Forza Italia contro lo spopolamento di montagne e piccoli borghi, -5% residenti in 10 anni

Tutelare montagne, aree interne, piccoli comuni e zone rurali alle prese con le sfide del cambiamento climatico e dello spopolamento. I numeri parlano chiaro: solo negli ultimi dieci anni si è registrato un calo del 5% dei residenti nei comuni montani italiani. E non è un problema da poco visto che il nostro Paese è caratterizzato per due terzi proprio da colline e monti. Un calo che intacca l’economia, visto che la montagna è fonte di una ricchezza non valorizzata pienamente. Per salvaguardare questo patrimonio, non solo ambientale, “bisogna gestire il territorio e fare manutenzione”. Ne è certo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto ad un convegno alla Camera organizzato da Forza Italia per parlare proprio di politiche per la montagna.

Il ministro si riferisce a piccole azioni per arginare le sfide imposte dal cambiamento climatico. “Bisogna intervenire sull’assetto idrogeologico – sottolinea – raccogliere l’acqua quando è troppa e rilasciarla quando c’è siccità. Si devono quindi fare gli invasi”. Manutenzione è la parola d’ordine del ministro: “Pala e badile per evitare che il rigagnolo diventi frana”. Uguale attenzione va data ad “un nuovo elemento di percezione, l’aumento di un turismo diverso”. Secondo Pichetto bisogna far crescere “anche la capacità di accoglienza in posti che fino a poco tempo fa non erano assolutamente pronti a questo”. 

In Italia abbiamo 4.176 comuni definiti ‘montani’, più della metà. E due Regioni, Valle d’Aosta e Trentino, sono completamente composte da montagne. Solo in Piemonte, su 1250 comuni, oltre 900 sono piccoli e spesso montani. Garantire a queste popolazioni servizi essenziali a parità di condizione con gli altri enti territoriali è la priorità secondo il ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo: “Dobbiamo creare le condizioni affinché chi vive in questi luoghi lo faccia in realtà attrattive, in grado di esprimere le loro caratteristiche”. E ricorda come la montagna sia presente in un articolo della Costituzione: “E’ un grande patrimonio, anche economico. I nostri Padri Costituenti lo avevano già capito”. A questo proposito, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, chiede “strutture adeguate che promuovano lo sviluppo coniugando sostenibilità e innovazione”. Secondo il titolare della Farnesina, lo sviluppo di questi territori è legato al turismo sostenibile, all’innovazione digitale e alla piena valorizzazione delle risorse locali. 

Il ddl per la Montagna, già passato al Senato, attende nel frattempo il passaggio alla Camera. Sul testo c’è l’impegno di Forza Italia. “È doveroso fare in modo che chi sceglie di vivere in montagna, chi sceglie di lavorare e di investire in montagna, abbia le stesse risposte che può dare la città”, ribadisce il senatore e vice capogruppo vicario di Forza Italia a Palazzo Madama, Adriano Paroli. La montagna “crea ricchezza, non bisogna dimenticare il sostegno a questo tesoro inestimabile”, aggiunge Paolo Barelli, presidente dei deputati FI. Mentre il presidente dei senatori azzurri, Maurizio Gasparri, sottolinea il ruolo svolto negli ultimi anni da Poste Italiane, con alcune strutture recuperate nei piccoli comuni che altrimenti avrebbero rischiato la chiusura per obsolescenza.

Federchimica: Con più ricerca ricadute da 6 mld. Urso: “Chimica colonna portante economia”

La ricerca genera competitività e apre la via all’estero. L’effetto spillover è importante: 400 milioni di euro in investimenti nella chimica ad alta specialità generano 6 miliardi di euro sull’intera economia italiana. I dati arrivano dall’incontro ‘Innovazione chimica’, che si è tenuto questa mattina a Villa Madama a Roma, organizzato dal ministero degli Esteri e e da Federchimica.

“Il comparto ha un impatto a cascata su un numero infinito di settori della nostra economica e il rapporto che presentiamo oggi fotografa il ruolo della chimica come acceleratore di innovazione, export, crescita”, spiega, Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri ricorda di aver rafforzato la “squadra della crescita”, ovvero Ice, Sace, Simest, Cassa Depositi e Prestiti, che sono al fianco delle imprese per aiutarle a crescere nei circuiti internazionali. “Dall’inizio del mio mandato ho messo in campo una precisa strategia di Diplomazia della crescita, a favore dell’export e per l’internazionalizzazione dei nostri territori”, rivendica il vicepremier, che in questi giorni ha lanciato una strategia di ulteriore rafforzamento e diversificazione dei mercati di sbocco, con un occhio d’attenzione agli emergenti.

L’industria chimica in Italia è “una delle colonne portanti dell’economia”, osserva Adolfo Urso, che snocciola i numeri: “Con un fatturato di 77 miliardi di euro e un ruolo centrale in Europa, siamo terzi per produzione dopo Germania e Francia”. Ma il settore, assicura, diventerà sempre più “competitivo, innovativo e sostenibile”. La trasversalità della chimica “la rende un motore di innovazione in molti settori, dall’ambiente alla salute, dall’industria ai nuovi materiali“, scandisce Anna Maria Bernini. Sono 125 i corsi di laurea in Italia, che si evolvono per “rispondere alle sfide del mercato del lavoro e della società, con percorsi altamente specializzati e orientati alla sostenibilità e alle nuove tecnologie”, chiosa la ministra dell’Università e della Ricerca.

La chimica è un settore strategico dell’economia europea, ha un carattere pervasivo e abilitatore: il 95% di tutti i manufatti, già di uso comune o che lo diventeranno in futuro, sono disponibili a costi largamente accessibili grazie alla chimica. L’industria chimica, caratterizzata da specialità ad alto valore, offre le soluzioni tecnologiche che rendono possibile lo sviluppo e la produzione di molti prodotti finiti. In termini di competitività sui mercati globali, la geopolitica è entrata prepotentemente nelle nostre imprese con ricadute rilevanti per quanto riguarda la gestione sostenibile delle materie prime e i costi energetici, aspetti cruciali per contrastare la concorrenza globale, in particolare da Paesi che non sempre rispettano i nostri stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza. Le imprese chimiche in Italia sono “fortemente orientate all’export e sono protagoniste in collaborazioni internazionali grazie alla forte spinta innovativa data dal loro Dna: esportano tecnologie e competenze, consolidando la presenza internazionale del settore e contribuendo al rafforzamento del Made in Italy a livello globale”, spiega Francesco Buzzella, Presidente Federchimica. Secondo l’Eurostat, l’export chimico italiano, dal 2010 al 2023, è cresciuto dell’85% con un valore totale che ha raggiunto i 40,6 miliardi di euro, il 6,4% sul totale delle esportazioni nazionali. Il confronto internazionale indica che gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione per la chimica europea e la Cina è il primo fornitore per l’Europa. In questo scenario, la Cina produce prevalentemente commodities a basso costo, mentre gli USA sono anche alla ricerca di specialità innovative. In Italia la chimica è tra i settori con la più diffusa presenza di imprese innovative (80%) e, diversamente da altri comparti, l’innovazione si basa sulla ricerca. In effetti l’industria chimica è il primo settore – dopo la farmaceutica – in termini di quota di imprese che svolgono attività di R&S (75%). La ricerca non coinvolge solo le realtà più grandi, ma anche le PMI. In ambito europeo l’Italia è il secondo Paese, dopo la Germania, per numero di imprese chimiche attive nella ricerca, oltre 1.200. Secondo l’anticipazione di una indagine sul valore della ricerca chimica come moltiplicatore di internazionalizzazione e competitività, gli investimenti dell’industria chimica italiana toccano il 3,8% sui ricavi, percentuale che pone il settore ben al di là del 3% fissato dall’UE come obiettivo; nelle imprese ad alto valore aggiunto e specializzazione, l’investimento in R&S supera la soglia del 5%. Al tempo stesso l’81,5% delle imprese ha investito per cogliere opportunità all’estero, il 35,4% ha investito all’estero (da sola o in joint) e il 74,1% è impegnato in progetti internazionali. Oltre la metà delle imprese giudica importante la ricerca per farsi strada nei mercati internazionali.

Dati che ribadiscono il valore strategico dell’innovazione chimica a favore di una espansione sui mercati esteri. La ricerca genera, infatti, competitività e apre la via verso l’estero con importanti ritorni positivi per tutto il Sistema Paese: tre quarti delle imprese hanno programmi di collaborazione internazionali confermando la propensione delle imprese alla ricerca e il contributo che la chimica in Italia offre alla presenza internazionale dell’industria italiana in generale. L’export chimico italiano è cresciuto negli ultimi trent’anni e oggi vale il 4,4% del totale mondiale, con prestazioni positive anche nel confronto con Francia e Germania grazie al traino delle numerose nicchie di specializzazione nell’ambito della chimica a valle in un contesto di regole complesse e di costi elevati a cominciare dall’energia. “La competitività dell’industria europea è a rischio su terreni che tradizionalmente erano suoi punti di forza, come evidenziato dal Rapporto Draghi alla Commissione europea”, ricorda la vicepresidente alla ricerca di Federchimica, Ilaria Di Lorenzo, che denuncia un ritardo delle scelte comuni in materia di competitività e una cultura iper-regolatoria come “ostacoli da rimuovere al più presto per salvaguardare una preziosa e insostituibile infrastruttura tecnologica per il nostro Paese”.

Difesa, scontro Salvini-Tajani su ReArm. Gentiloni: “Piano nella giusta direzione”

Il piano da 800 miliardi per la Difesa europea presentato da Ursula Von Der Leyen continua a far discutere al suo interno la maggioranza, con Matteo Salvini e Antonio Tajani che sposano ancora posizioni divergenti malgrado il tentativo di abbassare i toni nelle scorse ore compiuto dalla premier Giorgia Meloni.

Alla vigilia del vertice straordinario del Consiglio Ue, giovedì a Bruxelles, si dice contro l’esercito europeo comune il leader della Lega, a favore il numero uno di Forza Italia. Netto Salvini, che ha riunito i suoi ai Gruppi parlamentari della Camera per illustrare le proposte della Lega sugli scenari globali alla luce del complesso quadro geopolitico. Nel mirino del Carroccio il Piano di riarmo europeo, criticato a partire dal nome: ReArm Europe. “Domani von der Leyen lo presenterà – ricorda il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – credo che nessuno si aspettasse 800 miliardi di investimenti militari. Fino all’altro giorno non si poteva investire un euro in più per la sanità e per le pensioni, ora invece si può fare senza indebitarsi? Una scelta sbagliata a partire dal nome… “.

Sulla definizione data al Piano, in effetti, anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani storce la bocca: “Lo chiamerei Piano per la sicurezza europea”. Sul resto però c’è il favore di Forza Italia, a partire dall’idea di una Difesa comune europea: “Era il sogno di De Gasperi e Berlusconi – ricorda Tajani – il quadro di von der Leyen va bene, poi vedremo l’applicazione pratica”. Secondo il titolare della Farnesina, la Difesa comune europea “non è una scelta alternativa alla Nato” e l’obiettivo rimane “rafforzare l’alleanza transatlantica con un pilastro europeo e uno americano” come “garanzia di pace, stabilità e sicurezza per tutti i Paesi europei e altri, compresa l’Ucraina, candidati a far parte della nostra Unione”.

Di tutt’altra opinione Salvini, per cui avere la Difesa comune europea oggi sarebbe sinonimo di conflitto: “Se ce l’avessimo già, Francia e Germania ci avrebbero già portato in guerra. Non do le chiavi di casa mia a qualcuno che ha nella guerra il suo istinto di sopravvivenza”. Negativo pure il giudizio sull’investimento complessivo del Piano. Salvini gli 800 miliardi li spenderebbe altrove, a maggior ragione se si arrivasse ad un accordo di pace tra Russia e Ucraina, e tra Israele e Medio Oriente. In quel caso, sostiene il segretario della Lega, i soldi “si potrebbero utilizzare in altra maniera”. A Via Bellerio anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non è convinto di ReArm Europe: “Un conto sono gli aiuti emergenziali di questi mesi all’Ucraina, che non sono in discussione; un altro è il programma di Difesa europea, che ha bisogno di programmazione e non si può fare all’improvvisata”.

L’ex commissario europeo, Paolo Gentiloni, invece promuove il piano Von der Leyen: “Il piano di riarmo dell’Europa è un primo passo che va nella giusta direzione. La presidente della Commissione Ue lo ha annunciato qualche ora dopo il taglio degli aiuti militari americani all’Ucraina, mentre le Borse andavano giù per la guerra dei dazi. E’ chiaro che può essere migliorato, però nelle ore difficili che stiamo attraversando penso che sia un segnale che va nella direzione giusta. Poi vedremo”. Secondo Gentiloni, l’Occidente “non è mai stato così malato, non vedere la crisi sarebbe da sonnambuli”. Per questo l’Ue “è giusto che ora punti a difendersi, non si possono delegare gli americani come successo per 80 anni”.

Siglate oltre 40 intese Italia-Eau, in arrivo investimenti per 40 mld dollari

Oltre 40 intese bilaterali per rafforzare su più settori la cooperazione Italia-Emirati Arabi Uniti. E’ il risultato della visita di Stato nel nostro Paese del presidente emiratino, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Accolto ieri in Italia dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Zayed ha partecipato oggi con la premier Giorgia Meloni al Business Forum di Roma, evento organizzato dal ministero degli Esteri, dai Ministeri dell’Economia e degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, con la collaborazione dell’ICE Agenzia e il supporto di CDP e SACE. E’ stata l’occasione per annunciare investimenti dagli Emirati in Italia per 40 miliardi di dollari.

L’incontro – che è stata un’occasione di confronto per i due leader sulle principali sfide globali, come Ucraina e Medio Oriente – ha confermato il livello di straordinaria eccellenza raggiunto nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi negli ultimi due anni. Le oltre 40 intese sottoscritte sono a livello governativo, incluso un accordo per un ulteriore rilancio della cooperazione nel settore della difesa, e nel settore privato.

Per la premier Meloni si tratta di “una giornata storica, un’altra tappa fondamentale nei nostri rapporti”. I due leader hanno infatti concordato di sviluppare un partenariato strategico complessivo, concentrando la cooperazione nei settori dell’economia più̀ orientati al futuro, sfruttando la capacità di innovazione italiana ed emiratina in settori come intelligenza artificiale, creazione di data centre, industria avanzata, nuove tecnologie, interconnessioni digitali ed energetiche, tecnologie in ambito subacqueo, minerali critici e spazio. Meloni ha salutato “con soddisfazione la decisione degli Emirati di investire 40 miliardi di dollari in Italia”, definendolo “uno dei più rilevanti e imponenti investimenti per la storia della nostra nazione, una straordinaria manifestazione di amicizia nei confronti dell’Italia, del suo sistema produttivo e della sua economia”. Meloni e Zayed hanno inoltre confermato, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa, la volontà̀ di rafforzare la cooperazione trilaterale con le Nazioni del continente africano sulla base di un apposito partenariato istituito in occasione della visita, oltre ad accordi col settore privato emiratino finalizzati ad agevolare co-investimenti nell’ambito energetico e dell’acqua nel continente africano.

L’interscambio commerciale tra Italia ed Emirati Arabi Uniti nei primi undici mesi del 2024 ha raggiunto il valore di 9 miliardi di euro, con un incremento del 14,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel Paese operano oltre 600 aziende italiane, mentre il livello di investimenti italiani negli Emirati nel 2023 è stato di oltre 11 miliardi di euro. “Gli Emirati Arabi Uniti sono un partner economico strategico per l’Italia e primo mercato di destinazione dell’export italiano nell’area Medio Oriente Nord Africa”, ha sottolineato il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani. Per la Farnesina, l’interscambio commerciale “è di fondamentale importanza”. Tajani ha infatti ricordato come il 40% del prodotto interno lordo della Repubblica Italiana derivi dall’export. “La nostra intenzione – ha concluso il ministro – è incrementare anche il giro di affari. Siamo arrivati a 626 miliardi lo scorso anno. L’obiettivo è quello di arrivare ai 700 miliardi alla fine di questa legislatura”.

Cinque gli accordi strategici siglati dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per consolidare la cooperazione economica e industriale tra i due Paesi. Le intese sono finalizzate a promuovere investimenti reciproci, innovazione tecnologica e collaborazione nei settori chiave dell’economia, realizzando un’alleanza strategica sul futuro dall’intelligenza artificiale ai data center, dalle materie prime critiche allo spazio, alle fibre ottiche, alla connettività e alle infrastrutture, alla farmaceutica e alle scienze della vita. Uno degli accordi principali riguarda il partenariato strategico sugli investimenti, siglato tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie Avanzate degli Emirati Arabi Uniti. L’intesa prevede la creazione di un Gruppo di Lavoro dedicato all’identificazione di progetti congiunti e opportunità di investimento in settori di interesse comune, creando una cornice adeguata alla mobilitazione dei capitali.

Nell’ambito di questa intesa, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Abu Dhabi Investment Office (ADIO) hanno firmato un Memorandum of Understanding per facilitare la collaborazione tra imprese italiane ed emiratine e agevolare l’accesso agli investitori ai mercati di riferimento. Accordi analoghi sono stati siglati tra Confapi e AIM Global Foundation, per favorire l’internazionalizzazione delle PMI, e tra la Abu Dhabi Chamber of Commerce e Confindustria Lazio, con l’obiettivo di incentivare investimenti privati nei due Paesi.

Tajani

Dazi, Ue risponderà ma è aperta a dialogo con Usa. Tajani: “Noi buoni ambasciatori”

L’Unione europea risponderà ai dazi del presidente Usa, Donald Trump. Da giorni e a più livelli, Bruxelles sta sostenendo la stessa posizione e l’ultima a puntellarla è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che da Monaco, dal palco della Conferenza sulla Sicurezza, ha scandito: “Le guerre commerciali e tariffe punitive non hanno senso”. Un concetto ribadito anche dal vice premier, Antonio Tajani. In partenza per Monaco, il ministro degli Affari esteri ha evidenziato che “le guerre commerciali non portano vantaggio a nessuno” e che l’Italia, “in cui il 40% del Pil viene dall’export”, non ha “alcun interesse che ci siano”. Anzi, “dobbiamo scongiurarle”, ha aggiunto. “Vedremo il da farsi” e “tutte le decisioni le prenderemo come Unione europea”. Ma rimanendo aperti al dialogo con Washington e, qui, l’Italia può fare da ponte tra le due sponde dell’Atlantico: “È ovvio che bisogna trattare come Europa. Noi possiamo essere dei buoni ambasciatori dell’Ue”, ha affermato.

La volontà di dialogo c’è. A Monaco, von der Leyen ha osservato che “le tariffe agiscono come una tassa, stimolano l’inflazione” e “i più colpiti sono inevitabilmente i lavoratori, le aziende, i redditi bassi e le classi medie su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Inoltre, “le tariffe possono rapidamente influenzare le catene di fornitura transatlantiche essenziali”. A tutto ciò, che per l’Ue “non è un buon affare”, Bruxelles risponderà. Siamo uno dei mercati più grandi del mondo. Useremo i nostri strumenti per salvaguardare la nostra sicurezza economica e i nostri interessi e proteggeremo i nostri lavoratori, le nostre aziende e i consumatori a ogni svolta”, ha dichiarato la presidente della Commissione. Ma, “naturalmente, siamo pronti a trovare accordi che funzionino per tutti per lavorare insieme per renderci reciprocamente più prosperi e sicuri”, ha evidenziato.

E sul piano del dialogo si registra qualche movimento. Nella conferenza stampa quotidiana dell’esecutivo Ue, il portavoce al Commercio, Olof Gill, ha precisato che, “senza entrare nei dettagli di ciò che sarà o meno incluso nell’ambito dei colloqui tra l’Ue e gli Usa per trovare soluzioni ad alcune delle questioni commerciali”, ciò che si può dire è che “i contatti sono in corso: ci sono stati questa settimana a livello di responsabili politici e l’intenzione è di continuare a farlo nei giorni e nelle settimane a venire per trovare soluzioni reciprocamente vantaggiose”.

Un dialogo che appare complesso. L’Ue – che “mantiene alcune delle tariffe più basse al mondo” e ha “oltre il 70% delle importazioni che entrano a tariffa zero” nel suo mercato unico – considera la politica di Trump “un passo nella direzione sbagliata” e “non vede alcuna giustificazione per l’aumento delle tariffe statunitensi alle esportazioni” europee. Nella dichiarazione ufficiale di venerdì mattina l’esecutivo Ue ricorda che “per decenni l’Ue ha lavorato con partner commerciali come gli Stati Uniti per ridurre le tariffe e altre barriere commerciali in tutto il mondo, rafforzando questa apertura attraverso impegni vincolanti nel sistema commerciale basato su regole, impegni che gli Stati Uniti stanno ora minando”. Nelle righe ufficiali, Palazzo Berlaymont non fa accenno al dialogo, ma piuttosto specifica che “l’Ue reagirà fermamente e immediatamente”. Ma, prima ancora che ai dazi, sembra che Bruxelles si trovi a dover rispondere a una pratica politica ed economica che dice di non comprendere. Ed è da questo punto di partenza che dovrà dialogare.

Italia hub energetico e ponte Africa-Europa con Corridoio Sud idrogeno

Le due sponde del Mediterraneo si avvicinano. La dichiarazione congiunta di Italia, Germania, Austria sul Corridoio Meridionale dell’Idrogeno viene estesa all’Algeria e alla Tunisia.

La mega opera trasporterà idrogeno rinnovabile per oltre 3.300 chilometri dal Nord Africa all’Italia, all’Austria e alla Germania. I Paesi dichiarano l’intenzione di proseguire i lavori per lo sviluppo del ‘SouthH2 Corridor’ nel corso della prima Riunione Pentaministeriale, organizzata a Villa Madama dai ministri degli Esteri e dell’Ambiente, Antonio Tajani e Gilberto Pichetto.

L’idrogeno trasportato in Europa sarà green, se prodotto solo con energia elettrica, ma potrà essere anche blu, prodotto dal gas, “con la cattura però della CO2, che permette la decarbonizzazione pur utilizzando il gas“, precisa Pichetto. Un ulteriore passo verso la costruzione di un mix energetico in cui i fossili verranno gradualmente sostituiti dalle rinnovabili, con il fotovoltaico, l’eolico, il nuovo geotermico e, per dare continuità, “in futuro col nucleare” spiega il ministro. Il titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo legge l’intesa come un goal politico e istituzionale, perché, sostiene, “ribadisce l’impegno nella cooperazione, volto alla realizzazione di un’opera decisiva per il futuro energetico di entrambi i Continenti“. Con l’Italia “pronta” a essere “centrale anche nel settore dell’idrogeno“, afferma.

Il SoutH2 Corridor è un modo per lavorare agli obiettivi di decarbonizzazione e indipendenza energetica “in modo concreto e pragmatico” per Tajani. Pensando al mix energetico indispensabile per l’indipendenza del Continente, il vicepremier ricorda che lo scorso 5 novembre la Farnesina ha ospitato la prima riunione del Gruppo Mondiale per l’Energia da Fusione, in partenariato con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Il corridoio Sud dell’Idrogeno, ribadisce, “rafforzerà ulteriormente il ruolo del nostro Paese come ‘hub’ europeo dell’energia“.

In Nord Africa l’Italia avrà anche un ruolo negli investimenti per il fotovoltaico e per la cattura del carbonio. In altri termini: potremo contribuire a costruire l’infrastruttura di trasporto, ma potremo anche costruire le centrali: “Già adesso abbiamo il prelievo del gas, investiamo lì con Eni, c’è già un coinvolgimento italiano. Il piano Mattei che prevede un’azione di collaborazione, di integrazione, di sviluppo per quei territori prevede investimenti da parte dell’Italia e prevede investimenti utili, non solo cooperazione“, chiarisce Pichetto. Il Corridoio Sud dovrà entrare in funzione entro il primo gennaio 2030, ma è “in gran parte già pronto“, assicura il ministro, che prevede la possibilità, in futuro, di collegarlo con la pipeline che raggiunge la Libia, “da 13 miliardi e mezzo di metri cubi di gas“.

Al tavolo della ministeriale, con Tajani e Pichetto, siedono il ministro algerino dell’energia, delle miniere e delle energie rinnovabili, Mohamed Arkab, il segretario del ministero federale tedesco per l’Economia e l’azione climatica, Philipp Nimmermann, il direttore generale della Direzione Clima ed Energia del ministero austriaco per la protezione del clima, Jürgen Schneider, il segretario del Consiglio Federale svizzero per l’energia, Benoît Revaz, l’ambasciatore della Tunisia a Roma, Mourad Bourehla, a nome della Ministra dell’Industria, delle Miniere e dell’Energia, Fatma Thabet Chiboub, e il direttore generale Energia della Commissione Europea, Ditte Juul Jørgensen.

L’Unione europea è presente perché il progetto è uno dei corridoi di approvvigionamento di Idrogeno inclusi nel piano REPowerEU, “la sua importanza è stata riconosciuta sia con l’inclusione tra i Progetti di Interesse Comune sia con l’etichetta di Global Gateway“, afferma Pichetto, confidando che l’opera possa ottenere finanziamenti dal Meccanismo per connettere l’Europa, CEF-Energia.

Villa Madama ha aperto le porte non solo alle istituzioni, ma anche alle imprese, con un Forum che ha messo a confronto il mondo produttivo dei paesi firmatari. “La crescente attenzione verso il SouthH2Corridor testimonia la sua solidità e il suo potenziale per rafforzare contribuire a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione“, commenta Stefano Venier Ad di Snam, che gestisce per l’italia la partita del Corridoio Sud. È un “progetto chiave“, insiste Venier, che aiuterà l’Italia a diventare un “gateway energetico per l’Europa grazie alla collaborazione con i Paesi al di qua e al di là del Mediterraneo“. Basandosi su una partnership energetica di successo avviata negli anni ’60, il progetto sfrutta in parte le risorse esistenti, un know-how tecnico e solidi legami commerciali tra aziende internazionali che collaborano da decenni: “Questi legami storici saranno fondamentali per affrontare le complessità di un’iniziativa transcontinentale – prevede l’ad – che l’Europa stessa riconosce come cruciale, avendola riconosciuta come Progetto di Interesse Comune“. Alla Tunisia in particolare guarda Enel che con Eni lavora a un progetto pilota per la produzione di Idrogeno verde proprio nel Paese nordafricano: “Il perfetto esempio dello spirito di partenariato su cui si fonda il Piano Mattei, che punta sull’integrazione Nord Africa-Europa, con l’Italia snodo centrale per i bisogni energetici europei”, scandisce Salvatore Bernabei, Direttore di Enel Green Power e Thermal Generation. Sull’idrogeno verde però Eni mette in guardia dai prezzi ancora molto elevati: “E’ un tassello di questo mosaico, un tassello che genera forti aspettative, ma che deve ancora fare i conti con la sostenibilità dei costi“, avverte Lapo Pistelli, direttore Public Affairs del cane a sei zampe, chiedendo di fare attenzione a “investire in un vettore che aiuta la decarbonizzazione a discapito della competitività delle imprese“. Per quanto, ricorda Pichetto, “la decarbonizzazione è anche un obiettivo industriale, non solo di transizione”.

Energia, Tajani sigla accordo con Tunisia. 21/1 Roma riunione per corridoio idrogeno

Va avanti spedito il lavoro del governo per diversificare le fonti e i partner di approvvigionamento energetico. Antonio Tajani chiude alla Farnesina due accordi con l’omologo tunisino Mohammed Ali Nafti, anche nel campo della transizione energetica.

Il 21 gennaio Roma ospita a Villa Madama la riunione per il progetto del corridoio Mediterraneo dell’idrogeno, che prevede la costruzione di una rete di gasdotti tra l’Europa e l’Africa interamente dedicata al trasporto dell’idrogeno. Un progetto al quale partecipano, oltre all’Italia e alla Tunisia, anche la Germania, l’Austria e l’Algeria.

In queste ore in bilico tra la tregua e la guerra nel Medio Oriente, Tajani assicura che la Farnesina lavorerà sempre per perché “il Mediterraneo si trasformi in un mare di commercio e sviluppo e non di morte”. L’Italia vuole essere il ponte non solo geografico ma anche economico e politico tra l’Africa e l’Europa e, ricorda il vicepremier, “abbiamo deciso di rafforzare la collaborazione anche per far sì che la Tunisia possa essere interlocutore primario dell’Ue”. Il Paese è infatti uno dei principali del Piano Mattei.

Negli ultimi due anni i legami tra Roma e Tunisi sono cresciuti: “I nostri accordi sono un modello anche per il resto del continente africano”, scandisce il ministro degli Esteri. Con l’intesa per l’energia (“settore cruciale e ricco di potenzialità”) vengono firmati oggi anche un accordo per la conversione delle patenti (“molto atteso anche da tanti tunisini che vivono in Italia”) e una dichiarazione congiunta per un finanziamento per il triennio 2025-2027 di progetti di cooperazione fino a 400 milioni. “Raddoppiamo gli impegni – rivendica Tajani – a conferma della volontà di essere sempre di più al fianco di Tunisi e della sua crescita”.

Iniziamo il 2025 con nuove idee, molto importanti, che vanno nella direzione che vogliamo, una cooperazione a 360 gradi”, fa sapere Nafti, che spiega come gli accordi firmati oggi riflettano una “visione strategica, ma anche la volontà di garantire un’integrazione migliore con questo Paese amico“.

Al momento, l’Italia è il secondo partner commerciale della Tunisia, con un interscambio di sette miliardi e nel Paese operano mille imprese italiane. Una delle principali è Snam, che gestisce la partita del SoutH2 Corridor insieme TAG, GCA e bayernets. La rete comprende circa 3.300 chilometri di condotte e diverse centinaia di megawatt di capacità di compressione, destinati a diventare assets strategici per il passaggio e l’utilizzo di idrogeno entro il 2030. Lo sviluppo del corridoio fa parte della European Hydrogen Backbone e sarà fondamentale per la creazione di una spina dorsale dell’idrogeno interconnessa e diversificata nel sud e nel centro dell’Europa. Con una capacità di importazione di idrogeno di 4 Mtpa dall’Africa del Nord, il corridoio potrebbe coprire oltre il 40% dell’obiettivo complessivo di importazione fissato dal Piano REPowerEU. Il 22 gennaio, a Milano, Snam presenterà il Piano Strategico 2025-2029 e il SouthH2 Corridor sarà uno dei suoi progetti portanti.

Tra l’Italia e la Tunisia si sta costruendo però anche un vero e proprio “ponte energetico“, Elmed, che metterà in collegamento i sistemi elettrici. Il progetto nasce dalla sinergia e dalla cooperazione tra Terna e Steg, le società che gestiscono le reti elettriche dei due Paesi. Sarà la prima interconnessione in corrente continua tra l’Europa e l’Africa. Un’opera che, grazie alla bidirezionalità dei flussi, garantirà importanti benefici elettrici e ambientali. L’elettrodotto si snoderà tra la stazione elettrica di Partanna, in Sicilia, e quella di Mlaabi, nella penisola tunisina di Capo Bon, per una lunghezza complessiva di circa 220 chilometri (di cui circa 200 chilometri in cavo sottomarino), con una potenza di 600 megawatt e una profondità massima di circa 800 metri, raggiunti lungo il Canale di Sicilia.

La firma dell’accordo intergovernativo di oggi sulla transizione energetica, sulla realizzazione del cavo di interconnessione elettrica tra i due paesi e sulla possibilità per le imprese italiane di investire nelle energie rinnovabili in Tunisia, “segna una tappa fondamentale nella costruzione di un nuovo modello di cooperazione”, osserva Antonio Gozzi, special advisor di Confindustria con delega all’autonomia strategica europea, piano Mattei e competitività e Presidente di Interconnector Energy Italia. Interconnector è il Consorzio italiano che si occupa di realizzazione e finanziamento di infrastrutture di interconnessione con l’estero: “Abbiamo lavorato a stretto contatto con la Farnesina, il Ministero dell’Energia, la task force di Palazzo Chigi per il Piano Mattei, l’Ambasciata italiana a Tunisi e con il governo tunisino per portare a compimento questo progetto – afferma -. Si aprono ora interessanti opportunità per l’impegno e il coinvolgimento delle imprese italiane nel contesto più ampio del Piano Mattei“.

Lite Meloni-Schlein su Fitto. La dem: “Stallo creato da Vdl e Ppe, allargano a destra”

Non si placa lo scontro a distanza tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Questa volta, il terreno è quello europeo e la posta in gioco è alta per tutti. La vicepresidenza della commissione europea di Raffaele Fitto è in stallo e la premier non accetta che il Paese non sia compatto nel supporto alla causa.

Non posso che augurarmi il massimo sostegno da parte del Sistema Italia, forze politiche comprese, alla conferma della vicepresidenza esecutiva della prossima Commissione per il Commissario italiano Raffaele Fitto”, mette in chiaro Meloni. Il ruolo di vicepresidente, ricorda, consentirà al ministro italiano, già dotato di un portafoglio “significativo” alla coesione e alle riforme, di “supervisionare altre politiche settoriali come quella dei trasporti, affidata al commissario greco Tzitzikostas”. A lui spetterà, tra l’altro, la redazione di un nuovo piano europeo per il settore caldissimo dell’automotive, che sta facendo tremare le vene ai polsi dell’intero Continente. La premier ce l’ha in particolare, con la segretaria dei Dem. Dal palco della chiusura della campagna elettorale del centrodestra per le Regionali in Umbria, la presidente del Consiglio si dice “basita”: “Da giorni chiedo alla segretaria del Partito Democratico quale sia la posizione ufficiale del Pd” su Fitto “e non riesco ad avere una risposta”, denuncia. “Non deve rispondere a me ma ai cittadini italiani, le persone serie fanno così”, ribadisce, invitando Schlein ad assumersi la “responsabilità delle proprie scelte.

Sorrido”, risponde la democratica oggi proprio da Perugia, perché, sostiene “questa cosa chiarisce molto bene chi è la presidente del Consiglio”. Racconta di aver telefonato lei alla premier per chiederle “perché è da una settimana che mi attribuisce cose che non ho mai fatto e che non ho mai detto” e di non aver ricevuto risposta. “Mi attribuisce cortei a cui non ho partecipato, assessorati regionali che non ho mai avuto, e posizioni su Fitto che non ho mai assunto”, assicura. Poi chiarisce la posizione del Pd su Fitto: “Non abbiamo mai messo in discussione un portafoglio di peso per l’Italia in quanto Paese fondatore”, chiosa. Lo stallo politico, secondo Schlein l’hanno creato i Popolari che in Parlamento stanno cercando di allargare “strutturalmente” la maggioranza alla destra nazionalista. Fa nomi e cognomi: il problema l’hanno creato “Manfred Weber e Ursula von der Leyen“. Si rivolge proprio alla presidente della Commissione europea, esortandola a “sbloccare questa situazione”. Perché, spiega, “Il problema non è mai stato Fitto e le sue deleghe, questo non l’abbiamo mai detto. Il nodo politico è l’allargamento della maggioranza a destra diversamente da chi ha votato von der Leyen a luglio“.

Intanto, il commissario uscente all’Economia, Paolo Gentiloni, ricorda a tutti che “il mondo non aspetta la Commissione europea” e che difficoltà e problemi vanno superati il prima possibile. Si dice convinto che ci siano le condizioni perché il nuovo esecutivo entri in funzione “come necessario” il primo dicembre. Le sfide sono tante: “Tutti siamo convinti che nel contesto che si è creato anche dopo le elezioni americane avere una Europa unita e salda sia importante e per questo mi auguro che non ci siano ritardi”, sostiene.

Dalla missione di Monaco di Baviera, il vicepremier e vicepresidente del partito Popolare europeo, Antonio Tajani, tratta con il capogruppo del Ppe Manfred Weber e “gli amici della Csu”, l’Unione Cristiano Sociale. “Di fronte alle sfide da affrontare, da migrazioni a competitività, occorre lavorare per soluzioni”, commenta il ministro degli Esteri italiano, ribadendo che è “necessario approvare la nuova Commissione nei tempi previsti”. I leader Ue avranno modo di cercare una soluzione vis-à-vis nei prossimi giorni, ospiti del G20 di Rio de Janeiro, in Brasile, il 18 e 19 novembre.

Usa 2024, Meloni sente Musk: “Amico Elon risorsa importante”. Ma aleggia spettro dazi

Il giorno dopo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane, Giorgia Meloni sente anche “l‘amico Elon Musk” che, dopo essere stato cruciale in campagna elettorale, nell’amministrazione del tycoon dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano. “Sono convinta che il suo impegno e la sua visione potranno rappresentare un’importante risorsa per gli Stati Uniti e per l’Italia, in uno spirito di collaborazione volto ad affrontare le sfide future“, scrive la premier su X, il social del patron di Tesla. La frase fa da commento a una foto in cui i due sorridono e si abbracciano, in una delle visite di Musk a Palazzo Chigi.

Occhi puntati sui dazi ai prodotti italiani per il vicepremier Antonio Tajani, che continua a dirsi sicuro dell’amicizia con gli Stati Uniti: “Il governo italiano e la nuova amministrazione americana sapranno lavorare insieme per proteggere i nostri popoli“, scandisce sulle colonne del Corriere della Sera, mentre è impegnato nel viaggio in Cina con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La partnership tra i due Paesi non cambieranno, garantisce, perché “i rapporti fra Stati Uniti e Italia sono talmente profondi, complessi e importanti che nulla potrebbe indebolirli“. Trump però, ammette il vicepremier, ha vinto la sua sfida con messaggi che “promettono un cambiamento radicale“.

L’incubo dei dazi aleggia, perché con questi l’imprenditore vorrebbe ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti con l’estero, alzandoli del 10% o addirittura del 20. Con la Cina si è parlato anche di dazi del 60% su tutti i loro prodotti. Ma anche per Paesi europei esportatori netti (Germania, Francia, Italia, Olanda) la nuova amministrazione vorrebbe queste penalizzazioni. “Dovremo evitare uno scontro“, chiosa il ministro degli Esteri, che punta al dialogo, perché l’interscambio Ue-Usa nel 2023 ha sfiorato gli 850 miliardi di euro, con un saldo commerciale a favore dell’Europa di 156 miliardi di euro.

La sola Italia ha avuto nel 2023 un saldo positivo di 40 miliardi di euro: “L’export è la vita stessa dell’Italia – ricorda Tajani -. Trump ha sempre dimostrato di guardare con occhio attento all’Italia, già in passato ha fatto scelte diverse per noi rispetto ad altri Paesi“.

L’elezione di Trump è una sfida di “alto profilo” per quanto riguarda la politica industriale e commerciale per l’Europa, fa eco il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, perché prevede “accentuerà quello che ha già fatto Biden nei confronti della Cina“. Se Biden ha aumentato i dazi alle auto elettriche cinesi al 100%, osserva Urso “verosimilmente questo accadrà sempre più in altri settori“, costringendo nel contempo l’Europa a riesaminare da subito la sua politica industriale e commerciale “come a nostro avviso deve fare”.

Da Pechino arriva l’invito di Xi Jinping alla collaborazione e al “rispetto reciproco” e quello, ancora più esplicito, della portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning: “Come questione di principio – avverte -, vorrei ribadire che non ci sarebbero vincitori in una guerra commerciale, che non sarebbe nemmeno positiva per il mondo”.

Meeting Rimini al via da domani al 25/8: energia, acqua e IA tra i temi

Torna, da domani 20 agosto a domenica 25 agosto, il Meeting di Rimini, organizzato come ogni anno da Comunione e Liberazione. Ventitrè padiglioni ospiteranno l’evento, distribuiti su una superficie di circa 120mila metri quadrati, decorati con 1.500 piante, tra le quali 63 betulle alte fino a 4 metri.

Per gli allestimenti, saranno impiegati 7mila mq di legno e 3.580 metri lineari di legno listellare. Sei piazze-giardino arricchiranno gli spazi, mentre gli uffici occuperanno 5mila metri quadrati. Centrale l’attenzione all’ambiente: 250 chili di plastica PET saranno raccolti grazie alla collaborazione tra il Meeting e Coca Cola e sono già stati installati 5 eco-compattatori.

Dall’energia alla tutela dell’acqua, passando per le sfide della transizione ecologica e digitale, sono tanti gli appuntamenti green in programma, che coinvolgeranno esponenti del governo, del mondo universitario, della ricerca, delle imprese.

Domani, 20 agosto, alle 17 si terrà l’appuntamento ‘Come conservare, utilizzare e condividere una risorsa così preziosa come l’acqua?‘, si parlerà della risorsa idrica a 360 gradi, dall’utilizzo personale a quello industriale fino alla gestione del bene, presente in modo non omogeneo sul territorio.

Mercoledì 21 agosto sarà la volta di ‘Social e intelligenza artificiale: non serve lo schermo per crescere smart‘, alle 12. Si parlerà di come la società sia mediata nell’interazione da dispositivi digitali connessi a servizi complessi e opachi, gestiti da imprese globali. Un dialogo tra un informatico, uno psicologo dell’età evolutiva e un esperto di educazione digitale, per far luce sul compito educativo.
Alle 19 si discuterà di solidità dei nodi e mobilità delle reti con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini; Arrigo Giana, amministratore delegato Atm; Marco Piuri, direttore generale Fnm Group; Angelo Sticchi Damiani, presidente Aci; Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato Rfi; Roberto Tomasi, amministratore delegato Autostrade per l’Italia. Si parlerà del collegamento tangibile tra le infrastrutture fisiche (con i suoi nodi e le sue peculiarità morfologiche) e le reti di relazioni locali che compongono le comunità e che costituiscono vere e proprie reti di prossimità, resilienti e solidali.

Giovedì 22 agosto, alle 12, sarà la volta di ‘Made in Italy e filiere produttive‘, con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso; Francesco Maria Chelli, presidente Istat; Andrea Dellabianca, presidente Compagnia delle Opere; Maria Porro, presidente Salone del Mobile; Luigi Sbarra, segretario generale Cisl. Focus sulle filiere composte da grandi aziende capaci di operare globalmente, che a loro volta coinvolgono piccole e medie imprese locali con elevate capacità produttive: un sistema combinato che favorisce lo sviluppo del Made in Italy. Ma l’attuale tendenza a coinvolgere produzioni estere poco controllate mette a rischio le condizioni di lavoro. Lo sviluppo sul territorio italiano permetterebbe un maggiore controllo della filiera e una qualità superiore, sebbene a costi più elevati. Nel panel si parlerà quindi dell’importanza di identificare ciò che rende il Made in Italy di qualità e di sanzionare chi non rispetta le regole del lavoro.
Alle 13, al centro dei lavori ci sarà ‘La sicurezza energetica del Mediterraneo‘, con Mario Antonio Scino, capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica; Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del dipartimento sviluppo economico della Regione Puglia; Marco Bernardi, presidente Illumia; Fabrizio Iaccarino, responsabile Affari istituzionali Italia Enel; Gaetano Mazzitelli, Chief Commercial & Regulatory Officer di Snam; Carla Napolitano, responsabile Innovazione all’interno della Direzione Strategia, Digitale e Sostenibilità Gruppo Terna. Sul tavolo, il problema di resilienza dell’attuale sistema energetico dovuto alle scosse geopolitiche. In questo contesto, il ruolo dell’Italia risulta potenzialmente decisivo soprattutto in chiave europea, con l’obbiettivo dell’attuale esecutivo di rendere l’Italia l’hub energetico del Mediterraneo. Questi shock si sono inseriti all’interno di un faticoso percorso di transizione, in cui da un lato sarà necessario il ruolo del gas come bridge fuel, ma dall’altro sarà prevedibile aspettarsi un’impennata della domanda per le materie prime necessarie affinché gli obiettivi ambientali possano essere conseguiti. In questo senso, solo gli Stati in grado di agganciarsi alla nuova catena di approvvigionamento per la transizione saranno quelli destinati a subire minori costi, altri, al contrario, rimarranno indietro e ne pagheranno ben più elevati.
Alle 15, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sarà sul palco con mons. Vincenzo Paglia, presidente Pontificia Accademia per la Vita e Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS per il tavolo ‘Percorsi di pace‘: un confronto su questioni cruciali legate alla pace e alla cooperazione internazionale, con l’obiettivo di promuovere una maggiore comprensione reciproca e di individuare azioni concrete per costruire un mondo più sicuro e solidale. Dal Meeting verrà lanciato un messaggio al mondo intero: un messaggio di amicizia fra i popoli, essenziale oggi più che mai.
Nello stesso giorno, alle 17, si tornerà a parlare di IA nel panel ‘Strumento o limite per la libertà?‘ con Paolo Benanti, docente Pontificia Università Gregoriana di Roma, esperto di bioetica, etica delle tecnologie e human adaptation, membro del New Artificial Intelligence Advisory Board dell’Onu, presidente commissione per l’Intelligenza Artificiale; Mario Rasetti, professore Emerito di Fisica Teorica del Politecnico di Torino e presidente del Scientific Board di Centai; Luca Tagliaretti, direttore esecutivo del Centro europeo di competenza sulla cyber-sicurezza. Ci si chiederà se l’Intelligenza artificiale cambierà il mondo e se lo cambierà in meglio o in peggio. Lo stesso Papa Francesco ha dedicato al tema dell’Ia il suo messaggio per la pace di quest’anno e ha ripetuto il suo pensiero davanti ai capi di stato del G7 in Puglia. Come ogni novità prodotta dall’ingegno umano anche l’IA può essere un fattore di crescita e sviluppo ma, allo stesso tempo, come ogni occasione in cui la potenza dell’uomo cresce, occorre che cresca proporzionalmente la sua responsabilità.

Venerdì 23 agosto, alle 13, salirà sul palco della Sala Conai il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, per il panel ‘Qual è l’essenziale nella sostenibilità?‘. Con lui, Stefano Berni, direttore Generale Consorzio di Tutela del Grana Padano; Igor Boccardo, amministratore delegato Leone Alato Gruppo Generali; Fabrizio Gavelli, presidente e amministratore delegato Danone Italia. L’ambito di analisi sarà quello del settore agroalimentare e dell’equilibrio tra innovazione e tradizione. Dirigenti di imprese da sempre impegnate nella sostenibilità come Danone, Leone Alato e Grana Padano, insieme al Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle Foreste discuteranno di come promuovere pratiche che preservino la biodiversità, riducano l’impatto ambientale e garantiscano il benessere delle comunità locali. La collaborazione tra industria, agricoltura e istituzioni è cruciale per un futuro alimentare responsabile e rigenerativo.
Alla stessa ora, nell’Auditorium Isybank, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, parteciperà all’incontro ‘Il primo capitale dell’impresa è la persona’. Con lui sul palco Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo; Elena Bonetti, deputata al Parlamento Italiano, Azione; Andrea Gnassi, deputato al Parlamento Italiano, PD; Maurizio Lupi, presidente Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà; Marco Osnato, presidente VI Commissione Finanze Camera dei Deputati, FdI. Mentre l’investimento in macchinari può essere ammortizzato, formare i lavoratori è un onere solo delle imprese. L’Intergruppo sta introducendo novità legislative che permettano di superare questo gap rendendo più attuale anche in Italia la formazione continua.
Alle 15 si tornerà a parlare di energia nel panel ‘Transizione: costi e competitività‘, con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin; Ignazio Capuano, presidente Conai; Francesco Gattei, Chief Financial Officer (CFO) Eni; Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura; Maximo Ibarra, amministratore delegato Engineering; Fabrizio Palermo, amministratore delegato Acea; Roberto Sancinelli, presidente Montello spa. Si parlerà di come fornire soluzioni al cambiamento climatico e rispondere adeguatamente a un contesto macroeconomico sfavorevole. Si tratterà di comprendere quale sia il prezzo sociale che si è disposti a pagare per limitare l’aumento della temperatura del pianeta entro 1,5°C. La direzione di questo cammino, che non può non partire dall’industria energetica, dipende dalla spinta impressa da governi e decisori pubblici nel trovare soluzioni capaci di conciliare tutte le esigenze in campo.
Alle 17 sarà la volta di Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia, che discuterà con Lorenza Violini, professoressa di Diritto costituzionale di Milano di ‘Europa: tra crescita e incertezze’: di come in altri termini il tramonto della globalizzazione e le crescenti incertezze richiedano un ripensamento profondo del modello di crescita e dell’assetto istituzionale dell’Unione Europea. Le recenti emergenze hanno spinto le istituzioni europee a intraprendere numerosi interventi di politica economica, dimostrando quanto sia fondamentale l’interdipendenza tra la dimensione politica, economica ed istituzionale per lo sviluppo dell’Europa intera.

Sabato 24 agosto, alle 13, si terrà ‘Cantiere Europa‘, panel con Carlo Fidanza, capo delegazione FdI del Gruppo ECR; Pina Picierno, vicepresidente Parlamento europeo; Massimiliano Salini, vicepresidente del Gruppo PPE; Antonella Sberna, vicepresidente Parlamento europeo. Sarà un’occasione di confronto e dialogo in cui approfondire le linee culturali, sociali ed economiche del futuro dell’Unione europea. Tra i temi, le sfide dell’intelligenza artificiale e i nuovi equilibri internazionali.
Sempre alle 13, ci sarà ‘Mobilità e Reti‘ con Alfredo Maria Becchetti, presidente Infratel; Galeazzo Bignami, viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti; Pierluigi Di Palma, Presidente ENAC. Si farà il punto sul nesso tra infrastrutture e trasporti attraverso l’esperienza di grandi player del settore.

Domenica 25 agosto, alle 17, si parlerà di ‘Mercato unico, euro e Pnrr‘ con Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei; Piero Cipollone, membro comitato esecutivo Banca Centrale Europea; Enrico Letta, estensore del Rapporto strategico sul Mercato unico europeo. Le elezioni europee sono alle spalle ma le domande sul futuro dell’Europa e dell’Italia sono tutte aperte: al centro del dibattito lo sviluppo economico caratterizzato dal mercato unico, dall’euro governato dalla banca Centrale europea e dal grande piano di investimento del Next generation.