condizionatore

Questa estate il condizionatore costerà l’81% in più in bolletta

Quest’anno il condizionatore sarà un vero e proprio salasso in bolletta. Secondo l’analisi di Facile.it, a chi sceglierà di accendere l’aria per combattere il caldo estivo dovrà mettere a budget, per la stagione, fino a 216 euro, vale a dire l’81% in più rispetto allo scorso anno.

Il costo in bolletta del climatizzatore, però, potrebbe diventare ancora più alto se ai rincari del prezzo dell’energia si aggiunge un uso scorretto dell’apparecchio. Proprio per questo Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 6 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sul conto finale.

Si parte dalla verifica dell’etichetta. La scelta della classe energetica del condizionatore, infatti, è fondamentale per cercare di contenere il più possibile i consumi; chi è alle prese con l’acquisto di questo apparecchio, farebbe bene ad optare per un modello di classe A o superiore. Un altro consiglio è quello di valutare l’istallazione di un condizionatore inverter al posto di uno tradizionale. Questa tipologia di climatizzatore, una volta che ha raggiunto la temperatura impostata, anziché spegnersi, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questo tipo di apparecchio permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.

No alle temperature polari. Una volta scelto il condizionatore più adatto alle proprie esigenze, è importante usarlo con criterio ed attenzione: impostare temperature polari, ad esempio, fa male alla salute, al portafogli e all’ambiente. Meglio impostare la temperatura a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno e, se l’apparecchio ne è dotato, possiamo usare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; questo renderà l’aria più salubre e alleggerirà la bolletta fino al 13%.

Attenzione, poi, alla pulizia dell’impianto. La manutenzione, soprattutto se ha sulle spalle qualche anno, è fondamentale; sottovalutare la pulizia dei filtri potrebbe costare caro, alla nostra salute e alla bolletta. Il buon senso non deve mai mancare. Le cattive abitudini sono spesso quelle più difficili da eliminare, ma anche quelle che, potenzialmente, costano di più. Per evitare sprechi di corrente (e di denaro), quindi, quando si accende il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso; il consiglio numero uno, spesso disatteso, è di tenere chiuse le finestre quando l’apparecchio è in funzione. Per non fare entrare il calore nelle ore più calde della giornata può essere utile, ad esempio, abbassare le tapparelle. Fate attenzione anche alle porte delle altre stanze: lasciarle aperte quando non necessario, disperdendo così il fresco, può incidere sino al 6% sui consumi.

Infine, in alternativa alla deumidificazione, durante le ore notturne è bene preferire la funzione apposita per la notte oppure programmare in maniera corretta e sensata la temperatura; in questo modo la riduzione dei consumi arriva al 10%.

Draghi

Draghi vede sindacati, a luglio dl Aiuti “corposo”. Ma c’è incognita M5S

Novanta minuti per aprire un canale di dialogo con i sindacati, ma forse anche per lanciare messaggi alla sua maggioranza. Mario Draghi non parla di cifre, né di contenuti, se non per grandi linee, con i segretari di Cgil, Cisl e Uil, ma sonda il terreno per capire il clima che si respira in una fetta importante delle parti sociali sul suo governo. Si rivedranno entro una decina di giorni, tra il 25 e il 27 luglio, prima comunque che sul tavolo del Consiglio dei ministri arrivi il nuovo decreto Aiuti, che lo stesso premier definisce “corposo, prendendo in prestito le parole del suo sottosegretario alla Presidenza, Roberto Garofoli. “Ci sarà un intervento prima della fine di luglio che riguarderà prima di tutto gli strumenti per mitigare l’effetto dell’aumento del prezzo dell’energia“, dice in una conferenza stampa con i ministri Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti, per fare il punto dopo l’incontro con i sindacati.

Però “il dettaglio preferisco non anticiparlo in questo momento, quando è ancora in corso la valutazione, ma le aree su cui verterà sono comunque simili a quelle già trattate nel passato: bollette, accise sulla benzina e il gasolio. Poi ci saranno anche altri interventi“. Molto probabilmente la siccità, che continua a essere un problema enorme per l’agricoltura, ma non solo.

Draghi sa, comunque, che prima va superato lo scoglio più grande. Che riguarda, però, le fibrillazioni interne alla sua maggioranza. O meglio, dei Cinquestelle, che domani in Senato potrebbero astenersi dal voto di fiducia sul decreto Energia 2, che coincide con il voto finale, certificando di fatto la crisi di governo. Giuseppe Conte stamattina alle 8.30 riunirà il Consiglio nazionale, dove verrà presa la decisione finale. Ma il pressing è alto sul Movimento. L’ex capo politico, oggi fondatore di Ipf, Luigi Di Maio, spende parole durissime: “C’è una forza politica che sta generando instabilità, mettendo a repentaglio degli obiettivi da raggiungere per il Paese“. Nello specifico price cap sul gas, interventi per mitigare i rincari delle bollette e dei generi alimentari. Per il ministro degli Esteri “giovedì sarà la verifica di maggioranza” invocata da Silvio Berlusconi. Non serve altro. Sulla stessa linea sembra essere anche Draghi, che rimanda la palla nel campo di Sergio Mattarella sul punto specifico: “Se devo tornare davanti alle Camere lo decide il presidente della Repubblica“.

Però l’ex Bce, ribadendo che senza M5S non c’è il governo, nemmeno un Draghi-bis, un passo in più lo fa. Rivolgendosi, indirettamente, anche alla Lega, quando dice: “Con gli ultimatum non si può lavorare. Chi non ha piacere e non trova soddisfazione nei risultati di questo esecutivo, lo dica chiaramente“. Senza aspettare settembre (vedi alla voce Carroccio, in chiave raduno di Pontida) o risposte entro fine mese ai 9 punti portati a Palazzo Chigi da Conte: “Quando mi è stata consegnata la lettera ho trovato molti punti di convergenza con l’agenda del governo“, dice Draghi. Aggiungendo che se si trova anche un’intesa con i sindacati per portare a casa le misure “sono molto contento io, e forse anche lui“, riferendosi all’ex presidente del Consiglio.

A sentire il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, un accordo non è lontano: “Quello di oggi è stato un incontro positivo, potenzialmente decisivo. Abbiamo chiesto di prorogare le misure contro i rincari di energia e materie prime, il taglio delle accise sui carburanti, ampliare la platea dei beneficiari degli sconti in bolletta, valutare la conferma del bonus dei 200 euro recuperando quei lavoratori precari, stagionali, autonomi, pensiamo agli operai agricoli, tolti dal decreto Aiuti“.

Per Maurizio Landini, invece, non c’è nulla di concreto ancora: “Abbiamo accolto positivamente il fatto che si incontreranno di nuovo con noi prima di prendere decisioni, quindi valuteremo il 26 o 27 luglio le risposte: oggi, da parte del governo, non sono stati fatti né numeri, né dimensioni, né indicazioni che lasciano intendere cosa vogliono fare“. Il leader della Cgil vuole misure strutturali subito, senza aspettare la legge di Bilancio. E lo stesso chiede Pierpaolo Bombardieri della Uil.

Draghi risponde poche ore dopo. “Il governo non è che non ha fatto nulla, abbiamo già fatto molto per famiglie e imprese: abbiamo stanziato 33 miliardi di euro“, ma oltre al prossimo decreto con gli aiuti “ora è importante mettere in campo misure strutturali per incrementare i salari, incrementare il netto salariale“. Sempreché domani si ricomponga la frattura in Senato con i Cinquestelle. Il passaggio è cruciale ma, considerati i fatti, dall’esito ancora pericolosamente imprevedibile.

commissione Ue

Il palazzo ‘green’ della Commissione Ue per tagliare 60% di Co2 al 2030

Green Deal, Fit for 55, economia circolare, transizione verde. Nomi di dossier e strategie ‘made in EU’ che hanno tutti un elemento in comune, la Commissione europea che li ha messi sul tavolo in forza del potere di iniziativa legislativa. Per l’istituzione comunitaria che detta la linea, gli obiettivi di sostenibilità non possono rappresentare un’eccezione, e quindi l’esecutivo comunitario offre l’esempio con un rinnovato edificio a prova di impegni e sforzi green. Il palazzo Berlaymont, sede di lavoro e riunione del collegio, risponde agli imperativi di risparmio energetico, isolamento acustico, riduzione degli sprechi.

Un lavoro iniziato ben prima delle politiche eco-sostenibili dell’Ue. Il palazzo Berlaymont è stato realizzato negli anni Sessanta. Completato nel 1969, dovette subire un’imponente opera di bonifica per rimuovere tutto l’amianto utilizzato durante la costruzione, dopo che venne accertata la natura cancerogena della sostanza. Una nuova ristrutturazione dell’edificio è stata condotta dal 1991 al 2004. È in quell’occasione che la sede della Commissione è stata dotata con sistemi all’avanguardia di sostenibilità, attraverso l’installazione di un sistema di cogenerazione che consente di aumentare l’efficienza dell’energia utilizzata nell’edificio, soffitti radianti e raffrescanti per il controllo della temperatura negli uffici, serbatoi di ghiaccio che consentono lo stoccaggio del freddo al di fuori delle ore di punta per l’utilizzo durante l’orario di lavoro. A questo si aggiunge un sistema per il recupero dell’acqua usata e il riutilizzo nei circuiti dei serbatoi d’acqua per servizi igienici sistema di irrigazione degli impianti.

I lavori di ristrutturazione hanno inoltre dotato la facciata del Berlaymont di 21 mila metri quadrati di di lamelle mobili in vetro controllate da un computer collegato a sensori meteorologici, che riposiziona i pannelli in base alla posizione del sole, alla temperatura e alla velocità del vento. Questa facciata esterna, costruita attorno alla struttura esistente, funziona da coperta ad alta tecnologia che trattiene il calore durante i mesi invernali e ripara dal sole durante l’estate. Inoltre, questa doppia facciata riduce i livelli di rumore all’interno dell’edificio.

L’esecutivo comunitario vuole dare il buon esempio in fatto di lotta ai cambiamenti climatici, e si pone dunque l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 60% rispetto ai livelli del 2005. Per questo, oltre a quello che già offre l’edificio, altre azioni sono in corso d’opera per rendere ancor più verde la sede di lavoro. Nello specifico, è in atto uno studio di fattibilità per l’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto, e in parallelo da marzo di quest’anno si sta procedendo alla ristrutturazione di lampade e impianti di illuminazione di tutti i 18 piani.

(Photo credits: EMMANUEL DUNAND / AFP)

enea

Risparmiare e aiutare l’ambiente: i 20 consigli di Enea

Contro il caro-bollette e gli sprechi di energia, arriva la guida di ENEA in 20 punti per risparmiare sui consumi e aiutare l’ambiente. La guida contiene suggerimenti su buone pratiche da applicare ed errori da evitare 10 consigli riguardano l’uso efficiente del riscaldamento e altri 10 l’uso ‘intelligente’ dell’energia.

  1. Utilizzare lampadine a risparmio energetico. La tecnologia LED permette un grande risparmio energetico in quanto, a parità di potenza assorbita, produce una luce 5 volte superiore rispetto alle classiche lampadine ad incandescenza e alogene.
  2. Migliorare la coibentazione dell’abitazione. La realizzazione di un isolamento termico a cappotto dell’involucro e in particolare la coibentazione della copertura, riducono le dispersioni tra il 40 e il 50%.
  3. Isolare tetto e soffitto. Un tetto ben isolato fa la differenza sulla bolletta energetica, riuscendo a contenere le dispersioni di calore verso l’alto.
  4. Utilizzare serramenti a doppi vetri. Importante è la sostituzione dei vecchi serramenti, che spesso sono portatori di spifferi e ponti termici.
  5. Ridurre l’utilizzo di acqua calda. Fare il bagno rispetto a fare una doccia implica un consumo di acqua di quattro volte superiore. Infatti il consumo medio di acqua per fare il bagno è di 120 -160 litri, mentre per fare una doccia di 5 minuti è stimato un consumo di 75-90 litri e per una di 3 minuti 35-50 litri.
  6. Preferire apparecchi elettronici di classe energetica superiore. I consumi elettrici delle abitazioni sono riconducibili per il 58% agli elettrodomestici ed è grazie alla sostituzione di questi ultimi che si può ottenere una sensibile riduzione dei consumi energetici.
  7. Utilizzare ciabatte multipresa. Lasciando gli elettrodomestici in stand-by per un anno si accumula un consumo inutile stimato tra gli 8.760 Wh e i 35.040 Wh
  8. Non lasciare la luce accesa inutilmente.
  9. Realizzare impianti di generazione di energia rinnovabile sfruttando fonti come il sole, il vento, l’acqua.
  10. Effettuare la manutenzione degli impianti che consumano ed inquinano meno quando sono regolati correttamente.
  11. Controllare la temperatura degli ambienti. Ogni grado in più comporta consumi di energia significativi, con conseguente aggravio in bolletta.
  12. Fare attenzione alle ore di accensione dei riscaldamenti.
  13. Schermare le finestre durante la notte. Chiudendo persiane e tapparelle o mettendo tende pesanti si riducono le dispersioni di calore verso l’esterno.
  14. Evitare ostacoli davanti e sopra i termosifoni e non lasciare le finestre aperte a lungo.
  15. Fare il check-up dell’immobile, tramite la diagnosi energetica o l’attestato di prestazione energetica (APE), consente di determinare gli interventi più convenienti per contenere consumi e costi.
  16. Dotare il proprio impianto di una centralina di regolazione della temperatura.
  17. Utilizzare valvole termostatiche.
  18. Utilizzare un sistema di contabilizzazione del calore per gestire in autonomia il riscaldamento del proprio appartamento e pagare solo in base al consumo effettivo.
  19. Sostituire la caldaia esistente con una caldaia a condensazione perché raggiungono un’efficienza più alta e garantiscono un risparmio energetico oltre che economico.
  20. Sbrinare regolarmente frigoriferi e congelatori affinché abbiano un’efficienza energetica maggiore.

20 consigli ENEA

Via libera della Camera al dl Energia2, ma M5S si astiene. Draghi al Colle da Mattarella

Il decreto Energia 2 passa alla Camera, nonostante la scelta del M5S di non partecipare al voto finale. Il governo, intanto, sta mettendo a punto un piano di risparmio del gas in vista dell’inverno, e in caso di stop improvvisi (e totali) delle forniture da Mosca. Le cui avvisaglie ci sono da settimane. Anche nelle ultime ore: Gazprom, infatti, ha annunciato la sospensione dei flussi verso l’Europa fino al 21 luglio per la manutenzione del gasdotto Nord Stream. Non solo, il colosso russo ha anche ridotto i volumi per la giornata di lunedì, comunica Eni, “a circa 21 milioni di metri cubi, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni di metri cubi”.

Aria pesante e nuvole di tempesta si affacciano, dunque, all’orizzonte sui cieli dei Palazzi della politica romana. Il fenomeno è frutto anche dello scontro tra il caldo intenso provocato dal dl Energia2 e il freddo del prossimo inverno contro cui il governo sta lottando con la corsa agli stoccaggi. L’effetto è una totale incertezza sul futuro prossimo. I due fattori sembrano slegati, invece sono interconnessi: se salta il primo, a cascata rischia di venire meno anche il secondo. In poche parole, se giovedì il M5S deciderà di non votare la fiducia al provvedimento, di fatto si porrebbe fuori dal perimetro della maggioranza, indebolendo le gambe su cui si regge l’esecutivo. Almeno per credere che si possa tirare avanti fino a fine legislatura. Del resto, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato chiaro nei giorni scorsi: ritiene impossibile portare avanti l’azione del suo governo senza il Movimento.

Se alla Camera l’incidente non ha prodotto danni irreparabili, visto che il voto di fiducia (accordato dai Cinquestelle) non coincide con quello finale, a Palazzo Madama sono contemporanei, dunque il rischio di stravolgere gli equilibri è altissimo. Certo, c’è ancora tempo per ricucire lo strappo, ma l’impressione è che l’ex premier – come riferiscono diverse fonti parlamentari – non sembri avere il pieno controllo del gruppo a Palazzo Madama. Dove molti senatori sono fortemente tentati dallo strappo con Draghi. Ma se fino ad oggi si è lasciato uno spiraglio aperto al dialogo tra il presidente del Consiglio e Conte, ora anche le forze di maggioranza alzano il pressing sui pentastellati. Silvio Berlusconi invita l’ex Bce a “sottrarsi a questa logica politicamente ricattatoria” e chiede, a nome di Forza Italia, “una verifica della maggioranza”. Incassando il plauso anche della Lega. Il Pd, che del M5S è alleato, non affonda colpi ma la posizione è chiara: se Conte facesse cadere Draghi mandando il Paese a elezioni anticipate in una situazione di crisi, sarebbe difficile pensare di proseguire il cammino insieme.

Le prossime ore saranno decisive. Lo si capisce anche dal colloquio avvenuto nel tardo pomeriggio al Colle, tra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e Draghi. Da quanto filtra, l’incontro è servito per un esame della situazione politica internazionale e nazionale. Il capo dello Stato, infatti, ha riferito del suo recente viaggio in Africa, in Mozambico e Zambia. Mentre non ha commentato eventuali scenari sul piano interno, dopo le turbolenze nell’aula di Montecitorio e quelle possibili a Palazzo Madama.

Anche perché il quadro attuale non consente previsioni a lunga scadenza. Proprio mentre il Paese è impegnato nell’altra grande sfida: riempire gli stoccaggi per trascorrere un inverno tranquillo, in attesa di far entrare a pieno regime le nuove forniture che sostituiranno quelle russe, frutto dell’opera di diversificazione delle fonti di questi mesi. “Dobbiamo assolutamente arrivare ad avere gli stoccaggi al 90% entro gli ultimi mesi dell’anno”, avvisa il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Attualmente, rivela l’amministratore delegato di Snam, Stefano Venier, “siamo a 6,1 miliardi di metri cubi, il 64% dell’obiettivo che ci siamo dati, ovvero 11 miliardi”. La strategia prevede anche una riduzione dei consumi di gas, da sostituire con l’accelerazione sulle rinnovabili.

In queste condizioni “il risparmio, in particolare quello residenziale, può giocare un ruolo enorme”, spiega ancora il ministro. Ma nessun piano drastico. Come conferma anche una nota del Mite “il Governo mantiene lo stato di pre-allerta necessario al monitoraggio costante dei flussi, senza alcun bisogno di misure emergenziali e di un passaggio allo stato di allerta”. Dunque, “non è prevista l’attuazione di piani di emergenza energetica con misure di risparmio straordinarie, come erroneamente riportato da diversi quotidiani oggi”.

Per il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, però, oltre alla parsimonia si devono prendere anche decisioni “spiacevoli”, come “andare tutto a carbone” o “chiedere alla Francia di darci più energia nucleare”, perché “le rinnovabili non bastano”. Soluzioni per tamponare la possibile crisi energetica, su cui però il governo non pare stia ragionando. Anche perché prima va chiarito se quelle nuvole sono passeggere o si trasformeranno presto in una tempesta politica.

pellet

Sequestrate 5mila tonnellate di pellet contraffatto

Lo spettro dei termosifoni freddi in inverno inizia a far paura. Tanto che ieri la guardia di finanza ha sequestrato oltre 5mila tonnellate di pellet da riscaldamento contraffatto e commercializzato in frode, in un’operazione a largo raggio su tutto il territorio nazionale. Le energie da biomassa rappresentano la prima alternativa tra le rinnovabili e la seconda fonte di riscaldamento per le famiglie, in un momento in cui il prezzo del gas e dei combustibili fossili è particolarmente instabile.

Sono 52 i titolari di azienda, rivenditori, produttori, importatori e grossisti del settore denunciati. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati anche 47 macchinari e impianti industriali destinati alla produzione del pellet illegale e un milione e mezzo di sacchi vuoti destinati ad essere riempiti e immessi sul mercato con indicazioni false e marchi di certificazione di qualità e conformità ambientale contraffatti.

L’operazione è nata da indagini del Nucleo Speciale Beni e Servizi di Roma che hanno eseguito ispezioni mirate, incrociando i dati sulle importazioni con la produzione nazionale, le vendite e i titolari di certificazione.

Il pellet da riscaldamento è soggetto a particolari regole per garantire la qualità della filiera produttiva e la conformità ambientale del prodotto. I cilindretti di legno vengono ottenuti per compressione della segatura di legno ad alta temperatura: colle o leganti chimici non possono essere utilizzati nel processo produttivo e devono risultare assenti anche nella materia prima utilizzata.

Sono prescrizioni che garantiscono la compatibilità ambientale del prodotto e il regolare funzionamento dei sistemi di riscaldamento; in alcune regioni è consentito esclusivamente l’utilizzo del pellet eco-compatibile.

Gli interventi, coordinati dal Gruppo Anticontraffazione e Sicurezza prodotti del Nucleo Speciale Beni e Servizi, sono stati eseguiti dai reparti territoriali del Corpo in 40 province italiane. Nel corso dei controlli, eseguiti con il supporto della Associazione Italiana energie Agroforestali – AIEL, i finanzieri hanno rilevato sia violazioni in materia di certificazione della qualità che veri e propri impianti di produzione irregolari. Sono state sequestrate anche diverse tonnellate di pellet provenienti da Russia e Bielorussia, importate in violazione delle regole comunitarie.

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Stop gas da Nord Stream all’Ue? Mcphie: “Situazione seria, prepararsi a ogni scenario”

Il ‘panorama’ energetico sta cambiando. La notizia dell’interruzione, decisa da Gazprom, dei flussi dal gasdotto russo Nord Stream1 per operazioni di “manutenzione”, è un ulteriore allarme che impone all’Ue la necessità di “prepararsi a ogni scenario. Infatti, non è escluso che Mosca possa scegliere di chiudere totalmente – e senza troppi preavvisi – i rubinetti del gas verso l’Europa. Secondo il portavoce della Commissione europea, Tim Mcphie, si tratterebbe di “una situazione molto seria”, che rende urgente “una preparazione a ogni evenienza.

Siamo già di fronte a una situazione in cui la Russia ha interrotto parzialmente o completamente le forniture a 12 Stati membri” dell’Ue, Italia compresa. Nel corso del briefing quotidiano con la stampa, il portavoce ha poi ricordato che il 20 luglio la Commissione europea presenterà un piano per la preparazione e la riduzione della domanda di gas, che “si concentrerà in particolare sugli usi industriali dell’energia per la riduzione dei consumi e fornirà agli Stati membri delle linee guida per essere pronta a tagli più significativi delle forniture valutando anche le implicazioni sul mercato unico e cosa succede se uno Stato membro ha più forniture rispetto a un altro”. Mcphie ha anche annunciato che “l’Unione Europea sta lavorando sul piano REPower EU”, dopo la decisione politica presa a livello di leader di ridurre prima possibile la dipendenza dagli idrocarburi russi.

Intanto, da Eni arriva la notizia che Gazprom, per la giornata di oggi, fornirà alla compagnia italiana “volumi di gas pari a circa 21 milioni di metri cubi/giorno, rispetto a una media degli ultimi giorni pari a circa 32 milioni di metri cubi/giorno”.

nord stream

In Italia, la situazione stoccaggi continua a crescere. Secondo i dati – al 9 luglio – Gie Agsi, il nostro Paese è al decimo posto in Europa per quantità di gas stoccato. Infatti, la percentuale ha raggiunto il 63,77%, superiore alla media europea che è del 61,63%. In cima alla classifica c’è il Portogallo (100%), seguito da Polonia (97,23%), Danimarca (82,15%), Spagna (73,1%), Repubblica ceca (72,32%), Francia (67,54)%, Belgio (64,93%), Germania (63,98%), Slovacchia (63,88%). L’obiettivo Ue è arrivare a uno stoccaggio dell’80% entro il primo novembre 2022 e al 90% a partire dal 2023.

Il prossimo passo per l’Italia, secondo il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, è “raggiungere l’indipendenza dalle forniture russe entro la seconda metà del 2024”. E un’altra priorità consiste nell’arrivare ad “avere gli stoccaggi al 90% entro gli ultimi mesi dell’anno”. Questo per non rimanere in carenza di energia il prossimo inverno, che si preannuncia “un pochino più delicato”.

Cingolani

Cingolani: “Completare 90% stoccaggi gas prima possibile, sarà un inverno delicato”

Crisi energetica? Un effetto di tutti gli errori commessi negli ultimi 20 anni. Il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenuto all’evento di Enea ‘Azioni per la riduzione del fabbisogno nazionale di gas nel settore residenziale’, accende ancora i riflettori sulla crisi energetica. “Abbiamo deciso che era meglio non produrre gas italiano, avessimo avuto la soddisfazione di dire di aver prodotto meno gas risparmiando un danno all’ambiente, avremmo almeno potuto giustificare questa decrescita. In realtà neanche questo, il consumo di gas è rimasto invariato e la riduzione enorme di produzione nazionale l’abbiamo sostituita importandola dalla Russia“, spiega il ministro. Sottolineando la necessità di rimpiazzare i 30 miliardi di metri cubi di gas provenienti da Mosca: “Non è un’operazione che si fa in un attimo, anche se la diversificazione delle fonti è già stata fatta”, puntualizza Cingolani, ringraziando Eni “per il grande lavoro effettuato”.

L’auspicio più grande ora, spiega il titolare del Mite, è quello di “poter essere ragionevolmente indipendenti dalle forniture russe entro la seconda metà del 2024“. In ogni caso, “dobbiamo assolutamente arrivare ad avere gli stoccaggi al 90% entro gli ultimi mesi dell’anno“. Questo per non rimanere in carenza di energia il prossimo inverno. Che si preannuncia “un pochino più delicato”, dice Cingolani. Ecco perché “dobbiamo arrivare ad avere gli stoccaggi pieni il prima possibile”.

Lo scenario energetico non rimane circoscritto a stoccaggi e risparmio, ma è connesso anche all’emergenza siccità. Su questo fronte, il ministro annuncia che a breve gli italiani riceveranno una serie di messaggi, in particolare su due grandi temi: “Uno è l’acqua, perché tutti sono al corrente di quello che sta succedendo con la siccità, e l’altro è ovviamente l’energia“. I due problemi non sono affatto slegati. Infatti, la mancanza d’acqua “non consente il raffreddamento di alcune centrali termoelettriche” e “l’idroelettrico, non essendoci acqua, produce di meno. È un’azione combinata quella che dobbiamo fare – ha chiarito Cingolani – stiamo pensando di costruire una serie di comunicazioni che che danno suggerimenti di comportamento, di sobrietà nell’uso delle risorse e questo lo stiamo discutendo fra diversi ministeri: penso che sarà fondamentale lanciare questi messaggi a breve, visto che fra un po’ ci sarà la pausa estiva poi comincerà il periodo in cui consumi crescono”.

Pelù

Il ‘green’ della rock band italiana Litfiba sul palco dell’Ultimo Girone

Energie rinnovabili, pulite, green, risparmio dell’acqua. E, ancora, difesa del popolo curdo e di quello palestinese, critiche all’occupazione russa dell’Ucraina e al nucleare ‘pulito’. L’ambientalismo e le denunce sociali dei Litfiba sono tornati e lo hanno fatto sui palchi dell’ultimo tour della storica rock band italiana (lasciatemi dire, anche l’unica, ma chi scrive è di parte). La tappa torinese di sabato 9 luglio, nella meravigliosa cornice della Palazzina di caccia di Stupinigi, non ha fatto eccezione.

E mentre si chiude il cerchio inaugurato nel 1980 in via de’ Bardi a Firenze (cosa faranno al termine del tour Piero Pelù e Ghigo Renzulli?), intorno c’è un caos senza precedenti. Crollano letteralmente le montagne, la terra ha sete, i popoli hanno fame. E il bandido Piero lo ricorda, come sempre: “Energia e acqua non vanno sprecate“, urla dal palco fasciato nei consueti pantaloni di pelle, con il petto a vista e una camicia rossa maculata. Perché è pur sempre un’icona del rock. E quando le icone parlano, la platea ascolta. In migliaia applaudivano quelle parole non certo nuove – sono anni che Pelù ne parla – ma questa volta lo hanno fatto con gli occhi lucidi (e tanti con il posacenere portatile appeso alla cintura, altro che sesso-droga-rock’n’roll).

E lui rincara la dose: Parlare di nucleare pulito è come” parlare dell’onestà “di un mafioso. Da sempre i Litfiba (Pelù soprattutto) sensibilizzano la fan base sui rischi di un eventuale ritorno al nucleare, di cui nel pieno della crisi energetica si è tornati a parlare. Dagli appelli pubblici per il referendum del 2011 al palco di Stupinigi, snocciolando i ricordi delle tragedie di Chernobyl e Fukushima “sulla pelle – ricorda il frontman – della nostra tiroide“.

Questa volta non ha citato Greta Thunberg, ma sappiamo che ce l’ha nel cuore. È del 2020, infatti, il brano solista ‘Picnic all’inferno’ nel quale faceva letteralmente parlare la giovane simbolo del movimento Fridays For Future (“Piccola guerriera, scesa dalla luna, come una nave di vichinghi nella notte scura”). L’artista aveva ripreso il discorso di Greta in occasione della COP24 nel dicembre 2018 a Katowice (Polonia) inserendolo nella canzone e ‘duettando’ con lei. E poi, come dimenticare il Clean beach tour con Legambiente per ripulire le spiagge dai rifiuti.

C’era tutto questo sul palco sabaudo che più sabaudo non si poteva, tra una ‘Fata Morgana’ e un ‘Terremoto’, tra una ‘Regina di cuori’ (che ha costretto Pelù a raccogliere reggiseni per tutto il palco) e ‘Resta’, seguendo un ideale percorso che dal 1980 a oggi ha portato la band all’Ultimo Girone.

Purtroppo per chi scrive questa volta non c’è stato un ‘greendez-vous’ vero e proprio (in passato sì e ancora sventolo le foto ricordo come santini da conservare gelosamente nella scatola dei ricordi), ma anche a dieci metri dal palco la coscienza ambientale dei Litfiba si è sentita forte. Certo, pensare che questa è stata l’ultima volta insieme sul palco per la coppia Pelù-Renzulli lascia un po’ di amaro in bocca, ma dopo 42 anni – forse – è ora di voltare pagina. O forse no.

Crisi idrica, Cingolani: 2 miliardi per tappare la rete colabrodo

Due miliardi del Pnrr serviranno a “tappare il colabrodo”. Copyright di Roberto Cingolani, che proprio non usa mezzi termini per definire la rete infrastrutturale idrica del nostro Paese. Intervenendo alla tappa di Aosta di ‘Italiadomani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza’, il ministro della Transizione ecologica tocca diversi temi e quello della siccità resta di strettissima attualità. “Abbiamo previsto 40 nuovi invasi, perché si calcolava che un quarto della precipitazione media annuali garantirebbe tutto il fabbisogno dell’Agricoltura: si tratta solo di raccoglierla questa pioggia. Perché anche se piove di meno, comunque piove“. Il riferimento resta il lavoro svolto sul Pnrr, che Cingolani rivendica con orgoglio: “Dopo un anno sono profondamente soddisfatto, perché abbiamo pensato bene”.

Per rendere l’idea racconta che nel Piano ci sono 4,38 miliardi per fronteggiare la crisi idrica: “Queste cose sono state pensate pensate a febbraio e marzo del 2021, quando non c’era, per mettere in sicurezza un paese che ha diversi problemi”. Ma c’è anche l’energia nelle sue riflessioni: sarebbe impossibile non parlarne. Sebbene il concetto non sia proprio inedito, Cingolani usa comunque un linguaggio chiaro, per usare un eufemismo. Perché ciò che è accaduto con la guerra in Ucraina “ci ha sbattuto in faccia vent’anni di errori nella gestione energetica in questo Paese. Poi ammette: “Sono molto duro su questo: ideologismi di tutti i tipi” il suo ‘j’accuse’. Perché “abbiamo smesso di produrre il nostro gas dicendo che era ecologicamente più sostenibile, ma poi abbiamo comprato dai russi. Ci siamo bastonati da soli”.

Il governo ha avviato con solerzia l’opera di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Per il ministro della Transizione ecologica è una cosa buona e giusta, a prescindere dalla necessità di affrancarsi da Mosca. Anche se “importiamo ogni anno 30 miliardi di gas da un solo fornitore, quando ne consumiamo 76 miliardi ogni anno, è un po’ un suicidio”. Ad ogni modo “ne abbiamo sostituiti 25 miliardi in 8 settimane” grazie ad accordi stretti “con 6 fornitori diversi, più piccoli” e “permettendoci il lusso” di rinunciare scientemente a 5 miliardi di metri cubi perché “sappiamo già che li sostituiamo con le rinnovabili che, grazie al Pnrr, abbiamo accelerato con le semplificazioni”. Per inciso “ad oggi, nei primi sei mesi di quest’anno, le richieste di nuovi allacciamenti sono oltre miliardi di watt, 9 gigawatt”.

Cingolani veicola un altro messaggio: a parte che “non ho mai fatto politica e non voglio farla”, ma “andrebbe fatto uno sforzo, ogni anno, destinando il 2% del Pil, che è in mano ai ministeri, per indirizzarlo su programmi di lungo termine. Al di là del colore politico”. Lo ha detto anche al premier, Mario Draghi, ieri, durante una riunione del Comitato interministeriale sulla Transizione ecologica. L’esempio è il Pnrr. Chissà se (e da chi) sarà ascoltato il suo suggerimento.