G7, Meloni in Usa e Canada: Piano Mattei e Ia sul tavolo

Ucraina, Medio Oriente e Indo-Pacifico. Ma anche attenzione all’Africa, per costruire un “partenariato vantaggioso per tutti“, secondo il modello del Piano Mattei, e alle sfide che l‘intelligenza artificiale impone. Sono le priorità della presidenza italiana del G7, che Giorgia Meloni si prepara a presentare a Joe Biden, domani a Washington, e a Justin Trudeau sabato a Toronto.

La visita segue la missione in Giappone di inizio febbraio, in cui la premier italiana ha raccolto il testimone della presidenza del G7 da Fumio Kishida, e la prima riunione dei leader sotto la presidenza italiana che si è svolta in videoconferenza da Kiev il 24 febbraio. Sarà proprio il Canada, nel 2025, a prendere la presidenza del G7 dall’Italia.

In entrambi gli incontri, assicurano fonti italiane, si parlerà anche delle “relazioni bilaterali di eccellenza, in tutti i settori“, tra l’Italia e gli Stati Uniti e tra l’Italia e il Canada, oltre che delle prospettive di un loro “ulteriore rafforzamento“.

Con Biden, nel dettaglio, le relazioni bilaterali hanno come base la dichiarazione congiunta adottata durante la prima visita di Meloni a Washington, il 27 luglio scorso. Negli Stati Uniti c’è una presenza di una comunità italo-americana numerosa e bene integrata: si parla di oltre 20 milioni di persone, alle quali si aggiungono più di 325mila italiani residenti negli Stati Uniti. Nel 2023 Washington è stato il terzo mercato di destinazione dell’export italiano, con un interscambio di circa 102 miliardi di dollari (con surplus di 44 a favore dell’Italia), e presenze di imprese italiane in ogni settore economico-industriale, inclusi quello della difesa e quello aerospaziale.

Con il Canada, Roma ha già relazioni commerciali e di investimento forti, con economie complementari, che fanno leva sulle piccole e medie imprese. Il Paese è un partner importante per l’Italia, con un interscambio di circa 12 miliardi di euro fra gennaio e novembre 2023 (+1,1% sull’anno precedente). La bilancia commerciale è favorevole all’Italia (+4,2 miliardi nei primi 11 mesi del 2023) e c’è un elevato livello di complementarietà, con la specializzazione manifatturiera e di innovazione in Italia da un lato l’abbondanza di materie prime in Canada dall’altro. Importante anche qui è il ruolo della comunità di origine italiana: 1,6 milioni di persone circa, per metà residenti nell’Ontario.

Entrambi i colloqui saranno insomma occasione di confronto sulle principali questioni internazionali: in primo luogo l’aggressione russa all’Ucraina e il “continuo sostegno a Kiev” che l’Italia intende ribadire. Poi, la situazione in Medio Oriente e la prevenzione di una escalation regionale con il “sostegno umanitario a Gaza“, spiegano le fonti, e la sicurezza e la stabilità nel Mar Rosso. Sulla cooperazione con il Continente africano si parlerà di Piano Mattei, nella prospettiva, trapela, di “verificare opportunità di collaborazione in aree di comune interesse“. Al centro pure la sicurezza delle catene di approvvigionamento e il coordinamento transatlantico rispetto alle sfide e alle opportunità poste dalla Cina. Leader al lavoro anche per preparare il prossimo vertice Nato, che si terrà proprio a Washington dal 9 all’11 luglio, in occasione del 75esimo anniversario dell’Alleanza atlantica.

lollobrigida

Agricoltura, da Italia pacchetto di proposte a Ue. Lollobrigida: “Tornati centrali”

L’Italia presenta le sue proposte alla Ue e cerchia in rosso le date del 21 e 22 marzo prossimi. Il giorno dopo il consiglio Agrifish più difficile, con la guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco Bruxelles, il responsabile del Masaf, Francesco Lollobrigida, spiega la posizione italiana in Europa, sottolineando che la premier, Giorgia Meloni, ha chiesto di mettere anche l’agricoltura all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Ue. Per battere il ferro finché è caldo, lascia intendere il ministro della Sovranità alimentare.

L’Italia, da protagonista, nell’ambito del Consiglio Agrifish ha presentato un documento che invita la Commissione Ue a fare un passo indietro rispetto alle politiche ideologiche e folli che, in nome di un presunto ambientalismo, hanno messo in ginocchio il nostro settore primario“, dice Lollobrigida. Sottolineando che “tutti gli Stati membri si sono espressi favorevolmente”. Al centro del piano c’è la revisione della Pac, “perché l’ultima è scritta male: porta criticità operative che creano problematiche“.

Il paper italiano avvisa che “se il modello di transizione ecologica dell’agricoltura promosso dal Green Deal continuasse ad essere portato avanti solitariamente dall’Ue o senza il necessario correttivo della reciprocità a livello di scambi commerciali, il saldo degli effetti ambientali a livello globale sarebbe addirittura negativo“. Il concetto base è che “la minore produzione agricola nell’Unione europea derivante da vincoli ambientali più severi e la sua conseguente delocalizzazione verso Paesi caratterizzati da regole meno rigorose, farà crescere l’inquinamento a livello mondiale, penalizzando la lotta ai cambiamenti climatici che, per sua stessa natura, non può che essere condotta a livello globale“. In pratica, spiega il ministro, “se le scelte tengono conto solo del principio della sostenibilità ambientale, ci sono conseguenze sulla desertificazione e sul dissesto idrogeologico“, oltre al fatto che “con consumo invariato e riduzione delle produzioni si incentivano le importazioni da nazioni che non rispettano le nostre stesse regole. Anzi, si aumentano quelle produzioni a livelli esponenziali, con conseguenze sull’ambiente“.

Dunque, per il governo italiano va rivista la Pac 2023-2027, con azioni a breve termine come la rimodulazione della normativa sugli aiuti di Stato, incrementando l’importo in ‘de minimis’ nel settore agricolo a 50mila euro, con un quadro temporaneo per l’emergenza agricola e una moratoria sul credito agricolo sulla scorta di quanto accaduto con la pandemia e la crisi energetica.

Ancora, incentivare soluzioni alternative alla messa a riposo dei terreni per salvaguardare l’ambiente, il cui obbligo va rimosso con una deroga temporanea fino alla prossima Politica agricola comune, dove poi cancellarlo definitivamente. Servono, inoltre, adeguate risorse finanziarie per sostenere il reddito degli agricoltori, assicurare la sicurezza alimentare e mantenere un tessuto rurale vitale, ma soprattutto aumentare gli aiuti ai giovani per consentire il ricambio generazionale. Tra le proposte c’è quella di riflettere sugli eco-schemi, soprattutto sulla possibilità di remunerare la produzione di beni pubblici e le esternalità positive prodotte dal settore agricolo.

Ovviamente, ci sono anche interventi settoriale: la produzione commercializzata dell’olio extra vergine di oliva non dovrà scendere al di sotto del 15%, l’innalzamento al 60% dell’aiuto di spesa agli operatori ortofrutticoli, i limiti temporali previsti per le autorizzazioni e il reimpianto di vigneti devono essere eliminati o ampliati ad almeno 8 anni, il finanziamento dell’estirpazione dei vigneti per problemi fitosanitari e il suo reimpianto e la copertura del mancato reddito.

L’Italia chiede il rafforzamento degli interventi sul mercato Ue con l’apertura di stoccaggi di prodotti agricoli europei e nazionali, lo sviluppo rurale con un piano straordinario per il ricambio generazionale (incentivi under 40 oltre i 5 anni, costi standard per investimenti di piccola taglia, rafforzamento degli strumenti di gestione del rischio e contratti di filiera), la creazione di una riserva di crisi. Poi, semplificare: “L’Ue è un contesto politico, non solo burocratico in cui si svolgono i compitini“, tuona Lollobrigida. Che indica la parola d’ordine: “Semplificazione, di cui tutti si riempiono la bocca ma ogni volta che si deve delineare un percorso, si cercano orpelli sempre maggiori“.

Nella strategia non mancano contromisure per evitare la concorrenza sleale, in particolar modo dal Mercosur, irrobustendo l’impianto della direttiva europea. “Nessun accordo commerciale tra Commissione europea e Paesi terzi può essere stipulato se non si garantiscono gli stessi standard in vigore nel mercato Ue, in termini di sicurezza sanitaria, alimentare ed ambientale, sicurezza sul lavoro e diritti dei lavoratori“, si legge nel documento. Inoltre, va rivista la legge europea sul ripristino della natura, evitando nuovi oneri a carico degli agricoltori: “E’ l’elemento cardine dell’impostazione ideologica“, prosegue il ministro che aspetta dal Parlamento Ue “un segnale chiaro su questa dinamica, che credo sia l’evoluzione di un processo che deve chiudersi, in cui è stata prevalere un’impostazione che ha messo in ginocchio il sistema produttivo e che rischia di ucciderlo“.

Pnrr, spesa metà fondi ottenuti. Fitto: “Cifre sottodimensionate”

L”interlocuzione con l’Europa corre più veloce dell’attuazione del Pnrr. Quello appena trascorso, è stato un semestre di “intensa attività”, illustra la quarta relazione. Ci sono state le trattative per la revisione, poi, il 9 ottobre, il pagamento della terza rata, l’8 dicembre l’approvazione finale del nuovo Piano da parte del Consiglio dell’Unione europea, il 28 dicembre il pagamento della quarta rata e il 29 dicembre la presentazione formale della richiesta di pagamento della quinta rata.

Con l’approvazione della richiesta di quinta rata, l’Italia avrà conseguito 113 miliardi di euro, cioè oltre il 58% dei 194,4 miliardi di euro stanziati in sede europea. Al 31 dicembre 2023, il Paese ha incassato 101,93 miliardi di euro (il 52% del totale). Di questi fondi, però, tra il 2021 e il 2023, sono stati spesi 45,6 miliardi di euro, quindi meno della metà. In più, il dato si riferisce al Pnrr prima della revisione, che considera anche le spese (circa 2,7 miliardi di euro) relative alle misure spostate dal Piano.

Ma ci sono due fattori da tenere in considerazione. Il primo riguarda il sistema di monitoraggio Regis: ”E’ importante segnalare che il dato si riferisce alla spesa effettuata dai soggetti attuatori come riscontrabile dal sistema di monitoraggio e potrebbe, quindi, in alcuni casi risultare incompleto qualora le amministrazioni non abbiano provveduto a registrare le singole operazioni”, viene sottolineato. Il secondo riguarda la quantità di fondi spesa, che è stata incrementale nel tempo: 24,48 miliardi sono stati spesi in due anni (2021-2022), 21,17 miliardi sono stati spesi solo nel 2023. “Leggere in modo disaggregato i dati fa capire quanto lavoro ci sia dietro“, spiega il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, che osserva come la spesa comunicata, in considerazione del monitoraggio Regis sia quasi sicuramente “sottodimensionata”.

Il lavoro non è finito“, ricorda la premier, Giorgia Meloni, nella premessa alla relazione. “Abbiamo ancora molto da fare, ma i tanti obiettivi centrati finora ci rendono fieri e ci incoraggiano a dare sempre di più. Nell’interesse dell’Italia e degli italiani“, chiosa.

Ora il governo lavora al decreto legge in cui ci saranno le indicazioni per le coperture finanziarie per i progetti usciti dal piano dopo la revisione e per l’attuazione degli obiettivi oggetto di revisione. “I tempi non sono lunghi e stiamo lavorando bene, il compito è di dare risposte. Confermo quindi l’impegno del governo nel finanziare tutti i progetti“, assicura Fitto. “Con Giorgetti – tranquillizza – stiamo lavorando da sempre in modo positivo, c’è un’interlocuzione aperta perché parliamo di un decreto che non ha scadenza, ed è necessario fare bene e velocemente ma non in fretta, perché dovrà dare copertura a tutti i progetti e che dovrà affrontare la questione sulla loro attuazione“. Molte misure riguarderanno la revisione del Piano Transizione 5.0, “penso a quelle per le imprese sulla transizione energetica“, precisa il ministro.

A valle della revisione dei Piani nazionali di tutti gli Stati membri, l’Italia si conferma il maggiore beneficiario del dispositivo di ripresa e resilienza e “si distingue per una significativa allocazione di fondi al capitolo REPowerEU per nuovi investimenti e riforme di ampia portata”, mette in luce la relazione. “Questo – viene spiegato – non solo sottolinea l’importanza attribuita dall’Italia alla transizione ecologica e alla digitalizzazione, ma evidenzia anche una gestione attenta e proattiva delle risorse a disposizione per massimizzarne l’impatto sul tessuto economico e sociale del Paese”.
Nel Rapporto della Commissione europea sulla valutazione intermedia “si riconosce che l’Italia è la prima nazione europea per numero di obiettivi e traguardi raggiunti”, ribadisce la premier, rivendicando un lavoro “incessante” per raggiungere tutti gli obiettivi programmati e “rafforzare la portata strategica del Piano”. I nuovi investimenti e le nuove riforme permetteranno all’Italia, scandisce Meloni, “di rispondere alle sfide del mutato scenario internazionale e di salvaguardare le risorse e la realizzazione delle opere già pianificate”.

La premier non perde occasione per difendere la scelta di rivedere il piano dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e le nuove esigenze energetiche del Paese: “L’Italia si è dotata a tutti gli effetti di un nuovo Piano caratterizzato dall’introduzione della missione REPowerEU, da sette ulteriori riforme mirate all’ammodernamento e alla semplificazione normativa e dal finanziamento di investimenti aggiuntivi per circa 25 miliardi di euro, volti a rafforzare la competitività del tessuto produttivo, favorendo la transizione verso energie pulite e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa”.

G7, passaggio di consegne Meloni-Kishida. La premier: “Da Giappone lavoro immenso”

Passaggio di consegne sulla guida del G7 a Tokyo, tra Giorgia Meloni e Fumio Kishida. La collaborazione tra i due Paesi c’è e crescerà, assicurano entrambi, con alcuni focus molto precisi.
L’intelligenza artificiale, innanzitutto. Ma anche lo spazio, i semiconduttori, l’energia.

Il Giappone è “una nazione amica con cui l’Italia sta lavorando con grandissima sintonia a 360 gradi“, scandisce la presidente del Consiglio. Parla di una “convergenza strategica bilaterale e multilaterale sul G7” e garantisce che darà “continuità ai temi al centro della presidenza nipponica“, perché “l’immenso lavoro svolto da Tokyo lo scorso anno ha posto l’accento su tematiche importanti“. L‘interscambio commerciale tra Italia e Giappone è di oltre 15 miliardi euro, cresciuto del 15 per cento.

La premier parla anche di automotive con i Ceo di alcune case automobilistiche e, sollecitata, non si sottrae al battibecco a distanza con Carlos Tavares. Confessa di non aver letto l’intervista completa del ceo di Stellantis, ma di trovare “bizzarre” alcune sue dichiarazioni. “Il rapporto deve essere equilibrato. Penso che l’Ad di una grande azienda non pensi che gli incentivi di uno Stato possano essere rivolti a una azienda nello specifico e che si sappia che abbiamo investito un miliardo di euro circa sugli incentivi. Mi è apparso bizzarro. Se si ritiene che produrre in altre nazioni sia meglio va bene, ma non mi si dica che l’auto prodotta è italiana e la si venda come italiana“, affonda.

Quanto al Giappone, l’obiettivo per i prossimi anni è quello di “sostenere questo importante rilancio“. Meloni pensa anche al rafforzamento dei partenariati industriali soprattutto nei settori ad alta tecnologia e all’attuazione di progetti congiunti di ricerca scientifica.

Il G7 italiano, assicura la premier, terrà alta l’attenzione sulla regione, ma anche all‘Expo di Osaka 2025, scandisce la premier, “intendiamo dare un grande contributo, all’altezza dello spirito di amicizia e cooperazione che stiamo vivendo“.

L’anno scorso la Presidenza giapponese del G7 “ha fatto un lavoro straordinario nel richiamare l’attenzione su una tecnologia che può generare grandi opportunità, ma può anche nascondere enormi rischi per le nostre società”, dichiara Meloni al quotidiano Yomiuri Shimbun. Perché, teme, “siamo di fronte alla reale possibilità che molte professioni, anche altamente qualificate, vengano rapidamente sostituite da algoritmi, causando crisi sociali e contribuendo ad ampliare il divario tra ricchi e poveri, spazzando potenzialmente la classe media”. Per questo, “da parte nostra, svilupperemo ulteriormente questo lavoro per garantire che l’IA sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo, tenendo conto dei principi etici fondamentali dell’umanità”.

Oltre al vertice del G7 che si terrà in Puglia dal 13 al 15 giugno, la Presidenza italiana “prevede un intenso calendario di incontri ed eventi istituzionali“, ricorda la premier. L’Italia ospiterà 20 incontri ministeriali, affrontando questioni di grande importanza. Verrà confermato il sostegno all’Ucraina. Poi si parlerà del conflitto in Medio Oriente e delle relazioni con i Paesi in via di sviluppo e le economie emergenti, con un focus particolare sull’Indo-Pacifico e sull’Africa, a cui, afferma, “ho dedicato il primo evento internazionale di quest’anno, anche in vista del nostro Piano globale per l’Africa”.

Rispondendo a una domanda sull’addio alla Via della Seta ribadisce che “il Memorandum sulla Belt and Road Initiative è stato firmato da un governo precedente, in un contesto internazionale diverso, e non ha creato i benefici sperati”. La decisione di non prorogare l’accordo, chiarisce, è accompagnata da quella di “reindirizzare la collaborazione con Pechino verso strumenti più specifici e idonei a raggiungere migliori risultati economici per entrambi, perseguendo le nostre priorità e favorendo uno sviluppo costruttivo dei rapporti tra Italia e Cina. Ciò senza l’ampia condivisione strategica che comporta l’appartenenza alla Belt and Road Initiative”.

In Europa “in questi mesi il governo ha giocato un ruolo chiave a Bruxelles, facendo sentire con autorevolezza la voce dell’Italia e contribuendo al dibattito sui grandi temi“, ribadisce la premier rivendicando la “svolta culturale” con cui gli altri Stati e le istituzioni Ue hanno “progressivamente condiviso” la posizione italiana sulla gestione del fenomeno migratorio “privilegiando la dimensione esterna come modalità per limitare le partenze”.

Piano Mattei, Meloni rivede leader africani in 16 bilaterali. Ambientalisti su barricate

Dopo il vertice Italia-Africa, Giorgia Meloni rivede alcuni capi di Stato e di Governo del continente, per ascoltare le singole esigenze. Nel summit di ieri al Senato, il presidente della commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, ha denunciato una mancanza di coinvolgimento dei Paesi africani nella stesura del Piano Mattei.

L’ossatura del progetto c’è, ma “nulla è definito“, assicura la premier. Il piano conta su una dotazione iniziale di 5,5 miliardi e si articola su cinque pilastri (istruzione e formazione; salute; agricoltura; acqua; energia), ma il continente è immenso e le esigenze molto diverse. Nelle prossime settimane partiranno le prime missioni operative in una serie di Paesi pilota.

Il Piano “non è certo un punto di arrivo ma di confronto, con tutti i vertici del continente africano, per fare sempre di più“, conferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato. Le guerre in corso e la crisi nel Mar Rosso, ricorda, hanno ricadute strategiche ed economiche sui Paesi africani ma anche sull’Europa: “Sicurezza e prosperità dei due continenti sono strettamente legati, proprio per questo è fondamentale investire risorse in Africa in settori chiave“, scandisce.

La prima ministra approfitta della presenza dei leader e in due giorni organizza sedici bilaterali. Colloqui che, spiega Palazzo Chigi, “sono l’occasione per avere uno scambio di idee sul rilancio delle relazioni con il continente africano, anche alla luce della presidenza italiana del G7“.

La premier incontra il presidente di turno dell’Unione africana, Azali Assoumani, che, a differenza di Faki, considera il vertice un “successo, sia nella forma che nel contenuto“: “Il Piano Mattei nessuno può contestarlo, bisogna pubblicarlo perché tutti possano vederlo. E’ un piano molto buono, ora bisogna renderlo concreto e non si può fare in un giorno o in un anno“, ha spiegato nella conferenza stampa dopo il vertice Italia-Africa.

A un anno dalla sua visita a Tripoli, Meloni incontra il primo ministro del Governo di Unità Nazionale libico, Abdulhamid Dabaiba e fa il punto sulla cooperazione in ambito migratorio, anche alla luce della collaborazione instaurata con la Tunisia a livello di Ministri degli Interni. L’incontro serve anche a verificare le opportunità di rafforzare il partenariato in atto in ambito energetico, che la Libia “desidera estendere alle fonti rinnovabili“, fanno sapere fonti interne. Il Governo libico si dice pronto a cooperare per l’attuazione del Piano, dove avrebbe particolare interesse ai settori della formazione e dell’energia. Nell’ambito del processo politico, Meloni ribadisce il sostegno agli sforzi del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, Abdoulaye Bathily, per sbloccare l’impasse e favorire un accordo politico di ampio respiro che possa spianare la strada verso le elezioni.

A margine del vertice, la premier incontra il Presidente tunisino Kais Saied. Tra Roma e Tunisi c’è un partenariato che abbraccia tutti i settori della cooperazione bilaterale. Con il Piano Mattei, in Tunisia, verranno potenziate le stazioni di depurazione delle acque non convenzionali per irrigare un’area di otto mila ettari e si creerà un centro di formazione dedicato al settore agroalimentare.

Tra i colloqui, c’è anche il Capo del Governo del Regno del Marocco, Aziz Akhannouch. A quasi vent’anni di distanza dall’ultimo incontro a livello Capi di Governo tra le due nazioni, il colloquio registra il sostegno marocchino al Piano Mattei per l’Africa e al progetto italiano di realizzare un centro di eccellenza per la formazione professionale sul tema delle energie rinnovabili. Trapela dal bilaterale anche la volontà di approfondire la collaborazione in ambito economico ed energetico, attraverso l’organizzazione di un “business forum” in Marocco. Gli altri incontri di Meloni sono con il presidente kenyota, William Samoei Ruto, quello del Mozambico, Filipe Jacinto Nyusi, e il presidente del Senegal, Macky Sall, il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Dambudzo Mnangagwa. I lavori hanno permesso anche dei brevi incontri con il primo ministro di Sao Tome e Principe, Patrice Trovoada, e il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera. I colloqui proseguono con il primo ministro etiope, Abiy Ahmed Ali, vicepresidente della Costa d’Avorio, Tiémoko Meyliet Kone, il presidente dell’Eritrea, Isaias Aferweki, della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud, e della Repubblica del Congo, Denis Sassou-N’Guesso, oltre che il presidente della Banca Africana di Sviluppo, Akinwumi Adesina.

Mentre la premier tesse i dettagli del piano con i singoli Paesi, però, le associazioni ambientaliste salgono sulle barricate. Nel capitolo energia, che è il più importante, le fonti rinnovabili diventano secondarie, lamentano. “Protagonista è ancora il gas, insieme ai disegni Eni sui biocarburanti. È una visione miope sul futuro energetico del Paese e sul concetto di transizione ecologica“, scrivono Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, e Wwf Italia.

L’unico obiettivo del Piano, per gli ecologisti, è quello di trasformare l’Italia in un “hub energetico del gas“, attraverso una cooperazione che passa dall’Africa e “dalle fonti inquinanti, aumentando la dipendenza energetica del Paese“. Una scelta che definiscono “insensata e anacronistica“, di più: “neocoloniale“, come è stato sottolineato in una lettera aperta della società civile africana.
Il Piano sembra lontano dagli impegni di Dubai, dove si è sancito l’impegno a una ‘transition away from fossil fuels’ cioè la fuoriuscita da gas, petrolio e carbone: “l’Italia dovrà dire in che modo intende procedere in tal senso“. Le associazioni chiedono un incontro all’esecutivo per un confronto sul tema e per presentare il “vero piano energetico green e sostenibile che serve al Paese”.

I cinque pilastri del Piano Mattei: dalla formazione all’energia

Il piano Mattei potrà contare su una dotazione iniziale di 5,5 miliardi tra crediti, operazioni a dono e garanzie, dei quali circa 3 miliardi verranno destinati dal fondo italiano per il clima e 2,5 miliardi da fondo per la cooperazione allo sviluppo. Si articola su cinque pilastri, interconnessi con gli interventi sulle infrastrutture, generali e specifiche su ogni settore di intervento.

ISTRUZIONE E FORMAZIONE. Il Piano si occuperà degli interventi che si prefiggono di promuovere la formazione e l’aggiornamento dei docenti, l’adeguamento dei curricula, l’avvio di nuovi corsi professionali e di formazione in linea con i fabbisogni del mercato del lavoro e la collaborazione con le imprese, coinvolgendo in particolare gli operatori italiani e sfruttando il ‘modello’ italiano di Piccola e Media Impresa.

AGRICOLTURA. Gli interventi saranno finalizzati a diminuire i tassi di malnutrizione; favorire lo sviluppo delle filiere agroalimentari; sostenere lo sviluppo dei biocarburanti non fossili. In questo quadro noi riteniamo fondamentali lo sviluppo dell’agricoltura familiare, la salvaguardia del patrimonio forestale e il contrasto e l’adattamento ai cambiamenti climatici tramite un’agricoltura integrata.

SALUTE. Si punta a rafforzare i sistemi sanitari, migliorando l’accessibilità e la qualità dei servizi primari materno-infantili; a potenziare le capacità locali in termini di gestione, formazione e impiego del personale sanitario, della ricerca e della digitalizzazione; sviluppare strategie e sistemi di prevenzione e contenimento delle minacce alla salute, in particolare pandemie e disastri naturali.

ENERGIA. L’energia è uno dei settori centrali del Piano. L’obiettivo è quello di rendere l’Italia un hub energetico, un “vero e proprio ponte tra l’Europa e l’Africa“, spiega la premier, Giorgia Meloni. Sarà centrale il nesso clima-energia, come tutti gli interventi che verranno portati avanti per rafforzare l’efficienza energetica e l’impiego di energie rinnovabili con azioni volte ad accelerare la transizione dei sistemi elettrici, in particolare per la generazione elettrica da fonti rinnovabili e le infrastrutture di trasmissione e distribuzione. È un impegno che ricomprenderà anche lo sviluppo in loco di tecnologie applicate all’energia anche attraverso l’istituzione di centri di innovazi I cinque pilasti del Piano Mattei: dalla formazione all’energiaone, dove le aziende italiane potranno selezionare start-up locali e sostenere così l’occupazione e la valorizzazione del capitale umano.

ACQUA. La scarsità della risorsa idrica in Africa rappresenta uno dei principali fattori di insicurezza alimentare, conflittualità e spinta alla migrazione. In questo quadro gli interventi riguarderanno: la perforazione di pozzi, alimentati da sistemi fotovoltaici; la manutenzione dei punti d’acqua preesistenti; gli investimenti sulle reti di distribuzione; e le attività di sensibilizzazione circa l’utilizzo dell’acqua pulita e potabile.

Giorgia Meloni pronta a presentare il Piano Mattei al Vertice Italia-Africa

Non è più il tempo delle parole. Nel fine settimana la premier, Giorgia Meloni, accoglierà a Roma diversi leader per il Vertice Italia-Africa, nel quale presenterà il Piano Mattei, il progetto di cooperazione che nelle intenzioni del governo dovrà far diventare il nostro Paese hub energetico dell’Europa e allo stesso tempo avviare un programma di sviluppo infrastrutturale, economico e occupazionale negli Stati a sud del Mediterraneo che decideranno di aderire all’iniziativa, anche per bloccare i flussi migratori in uscita.

A Palazzo Madama sono attesi anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, i rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale, anche se difficilmente – secondo quanto scrive France Presse – arriverà sostegno economico al Piano da Bruxelles, che ha già presentato un pacchetto di aiuti per l’Africa da 150 miliardi di euro entro il 2022. L’Italia, che in questi mesi ha comunque continuato a interloquire con l’Ue lontana dai riflettori, si è già cautelata stanziando per il continente africano il 70% dei 4 miliardi di Fondo nazionale sul clima.

Adesso manca solo il paper. Ad oggi, infatti, è nota esclusivamente la ‘cornice’ di governance, con il decreto approvato nel 2023 che istituisce cabina di regia e struttura di missione, oltre a definire gli ambiti di azione. Non solo energia, come aveva detto a inizio gennaio la presidente del Consiglio. Infatti si va dalla cooperazione allo sviluppo alla promozione delle esportazioni e degli investimenti, l’istruzione e formazione professionale, la ricerca e innovazione, la salute, l’agricoltura e sicurezza alimentare, l’approvvigionamento e sfruttamento sostenibile delle risorse naturali, incluse quelle idriche ed energetiche, ma anche la tutela dell’ambiente e il contrasto ai cambiamenti climatici. Inoltre, l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture, anche digitali, nonché la valorizzazione e sviluppo del partenariato energetico anche nell’ambito delle fonti rinnovabili, il sostegno all’imprenditoria, in particolare a quella giovanile e femminile.

Nell’immediata vigilia della presentazione, però, le organizzazioni della società civile africana chiedono che il Vertice di domenica e lunedì prossimi tracci un nuovo corso per la cooperazione euro-africana, proteggendo le popolazioni africane, gli ecosistemi e la biodiversità del continente e affrontando l’emergenza climatica. Le Cso, inoltre, temono tuttavia che il piano non abbia seguito un approccio consultivo e che sia insufficiente nell’identificare e incorporare gli obiettivi centrali per l’Africa.

Meloni, intanto, continua a tessere la tela di relazioni internazionali. Nel pomeriggio di venerdì, in vista proprio dell’appuntamento del fine settimana, ha avuto colloqui telefonici sia con il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, sia con il presidente egiziano, Abdelfattah al-Sisi. Secondo quanto riferisce Palazzo Chigi, in entrambe le conversazioni c’è stato uno scambio di idee sul rilancio delle relazioni dell’Italia con il continente africano e sullo sviluppo congiunto del Piano Mattei, ma anche sulle ultime evoluzioni delle crisi mediorientalale. Sia Tebboune che al-Sisi, poi, esprimono l’auspicio di poter presto avere una occasione di incontro con la premier italiana.

Il rapporto con l’Africa, così come “il nesso clima-energia e la sicurezza alimentare“, saranno tra le priorità nell’agenda della Presidenza italiana del G7, iniziata lo scorso 1 gennaio. “Centrale sarà il rapporto con le nazioni in via di sviluppo, con le economie emergenze con un’attenzione particolare rivolta all’Africa – spiega proprio Meloni in un video di presentazione -. Perché l’obiettivo che ci siamo dati è quello di costruire un modello di cooperazione da pari a pari, che rifiuta l’approccio predatorio e che sia capace di offrire benefici per tutti”. Anche l’Intelligenza artificiale avrà ampio spazio nelle iniziative in programma. Con un approccio ben definito: “Tra le sfide al centro della Presidenza italiana ci sarà anche quella che molti ritengono la più decisiva di questo tempo: l’Ia, tecnologia che può generare grandi opportunità ma anche enormi rischi, oltre a incidere sugli equilibri globali”, dice la premier. Che rilancia: “Il nostro impegno è sviluppare meccanismi di governance e fare in modo che l’intelligenza artificiale sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo”.

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Meloni: “Difenderemo produzione nazionale”. Stellantis replica: “Fortemente impegnati in Italia”

Non si ferma lo ‘scontro’ a distanza fra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e Stellantis. Dopo le parole di pochi giorni fa a ‘Quarta Repubblica’, dove, riferendosi al quotidiano ‘Repubblica’, aveva detto di non accettare “lezioni sull’italianità da chi ha venduto la Fiat ai francesi”, la premier torna sull’argomento durante il question time alla Camera. L’occasione è l’interrogazione di Matteo Richetti, capogruppo di Azione a Montecitorio, che chiede conto delle “iniziative volte a garantire la continuità produttiva e occupazionale presso gli stabilimenti italiani di Stellantis e di Magneti Marelli, nell’ambito di un piano di rilancio del comparto automobilistico”.

Meloni non se lo fa dire due volte e parte all’attacco. Intanto, difendendo il suo diritto di critica, dopo che ieri il ceo di Stellantis, Carlos Tavares, ha definito le critiche della premier ingiuste nei confronti dei dipendenti italiani e ha accusato il Governo di aver perso nove mesi sugli incentivi. “Il gruppo automobilistico Fiat e i marchi italiani collegati – inizia la presidente – rappresentano una parte importante della storia industriale nazionale, sia in termini occupazionali che di ricchezza prodotta. E’ un patrimonio economico che merita la massima attenzione. E credo che questo significhi anche avere il coraggio di criticare alcune scelte fatte dalla proprietà e dal management del gruppo quando sono state distanti dagli interessi italiani”. Il riferimento è presto detto, e neanche tanto fra le righe: “Penso allo spostamento della sede fiscale e legale fuori dai confini nazionali, all’operazione di presunta fusione fra Fca e Psa che celava un’acquisizione francese dello storico gruppo italiano, tanto che oggi nel cda di Stellantis siede un rappresentante del governo francese e non è un caso se le scelte industriali del gruppo tengono in considerazione molto più le istanze francesi rispetto a quelle italiane“.

La linea tracciata per il futuro dal Governo è dritta e segnata. “Noi vogliamo come sempre difendere l’interesse nazionale, instaurare un rapporto equilibrato con Stellantis per difendere la produzione in Italia, i livelli occupazionali e tutto l’indotto dell’automotive”. Per questo “abbiamo modificato le norme, da una parte incentivando chi torna a produrre in Italia e dall’altra scoraggiando chi delocalizza, che dovrà restituire ogni beneficio o agevolazione pubblica ricevuta negli ultimi dieci anni. Vogliamo tornare a produrre in Italia almeno un milione di veicoli l’anno con chi vuole investire davvero sulla storica eccellenza italiana”. Con un avvertimento preciso: “Se si vuole vendere un’auto sul mercato mondiale pubblicizzandola come gioiello italiano, allora quell’auto deve essere prodotta in Italia. Queste sono le regole con l’attuale Governo e valgono per tutti“.

Non si fa attendere la replica a distanza di Stellantis che, tramite un portavoce, sottolinea come l’azienda sia “fortemente impegnata in Italia” e abbia “investito diversi miliardi di euro nelle attività italiane per nuovi prodotti e siti produttivi“. “Oltre il 63% dei veicoli prodotti lo scorso anno negli stabilimenti italiani di Stellantis sono stati esportati all’estero, contribuendo così alla bilancia commerciale italiana“, sottolinea, precisando che lo scorso anno sono stati prodotti oltre 752 mila veicoli (auto + veicoli commerciali), in crescita del 9,6% rispetto al 2022, di cui oltre 474 mila sono stati commercializzati all’estero. In particolare, con oltre 85.00 unità prodotte, Mirafiori ha un avuto un export pari al 93%, Cassino, con circa 48.800, del 75%, Pomigliano, con circa 215.000, del 41%, Modena, con circa 1240, del 92%, Atessa, con circa 230.000, dell’85%, e Melfi, con oltre 170.120, del 53%.

Meloni e von der Leyen in Emilia Romagna: nuovi fondi ai territori alluvionati

Dalla revisione del Pnrr e dall’accordo delle Politiche di sviluppo arrivano nuovi fondi per i territori alluvionati dell’Emilia Romagna. L’accordo viene siglato tra il governo e la Regione. Tra Bologna e Forlì il presidente, Stefano Bonaccini, accompagna la premier, Giorgia Meloni, il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, e la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, incassando anche qualche protesta dei cittadini, che accusano le istituzioni di “passerelle” troppo facili. Con l’intesa, però, 588 milioni di euro vengono sbloccati dalle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione 2021-2027 e assegnati alla regione. Se alle risorse FSC si aggiunge la quota di cofinanziamento (circa 99 milioni di euro), si arriva a 687 milioni di euro che serviranno a finanziare 92 progetti ritenuti strategici. “E’ stato fatto un lavoro silenzioso e difficile“, rivendica la premier smarcandosi dalle polemiche. L’obiettivo è dichiarato: “Trasformare l’Italia, spesso considerata fanalino di coda nell’utilizzo dei fondi europei, in un modello“.

Ursula von der Leyen era stata nei territori colpiti dal maltempo pochi giorni dopo le inondazioni, assicurando l’impegno dell’Europa. Ora “quelle risposte sono arrivate“, conferma Meloni. Intanto con la revisione del Pnrr, che “si diceva fosse impossibile e invece non solo era possibile, ma anche doverosa“, rimarca. Il nuovo piano, infatti, assegna un miliardo e 200 milioni alla difesa idraulica, al ripristino della viabilità e delle infrastrutture stradali, al patrimonio edilizio residenziale e pubblico, alle strutture socio-sanitarie pubbliche, alle scuole e infrastrutture sportive. In altre parole, con questi soldi, “si fa ricostruzione, ma anche e soprattutto prevenzione rispetto a eventuali ulteriori eventi di questa natura“, spiega la presidente del Consiglio. Si dice commossa dal ritorno in Romagna von der Leyen: “Mi ricordo chiaramente la visita a maggio dell’anno scorso e non dimenticherò mai la devastazione che hanno causato le inondazioni“, confessa, rimembrando “le enormi quantità di fango ovunque e le rovine delle case andate distrutte“, ma anche “la fenomenale solidarietà di uomini, donne e anche bambini per aiutarsi e confortarsi“. Il Fondo di solidarietà è stato mobilitato, con l’anticipo di 95 milioni per le emergenze, le operazioni di pulizia e ripristino. “Molto altro arriverà nei prossimi mesi“, garantisce la presidente della Commissione.

Gli Accordi delle Politiche di sviluppo e coesione “consentono al Governo di essere al fianco dei territori e seguire da vicino lo stato di attuazione dei progetti che scelgono di sostenere col ciclo 2021/2027 delle risorse”, precisa Fitto. “Da tempo ho stressato il ministro per firmare prima possibile questo accordo in linea con quel Patto per il lavoro e il clima condiviso con province, comuni, parti sociali. Oggi con questa firma il sistema regionale avrà ulteriori investimenti per ambiti cruciali”. Tira un sospiro di sollievo Bonaccini alla firma dell’accordo. Un programma, continua Bonaccini, “che andiamo ad attuare e che da tempo abbiamo condiviso con l’assemblea legislativa e con il Patto, naturalmente avrà attenzione particolare ai territori alluvionati“.

 

Meloni firma il patto con Emilia-Romagna: 687 milioni pro-alluvione. Oggi a Forlì con Von der Leyen

Prima Davos, poi Strasburgo, poi ancora l’Italia. Agenda impegnata quella della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che oggi tornerà in Emilia Romagna, in uno dei luoghi simbolo delle devastanti alluvioni che lo scorso maggio hanno colpito il centro Italia.

Von der Leyen in giornata sarà a Forlì, città toccata dalle inondazioni che hanno colpito la regione lo scorso anno, insieme alla premier Giorgia Meloni. Nel pomeriggio è prevista una conferenza stampa. Un incontro per discutere di fondi europei per le zone colpite dalle alluvioni, a cui parteciperanno anche il governatore della Regione, Stefano Bonaccini, e il ministro per gli Affari europei, il Sud e il Pnrr, Raffaele Fitto.

Il governo ha presentato a Bruxelles il 24 luglio la domanda di sostegno attraverso il Fondo europeo di solidarietà, per contribuire a ripristinare le infrastrutture principali, finanziare i servizi di soccorso e le operazioni di pulizia generale, e attuare misure di protezione del patrimonio culturale della regione. A novembre la Commissione europea ha deciso di concedere all’Italia un anticipo di 94,7 milioni di euro dal Fondo europeo di solidarietà per alleviare l’onere finanziario causato dal disastro naturale.

Il Fondo di solidarietà è un dispositivo fuori bilancio che permette di mobilitare fino a 500 milioni di euro all’anno – oltre ai fondi non spesi dell’anno precedente – per coprire parte dei costi per la ricostruzione. Gli Stati membri colpiti da disastri naturali possono richiederne l’attivazione alla Commissione entro 12 settimane dalla data dei primi danni rilevati, allegando alla domanda una stima dei danni. Questo dispositivo ammette interventi d’emergenza come il “ripristino immediato del funzionamento delle infrastrutture nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione”. Dalla sua attivazione nel 2002 quasi un terzo degli 8,2 miliardi di euro complessivi – circa 3 miliardi – sono stati destinati all’Italia, quasi in doppio della Germania seconda beneficiaria con 1,6 miliardi.

Intanto in mattinata la premier ha firmato il nuovo accordo sui Fondi di sviluppo e coesione con il governatore Stefano Bonaccini e il ministro Raffaele Fitto.  “Arriviamo a una cifra di 687 milioni di euro che viene mobilitata oggi con questa firma. Complessivamente 92 progetti, poche grandi priorità: non risorse che vengono spese in centinaia di microprogetti, ma scegliere sulle priorità che rappresentano un volano” ha affermato la premier. “Non avremmo potuto non occuparci dell’alluvione, torna Von Der Leyen che si era presa responsabilità e impegni, quelle risposte sono arrivate – ha aggunto Meloni – grazie alla revisione del Pnrr, difesa idraulica, ripristino del patrimonio pubblico, delle scuole e delle infrastrutture sportive: 1,2 miliardi. Con il Fsc invece la Regione ha proposto, e il governo ha condiviso, 137 milioni per la manutenzione stradale, con rilevazione annuale del fabbisogno delle province. Sono risorse che si aggiungono a quelle che la Regione aveva già destinato a viabilità e trasporti, ci sono anche 27 milioni destinati a manutenzione straordinaria di opere idrauliche che insistono sui bacini idrografici della Regione, ma c’è anche molto altro”.