Gas, risparmiato il 10% stoccaggi: due settimane in più assicurate

Secondo gli ultimi dati forniti da Gie (Gas Infrastructure Europe) Agsi (Aggregated Gas Storage Inventory) il tasso di riempimento degli stoccaggi al 19 novembre nell’Unione Europea è al 95,17%. Lo stesso giorno di un anno fa la percentuale era al 75,57%. Il tasso di riempimento dell‘Italia è leggermente sotto la media Ue al 94,42%. Un anno fa la percentuale era però all’82,92%.

In pratica, fermandoci al caso italiano, abbiamo risparmiato finora circa il 10% delle scorte di gas stipate nei siti dove un tempo si estraeva metano, gran parte dei quali si trovano in Lombardia o comunque nella pianura padana. In parte merito del clima, più mite di altri anni, in parte per una riduzione forzata dei consumi, soprattutto da parte del mondo industriale, che inevitabilmente genereranno un calo dell’attività produttiva.

A ottobre, primo mese del nuovo anno termico, i consumi di gas naturale in Italia si attestano a 4.339 milioni di mc (-23,2%)”, sintetizzava pochi giorni fa il Gme. La frenata della domanda è proseguita anche a novembre, basta considerare che l’accessione dei riscaldamenti in alcune città è scattata solo pochi giorni fa, un mese dopo il tradizionale avvio degli scorsi anni.

Ora, visto che gennaio generalmente mangia 10 miliardi di metri cubi, febbraio 7,7, marzo 7,3 e aprile 5,3, il risparmio di gas non appare granché. Più o meno parliamo di un mancato utilizzo di oltre 2 miliardi di metri cubi di gas. Tuttavia, visti anche i prezzi – il Ttf con consegna a dicembre è scambiato a 113,7 euro/Mwh in calo dell’1,5% – si può ipotizzare che proprio grazie a questo tesoretto di metano, che allunga le scorte di un paio di settimane, non andremo incontro all’incubo razionamento. Anche in Italia, nonostante il balzo a quota 108,4 euro, il valore medio del gas di novembre (78,4 euro) resta ancora sotto la media di 80,7 di ottobre. Siamo in linea con le quotazioni di un anno fa e il boom di luglio/agosto sembra un lontano brutto ricordo.

Il mercato dunque è convinto che questo inverno è al sicuro e che le scorte non arriveranno a zero a inizio primavera. “Con gli stoccaggi che abbiamo, con tutti i meccanismi messi a punto, con distinzioni tra gasivori e altri, con una graduatoria di interrompibilità temporanea a fronte di indennizzo, vedo questo inverno con fiducia. Si può superare. La preoccupazione maggiore è per il 2023. Dovremmo ricostituire tutte le riserve e gli stoccaggi e non avremo più il gas russo“, avvertiva stamattina il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo all’evento ‘Direzione Nord’ al Palazzo delle Stelline di Milano. Questi oltre due miliardi di metri cubi di gas risparmiati comunque sono fondamentali. Proprio grazie a questa base di stoccaggio più elevata del previsto, “la domanda di gas europea nordoccidentale può essere mediamente di circa 22 milioni di metri cubi al giorno superiore alle nostre precedenti aspettative per l’estate senza compromettere l’obiettivo di riempire al 90% gli stoccaggi a fine ottobre 2023“, scriveva pochi giorni fa Goldman Sachs. Una analisi in base alla quale, “ipotizzando una sensibilità alla domanda che vale 2,4 euro per milione di metro cubo“, la banca d’affari americana ha rivisto al ribasso la previsione del prezzo Ttf per l’estate 2023 a 180 euro/MWh, 55 euro in meno rispetto alle precedenti stime. E questo significa che il gas, sulla carta, costerà sempre caro ma non mancherà.

autostrade

Anas darà energia alle Smart Road con le Green Island

La mobilità in Italia diventa più smart e green. Prosegue il programma ‘Smart Road Anas’, lanciato nel febbraio del 2021 con l’obiettivo di dare un forte impulso ai futuri scenari di guida autonoma dei veicoli. E Anas ha deciso di guardare anche alla sostenibilità ambientale, includendo in questo progetto anche le cosiddette ‘Green Island’, con l’obiettivo di rendere le strade più in linea con le necessità del presente e del futuro.

Sulle Smart Road, ogni 30 chilometri, saranno costruite delle aree in cui verrà prodotta energia elettrica da fonti rinnovabili (fotovoltaico oppure eolico). Durante la sosta all’interno delle Green Island sarà possibile ricaricare le automobili elettriche e distribuire energia pulita, in grado di alimentare tutta la rete delle Smart Road. Oltre alle colonnine di ricarica, il piano delle Green Island prevede anche delle aree di ricarica e sosta per i droni che dovranno monitorare il traffico stradale: un sistema che ha come obiettivo quello di pianificare e gestire nel migliore dei modi i flussi di traffico. Grazie a questo sistema innovativo, l’utente sarà in grado di ricevere in tempo reale informazioni sul traffico in caso di incidenti, potendo così valutare eventuali percorsi secondari per evitare di rimanere bloccato in coda. Un piccolo cuore eco-sostenibile che alimenterà le tecnologie necessarie al funzionamento delle Smart Road e allo stesso tempo rappresenterà una risorsa preziosa per quei guidatori che hanno necessità di ricaricare le automobili elettriche. Un progetto che è la conferma dell’attenzione che da tempo Anas riserva ai temi della sostenibilità, dalla scelta dei materiali fino ad arrivare alle soluzioni progettuali più eco-compatibili, con l’utilizzo di aggregati riciclati e il riuso di materiali derivanti dalle demolizioni, come è accaduto in passato per le macerie dei comuni di Amatrice e Accumoli, colpite dal sisma del 2016.

L’esperimento Smart Road ha preso il via da Cortina in occasione dei Mondiali di sci che hanno avuto luogo nella città ampezzana nel 2021: partendo dalla strada statale 51, con un investimento di circa 27 milioni di euro su un percorso di 80 chilometri che attraversa 7 centri abitati, Anas ha tracciato la rotta verso il futuro, cogliendo l’occasione dei Mondiali di sci per cambiare il volto della Statale 51 Alemagna. Sono state già individuate le strade che, dopo la piccola rivoluzione di Cortina, per prime potranno godere dei benefici di questa rivoluzione smart: la E45-E55 Orte-Mestre, la Tangenziale di Catania, la A19 Palermo-Catania, il Grande Raccordo Anulare di Roma, la A91 Roma-Aeroporto di Fiumicino e la A2 Autostrada del Mediterraneo. L’obiettivo è di arrivare a oltre 3.000 chilometri di strade intelligenti, con tecnologie in grado di agevolare i veicoli di nuova generazione per quanto riguarda lo scambio di informazioni tra l’infrastruttura e gli utenti, ma anche per facilitare il dialogo tra gli utenti stessi e aumentare la qualità degli spostamenti nel territorio. Una rivoluzione digitale che non poteva non passare dalla svolta green.

Ue verso proposta price cap sul gas martedì: si cerca l’accordo

Dopo le accuse dei governi di inazione sul fronte energia, la Commissione europea accelera il passo e dovrebbe presentare la proposta legislativa vera e propria per il price cap sul gas “alla riunione del collegio dei commissari di martedì prossimo“, il 22 novembre, che si terrà a Strasburgo in occasione della plenaria dell’Europarlamento. In tempo utile, dunque, perché i ministri europei dell’energia riuniti a Bruxelles giovedì 24 novembre possano discuterne ed eventualmente approvarlo.

L’agenda ancora non è confermata (l’ordine del giorno verrà stabilito lunedì), ma a chiarire che c’è questa possibilità è stato venerdì il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, nel briefing quotidiano con la stampa, rispondendo a una domanda sulle tempistiche di presentazione della proposta legislativa da parte dell’esecutivo. Dopo le pressioni dei governi, la Commissione europea ha presentato mercoledì alle delegazioni dei Paesi membri Ue uno schema con alcuni dettagli per l’introduzione di un potenziale tetto al prezzo del gas come meccanismo di correzione del mercato, ma senza presentare ancora una proposta legislativa vera e propria e soprattutto priva delle cifre essenziali. Proprio l’assenza dell’atto normativo ha rischiato di essere nuovo motivo di attrito con gli Stati membri, che hanno minacciato di bloccare il via libera alle altre misure del pacchetto di emergenza che sarà sul tavolo del Consiglio energia (che include interventi per contrastare l’aumento dei prezzi del gas come un ‘price cap’ dinamico per le transazioni sulla principale borsa del gas di Amsterdam; una base giuridica per avviare gli acquisti congiunti di gas e nuove regole di solidarietà tra gli Stati membri). Al pacchetto del 18 ottobre mancava però la proposta vera e propria sul price cap, per la quale la Commissione Ue si è presa più tempo.

Lo ‘schema’ propone nei fatti l’idea di un tetto ‘statico’ ma con elementi dinamici sui prezzi dei prodotti del mese prima del TTF olandese, il mercato di riferimento per le transazioni del gas in Europa, da attivare in automatico quando vengono soddisfatte due condizioni: quando i prezzi raggiungono una certa soglia (che ancora deve essere definita dai governi) e quando all’aumento non corrisponde un aumento analogo dei prezzi sul mercato mondiale del gas naturale liquefatto (Gnl). Una volta soddisfatte entrambe le condizioni, il meccanismo si attiverebbe in automatico anche se l’esecutivo Ue si assicura di avere la prerogativa di sospenderlo in caso di interferenze sul mercato o disattivarlo in caso di timori per la sicurezza degli approvvigionamenti o in assenza di necessità e questo elemento della proposta è destinato a far creare attrito tra le Capitali.

L’idea dell’Esecutivo è stata accolta con un giudizio positivo dalla maggioranza degli Stati membri, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche, soprattutto dal blocco di 16 Paesi – guidato dall’Italia, insieme Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna – da mesi ormai a favore di un meccanismo di correzione del mercato come un tetto al prezzo del gas. Alcune riserve sono state sollevate da Stati come Germania e Olanda, che hanno sollevato gli stessi timori sullo schema e sulla proposta, sostenendo in più anche la necessità di effettuare una valutazione di impatto sulle sue implicazioni. La Commissione Ue aveva inizialmente deciso di aspettare di avere il via libera formale da parte dei ministri su questo schema, prima di presentare la proposta vera e propria. Ma la minaccia da parte dei governi Ue di tenere in ostaggio tutto il resto del pacchetto di emergenza, dovrebbe aver convinto l’esecutivo europeo a presentare la proposta vera e propria prima del tempo.

La strategia di Edison per tornare all’energia della natura

Sostenibilità, transizione, ambiente. Tutte parole che spopolano nel dibattito pubblico degli ultimi anni. Spesso, però, si dà per scontato un elemento fondamentale per abbandonare l’era del carbonio e convertirsi all’energia pulita, ovvero la natura. Il cosiddetto “capitale naturale”, che è anche il titolo di un convegno organizzato da Edison a Milano per dimostrare il percorso della società nella lotta ai cambiamenti climatici e nella tutela della biodiversità. Come ha sostenuto, nel suo intervento, Andreas Kipar – architetto, docente e paesaggista, fondatore di Land – “il paesaggio non è più una cornice romantica, ma torna a essere produttivo per agricoltura, foreste, ambiente, energia. Green Deal vuol dire ‘going local’, tornare al locale. La gran parte degli impianti Edison infatti si trova infatti nelle zone interne. Siamo così di fronte a un rinascimento ambientale ed ecologico”, aggiunge Kipar. “Dobbiamo rendere visibile quello che ora appare invisibile. Da un modello centralizzato, bisogna accelerare verso un modello aperto che dialoga col territorio. Come? Partendo dagli oltre 200 impianti di Edison presenti sul territorio italiano, che coprono il 18% del territorio nazionale”.

La politica sostenibile di Edison ha visto proprio i 10 chilometri intorno alle proprie strutture diventare il terreno per investimenti green. Un’area che vale “55mila chilometri quadrati”, una zona dove “si può tornare al connubio territorio-energia per promuovere nuovi paesaggi produttivi. Ora i cittadini possono tornare a casa, alla natura, e usare al meglio quello che sta intorno a loro, dalle città alle campagne”, ha specificato Kipar.

Natura, energia, vita. “Negli anni scorsi abbiamo condotto un’analisi della vulnerabilità ecologica e del rischio biodiversità nei pressi dei nostri siti di generazione elettrica, esaminando un raggio di 10 km per ognuno degli oltre 200 nostri impianti: per ciascun sito produttivo è stato creato un profilo di biodiversità che tiene conto delle specie animali e vegetali presenti, degli habitat e biomi riconosciuti a livello scientifico, e delle aree naturali sottoposte a tutela”, sottolineano da Edison. “Ecologia e biodiversità sono state un po’ banalizzate in questi anni. Però la riduzione della biodiversità porta a un impoverimento del controllo e della regolazione all’interno degli ecosistemi. Salvaguardare la biodiversità significa salvaguardare gli ecosistemi, conservare i servizi ecosistemici che generano materiali e servizi per l’economia e quindi benefici sociale”, spiega Anna Occhipinti, professoressa di ecologia e coordinatrice del team di ricerca Ecologia Marina all’università di Pavia, durante il suo intervento che ha rivelato un numero terrorizzante proprio in funzione biodiversità. Un recente studio tedesco ha “monitorato 150 aree, studiando 16 servizi ecosistemici. Ebbene, c’è stato un declino del 68% delle specie dal 1970 al 2016. L’impatto antropico è determinante, in particolare quello dell’industria”.

Industria che, con le sue emissioni a livello globale, genera cambiamenti nella natura. “Abbiamo avuto ghiacciai che si sono ritirati di un km d’estate, cosa mai successa. Quello che è successo quest’anno di solito accadeva in tre anni”, puntualizza Valter Maggi, professore di glaciologia all’università Milano-Bicocca e vicepresidente comitato glaciologico italiano.

La situazione ambientale è sotto gli occhi di tutti, per questo Edison è in prima fila nella transizione. Anche per provare a restituire quello che da oltre un secolo il settore energetico ha sottratto alla natura. La sostenibilità, come precisa Elena Guarnone (Head of Sustainbility del gruppo), è “responsabilità delle aziende”. La restituzione al territorio è al centro, ad esempio, del progetto “i sentieri del vento”, dove gli impianti per la produzione di energia dialogano con i paesaggi che li ospitano. “Per questo, nel corso del 2021, abbiamo partecipato alla pubblicazione della Guida turistica dei parchi eolici italiani, un progetto pensato da Legambiente – si legge sul sito della società – per far scoprire territori speciali, poco conosciuti e che rappresentano oggi uno dei laboratori più interessanti per la transizione energetica. L’impianto Edison che ha trovato spazio in questa vetrina è il parco eolico di Santa Luce in provincia di Pisa“.

Barbara Terenghi, vicepresidente esecutivo Sustainbility Edison, ricorda così i target verdi della società: produrre energia pulita e accessibile, lottare contro il cambiamento climatico e difendere la biosfera. Senza quest’ultima, tra l’altro, “non si riesce nemmeno a risolvere il problema della fame” nel mondo, spiega Terenghi: “Cambiamento climatico e perdita della diversità sono due questioni da affrontare in modo parallelo. Il primo problema infatti si fortifica al crescere dell’altro, e viceversa”. Il tempo per operare è sempre meno e il 2030 è vicino, ovvero la data target che l’Unione Europea si è data con la strategia 30X30 per arrestare la perdita di biodiversità. La strategia Ue mira a rafforzare “la resilienza delle nostre società rispetto a minacce future quali effetti dei cambiamenti climatici, incendi boschivi, insicurezza alimentare ed epidemie”. A fine anno, a Montreal, la Cop15 della biodiversità proverà a dare una accelerata. Edison non aspetta altro per incrementare le proprie politiche ambientali.

Photo credit: Edison

Meloni al G20: “Un successo”. Usa disposti ad aumentare forniture gas

Il missile caduto in Polonia, provocando due vittime, entra di prepotenza nel vertice del G20 a Bali. Ma non distoglie comunque l’attenzione dagli altri temi caldi sul tavolo. Primi fra tutti, l’energia e il grano. E la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella conferenza stampa conclusiva prima di ripartire per l’Italia, spiega che “il G20 si è svolto in una situazione internazionale molto complessa”, nella quale “c’erano gli ingredienti perché si traducesse in un fallimento, invece mi pare di capire che è stato un successo”. Soprattutto sul tema dell’energia, di cui la premier ha parlato nel bilaterale con il presidente Usa Joe Biden che “ha offerto la sua disponibilità ad aumentare le forniture di gas, ma ovviamente rimane aperta la questione dei prezzi. Stiamo lavorando per una soluzione, posto che le aziende che forniscono il gnl sono private“.

Una buona notizia in vista della prossima legge di Bilancio che, come ormai noto dopo gli annunci delle ultime settimane, avrà appunto nelle misure per fronteggiare la crisi energetica, sia dal punto di vista degli approvvigionamenti, sia dal punto di vista della ricaduta sui cittadini e la programmazione futura, la parte più consistente. Secondo quanto riferisce il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a margine del G20, la manovra sarà al tavolo del Consiglio dei ministri già lunedì prossimo. “Dobbiamo fare presto“, spiega il responsabile del Mef.

E la sicurezza energetica, insieme a quella alimentare, entra nella dichiarazione conclusiva del vertice. I leader sostengono infatti l’urgenza di trasformare e diversificare rapidamente i sistemi energetici, di promuovere la sicurezza e la resilienza energetica e la stabilità dei mercati, accelerando e garantendo transizioni energetiche “pulite, sostenibili, giuste, accessibili e inclusive e flussi di investimenti sostenibili. Sottolineano poi l’importanza di garantire che la domanda globale di energia sia soddisfatta da forniture energetiche accessibili. Ribadiscono l’impegno a raggiungere l’azzeramento delle emissioni di gas a effetto serra a livello globale intorno alla metà del secolo, tenendo conto degli ultimi sviluppi scientifici e delle diverse situazioni nazionali. Per quanto riguarda l’accordo sul grano, invece, il G20 loda gli accordi di Istanbul, firmati il 22 luglio, sul trasporto sicuro di grano e prodotti alimentari dai porti ucraini e il Memorandum d’intesa tra la Federazione Russa e il Segretariato delle Nazioni Unite sulla promozione dei prodotti alimentari e dei fertilizzanti russi sui mercati mondiali. Sottolinea l’importanza della loro “piena, tempestiva e continua attuazione” da parte di tutte le parti interessate. Bene anche, si evidenzia nel dossier, le corsie di solidarietà dell’Ue e le donazioni russe di fertilizzanti agevolate dal Programma alimentare mondiale.

C’è poi l’impegno per sostenere i Paesi in via di sviluppo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. In linea con il tema della Presidenza indonesiana del vertice – ‘Riprendersi insieme, riprendersi più forti’ – i leader guardano ad azioni coordinate per promuovere un’agenda per una ripresa globale “forte, inclusiva e resiliente e per uno sviluppo sostenibile che produca occupazione e crescita“.

Photo credit: Palazzo Chigi

Giorgia Meloni e Joe Biden

Meloni al G20 incontra Biden e Erdogan: Russia e crisi dell’energia al centro

Alla fine della giornata, Giorgia Meloni sfila in abiti tradizionali indonesiani, come tutti i leader presenti al G20 di Bali, per la cena di gala nel primo giorno di lavori. Ma la giornata per lei inizia presto ed è intensa. Nella hall dell’hotel dove alloggia, si intrattiene per qualche minuto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, uno scambio di battute e una sigaretta. Non si ferma a parlare con i cronisti, farà un punto sulla due giorni oggi, prima di ripartire per l’Italia. “C’è un clima fresco, ragazzi!”, ironizza, sul caldo torrido indonesiano. Arriva alle 9.20 (le 2.20 del mattino in Italia) all’Hotel Apurva Kempinski, inizia il vertice. Entra subito prima del presidente francese Emmanuel Macron, ma con lui nella giornata, nessun passaggio. Quarantuno persone al tavolo, solo quattro le donne presenti, ma è lei l’unica capa di governo. Le altre tre sono in rappresentanza di organizzazioni internazionali: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea; Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale; Ngozi Okonjo-Iweala, direttrice dell’organizzazione mondiale del commercio. Due interventi in plenaria, uno ai lavori sulla sicurezza energetica e alimentare, l’altro sulla salute globale. Qui siede al tavolo ‘presidenziale’ con Joe Biden, Narendra Modi (che ospiterà il G20 il prossimo anno), il presidente indonesiano (che ospita il vertice quest’anno) Joko Widodo, e il presidente della Repubblica Popolare cinese, Xi Jinping.

E’ il bilaterale con Biden, un colloquio durato quasi un’ora, l’appuntamento chiave. Le conseguenze della guerra in Ucraina dominano, ancora una volta, il dibattito. Nel raccontarlo, la Casa Bianca usa la stessa espressione utilizzata da Meloni nel primo intervento al G20: al centro ci sono crisi climatica e “uso dell’energia come arma da parte della Russia”, oltre che le sfide poste dalla Repubblica Popolare Cinese, l’impegno a fornire all’Ucraina il sostegno necessario per difendersi e a ritenere la Russia “responsabile della sua aggressione“. “Il colloquio – spiega più vagamente Palazzo Chigisi è incentrato sulla solidità dell’alleanza transatlantica e sull’eccellente cooperazione per fare fronte alle sfide globali, dalla crescita economica alla sicurezza comune“.

Dopo Biden, la premier incontra anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’attentato di Istanbul, le prospettive per il Mediterraneo e, ancora una volta, gli sviluppi della “guerra d’aggressione russa all’Ucraina” i temi sul tavolo, con “le principali sfide che si pongono di fronte alla Comunità internazionale, che vedono impegnate insieme Turchia e Italia”, spiega l’Italia.
In giornata, uno scambio di battute, prima della seconda sessione plenaria, con il cancelliere tedesco Olaf Scholz (è lui che si avvicina a lei) e un incontro informale, a margine dei lavori, con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Oggi, prima di lasciare l’Indonesia, la giornata sarà altrettanto lunga, altri quattro bilaterali in agenda: con il presidente cinese, Xi-Jinping, il premier canadese, Justin Trudeau, quello giapponese, Fumio Kishida, quello indiano, Narendra Modi.

La premier Meloni al G20/afp

G20, Meloni: “Su energia e sicurezza alimentare non dobbiamo farci intimidire”

La guerra, la crisi alimentare, l’emergenza energetica. Se lo scorso anno, a Roma, i leader del mondo pensavano di aver già conosciuto i momenti peggiori con la pandemia, nessuno si sarebbe aspettato che ci sarebbe stato da tirare su le maniche e lavorare ancora tanto per risollevarsi. Ora il G20 di Bali ha un obiettivo ambizioso, quello di non fallire. “Abbiamo gli occhi del mondo puntati addosso”, ricorda il premier indonesiano Joko Widodo aprendo i lavori. “Non dobbiamo permettere al mondo di precipitare in un’altra Guerra Mondiale”.

Quando l’Indonesia ha assunto la presidenza del G20, “era impossibile prevedere che la Russia avrebbe invaso l’Ucraina e il devastante impatto che ciò avrebbe avuto sull’ordine mondiale e sulle nostre economie”, ribadisce Giorgia Meloni, unica capo di governo donna seduta a un tavolo con 41 partecipanti. Quanto alle politiche energetiche, tuona, la guerra in Ucraina “finalmente ha posto in evidenza i tanti errori commessi”, dall’inizio del Millennio. Fa riferimento ai rapporti tra Paesi produttori e consumatori. L’Italia e l’Unione europea stanno intervenendo per fare fronte alla “spropositata e sproporzionata crescita dei prezzi dell’energia”, per aumentare la produzione nazionale e accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, riducendo al tempo stesso l’eccessiva dipendenza dalla Russia. “Altri Paesi hanno maggiori difficoltà nel farlo e vanno sostenuti”, è la posizione di Meloni che, nel dramma della crisi energetica, intravede in filigrana l’opportunità di rendere il mondo “più sostenibile”.

Meloni ha incontrato il presidente americano Joe Biden in un bilaterale che è durato circa un’ora. Domani, invece, avrà il faccia a faccia con il leader cinese Xi Jiping.

big data

Cybersicurezza e geostrategie, a Milano ‘Digital rights are human rights’

Confrontarsi sull’uso delle tecnologie perché questo sia affiancato da un framework di regole etiche che permettano di proteggere i diritti delle persone e costruire una società più equa e sostenibile per tutti è il tema del VII Evento Annuale di Global Thinking Foundation che si svolge il 16 novembre 2022 (ore 15.30), a Milano (Palazzo Castiglioni – corso Venezia, 47), con un’iniziativa ad hoc dal titolo ‘Digital rights are human rights: La sfida della digitalizzazione nell’innovazione d’impresa’, realizzata in collaborazione con Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza e Terziario Donna Milano.

Nel corso della giornata saranno mostrati i risultati di un anno di attività della Fondazione e saranno esposti i progetti futuri tra digitalizzazione, sicurezza informatica e imprenditorialità.

Si è avviata una nuova era geopolitica sullo sfondo di una crisi energetica e climatica che richiede risposte immediate e condivise. L’economia globale è sbilanciata e c’è un gran bisogno di ricostruire, abbracciando la nuova evoluzione 5.0 che si configura per l’industria come un passo avanti in termini di efficienza e produttività, poiché maggiormente focalizzata sulle persone e le interazioni collaborative tra uomo e macchina. Se le tecnologie avanzano anche l’umanità avanza con loro, facendosi aiutare a migliorare molti campi: dalla mobilità al lavoro agile, dalla sanità alla qualità della produzione sino ad un diffuso aumento della qualità di vita di tutti. Ed è nello sforzo di evolvere verso questa società inclusiva e ancor più umano-centrica che si inserisce lo sguardo di questo Evento Annuale, che ha esteso le attività formative al tessuto imprenditoriale portando temi come Fintech, GDPR sino alla cybersecurity al centro degli sforzi, per costruire una nuova piattaforma di lavoro sempre più al femminile e sempre più rispettosa dei diritti di tutti. Perché i benefici dell’intelligenza artificiale sono innegabili e garantiscono il progresso dell’umanità, ma come innovatori sociali e tecnologici abbiamo il dovere di usare questo potere per il meglio, per trasformare i servizi finanziari e sociali ed il loro costo d’accesso e per incrementare il potenziale del capitale umano nell’ambito professionale e produttivo”, ha detto Claudia Segre, presidente Global Thinking Foundation.

Dopo i keynote speech di Isabella Castiglioni, ordinaria dell’Università di Milano-Bicocca e Tiziano Treu, presidente CNEL (da remoto), interverranno, tra gli altri, Claudia Segre, Nunzia Ciardi, Vittorio Calaprice. E’ l’ultima tappa del Tour “Libere di… VIVERE” e costituisce l’VII Evento Annuale della Fondazione che rientra all’interno delle Settimane SRI del Forum per la Finanza Sostenibile. Patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, Presidenza del Consiglio, UNESCO, Commissione europea, ASviS, Fondazione Pubblicità Progresso, Inclusione Donna. Al termine proiezione docufilm contro la violenza economica di genere. Diretta streaming su Youtube sul canale della Fondazione.

decarbonizzazione

Cop27, piano d’azione per accelerare decarbonizzazione in 5 settori chiave

I governi che rappresentano oltre la metà del Pil mondiale lanciano un piano d’azione di 12 mesi per contribuire a rendere le tecnologie pulite più economiche e più accessibili ovunque. Il palco è quello della Cop27, in corso a Sharm el-Sheikh, in Egitto, ma il progetto è supportato anche dalle presidenze della Cop26 (avvenuta a Glasgow, l’anno scorso) e Cop28, che si terrà nel 2023 negli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di un pacchetto di 25 nuove azioni da realizzare entro la COP28 per accelerare la decarbonizzazione nell’ambito di cinque innovazioni chiave in materia di energia, trasporto su strada, acciaio, idrogeno e agricoltura.

Tali azioni sono rivolte a settori che rappresentano oltre il 50% delle emissioni globali di gas serra e sono anche progettate per ridurre i costi energetici e migliorare la sicurezza alimentare, con l’aggiunta del settore delle costruzioni all’interno della Breakthrough Agenda dell’anno prossimo.

Nell’ambito della Breakthrough Agenda, i Paesi che rappresentano oltre il 50% del Pil globale hanno definito “azioni prioritarie specifiche del settore per decarbonizzare energia, trasporti e acciaio, aumentare la produzione di idrogeno a basse emissioni e accelerare il passaggio all’agricoltura sostenibile entro la COP28. Queste misure sono progettate per ridurre i costi energetici, ridurre rapidamente le emissioni e aumentare la sicurezza alimentare per miliardi di persone in tutto il mondo.

Le azioni nell’ambito di ciascuna ‘svolta’ saranno realizzate attraverso cooperazioni di paesi impegnati – dal G7, Commissione europea, India, Egitto, Marocco e altri, supportati da importanti organizzazioni e iniziative internazionali e guidati da un gruppo centrale di governi di primo piano. Questi sforzi saranno rafforzati con finanziamenti privati ​​e iniziative industriali e altri paesi saranno incoraggiati ad aderire.

Le azioni prioritarie comprendono accordi per: Sviluppare definizioni comuni per acciaio, idrogeno e batterie sostenibili a basse e ‘quasi zero’ emissioni per aiutare a dirigere miliardi di sterline in investimenti, appalti e commercio per garantire credibilità e trasparenza; Accelerare la diffusione di progetti infrastrutturali essenziali, tra cui almeno 50 impianti industriali su larga scala a zero emissioni, almeno 100 valli di idrogeno e un pacchetto di importanti progetti infrastrutturali di rete elettrica transfrontaliera; Stabilire una data obiettivo comune per eliminare gradualmente le automobili e i veicoli inquinanti, coerentemente con l’accordo di Parigi. Un sostegno significativo per le date del 2040 a livello globale e del 2035 nei principali mercati sarà annunciato da paesi, aziende e città durante il Solutions Day; Usare miliardi di sterline di appalti pubblici e privati ​​e spese per infrastrutture per stimolare la domanda globale di beni industriali ecologici; Rafforzare sistematicamente l’assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi in via di sviluppo e ai mercati emergenti per sostenere le loro transizioni, supportata da una serie di nuove misure finanziarie, compreso il primo grande programma di transizione industriale dedicato al mondo nell’ambito dei Fondi di investimento per il clima; Guidare gli investimenti in ricerca, sviluppo e dimostrazione in agricoltura (RD&D) per generare soluzioni per affrontare le sfide dell’insicurezza alimentare, dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale.

Stanziati 9,1 miliardi per caro bollette. Meloni: “Risposta a imprese e famiglie”

“Con il decreto energia stanziamo i primi 9,1 miliardi di euro destinati prevalentemente a dare una immediata risposta a famiglie e imprese per fronteggiare l’aumento del costo delle bollette in parte fino a fine anno ma anche inserendo nuove norme”. Così la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa a Palazzo Chigi, all’indomani del suo quarto Consiglio dei ministri, durante quale il governo si è ancora una volta occupato della grande emergenza energia, varando il  ‘Dl Aiuti Quater’.

Poco più di nove miliardi, quindi, provenienti dall’extragettito fiscale autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia. Passa anche la modifica al Superbonus, che scende dal 110% al 90% a partire dal 1° gennaio 2023. I benefit aziendali potranno essere esentasse e nel 2022 si alza il tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti ‘fringe benefit’ aziendali fino a 3mila euro.

Nel decreto, per contribuire al rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale è previsto un finanziamento a copertura delle spese sostenute dal Gse. E’ stato prorogato dal 31 dicembre 2022 al 31 marzo 2023 il termine entro il quale il Gse potrà cedere a prezzi calmierati il gas naturale ed è previsto l’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti in zone di mare così come l’autorizzazione di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia.

Dopo aver incontrato i sindacati, mercoledì 9 novembre, la premier incontrerà a Palazzo Chigi, oggi, venerdì 11 novembre, a partire dalle 12, gli industriali. Il mondo dell’industria poterà le sue proposte e avanzerà le sue richieste per tamponare la crisi che strozza le imprese, arginare i costi dell’energia e far recuperare potere d’acquisto delle famiglie.