Ue avvia il primo progetto comune sul nucleare. Pichetto-Urso: “Italia al centro”

Parte a Bruxelles il primo progetto comune sulle energie nucleari, candidato per l’Ipcei (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo). Il gruppo di lavoro è guidato dalla Francia, sostenuto dall’Italia e dalla Romania, ma sarà aperto alla sottoscrizione di altri Stati. L’obiettivo è portare avanti un piano integrato, con “forti collaborazioni di ricerca e sviluppo”, spiega la Commissione europea, per creare un “ecosistema nucleare europeo competitivo”.

Si punta quindi a decarbonizzare l’industria, rafforzando la competitività e cercando di raggiungere gli obiettivi climatici. “Questo Ipcei può rendere l’Europa leader mondiale nell’innovazione nucleare”, si spinge a sostenere il vice presidente della Commissione, Stéphane Séjourné, nella riunione in cui ha preso avvio la fase di progettazione del lavoro.

Gilberto Pichetto e Adolfo Urso si dicono “molto soddisfatti”: “Rappresenta un riconoscimento del valore strategico del nucleare a livello europeo”, spiegano in una nota congiunta.

L’Italia ha fornito il sostegno all’iniziativa con una endorsement letter, a conferma della “vitalità di una filiera industriale nazionale che, insieme alla ricerca e all’accademia, è rimasta attiva e competitiva negli ultimi quarant’anni, nonostante l’assenza di produzione di energia da fonte nucleare sul territorio nazionale”, ricordano i due ministri. Il risultato è frutto di un “intenso lavoro di collaborazione” tra il Mase e il Mimit, con il supporto dalla Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (Pnns), istituita presso il Mase, che ha pubblicato lo scorso 4 aprile i risultati di un anno di lavoro collaborativo tra i più importanti stakeholder nazionale sul nucleare.

I due ministeri evidenziano che, per la prima volta dall’istituzione degli Ipcei, all’Italia “è stato riconosciuto il ruolo di penholder (coordinatore) a livello europeo, in particolare per le tecnologie di fusione nucleare”. Il nostro Paese ha però dato un contributo, viene precisato, “ugualmente determinante” nell’ambito delle tecnologie di fissione nucleare e delle applicazioni mediche delle tecnologie nucleari.

La fase di design dei progetti apre un percorso che richiederà un ulteriore e significativo impegno da parte dei ministeri coinvolti, in sinergia con l’intero sistema industriale, accademico e della ricerca italiano. Nel momento in cui il Parlamento si prepara a confrontarsi sulla legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, questo Ipcei rappresenta uno strumento per sostenere una filiera nazionale che “opera da decenni ai più alti livelli europei e internazionali, sia nel campo della fissione nucleare che della fusione”, sostengono i ministri.

Si tratta di “un segnale forte che riconosce il valore strategico dell’innovazione tecnologica in ambito energetico e conferma il ruolo centrale che l’Italia può e deve avere in questa sfida, l’unica in grado di garantire la sicurezza del Paese e ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese”, fa eco la viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava, in quota Lega. Proprio il Carroccio, lunedì a Milano presenterà la sua proposta per un nucleare possibile già dal 2032: “È l’unico modo – secondo il segretario Matteo Salvini – per avere bollette più basse per famiglie e imprese”.

Ia, sfida per sicurezza energetica: entro 2030 raddoppia domanda elettricità. Aumentano emissioni

Photo credit: AFP

 

‘Dopato’ dall’intelligenza artificiale, il consumo di elettricità dei data center “più che raddoppierà” entro il 2030, rappresentando una sfida per la sicurezza energetica e un fattore di aumento delle emissioni di CO2.

Secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) dal titolo ‘Energia e Ia’, pur essendo già ad alto consumo energetico, i data center hanno raddoppiato la loro capacità di elaborazione con il recente sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa, che richiede capacità di calcolo colossali per elaborare le informazioni accumulate in database giganteschi. Nel 2024, queste infrastrutture rappresentavano solo circa l’1,5% del consumo globale di elettricità (415 TWh), ma negli ultimi cinque anni questa percentuale è già aumentata del 12% all’anno. E non è ancora finita.

Secondo l’Aie, “si prevede che la domanda globale di elettricità dei data center raddoppierà entro il 2030, raggiungendo circa 945 terawattora (TWh), ovvero una cifra leggermente superiore all’attuale consumo totale di elettricità del Giappone”. Entro questa data, i data center consumeranno poco meno del 3% dell’elettricità mondiale. A livello locale, “un centro elaborazione dati da 100 megawatt può consumare la stessa quantità di elettricità di 100.000 famiglie” all’anno, ma domani “i centri più grandi in costruzione oggi consumeranno 20 volte di più“, l’equivalente del consumo di 2 milioni di famiglie.

In un rapporto di 302 pagine, il primo dedicato all’intelligenza artificiale, l’agenzia per l’energia esamina “uno dei problemi energetici più urgenti e meno compresi oggi”. “L’intelligenza artificiale potrebbe trasformare il settore energetico nel prossimo decennio, incrementando la domanda di elettricità dai data center di tutto il mondo e offrendo al contempo significative opportunità di ridurre i costi, migliorare la competitività e tagliare le emissioni”, ha affermato l’Aie. I data center sono distribuiti in modo non uniforme nel mondo e concentrati in poche regioni all’interno di un Paese, spesso in prossimità delle città, il che solleva sfide in termini di fornitura e dimensionamento della rete elettrica. Questo aumento sarà “particolarmente” marcato in alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, dove “i data center sono sulla buona strada per rappresentare quasi la metà” della domanda aggiuntiva di elettricità, sottolinea il direttore esecutivo dell’Agenzia Fatih Birol.

Insieme, Stati Uniti, Europa e Cina rappresentano oggi circa l’85% del consumo dei data center. La prima sfida è quindi quella di trovare elettricità a prezzi accessibili e in abbondanza. Nel tentativo di prendere le distanze dalla Cina nel campo dell’intelligenza artificiale (IA), il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato la creazione di un “Consiglio nazionale per il dominio energetico” con il compito di incrementare la produzione di energia elettrica. Secondo l’AIE, “per soddisfare le crescenti esigenze verrà utilizzata un’ampia gamma di fonti energetiche“, tra cui il carbone, che attualmente soddisfa il 30% del fabbisogno dei data center. “Tuttavia, si prevede che le energie rinnovabili e il gas naturale assumeranno un ruolo guida, grazie alla loro competitività in termini di costi e alla loro disponibilità nei mercati chiave“, si legge nel rapporto.

La corsa ai data center porterà inevitabilmente a un aumento delle emissioni legate al consumo di energia elettrica, dagli attuali 180 milioni di tonnellate di CO2 a 300 milioni di tonnellate entro il 2035, una quota minima però rispetto alla portata delle emissioni globali stimate nel 2024 (41,6 miliardi di tonnellate di CO2), avverte l’IEA. “Sebbene queste emissioni restino al di sotto dell’1,5% delle emissioni totali del settore energetico in questo periodo, i data center sono tra le fonti di emissioni in più rapida crescita“, aggiunge. Tuttavia, secondo l’Aie, queste emissioni aggiuntive potrebbero essere compensate o addirittura superate da potenziali risparmi di emissioni nel settore energetico e in altri settori, grazie ai guadagni di efficienza e alle innovazioni guidate dall’intelligenza artificiale. “I timori che l’intelligenza artificiale acceleri il cambiamento climatico sembrano esagerati, così come le aspettative che l’intelligenza artificiale da sola possa risolvere il problema“, conclude Aie. Con cautela, l’agenzia ritiene che “l’adozione dell’intelligenza artificiale non sia garantita e potrebbe essere compensata da effetti di rimbalzo e da un aumento del consumo di combustibili fossili“. In altre parole, l’intelligenza artificiale non è “una soluzione miracolosa” nella transizione energetica e resta necessaria una “politica proattiva”.

Trump rilancia il ‘meraviglioso’ carbone: stop a barriere normative

Il presidente Usa, Donald Trump, ha firmato alcuni decreti volti a “dare impulso” all’estrazione di carbone negli Stati Uniti, con l’obiettivo di “più che raddoppiare” la produzione interna di elettricità, in particolare per rispondere all’espansione dell’intelligenza artificiale. I testi che ha ratificato, circondato da minatori con in testa gli elmetti da cantiere, mirano ad eliminare le barriere normative all’estrazione del carbone e a sospendere le previste chiusure di numerose centrali che utilizzano questo combustibile fossile in tutto il paese.

“Porremo fine all’orientamento anti-carbone della precedente amministrazione”, ha detto il presidente americano, che ha dato istruzioni al Dipartimento di Giustizia di “identificare e combattere” le normative locali che ostacolerebbero il suo obiettivo. Donald Trump ha inoltre assicurato che “sarà possibile estrarre enormi quantità di minerali strategici e terre rare, di cui abbiamo bisogno per il settore tecnologico e dell’alta tecnologia, attraverso il processo di estrazione del carbone”.

L’obiettivo dei decreti, si legge nei documenti firmati da Trump, è “garantire la prosperità economica e la sicurezza nazionale dell’America, abbassare il costo della vita e far fronte all’aumento della domanda di energia elettrica da parte delle tecnologie emergenti”. Ecco perché “dobbiamo aumentare la produzione energetica nazionale, incluso il carbone”, che è “abbondante e conveniente e può essere utilizzato in qualsiasi condizione meteorologica”. Le “meravigliose” risorse Usa di questo combustibile fossile sono vaste e, spiega il presidente, hanno “un valore stimato attuale di trilioni di dollari”.

Entro 60 giorni i segretari degli Interni, dell’Agricoltura e dell’Energia dovranno presentare a Trump una relazione che identifichi le risorse e le riserve di carbone sui terreni federali e, nel caso di impedimenti all’estrazione, presentare politiche in grado di rimuoverli. I decreti firmati chiedono anche alle agenzie autorizzate a concedere prestiti, sovvenzioni o investimenti azionari di “adottare misure per revocare qualsiasi politica o regolamento che miri a scoraggiare o che scoraggi effettivamente gli investimenti nella produzione di carbone e nella generazione di energia elettrica da carbone”, come la Us Treasury Fossil Fuel Energy Guidance for Multilateral Development Banks del 2021, revocata dal Dipartimento del Tesoro.

La produzione di carbone, la fonte di energia fossile più inquinante, è diminuita drasticamente negli Stati Uniti negli ultimi quindici anni, passando da poco più di un miliardo di tonnellate nel 2008 a poco più di 520 milioni nel 2023, secondo i dati del governo. Due anni fa il carbone rappresentava solo poco più del 16% della produzione totale di elettricità, superato in particolare dalle energie rinnovabili (poco più del 21%). Conosciuto per le sue posizioni scettiche sul clima, Donald Trump, non appena tornato al potere il 20 gennaio, ha denunciato l’Accordo di Parigi sul clima e da allora ha iniziato a sostenere le energie fossili con la deregolamentazione. Più di un terzo dell’elettricità mondiale è prodotta con il carbone, un importante fattore di riscaldamento globale a causa delle emissioni di CO2 dovute alla sua combustione.

Produzione elettricità da carbone al minimo da 20 anni ma non per Cina e India

Secondo un rapporto pubblicato oggi, l’aumento delle nuove capacità di produzione di energia elettrica a base di carbone ha raggiunto il minimo degli ultimi vent’anni, ma rimane trainato da Cina e India. La potenza di queste nuove capacità è stata di 44 gigawatt (GW) nel 2024, dopo 72 GW nel 2023, il più basso aumento dal 2004, quando era stato di 37 GW, secondo questo rapporto realizzato da un collettivo di ricercatori e Ong. Il picco nel periodo era stato raggiunto nel 2015, con 107 GW di nuova capacità collegata alla rete.

Più di un terzo dell’elettricità mondiale è prodotta con il carbone, un importante fattore di riscaldamento globale a causa delle emissioni di CO2 dovute alla sua combustione. Se diversi paesi hanno rinunciato a questa fonte di energia per produrre elettricità, come il Regno Unito che ha chiuso il suo ultimo impianto l’anno scorso, l’aumento continua ad essere guidato soprattutto da Cina e India. In totale, solo otto Paesi hanno avviato la costruzione di nuove centrali a carbone nel 2024, rileva questo gruppo che comprende in particolare le organizzazioni Global Energy Monitor ed E3G. Tra questi, Cina e India hanno avviato più cantieri che mai. Ma il rallentamento dell’aumento osservato a livello globale può essere visto come un segno che “la transizione energetica sta procedendo a tutta velocità”, secondo Christine Shearer, project manager di Global Energy Monitor.

Tuttavia, “c’è ancora del lavoro da fare per abbandonare l’uso del carbone come fonte di energia elettrica, in conformità con gli accordi di Parigi”, osserva Shearer. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), la domanda di carbone dovrebbe raggiungere il picco entro il 2027, con il calo nei paesi sviluppati compensato dall’aumento nei paesi emergenti. Nonostante un record di sviluppo delle energie rinnovabili, la Cina assorbe ancora un terzo del carbone consumato nel mondo. Segno di speranza: nonostante il numero senza precedenti di cantieri aperti in Cina lo scorso anno, il numero di nuove licenze edilizie concesse è sceso al minimo degli ultimi tre anni. Allo stesso tempo, il numero di nuovi progetti è diminuito in Indonesia e Malesia, mentre le Filippine hanno adottato una moratoria e il Vietnam si è impegnato a uscire dal carbone, osserva il rapporto. Il rapporto critica il Giappone e la Corea del Sud per la promozione di una “serie di discutibili tecnologie di decarbonizzazione del carbone”. Queste tecnologie, come l’uso dell’ammoniaca durante la combustione del carbone, sono “costose e poco adatte a consentire le importanti riduzioni delle emissioni necessarie per la stabilità del clima”, stima questo documento.

Per quanto riguarda il via libera dato dal nuovo presidente americano Donald Trump alla ripresa dell’elettricità da carbone, gli autori osservano che “il primo mandato di Trump ha dimostrato che è difficile contrastare il declino della redditività dell’energia da carbone negli Stati Uniti”, soprattutto a causa “dell’età avanzata delle centrali a carbone del paese”.

Nella notte tra il 29 e 30 marzo torna l’ora legale. Terna: Risparmi per 100 milioni di euro

Un’ora in meno di sonno val bene la messa di risparmiare qualche euro in bolletta. Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo, alle due del mattino, le lancette andranno spostate di 60 minuti in avanti: è l’ora legale, una convenzione che Benjamin Franklin lanciò nel 1784 e l’Italia adottò durante la prima Guerra mondiale, per sfruttare la luce del sole e ridurre i consumi. La tradizione è andata avanti fino ai giorni nostri e quest’anno, calcola Terna, il risparmio in termini economici nei prossimi sette mesi sarà di circa 100 milioni di euro, grazie a un minor consumo di energia elettrica pari a 330 milioni di kWh che genererà, inoltre, un rilevante beneficio per l’ambiente, che può essere quantificato nella riduzione di circa 160mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica in atmosfera.

Il beneficio economico stimato per il periodo di ora legale nel 2025 è calcolato considerando che il costo del kilowattora medio per il ‘cliente domestico tipo in tutela’ (secondo i dati dell’Arera) è, per il primo trimestre, pari a circa 29,9 centesimi di euro al lordo delle imposte“, spiega la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica. Sottolineando che “circa 330 milioni di kilowattora di minori consumi di elettricità equivalgono al fabbisogno medio annuo di oltre 125 mila famiglie“.

Inoltre, l’analisi evidenzia che in dieci anni (dal 2004 al 2024), la riduzione dei consumi in Italia è stata di oltre 11,7 miliardi di kWh: ciò significa “un risparmio per i cittadini di circa 2,2 miliardi di euro“. Eppure sull’ora legale le scuole di pensiero continuano a dividersi tra chi la ritiene fondamentale e chi, invece, vorrebbe superarla. Anche in Europa, dove la pratica è stata adottata nel 1996 da tutti i Paesi membri oltre alla Svizzera e gli Stati dell’est (anche la Russia ci ha provato, ma solo fino al 2011, per poi tornare solo all’ora solare), il dibattito è molto acceso, ma finora ogni tentativo è andato a vuoto. L’ultimo è datato 2018, quando alla guida della Commissione Ue c’era Jean Claude Juncker, ma nonostante una partecipazione record tutto si è risolto in un nulla di fatto. Anche se il tema resta aperto nel Vecchio continente e il dibattito è destinato a proseguire ogni anno, per molto tempo ancora.

energia

Energia, domanda globale cresce a ritmo superiore alla media: traina elettricità

Nel 2024, la domanda globale di energia è cresciuta a un ritmo superiore alla media, con l’aumento del consumo di elettricità in tutto il mondo e l’incremento dell’offerta di energie rinnovabili e gas naturale che ha coperto la maggior parte del fabbisogno energetico aggiuntivo. L’ultima edizione del Global Energy Review della Iea, l’autorità energetica mondiale, è la prima valutazione globale delle tendenze del 2024 nel settore energetico. Basato sui dati più recenti, copre la domanda di energia, l’offerta, l’adozione di nuove tecnologie energetiche e le emissioni di anidride carbonica (CO2) legate all’energia.

Il rapporto rileva che la domanda globale di energia è aumentata del 2,2% lo scorso anno, un valore inferiore alla crescita del PIL del 3,2%, ma notevolmente più rapido rispetto all’aumento medio annuo della domanda dell’1,3% tra il 2013 e il 2023. Le economie emergenti e in via di sviluppo hanno rappresentato oltre l’80% dell’aumento della domanda energetica globale nel 2024. Questo nonostante la crescita più lenta in Cina, dove il consumo energetico è aumentato di meno del 3%, la metà del tasso del 2023 e ben al di sotto della media annuale recente del paese. Dopo diversi anni di declino, le economie avanzate hanno visto un ritorno alla crescita, con un aumento della domanda energetica di quasi l’1% in totale.

L’accelerazione della crescita della domanda energetica globale nel 2024 è stata guidata dal settore elettrico, con un consumo globale in aumento di quasi 1.100 terawattora, pari al 4,3%. Si tratta di quasi il doppio della media annuale dell’ultimo decennio. Il forte aumento del consumo mondiale di elettricità lo scorso anno è stato determinato dalle temperature globali record, che hanno fatto aumentare la domanda di raffreddamento in molti paesi, nonché dall’aumento dei consumi dell’industria, dall’elettrificazione dei trasporti e dalla crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale.

L’aumento dell’offerta di fonti a basse emissioni ha coperto la maggior parte dell’aumento della domanda globale di elettricità nel 2024. La quantità di nuova capacità di energia rinnovabile installata in tutto il mondo è salita a circa 700 gigawatt, stabilendo un nuovo record annuale per il 22° anno consecutivo. Le aggiunte di capacità di energia nucleare hanno raggiunto il quinto livello più alto degli ultimi tre decenni. Di conseguenza, l’80% dell’aumento della produzione globale di elettricità nel 2024 è stato fornito da fonti rinnovabili e nucleari, che insieme hanno contribuito per la prima volta al 40% della produzione totale. Anche la produzione di energia elettrica da gas naturale è aumentata costantemente per soddisfare la crescente domanda di elettricità. “Ci sono molte incertezze nel mondo di oggi e diverse narrazioni sull’energia, ma questo nuovo rapporto dell’AIE basato sui dati mette sul tavolo alcuni fatti chiari su ciò che sta accadendo a livello globale”, commenta il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol. “Quel che è certo – aggiunge – è che l’uso dell’elettricità sta crescendo rapidamente, trascinando con sé la domanda energetica complessiva a tal punto da invertire anni di calo del consumo energetico nelle economie avanzate. Il risultato è che la domanda di tutti i principali combustibili e tecnologie energetiche è aumentata nel 2024, con le energie rinnovabili che coprono la quota maggiore della crescita, seguite dal gas naturale. E la forte espansione dell’energia solare, eolica, nucleare e dei veicoli elettrici sta allentando sempre più i legami tra crescita economica ed emissioni”.

Come risultato di un maggiore consumo di energia, il gas naturale ha visto il maggior aumento della domanda tra i combustibili fossili nel 2024. La domanda di gas è aumentata di 115 miliardi di metri cubi (bcm), o del 2,7%, rispetto a una media di circa 75 bcm all’anno nell’ultimo decennio. Nel frattempo, la domanda di petrolio è cresciuta più lentamente, aumentando dello 0,8% nel 2024. La quota di petrolio sul totale della domanda energetica è scesa per la prima volta sotto il 30%, 50 anni dopo aver raggiunto il picco del 46%. Le vendite di auto elettriche sono aumentate di oltre il 25% lo scorso anno, con i modelli elettrici che rappresentano un’auto su cinque vendute a livello globale. Ciò ha contribuito notevolmente al calo della domanda di petrolio per il trasporto su strada, che ha compensato una parte significativa dell’aumento del consumo di petrolio per l’aviazione e la petrolchimica. La domanda globale di carbone è aumentata dell’1% nel 2024, la metà del tasso di aumento registrato l’anno precedente. Secondo il rapporto, le intense ondate di calore in Cina e in India, che hanno aumentato il fabbisogno di raffreddamento, hanno contribuito per oltre il 90% all’aumento totale annuo del consumo globale di carbone, evidenziando gli impatti significativi che le condizioni meteorologiche estreme possono avere sui modelli di domanda energetica. Secondo il rapporto, la rapida adozione di tecnologie energetiche pulite ha limitato l’aumento annuale delle emissioni di anidride carbonica (CO2) legate all’energia, che si stanno sempre più dissociando dalla crescita economica. Le temperature record hanno contribuito in modo significativo all’aumento annuale dello 0,8% delle emissioni globali di CO2, che hanno raggiunto i 37,8 miliardi di tonnellate.

Ma l’impiego di energia solare fotovoltaica, eolica e nucleare, di auto elettriche e pompe di calore dal 2019 evita ora 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente del 7% delle emissioni globali. Le emissioni di CO2 nelle economie avanzate sono diminuite dell’1,1% a 10,9 miliardi di tonnellate nel 2024, un livello mai visto negli ultimi 50 anni, anche se il PIL cumulativo di questi paesi è ora tre volte più grande. La maggior parte dell’aumento delle emissioni nel 2024 è provenuta dalle economie emergenti e in via di sviluppo diverse dalla Cina. Sebbene la crescita delle emissioni in Cina abbia subito un rallentamento nel 2024, le emissioni pro capite del paese sono ora del 16% superiori a quelle delle economie avanzate e quasi il doppio della media globale. “Dal rallentamento della crescita della domanda globale di petrolio e dalla crescente diffusione delle auto elettriche al ruolo in rapida espansione dell’elettricità e al crescente disaccoppiamento delle emissioni dalla crescita economica – conferma Birol -, molte delle tendenze chiave che l’AIE ha identificato in anticipo si stanno manifestando chiaramente nei dati del 2024”.

Incendio all’aeroporto di Heathrow, oltre 1300 voli cancellati. Danni per oltre 60 mln

Un enorme incendio in una vicina centrale elettrica ha scatenato quello che gli addetti ai lavori già hanno chiamato “un incubo per l’aviazione civile”: la chiusura per quasi tutta la giornata di venerdì 21 marzo dell’aeroporto londinese di Heathrow, il più grande d’Europa e il quinto del mondo per passeggeri. La causa? Un rogo che si è scatenato la scorsa notte nella centrale elettrica di Hayes, alla periferia occidentale della capitale britannica. La chiusura dello scalo fino alla serata, in cui sono ripresi i primi voli, ha scatenato il caos nei trasporti di tutto il mondo, e non solo nei cieli inglesi.

“Ci auguriamo di poter riprendere le operazioni a pieno regime domani”, ha affermato un portavoce, aggiungendo che i primi voli di questa sera saranno “voli di rimpatrio” per “i passeggeri che sono stati dirottati verso altri aeroporti europei”. Anche la British Airways ha annunciato in una nota di aver ricevuto l’autorizzazione a operare otto voli a lungo raggio a partire dalle 20 di questa sera, tra cui quelli diretti a Singapore e in Sudafrica.

Heathrow, uno degli aeroporti più trafficati al mondo, che serve 80 paesi, è rimasto chiuso dopo un’interruzione di corrente causata da un incendio scoppiato nella notte tra giovedì e venerdì presso la stazione di trasformazione di Hayes, un sobborgo nella zona ovest di Londra che serve l’aeroporto. Le cause dello spaventoso incendio, che ha lasciato altre 16mila abitazioni senza luce, non sono ancora chiare. I vigili del fuoco di Londra sono riusciti a spegnere le fiamme dopo diverse ore.

Oggi sarebbero dovuti atterrare o decollare circa 1.350 aerei, con una capienza di circa 290mila passeggeri, e la chiusura ha innescato una reazione a catena nel traffico aereo mondiale, con molti voli cancellati o dirottati. L’unità antiterrorismo della polizia di Londra è stata coinvolta per indagare sull’incidente, data la sua ubicazione e il suo “impatto sulle infrastrutture nazionali critiche”. Ma ha affermato di non aver visto alcun segno di un atto intenzionale in queste prime fasi dell’inchiesta. I disagi sono stati evidenti sin dalle prime ore del mattino. Diversi voli intercontinentali appena partiti con destinazione Heathrow sono tornati alla base, molti altri già in arrivo sono stati dirottati in altri aeroporti della capitale come Gatwick e Stansted, ma hanno questi capacità decisamente ridotta rispetto al massimo scalo londinese. Oppure, sono stati costretti ad atterrare addirittura in altri Paesi, come Irlanda, Francia o Germania. Tutti le altre centinaia di voli saranno molto probabilmente cancellati, causando notevoli disagi per almeno 250mila passeggeri in tutto il mondo.

Nel primo pomeriggio, il gestore della rete elettrica National Grid ha annunciato di aver implementato una “soluzione provvisoria” per ripristinare “la capacità di alimentare le aree dell’aeroporto di Heathrow collegate” all’infrastruttura danneggiata. Dal canto suo, l’ente gestore dell’aeroporto, Heathrow Airport Holdings, ha segnalato una “significativa interruzione di corrente” nella notte tra giovedì e venerdì e ha annunciato la chiusura dell’aeroporto “fino a mezzanotte”. Il gruppo ha affermato che si aspetta “gravi disagi” al traffico anche nei prossimi giorni.

L’aeroporto è dotato di diverse fonti di energia elettrica per la sua alimentazione, nonché di generatori di emergenza. Ma, secondo il gestore, questi sistemi non sono progettati per garantire il pieno funzionamento dell’infrastruttura. Questo incidente dimostra quanto “Heathrow sia estremamente vulnerabile e dobbiamo quindi imparare da esso”, ha sottolineato il Segretario all’Energia Ed Miliband. “Ci si chiede come sia potuto accadere questo incidente e quali misure debbano essere adottate per impedire che i disordini diffusi a cui abbiamo assistito si ripetano”, ha affermato un portavoce del Primo Ministro Keir Starmer. “Come è possibile che un’infrastruttura strategica (…) dipenda totalmente da un’unica fonte di energia elettrica, senza alternative? Se così fosse, come sembra, si tratterebbe di un chiaro fallimento organizzativo da parte dell’aeroporto“, ha denunciato su X il direttore generale dell’International Air Transport Association (IATA), Willie Walsh, ex capo della compagnia aerea British Airways.

Il costo della chiusura di Heathrow per l’aeroporto e le compagnie aeree “supererà sicuramente i 50 milioni di sterline (59 milioni di euro)”, secondo le stime del consulente aeronautico Philip Butterworth-Hayes. L’aeroporto di Gatwick, a sud di Londra, ha accettato voli dirottati, creando ulteriori difficoltà per chi effettua coincidenze. Costruito nel 1946, Heathrow è il più grande dei cinque aeroporti che servono la capitale britannica. A gennaio ha ricevuto il via libera del governo per costruire una terza pista entro il 2035.

Re Carlo in Italia ad aprile: focus su difesa, energia e sostenibilità

Difesa, transizione green, energia, ma anche rapporti ecclesiastici e sostenibilità. Re Carlo e la Regina Camilla saranno in Italia dal 7 al 10 aprile per un viaggio istituzionale che punta, spiega Buckingham Palace, a “celebrare il caloroso rapporto bilaterale del Regno Unito” con il nostro Paese.

Tanti gli appuntamenti in programma, a partire dalla visita alla Santa Sede, definita “storica” nell’anno del Giubileo Papale, che “segnerà un significativo passo avanti nelle relazioni tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa d’Inghilterra” e che prevede una funzione speciale nella Cappella Sistina, “unendo le mani in una celebrazione dell’ecumenismo e del lavoro che il Re e il Papa hanno svolto per molti anni sul clima e la natura”. Difficile, oggi, fare previsioni in questo senso, dal momento che Papa Francesco è ancora ricoverato al Gemelli.

La visita in Italia, spiega ancora la famiglia reale, “metterà in evidenza la profondità e l’ampiezza delle relazioni bilaterali” su tanti temi, come quello della difesa, “anche nell’attuale contesto internazionale”, ma anche “il nostro lavoro congiunto sulla transizione verso l’energia pulita” e i legami tra “i nostri popoli e le nostre comunità”.

Il programma prevede per l’8 aprile, la visita della Santa Sede e un’udienza privata con Papa Francesco. Il Re e la Regina parteciperanno anche a una funzione nella Cappella Sistina, incentrata sul tema della “cura del creato”, che “riflette il lungo impegno del pontefice e di Sua Maestà nei confronti della natura”. Per la prima volta nella storia, il Re, Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra, visiterà anche la Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, con la quale i re inglesi avevano un legame particolare fino alla Riforma. Carlo, poi, parteciperà a un ricevimento con i seminaristi provenienti da tutto il Commonwealth e dalla comunità britannica in Vaticano. Nel frattempo, la Regina Camilla incontrerà le suore cattoliche dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, che lavorano in tutto il mondo per promuovere l’emancipazione femminile, attraverso programmi di istruzione per le ragazze, un migliore accesso all’assistenza sanitaria, l’azione per il clima e la prevenzione della violenza sessuale e della tratta di esseri umani.

“Il solido rapporto bilaterale tra Regno Unito e Italia”, spiega Buckingham Palace, sarà celebrato con una serie di impegni cerimoniali durante la visita di Stato. A Roma, il 9 aprile, la coppia reale incontrerà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni, prima di deporre una corona di fiori sulla Tomba del Milite Ignoto. Il Re sarà il primo monarca britannico a rivolgersi a una sessione congiunta del Parlamento italiano.

Spazio anche al tema della difesa. In quanto alleati della Nato, il Regno Unito e l’Italia condividono interessi comuni in materia, collaborando a iniziative come il Global Combat Air Programme. Questa relazione sarà sottolineata durante la visita da un passaggio aereo congiunto sopra Roma delle Frecce Tricolore e della pattuglia acrobatica della Royal Air Force, le Red Arrows.

La coppia reale si sposterà poi a Ravenna, per partecipare a un ricevimento nel municipio, in occasione dell’80° anniversario della liberazione della provincia dall’occupazione nazista da parte delle forze alleate, avvenuta il 10 aprile 1945. Qui il Re incontrerà anche gli agricoltori locali, le cui terre e colture sono state gravemente colpite dalle devastanti inondazioni e, insieme a Camilla, visiterà la tomba di Dante e il museo di Byron.

La visita ufficiale sarà anche l’occasione per affrontare il tema della sostenibilità, a cui Re Carlo è particolarmente legato. A Roma, il segretario di Stato presiederà una tavola rotonda sulle catene di approvvigionamento di energia pulita, a cui parteciperanno rappresentanti di importanti aziende, e il Re si unirà a loro per ascoltare una relazione sui risultati. Spazio anche alla cultura: il Re incontrerà gli studenti che hanno partecipato a un concorso per celebrare l’80° anniversario del British Council, descrivendo o immaginando una giornata nella vita dei loro personaggi letterari preferiti.

Energia, Pichetto a Consiglio Ue: “Servono misure urgenti per ridurre costi”

I prezzi alti e la sicurezza dell’approvvigionamento sono stati i temi in cima all’agenda del Consiglio dell’Energia dell’Unione europea che si è svolto lunedì a Bruxelles. Per i ministri dei Ventisette Paesi Ue è stata la prima occasione per confrontarsi sul Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili presentato dalla Commissione europea lo scorso 26 febbraio insieme al Clean Industrial Deal. Due testi che hanno riscontrato il favore del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, sebbene con alcune sottolineature. “Gli alti prezzi dell’energia sono per noi la priorità” e “guardiamo con preoccupazione ai differenziali di prezzo con altri Paesi dell’Unione europea e della stessa Unione rispetto ai Paesi terzi e agli effetti che essi hanno sulla competitività delle nostre imprese, sui nostri cittadini e famiglie”, ha detto Pichetto nel dibattito in sala ai suoi colleghi europei. “Le misure del Clean Industrial Deal e dell’Action Plan for Affordable Energy sono positive, ma risultano nel medio e nel lungo periodo. Servono interventi in grado di abbassare i prezzi nel breve periodo”, ha osservato.

Su questo piano, “l’Italia è pronta a dare il proprio contributo” e ha già qualche idea. Ad esempio, “riteniamo importante agire tempestivamente nel negoziato sulla proposta dei revisione del regolamento stoccaggi”. Si tratta, cioè, del regolamento che è stato adottato nel 2022 e terminerà al 31 dicembre di quest’anno e che prevede che almeno il 90% delle capacità di stoccaggio sotterraneo del gas nel territorio degli Stati membri venga raggiunto entro il primo novembre di ogni anno. Nella proposta di revisione, l’Italia chiede di “introdurre maggiore flessibilità nell’attuazione degli obblighi di riempimento” degli stoccaggi “ed evitare speculazioni che hanno generato alti valori dello spread tra i prezzi invernali e di prezzi estivi”. Inoltre, l’Italia sostiene “con forza l’obiettivo affermato dalla Commissione di favorire il decoupling dei prezzi dell’energia elettrica dal mercato del gas naturale attraverso la diffusione dei contratti a lungo termine, Ppa e i contatti per differenza. Ma anche questi non sono immediati”, ha sottolineato Pichetto.

Rispetto alla sicurezza dell’approvvigionamento, per il ministro “il mutato e incerto contesto geopolitico, con i flussi di gas che oggi in Europa si dirigono da ovest verso est e non più nel senso opposto, ci impone di rivedere l’attuale dimensione regionale della sicurezza e garantire un adeguato livello di preparazione al rischio in caso di interruzione delle forniture di gas”. Per Pichetto, “sarebbe auspicabile la riduzione dell’onere amministrativo per gli Stati membri in termini di obblighi di rendicontazione e risultati, sia per il settore elettrico che per il settore del gas”. Più in generale, poi, a emergere è “l’opportunità di affrontare un tema di grande interesse come la revisione dell’architettura della sicurezza energetica dell’Ue” e qui, secondo Pichetto, “sarebbe opportuno lavorare su una revisione congiunta di entrambi i Regolamenti, sia del settore del gas che del settore elettrico, anche allo scopo di prevenire la mancanza di coordinamento in caso di necessità”. Infine, una “particolare attenzione” devono avere i rischi di sicurezza informatica associati all’ulteriore digitalizzazione delle reti e delle infrastrutture energetiche, mentre sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche critiche europee per Pichetto “il ruolo dell’Ue nel coordinamento delle azioni necessarie in caso di incidenti o sabotaggi costituirebbe senz’altro un valore aggiunto”.

Terna lancia il Piano decennale da oltre 23 miliardi di investimenti

Oltre 23 miliardi di investimenti nei prossimi dieci anni, il 10% in più del precedente piano. Sono i numeri previsti dal Piano di sviluppo 2025 presentato dall’amministratrice delegata di Terna, Giuseppina Di Foggia. Presenti il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il presidente Arera, Stefano Besseghini.

Sarà un Piano “coerente con i target definiti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2024, declinati nel Documento di Descrizione degli Scenari 2024 Terna-Snam, che prevede un incremento della capacità installata solare ed eolica di oltre 65 GW al 2030 e di 94 GW al 2035, entrambi rispetto all’installato al 2023”. Gli interventi permetteranno inoltre “un significativo incremento della capacità di scambio di energia tra zone di mercato”, raggiungendo circa 39 gigawatt rispetto agli attuali 16 GW, con un aumento del 22% rispetto al precedente Piano. Previsto anche “l’aumento della capacità di trasporto con l’estero di circa il 40% rispetto ai valori attuali”, considerando tutte le opere incluse nel Piano anche oltre l’orizzonte decennale, grazie ai futuri progetti di interconnessione elettrica che aumenteranno l’affidabilità e la sicurezza della rete.

Entro il 2030, grazie agli interventi inseriti nel Piano, è prevista inoltre “una riduzione complessiva delle emissioni di Co2 fino a circa 2.000 kt/anno, e fino a 12.100 kt/anno entro il 2040”: si tratta di un miglioramento del 2,5% rispetto al Piano di Sviluppo precedente. “Con 23 miliardi di euro nei prossimi dieci anni puntiamo ad assicurare al Paese un sistema affidabile, resiliente e sostenibile”, ha commentato Di Foggia. “E’ il piano più importante mai realizzato da Terna nella sua storia. E’ un piano straordinario, di un’azienda straordinaria al servizio del Paese”, ha aggiunto Igor De Biasio, presidente Terna.

Tra gli interventi previsti ci sono infatti ulteriori rinforzi infrastrutturali entro il 2034, tra cui la Milano-Montalto (elettrodotto in corrente continua con una capacità di 2100 MW che collegherà Lazio e Lombardia), il Central Link (la ricostruzione, sul medesimo tracciato, degli elettrodotti a 220 kV tra Umbria e Toscana), la dorsale Adriatica (collegamento in corrente continua tra Foggia e Forlì) e la Montecorvino-Benevento (nuovo collegamento tra le due aree). “I 23 miliardi di investimenti annunciati sulla rete da Terna per i prossimi 10 anni sono un fatto importante, perché questa è l’ossatura dell’energia nazionale. Se non abbiamo l’ossatura della rete non possiamo rispondere alla domanda di cittadini e imprese”, ha sottolineato Pichetto Fratin.

Le richieste di connessione, ha quindi precisato Terna, ammontano attualmente a 348 GW per impianti rinnovabili e 277 GW per accumuli. Numeri che superano ampiamente il fabbisogno nazionale individuato dagli scenari energetici condivisi con Snam e dagli obiettivi nazionali. A questi, si aggiungono poi anche le richieste per gli utenti di consumo, a partire dai data center. Attualmente ci sono domande per 30 GW, un dato 24 volte superiore a quello del 2021. Sulla congestione virtuale rete, con le richieste di allaccio di impianti rinnovabili poi non più realizzati, Pichetto ammette la necessità di dover definire prossimamente “un meccanismo per cui o fanno gli impianti o la domanda decade. Si possono dare dei tempi ma dopo che la rete è ormai satura di richieste da 4-5 anni, perché hanno presentato istanze e non le hanno portate avanti, l’istanza deve decadere. Nei prossimi giorni definiremo le modalità della procedura”. “Bisognerà capire la credibilità di 350 GigaWatt di richieste di connessione”, ha precisato Besseghini.

Tags:
,