Mattarella: “Transizione energetica concreta per mettere al sicuro il Pianeta”

Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi.
Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo.

L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato.

Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno.

Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna.

E’ questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.

Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari.

Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare.

Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.

La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità.

Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte.

La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese.

E’ questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica.

Questo corrisponde allo spirito della Costituzione.

Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore.

La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.

Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente.

Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti.

Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.

La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà.

Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI.

Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità.

Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi.

Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.

Non ci rassegniamo a questo presente.

Il futuro non può essere questo.

La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti.

Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni.

Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.

Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà.

Dal Covid – purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare.

Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone.

Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.

So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno.

La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà.

Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata.

Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne – creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.

Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni.

La Repubblica siamo tutti noi. Insieme.

Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato.

La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie.

La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.

La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali.

La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione.

Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale.

E’ grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.

La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022.

Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi.

Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate.

L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di turisti da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.

Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro.

Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi.

Sfide globali, sempre.

Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale.

Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa.

Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione.

Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà. Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani.

Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa.

La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio.

Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica.

L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici.

Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.

L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale.

L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione.

La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società.

Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.

Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. E’ lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione.

Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.

Parlando dei giovani vorrei – per un momento – rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade.

Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro.

Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani.

Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre.

Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso.

La Repubblica vive della partecipazione di tutti.

E’ questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia.

E’ anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia.

Auguri, buon anno!

Sergio Mattarella

photo credit: www.quirinale.it

Dalle rinnovabili all’idrogeno, il 2023 del Parlamento Ue

Il 2022 ha visto il Parlamento europeo protagonista di voti utili ai fini del Green Deal e dell’agenda politica di sostenibilità dell’Ue, e il 2023 riserva altri appuntamenti fondamentali per la traduzione in pratica del Fit for 55, la strategia per la riduzione delle emissioni di CO2 per un sistema economico-produttivo votato alla neutralità climatica entro il 2050. L’agenda di lavoro per il nuovo anno ormai alle porte, vede diversi dossier legati alle transizioni verde e sostenibile, per un’attività che intende far progredire il lavoro a dodici stelle nella direzione ormai stabilita.

Gli europarlamentari torneranno al lavoro il 9 gennaio, con attività di gruppo in vista poi della sessione plenaria di Strasburgo della settimana successiva. Sarà quella l’occasione per iniziare un ragionamento, con dibattito, sulle nuove regole sullo spostamento dei rifiuti tra Stati membri dell’Ue. Interventi di modifica normativa a regolamenti esistenti che intendono coniugare tutela della salute umana e salvaguardia dell’ambiente. È questo il primo tassello di un’attività parlamentare che, in tema di rifiuti, avrà anche altri dossier su cui doversi esprimere.
Il 2023, per il Parlamento europeo, sarà contraddistinto anche da voti su eco-design e rifiuti tessili. L’eco-design comprende l’insieme dei nuovi requisiti di progettazione ecocompatibile per specifici gruppi di prodotti, come elettrodomestici da cucina, computer e server, motori elettrici e pneumatici. In nome dell’economia circolare, che vuole la riduzione degli scarti per un riutilizzo continuo e completo nel ciclo produttivo, si intende avere prodotti più durevoli, riutilizzabili e meno dannosi per l’ambiente. Non solo. I deputati lavoreranno anche sugli obiettivi dell’Ue per ridurre gli sprechi alimentari e su una nuova strategia per rendere i tessuti più riutilizzabili e riciclabili, per affrontare il problema dei rifiuti tessili.

C’è poi il capitolo energie pulite. La Commissione europea ha proposto di aumentare drasticamente la produzione di elettricità da fonti rinnovabili offshore. La sola capacità eolica offshore passerebbe dagli attuali 12 GW a 300 GW entro il 2050. Il Parlamento è chiamato a esprimersi in merito, e il 2023 è il momento per prendere questa posizione. Qui si preannuncia battaglia. In materia di rinnovabili, l’esecutivo comunitario mira ad aumentare la quota di energia rinnovabile nel consumo finale lordo di energia al 40% entro il 2030 al fine di raggiungere il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il Parlamento ha chiesto di alzare la soglia al 45% e dovrà negoziare su questo.
Non è questo l’unico negoziato inter-istituzionale che attende il Parlamento europeo. C’è ancora tutta la trattativa per il fondo climatico sociale, lo speciale strumento finanziario a sostegno della transizione. Al fine di non gravare su famiglie e imprese e garantire una trasformazione verde dell’economia equa per tutti, l’Ue vuole istituire il Fondo sociale per il clima, con un budget stimato di 16,4 miliardi di euro fino al 2027, raggiungendo potenzialmente 72 miliardi di euro entro il 2032. Il Fondo includerebbe incentivi per il passaggio alle energie rinnovabili, nonché misure per ridurre le tasse e le tasse sull’energia, incentivi per il rinnovamento degli edifici e il car-sharing e lo sviluppo di un mercato dell’usato per i veicoli elettrici. Il Parlamento sta negoziando con i governi dell’UE sul fondo, e il 2023 dovrebbe essere l’anno di svolta.

Manca poi il negoziato con il Consiglio dell’Ue sulla mobilità sostenibile. A giugno la Plenaria ha votato in favore di un taglio delle emissioni di CO2 del 55% per auto e del 50% per furgoni entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Manca l’accordo inter-istituzionale con il Consiglio, e nell’agenda 2023 del Parlamento rientra anche questo file. In nome delle sostenibilità, i deputati europei saranno chiamati al voto su un nuovo quadro per un mercato interno dell’idrogeno, la riduzione delle emissioni di metano e l’effetto serra fluorurato gas. Infine, ma non per questo meno importante, per il prossimo anno è atteso il voto sul Chips Act, la strategia dell’Ue per i semiconduttori, fondamentali per le transizioni verde e sostenibile. L’obiettivo di questa strategia è garantire che l’Ue disponga delle competenze, degli strumenti e delle tecnologie essenziali per diventare un leader nel settore.

La manovra è legge. Pichetto: “Confermate le misure di decarbonizzazione”

Giorgia Meloni può dire di aver mantenuto le promesse fatte agli italiani, e saluta l’approvazione della manovra in Senato con la consapevolezza di aver avuto la meglio anche sul tempo, non molto. “Una manovra che è stata approvata con un giorno di anticipo rispetto agli ultimi anni”, sottolinea dopo che il via libera di palazzo Madama (109 sì. 76 no, 1 astenuto) consente alla manovra di essere legge.

“Abbiamo messo tutte le risorse sulle grandi misure alle quali volevamo dedicarci”, dice. Ci sono diverse misure che rispondono agli obiettivi condivisi a livello europeo. La presidente del Consiglio indugia su quello di maggiore attualità. “Abbiamo investito gran parte delle risorse sulla priorità del caro bollette, con oltre 20 milioni”. Commissione Ue ed Eurogruppo torneranno su questa misura specifica in primavera, per l’Italia come per gli altri Paesi, per essere certi che la spesa non incida sui conti pubblici. L’inquilina di palazzo Chigi per ora tiene il punto. “Siamo in una situazione di grande emergenza” che giustifica scelte di una certa natura. “È chiaro che dove mettiamo risorse, le togliamo da altre parti”. Quando si parla di energia, con il meccanismo per un tetto al prezzo del gas (price cap) e con altre misure “cambia il quadro, e se dovesse effettivamente cambiare parte delle risorse potrebbe liberarsi per altri provvedimenti”.

Avanti tutta, dunque. In attesa di nuove intese da ricercare con i partner europei. Intanto il ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sottolinea la compatibilità con Green Deal europeo e piano per la ripresa di una manovra che non tradisce le attese. “In campo ambientale – spiega – abbiamo investito su alcuni settori di fondamentale importanza, confermando le misure di decarbonizzazione che permettono un recupero di risorse da poter destinare agli interventi sul caro energia. C’è poi il contrasto al dissesto idrogeologico. Qui “c’è un consistente stanziamento da 440 milioni di euro destinato alla Regione Calabria”, a cui si aggiungono ulteriori finanziamenti di 45 milioni di portata generale. Ancora, continua Pichetto, si istituisce un fondo per il contrasto del consumo di suolo, con una dotazione economica che vale complessivi 160 milioni di euro e “sarà uno strumento operativo per contenere il degrado del territorio”. Una misura, quest’ultima, che “si integra con l’approvazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici che indica le direttrici e le modalità di intervento in questo campo”.

Capitolo gestione delle risorse idriche. La manovra licenziata dal Senato prevede l’autorizzazione di spesa per 110 milioni di euro necessari a portare avanti gli interventi di adeguamento e costruzione di reti fognarie e depuratori, che servono a una migliore qualità ambientale e “a far uscire l’Italia dalle procedure d’infrazione comunitarie”. Se tutto va bene il governo Meloni può scongiurare il rischio di multe, anche salate. Pichetto Fratin giudica inoltre “rilevante” aver approvato misure come il credito d’imposta per un valore massimo di 20mila euro annui per le imprese che acquistano materiali riciclati provenienti dalla differenziata e il rifinanziamento del programma sperimentale ‘Mangiaplastica’ con ulteriori 14 milioni nei prossimi due anni, che riconosce un contributo ai comuni per acquistare eco-compattatori.

“Siamo estremamente soddisfatti del lavoro fatto”, ammette Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il Parlamento. “Diamo risposte agli italiani, soprattutto su caro bollette e caro energia”.

Meloni stretta tra l’incubo della crisi energetica e il Piano Mattei

Tre ore di conferenza stampa a tre mesi dalla sua vittoria elettorale e a due dall’insediamento del suo governo: Giorgia Meloni ha chiuso il cerchio del 2022 cercando di fornire risposte a tutti su tutto, ribadendo la linea precisa “di destra”, a volte sfiorando appena la polemica (con i Cinquestelle), spesso esibendo sorrisi e quasi mai alzando il tono di voce. E’ stata premier, in buona sostanza, e non più leader dell’opposizione, un vestito che – per forza di cose – è difficile da dismettere dopo averlo indossato per tanti anni. Lo standing istituzionale, del resto, non si acquisisce per diritto divino ma si costruisce giorno dopo giorno. Buona regola impone che, quando si occupano le stanze di palazzo Chigi, amici e nemici debbano essere trattati sempre con il medesimo distacco. Sotto questo aspetto Meloni ha compiuto uno scatto in avanti: da pasionaria della destra a capo di governo. Tutto sommato, è stata abbastanza veloce (“noi donne lo siamo”) a cambiarsi d’abito.

La presidente del Consiglio ha raccontato che il suo passaggio in politica “è transitorio” e che un giorno tornerà “a fare la giornalista”, ha cercato di sfuggire dall’ombra lunga di Mario Draghi, il predecessore, ammettendo però che il peso di quel continuo paragone “lo sente”. Ci mancherebbe, tutto molto umano. Ha indugiato, poi, su “coraggio e orgoglio”, che spera entrino a fare parte del dna degli italiani di qui a qualche tempo, come eredità da consegnare a chi prenderà il suo posto. Intanto c’è il 2023 da scollinare e non sarà una passeggiata di salute. Meloni ha raccontato la legge di Bilancio come un trionfo dell’esecutivo, ha difeso il decreto sul carcere ostativo e i rave, ha maneggiato con cura il tema complicato del Msi e di Ignazio La Russa, ha confermato la priorità del presidenzialismo, si è tenuta alla larga dalle trappole del Covid e dei vaccini, ha dato due annunci: prima del 24 febbraio sarà a Kiev da Volodimir Zelensky e il 25 aprile parteciperà alle celebrazioni. Era presumibile ma non proprio scontato.

La presidente del Consiglio è stata netta sul tema dell’energia e sul ruolo che dovrà svolgere l’Italia dal 2023 in avanti. Infatti, ha rilanciato il piano Mattei per l’Africa, in maniera che il nostro Paese possa diventare “la porta di ingresso in Europa” dal Mediterraneo per le forniture di gas. L’idea di Meloni è quella di “lasciare qualcosa, non di portare via qualcosa” a un continente parecchio complicato: una strategia non colonialista ma collaborazionista che combacia con quella di Draghi. Il quale, prima di essere sollevato dall’incarico, aveva intensificato rapporti e partnership con Algeria, Congo, Angola. Mozambico per liberarsi dal giogo russo. Il tema del gas e più in generale dell’energia è stato affrontato quasi marginalmente. E non per colpa di Meloni. Eppure se non andrà in un certo modo, a marzo ci sarà bisogno di rimettere mano al portafogli per sanare una situazione che altrimenti piegherebbe imprese e famiglie. E se è vero che l’Italia ha raggiunto tutti i 55 obiettivi del Pnrr e che quindi avrà un’iniezione di denaro fresco, è altrettanto vero che i soldi non sono infiniti. La premier ha raccontato che i provvedimenti energetici costano in media 5 miliardi al mese all’Italia, non è necessaria una laurea al Politecnico per far di conto e capire che il punto di non ritorno è pericolosamente vicino.

Solo 15° in casa, ecco come il progetto SlowHeat ha anticipato la crisi energetica

Per il terzo anno consecutivo, quattro ricercatori e venti cittadini stanno abbracciando il progetto di ricerca coordinato dall’Università di Lovanio, in Belgio. Progetto secondo il quale è possibile cercare soluzioni alternative che permettano alle persone di riscaldarsi impiegando molta meno energia, secondo l’assunto che occorre “Riscaldare i corpi, non le pareti”.
Geoffrey Van Moeseke è ricercatore e cavia del progetto. Nel suo salotto a Louvain-la-Neuve, nel Belgio centrale, il termometro segna 14,5 °C. All’esterno le temperature sono sotto lo zero. Nonostante il gelo, che si vede attraverso le grandi finestre del suo salotto, l’uomo dice di non sentire il freddo. “In famiglia siamo in sei, abbiamo una casa di 200 metri quadrati e, al momento, impostiamo il termostato centrale a 15°C al massimo”, spiega.
La prima cosa che i ricercatori raccomandano? Adattate il vostro guardaroba. “Al momento indosso un classico maglione di cotone con sopra un vecchio e caldo cardigan. Sotto, ho ancora due strati: una maglietta e un abbigliamento tecnico sportivo, da outdoor, che porta davvero qualità”, spiega. Per i piedi, calzini e “vecchie pantofole foderate che sono estremamente calde”. Il secondo consiglio è quello di utilizzare pannelli elettrici radianti. Geoffrey Van Moeseke ne ha due, che accende per una o due ore al giorno: uno in soggiorno, l’altro nella camera da letto del figlio maggiore, la stanza più fredda della casa, dove la temperatura media raramente supera i 12°C. Questo pannello radiante emette rapidamente un calore potente. Sul loro sito web, i ricercatori consigliano anche la mantellina elettrica per il riscaldamento, che secondo loro “si ripaga in un mese”. Davanti al computer, alcuni utilizzano tappetini riscaldati per il mouse.

Lanciato nel settembre 2020, il progetto SlowHeat mirava ad anticipare una crisi energetica. “Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se avessimo improvvisamente finito il gas”, spiega Denis de Grave, assistente di ricerca all’Università di Lovanio. “All’inizio la gente pensava che fossimo pazzi”, dice Grégoire Wallenborn, ricercatore e insegnante presso la Libera Università di Bruxelles, infagottato in un pesante cardigan, con il cappello sulla testa e i guanti sulle mani. Nel suo appartamento di Bruxelles la temperatura media oscilla tra i 12 e i 14°C. Due anni dopo, l’inflazione e la guerra in Ucraina hanno fatto impennare i prezzi dell’energia in Europa e il progetto SlowHeat sta riscuotendo un nuovo interesse. Mentre le bollette di gas ed elettricità continuano ad aumentare, Geoffrey Van Moeseke paga in media solo 70 euro al mese per il riscaldamento.

Prima di testare i loro metodi, i ricercatori di SlowHeat hanno dovuto convincere le loro famiglie. “Ho affrontato il progetto un passo alla volta”, dice Geoffrey Van Moeseke. “Il primo inverno è stato più difficile del secondo, il che dimostra che c’è una forma di abitudine e di adattamento che si verifica nel tempo”. Per il figlio più piccolo, Célestin, 11 anni, che indossa un maglione di lana e pantaloncini che scoprono le gambe nude, la temperatura non è un problema: “So che il primo inverno è stato più duro, eravamo abituati a una temperatura più calda, ma ora mi sono completamente abituato. Credo che qui faccia caldo”, sorride.
Ma non è stato così da subito. Paura del freddo, paura che i vicini o gli amici non vogliano più andare in visita, paura di conflitti all’interno dell’appartamento o della famiglia…“All’inizio è stato necessario superare le paure”, ammette il ricercatore. Alcune abitudini sono più complicate di altre da adottare, come la pedaliera installata sotto la scrivania, che permette di continuare a muoversi anche mentre si lavora. I ricercatori riconoscono prontamente che il loro progetto non è una soluzione miracolosa applicabile a tutti, ma difendono la necessità di ripensare le nostre abitudini e il nostro rapporto con il consumo, e quindi con l’energia. “L’obiettivo non è dire alle persone che avranno freddo. L’idea è quella di mantenere lo stesso livello di comfort ma con qualche grado in meno”, spiega Amélie Anciaux, sociologa dell’Università di Lovanio e membro di SlowHeat.

In Francia arriva il cinema sostenibile: si ricicla tutto, anche la pipì

Struttura in legno, isolamento in paglia, wc a secco, proiettori a basso consumo, un regalo di Natale al pianeta. Ha aperto nei pressi di Troyes (Aube), in Francia, il primo cinema totalmente sostenibile e autosufficiente dal punto di vista energetico. Nella sala dalle pareti viola, i primi visitatori scrutano lo spazio. Qui scoppietta un camino davanti a comode poltrone a fiori. Lì, uno spettatore seduto nella sala ‘tisaneria’ sfoglia il programma, sotto un lampadario di cristallo scovato su Leboncoin. “Benvenuti a Utopia Pont-Sainte-Marie“, spiega la regista Anne Faucon durante l’inaugurazione. “Niente cibo durante il film – avverte – ma non esitate ad arrostire delle castagne” prima della proiezione. Questo cinema è il più recente della rete Utopia, che comprende sette sale organizzate in cooperative.

Lo “spirito Utopia” è “un modello a misura d’uomo, amichevole, che evita di illuminare e riscaldare il vuoto, naturalmente più durevole” dei multiplex, spiega Faucon, figlia dei fondatori della rete. “Ma questa volta, volevamo andare molto oltre“. In questo cinema da 300 posti e quattro sale – di cui una riservata alla didattica – “solo il basamento è in cemento“, racconta indicando la “struttura in legno” e “l’efficiente coibentazione in paglia compressa“.

Il riscaldamento arriva da una stufa a pellet a biomassa e decine di pannelli solari sul tetto consentiranno di “essere autosufficienti dal punto di vista energetico“, assicura. Oltre le “accoglienti” sale di proiezione con pareti rivestite di velluto, un’innovazione attira i curiosi: i bagni asciutti. In una sala interrata la materia solida viene compostata per “almeno due anni“, e l’urina immagazzinata per essere utilizzata come fertilizzante, consentendo un “enorme risparmio idrico“.

L’apertura, spiega Faucon, ha richiesto quattro anni di “corsa ad ostacoli“. Nel 2018, Anna Zajac, consigliera comunale, ha contattato Utopia per suggerire di stabilirsi nell’Aube, un dipartimento con poche sale cinematografiche. Il municipio, però, non ha sostenuto il progetto. “Con il nostro collettivo di sostegno – dice la fondatrice – abbiamo attirato l’attenzione della stampa, fino a quando si è fatto avanti il sindaco di Pont-Sainte-Marie“, una città vicina.

Sedotto da un progetto che considera “esemplare“, il sindaco Pascal Landreat ha offerto a Utopia “un deserto militare, nel cuore di un nuovo eco-distretto“, in questa cittadina “già impegnata in un approccio ecologico“, pioniera in particolare nella raccolta dei rifiuti a cavallo. Aiutata da un project manager, “pochi funzionari e poche altre mani“, Faucon ha raddoppiato i suoi sforzi, per “dimostrare che un altro cinema è possibile“. Dei 2,6 milioni di euro necessari ha ottenuto 300.000 euro da fondi europei, 200.000 dal consiglio dipartimentale, 100.000 dal CNC e 100.000 dal crowdfunding. Integrati da capitale proprio e “più di un milione di prestiti“. Il team alla fine avrà cinque dipendenti, tre dei quali sono già stati assunti.

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Bollette, tra Natale e l’Epifania in arrivo le nuove tariffe

Il 29 dicembre l’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) determinerà le tariffe trimestrali per l’energia elettrica nel mercato tutelato, mentre il 3 gennaio 2023 la stessa Authority per l’energia fisserà i prezzi, sempre per il mercato tutelato, del gas. Dopo tre mesi in cui si sono registrati i massimi storici per la luce, si attende una boccata d’ossigeno in virtù del calo del Pun, prezzo unico nazionale. Lo scorso 29 settembre l’Arera aveva infatti aumentato i costi dell’energia elettrica del 59%. All’epoca, l’Autorità nazionale per l’energia aveva deciso di posticipare eccezionalmente il necessario recupero della differenza tra i prezzi preventivati per lo scorso trimestre e i costi reali che si sono verificati, anch’essi caratterizzati da aumenti straordinariamente elevati, limitando dunque il rincaro che sarebbe stato intorno al 100 per cento. Infatti nel terzo trimestre 2022, in base ai dati di preconsuntivo, il Pun era pressoché raddoppiato rispetto al secondo trimestre 2022 e quasi quadruplicato rispetto al livello medio del corrispondente trimestre del 2021.

Adesso i numeri sono diversi. Settembre aveva chiuso con un Pun medio di 429,92 euro per megawattora, mentre il prezzo del 24 dicembre – complice il giorno semifestivo – è crollato a 142,06. La media di dicembre rimane tuttavia superiore, ovvero a 325,43 euro/Mwh. La differenza però tra la quotazione di settembre e quella di questo mese segna comunque un -24,3%. Pertanto, le bollette nel mercato tutelato dei prossimi tre mesi dovrebbero ridursi del 10-20% almeno. Tutto dipenderà dalla volontà di Arera di recuperare “la differenza tra i prezzi preventivati per lo scorso trimestre e i costi reali che si sono verificati”, posticipati lo scorso 29 settembre.

Discorso diverso per il gas. Il verdetto sulle bollette del mercato tutelato arriverà il 3 gennaio. In base al nuovo metodo di calcolo introdotto a luglio dall’Arera, il prezzo del metano per i clienti ancora in tutela è aggiornato alla fine di ogni mese e pubblicato nei primi giorni del mese successivo a quello di riferimento, in base alla media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano. Il valore del prezzo gas, che è pagato dai clienti per i consumi di dicembre, viene quindi pubblicato sul sito dell’Arera entro 2 giorni lavorativi dall’inizio di gennaio. Nonostante il Ttf, ovvero il prezzo del gas in Olanda diventato punto di riferimento del mercato europeo, sia in caduta libera da una settimana (alle 15,30 segnava un calo del 10% a 82,7 euro/Mwh), e che anche il prezzo del gas sulla borsa italiana sia crollato a quota 87 euro, la media di dicembre è a 125,5 euro. Superiore ai 91 di novembre e agli 80,8 di ottobre. A ottobre, grazie proprio a quotazioni in picchiata, avevamo assistito a una riduzione delle bollette del 13%. La stessa percentuale di aumento che invece abbiamo notato a novembre. Ora – nonostante parecchi commentatori puntino a una riduzione delle tariffe – è dunque difficile immaginare una discesa dei costi per aziende e famiglie. In questo mese il gas in Italia costa infatti il 37% in più rispetto a novembre.

 

 

 

Spagna, fotovoltaico boom: installati 2000 megawatt nel 2022

Il numero di cantieri è in aumento e la domanda non è mai stata così alta: in Spagna le installazioni fotovoltaiche individuali sono in piena espansione, favorite dall’impennata dei prezzi dell’energia. Si tratta di un’opportunità per il Paese di recuperare un ritardo in un settore dal grande potenziale. Secondo un’azienda che effettua installazioni, Engel Solar, i pannelli solari possono fornire “tra il 50 e l’80%” del fabbisogno di una famiglia. “Considerato l’attuale prezzo dell’elettricità, si tratta di un’iniziativa “interessante””, afferma Joaquín Gasca, responsabile delle vendite di questa PMI con 200 dipendenti. Fondata nel 2005 a Barcellona, l’azienda ha quintuplicato il suo fatturato in due anni e prevede un ulteriore balzo in avanti nel 2023. “Il telefono squilla a vuoto, è pazzesco”, dice Joaquín Gasca, riferendosi a una dinamica “spettacolare”.

Privati, professionisti, istituzioni pubbliche… Stimolato dalla crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, ma anche dagli aiuti del piano di ripresa europeo, l’autoconsumo non è mai stato così popolare nel Paese. “Un anno fa, osservando i tetti delle città e dei villaggi spagnoli, vedevamo pochissimi pannelli solari”, ma “oggi la situazione è completamente cambiata”, riassume Francisco Valverde, specialista in energie rinnovabili dell’azienda Menta Energia. Questa osservazione è condivisa da José Donoso, segretario generale dell’Unione fotovoltaica spagnola (Unef). Gli spagnoli “vedono che i loro vicini stanno lanciando l’autoconsumo, che sono felici e che stanno risparmiando. Questo li incoraggia a fare lo stesso”, spiega. Secondo questa federazione, che raggruppa 780 aziende del settore fotovoltaico, la “potenza installata” in autoconsumo nel 2022 dovrebbe superare i 2.000 megawatt, quasi il doppio rispetto al 2021 (1.203 MW) e quattro volte quella del 2020 (596 MW). L’energia solare è diventata “molto competitiva”, con un costo “oggi inferiore del 90% rispetto a 14 anni fa”, afferma José Donoso. La gente ha quindi “capito che è meglio mettere i propri soldi sul tetto piuttosto che in banca”, afferma divertito.

Per l’industria, questa frenesia ha il sapore della vendetta. Essendo il Paese più soleggiato d’Europa, 15 anni fa la Spagna era uno dei leader mondiali del fotovoltaico. Ma la crisi del 2008 ha frenato questo boom e Madrid è rimasta indietro rispetto a molti Paesi europei. Il motivo: la fine dei sussidi al settore, seguita dall’introduzione nel 2015, da parte del precedente governo conservatore, di una tassa sulle famiglie che producono elettricità e immettono parte di questa energia nella rete nazionale, descritta dai suoi critici come una “tassa sul sole”. Questa misura – introdotta, secondo gli ambientalisti, su pressione dei grandi gruppi energetici, preoccupati della concorrenza dell’autoconsumo – è stata abbandonata dopo l’arrivo al potere della sinistra nel 2018, che da allora ha aumentato il suo sostegno al settore.

L’autoconsumo “democratizza l’energia” e ci permette di emanciparci “dai grandi gruppi energetici“, come ha giustificato alla fine di ottobre il primo ministro socialista Pedro Sanchez, che prevede 39.000 megawatt di nuova capacità fotovoltaica entro il 2030, di cui da 9 a 14.000 megawatt saranno autoconsumati. Ciò darà impulso a questa fonte energetica, che l’anno scorso ha fornito il 9,9% dell’elettricità spagnola, molto indietro rispetto all’energia eolica (23,3%), all’energia nucleare (20,8%) e alle centrali a gas (17,1%)… nonostante un potenziale considerato eccezionale.

Energia e agricoltura tra i pilastri della Manovra. Meloni: “Si può migliorare”

Energia, lotta ai rincari e agricoltura sono tre dei pilastri della prima Manovra del governo di Giorgia Meloni. Che si prepara a superare il primo scoglio alla Camera. Il percorso parlamentare finora è stato attraversato da diversi momenti di turbolenza, sfociati spesso in vere e proprie tensioni tra maggioranza e opposizione, dovuti al combinato disposto del poco tempo trascorso dall’insediamento dell’esecutivo, in carica dall’ottobre scorso, e la necessità di portare a termine la legge di Bilancio entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio all’Italia, ma adesso la meta è sempre più vicina. Ne è consapevole anche la premier, che nel brindisi per gli auguri di Natale con i parlamentari di FdI ammette le “mille difficoltà, anche di rodaggio e con giorni complessi” in cui ha preso corpo il testo, ma non esclude che si possa intervenire. Anzi, “nonostante tutto” si “può e si dovrà migliorare”. Molto probabilmente nel corso del 2023, in fase di attuazione delle misure.

La Manovra 2023 nasce attorno a un Totem: i 21 miliardi stanziati per far fronte ai rincari di energia, materie prime e beni di prima necessità. Tra le novità degli ultimi giorni ci sono la riduzione al 10% dell’Iva sul pellet, la proroga al primo trimestre del prossimo anno dell’imposta sul valore aggiunto ridotta al 5 percento per le somministrazioni di energia termica prodotta con gas metano, l’estensione al teleriscaldamento della riduzione Iva al 5% per il primo trimestre del 2023. Non solo, perché arriva la sospensione fino al 31 gennaio 2023 dei procedimenti di interruzione della fornitura per i clienti finali direttamente allacciati alla rete di trasporto del gas naturale, con uno stanziamento di 50 milioni di euro per gli oneri derivanti dall’eventuale morosità dei clienti finali interessati.

Il governo mette poi sul piatto 500mila euro per ciascuno degli anni del triennio 2023-2025, affidando al Mef e al Mase “il compito di individuare uno o più intermediari finanziari abilitati perché, con apposita convenzione, nel rispetto della disciplina pertinente in tema di mercati finanziari, siano adottate pratiche tese a facilitare la liquidità e assicurare la fluidità dei mercati finanziari sui quali si determina il valore di riferimento del prezzo del gas”. Senza contare la conferma dei crediti di imposta sull’energia, in continuità con gli interventi del governo Draghi.

Per l’agricoltura, poi, arrivano 20 milioni di euro, per il 2023, dedicati alle misure in favore dello sviluppo dell’imprenditorialità a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile e del ricambio generazionale; l’aumento di 9,5 milioni di euro del Fondo mutualistico nazionale per la copertura dei danni catastrofali meteoclimatici; l’istituzione, presso il Masef, di un Fondo dotato di 500mila euro per realizzare interventi di tutela della biodiversità di interesse agricolo e alimentare e al supporto all’Osservatorio nazionale sul paesaggio rurale. Sempre restando sul tema, arrivano anche i “piani di controllo numerico mediante abbattimento o cattura” per il “controllo e contenimento delle specie di fauna selvatica”, anche se viene specificato che queste misure “non costituiscono attività venatoria”.

Si tratta di un primo approccio alle criticità del Paese, in attesa ovviamente che il Pnrr dispieghi gli effetti delle proprie misure. Per il governo, invece, si tratta del primo, vero banco di prova sulla concretezza delle proprie politiche economiche. Anche se, come ripetuto spesso dalla premier e dai suoi ministri, la base di partenza resta sempre quella di uno scenario reso sempre più difficile dalle tensioni geopolitiche dovute alla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina e dalle crisi, energetica e alimentare, oltre che di reperimento delle materie prime, che hanno inevitabilmente condizionato ogni iniziativa.

 

Pichetto: “Nel 2030 due terzi energia da rinnovabili, servono rigassificatori”

Il Mase prosegue sulla via della transizione energetica. L’obiettivo al 2030 resta produrre un terzo dell’energia da fonti fossili e due terzi da rinnovabili. Intanto però, i rigassificatori sono necessari per raggiungere l’indipendenza dalla Russia, Piombino sarà temporaneo, in uso per non oltre tre anni. “C’è l’impegno mio e del governo“, assicura il ministro, Gilberto Pichetto Fratin. In cambio, la città toscana riceverà compensazioni. Lo Stato si farà carico delle esigenze delle comunità che “offrono un servizio così importante al Paese“, afferma Pichetto. Si tratta di realizzare opere di riqualificazione ambientale importanti e in tempi rapidi.

Il titolare del dicastero di via Cristoforo Colombo risponde alle domande delle commissioni Ambiente e Attività produttive e fa il punto sulle sue linee programmatiche. “Il conseguimento degli obiettivi di autonomia energetica, rende indifferibile un percorso di importante sviluppo di fonti rinnovabili“, ribadisce. Il Pnrr prevede uno stanziamento di 60 miliardi di euro con l’aumento della quota di produzione di energia verde, il potenziamento delle infrastrutture di rete, la promozione dell’efficienza e della produzione e dell’utilizzo dell’idrogeno.

Ambiente e sicurezza energetica sono strettamente interconnesse, il cambio del nome del ministero non è un caso: “E’ volto a rimarcare le due grandi missioni, che sono tutt’altro che antitetiche“. Un esempio è il Piano nazionale integrato energia e clima, che ha il compito di pianificare le politiche di decarbonizzazione e di contrasto alle emissioni climalteranti. In altre parole, spiega: “E’ teso al contrasto al cambiamento climatico, ma al tempo stesso punta ad implementare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, il mercato interno dell’energia, la ricerca, l’innovazione e la competitività“.

Le trasformazioni e i cambiamenti del sistema energetico, dunque, costituiscono un elemento fondamentale per la riuscita della transizione ecologica. Quanto alle Comunità energetiche rinnovabili, annuncia, “sono in corso interlocuzioni in Europa, credo di poter dire che c’è l’assenso a trasformare il prestito in sovvenzione. Questo ci permette di superare alcuni nodi, spero a giorni o a ore di avere formale risposta da parte dell’Unione europea“.

A Bruxelles l’Italia continuerà a giocare un ruolo da protagonista, garantisce, con lo stesso approccio che l’ha portata al negoziato sul cap al prezzo del gas. “E’ stato il nostro Paese a portare un numero considerevole di altri Stati membri a chiedere una soluzione condivisa a livello europeo“, rivendica e precisa che il price cap “non è la definizione del prezzo, ma una misura anti-speculazione. Funziona come in borsa, quando viene sospeso un titolo per eccesso di ribasso o di rialzo“.

In prospettiva, nessuna preclusione sul nucleare, torna a ripetere. Anzi, incalza, “mi sembra possa rispondere in maniera efficace al raggiungimento degli obiettivi di neutralità tecnologica“. Lo stato delle competenze resta comunque in capo all’Enea e l’auspicio è che si arrivi a implementare la quarta generazione nell’arco di 10-15 anni: “Sarà un vettore tecnologico di transizione propedeutico all’approccio finale alla fusione nucleare“.