Meloni in collegamento con i Volenterosi a Kiev: “Mantenere integrità territoriale”

Montecitorio, Palazzo Chigi, il Colosseo. A quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, Roma si illumina di giallo e di blu, i colori della bandiera del Paese aggredito. Giorgia Meloni partecipa in videocollegamento alla riunione della Coalizione dei volenterosi e ribadisce che l’Italia “sostiene e accompagna il processo negoziale promosso dagli Stati Uniti“. Chiede poi garanzie di sicurezza solide per Kiev un lavoro per “creare le condizioni affinché la popolazione ucraina possa vivere in pace nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale“.

In questi quattro anni di “lotta del popolo ucraino per la difesa della propria libertà e indipendenza, l’Italia ha sempre assicurato il proprio costante e convinto sostegno insieme ai propri alleati europei e occidentali“, precisa in una nota Palazzo Chigi, sottolineando che il governo concorre “con determinazione” agli sforzi internazionali per promuovere una pace giusta e duratura. Per Meloni, la risoluzione del conflitto rappresenta un “interesse strategico europeo prioritario“, essenziale per garantire la sicurezza del Continente e quindi dell’Italia.

L’Italia sta lavorando in particolare sulle esigenze umanitarie della popolazione ucraina. Al momento è in corso un programma di fornitura di generatori e caldaie a sostegno del sistema energetico ucraino. Parallelamente, è stata avviata un’iniziativa per la fornitura di apparecchiature sanitarie destinate ai reparti materno-infantili degli ospedali situati nelle aree più colpite dagli attacchi. “Questo impegno umanitario costituisce il presupposto per la futura opera di ricostruzione della nazione, alla quale l’Italia partecipa con un ruolo di primo piano, come testimoniato dall’organizzazione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina nel luglio 2025“, ribadisce il governo.

Intanto, a Kiev, una delegazione di Fratelli d’Italia, composta dalla vicecapogruppo alla Camera Elisabetta Gardini e dalla senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo in Commissione Diritti Umani, celebra il quarto anniversario della guerra nella missione organizzata da U4U, rete che raccoglie i parlamentari di diversi Paesi europei. In questi due giorni la delegazione tiene una serie di incontri istituzionali e, come spiegano le due rappresentanti di FdI, “sarà l’occasione per ribadire e rappresentare vicinanza e sostegno al popolo ucraino“. Una presenza significativa, spiegano, anche per ribadire che “qui è in gioco la stabilità e il futuro dell’intera Europa“. In Ucraina ci sono anche Carlo Calenda con Ettore Rosato e Federica Onori. Intervistato dall’Aria che Tira su La7, il leader di Azione lamenta l’assenza dei segretari delle opposizioni: “Non so cosa di meglio avessero da fare. Non c’era nessuno“, accusa, innescando una polemica con il presidente del M5S Giuseppe Conte. “Io non sono andato neppure a Gaza – commenta il pentastellato -, perché non andate anche a Gaza? Perché non andate in Cisgiordania dove ci sono insediamenti abusivi? Cerchiamo di non essere provocatori inutilmente. Applicare un doppio standard non è da Movimento Cinque Stelle, noi abbiamo condannato l’aggressione di Putin però non siamo stati silenziosi davanti al genocidio“.

Groenlandia, dazi, Mercosur: per i leader Ue l’unità funziona

L’unità europea funziona. È la presa d’atto – o forse addirittura una scoperta, sottolineata da tutti i leader – certificata dai capi di Stato o di governo dell’Unione europea che ieri sera si sono trovati a Bruxelles per una riunione informale del Consiglio europeo. Un incontro convocato urgentemente, all’inizio della settimana dal presidente Antonio Costa, per affrontare le minacce del presidente Usa, Donald Trump, di aggressione alla Groenlandia e di imposizione di nuovi dazi commerciali contro quei Paesi europei pronti a difendere con contingenti militari l’isola artica.

Iniziato alle 19.30 l’incontro si è chiuso a mezzanotte, lasciando alla conferenza stampa dei due presidenti di Consiglio e Commissione, Costa e Ursula von der Leyen, il compito di fare la sintesi.

CRISI GROENLANDIA. “Per quanto riguarda la Groenlandia, siamo chiaramente in una posizione migliore rispetto a 24 ore fa. E stasera abbiamo tratto insegnamento dalla nostra strategia collettiva”, inizia von der Leyen. La presidente elenca quattro elementi del comportamento Ue: “In primo luogo, abbiamo dimostrato un’inequivocabile solidarietà con la Groenlandia e il Regno di Danimarca. In secondo luogo, siamo rimasti fermamente al fianco dei sei Stati membri minacciati dai dazi. In terzo luogo, ci siamo confrontati attivamente con gli Stati Uniti a vari livelli. Lo abbiamo fatto con fermezza, ma senza escalation. In quarto luogo, eravamo ben preparati con contromisure commerciali e strumenti non tariffari nel caso in cui fossero stati applicati dazi”. Confermando, così, quanto dichiarato prima della riunione da alcune fonti Ue sulla prontezza dei Paesi all’utilizzo del cosiddetto bazooka, lo strumento anti-coercizione, nel caso fosse stato necessario. “In sintesi, abbiamo seguito quattro principi chiave: fermezza, apertura, preparazione e unità, e il nostro approccio si è rivelato efficace. In futuro, dovremmo mantenere lo stesso approccio”, avvisa von der Leyen. “Voglio essere molto chiaro: il Regno di Danimarca e la Groenlandia godono del pieno sostegno dell’Unione europea”, aggiunge Costa. “Solo il Regno di Danimarca e la Groenlandia possono decidere su questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia. Questo riflette il nostro fermo impegno nei confronti dei principi del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale, che sono essenziali per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso”, prosegue.

Ma se la situazione è cambiata, con la marcia indietro di Trump su minaccia bellica e commerciale dopo l’intervento del segretario della Nato, Mark Rutte, Bruxelles sa che i rischi rimangono. Per questo, al suo arrivo, il presidente francese Emmanuel Macron aveva scandito: “Rimaniamo estremamente vigili e pronti ad utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione se dovessimo trovarci nuovamente sotto minaccia”. E l’Unione vuole agire, anche per togliere dal tavolo le motivazioni fin qui addotte dalla Casa Bianca a giustificazione di una sua presa di Nuuk. “Abbiamo collettivamente investito troppo poco nell’Artico e nella sua sicurezza. Ora è giunto il momento di fare un passo avanti. E di costruire su ciò che abbiamo già realizzato”, afferma von der Leyen.

“In questo momento, stiamo lavorando per rafforzare le relazioni tra l’Ue e la Groenlandia”, prosegue ricordando l’apertura dell’ufficio Ue a Nuuk due anni fa; l’avvio l’anno scorso di accordi che porteranno a più investimenti in energia pulita, materie prime essenziali e connettività digitale; il raddoppio del sostegno finanziario dell’Ue nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione (il Qfp 2028-2034). “La Commissione presenterà presto un consistente pacchetto di investimenti”, osserva. Ma oltre ai finanziamenti, “intendiamo anche approfondire la cooperazione con gli Stati Uniti e tutti i partner sulla sicurezza artica. In particolare, credo che dovremmo utilizzare l’aumento della spesa per la difesa per equipaggiamenti pronti per l’Artico, ad esempio una nave rompighiaccio europea. E dovremmo rafforzare i nostri accordi di sicurezza e difesa con partner come Regno Unito, Canada, Norvegia, Islanda e altri. Questa è diventata una vera e propria necessità geopolitica”, sottolinea.

DAZI. Per quanto riguarda i dazi, l’Unione considera il quadro di riferimento l’accordo trovato in Scozia a fine luglio di cui il Parlamento europeo in settimana aveva sospeso la sua valutazione alla luce delle nuove minacce della Casa Bianca. Con il rientro della situazione, però, è stata la stessa presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, a poter annunciare, al suo arrivo al vertice informale, che ora l’Eurocamera potrà continuare le sue discussioni interne sul trattato commerciale Ue-Usa. Concetto ribadito da Costa nella conferenza stampa al termine dei lavori. “L’annuncio di ieri che non ci saranno nuovi dazi statunitensi sull’Europa è positivo. L’imposizione di dazi aggiuntivi sarebbe stata incompatibile con l’accordo commerciale Ue-Usa. Il nostro obiettivo deve ora essere quello di procedere con l’attuazione di tale accordo”, spiega lasciando intendere che, senza cambiamenti di situazione, sarà prorogata la sospensione, in scadenza il 6 febbraio, alle contromisure Ue di 93 miliardi, preparate in risposta ai dazi Usa dell’anno scorso e messe in stand-by alla luce dell’accordo scozzese.

UCRAINA. Sull’Ucraina, la presidente von der Leyen ricorda in conferenza stampa che, “con l’inverno che ha preso il sopravvento sul Paese, la Russia sta raddoppiando gli attacchi vili” e l’Ue sta “raddoppiando” il suo sostegno a Kiev “schierando questa settimana 447 generatori di emergenza per un valore di 3,7 milioni di euro per ripristinare l’alimentazione di ospedali, rifugi e servizi essenziali”. Inoltre, “i lavori stanno procedendo bene sugli aspetti di sicurezza e prosperità dei colloqui di pace” e, rispetto alle “garanzie di sicurezza, l’incontro di Parigi ha portato buoni progressi” e “ora stiamo aspettando la risposta russa”. In più, “per riguarda la prosperità, siamo vicini a un accordo con Stati Uniti e Ucraina su un unico quadro unificato per la prosperità” che “esamina come possiamo aumentare la prosperità dell’Ucraina nel momento in cui raggiungeremo un cessate il fuoco pacifico”. In questo contesto, “stiamo parlando di un unico documento che rappresenta la visione collettiva di ucraini, americani ed europei per il futuro dell’Ucraina nel dopoguerra”, che “si basa sull’importante lavoro di valutazione dei bisogni della Banca Mondiale” e “propone una risposta basata su cinque pilastri chiave”: aumentare la produttività attraverso riforme favorevoli alle imprese e una maggiore concorrenza sul mercato; accelerare l’integrazione dell’Ucraina nel Mercato unico dell’Ue; significativo aumento degli investimenti; maggiore coordinamento dei donatori; riforme fondamentali.

MERCOSUR. Infine, l’unità si manifesta anche nel capitolo dell’accordo commerciale Ue-Mercosur. Il Parlamento europeo ha deciso di ricorrere alla Corte di Giustizia per chiedere un parere sulla conformità dei testi ai Trattati dell’Ue, di fatto bloccando non il suo iter di esame ma la sua ratifica. Ma sono gli stessi Trattati a prevedere la possibilità di una applicazione provvisoria dell’accordo, prima che gli eurodeputati lo ratifichino. “Non voglio drammatizzare troppo la situazione. Non si è trattato di una votazione sul consenso, ma chiarimenti legali”, aveva puntualizzato Metsola al suo arrivo chiarendo che “l’applicazione provvisoria è un’opzione sul tavolo, e la porterò avanti anche con i leader dei gruppi politici”. E in conferenza stampa Costa: “Il Consiglio ha già deciso la scorsa settimana non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’Accordo Mercosur, ma ha anche deciso di procedere all’applicazione provvisoria dell’Accordo Mercosur. Questa è la posizione del Consiglio, e invito la Commissione a utilizzare questa decisione del Consiglio e ad attuare l’applicazione provvisoria dell’Accordo Mercosur”. E von der Leyen chiarisce: “La questione dell’applicazione provvisoria è stata sollevata stasera da diversi leader” perché “c’è un chiaro interesse a garantire che i benefici di questo importante accordo si applichino il prima possibile. Non abbiamo ancora preso una decisione. Una decisione sarà necessaria solo quando uno o più Paesi del Mercosur avranno completato le loro procedure e saranno sostanzialmente pronti Quindi, in breve, saremo pronti quando lo saranno loro”, conclude.

Ucraina, Zelensky vede Trump e sferza l’Europa. Oggi primo trilaterale Usa-Russia-Kiev

Striglia l’Europa, considerata “frammentata” e senza una vera volontà politica contro la Russia di Putin. E annuncia il primo trilaterale Ucraina-Russia-Usa. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è il protagonista della quarta giornata del forum economico di Davos, in Svizzera. Appena arrivato vede il presidente americano Donald Trump, con cui ha avuto un colloquio “produttivo e sostanziale”. “Buon incontro, la guerra deve finire. Vediamo che cosa accade in Russia”, ha commentato lo stesso Trump. “La guerra deve finire”, ha ribadito a chi gli chiedeva quale messaggio volesse trasmettere al presidente russo Vladimir Putin.

A riprova della rinnovata ‘concordia’ lo stesso Zelenzky conferma in conferenza stampa che i due hanno raggiunto un’intesa sui termini delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. “Le garanzie di sicurezza sono pronte”, ha dichiarato il leader ucraino, aggiungendo che “il documento deve essere firmato dalle parti, dai presidenti, e poi passerà ai parlamenti nazionali”. Il nodo restano i territori, ovvero il Donbass.

Stesso punto irrisolto che emerge da Mosca, dal colloquio tra l’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff e il presidente russo Vladimir Putin. “Penso che siamo arrivati a un unico problema, e ne abbiamo discusso le iterazioni, e questo significa che è risolvibile. Quindi, se entrambe le parti vogliono risolvere la questione, la risolveremo”, ha spiegato Witkoff. L’incontro, conferma il Cremlino, è stato “sostanziale, costruttivo e franco”, ha commentato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov.

Kirill Dmitriev, rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri, ha definito i colloqui “importanti”. Secondo Ushakov, le parti hanno confermato che senza una soluzione della questione territoriale attraverso la “formula di Anchorage”, non vi è alcuna speranza di una soluzione a lungo termine. La Russia, come ha sottolineato l’assistente presidenziale, resta concentrata su una risoluzione “politica e diplomatica del conflitto”, ma finché non saranno raggiunti accordi, continuerà a perseguire gli obiettivi del Distretto militare strategico “sul campo di battaglia”, dove mantiene l’iniziativa strategica.

Oggi si terrà il primo incontro trilaterale tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. La delegazione russa sarà guidata da Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello Stato maggiore. Parallelamente si terrà un incontro tra i presidenti del gruppo bilaterale per gli affari economici Russia-UsA, Kirill Dmitriev e Steve Witkoff.

Dal trilaterale però, resta esclusa l’Europa, verso cui il presidente ucraino ha lanciato una forte accusa dal palco di Davos. L’Europa è un “caleidoscopio frammentato di piccole e medie potenze” e sembra “persa” nel tentativo di convincere Donald Trump a costringere la Russia a porre fine alla sua guerra. E ancora: “Invece di assumere un ruolo guida nella difesa della libertà in tutto il mondo, soprattutto quando l’attenzione dell’America si sposta altrove, l’Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare idea”, ha affermato. E’ il momento, per Zelensky, di “avere una difesa comune, è il momento di agire”, ha esortato il leader ucraino citando il film ‘Il giorno della marmotta’.  “Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni”, ha spiegato accusando l’Europa di immobilismo.

Il Presidente Trump ha guidato un’operazione in Venezuela e Maduro è stato arrestato. Mi dispiace ma Putin invece non è sotto processo e questo è il quarto anno della guerra più grande in Europa dalla seconda guerra mondiale e l’uomo che l’ha iniziata non solo è a piede libero ma sta ancora combattendo per i suoi asset congelati in Europa”, ha incalzato. Proprio sugli asset russi “l’Europa non ha nemmeno cercato di costruire la propria risposta” alle minacce russe. “Grazie a Ursula, grazie ad Antonio Costa e a tutti i leader europei, ma quando arriverà il momento di usare quegli asset per difenderci dall’aggressione russa?”, ha chiesto presidente ucraino. “Putin è riuscito a fermare l’Europa da usare quegli asset congelati.” 

Groenlandia, Meloni: Non ci sarà intervento militare Usa. A fine mese Piano Italia per Artico

Giorgia Meloni continua a sostenere l’alleato transatlantico anche se, confessa, “non sempre ci vado d’accordo”. Nella conferenza stampa di inizio anno organizzata dall’Ordine dei giornalisti, molte domande ruotano attorno al suo rapporto con Donald Trump.

Sulla Groenlandia, la premier non crede nell’ipotesi di un’azione militare di Washington e derubrica le minacce del tycoon a un atteggiamento “un po’ troppo assertivo” per “sottolineare l’importanza strategica” dell’isola. Una invasione armata, spiega Meloni, “non converrebbe a nessuno, neanche agli Stati Uniti” e d’altra parte, ricorda, l’ipotesi di un intervento è stata esclusa anche da Marco Rubio. L’isola danese è un’area nella quale agiscono molti attori stranieri, chiarisce la presidente del Consiglio, interpretando il messaggio che gli Usa vogliono dare come un blocco a nuove ulteriori ingerenze in un’area “così strategica per la loro sicurezza e per i loro interessi”. Quello che la premier italiana propone all’Europa è di continuare a lavorare per una maggiore presenza della Nato nell’area artica. Una zona fondamentale per tutti, tanto che, anticipa, entro la fine di questo mese il Ministero degli Esteri presenterà una strategia italiana sull’Artico, perché “anche noi capiamo quanto sia strategico e importante oggi occuparsi di questa area del mondo. Nessun dettaglio sul piano, se non che obiettivi sono “preservare l’area artica come zona di pace e di cooperazione”.

Anche se non si dice d’accordo sui metodi usati in Groenlandia, Meloni appoggia Trump sul Venezuela, dove a suo avviso la sinistra italiana “finge di non accorgersi della situazione nella quale versa il popolo”. Vedere degli italiani di estrema sinistra che “spiegano a degli esuli venezuelani che cosa significhi essere venezuelano, lo considero surreale”, denuncia. D’altra parte, “Quale sarebbe l’alternativa?”, si chiede. “Prendere le distanze cosa significa: assaltare i McDonald’s, uscire dalla Nato, chiudere le basi americane? Non sono d’accordo con tutti i miei partner”.

Sull’Ucraina, la leader di Fratelli d’Italia sorvola senza rompere con la Lega a proposito della possibilità che il Dl aiuti non raggiunga i voti in Parlamento (“sarebbe uno sbaglio”, avverte), sottolinea che “Salvini non è filoputiniano”, ma che resta stupita dalla posizione del generale Vannacci (“I soldati sono quelli che capiscono quanto le forze armate siano fondamentali per costruire pace e non per fare la guerra”). Se il Pd ha cambiato idea sull’invio di truppe a Kiev, provoca, “Presenti una mozione”. Sul campo, “non c’è l’opzione dell’intervento di una forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite”, assicura Meloni, spiegando che quello di cui si sta parlando oggi, inserito anche nella definizione degli accordi di pace, è l’istituzione di una forza multinazionale nell’ambito della coalizione dei Volenterosi, senza quindi un ombrello un ombrello Onu. Il principale strumento individuato per costruire un sistema di garanzie di sicurezza ispirato all’articolo 5 della Nato, proposto dall’Italia, è la ragione per cui non ritiene necessario l’invio di truppe a Kiev: “Non contesto le nazioni che lo vogliono fare, ma non lo considero necessario da parte nostra”. Al presidente francese Emmanuel Macron la premier si accoda solo su un punto: “Credo che sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia, perché se l’Europa decide di partecipare a questa fase di negoziazioni parlando solo con una delle due parti in campo, credo che alla fine vedrà il contributo positivo che può portare sia limitato”. Propone un inviato speciale per l’Ue che parli con Mosca con una voce sola e non “in ordine sparso”.

Guardando all’Africa, se il 2025 è stato l’anno dell’internazionalizzazione del Piano Mattei, passato a coinvolgere da 9 a 14 Paesi, il 2026 sarà quello dell’espansione. Meloni anticipa di voler presentare i nuovi progetti durante il Summit Italia-Africa in Etiopia, che è anche la sede dell’Unione Africana.

Sul fronte interno, la premier affronta il tema automotive (“una crisi figlia soprattutto di scelte che lavoro per correggere in Europa”) ed ex Ilva (“il dossier industriale più complesso che abbiamo ereditato”). Sull’acciaieria però garantisce: “Nessuna proposta con intento predatorio sarà avallata”. Non ci sarebbero quindi impegni vincolanti da parte del Governo fino a quando noi si potranno dare risposte chiare su “un solido piano industriale, tutela del lavoro e sicurezza della comunità”. Nelle prossime settimane, inoltre, dovrebbe approdare in consiglio dei ministri il Decreto Energia con il quale il governo è al lavoro per abbassare i prezzi ed è in dirittura d’arrivo il Piano Casa per mettere a disposizione 100.000 nuovi alloggi a prezzi calmierati “ragionevolmente nei prossimi dieci anni, al netto delle case popolari”.

Ucraina, Volenterosi raggiungono l’accordo: forza multinazionale dopo il cessate il fuoco

(Photocredit: Palazzo Chigi)

Sostegno alle forze armate ucraine, istituzione di un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco proposto dagli Usa, Impegni vincolanti a sostenere l’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia. E, ancora, pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione in aria, in mare e sulla terraferma e impegno ad approfondire la cooperazione a lungo termine con l’Ucraina in materia di difesa. Nel giorno dell’Epifania, la Coalizione dei Volenterosi prova a tracciare – per l’ennesima volta – un piano per sostenere Kiev lungo la strada verso la fine dell’offensiva russa, che sta per entrare nel suo quarto anno. Riuniti a Parigi, i 35 membri della coalizione – tra cui l’Italia – hanno messo nero su bianco le prossime tappe, ma soprattutto hanno riconosciuto per la prima volta una “convergenza operativa” tra la loro attività, l’Ucraina, e gli Usa, ribadendo la necessità di “solide garanzie di sicurezza”. Il presidente Usa, Donald Trump, “sostiene fermamente questi protocolli di sicurezza”, che mirano a “scoraggiare qualsiasi futuro attacco” in Ucraina, ha dichiarato l’inviato speciale Steve Witkoff. L’intesa in cinque punti, però, specifica che tutti sono pronti a intervenire, ma “una volta entrato in vigore il cessate il fuoco”.

Sul fronte militare la Coalizione ha annunciato che continuerà a fornire assistenza militare e armamenti a lungo termine alle forze armate ucraine, come ad esempio “pacchetti di difesa a lungo termine; sostegno al finanziamento dell’acquisto di armi; cooperazione continua con l’Ucraina sul suo bilancio nazionale per finanziare le forze armate; accesso a depositi di difesa in grado di fornire un rapido sostegno supplementare in caso di un futuro attacco armato; fornitura di sostegno pratico e tecnico all’Ucraina nella costruzione di fortificazioni difensive”.

“È importante che la coalizione disponga ora di documenti sostanziali, e non solo di parole”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sebbene diverse questioni “restino aperte”, come la delicata questione delle concessioni territoriali richieste da Mosca. La Russia, infatti, non cede sulla volontà di avere l’intera regione del Donbass. In ogni caso, ha ribadito Witkoff, sono stati registrati “progressi significativi”.

Lato italiano, la premier Giorgia Meloni ha ribadito il proprio “no” all’invio di truppe in Ucraina, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz non ha escluso un impegno diretto delle proprie truppe, ma solo in un paese membro della Nato confinante con l’Ucraina. Ora la palla torna nel capo di Mosca.

L’incontro, ha spiegato la presidente del Consiglio, è stato “costruttivo e concreto” e “ha permesso di confermare un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”. Il vertice, ha aggiunto, “è stato dedicato all’affinamento delle garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, come da tempo suggerito dall’Italia. Tali garanzie faranno parte di un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington per assicurare la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, anche attraverso un efficace e articolato meccanismo di monitoraggio dell’auspicato cessate il fuoco e un rafforzamento delle forze militari ucraine”.

 

 

Mattarella: “Ripugnante chi nega la pace”. E ai giovani dice: “Siate esigenti, sceglietevi il futuro”

Photo credit: Quirinale

 

Il Colle chiude il 2025 delle istituzioni. Sceglie la pace e il ponte generazionale tra gli 80 anni della Repubblica e il futuro dell’Italia, i giovani, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il suo messaggio di fine anno.

Quindici minuti circa, in piedi, nella Studio alla Vetrata, sala del Quirinale dove è solito ricevere e incontrare i capi di Stato e di governo in visita. Alla sua sinistra il manifesto iconico del 2 giugno 1946, quando il Paese scelse la Repubblica, che il prossimo taglierà il traguardo degli 80 anni. Alla sua destra, invece, una copia della Costituzione, che resta la bussola della nostra democrazia.

Lo scenario internazionale è il primo tema toccato da Mattarella, che riconosce: “Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore”. Che ha un obiettivo, anzi un’aspettativa principale: la pace. “Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte”, è il messaggio che lancia il presidente della Repubblica. Che ricorda come la pace sia “in realtà, un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”. Citando, poi, Papa Leone XIV accoglie l’invito a “disarmare le parole”.

Gli altri grandi argomenti che Mattarella tocca, in un certo senso, si intrecciano e si collegano. Perché nel 2026 la nostra Repubblica compirà 80 anni, “pochi se guardati con gli occhi della grande storia”, per cui dovrà andare avanti ancora a lungo. Con i giovani di oggi, chi altri sennò. A loro, infatti, si rivolge ricordando le conquiste di questi otto decenni, a partire dal voto alle donne “che diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità”. Ma ci fu anche una stagione di grandi riforme, come quella agraria o il Piano casa, che riporta la mente ai giorni d’oggi con “le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città. Un ponte ideale nelle generazioni, che Mattarella percorre e ripercorre come se fossero fotografie di un album di famiglia. Una qualsiasi famiglia, perché “la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi”: chi ha reso possibile il miracolo economico o lo Statuto dei lavoratori, che riconosce diritti e richiama alla “irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni”. Lo sono il Servizio sanitario nazionale e il sistema previdenziale esteso a tutti. “Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo”, avverte il capo dello Stato.

Tutte tessere di un mosaico che ha permesso all’Italia di trasformarsi da “una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione” in “uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione”. Apprezzato in tutto il mondo per le arti, lo stile di vita, la bellezza dei nostri territori ma anche la cultura del buon cibo e del vino “che diventa patrimonio internazionale”.

La Repubblica è anche la stagione delle stragi e del terrorismo, dove però le “istituzioni si dimostrano più forti del terrore”, grazie “all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi”. La Repubblica è anche la lotta alla criminalità, che ha i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, “simboli della legalità” che ispirano in Italia e oltre i confini a tanti anni dai loro barbari assassinii. La Repubblica “è una storia di successo nel mondo” di cui “possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi”, ricorda Mattarella.

Il presidente della Repubblica indica nella Coesione sociale nella libertà e democrazia “la nostra vera forza, il segreto che “ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi”. Ma perché questo continui a essere il motore del nostro sviluppo occorre affrontare le sfide del nostro tempo: “Vecchie e nuove povertà (che ci sono e vanno contrastate con urgenza), diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quello che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo”, avvisa Mattarella.

L’insieme di questi temi compongono il messaggio ai cittadini di oggi, che sono sia i giovani di ieri sia il futuro dell’Italia. E alle nuove generazioni, chiudendo il cerchio, si rivolge nella chiusura del suo discorso, partito con la pace come aspettativa. “Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani”, dice il presidente della Repubblica. Che supera la barriera dello schermo, che sia di un televisore o uno smartphone, per dire alle nuove generazioni, senza filtri: “Qualcuno, che vi giudica senza conoscervi davvero, vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”. Buon 2026, Italia. Firmato Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica di “ciascuno di noi”.

Dazi, Ucraina, clima e il ritorno di Trump: cos’è successo nel 2025

Si sta per concludere il 2025, segnato da una tregua precaria a Gaza, da inutili sforzi per porre fine alla guerra in Ucraina, da investimenti colossali nell’intelligenza artificiale e dal clamoroso ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Aggravati dal cambiamento climatico generato dalle attività umane, anche fenomeni meteorologici estremi – incendi boschivi in Europa, siccità in Africa e inondazioni mortali in Asia – hanno colpito il pianeta nel 2025, che è in procinto di diventare uno dei tre anni più caldi mai registrati.
Nella autoproclamata “capitale mondiale del Capodanno”, Sydney, i preparativi per i festeggiamenti sono stati offuscati dall’attentato antisemita di metà dicembre su una spiaggia emblematica della metropoli australiana, che ha causato 15 morti.

Il 2025 rimarrà l’anno in cui le bambole Labubu, mascotte del soft power cinese, hanno invaso il pianeta, in cui la bandiera pirata del manga One Piece è diventata un simbolo della lotta contro l’oppressione in diversi continenti, in cui i gioielli della Corona sono stati rubati in modo spettacolare dal Museo del Louvre a Parigi. Il mondo ha anche perso la primatologa Jane Goodall, figura di spicco della causa ambientale, il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa, il fotografo Sebastiao Salgado – noto per le sue foto delle tragedie umane -, lo stilista Giorgio Armani, gli attori Robert Redford, Claudia Cardinale e Brigitte Bardot. Il Vaticano ha eletto un nuovo papa, Leone XIV, dopo la morte del suo predecessore Francesco. Negli Stati Uniti, il repubblicano Donald Trump è tornato alla Casa Bianca a gennaio per un secondo mandato, ordinando una raffica di dazi doganali sui suoi partner, espulsioni di massa di immigrati irregolari e lo smantellamento di interi settori dello Stato federale.

A Gaza, dopo due anni di guerra che hanno lasciato il territorio palestinese dissanguato e in preda a una grave crisi umanitaria, le pressioni americane hanno portato a un fragile cessate il fuoco tra Israele e il gruppo islamista palestinese Hamas. Scatenata il 7 ottobre 2023 da un attacco di Hamas in territorio israeliano che ha causato la morte di oltre 1.200 persone, secondo un bilancio stilato dall’AFP sulla base di dati ufficiali, la guerra ha provocato più di 70.000 morti, secondo i dati del ministero della Salute di Hamas, ritenuti affidabili dall’ONU.

La guerra in Ucraina, scatenata dall’invasione su larga scala del Paese da parte della Russia nel febbraio 2022, sta entrando nel suo quarto anno. Intensi negoziati diplomatici hanno fatto sperare in un progresso per porre fine al conflitto più sanguinoso in Europa dalla seconda guerra mondiale. Dopo un nuovo ciclo di colloqui con gli emissari di Trump a dicembre, l’Ucraina ha dichiarato che sono stati compiuti “progressi”, anche se la questione dei territori ucraini controllati dalla Russia – che accentua la pressione sul campo – rimane un punto di stallo.

I prossimi dodici mesi promettono di essere ricchi di eventi sportivi, spaziali e di dibattiti sull’intelligenza artificiale. I Mondiali di calcio cambieranno dimensione con 48 squadre, 104 partite e tre paesi ospitanti (Stati Uniti, Messico, Canada). Si svolgeranno nell’arco di quasi sei settimane, dall’11 giugno al 19 luglio, in 16 stadi distanti talvolta migliaia di chilometri l’uno dall’altro.

A più di 50 anni dall’ultima missione lunare del programma Apollo, il 2026 potrebbe anche essere l’anno del ritorno degli astronauti intorno alla Luna. Rinviata più volte, la missione americana Artemis 2, durante la quale gli astronauti dovranno viaggiare intorno alla Luna senza atterrarvi, è ora prevista per l’inizio dell’anno, al più tardi per aprile. Le preoccupazioni suscitate dall’IA – alimentate da esempi di disinformazione, accuse di violazione del copyright, licenziamenti di massa, studi sul suo pesante impatto ambientale – potrebbero intensificarsi. Gli investitori temono in particolare che l’entusiasmo per questa tecnologia sia solo una bolla speculativa. Secondo la società americana Gartner, la spesa globale per l’IA dovrebbe raggiungere circa 1.500 miliardi di dollari nel 2025 e superare i 2.000 miliardi nel 2026.

Meloni: Per allontanare guerra serve difesa credibile. Dl armi Kiev slitta ancora

In un tempo in cui le parole guerra e pace tornano quotidianamente nel dibattito politico, capire che “la pace è un bene prezioso quando la si possiede ed è da ricercare con tutte le forze quando la si perde” si può solo se si conosce la guerra e si è “preparati a fronteggiarla“. A tre giorni dal Natale, Giorgia Meloni visita il Comando operativo di vertice interforze per ringraziare gli uomini in divisa impegnati su diversi fronti e che trascorreranno le feste lontani dalle proprie famiglie.

La premier torna sul concetto di deterrenza come strumento indispensabile per la pace: “Non ho mai accettato l’idea di chi contrappone il pacifismo alle forze armate“, insiste, citando ancora, come già ha fatto più volte il ‘si vis pacem para bellum’, ‘chi vuole la pace prepari la guerra’ di Publio Vegezio Renato. “Il punto – spiega – è che il suo non è, come molti pensano, un messaggio bellicista, tutt’altro, è un messaggio pragmatico. Il senso è che solo una forza militare credibile allontana la guerra, perché la pace non arriva spontaneamente, la pace è soprattutto un equilibrio di potenze. La debolezza invita l’aggressore, la forza allontana l’aggressore“. Secondo la prima ministra, la forza degli eserciti sta nella loro credibilità e la diplomazia deve poggiare su “basi solide” che, dice collegata con le missioni internazionali, “voi costruite con il vostro sacrificio, la vostra competenza, la vostra professionalità, con il vostro coraggio. Se riusciremo a riportare pace, l’obiettivo più grande di questo tempo, sarà grazie a voi”.

Intanto, guardando a Est, il decreto armi per Kiev slitta ancora. Dev’essere approvato entro la fine del mese, ma non finisce sul tavolo del consiglio dei ministri neanche oggi. Resta la data del 29 dicembre, ultimo cdm previsto dell’anno: “Fare il decreto per il 2026 l’1 dicembre o il 29 non cambia nulla, perché un decreto legge entra immediatamente in vigore e ci basta che lo sia l’1 gennaio“, chiarisce sui social il ministro della Difesa, Guido Crosetto. “Farlo più tardi possibile – spiega – è solo un modo per avere più tempo per la conversione“.

In maggioranza la posizione non è compatta. La Lega di Matteo Salvini frena nuovi invii di armi: “Lavoriamo perché il decreto si incentri sulla difesa e non sull’attacco alla Russia”, ha sottolineato ieri il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dalle colonne del Resto del Carlino però il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, torna a ripetere che si farà e che riguarderà sia la difesa che le armi: “Io mi auguro che non serva più inviare nessun armamento se si arriva alla pace. Ma, se sarà necessario, ci saranno anche gli invii di materiali militari. E mi pare che la Lega non si sia tirata indietro nei voti“, scandisce. Di “normali velature di opinioni diverse” parla Giovanni Donzelli, deputato FdI alla guida dell’organizzazione del partito, sicuro che la sintesi della leadership arrivi sempre “rapida ed efficace“. Nessuna preoccupazione, giura: “né per la maggioranza né per la tenuta della credibilità dell’Italia. Ne avrei se non ci fossimo noi al governo”. 

Ucraina, promessa mantenuta: Ue sblocca 90 miliardi per Kiev. Ma salta uso asset russi

E’ arrivato nella notte l’accordo dell’Unione europea per il finanziamento degli sforzi bellici dell’Ucraina per almeno due anni attraverso un prestito comune di 90 miliardi di euro, ma senza ricorrere agli asset russi, in merito ai quali l’intesa è saltata. I leader dei 27 Stati membri dovevano trovare a tutti i costi una soluzione duratura per Kiev, che rischiava di rimanere senza fondi già nel primo trimestre del 2026. Si erano impegnati a garantire il sostegno finanziario e militare essenziale dopo la chiusura del rubinetto americano decisa dal presidente Donald Trump.

“È un messaggio decisivo per porre fine alla guerra, perché (Vladimir) Putin farà concessioni solo quando capirà che la sua guerra non gli porterà alcun vantaggio”, ha assicurato il cancelliere tedesco Friedrich Merz al termine dell’accordo raggiunto nel cuore della notte a Bruxelles. Il leader tedesco ha sempre spinto per l’utilizzo dei beni russi congelati in Europa per finanziare il prestito e ha lasciato Bruxelles senza aver ottenuto ciò che voleva, oltre ad essere stato costretto ad accettare un rinvio della firma di un accordo di libero scambio con i paesi sudamericani del Mercosur, ottenuto dalla Francia e dall’Italia.

“Si tratta di un sostegno importante che rafforza davvero la nostra resilienza”, ha commentato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che si era recato a Bruxelles per ribadire con forza il suo messaggio, ringraziando i leader europei. “È importante che i beni russi rimangano congelati e che l’Ucraina abbia ricevuto una garanzia di sicurezza finanziaria per gli anni a venire”, ha scritto sul social network X. Anche senza gli asset, l’Ucraina ha comunque la certezza di disporre dei fondi necessari, mentre i combattimenti continuano nonostante le intense trattative in corso.

In mancanza di un accordo sul ricorso ai beni della banca centrale russa, totalmente inedito e ad alto rischio, i 27 si sono accordati su un prestito comune. “Ci siamo impegnati e abbiamo mantenuto la promessa”, ha dichiarato alla stampa il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha guidato i lavori del vertice.

“Garantire 90 miliardi di euro a un altro Paese per i prossimi due anni, non credo che sia mai successo nella nostra storia”, ha affermato il primo ministro danese Mette Frederiksen, il cui Paese detiene la presidenza del Consiglio dell’UE fino alla fine dell’anno. Ora “tornerà utile parlare con Vladimir Putin”, ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni per essere arrivati a “una soluzione sostenibile sul piano giuridico e su quello finanziario. Sono contenta che abbia prevalso il buon senso, che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie, ma con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e sul piano finanziario”.

Il fabbisogno finanziario di Kiev è stato stimato in 137 miliardi di euro, di cui l’Ue si impegna a coprire i due terzi, ovvero 90 miliardi. Il resto dovrà essere garantito dagli altri alleati dell’Ucraina, come la Norvegia o il Canada. I 27 concederanno a Kiev un prestito a tasso zero, finanziato dal bilancio dell’Unione europea, che l’Ucraina dovrà rimborsare solo se la Russia le pagherà i risarcimenti, ha precisato alla stampa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Dopo lunghe discussioni”, è chiaro che il ricorso ai beni russi “richiede ulteriore lavoro”, ha riconosciuto nella notte tra giovedì e venerdì un funzionario europeo, sotto copertura di anonimato.

Da settimane l’accordo era bloccato dalla forte riluttanza del Belgio, dove si trova la maggior parte di questi beni congelati, pari a circa 210 miliardi di euro. L’idea era quella di utilizzarli per finanziare un “prestito di risarcimento” di 90 miliardi a favore dell’Ucraina. Ore di trattative, prima tra diplomatici e poi a livello di leader europei, riuniti giovedì sera in conclave, non hanno permesso di raggiungere un compromesso.

Già in ottobre il primo ministro belga Bart De Wever aveva chiesto ai suoi partner garanzie quasi illimitate per scongiurare il rischio di un rimborso anticipato o di ritorsioni russe. E se gli altri paesi dell’Ue si sono detti pronti a dare prova di solidarietà, per loro era comunque fuori discussione firmare un assegno in bianco al Belgio. “I giochi sono fatti, tutti sono sollevati”, ha dichiarato il capo del governo belga al termine del vertice.

“La legge e il buon senso hanno ottenuto una vittoria per il momento”, ha scritto su Telegram Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino per le questioni economiche. E’ fallito, aggiunge, un “un uso illegittimo dei beni russi per finanziare l’Ucraina”.

L’accordo sul prestito è stato raggiunto dai 27, ma l’operazione sarà realizzata solo dai 24, con l’esclusione di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, tre paesi riluttanti a sostenere finanziariamente l’Ucraina. Giovedì il presidente americano ha nuovamente mostrato impazienza, invitando l’Ucraina ad “agire rapidamente”, prima che la Russia “cambi idea”.

Meloni: “Su asset russi serve base giuridica solida. Non invieremo soldati in Ucraina”

L’Italia non fa mancare l’appoggio per il congelamento dei beni russi ma non avalla, ancora, nessuna decisione sul loro utilizzo. Lo mette in chiaro Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Parlamento prima del consiglio europeo di domani e dopodomani. La premier evoca la necessità di una “base giuridica solida”: “Non perché qui siamo amici di Putin, anzi l’esatto contrario: se la base giuridica di questa iniziative non fosse solida regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del conflitto”, spiega.

Bisogna “sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi, perché è giusto che sia Mosca a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta“, sottolinea la presidente del Consiglio. Nell’approvare il regolamento sul blocco dei beni, chiarisce di aver voluto ribadire un principio fondamentale: “decisioni di tale portata giuridica, finanziaria e istituzionale – come anche quella dell’eventuale utilizzo degli asset congelati – non possono che essere prese al livello dei leader“.

Il cammino verso la pace, dal punto di vista di Roma, non può prescindere dal legame tra Europa e Stati Uniti, che “non sono competitor in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla loro differente posizione geografica”, osserva Meloni. Ma anche dal rafforzamento della posizione negoziale ucraina e dalla tutela degli interessi dell’Europa, che “per il sostegno garantito dall’inizio del conflitto, e per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati e il mantenimento della pressione sulla Russia, ovvero la nostra capacità di costruire deterrenza, di rendere cioè la guerra non vantaggiosa per Mosca”, avverte.

Il nodo dei territori, le quattro regioni ucraine dichiarate annesse dalla Russia alla fine del 2022 e oggi sotto controllo ucraino, “è chiaramente lo scoglio più difficile da superare nella trattativa”, afferma Meloni, invitando a “riconoscere la buona fede del presidente ucraino, che è arrivato a proporre un referendum per dirimere questa controversia, proposta, però, respinta dalla Russia”. In ogni caso, sul tema, insiste, “ogni decisione dovrà essere presa tra le parti e nessuno può imporre da fuori la sua volontà”. Per la prima ministra, la Russia “si è impantanata in una durissima guerra di posizione a costo di enormi sacrifici”. È importante quindi “mantenere la pressione economica” su Mosca, scandisce, confermando che “l’Italia non invierà soldati in Ucraina”.