I biocarburanti possono ridurre del 90% le emissioni delle auto

L’uso di biocarburanti potrebbe ridurre del 90% le emissioni inquinanti delle automobili, in particolare del cosiddetto ‘fumo nero’. A rivelarlo è uno studio dell’Università di Malaga in collaborazione con il Future Power Systems Group dell’Università di Birmingham (Regno Unito) che ha indagato su come ridurre le emissioni dei veicoli senza influire sulle prestazioni del motore. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Fuel.

Diversi i tipi di biocarburanti utilizzati, ad esempio bio-alcoli come il butanolo, il pentanolo e il ciclopentanolo, e bio-chetoni, ad esempio il ciclopentanone, che possono essere prodotti da rifiuti derivati da biomasse residue, come oli esausti, alghe, scarti agricoli e forestali o liquami, e sono a basso contenuto di carbonio.

“La nostra ricerca dimostra che i biocarburanti studiati, ottenuti in laboratorio, oltre a produrre pochissima fuliggine, si comportano nel motore in modo simile al carburante di qualsiasi stazione di servizio, il che significa che non ci sarebbe bisogno di apportare modifiche per farlo funzionare normalmente”, spiega Francisco Javier Martos, autore principale dello studio.

Secondo il ricercatore, questo lavoro traccia una nuova strada che potrebbe ridurre le emissioni di fuliggine dei motori termici e, quindi, attenuare i problemi ambientali e di salute pubblica associati.

“Le particelle di fuliggine emesse dai motori vengono espulse nell’ambiente e rimangono sospese nell’aria, incidendo sul clima, poiché aumentano l’effetto serra, e sulla salute pubblica, poiché non si depositano al suolo e quindi è molto probabile che vengano inalate dagli esseri viventi”, spiega Martos.

Questa ricerca “apre le porte all’uso di carburanti non derivati dal petrolio che potrebbero ridurre le emissioni di inquinanti nei veicoli”. Il raggiungimento della commercializzazione è un obiettivo a lungo termine di questo team scientifico internazionale, che ha già stipulato accordi con alcuni marchi commerciali.

Auto elettrica

Ansia da autonomia? Arriva la batteria che si ricarica in cinque minuti

Addio ansia da ricarica. Gli ingegneri della Cornell University hanno creato una nuova batteria al litio in grado di caricarsi in meno di cinque minuti – più velocemente di qualsiasi altra batteria di questo tipo presente sul mercato – mantenendo prestazioni stabili per lunghi cicli di carica e scarica. Questa scoperta potrebbe alleviare l'”ansia da autonomia” degli automobilisti che temono che i veicoli elettrici non possano percorrere lunghe distanze senza una lunga ricarica. Una sensazione così diffusa nei Paesi del Nord Europa che in Norvegia ha anche un nome, ‘rekkevideangst’.

“L’autonomia è un ostacolo all’elettrificazione dei trasporti più grande di qualsiasi altro limite, come il costo e la capacità delle batterie, e abbiamo identificato un percorso per eliminarlo utilizzando un design razionale degli elettrodi”, ha dichiarato Lynden Archer, professore di ingegneria e preside del College of Engineering della Cornell, che ha supervisionato il progetto. “Se si riesce a caricare la batteria di un veicolo elettrico in cinque minuti, non è necessario avere una batteria abbastanza grande per un’autonomia di 300 miglia. Ci si può accontentare di meno, il che potrebbe ridurre il costo dei veicoli elettrici, consentendone una più ampia adozione”.

Il lavoro del team, Fast-Charge, Long-Duration Storage in Lithium Batteries, è stato pubblicato su Joule. L’autore principale è Shuo Jin, dottorando in ingegneria chimica e biomolecolare.

Le batterie agli ioni di litio sono tra i mezzi più diffusi per alimentare veicoli elettrici e smartphone. Sono leggere, affidabili e relativamente efficienti dal punto di vista energetico. Tuttavia, richiedono ore per essere caricate e non hanno la capacità di gestire grandi picchi di corrente.

I ricercatori hanno individuato nell’indio un materiale eccezionalmente promettente per le batterie a carica rapida. Si tratta di un metallo morbido, utilizzato soprattutto per produrre rivestimenti per i display touch-screen e i pannelli solari. La nuova tecnologia abbinata alla ricarica a induzione wireless sulle strade, ridurrebbe le dimensioni – e il costo – delle batterie, rendendo il trasporto elettrico un’opzione più praticabile per gli automobilisti.

Stellantis lancia nuova piattaforma BEV STLA Large. Tavares: “Occhi puntati su elezioni Usa e Ue”

Capacità della batteria da 118 kWh, efficienza di ricarica da 4,5 kWh al minuto, accelerazione da 0-100 km/h in circa 2 secondi, autonomia di 800 km e massima flessibilità per realizzare un’ampia gamma di veicoli. Sono, in sintesi, le caratteristiche di STLA Large, la nuova piattaforma Bev presentata da Stellantis. La piattaforma è dotata di caratteristiche leader del segmento, quali quantità di energia disponibile a bordo, efficienza di ricarica, dinamica di guida ad alte prestazioni e in fuoristrada (Trail Rated). I veicoli fullsize basati su STLA Large sono focalizzati sulla domanda dei clienti nei principali mercati globali e saranno adottati inizialmente nel mercato nordamericano dai brand Dodge e Jeep, seguiti da altri marchi, tra cui Alfa Romeo, Chrysler e Maserati. Saranno lanciati otto modelli nel periodo 2024-2026. STLA Large è una delle quattro piattaforme BEV globali, fondamentali per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del piano strategico Stellantis Dare Forward 2030. Si tratta della seconda piattaforma che viene svelata dopo STLA Medium.

I nostri obiettivi per le piattaforme STLA sono ambiziosi, ma questo è ciò di cui i nostri clienti hanno bisogno oggi”, spiega il ceo di Stellantis Carlos Tavares. E l’ambizione è d’obbligo per perseguire il Dare Forward 2030, con il quale al momento “siamo perfettamente in linea”, aggiunge parlando con la stampa. Del fatto che ritenga il percorso complicato e anche guidato da scelte dogmatiche e poco vicine alla realtà, Tavares non ha mai fatto mistero. E anche in questa occasione ribadisce che “se imponi tecnologie che le classi medie non possono pagare, il risultato è che le persone tengono i loro vecchi veicoli, non ne comprano di nuovi. Infatti sta crescendo l’età del parco veicoli e questo è un disastro per il pianeta. Se ignoriamo la realtà verremo puniti con un risultato opposto da quello desiderato”.

Ma Stellantis non si gira dall’altra parte e, anzi, prosegue “a piena velocità” per passare al 100% all’elettrico nel 2030. “Abbiamo i veicoli, la capacità e la tecnologia”, ci tiene a precisare il ceo. Che però tiene “gli occhi bene aperti” su quello che accadrà in questo 2024. L’attenzione è tutta sugli esiti di due grandi voti: le elezioni presidenziali americane di novembre e le europee di giugno. “Oggi noi stiamo facendo quello che ci ordinano i governi eletti dai cittadini. Alle elezioni la gente confermerà o meno se questa è la direzione in cui vuole andare. Quindi noi procediamo a occhi aperti e a piena velocità finché non vedremo se i cittadini vorranno cambiare direzione. Mi preparo su due possibili scenari basati sul risultato delle elezioni, siamo pronti per entrambi. Gli scenari sono di accelerazione se dovessero vincere i progressisti dogmatici o di decelerazione se vincessero i populisti”. I cittadini sono avvertiti, la decisione è nelle loro mani.

Stellantis Ventures investe in batterie agli ioni di sodio

La strada per l’indipendenza strategica da altri Paesi nella produzione di auto elettriche prova a tracciarla Stellantis, che con Ventures investe in Tiamat e nelle sue batterie agli ioni di sodio. Il costo per chilowattora è inferiore e non possiedono litio e cobalto, materie prime critiche, a differenza del sodio, che è disponibile in grandi quantità.
L’investimento supporta Stellantis nell’offerta di una mobilità pulita, sicura ed economicamente accessibile ai clienti, perché la tecnologia agli ioni di sodio promette un accumulo di energia più conveniente rispetto all’attuale tecnologia delle batterie agli ioni di litio.

Trovare nuove opzioni per disporre di batterie più sostenibili ed economicamente accessibili che utilizzino materie prime con ampia disponibilità è una delle ambizioni chiave del nostro piano strategico Dare Forward 2030, secondo cui azzereremo le nostre emissioni nette di carbonio entro il 2038“, conferma Ned Curic, Chief Engineering and Technology Officer di Stellantis. “I nostri clienti si aspettano veicoli a emissioni zero capaci di offrire autonomia, prestazioni e convenienza. Questo è l’obiettivo di Stellantis e dei nostri partner. Lavoriamo insieme per sviluppare le tecnologie innovative del futuro”.

Il passaggio alla propulsione elettrica è un pilastro fondamentale del piano strategico Dare Forward 2030, che include l’obiettivo di raggiungere il 100% del mix di vendite di autovetture BEV in Europa e il 50% del mix di vendite negli Stati Uniti di autovetture e veicoli commerciali leggeri BEV entro il 2030. Per raggiungere questi obiettivi, Stellantis si sta assicurando circa 400 GWh di capacità di batterie. In questo modo Stellantis procede nella giusta direzione per diventare un’Azienda a zero emissioni di anidride carbonica entro il 2038 in ogni suo ambito, con una compensazione a una cifra percentuale delle emissioni rimanenti.

A sostegno di questa ambizione, Stellantis si è assicurata la fornitura di materie prime per veicoli elettrici fino al 2027 firmando accordi strategici a livello globale. Il gruppo sta inoltre investendo nello sviluppo di tecnologie alternative per l’accumulo di energia, come le batterie allo stato solido con Factorial Energy, la chimica litio-zolfo con Lyten Inc. e gli ioni di sodio con Tiamat.

Tiamat invece è uno spin-off del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese. Utilizzerà i proventi del piano di ricerca dei fondi, di cui fa parte anche Stellantis Ventures, per avviare la realizzazione di un impianto di batterie agli ioni di sodio in Francia. In un primo momento saranno destinate ad apparecchi elettrici e ad applicazioni di accumulo stazionarie e, successivamente, la produzione sarà aumentata con prodotti di seconda generazione specifici per veicoli BEV.

autostrade

Auto, rallenta il mercato europeo ma sale al 14,2% la quota delle elettriche

Il mercato automobilistico europeo è cresciuto del 6,7% a novembre, per il tredicesimo mese consecutivo. E anche se l’aumento delle immatricolazioni non è più a due cifre, l’espansione tiene comunque, anche grazie ai veicoli elettrici e soprattutto ibridi. E’ quanto emerge dai dati diffusi dall’Associazione europea dei produttori di auto. Ci sono stati sostanziali guadagni a doppia cifra in alcuni mercati, tra cui due dei più grandi: Italia (+16,2%) e Francia (+14%). Al contrario, il mercato automobilistico tedesco ha registrato una contrazione, registrando un calo del 5,7% rispetto a novembre 2022.

Nei primi 11 mesi del 2023, le immatricolazioni di nuove auto sono aumentate di un significativo 15,7%, raggiungendo quasi dieci milioni di unità. Ad eccezione dell’Ungheria, tutti i mercati dell’Ue sono cresciuti durante questo periodo. I quattro mercati più grandi hanno contribuito notevolmente a questa tendenza: Italia (+20%), Spagna (+17,3%), Francia (+16,2%) e Germania (+11,4%).

Le vendite sono state trainate in particolare dai modelli ibridi, come la Renault Clio e la Toyota Yaris. Nel 2023, questo tipo di alimentazione è arrivato al 27,4% del mercato (+29,9% rispetto all’anno precedente). Anche i modelli elettrici hanno continuato a crescere fortemente (+48,2%), rappresentando il 14,2% del mercato, trainati in particolare dalle vendite di Tesla.

Tuttavia, la benzina rimane la fonte energetica dominante per le auto nell’Ue: 3,5 milioni di veicoli venduti dall’inizio dell’anno, pari a una quota di mercato del 35,7% (+11,1%), con storie di successo come la Dacia Sandero. Le vendite di veicoli diesel sono aumentate nell’Europa dell’Est, ma sono diminuite sensibilmente nell’Europa occidentale. Complessivamente, le auto con questa alimentazione sono diminuite leggermente nel continente (-5,5%), raggiungendo il 13,7% del mercato.

Per quanto riguarda le ibride ricaricabili (che possono essere collegate a una presa di corrente o a un punto di ricarica), le vendite hanno continuato a diminuire, soprattutto in Germania, rappresentando l’8,1% del mercato europeo dall’inizio dell’anno.

In merito ai costruttori, le vendite sono state trainate in particolare dal leader europeo Volkswagen (+19,8% su base annua e 26,1% di quota di mercato) e dal gruppo Renault-Dacia (+19,6% e 10,8% di quota di mercato). Nel mese di novembre Stellantis ha registrato un calo di immatricolazioni del 2,8% in Europa (Ue + Efta + Regno Unito) rispetto allo stesso mese del 2022. Il gruppo ha immatricolato 160.499 auto (lo scorso anno a novembre erano state 165.180). Nei primi 11 mesi del 2023 (gennaio-novembre) registra comunque una crescita del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2022. La quota di mercato sugli 11 mesi è del 16,9% rispetto al 18,26% dello scorso anno.

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Auto, tavolo permanente al Mimit, da Stellantis 1 mln veicoli. Urso: Punto di svolta

Un milione e mezzo di veicoli prodotti in Italia, un milione da Stellantis e cinquecentomila da altre case automobilistiche che si affacceranno nel panorama della Penisola. L’obiettivo del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per rilanciare il settore dell’Automotive è ambizioso e per i sindacati del comparto assomiglia più a un sogno che a un progetto.

A Palazzo Piacentini, sede del Mimit, si insedia il primo incontro del Tavolo permanente con tutti gli attori coinvolti Stellantis, Anfia, le parti sociali, le Regioni che ospitano stabilimenti della multinazionale. Si punta a chiudere un accordo di sviluppo per, appunto, aumentare i livelli produttivi nazionali, consolidare i centri di ingegneria e ricerca, investire sui modelli innovativi, riqualificare le competenze dei lavoratori e sostenere la riconversione della componentistica.”Un punto di svolta per il sistema paese per raggiungere un obiettivo ambizioso, ma concreto: invertire il declino produttivo registrato negli ultimi anni in Italia“, commenta Urso al tavolo.

Con lui, siedono la sottosegretaria Fausta Bergamotto, una delegazione di Stellantis guidata da Davide Mele, Responsabile Corporate Affairs Italia e Amministratore Delegato MOPAR, i presidenti del Piemonte e dell’Abruzzo, Alberto Cirio e Marco Marsilio, il vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, gli assessori regionali della Basilicata, Michele Casino, della Campania, Antonio Marchiello, e dell’Emilia Romagna, Vincenzo Colla, e i tecnici della Regione Molise. Poi i segretari generali di Fiom-CGIL, Michele De Palma, Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, UILM, Rocco Palombella, UGL-Metalmeccanici, Giovanni Antonio Spera, e FISMIC, Roberto Di Maulo. Per ANFIA il presidente Roberto Vavassori e il direttore generale Gianmarco Giorda.

La prima mossa per il rilancio del settore, per il ministro, è invertire la progressiva contrazione dei volumi produttivi in Italia, dove l’anno scorso sono state prodotte 450mila autovetture a fronte di un milione e 400mila immatricolazioni. Per il settore, c’è un fondo a disposizione da sei miliardi da qui al 2030, parte di questi possono andare agli incentivi che però, avverte Urso, dovranno stimolare l’acquisto di auto effettivamente prodotte in Italia, potranno essere ripensati per accompagnare nella transizione verde la filiera della componentistica e tutto l’indotto, o comunque promuovendo l’insediamento di altre case produttive nel Paese.

Un piano che stride con la cig dei lavoratori e la prospettiva degli stabilimenti, per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: “È positivo che il tavolo si sia insediato, ora bisogna verificare le posizioni di Stellantis sulle auto e soprattutto sulla transizione, come incide sulla componentistica e sulle aziende terze“. La domanda però nasce spontanea: “Con quale acciaio faremo auto? Con quello italiano o straniero? Spero che il governo assuma una posizione radicale: Mittal non può più dirigere la siderurgia italiana”, tuona. “Tutti i lavoratori di tutti gli stabilimenti continuano a essere in cassa integrazione“, conferma Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, che chiede all’azienda se dall’anno prossimo usciranno dalla cassa. “Siamo favorevoli a fare un accordo – fa sapere -, ma a condizione che Stellantis metta delle proprie risorse, visto che fa utili pazzeschi, e che dall’altro lato garantisca la ricerca, lo sviluppo e la produzione del nostro Paese“. Le parti sociali chiedono un piano di sviluppo e occupazione da almeno due anni, ricorda Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim: “Per noi è determinante, stiamo affondando negli annunci, speriamo che questo non sia l’ennesimo”.

Nessun annuncio, ma impegno, assicura Stellantis, che ribadisce la centralità dell’Italia nella strategia globale del Gruppo e la volontà di creare un futuro sostenibile per le attività che hanno già contribuito alla bilancia commerciale italiana con un surplus di 11 miliardi di euro dalla creazione del gruppo nel 2021 al giugno di quest’anno. Per raggiungere gli obiettivi finali, però, sottolinea l’azienda, “al di là del livello di performance di ogni impianto, sono cruciali una serie di fattori abilitanti specifici, come la cancellazione dell’impatto della normativa Euro 7 per la continuazione della produzione di modelli accessibili in Italia, gli incentivi adeguati per i clienti di veicoli elettrici per sostenere il mercato e lo sviluppo della rete di ricarica, e il miglioramento della competitività industriale di Stellantis e dei fornitori italiani, incluso il costo dell’energia“.

Il Tavolo permanente proseguirà articolandosi in cinque gruppi di lavoro: sul Mercato (incentivi, future evoluzioni) a guida MIMIT, sulla Competitività (efficientamento, energia) a guida Regioni, sulla Componentistica a guida ANFIA, su Lavoro e competenze a guida delle organizzazioni sindacali e, infine, su R&S e centri di ingegneria a guida MIMIT. Il prossimo incontro del Tavolo è previsto entro gennaio 2024.

Nissan investe oltre 1mld sterline in 2 nuove auto elettriche nel Regno Unito

Photo credit: AFP

 

La giapponese Nissan investe fino a 1,12 miliardi di sterline (1,29 miliardi di euro) per costruire due nuovi modelli di auto elettriche nello stabilimento di Sunderland, nel Regno Unito, mentre l’investimento totale salirà a 2 miliardi di sterline con il progetto di una nuova fabbrica di batterie.

L’ultimo investimento di Nissan include fino a 1,12 miliardi di sterline per le sue attività nel Regno Unito e una più ampia catena di fornitura per la ricerca e lo sviluppo e la produzione dei due nuovi modelli“, annuncia la casa automobilistica in un comunicato.

L’investimento di Nissan è un enorme voto di fiducia nell’industria automobilistica del Regno Unito, che già contribuisce per 71 miliardi di sterline all’anno alla nostra economia“, commenta il primo ministro britannico, Rishi Sunak. “Con le versioni elettriche dei nostri principali modelli europei in arrivo, ci stiamo dirigendo verso una nuova era per Nissan“, spiega l’amministratore delegato del gruppo, Makoto Uchida, in una dichiarazione all’AFP.

Il produttore giapponese sta progettando versioni elettriche dei suoi modelli Qashqai e Juke, e sta anche pianificando una nuova generazione della sua Leaf, un’auto elettrica uscita circa dieci anni fa e già prodotta a Sunderland. Il gruppo aveva già investito molto nel Paese e “i piani di Nissan per le future versioni elettriche della Qashqai, della Juke e per la sostituzione della Leaf consentiranno un investimento fino a 3 miliardi di sterline nel Regno Unito“, dichiara il gruppo con sede a Yokohama. Secondo Nissan, il governo britannico “ha fornito un finanziamento di 15 milioni di sterline per un progetto di collaborazione da 30 milioni di sterline guidato da Nissan” a Cranfield, nel Bedfordshire. In occasione della dichiarazione di bilancio autunnale di mercoledì, il cancelliere britannico Jeremy Hunt ha stanziato 4,5 miliardi di sterline in aiuti per i settori industriali strategici, tra cui l’industria automobilistica. Il Regno Unito vuole consolidare la propria posizione nella corsa globale all’elettrificazione dell’industria automobilistica, nel bel mezzo della transizione energetica.

Nasce a Mirafiori il Circular Economy Hub di Stellantis. Tavares: “Sarà redditizio”

Estendere la vita di componenti e veicoli, garantendo loro una durata più lunga. E, quando non possibile, raccogliere il materiale per il riciclo dall’attività di rigenerazione e da quella di smontaggio dei veicoli a fine vita, quindi reintrodurlo nel ciclo di produzione per originare nuovi pezzi e nuovi veicoli. E’ l’obiettivo principale dell’Hub di Economia Circolare SUSTAINera di Stellantis che ha inaugurato oggi all’interno del comprensorio di Mirafiori a Torino. Non solo un passo ulteriore nella roadmap perché Stellantis diventi un’azienda a emissioni zero entro il 2038, un’impegno “chiaro e sincero”, sottolinea il ceo Carlos Tavares, ma anche “una mossa intelligente e di lungo termine per il futuro del settore, un futuro che sarà redditizio, che deve essere sostenibile e che non può esserlo se non è redditizio”. Il vantaggio, ovviamente, è nel risparmio sulle materie prime. Perché, secondo l’amministratore delegato, se anche le pressioni inflazionistiche sulle materie prime dovessero scendere nei prossimi anni, i prezzi non lo faranno abbastanza “da farle costare meno dei materiali riciclati”. L’impegno è di visione e di prospettiva: l’hub, infatti, “sarà un modello nel settore automotive, capace di coniugare rispetto per l’ambiente e sviluppo economico”, precisa il presidente John Elkann.

Nella prima fase, l’Hub ospiterà quattro attività: rigenerazione di componenti usati, usurati o difettosi, con la previsione di gestire oltre 50mila ricambi rigenerati entro il 2025 e 150mila entro il 2030; selezione di 2,5 milioni di componenti usati che andranno a rifornire le attività di rigenerazione e riciclo dello stabilimento entro il 2025, per diventare 8 milioni entro il 2030; ricondizionamento dei veicoli con riparazioni sia a livello di carrozzeria sia a livello meccanico per reintrodurlo nel mercato dell’usato; smontaggio dei veicoli.

Stellantis ha investito 40 milioni di euro per dare vita al sito adottando un approccio di economia circolare: l’Hub occupa un’area totale di 73.000 metri quadrati, di cui 55.000 metri quadrati sono stati recuperati riconvertendo una struttura parzialmente inutilizzata e riciclando più di 5.000 tonnellate di metallo proveniente da risorse obsolete. Le attrezzature e i macchinari utilizzati nella struttura sono stati recuperati da altre sedi, garantendo un risparmio del 55% rispetto all’acquisto di nuove attrezzature. Il sito impiega attualmente 170 dipendenti qualificati. Si prevede che questo numero crescerà fino a circa 550 persone entro il 2025.

Un’investimento anche sulla città di Torino, da parte di Stellantis. Segno dell’impegno del Gruppo nei confronti dell’Italia. A questo proposito, il presidente Elkann ha voluto soffermarsi anche sul tavolo per lo sviluppo dell’automotive che si insedierà il 6 dicembre prossimo. La buona politica, ha sottolineato, “è una politica che non cancella le differenze; continua a raccogliere e a eseguire il mandato popolare. Ma quando vede un’opportunità, lascia da parte le visioni di parte e trova la strada da percorrere insieme, nell’interesse di tutti. Come nel caso del tavolo per lo sviluppo dell’automotive che il Governo italiano ha appena istituito, a cui parteciperanno Stellantis, le Regioni interessate, i sindacati e l’ANFIA. Di questa politica c’è bisogno, ovunque”.

A ottobre +10,8% le immatricolazioni di Stellantis in Europa

Nel mese di ottobre Stellantis ha registrato il 10,8% in più di immatricolazioni di auto in Europa rispetto allo stesso mese del 2022. Il gruppo ha immatricolato 180.327 auto nei Paesi Ue+Efta+Regno Unito (a ottobre 2022 erano 162.815). Nei primi 10 mesi del 2023 (gennaio-ottobre) la crescita è stata del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La quota di mercato sui 10 mesi è del 17,1% rispetto al 18,8% del 2022. Nella sola Unione europea, a ottobre ha immatricolato 157.390 auto, a fronte delle 141.446 dello stesso mese dello scorso anno, con una crescita dell’11,3%. Nei primi 10 mesi dell’anno, il gruppo ha registrato una crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2022.

Il gruppo ha anche annunciato la firma di un memorandum d’intesa non vincolante con Catl per la fornitura a livello locale di celle e moduli batterie Lfp per l’alimentazione dei veicoli elettrici Stellantis prodotti in Europa.A ulteriore supporto dell’ambiziosa strategia di elettrificazione di Stellantis – si legge in una nota – le due aziende stanno valutando la possibilità di creare una joint venture con partecipazioni equivalenti”.

Nel documento viene delineata una collaborazione a lungo termine tra Catl e Stellantis su due fronti strategici: l’elaborazione di una tabella di marcia per la tecnologia che supporti i veicoli elettrici a batteria di Stellantis e l’identificazione di possibili opportunità per rafforzare ulteriormente la catena del valore delle batterie. “Questo accordo con Catl sulle batterie Lfp è un ulteriore elemento della nostra strategia di lungo termine per garantire la libertà di movimento della classe media europea”, ha dichiarato Carlos Tavares, Ceo di Stellantis. “Catl – ha aggiunto – è un’azienda leader in questo settore e, tramite i nostri marchi iconici, offriremo ai nostri clienti una tecnologia di batterie innovativa e accessibile, che ci aiuterà a raggiungere il nostro ambizioso obiettivo di azzerare le emissioni nette di carbonio entro il 2038″.

“Siamo molto soddisfatti di poter portare la nostra collaborazione con Stellantis a un nuovo livello. Grazie alla consolidata esperienza di Stellantis nella produzione di automobili e all’avanzata tecnologia delle batterie di Catl, crediamo che questa partnership rappresenti un passo decisivo nel percorso di entrambe le aziende verso gli obiettivi di neutralità delle emissioni di carbonio”, ha dichiarato Robin Zeng, presidente e direttore generale di Catl. “Continueremo a impegnarci per offrire ai nostri partner soluzioni sempre più competitive e sostenibili, al fine di promuovere la transizione energetica globale”.

Grazie alla lunga durata e all’elevata stabilità termica, la tecnologia Lfp consentirà a Stellantis di produrre autovetture, crossover e Suv elettrici durevoli, economici e di alta qualità nei segmenti B e C. Nell’ambito del piano strategico Dare Forward 2030, Stellantis ha annunciato l’obiettivo di raggiungere entro il 2030 il 100% del mix di vendite con veicoli elettrici a batteria (BEV) in Europa e il 50% con autovetture e veicoli commerciali leggeri BEV negli Stati Uniti. Stellantis sta lavorando per diventare un’azienda a zero emissioni nette entro il 2038. L’Azienda sta creando una rete di partnership per garantire una fornitura stabile e a basse emissioni di carbonio di materiali fondamentali per il suo futuro elettrificato.

Ecomondo, appello del settore trasporto al Governo: “Investimenti per accelerare transizione veicoli industriali”

Stimolare e rilanciare gli investimenti nel settore per accelerare il processo di transizione tecnologica dei veicoli industriali: questa la proposta annunciata coralmente dalle associazioni nazionali dell’autotrasporto e dell’automotive Anfia, Anita, Federauto, Unatrans, Unrae nel corso della tavola rotonda sul tema ‘La transizione green dell’autotrasporto merci’, che si è tenuta oggi in occasione di Ecomondo, l’evento europeo di riferimento per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa.

L’iniziativa rappresenta un momento di inedita unitarietà di intenti fra tutte le associazioni rappresentative dell’autotrasporto e della filiera industriale e commerciale automotive che si rivolgono compatte alle istituzioni per “sensibilizzarle sulla necessità di adottare un piano di efficientamento che incentivi le imprese a traguardare la graduale ed effettiva transizione del settore in direzione di una trasformazione sostenibile, innovativa e competitiva dei servizi di trasporto merci”.
La proposta, che sarà presentata al ministero delle Infrastrutture e Trasporti in tutte le sue declinazioni, parte dalle implicazioni nazionali della regolamentazione europea in via di definizione e sulla base dello state dell’arte del parco italiano, traccia una roadmap di breve periodo per accelerare il rinnovo del circolante con veicoli industriali a basse emissioni che abbia impatti positivi da un punto di vista ambientale e della sicurezza della circolazione.

Il fabbisogno finanziario è stimato in circa 700 milioni di euro, che dovranno supportare gli investimenti fino al 2026 in veicoli a emissioni zero e loro infrastrutture nonché stimolare la diffusione dei carburanti rinnovabili. Le associazioni, inoltre, propongono una modifica sostanziale di funzionamento del ‘Fondo autotrasporto’, che garantisca procedure rapide di liquidazione alle imprese di autotrasporto.

L’evento di oggi è il primo segnale unitario e forte che le associazioni intendono inviare al Governo, “per stimolare al più presto l’adozione di un lavoro congiunto e di impegni reciproci per affrontare da subito una transizione che appare ancora densa di contraddizioni: da una parte, le istituzioni dell’Unione europea che – in assenza di correttivi razionali in grado di accogliere il principio di neutralità tecnologica – tendono ad imporre regolamenti avulsi dalle dinamiche di mercato e tempistiche di phase-out tecnologico molto «sfidanti», se non addirittura irrealistiche; dall’altra una Legge di Bilancio nazionale che tende verso una sostanziale decontribuzione degli strumenti di sostegno agli investimenti delle imprese per quella transizione ecologica richiesta dagli stessi regolamenti europei”.

Le associazioni accolgono con favore le parole del vice ministro Edoardo Rixi, che, nel suo intervento, ribadendo che l’autotrasporto è un settore strategico per il Paese, ha annunciato l’intento del Mit di voler attivare a breve un confronto specifico con le rappresentanze associative per identificare nuovi meccanismi di sostegno agli investimenti per la transizione ecologica ed il rinnovo delle flotte.