Proxigas: “La politica energetica deve essere ripensata”

Una maggiore efficienza energetica, attuata grazie a una nuova strategia nazionale per rendere il sistema italiano più resiliente sicuro e competitivo. Proxigas, associazione di riferimento del settore gas, non si fa trovare impreparata alla sua prima Assemblea pubblica e alla presenza dei maggiori stakeholder dell’energia illustra il suo position paper dal titolo ‘Prospettive e ruolo del sistema gas tra sicurezza e competitività a supporto della transizione energetica’. “L’abbassamento prezzi del gas (tornato ai livelli precedenti alla guerra in Ucraina) non deve farci perdere il senso di urgenza. Il prossimo inverno sarà il banco di prova“, sottolineato il presidente Cristian Signoretto. Partendo da questo assunto, quindi, Proxigas ritiene che vada valorizzato il sistema dei gas anche per salvaguardare il percorso di transizione energetica, e deve essere costruito un nuovo ruolo strategico per l’Italia come hub energetico europeo per sostenere la competitività del nostro sistema produttivo. Il sistema dei ‘gas’, ovvero l’insieme di metano e dei gas rinnovabili, potrà garantire la flessibilità necessaria a gestire la variabilità insita nel processo di transizione energetica e consentirne la concreta attuazione. Per questo, sostiene l’associazione, serve investire nelle infrastrutture e nella produzione nazionale di gas, biometano ed idrogeno.

E’ d’accordo il ministro Gilberto Pichetto Fratin. “In questo momento storico di grandi conflitti e cambiamenti, la filiera del gas ha assunto una importanza strategica per il nostro Paese e il gas avrà sempre più importanza anche nel futuro”, spiega il titolare dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. “Il gas sarà l’ultima fonte fossile che abbandoneremo perché è la meno inquinante e sarà fondamentale nei prossimi anni per accompagnare il Paese nella transizione ecologica evitando di ricorrere, come sta accadendo altrove, a fonti più impattanti sull’ambiente come carbone e petrolio. Il gas fornisce al sistema energia quella cintura di sicurezza per le fonti rinnovabili che consentono – insieme – di raggiungere gli obiettivi sfidanti di transizione che abbiamo di fronte“.

Nei prossimi mesi, per gestire i fabbisogni energetici italiani in un contesto di evidente complessità, saranno necessariamente da privilegiare misure praticabili e tempestive ma, nel frattempo, è necessario pensare a una nuova politica energetica. Per Proxigas, la soluzione si articola in tre rami: rendere più resiliente il sistema energetico italiano – diversificandolo – per garantire la sicurezza delle forniture energetiche, indispensabile a sostenere lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese; promuovere liquidità ed efficienza dei mercati energetici italiani per sostenere la competitività del nostro sistema produttivo ed offrire a tutti i consumatori prezzi accessibili; salvaguardare il percorso di transizione energetica, garantendone l’attuazione.

In Italia, la domanda di gas naturale nel 2021 è stata di circa 75 miliardi di metri cubi, soddisfatta solo per il 4% dalla produzione domestica – circa 3 miliardi di metri cubi, un quinto dei 17 miliardi di metri cubi prodotti nel 2000 – sebbene sul territorio nazionale e nelle relative acque territoriali siano stimate riserve di gas naturale per oltre 110 miliardi di metri cubi. Nel dettaglio per Proxigas, il nostro Paese vanta già la seconda capacità di produzione di biogas a livello europeo e potrebbe beneficiare di una spinta sostanziale alla conversione a biometano, in particolare agricolo, grazie a quanto previsto anche nel Pnrr, arrivando a disporre di circa 6 miliardi di metri cubi al 2030, pari a circa l’8% dell’attuale domanda gas nazionale. Tra i vettori molecolari l’idrogeno può garantire flessibilità al sistema energetico assorbendo l’overproduzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e decarbonizzare i settori ‘hard to abate’. Per questo, sarà da sviluppare in maniera sinergica ed integrata con l’infrastruttura elettrica nazionale, valorizzando anche l’infrastruttura gas. “Nell’attuale congiuntura internazionale ancora delicata, e di cui non si intravede ancora chiaramente una soluzione, deve prevalere il senso di responsabilità da parte di tutti e la determinazione a lavorare assieme per il paese nella consapevolezza che ciascuno, i decisori politici come i player economici, devono fare la propria parte per il bene dell’Italia“, chiosa il ministro Pichetto considerando il comparto “un alleato strategico per la crescita dell’Italia” di cui “difenderemo le ragioni anche in sede europea spingendo per eliminare rigidità normative“. “La strada è tracciata – promette – state pur certi che questa volta, nel Governo e nel Ministero troverete ascolto e una visione chiara per implementare un futuro green e sostenibile per l’Italia“.

Dalle 19 scatta lo sciopero dei benzinai: stop anche ai self

Dalle 19 di questa sera (24 gennaio) scatterà lo sciopero di 48 ore dei benzinai. Pompe chiuse e self service staccati fino alle 19 del 26 gennaio nelle città, mentre in autostrada la protesta scatterà dalle 22, sempre di domani, fino alle 22 di giovedì prossimo. Come annunciato dalle tre sigle dei gestori, Faib Confesercenti, Fegica e Figisc/Anisa Confcommercio, saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali in un determinato numero di stazioni nelle città ma anche sulle reti autostradali. Difficile pensare che possa esserci una retromarcia dell’ultimo minuto, anche perché la tensione con il governo sta salendo di ora in ora, come si evince dai cartelli esposti dalle associazioni negli impianti per spiegare le loro ragioni: “Chiuso per sciopero. Per protestare contro la vergognosa campagna diffamatoria nei confronti della categoria e gli inefficaci provvedimenti del governo che continuano a penalizzare solo i gestori senza tutelare i consumatori. Per scongiurare nuovi aumenti del prezzo dei carburanti”.

Non è servito nemmeno il tentativo estremo del ministro delle Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, dalle colonne del ‘Corriere della sera‘: “È il primo governo che riconosce le loro ragioni e proprio per questo lo sciopero è davvero incomprensibile. Mi appello al buon senso”. Se possibile, l’effetto è stato proprio l’opposto. Soprattutto quando afferma di non capire “come si possa scioperare contro la trasparenza, contro un cartello”, perché “il decreto prevede che in ogni stazione sia visibile il prezzo medio regionale, ciò a beneficio dei consumatori come della stragrande maggioranza dei gestori: la trasparenza aiuta tutti”.

I gestori non l’hanno presa bene: “Le dichiarazioni del ministro Urso sono l’ennesima dimostrazione della confusione in cui si muove il governo in questa vicenda”, scrivono in un nota congiunta i presidenti di Faib Confercenti, Fegica e Figisc/Anisa Confcommercio. “Continuano a chiedere trasparenza e noi l’abbiamo offerta in tutti i modi – proseguono -. Quello che non ci si può chiedere è di autorizzare nuovi adempimenti e nuove sanzioni a carico dei gestori, questo no”. Ecco perché pur ricordando che “le organizzazioni di categoria hanno sempre sostenuto la necessità di un confronto aperto fino all’ultimo minuto utile prima dello sciopero”, le parole del responsabile del Mimit “rischiano seriamente di chiudere ogni residua possibilità di concludere positivamente la vertenza in atto”. Poi l’invito a intervenire rivolto direttamente a Palazzo Chigi: “Dia un segnale sull’intera vertenza”.

La premier, Giorgia Meloni, però, da Algeri non fa retromarcia: “Non c’è alcuna volontà di colpire una categoria, solo la necessità di fare ordine per evitare comportamenti sbagliati”. Sul decreto Trasparenza “abbiamo immaginato il provvedimento, ci siamo confrontati con loro due volte – sottolinea -. Alcune rimostranze erano di buonsenso e siamo andati loro incontro, ma non potevamo tornare indietro su un provvedimento giusto. Pubblicare il prezzo medio settimanale per far capire all’utente la situazione è una iniziativa di buon senso”.

Nel frattempo, si muovono le associazioni dei consumatori. Il Codacons è pronto a presentare alla Procura della Repubblica di Roma una denunciaper la possibile fattispecie di interruzione di pubblico servizio”. Stesso orientamento anche per l’Unc, che attacca: “La verità dei fatti è che la lobby dei benzinai ha già vinto, visto che il Governo, dopo aver partorito un topolino, si è già rimangiato il decreto, riducendo le multe dai 516 euro attuali al ridicolo balzello di 200 euro”. Va oltre Assoutenti, che chiede ai prefetti di tutta Italia di intervenire “per precettare i benzinai e costringere i distributori a rimanere aperti”, facendo sul leva sul “maltempo che sta imperversando in Italia e l’allerta neve che interessa diverse regioni”. Al momento non ci sono riscontri, dunque agli automobilisti non resta che mettersi in fila e fare il pieno per non rimanere a piedi.

Meloni lancia il ‘Piano Mattei’. Descalzi: Liberi dal gas russo nel 2024-25

Un Piano per azzerare la dipendenza dal gas russo, ma anche per rilanciare l’Italia in Europa. Giorgia Meloni vola in Algeria per la sua quinta missione all’estero con in mano il dossier più importante di tutti, quello energetico.

Stringe, accompagnata dall’ad di Eni Claudio Descalzi, dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi e dall’ambasciatore italiano Giovanni Pugliese, cinque accordi. Pone le basi per il Piano Mattei per l’Africa, in cui l’Algeria sarà leader africano e mondiale in alcune produzioni e l’Italia sarà la porta dell’approvvigionamento di questa energia. Un ponte che, assicura, sarà “utile all’Europa intera, soprattutto in termini di approvvigionamento”. Un modello di cooperazione con l’Africa nuovo e “non predatorio, rivendica la premier. Lancia la sfida a Bruxelles, sarà utile che sostenga il piano: “Lo vediamo tutti, si chiudono opportunità, come i flussi energetici, per questo si deve guardare a Sud, e penso che andava fatto anche prima“.

L’Algeria è al momento il principale esportatore di gas in Italia e la premier sigilla in realtà un percorso iniziato da Mario Draghi. Ma, con il progetto dell’Hub italiano dell’energia, alza l’asticella. La cooperazione si estenderà anche alla transizione e alle fonti rinnovabili.

Le intese firmate da Eni e Sonatrach, la sua omologa algerina, sono due: una per ridurre le emissioni di gas serra, l’altra per incrementare le esportazioni di gas e realizzare un nuovo gasdotto per l’idrogeno. L’exit strategy dalla crisi passa quindi per il mix energetico.

Gli accordi di Algeri “aggiungono nuovi tasselli al mosaico energetico che stiamo portando avanti dal primo giorno: diversificare le fonti e la loro provenienza, acquisendo una storica centralità nel Mediterraneo sugli approvvigionamenti”, fa sapere da Roma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. Dalle infrastrutture che servono a incrementare il flusso di gas allo sviluppo delle rinnovabili, fino ai progetti per ridurre le emissioni, i memorandum, commenta, “ci aprono uno sguardo sul futuro ambientale ed energetico non solo dell’Europa, ma anche del continente africano, la cui stabilità si costruisce portando sviluppo e crescita sostenibile, secondo la visione di un grande italiano come Enrico Mattei”.

Quello con l’Algeria è uno dei “tanti rapporti bilaterali” con il Nordafrica allo studio di Palazzo Chigi: “In futuro ce ne saranno altri – parola di premier -, li stiamo già programmando“.

Auto elettrica

Ue, boom auto elettriche e pompe di calore mettono sotto pressione reti

Boom di auto elettriche e boom di acquisti di pompe di calore mettono in difficoltà le reti elettriche di mezza Europa, soprattutto in Germania, con il timore in alcune zone addirittura di black-out. A lanciare l’allarme è stato Klaus Müller, il presidente della Federal Network Agency tedesca, la Bundesnetzagentur, ovvero l’autorità delle reti: “Se continueranno ad essere installate molte nuove pompe di calore e stazioni di ricarica, si dovranno temere problemi di sovraccarico e interruzioni di corrente locali nella rete di distribuzione“, ha dichiarato domenica scorsa alla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung. Proprio domenica – rivela il sito specializzato Euractiv – l’operatore di rete della Germania meridionale, TransnetBW, ha lanciato un appello ai cittadini affinché riducano il loro consumo energetico durante la sera per evitare un blackout.

In Germania le linee locali a bassa tensione sono particolarmente a rischio di esaurire la capacità di trasmissione, continua Euractiv, tant’è che proprio Müller dovrebbe varare un regime di razionamento dell’elettricità dal 1° gennaio 2024, che toccherà stazioni di ricarica per veicoli elettrici e pompe di calore, garantendo comunque una fornitura minima. Già adesso comunque i Paesi Ue hanno concordato sulla riduzione invernale del consumo di elettricità del 5% nelle ore di punta, per evitare collassi di rete. E qualche Stato è andato oltre: in Finlandia gli automobilisti sono stati invitati a evitare di caricare le proprie auto al mattino.
Il tema è che “la rete deve affrontare tre sfide principali: l’integrazione delle pompe di calore, la ricarica dei veicoli elettrici e la produzione sempre più decentralizzata di elettricità“, sottolinea Bram Claeys, senior associate del Regulatory Assistance Project (RAP), un think tank sull’energia pulita, come riporta ancora il sito Euractiv. Serviranno complessivamente investimenti sulla rete che Eurelectric aveva stimato in 375-425 miliardi di euro.

Gli investimenti in rinnovabili e auto elettriche dovrebbero andare di pari passo con quelli nelle reti, ma non c’è questa correlazione. La situazione è complicata perché si sta inoltre assistendo a una forte crescita di energia rinnovabile, autoprodotta e intermittente: un fenomeno che è difficilmente gestibile se rapportato al crescente consumo di corrente, che necessità invece di un equilibrio tra domanda e offerta in tempo reale. “Abbiamo visto un aumento del 10% degli investimenti nelle reti di distribuzione tra il 2020 e il 2021″, ha detto Kristian Ruby, segretario generale di Eurelectric a Euractiv. “Quello che avremmo dovuto vedere sarebbe stato un aumento del 40%“, ha sottolineato. Infatti le vendite di veicoli elettrici in Europa sono aumentate del 27% a novembre 2022 rispetto all’anno precedente. E lo stesso vale per le pompe di calore, che sono cresciute a un tasso superiore al 20%, dopo un forte 2021 con una crescita del 34%.

In Italia gli interventi pianificati nel triennio 2022-2024 da E-Distribuzione corrispondono a circa 262 milioni di euro di investimenti, che vanno ad aggiungersi al programma “di investimenti in resilienza” di quasi 672 milioni di euro, già realizzato nel quinquennio 2017-2021. Gli interventi sono mirati a contenere il rischio di disalimentazione a fronte dei principali fattori critici che possono avere impatto sulla propria rete: formazione di manicotti di ghiaccio sui conduttori aerei nei mesi invernali, effetto del vento e della caduta di piante ad alto fusto sulle linee aeree, ondate di calore durante i mesi estivi. Ieri, parlando all’evento Laripartenza 2023, Stefano Donnarumma, amministratore delegato di Terna, ha rassicurato: “La rete è e sarà in grado di accompagnare lo sviluppo dei 70GW di energie rinnovabili previsti dal piano europeo Fit for 55”.

Meloni in Algeria

Meloni in Algeria: obiettivo la messa a terra del Piano Mattei

Secondo giorno di visita in Algeria per Giorgia Meloni. L’obiettivo di questo viaggio strategico della premier è consolidare i rapporti con il Paese che, attualmente, è il nostro principale fornitore di gas, avendo soppiantato la leadership russa nel 2022. La presidente del Consiglio, che ieri sera ha cenato con il primo ministro algerino alla presenza dell’ad di Eni Claudio Descalzi, vuole mettere a terra il ‘Piano Mattei per l’Africa’ in maniera che l’Italia diventi l’hub Mediterraneo per la fornitura di energia agli altri partner europei, in particolare a Germania, Austria e Ungheria. Anche perché, proprio nel Mediterraneo, “viaggia la stragrande maggioranza dei nostri interessi nazionali. Questo per noi è un territorio cruciale“, sintetizza la premier parlando a bordo della nave Carabiniere della Marina militare ormeggiata ad Algeri.

L’intesa con l’Algeria, considerato uno Stato ormai affidabile, non si restringere solo al gas ma coinvolge anche altre fonti di energia pulita, a cominciare dall’idrogeno verde e dalla bioraffinazione. Non sarà facile passare dalla fase teorica a quella pratica, molti tasselli di questo complicatissimo mosaico devono trovare la loro giusta collocazione, però Meloni proprio con questa visita in Algeria dimostra di voler fare sul serio.

Del resto, il problema energetico è stato il nodo cruciale della Manovra e sarà il vero cruccio dei prossimi mesi. La presidente del Consiglio vorrebbe sganciarsi dalla Russia (che ci fornisce ancora il 16% del gas) entro due anni. Per questa ragione, oltre alla liaison fortissima con l’Algeria, verranno intensificati i rapporti con Mozambico, Egitto e Angola, per quanto riguarda il continente Africano; poi c’è l’Azerbaijan che già ci fornisce gas in arrivo in Puglia: e non a caso di si ragiona sul raddoppio del Tap. Infine c’è il discorso legato alla Libia, che potrebbe diventare un ‘cliente’ molto interessante nell’istante in cui all’interno del paese la situazione politica sarà definitivamente stabilizzata.

Il governo, insomma, si sta muovendo. Al netto della politica di espansione delle rinnovabili che a livello burocratico dovrebbe avere meno lacci e lacciuoli nell’immediato futuro. Intanto, però, Meloni tratta con Algeri: oggi è il secondo, importantissimo giorno di dialogo per tornare a Roma non a mani vuote.

Photo Credit: Palazzo Chigi

Fs verso autoproduzione di energia: bando da 130 milioni per 20 impianti fotovoltaici

Prosegue la corsa di Fs verso la transizione energetica, così come previsto dal Piano industriale 2022-2031. Il gruppo ha lanciato un bando di gara europeo per realizzare 20 nuovi impianti fotovoltaici, dal Piemonte alla Sicilia, passando per Toscana, Lazio, Campania e Puglia. Un altro bando sarà lanciato il prossimo autunno, per altri 40 impianti. Entra così nel vivo il programma per la produzione di energia elettrica da fonti green del gruppo Fs Italiane. Il bando, tramite la controllata Ferservizi, ha un valore totale di 130 milioni di euro per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei primi venti “impianti di produzione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici – come si legge nel bando – da eseguirsi presso le aree di proprietà del Gruppo Fs Italiane limitrofe alle sottostazioni elettriche ferroviarie”.

OBIETTIVO AUTOPRODUZIONE. L’obiettivo è quello dell’autoproduzione perché, come ha ricordato l’ad Luigi Ferraris nel corso di un evento organizzato a Milano da Nicola Porro, “noi come Ferrovie dello Stato movimentiamo il Paese e siamo grandi consumatori di energia, i primi in Italia, con il 2% del consumo nazionale. Abbiamo quindi una grande responsabilità con il fine di contribuire al risparmio energetico”. Il progetto del fotovoltaico, quindi, “ci consentirà di diventare uno dei maggiori produttori di energia rinnovabile”.

INVESTIMENTI DA 1,6 MILIARDI DI EURO. Già dal 2024 il gruppo inizierà a generare energia, grazie ad investimenti che “oltre a produrre un vantaggio aziendale importante, rappresenteranno un beneficio significativo per tutta la collettività”. E nel 2027, secondo il piano, Fs coprirà il 40% del proprio fabbisogno energetico, producendo fino a 2,6 TWh, con un investimento di oltre 1,6 miliardi di euro. Il primo lotto del bando, dal valore di 20 milioni, prevede la realizzazione di impianti fotovoltaici in tre regioni del nord Italia: Ostiglia e Padova in Veneto, Strassoldo e Pontebba nel Friuli-Venezia Giulia e Chivasso in Piemonte. Il secondo raggruppamento comprende la realizzazione di impianti in quattro regioni del centro-sud, per un valore di 40 milioni: Arezzo e Grosseto (Toscana), Santa Severa (Lazio), Avezzano (Abruzzo), Benevento e Contursi (Campania). Il terzo lotto, sempre da 40 milioni, comprende quattro località della Puglia: Foggia, Brindisi, Nasisi e Lecce. Infine, l’ultimo gruppo di impianti (30 milioni di euro) copre le aree di Cassano allo Ionio, Contesse, Mileto, Saline Joniche (Calabria) e Agira (Sicilia).

Gli impianti saranno tutti connessi ai sottosistemi delle gallerie Anas e alle sottostazioni elettriche di Rfi, quindi la loro produzione immessa direttamente nella rete permetterà di utilizzarla per la trazione dei treni. Fs punta a raggiungere nell’arco del Piano Industriale 2022-2031 una produzione di energia dal fotovoltaico pari a circa il 10% di quella attualmente prodotta in tutta Italia dagli impianti a energia solare offrendo così un contributo concreto alla transizione green del Paese.

Energia, da Consiglio nazionale geologi via libera al decreto ‘Geoscambio’

Lo scorso dicembre si è riunita la ‘Piattaforma Geotermia’, gruppo di lavoro costituito dal Consiglio nazionale dei geologi, che raggruppa Enti di Ricerca, associazioni, ordini professionali che si occupano di Geotermia Nazionale e internazionale. Oggetto del confronto è stato il decreto ministeriale “Geoscambio”, firmato lo scorso 30 settembre dal ministro della Transizione ecologica (pubblicato il 14 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale), un provvedimento salutato con soddisfazione dai componenti della Piattaforma Nazionale Geotermia e che ha lo scopo di normare a livello nazionale il settore delle “piccole utilizzazioni geotermiche” in Italia, con particolare riferimento agli impianti geotermici a circuito chiuso.

Il Decreto era atteso dal 2011 – ha dichiarato in una nota Emanuele Emani, membro del Consiglio nazionale geologi con delega al coordinamento della piattaforma geotermia – quale attuazione del Decreto Legge 2011/28 e della Direttiva Europea DEC 2009/28, ed ha come obiettivo quello di regolamentare l’installazione delle pompe di calore geotermiche. In particolare, risponde alla necessità di semplificare e accelerare il processo autorizzativo, soprattutto in questa fase di forte spinta verso la transizione energetica ed ambientale, nei confronti della geotermia, fonte energetica rinnovabile e programmabile che concorre in modo sostanziale alla diminuzione delle emissioni climalteranti, oltre ad essere strategica in termini di contributo economico, occupazionale e di risparmio ed efficienza energetica”.

Nel testo del decreto ministeriale – evidenzia Emani – viene esplicitata l’importanza e la necessità di una corretta modellazione geologica e idrogeologica, in particolare per sonde oltre i 50 kW, nonché la presenza, in ogni caso, di una direzione dei lavori da parte di un esperto iscritto all’Albo (DPR 328/2001). Diviene quindi di fondamentale importanza la figura del professionista in grado di curare gli aspetti idro-geologici, geotecnici, ambientali e di impatto termico connessi alla realizzazione di un impianto geotermico. Questo strumento rappresenta il primo traguardo importante raggiunto dalla Piattaforma Geotermia, grazie al lavoro e alla costanza di tutti i partecipanti al tavolo coordinati dal Consiglio Nazionale dei Geologi: Aicarr, Airu, Anighp, Anim, Anipa, Anisig, Associazione Acque Sotterranee, Consiglio Nazionale Ingegneri, Consiglio Nazionale Periti Industriali, Cosvig, Enea, Finco, Gse, Rse, Iah Italia, Ugi, Feg, Ispra, Itaca, Ingv e Cnr. L’impegno della Piattaforma e dei suoi componenti continuerà con l’obiettivo di proporre un miglioramento al testo sopracitato, prevedendo un ampliamento degli interventi non contemplati, estendendo la normativa anche agli edifici di nuova costruzione ed infine proponendo linee guida per i sistemi geotermici a circuito aperto”, ha concluso.

Sperduto (Faib): Sciopero benzinai per far prendere coscienza e posizione al governo

E’ fiducioso che il Parlamento possa migliorare il decreto Trasparenza? “Me lo auguro, non fosse altro perché non abbiamo alcuna intenzione di portare avanti uno sciopero fine a se stesso, ma serve fondamentalmente a far prendere coscienza e posizione al governo”. Risponde così il presidente di Faib Confesercenti, Giuseppe Sperduto, ai microfoni di GEA, al termine della conferenza stampa con le altre sigle dei gestori (Fegica e Figisc-Anisa Confcommercio) che hanno proclamato lo sciopero dei benzinai dalle 19 del 24 gennaio alla stessa ora del 26 gennaio, compresi i distributori self service.

Greta Thunberg attacca Davos: E’ il Forum di chi alimenta la distruzione del pianeta

Al Forum di Davos “sono riunite le persone che alimentano la distruzione del pianeta, quelle che sono al centro della crisi climatica e quelle che investono nei combustibili fossili”, eppure “in qualche modo, sono queste le persone a cui affidiamo la soluzione dei nostri problemi. Anche se hanno dimostrato più volte di non essere in grado di farlo”. Lo ha detto l’attivista per il clima Greta Thunberg durante un evento organizzato a margine dell’incontro del World Economic Forum nella località svizzera. “Sembra – ha aggiunto – che ascoltiamo loro piuttosto che le persone che sono effettivamente colpite dalla crisi climatica, le persone che vivono in prima linea, e questo ci dice quanto sia assurda la situazione”. I big presenti al Forum di Davos, ha detto ancora Greta, “hanno dimostrato più e più volte di dare la priorità all’avidità e ai profitti economici al di sopra delle persone e del pianeta”.

Durante l’incontro, Greta e le altre attiviste per il clima – Vanessa Nakate, Helena Gualinga e Luisa Neubauer, hanno mostrato una lettera inviata ai ceo dei grandi gruppi energetici, con la quale chiedono di “interrompere immediatamente l’apertura di qualsiasi sito di estrazione di petrolio, gas o carbone” e di “smettere di bloccare la transizione verso l’energia pulita di cui abbiamo urgentemente bisogno”. I big dell’energia, hanno spiegato le firmatarie, “da decenni sanno che i combustibili fossili sono la causa dei catastrofici cambiamenti climatici” e “hanno ingannato” i cittadini.

(Photocredit: AFP)

200 milioni contro il caro energia per le famiglie in difficoltà

In arrivo un nuovo contributo contro il caro energia a favore delle famiglie e basso reddito, vengono infatti sbloccati 200 milioni del Fondo Sviluppo e Coesione per alimentare il Fondo nazionale reddito energetico.

Il reddito energetico vede l’impiego di 200 milioni di euro per l’incentivazione dell’utilizzo di pannelli fotovoltaici da installare prevalentemente sui tetti di abitazioni e condomini. L’iniziativa – osserva Maria Vittoria Tonelli, consigliere d’amministrazione della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili – è indirizzata soprattutto alle fasce di popolazione meno abbienti, identificate da soglie di reddito”.

I beneficiari hanno l’obbligo di sottoscrivere una convenzione con il GSE, attivando il servizio di scambio sul posto dell’energia prodotta dagli impianti: un meccanismo di compensazione dell’energia prodotta e immessa in rete con quella prelevata e consumata in un momento diverso da quello della produzione. Allo stesso tempo – prosegue Tonelli – gli utenti si impegnano a cedere alla regione gli eventuali crediti maturati verso il GSE, in ragione del servizio di scambio sul posto”.