
Inflazione, crisi Hormuz presenta nuovo conto: bollette e carburanti trascinano prezzi
L’inflazione italiana continua la sua corsa ad agosto, collocandosi al 3,3% annuo, in rialzo dal 2,9% di luglio e con un aumento dello 0,5% sul mese. La dinamica è, però, molto diversa tra le componenti: l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende all’1,5% dall’1,6%, con rincari concentrati soprattutto sull’energia e con effetti su bollette, carburanti e trasporti.
Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, l’aumento dell’inflazione riflette infatti principalmente la crescita degli energetici, sia regolamentati sia non regolamentati. I primi passano dal 14,8% al 18,6% annuo, i secondi dall’11,4% al 17%. Nel complesso, i beni energetici aumentano del 17,1% su base annua e del 2,9% su base mensile. L’aumento mensile degli energetici regolamentati è del 3%, quello dei non regolamentati del 2,9%.
La divisione abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili è quella che dà il contributo più consistente all’inflazione complessiva. I prezzi salgono del 9,1% annuo e contribuiscono per 1,084 punti percentuali alla crescita del 3,3%. Sul mercato tutelato il gas registra un aumento del 31% annuo e del 6,2% mensile, mentre l’elettricità cresce del 9,7% in un anno. Sul mercato libero, l’elettricità aumenta del 18,6% (+1,4% mensile) e il gas dell’11,3% (-0,2%).
Anche i carburanti accelerano. La benzina aumenta del 16,3% rispetto ad agosto 2025 e del 6,3% rispetto a luglio. Il gasolio per autotrazione cresce del 26,7% annuo e del 5,2% mensile. Per il gasolio destinato al riscaldamento l’aumento arriva al 31,8% su base annua e al 10,7% sul mese. Nell’indice armonizzato, combustibili liquidi e carburanti per i mezzi di trasporto personali salgono complessivamente del 20,6% annuo, con un aumento del 5,6% rispetto a luglio.
La dinamica dei prezzi riflette anche gli effetti della crisi nello Stretto di Hormuz e della guerra in Ucraina, con le tensioni sui mercati energetici che si trasferiscono progressivamente dai prezzi delle materie prime a quelli pagati da famiglie e imprese.
I trasporti contribuiscono ulteriormente all’inflazione, con 0,943 punti percentuali e prezzi in aumento del 6,1% annuo e del 2,3% in un mese. Più contenuta invece la dinamica degli alimentari: i prodotti alimentari e le bevande analcoliche crescono dell’1,2%, mentre il cosiddetto carrello della spesa rallenta allo 0,9% dall’1%. Nel complesso, i beni accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre i servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. L’inflazione acquisita per il 2026 è al 2,9%, mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce del 3,2% annuo e dello 0,1% sul mese.
Le associazioni dei consumatori mettono l’accento sull’effetto dei rincari sui bilanci familiari. Il Codacons stima che, a parità di consumi, l’inflazione del 3,3% possa tradursi in una maggiore spesa annua di 1.091 euro per una famiglia media e di 1.507 euro per un nucleo con due figli. L’Unione Nazionale Consumatori indica invece un aggravio di 882 euro per una famiglia media, 1.120 euro per una coppia con un figlio e 1.199 euro per una coppia con due figli, chiedendo interventi su accise, bollette e Iva sul gas. Fapi richiama inoltre l’impatto dei costi energetici su micro e piccole imprese.
L’accelerazione dei prezzi riguarda l’intera area euro e il dato italiano si trova in linea con la media. Secondo la stima preliminare di Eurostat, ad agosto l’inflazione sale al 3,3% dal 2,9% di luglio, con l’energia al 14,3% dal 10,3%. Tra le principali economie, la Germania si attesta al 2,9%, mentre la Spagna balza al 4,3%.
La Bce ha già reagito al nuovo rialzo dell’inflazione. Nell’ultimo meeting del 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità di aumentare di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento: da oggi il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La Banca centrale europea ha indicato nelle nuove proiezioni un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028, con la componente al netto di energia e alimentari rispettivamente al 2,5%, 2,6% e 2,3%. La presidente Christine Lagarde ha ribadito che le prossime decisioni saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati. Tra i rischi indicati dalla Bce resta proprio quello legato alle pressioni sui prezzi dell’energia.







