Maltempo, via libera da Consiglio Ue ad aiuti all’Italia per 446 milioni

L’Unione europea si mobilita a sostegno delle popolazioni colpite dagli eventi alluvionali del 2023 e dei mesi passati. Nell’ordine, oggi sono arrivati, prima, l’ok dei Paesi membri dell’Unione europea – riuniti nel Consiglio Agricoltura e Pesca – allo stanziamento di oltre un miliardo di euro dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea per fornire assistenza a Italia, Slovenia, Austria, Grecia e Francia, colpite da sei calamità naturali l’anno scorso, e, poi, la proposta della Commissione europea di aiuti per 119,7 milioni di euro dalla riserva agricola per sostenere direttamente gli agricoltori di Bulgaria, Germania, Estonia, Italia e Romania che hanno subito eventi climatici avversi eccezionali in primavera e all’inizio dell’estate.
Per quanto riguarda il sostegno alle calamità dell’anno scorso, il Consiglio ha precisato che “il Fondo di solidarietà dell’Unione europea sarà mobilitato per un importo totale di 1.028,54 milioni di euro in stanziamenti di impegno e di pagamento, incluso l’importo di 231,78 milioni di euro come anticipi”.

Nello specifico, l’Italia avrà la quota maggiore delle risorse, con 446,64 milioni di euro totali – 378,83 milioni di euro per le inondazioni causate da piogge estremamente intense nella regione Emilia-Romagna a maggio 2023, incluso l’importo di 94,71 milioni di euro come anticipo, e 67,81 milioni di euro per le alluvioni registrate nella regione Toscana a ottobre e novembre 2023. A seguire, la Slovenia, con 428,41 milioni di euro per le inondazioni subite ad agosto 2023, incluso l’importo di 100 milioni di euro come anticipo. La Grecia otterrà 101,53 milioni di euro per le inondazioni causate dalla tempesta mediterranea ‘Daniel’ in più posti nel centro del Paese, in particolare nella regione della Tessaglia, a settembre 2023, incluso l’importo di 25,38 milioni di euro come anticipo. Alla Francia andranno 46,76 milioni di euro per riparare i danni subiti dalle inondazioni causate dalle forti piogge nell’ex regione Nord-Pas-de-Calais a novembre 2023, incluso l’importo di 11,69 milioni di euro come anticipo. L’Austria è destinataria di 5,20 milioni di euro per far fronte ai danni registrati dopo le forti piogge nel sud ad agosto 2023. La proposta, che nel pomeriggio è stata approvata anche dalla commissione per i bilanci del Parlamento europeo, ora dovrà incassare il sì della plenaria dell’Aula tra il 7 e il 10 ottobre a Strasburgo. Una volta approvata dal Parlamento, il testo ripasserà dal Consiglio per l’ultimo ok prima di entrare in vigore e permettere l’erogazione degli aiuti finanziari ai Paesi.

Per quanto riguarda gli aiuti al settore agricolo, l’esecutivo Ue ha proposto di stanziare di stanziare 10,9 milioni di euro alla Bulgaria, 46,5 milioni di euro alla Germania, 3,3 milioni di euro all’Estonia, 37,4 milioni di euro all’Italia e 21,6 milioni di euro alla Romania per contribuire “a compensare gli agricoltori di questi Paesi che hanno perso parte della loro produzione e, di conseguenza, parte del loro reddito. Gli importi presentati oggi sono un segno della solidarietà dell’Ue con gli agricoltori colpiti, che può essere integrata fino al 200% con fondi nazionali”. La proposta della Commissione ora sarà discussa con tutti gli Stati membri, prima che decidano sulla sua approvazione durante la riunione del Comitato per l’organizzazione comune dei mercati agricoli del 7 ottobre. Una volta adottati, le autorità nazionali dovranno distribuire questo aiuto entro il 30 aprile 2025 e garantire che gli agricoltori siano i beneficiari finali. Gli Stati membri interessati dovranno inoltre notificare alla Commissione entro il 31 dicembre 2024 i dettagli dell’attuazione delle misure, in particolare i criteri utilizzati per determinare la concessione di aiuti individuali, l’impatto previsto della misura, le previsioni di pagamenti suddivisi per mese fino alla fine di aprile e il livello di sostegno aggiuntivo da fornire.

La notifica dovrebbe anche includere le azioni intraprese per evitare distorsioni della concorrenza e sovracompensazioni. Va ricordato che tale forma di sostegno è possibile perché la politica agricola comune (Pac) 2023-2027 include una riserva agricola di almeno 450 milioni di euro all’anno per far fronte a perturbazioni del mercato o eventi eccezionali che incidono sulla produzione o sulla distribuzione. Per attivarla, gli Stati membri devono inviare alla Commissione una relazione che giustifichi le loro richieste di risarcimento e dimostri la loro valutazione dei danni subiti dall’evento meteorologico eccezionale o dalle misure sanitarie. Per quanto riguarda l’Italia, la Commissione ha evidenziato che, nella prima metà del 2024, sono state registrate “temperature insolitamente calde e condizioni di siccità di portata senza precedenti nella parte meridionale dell’Italia continentale e nelle isole” e “ciò ha influito sulla produzione di frutta e verdura, vino e seminativi”.

Auto elettrica

Vendite auto ko in Europa. Acea chiede misure urgenti e cambia posizione su target CO2

L’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) cambia posizione e non insiste più per un rinvio di due anni degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dell’Ue entro il 2025. Ora chiede che Bruxelles adotti misure urgenti per affrontare le crescenti sfide nel raggiungimento di questi obiettivi, poiché la quota di mercato dei veicoli elettrici a batteria continua a diminuire in tutta l’Unione. In una nota mette in luce una serie di preoccupazioni significative riguardo alla transizione verso una mobilità a zero emissioni e la sostenibilità del settore automobilistico europeo nel suo complesso.

Un aspetto fondamentale sottolineato da Acea è che la tecnologia dei veicoli e la disponibilità di modelli a zero emissioni non rappresentano più un collo di bottiglia per l’industria. Ci sono però criticità lungo la transizione: spicca l’insufficienza delle infrastrutture di ricarica elettrica e di rifornimento di idrogeno, che rappresentano un freno alla diffusione di massa dei veicoli elettrici. La scarsità di queste infrastrutture crea una notevole incertezza tra i consumatori, che esitano ad abbandonare i veicoli tradizionali per passare a soluzioni più ecologiche, spiega Acea, come emerge dalle immatricolazioni di agosto. Le vendite di nuove auto nell’Ue hanno registrato un forte calo (-18,3%) con risultati negativi nei quattro principali mercati della regione: perdite a due cifre sono state registrate in Germania (-27,8%), Francia (-24,3%) e Italia (-13,4%), con il mercato spagnolo in calo del 6,5%. In particolare le immatricolazioni di auto elettriche a batteria sono diminuite del 43,9% a 92.627 unità (rispetto alle 165.204 dello stesso periodo dell’anno scorso), con la loro quota di mercato totale scesa al 14,4% dal 21% dell’anno precedente.

Oltre a questo, l’associazione dei produttori di autoveicoli europei richiama l’attenzione sul problema della competitività dell’industria automobilistica del Vecchio Continente, che ha subito una forte erosione negli ultimi anni, un fenomeno confermato anche dal rapporto redatto dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Le preoccupazioni non riguardano solo le infrastrutture fisiche, ma anche la fornitura di energia verde, che non è sufficientemente accessibile e a costi competitivi, e la necessità di incentivi fiscali e agevolazioni per l’acquisto di veicoli elettrici, strumenti cruciali per stimolare il mercato e incentivare i consumatori a scegliere soluzioni a basse emissioni. Un altro punto fondamentale evidenziato da Acea riguarda la fornitura di materie prime come le batterie e l’idrogeno, che non è ancora garantita in modo adeguato per sostenere l’aumento della produzione di veicoli elettrici.

Di fronte a questi ostacoli, Acea esprime preoccupazione per la fattibilità del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per auto e furgoni previsti entro il 2025. Le normative attuali, secondo l’associazione, non tengono conto dei cambiamenti significativi intervenuti nel contesto geopolitico ed economico globale negli ultimi anni. La rigidità di queste regole, che non riescono ad adattarsi agli sviluppi del mondo reale, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà di un settore già sotto pressione. Questo scenario solleva la prospettiva di multe multimiliardarie, evidenzia Acea, che potrebbero essere invece reinvestite per accelerare la transizione verso zero emissioni. Se le sanzioni non saranno evitate, il settore potrebbe essere costretto a ridurre inutilmente la produzione, con conseguenti perdite di posti di lavoro e un indebolimento della catena di fornitura europea.

La preoccupazione maggiore di Acea è, dunque, che l’industria automobilistica europea non possa permettersi di attendere la prevista revisione delle normative sulle emissioni, che è in programma per il 2026 o 2027. La nota dei produttori europei sottolinea che è necessaria “un’azione urgente” e concreta già nell’immediato per invertire la tendenza negativa attuale e per ripristinare la competitività dell’industria dell’Ue. Particolarmente importante, secondo Acea, sarà anche una “revisione anticipata delle normative per i veicoli pesanti”, in modo da garantire che le infrastrutture necessarie per camion e autobus siano ampliate tempestivamente, affinché anch’essi possano contribuire agli obiettivi di riduzione delle emissioni. Acea, quindi, chiede una discussione per un “pacchetto di misure di sostegno a breve termine” che possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di CO2 per auto e furgoni entro il 2025. Inoltre, l’associazione ribadisce l’importanza di una “revisione rapida, completa e solida delle normative sulla CO2” sia per auto che per veicoli pesanti, oltre a una legislazione secondaria mirata, al fine di avviare in modo deciso la transizione verso una mobilità a emissioni zero e assicurare un futuro industriale sostenibile per l’Europa.

Ue, l’andamento del debito pubblico negli ultimi anni

Nell’infografica INTERATTIVA di GEA su dati Eurostat diffusi oggi, è illustrato l’andamento del debito pubblico in rapporto al Pil dal primo trimestre 2022 al primo trimestre 2024. Come si vede è costantemente diminuito negli anni, per risalire proprio nell’ultimo trimestre.

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A Bruxelles 23/9 evento Ice su opportunità in ambito Nato e Ue per le imprese

‘Le prospettive della Nato sulle tecnologie emergenti (Edt) e la cooperazione con l’Ue’ è il titolo dell’evento che si svolgerà il 23 settembre online e in presenza presso Ice Bruxelles, Place de la Libertè dalle 9.30 alle 12.30. Organizzato dall’agenzia Ice è il primo del nuovo ciclo di seminari ‘Ice Ascolta l’Europa’, introdotto a dicembre 2022 su temi comunitari di particolare rilevanza come le opportunità di finanziamento nelle aree del Mediterraneo e in America Latina, la nuova politica Ue nei Paesi terzi e le opportunità per le aziende italiane fornite dal programma Global Gateway, la strategia comunitaria per il tessile sostenibile e circolare. In aggiunta, è stato avviato, a partire da giugno 2023, un progetto specifico di diffusione delle opportunità esistenti per le aziende italiane in ambito Nato.

Il progetto, organizzato con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso la Nato, e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Belgio e la Rappresentanza Permanente presso l’Ue, nasce dalla consapevolezza dell’esistenza, nel quadro del procurement civile della Nato, di opportunità ancora non pienamente esplorate dalle imprese italiane, specie le Pmi.

L’accesso al procurement e ai fondi della Nato, spiega Ice “è, infatti, frenato dalla scarsa conoscenza da parte delle imprese italiane, e dalla difficoltà a rapportarsi con un mondo, quello della Difesa, percepito come estraneo e con regole complicate, in particolare circa la documentazione aggiuntiva per operare in contesti che toccano questioni di sicurezza”. L’iniziativa, mirata esclusivamente alle opportunità esistenti in ambito civile, serve anche a sperimentare nuove collaborazioni tra Ice e la Nato.

Nel corso dell’incontro si parlerà dello Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), la piattaforma per incentivare gli investimenti delle Pmi nelle tecnologie critiche in Europa e della Net Zero Industry Act (NZIA), fulcro del Green Deal, che mira alla progressiva decarbonizzazione industriale del mercato unico. Per quanto concerne i programmi della Nato, invece, saranno trattati l’Acceleratore DIANA (Defence ovation Accelerator for the North Atlantic) a servizio delle aziende per sviluppare tecnologie avanzate in materia di sicurezza e il Nato Innovation Fund, fondo di venture capital sostenuto dagli alleati della Nato per investire in deep tech.

Introdurranno i lavori l’ambasciatore Marco Peronaci, rappresentante permanente d’Italia presso la Nato e Tindaro Paganini, direttore dell’Ufficio Ice di Bruxelles. A seguire, lato Ue interverranno Davide Lombardo, vice capo della Task Force Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), Direzione Generale del Bilancio (Dg Budg) della Commissione Europea e Caterina Attiani, Attaché Politica industriale e Innovazione – Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea. Per la Nato saranno presenti Massimo Artini, rappresentante italiano nel Board of Directors di Nato DIANA, Salvatore Calabrò, Head Science & Technology Advice – Office of the Chief Scientist, e Matija Matoković, Deputy Head Innovation Unit – Innovation, Hybrid and Cyber (IHC) Division. Al termine si incontreranno le imprese in presenza e i relatori.

Nel 2024 sono previsti due ulteriori appuntamenti, entrambi a Bruxelles in presenza e anche in modalità ibrida. Il primo, ‘Access2Markets e Single Entry Point: Quali opportunità per le imprese italiane?’ si svolgerà il 2 ottobre, dalle 10 alle 11.30 ed è realizzato in collaborazione con la Commissione europea, Dg Trade. Il secondo, invece, è previsto per il 28 ottobre, dalle 10 alle 12, e sarà focalizzato su ‘Le prospettive della Nato e la Cooperazione con l’Ue nel settore della logistica’. Infine, nel 2025 ma con data ancora da definire, si svolgerà un ulteriore evento, dal titolo ‘Le prospettive della Nato e la cooperazione con l’Ue nel settore dell’energia’.

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A Fitto la vicepresidenza esecutiva della Commissione Ue: deleghe su coesione e riforme. Meloni: “Italia protagonista”

Raffaele Fitto è stato designato vicepresidente esecutivo della nuova Commissione europea. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Strasburgo. Al ministro è stato assegnato il portafoglio ‘Coesione e riforme’. Fitto, ha detto von der Leyen, “ha un’esperienza di lungo corso che ci potrà aiutare per la crescita e le politiche degli investimenti”.  “L’Italia  – ha aggiunto – è un Paese molto importante, un Paese fondatore, e questo è stato considerato. L’importanza del Paese è riflessa nella distribuzione dei portafogli”.

“Congratulazioni a Raffaele Fitto per la nomina a Vice Presidente Esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme. Un riconoscimento importante che conferma il ritrovato ruolo centrale della nostra Nazione in ambito UE”, ha commentato su X la premier, Giorgia Meloni. “L’Italia torna finalmente protagonista in Europa. In bocca al lupo Raffaele, siamo certi che svolgerai benissimo il tuo incarico nell’interesse dell’Europa e dell’Italia”, ha aggiunto.

Il prossimo collegio dei commissari Ue comprenderà sei vicepresidenti esecutivi. Oltre a Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera e vicepresidente di diritto, gli altri vicepresidenti esecutivo sono Raffaele Fitto (Italia, responsabile per Coesione e riforme), Teresa Ribero (Spagna, Transizione), Stephane Sejourné (Francia, Strategia industriale), Henna Virkunnen (Finlandia, Sovranità tecnologica), e Roxana Minzatu (Romania, Competenze e lavoro).

La popolare svedese Jessica Roswall sarà la commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e l’economia circolare competitiva del prossimo collegio dei commissari.

Wopke Hoekstre, commissario uscente per il Clima, continuerà a mantenere il portafoglio per l’Azione climatica anche nel prossimo collegio dei commissari.

La socialista spagnola Teresa Ribera è stata designata per il ruolo di vicepresidente esecutiva della nuova Commissione europea. A lei va il portafoglio della Transizione.

Alla Francia la vicepresidenza esecutiva della Commissione europea, con Stephane Sejourné investito della responsabilità per la Strategia industriale.

Il prossimo commissario per l’Energia sarà Dan Jorgensen. Socialdemocratico danese, sarà anche “il primo commissario per le politiche abitative”, ha sottolineato von der Leyen.

 

(articolo in aggiornamento)

Torna ciclo seminari ‘Ice Ascolta l’Europa’: opportunità per imprese italiane da Nato e Ue

Prende il via il 23 settembre il primo appuntamento annuale di ‘Ice Ascolta l’Europa’, il ciclo di seminari introdotto a dicembre 2022 su temi comunitari di particolare rilevanza come le opportunità di finanziamento nelle aree del Mediterraneo e in America Latina, la nuova politica Ue nei Paesi terzi e le opportunità per le aziende italiane fornite dal programma Global Gateway, la strategia comunitaria per il tessile sostenibile e circolare. In aggiunta, è stato avviato, a partire da giugno 2023, un progetto specifico di diffusione delle opportunità esistenti per le aziende italiane in ambito Nato.

Il progetto, organizzato con la Rappresentanza Permanente d’Italia presso la Nato, e in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Belgio e la Rappresentanza Permanente presso l’Ue, nasce dalla consapevolezza dell’esistenza, nel quadro del procurement civile della Nato, di opportunità ancora non pienamente esplorate dalle imprese italiane, specie le Pmi.

L’accesso al procurement e ai fondi della Nato, spiega Ice “è, infatti, frenato dalla scarsa conoscenza da parte delle imprese italiane, e dalla difficoltà a rapportarsi con un mondo, quello della Difesa, percepito come estraneo e con regole complicate, in particolare circa la documentazione aggiuntiva per operare in contesti che toccano questioni di sicurezza”. L’iniziativa, mirata esclusivamente alle opportunità esistenti in ambito civile, serve anche a sperimentare nuove collaborazioni tra Ice e la Nato.

‘Le prospettive della Nato sulle tecnologie emergenti (Edt) e la cooperazione con l’Ue’ è il titolo dell’evento che si svolgerà il 23 settembre online e in presenza presso Ice Bruxelles, Place de la Libertè dalle 9.30 alle 12.30. Nel corso dell’incontro si parlerà dello Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), la piattaforma per incentivare gli investimenti delle Pmi nelle tecnologie critiche in Europa e la Net Zero Industry Act (NZIA), fulcro del Green Deal, che mira alla progressiva decarbonizzazione industriale del mercato unico. Per quanto concerne i programmi della Nato, invece, saranno trattati l’Acceleratore DIANA (Defence ovation Accelerator for the North Atlantic) a servizio delle aziende per sviluppare tecnologie avanzate in materia di sicurezza e il Nato Innovation Fund, fondo di venture capital sostenuto dagli alleati della Nato per investire in deep tech.

Introdurranno i lavori l’ambasciatore Marco Peronaci, rappresentante permanente d’Italia presso la Nato e Tindaro Paganini, direttore dell’Ufficio Ice di Bruxelles. A seguire, lato Ue interverranno Davide Lombardo, vice capo della Task Force Strategic Technologies for Europe Platform (STEP), Direzione Generale del Bilancio (Dg Budg) della Commissione Europea e Caterina Attiani, Attaché Politica industriale e Innovazione – Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea. Per la Nato saranno presenti Massimo Artini, rappresentante italiano nel Board of Directors di Nato DIANA, Salvatore Calabrò, Head Science & Technology Advice – Office of the Chief Scientist, e Matija Matoković, Deputy Head Innovation Unit – Innovation, Hybrid and Cyber (IHC) Division. Al termine si incontreranno le imprese in presenza e i relatori.

Nel 2024 sono previsti due ulteriori appuntamenti, entrambi a Bruxelles in presenza e anche in modalità ibrida. Il primo, ‘Access2Markets e Single Entry Point: Quali opportunità per le imprese italiane?’ si svolgerà il 2 ottobre, dalle 10 alle 11.30 ed è realizzato in collaborazione con la Commissione europea, Dg Trade. Il secondo, invece, è previsto per il 28 ottobre, dalle 10 alle 12, e sarà focalizzato su ‘Le prospettive della Nato e la Cooperazione con l’Ue nel settore della logistica’. Infine, nel 2025 ma con data ancora da definire, si svolgerà un ulteriore evento, dal titolo ‘Le prospettive della Nato e la cooperazione con l’Ue nel settore dell’energia’.

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Sostenibilità, Ue avanti con le ‘case green’: “Aumentare tasso di ristrutturazioni”

Efficienza, sostenibilità, edifici e immobili a prova di futuro. In estrema sintesi: avanti con le case ‘green’. La Commissione europea non molla, e anzi rilancia quello che è stato uno dei cavalli di battaglia della scorsa legislatura. Il rapporto sullo stato dell’unione dell’energia insiste su un tassello del più ampio pacchetto noto come ‘Fit for 55’, contenente le misure per ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Tassello che si tramuta in tasto dolente in certi Paesi, a partire dall’Italia. “Gli sforzi per l’efficienza energetica dovranno fare un ulteriore passo avanti per raggiungere l’obiettivo di riduzione del consumo energetico finale dell’11,7 % entro il 2030″, rileva l’esecutivo comunitario nel documento.

A oggi la valutazione condotta sulle bozze aggiornate dei piani nazionali per l’energia e il clima (Nepc) indica una riduzione di solo il 5,8 % rispetto alle proiezioni del 2030. Si è in ritardo. Quindi, in pratica, “i tassi di ristrutturazione e l’elettrificazione delle apparecchiature di riscaldamento in generale rimangono troppo bassi” e le misure nazionali sono “insufficienti” per raggiungere un parco edilizio decarbonizzato entro il 2050. Ai governi si fa perciò presente che “una rapida attuazione della direttiva rivista per la prestazione energetica degli edifici sarà assolutamente fondamentale”.

Raccomandazione chiara, che vale soprattutto per quei governi che, come l’Italia, sulla questione delle case sostenibili continuano a nutrire dubbi e perplessità. Maros Sefcovic, commissario per il Green Deal, ne fa però una questione di bollette. “Dovremmo attuare rapidamente la nuova politica e il nuovo quadro normativo per affrontare i prezzi elevati dell’energia”, sottolinea.
A proposito di prezzi e stangate per le famiglie, c’è un passaggio tanto delicato quanto controverso nel capitolo relativo all’Italia. La Commissione europea sottolinea come nel 2023, il 4,1 % della popolazione ha avuto difficoltà a pagare le bollette mentre il 9,5 % non è stato in grado di mantenere la propria casa adeguatamente riscaldata nel periodo invernale. “Questo sottolinea l’importanza di aumentare il tasso e la qualità della ristrutturazione degli edifici”, in particolare di quelli con le performance energetiche peggiori. Peccato che il dato citato tocchi il tema della gente che non ce la fa, quelle persone a rischio povertà ed esclusione sociale che non pagano perché non hanno soldi, un problema che solo in Italia riguarda 13 milioni di uomini e donne.
Semmai l’invito politico implicito racchiuso in questi rilievi è quello di interventi di sostegno, che passano per riforme del mercato del lavoro che garantiscano più inclusione e migliore retribuzione. Un compito assegnato al governo Meloni nello specifico di un rilievo incastonato nella pagine sull’Italia, ma che nella portata generale del rapporto vale per tutti. Come per tutti vale l’invito a mettere in sicurezza il comparto industriale e lavorare per rilanciarlo.

E’ vero che, come sottolinea la commissaria per l’Energia, Kadri Simson, a livello di Unione europea “non siamo più in balia delle condutture di Putin” vista la riduzione della domanda di gas da Gazprom. Ma per un rischio che si dissipa di nuovi se ne affacciano. “L’industria europea – avverte il rapporto – si trova ad affrontare una sfida significativa alla sua competitività a causa della crescente concorrenza della Cina, degli elevati differenziali dei prezzi dell’energia rispetto ad altri concorrenti industriali come gli Stati Uniti e delle potenziali dipendenze strategiche dalle tecnologie energetiche pulite”.

Green Deal e obiettivi economici sono a rischio. L’invito a rendere ancora più efficienti le abitazioni si deve anche all’eventualità di scenario di un’Unione europea leader nella legislazione verde e solo in quella. Certo, a Bruxelles, comprensibilmente, si guarda ai contenuti positivi del rapporto sullo stato dell’unione dell’energia. Progressi e passi avanti ci sono. Quando si parla di sostenibilità nella prima metà del 2024 metà della produzione di elettricità dell’Ue proveniva da fonti rinnovabili, mentre sul fronte della sicurezza l’importo di gas russo è sceso dal 45 % del fabbisogno complessivo nel 2021 al 18 % entro giugno 2024, riducendo, tra agosto 2022 e maggio 2024 la domanda di gas di 138 miliardi di metri cubi. Inoltre l’Ue ha raggiunto il suo obiettivo di stoccaggio invernale del gas del 90% il 19 agosto 2024, ben prima della scadenza del 1° novembre. L’Ue è certamente più solida e più sicura, ma non consolidata né messa in sicurezza. L’invito ad accelerare sulle case green risponde a questa preoccupazione di fondo.

Ue, ‘no’ di S&d, Renew e Greens a Fitto vicepresidente esecutivo

L’incarico di vicepresidente esecutivo della Commissione europea che Ursula von der Leyen starebbe riservando a Raffaele Fitto sta creando non pochi malumori nella coalizione europeista che ha supportato la rielezione della popolare tedesca alla guida dell’esecutivo Ue. Prima si sono sbottonati i liberali, ora anche i Verdi e soprattutto i socialisti: il rischio è che salti la maggioranza.

A far discutere non è tanto il possibile portafoglio previsto per Fitto, che nel nuovo Collegio potrebbe occuparsi di economia e dei fondi del Pnrr, ma la sua nomina nel cerchio ristretto dei vicepresidenti. Insieme alla socialista spagnola, Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva per le transizione climatica, digitale e sociale, al liberale francese, Thierry Breton, responsabile per l’industria e l’autonomia strategica, e al popolare lettone Valdis Dombrovskis vicepresidente esecutivo per l’allargamento e la ricostruzione dell’Ucraina.

Ma Fitto è un fedelissimo di Meloni, membro di un partito che non ha sostenuto la rielezione di von der Leyen e di un gruppo – i Conservatori e Riformisti europei – considerato dai più di estrema destra alla stregua dei Patrioti per l’Europa di Viktor Orbán. Socialisti, liberali e verdi aspettavano von der Leyen al varco, consci degli ammiccamenti tra la leader Ue e Meloni prima delle elezioni europee. Tant’è che, nel patto con i popolari che ha garantito a von der Leyen i voti necessari per rimanere a palazzo Berlaymont, i tre gruppi progressisti hanno ribadito più volte la linea rossa nei confronti di Ecr.

Dopo le preoccupazioni per una nomina “inaccettabile” espresse dai liberali di Renew direttamente a von der Leyen, anche Terry Reintke – capogruppo dei Verdi – ha dichiarato che “proporre un politico del gruppo dei conservatori come parte della leadership della Commissione minerebbe intenzionalmente la coalizione democratica ed europeista di luglio“. Posizione confermata da Benedetta Scuderi, eurodeputata di Avs, che ha dichiarato che la delegazione dei verdi italiani all’Eurocamera si opporrà alla “sorprendente e sconfortante” decisione di von der Leyen su Fitto.

Nel pomeriggio di oggi (10 settembre), ha preso posizione anche la famiglia socialista. In una nota, il gruppo S&d all’Eurocamera ha avvertito che – stando così le cose – “sarà molto difficile, se non impossibile, sostenere i commissari presentati da Ursula von der Leyen”. Per la capogruppo Iratxe Garcia Perez, le criticità vanno oltre Fitto. C’è anche la questione della parità di genere del Collegio, che difficilmente sarà raggiunta, e la delega all’Occupazione e gli Affari sociali, che von der Leyen potrebbe consegnare al popolare austriaco Magnus Brunner, “il cui impegno per i diritti sociali è discutibile nella migliore delle ipotesi”. Se a questo si aggiunge “portare proattivamente Ecr nel cuore della Commissione”, per gli S&d siamo di fronte alla “ricetta per perdere il sostegno dei progressisti”.

A difesa di Fitto si sono schierati gli alleati di governo, Lega e Forza Italia: Paolo Borchia, capodelegazione del Carroccio a Bruxelles, si è detto ottimista che il ministro riceva l’incarico di vicepresidente, mentre Letizia Moratti, eurodeputata azzurra, ha sottolineato la sua “grandissima esperienza a livello europeo e sui dossier che verranno discussi in Europa”. Per questo, e per il fatto che l’Italia è “uno dei Paesi fondatori e la seconda manifattura europea, ci aspettiamo che il nome indicato sia preso in considerazione per le giuste deleghe e la vicepresidenza esecutiva”. Per il capodelegazione di Forza Italia, Fulvio Martusciello, “le minacce dei socialisti di non votare i commissari europei sono come una pistola scarica”.

Il candidato commissario italiano incassa a sorpresa il sostegno del Partito Democratico, voce fuori dal coro nella famiglia socialista europea. Di cui è la compagine più numerosa a Bruxelles. Nicola Zingaretti, capodelegazione dem all’Eurocamera, ha ridimensionato l’opposizione del Pse parlando di “una dialettica nella quale la sinistra europea fa bene a chiedere garanzie” e “coerenza con il programma politico votato 90 giorni fa in Parlamento, con pilastri molto chiari e un impianto europeista”. Ma ha poi aggiunto: “Ben venga un ruolo di peso per l’Italia, difendiamo questa prerogativa. Giudicheremo il commissario Fitto senza nessun pregiudizio”.

Visto il quadro intricato, gioca a favore di von der Leyen il rinvio di una settimana dell’appuntamento – previsto per domani 11 settembre – in cui la leader Ue dovrà presentare ai capigruppo del Parlamento europeo la struttura e i portafogli del prossimo Collegio dei commissari. La Slovenia ha infatti ceduto alle pressioni di von der Leyen per ritirare la candidatura iniziale di Tomaž Vesel a favore di Marta Kos, ma il Parlamento di Lubiana di pronuncerà sulla nomina solo venerdì 13. Ora von der Leyen ha tempo fino al 17 settembre per sciogliere le riserve: mantenere saldo il patto con socialisti, liberali e verdi o consegnare per la prima volta una vicepresidenza a un partito di estrema destra.

Il green di Draghi si sposa con le richieste di Urso e Pichetto

Nel presentare il suo rapporto sulla competitività dell’Unione, Mario Draghi ha lanciato un grido d’allarme: o l’Europa cambia e subito e senza tentennamenti, oppure è destinata a diventare marginale sul palcoscenico mondiale. Di per se stesso non è nulla di assolutamente inedito: che a Bruxelles e Strasburgo debbano modificare atteggiamenti, uscire dalla campana di vetro e mettersi al passo con i tempi (e i concorrenti: Cina, Usa, India, i Brics) lo avevano capito anche i sassi, come riuscirci invece è fardello di chi governa i vari Paesi. L’ex premier ed ex presidente della Bce ha scattato la sua fotografia della situazione e si è solo peritato di mettere fretta a chi – nei prossimi mesi – sarà chiamato a decidere che strada prendere. E’ finita la stagione dei tentennamenti e, forse, pure quella dell’ideologia estrema e della burocratizzazione.

Su tutto e sopra tutto c’è il problema dei denari: circa 750-800 miliardi di investimenti aggiuntivi annui in più rispetto a quelli pianificati per fare in maniera che la Ue non si sgonfi. E possa contare su innovazione e transizione. Nel silenzio quasi assoluto e proprio per questo assordante che è calato all’improvviso sulla questione green, Draghi ha avuto il coraggio di affrontare il tema dell’energia pulita, quindi della decarbonizzazione. Che, per l’ex presidente del Consiglio, è una opportunità da cogliere e non da gettare alle ortiche. Come? Abbassando i prezzi dell’energia di cui sopra e dando vita a un’innovazione verde che esalti il ruolo dell’economia circolare.

Numeri alla mano, dal report Draghi emergono cifre tanto grandi quanto ampiamente prevedibili perché la transizione green ha costi elevatissimi. Per le quattro maggiori industrie ad alta necessità di energia, le EII (chimica, metalli di base, minerali non metalliferi e carta), si prevede che la decarbonizzazione costerà complessivamente 500 miliardi di euro nei prossimi 15 anni, mentre per le ‘hard to abate’ del settore dei trasporti (marittimo e aereo) il fabbisogno di investimenti è di circa 100 miliardi di euro all’anno dal 2031 al 2050.

Una riflessione, quella di Draghi, che arriva il giorno dopo la richiesta avanzata dal ministro Adolfo Urso di spostare in avanti la ‘fine’ del motore endotermico (oltre il 2035) ‘spalleggiato’ dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e dal ministro Gilberto Pichetto Fratin di rivedere il meccanismo relativo alle case green. Anche qui, nulla di inedito ma anche nulla che si possa ulteriormente procrastinare perché certe posizioni oltranziste del precedente esecutivo di Bruxelles ormai sembrano vecchie di secoli e andranno (andrebbero) a gravare sulle tasche dei cittadini. Ai quali verrà già chiesto in qualche modo di contribuire ai quei 750-800 miliardi in più della ‘dieta’ Draghi.

Piano Draghi: servono 800 mld annui in più. Il doppio del piano Marshall

Riforme senza precedenti, “rapide e urgenti” che tocchino tutte le istituzioni. E investimenti record, da almeno 700-800 miliardi di euro annui aggiuntivi, corrispondenti al 4,4-4,7% del Pil dell’Ue nel 2023. Per fare un paragone, il doppio del Piano Marshall, che all’epoca (1948-51) corrispondeva all’1-2% del Pil dell’Unione. E’ ciò di cui l’Europa avrebbe bisogno per rilanciarsi, secondo l’ex presidente della Bce Mario Draghi, che oggi ha consegnato a Bruxelles il suo report sulla competitività.

Le chiavi sono innovazione, decarbonizzazione e indipendenza strategica. Per raggiungere gli obiettivi indicati nella relazione, però, sarebbe necessario che la quota di investimenti dell’Ue passasse dall’attuale 22% circa del Pil al 27%, “invertendo un declino pluridecennale nella maggior parte delle grandi economie dell’Ue“, sottolinea Draghi nel dossier, ricordando che “gli investimenti produttivi non sono all’altezza di questa sfida“.

La prima delle tre grandi trasformazioni che l’Europa si trova a dover affrontare è la necessità di accelerare l’innovazione e trovare nuovi motori di crescita. In secondo luogo, il Vecchio Continente dovrà ridurre i prezzi elevati dell’energia continuando a decarbonizzare e a passare a un’economia circolare. Bisognerà infine reagire a un mondo geopoliticamente meno stabile, in cui le dipendenze si trasformano in vulnerabilità e l’Europa non può più contare sugli altri per la sua sicurezza.

Per l’ex governatore, se l’Europa non riesce a diventare più produttiva, saremo costretti a scegliere. “Non saremo in grado di diventare contemporaneamente leader nelle nuove tecnologie, faro della responsabilità climatica e attore indipendente sulla scena mondiale. Non saremo in grado di finanziare il nostro modello sociale. Dovremo ridimensionare alcune, se non tutte, le nostre ambizioni“.

Sono dunque circa 170 le proposte per un radicale cambiamento della strategia industriale dell’Ue. Ma non si parte da zero. L’essenziale sarà riorientare profondamente gli sforzi collettivi per colmare il divario di innovazione con gli Stati Uniti e la Cina, soprattutto nelle tecnologie avanzate. “L’Europa è bloccata in una struttura industriale statica, con poche nuove imprese che si affermano per sconvolgere le industrie esistenti o sviluppare nuovi motori di crescita“, evidenzia il dossier. Le imprese dell’Ue sono specializzate in tecnologie mature in cui il potenziale di innovazione è limitato, spendono meno in ricerca e innovazione (R&I): 270 miliardi di euro in meno rispetto alle loro controparti statunitensi nel 2021. Il problema non è che “l’Europa manchi di idee o di ambizione. Abbiamo molti ricercatori e imprenditori di talento che depositano brevetti. Ma l’innovazione è bloccata nella fase successiva: non riusciamo a tradurre l’innovazione in commercializzazione e le aziende innovative che vogliono crescere in Europa sono ostacolate in ogni fase da normative incoerenti e restrittive“, è il monito.

Se la chiave della crescita sta nell’aumento della produttività, per rilanciare la competitività, tre sono le barriere che ci ostacolano. In primo luogo, l’Europa “manca di concentrazione“, sottolinea il documento. Vengono cioè definiti gli obiettivi comuni, ma non le priorità chiare o le azioni politiche congiunte. In secondo luogo, l’Europa “sta sprecando le sue risorse comuni“: “Abbiamo una grande capacità di spesa collettiva, ma la diluiamo in molteplici strumenti nazionali e comunitari“, spiega Draghi. Nell’industria della difesa manca l’unione delle forze per aiutare le aziende a integrarsi e a raggiungere una dimensione di scala, ad esempio.

In terzo luogo, l’Europa “non si coordina dove è importante“. Nel contesto dell’Ue, collegare le politiche richiede un alto grado di coordinamento tra gli sforzi nazionali e quelli dell’Unione. “Tuttavia, a causa del suo processo decisionale lento e disaggregato, l’Ue è meno in grado di produrre una risposta di questo tipo“.

Il rapporto è redatto “in un momento difficile per il nostro continente“, ammette l’ex presidente del Consiglio italiano, che invita ad “abbandonare l’illusione che solo la procrastinazione possa preservare il consenso“. Siamo arrivati al punto in cui, senza agire, “dovremo compromettere il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà“.