Ue, vertice a 11 per rilancio chimica e siderurgia. Urso: “Stop export rottame ferroso”

Alla vigilia del piano d’azione europeo per l’industria chimica, 11 Paesi dell’Ue si riuniscono in videoconferenza per rilanciare la chimica e la siderurgia dell’Unione.

Con Adolfo Urso e il ministro francese per l’Industria e l’Energia, Marc Ferracci, partecipano i rappresentanti di Germania, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Svezia.

Sul tavolo, la tutela della chimica di base e della biochimica che è sempre più urgente, osserva Urso, domandando “investimenti lungo tutta la catena del valore e per lo sviluppo di tecnologie capaci di ridurre le dipendenze strategiche”. L’Italia ha già avviato processi di riconversione delle produzioni per la produzione di bioplastiche, biofuel e materiali bio-based. Per l’inquilino di Palazzo Piacentini è necessario proseguire nella semplificazione anche nel settore della chimica (con l’Omnibus dedicato) e l’importanza di attivare in sede europea strumenti finanziari adeguati a sostenere la transizione verde del comparto: l’appello a Bruxelles è che si garantisca “coerenza” tra le linee di azione del Piano della chimica e il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, la cui proposta è attesa il 16 luglio prossimo, attraverso incentivi a ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico, incentivazione alla produzione di biocarburanti e di idrogeno pulito, alla gestione della Co2.

Ma al centro c’è anche la siderurgia, comparto strategico da “sostenere con decisione nel processo di decarbonizzazione”, viene sottolineato dal Mimit, per affrontare le sfide della competizione globale con tecnologie più pulite. Urso richiama l’esigenza di tutelare anche il settore siderurgico lungo il percorso della transizione verde.

Oltre alle azioni proposte da Bruxelles nel Piano acciaio del 19 marzo scorso, bisogna, per Urso “stimolare la domanda interna per rafforzare l’intera filiera”. Il ministro avverte della necessità di intervenire sull’export del rottame ferroso, risorsa sempre più strategica nella transizione verso una siderurgia sostenibile. “È prioritario riconoscere il rottame come materia prima strategica a livello europeo — spiega — e avviare politiche che ne limitino l’export e ne tutelino l’approvvigionamento a beneficio dell’industria nazionale”.

In quest’ottica, il ministro delle Imprese e del Made in Italy annuncia “investimenti significativi per la realizzazione di impianti Dri in Italia”, fondamentali per la produzione di preridotto a basse emissioni, per la decarbonizzazione del settore e per rafforzare l’autonomia strategica dell’industria siderurgica nazionale ed europea. Al pari della chimica e degli altri settori energivori, ricorda, anche per la siderurgia è necessario agire sul fronte del costo dell’energia, per tutelare la competitività dell’industria europea.

Dazi, è stallo nell’accordo Ue-Usa. Trump: “Potrei anticipare scadenza del 9 luglio”

Con la scadenza del 9 luglio sui dazi, “possiamo fare quello che vogliamo”. Parola di Donald Trump. Che nel bel mezzo dei negoziati, in conferenza stampa lascia spazio a tutte le strade: “Possiamo estenderla, possiamo accorciarla…”. E confessa: “A me piacerebbe accorciarla, mi piacerebbe mandare lettere a tutti dicendo ‘Congratulazioni, pagate il 25%'”. La prossima settimana, o forse prima, fa sapere, invierà una lettera a molti dei Paesi con cui ha parlato, per dire “semplicemente quello che devono pagare per fare affari con gli Usa”, taglia corto.

Intanto, il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e il rappresentante statunitense, Jamieson Greer, hanno avuto un nuovo colloquio per provare trovare la quadra. “Continuiamo a lavorare intensamente per una soluzione negoziata tra l’Ue e gli Usa. Apprezziamo l’impegno costruttivo di oggi con l’ambasciatore Greer“, riferisce Sefcovic su X nel pomeriggio di venerdì.

I contatti tra le due sponde dell’Atlantico sono sempre stati frequenti – “quasi quotidiani” li aveva definiti Sefcovic qualche settimana fa -, ma con l’avvicinarsi della scadenza dei 90 giorni di pausa, il 9 luglio, il lavoro deve arrivare a una conclusione. Anche in virtù dell’intesa, a margine del G7 in Canada, tra i presidenti della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e statunitense, Donald Trump, di accelerare il lavoro per arrivare a un accordo entro la scadenza del 9 luglio. E nella notte tra giovedì e venerdì, nella conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, è stata la stessa von der Leyen a dare la notizia del nuovo documento inviato da Washington a Bruxelles. “Oggi abbiamo ricevuto l’ultimo documento statunitense per ulteriori negoziati. Lo stiamo valutando proprio ora. Quindi il nostro messaggio è chiaro: siamo pronti per un accordo. Allo stesso tempo, ci stiamo preparando all’eventualità che non si raggiunga un accordo soddisfacente, per questo abbiamo lanciato una consultazione su una lista di riequilibrio e difenderemo gli interessi europei secondo necessità. In breve, tutte le opzioni restano sul tavolo“, ha scandito von der Leyen.

Un messaggio che non fa cantare vittoria. E a quanto si apprende a Bruxelles il testo Usa contiene una soglia minima del 10% di dazi sui prodotti europei e chiede agli europei maggiori acquisti di Gnl e di materie critiche, tra cui il combustibile per il nucleare. Intanto, i leader Ue – a partire dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, e il presidente di turno dell’Ue, il premier polacco, Donald Tusk – esprimono “piena fiducia” nel lavoro di negoziati, nella Commissione e in von der Leyen.

La presidente ha riscosso fiducia anche dal cancelliere tedesco Friedrich Merz così come dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier spagnolo Pedro Sanchez, per citarne alcuni.

Ci sono comunque delle differenze di vedute sul risultato finale. Il presidente Costa, ad esempio, ritiene che sia preferibile accettare un accordo il prima possibile, anche se asimmetrico, piuttosto che rimanere nell’incertezza. “Un accordo è sempre meglio di un conflitto, zero dazi è sempre meglio di un dazio, e l’incertezza è la cosa peggiore per la nostra economia”, ha affermato. Anche la Germania si allinea su questa posizione. “Ho incoraggiato e sollecitato la presidente della Commissione a raggiungere un rapido accordo con gli americani, dato che rimangono meno di due settimane di tempo utile per farlo”, ha affermato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, al termine del Consiglio europeo. “Ma se non ci sarà un’intesa, l’Unione europea è pronta e in grado di adottare anche le proprie contromisure. Abbiamo sostenuto la presidente della Commissione anche in questa direzione, affinché agisca di conseguenza“, ha precisato. Secondo Macron, invece, “il risultato migliore sarebbe quello di dazi zero”. E “se, alla fine, la scelta degli americani fosse quella di mantenere il 10% di dazi sulla nostra economia, ci sarà inevitabilmente una compensazione sui beni e sui prodotti venduti dagli americani sul mercato europeo”. Macron ha ribadito il suo sostegno a Bruxelles nell’opera di trattativa con gli Usa. “Sosteniamo gli sforzi della Commissione per una soluzione equilibrata e negoziata. Non vogliamo che questa situazione si protragga all’infinito e abbiamo interesse ad agire rapidamente”, ha osservato. Inoltre, “sono favorevole a un accordo pragmatico, che metta in luce gli elementi positivi di entrambe le parti e che sia equilibrato”, ha aggiunto.

E mentre gli Stati Uniti trovano l’accordo commerciale con la Cina e aprono alla possibilità di una proroga dei 90 giorni di pausa – decisione che spetta al presidente Usa Donald Trump -, Bruxelles lavora anche sul piano commerciale multilaterale. Nel pomeriggio Sefcovic ha avuto “un’ottima conversazione telefonica con la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto), Ngozi Okonjo-Iweala”, riporta la Commissione europea. Una telefonata in cui è stata ribadita a “l’ambizione comune di preservare un sistema commerciale basato su regole e di collaborare per trovare soluzioni volte a rivitalizzarlo e rafforzarlo”, cosa che “include l’urgente necessità di una riforma significativa del Wto per affrontare le realtà e le sfide commerciali odierne, come le politiche non di mercato”. Per Bruxelles, i risultati saranno “migliori” se il lavoro sarà collettivo. “Pertanto, l’Ue si è impegnata con altri partner che condividono gli stessi ideali per valutare il modo migliore per rinvigorire i Wto e il sistema commerciale basato su regole in quanto tale”, si legge in una nota della Commissione Ue.

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Scattano dazi Usa 50% su acciaio e alluminio Ue. Attesa per incontro Sefcovic-Greer

Sono scattati oggi i dazi del 50% su acciaio e alluminio made in Europe che il presidente Usa Donald Trump ha annunciato, ma Bruxelles mantiene la calma, continua a invocare spazio e tempo per i negoziati in corso – che sono accelerati e costruttivi – e, soprattutto, attende l’incontro di domani a Parigi tra il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, e il rappresentante Usa per il Commercio, Jamieson Greer.

A seguito della telefonata tra la presidente” della Commissione europea Ursula “von der Leyen e il presidente Usa Donald Trump, entrambe le parti hanno concordato di accelerare il ritmo dei negoziati e ciò sta avvenendo“, ha spiegato il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill, nel briefing quotidiano con la stampa. “I negoziati tecnici sono in corso in questo momento a Washington e posso dire che il primo giorno di negoziato mi è stato descritto come molto costruttivo. E domani a Parigi il commissario Sefcovic incontrerà il rappresentante Usa per il Commercio, Jamieson Greer“, ha puntualizzato il portavoce. Per tale ragione, “non daremo commenti in corso d’opera su cosa sta avvenendo nelle trattative perché i negoziati sono in corso: dobbiamo lasciare loro lo spazio di svolgersi, ed è ciò che faremo”, ha sottolineato.

Un incontro di persona che lo stesso Sefcovic, la settimana scorsa, aveva dichiarato di auspicare in tempi brevi. Parlando da Dubai nella conferenza a margine dell’avvio dei negoziati tra Ue ed Emirati Arabi Uniti per un accordo bilaterale di libero scambio, l’incaricato dell’Unione europea a condurre il dialogo con Washington ha spiegato di avere telefonate “quasi quotidiane” con le sue controparti Usa – Greer e il segretario al Commercio, Howard Lutnick – e che i team tecnici delle due sponde dell’Atlantico sono “in costante contatto”. Ha sottolineato la “grande intensità” nel lavoro e il fatto che “ogni dettaglio è importante. Ora – ha specificato – ci stiamo concentrando su questi dettagli”, in vista di “un accordo equo ed equilibrato” e di “incontri di persona che speriamo si svolgano a breve”. E un incontro di persona si terrà domani, dunque, ma nel frattempo, sul social Truth, il presidente Usa è tornato a esaltare la sua misura commerciale. “Grazie ai dazi, la nostra economia è in forte espansione”, ha scritto.

“Se ad altri Paesi è consentito usare tariffe contro di noi, e a noi non è consentito di contrastarli, rapidamente e agilmente, con tariffe contro di loro, il nostro Paese non ha nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza economica”, ha aggiunto. Allo stesso tempo, secondo i media americani, la Casa Bianca ha inviato una lettera ai suoi partner commerciali per chiedergli di presentare entro oggi la loro ‘migliore offerta’, cioè delle proposte in una serie di settori chiave, tra cui offerte tariffarie e di quote per l’acquisto di prodotti industriali e agricoli statunitensi e piani per porre rimedio a eventuali barriere non tariffarie. La lettera è però un capitolo su cui Bruxelles non si esprime. “Non facciamo commenti in corso d’opera sui diversi tipi di documenti, offerte e altro, che sono oggetto di scambio tra noi e gli Stati Uniti”, ha affermato Gill rispondendo a chi gli ha chiesto se la Commissione abbia ricevuto o meno la lettera degli Usa. Palazzo Berlaymont, insomma, non entra nei dettagli di quella che è una trattativa “complessa e che richiede tempo”, come ha spiegato la settimana scorsa la portavoce della Commissione, Paula Pinho, rispondendo a delle domande sulla telefonata von der Leyen-Trump di domenica 25 maggio. In queste settimane Bruxelles ha ricordato che la proposta zero per zero dazi è ancora sul tavolo e che l’analisi si sta concentrando su tutte le linee tariffarie e anche sulla cooperazione Ue-Usa nel campo dell’aviazione, dei semiconduttori, dell’acciaio, delle diverse dipendenze, specialmente nelle materie prime. “Stiamo parlando della relazione commerciale più ampia e più stretta al mondo, dunque i negoziati sono complessi e richiedono tempo”, ha evidenziato Pinho. Ma la telefonata tra i due leader ha dato “un nuovo impeto per i negoziati e da lì partiremo”, ha aggiunto.

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Dazi, Ue: Dialogo con Usa per accelerare negoziati, proposta ‘0 per 0’ su tavolo

Proroga fino al 9 luglio e avanti con i negoziati. I presidenti della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, hanno trovato un punto di convergenza nel voler mettere velocità alle trattative in corso per risolvere la questione dei dazi commerciali e nel rimanere in contatto. La telefonata intercorsa tra i due leader, ieri, “è stata positiva”, ha commentato oggi la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa. E anche se Bruxelles “non entra nei dettagli” della discussione, comunica che von der Leyen e Trump “hanno concordato di far avanzare velocemente i negoziati commerciali e di restare in stretto contatto”. Palazzo Berlaymont prende tempo: “Stiamo parlando della relazione commerciale più ampia e più stretta al mondo – ha precisato Pinho -, quindi questi negoziati sono complessi e richiederanno tempo”. Ma sottolinea pure che “con questa chiamata c’è un nuovo impeto per i negoziati e da lì partiremo” e che “è positivo vedere che c’è impegno anche a livello di presidenti”. Se “questo era il momento di contatti a livello di presidenti”, dall’altro lato non c’è tempo da perdere e “le discussioni andranno avanti già da questo pomeriggio quando il commissario Sefcovic avrà una telefonata con il segretario per il commercio Lutnick”, ha annunciato la portavoce. Intanto, dalla Commissione chiariscono che, nell’ambito del suo colloquio con Trump, ieri von der Leyen, ha avuto anche delle telefonate di aggiornamento con diversi leader Ue, tra cui la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E mettono in chiaro che la proposta ‘zero per zero’ dazi è “ancora ampiamente” sul tavolo. “Riteniamo che sia un punto di partenza molto interessante per un buon negoziato che potrebbe portare benefici su entrambe le sponde dell’Atlantico, e certamente lo sosterremo con forza”, ha aggiunto il portavoce della Commissione Ue per il Commercio, Olof Gill. Intanto, a dirsi “fiducioso” rispetto ai colloqui tra Ue e Usa è stato il presidente francese Emmanuel Macron. “Le discussioni stanno procedendo bene. C’è stato un proficuo scambio tra il presidente Trump e la presidente von der Leyen, e spero che possiamo proseguire su questa strada, che dovrebbe portarci a tornare ai dazi più bassi possibili”, ha aggiunto. Mentre dal Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Unione europea, il commissario Ue, Christophe Hansen, esprime il desiderio che si usi “saggiamente la nuova scadenza, fino al 9 luglio, per negoziare con gli Stati Uniti” e si possa “evitare qualsiasi dazio che sarebbe dannoso per gli agricoltori e i produttori alimentari su entrambe le sponde dell’Atlantico”.

E il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, osserva che “l’Europa deve parlare a una voce unica” e che “la prima affermazione che si deve fare è evitare ad ogni costo un qualcosa che possa somigliare a una guerra commerciale”. Infine, da un evento ospitato dalla Hertie School a Berlino, la presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, ricorda che “l’economia globale ha prosperato grazie all’apertura e al multilateralismo, sostenuti dalla leadership americana” e che “qualsiasi cambiamento nell’ordine internazionale che porti a un declino del commercio mondiale o alla frammentazione in blocchi economici sarebbe dannoso”. Ma, allo stesso tempo, rileva come questi sviluppi potrebbero “aprire la strada a un ruolo internazionale più importante per l’euro”. E migliorare il ruolo internazionale dell’euro potrebbe “stimolare la domanda europea”, “proteggere l’Europa da flussi di capitali più volatili” e consentire all’Europa di “controllare meglio il proprio destino”.

Ci risiamo: bomba di Trump sui dazi all’Europa. Strategia o fa sul serio?

Ci risiamo. In un tranquillo (si fa per dire) venerdì di metà maggio, Donald Trump sgancia l’ennesima bomba dei dazi: 50% dal mese di giugno nei confronti dei Paesi europei. Che sono brutti, cattivi, bla bla bla… Il refrain è il solito e le conseguenze sui mercati, che sono ipersensibili anche agli starnuti delle formiche, sono parimenti le solite: i listini vanno a picco, lo spread riparte, l’allarme genera panico, l’oro tocca vette inimmaginabili. Solo gas e, soprattutto, petrolio non fanno una piega perché al presidente degli Stati Uniti, adesso, va bene che i prezzi stiano bassi per gli affari che deve portare avanti e per una certa Russia da mettere all’angolo.

Allo stato dell’arte è difficile stabilire se questa volta Trump farà sul serio o se sarà la solita minaccia che genera un po’ di confusione prima della consueta marcia indietro, però su una cosa rischia di avere ragione: trattare con l’Europa non porta a nulla. O, per lo meno, non ha portato a nulla, a differenza dell’interlocuzione con la Cina che ha generato in tempi abbastanza brevi un’intesa su larga scala. Ora, è vero che la Ue non è il gigante di Pechino e che, per raccontarla con un’immagine è una nobile decaduta, ma probabilmente qualcosa di più e di diverso a Bruxelles dovrebbero inventarsi. Per il momento siamo all’apertura (al dialogo) con minacce (di ritorsioni) annesse.

Quella per presidente Usa, che è uno dei più bravi direttori commerciali del Pianeta, è una tattica che fino adesso ha prodotto spaventi (agli altri) e qualche vantaggio (a lui e al suo Paese, alla prese con un debito da vertigini). La bomba di Donald è arrivata paradossalmente il giorno dopo in cui il ministro Giancarlo Giorgetti, chiacchierando al Festival dell’Economia di Trento, aveva pronosticato un accordo al 10% in perfetto stile British. Già, perché Trump ha siglato un’intesa rapida anche con il Regno Unito e con mister Starmer.

Dubitiamo che l’inquilino della Casa Bianca abbia risposto al nostro ministro dell’Economia, però è certo che con lui non bisogna mai dare nulla per scontato. Come è abbastanza singolare che dopo una serie di annunci sempre smentiti dai fatti, i mercati cadano subito in preda al panico, legittimando speculazioni a molti zeri. Come è curioso constatare che i medesimi stati di angoscia non si siano sollevati per i nuovi dazi imposti dalla Ue alla Russia su fertilizzanti e prodotti. Dazi che andranno a impattare pesantemente sull’agricoltura. Tanto per capirsi, la tassazione extra passerà per alcuni fertilizzanti a base di azoto dal 6,5 a quasi il 100% per un periodo di tre anni, con ovvie ricadute economiche. E dire che il valore stimato del traffico commerciale è di circa 1 miliardo e mezzo di euro, insomma qualche mal di pancia doveva pur venire a qualcuno e invece niente. Forse perché ci sono dazi e dazi. O no?

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Mattarella: “Momento storico decisivo, serve Ue efficace”. VdL: “Ascoltato suo ‘Nessun Dorma’”

Un’Europa più forte, coesa e protagonista in un contesto internazionale delicato e di transizione, che sappia colmare i ritardi accumulati nel passato e proiettarsi al futuro con un’azione per la pace e la prosperità. E’ l’appello lanciato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, direttamente da Bruxelles. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, risponde immediatamente alla ‘chiamata’: “Abbiamo ascoltato il suo ‘Nessun Dorma’, discuteremo su come possiamo rispondere”.

E’ ricca l’agenda degli appuntamenti della missione di Mattarella, iniziata martedì incontrando prima la Rappresentanza italiana presso l’Unione europea, poi il vice presidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. Mercoledì, invece, accompagnato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, le tappe prima in Commissione, dove si svolge il bilaterale con von der Leyen, poi al Parlamento europeo, il colloquio con la presidente, Roberta Metsola, e lo scambio con gli eurodeputati italiani.

Il capo dello Stato incontra anche il collegio dei commissari europei. E’ un “momento storico, davvero decisivo per la nostra Unione”, sottolinea il presidente, invitando a “ripercorrere la strada compiuta in questi decenni e, pur consapevoli di lacune e di ritardi, avvertire l’orgoglio della costruzione europea che tutti abbiamo contribuito a edificare”. Da questo punto fisso esorta a “riflettere sul futuro del progetto di integrazione continentale in un frangente storico così inquieto e così esposto a molteplici e anche impreviste perturbazioni dell’ordine internazionale”. Perché, è la convinzione di Mattarella, “tanto più le istituzioni comunitarie si dimostrano trasparenti ed efficienti, efficaci nel fornire risposte rapide e razionali alle esigenze e alle fondate preoccupazioni dei nostri concittadini dell’Unione, tanto più se ne rafforza l’indispensabile consenso sociale”.

Sensibilità e bisogni che riguardano temi cruciali come la prosperità economica, lo Stato di diritto, la difesa dell’ambiente, l’aspirazione di una società equa, bene istruita, coesa, ma anche la regolarizzazione dei fenomeni migratori e sistemi di welfare efficienti, ma nella fase che viviamo “acquisisce rilievo crescente la dimensione della sicurezza rispetto a possibili minacce esterne”. E qui, l’appello della prima carica dello Stato è a “colmare con urgenza i ritardi accumulati nel corso di decenni in cui gli Stati membri non hanno saputo convergere su scelte condivise per rafforzare la capacità di difesa comune”.

La Politica di sicurezza e difesa comune (Psdc), dunque, deve “non essere adeguatamente sviluppata” e ciò rappresenta “una sfida cruciale per una Unione europea che voglia affermarsi quale soggetto geopolitico capace di incidere su scala planetaria”. Ma i compiti delineati da Mattarella per l’Ue non si esauriscono qui. Innanzitutto, partendo dagli strumenti già esistenti dell’Ue, il dialogo e la cooperazione con regioni del pianeta – in particolare il vicinato meridionale e l’Africa – su cui potrebbe crescere la concorrenza di altri attori. “Ricordo gli esempi del ‘Global gateway’ o del futuro ‘Patto per il Mediterraneo’: siamo chiamati a contemperare gli impegni politici con la disponibilità di adeguate risorse finanziarie, per tenere testa alla concorrenza internazionale anche nei partenariati di cooperazione, e per dare concretezza a queste importanti iniziative in materia di energia, migrazione, sviluppo umano”, ha affermato Mattarella. Lanciando l’allarme: “Se l’Unione europea sarà assente o inefficace in questi scacchieri, altri attori prenderanno il sopravvento in queste aree del mondo”.

Poi la partita dell’allargamento, visto come strumento geopolitico di stabilità e pace. Il processo di adesione all’Unione è uno “storico e ineluttabile orizzonte geostrategico dell’Europa per il quale, come per la Difesa comune, ci troviamo oggi a pagare ritardi del passato”. Ma, pur in un processo basato “su gradualità e merito, è oggi nostra responsabilità accelerare i concreti progressi per i Paesi candidati” o “l’alternativa, di cui purtroppo già si vedono alcuni segnali, è quella di un affievolimento della spinta europeista nelle opinioni pubbliche, e quindi nei governi, di quei Paesi”.

La terza sfida per l’Ue è “compiere un vero e proprio salto di qualità per una riforma complessiva dell’Unione, in grado di trovare l’equilibrio nell’attuazione delle priorità europee e in un rafforzamento della struttura istituzionale”. Compito che, rimarca Mattarella, “spetta a questo importante ciclo istituzionale dell’Unione”.

Sullo sfondo c’è una crescita da perseguire, nonostante gli ostacoli, ad esempio la guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Trump. Per Mattarella “in un periodo di dichiarata sfiducia da diverse parti sul valore dell’apertura dei mercati”, le intese commerciali con altri grandi mercati “come è avvenuto con il Ceta e l’accordo con il Mercosur, e come può avvenire con altre grandi aree, realizzano una rete di cooperazione globale di cui l’Unione è protagonista”. Tutto questo senza “perdere di vista i diritti e il benessere degli europei” dove l’impegno è a “lottare contro la disoccupazione, la povertà e la discriminazione, per offrire pari opportunità ai giovani e alle persone vulnerabili per una Europa sempre più equa”. Ma “per tradurre in fatti concreti” tali obiettivi “sarà indispensabile anche rivedere i metodi negoziali relativi al bilancio comune per perseguire le nuove priorità che i tempi ci impongono, potenziando al contempo il sistema finanziario dell’Unione anche attraverso il completamento del mercato unico”, ha osservato Mattarella.

Infine, l’impegno in prima linea dell’Italia per e nell’Ue. In ogni cantiere “l’Italia e il suo governo è pronta a lavorare con responsabilità e concretezza a fianco delle Istituzioni europee”, dice ai commissari. Mentre ai deputati italiani Mattarella evidenzia “la responsabilità di un momento così complicato nella dimensione internazionale” e “la proiezione europea del nostro impegno perché è il veicolo con cui possiamo contribuire nella vita internazionale a ripristinare regole di pace e convivenza”. Messaggi chiari, quelli consegnati dal presidente della Repubblica a Bruxelles: “E’ un momento storico particolare” e “l’Unione è chiamata ad essere protagonista nel definire alcune nuove regole di convivenza nel mondo, di cui vi è chiaramente bisogno, nella ricerca, come sempre ha fatto l’Unione, di stabilità, di pace, di collaborazione internazionale”. Ora spetta all’Ue rispondere.

‘Acuto’ di Mattarella all’Europa: “Nessun dorma. Stare fermi non è più un’opzione”

(Photocredit: Qurinale)

Le note della Turandot risuonano poco prima che Sergio Mattarella, assieme a Felipe VI di Spagna e Marcelo Rebelo de Sousa chiudano i lavori del XVIII Simposio Cotec Europa. Lo spunto è perfetto per il presidente della Repubblica, che prende per primo la parola e usa i versi di Giacomo Puccini per un ‘acuto’ politico all’Europa: “La romanza che abbiamo ascoltato, ‘Nessun dorma’, potrebbe applicarsi alla nostra Unione”.

A Coimbra, città fondata dai romani, che dal 1537 ospita la più antica università del Portogallo, una delle più prestigiose del Vecchio continente, il futuro dell’Ue è il tema principale del dibattito Cotec, che festeggia i vent’anni dalla sua prima edizione. Prima del capo dello Stato è Mario Draghi a prendere la parola, con una lunga analisi dell’attualità, con i dazi che segnano un “punto di rottura” tra Ue e Usa e la necessità di trovare strade alternative, puntando principalmente sulla forza che l’Europa può esprimere. Parole che si sposano perfettamente con la riflessione di Mattarella, che indica la necessità di un’Ue rinnovata, più competitiva, resiliente e presente nello internazionale: “Una sfida epocale per il nostro continente, tanto più urgente se raffrontata a recenti evoluzioni negli equilibri mondiali”. Infatti, l’appello è “urgente, direi prioritario: l’Europa agisca, perché stare fermi non è più un’opzione”.

Il presidente della Repubblica ricorda che “i rischi dell’immobilismo sono ben identificati nei rapporti Draghi e Letta” con “ipotetiche conseguenze per l’Europa, ad esempio in termini di arretramento nelle condizioni materiali di benessere diffuso o di un allontanamento irreversibile dalla frontiera tecnologica” che “ne accrescerebbero anche le vulnerabilità sui piani strategico e geopolitico, riducendone la capacità di contrastare le attuali perturbazioni così allarmanti dell’ordine internazionale”.

Sulla difesa comune europea, ad esempio: “Oggi siamo in ritardo, in rincorsa rispetto agli eventi e dobbiamo, di conseguenza, avvertirne l’urgenza”. Ragion per cui “le iniziative avviate in materia dalla Commissione europea sono un primo, fondamentale passo e testimoniano piena consapevolezza della posta in gioco”, sottolinea Mattarella. Che crede nella capacità di adattamento alle sfide globali: “Sarebbe miope guardare all’Unione come ad una costruzione nata sottovuoto”. Ci sono, però, passi da compiere. Anzi, ‘azioni’, come richiama il titolo dell’edizione Cotec 2025. Come “migliorare i nostri punti di forza, a cominciare dal Mercato unico europeo”, cosa che il rapporto Letta ha fatto con le su valide proposte per estenderne gli effetti “a settori che in passato ne sono stati esclusi: tra questi la finanza, l’energia, le telecomunicazioni – mette in luce Mattarella -. Ma anche (ed è questo un aspetto fondamentale) la ricerca, l’innovazione e l’istruzione, che nel rapporto sono parte di una ‘quinta libertà’, accanto alle quattro già esistenti: circolazione di merci, servizi, persone e capitali”.

Servono anche innovazione e cooperazione per lo sviluppo di nuove tecnologie all’Ue, perché “anche in quest’ambito l’Europa non può rischiare di restare al palo”, avverte il presidente mentre sul palco accanto a lui ci sono Re Felipe VI di Spagna e il presidente uscente della Repubblica portoghese ad ascoltarlo. Mattarella ricorda, inoltre, che “il tema delle risorse rimane centrale quando si vuole definire una strategia industriale per il rilancio della competitività”, ecco perché “quando le sfide sono di dimensione europea, tocca all’Unione fornire gli strumenti adeguati”.

Per riprendere un posto di primo piano nello scacchiere internazionale, il Vecchio continente deve necessariamente avere “una strategia che ponga al centro la sicurezza degli approvvigionamenti”, perché è emblematico – ricorda il capo dello Stato – il caso della scarsità di materie prime critiche, che oggi sono più che mai fondamentali. “Dobbiamo lavorare insieme per un’Europa più competitiva, tecnologicamente avanzata e quindi più sicura, capace di ridurre le sue dipendenze strategiche ma senza pregiudicare la tela di fondo di un ordine internazionale fondato sul libero commercio”, è il monito lanciato da Mattarella. Che usa due termini precisi: “Competitività e sicurezza, concetto quest’ultimo che assume oggi numerose dimensioni, dalla sicurezza economica alla sicurezza energetica, da quella cibernetica a quella più tradizionale, sono intimamente connesse”.

Prima di fare ritorno in Italia fa tappa al Santuario di Fatima, con Rebelo de Sousa ad accompagnarlo. All’Europa serve tutta la spinta che può per affrontare le sfide che la attendono.

Dazi, contromisure per 95 mld e ricorso a Wto: Piano Ue in caso di no-deal con Usa

Vini e liquori americani, prodotti agroalimentari e ittici, aeromobili, automobili. Sono alcuni dei beni Usa che la Commissione europea propone di sottoporre a dazi nel caso in cui, alla scadenza dei 90 giorni di pausa, il negoziato con Washington non portasse a un “risultato soddisfacente”.

L’esecutivo Ue svela, così, il suo piano alternativo per rispondere ai dazi Usa già in vigore e a quelli che scatteranno nel caso di non accordo. Per l’Unione la priorità resta la soluzione “reciprocamente vantaggiosa ed equilibrata” con la Casa Bianca, ma nel frattempo lavora per prepararsi al peggio. E, per questo, Palazzo Berlaymont ha stilato un elenco di importazioni dagli Usa da colpire e ha lanciato sulla lista una consultazione pubblica che sarà aperta fino al 10 giugno.

Il valore complessivo dei prodotti, calcolato sul volume dell’import dell’anno scorso, è di 95 miliardi di euro, circa un quarto del valore dell’export Ue negli Usa già soggetto a nuovi dazi. Nella lista, precisano fonti Ue, ci sono vini e liquori americani per un valore di 1,3 miliardi di euro; prodotti agroalimentari per un valore di 6,4 miliardi di euro e ittici per mezzo miliardo; aeromobili per circa 10,5 miliardi; automobili e componenti per 12,3 miliardi; macchinari agricoli e industriali per 12 miliardi; prodotti legati all’industria sanitaria per 10 miliardi; apparecchiature elettriche per 7,2 miliardi. E altri.

Fuori restano, invece i prodotti farmaceutici, i materiali critici, i beni considerati “davvero sensibili e importanti“, come ha precisato un alto funzionario Ue, e quelli dell’elenco – ora sospeso – di contromisure sull’import di acciaio, alluminio e prodotti derivati per un valore di 21 miliardi di euro. La Commissione sta anche consultando le parti interessate su possibili restrizioni su alcune esportazioni di rottami d’acciaio e prodotti chimici dell’Ue verso gli Stati Uniti per un valore di 4,4 miliardi di euro. “La consultazione riguarda sia i dazi universali statunitensi che i dazi sulle automobili e sulle parti di automobili“, ha spiegato Bruxelles. Sul piano delle regole, invece, l’Ue avvierà una controversia in sede di Organizzazione mondiale del Commercio contro gli Stati Uniti in merito alle tariffe universali cosiddette ‘reciproche’ e alle tariffe sulle automobili e sulle parti di automobili. “Il contenzioso può essere sospeso in qualsiasi momento“, ha precisato il funzionario.

Ma, per ora, Bruxelles ritiene necessario “riaffermare che le regole concordate a livello internazionale sono importanti e non possono essere ignorate unilateralmente da nessun membro dell’Omc, compresi gli Stati Uniti“. Infine, la Commissione continuerà a monitorare “attentamente la potenziale deviazione delle esportazioni globali verso il mercato dell’Ue“, causata dai dazi Usa imposti a Paesi terzi che, di conseguenza, cercherebbero di far sfociare nell’Ue le merci strozzate negli Usa, e a portare avanti i negoziati con altri partner commerciali.

Una volta chiusa la consultazione pubblica, l’esecutivo Ue metterà a punto la sua proposta di adozione di contromisure e la sottoporrà ai Paesi membri dove, secondo alcune fonti, “c’è fiducia nel lavoro e nella direzione della Commissione“. Ma dalla Commissione fanno capire che il lavoro non si conclude qui. “Non stiamo discutendo di potenziali misure nel settore dei servizi, ma questa rimane un’opzione“, ha continuato il funzionario. E, tra gli strumenti a disposizione, c’è sempre il bazooka anti-coercizione che permetterebbe a Bruxelles di tassare i profitti deille big tech americane nel vecchio continente.

Energia, Ue verso indipendenza da Mosca: stop totale all’import gas russo dal 2027

L’Unione europea fissa le tappe del percorso per la sua indipendenza energetica dalla Russia. E lo fa con la tabella di marcia RepowerEu che, presentata oggi dalla Commissione, punta – con azioni che vanno dal monitoraggio del gas usato nell’Ue all’interruzione dei contratti passando per piani nazionali di eliminazione dell’import fino a misure sull’uranio – a completare il lavoro iniziato tre anni fa dall’Ue alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina. “Oggi l’Unione europea invia un messaggio molto chiaro alla Russia: Mai più. Mai più permetteremo alla Russia di usare l’energia come arma contro di noi. Mai più permetteremo che i nostri Stati membri siano ricattati. Mai più contribuiremo indirettamente a riempire le casse del Cremlino”, ha affermato in conferenza stampa il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen. Contraria alla roadmap l’Ungheria: “Dopo il totale fallimento delle sanzioni contro la Russia, la Commissione europea sta commettendo oggi un altro grave errore escludendo in modo forzato, artificiale e ideologico le fonti energetiche russe”, ha dichiarato il ministro ungherese degli Esteri Peter Szijjarto in un video pubblicato su Facebook.

Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, metà del carbone utilizzato nell’Ue proveniva da Mosca. “Abbiamo smesso completamente di farlo”, ha ricordato Jorgensen. “Per quanto riguarda il petrolio russo, siamo passati dal 26% al 3%” mentre “sul gas dal 45% nel 2022 al 13% di oggi” anche se, nel 2024, l’Ue ha registrato una ripresa degli acquisti. “L’anno scorso, nell’Ue, abbiamo pagato alla Russia 23 miliardi di euro per le nostre importazioni di energia. Si tratta di 1,8 miliardi di euro al mese. Ciò deve cessare. Per questo motivo, oggi, la Commissione ha adottato una tabella di marcia che porterà a termine l’opera”, ha spiegato il commissario.

Il documento presentato oggi è una comunicazione e sarà seguito, il mese prossimo, da un pacchetto di proposte legislative. Tra queste, una sarà sulle norme per una maggiore trasparenza, monitoraggio e tracciabilità del gas russo utilizzato nell’Ue, mentre un’altra imporrà agli Stati membri di stilare, entro fine anno, dei piani nazionali per l’eliminazione graduale del gas russo. In particolare, i piani dovranno indicare il volume delle importazioni di gas russo nell’ambito dei contratti in essere, compresi i contratti con clausole ‘take or pay’; un calendario con le tappe fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo di eliminare gradualmente il gas russo; le opzioni di diversificazione e sostituzione. Altre misure della roadmap sono il divieto di importazioni nell’ambito dei nuovi contratti e dei contratti spot esistenti sul gas russo entro il 2025 e il divieto di importazione di gas russo nell’ambito di contratti esistenti a lungo termine al 2027. In altre parole, saranno impediti nuovi contratti con i fornitori di gas russo (gasdotti e Gnl) e i contratti spot esistenti saranno sospesi entro la fine del 2025. “I contratti a breve termine dovranno essere interrotti quest’anno, si tratta di circa un terzo dell’importazione”, ha illustrato Jorgensen. “I due terzi, i contratti a lungo termine, dovranno terminare entro la fine del 2027. Ciò avverrà sotto forma di divieto, una proibizione. Dal punto di vista legale, per le aziende che potrebbero avere questi contratti, significa il principio di ‘forza maggiore’ e pertanto non possono essere ritenute responsabili”, ha chiarito.

Tutte le misure della tabella saranno accompagnate “da continui sforzi per accelerare la transizione energetica e diversificare gli approvvigionamenti energetici, anche attraverso l’aggregazione della domanda di gas e un migliore utilizzo delle infrastrutture”. E la comunicazione di oggi tocca anche il nucleare, visto che, nel 2024, circa il 23% dell’intera domanda dell’Ue di servizi di conversione dell’uranio è stata soddisfatta dalla Russia e nei servizi di arricchimento dell’uranio la Russia ha coperto quasi il 24% del fabbisogno dell’Ue. Qui, saranno introdotte restrizioni per eliminare gradualmente le importazioni russe di uranio, uranio arricchito e altri materiali nucleari, rendendole “economicamente meno redditizie” e, il mese prossimo, la Commissione intende limitare i nuovi contratti di fornitura cofirmati dall’Agenzia di approvvigionamento dell’Euratom per l’uranio, l’uranio arricchito e altri materiali nucleari con i fornitori russi a partire da una certa data. Infine, nell’ambito della tabella di marcia, la Commissione presenterà anche nuove azioni per affrontare il problema della flotta ombra russa che trasporta petrolio ed è inoltre prevista un’iniziativa europea per la ‘Valle dei radioisotopi’ per garantire l’approvvigionamento di radioisotopi medicali da parte dell’Ue attraverso un aumento della produzione propria.

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Dazi, Meloni si prepara all’incontro con Trump: “So cosa cosa vado a difendere”

Dopo una sfilza di appuntamenti annullati per preparare al meglio il doppio bilaterale con i vertici degli Stati Uniti, Giorgia Meloni si concede una battuta durante la cerimonia di consegna dei Premi Leonardo a Roma. “Come potete immaginare, non sento alcuna pressione per i prossimi due giorni…”, dice sorridendo.

La premier vedrà il presidente Donald Trump a Washington il 17 aprile e il vice Jd Vance il giorno successivo, il 18 aprile, a Roma. L’ansia è plastica, ma la presidente del Consiglio è determinata. Il momento, ammette, è “difficile”, ma si dice “consapevole” di “quello che rappresento e di quello che sto difendendo”. “Abbiamo superato ostacoli ben peggiori”, ricorda, quasi a farsi forza. E promette: “Vedremo come andrà, ma faremo del nostro meglio”.

La incoraggiano le imprese: “Lei non è sola, gli imprenditori italiani e dell’Europa produttiva sono tutti con lei. Siamo fiduciosi nella missione che farà in questi giorni”, le assicura dal palco il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. L’industriale domanda “risposte concrete”, in un momento di incertezza come questo: “Speriamo e ci aspettiamo che il Presidente degli Stati Uniti nell’incontro con Meloni riesca a trovare una sintesi positiva per l’Europa”, fa sapere ai cronisti. Bene che la premier “vada a nome di tutta l’Europa”.

Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, rassicura le imprese, supportate dall’esecutivo con un “impegno politico”. “Il governo sta facendo di tutto per sostenerle a occupare spazi di mercato sempre più importanti, dialogando e cercando il confronto. Nessuna impresa deve sentirsi sola, le nostre ambasciate dovranno sempre più essere trampolino di lancio delle imprese nel mondo”, afferma Tajani. Solo il mese scorso, con le prime minacce del tycoon newyorkese, il governo ha presentato un Piano strategico per l’export, per allargare la cooperazione in nuovi mercati e rafforzare quelli in cui l’Italia è già presente. Il vicepremier torna da una missione in India e Giappone che aveva esattamente questo scopo.

L’inquilino della Farnesina invita a non farsi spaventare dalle difficoltà: “Il danno maggiore l’ha fatto il panico”, osserva, rivendicando: “Avevamo ragione a dire che dovevamo stare calmi, la calma è la virtù dei forti”. Guarda al viaggio della premier come a una “missione di pace commerciale”.

Meloni sarà a Washington “nello spirito europeo”, conferma il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, per “facilitare il negoziato in corso, consentendo a tutti di guardare ad una prospettiva positiva”.

A fine giornata, Meloni convoca a Palazzo Chigi un vertice di governo in vista della partenza. Alla riunione partecipano i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Affari europei Tommaso Foti.

Anche se per il momento la Casa Bianca sembra respingere la proposta dell’Unione europea per i dazi zero sull’industria, la bussola del governo resta quella di riunificare l’Occidente, ridurre le tensioni e aprire la strada a una grande area di libero scambio tra Nord America, Stati Uniti, Canada, Messico e l’Unione europea. La missione è tutt’altro che semplice. Sulla fune, in punta di piedi, Meloni dovrà anche tentare di non spezzare gli equilibri già fragili di Bruxelles.