Piano Mattei, rinnovabili e filiere: Key Energy apre i battenti alla Fiera di Rimini

Tutto pronto per la nuova edizione di ‘KEY – The Energy Transition Expo‘ in programma dal 4 al 6 marzo, alla Fiera di Rimini. L’evento, organizzato da Ieg (Italian Exhibition Group) e punto di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, si conferma la più importante piattaforma europea per le tecnologie, servizi e soluzioni integrate che stanno accelerando la decarbonizzazione. Secondo gli organizzatori, la manifestazione cresce sia in termini di partecipazione, che di estensione, che di contenuti, riflettendo la maturità di un mercato che, nonostante le incertezze del contesto attuale, si mantiene solido. Inoltre, rafforza il suo ruolo di hub globale aperto al confronto internazionale, distinguendosi dagli altri eventi fieristici dedicati all’energia per la diversificazione e completezza dell’offerta espositiva. KEY 2026 riporta il baricentro del confronto strategico in Europa, restituendole un ruolo di primo piano nella grande trasformazione in corso e valorizzandone le competenze industriali e tecnologiche, la ricerca e il patrimonio di soluzioni già disponibili per costruire un futuro sostenibile e competitivo. Sono attesi più di 1.000 brand espositori di cui il 30% dall’estero, con una presenza significativa di aziende da circa 30 Paesi. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’Agenzia Ice e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), è prevista la presenza di oltre 500 hosted buyer e delegazioni da circa 50 Paesi. Presente anche una delegazione giapponese coinvolta in collaborazione con H2IT e il Clust-ER Greentech della Regione Emilia-Romagna nell’ambito della partnership sull’idrogeno fra Italia e Giappone e come follow up della Missione di Ieg all’EXPO di Osaka.

LA FINANZA A SUPPORTO DELLA TRANSIZIONE. Tema cardine di KEY 2026 è la finanza a supporto della transizione energetica con i nuovi strumenti per controllare i costi dell’energia. La manifestazione offre una panoramica completa sui nuovi modelli di investimento in rinnovabili ed efficienza e sulle soluzioni innovative per ridurre la bolletta, mettendo a confronto istituti finanziari, Epc Contractor, aziende leader italiane e internazionali, Associazioni e Istituzioni. L’attenzione alla finanza si riflette anche nell’offerta espositiva, con la presenza di un intero padiglione per la prima volta riservato ad Epc Contractor e finanza, sempre più strategici per la realizzazione di grandi impianti rinnovabili e di storage utility scale.

NUOVO LAYOUT PER RACCONTARE LA FILIERA DELL’ENERGIA. Per l’edizione 2026, KEY ha ampliato la superficie espositiva, raggiungendo circa 125mila mq lordi e occupando quasi interamente il quartiere fieristico di Rimini con 24 padiglioni, divisi in sette aree tematiche: solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-mobility e Sustainable City. Il settore riservato al solare ha registrato la crescita maggiore, confermando la solidità del mercato e la maturità di questa tecnologia, con un’espansione significativa degli spazi dedicati ad EPC Contractor, all’agrivoltaico e alle aziende che si occupano di sistemi di fissaggio e montaggio degli impianti. In aumento anche la superficie riservata all’eolico, al cui interno è confermato il focus Su.port – Sustainable Ports for Energy Transition dedicato al ruolo dei porti come hub logistici per l’assemblaggio e la manutenzione dei parchi flottanti e per lo stoccaggio e il trasporto di idrogeno. Potenziata e riorganizzata l’area per l’efficienza energetica, pilastro di KEY nel suo ruolo di abilitatore della transizione, con una visione trasversale sulla decarbonizzazione sia in ambito industriale che dell’ambiente costruito. Nei padiglioni riservati a questo settore, si inserisce il nuovo progetto HOME — Healthy, Optimized, Measured, Efficient di KEY 2026, uno spazio educativo e culturale che riprodurrà un edificio 100% smart, efficiente e sostenibile, per scoprire come vengono progettati, realizzati e misurati edifici sani ed energeticamente intelligenti.

LA COOPERAZIONE CON L’AFRICA. In linea con le priorità del Piano Mattei e con la crescente centralità del continente africano per la transizione energetica globale e nelle politiche energetiche e industriali europee, KEY mira a rafforzare la cooperazione con l’Africa connettendo imprese, istituzioni e investitori per favorire la nascita di nuove sinergie. Due eventi a cura di Res4Africa, in programma il 5 e il 6 marzo, saranno dedicati all’autosufficienza energetica del continente. Inoltre, l’area Africa Investment HUB – novità di KEY 2026 – accoglierà Associazioni africane di settore provenienti da Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Senegal e Sudafrica, configurandosi come spazio dedicato al networking e agli incontri di business. In occasione della manifestazione e nell’ambito della collaborazione fra KEY e Piantando – B Corp che avvia, finanzia e monitora progetti ad alto impatto sociale e ambientale – saranno installati tre lampioni solari in un villaggio del Malawi.

RIGORE SCIENTIFICO: IL PALINSESTO CONVEGNISTICO. Con un programma composto da oltre 150 eventi di alta qualità, rigorosi e basati su dati ed evidenze scientifiche, di cui 90 a cura del suo Comitato Tecnico Scientifico, KEY si conferma spazio di confronto aperto e strategico dove mettere a sistema competenze, know-how e best practice per accompagnare la transizione energetica. Fra gli eventi in programma, tornano il ‘Key Energy Summit‘ e il ForumTech di Italia Solare. Giovedì 5 marzo sarà presentato il ‘Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni’ in collaborazione con Federcostruzioni. Inoltre Key ed Elemens cureranno il convegno Epc e finanza: la nuova fase delle rinnovabili per connettere banche ed Epc Contractor, con l’obiettivo di favorire nuovi modelli di collaborazione e ridurre le barriere esistenti alla realizzazione degli impianti rinnovabili. Lo stesso giorno è in programma l’evento ‘Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del MASE per la Transizione Energetica’ organizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, con United Nations Development Programme (UNDP) e UN Environment Programme (UNEP).

L’INNOVATION DISTRICT. Innovazione e competenze sostenibili tornano protagoniste dell’Innovation District, percorso di open innovation che promuove l’innovazione di prodotto e servizio, connettendo giovani realtà imprenditoriali, aziende consolidate e investitori. L’area accoglie 32 Start-up e PMI innovative selezionate a seguito di una Call for Start-up, e ospita l’iniziativa Green Jobs & Skills favorendo l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Mercoledì 4 marzo il ‘Premio Innovation Lorenzo Cagnoni‘ sarà consegnato a sette espositori per i loro progetti più innovativi, uno per ogni categoria merceologica della manifestazione.

KEY CHOICE – Unlock the future of Ppa. Alla vigilia di KEY, martedì 3 marzo al Palacongressi di Rimini, è in programma KEY CHOICE – Unlock the future of Ppa, l’evento B2B organizzato da Ieg in collaborazione con Elemens che offre una visione completa delle opportunità e delle sfide legate alla transizione energetica, fornendo un aggiornamento tecnico e strategico, anche alla luce delle più recenti normative.

DPE – INTERNATIONAL ELECTRICITY EXPO. In concomitanza con KEY, torna anche la nuova edizione di DPE – International Electricity Expo, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita – Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria – e Federazione Anie, dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica.

Aumentano i consumi di Energia a gennaio (+4,1%). Rinnovabili, bene eolico e solare

Sale il consumo di energia elettrica nel primo mese del 2026. I dati mensili di Terna, la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione, rivelano infatti un aumento del 4,1% a gennaio su base annua. Il totale in valore assoluto è di 28 miliardi di kWh, il “più alto dal 2014 a oggi su base mensile, sottolinea l’analisi.

A spiegare il trend in crescita sono due fattori in particolare: 20 giorni lavorativi anziché 21 e il freddo, visto l’abbassamento delle temperature di circa 1,7 gradi centigradi rispetto allo stesso periodo del 2025. L’aumento è omogeneo a livello geografico, con il Nord che fa registrare +4,2%, il Centro +4,1% e Sud e isole +3,9%. Allo stesso modo i consumi industriali registrati dall’indice Imcei (calcolato su mille imprese energivore) salgono di 3,8 punti percentuali.

Resiste in terreno positivo anche la produzione nazionale netta di energia, che raggiunge i 25 miliardi di kWh (+13%), coprendo l’88,7% della domanda italiana (l’altro 11,3% è il saldo degli scambi con l’estero), mentre le importazioni crollano del 33,2 percento.

Per quanto riguarda le rinnovabili, invece, a gennaio si registra una flessione delle fonti alternative, che arrivano a coprire il 31,7% della domanda, in calo rispetto al 32,3% dell’anno precedente. La causa principale, rileva Terna, è il crollo della produzione idroelettrica (-13,2 punti), ma non se la passano meglio nemmeno idrico (-11,4%) e geotermico (-2,2%). Di contro, le note positive arrivano dall’eolico, che si conferma la prima fonte rinnovabile del mese (+16,2%) sfiorando i 3 TWh, e dal fotovoltaico che viaggia sul +15,2%, con un incremento complessivo di 233 GWh, “dovuto al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+261 GWh)”.

Il contatore delle rinnovabili, ad ogni modo, nel primo mese del nuovo anno segna un aumento di capacità installata di 474 MW, mentre i dati al 31 gennaio registrano 84.003 MW, di cui “43.846 MW di solare e 13.768 MW di eolico”, sottolinea Terna. Infine, in Italia risultano 893.092 nuovi impianti di accumuli, “che corrispondono a 18.038 MWh di capacità e 7.424 MW di potenza nominale”.

Piano Mattei, Meloni: “Mobilitati miliardi, ora ha respiro internazionale”

Photo credit: video Presidenza del Consiglio dei ministri

 

Giorgia Meloni vola da Bruxelles ad Addis Abeba per tastare il polso del Piano Mattei e continuare il lavoro per fare da pontiera con l’Europa. “Stiamo rivoluzionando il modo di approcciare all’Africa”, rivendica la premier aprendo i lavori del secondo vertice Italia-Africa, accanto ad Abiy Ahmed Ali, presidente dell’Etiopia, che ospita anche la sede dell’Unione Africana.

Domani, sabato 14 febbraio, Meloni parteciperà anche, come ospite d’onore, alla riunione annuale dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’UA. Un invito letto come un segnale politico di fiducia e di apprezzamento dell’Organizzazione per il percorso di cooperazione consolidato negli ultimi tempi.

In questi due anni, scandisce la premier durante il vertice, “abbiamo avviato e concluso progetti concreti di grande impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private”. Il metodo coinvolge diverse energie della Penisola: imprese, università, mondo della cooperazione e della ricerca, un “patrimonio di eccellenze che ha lavorato in modo coordinato per perseguire un obiettivo comune”, spiega Meloni.

Oggi il Piano è cresciuto e non è più un’iniziativa solo italiana, ma una “strategia di respiro internazionale“, grazie alle sinergie strutturate costruite insieme alle principali agenzie delle Nazioni Unite, all’Unione Europea, all’Unione Africana, al G7, ai “tantissimi partner che condividono la nostra visione, dall’Europa fino al Golfo, passando per l’Africa orientale“, ricorda la prima ministra.

L’Italia ha articolato una visione lungimirante per fungere da ponte tra l’Europa e l’Africa”, conferma il presidente Ali, parlando di una strategia unificata che “si basa su partenariati e benefici reciproci”.

Il Piano non vuole attuare un pacchetto di progetti, ma ha l’ambizione di dare forma a un “patto tra nazioni libere” che scelgono di lavorare insieme perché “si fidano l’una dell’altra e sanno trovare insieme le aree di collaborazione nelle quali poter fare la differenza in un’ottica di benefici condivisi“.

Energia (con le interconnessioni tra le diverse sponde del Mediterraneo, lo sviluppo delle rinnovabili e dei biocarburanti) sicurezza alimentare (con il sostegno delle filiere locali), infrastrutture fisiche e digitali, sanità, industria, lavoro, giovani sono i pilastri. Tutti legati dal “filo rosso” della formazione perché “il nostro obiettivo non è quello di creare nuove dipendenze, ma quello di sostenere il protagonismo dei popoli africani e costruire vere opportunità di riscatto e questo è possibile solo se si mette al centro la valorizzazione del capitale umano, fin dai primi anni di scuola“, scandisce la presidente del Consiglio.

Insieme, le fa eco il presidente etiope, “possiamo forgiare un nuovo rapporto tra l’Italia e l’Africa che non si basi sulla dipendenza, ma sulla dignità; non sullo sfruttamento, ma sulla prosperità condivisa. Non sul passato, ma sul futuro”.

 

Milano-Cortina e la sostenibilità: 100% energia rinnovabile, misurata anche l’impronta idrica

I Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026, che iniziano domani 6 febbraio con la cerimonia di apertura a San Siro, a Milano, mirano ad essere in linea con i principi dell’Agenda Olimpica 2020+5. L’approccio alla sostenibilità, confermano dalla Fondazione Milano-Cortina, è strettamente legato al Modello Diffuso dei Giochi, che prevede la distribuzione degli eventi su un territorio ampio, migliorando la sostenibilità ma aumentando le sfide logistiche, trasportistiche e di comunicazione rispetto a un modello concentrato. Questo approccio mira a valorizzare più località, riducendo le nuove costruzioni. Di fatto, il Comitato Organizzatore è responsabile dell’organizzazione dell’evento e non della realizzazione delle infrastrutture. Ciononostante, confermano che l’85% delle sedi di gara è costituito da impianti esistenti o temporanei, riducendo la necessità di nuove costruzioni e, di conseguenza, l’impatto climatico.

“Le sedi temporanee sono progettate per essere smontate e ripristinate dopo i Giochi, nel pieno rispetto dei territori che le ospitano”, fanno sapere della Fondazione. Quasi il 100% di energia elettrica è proveniente da fonti rinnovabili certificate in tutte le venue. Per ridurre sprechi e impatto ambientale, il Comitato ha scelto di contenere al minimo gli acquisti privilegiando il noleggio e sviluppando un Piano di Riuso per i beni mobili acquistati. Verranno riutilizzate circa 20.000 attrezzature e arredi provenienti dai Giochi di Parigi 2024, evitando nuova produzione e prolungando il ciclo di vita dei materiali. L’approccio agli acquisti include anche la scelta di beni logistici e attrezzature medicali di seconda mano, purché in ottime condizioni, per ridurre gli sprechi e l’impatto lungo l’intero ciclo di vita dei materiali.

La gestione dei rifiuti rappresenta un altro pilastro: tutte le venue saranno dotate di sistemi avanzati di raccolta differenziata, con l’obiettivo di raggiungere il 70% di differenziata e, all’interno di questa quota, l’80% di riciclo degli imballaggi. È prevista inoltre una raccolta dedicata delle bottiglie in PET per garantire un vero processo ‘bottle to bottle’, in cui le bottiglie recuperate vengono trasformate in nuove bottiglie per bevande. Nella ristorazione, si punta a ridurre il più possibile il monouso e ad adottare soluzioni circolari. Sul fronte alimentare, l’obiettivo è recuperare o riciclare il 100% del cibo in eccesso, destinando le eccedenze a enti non profit e istituzioni locali. In questo, Fondazione Milano Cortina 2026 ha siglato un accordo di collaborazione con Fondazione Banco Alimentare ETS per le regioni Lombardia e Veneto e con TrentinoSolidale ODV per la Val di Fiemme, con l’obiettivo di promuovere il recupero del cibo non consumato nelle attività di ristorazione delle venue dei Giochi, ridurre lo spreco alimentare e rendere le eccedenze disponibili alle persone in situazione di fragilità.

Fondazione Milano Cortina 2026 utilizzerà una flotta con circa il 20% di auto in meno rispetto alle edizioni precedenti (Torino 2006). La flotta includerà il 21% di veicoli completamente elettrici e farà ampio uso di diesel HVO per ridurre le emissioni di CO2. Saranno attuate politiche di car pooling per utilizzare un numero inferiore di auto per le esigenze di spostamento dei dipendenti della Fondazione. Impact 2026, lanciata nel febbraio 2024 dalla Fondazione Milano Cortina 2026 insieme a Fondazione Brodolini e Yunus Sports Hub, promuove l’ingresso nella supply chain dei Giochi di imprese dell’Economia Sociale e Solidale, microimprese e PMI. L’obiettivo è orientare gli acquisti verso fornitori ad alto impatto sociale e favorire pratiche etiche, sostenibili e inclusive.

Altro aspetto fondamentale è l’inclusione sociale. Il progetto Adaptive Winter Sport, sviluppato con CIP, FISG e FISIP, mira a rendere gli sport invernali più accessibili, attraverso corsi educativi, campi di allenamento, formazione di nuovi istruttori, supporto alle associazioni e fornitura di attrezzature per futuri atleti con disabilità. Parallelamente, la Fondazione Milano Cortina (Gen26) porta in Italia il programma educativo paralimpico ‘I’mPOSSIBLE’, lanciato a marzo 2025 con P&G, che offre gratuitamente a insegnanti risorse didattiche, video e lesson plan per educare all’inclusione, alla diversità e al coraggio attraverso le storie degli atleti paralimpici. Fondazione ha pubblicato la prima edizione italiana delle Portrayal Guidelines del CIO che offre indicazioni preziose per promuovere una rappresentazione di genere equa e rispettosa nelle comunicazioni legate ai Giochi. Per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 il 47% delle quote sarà riservato alle atlete, un vero record per la storia dei Giochi. Inoltre, il programma olimpico vedrà ben 50 eventi femminili, con nuove discipline che si aggiungono per rendere davvero protagonista lo sport al femminile.

Per la prima volta nella storia dei Giochi invernali e dopo l’esperienza innovativa di Parigi 2024 durante i Giochi estivi, verrà misurata anche l’impronta idrica dell’evento. Le Torce di Milano Cortina 2026, chiamate ‘Essential’ sono state progettate secondo criteri stringenti di economia circolare e sono certificate ReMade in Italy. Questa certificazione garantisce trasparenza ed evita il rischio di greenwashing, attestando la reale sostenibilità dei materiali impiegati. Le componenti principali includono alluminio riciclato al 90%, un polimero XL Extralight con il 69% di riciclato, acciaio black coil con il 21% di riciclato per il deflettore della fiamma e ottone riciclato al 90% per la valvola interna. Il risultato è che oltre il 60% del peso complessivo delle torce è dato da materiali provenienti da riciclo, rispettando così la conformità rispetto agli obiettivi di circolarità che erano stati fissati.

 

Ue indaga sulla cinese Goldwind: “Possibili sussidi esteri, potrebbero distorcere il mercato e incidere sulla concorrenza”

Sussidi esteri che potrebbero distorcere il mercato interno dell’Ue. E’ il timore dal quale è partita l’indagine approfondita avviata dalla Commissione europea sulle attività di Goldwind, azienda cinese attiva nella produzione, ricerca e sviluppo, vendita e assistenza di turbine eoliche. Goldwind è attiva nel mercato interno, anche attraverso Vensys e le sue altre controllate. Le possibili sovvenzioni estere comprendono contributi, misure fiscali preferenziali e finanziamenti preferenziali sotto forma di prestiti. La Commissione nutre timori preliminari che tali sovvenzioni estere possano migliorare la posizione competitiva di Goldwind nel mercato interno e incidere negativamente sulla concorrenza per la fornitura di turbine eoliche e servizi correlati nell’Ue.

La Commissione ha avviato l’indagine di propria iniziativa nell’aprile 2024 inviando richieste di informazioni a diverse società attive nel settore eolico dell’Ue, tra cui Goldwind. Sulla base di questa indagine preliminare, la Commissione ritiene che Goldwind possa aver ricevuto sovvenzioni estere che distorcono il mercato interno. Nella sua indagine approfondita, la Commissione valuterà se le conclusioni preliminari possano essere confermate.

Il Regolamento sulle sovvenzioni estere è entrato in vigore il 13 luglio 2023 e consente alla Commissione di affrontare le distorsioni causate dalle sovvenzioni estere e di conseguenza garantisce parità di condizioni per tutte le aziende che operano nel mercato interno, pur rimanendo aperta al commercio e agli investimenti. Qualora la Commissione, sulla base dell’esame preliminare, abbia sufficienti indicazioni del fatto che un’impresa abbia ricevuto una sovvenzione estera che distorce il mercato interno, adotta una decisione di avvio di un’indagine approfondita. Al termine dell’indagine approfondita, la Commissione può accettare gli impegni proposti dall’impresa se pongono rimedio in modo completo ed efficace alla distorsione, imporre misure correttive o emettere una decisione di non obiezione.

Energia, Aie: Occupazione nel settore +2,2%, ma carenza di competenze preoccupa

Secondo un nuovo rapporto dell’Aie, che evidenzia le tendenze dinamiche del settore e le difficoltà nel reperire manodopera qualificata in aree chiave, i forti investimenti nelle infrastrutture energetiche hanno determinato un aumento del 2,2% dei posti di lavoro nel settore energetico lo scorso anno, quasi il doppio del tasso di crescita dell’occupazione nell’economia globale.

Il rapporto World Energy Employment 2025 pubblicato oggi rileva che l’occupazione nel settore energetico globale ha raggiunto i 76 milioni di persone in tutto il mondo nel 2024, con un aumento di oltre 5 milioni rispetto al 2019. Il settore ha contribuito per il 2,4% alla creazione netta di posti di lavoro nell’economia globale negli ultimi cinque anni. Il settore energetico è in testa alla creazione di posti di lavoro, rappresentando i tre quarti della recente crescita occupazionale, ed è ora il più grande datore di lavoro nel settore energetico, superando la fornitura di combustibili. Il solare fotovoltaico è un motore chiave della crescita, integrato dalla rapida espansione delle assunzioni nel settore dell’energia nucleare, delle reti e dello stoccaggio. Anche la crescente elettrificazione di altri settori dell’economia sta ridefinendo le tendenze occupazionali, con un aumento di quasi 800.000 posti di lavoro nella produzione di veicoli elettrici e batterie nel 2024. L’occupazione nel settore dei combustibili fossili è rimasta resiliente nel 2024. I posti di lavoro nel settore del carbone hanno registrato una ripresa in India, Cina e Indonesia, spingendo l’occupazione nell’industria del carbone dell’8% al di sopra dei livelli del 2019, nonostante il forte calo nelle economie avanzate.

Anche l’industria petrolifera e del gas ha recuperato la maggior parte dei posti di lavoro persi nel 2020, anche se i prezzi bassi e le incertezze economiche hanno provocato tagli di posti di lavoro nel 2025. Sulla base dei primi dati, la crescita dell’occupazione nel settore energetico dovrebbe moderarsi all’1,3% nel 2025, riflettendo la persistente tensione sui mercati del lavoro e l’acuirsi delle tensioni commerciali e geopolitiche che rendono alcune aziende più caute nell’assunzione di personale. Nonostante la recente forte performance del settore energetico nel suo complesso, il rapporto mette in guardia dal crescente deficit di manodopera qualificata. Su 700 aziende, sindacati e istituti di formazione legati al settore energetico che hanno partecipato all’indagine sull’occupazione nel settore energetico condotta dall’Aie, più della metà ha segnalato gravi difficoltà di assunzione che rischiano di rallentare la costruzione di infrastrutture energetiche, ritardare i progetti e aumentare i costi del sistema.

“L’energia è stata uno dei motori più forti e costanti della creazione di posti di lavoro nell’economia globale durante un periodo caratterizzato da significative incertezze”, ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie. “Ma questo slancio non può essere dato per scontato. La capacità del mondo di costruire le infrastrutture energetiche di cui ha bisogno dipende dalla disponibilità di un numero sufficiente di lavoratori qualificati. I governi, l’industria e gli istituti di formazione devono unirsi per colmare il divario di manodopera e competenze. Se non affrontata, questa carenza potrebbe rallentare i progressi, aumentare i costi e indebolire la sicurezza energetica”.

I ruoli tecnici applicati, come elettricisti, installatori di tubature, operai di linea, operatori di impianti e ingegneri nucleari, sono particolarmente scarsi. Queste professioni da sole hanno aggiunto 2,5 milioni di posti di lavoro dal 2019 e ora rappresentano oltre la metà dell’intera forza lavoro globale nel settore energetico, più del doppio della loro quota sull’occupazione totale nell’economia in generale. L’invecchiamento della forza lavoro sta intensificando la pressione, con 2,4 lavoratori del settore energetico nelle economie avanzate che si avvicinano alla pensione per ogni nuovo entrante sotto i 25 anni. Le professioni legate al nucleare e alla rete elettrica devono affrontare alcune delle sfide demografiche più impegnative, con i pensionamenti che superano i nuovi ingressi con un rapporto rispettivamente di 1,7 e 1,4 a 1. Allo stesso tempo, l’offerta di lavoratori neolaureati non riesce a tenere il passo con le esigenze del settore. Per evitare che il divario di competenze si ampli ulteriormente entro il 2030, il numero di nuovi entranti qualificati nel settore energetico a livello globale dovrebbe aumentare del 40%. Il rapporto mostra che ciò richiederebbe un investimento aggiuntivo di 2,6 miliardi di dollari all’anno a livello globale, pari a meno dello 0,1% della spesa mondiale per l’istruzione. Le misure politiche possono fare una grande differenza. Secondo l’indagine dell’Aie sull’occupazione nel settore energetico, i principali ostacoli che impediscono alle persone di accedere alla formazione nel settore energetico sono i costi, la perdita di salario e la scarsa conoscenza dei programmi disponibili. Tra gli strumenti politici efficaci figurano incentivi finanziari mirati per gli studenti, l’ampliamento dei tirocini, un maggiore coinvolgimento del settore privato nella progettazione dei programmi di studio e investimenti nelle strutture di formazione. Anche la riqualificazione all’interno del settore energetico stesso è essenziale. Alcune regioni stanno già affrontando un calo dell’occupazione nel settore dei combustibili fossili, ma una riqualificazione mirata potrebbe aiutare i lavoratori a trasferirsi in altri settori del sistema energetico in crescita.

Arera, nominati i nuovi vertici dell’Authority: Nicola Dell’Acqua presidente

Nuovo board per Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Su proposta del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il Cdm ha deliberato la nomina di Nicola dell’Acqua come presidente, mentre nel collegio siedono Alessandro Bratti, Livio De Santoli, Lorena De Marco e Francesca Salvemini.

Dell’Acqua, veronese, classe 1965, Dal 2004 al 2009 assume l’incarico di segretario generale dell’Autorità di Bacino Nazionale del fiume Adige e, successivamente, di Presidente dell’Azienda Gardesana Servizi. Nel 2008, è nominato dal Consiglio dei Ministri capo missione per l’emergenza rifiuti in Campania e nel 2010 direttore dell’Ufficio Previsione e mitigazione dei rischi naturali ed antropici della Protezione Civile nazionale. Successivamente, è incaricato in qualità di soggetto attuatore della gestione delle problematiche ambientali nell’isola di Lampedusa a seguito dell’emergenza legata all’immigrazione dal Nord Africa.

Dal 2016 è commissario straordinario e poi direttore generale di Arpa Veneto. A maggio 2018 a seguito di intesa fra il Governo e la Regione, diventa Commissario straordinario per l’emergenza Pfas. Nell’ottobre 2018 è nominato direttore dell’area Tutela e sviluppo del territorio della Regione Veneto, carica che ricopre fino a fine 2020. In questi anni, è individuato dal Presidente della Regione Veneto quale coordinatore dell’Unità di crisi per l’emergenza COVID-19 e assume l’incarico di Commissario delegato e soggetto attuatore nell’ambito di vari commissariamenti idrogeologici. Dal 2021 è direttore di Veneto Agricoltura, l’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario. Ha promosso la nascita dell’Associazione nazionale delle Agenzie regionali in agricoltura (ANARSIA), della quale è Presidente.

Da luglio a dicembre 2022 è Soggetto attuatore per il coordinamento e la gestione delle attività commissariali finalizzate a contrastare la situazione di deficit idrico in Veneto. Il 4 maggio 2023 con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è nominato Commissario Straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica.

Ora il nuovo incarico all’Arera, dove prende il posto di Stefano Besseghini, che ha terminato pochi mesi fa il suo settennato alla guida dell’Authority.

Consumi di energia stabili a ottobre: +0,2%. Buone performance per eolico e fotovoltaico

I consumi di energia elettrica restano stabili a ottobre, con circa 25,5 miliardi di kWh. A rivelarlo sono i dati di Terna, dai quali emerge un leggero incremento dello 0,2 percento rispetto allo stesso periodo del 2024. Lo scorso mese è il Nord ad aver alzato l’asticella, con un fabbisogno cresciuto dello 0,6%, più contenuto invece quello del centro (+0,3%), mentre al Sud e nelle Isole è addirittura calato di quasi un punto (-0,8%).

Allargando l’inquadratura, è dell’1% la diminuzione del fabbisogno registrata dalla società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia da gennaio a ottobre. Un anno prima, invece, il calo era dello 0,6 percento. Per quanto riguarda i consumi industriali, poi, l’indice Imcei registra un incremento dell’1,9% su base annua.

Scendendo nel dettaglio, la produzione nazionale di energia a ottobre si attesta sui 22 miliardi di kWh, di cui il 39% è coperto dalle fonti rinnovabili, sebbene nel paragone con il 2024 risulti un saldo negativo di circa il 2 percento. A trascinare il dato in terreno positivo ci sono le ottime performance delle fonti termica (+7,2%) e geotermica (+0,5%), ma soprattutto dell’eolico, che supera quota 70%, e fotovoltaico che cresce di 48,7 punti percentuali, ovvero 1.088 Gwh, grazie all’aumento di 383 GWh della capacità in esercizio e al maggiore irraggiamento (+705 GWh). Confermato anche il mese scorso, invece, il calo dell’idrico, che scende del 48,8%.

Da inizio anno fino a ottobre, comunque, le rinnovabili in esercizio, compresi eolico e solare, risultano in aumento di 5.400 MW, dei quali 4.813 MW solo grazie al fotovoltaico. In totale, dunque, la quota raggiunta è di 55.354 MW totali.

Al 31 ottobre, inoltre, la capacità di accumulo in Italia 17 arriva a 610 Mwh, che tradotto in termini percentuali corrispondono a un +46,6% nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno. Dunque, 7.192 MW di potenza nominale, per circa 862mila sistemi di accumulo. Infine, a ottobre gli accumuli elettrochimici di grande taglia hanno prodotto 202 Gwh. Che, allargando il range ai 10 mesi del 2025, fotografano un aumento della capacità di impianti utility scale di 2.818 MWh, che corrispondono a 721 MW di potenza nominale. Un risultato, sottolinea Terna, che “conferma della rilevanza che tale tecnologia ha ormai raggiunto per la gestione del sistema in economia e sicurezza”.

Boom dei prezzi alimentari in Italia: dal 2021 fare la spesa costa il 25% in più

Prima la ripresa dalla pandemia, poi gli shock energetici causati dalla guerra in Ucraina scatenata dalla Russia. Sono queste quelle che Istat definisce le “principali determinanti” della crescita dei prezzi dei beni alimentari in Italia. Una vera e propria impennata: da ottobre 2021 a ottobre 2025 hanno registrato aumenti del 24,9%, quasi 8 punti sopra l’inflazione generale misurata dall’Ipca (+17,3%). E se l’Italia è messa male, le altre principali economie Ue fanno anche peggio. L’Istat ricorda che i prezzi del cibo sono infatti aumentati, nel periodo in esame, del 29% per l’area euro (+32,3 nella Ue), del 32,8% in Germania, del 29,5% in Spagna. Solo la Francia ha registrato incrementi leggermente inferiori (23,9%).

Nel focus allegato all’ultima ‘Nota di andamento dell’economia italiana’, l’istituto nazionale di statistica rileva che i prezzi degli alimentari iniziano a crescere nella seconda metà del 2021, subiscono un’impennata dall’inizio del 2022 fino alla metà del 2023, e continuano ad aumentare, seppure a tassi più moderati, anche nel periodo successivo. Si arriva a settembre 2025 con prezzi in aumento del 26,8% rispetto all’ottobre 2021 e incrementi molto ampi per i prodotti vegetali (+32,7%), latte, formaggi e uova (+28,1%) e pane e cereali (+25,5%). L’impatto è facile da immaginare, considerando che i beni alimentari rappresentano oltre un quinto del valore economico dei beni e servizi consumati dalle famiglie italiane e che la sola componente cibo rappresenta il 16,6% della spesa media. Istat sottolinea che si tratta di “beni in prevalenza necessari” e si caratterizzano “per la rigidità della loro domanda rispetto ad aumenti di prezzo”. L’impatto risulta dunque “rilevante” sul potere di acquisto delle famiglie, soprattutto quelle a più basso reddito, in considerazione della maggiore quota dei beni alimentari rispetto al totale dei consumi.

Come si è arrivati fin qui lo spiega sempre Istat, con una fotografia plastica: a partire dalla seconda metà del 2021 sono iniziate a manifestarsi pressioni al rialzo dei prezzi internazionali delle materie prime alimentari dovute alla fase di ripresa economica post pandemica. In tale contesto, in presenza di una domanda crescente e di frizioni nell’approvvigionamento dovute ai riassestamenti delle catene globali dopo la pandemia, si è verificata una contrazione dell’offerta mondiale determinata anche da eventi metereologici avversi nei principali paesi esportatori. A partire da febbraio 2022, l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni internazionali contro la Russia (con il blocco delle importazioni di gas) hanno determinato forti pressioni inflattive sui beni energetici. Nello stesso periodo hanno infatti continuato a crescere i prezzi delle materie prime alimentari. Lo shock energetico ha inoltre colpito anche indirettamente il settore alimentare, attraverso gli incrementi dei prezzi di altri prodotti intermedi, in particolare i fertilizzanti (il cui prezzo – rileva Istat – è più che raddoppiato dall’inizio del 2021 alla fine del 2022).

Un effetto a cascata: gli incrementi del prezzo dei prodotti alimentari non lavorati si sono trasmessi poi a quelli lavorati. Così i prezzi alla produzione dell’industria alimentare sono aumentati del 21,4%, tra il terzo trimestre del 2021 e il terzo del 2023, data un’analoga crescita delle materie prime agricole. Negli ultimi due anni, i prezzi hanno continuato ad aumentare “ma a tassi notevolmente più contenuti”, spiega Istat. A tale dinamica ha contribuito il recupero dei margini di profitto delle imprese del settore agricolo, mantenutisi su livelli particolarmente bassi nel periodo 2021-2022.

Secondo le associazioni dei consumatori sono dati che spiegano la depressione dei consumi. “I maxi rincari nel settore alimentare non solo impoveriscono le famiglie, ma portano a profonde modifiche nelle abitudini degli italiani, al punto che una famiglia su tre è stata costretta nell’ultimo anno a tagliare la spesa per cibi e bevande” spiega il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, secondo cui gli aumenti dei listini alimentari proseguono ancora oggi: a fronte di una inflazione nazionale all’1,2%, alcuni prodotti registrano “rincari fortissimi”. Ad ottobre la carne balza del +5,8% su anno con punte del +7,9% per la carne bovina, le uova segnano un +7,2%, formaggi e latticini +6,8%, burro +6,7%, riso +4,6%. Per altri prodotti gli aumenti sono addirittura a due cifre: il cioccolato sale del +10,2%, il caffè del +21,1%, il cacao del +21,8%. Insomma, le famiglie italiane spendono sempre di più per un carrello sempre più vuoto: da ottobre 2021 ad oggi le vendite alimentari nel nostro Paese sono crollate in volume del -8,8%. Il Codacons chiama in causa Mister Prezzi e l’Antitrust “affinché avviino una approfondita indagine sull’andamento dei listini alimentari in Italia” dato che i listini “non sono tornati alla normalità” quando le emergenze sono terminate e hanno dato vita “a una forma di speculazione sulla pelle dei consumatori“.

Rapporto Circonomia: Italia arretra in Ue per efficacia transizione energetica

L’Italia resta avanguardia in Europa nell’economia circolare, dal riciclo dei rifiuti all’impiego di materie seconde nell’industria manifatturiera, mentre arretra pesantemente nei ritmi e nell’efficacia della transizione energetica dai fossili alle rinnovabili. La sintesi di queste due opposte dinamiche non è brillante: rispetto allo scorso anno, il Paese retrocede dal terzo al quinto posto quando soltanto tre anni fa era al primo posto. Quest’anno il podio vede in testa la Danimarca, seguita da Austria e Olanda, quarta la Svezia. Questa in sintesi la fotografia contenuta nel Rapporto ‘Circonomia 2025’, curato da Duccio Bianchi dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia ed elaborato come ogni anno nel quadro del Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica. Il Rapporto è stato presentato a Rimini, a ‘Ecomondo’, nello stand del Conai (Consorzio per il recupero degli imballaggi). La classifica proposta nel Rapporto si basa su 21 indicatori, suddivisi in tre categorie: impatto sull’uso delle risorse (consumi pro-capite di materia e di energia, emissioni climalteranti), efficienza d’uso delle risorse (consumi di materia e di energia, emissioni climalteranti e produzione di rifiuti per unità di Pil), capacità di risposta (tassi di riciclo e d’impiego di materie seconde). Gli indicatori sono stati normalizzati (min-max scaling) su un intervallo 0-1 e sono equipesati nell’indice generale; nel loro insieme, i 21 indicatori-chiave restituiscono una fotografia attendibile dello stato di circolarità e di transizione ecologica dei vari Paesi dell’Unione europea.

In termini di prestazioni assolute, è da rimarcare come a livello europeo, per il terzo anno consecutivo, quasi tutti gli indicatori mostrino un miglioramento (o quanto meno una stazionarietà) verso la decarbonizzazione e la circolarità. L’arretramento dell’Italia è coerente con l’ulteriore ‘retrocessione’ dal terzo al quinto posto. L’evoluzione positiva che aveva portato l’Italia tra i leader di circolarità e transizione ecologica sembra ormai essersi interrotta. Già nel 2021 e nel 2022 l’Italia ha fatto registrare progressi inferiori alla media europea e a quelli di altri leader della conversione energetica, pur mantenendo invece buone prestazioni negli indicatori di riciclo e circolarità. Questa tendenza si è mantenuta anche nel 2023 (e tutti i dati disponibili suggeriscono che sarà così anche nel 2024 e 2025). Tra il 2023 e il 2022 i progressi dell’Italia sono stati inferiori alla media europea in termini di consumo energetico procapite e per unità di Pil e anche più marcata è la minore riduzione del consumo di fonti fossili. Solo un terzo rispetto alla media europea è stata la crescita della quota di rinnovabili sui consumi energetici ed è impressionante il fatto che la quota di elettricità da solare e vento fosse nel 2014 più alta in Italia che nella media europea (13,6% vs 11,2%) mentre nel 2024 è ben più bassa della media europea (21,9% vs 28,7%).

L’Italia è uno dei pochi casi in Europa dove nel 2023 aumentano le emissioni di CO2 (già superiori alla media europea) dalle nuove auto immatricolate. Anche in termini di riciclo e di circolarità di materia (pur partendo da valori molto elevati) l’andamento dell’Italia è stato in termini assoluti peggiore della media europea. Si tratta ormai di una tendenza consolidata. Negli ultimi 10 anni i miglioramenti dell’Italia sui vari indicatori è stato uno dei più bassi in Europa. L’eccellenza italiana resiste solo nel campo del passaggio da economia lineare a economia circolare, cioè negli indicatori relativi al consumo procapite e per unità di Pil di materia, all’impiego di materia seconda, al tasso di riciclo del totale dei rifiuti e dei rifiuti urbani, alla quota di valore aggiunto da economia circolare. Qui presentiamo sempre una delle cinque migliori prestazioni europee, posizionandoci complessivamente al secondo posto assoluto preceduti solo dall’Olanda. È evidente che questo ‘successo’ italiano ormai consolidato dipende in larga misura dagli ottimi risultati nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti conseguiti grazie al sistema dei Consorzi di filiera, a cominciare dai Consorzi che operano nel settore degli imballaggi. Tra questi Cial (alluminio), Ricrea (acciaio) e Biorepack (bioplastica compostabile), partner da sempre del Festival dell’economia circolare. La “nuova frontiera” è poi quella costituita dal recupero dei Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e dei materiali preziosi in essi contenuti, di cui si occupa il Consorzio Erion Weee.

In conclusione, l’Italia conferma un notevole ‘talento’ nella trasformazione in senso green della propria economia, come dimostrano i primati nell’economia circolare, e invece arranca nel processo di decarbonizzazione indispensabile per fronteggiare la crisi climatica. Questo non è solo, per il nostro Paese, un problema ambientale, ma un’occasione che rischiamo di perdere per il futuro: “La transizione ecologica – così Francesco Ferrante ed Emanuela Rosio, organizzatori del Festivalè necessaria per impedire il collasso climatico ma se bene governata e orientata è anche una straordinaria occasione che può consentire all’Italia e all’Europa di affermare una leadership economica e tecnologica in un processo globale già in piena corsa, che sta ridisegnando gli assetti del mondo economico di oggi e di domani”.