Ursula von der Leyen

Commissione Ue al lavoro per una riforma del mercato dell’elettricità

Niente di nuovo, all’apparenza, ma sotto i colpi dei prezzi dell’elettricità “in crescita vertiginosa” la Commissione europea stringe i tempi e potrebbe non aspettare necessariamente il nuovo anno per presentare la sua proposta di riforma del mercato elettrico. “Vediamo i limiti del nostro attuale design di mercato, sviluppato per circostanze e obiettivi completamente diversi da quelli che ci dobbiamo trovare ad affrontare oggi“, ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel corso del suo intervento al Bled Strategic Forum (in Slovenia), annunciando che l’esecutivo comunitario “sta lavorando a un intervento d’emergenza e a una riforma strutturale” del mercato dell’elettricità.

Già a fine luglio la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, si era esposta sulla questione, mettendo però in chiaro che la proposta del gabinetto von der Leyen non sarebbe arrivata prima dell’inizio del 2023. A un mese di distanza da quelle parole, la situazione in tutta l’Unione è peggiorata sensibilmente, con prezzi record dell’elettricità raggiunti in Italia, Francia e Germania. Ecco perché potrebbe accelerare anche il lavoro della Commissione sulla proposta legislativa che dovrebbe svincolare il prezzo dell’energia elettrica proveniente dal gas naturale da quella di altre energie, il cosiddetto disaccoppiamento dei prezzi per evitare l’effetto contagio. L’intervento sarà di vasta portata, per delineare “un modello nuovo che funzioni davvero e ci riporti in bilanciamento“, ha assicurato la presidente von der Leyen: l’attuale design di mercato dell’elettricità è calibrato sulle esigenze di vent’anni fa, quando le energie rinnovabili avevano un costo molto più elevato, mentre oggi – all’opposto – è il gas a essere più costoso, andando però ancora a definire l’intero prezzo dell’energia sul mercato.

La questione dell’aumento dei prezzi dell’energia e del design di quello dell’elettricità deriva dalle conseguenze della guerra rissa in Ucraina e la via d’uscita, secondo la numero uno dell’esecutivo comunitario, passa dalla “neutralizzazione della capacità russa di minacciarci“, che potrebbe materializzarsi presto in unacompleta interruzione delle forniture” verso l’Europa. Le vie da seguire sono diverse e passano dalla diversificazione delle fonti energetiche da Mosca (aumentate di 31 milioni di metri cubi da gennaio, ha ricordato von der Leyen) al taglio del 15% dei consumi di gas in tutti i Paesi membri (“per risparmiare 45 milioni di metri cubi”), fino all’impulso allo sviluppo delle rinnovabili: “Ogni chilowatt di elettricità dalle fonti solare, geotermica, eolica e dalle biomasse è un chilowatt in meno di dipendenza dalla Russia“, ha aggiunto von der Leyen nel suo intervento a Bled. Domani la leader dell’esecutivo Ue sarà in Danimarca per “discutere di parchi eolici nel Mar Baltico, come già ne esistono nel Mare del Nord“.

Ancora bombe su Zaporizhzhia. Ispezione Aiea in settimana

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) visiterà la centrale di Zaporizhzhia questa settimana, dopo giorni di bombardamenti intorno al sito e timori di una catastrofe nucleare. Ieri il tetto di un edificio dell’impianto, dove viene immagazzinato il carburante per i reattori, è stato colpito e danneggiato “dai bombardamenti delle truppe ucraine, accusa Vladimir Rogov, rappresentante dell’amministrazione filorussa della regione.

La missione dell’Aiea, per ispezionare l’impianto occupato dall’esercito russo sulla linea del fronte nell’Ucraina meridionale, sarà guidata dallo stesso direttore generale, Rafael Grossi, e composta da almeno una dozzina di persone. “Il giorno è arrivato, la missione dell’AIEA a Zaporizhzhia è in arrivo. Dobbiamo proteggere la sicurezza dell’Ucraina e della più grande centrale energetica d’Europa“, ha annunciato su Twitter, precisando che la missione sarebbe arrivata sul posto “nel corso della settimana“. Grossi chiede da mesi una visita al sito, avvertendo del “rischio reale di un disastro nucleare“. “La missione sarà la più difficile nella storia dell’Aiea a causa degli attacchi della Russia sul territorio“, rimprovera il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, durante una visita a Stoccolma.

Accusata da Kiev di aver cercato di ostacolare la missione dell’AIEA, la Russia dichiara di accogliere con favore l’imminente ispezione. “Aspettavamo questa missione da molto tempo. Lo riteniamo necessario“, sostiene il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che domanda di “fare pressione sulla parte ucraina affinché smetta di mettere in pericolo il continente europeo bombardando l’impianto“. Secondo l’operatore ucraino Energoatom, le forze russe, “preparandosi all’arrivo della missione dell’AIEA, stanno facendo pressione sul personale dell’impianto per impedire che rivelino le prove dei crimini dell’occupante“.

Intanto, i Paesi del G7, “profondamente preoccupati” premono perché al personale dell’AIEA sia garantito un accesso “senza ostacoli” all’impianto. Il Presidente francese Emmanuel Macron precisa che “la sovranità ucraina su questo impianto non deve essere messa in discussione“, e aggiunge, ricevendo il Primo Ministro polacco Mateusz Morawiecki, che “la situazione intorno all’impianto è ciò che preoccupa maggiormente“. Energoatom denuncia che l’impianto “sta operando con il rischio di violare le norme di sicurezza in materia di radiazioni e incendi“. Inoltre, secondo l’operatore, “10 abitanti sono rimasti feriti” nei bombardamenti delle ultime 24 ore a Energodar, la località da cui dipende l’impianto, quattro sono dipendenti dell’impianto. La centrale di Zaporizhia, dove si trovano sei dei 15 reattori dell’Ucraina, è stata sequestrata dalle truppe russe all’inizio di marzo, poco dopo l’invasione del 24 febbraio.

Kiev e Mosca si accusano a vicenda di aver bombardato i dintorni del complesso sul fiume Dnieper e di aver messo in pericolo il sito. Secondo il ministero della Difesa, un drone armato ucraino è stato abbattuto sopra l’impianto e le forze ucraine hanno sparato otto proiettili contro aree residenziali di Energodar, tra cui due vicino all’impianto, ferendo alcune persone. Kiev a sua volta accusa le forze russe di aver messo in pericolo gli impianti nucleari stessi. “L’infrastruttura dell’impianto è stata danneggiata e c’è il rischio di fuoriuscita di idrogeno e di irrorazione radioattiva“, ha avvertito sabato Energoatom. Secondo Kiev, tra giovedì e venerdì l’impianto e i suoi sei reattori da mille megawatt ciascuno sono stati “totalmente scollegati” dalla rete nazionale a causa di danni alle linee elettriche, prima di essere ricollegati. In un videomessaggio alla conferenza sull’energia di Stavanger, in Norvegia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky chiede sanzioni contro il gruppo russo Rosatom: “Non è normale che non ci siano ancora sanzioni contro Rosatom per questo ricatto nucleare alla centrale di Zaporizhia“, tuona, senza fornire ulteriori dettagli.

Dal 23 agosto, il municipio di Zaporizhzhia distribuisce compresse di iodio ai residenti nel raggio di 50 km dall’impianto, in conformità con le istruzioni del Ministero della Salute, sottolineando che lo iodio deve essere assunto solo in caso di allarme radioattivo.

Sotto la pressione internazionale, la Russia ha dovuto accettare una missione attraverso l’Ucraina e non attraverso i territori che controlla, come aveva richiesto in precedenza.

Dopo l’adozione di sanzioni economiche e personali contro i membri del regime russo, i ministri degli Esteri dell’UE, che si riuniranno a Praga oggi e domani, prenderanno in considerazione la sospensione di un accordo del 2007 che prevedeva agevolazioni per i visti di breve durata per i cittadini russi. Nel frattempo, sono proseguiti i combattimenti nella parte orientale e meridionale del Paese. Secondo le autorità locali ci sono stati bombardamenti nelle regioni di Kharkiv (nord-est), Mykolaïev (sud) e Dniepropetrovsk (centro). Il governatore di quest’ultima regione, Valentyn Reznichenko, ha annunciato sul suo account Telegram la morte di una persona nell’ultimo attentato.

Nel suo discorso, Zelensky ha affermato di voler riprendere “tutte le regioni sotto l’occupazione russa, compresa la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014.

(Photo credits: Dimitar DILKOFF / AFP)

energia

Luci spente e limite riscaldamento: obiettivo risparmio gas in Ue

Per sopravvivere al prossimo inverno la regola uno è risparmiare energia. Come? Limitando il ricorso all’aria condizionata e ai riscaldamenti, con tetti minimi e massimi al termostato, o ancora spegnendo le luci negli edifici pubblici e addirittura le insegne dei negozi.

Gli Stati dell’Ue stanno lavorando alle misure utili a risparmiare energie, una necessità figlia delle conseguenze della guerra in Ucraina e delle relazioni deteriorate con la Russia, e ma anche frutto degli impegni assunti a livello Ue. Lo scorso 26 luglio al consiglio Energia l’Unione Europea ha concordato di ridurre il consumo di gas del 15 per cento rispetto alla media dei consumi nazionali degli ultimi cinque anni. Il target per il momento resta volontario, ma potrebbe diventare un obiettivo vincolante e obbligatorio in caso di crisi energetica. I governi europei sono alle prese con il tentativo di mettere a punto un piano di risparmio energetico, che sarà assegnato alla Commissione europea entro il 1 ottobre. Intanto, ci si mette al lavoro.

Spagna

La settimana scorsa in Spagna è arrivato il via libera al piano di risparmio energetico adottato all’inizio del mese dal governo di Pedro Sanchez, che prevede di limitare l’aria condizionata a 27 gradi nella maggior parte dei negozi, di cinema e teatri e delle infrastrutture di trasporto. In inverno, in questi luoghi, il riscaldamento dovrà limitarsi a un massimo di 19 gradi. Il piano prevede anche che le vetrine dei negozi e degli edifici pubblici siano spesi dopo le 22.

Germania

La Germania, tra i Ue più dipendenti dal gas russo Paesi, ha varato mercoledì scorso il piano per tagliare la domanda di energia, che secondo le previsioni a un risparmio del 2 per cento per non mettere in difficoltà i consumatori. A partire dal primo settembre, negli edifici pubblici – tranne gli edifici come gli ospedali – il riscaldamento sarà limitato a 19 gradi, mentre edifici e monumenti non saranno più illuminati per scopi non importanti. Il ministro dell’Economia e del clima, Robert Habeck, ha affermato, secondo Reuters, che le misure potrebbero risparmiare alle famiglie private, alle aziende e al settore pubblico circa 10,8 miliardi di euro in totale nei prossimi due anni.

Francia

In Francia ancora si partecipa alla presentazione del piano di risparmio. Il portavoce del governo Olivier Véran, ha affermato a luglio che il piano in questione chiederà a tutti i cittadini di impegnarsi per il risparmio energetico, introducendo ad esempio pratiche come lo spegnimento delle luci. Anche in Italia – che da poco ha raggiunto il target dell’80 cento per delle riserve di gas piene – si attende nei prossimi giorni la presentazione del piano di emergenza per il risparmio. A luglio il governo ha presentato una serie di misure per il risparmio, tra cui l’abbassamento delle temperature a 19 gradi nelle abitazioni e negli edifici pubblici, ma il piano sarà aggiornato prima di essere presentato all’Ue.

Finlandia

In Finlandia, per la prima volta dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, a ottobre partirà la campagna per il risparmio energetico ‘un grado in meno’ che invita i cittadini a ridurre di un grado la temperatura abituale del riscaldamento il prossimo inverno e a ridurre il tempo trascorso sotto la doccia e nelle amate saune. Il gigante energetico russo Gazprom ha interrotto le forniture di gas a Helsinki a maggio, dopo che il governo finlandese si è rifiutato di pagare in rubli come richiesto dalla Russia. Nel 2021, Gazprom aveva fornito i due terzi del consumo di gas del Paese, ma solo l’8% del consumo totale di energia. Gasum, l’azienda di Stato finlandese, sta ora cercando di diversificare le proprie forniture, anche approvvigionandosi maggiormente dall’Estonia.

(Photo credits: BORIS HORVAT / AFP)

Reattori Francia chiusi e gas Germania ridotto: Svizzera teme inverno al buio

Pur essendo molto ricca, la Svizzera teme di rimanere senza elettricità quest’inverno se i reattori nucleari francesi resteranno chiusi e se Berlino ridurrà le esportazioni di elettricità a gas a causa della guerra in Ucraina.

In estate la Svizzera, torre d’acqua d’Europa con centinaia di centrali idroelettriche, esporta elettricità, ma in inverno è il contrario. Di solito non è un problema, ma dallo scoppio della guerra in Ucraina il gas russo non arriva più in Europa. Dato che non dispone di riserve sul proprio territorio, il Paese importa elettricità in inverno dalla Germania, che quest’anno sta affrontando una riduzione delle forniture di Mosca. “L’altro problema è che in Francia metà delle centrali nucleari sono chiuse” a causa di problemi di corrosione, ha dichiarato all’AFP Stéphane Genoud, professore di gestione dell’energia presso l’università HES-SO. Una combinazione di fattori che fa temere una carenza di elettricità.

Il lancio, all’inizio di settembre, di una potente centrale idroelettrica a pompaggio a Finhaut-Emosson, vicino al Monte Bianco nelle Alpi svizzere, a 600 metri di profondità e a 1.700 metri di altitudine, non cambierà radicalmente la situazione. In una diga di stoccaggio convenzionale, una volta svuotato il lago, la produzione si ferma. In questa centrale (chiamata Nant De Drance) non c’è nulla di tutto ciò. Situato tra due dighe a diverse altitudini, sfrutta gli episodi di sovrapproduzione sulla rete elettrica grazie all’energia eolica o solare per pompare l’acqua dal bacino inferiore a quello superiore. Quest’acqua viene rilasciata durante i periodi di elevata richiesta di elettricità. “È come un’enorme batteria. Possiamo rigenerare l’elettricità al momento giusto, durante i picchi giornalieri del mattino o della sera“, ha dichiarato all’AFP Robert Gleitz, della direzione di Alpiq, uno degli azionisti della centrale. La centrale “arriva in un momento opportuno e contribuirà ad accelerare la transizione energetica verso le energie rinnovabili, ha spiegato durante la visita all’impianto. Ma ha sottolineato che questo tipo di centrale può sostenere il mercato elettrico solo per brevi periodi, poiché non genera elettricità quando l’acqua viene restituita al bacino superiore. “Nella situazione attuale, è un utile complemento alla produzione di elettricità rinnovabile, che è ancora troppo bassa“, ha dichiarato all’AFP Nicolas Wüthrich dell’organizzazione Pro Natura. Come altre ONG, deplora il ritardo nella transizione energetica della Svizzera, anche se il Paese ha deciso di abbandonare gradualmente l’energia nucleare dopo l’incidente nucleare di Fukushima nel 2011.

Al 2020, la Svizzera aveva solo una quarantina di impianti eolici. Secondo Boris Salak, esperto dell’Istituto Federale di Ricerca per la Foresta, la Neve e il Paesaggio, sarebbero necessarie circa 750 turbine eoliche e pannelli solari su un terzo di tutti i tetti per raggiungere gli obiettivi della strategia energetica del governo per il 2050. Alla fine del 2021, anche prima della guerra in Ucraina, l’organizzazione Svizzera per l’alimentazione di emergenza aveva sottolineato che il rischio di una carenza di energia elettrica era già “elevato” nel Paese. Nei giorni scorsi, il governo ha invitato a non drammatizzare, assicurando di essere pronto a far fronte alla carenza di elettricità.

Il presidente della Commissione federale per l’energia elettrica, Werner Luginbühl, ha avvertito che ci sono da aspettarsi interruzioni di corrente di diverse ore. Gli svizzeri si affrettano a comprare generatori e pannelli solari per i balconi, mentre i partiti di sinistra invocano un’azione rapida. Alcuni, come l’economista Stéphane Garelli, si aspettano misure morbide per incoraggiare i cittadini a consumare meno elettricità. Stéphane Genoud ritiene probabile che Berna introduca misure più restrittive, come “quote per i grandi consumatori” di elettricità, come le grandi aziende, o tagli di corrente. Ma, spera, “se i francesi riusciranno a riavviare i reattori, se Putin non si metterà di mezzo e se non farà freddo, non ci saranno problemi di carenze o blackout“.

(Photo credits: Fabrice COFFRINI / AFP)

Polonia e Slovacchia inaugurano primo interconnettore del gas

Un investimento geopolitico per l’intera Unione europea. Polonia e Slovacchia hanno inaugurato il primo interconnettore del gas per collegare le reti dei due Paesi e contribuire a diversificare le rotte di approvvigionamento. L’evento inaugurale che si è tenuto a Strachocina, in Polonia, pone fine a otto anni di lavori di costruzione per mettere in piedi l’infrastruttura che renderà possibile importare 5,7 miliardi di metri cubi di gas all’anno in Polonia e 4,7 miliardi di metri cubi di gas all’anno in Slovacchia. I lavori sono stati in parte sostenuti dal programma europeo ‘Connecting Europe Facility’, con un finanziamento totale da parte di Bruxelles di oltre 100 milioni di euro.

L’infrastruttura – lunga in tutto 165 km – è parte centrale del Corridoio del Gas Nord-Sud nell’Europa Centro Orientale e Sud Orientale e consente di dar vita a una nuova rotta di trasporto del gas. Mette in connessione il terminale di gas naturale liquefatto (Gnl) di Swinoujscie, in Polonia nordoccidentale, con la stazione di compressione di Veľké Kapušany in Slovacchia, ma consente l’accesso al gas dal terminale GNL di Klaipeda (in Lituania), dall’interconnessione del gas Polonia-Lituania (GIPL), dal gasdotto del Baltico e dall’interconnessione Slovacchia-Ungheria, riducendo la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia e creando nuove rotte di approvvigionamento nella regione.

L’infrastruttura è diventata un progetto di interesse comune nel 2013 e da allora la Commissione Europea ha finanziato parte dei lavori. Il nuovo interconnettore del gas tra Polonia e Slovacchia inaugurato oggi “migliorerà notevolmente la sicurezza dell’approvvigionamento dell’Ue e la resilienza del nostro sistema energetico, in linea con i nostri obiettivi REPowerEU”, ha sottolineato la commissaria europea per l’energia Kadri Simson, congratulandosi “con i gestori dei sistemi di trasmissione, Gaz-System ed Eustream, nonché i governi di Polonia e Slovacchia, per la loro efficace collaborazione e per aver completato il progetto in circostanze difficili“, come la guerra di Russia in Ucraina. L’Unione europea si è impegnata attraverso il piano REPowerEu presentato lo scorso maggio ad azzerare le importazioni di gas russo al più tardi entro il 2027, da una parte perché la Russia si è dimostrata un partner inaffidabile, dall’altra per la necessità di smettere di finanziare se pure indirettamente la guerra del Cremlino in Ucraina.

emissioni industriali

Cmcc-Ca’ Foscari: “Così il taglio emissioni limita i costi dei consumi”

L’energia necessaria per l’adattamento ai cambiamenti climatici comporterà investimenti e costi energetici più elevati delle stime attuali. Ridurre drasticamente e rapidamente le emissioni climalteranti avrebbe quindi il vantaggio di evitare una gran parte dei consumi e dei costi energetici dovuti all’adattamento. Questo quanto evidenzia un nuovo studio pubblicato su ‘Nature Communications’ da ricercatrici e ricercatori della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, dell’Università Ca’ Foscari Venezia, di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment e di LSHTM – London School of Hygiene & Tropical Medicine. L’articolo esamina come l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto abbia un impatto rilevante sui sistemi energetici e quindi sul raggiungimento degli obiettivi di mitigazione e sui loro costi economici: un aspetto ancora poco esplorato dell’analisi delle politiche climatiche necessarie per la transizione energetica. Perchè, è la tesi della ricerca, “le esigenze di adattamento ai cambiamenti climatici riducono l’efficacia delle misure di mitigazione delle emissioni, rendendo necessaria una loro revisione che tenga conto dei già evidenti cambiamenti del clima“. La stima del fabbisogno energetico per l’adattamento ai cambiamenti climatici ha insomma “importanti implicazioni per la transizione verso la sostenibilità e la decarbonizzazione delle economie“.

Francesco Pietro Colelli, primo autore dello studio, sottolinea che “adattarsi ai cambiamenti climatici modificando i nostri consumi energetici, come abbiamo fatto in passato, aumenterà la domanda globale di elettricità del 7% entro il 2050 e del 18% al 2100. Considerando che la nostra produzione di elettricità deriva ancora essenzialmente da gas, carbone, e petrolio, c’è il rischio che molti degli investimenti energetici delle prossime decadi siano quindi indirizzati ai combustibili fossili, a scapito delle rinnovabili. Secondo le nostre stime, questo significherebbe ricorrere a circa 30-35 nuovi grandi impianti a gas e 10-15 nuovi grandi impianti a carbone e petrolio ogni anno da qui al 2050“.

In Europa, l’aumento della domanda di elettricità per il raffrescamento degli ambienti sarà più che compensato dalla diminuzione della domanda di combustibili per il riscaldamento, portando in sostanza ad un risparmio energetico da qui a fine secolo. Ciononostante, da qui al 2050, e considerando le attuali politiche per il clima, saranno comunque necessari ulteriori 235 miliardi di euro di investimenti e spese operative per la generazione e la trasmissione di elettricità per il raffrescamento degli ambienti.

Secondo Enrica De Cian, coautrice dello studio e leader del progetto europeo ERC ENERGYA, spiega che “adattarsi alle ondate di calore attraverso l’uso di aria condizionata richiederà anche investimenti aggiuntivi nelle reti e nella produzione di energia. I costi globali per la fornitura di elettricità da qui a fine secolo, comprensivi dei costi di generazione, reti, e combustibili, calcolati in termini di valore attuale, aumenteranno del 21%“. I costi aggiuntivi, sottolinea De Cian “saranno trasferiti ai consumatori attraverso l’aumento del prezzo dell’elettricità, che potrà crescere dal 2 al 6% a seconda della regione considerata. Politiche di mitigazione ambiziose possono tuttavia dimezzare l’aumento dei costi del sistema energetico indotti dall’adattamento, a seconda dell’ambizione degli obiettivi climatici. La riduzione delle spese energetiche per l’adattamento compensa i maggiori costi necessari per la decarbonizzazione, tanto da comportare un beneficio economico netto in termini di costi del sistema energetico in scenari ben al di sotto dei 2 gradi di riscaldamento“.

Colelli sottolinea infine che “l’adattamento ai cambiamenti climatici induce variazioni nei mercati energetici che si traducono in una variazione delle emissioni di gas serra cumulative intorno al 7% da oggi al 2100. Come conseguenza della variazione delle emissioni, politiche di mitigazione ambiziose comporteranno un aumento del prezzo globale del carbonio tra il 5% e il 30%“. Un aspetto che può avere importanti implicazioni per i negoziati internazionali sui cambiamenti climatici.

centrale Zaporizhzhia

Mosca scollega centrale Zaporizhzhia: prima volta nella storia

Per la prima volta in 40 anni di storia, la centrale nucleare di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, è stata completamente disconnessa dalla rete elettrica nazionale. Secondo l’operatore ucraino Energoatom, la responsabilità è delle “azioni degli invasori“, che hanno di fatto fermato i due reattori dell’impianto ancora in funzione.

Gli incendi nell’area della centrale hanno causato per due volte la disconnessione dell’ultima linea di comunicazione che collegava il sito alla rete elettrica. “Altre tre linee di comunicazione erano state precedentemente danneggiate durante gli attacchi terroristici russi“, ha spiegato Energoatom.

Dopo lo spegnimento dell’incendio, un blocco è stato rimesso in funzione e, successivamente, è stato ripristinato anche il secondo. Yevhen Balitsky, capo dell’amministrazione regionale occupata da Mosca, ha assicurato che l’alimentazione elettrica di tutte le città e distretti della regione di Zaporizhzhia è stata ripristinata in breve tempo e ha accusato le forze militari ucraine di aver causato il rogo.

Da settimane Mosca e Kiev si accusano a vicenda di diversi attentati che hanno preso di mira Zaporizhzhia, che ha sei reattori con una capacità totale di 6.000 megawatt ed è occupata da marzo dalle truppe russe. L’Ucraina accusa la Russia di utilizzare la centrale come base per gli attacchi e come magazzino di armi pesanti, aumentando così il rischio di un potenziale disastro. Il Cremlino a sua volta ha accusato ripetutamente le forze ucraine di aver bombardato la centrale.

La disconnessione ha alimentato le preoccupazioni sul fatto che Mosca stia tentando di deviare l’elettricità prodotta a Zaporizhzhia verso le zone dell’Ucraina occupate dai russi. Un’ipotesi già lanciata nei giorni scorsi dal capo di Energoatom, Petro Kotin.

Intanto si fa sempre più concreta l’ipotesi di una visita dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea), alla centrale di Zaporizhzhia. Il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron e la ministra degli Esteri, Catherine Colonna con cui ha discusso proprio di questa eventualità. Grossi ha parlato della “urgente necessità” di avviare le ispezioni perché “quasi ogni giorno si verifica un nuovo incidente” e “non possiamo permetterci di perdere altro tempo. Sono determinato a guidare personalmente una missione dell’Aiea presso l’impianto nei prossimi giorni per aiutare a stabilizzare la situazione della sicurezza nucleare“.

La Casa Bianca, per bocca della portavoce Karine Jean-Pierre, ha invitato Mosca ad acconsentire alla creazione di una zona smilitarizzata intorno alla centrale.

(Photo credits: ED JONES / AFP)

Vannia Gava

Gava (Mite): “A settembre pronto Piano nazionale dell’energia”

Energia, price cap, emergenza, rinnovabili. La sottosegretaria al ministero della Transizione ecologica e capo dipartimento Ambiente della Lega, Vannia Gava, ha raccontato a GEA cosa sta succedendo sul fronte più caldo di questi mesi, annunciando per le prime settimane di settembre la presentazione del Piano nazionale dell’Energia, su cui si sta ancora lavorando insieme a Confindustria.

Onorevole Gava, tetto al prezzo del gas. Il Pd lo propone all’italiana, il centrodestra segue invece l’idea di Draghi per fissarlo a livello europeo, Scaroni sostiene invece che non è risolutivo. A che punto stiamo a livello europeo? Se ne tornerà a discuterne?

“L’Unione europea si è impegnata dietro nostro input ad introdurre il price cap per l’inizio dell’autunno. I tecnici del ministero della Transizione ecologica stanno lavorando da tre mesi. Il gruppo di lavoro del Mite, insieme a quello dell’Ue, presenterà tra poche settimane la proposta per il tetto europeo al prezzo del gas”.

Le imprese, piccole e grandi, si lamentano già delle bollette. C’è il rischio di un lockdown energetico?

Gli aumenti delle bollette “hanno conseguenze drammatiche sulle aziende, come sulle famiglie” e questo “è un problema che ci siamo posti per tempo, già quasi un anno fa. Noi siamo partiti molto prima degli altri a fare una diversificazione delle fonti di approvvigionamento e ad oggi siamo in una situazione migliore rispetto agli altri Paesi. Abbiamo gli stoccaggi quasi all’80%, vogliamo scongiurare qualsiasi lockdown energetico. Per quanto riguarda le bollette siamo partiti da subito stanziando risorse per famiglie e imprese attraverso i vari decreti e continueremo a farlo con ulteriori contributi per abbassare i costi dell’energia. Dobbiamo dare una mano alle aziende a superare questo momento”.

Il sottosegretario Garofoli ha detto che il governo sta monitorando la crisi energetica. Con questi prezzi bisognerà intervenire pochi giorni dopo le elezioni per sterilizzare gli aumenti. Al ministero avete delle stime su quanto costerà?

“Queste sono politiche fiscali che sta attuando il MEF. Una misura che continueremo a proporre e mettere in campo come Lega sarà quella di sterilizzare l’IVA”.

Si parla di un piano di razionamento del gas. C’è un piano?

“Il Governo ha già dato le linee generali (un grado in meno, meno giorni…) che dovrebbe essere una regola di buon comportamento in generale anche al di là del periodo emergenziale. Stiamo lavorando e a inizio settembre presenteremo un Piano nazionale al quale stiamo lavorando insieme con Confindustria con dei livelli di intervento che cresceranno all’aumentare dell’emergenza”.

Invece di pensare a razionamenti non era il caso di spingere di più sulla produzione nazionale? Anche a giugno è calata rispetto allo scorso anno, nonostante decreti e moral suasion del ministro Cingolani.

“È necessario farlo: dobbiamo valorizzare e incrementare le estrazioni dai giacimenti nel nostro Paese. Il gas nazionale va potenziato perché è a km0. PD e M5S purtroppo anche nell’ultimo decreto non hanno voluto seguire questa direzione… Loro sempre contrari, noi vogliamo valorizzare ciò che abbiamo per essere sempre meno dipendenti dall’estero. La politica dei no e l’ambientalismo ideologico sono la causa dell’eccessiva dipendenza italiana fonti straniere, sono la ragione per cui oggi ci troviamo in una condizione drammatica”.

Confindustria chiede la sospensione dei certificati Ets, cioè l’acquisto dei certificati verdi, perché in questo momento di prezzi alle stelle è necessario sostenere le aziende. Si può fare?

“Ascolteremo, come abbiamo sempre fatto sin dallo scorso settembre solo noi della Lega, il grido di allarme di Confindustria e del mondo dell’imprenditoria che chiede la sospensione dei certificati Ets, cioè l’acquisto dei certificati verdi, perché in questo momento di prezzi alle stelle è necessario sostenere le aziende. Bisogna evitare che finiscano bruciati migliaia di posti di lavoro.
Bisogna fare di più e accelerare sulle fonti alternative e continuare a rilanciare, come stiamo facendo, la diffusione degli impianti di energia rinnovabile, semplificando e tagliando la burocrazia ideologizzata che da troppi anni tiene ostaggio lo sviluppo del settore”.

Rigassificatore

In Italia raggiunto 80% di stoccaggi gas, centrati gli obiettivi Ue

Riserve sotterranee di gas piene all’80% della capacità. L’Italia ha raggiunto con due mesi di anticipo il target richiesto dall’Unione europea di riempire gli stoccaggi di gas (almeno) all’80% della propria capacità entro il primo novembre 2022, per arrivare poi al 90% a partire dall’inverno 2023. L’obiettivo? Prepararsi a livello nazionale a uno scenario di completa interruzione delle forniture di gas da parte della Russia, tenendo piene le riserve e presentando misure di risparmio della domanda. Lo scenario è ormai più che realistico date le tensioni con Mosca per la guerra in Ucraina.

Ad annunciare il raggiungimento del target è stato il premier Mario Draghi dal palco del Meeting di Rimini, assicurando che il Paese “è in linea con l’obiettivo di raggiungere il 90% entro ottobre”. Il governo – ha riferito il premier ormai dimissionario – ha già predisposto i necessari piani di risparmio del gas, con intensità (dei tagli) crescente a seconda della quantità di gas che potrebbe venire eventualmente a mancare. L’annuncio di Draghi ha anticipato i numeri che compariranno domani sulla piattaforma indipendente europea (Gas Infrastructure Europe – AGSI+) che certifica il dato con due giorni di ritardo e segna oggi i livelli ancora al 79,92% della capacità di riempimento. A livello complessivo in Unione europea il livello di riempimento è pari al 77,74%.

A livello comunitario Italia e Germania – che sono i principali importatori di gas in Ue – sono anche i Paesi insieme a Francia, Paesi Bassi e Austria a concentrare la maggior parte della capacità di stoccaggio in tutta l’Unione europea. L’Italia ha una capacità di riempimento di 197,7 terawattora (TWh), in Ue seconda solo alla Germania (245,3 TWh). Non tutti gli Stati membri Ue dispongono di impianti di stoccaggio del gas, sono 18 su 27 i Paesi a disporne: Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia e rappresentano circa il 27 per cento del consumo annuale di gas dell’UE.

Un terzo degli Stati membri (Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Grecia, Cipro, Lituania e Finlandia) non dispone di proprie capacità di stoccaggio e dovrà fare affidamento sulle strutture degli altri, in caso di chiusura dei rubinetti del gas da parte di Mosca. Il gruppo europeo di coordinamento sul gas (che fa capo alla Commissione Europea) sta lavorando per rafforzare la cooperazione regionale tra Stati membri attraverso delle task force, con Bruxelles che continua a esortare i governi a siglare accordi di solidarietà bilaterale in vista di tagli improvvisi alle forniture da parte del Cremlino (al momento in Ue ce ne sono solo sei, di cui uno tra Italia e Slovenia).

Mario Draghi

Draghi: “Momento complesso. Con rigassificatori liberi da Russia nel 2024”

Una sfida dopo l’altra. Intervenendo al meeting di Rimini, il premier Mario Draghi, traccia il quadro delle numerose emergenze che affliggono il Paese, cominciando, naturalmente, dall’energia. “L’Italia – annuncia – ha raggiunto l’80% dello stoccaggio di gas, in linea con l’obiettivo del 90% entro l’autunno”, un traguardo importante che permetterà al Paese di diminuire ulteriormente le forniture da parte della Russia. I risultati degli “sforzi” del governo per l’indipendenza da Mosca, ricorda “sono già visibili. A differenza di altri Paesi europei, le forniture di gas russo in Italia sono sempre meno significative, e una loro eventuale interruzione avrebbe un impatto minore di quanto avrebbe avuto in passato“.

In pochi mesi, aggiunge, “abbiamo ridotto in modo significativo le importazioni di gas dalla Russia, un cambio radicale nella politica energetica italiana. Abbiamo stretto nuovi accordi per aumentare le forniture – dall’Algeria all’Azerbaigian. Gli effetti sono stati immediati: l’anno scorso, circa il 40% delle nostre importazioni di gas è venuto dalla Russia. Oggi, in media, è circa la metà”. Ma c’è di più. Secondo il presidente del Consiglio dei ministri se la costruzione dei due rigassificatori sarà realizzata nei tempi previsti, “l’Italia sarà completamente indipendente dal gas russo nell’autunno del 2024”.

Tuttavia, oggi “il costo del gas è più di 10 volte il suo valore storico”. “In Europa abbiamo spinto molto sul price cap ma alcuni Paesi temono che Mosca possa nuovamente interrompere le forniture e i frequenti blocchi di questi mesi hanno mostrato i limiti di questa posizione. Così ci troviamo con forniture incerte e prezzi esorbitanti“, puntualizza.

Uno scenario che, inevitabilmente, si ripercuote su famiglie e imprese: “Il notevole aumento dell’inflazione, partito dai costi dell’energia, si è trasmesso sul comparto alimentare” aggravando ancora di più la condizione delle categorie più a rischio, ammette il premier. Inoltre, “il rallentamento della crescita globale si ripercuote negativamente sulle esportazioni e le condizioni di accesso al credito cominciano a peggiorare, questo avrà sicuramente effetti sugli investimenti“.

La questione energetica va certamente di pari passo con l’emergenza siccità. E qui entrano in gioco il cambiamento climatico e l’aumento dell’utilizzo di fonti non rinnovabili per sopravvivere alla crisi, che ‘sospende’ quello delle rinnovabili. Come sottolinea Draghi, invece, è solo “accelerando sulla strada delle energie rinnovabili che si potrà combattere il cambiamento climatico“. Proprio quello che ultimamente si è “manifestato in modo minaccioso – riferisce il l’ex Bce – con fenomeni estremi sono sempre più comuni con conseguenze tragiche, penso al dramma della siccità, che ha colpito in particolare il bacino del Po; allo scioglimento dei ghiacciai come quello della Marmolada; ai violenti nubifragi“, aggiunge.