Ue, al via Consiglio Ambiente: focus su imballaggi e target clima 2040

Al via a Bruxelles il Consiglio Ue Ambiente in cui i ministri europei cercheranno di raggiungere un accordo politico sulla proposta di regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio, criticata dall’Italia principalmente per gli obiettivi di riuso. La presidenza spagnola alla guida dell’Ue ha presentato venerdì ai 27 ambasciatori dell’Ue un testo di compromesso, che tiene conto anche di un documento informale (non paper) presentato la scorsa settimana da Italia e Finlandia per introdurre maggiore flessibilità e deroghe nel regolamento, proposto dalla Commissione europea a fine novembre 2022 nel quadro del più ampio pacchetto sull’economia circolare.

Quanto agli obiettivi di riuso, previsti dall’articolo 26 del regolamento, il testo di compromesso, a quanto apprende GEA, abbassa gli obiettivi di riutilizzo e prevede una deroga per vini e cartoni. Esenti dagli obblighi gli imballaggi per il trasporto. Quanto al divieto di utilizzare determinati formati di imballaggio, il testo di compromesso prevede il divieto di uso di plastica monouso per frutta e verdura fresca, ma escluderebbe la frutta e la verdura biologica, se si può dimostrare che l’imballaggio è necessario per evitare di rovinare la frutta e la verdura. Rispetto alla proposta della Commissione, dal divieto saranno esentate anche le mini confezioni monouso di prodotti da bagno (shampoo, gel doccia, lozione per il corpo) per uso individuale nel settore ricettivo.

Per arrivare a un compromesso sul testo è necessario raggiungere la maggioranza qualificata in seno al Consiglio, che si ottiene quando vota a favore il 55% degli Stati membri (15 paesi su 27) che rappresentano il 65% della popolazione totale dell’Ue. L’Eurocamera ha adottato la sua posizione lo scorso 22 novembre a Strasburgo, annacquando a sua volta la proposta della Commissione su spinta degli eurodeputati italiani. I ministri terranno anche un primo scambio di idee sull’obiettivo climatico al 2040, durante un pranzo di lavoro informale.

Tags:
,

Fumata nera a Bruxelles sul bilancio. Orban blocca accordo, decisione a gennaio

Nessun accordo a Ventisette sulla revisione del bilancio comunitario e la decisione (che va presa all’unanimità) slitta a gennaio in un Vertice straordinario. “Ventisei leader sono concordi su tutte le componenti della proposta di revisione di bilancio che abbiamo presentato, solo uno non è d’accordo”, sintetizza il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in un punto stampa al termine della prima giornata di lavori del vertice Ue che proseguiranno questa mattina.

Dopo ore di negoziato, a livello politico e tecnico tra gli sherpa, il capo del Consiglio europeo prende atto che c’è “un forte sostegno per tutte le componenti” della revisione di bilancio “da parte di 26 leader, dal sostegno all’Ucraina alle migrazioni, al fondo di solidarietà alla difesa”. Ma per un accordo sul bilancio serve una decisione all’unanimità, quindi a 27. “Torneremo sulla materia a inizio del prossimo anno per cercare di raggiungere l’unanimità per attuare questo accordo”, conferma Michel. A mettersi contro la revisione del quadro finanziario dell’Ue fino al 2027 è l’Ungheria, come dichiarato dallo stesso premier, Viktor Orban. “E’ sempre difficile quando si parla di soldi e di solidarietà finanziaria”. Contrario in sostanza ai 50 miliardi di sostegno a Kiev dal bilancio comunitario.

Sostegno all’Ucraina, migrazione e dimensione esterna, piattaforma Tecnologie strategiche per l’Europa, il fondo di ripresa NextGenerationEU, i pagamenti di interessi, strumenti speciali, nuove risorse proprie ed elementi che riducono l’impatto sui bilanci nazionali. Questo il pacchetto di compromesso messo sul piatto dal politico belga. Cifre, soprattutto in termini di risorse fresche, che il capo del Consiglio europeo rivede al ribasso.

Secondo la proposta di Michel, che sarà ora ridiscussa a gennaio, l’aumento di budget arriverebbe a un totale di 64,6 miliardi di euro, di cui 33 miliardi di prestiti e 10,6 miliardi di riallocazioni dalle risorse del quadro esistente esistente. Michel propone di mantenere le risorse per l’Ucraina a 50 miliardi di euro (di cui 17 miliardi di euro di sussidi a fondo perduto e 33 miliardi di euro di prestiti); 2 miliardi per la gestione dell’immigrazione e delle frontiere e 7,6 miliardi per il vicinato e il mondo; 1,5 miliardi destinati al Fondo europeo per la difesa nell’ambito del nuovo strumento Step (Piattaforma di tecnologie strategiche per l’Europa); altri 2 miliardi di euro per lo strumento di flessibilità e infine 1,5 miliardi per la riserva di solidarietà e aiuto.

A uscirne fortemente ridimensionato rispetto alla proposta della Commissione europea è il sostegno finanziario a Step, la piattaforma per le tecnologie pulite proposta da Bruxelles per la competitività industriale dell’Ue, in risposta all’Inflation Reduction Act statunitense e alla Cina. Nell’idea della Commissione europea doveva trattarsi di un vero e proprio Fondo sovrano, ma per metterlo in piedi ci sarebbero voluti anni e con la scadenza della legislatura non c’era margine per farlo. Nel quadro della revisione di bilancio, la Commissione europea ha quindi chiesto agli Stati membri Ue di mobilitare altri 10 miliardi di euro fino al 2027, aumentando la portata del bilancio a lungo termine dell’Unione, per aumentare il budget di alcuni programmi già esistenti: InvestEu (3 miliardi), Horizon Europe (0,5), Fondo per l’innovazione (5 miliardi) e Fondo europeo per la difesa (1,5) e dare vita alla piattaforma. Dal compromesso messo sul tavolo da Michel, la proposta ne esce fortemente ridimensionata.

Al Vertice Ue i leader cercano accordo sul bilancio ma puntano al ribasso

Sbloccata l’impasse sull’allargamento, al Vertice europeo di Bruxelles i capi di Stato e governo tornano a discutere di revisione intermedia del bilancio a lungo termine sperando di chiudere in poche ore la partita. “E’ un dibattito complesso, ma sono fiducioso che riusciremo a trovare un accordo sulle modifiche al quadro finanziario”, confida ai cronisti il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, sceso irritualmente nella sala stampa per annunciare l’accordo sull’avvio dei negoziati di adesione con Ucraina e Moldova.

“Vogliamo sostenere l’Ucraina con maggiori finanziamenti ma anche tener conto delle priorità dell’Unione europea e adattare il nostro bilancio a lungo termine”, ha sintetizzato ai giornalisti.

I Ventisette tornano a discutere di bilancio, dopo aver “messo in pausa” le discussioni nel corso del primo pomeriggio, dando ai tecnici il compito di definire gli ultimi dettagli. A quanto si apprende, c’è un “sostanziale consenso” a 26 (con l’Ungheria ancora contraria) sul testo di compromesso messo questa mattina dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che prevede tra le priorità della revisione i “finanziamenti prevedibili e continui per l’Ucraina, le migrazioni, il fondo di solidarietà e i pagamenti di interessi”.

La base del compromesso è il pacchetto negoziale (in gergo ‘negobox’) che questa mattina Michel ha messo sul tavolo dei governi prima delle discussioni. Cifre, soprattutto in termini di risorse fresche, che il capo del Consiglio europeo rivede al ribasso, mantenendo circa un terzo delle risorse che la Commissione europea a giugno aveva proposto di stanziare per circa 66 miliardi di euro. Secondo la proposta di Michel, l’aumento di budget arriverebbe a un totale di circa 31,6 miliardi di euro, di cui circa 22 miliardi di euro di fondi freschi e 9,1 miliardi di euro di riassegnazione dalle risorse del quadro finanziario esistente.

Michel propone di mantenere le risorse per l’Ucraina a 50 miliardi di euro (di cui 17 miliardi di euro di sussidi) e si propone un ulteriore miliardo di euro per le spese di gestione della migrazione, per un totale di quasi 10 miliardi di euro. Ma il premier magiaro nelle ore scorse si è messo contro l’idea di usare le risorse del bilancio per il sostegno dell’Ucraina, quindi a Bruxelles guadagna terreno l’ipotesi di ‘staccare’ in uno strumento finanziario separato il sostegno a Kiev e lasciare alla revisione del bilancio solo la copertura delle priorità Ue. In questo modo, si potrebbe superare anche l’ostacolo dell’unanimità richiesta per il via libera alle materie finanziarie, spianando la strada a un accordo a 26 sul nuovo strumento per Kiev.

Sospese le discussioni, la premier Giorgia Meloni a pochi minuti dalle 20 ha partecipato a una riunione ristretta sul bilancio con Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per cercare di risolvere le discussioni prima di ritornare al tavolo. L’Italia al Vertice si contrappone a Paesi come i Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia, Austria e anche Germania che vorrebbero mettere risorse fresche solo per lo strumento di sostegno finanziario all’Ucraina. Perché, per l’Italia, ci sono altre priorità, prima fra tutte l’immigrazione. I frugali che chiedono di dirottare risorse da programmi esistenti (ricerca, investimenti) per le necessità individuate dalla Commissione.

Tags:
,
rinnovabili

INFOGRAFICA INTERATTIVA Energia, quota rinnovabili Ue a 37,5%

Nell’infografica interattiva GEA, su dati Eurostat, è illustrato l’andamento della quota di energia rinnovabile usata per produrre elettricità in Ue. Scorrendo con il cursore sulla linea, si può vedere come nel 2004 questa rappresenta appena il 15,8% del totale dell’energia usata per produrre elettricità. Al 2021 la quota è salita al 37,5%.

Industria Net-Zero, Consiglio Ue include nucleare tra tecnologie strategiche

Da otto a dieci tecnologie strategiche chiave per raggiungere lo ‘zero netto’, ovvero zero nuove emissioni entro il 2050. Gli Stati membri hanno adottato la posizione del Consiglio Ue sul ‘Net-Zero Industry Act’, il regolamento proposto lo scorso 16 marzo dalla Commissione europea per sviluppare un’industria a emissioni zero come pilastro centrale del Piano industriale per il Green Deal. Una risposta ‘Made in Europe’ al massiccio piano di sussidi verdi da quasi 370 miliardi di dollari varato dall’amministrazione Usa per dare una spinta agli investimenti nelle tecnologie pulite.

La proposta si compone di permessi accelerati, progetti strategici per la decarbonizzazione dell’industria europea entro il 2030 e un elenco di tecnologie chiave con cui realizzarla. Gli Stati membri al Consiglio Ue hanno mantenuto i target fissati dalla proposta della Commissione europea, ovvero il parametro indicativo di raggiungere il 40 per cento della produzione per coprire il fabbisogno dell’Ue in prodotti tecnologici strategici, come pannelli solari fotovoltaici, turbine eoliche, batterie e pompe di calore e un obiettivo specifico per la cattura e lo stoccaggio del carbonio della CO2, con una capacità annua di iniezione di almeno 50 milioni di tonnellate di CO2 da raggiungere entro il 2030.

Se gli obiettivi principali della proposta sono rimasti invariati, il Consiglio Ue cambia l’approccio sull’elenco delle tecnologie strategiche. La proposta della Commissione europea ha individuato otto tecnologie net-zero ‘strategiche’ (distinte dalle semplici tecnologie net-zero) a cui garantire tempi accelerati per le autorizzazioni e verso cui incanalare gli investimenti (nello specifico: tecnologie solari fotovoltaiche e termiche; eolico onshore e energie rinnovabili offshore; batterie e accumulatori; pompe di calore e geotermia; elettrolizzatori e celle a combustibile per l’idrogeno; biogas e biometano; cattura e stoccaggio del carbonio; tecnologie di rete).

La posizione del Consiglio Ue porta la lista da otto a dieci, includendo anche il nucleare e i combustibili alternativi sostenibili. Inoltre il mandato amplia l’elenco delle tecnologie net-zero non strategiche, includendo le soluzioni biotecnologiche per il clima e l’energia, ad altre tecnologie nucleari e alle tecnologie industriali trasformative per le industrie ad alta intensità energetica.

Secondo la posizione del Consiglio, le tecnologie strategiche a zero emissioni beneficeranno di procedure di autorizzazione snelle e realistiche e di un sostegno aggiuntivo agli investimenti, pur rispettando gli obblighi dell’Ue e internazionali. Inoltre, l’approccio generale prevede che gli Stati membri designino aree specifiche per accelerare la produzione senza emissioni – chiamate ‘aree di accelerazione net-zero’ – per identificare sinergie tra i progetti strategici o i loro cluster, per testare tecnologie innovative net-zero, facilitare i processi di concessione dei permessi.

Il testo adottato dal Consiglio rappresenta il mandato negoziale degli Stati membri per il negoziato con il Parlamento europeo, che ha adottato la sua posizione in plenaria lo scorso 21 novembre. A quanto apprende GEA il negoziato a tre tra Parlamento e Consiglio, mediato dalla Commissione europea, dovrebbe iniziare già la prossima settimana, il 12 dicembre, con l’idea di proseguire a gennaio e febbraio.

energia

Accordo Ue sulle Case Green: stop alle caldaie a gas slitta al 2040

Poco più di due ore sono bastate a Parlamento e Consiglio Ue per trovare la quadra politica sulla revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (Energy Performance of Building Directive), la cosiddetta direttiva case green tanto criticata in Italia e proposta dall’Esecutivo comunitario a dicembre 2021 per alzare gli standard energetici del parco immobiliare dell’Ue. Nell’accordo finale i negoziatori hanno ammorbidito parte delle richieste iniziali della Commissione europea.

Al centro della proposta dell’Esecutivo comunitario ci sono gli standard minimi di prestazione energetica – contenuti nell’articolo 9 – con cui Bruxelles aveva proposto di inserire un obbligo di ristrutturare almeno il 15% degli edifici con le peggiori prestazioni in ciascun paese dell’Ue. I negoziatori hanno confermato di volersi lasciare alle spalle l’idea di inserire requisiti di ristrutturazione dell’Ue per i singoli edifici basati su classi energetiche armonizzate, preferendo un approccio in cui vengono stabilite le medie di riferimento per ciascun Paese sull’intero patrimonio edilizio.

STANDARD MINIMI DI PRESTAZIONE. Per gli edifici non residenziali, i negoziatori hanno stabilito che almeno il 16% di quelli con le peggiori prestazioni sarà destinato alla ristrutturazione entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Quanto a quelli residenziali, le case, si applicherà un obiettivo medio settoriale di riduzione dell’energia, con un minor consumo energetico del 16% nel 2030 e del 20-22% entro il 2035. L’impianto generale della proposta della Commissione europea viene conservato e dunque a partire dal 2030 tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere costruiti per essere a emissioni zero. Per gli edifici pubblici, questo standard si applicherà a partire dal 2028. Entro il 2050 l’intero patrimonio edilizio esistente dovrà essere a emissioni zero. Per garantire flessibilità ai governi, le misure di ristrutturazione adottate dal 2020 saranno conteggiate ai fini dell’obiettivo ed è prevista, apprende GEA da fonti vicine al negoziato, una clausola aggiuntiva che mira a premiare “gli sforzi iniziali”.

STOP ALLE CALDAIE DAL 2040. Tra i dettagli stabiliti nel corso del negoziato, iniziato intorno alle 16.30 di venerdì, è stato posticipato dal 2035 al 2040 l’obbligo di abbandonare le caldaie alimentate da combustibili fossili per il raffrescamento e riscaldamento nelle abitazioni. I colegislatori hanno inoltre concordato di porre fine a tutti i sussidi per le caldaie autonome entro il 2025. Quanto all’obbligo per gli Stati di installare pannelli solari sui tetti, riguarderà solo i nuovi edifici, gli edifici pubblici e non residenziali a partire rispettivamente dal 2026 al 2030. Ma gli Stati membri dovranno anche attuare strategie, politiche e misure nazionali per l’installazione di impianti solari anche negli edifici residenziali. A detta del relatore per l’Eurocamera, l’eurodeputato dei Verdi Ciarán Cuffe, il voto del Parlamento europeo per confermare l’accordo dovrebbe svolgersi a febbraio. E, una volta approvato, l’attuazione dovrebbe iniziare nel 2026. Gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico europeo e del 36% delle sue emissioni di CO2.

La sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa passa attraverso la decarbonizzazione

Sicurezza energetica e politica climatica vanno di pari passo, quindi per andare più veloci in termini di sicurezza l’Ue deve andare più spedita anche in termini di decarbonizzazione. E’ chiaro il monito che ha lanciato Matthew Baldwin, direttore generale aggiunto della DG ENER della Commissione europea, nel suo intervento alla decima edizione dell’evento ‘How can we govern Europe?’, organizzato da Withub con la direzione editoriale di Eunews e GEA, che si è tenuto a Bruxelles, presso la residenza dell’ambasciatore d’Italia in Belgio.

L’ultimo panel della giornata di confronto è stato dedicato alla ‘Sicurezza energetica: ridotta la dipendenza dalla Russia, l’Ue è in grado di puntare all’autonomia con fonti rinnovabili?’. Dalla domanda lo spunto per riflettere sugli ultimi due anni che hanno messo alla prova l’Unione europea tra tagli alle forniture di gas da parte della Russia e la necessità di rendersi autonoma (o quasi) dal punto di vista energetico. “Siamo a un punto migliore rispetto a come eravamo un anno fa, ma la crisi ci può colpire ancora”, ha sentenziato, snocciolando i numeri che testimoniano che l’Ue e l’Italia hanno superato o almeno stanno superando la crisi. Come Unione europea “abbiamo deciso rapidamente” di ridurre, nell’ottica di abbandonare totalmente, “la dipendenza dai combustibili fossili russi” attraverso il piano ‘REPowerEu’.

Siamo passati da circa 155 miliardi di metri cubi di gas nel 2021 a 40 miliardi di metri cubi ora” di forniture dal Cremlino. Non solo. La strategia europea punta sul risparmio dei consumi (e l’Italia – ha Baldwin – è riuscita ad andare oltre il target di taglio ai consumi del 18%) e sulla spinta sulle rinnovabili. “Nel 2023 l’Ue si aspetta di installare 70 GigaWatt di capacità rinnovabile, solare ed eolica. L’Italia dovrebbe raddoppiare la capacità installata rispetto all’anno precedente”, ha aggiunto.

Durante la crisi energetica anche Eni si è mossa come azienda e come sistema Paese nel quadro della decisione dell’Ue di ridurre ed eliminare la dipendenza dai combustibili fossili russi. “L’italia in questo è stata un campione, ha portato a termine nel più breve tempo possibile rispetto ad altri Paesi ed è stato fatto grazie a una già esistente diversificazione delle rotte”, ha dichiarato Luca Giansanti, responsabile degli Affari governativi europei di Eni, precisando che il nostro Paese “ha la fortuna di avere gasdotti e di aver deciso di potenziare la capacità di rigassificazione”. A detta di Stefano Verrecchia, rappresentante permanente aggiunto dell’Italia presso l’Ue, durante la crisi l’Italia è stata capace “di rispondere all’emergenza ma come Paese abbiamo sempre cercato di avere un atteggiamento realistico nella transizione, tenendo conto anche della dimensione sociale“, ha aggiunto, sottolineando la necessità di “una soluzione finanziaria importante” per affrontare la transizione.

Nel contesto di riduzione rapida delle emissioni, il rischio, secondo l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Tiziana Beghin, è quello di “sostituire” la dipendenza dell’Ue dalle forniture russe “con altre dipendenza con partner che non sempre sono partner stabili”, ha detto. “Siamo in un periodo storico in cui si sono verificate condizioni critiche contemporaneamente Con il piano per l’indipendenza energetica ‘RepowerEu e il price cap per il gas siamo riusciti a tenere basso il prezzo dell’energia, ma ancora oggi è doppio rispetto ai livelli pre-crisi e questo crea distorsioni molto elevate”.

Al centro del confronto non solo le rinnovabili, ma anche altre fonti energetiche a zero emissioni, come il nucleare, che dividono l’Ue. Dal Green Deal in poi l’Ue “ha declinato una strategia di decarbonizzazione, e in questo quadro il nucleare c’è ma come scelta dei singoli stati membri e non dell’Ue. Da Bruxelles c’è un impegno soprattutto nel campo della ricerca”, ha ricordato l’eurodeputata del Partito democratico, Patrizia Toia. In tempi recenti è nato in Ue “un nuovo interesse nel nucleare di nuova generazione, per i cosiddetti piccoli reattori nucleari”, ha detto, ricordando che al Parlamento europeo di Strasburgo la prossima settimana si voterà una relazione di iniziativa sui piccoli reattori modulari. La relazione è stata votata nelle scorse settimane in commissione Itre e Toia ha ricordato che la delegazione italiana nel gruppo S&D “non ha votato a favore”.

Tags:
, ,

La sicurezza alimentare passa per un super-commissario Ue dell’Agricoltura

Il ripensamento della politica agricola per la sicurezza alimentare, ma un cambio di rotta di più ampio respiro per l’Unione europea dell’immediato futuro, alle prese con tante sfide, nessuna semplice, a partire dall’allargamento e la prospettiva di un ingresso dell’Ucraina all’interno dell’Unione europea. Il cambio di marcia si rende indispensabile, e dovrà avvenire a partire dalla prossima legislatura europea. E’ quanto emerge dalla decima edizione di ‘How can we govern Europe?’, organizzato da Withub con la direzione editoriale di Eunews, GEA e Fondazione Art. 49 a Bruxelles.

Come Europa stiamo subendo un attacco competitivo senza precedenti, e se non riusciamo a cambiare l’Europa non riusciremo a rispondere a questa concorrenza”, la premessa di Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia e direttore Mercati, politiche europee e internazionalizzazione di Coldiretti. Per rispondere alla doppia sfida, quella di una popolazione in aumento e una produzione messa a dura prova da cambiamenti climatici e un conflitto russo-ucraino che ha posto il tema della sicurezza alimentare, serve “più output con tecnologia avanzata”. Per questo servono le giuste misure, i giusti stimoli. “E’ molto importante quello che non devi fare”, e in tal senso “non dobbiamo far chiudere le aziende e caricarle di oneri”. In estrema sintesi, “dati e non confronto ideologico, questo è quello che vogliamo”. Non manca la critica all’esecutivo comunitario e all’ormai ex vicepresidente esecutivo per il Green Deal. “Noi siamo pronti a qualsiasi nuova normativa, ma vogliamo che si discuta dei numeri. Timmermans ci diceva di farci andar bene i dati a sua disposizione”.

Patrick Pagani, Senior Policy coordinator di Copa-Cogeca, suggerisce altro, una riorganizzazione del collegio dei commissari. Per rilanciare la produzione agricola e la competitività agro-alimentare dell’Ue “abbiamo bisogno di un commissario forte per l’Agricoltura e le politiche rurali, con il ruolo di vicepresidente”. E’ questa “una delle priorità per la prossima legislatura” europea, dopo le elezioni del 6-9 giugno. Altro punto nella lista delle cose da fare, spiega, “un bilancio adeguato al contesto”. E’ una condizione che si rende necessaria, visto che “abbiamo bisogno di più agricoltura per rimettere al centro la sicurezza alimentare”. Nella pratica “vuol dire Pnrr e fondi strutturali, perché non possono esserci solo aiuti di Stato”. Per Pagani non ci sono alternative. “Se le sfide sono maggiori servono più soldi. Le sinergie con i fondi e il coinvolgimento del privato sarà la vera chiave per il futuro”.

Dati, nessuna ideologia, un nuovo commissario, e risorse. Ma anche ripensamenti di agende. Perché, sottolinea Herbert Dorfmann (Fi/Ppe), membro della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, “l’allargamento che si prospetta è una grande sfida”. Politica, innanzitutto. “Non posso immaginare l’ingresso dell’Ucraina senza imbarcare i Balcani. Non è politicamente credibile”. Ma anche agricolo e quindi commerciale. “Ci sarà un allargamento grande, e in questo contesto l’asseto agricolo è dei più difficili. Io non penso che l’Ucraina distruggerà l’agricoltura europea. Se fatto bene l’allargamento dell’ucraina non è un problema”. Semmai, in prospettiva “se c’è l’Ucraina (all’interno dell’Ue, ndr) dovremmo comprare meno mais dal sud America”. Un aspetto, quest’ultimo, che impone all’Unione un ripensamento nei rapporti con i Paesi del Mercosur, con cui si negozia un accordo di libero scambio che potrebbe essere investito da scenari di un’Ue diversa da quella di adesso.

In Commissione ci si interroga su altro. “Abbiamo la questione del cambio generazionale”, fa notare Mihail Dumitru, direttore generale aggiunto del Direzione generale Agricoltura della Commissione europea (Dg Agri). “Dobbiamo saper attrarre i giovani, che al momento non sono attratti dal settore”. Fermo restando che “il nostro settore (primario, ndr) deve fare i conti sempre di più con eventi climatici estremi. Lo abbiamo visto anche questa estate, tra siccità, incendi e alluvioni”.

Sulla questione generazionale ci sono attenzione e disponibilità di Camilla Laureti (Pd/S&D), membro della commissione Agricoltura del Parlamento europeo. “Oggi in Europa sono il 12 per cento i giovani che conducono un’azienda agricola. Sono pochi, pochissimi. Dobbiamo cominciare ad agire”. Un’idea, l’esponente socialdemocratica ce l’ha. “Dobbiamo ascoltare quei giovani che sono su questa strada, e aiutarli. Mi piace pensare che la prossima Politica agricola comune (PAC) abbia una fetta più importante per chi questa strada la sta già percorrendo”. Senza tralasciare il contributo ‘in rosa’ per un’agricoltura sostenibile e capace di garantire la sicurezza alimentare. “Anche l’ingresso delle donne in agricoltura ci aiuta”. Una traccia di azione politica per la legislatura che verrà.

Industria, aiuti di Stato e Ia. Le priorità Ue ad ‘How Can We Govern Europe?’

Dalla politica industriale agli aiuti di Stato, dall’intelligenza artificiale agli investimenti comuni. A pochi mesi dalle elezioni europee del giugno 2024, le priorità Ue in vista della prossima legislatura alle porte hanno aperto la decima edizione dell’evento ‘How Can We Govern Europe?’, organizzato da Withub con la direzione editoriale di GEA ed Eunews a Bruxelles, presso la residenza dell’ambasciatore d’Italia in Belgio.

L’Europa deve essere cosciente che deve avere un’industria competitiva nel mondo, se partiamo da questo presupposto dobbiamo creare le condizioni per cui la transizione verde e digitale siano un successo”, è l’esortazione del direttore degli Affari europei di Confindustria, Matteo Borsani. Non solo “analisi di impatto serie” sul piano della legislazione comunitaria, ma soprattutto “mantenere un certo level playing field, il Mercato interno vive delle stesse condizioni di alleati e competitor”. E qui si entra nello spinoso tema degli aiuti di Stato. “Non possiamo affidarci solo agli aiuti di Stato per mantenere la competitività”, ha spiegato Borsani, a cui ha fatto eco l’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini: “Il problema è quando vengono fornite risorse e si vincolano le modalità in cui quelle stesse risorse devono essere spese, l’aiuto non deve diventare il modo in cui si limita la possibilità di decisione interna”. E sul tema della competitività anche il collega di Fratelli d’Italia Raffaele Stancanelli ha messo in chiaro che durante la prossima legislatura bisognerà fare attenzione a “non scardinare la politica industriale europea per favorire Paesi come la Cina“.

Il futuro dell’Unione passerà però anche dalle decisioni del presente. Come dimostra il lavoro dei co-legislatori del Parlamento e del Consiglio dell’Ue condotto in parallelo all’evento. “Vediamo se il trilogo con il Consiglio sarà davvero quello decisivo, non è detto, ma siamo positivi e c’è moderato ottimismo”, ha spiegato in videoconferenza poco prima dell’avvio del negoziato inter-istituzionale il capo-delegazione del Partito Democratico e co-relatore per il Parlamento Europeo sull’Atto Ue sull’intelligenza artificiale, Brando Benifei. “Sulle questioni fondamentali il Regolamento è già stato concordato, ha un approccio con la base del rischio come principio di classificazione degli usi dell’Ia”, ma ci sono ancora “divergenze significative con il Consiglio su alcune questioni“. Il riferimento è agli “obblighi di verifica di sicurezza dei modelli più potenti”, come ChatGpt, per cui “le imprese devono essere sicure di non dover avere responsabilità su questioni di cui ora non possono essere pienamente coscienti”. A questo si aggiunge il tema delle “salvaguardie sugli usi di controllo e sorveglianza”, come telecamere a riconoscimento biometrico, polizia predittiva, riconoscimento emotivo ed eccezioni per uso di polizia: “Dobbiamo trovare un punto di incontro con Consiglio”, ha spiegato Benifei.

Inevitabile una riflessione a proposito delle priorità Ue sul fronte del supporto dell’Unione nei confronti dei Ventisette, e viceversa. Nel suo intervento il presidente emerito del Comitato economico e sociale europeo (Cese), Luca Jahier, ha voluto richiamarsi all’esperienza di questi ultimi anni: “Con il Next Generation Eu abbiamo avuto la prova che procedere per punizioni e sanzioni produce meno risultati che procedere a premi e incentivi” e ora che “siamo a metà percorso” è dimostrato come “anche i Paesi più riottosi hanno implementato in modo sostanziale le riforme strutturali”. Di fronte a una “richiesta sempre più crescente all’Ue per supportare iniziative sulla transizione energetica, in politica etera o per l’allargamento” – come ha sottolineato con forza la direttrice di ricerca del Ceps (Center for European Policy Studies), Cinzia Alcidi – proprio Jahier ha fatto notare che “ha funzionato il meccanismo di legare gli investimenti strategici alle riforme“.

Tags:
, ,

Tinelli (Confagricoltura): Ingresso Ucraina in Ue avrà impatto enorme

“Le ultime due riforme della politica agricola” europea “sono state una rivoluzione copernicana e hanno visto una modifica del modello agricolo europeo. L’entrata dell’Ucraina è sicuramente un atto dovuto. D’altra parte l’impatto sull’agricoltura europea sarà enorme, quindi da questo punto di vista la Commissione dovrebbe cominciare a studiare quali saranno, prima di tutto, gli effetti dell’allargamento e verificare il budget che sarà destinato alla politica agricola”. Lo ha dichiarato a GEA Cristina Tinelli, responsabile relazioni Ue e internazionali di Confagricoltura a margine della decima edizione dell’evento ‘How can we govern Europe?’, organizzato da Withub con la direzione editoriale di Eunews e GEA, in corso a Bruxelles, presso la residenza dell’ambasciatore d’Italia in Belgio. “E’ chiaro – ha aggiunto – che non possiamo accettare una diminuzione del budget, per cui dovranno essere studiati dei meccanismi di phase in nei confronti dell’Ucraina, come è stato – d’altra parte – per l’adesione degli ex nuovi paesi dell’Est. Insomma, quindi auspichiamo che comunque le risorse a disposizione rimangano le stesse per per la politica agricola, anche se sicuramente bisognerà studiare dei meccanismi tali per cui si possa continuare in questo senso”.