‘Un’Europa, un mercato’: i leader Ue accelerano sulla competitività

(Photo credit: Palazzo Chigi)

Serve fare di più, aumentare gli investimenti, semplificare, ridurre la burocrazia e i costi dell’energia, per un’Europa più competitiva e capace di affrontare la concorrenza “sleale”, i dazi imposti dagli Usa e il nuovo ordine globale. Al castello di Alden Biesen, in Belgio, i leader dei 27 Paesi dell’Unione europea si sono seduti attorno a un tavolo, guidati da Mario Draghi ed Enrico Letta, pronti a definire un’agenda comune di interventi o, almeno, a provarci.

Il quadro di partenza non è dei migliori. Proprio l’ex premier Draghi, che a settembre 2024 aveva presentato il suo Rapporto sulla competitività, ai leader ha ricordato “il deterioramento del panorama economico” dopo la presentazione della sua relazione e “l’urgenza di affrontare tutte le questioni sollevate in quella sede”. Sul piatto i dossier più caldi: la necessità di ridurre le barriere nel Mercato Unico, la frammentazione dei mercati azionari e gli sforzi per mobilitare i risparmi europei, il costo dell’energia, la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori. E, ancora, “la possibilità di cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente in alcuni di questi argomenti, se necessario, come previsto dai trattati”. Una nuova ‘strigliata’ che sottolinea “l’urgenza” di agire.

Al vertice l’Italia è arrivata a braccetto con Berlino. Il motore italo-tedesco c’è, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine del prevertice del mattino, ma non è “contro qualcuno”. Ecco allora che il presidente francese, Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono presentati insieme davanti alla stampa, come a voler fugare ogni dubbio sulla tenuta dei rapporti tra le due maggiori economie dell’Ue. “Siamo quasi sempre d’accordo“, ha ricordato Merz.

E al termine della giornata sono la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, a riassumere decisioni, progetti e volontà. “Vorrei essere chiaro: nel 2026 l’Europa manterrà le promesse. Lo abbiamo fatto l’anno scorso in materia di difesa. Lo faremo quest’anno in materia di competitività”, ha detto Costa.

L’ambizione è ‘One Europe, one market’ “e vogliamo raggiungerlo entro la fine del 2027”, ha ricordato von der Leyen, che al prossimo Consiglio europeo di marzo presenterà una tabella di marcia che mostrerà “in modo molto dettagliato: cosa faremo, le tempistiche, gli obiettivi e un chiaro limite di tempo anche per la realizzazione. L’ambizione è che questo documento sia approvato e concordato non solo dalla Commissione, ma anche dai due colegislatori, ovvero il Consiglio europeo e il Parlamento”.

La prossima tappa è proprio il Consiglio di marzo, al quale i 27 dovranno arrivare con una scelta ben precisa, cioè la definizione dei settori di ‘preferenza’. sulla base di “una solida analisi economica”, ha detto von der Leyen. L’obiettivo è quello di avere dei “campioni europei” e di rafforzare la produzione e le imprese del Vecchio Continente. Ed ecco perché, entro aprile, saranno presentate “le linee guida sulle fusioni” che saranno seguite “dalla consultazione con gli Stati membri”.

La roadmap delineata dai vertici Ue prevede anche di portare a termine entro giugno “la fase 1 dell’Unione del Risparmio e degli Investimenti, che comprende l’integrazione del mercato, la vigilanza e la cartolarizzazione, entro giugno”. Se entro tale data non ci saranno progressi sufficienti, “valuteremo l’introduzione di una cooperazione rafforzata”, ha spiegato von der Leyen. “Il punto fondamentale è che dobbiamo passare da 27 a 1. L’unica risposta efficace a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è passare a un mercato unico”, ha commentato Enrico Letta al termine del vertice.

Prima del prossimo vertice dei leader, la Commissione intende inoltre presentare l’Industrial Accellerator Act’, il progetto di legge europea per permettere la creazione di imprese in tempi più rapidi, con regole uguali ovunque e riconosciute in ogni Stato membro dell’Ue. Sempre prima del 19 marzo “presenteremo il 28esimo regime”, il quadro normativo per poter fare impresa in modo digitale, ha detto la presidente von der Leyen.

Appello dell’Acea ai leader Ue: “Invertire declino per garantire un futuro all’automotive”

“Invertire il declino della produzione di veicoli in Europa”, “rafforzare la resilienza e gestire le dipendenze critiche” e “perseguire un percorso di decarbonizzazione pragmatico”. Sono le richieste presentate da Ola Källenius, presidente dell’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) e ceo di Mercedes-Benz, in una lettera ai leader Ue. I produttori europei, si legge nel testo, “possono avere successo realizzando prodotti che i clienti scelgono perché sono superiori. Ma l’eccellenza del prodotto da sola non sarà sufficiente. Il nostro successo dipenderà da una regolamentazione pragmatica, da mercati aperti, da nuove infrastrutture e dalla domanda di mercato, nonché da una solida strategia industriale a sostegno della produzione in Europa”.

Il Vecchio Continente, “è messo alla prova da forze che stanno ridefinendo il commercio, la sicurezza, l’energia e la tecnologia. Il nostro settore automobilistico è quello più duramente colpito. In questo momento, l’Acea e ogni singolo membro della nostra associazione sono pronti a collaborare con i responsabili politici e i partner lungo tutta la catena del valore per investire, innovare e garantire il futuro industriale dell’Europa per i prossimi 140 anni”.

Per l’Acea, la strada del settore è resa difficoltosa da una serie di elementi, dalla concorrenza globale che “si è intensificata” alle catene di approvvigionamento che sono “diventate più fragili”. Ma non solo: “il protezionismo è in aumento, mentre il libero scambio viene messo in discussione. La nuova situazione geopolitica richiede una strategia diversa”. L’innovazione, la resilienza della catena del valore e, soprattutto, la crescita economica “devono essere le priorità assolute”.

Tre le proposte ribadite dall’associazione. La prima è quella di allargare il mercato dell’Ue, nonostante “la sensibilità politica” di alcuni Stati di fronte ad accordi come quello con i Paesi del Mercosur. “Chiediamo ai membri del Parlamento europeo di dare il loro consenso al Mercosur a beneficio dei settori industriali europei e dell’economia in generale”, è l’appello dell’Acea.

Il secondo obiettivo è relativo a una “decarbonizzazione pragmatica”, che ponga sullo stesso piano sviluppo dell’economia e ambizioni climatiche. L’associazione europea dei costruttori torna a chiedere all’Europa “un emendamento mirato che conceda flessibilità ai produttori di autocarri per generare più crediti di emissione e facilitare il rispetto degli obiettivi del 2030”. In terzo luogo, “dobbiamo invertire il calo della produzione di veicoli in Europa, che è essenziale per l’intero ecosistema automobilistico, nonché per l’occupazione, gli investimenti e il mantenimento di competenze critiche nel nostro continente”. Ed è qui che possono giocare un ruolo importante “incentivi intelligenti per accelerare il rinnovo del parco auto, mirati ai veicoli più vecchi e con le emissioni più elevate”, cioè il modo “più rapido per stimolare la domanda, aumentare l’utilizzo degli impianti e ridurre le emissioni”.

Ue, 50 aziende e associazioni a Connact Annual Meeting. Fitto: “Status quo non è un’opzione”

Durante la seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di networking, il sistema Paese italiano ha incontrato a Bruxelles i decisori europei per discutere i grandi temi del futuro, dai fondi per la Pac agli investimenti in difesa, dai diritti umani alla competitività tecnologica.

Quasi 50 tra aziende, associazioni e organizzazioni del terzo settore, che insieme rappresentano il 44% del Pil italiano, si sono confrontate con esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali su 13 tavoli – agroalimentare, economia circolare, difesa, democrazia e diritti, energia, finanza, food, industria e mercati, media, logistica, tecnologia, farmaceutico, ricerca e innovazione – che riassumono le priorità dell’agenda europea.

Si è concentrato sull’importanza di momenti di incontro e scambio fra sistema produttivo e politica l’intervento di Antonella Sberna, vice presidente del Parlamento Europeo: “Oltre mille persone dentro una sala significa che l’alleanza tra istituzioni, imprese e cittadini esiste. Ora siamo nel pieno della legislatura, stiamo lavorando sui bilanci ma soprattutto su come vogliamo cambiare questa Europa. Tutti i parlamentari presenti possono avere visioni diverse, sfaccettature diverse, ma questo ci unisce. L’Europa in questo momento sta affrontando la sfida più difficile, collegare la concretezza con la realtà e la visione per dare un domani al nostro sistema economico”.

Da Pina Picierno, vice presidente del Parlamento Europeo, è arrivato invece un bilancio sul primo anno e mezzo di legislatura: “Abbiamo affrontato davvero cambiamenti epocali e se la scorsa legislatura è stata segnata dalla crisi pandemica e dalla reazione efficace che l’UE è riuscita a offrire ai cittadini, la legislatura in corso è segnata da conflitti che stanno minando tutte le nostre certezze consolidate. I rapporti atlantici sono in crisi come mai prima d’ora, abbiamo il riaffacciarsi di pratiche protezionistiche. Quello che abbiamo di fronte non è un quadro di prosperità e di crescita. Noi dobbiamo essere consapevoli di quello che va fatto per reagire. Non abbiamo di fronte una crisi as usual, perché non usuali dovranno essere le scelte e le decisioni. Non abbiamo bisogno di dichiarazioni di intenti. Per ciascuno degli aspetti di cui si è discusso è necessario già da domani fare qualcosa”.

Le grandi sfide che attendono l’Ue sono state al centro del videomessaggio di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea: “Viviamo in un mondo in continua e profonda trasformazione, soprattutto sempre più rapida. Solo un anno fa, in queste stesse settimane, il quadro globale appariva diverso. Alcune dinamiche che oggi incidono profondamente sugli equilibri economici e geopolitici non si erano ancora manifestate con la stessa intensità. Il Presidente degli Stati Uniti si era appena insediato, si iniziava a parlare di dazi. L’Unione Europea si è trovata ad operare in un contesto profondamente cambiato e in costante mutamento. Conflitti armati alle nostre porte, tensioni commerciali crescenti, una competizione globale sempre più intensa. Uno scenario che ci ha imposto di rivedere priorità, strumenti e modalità di intervento. L’Europa ha dovuto rafforzare il proprio impegno sulla sicurezza e sulla difesa, ma soprattutto sulla competitività del proprio sistema economico e produttivo. Ed è stato chiaro fin dall’inizio di questa commissione, che lo status quo non fosse un’opzione. Era necessario adattarsi al nuovo contesto, rispondere a priorità emergenti e soprattutto cambiare metodo. Per questo i nostri sforzi si sono concentrati su due parole chiave, semplificazione e flessibilità. Semplificazione per rendere il mercato interno più competitivo, flessibilità per utilizzare le risorse in modo più efficiente ed efficace”.

Sulle strategie per rendere sempre più competitivo il nostro Paese, invece, Vincenzo Celeste, Rappresentante permanente dell’Italia presso l’UE, ha detto: “L’80% delle attività qui a Bruxelles, se non di più, riguardano l’interesse di tutti noi, al di là delle posizioni politiche. È fondamentale l’ascolto del nostro sistema imprenditoriale per noi che poi partecipiamo alla redazione degli atti legislativi. Si è parlato di sfide, la prima più grande è sicuramente quella della competitività: siamo in una fase di grandi sfide per l’UE e sicuramente in un mondo in cui il sistema delle regole viene messo in discussione è fondamentale un ripensamento dell’approccio dell’UE. Il 12 febbraio ci sarà un incontro tra i capi di Stato a Liegi, dove si discuterà della competitività. L’italia ci arriva con le idee chiare, forte di una valutazione finanziaria sempre più solida e stabilità politica che ha creato le condizioni di nuova centralità e peso specifico all’interno dell’UE. Abbiamo bisogno di più semplificazione normativa che significa eliminare regole inutili ma significa anche un approccio diverso al modo di scrivere quelle nuove. Dobbiamo arrivare a una semplicità by design. Abbiamo bisogno di innovazione e di una rivitalizzazione delle industrie tradizionali energivore maggiormente toccate dalla crisi. Il settore dell’automotive è una cartina tornasole fondamentale. Dobbiamo ridurre le dipendenze strategiche”.

L’Ambasciatrice d’Italia in Belgio, Federica Favi, ha ricordato l’impegno e la disponibilità dell’ambasciata nel favorire momenti di condivisione: “Il sistema paese funziona a Bruxelles e può contribuire al grande progetto europeo: ci si parla, ci si confronta a tutti i livelli con idee diverse”.

E ha concluso Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. “In un momento di sfide senza precedenti dal dopoguerra è necessario rafforzare la nostra Unione, come chiedono l’89% dei cittadini europei. La via per farlo è investire di più sulla nostra autonomia strategica per difendere le nostre democrazie e la nostra libertà. Il dialogo tra decisori europei e imprese promosso da Connact e dal Parlamento europeo in Italia è la chiave per costruire un’Unione competitiva, innovativa, con una forte base industriale e che sappia attirare investimenti. Il successo dell’iniziativa, testimoniato dalla grande partecipazione di rappresentanti di imprese, parlamentari europei e alti funzionari, testimonia quanto questo dialogo sia utile e prezioso”.

L’incontro ha rappresentato un’occasione per consolidare la presenza italiana a Bruxelles e per rafforzare il dialogo con le istituzioni, stimolando una collaborazione attiva e proattiva, fondamentale per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità emergenti.

Connact Annual Meeting è organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia. Con il patrocinio di: AGID, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI, ENEA, Consiglio Nazionale delle Ricerche, APRE, Camera di Commercio Belgo – Italiana, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Regione Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Calabria, Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Liguria, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Piemonte, Regione Toscana, Regione Umbria.

L’evento è promosso da A2A, Assonime, Autostrade per l’Italia, Barilla, Bracco, Centromarca, Gruppo Chiesi, CIA Agricoltori Italiani, CONAI, Confartigianato, Confcooperative, Confetra, Consiglio Nazionale del Notariato, Edison, ELT Group, Enel, Eni, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, Federcasse, FederlegnoArredo, Federvini, Gruppo Ferrero, FiberCop, Fincantieri, Generali, Gruppo FS, Intesa Sanpaolo, INWIT, IP Gruppo api, ITA Airways, Leonardo, Menarini Group, MFE – Media for Europe, Open Fiber, Pirelli & C., Snam, Terna, TIM, WindTre. Partner Scientifici: APRE, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBBA, ISPA, STEMS), ENEA, IAI Istituto Affari Internazionali, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Politecnico di Milano. Tra i relatori anche AGCOM, ASVIS, Intersos, AVSI, Save the children Italia, UNHCR.

Agence Europe, ANSA, Eunews, Gea Agency, HuffPost, L’Infografica, Radio Radicale, TGcom24, Vatican News sono media partner dell’iniziativa.

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Torna a Bruxelles Connact Annual Meeting: confronto tra 50 imprese e associazioni

Quasi 50 fra grandi aziende italiane e associazioni, centri di ricerca e realtà del terzo settore che insieme rappresentano il 44% del Pil italiano, saranno a Bruxelles oggi 4 febbraio per la seconda edizione dell’Annual Meeting di Connact, la piattaforma di eventi che favorisce il confronto tra soggetti privati e istituzioni attraverso momenti di incontro e networking. Con oltre 1000 miliardi di ricavi, una rappresentanza di 1,7 milioni imprese, cioè il 33,1% di tutte le aziende italiane, e 5,8 milioni di dipendenti, che rappresentano il 30% del totale di quelli italiani, le aziende, le associazioni e le organizzazioni protagoniste dell’evento incontreranno parlamentari, esponenti delle istituzioni europee, nazionali e regionali per confrontarsi sulle priorità che il Sistema Italia porrà al centro dell’agenda europea.

La nuova edizione dell’Annual Meeting dal titolo ‘Il Sistema Italia e le priorità dell’Unione europea’ – dalle ore 17 presso The Square, Mont des Arts/Kunstberg B-1000 Bruxelles – nasce proprio dalla necessità di incentivare l’incontro e il confronto tra sistema produttivo e decisori. L’incontro rappresenterà un’occasione per consolidare la presenza italiana a Bruxelles e per rafforzare il dialogo con le istituzioni europee. L’evento ha l’obiettivo di stimolare una collaborazione attiva e proattiva, fondamentale per affrontare le sfide future e cogliere le opportunità emergenti. Prevista la partecipazione anche di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Federica Favi, Ambasciatore d’Italia in Belgio e Vincenzo Celeste, Rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, insieme a Carlo Corazza, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

Saranno 13 i tavoli tematici sui quali aziende, associazioni e organizzazioni si confronteranno con gli esponenti istituzionali. Con “Agri” si metterà al centro la riforma della PAC e le conseguenze per il mondo agricolo, europeo e italiano, mentre “Circular economy” sarà dedicato alle politiche e agli investimenti per accelerare l’economia circolare europea. Il tema della cooperazione industriale e del ruolo dell’industria italiana nel rafforzamento della difesa europea sarà invece discusso in “Defence & Security”, mentre “Democracy & Right” verterà sull’azione dell’Unione Europea tra crisi, migrazioni e tensioni internazionali.

“Finance & Insurance” sarà l’occasione per un focus su riforme e strumenti per convogliare il risparmio verso investimenti produttivi in Europa. La nuova agenda Ue sull’agroalimentare, tra sicurezza, tracciabilità e competitività sarà affrontata in “Food”. “Industry & Market” risponderà alla domanda: “quali sono e come agiscono gli strumenti Ue per l’innovazione e la resilienza produttiva?”.

“Media” sarà il tavolo nel quale saranno discussi il Media Freedom Act e l’AI Act e Digital Market Act per tutelare stampa, pluralismo e sviluppo del settore culturale. Si parlerà anche di trasporti sostenibili, decarbonizzazione, ammodernamento e sinergie tra politiche industriali per superare la crisi del settore automotive in “Mobility & Logistics”, mentre “Net & Tech” sarà dedicato al grande tema della sovranità tecnologica, della sicurezza e dell’autonomia strategica attraverso l’implementazione di infrastrutture e servizi TLC. Il ruolo chiave del farmaceutico e il supporto dell’ UE tra innovazione e autonomia sarà il centro del tavolo “Pharma and Medical Devices”. Infine “Research & Innovation” sarà dedicato alla politica europea su R&I tra sviluppo e sostegno ai ricercatori, imprese e innovatori.

Connact Annual Meeting è un evento organizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia. Con il patrocinio: AGID, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ANCI, ENEA, Consiglio Nazionale delle Ricerche, APRE, Camera di Commercio Belgo – Italiana, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Regione Basilicata, Provincia autonoma di Bolzano, Regione Calabria, Regione Emilia Romagna, Regione Lazio, Regione Liguria, Regione Lombardia, Regione Molise, Regione Piemonte, Regione Toscana, Regione Umbria.

L’evento è promosso da A2A, Assonime, Autostrade per l’Italia, Barilla, Bracco, Centromarca, Gruppo Chiesi, CIA Agricoltori Italiani, CONAI, Confartigianato, Confcooperative, Confetra, Consiglio Nazionale del Notariato, Edison, ELT Group, Enel, Eni, Fastweb+Vodafone, Federalimentare, Federcasse, FLA FederlegnoArredo, Federvini, Gruppo Ferrero, FiberCop, Fincantieri, Generali, Gruppo FS, Intesa San Paolo, INWIT, IP Gruppo api, ITA Airways, Leonardo, Menarini Group, MFE – Media for Europe, Open Fiber, Pirelli & C., Snam, Terna, TIM, WindTre. Partner Scientifici: APRE, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBBA, ISPA, STEMS), ENEA, IAI Istituto Affari Internazionali, Centro studi delle camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, Politecnico di Milano. Tra i relatori anche AGCOM, ASVIS, Intersos, AVSI, Save the children Italia, UNHCR.

Agence Europe, ANSA, Eunews, Gea Agency, Huffington post, L’Infografica, Radio Radicale, TGcom24, Vatican News sono media partner dell’iniziativa.

Tavolo auto, Urso: Servono subito cambiamenti. Stellantis conferma piani, allarme sindacati

Il 2026 si apre nel segno dell’urgenza per l’industria dell’auto italiana. Il tavolo nazionale convocato al Mimit dal ministro Adolfo Urso si è concluso con un chiaro messaggio rivolto a Bruxelles: “Servono cambiamenti radicali, non maquillage”.

Il governo ha presentato la nuova programmazione del Fondo Automotive fino al 2030, che mette sul piatto circa 1,6 miliardi di euro, destinando il 75% delle risorse al sostegno dell’offerta e della ricerca. L’obiettivo è superare il meccanismo delle “supermulte” europee e promuovere una piena neutralità tecnologica che includa biocombustibili e incentivi al retrofit.

Durante il confronto Stellantis – che il prossimo 21 maggio presenterà in Michigan il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, – ha cercato di rassicurare gli stakeholder confermando l’impegno per l’Italia con 7 miliardi di euro di acquisti dalla filiera nazionale. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe, ha prospettato un’inversione di tendenza produttiva proprio a partire dal 2026. Melfi è il polo della ripartenza, qui nelle prossime settimane riprenderà il secondo turno per la Jeep Compass. Nel 2026 debutteranno i nuovi modelli DS e Lancia Gamma (elettrici e ibridi), con un ulteriore modello previsto entro il 2028. Mirafiori invece ha chiuso il 2025 con un +28% di produzione, trainato dalla nuova Fiat 500 ibrida, confermandosi asset strategico. Ad Atessa torna parzialmente il terzo turno, garantendo 200 veicoli in più al giorno e lo sviluppo di una nuova generazione di veicoli commerciali leggeri (LCV). A Termoli, confermata la produzione di cambi e-DCT e investimenti sui motori GSE adattati alla normativa Euro 7 per garantirne l’operatività oltre il 2030. A Cassino arriverà la nuova Maserati Grecale, mentre a Modena è tornata la produzione di GranCabrio e GranTurismo per rilanciare il tridente nel segmento lusso. Confermati a Pomigliano i tre modelli già annunciati nel piano del 2024.

I prossimi mesi, ricorda Cappellano, “saranno cruciali per modificare e migliorare Il nuovo pacchetto di misure per il settore dell’automotive presentato dalla Commissione a dicembre. Servono condizioni di competitività e regole che assicurino un futuro per il settore e scongiurino una crisi del settore che rischia di essere irreversibile”. L’auspicio, dice, è che “tutti i partecipanti al tavolo possano offrire un contributo con le proprie forze”, perché “questa sfida non riguarda solo Stellantis ma l’intero comparto automotive, al cui sviluppo abbiamo la responsabilità ed il dovere di contribuire”.

Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima tra i rappresentanti dei lavoratori resta teso. Ferdinando Uliano (Fim-Cisl) ha lanciato l’allarme sui volumi: “Siamo passati da 750mila a 300mila veicoli. L’azione del governo non ha funzionato e la situazione è di pura emergenza”. Uliano chiede che l’Europa deroghi al debito per gli investimenti industriali, similmente a quanto fatto per il settore militare. Ancora più critico Michele De Palma (Fiom-Cgil), che parla di un processo di “autodistruzione” del sistema: “Siamo sotto le 300mila vetture contro il milione promesso. Serve un intervento della Presidenza del Consiglio perché il dossier coinvolge anche Lavoro e Mef”. Secondo la Fiom, sono 10.000 i posti di lavoro a rischio nella sola componentistica. Anche Rocco Palombella (Uilm) boccia il 2025 come “anno orribile” e definisce i fondi governativi (1,6 miliardi in 5 anni) come “quasi nulli” se diluiti nel tempo, invocando un piano industriale vero prima che venga presentato a Detroit.

In chiusura le associazioni di categoria. Motus-E ha chiesto di superare le ideologie, puntando su una fiscalità agevolata per le flotte aziendali così da alimentare il mercato dell’usato elettrico. Sul fronte dei carburanti alternativi, Assogasliquidi-Federchimica ha accolto con favore i 21 milioni per il retrofit a gas, ribadendo l’importanza di Gpl e Gnl per una transizione che sia anche socialmente ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

Ue, Bei: Nel 2025 quadruplicati a 4 miliardi i fondi per la difesa

Record di 11,6 miliardi di euro dedicati alle reti europee; un terzo degli investimenti totali per la transizione energetica; risorse quadruplicate per la difesa. Sono i dati della relazione sui risultati annuali del gruppo Banca europea per gli investimenti (Bei) per il 2025 da cui emerge che è stato rispettato l’obiettivo di mantenere il 60% di finanziamenti in sostenibilità e che alla difesa sono andati quattro miliardi di euro: pari al 5% delle attività annuali del Gruppo Bei nell’Ue e a quattro volte le risorse messe in campo nel 2024. Questo è da ricondurre anche al fatto che, a metà dell’anno scorso, la Banca europea per gli investimenti aveva deciso di espandere il proprio raggio d’azione nel comparto grazie ad un aumento complessivo di spesa fino a 100 miliardi di euro. Al di là di ciò “abbiamo fatto meglio del previsto, avendo già raggiunto lo scorso anno l’obiettivo che ci eravamo prefissati per il 2026”, ha sottolineato la presidente della Bei, Nadia Calviño. Che si è detta “fiduciosa di poterlo confermare anche alla fine di quest’anno” dal momento che “non c’è dubbio che l’Unione europea debba accrescere la propria capacità di difesa”.

Dai dati della relazione emerge che quasi il 60% dei finanziamenti totali del Gruppo Bei nel 2025 è stato destinato a progetti verdi, dalle grandi reti e interconnessioni energetiche alla realizzazione di sistemi di stoccaggio e di energie rinnovabili, alle tecnologie pulite per la decarbonizzazione dell’industria pesante, nonché agli investimenti per l’adattamento, come le infrastrutture idriche, rafforzando la resilienza delle economie e delle società ai cambiamenti climatici e al loro impatto. Un importo “record” di 11,6 miliardi di euro è stato destinato a progetti di reti e stoccaggio, a sostegno della sicurezza dell’approvvigionamento elettrico. E si stima che il finanziamento firmato lo scorso anno contribuirà alla costruzione o all’ammodernamento di 56 mila km di linee elettriche, dall’interconnessione storica del Golfo di Biscaglia tra la Penisola Iberica e la Francia, passando per un cavo sottomarino che collega due regioni dell’Italia centrale, fino alle reti locali e alle infrastrutture elettriche municipali in Germania. I finanziamenti del Gruppo Bei hanno sostenuto un quinto di tutta la nuova capacità solare installata, un progetto eolico onshore su tre, e la stragrande maggioranza di tutti i progetti eolici offshore nel 2025.

Nel campo della salute, dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie, l’anno scorso si è avuto il lancio di TechEU, “il più grande programma di finanziamento per l’innovazione di sempre”, con cui il Gruppo Bei prevede di mobilitare almeno 250 miliardi di euro di investimenti entro il 2027, puntando a trattenere in Europa le idee, le aziende e le tecnologie. I calcoli prevedono che i finanziamenti erogati solo lo scorso anno mobiliteranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti, dalle reti 6G basate sull’intelligenza artificiale alla produzione di semiconduttori. Mentre, in qualità di finanziatore fondamentale dell’innovazione, il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), la filiale della Bei dedicata al finanziamento del rischio, ha erogato quasi 16 miliardi di euro in garanzie e finanziamenti azionari per piccole imprese e startup in tutta l’Ue.

Infine, il Piano per un’edilizia abitativa accessibile e sostenibile del Gruppo Bei, lanciato nel 2025 insieme alla Commissione europea, ha portato i finanziamenti per l’innovazione, le ristrutturazioni e le nuove costruzioni a oltre 5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 50% su base annua, con un ulteriore incremento previsto per il 2026. Mentre i finanziamenti per l’agricoltura e la bioeconomia hanno raggiunto la cifra record di quasi 8 miliardi di euro e quelli per l’Ucraina hanno toccato “un nuovo record e ora superano i 4 miliardi di euro dall’inizio dell’invasione russa, con un nuovo progetto firmato o inaugurato ogni due settimane, da scuole, ospedali e strutture comunitarie al teleriscaldamento e alla fornitura di energia elettrica”.

Si parlerà anche di questi temi nell’edizione 2026 di Connact Annual Meetingorganizzato dalla Fondazione Articolo 49 con l’Ufficio di Collegamento del Parlamento europeo in Italia, che si svolgerà a Bruxelles il 4 febbraio.

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Ue-India, c’è l’accordo di libero scambio. Von der Leyen: “E’ un segnale al mondo”

L’Unione europea e l’India hanno concluso i negoziati per un accordo di libero scambio (Als). Bruxelles lo definisce “storico, ambizioso e commercialmente significativo, il più grande accordo di questo tipo mai concluso da entrambe le parti”. L’intesa, infatti, “rafforzerà i legami economici e politici tra la seconda e la quarta economia mondiale, in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche globali, evidenziando il loro impegno comune per l’apertura economica e il commercio basato su regole”, aggiunge Palazzo Berlaymont.

L’Ue e l’India scambiano già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di euro all’anno, sostenendo quasi 800 mila posti di lavoro nell’Ue. Si prevede che questo accordo raddoppierà le esportazioni di merci dell’Ue verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo i dazi doganali sul valore del 96,6% delle esportazioni di merci dell’Ue verso l’India. Complessivamente, le riduzioni tariffarie consentiranno di risparmiare circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europei.

In base all’accordo, l’India concederà all’Ue riduzioni tariffarie “che nessun altro suo partner commerciale ha ricevuto”. Ad esempio, i dazi sulle auto stanno gradualmente scendendo dal 110% a un minimo del 10%, mentre saranno completamente aboliti per i ricambi auto dopo cinque-dieci anni. Saranno inoltre in gran parte eliminati i dazi doganali che arrivano fino al 44% sui macchinari, al 22% sui prodotti chimici e all’11% sui prodotti farmaceutici.

“L’Europa e l’India – ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen – stanno scrivendo la storia oggi, approfondendo il partenariato tra le più grandi democrazie del mondo. Abbiamo concluso la madre di tutti gli accordi. Abbiamo creato una zona di libero scambio di due miliardi di persone, da cui entrambe le parti trarranno beneficio. Questo è solo l’inizio. Rafforzeremo ulteriormente la nostra relazione strategica”. “Abbiamo inviato un segnale al mondo – ha aggiunto – che la cooperazione basata su regole produce ancora grandi risultati. E, soprattutto, questo è solo l’inizio: costruiremo su questo successo e rafforzeremo ulteriormente le nostre relazioni”.

Per quanto riguarda il settore agricolo, l’accordo elimina o riduce i dazi (in media oltre il 36%) sulle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’Ue. Ad esempio, le tariffe indiane sui vini saranno ridotti dal 150% al 75% all’entrata in vigore e, in seguito, fino a livelli del 20%; i dazi sull’olio d’oliva scenderanno dal 45% allo 0% in cinque anni, mentre i prodotti agricoli trasformati come pane e dolciumi vedranno l’eliminazione di dazi fino al 50%.

L’intesa siglata prevede anche un capitolo dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile, che rafforza la tutela ambientale e affronta il cambiamento climatico, tutela i diritti dei lavoratori, sostiene l’emancipazione femminile, fornisce una piattaforma per il dialogo e la cooperazione sulle questioni ambientali e climatiche legate al commercio e ne garantisce un’attuazione efficace.

Per quanto riguarda l’Ue, le bozze di testo negoziate saranno pubblicate a breve. I testi saranno sottoposti a revisione giuridica e traduzione in tutte le lingue ufficiali dell’Ue. La Commissione presenterà quindi la sua proposta al Consiglio per la firma e la conclusione dell’accordo. Una volta adottati dal Consiglio, l’Ue e l’India potranno firmare gli accordi. Dopo la firma, l’accordo richiederà l’approvazione del Parlamento europeo e la decisione del Consiglio sulla conclusione affinché entri in vigore. Una volta che anche l’India avrà ratificato l’accordo, quest’ultimo potrà entrare in vigore.

Trump show a Davos: “Se non ci date la Groenlandia ce ne ricorderemo”

Quasi un’ora e 20 minuti di discorso mescolando politica interna, difesa, energia, sicurezza nazionale, insulti più o meno velati agli altri Paesi. E, ancora dazi, Ucraina, Iran. Dal palco del World Economic Forum di Davos il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, attacca tutto e tutti ma non sorprende. E, soprattutto, tira dritto, anzi drittissimo, sulla Groenlandia. “Un blocco di ghiaccio”, così come lo definisce più volte, “molto vasto, poco sviluppato, quasi totalmente disabitato, quasi totalmente non difeso, in una posizione strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia”, che solo gli Usa “sono capaci di mettere in sicurezza”. Nessun altro. Tanto meno la Danimarca, “un piccolo e bel Paese” che, però, “non ha mai fatto nulla”. Le minacce, ricorda Trump, sono rappresentate da “missili, testate nucleari e armi”, quindi “ci serve uno sforzo internazionale di sicurezza”.

A sostegno della sua tesi snocciola tutto ciò che rende gli Stati Uniti “una grande potenza molto più grande rispetto a quello che potete pensare”, dall’attacco in Venezuela e alle azioni durante la Seconda Guerra Mondiale, fino al rinnovato esercito che “con il mio mandato è diventato 100 volte più forte” di 80 anni fa.

La richiesta è chiara: “Vogliamo la Groenlandia e se dite di no ce lo ricorderemo”, quindi servono “negoziati immediati” per l’acquisizione dell’isola. Il repubblicano chiede proprio “un atto di proprietà” perché “legalmente non è difendibile adesso e poi dal punto di vista psicologico è importante avere un accordo, un titolo di proprietà”. Nella sua visione, l’annessione – di fatto – della Groenlandia può diventare “positiva, un driver per l’economia” non solo per gli stessi Usa, ma anche per l’Europa e questo, assicura, “non sarà mai una minaccia alla Nato”. Alleanza verso cui, però, avanza più di una stoccata. “Non ha mai fatto niente per noi – dice Trump – noi ci siamo stati e ci saremo al 100 ma non so se la Nato ci sarà per noi, è una sorta di sveglia”.

Poi, con un numero di giocoleria dialettica, il monito: “Non abbiamo mai chiesto niente e non abbiamo mai avuto niente a meno che io non decida di utilizzare una forza eccessiva, ma sarebbe inarrestabile, e io non lo farò”.

Lato europeo la situazione è tesa. Il tema sarà al centro del Consiglio Ue straordinario di giovedì e la posizione di Bruxelles è quella ribadita dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen: la Groenlandia “è una nazione con la sua sovranità e il suo diritto all’integrità territoriale”, ma contestualmente si lavora a “un pacchetto per la sicurezza dell’Artico” in particolare con “l’aumento della spesa per la difesa per equipaggiamenti pronti” per questo territorio. Il Parlamento europeo, invece, invita ancora il Vecchio Continente “a rispondere in modo fermo, collettivo e deciso e a contrastare qualsiasi tentativo di coercizione”.

Dall’altro capo del mondo, proprio sull’isola di ghiaccio, prevale il pragmatismo. Il governo ha diffuso un opuscolo dal titolo ‘Preparati alle crisi – sopravvivi per cinque giorni’ con consigli semplici e pratici su come “le famiglie possono prepararsi a cavarsela da sole per un massimo di cinque giorni in caso di crisi”. Ufficialmente si tratta di un’iniziativa avviata lo scorso anno a seguito di una serie di interruzioni di corrente di breve e lunga durata, spiega Nuuk, ma è oggi quanto mai attuale.

Scoppia la guerra dello champagne: Trump minaccia dazi del 200% alla Francia

Un dazio del 200% su vini e champagne francesi. E’ l’annuncio fatto dal presidente Usa, Donald Trump, dopo il “no” del suo omologo francese, Emmanuel Macron, ad aderire al ‘Board of peace’ per Gaza. “Applicherò una tariffa del 200% sui suoi vini e champagne. E lui accetterà. Ma non è obbligato a farlo”, ha detto il capo della Casa Bianca parlando con i giornalisti in Florida. Nel 2024 la Francia ha esportato negli Usa vino per 2,4 miliardi di euro e 1,5 miliardi di alcolici, pari a circa un quarto delle suo export.

La tensione tra i due leader è sempre più forte. In mattinata, sul social network Truth, Trump ha postato lo screenshot di un messaggio – la cui autenticità è stata confermata dall’Eliseo – nel quale Macron, dopo aver spiegato di essere “totalmente in linea sulla Siria” e convinto che “insieme faremo grandi cose in Iran”, dice di non capire “cosa stai facendo in Groenlandia”. “Posso organizzare – scrive il presidente francese nella nota mostrata da Trump – una riunione del G7 dopo Davos a Parigi giovedì pomeriggio. Posso invitare ucraini, danesi, siriani e russi”. Infine, scrive Macron, “ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che torni negli Stati Uniti”.

Nessun accenno ai dazi, ma la pubblicazione di una comunicazione riservata viene vista da Parigi come uno sgarbo istituzionale. Anche se non è la prima volta che Trump rende noti i messaggi ricevuti dai leader Ue o dai responsabili di organizzazioni internazionali.

E da Davos, in occasione del suo intervento al World Economic Forum, è arrivata la replica del presidente francese che, però, non ha mai citato per nome il suo omologo Usa. “Il mondo pende verso l’autocrazia, nel 2024 ci sono state oltre sessanta guerre anche se mi dicono che alcune sono state risolte”, ha ironizzato riferendosi, naturalmente, a Trump.

Ma la questione dazi ora si fa più stringente. Quella americana, ha detto Macron a Davos, è una concorrenza che si basa su accordi commerciali “che minano i nostri interessi di esportazione, esigono concessioni massime e mirano apertamente a indebolire e subordinare l’Europa, combinata con un accumulo infinito di nuove tariffe che sono fondamentalmente inaccettabili. Ancora di più quando vengono utilizzate come leva contro la sovranità territoriale”. L’attacco è frontale e a 360 gradi: in questo periodo storico stiamo assistendo a “un passaggio verso un mondo senza regole, dove il diritto internazionale viene calpestato e dove le uniche leggi che sembrano contare sono quelle del più forte e le ambizioni imperiali stanno riemergendo”.

E l’annuncio di tariffe record sui vini francesi va proprio in questa direzione. Per il ministro francese delegato all’Industria, Sébastien Martin, questo atteggiamento “incoraggia ulteriormente l’Europa a reagire”, mentre per la titolare dell’Agricoltura, Annie Genevard, si tratta di “uno strumento di ricatto”. “Abbiamo gli strumenti” commerciali “per resistergli; spetta agli europei assumersi la responsabilità”, ha spiegato.

E proprio la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a Davos ha ribadito che “l’Ue e gli Stati Uniti hanno concordato un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica come negli affari, un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, deve pur significare qualcosa”. Ma per il presidente del Partito popolare europeo (Ppe), Manfred Weber, “è inaccettabile” per l’Europa sopportare ancora le “minacce Usa”. Ecco perché “il Parlamento europeo ha deciso, insieme ai tre grandi gruppi, di sospendere l’accordo commerciale”. In ogni caso, ha rimarcato a Strasburgo, “raccomanderei a tutti di rimanere calmi in questi negoziati commerciali, per evitare un’ulteriore escalation, per evitare lo stile trumpiano, facciamolo con lo stile europeo: questa è una settimana di dialoghi”.

rifiuti

Alluminio, allarme Face: “Ue azzeri dazi sul primario e protegga rottami per salvare Pmi”

​L’industria europea dell’alluminio vive una fase complessa, stretta tra una geopolitica commerciale sempre più aggressiva e costi strutturali che rischiano di soffocare il comparto a valle. A spiegare le urgenze del settore è Mario Conserva, segretario generale della Federazione Europea Consumatori Alluminio (Face), che in un’intervista a GEA invita Bruxelles a intervenire con una strategia più pragmatica e meno difensiva.

​Secondo Conserva, poiché i dazi statunitensi su alluminio e derivati sono “ormai un dato di fatto consolidato”, l’Unione europea dovrebbe cambiare approccio agendo sulle leve che sono sotto il suo diretto controllo. La priorità assoluta è “l’azzeramento dei dazi sull’importazione di alluminio primario”. Mantenere barriere tariffarie interne sull’import di metallo grezzo, infatti, “significa solo limitare la competitività dei trasformatori europei, senza reali benefici industriali o geopolitici”.

La misura, inoltre, grava pesantemente sulle Pmi, ovvero il cuore pulsante del settore: il segmento a valle rappresenta oltre l’80% della forza lavoro e il 70% del fatturato dell’intera filiera. Senza una riduzione dei dazi sul grezzo da Paesi terzi, avverte l’esperto, le Pmi resterebbero schiacciate “tra l’aumento dei costi della materia prima e una concorrenza extra-Ue che gode di condizioni d’accesso decisamente più vantaggiose”.

Un altro problema riguarda la carenza di materia prima secondaria. Ogni anno, sostiene Conserva, l’Europa esporta circa 1,2 milioni di tonnellate di rottami di alluminio, una fuga di risorse che il segretario generale definisce come una “reale sottrazione” all’industria locale. La proposta di Face a Bruxelles è quindi di riconoscere ufficialmente i rottami di alluminio come materia prima critica. “È essenziale che si valutino opportuni vincoli regolatori all’export”, avverte Conserva. In caso contrario, l’Europa rischia di perdere uno dei suoi pochi vantaggi competitivi rimasti, disperdendo non solo il metallo ma anche il lungo patrimonio di competenze tecniche accumulato negli anni.

​Infine c’è il tema della transizione ecologica. Nonostante la sostenibilità sia l’obiettivo dichiarato dell’Ue, infatti, il contesto attuale rischia di renderla insostenibile economicamente. Con la produzione di alluminio primario in Europa ai minimi storici e i costi energetici fuori controllo, l’alluminio “green” rischia di trasformarsi in un “lusso industriale” per pochi, sostiene Conserva. ​Il futuro dell’alluminio in Europa, sostiene Face, non può quindi prescindere da una visione d’insieme che tuteli l’intera catena del valore. La sfida per la Commissione europea è ora chiara: azzerare i dazi sul primario, blindare le riserve di rottame e calmierare i costi energetici per evitare che il settore europeo venga definitivamente tagliato fuori dai mercati globali.