Nato unita su garanzie sicurezza Kiev. Ma Russia frena: “Inutile discuterne senza Mosca”

Ginevra, Budapest, Vienna, Mosca. Sulla sede del faccia a faccia tra Vladimir Putin e Volodomyr Zelensky si brancola nel buio, mentre la Nato lavora alle garanzie di sicurezza per Kiev. Ma la Russia frena.

L’Occidente comprende perfettamente che discutere seriamente di garanzie di sicurezza senza la Russia è utopistico, è una strada che non porta da nessuna parte”, avverte il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, al termine dei colloqui con il suo omologo giordano a Mosca. “Non possiamo accettare che le questioni di sicurezza collettiva siano ora affrontate senza la Russia”, ribadisce, accusando gli europei di compiere “tentativi piuttosto maldestri” per influenzare la posizione del presidente americano Donald Trump sul conflitto. “Per il momento vediamo solo un’escalation aggressiva della situazione e tentativi piuttosto maldestri di cambiare la posizione del presidente degli Stati Uniti”, osserva il capo della diplomazia russa. Per Lavrov, gli europei, per il momento, “stanno solo cercando di mantenere gli Stati Uniti nella corsa agli armamenti” in Ucraina. Il ministro si è tuttavia rallegrato che “questa posizione totalmente avventurista, conflittuale e bellicista non trovi alcun eco nell’attuale amministrazione americana”, che secondo lui si sta sforzando di “contribuire ad eliminare le cause profonde del conflitto”.

La Russia considera l’espansione della Nato ai suoi confini come una minaccia esistenziale e la volontà dell’Ucraina di aderire all’alleanza militare occidentale è uno dei motivi che hanno spinto il Cremlino a inviare le sue truppe all’assalto del Paese nel febbraio 2022. Mosca respinge anche qualsiasi dispiegamento di un contingente militare europeo in Ucraina dopo la conclusione della pace, come proposto da diversi paesi dell’UE, tra cui la Francia. L’Ucraina insiste invece per ottenere solide garanzie di sicurezza dai suoi alleati per dissuadere la Russia dall’invadere nuovamente il paese in caso di pace. Lavrov ribadisce che qualsiasi incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello ucraino Volodymyr Zelensky deve essere “preparato con la massima cura” affinché tale vertice “non si concluda con un deterioramento della situazione”.

Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa Dmitrij Medvedev, mette in chiaro che la Russia non accetterà alcuna presenza di truppe Nato in Ucraina sotto le spoglie di “forze di pace”. E sul presidente francese Emmanuel Macron, attacca: “Il gallo gallico senza cervello non può in alcun modo rinunciare all’idea di inviare truppe in Ucraina. È stato detto chiaramente: nessuna truppa Nato come forza di pace. La Russia non accetterà tali ‘garanzie di sicurezza’. Ma il gallo rauco e patetico continua a cantare, dimostrando di essere il re del pollaio”.

Intanto, al termine della riunione del Comitato per discutere degli ultimi sviluppi nei negoziati, il presidente del Comitato militare della Nato, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, parla di una discussione “ottima e franca” tra i capi di Stato maggiore. “Siamo uniti e questa unità è stata davvero tangibile oggi, come sempre”, riferisce, confermando il sostegno a Kiev. La priorità, assicura, “rimane una pace giusta, credibile e duratura”.

Trump: “Armi a Kiev ma pagherà l’Europa. Mosca? Dazi al 100% senza accordo”

Armi, “le migliori del mondo”, a Kiev, ma “gli Usa non pagheranno nulla”, perché il conto andrà tutto all’Europa. Nel mezzo, tra le due sponde dell’Atlantico, c’è la Nato di Mark Rutte, il ‘ponte’ tra i due continenti. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha annunciato il suo piano per supportare l’Ucraina, flagellata da oltre tre anni di guerra (conflitto che era “di Biden, non il mio” e “se io fossi stato presidente non ci sarebbe stato”), ma ha assicurato che gli Stati Uniti non vogliono più “spendere tutti i soldi”. L’intesa è frutto di un accordo con l’Alleanza atlantica: “noi costruiremo delle armi all’avanguardia, le invieremo alla Nato” che, a sua volta le farà avere “ad altri Paesi” europei e “ci sarà una sorta di sostituzione”. Si tratta, ha spiegato Rutte, di un “numero molto elevato di equipaggiamenti militari”, in particolare attrezzature per la difesa aerea, missili e munizioni.

Un accordo che per il numero uno della Nato “è davvero una cosa importante” e “parte dal summit dell’Alleanza che ha avuto un grande successo”, definendo investimenti pari al 5% del Pil nelle spese per la difesa. L’Europa, ha detto Rutte “sta facendo il primo passo, sta entrando in gioco. Io ho contattato una serie di paesi come la Germania, la Finlandia, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, il Regno Unito, il Canada, tutti vogliono essere parte di questa iniziativa e questo è soltanto il primo contatto, quindi noi lavoreremo attraverso la Nato per far sì che gli ucraini abbiano quello di ciò di cui hanno bisogno”. I primi missili Patriot, ha assicurato Trump, “arriveranno a giorni” e serviranno perché “la Russia davvero li sta bombardando con molta forza”.

Almeno “quattro volte” ha spiegato il repubblicano, “ho pensato che l’accordo fosse vicino” e per questo “sono deluso dal presidente Putin”. Da qui la decisione di introdurre “dazi doganali secondari”, ovvero sui paesi alleati di Mosca. “Se non avremo un accordo entro 50 giorni, i dazi doganali saranno al 100%” ma “spero che non si arrivi a quel punto”, ha aggiunto. In sostanza, se non verrà definita “una pace duratura”, l’accetta delle imposte doganali Usa si abbatterà su tutto il sistema economico che ruota intorno a Mosca, nel tentativo di aumentare la pressione per spingere verso un accordo. “Se fossi in Putin – ha aggiunto Rutte – prenderei i negoziati più seriamente” di quanto fatto finora.

Nato, Leone XIV denuncia corsa al riarmo: “Come potete pensare che guerra porti pace?”

La denuncia di Leone XIV contro la corsa del mondo al riarmo è sempre più esplicita, le parole sempre più dirette.

All’indomani della decisione dei Paesi Nato di aumentare fino al 5% del Pil le spese per la difesa, il Papa risponde ai leader. A Donald Trump che definisce le bombe “magnifiche”, a Friedrich Merz che parla di “lavoro sporco” fatto da Israele per tutto l’Occidente, a Giorgia Meloni che in aula al Senato rispolvera il detto degli antichi romani ‘Si vis pacem, para bellum’ (se vuoi la pace, prepara la guerra) per spiegare la necessità di un approccio improntato alla deterrenza.

“Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte?”, tuona il Pontefice ricevendo in Vaticano la plenaria della Roaco (Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali). Robert Prevost parla dei desideri di pace dei popoli “traditi” con “le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta”.

La gente però, avverte il Papa, è “sempre meno ignara” della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali, ricorda, “si potrebbero costruire ospedali e scuole e invece si distruggono quelli già costruiti”. “È veramente triste assistere oggi in tanti contesti all’imporsi della legge del più forte, in base alla quale si legittimano i propri interessi”, sottolinea e rincara la dose: “È desolante vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza. Questo è indegno dell’uomo, è vergognoso per l’umanità e per i responsabili delle nazioni”.

Il cuore del Papa “sanguina” pensando all’Ucraina, alla situazione “tragica e disumana” di Gaza, e al Medio Oriente, devastato dal dilagare della guerra. Chiama l’umanità a valutare le cause di questi conflitti, a “verificare quelle vere e a cercare di superarle, e a rigettare quelle spurie, frutto di simulazioni emotive e di retorica, smascherandole con decisione”. Perché, insiste: “La gente non può morire a causa di fake news”.

Nato, Meloni: “Spese necessarie e sostenibili. Per 2026 non useremo escape clause”

L’aumento della spesa per la difesa è “necessario e sostenibile”. Giorgia Meloni lascia il vertice Nato all’Aja ribadendo l’adesione convinta alle richieste di Donald Trump e garantendo, ancora una volta, che “nemmeno un euro” sarà sottratto alle “priorità del governo e dei cittadini italiani”. La clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità, la cosiddetta ‘Escape clause’, nel 2026 non sarà necessaria (“poi chiaramente per gli anni a venire si valuterà”). L’alleanza è “compatta” e il sostegno all’Ucraina è “pieno da parte di tutti”. Quanto alla Spagna, che ha chiesto una deroga all’aumento delle spese fino al 5% del Pil: “Ha firmato lo stesso documento che abbiamo firmato noi”, taglia corto la premier.

Il contesto, spiega più nel dettaglio la presidente del Consiglio, necessita un aumento delle spese, ma in una dimensione che “ci consente di assumere questi impegni”. Meloni osserva che l’incremento dell’1,5% in 10 anni non è così distante dall’impegno che l’Italia ha già assunto del 2014 quando era dell’1%. Impegno poi ribadito da tutti i governi prima del suo. A questo si aggiunge un 1,5% di spese sulla sicurezza, risorse che, insiste, comunque l’Italia avrebbe speso, perché riguardano materie molto più ampie della questione di difesa: i confini, la migrazione irregolare, le infrastrutture critiche, la mobilità militare, ma anche l’intelligenza artificiale, la ricerca, l’innovazione tecnologica. “Sono risorse che servono a mantenere questa nazione forte come è sempre stata”.

D’altra parte, sul target del 5% la flessibilità è “totale”, assicura: “Abbiamo chiesto che su molte di queste spese fosse a totale discrezione degli stati nazionali di decidere cose ritengono una minaccia, perché le minacce che affronta una nazione che si affaccia sul Mediterraneo sono distanti anni luce da quelle sul mar Baltico. E lo abbiamo ottenuto“. Insomma, tutto sta nel capire su cosa si investe, perché “il mondo sta cambiando e cambia anche la difesa”, ricorda, Meloni: “Si va verso un mondo nel quale un satellite può essere più strategico di un carro armato”.

L’obiettivo resta comunque irrealistico per la leader dem Elly Schlein, che lo giudica anche “dannoso, sbagliato e grave”: “Con leggerezza Meloni ha deciso di impegnarsi, mentre il premier spagnolo ha dimostrato che si può dire di no”, denuncia la segretaria del Pd che poi affonda: “La premier non è in grado di dire no all’amico Trump”.

Sul sostegno all’Ucraina, inserito anche nel documento finale, dopo il vertice Meloni partecipa a un incontro con Volodomyr Zelensky e i leader di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, con il Segretario Generale Rutte. “Sono stati approfonditi gli sforzi in corso e il sostegno all’azione degli Stati Uniti a favore del cessate il fuoco per un percorso negoziale che conduca ad una pace giusta e duratura in Ucraina“, sottolinea Palazzo Chigi, aggiungendo che ènecessario” che la Russia dimostri di volersi impegnare seriamente nei colloqui, “contrariamente a quanto fatto finora”. I leader ribadiscono il “continuo sostegno” a Kiev, alla sua autodifesa e alla sua industria della difesa, anche “a fronte dei brutali attacchi russi contro i civili, e il mantenimento della pressione sulla Russia attraverso nuove sanzioni”.

Archiviato, si spera, il capitolo Iran, ora l’attenzione del mondo torna su Gaza. Ma in questo scenario, assicura la premier, tutto è più semplice: “Penso che tutti capiscano che questo è il momento in cui bisogna riuscire ad ottenere il cessate il fuoco, quindi l’Italia è impegnatissima per ottenere questo risultato”.

Nato, impegno per 5% Pil. Trump: “Monumentale”. E attacca Spagna: “Pagherà dazi doppi”

Come prevedibile, i paesi della Nato si sono impegnati ad aumentare drasticamente le spese militari, in quella che il presidente americano Donald Trump ha definito una “grande vittoria” intestandosi il merito. Nella dichiarazione finale del summit dell’Aia, i 32 membri dell’Alleanza Atlantica si impegnano dunque a investire il 5% del Pil nazionale annuo nella difesa entro il 2035.

Nel dettaglio, gli alleati vogliono destinare “almeno il 3,5% del Pil” alle spese militari e un ulteriore 1,5% per misure di sicurezza più ampie, come la “protezione delle infrastrutture critiche” e la “difesa delle reti”. La motivazione principale è ‘difendersi’ dalla minaccia “a lungo termine” rappresentata dalla Russia per la sicurezza euro-atlantica e “alla persistente minaccia del terrorismo”, di fronte alla quale gli alleati restano “uniti”.

In particolare, chiarisce il segretario generale Mark Rutte, “il presidente Trump è stato chiaro: l’America si impegna nella Nato ma si aspetta che gli alleati facciano di più. E gli alleati di Ue e di Canada faranno di più“.

L’obiettivo sarà difficile da raggiungere, hanno avvertito diversi leader europei, tra cui la Spagna, che lo ha ritenuto “irragionevole”. Il premier Pedro Sanchez ha sostenuto che destinare il 2,1%, e non li 5%, del PIL alla difesa è “sufficiente, realistico e compatibile” con il modello sociale e lo stato sociale spagnolo. E ha ricordato: “gli alleati sanno che siamo affidabili”. Non è d’accordo il presidente americano: “È terribile quello che ha fatto la Spagna, si rifiuta di pagare la sua quota” ha detto Trump in conferenza stampa minacciando Madrid di “pagare il doppio dell’accordo sui dazi”. Nella dichiarazione, comunque, tutti gli alleati si impegnano “ad ampliare rapidamente la cooperazione transatlantica nel settore della difesa e a sfruttare le tecnologie emergenti e lo spirito di innovazione per promuovere la nostra sicurezza collettiva”. Obiettivo è “eliminare le barriere commerciali nel settore della difesa” e fare leva sulle partnership “per promuovere la cooperazione”.

“L’impegno dell’aumento della spesa militare si chiamerà la dichiarazione de L’Aja, è una vittoria monumentale per gli Usa, perché portavamo un peso ingiusto, ma è anche una vittoria per l’Europa e la civiltà occidentale”, ha dichiarato Trump in conferenza stampa. “Non so se è merito mio ma penso che sia merito mio”. L’inquilino della Casa Bianca, che ha spesso criticato i “fannulloni” europei, ha adottato un tono conciliante al vertice dell’Aia.

Gli alleati “molto presto” spenderanno quanto gli Stati Uniti, ha esultato. “Chiedo loro da anni di arrivare al 5%, e arriveranno al 5%. È una cifra enorme. La Nato diventerà molto forte con noi”, ha sottolineato il presidente americano. Al summit dell’Aja, di fatto, è stato fatto ogni sforzo per non irritare l’imprevedibile miliardario. Rutte lo ha definito “un buon amico”, le cui azioni “meritano di essere lodate”, sia per quanto riguarda la questione iraniana sia per il modo in cui ha costretto gli alleati ad aumentare le loro spese per la difesa.

Lo stesso segretario Nato ha liquidato con fermezza le preoccupazioni sul coinvolgimento degli Stati Uniti nella NATO. “Per me, è assolutamente chiaro che gli Stati Uniti sostengono pienamente” le regole dell’Alleanza, ha affermato.

Il giorno prima, a bordo dell’Air Force One, Trump aveva nuovamente sconcertato gli alleati rimanendo evasivo sulla posizione degli Stati Uniti in caso di attacco a un membro della Nato. Il cosiddetto articolo 5 del Trattato dell’Alleanza Atlantica può “essere definito in diversi modi“, ha affermato, riferendosi al pilastro fondamentale dell’alleanza, che stabilisce il principio di difesa reciproca: se un Paese membro viene attaccato, tutti gli altri accorrono in suo aiuto. In effetti ,nella dichiarazione finale, i leader hanno sottolineato il loro “incrollabile impegno” a difendersi a vicenda in caso di attacco. “Un attacco a uno è un attacco a tutti – si legge nella nota conclusiva – Rimaniamo uniti e risoluti nella nostra determinazione a proteggere il nostro miliardo di cittadini, difendere l’Alleanza e salvaguardare la nostra libertà e democrazia”.

In conclusione del vertice, il presidente Trump ha chiarito la sua posizione: “Quando sono venuto qui era qualcosa da fare ma me ne vado diverso. Ho visto i capi di Stato e la loro passione per il loro paese, non ho mai visto nulla di simile, vogliono proteggere i loro paesi e senza gli Usa non sarebbe lo stesso. Ora me ne vado sapendo che queste persone amano davvero i loro Paesi e noi siamo qui per aiutarli a farlo”. I membri della Nato hanno inoltre “riaffermato” il loro “impegno sovrano e duraturo” a fornire supporto all’Ucraina, “la cui sicurezza contribuisce alla nostra”.

A tal fine, includeranno i contributi diretti alla difesa ucraina e alla sua industria di difesa nel calcolo della spesa per la difesa degli Alleati. “Siamo al fianco dell’Ucraina nella sua ricerca della pace e continueremo a sostenerla nel suo percorso irreversibile verso l’adesione alla Nato”, ha poi precisato Rutte. “Il nostro messaggio chiaro  Volodymyr Zelensky (presente all’Aia per incontrare Trump a margine del summit) e al popolo ucraino è che l’Ucraina ha il nostro continuo sostegno, incluso oltre 35 miliardi di euro già promessi solo quest’anno, con altri in arrivo. Tutto questo ha come obiettivo mantenere l’Ucraina nella lotta oggi, affinché possa godere di una pace duratura in futuro”, ha aggiunto.

Difesa, Nato in pressing per 5% Pil. Tajani cauto: 3% a spese militari e 2% a sicurezza

La Nato punta a un aumento delle spese militari e per la sicurezza ambizioso. Un impegno chiesto con insistenza dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sostenuto da Parigi e Berlino, al quale alla fine si apre anche l’Italia.

Adesso inizia una nuova fase, per arrivare al 5%” del Pil, conferma ai cronisti il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Non si tratta di essere guerrafondai, la sicurezza è qualche cosa di molto più ampio e si deve spiegare ai cittadini”, dice a margine della riunione informale dei ministri esteri Nato ad Antalya, in Turchia. “Vedremo quali saranno le richieste, si parla del 5% da raggiungere nel giro di alcuni anni. Vedremo quanti, vedremo quali saranno i criteri, come saranno divisi, parteciperemo alla discussione e vedremo“, ripete. Il vicepremier preferisce parlare di sicurezza piuttosto che di difesa, perché è un “concetto più ampio” e “più rispondente alla verità”, chiosa. In generale, propone, “l’Italia giudica “più equilibrato dedicare il 3% in spesa militare classica e il 2% alla sicurezza“.

Venerdì a Roma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ospiterà il vertice E5 al quale parteciperanno anche i suoi omologhi di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito per discutere delle principali questioni strategiche, delle sfide in materia di sicurezza, del rafforzamento della difesa europea e del sostegno coordinato all’Ucraina.

C’è una sostanziale unità all’interno della Nato”, assicura Tajani, parlando anche di una “forte unità” all’interno del Quint, il gruppo decisionale informale composto dagli Stati Uniti e dal G4 (Francia, Germania, Italia e Regno Unito). In questo incontro ristretto, si è parlato soprattutto di Ucraina: “Tutti sosteniamo gli sforzi degli Usa per il cessate il fuoco, siamo orientati ad imporre sanzioni per costringere Putin ad affrontare il tema economico”, fa sapere, sostenendo che se il presidente russo “non avrà strumenti per pagare stipendi ricchi ai militari, dovrà per forza ridurne il numero e non potrà continuare ad avere una posizione così dura, cercheremo di accelerare i tempi per un cessate il fuoco”. “Sono convinto che all’Aia ci impegneremo a raggiungere un obiettivo ambizioso in materia di spesa”, riferisce il segretario generale della Nato Mark Rutte, al termine di un incontro dei ministri degli Esteri dell’Alleanza.

I 32 paesi della Nato si riuniranno alla fine di giugno all’Aia per decidere l’aumento, sotto la pressione degli Stati Uniti di Donald Trump. La Germania, prima potenza europea, si è dichiarata pronta a “seguire” il presidente americano. Lo sforzo è significativo. “L’1% del Pil rappresenta attualmente circa 45 miliardi di euro per la Repubblica federale di Germania”, ha ricordato venerdì scorso a Bruxelles il cancelliere Friedrich Merz. Secondo alcuni diplomatici, il capo della Nato vorrebbe che i paesi membri destinassero almeno il 3,5% del loro Pil alle spese militari in senso stretto entro il 2032, ma anche l’1,5% a spese di sicurezza più ampie, come le infrastrutture. Quest’ultimo obiettivo è più facilmente raggiungibile, in particolare per i paesi più in ritardo. “Potrebbe trattarsi di un obiettivo relativo alla spesa di base per la difesa, ma anche di un chiaro impegno sugli investimenti legati alla difesa”, come le infrastrutture, la mobilità militare, la sicurezza informatica, afferma Rutte.

Il ministro francese Jean-Noël Barrot lascia intendere che anche Parigi potrebbe allinearsi al 5%, a causa della minaccia russa ma anche delle richieste americane di una migliore ripartizione degli oneri di spesa. “L’obiettivo del 3,5% è l’importo giusto per le spese di base in materia di difesa”, sostiene. “Ma questo va accompagnato da spese che contribuiranno ad aumentare la nostra capacità di difesa, che non sono spese dirette per la difesa, ma che devono essere realizzate”, come la sicurezza informatica o la mobilità militare, osserva. Per altri paesi, invece, la strada da percorrere è ancora lunga. Alla fine del 2024, solo 22 paesi della Nato su 32 avevano raggiunto l’obiettivo del 2% di spesa militare fissato nel 2014 in occasione di un precedente vertice dell’Alleanza. Diversi Paesi, tra cui Spagna, Slovenia e Belgio, sono ancora molto al di sotto, ma hanno comunque promesso di raggiungerlo quest’anno. La Francia e la Germania hanno raggiunto l’obiettivo del 2% lo scorso anno. Solo la Polonia si avvicina al 5%, con una spesa militare del 4,7%.

Difesa, Paganini (ICE-Agenzia Bruxelles): Industria italiana è eccellenza

“L’Italia Defence Industry Day è una due giorni che l’Agenzia Ice ha organizzato in stretta collaborazione con il Ministero della Difesa, nell’ambito della quale abbiamo portato le principali aziende italiane del settore della Difesa – 28 imprese – che in due giorni hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con le principali realtà presenti qui a Bruxelles, quindi le istituzione comunitarie, il mondo diplomatico, i funzionari della NATO e i vari stakeholders”. Lo ha detto Tindaro Paganini, direttore ICE-Agenzia Bruxelles, a margine dell’Italian Defence Industry Day (IDID) – Building the Defence of the Future: Institutional, Industrial and Technological Cooperation in Europe – l’evento promozionale dedicato all’industria italiana della difesa che, organizzato da ICE-Agenzia, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in collaborazione con il Ministero italiano della Difesa, si è tenuto a Bruxelles il 10 e 11 dicembre.

“Non dimentichiamo che a Bruxelles – ha aggiunto – sono presenti tantissime aziende del settore della Difesa, le principali direi, almeno a livello europeo. Abbiamo organizzato anche una giornata specifica all’interno della NATO una giornata, durante la quale si stanno portando avanti una serie di incontri che mi auguro porteranno anche un business fruttuoso per le aziende italiane”.

In merito all’impatto dell’industria italiana della difesa “i numeri parlano da soli, siamo i sesti al mondo. L’industria spazia un po’ in tutti gli ambiti, dal navale alla terra all’innovation. Abbiamo tantissimi settori nei quali siamo veramente all’avanguardia. E’ importante in questi giorni fare delle fare networking, farsi conoscere, entrare sempre meglio e di più in contatto con chi decide e con chi è responsabile degli acquisti”.

‘Logistica: le prospettive della NATO e la cooperazione con l’Ue’: 28/10 online evento ICE per le imprese italiane

Torna il 28 ottobre uno dei tanti appuntamenti organizzati da ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, nell’ambito di ‘ICE Ascolta l’Europa’. L’evento, dal titolo, ‘Logistica: le prospettive della NATO e la cooperazione con l’Ue’ si terrà online dalle 10 alle 11.30 e nasce dalla consapevolezza dell’esistenza, nel quadro del procurement civile della Nato, di opportunità ancora non pienamente esplorate dalle imprese italiane, specie le Pmi. Il progetto è organizzato con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso la Nato e in collaborazione con la Rappresentanza Permanente presso l’Ue.

L’accesso al procurement e ai fondi della Nato, spiega Ice “è, infatti, frenato dalla scarsa conoscenza da parte delle imprese italiane, e dalla difficoltà a rapportarsi con un mondo, quello della Difesa, percepito come estraneo e con regole complicate, in particolare circa la documentazione aggiuntiva per operare in contesti che toccano questioni di sicurezza”. L’iniziativa, mirata esclusivamente alle opportunità esistenti in ambito civile, serve anche a sperimentare nuove collaborazioni tra Ice e la Nato.

Con la moderazione di Tindaro Paganini, direttore dell’Ufficio ICE di Bruxelles, all’interno del panel dedicato ai programmi europei interverranno Vittorio Calaprice, analista politico della Commissione europea, che illustrerà le politiche Ue in materia di trasporti, anche alla luce delle priorità indicate nella lettera di incarico del nuovo Commissario designato, la cui conferma è condizionata all’approvazione del Parlamento europeo, e Alessia Rotolo, project manager di APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), che illustrerà il programma EIC con particolare riferimento a EIC Accelerator, gestito da European Innovation Council and SMEs Executive Agency (EISMEA), che premia i progetti innovativi di Pmi e Startup.

Nel panel dedicato ai programmi della Nato sarà affrontato il tema della logistica, in particolare riferita a rifornimento, manutenzione, movimento e trasporto, supporto energetico, ingegneria delle infrastrutture, logistica medica.

Le aziende che desiderano partecipare all’incontro online possono iscriversi a questo link.

Quello del 28 ottobre è il terzo incontro organizzato da ICE dopo la pausa estiva. Lo scorso 23 settembre era stato affrontato il tema ‘Le prospettive della Nato sulle tecnologie emergenti (Edt) e la cooperazione con l’Ue’, mentre il 2 ottobre il focus era stato dedicato a ‘Access2Markets e Single Entry Point: Quali opportunità per le imprese italiane?’. Nel 2025, ma con data ancora da definire, si svolgerà un ulteriore evento, dal titolo ‘Le prospettive della Nato e la cooperazione con l’Ue nel settore dell’energia’.

A Bruxelles 23/9 evento Ice su opportunità in ambito Nato e Ue per le imprese

‘Le prospettive della Nato sulle tecnologie emergenti (Edt) e la cooperazione con l’Ue’ è il titolo dell’evento che si svolgerà il 23 settembre online e in presenza presso Ice Bruxelles, Place de la Libertè dalle 9.30 alle 12.30. Organizzato dall’agenzia Ice è il primo del nuovo ciclo di seminari ‘Ice Ascolta l’Europa’, introdotto a dicembre 2022 su temi comunitari di particolare rilevanza come le opportunità di finanziamento nelle aree del Mediterraneo e in America Latina, la nuova politica Ue nei Paesi terzi e le opportunità per le aziende italiane fornite dal programma Global Gateway, la strategia comunitaria per il tessile sostenibile e circolare. In aggiunta, è stato avviato, a partire da giugno 2023, un progetto specifico di diffusione delle opportunità esistenti per le aziende italiane in ambito Nato.

Il progetto, organizzato con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso la Nato, e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Belgio e la Rappresentanza Permanente presso l’Ue, nasce dalla consapevolezza dell’esistenza, nel quadro del procurement civile della Nato, di opportunità ancora non pienamente esplorate dalle imprese italiane, specie le Pmi.

L’accesso al procurement e ai fondi della Nato, spiega Ice “è, infatti, frenato dalla scarsa conoscenza da parte delle imprese italiane, e dalla difficoltà a rapportarsi con un mondo, quello della Difesa, percepito come estraneo e con regole complicate, in particolare circa la documentazione aggiuntiva per operare in contesti che toccano questioni di sicurezza”. L’iniziativa, mirata esclusivamente alle opportunità esistenti in ambito civile, serve anche a sperimentare nuove collaborazioni tra Ice e la Nato.

Nel corso dell’incontro si parlerà dello Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), la piattaforma per incentivare gli investimenti delle Pmi nelle tecnologie critiche in Europa e della Net Zero Industry Act (NZIA), fulcro del Green Deal, che mira alla progressiva decarbonizzazione industriale del mercato unico. Per quanto concerne i programmi della Nato, invece, saranno trattati l’Acceleratore DIANA (Defence ovation Accelerator for the North Atlantic) a servizio delle aziende per sviluppare tecnologie avanzate in materia di sicurezza e il Nato Innovation Fund, fondo di venture capital sostenuto dagli alleati della Nato per investire in deep tech.

Introdurranno i lavori l’ambasciatore Marco Peronaci, rappresentante permanente d’Italia presso la Nato e Tindaro Paganini, direttore dell’Ufficio Ice di Bruxelles. A seguire, lato Ue interverranno Davide Lombardo, vice capo della Task Force Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), Direzione Generale del Bilancio (Dg Budg) della Commissione Europea e Caterina Attiani, Attaché Politica industriale e Innovazione – Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea. Per la Nato saranno presenti Massimo Artini, rappresentante italiano nel Board of Directors di Nato DIANA, Salvatore Calabrò, Head Science & Technology Advice – Office of the Chief Scientist, e Matija Matoković, Deputy Head Innovation Unit – Innovation, Hybrid and Cyber (IHC) Division. Al termine si incontreranno le imprese in presenza e i relatori.

Nel 2024 sono previsti due ulteriori appuntamenti, entrambi a Bruxelles in presenza e anche in modalità ibrida. Il primo, ‘Access2Markets e Single Entry Point: Quali opportunità per le imprese italiane?’ si svolgerà il 2 ottobre, dalle 10 alle 11.30 ed è realizzato in collaborazione con la Commissione europea, Dg Trade. Il secondo, invece, è previsto per il 28 ottobre, dalle 10 alle 12, e sarà focalizzato su ‘Le prospettive della Nato e la Cooperazione con l’Ue nel settore della logistica’. Infine, nel 2025 ma con data ancora da definire, si svolgerà un ulteriore evento, dal titolo ‘Le prospettive della Nato e la cooperazione con l’Ue nel settore dell’energia’.

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Torna ciclo seminari ‘Ice Ascolta l’Europa’: opportunità per imprese italiane da Nato e Ue

Prende il via il 23 settembre il primo appuntamento annuale di ‘Ice Ascolta l’Europa’, il ciclo di seminari introdotto a dicembre 2022 su temi comunitari di particolare rilevanza come le opportunità di finanziamento nelle aree del Mediterraneo e in America Latina, la nuova politica Ue nei Paesi terzi e le opportunità per le aziende italiane fornite dal programma Global Gateway, la strategia comunitaria per il tessile sostenibile e circolare. In aggiunta, è stato avviato, a partire da giugno 2023, un progetto specifico di diffusione delle opportunità esistenti per le aziende italiane in ambito Nato.

Il progetto, organizzato con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso la Nato, e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Belgio e la Rappresentanza Permanente presso l’Ue, nasce dalla consapevolezza dell’esistenza, nel quadro del procurement civile della Nato, di opportunità ancora non pienamente esplorate dalle imprese italiane, specie le Pmi.

L’accesso al procurement e ai fondi della Nato, spiega Ice “è, infatti, frenato dalla scarsa conoscenza da parte delle imprese italiane, e dalla difficoltà a rapportarsi con un mondo, quello della Difesa, percepito come estraneo e con regole complicate, in particolare circa la documentazione aggiuntiva per operare in contesti che toccano questioni di sicurezza”. L’iniziativa, mirata esclusivamente alle opportunità esistenti in ambito civile, serve anche a sperimentare nuove collaborazioni tra Ice e la Nato.

‘Le prospettive della Nato sulle tecnologie emergenti (Edt) e la cooperazione con l’Ue’ è il titolo dell’evento che si svolgerà il 23 settembre online e in presenza presso Ice Bruxelles, Place de la Libertè dalle 9.30 alle 12.30. Nel corso dell’incontro si parlerà dello Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), la piattaforma per incentivare gli investimenti delle Pmi nelle tecnologie critiche in Europa e la Net Zero Industry Act (NZIA), fulcro del Green Deal, che mira alla progressiva decarbonizzazione industriale del mercato unico. Per quanto concerne i programmi della Nato, invece, saranno trattati l’Acceleratore DIANA (Defence ovation Accelerator for the North Atlantic) a servizio delle aziende per sviluppare tecnologie avanzate in materia di sicurezza e il Nato Innovation Fund, fondo di venture capital sostenuto dagli alleati della Nato per investire in deep tech.

Introdurranno i lavori l’ambasciatore Marco Peronaci, rappresentante permanente d’Italia presso la Nato e Tindaro Paganini, direttore dell’Ufficio Ice di Bruxelles. A seguire, lato Ue interverranno Davide Lombardo, vice capo della Task Force Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), Direzione Generale del Bilancio (Dg Budg) della Commissione Europea e Caterina Attiani, Attaché Politica industriale e Innovazione – Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea. Per la Nato saranno presenti Massimo Artini, rappresentante italiano nel Board of Directors di Nato DIANA, Salvatore Calabrò, Head Science & Technology Advice – Office of the Chief Scientist, e Matija Matoković, Deputy Head Innovation Unit – Innovation, Hybrid and Cyber (IHC) Division. Al termine si incontreranno le imprese in presenza e i relatori.

Nel 2024 sono previsti due ulteriori appuntamenti, entrambi a Bruxelles in presenza e anche in modalità ibrida. Il primo, ‘Access2Markets e Single Entry Point: Quali opportunità per le imprese italiane?’ si svolgerà il 2 ottobre, dalle 10 alle 11.30 ed è realizzato in collaborazione con la Commissione europea, Dg Trade. Il secondo, invece, è previsto per il 28 ottobre, dalle 10 alle 12, e sarà focalizzato su ‘Le prospettive della Nato e la Cooperazione con l’Ue nel settore della logistica’. Infine, nel 2025 ma con data ancora da definire, si svolgerà un ulteriore evento, dal titolo ‘Le prospettive della Nato e la cooperazione con l’Ue nel settore dell’energia’.

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