Italia apre a riarmo Ue, ma senza toccare fondi Coesione e con contabilizzazione Nato

Il bilancio del Consiglio Ue straordinario non è né buono né cattivo, ma interlocutorio per l’Italia. Al tavolo di Bruxelles la premier, Giorgia Meloni, porta una posizione di apertura ma allo stesso tempo fissa alcuni paletti. Innanzitutto il nome, che a Roma proprio non è piaciuto: Rearm Europe, ritenuto infelice. Alla vigilia del vertice il vicepremier, Antonio Tajani, suggeriva invece ‘Piano per la sicurezza dell’Europa’.

Anche sulla sostanza l’Italia ha da ridire, non tanto per il concetto di alzare le difese del continente, quanto per il perimetro in cui attualmente la Commissione vorrebbe delimitare l’operatività. In poche parole, a Palazzo Chigi accoglierebbero con ben altro spirito l’iniziativa se oltre alla questione del riarmo si aprissero gli orizzonti anche a sfide globali come quelle della cybersicurezza e della difesa delle infrastrutture strategiche, puntando molte fiches sulla ricerca e lo sviluppo. In questo modo – è il ragionamento – lo scudo dell’Europa sarebbe più ampio e, di conseguenza, più efficace.

Dal vertice emergono anche novità sostanziali di grande interesse per il nostro Paese, come l’esclusione delle spese di difesa dai fattori che concorrono al computo del rapporto deficit/Pil. Ma non solo, perché l’Italia è favorevole alla proposta avanzata dalla Germania, arrivando a una revisione organica del Patto di stabilità che comprenda più materie, come la competitività. Che in una fase storica come questa, con la Spada di Damocle dei dazi in arrivo dagli Stati Uniti e la corsa delle industrie cinesi e indiane può rivelarsi una mossa necessaria (oltre che vincente) per il sistema economico europeo.

C’è, però, un nodo da sciogliere e riguarda i fondi di coesione che Bruxelles vorrebbe spostare in parte sul riarmo. Scelta che non convince il governo italiano, in buona compagnia con altri partner Ue. Meloni si è comunque battuta sul principio di volontarietà, in considerazione del fatto che alcuni Stati membri si trovano al confine con la federazione russa, dunque è plausibile che considerino una priorità l’acquisto di nuove armi, a differenza del nostro Paese.

Il punto, però, apre una nuova crepa nel dibattito politico interno con le opposizioni. Elly Schlein, infatti, attacca definendo “un errore madornale e inaccettabile, prendere i fondi per la coesione sociale e dirottarli sulle spese militari. Questo vorrebbe dire lasciare indietro tutte quelle priorità che erano intrecciate nel Next generation Eu”. Ma la segretaria del Pd ci tiene a chiarire: “Noi siamo favorevoli a una difesa comune, siamo contrari al riarmo dei 27 Stati membri. Sono due cose diverse”. Posizione condivisa anche da altre forze di opposizione, da Avs al M5S.

Ma anche nella maggioranza ci sono divisioni sul tema, con la Lega che non nasconde affatto la contrarietà al piano. Critiche mosse non solo da Matteo Salvini, ma anche dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha definito il piano Rearm Europe “frettoloso e senza logica”. Opinione che cozza con quella del vicepremier, Antonio Tajani: “Penso, invece, sia un buon piano, che dovremmo applicare, vedere, studiare. Io lo sostengo. Come sostengo che non bisogna utilizzare i fondi di Coesione”.

Sul punto è intervenuto anche il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto: “Gli Stati membri possono cogliere l’occasione dei fondi della politica di coesione per la difesa, su questo è logico avere un approccio equilibrato”, dice a margine di un incontro a Roma con l’Anci, spiegando che questa potrebbe essere un’occasione per i Paesi del nord-est europeo. Al Consiglio straordinario dell’Ue, infine, il governo italiano sottolinea l’importanza che il totale fondi previsti venga destinato a spese per la difesa ammissibili in ambito Nato. L’Italia, infatti, è al lavoro su una proposta che consenta di ottenere un meccanismo automatico grazie al quale gli investimenti sulla difesa europea possano essere contabilizzati in ambito delle Nazioni Unite con una rendicontazione obiettiva, omogenea e trasparente.

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Siglate oltre 40 intese Italia-Eau, in arrivo investimenti per 40 mld dollari

Oltre 40 intese bilaterali per rafforzare su più settori la cooperazione Italia-Emirati Arabi Uniti. E’ il risultato della visita di Stato nel nostro Paese del presidente emiratino, Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan. Accolto ieri in Italia dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Zayed ha partecipato oggi con la premier Giorgia Meloni al Business Forum di Roma, evento organizzato dal ministero degli Esteri, dai Ministeri dell’Economia e degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, con la collaborazione dell’ICE Agenzia e il supporto di CDP e SACE. E’ stata l’occasione per annunciare investimenti dagli Emirati in Italia per 40 miliardi di dollari.

L’incontro – che è stata un’occasione di confronto per i due leader sulle principali sfide globali, come Ucraina e Medio Oriente – ha confermato il livello di straordinaria eccellenza raggiunto nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi negli ultimi due anni. Le oltre 40 intese sottoscritte sono a livello governativo, incluso un accordo per un ulteriore rilancio della cooperazione nel settore della difesa, e nel settore privato.

Per la premier Meloni si tratta di “una giornata storica, un’altra tappa fondamentale nei nostri rapporti”. I due leader hanno infatti concordato di sviluppare un partenariato strategico complessivo, concentrando la cooperazione nei settori dell’economia più̀ orientati al futuro, sfruttando la capacità di innovazione italiana ed emiratina in settori come intelligenza artificiale, creazione di data centre, industria avanzata, nuove tecnologie, interconnessioni digitali ed energetiche, tecnologie in ambito subacqueo, minerali critici e spazio. Meloni ha salutato “con soddisfazione la decisione degli Emirati di investire 40 miliardi di dollari in Italia”, definendolo “uno dei più rilevanti e imponenti investimenti per la storia della nostra nazione, una straordinaria manifestazione di amicizia nei confronti dell’Italia, del suo sistema produttivo e della sua economia”. Meloni e Zayed hanno inoltre confermato, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa, la volontà̀ di rafforzare la cooperazione trilaterale con le Nazioni del continente africano sulla base di un apposito partenariato istituito in occasione della visita, oltre ad accordi col settore privato emiratino finalizzati ad agevolare co-investimenti nell’ambito energetico e dell’acqua nel continente africano.

L’interscambio commerciale tra Italia ed Emirati Arabi Uniti nei primi undici mesi del 2024 ha raggiunto il valore di 9 miliardi di euro, con un incremento del 14,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel Paese operano oltre 600 aziende italiane, mentre il livello di investimenti italiani negli Emirati nel 2023 è stato di oltre 11 miliardi di euro. “Gli Emirati Arabi Uniti sono un partner economico strategico per l’Italia e primo mercato di destinazione dell’export italiano nell’area Medio Oriente Nord Africa”, ha sottolineato il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani. Per la Farnesina, l’interscambio commerciale “è di fondamentale importanza”. Tajani ha infatti ricordato come il 40% del prodotto interno lordo della Repubblica Italiana derivi dall’export. “La nostra intenzione – ha concluso il ministro – è incrementare anche il giro di affari. Siamo arrivati a 626 miliardi lo scorso anno. L’obiettivo è quello di arrivare ai 700 miliardi alla fine di questa legislatura”.

Cinque gli accordi strategici siglati dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per consolidare la cooperazione economica e industriale tra i due Paesi. Le intese sono finalizzate a promuovere investimenti reciproci, innovazione tecnologica e collaborazione nei settori chiave dell’economia, realizzando un’alleanza strategica sul futuro dall’intelligenza artificiale ai data center, dalle materie prime critiche allo spazio, alle fibre ottiche, alla connettività e alle infrastrutture, alla farmaceutica e alle scienze della vita. Uno degli accordi principali riguarda il partenariato strategico sugli investimenti, siglato tra il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e il Ministero dell’Industria e delle Tecnologie Avanzate degli Emirati Arabi Uniti. L’intesa prevede la creazione di un Gruppo di Lavoro dedicato all’identificazione di progetti congiunti e opportunità di investimento in settori di interesse comune, creando una cornice adeguata alla mobilitazione dei capitali.

Nell’ambito di questa intesa, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Abu Dhabi Investment Office (ADIO) hanno firmato un Memorandum of Understanding per facilitare la collaborazione tra imprese italiane ed emiratine e agevolare l’accesso agli investitori ai mercati di riferimento. Accordi analoghi sono stati siglati tra Confapi e AIM Global Foundation, per favorire l’internazionalizzazione delle PMI, e tra la Abu Dhabi Chamber of Commerce e Confindustria Lazio, con l’obiettivo di incentivare investimenti privati nei due Paesi.

Terra fuochi, Vadalà commissario unico per la bonifica. Meloni: Attuiamo sentenza Cedu

L’Italia attua la sentenza della Cedu sulla Terra dei fuochi, tra Napoli e Caserta, e nomina un commissario per la bonifica, il generale Giuseppe Vadalà. “L’ennesimo segnale di attenzione ad un territorio profondamente oltraggiato che da tempo chiede risposte concrete”, rivendica la premier, Giorgia Meloni.

Le norme per affrontare la questione legata all’inquinamento ambientale dell’area sono inserite nel Dl Pubblica amministrazione. A Vadalà viene affidato il compito di coordinare la bonifica con poteri straordinari legati alle attività indicate dalla sentenza del 31 gennaio 2025 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per non fatto abbastanza per contrastare il fenomeno. Il commissario è tenuto, entro sessanta giorni, a trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei ministri una relazione sullo stato dell’arte e sul piano di ripristino ambientale. La stessa relazione sarà trasmessa al ministero dell’Ambiente, al ministero della Salute, alla Regione Campania, a tutti i soggetti competenti.

Si riporta così a un unico soggetto l’attuazione degli interventi di bonifica, che prima dipendevano da diversi livelli di governo, sia nazionale che territoriale. “Quadro che ha impedito, finora, di completare in tempi accettabili gli interventi di bonifica“, spiega Meloni in consiglio dei ministri. Con questa nuova figura istituzionale l’area della Terra dei Fuochi assume “ancor più rilevanza a livello nazionale“, fa eco il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto. Il commissario unico consentirà di “mettere a sistema” le azioni svolte finora, osserva, “superando le frammentazioni e le sovrapposizioni di competenze e accelerando il percorso necessario di risanamento a tutela delle famiglie, dei giovani e delle attività economiche dell’intera Regione“. Nel dettaglio, a Vadalà sarà attribuito il potere di ricognizione degli interventi di indagine ambientale, caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica effettuati e programmati, delle iniziative per garantire la salubrità dei prodotti agroalimentari, il monitoraggio ambientale e sanitario delle popolazioni nell’area. Ricade inoltre tra le attività del Commissario anche la ricognizione delle risorse stanziate e di quelle disponibili per l’attuazione degli interventi di bonifica necessari, come pure l’ individuazione e perimetrazione dei siti oggetto di contaminazione. La struttura di supporto sarà composta da venticinque persone. Un “sincero augurio di buon lavoro” al generale arriva da Jacopo Morrone, presidente della commissione parlamentare Ecomafie, in procinto di partire per Napoli e Caserta, insieme a una delegazione della commissione, Carmela Auriemma (M5s), Francesco Emilio Borrelli (Avs), Gerolamo Cangiano (Fdi) e Francesco Maria Rubano (Fi-Ppe), per una serie di sopralluoghi e audizioni sul filone d’inchiesta aperto per un quadro aggiornato degli elementi di criticità tuttora esistenti.

Meloni chiude accordi nel Golfo con spettro dazi Usa: “Scontro non conviene a nessuno”

Giorgia Meloni chiude la visita nel Golfo portando a casa accordi su energia, difesa, archeologia per 10 miliardi. Ma continua a guardare Oltre-Atlantico, dove parte la minaccia dei dazi sui prodotti europei. La premier, recentemente oggetto di lusinghe da parte di Donald Trump, ricorda in Arabia Saudita che la questione del surplus commerciale degli Stati Uniti “non nasce con Trump“: “Nel 2023 tra Europa e Stati Uniti nel commercio di beni c’era un surplus a favore dell’Europa di oltre 150 miliardi, è un dato importante“, osserva, ammettendo di comprendere le ragioni degli Stati Uniti, “la stessa questione che noi poniamo nei confronti della Cina“. Ma si tratta di economie complementari, interconnesse e lo scontro, avverte, “non conviene a nessuno“. La soluzione, secondo la premier italiana, passa dal “dialogo” e da un punto di caduta “equilibrato“.

In due giorni Meloni visita l’Arabia Saudita e il Barhein, nell’ambito degli sforzi del governo di Roma per rafforzare la collaborazione con i Paesi del Golfo su temi di interesse comune.

Ad Al-Ula Meloni incontra il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita, Mohamed bin Salman Al Saud, con cui firma una dichiarazione congiunta che “eleva i rapporti bilaterali a un partenariato strategico, avviando una cooperazione strutturata“, viene spiegato. Tra le iniziative concordate, l’organizzazione nei prossimi mesi di un business forum settoriale e l’avvio di un processo per definire un piano d’azione con priorità condivise. I due leader si confrontano su diverse questioni globali e regionali di rilievo, anche nel contesto delle relazioni tra Unione europea e Consiglio di Cooperazione del Golfo. Al centro Ucraina, Gaza, Libano. Ma anche l’approccio alla transizione energetica che entrambi concordano debba essere basato sulla neutralità tecnologica e sulle interconnessioni tra reti e lo sviluppo di data center e iniziative comuni per il progresso sostenibile in Africa. Gli accordi sono stati siglati nel corso di una tavola rotonda con rappresentanti pubblici e privati di entrambi i Paesi. Tra questi, intese dal settore privato per collaborazioni in Africa, in linea con il Piano Mattei.

Nel Barhein, prima visita di un presidente del Consiglio italiano nel Regno, Meloni incontra il Re Hamad bin Isa Al Khalifa e il Principe Ereditario e primo ministro Salman bin Hamad Al Khalifa, che al momento guidano la presidenza di turno della Lega Araba. Dialogo interreligioso, migrazioni e sviluppo al centro di colloqui nei quali vengono approfondite le relazioni bilaterali e in particolare la promozione degli investimenti reciproci per, spiega Palazzo Chigi, “creare nuovi strumenti che possano aumentare il flusso economico finanziario“.

Entrambe le visite non sono “di cortesia“, precisa la premier. “C’è un focus del Governo italiano che va avanti ormai da oltre due anni, particolarmente incentrato sul Mediterraneo allargato“, mette in chiaro facendo un bilancio del viaggio. Parla di occasioni per lavorare su “risultati concreti per l’Italia”. Nel dettaglio, la scelta in Arabia Saudita è stata quella di elevare il livello della collaborazione a partenariato strategico. Ovvero, la creazione di un Consiglio che si riunisce periodicamente e monitora lo stato degli avanzamenti del lavoro comune sulle materie che vengono individuate: nello specifico energia, difesa, investimenti, archeologia. Sulle critiche sollevate dall’opposizione a proposito di un passato in cui Meloni si era detta molto critica nei confronti del regime saudita, la presidente del Consiglio minimizza: “L’opposizione mi rinfaccia qualsiasi cosa, ma non c’è contraddizione tra quello che io dicevo ieri e quello che faccio oggi“, chiosa, spiegando che i due Paesi hanno interesse a stringere accordi strategici in materie come quelle individuate. Diverso, si difende, è il tema posto in passato: “La questione, eventualmente, di chi dovesse favorire attività di proselitismo in Europa. Su questo io non ho cambiato idea, ma non mi pare che ci sia nulla di tutto questo nel lavoro che abbiamo fatto in questi giorni“.

Tra Italia e Arabia Saudita accordi per 10 miliardi di euro: focus su energia e difesa

Photo credit: Palazzo Chigi

Accordi per circa dieci miliardi di euro fra Italia e Arabia Saudita nell’ambito della visita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha anche elevato il livello di collaborazione fra i due paesi a partenariato strategico. I patti siglati riguardano ambiti come la cooperazione in materia energetica e di difesa, l’impulso agli investimenti reciproci fino ai temi legati all’archeologia.

Fra gli accordi più importanti quelli siglati da Sace che valgono ben 6,6 miliardi di dollari. Si tratta di 5 operazioni e accordi con primarie controparti saudite attive sul mercato, con l’obiettivo di sostenere le esportazioni italiane in Arabia Saudita nonché i rapporti commerciali e di investimento tra i due Paesi. Le iniziative comprendono una operazione con Neom, nella quale Sace ha garantito un finanziamento multi-currency del valore complessivo di 3 miliardi di dollari reso disponibile da un pool di nove banche internazionali per aprire nuove opportunità di export per PMI e filiere italiane in diversi settori e comparti funzionali ai progetti di Neom come infrastrutture, sviluppo urbano, edilizia e trasporti ferroviari, stradali e marittimi. C’è poi un Memorandum d’intesa con Saudi Electricity Company (SEC), la principale fonte di elettricità nel Regno dell’Arabia Saudita. Nell’ambito dell’accordo, Sace si impegna a esplorare potenziali opportunità per fornire garanzie creditizie a SEC per lo sviluppo di nuovi progetti sostenibili legati allo sviluppo del sistema elettrico saudita, facilitando attività di business e di investimento tra cui EPC (ingegneria, approvvigionamento e costruzione) e O&M (operazioni e manutenzione) servizi di aziende italiane. Accordi poi con ACWA Power Company, primario gruppo saudita che opera in qualità di sviluppatore, investitore, comproprietario e operatore di un portafoglio di impianti di generazione di energia, energia rinnovabile e produzione di acqua desalinizzata: due documenti strategici per collaborare su nuove opportunità di business, con un focus su progetti di energia rinnovabile e un interesse condiviso a collaborare su iniziative in Africa e Asia centrale, tra cui: i) una linea di credito per sostenere i progetti green di ACWA Power in Asia centrale e facilitare l’esportazione di aziende italiane secondo il mandato di SACE. Infine, un accordo di cooperazione con la Banca Araba per lo Sviluppo Economico in Africa (BADEA) nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, in particolare nei paesi target come Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal, Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Costa d’Avorio, Repubblica del Congo, Mozambico, Kenya, Etiopia.

ACWA Power, società quotata in borsa in Arabia Saudita riconosciuta come la più grande società privata di desalinizzazione dell’acqua al mondo, pioniera nella transizione energetica e first mover nel settore dell’idrogeno verde, ha firmato un memorandum d’intesa con Snam per esplorare la collaborazione e gli investimenti congiunti finalizzati alla creazione di una catena di fornitura di idrogeno verde in Europa. Questa partnership prevede l’esplorazione di potenziali collaborazioni e investimenti congiunti finalizzati alla creazione di una catena di approvvigionamento internazionale per una fornitura affidabile ed economica di idrogeno verde dall’Arabia Saudita all’Europa e la valutazione dello sviluppo di un terminale di importazione dell’ammoniaca in Italia per facilitare la consegna dell’idrogeno verde attraverso il SoutH2 Corridor, il corridoio lungo 3.300 km che raggiunge l’Europa centrale attraverso Italia, Austria e Germania. E ancora, di rilevanza per il Piano Mattei, due accordi di Cdp, uno con il Fondo saudita per la cooperazione allo sviluppo e uno con Acwa Power, per la collaborazione nella promozione di progetti in Africa.

Per quanto riguarda la mobilità, Gewiss ha annunciato un investimento iniziale di 20 milioni di euro in Arabia Saudita “per rafforzare la propria presenza nella regione e promuovere soluzioni innovative per la mobilità elettrica e la gestione intelligente dell’energia in ambito domestico, industriale e dell’illuminazione in genere”.

Diversi sono i MoU firmati da Fincantieri, che sottolineano l’interesse dell’azienda per questa regione in seguito all’istituzione della controllata Fincantieri Arabia for Naval Services nel 2024. Gli accordi raggiunti testimoniano l’impegno strategico di Fincantieri nel promuovere l’innovazione, la sostenibilità e lo sviluppo industriale attraverso una serie di collaborazioni con realtà saudite e partner internazionali. Per quanto riguarda ELT Group, due sono i Memorandum siglati: uno con Sami-Aec e uno con Shamal, entrambi nel settore aerospaziale e della difesa. Sempre nello stesso ambito, Leonardo ha firmato un MoU con l’obiettivo di discutere, sviluppare e valutare una serie di investimenti e opportunità per espandere ulteriormente la collaborazione nei settori dell’aerospazio e della difesa.

Infine, in ambito culturale, firmati due importanti accordi di collaborazione tra la Direzione generale Musei e il Parco Archeologico di Pompei, per il Ministero della Cultura italiano, e la Royal Commission for AlUla (RCU), per l’Arabia Saudita. Il programma esecutivo firmato dalla Direzione generale Musei e dalla RCU ha l’obiettivo di rafforzare la cooperazione nei settori dell’archeologia e della valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle politiche di conservazione, manutenzione, gestione, promozione dell’accessibilità e sviluppo di competenze nei musei e nei luoghi della cultura. Tra le attività previste figurano seminari e incontri di studio e ricerca, la produzione di pubblicazioni scientifiche multilingue, l’organizzazione di programmi formativi, mostre ed eventi condivisi, nonché lo scambio di esperti e competenze, con particolare attenzione all’applicazione di tecnologie innovative. La cooperazione con il Parco Archeologico di Pompei è invece focalizzata sullo sviluppo sostenibile dei siti archeologici, con particolare attenzione al contributo che questi possono offrire nella salvaguardia e valorizzazione delle tradizioni agricole locali come patrimoni immateriali. Sono previsti progetti mirati a perseguire questi obiettivi strategici e a rafforzare il ruolo del Museum of Incense Road, parte integrante del Journey Through Time di AlUla, che posiziona il museo in una prospettiva globale. Inoltre, Pompei sarà un partner chiave per alcune mostre della RCU in Italia.

Governo lavora su dossier energia. Meloni ad Abu Dhabi, Pichetto sigla intesa con Arabia

Con lo stop delle forniture di gas russo da Gazprom e i prezzi alle stelle, il governo lavora sul dossier energia, con lo sguardo rivolto ancora più a Est. Gilberto Pichetto firma a Riad un memorandum quinquennale con l’Arabia Saudita per rafforzare la cooperazione su transizione e sicurezza degli approvvigionamenti, prima di accompagnare Giorgia Meloni ad Abu Dhabi, dove domani e il 16 gennaio parteciperà al World Future Energy Summit.

E’ la terza visita della premier negli Emirati Arabi Uniti dall’inizio del mandato, dopo la bilaterale di marzo 2023 e la partecipazione alla COP28 di Dubai a dicembre 2023. Nel frattempo, le relazioni tra Italia ed Emirati sono cresciute. L’energia è un tassello cruciale della cooperazione, con un approccio alla transizione che più volte la premier ha definito “pragmatico“, ispirato al principio di neutralità tecnologica. Al summit della Sustainability Week Meloni interverrà al segmento di alto livello concentrandosi, secondo quanto filtra da fonti diplomatiche, sulla strategicità delle interconnessioni per la transizione energetica ribadendo che “l’obiettivo dell’Italia è diventare lo snodo per i flussi energetici tra l’Europa e l’Africa“. Un traguardo a cui il Governo sta lavorando da più fronti, con l’attuazione del Piano Mattei e di diversi progetti infrastrutturali, come l’elettrodotto sottomarino Elmed tra Italia e Tunisia. A margine del suo intervento, il Presidente del Consiglio assisterà alla firma di un’intesa quadro per lo sviluppo di una nuova infrastruttura di produzione e distribuzione di energia verde. Con Meloni e Pichetto, sarà ad Abu Dhabi anche il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.

La premier incontrerà ancora anche il presidente, Mohamed bin Zayed, per discutere di come sviluppare ulteriormente gli investimenti reciproci nei settori più innovativi e ad alto valore aggiunto. In agenda ci sono anche i nodi internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente. Meloni e bin Zayed approfondiranno le possibilità di rafforzare la cooperazione italo-emiratina nel quadro del Piano Mattei e del Processo di Roma su migrazioni e sviluppo. Gli EAU sono stati i primi a contribuire al fondo fiduciario multi-donatore creato dall’Italia presso la Banca Africana di Sviluppo.

Il memorandum firmato da Pichetto in Arabia Saudita si concentra invece sulle energie rinnovabili, la riduzione delle emissioni di metano, le interconnessioni elettriche, l’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni, i suoi derivati di natura rinnovabile e low-carbon come l’ammoniaca, i sistemi di cattura, stoccaggio e utilizzo della CO2.  Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica l’Italia “consolida il suo ruolo di hub energetico e ponte tra Europa e Africa, con partenariati reciprocamente vantaggiosi basati sul ruolo strategico delle energie rinnovabili e dell’idrogeno”. L’Italia punta a essere un punto di ingresso dell’idrogeno e derivati nel mercato europeo “molto più vicino, competitivo e strategico di altre alternative sul Mare del Nord”, spiega Pichetto, annunciando un “immediato e concreto” seguito operativo del MoU con la decisione di indicare un rappresentante permanente del Ministero dell’Ambiente presso l’International Energy Forum (IEF). Un’intesa che, assicura, è “un punto di partenza e non di arrivo“, uno strumento quadro da utilizzare per rafforzare i rapporti tra i nostri Paesi e, attraverso l’Italia, tra l’Arabia Saudita e l’Europa.

Mattarella vede Zelensky: “Pieno sostegno Italia”. Da presidente ucraino invito a Kyev

Volodymyr Zelensky torna a Roma e rafforza il legame con il nostro Paese. Il presidente ucraino giovedì sera ha incontrato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, questa mattina invece è stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo ha accolto con parole di profonda amicizia: “Confermo la determinazione dell’Italia a mantenere pieno, inalterato e costante sostegno all’Ucraina contro l’aggressione della Federazione Russa”.

Il capo dello Stato spiega che questa scelta è frutto della “amicizia che lega i nostri Paesi, per il rispetto delle regole della convivenza internazionale contro la pretesa di imporre con le armi la volontà a un altro Stato” e “per la sicurezza dell’Europa”. Zelensky ascolta e ricambia, innanzitutto ringraziando “per l’appoggio del governo italiano e per i pacchetti di sostegno all’Ucraina, sia al nostro esercito, alla nostra capacità di resistenza, sia a livello umanitario al nostro popolo”. Il presidente ucraino consegna a Mattarella anche un invito speciale a visitare Kyev, ricordando che sono ormai trascorsi 25 anni dall’ultima volta di un presidente della Repubblica italiana.

C’è anche un altro tema al centro dei colloqui intrattenuti da Zelensky a Roma, città dove il 10 e 11 luglio prossimi si svolgerà la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. “Sono molto contento che questa conferenza si tenga in Italia”, dice infatti al Quirinale, spiegando che “sul restauro del patrimonio culturale vogliamo davvero il sostegno dei vostri tecnici, che hanno molta esperienza”.

Ma non è solo la cultura che interessa. In un’intervista esclusiva a Rainews, infatti, sottolinea di avere avuto “un ottimo incontro con Giorgia Meloni ieri, abbiamo un rapporto particolare, ne sono contento”. E ripete i ringraziamenti per gli aiuti umanitari: “Sono fondamentali, soprattutto ora che ci sono attacchi al nostro sistema energetico, siamo infinitamente grati all’Italia”. Grazie alle infrastrutture inviate dal nostro Paese in questi anni, infatti, ci sono quelle utili a garantire energia elettrica per reggere al freddo degli inverni ucraini.

Inoltre, Zelensky mette in luce l’importanza di “scongelare i beni degli oligarchi russi per ricostruire l’Ucraina: è una cosa estremamente positiva. Sono molto grato a Meloni per quello che è stato fatto”. Della premier, poi, intercettato dal ‘Messaggero’ dice apertamente “mi fido di lei”.

Il presidente ucraino, al termine degli incontri, fa un resoconto ampio anche sui suoi canali social, sempre alimentati con tante informazioni quasi in tempo reale. “Ho ringraziato il presidente Mattarella per l’incrollabile sostegno dell’Italia, per la sua posizione chiara e di principio su una pace giusta e duratura e per l’importanza di una stretta collaborazione con i partner internazionali per raggiungere questo obiettivo”, scrive su Telegram. Aggiungendo di apprezzare “la visione positiva” del nostro Paese “sull’integrazione dell’Ucraina nella Ue e nella Nato come elemento chiave del sistema di sicurezza paneuropeo. Ho sottolineato – continua – che l’integrazione del mio Paese nelle strutture di sicurezza esistenti non è solo la soluzione più efficace, ma anche la più conveniente per tutti i partner”.

A quasi tre anni dall’inizio del conflitto si moltiplicano gli sforzi per arrivare a un accordo che metta fine alle armi. In attesa ovviamente che il neo presidente Usa, Donald Trump, entri in carica il 20 gennaio prossimo. In queste ore si fa largo l’ipotesi di un incontro tra il tycoon e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin: da Mosca arrivano aperture, ma la strada verso un negoziato risolutore è ancora lunga da percorrere.

Meloni, le bollette e la soglia (alta) di allerta sul gas

In tre ore di contraddittorio con la stampa parlamentare italiana, Giorgia Meloni non ha risposto solo a una domanda: quella sulle bollette, che in Italia incidono il 30% in più rispetto ad altri Paesi d’Europa. Non ha risposto perché – citiamo – pochi secondi non sarebbero stati sufficienti per affrontare un tema delicatissimo, che va a impattare su famiglie e imprese, che sta impegnando il governo, che non è di facile e immediata soluzione. Non è stata una fuga dalla realtà, quella della premier, semmai la certificazione di uno status precario in cui versa non solo l’Italia ma l’intera Ue dopo la chiusura del gasdotto che collega la Russia all’Europa attraverso l’Ucraina. Ue le cui scorte – per la cronaca – sono scese a quota 69%: insomma bene ma non benissimo.

Il prezzo del gas è in ribasso rispetto ai 50 euro al megawattora dei primi giorni dell’anno, eppure resta alta la soglia di allerta perché – come disse la stessa presidente del Consiglio alla Cop 29 di Baku – di gas dovremo ancora campare almeno per i prossimi dieci anni. Meloni sa che a questa situazione dovrà mettere mano probabilmente non adesso, con il cuscinetto degli stoccaggi a rendere ‘sicuro’ l’inverno, quanto invece in primavera quando dovremo di nuovo ‘riempire i serbatoi’. Lì, se i prezzi saranno ancora elevati, si dovranno fare i conti della spesa ed è chiaro che, se la quotazione (vittima di speculazioni) non dovesse calare, saranno dolori. L’inquilina più illustre di palazzo Chigi sa perfettamente che le famiglie e le imprese, in particolare le hard to abate, chiederanno conto della situazione: da un lato c’è la sopravvivenza, dall’altro la tutela della competitività. E’ ovvio che l’Italia da sola non può fare nulla ed è altrettanto chiaro che tocca all’Unione europea muoversi anche con una certa rapidità e non con i consueti ritmi lenti. Vedremo…

Meloni non ha avuto l’occasione di parlare di rinnovabili e nucleare, che a ben guardare sono le soluzioni più accreditate per scongiurare la dipendenza dal gas in arrivo dall’Algeria, dall’Azerbaijan, dalla Libia e (rigassificato) dagli Stati Uniti. Sulla Libia – soprattutto dopo la caduta di Assad in Siria – la premier si è detta “molto concentrata” e ha ammesso che “la presenza russa in Africa è un tema che pongo da due anni ai miei partner”. Africa che sta a cuore a Meloni per lo sviluppo del Piano Mattei di cui in conferenza ha fatto giusto un accenno: in teoria molto passa dall’attuazione di un progetto ambizioso che potrebbe davvero rappresentare un’importante soluzione.

A margine di Meloni, delle sue risposte e della crisi energetica ci sono i litigi per il rigassificatore di Piombino che la Toscana non vuole più e che la Liguria non intende parcheggiare a Vado Ligure. Bisticci italici che non tengono in considerazione la gravità della situazione.

Musk e Trump protagonisti della conferenza di Meloni. Schlein: “Sembra portavoce Usa”

Stati Uniti al centro della conferenza stampa annuale di Giorgia Meloni con i giornalisti parlamentari: dai rapporti tra la premier ed Elon Musk, al giallo dell’accordo con SpaceX, passando per i rischi della politica annunciata da Donald Trump, protezionista sul fronte commerciale e aggressiva su quello geopolitico, con le minacce alla Groenlandia e al canale di Panama. Ma nelle tre ore di incontro si è parlato anche della liberazione della giornalista Cecilia Sala, di lavoro, di Piano Mattei. La premier glissa invece sull’aumento massiccio dei costi dell’energia in Italia: “Non è una questione su cui si può rispondere in 20 secondi, quindi per rispetto ai colleghi mi fermo qui“, risponde. Per l’esecutivo nessun pericolo di rimpasto, giura: “E’ già il settimo governo per longevità della storia nazionale, procediamo a grandi falcate per scalare la classifica“. Il sogno di Matteo Salvini all’Interno entro fine legislatura? Spezzato senza lasciare spazio a equivoci: “Sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, ma anche Piantedosi lo è e lo voglio ringraziare”.

La presidente del Consiglio smentisce categoricamente le voci sull’accordo per Starlink, derubricandole a “fake news” e difende Musk sul quale dice di non voler vedere addosso una “lettera scarlatta” solo per la reciproca vicinanza. Nessun “favore agli amici“, garantisce, assicurando di prendere decisioni valutando i problemi “solo con la lente nazionale“. Il punto è mettere in sicurezza alcune comunicazioni molto sensibili per la Difesa e SpaceX, ricorda Meloni, è tecnologicamente il soggetto più avanzato per fare questo lavoro perché al momento “non ci sono alternative pubbliche“. Il problema esiste ed è, ribadisce, un tema di sicurezza nazionale: “Tutto il resto è dibattito buono per opposizioni a corto di argomenti, ma è un altro tema“.

Quanto alle presunte ingerenze politiche del patron di Tesla, Meloni confessa di considerare “più pericoloso” George Soros che, accusa, “si trincera dietro una campagna antisemita che nessuno fa” mentre è “molto più ingerente di quanto non lo sia Musk”. Gli Stati Uniti restano al centro delle domande, che evocano lo spettro dei dazi promessi da Trump. Sarebbero un problema, ammette la prima ministra, ma “gli scogli si devono superare con il dialogo” e poi ricorda: “Non è una novità che le amministrazioni americane pongano la questione dell’avanzo commerciale. Il protezionismo non è un approccio che riguarda solo l’amministrazione di Trump“. La ricetta è dunque discuterne perché, confida, “delle soluzioni si possono trovare“. Nessun timore invece sulle minacce di annessione della Groenlandia con la forza: “Lo escludo“, scandisce, ipotizzando che le sue dichiarazioni del Tycoon siano un messaggio ad altri player mondiali: “La Groenlandia è un territorio particolarmente strategico, anche grosso, ricco di materie prime. La mia idea è che queste dichiarazioni rientrino nel dibattito a distanza tra grandi potenze, un modo energico per dire che gli Stati Uniti non rimarranno a guardare di fronte alla previsione che altri grandi player globali muovano in zone che sono di interesse strategico per gli Stati Uniti“.

Spostando lo sguardo a Sud, Meloni si dice fiera degli apprezzamenti incassati con il Piano Mattei. Nei primi nove Paesi del piano i progetti sono tutti già avviati. Le due grandi sfide per il 2025 saranno internazionalizzarlo e ampliarlo. Per allargarlo sono stati individuati cinque nuovi Paesi con cui stringere accordi: Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal. Perché il Piano vada in porto, però, servirà anche la stabilizzazione della Libia. Qui la trama si complica, perché la Russia aveva una forte presenza in Siria, con la sua flotta sul Mediterraneo. Con la caduta di Assad, avverte la premier, “è ragionevole che Mosca cerchi altri sbocchi e che uno di questi possa essere la Cirenaica”. La stabilizzazione definitiva della Libia, confessa, è “una delle questioni più complesse che mi sia trovata ad affrontare”. Ma quello della presenza russa in Africa è un tema che lei stessa pone da due anni: “Qualcosa si muove – registra -, lo abbiamo visto sia al G7 dei leader che al vertice Nato“.

Dopo le tre ore di conferenza, le opposizioni salgono sulle barricate: “Si è conclusa la conferenza della portavoce di Trump e Musk, aspettiamo quella della presidente del Consiglio d’Italia”, risponde su Instagram la segretaria del Pd, Elly Schlein. Di “conferenza propaganda” parla il deputato di Avs Nicola Fratoianni: “Tra battutine, difesa a spada tratta di Trump e Musk e risposte stizzite alle domande più scomode, la presidente del consiglio continua a millantare grandi successi al governo. Ma la cosa davvero insopportabile è il silenzio di sui veri problemi del Paese: stipendi troppo bassi, costo della vita troppo alto, incertezza per il futuro e mancanza di servizi“, osserva. “Meloni continua a dichiararsi pronta ad affidare a Elon Musk un servizio delicatissimo su cui passano informazioni riservate per il paese e dice ma perché dobbiamo mettergli una lettera scarlatta? Perché una persona che dice che vuole rovesciare il governo inglese e mandare il premier in galera, che ha sospeso la fornitura dei satelliti all’Ucraina dalla mattina alla sera è pericolosa e inaffidabile“, fa eco il leader di Azione, Carlo Calenda. Non accetta il dribbling sulle bollette la capogruppo del M5S in Attività produttive della Camera, Emma Pavanelli: “Ha detto che non ha tempo per parlare dei rincari, che non è una questione sulla quale si può rispondere in 20 secondi. Certo, come no. Lo vada a raccontare ai milioni di italiani che dovranno affrontare rincari assurdi già dall’inizio di quest’anno”, tuona, ricordando le continue richieste al governo di interventi strutturali: “Cara presidente Meloni, non ci vogliono 20 secondi, ci vuole impegno e subito!”.

Crosetto: “Nessun accordo, ma SpaceX ha le capacità per comunicazioni più affidabili”

Non c’è nessun contratto e nessun accordo con SpaceX, né del Governo né della Difesa. Guido Crosetto resta sulla linea di Palazzo Chigi, smentendo qualunque trattativa in corso con Elon Musk. Però, precisa il ministro rispondendo a un’interrogazione di Avs durante il Question Time, un upgrade nelle telecomunicazioni della Difesa è necessario e SpaceX ha capacità utili.

Le forze armate operano “anche a grande distanza dall’Italia e non sempre in presenza di servizi o infrastrutture adeguati”, scandisce, ricordando che nel 2024 i contingenti italiani sono stati presenti nel quadrante indo-pacifico, in Africa, Medio Oriente, Nord Europa ed Est Europa, con attività che richiedono comunicazioni affidabili e continue. In Italia questi servizi vengono erogati grazie a sistemi in orbita geostazionaria (Sicral), che sono affidabili ma, precisa, “offrono copertura geografica e banda limitate”. Per questo, la Difesa è “interessata, forse obbligata”, spiega il ministro, a integrare queste capacità con satelliti in orbita bassa, che offrono più continuità, copertura, minor tempo di latenza.

Per il momento, l’autorità per lo spazio ha dato mandato all’Asi di avviare uno studio per esplorare ogni possibile soluzione. In Europa il programma Iris 2 prevederà a regime 290 satelliti circa, con tempi di realizzazione da quantificare e si stimano a oltre il 2030. SpaceX, invece, conta oltre 7.600 satelliti in orbita bassa, con una previsione di 42mila: “E’ un operatore che possiede le capacità di servire i servizi necessari”, osserva Crosetto, che però non esclude che l’Italia possa utilizzare apparati e tecnologie proprietarie “a ulteriore tutela degli interessi nazionali”. In ogni caso, se il governo dovesse optare per soluzioni commerciali, assicura, “la difesa attiverà un tavolo tecnico dedicato”.

Intanto, le opposizioni continuano a chiedere che la premier riferisca in Parlamento sul caso Starlink. “Sia chiaro che in Italia vige ancora la democrazia parlamentare“, tuona il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, accusando le sorelle Meloni di “decidere quello che vogliono nei vertici in famiglia premiando i vari amichetti”. Ma, ribadisce Renzi, “se vogliono dare i soldi a Musk, Giorgia ci metta la faccia e venga a dire perché in Aula“.
Rinnova l’invito alla premier anche il Pd: “Venga a dirci esattamente quali sono i termini del negoziato, confermato sempre di più da voci autorevoli, qual è il costo di questa operazione, quale interesse viene spartito tra l’uomo più ricco del mondo e il nostro Paese“, afferma la capogruppo alla Camera, Chiara Braga.
Di un “mondo distopico, inimmaginabile e terrificante” parla in Aula il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Riccardo Ricciardi: “Meloni si accorda personalmente, senza nessuna gara pubblica, con un personaggio come Musk che insulta capi di governo e ingerisce nei processi democratici di altri Paesi, per la gestione della sicurezza delle comunicazioni e dei dati dei cittadini italiani“, denuncia.
Per Nicola Fratoianni Crosetto omette la questione fondamentale: “In materia di infrastrutture strategiche, in materia di sicurezza nazionale e in materia di difesa, l’affidamento di uno Stato sovrano e sottoposto al controllo democratico a un monopolista privato, chiunque esso sia, è un gigantesco problema politico“. La soluzione, per l’esponente di Avs, passa per la richiesta che l’Europa acceleri e investa di più, perché siano autonomi i proprietari e pubbliche le infrastrutture strategiche.