Casa sul quale è al lavoro con il Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, per offrire abitazioni a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché, ricorda, “senza una casa è molto più difficile costruire una famiglia”. Quanto alle imprese, l’obiettivo principale e più ambizioso che si pone la prima ministra rimane quello dell‘abbassamento strutturale del costo dell’energia che “pesa come un macigno sulla competitività italiana”.

Ma i “mattoni nuovi” tema del Meeting sono stati portati anche oltre Mediterraneo, in Africa, con il Piano Mattei. Un modello di cooperazione che, come la premier ama ripetere spesso, “rifugge tanto l’approccio paternalistico quanto quello predatorio, costruendo invece partenariati basati sul rispetto reciproco, sulla fiducia, sulla condivisione, cioè sulla capacità di guardarsi negli occhi da pari, per trovare insieme gli ambiti nei quali poter fare la differenza e avere benefici reciproci”. A differenza di altri attori, garantisce, “non abbiamo secondi fini, non ci interessa sfruttare il continente africano per le ricchissime materie prime che possiede utilizzandole per accrescere il nostro benessere”. Quello che le interessa è che l’Africa “prosperi insieme a noi processando le sue risorse coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche”.

Zelensky e leader Ue attesi a Washington per incontrare Trump

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei, tra cui Giorgia Meloni, sono attesi oggi a Washington per sostenere la posizione di Kiev, invitata dal presidente americano ad accettare concessioni dopo il vertice Trump-Putin che non è riuscito a fermare i combattimenti in Ucraina.

Ieri, alla vigilia della partenza per gli Stati Uniti, Meloni ha partecipato nel pomeriggio a una nuova video-conferenza della Coalizione dei Volenterosi, che ha permesso un coordinamento in vista dell’incontro. Nel corso della discussione, comunica Palazzo Chigi, è stata ribadita l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, che dovrà essere coinvolta in ogni decisione relativa al suo futuro. La discussione ha inoltre confermato la necessità di mantenere la pressione collettiva sulla Russia e di solide e credibili garanzie di sicurezza.

L’incontro alla Casa Bianca sarà il primo in questo formato dall’inizio dell’invasione russa, nel febbraio 2022. Dovrebbe consentire di affrontare, in particolare, possibili concessioni territoriali e la fornitura di garanzie di sicurezza, per porre fine al conflitto più sanguinoso in Europa dalla seconda guerra mondiale. Secondo quanto riferisce la Casa Bianca, Trump avrà un bilaterale con Zelensky alle 13.15 ora locale (le 19.15 in Italia) e poi “saluterà” i leader europei alle 14.15 (le 20:15 italiane). L’incontro è previsto per le 15, (le 21 in Italia).

Per Trump, Zelensky potrebbe porre fine alla guerra con la Russia “quasi immediatamente”. Il presidente Usa esclude che Kiev possa riprendere il controllo della Crimea annessa da Mosca nel 2014 ed entrare nella Nato. “Il presidente ucraino Zelensky può porre fine alla guerra con la Russia quasi immediatamente se lo desidera, oppure può continuare a combattere. Ricordate come è iniziata. Non si tratta di recuperare la Crimea ceduta da Obama (12 anni fa, senza che fosse sparato un solo colpo) e non si tratta di far entrare l’Ucraina nella Nato”, scrive Trump sul suo social network Truth.

La Cina ha dichiarato di sperare in un accordo “accettabile per tutte le parti sull’Ucraina. “Ci auguriamo che tutte le parti e tutti gli attori partecipino ai colloqui di pace in modo tempestivo e raggiungano un accordo di pace equo, duraturo, vincolante e accettabile per tutte le parti il prima possibile”, spiega in conferenza stampa Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri cinese.

Blitz di Meloni in Tunisia: con Saied dialogo su Piano Mattei, energia e agricoltura

(Photocredit: Palazzo Chigi)

Un blitz, andata e ritorno in giornata, quello di Giorgia Meloni in Tunisia. Anche i media scoprono a imbarco completato del viaggio diplomatico della premier, che vola a Cartagine per incontrare il presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied.

L’obiettivo è portare avanti il lavoro sul Piano Mattei, che va continuamente alimentato rafforzando le cooperazioni bilaterali. Con Tunisi il rapporto è più che buono, anzi “eccellente” come lo definisce Palazzo Chigi. Ragione in più per far leva sui Paesi amici per implementare i progetti connessi. I due leader, infatti, discutono proprio dello “stato di avanzamento delle progettualità per l’Africa, richiamando anche la dichiarazione congiunta sulle attività di cooperazione allo sviluppo firmata a gennaio”.

Nel bilaterale vengono toccati tutti i pilastri del Piano, a partire dai settori nevralgici come quello idrico, che è indissolubilmente collegato a doppio nodo con lo sviluppo dell’agricoltura. Al centro c’è soprattutto il progetto Tanit, che ha come obiettivo primario e principale quello di utilizzare le acque reflue per irrigare e, dunque, riportare in funzione terreni agricoli. In questo ambito ricopre grande importanza l’iniziativa che vedrà la nascita di un centro di formazione agricola a vocazione regionale, che servirà a fornire personale altamente qualificato per sviluppare il comparto, grazie anche all’expertise italiana.

Altro tema di fondamentale importanza è quello dell’energia. Il Piano Mattei, ha sempre spiegato Meloni, ha tra i suoi obiettivi finali quello di rendere il nostro Paese la porta d’accesso per gli approvvigionamenti europei. L’hub dell’energia continentale, per essere precisi. Nel dialogo con Saied, infatti, viene ribadita la necessità di proseguire la cooperazione tra i due Paesi, riconoscendo che Italia e Tunisia sono “snodi strategici per mettere in comunicazione il potenziale di produzione energetica dell’Africa e la domanda crescente dell’Europa”, mette in luce ancora Palazzo Chigi.

Uno dei progetti più importanti è quello dell’elettrodotto Elmed. Meloni ribadisce l’impegno di Roma per la realizzazione di questa infrastruttura strategica che occupa buona parte degli investimenti previsti dal piano pluriennale 2024-2028 di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica nel nostro Paese. L’investimento è ingente, quasi 1 miliardo di euro, per circa 220 km di interconnessione tra l’approdo di Castelvetrano, in provincia di Trapani, e Mlaabi, nella penisola di Capo Bon, di cui la maggior parte sarà in cavo sottomarino: un collegamento in corrente continua da 600 MW, che raggiungerà una profondità massima di circa 800 metri lungo il Canale di Sicilia, per il trasporto di energia pulita prodotta da fonti rinnovabili in Tunisia.

Il faccia a faccia tra Meloni e Saied è servito anche a fare il punto “sull’eccellente cooperazione in materia migratoria” e “sull’impegno comune nel contrastare le reti criminali di trafficanti di esseri umani”, spiega ancora Palazzo Chigi. Aggiungendo che “allo stesso tempo promuovere vie legali di migrazione anche nel contesto del Processo di Roma”. Gli appuntamenti internazionali della premier, però, non sono esauriti. Perché venerdì in tarda mattinata volerà a Istanbul, dove è in agenda un incontro con il presidente della Repubblica di Turchia, Recep Erdogan. Un’altra occasione per portare avanti l’opera diplomatica per lo sviluppo dell’area mediterranea.

Italia-Algeria, 40 accordi su energia e industria. Meloni: “Relazioni mai così solide”

Energia, economia circolare, infrastrutture e trasporti, agricoltura sostenibile e industria avanzata. Sono stati questi i temi al centro del Forum Imprenditoriale Italia-Algeria di Roma, evento organizzato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con ICE Agenzia, in concomitanza con il quinto Vertice intergovernativo tra i due Paesi. L’appuntamento ha coinvolto 250 imprese italiane e 140 algerine. Il Paese nordafricano si conferma infatti tra i mercati ad alto potenziale sul piano dell’export, come primo partner economico dell’Italia nel continente africano: nel 2024 l’interscambio tra i due Paesi è stato pari a 14 miliardi di euro.

L’energia resta ancora l’architrave del partenariato ma la cooperazione si estende anche ad altri settori chiave come l’industria avanzata. Quindi automotive, agro industria, farmaceutica, economia digitale e industria della difesa. Circa quaranta gli accordi e le intese di natura commerciale siglate tra aziende italiane ed algerine, oltre 20 al Forum e i restanti al vertice su terrorismo, difesa, agricoltura e Tlc. I settori con le maggiori opportunità sono la meccanica strumentale (91 milioni), i metalli (37 milioni) e la chimica (36 milioni), che da soli rappresentano il 56% del totale. “Le relazioni tra i nostri due Paesi non sono mai state solide come oggi”, commenta la premier Giorgia Meloni. L’Algeria, secondo la presidente del Consiglio, si è rivelata Paese amico “soprattutto all’indomani della guerra di aggressione russa all’Ucraina”, ovvero “quando l’Italia aveva bisogno e necessità di diversificare le sue fonti energetiche per affrancarsi dalla dipendenza dalla Russia”. Confermando di svolgere “da molto tempo un ruolo fondamentale per garantire la nostra sicurezza energetica e per garantire la sicurezza energetica dell’Europa”, aggiunge Meloni.

“Ciò che abbiamo raggiunto oggi – mette in luce il presidente della Repubblica Algerina, Abdelmadjid Tebbouneapre orizzonti ampi per la partnership algerino-italiana, partnership strategica di esempio, di modello, che riflette la profondità e le interconnessioni di amicizia radicate tra l’Italia e l’Algeria”. Su tutto, il presidente algerino auspica di raggiungere la rete ferroviaria più grande in Africa.

“Il rapporto con l’Algeria – commenta il presidente Ice, Matteo Zoppas – si inserisce nel Piano Mattei. E’ un mercato che per noi vale circa 3 miliardi di euro ed è in crescita: 3% nel 2024, quasi 7% quest’anno”. Per il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’incontro conferma il rilievo centrale dell’Algeria nella strategia italiana di diplomazia della crescita. “L’Italia – ha detto il ministro – vive di export, che rappresenta quasi il 40% del PIL annuo, per un totale di 623 miliardi di euro. Ma il nostro obiettivo è arrivare a 700 miliardi entro il 2027 e per questo vogliamo incrementare l’internazionalizzazione delle nostre imprese”. L’obiettivo è far diventare il Mediterraneo “un’area di commercio, e non di cimitero di migranti”.

A margine del Forum, Tajani ha avuto un incontro bilaterale con l’omologo algerino, Ahmed Attaf. Il colloquio ha rappresentato l’occasione per ribadire l’impegno congiunto per la stabilità del Mediterraneo. Passando in rassegna i principali dossier internazionali e regionali, i due ministri hanno concordato sulla priorità di arrivare a un cessate il fuoco a Gaza, al rilascio degli ostaggi e alla consegna degli aiuti umanitari alla popolazione civile. È stato quindi confermato il comune impegno per la stabilità della Libia, per cui hanno sottolineato la necessità di rilanciare il processo politico a guida Onu, e per il contrasto al terrorismo e ai traffici illegali nell’area del Sahel. Infine la promessa di Tajani sulla collaborazione “proficua” tra Algeri e Bruxelles: “A volte ci sono degli ostacoli da superare, faremo in modo che questi ostacoli possano essere superati. Cerchiamo di essere il miglior ponte possibile”.

Dazi, Meloni: “Al lavoro per scongiurare guerra commerciale”. Urso: “Intesa con Usa vicina”

Scongiurare una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E’ il mantra della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, a cascata, di tutti i ministri coinvolti nell’infinita trattativa con gli Stati Uniti dopo la minaccia di tariffe al 30% verso l’Europa e la successiva missione a Washington del capo negoziatore europeo Maros Sefcovic. La premier lo ribadisce sul palco del congresso della Cisl all’Eur, sottolineando il lavoro assiduo e costante dell’esecutivo: “Tutti i nostri sforzi sono rivolti a questo, chiaramente in collaborazione con gli altri leader, con la Commissione Europea”. La guerra commerciale “non avrebbe alcun senso”, “impatterebbe soprattutto sui lavoratori”, precisa. A maggior ragione perché il caos scoppia “in un periodo complesso, segnato da tensioni geopolitiche che rendono il contesto internazionale molto incerto e instabile, con conseguenze inevitabili su economia reale, tenuta dei livelli occupazionali e produzione”.

L’intesa “è in procinto” di essere raggiunta, azzarda poco dopo sullo stesso palco Adolfo Urso. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy fornisce informazioni in suo possesso che arrivano dagli Stati Uniti: “Da quel che apprendiamo ci siamo, l’intesa sta per essere raggiunta. Ci auguriamo che sia equa, costruttiva, positiva e sostenibile”. Il presidente Usa, Donald Trump, infatti, in un’intervista a Real America’s Voice, ha spiegato che un accordo con l’Ue è vicino, anche se “sono molto indifferente al riguardo”. Il governo italiano, secondo Urso, ha fatto tutto il necessario operando “in modo costruttivo e collaborativo, affinché ci fosse un negoziato sia in termini bilaterali che con le istituzioni europee, in modo specifico con la Commissione Europea”.

Le opposizioni non ci stanno e incalzano l’esecutivo. Per il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, la premier deve “svegliarsi dal torpore. La guerra commerciale con gli Stati Uniti non è un rischio ipotetico: è già iniziata, ed è stata innescata da Donald Trump, non certo dall’Europa”. I dazi al 30% dal primo agosto, secondo Bonelli, “sono un’estorsione, un atto di violenza economica che rischia di causare una crisi gravissima”, solo l’Italia “potrebbe perdere 35 miliardi di export e oltre 180.000 posti di lavoro”. Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione Affari europei, giusto negoziare “ma a schiena dritta. Serve un’intesa, non una resa”, portando al tavolo delle trattative “una posizione unitaria Ue, evitando azioni bilaterali che rischiano di indebolire Italia ed Europa stessa”. Preoccupazioni anche sulla tutela dell’agroalimentare. Coi dazi al 30%, denuncia Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura alla Camera, verrebbero colpiti “prodotti simbolo del Made in Italy, dai formaggi alla pasta, fino al vino, in un contesto già segnato dalla svalutazione del dollaro”. Per Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera, i dazi avrebbero un impatto gravissimo su alcuni dei settori più competitivi del nostro export, come “moda e farmaceutica, colonne portanti del Made in Italy”.

Dazi, Meloni: “Compromesso prima dell’1/8, Occidente va rafforzato”. Tajani vede Rubio

Scongiurare una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico e arrivare a un compromesso “reciprocamente vantaggioso” tra Stati Uniti e Unione europea, prima dell’1 agosto. E’ la linea di Giorgia Meloni, che continua a chiedere agli alleati europei la via del dialogo con Donald Trump.

Dopo aver ricevuto a Palazzo Chigi il cancelliere austriaco Christian Stocker, la premier ribadisce: “L’obiettivo per me rimane quello di rafforzare l’Occidente nel suo complesso, rendere ancora più forti le nostre economie che sono già economie strettamente interconnesse“. Tutti gli altri scenari, osserva, sarebbero “totalmente insensati“.

Di certo, la prospettiva dei dazi al 30% annunciati da Trump per i prodotti importati dai Paesi dell’Unione europea, non può essere una opzione accettabile. Palazzo Chigi è convinto che ci siano i margini per negoziare un accordo migliore e un punto di caduta potrebbe essere la metà di questa percentuale, una tariffa al 15%, che comunque comporterebbe miliardi di perdite per l’export.

Noi sosteniamo l’azione del commissario Sefcovic, sosteniamo il lavoro dell’Unione Europea, sosteniamo la posizione della Commissione cercando di dare anche delle buone idee, naturalmente ottenendo anche l’interesse dei produttori italiani e della nostra industria, che non deve essere danneggiata da un accordo sulle tariffe“, spiega Antonio Tajani in missione a Washington. Il ministro degli Esteri Tajani vede il Segretario di Stato americano Marco Rubio e con lui affronta “gli aspetti politici” del confronto Stati Uniti-Ue sui dazi, viene spiegato.  Un faccia a faccia “molto positivo“, racconta Tajani a margine, parlando di “identità di vedute” e di relazioni transatlantiche buone: “Stiamo lavorando per trovare un accordo, ci sono state rassicurazioni politiche perché una guerra non conviene a nessuno“, riferisce. Anche l’Italia vuole accelerare sul dossier, l’incertezza “crea grandi difficoltà a chi intraprende, a chi esporta, quindi vogliamo accelerare“, fa presente il ministro. “Sappiamo che il 30% è un obiettivo irraggiungibile, un messaggio forte“, afferma, garantendo che Roma è pronta a investire di più negli Stati Uniti: “Ricordo che in ogni Stato americano ci sono imprese italiane che danno lavoro a 300.000 americani“, aggiunge Tajani.

Sul tavolo della missione di Washington ci sono anche le prospettive dell’impegno Usa sull’Ucraina, dopo l’annuncio di ieri di Trump. Poi incontra il consigliere speciale Usa per l’Africa, Massad Boulos, per affrontare la situazione in Libia“L’Italia, l’Europa e il Mediterraneo stanno attraversando un momento molto difficile, perché la situazione nella regione subsahariana è esplosiva”, spiega in una intervista a Fox Business, insistendo per un coinvolgimento maggiore di Washington in Africa dove, sostiene, “abbiamo bisogno di meno Cina, meno Russia e più Europa e più America, perché è importante opporsi a una nuova colonizzazione“.

Prima udienza di Leone XIV a Meloni: Ucraina, Gaza e il summit Onu in Etiopia al centro

Sorrisi, strette di mano e un colloquio a porte chiuse che dura oltre mezz’ora. Giorgia Meloni arriva in Vaticano per la sua prima udienza ufficiale con Papa Leone XIV, eletto in conclave l’8 maggio scorso.

Nella delegazione della premier ci sono i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Con loro, dopo l’udienza, la presidente del Consiglio scende poi in Terza Loggia, per incontrare anche il segretario di Stato, Pietro Parolin, e il ‘ministro degli Esteri’, Paul Gallagher.

Ucraina e Gaza al centro, in particolare l’impegno comune per la pace a Kiev e in Medio Oriente e l’assistenza umanitaria a Gaza, che ancora fatica ad arrivare, sotto gli attacchi e i blocchi di Israele. “Sono state sottolineate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e l’Italia“, fa sapere il Vaticano in una nota di poche righe, facendo riferimento a generiche “questioni afferenti ai rapporti bilaterali” e “tematiche d’interesse per la Chiesa e la società italiana”. Meloni, aggiunge Palazzo Chigi, ribadisce “l’apprezzamento per l’impegno della Sede Apostolica per la pace in Ucraina, a Gaza e in tutte le aree di crisi” e si sofferma sull’importanza della libertà religiosa e sulla tutela delle comunità cristiane in Medio Oriente, che hanno sofferto le conseguenze delle crisi e dell’instabilità dell’area. I due leader condividono poi, rende noto la presidenza del Consiglio, “l’ottima collaborazione con le organizzazioni cattoliche religiose per la cooperazione in Africa, nell’ambito del Piano Mattei”.

Prima di chiudere le porte, la Santa Sede diffonde qualche immagine dell’incontro, in cui la premier e il Pontefice sono seduti nello studio del Palazzo apostolico. “Ha fatto tanti viaggi, io invece sono rimasto sempre a Roma”, dice il Papa. Lei gli parla del summit sulla sicurezza alimentare dell’Onu, che co-presiederà con il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed il 28 luglio, ad Addis Abeba, in Etiopia. Poi qualche immagine sullo scambio dei regali dopo il colloquio, in cui si vede la presidente del Consiglio che dona al Papa una veduta seicentesca della Chiesa dei Santi Domenico e Sisto e dell’antico monastero domenicano che ospita l’Angelicum, la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino dove Robert Prevost ha studiato Diritto canonico e ricorda la “grande cultura religiosa” dell’istituto. Il Papa ricambia con un volume su Sant’Agostino. E l’ultima stretta di mano: “Buon lavoro”, è l’augurio di Meloni al Papa.

Il primo contatto che hanno avuto la premier e il Pontefice è stato telefonico: il 15 maggio, appena una settimana dopo l’elezione di Prevost al soglio di Pietro. Si prospettava di organizzare i negoziati di pace tra Russia e Ucraina in Vaticano, ipotesi accolta positivamente dal Papa, ma poi saltata. Il primo incontro faccia a faccia c’è stato il 18 maggio, per la messa di inizio pontificato. Poi hanno avuto modo di incontrarsi di nuovo il 21 giugno, per il Giubileo dei governanti, quando Meloni ha chiesto al Papa se si fosse “assestato”.

Pnrr, ok Commissione Ue al pagamento settima rata. Meloni: “Confermiamo primato”

Dopo l’invio, ieri, della richiesta di pagamento dell’ottava rata del Pnrr da 12,8 miliardi, oggi l’Italia incassa l’ok al pagamento della settima rata, da 18,3 miliardi dalla Commissione europea.

Con la revisione tecnica, che ha aggregato in un unico traguardo i tre obiettivi connessi alle misure su rinnovabili, batterie e alla riforma del rischio finanziario associato ai contratti di acquisto per le energie rinnovabili, gli obiettivi programmati e conseguiti sono 64, suddivisi in 31 milestone e 33 target.

Con il pagamento della settima rata, rivendica Giorgia Meloni, “l’Italia confermerà il primato europeo nell’avanzamento del Piano, con oltre 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione finanziaria complessiva e al 100% degli obiettivi programmati nelle prime sette rate, pari a 334 tra milestone e target, obiettivi tutti conseguiti nel pieno rispetto del cronoprogramma stabilito dalla Commissione”. La premier lo definisce un primato anche qualitativo: “Abbiamo dimostrato di essere capaci di utilizzare in modo virtuoso gli strumenti che l’Europa ci ha fornito e siamo diventati un modello per gli altri Stati membri”, osserva, dicendosi orgogliosa del “grande lavoro” fatto finora. Un lavoro che non è terminato, ricorda: “Deve anzi continuare con la medesima determinazione, per una Nazione sempre più moderna, produttiva e competitiva, forte e inclusiva, consapevole e pronta alle sfide globali del presente e del futuro”.

Tra gli obiettivi conseguiti figurano diverse riforme, come la legge sulla concorrenza, le misure per velocizzare i pagamenti della Pubblica Amministrazione e la revisione del servizio civile universale.

“Alla settima rata – spiega il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Fotisono legati diversi investimenti strategici“. Come il collegamento elettrico tra Sardegna, Corsica e penisola, SA CO I.3, e il collegamento elettrico sottomarino tra Sicilia, Sardegna e penisola, Tyrrhenian Link. Infrastrutture “fondamentali per implementare le reti di trasmissione dell’energia elettrica e per rafforzare l’autonomia energetica dell’Italia, con l’obiettivo di garantire energia a famiglie e imprese a condizioni migliori”, sostiene Foti.

La valutazione positiva per il pagamento di questa rata segue la presentazione della richiesta di pagamento dell’ottava rata, a “conferma dell’allineamento del Piano italiano con la roadmap europea del Pnrr, nel pieno rispetto dei suoi impegni, delle sue priorità e della sua scadenza finale ad agosto 2026”, riferisce il ministro.

Agli investimenti sulle infrastrutture energetiche si aggiungono altri interventi, come il potenziamento della flotta di autobus e di treni a emissioni zero per il trasporto regionale, dei nodi metropolitani e dei principali collegamenti nazionali, la riqualificazione di molte stazioni ferroviarie, le misure per la cybersicurezza, l’attivazione di 480 Centrali Operative Territoriali (COT) per rafforzare le prestazioni in materia di salute pubblica, gli investimenti per una migliore gestione delle risorse idriche, il conferimento di 55.000 borse di studio agli studenti meritevoli meno abbienti per l’accesso all’Università, di 7.200 borse di dottorato per la ricerca e di ulteriori 6.000 borse per dottorati innovativi, specificatamente dedicate alle imprese.