Utilitalia-Svimez: “Filiere di acqua, energia e ambiente valgono il 4,7% del Pil del Sud”

La dimensione economica delle utility meridionali è quantificabile in 11,5 miliardi di euro (2023), circa il 24% del valore aggiunto realizzato dall’intero comparto italiano. Considerando il contributo offerto dalle imprese che operano sull’intera filiera delle utility, si sale a circa 16,1 miliardi: pari al 4,7% del Pil del Mezzogiorno. Rispetto alle altre filiere, quella delle utility si contraddistingue al Sud per una marcata vocazione industriale: le imprese estrattive e manifatturiere realizzano infatti oltre il 52% del valore aggiunto complessivo. Lo rivela il ‘Rapport Sud’, di Utilitalia e Svimez, presentato a Palermo, che che valuta gli impatti economici e occupazionali del settore delle utility (ambientale, idrico ed energetico) nelle regioni del Mezzogiorno. Questa quarta edizione, inoltre, contiene una valutazione sulle principali sfide che il comparto dovrà affrontare nei prossimi anni.

“Il sistema delle imprese dei servizi di pubblica utilità, in sostanza, riveste una posizione centrale rispetto ai temi della crescita economica, dell’accessibilità ai diritti essenziali, del cambiamento climatico e dell’autonomia strategica sulle forniture energetiche. Per superare dunque le criticità residue, promuovendo lo sviluppo industriale, un esempio positivo è dato dalle reti d’impresa”, si legge in una nota.

Lo scorso luglio è stato firmato da 9 utilities del Mezzogiorno il Contratto di Rete che ha costituito la Rete Sud, l’iniziativa attraverso la quale le imprese associate a Utilitalia hanno deciso di fare squadra per migliorare i servizi offerti ai cittadini ed affrontare congiuntamente le principali sfide operative, finanziarie e regolatorie del momento”.

“Con questa iniziativa – spiega il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – la Federazione ha voluto fornire un contributo concreto per un maggiore sviluppo dei servizi pubblici al Sud, che soffrono una eccessiva frammentazione e una ancora troppo diffusa presenza di gestioni in economia. Fare rete tra i gestori è un passo importante per rafforzare il sistema delle imprese dei servizi pubblici secondo una logica industriale, un percorso obbligato per migliorare i servizi forniti ai cittadini e per generare impatti positivi sull’occupazione e sull’indotto locale”.

Transizione energetica, economia circolare e adattamento ai cambiamenti climatici: sono questi i pilastri su cui si fondano le sfide e le azioni per rilanciare l’economia delle utility nel Mezzogiorno. “Le utility – evidenzia Luca Bianchi, direttore generale della Svimez – assumono un ruolo decisivo nel supportare i segnali di ripresa dell’economia meridionale, favorendo la trasformazione strutturale che i sistemi economici territoriali dovranno avviare per contrastare e vincere le sfide legate al cambiamento climatico e ai nuovi equilibri economici globali. Il rapporto fa emergere il ruolo effettivo e potenziale del settore delle utility nell’attivare e qualificare le connessioni economiche locali, attirare investimenti e migliorare i servizi per cittadini e imprese, in un’ottica evolutiva per cui è necessario partire dalle vocazioni produttive territoriali per sostenere i processi di sviluppo, ammodernamento e diversificazione”.

Il Sud Italia, del resto, ha il maggiore potenziale su scala nazionale di produzione da fonti rinnovabili (eolico e solare). Oggi il Mezzogiorno gioca un ruolo decisivo nel settore fotovoltaico, contribuendo per circa il 35% della capacità totale installata, che è in crescita in tutte le regioni del Sud: per raggiungere i target del Fit for 55, la capacità fotovoltaica addizionale (53,6 GW) prevista entro il 2030 si concentrerà per il 61% nel Mezzogiorno. Tra le misure suggerite dalla Federazione per implementare il settore figurano l’integrazione verticale della filiera, lo sviluppo di soluzioni integrate per offrire servizi innovativi, l’incoraggiamento dell’autoproduzione e il ricorso a investimenti in digital e tecnologie innovative.

In tema di rifiuti il Sud Italia sconta ancora un importante gap dal punto di vista impiantistico, per cui è difficile chiudere il ciclo ed evitare l’export verso altre regioni o l’estero nonché il conferimento in discarica. Per quanto riguarda i rifiuti indifferenziati, per centrare i target europei al 2035 sull’economia circolare, il fabbisogno impiantistico a livello nazionale e principalmente concentrato nelle regioni centro-meridionali è stimato da Utilitalia in 2,5 milioni di tonnellate; migliore è la situazione per quanto concerne i rifiuti organici, grazie ai numerosi impianti recentemente attivati o in costruzione, grazie anche ai finanziamenti del Pnrr.

La siccità del 2023-2024 che ha colpito il Sud Italia e sta interessando ancora duramente la Sicilia, mette in risalto le vulnerabilità del sistema infrastrutturale idrico. Per uscire dalle logiche emergenziali e rendere il settore più resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici in corso, è necessario superare alcune criticità dal punto di vista della governance e delle infrastrutture. “Sono ancora troppe le gestioni in capo agli enti locali nelle regioni del Sud Italia che, con una bassissima capacità di investimento (appena 11 euro per abitante nel 2022, contro una media nazionale di 70 euro), non consentono una rapida attuazione degli interventi necessari. Bisogna dunque incentivare la crescita orizzontale e verticale dei gestori, per migliorare la capacità gestionale anche attraverso il controllo degli enti di governo d’ambito”, prosegue il comunicato.

Carlos Mendes Pereira nuovo responsabile Comunicazione e Public Affairs Italia di Dri

Carlos Alberto Mendes Pereira è il nuovo responsabile Comunicazione e public affairs per l’Italia di DRI la società con sede ad Amsterdam che opera nel settore delle rinnovabili in Europa, parte del gruppo energetico ucraino DTEK. Dopo quasi un anno, durante il quale é stato il portavoce di ICE, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, e del presidente Matteo Zoppas, Mendes Pereira torna a occuparsi di energia dove ha lavorato prima al Forum Nucleare Italiano e poi a lungo all’Enel dove é stato Responsabile Media Italia.

DRI è impegnata nella realizzazione di impianti solari, eolici e sistemi di accumulo in Italia, Croazia, Polonia e Romania. Attualmente la società ha impianti già attivi in Romania mentre altri sette sono in fase di sviluppo. DRI prevede la realizzazione di 5GW di impianti rinnovabili e batterie in Europa di cui 2GW in Italia entro il 2030 dove ha quattro progetti in diverse fasi di sviluppo e uffici a Milano e Roma.

Aie avverte: “Picco domanda combustibili fossi entro il decennio ma ancora lontani da target”

Più della metà dell’elettricità mondiale proverrà da fonti a basse emissioni di carbonio entro la fine del decennio, ma il mondo, ancora dipendente dai combustibili fossili, è ancora “lontano da una traiettoria allineata” con gli obiettivi di neutralità del carbonio, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Abbiamo vissuto l’era del carbone e del petrolio e ora stiamo entrando ad alta velocità nell’era dell’elettricità, che definirà il sistema energetico globale in futuro e sarà sempre più basata su fonti pulite”, afferma il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol, citato nella pubblicazione del rapporto annuale dell’organizzazione, World Energy Outlook 2024. In questo rapporto, basato sulle politiche attuali, l’Aie conferma la sua previsione di un picco della domanda di tutti i combustibili fossili (petrolio, gas e carbone) “entro la fine del decennio”, contrariamente alle stime dell’industria del petrolio e del gas e dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec).

Con l’energia nucleare, oggetto di un rinnovato interesse in molti Paesi, e l’ascesa del solare e delle batterie, le fonti (energetiche) a basse emissioni dovrebbero produrre più della metà dell’elettricità mondiale entro il 2030”, afferma l’Aie. L’agenzia per l’energia dell’Ocse descrive una sete di elettricità determinata dall’industria, dalla mobilità elettrica, dalle esigenze dell’intelligenza artificiale e degli 11.000 centri dati nel mondo, nonché dalla climatizzazione. Sebbene vi sia un “crescente slancio per le transizioni energetiche pulite”, “il mondo è ancora lontano da una traiettoria allineata agli obiettivi di neutralità delle emissioni di carbonio per il 2050”, sottolinea l’Aie, invitando ad accelerare.

Il rapporto precede di un mese la conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP29, che si terrà a Baku dall’11 al 22 novembre. Mentre questa conferenza si concentrerà sui finanziamenti per il clima, quella tenutasi a Dubai nel 2023 ha prodotto un accordo che apre la strada alla graduale eliminazione dei combustibili fossili, le cui emissioni stanno riscaldando il pianeta. Alla COP28, i governi si sono impegnati ad agire per triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030, un obiettivo ritenuto essenziale se vogliamo limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Secondo il rapporto dell’Aie, la capacità di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili passerà dagli attuali 4.250 GW a quasi 10.000 GW nel 2030, una cifra certamente “inferiore” all’obiettivo di triplicare, ma “più che sufficiente, in totale, a coprire la crescita della domanda globale di elettricità e a spingere la produzione di energia elettrica da carbone verso il declino”.

Con l’aumento delle “tecnologie pulite”, l’Aie prevede che le emissioni globali di CO2 raggiungeranno il picco “prima del 2030”. Ma “in assenza di un forte calo successivo, il mondo è sulla buona strada per raggiungere un aumento di 2,4°C della temperatura media globale entro la fine del secolo”, ben al di sopra dell’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi, fissato a +1,5°C. “Il 2024 ha dimostrato che la domanda di elettricità è insaziabile e l’Aie presume che rimarrà tale (…) Questo significa che il mondo non sta ancora abbandonando i combustibili fossili e riducendo le emissioni di CO2 nel settore energetico”, ha commentato Dave Jones, direttore del programma di prospettive del think tank Ember.

Secondo l’Aie, “nel 2023 è stato installato un livello record di energia pulita in tutto il mondo, ma due terzi dell’aumento della domanda di energia sono stati ancora soddisfatti dai combustibili fossili”.

Questi ultimi copriranno poco meno dell’80% della domanda globale di energia nel 2023, una quota che è diminuita molto gradualmente dal 2011, quando si attestava all’83%. Soprattutto nei Paesi del Sud del mondo, l’aumento del fabbisogno energetico ha continuato a spingere i combustibili fossili, compreso il carbone, che ha raggiunto un consumo record nel 2023, l’anno più caldo mai registrato. L’Aie prevede inoltre che la capacità di esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) aumenterà di quasi il 50% nel prossimo futuro. Secondo l’Aie, si tratta di una “impennata”, ma anche di un “eccesso di capacità” per questo gas, che viene trasportato via nave ed è molto richiesto dopo i drastici tagli alle forniture russe a terra.

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Diminuiscono gli edifici inquinanti in Italia: per la prima volta sotto il 50%

Migliorano in modo significativo le prestazioni energetiche del parco edilizio nazionale certificato nel 2023, con una percentuale di edifici nelle classi energetiche meno efficienti (F e G) che scende sotto il 50% per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni. È quanto emerge dal V Rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, realizzato da Enea e Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente sulla base degli Attestati di Prestazione Energetica (Ape) registrati nel Siape e presentato oggi a Roma in un evento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, dei presidenti di Enea e Cti, Gilberto Dialuce e Cesare Boffa. Nel 2023 sono stati registrati sul Siape 1,1 milioni di Ape, di cui la quota più consistente è stata emessa in Lombardia (21,7%), con a seguire Piemonte (9,2%), Veneto (8,7%), Emilia-Romagna (8,5%) e Lazio (8,3%).

A conferma del miglioramento delle prestazioni energetiche, nel residenziale il Rapporto evidenzia un incremento di circa il 6% delle classi energetiche più efficienti (A4-B) rispetto al 2022. Un’ulteriore tendenza positiva è la crescita della percentuale di Ape emessi conseguenti a riqualificazioni energetiche e ristrutturazioni importanti, che rappresentano rispettivamente il 7,9% e il 6,4% (+2,3% e +2,4% nel confronto con il 2022). Questo è confermato anche dagli attestati collegati a passaggi di proprietà e locazioni che risultano in calo rispetto al 2022 (-5,3%), pur continuando a rappresentare il 54,2% del campione analizzato.

L’edizione 2024 del Rapporto si è concentrata anche sui nuovi strumenti e metodi di analisi sviluppati per migliorare la qualità degli Ape, in particolare sulle metodologie di controllo utilizzate dai certificatori, sia durante la fase di predisposizione dell’Ape che in quella successiva. Il Report presenta anche dei focus sul percorso di perfezionamento dei Catasti Energetici Unici regionali, in funzione del possibile sviluppo del Catasto Unico Nazionale, del Portale nazionale per la Prestazione Energetica degli Edifici e delle altre applicazioni informatiche predisposte da Enea.

Infine, il Rapporto, illustra, evidenziando un generale consenso, i risultati di un sondaggio a cui hanno risposto oltre 10 mila certificatori, chiamati a esprimersi sugli aspetti significativi del processo di redazione dell’Ape, dalla qualifica del professionista, al reperimento dei dati, ai rapporti con gli altri attori del processo, alla percezione dell’utilità di questo importante strumento.

Il Rapporto Enea-Cti evidenzia come la certificazione energetica non rappresenti soltanto un strumento tecnico per valutare le prestazioni degli immobili e più in generale del patrimonio edilizio italiano, ma anche uno strumento per migliorarne l’efficienza, favorendo l’adozione di soluzioni tecnologiche innovative che riducano i consumi”, dichiara il presidente Enea, Gilberto Dialuce. “In un contesto di grandi sfide come quelle della transizione energetica e della decarbonizzazione, l’Ape offre la possibilità di diffondere una cultura energetica più matura, di incentivare comportamenti virtuosi e investimenti mirati al miglioramento di efficienza e sostenibilità”.

La nuova edizione del Rapporto mette in risalto come il meccanismo della certificazione energetica funzioni e produca risultati rilevanti. Ed è proprio questa la sua funzione. Costituire un importante strumento di lavoro che con il periodico monitoraggio della situazione consente al legislatore e agli operatori, ma anche a noi Enea e Cti che l’abbiamo elaborato, di valutare l’evoluzione e i risultati delle strategie nazionali a supporto della transizione energetica e della decarbonizzazione e di individuare sempre nuovi spunti di miglioramento. Tutto questo è confermato dai risultati positivi mostrati nel Rapporto 2024”, spiega il presidente del Cti, Cesare Boffa.

Nucleare, Pichetto: “A inizio 2025 in Parlamento il disegno di legge”. Il Governo valuta l’uso degli impianti esistenti per le scorie

La road map è chiara: entro fine ottobre i risultati del lavoro della Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, poi entro la fine del 2024 una bozza di testo per la legge-delega che possa abilitare la produzione da fonte nucleare tramite le nuove tecnologie nucleari sostenibili e, nei primi mesi del 2025, il vaglio del Parlamento proprio sul testo. Nel mezzo, lo studio del quadro giuridico, avanti con la ricerca e l’ipotesi di “ammodernare le strutture esistenti, eventualmente ampliandole”, per il deposito delle scorie radioattive. Senza dimenticare la valutazione della “necessità di istituire un soggetto attuatore nazionale, in grado di mettere a sistema il lavoro sin qui sviluppato”.

DECARBONIZZAZIONE AL 2050. L’audizione presso le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera è l’occasione per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, per fare il punto sul ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica. E su questo il titolare del Mase non ha dubbi: “sarà centrale anche in un’ottica di decarbonizzazione al 2050” in modo “sostenibile, sicuro e competitivo”, senza “preconcetti ideologici o politici” e “abilitando tutte le tecnologie, sia quelle esistenti sia quelle future”. Buone sarebbero anche “le ricadute sul Pil”, perché produrre energia nucleare in Italia consentirebbe di “aumentare l’occupazione”, e di rappresentare “un motore per il settore industriale nazionale”, capace anche di ridurre la dipendenza dalla Cina, leader nei settori “del fotovoltaico e dei sistemi di accumulo elettrochimici”. Inoltre, “non produce emissioni di CO2” e “tutela il paesaggio” perché richiede uno scarso consumo di suolo.

PICCOLI IMPIANTI MODULARI. Pichetto garantisce che non si sta ragionando per “riaprire le centrali nucleari di grandi dimensioni della prima o seconda generazione”, ma solo sui “piccoli impianti modulari, i cosiddetti Small Modular Reactor, che presentano livelli di sicurezza molto superiori alla grande maggioranza” delle strutture esistenti. Nucleare di terza o quarta generazione, dunque, da integrare – come ricorda “la letteratura scientifica” – con le rinnovabili “non programmabili (eolico e fotovoltaico)”, per arrivare a una quota tra l’11% e il 22% del totale dell’energia richiesta al 2050. “In base ai dati tecnici forniti dalla Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibiledice Pichettoè stato possibile prevedere anche una piccola quota di energia da fusione a ridosso dell’anno 2050″.

IL GRUPPO DI LAVORO.  Il lavoro da fare, però, è tanto. Entro la fine del mese la Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile presenterà i suoi risultati che “rappresenteranno una base oggettiva di dati e valutazioni tecniche, non politiche” per tracciare la strada del governo. La Piattaforma è stata istituita presso il Mase in collaborazione con Enea e Rse ed è articolata in sette gruppi di lavoro. Collaborano aziende, industrie, università, enti regolatori, istituti di ricerca e associazioni di categoria. La scelta del nucleare, ricorda Pichetto, non solo è “sostenibile”, ma anche economicamente vantaggiosa. In uno scenario al 2050, integrare il nucleare con le fonti rinnovabili consentirebbe di risparmiare almeno 17 miliardi di euro.

GLI ASPETTI GIURIDICI. Il governo sta lavorando anche sugli aspetti giuridici legati all’utilizzo di questa forma di energia, perché “è necessario un quadro legislativo e normativo chiaramente definito”. Nell’ambito della Piattaforma per il nucleare sostenibile, ha ricordato Pichetto, “sono già state definite una serie di proposte di revisione di aspetti essenzialmente autorizzativi, ma serve un riordino complessivo della normativa del settore, integrandola in un quadro unificato”. Il primo passo del gruppo di esperti, ha annunciato il ministro, è la presentazione entro la fine del 2024 una bozza di testo per la legge-delega che possa abilitare “la produzione da fonte nucleare tramite le nuove tecnologie nucleari sostenibili come gli SMR, AMR e microreattori”. Questo disegno di legge-delega “sarà quindi sottoposto al vaglio parlamentare nei primi mesi del 2025”.

DEPOSITO DELLE SCORIE NUCLEARE. Tasto dolente è quello del Deposito nazionale delle scorie radioattive, la cui mancata definizione è già costata all’Italia una procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Ma il processo è lungo, perché per le 51 aree idonee per la costruzione del Deposito serve il completamento della procedura di Valutazione Ambientale Strategica. passaggi burocratici che si uniscono anche alle proteste dei territori. Ma, dice Pichetto, si tratta di una questione “cruciale “per il nostro futuro, che dobbiamo affrontare con la massima serietà e trasparenza”. Ecco perché, annuncia, “negli ultimi tempi stiamo anche valutando soluzioni alternative, con pari livello di sicurezza”, che è quella di “ammodernare le strutture esistenti, eventualmente ampliandole, sfruttando la possibilità di farlo in località potenzialmente già idonee alla gestione in sicurezza di rifiuti radioattivi, anche nell’ottica del rientro dall’estero dei rifiuti ad alta attività che lì si trovano per riprocessamento da diversi anni”. Si tratta di 100 depositi su 22 siti, distribuiti su tutto il territorio nazionale “perché in Italia di producono dai 300 ai 500 metri cubi di rifiuti medicali di bassa e media attività all’anno”. “Spesso si tratta di strutture, presenti al Sud, al Centro e al Nord, isole comprese – ricorda – con le quali il territorio convive da molti anni e che in alcuni casi necessitano semplicemente di un ammodernamento in termini strutturali e tecnologici”.

LA REPLICA DELL’OPPOSIZIONE. Per Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde e parlamentare di Avs, Pichetto “non ha risposto” in merito agli “impatti economici che graveranno sulla finanza pubblica” e “ha omesso di sottolineare che i reattori SMR sono ancora solo prototipi e che gli Stati Uniti hanno abbandonato il progetto Nuscale a causa dei costi eccessivi”. Sul piede di guerra anche il Movimento 5 Stelle. “La narrazione del ministro Pichetto Fratin sugli scenari del nucleare in Italia non ha alcun supporto tecnico”, attacca il deputato Enrico Cappelletti, secondo il quale effettivamente resta il nodo dei costi. “Alcune stime –dice – parlano di 50 miliardi di investimenti, e chi sarà a pagare l’ipotesi di riavviare la produzione di energia nucleare, consapevole che importanti istituti finanziari indicano questa tecnologia tra le più costose?”.

Per il Pd si tratta di “un progetto irrealizzabile, gravato da costi enormi e difficoltà tecniche insormontabili”, ma anche “di un percorso insostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, senza contare i tempi decisamente più lunghi rispetto a quanto finora dichiarato dal governo”, dicono i capigruppo democratici nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, Marco Simiani e Vinicio Peluffo e i deputati Christian Di Sanzo e Augusto Curti.

 

 

 

 

rinnovabili

Triplicare rinnovabili entro 2030? Aie: “Possibile, ma si sostenga sud del mondo”

Il mondo potrebbe triplicare la sua capacità di energia rinnovabile entro il 2030, e raggiungere l’obiettivo fissato al vertice COP28 di Dubai nel dicembre 2023, a condizione di sostenere lo sviluppo delle energie rinnovabili in Africa e nel Sud-Est asiatico, ha dichiarato mercoledì l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) nel suo rapporto annuale ‘Renewables 2024’.

Le energie rinnovabili – spiega l’agenzia – sono sulla buona strada per soddisfare quasi la metà della domanda mondiale di elettricità entro la fine di questo decennio”. Per l’Aie il mondo “è pronto ad aggiungere più di 5.500 gigawatt (GW) di nuova capacità di energia rinnovabile tra il 2024 e il 2030”, il che rappresenta “quasi tre volte l’aumento osservato tra il 2017 e il 2023“, sottolinea l’agenzia energetica dell’Ocse. Secondo l’AIE, “quasi 70 Paesi, che collettivamente rappresentano l’80% della capacità di energia rinnovabile del mondo, sono sulla buona strada per raggiungere o superare le loro attuali ambizioni di energia rinnovabile per il 2030”. Questa crescita “non è del tutto in linea” con l’obiettivo fissato alla COP28 di triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro la fine di questo decennio, ma “se i governi colgono le opportunità di azione nel breve termine” la meta potrebbe essere più vicina. Secondo l’Aie, la capacità globale “raggiungerà 2,7 volte il livello del 2022 entro il 2030”, a patto che i Paesi siano “più coraggiosi” negli obiettivi climatici rafforzati (ECCT) che dovrebbero presentare entro il 2025 nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Soprattutto, l’Aie raccomanda di intensificare la cooperazione internazionale per ridurre i costi di finanziamento delle energie rinnovabili (eolico, solare, biogas), che sono “elevati nelle economie emergenti e in via di sviluppo” e hanno l’effetto di rallentare la loro crescita in regioni come l’Africa e il Sud-Est asiatico, nonostante il loro “elevato potenziale”.

La rapida diffusione delle energie rinnovabili è “dovuta non solo agli sforzi per ridurre le emissioni o migliorare la sicurezza energetica, ma sempre più al fatto che le energie rinnovabili rappresentano ora l’opzione più economica per aggiungere nuove centrali elettriche in quasi tutti i Paesi del mondo”, ha dichiarato Fatih Birol, direttore generale dell’Aie.

Si prevede che la Cina rappresenterà quasi il 60% di tutta la capacità rinnovabile installata a livello mondiale entro il 2030, e di conseguenza ospiterà quasi la metà della capacità totale di energia rinnovabile del mondo entro la fine di questo decennio, rispetto a un terzo nel 2010. Il solare fotovoltaico da solo dovrebbe rappresentare l’80% della crescita della capacità rinnovabile globale da qui al 2030, mentre l’energia eolica dovrebbe raddoppiare il suo tasso di espansione tra il 2024 e il 2030 rispetto al periodo 2017-2023.

Chioukh (Rcreee): In Nord Africa enorme consumo energetico nell’edilizia

“L’efficienza energetica nei Paesi del Nord Africa è un problema: considerando i Paesi e le loro diverse condizioni, ci sono produttori e importatori di energia. Quindi lo schema è diverso da Paese a Paese. Ma ad accomunarci è l’enorme consumo di energia nel settore edilizio. Questo è molto importante da considerare. Noi di Rcreee stiamo lavorando insieme in collaborazione con Medener sul progetto MeetMed. Stiamo lavorando sull’efficienza energetica nel settore edilizio in questa regione. Ci stiamo ispirando a diversi programmi e direttive europee. Questo progetto è finanziato dall’Ue e tra pochi mesi si concluderà la sua seconda fase con risultati spettacolari in termini di rafforzamento delle capacità, formazione, workshop e anche alcune azioni dimostrative”. Così Nadia Chioukh, direttrice della Cooperazione Internazionale Rcreee, a conclusione della Cairo Sustainable Energy Week che si è tenuto nella capitale egiziana.

Energia, l’esperto: In Egitto grande potenziale per fotovoltaico

Aumentare il rapporto tra la potenza complessiva e l’uscita del campo fotovoltaico e migliorare l’efficienza. E’ lo scopo dello studio svolto Ahmed Abu El Dahab, neo ingegnere in energia elettrica e rinnovabili, laureato alla British University in Egitto, che ha raccontato il suo progetto a margine della Cairo Sustainable Energy Week che si è tenuto nella capitale egiziana. “Il mio progetto di laurea – ha spiegato – riguardava l’ottimizzazione del fotovoltaico in condizioni di ombreggiamento parziale e di alte temperature. E’ stata così realizzata una matrice di commutazione per il campo fotovoltaico convenzionale per generare nuovi percorsi per la corrente, per far sì che non si blocchi nella stringa in queste condizioni”. “In realtà – ha aggiunto – l’Egitto si trova nella ‘cintura del sole’ e ha un grande potenziale per il fotovoltaico”, e per questo “abbiamo l’opportunità di investire nel settore e in quello delle rinnovabili in generale”.

Energia, Santoriello (Cnpr): Entro 31/12 richieste per bonus caldaie

Come ogni anno, l’autunno vede la politica impegnata nella stesura della Legge di Bilancio. Tra i temi più caldi di quest’anno il Bonus caldaie che potrebbe essere ridimensionato o scomparire dal 1° dicembre del 2025. Il bonus è legato alla direttiva Ue sulle ‘Case Green’ che impone di privilegiare le misure che possano aiutare a ridurre il consumo energetico negli edifici residenziali. “Nonostante non sia indicato espressamente che le caldaie a condensazione spariscano, i futuri incentivi potrebbero riguardare solo i sistemi ibridi che combinano la caldaia con una pompa di calore, unendo gas ed elettricità per un uso più efficiente. Per esempio – sostiene Rosa Santoriello, consigliera d’amministrazione della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili – la vita utile delle caldaie a condensazione è assicurata fino al 2040, quindi c’è tempo fino al 31 dicembre per sostituire le vecchie caldaie, sfruttando le agevolazioni ancora disponibili”.

Il Bonus Caldaie non è un incentivo all’acquisto, ma rientra tra i bonus edilizi che offrono detrazioni dal 50 al 70% a seconda del tipo di intervento. È fondamentale però usare pagamenti tracciabili e inviare la documentazione all’Enea entro 90 giorni.

“Coloro che desiderano approfittare del Bonus prima di eventuali cambiamenti, hanno due opzioni. L’ecobonus al 65% gestito dall’ENEA per interventi di efficienza energetica o – conclude Santoriello – il Conto Termico 2 gestito dal GSE, che prevede un contributo del 65% per l’installazione di impianti ad alta efficienza”. L’agevolazione verrà erogata in una sola soluzione, purché la caldaia rientri fra gli impianti certificati e presenti nel catalogo del gestore.

gas Russia

Nel 2024 aumenta la produzione di gas (+2,4%). Ma l’Aie avverte: “Incertezze sull’offerta”

La domanda globale di gas dovrebbe aumentare di oltre il 2,5% nel 2024 e si prevede una crescita simile nel 2025. Lo rivela l’ultima edizione dell’annuale Global Gas Security Review dell’Agenzia internazionale dell’energia. I mercati asiatici in rapida crescita sono responsabili di gran parte dell’aumento, mentre la ripresa della domanda di gas industriale in Europa sta contribuendo, anche se rimane ben al di sotto dei livelli pre-crisi.

Nel 2024 la domanda globale di gas naturale aumenterà a un ritmo più sostenuto rispetto ai due anni precedenti, che sono stati pesantemente influenzati dalle turbolenze della crisi energetica globale. Allo stesso tempo, le nuove forniture di gas che arriveranno sul mercato nel 2024 rimangono limitate a causa della crescita relativamente lenta della produzione di Gnl, mentre le tensioni geopolitiche continuano ad alimentare la volatilità dei prezzi, come riferisce l’Aie.

“La crescita della domanda di gas a livello mondiale per quest’anno e per il prossimo riflette la graduale ripresa da una crisi energetica globale che ha colpito duramente i mercati”, spiega il direttore dell’Aie per i mercati energetici e la sicurezza Keisuke Sadamori. “Ma l’equilibrio tra domanda e offerta – dice – è fragile, con evidenti rischi di volatilità futura. Produttori e consumatori devono collaborare strettamente per attraversare questi tempi incerti, tenendo conto della necessità di portare avanti la transizione verso l’energia pulita per garantire un futuro sicuro e sostenibile”.

Il rapporto rileva che i mercati rimangono sensibili a sviluppi inattesi sul fronte della domanda e dell’offerta. Il ruolo del Gnl nel commercio globale del gas è cresciuto dall’inizio della crisi energetica mondiale e probabilmente svolgerà un ruolo cruciale nel mantenere l’equilibrio a livello globale. Le limitazioni nel Canale di Panama e nel Mar Rosso continuano ad avere un impatto sul trasporto marittimo, ma finora non hanno portato a un calo dell’offerta di Gnl. Tuttavia, evidenziano le potenziali vulnerabilità del commercio di gas naturale liquefatto in un mercato globale del gas sempre più interconnesso. La situazione potrebbe cambiare nel 2025, quando la crescita dell’offerta di Gnl dovrebbe accelerare fino a sfiorare il 6% grazie all’entrata in funzione di diversi grandi progetti, soprattutto nella seconda metà dell’anno. Il Nord America rappresenterà la maggior parte della nuova capacità, mentre i nuovi volumi provenienti dall’Africa e dall’Asia contribuiranno alla crescita.

Un’incertezza fondamentale in vista dell’inverno 2024-25 dell’emisfero settentrionale è il transito del gas russo attraverso l’Ucraina, con i contratti esistenti che scadranno alla fine del 2024. Ciò potrebbe significare la fine di tutte le forniture di gas dalla Russia all’Europa attraverso l’Ucraina. A sua volta, ciò richiederebbe un aumento delle importazioni di Gnl in Europa nel 2025 e di conseguenza porterebbe a un bilancio globale del gas più rigido rispetto al caso in cui il transito attraverso l’Ucraina continuasse.

Per affrontare alcune di queste sfide, l’Agenzia raccomanda di “potenziare i meccanismi di flessibilità lungo le catene del valore del gas e del Gnl”, migliorando la liquidità del mercato globale, integrando il sistema di stoccaggio del gas ucraino nel mercato globale del gas e prendendo in considerazione potenziali quadri per meccanismi di riserva volontaria del gas.

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