Fadel Al Faraj (Q8 Italia): “Guardiamo al mix energetico per sicurezza e decarbonizzazione”

L’obiettivo di Q8 è sempre stato, e continua ad essere, quello di operare nel mercato italiano nel lungo periodo, contribuendo attivamente, in particolare in questo periodo storico, con un ruolo di leader nel processo di transizione. Per questo stiamo investendo per creare il network del futuro, multi-energy e multi-servizi, con un focus alla sostenibilità dei processi e dei prodotti, sempre più innovativi e smart”. Parola di Fadel Al Faraj, amministratore delegato di Q8 Italia, colosso mondiale dell’industria energetica, che in un’intervista concessa a GEA delinea la situazione attuale e traccia il percorso per il futuro.

Quanto incidono la guerra e gli embarghi nei confronti della Russia sulla vostra operatività?

“Il mutato contesto geopolitico ha dimostrato la crucialità della sicurezza energetica, purtroppo in passato sottostimata, per tutte le Nazioni e l’Europa in generale. Sin dall’inizio del conflitto tra Russia ed Ucraina, nel febbraio 2022, ed anche prima dell’emanazione di specifiche sanzioni europee in merito, Q8 ha deciso di non concludere contratti di acquisto di greggio e semilavorati di origine russa. Le nostre operazioni in Italia non hanno subito particolari shock, potendo contare anche sulla storica collaborazione tra l’Italia ed il Kuwait – Paese della nostra casa madre -, che a livello mondiale detiene circa il 6% delle riserve petrolifere ed è al settimo posto per le esportazioni di greggio. Si tratta di un contributo concreto e sostenibile alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici per l’intero bacino del mediterraneo, grazie alla fornitura anche di prodotti finiti come la nave di gasolio arrivata a Napoli a settembre direttamente dal Kuwait”.

Il ritorno della geopolitica energetica può bloccare la transizione ecologica?

“Gli obiettivi europei in termini di decarbonizzazione sono chiari: il percorso è tracciato e siamo di fronte ad un cambiamento strutturale del mercato energetico che non potrà essere fermato. Ovviamente la decarbonizzazione dei trasporti sarà un processo che richiederà tempo adeguato per pianificare gli investimenti e valutare tutti gli impatti. La transizione energetica dovrebbe, a mio parere, contemplare una diversificazione di soluzioni a basso impatto carbonico in cui ogni tecnologia apporta il proprio contributo alla riduzione di CO2”.

Come si sta muovendo Q8 Italia rispetto all’elettrifico, ai biocarburanti e all’idrogeno come fonti di alimentazione per il parco auto futuro?

“La transizione è già in corso: penso al ruolo dell’elettrico per la mobilità leggera e agli investimenti in corso per installare sui nostri punti vendita infrastrutture di ricariche elettriche, anche ultra fast, che, grazie a prestigiose partnership, già ora rendono accessibile il rifornimento elettrico in tutta la penisola. Mi riferisco ai nostri progetti concreti per rendere disponibile anche l’idrogeno sui nostri punti vendita. Come Q8 siamo aperti a tutte le soluzioni che l’innovazione tecnologica vorrà offrire, con l’obiettivo di servire la mobilità con i vettori energetici che saranno disponibili e sostenibili nei prossimi anni. E’ in corso lo sviluppo di carburanti sintetici ed a basso livello di carbonio, grazie alla ricerca portata avanti nel settore e nel nostro gruppo da un’affiliata dedicata che rappresenta un’eccellenza mondiale. Peraltro questi nuovi carburanti, già utilizzabili dal parco auto circolante, garantiscono la sostenibilità anche sociale della transizione assicurando il diritto alla mobilità anche alle fasce più deboli. I biocarburanti, poi, contribuiscono già ora alla transizione e l’Unione Europea gli riconosce un ruolo di crescente importanza. Attualmente in Italia il gasolio viene miscelato con biodiesel ed a breve anche la benzina avrà componenti rinnovabili, come l’etanolo, già disponibile da tempo in nord Europa. A testimoniare la complessità e la necessità di procedere per step per la definizione degli scenari futuri anche in base agli sviluppi delle diverse tecnologie, la decisione del Consiglio Europeo (Ministeri dell’ambiente) che ha stabilito la necessità di rivalutare la fattibilità dei target del pacchetto ‘Fit for 55’ al 2026”.

Si parla molto di gas, ma secondo gli analisti il petrolio resterà essenziale ancora per decenni: condivide questa analisi?

“Attualmente i prodotti petroliferi, miscelati con quote crescenti di biocarburanti, assicurano oltre il 92% del fabbisogno energetico nei trasporti e circa il 98% del parco auto attuale ha motori a combustione interna (ICE) alimentati da benzina, gasolio, gpl e metano. Esiste, dunque, una domanda di tali prodotti ed una rete di infrastrutture a supporto della stessa che nel breve e nel medio periodo continuerà ad essere fondamentale per soddisfare le esigenze di mobilità. In linea con la transizione energetica in corso e con la progressiva decarbonizzazione anche dei carburanti tradizionali, prevediamo uno scenario futuro in cui vi sia un mix di fonti energetiche in grado di soddisfare le esigenze di mobilità di persone e merci via terra, via mare e via aerea, raggiungendo gli ambiziosi target di decarbonizzazione stabiliti dall’Unione Europea. La diversificazione del mix energetico è garanzia, inoltre, di sicurezza energetica, in quanto evita la dipendenza da un’unica fonte e/o paese produttore”.

Q8 partecipa a BioSferA, progetto di ricerca europeo che attraverso biocarburanti innovativi per aerei e navi punta ad abbassare le emissioni di Co2. Può parlarcene?

“A proposito di sviluppo di carburanti sintetici ed a basso livello di carbonio, come accennato abbiamo nel nostro gruppo un’affiliata dedicata che rappresenta un’eccellenza mondiale, la Kuwait Petroleum Research & Technology, nella ricerca e sviluppo per i carburanti alternativi, l’idrogeno, i low carbon fuel e gli e-fuel. In particolare attualmente la nostra affiliata sta partecipando al progetto di ricerca internazionale BioSFerA che, attraverso lo sviluppo di biocarburanti innovativi ad alte prestazioni, ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del trasporto marittimo e aereo. Il progetto è finanziato dal programma di ricerca Horizon 2020 dell’Unione Europea”.

Lo scorso anno avete perseguito 12 su 17 obiettivi ESG previsti dall’agenda 2030 dell’Onu. Quanto impatta sul vostro business la sostenibilità?

Per contribuire attivamente ad un futuro sostenibile, Q8 ha capillarmente integrato la sostenibilità in tutte le proprie attività. A testimoniare l’impegno aziendale una strategia che, coniugandosi con ben 12 dei 17 Obiettivi Onu per lo Sviluppo Sostenibile, si può riassumere per la E di Environmental in ‘Enabler for the energy transition’, per la S di Social in ‘People enhancement’ e per la G di Governance in ‘New ways of doing business’. Il significato concreto dei nostri 3 pilastri ESG può essere sintetizzato così: ‘Enabler for the energy transition’ rappresenta l’impegno di Q8 nella ricerca di nuove soluzioni sostenibili e green in grado di ridurre le emissioni di CO2, sperimentare forme alternative di energia, mirando ad una sempre maggiore efficienza energetica di infrastrutture innovative e responsabili; ‘People enhancement’ esprime il nostro impegno nei confronti dei dipendenti, ai quali garantisce forme evolute di welfare e di wellbeing, e della comunità intera in cui operiamo, nella quale intendiamo creare valore sociale da ridistribuire sul territorio; ‘New ways of doing business’ rappresenta l’idea che Q8 ha del proprio business: etico, capace di creare valore di lungo periodo e che dia ampio spazio alla digitalizzazione e all’innovazione tecnologica”.

Appello delle imprese all’Europa: “Rivedere regole energetiche o sarà deindustrializzazione”

Dallo Spazio Europa Experience di Roma, casa della Commissione e del Parlamento Ue, l’industria italiana tutta lancia un appello alle istituzioni europee. Durante l’evento ‘L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico’, organizzato da Withub con la direzione editoriale di Eunews e Gea, gli imprenditori chiedono una revisione, non del percorso verso la decarbonizzazione, ma dei metodi per arrivare ai target prefissati, auspicando una vera neutralità così da evitare la deindustrializzazione. Secondo il presidente di Duferco, Federacciai e Interconnector Energy Italia, Antonio Gozzi, “l’Europa ha sbandato molto sulle politiche industriali negli ultimi 20 anni. Presa da un’ideologia finanziaria da una parte e di estremismo ambientalista dall’altra ha pensato di poter fare a meno dell’industria. Una cosa che nessuna grande area economica del mondo ha pensato di fare, perché l’industria, siccome è un fattore di progresso, viene tenuta ben stretta da tutti”. Tuttavia, spiega Gozzi, “oggi vedo che c’è una riflessione in campo, speriamo che conduca ad un approccio meno ideologico, più razionale e più pragmatico”. Anche perché già “la siderurgia italiana è campione nella decarbonizzazione in Europa e punta ad arrivare alla produzione di acciaio green entro il 2030. Si sono fatti danni negli anni, ma riconoscere che c’è stato sbandamento e non lucidità da parte dell’Ue non significa negare la necessità di una transizione”. Quello del presidente di Federacciai non vuole essere un discorso anti-europeista, al contrario, pure “noi italiani dobbiamo fare di più e meglio e dobbiamo rivendicare il principio di mercato unico, principio cardine dell’Ue”.

Certo è che “occorre evitare l’ideologia elettrica. Penso all’utilizzo di biocarburanti, del biometano, che oggi è aiutato solo se viene utilizzato per il trasporto“, quando invece si potrebbe “tranquillamente immettere in rete e distribuire. Questi elementi ci devono guidare e ci possono permettere di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti“, aggiunge Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas. Oggi “il biometano è assolutamente competitivo, ma ci sono una serie di ostacoli, a partire da una non comprensibile ripartizione dei costi di connessione. C’è poi il tema degli impianti di biogas: oggi abbiamo una produzione che vale 2,2 miliardi, un biogas ricco di Co2 che viene bruciato in centrali a bassa efficienza per produrre energia elettrica completamente sovvenzionata. Pensate – prosegue Gallo – se gli impianti fossero convertiti a biometano: ne avremmo 1,5 miliardi domani. E la Co2 potrebbe essere catturata, senza contare la produzione di fertilizzanti: la cosiddetta economia circolare“. Da questo punto di vista si tratta di una “visione mancata a livello di Commissione Ue, bisogna usare tutte le leve disponibili“, conclude il Ceo di Italgas. Infatti “è importante mantenere un approccio neutrale e considerare tutte le possibilità che la tecnologia offre, non fermarsi solo a una”, ma “ognuna di queste opportunità va vista concretamente”, sottolinea il presidente di Enea, Gilberto Dialuce.

In realtà in Europa “c’è una deindustrializzazione in corso da anni – sentenzia Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia -, abbiamo il Prodotto interno lordo pro capite che cala, e noi italiani siamo al primo posto in questa deindustrializzazione”. Semmai “c’è stata una accelerazione con il lavoro di questa Commissione europea. C’è una crisi, una guerra in corso in Europa, e non li abbiamo convinti che ci sono cose più importanti della transizione, come la guerra”. Contro la deindustrializzazione, “se potessi, chiederei all’Europa un fondo Ue per la decarbonizzazione dell’industria hard to abate, che finora è sempre stato rifiutato”, propone Gozzi. “Magari – spiega il numero uno di Federacciai – finanziandolo come con i fondi Covid, attraverso indebitamento europeo o Eurobond. Perché l’Europa non si ingaggia davvero facendo debito comune, se è una priorità assoluta? Oltretutto, se garantito dall’Europa avrebbe costi contenuti dal punto di vista degli interessi”.

Un appello al governo italiano e alle istituzioni europee arriva infine da chi, sulla carta, sta beneficiando della transizione verso le pompe di calore, ovvero la Daikin. L’amministratore delegato per l’Italia, il belga Geert Vos, mette in guardia dal nuovo regolamento F-Gas, in discussione nei prossimi giorni, che punta alla messa al bando dei gas refrigeranti da parte dell’Ue. La norma potrebbe rendere impossibile installare un impianto di climatizzazione sui balconi, ovvero in 8 case su 10. E chi potrà ancora installarli, vedrà i prezzi salire del 40% per le pompe di calore e triplicare quelli per i climatizzatori. “Le istituzioni italiane ed europee si devono attivare per modificare il provvedimento o sarà un un grosso problema per gli italiani”, conclude Vos.

Al via l’evento di Withub ‘L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico’

L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico‘: è il titolo dell’evento, organizzato da Withub con la direzione editoriale di GEA, Eunews e Fondazione Art.49, che si terrà martedì 30 maggio all’Europa Experience David Sassoli a Roma. L’iniziativa vuole promuovere un dibattito di alto livello sul futuro delle politiche energetiche italiane ed europee ed essere un momento di scambio e confronto tra esponenti di primo piano delle istituzioni nazionali ed europee con esperti, operatori di settore, organizzazioni di categoria e portatori di interesse. Per informare, diffondere, coinvolgere. La partecipazione è gratuita.

L’evento prevede quattro panel. Il primo, dedicato a ‘L’impatto delle normative Ue sull’economia: come realizzare gli obiettivi di decarbonizzazione senza mettere in crisi l’industria‘, prevede un videomessaggio del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso al quale seguiranno gli interventi dell’eurodeputato Nicola Danti, del presidente di Duferco e Federacciai Antonio Gozzi, del presidente di ENEA Gilberto Dialuce, del ceo di Italgas Paolo Gallo, del presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli e dell’ad di Daikin Italia Geert Vos.

I due panel a seguire, moderati dal direttore di GEA Vittorio Oreggia e dal direttore Afp in Italia Gaël Branchereau, tratteranno il tema ‘L’Italia punta a diventare l’hub energetico del Mediterraneo’: presenti nel primo l’ambasciatore di Libia in Italia, nel secondo gli ambasciatori di Egitto, Norvegia e un rappresentante di Israele. Entrambi vedranno la presenta di Alfredo Conte, Vice Direttore Generale Affari politici e di sicurezza e Direttore Centrale per il Mediterraneo e il Medio Oriente della Farnesina.

Il pomeriggio si aprirà con la premiazione della prima annualità del progetto educativo Gea ‘Idee per il futuro’ e la presentazione della seconda annualità con Vittorio Oreggia, direttore editoriale Withub e direttore di GEA, e Andrea Poli, presidente Fondazione Art.49 e ceo di Withub. Alla cerimonia interverrà, fra gli altri, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Che parteciperà anche all’ultimo panel: ‘Ridurre l’impatto degli shock energetici su cittadini e imprese: dopo l’ok Ue al price cap, resta il nodo del disaccoppiamento del prezzo di gas e luce‘.

Energia, svolta green: nel 2023 gli investimenti in solare superano quelli del petrolio

Gli investimenti nelle tecnologie per l’energia pulita stanno superando significativamente la spesa per i combustibili fossili poiché i problemi di accessibilità e sicurezza innescati dalla crisi energetica globale rafforzano lo slancio verso opzioni più sostenibili. E’ quanto emerge da un nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), secondo il quale nel 2023 gli investimenti globali nell’ambito dell’energia green saranno pari a 1,7 miliardi di dollari, con il solare destinato a eclissare il petrolio per la prima volta nella storia. Complessivamente quest’anno gli investimenti energetici – in rinnovabili e non – saranno pari a circa 2,8 miliardi.

Gli investimenti nelle energie green riguarderanno rinnovabili, veicoli elettrici, nucleare, reti, stoccaggio, combustibili a basse emissioni, miglioramenti dell’efficienza e pompe di calore. Il resto, poco più di un miliardo miliardi di dollari, andrà a carbone, gas e petrolio. Secondo i dati dell’Aie, le risorse annuali dedicati all’energia pulita aumenteranno del 24% tra il 2021 e il 2023, trainati da fonti rinnovabili e veicoli elettrici, rispetto a un aumento del 15% degli investimenti in combustibili fossili nello stesso periodo. Ma oltre il 90% di questo aumento proviene dalle economie avanzate e dalla Cina, presentando, scrive l’Agenzia nel rapporto, “un serio rischio di nuove linee di demarcazione nell’energia globale se le transizioni energetiche pulite non si svilupperanno altrove”.

“L’energia pulita si sta muovendo velocemente, più velocemente di quanto molte persone credano. Ciò è evidente nelle tendenze degli investimenti, in cui le tecnologie pulite si stanno allontanando dai combustibili fossili”, spiega il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol. “Per ogni dollaro investito in combustibili fossili, circa 1,7 dollari ora vanno in energia pulita. Cinque anni fa – dice – questo rapporto era uno a uno. Un esempio lampante è l’investimento nel solare, che è destinato a superare per la prima volta la quantità di investimenti destinati alla produzione di petrolio“.

Gli investimenti in energia pulita sono stati stimolati da una serie di fattori negli ultimi anni, tra cui periodi di forte crescita economica e prezzi volatili dei combustibili fossili che hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza energetica, in particolare dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Anche il rafforzamento del sostegno politico attraverso azioni importanti come l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti e le iniziative in Europa, Giappone, Cina e altrove hanno svolto un ruolo importante. Le maggiori carenze negli investimenti in energia pulita si registrano nelle economie emergenti e in via di sviluppo. Ci sono alcuni punti positivi, rileva Aie, come gli investimenti dinamici nel solare in India e nelle rinnovabili in Brasile e parti del Medio Oriente. Tuttavia, gli investimenti in molti paesi sono frenati da fattori quali tassi di interesse più elevati, quadri politici e schemi di mercato poco chiari, infrastrutture di rete deboli, servizi pubblici in difficoltà finanziarie e un costo elevato del capitale. “Molto di più – si legge nel rapporto – deve essere fatto dalla comunità internazionale, in particolare per guidare gli investimenti nelle economie a basso reddito, dove il settore privato è stato riluttante ad avventurarsi”.

Il podcast sull’energia ‘Scintille’ candidato ai Pod Award

‘Scintille’, podcast sull’energia dedicato a ragazzi e adolescenti per aiutarli ad orientarsi nel dibattito di stringente attualità, è in nomination al Pod Awards, il premio più prestigioso dedicato ai podcast in Italia. ‘Scintille – Il Futuro dell’Energia!’, prodotto da Francesca Cavallo, attivista, imprenditrice e coautrice della serie bestseller ‘Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli’, è nominato tra i 5 migliori podcast Green prodotti in Italia l’anno scorso. L’iniziativa editoriale si articola in sei puntate e disegna un viaggio nei luoghi affascinanti in cui si produce una delle risorse più preziose che abbiamo: l’energia.

Ognuno dei sei episodi del podcast è dedicato a uno dei luoghi in cui si produce energia, partendo da una centrale a carbone ed esplorando poi centrali fotovoltaiche, eoliche, geotermiche, e di idrogeno, per concludersi con un viaggio in un 2050 nel quale siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi. Il sound design coinvolgente (curato da Simone Lanza) e la gran quantità di aneddoti affascinanti rendono accattivante un tema al quale in questi mesi siamo abituati a pensare solo con preoccupazione. La produzione di ‘Scintille’ è stata a cura di Undercats, la nuova società media fondata da Cavallo, ed è stata realizzata con il supporto di Enel Green Power. ‘Scintille’ è disponibile su tutte le maggiori piattaforme podcast.

Crediamo profondamente che il dialogo e coinvolgimento dei giovani sia la chiave per accelerare il raggiungimento dei target di sostenibilità. Il momento per costruire una narrazione corale e positiva della transizione energetica che renda protagoniste le nuove generazioni è adesso”, ha dichiarato Antonella Santilli, Head of Communications di Enel Green Power. “Penso che sia necessario smettere di rappresentare la transizione ecologica come una punizione e che sia fondamentale raccontarne gli aspetti che la rendono la sfida più ambiziosa ed entusiasmante mai affrontata dall’umanità”, ha sottolineato Francesca Cavallo.

Nel progetto, oltre a Francesca Cavallo, che presta la sua voce per la versione italiana, sono state coinvolte rispettivamente per la serie inglese e quella spagnola: Ann Makosinski, inventrice canadese e promotrice internazionale della formazione STEM per le ragazze, riconosciuta come Forbes 30 under 30, e Xóchitl Guadalupe Cruz che,​ a soli 8 anni, ha progettato e realizzato uno scaldabagno solare solo con materiali riciclati, diventando la prima bambina a vincere il Women’s Recognition Award dell’Instituto de Ciencia Nuclear della Universidad Nacional Autónoma de México.

Il progetto Scintille si inserisce anche nella sezione ‘Gigawhat?’, l’iniziativa editoriale che l’azienda rivolge ai giovani e che combina informazione e approfondimento con uno stile informale e frizzante e che ha l’obiettivo di rendere le nuove generazioni protagoniste della transizione energetica.

Stefano Ciafani

Per Legambiente l’hub del gas nasconde insidie e costi: “Puntare sulle rinnovabili”

L’hub del gas porta insidie e costi per i consumatori e contribuenti, mentre le aziende fossili continueranno a fare profitti altissimi. E’ la posizione ribadita da Legambiente nel corso dei mesi. Da quando, cioè, il governo ha parlato per la prima volta del ‘piano Mattei’: per l’associazione “invocarlo per moltiplicare le infrastrutture per le fonti fossili è in contraddizione persino con la visione e l’ispirazione dell’ingegner Mattei che oggi cercherebbe di garantire fonti rinnovabili e meccanismi di stoccaggio dell’energia, non legandosi per decenni a un mercato volatile e costoso come quello del gas ha dimostrato di essere”.

Insieme a ong come WWF e Greeenpeace Italia, Legambiente continua a sollecitare il governo perché investa e acceleri su rinnovabili, efficienza, autoproduzione, reti elettriche e accumuli, invece che sul gas. “È questa la vera strategia energetica da mettere in campo insieme a 4 azioni: potenziamento uffici regionali per le autorizzazioni, aggiornamento e approvazione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici e delle linee guide sull’installazione delle rinnovabili”, spiega il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani convinto che gli accordi presi con Algeria, Libia e altri Paesi delineano una diversificazione non del mix energetico, ma dei Paesi da cui l’Italia importerà gas.

Sono accordi che rischiano di condizionare pesantemente il futuro energetico italiano – continua – accompagnati come sono da impegni per opere inutili e costose, con benefici che andranno solo a grandi aziende e Paesi esteri, mentre i costi saranno scaricati sulla collettività”. Un esempio, per Legambiente, è il gasdotto dall’Algeria che potrebbe determinare anche la futura metanizzazione della Sardegna, “un passo indietro nel passato che condannerebbe l’isola alla dipendenza energetica dall’estero, invece di permetterle il salto tecnologico dalla fonte del passato, il carbone, a quelle del futuro, le energie rinnovabili”. A differenza del gas e delle altre fonti fossili, le energie rinnovabili, sole e vento, sono gratis. “Per questo non sono più ammessi ritardi”: come precisa Legambiente, l’Italia è infatti in forte ritardo nella diffusione delle rinnovabili, preferendo di gran lunga le fonti fossili come dimostrano i 41,8 miliardi di euro stanziati nel 2021 per questo settore. Ben 7,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente. “Occorrerebbe invece puntare alla sicurezza energetica, come richiama proprio il nome voluto dal governo accanto a quello di Ministero dell’Ambiente, investendo nella transizione alle rinnovabili e all’efficienza energetica, che sono l’unica via per garantire contemporaneamente prezzi più bassi, indipendenza dalle forniture estere e politiche climatiche efficaci”, ribadisce Ciafani.

Il paradosso dell’Italia, per il presidente di Legambiente, “è che continua a lavorare ed investire sulle fonti fossili molto più di quanto faccia sulle rinnovabili. L’Esecutivo Meloni, sulla scia dell’ex governo Draghi, con le politiche di diversificazione degli approvvigionamenti di gas fossile e il conseguente sviluppo di nuove infrastrutture nel Paese rischia di peggiorare la situazione”. Ma “è necessario invertire la rotta: è urgente snellire e semplificare gli iter autorizzativi, a partire, dai nuovi progetti di eolico a terra e a mare, accelerare sulla realizzazione dei grandi impianti a fonti pulite, sull’agrivoltaico che produce elettricità come integrazione e non sostituzione della coltivazione agricola, su reti elettriche e accumuli, sulla diffusione delle comunità energetiche che usano localmente energia prodotta da fonte rinnovabile; senza dimenticare una seria politica di riqualificazione del patrimonio edilizio capace di rispondere con i fatti alle nuove Direttive europee. Questa è la rotta giusta per accelerare la transizione energetica ed ecologica del Paese”.

Von der leyen

Idrogeno, solare e “ponte verso l’Africa”. L’Ue guarda all’Italia come hub europeo

Se l’Italia punta a diventare uno dei principali hub energetici verdi del continente europeo, da Bruxelles arriva una sponda solida in attesa degli sviluppi del settore delle tecnologie pulite nel Paese. Perché per le istituzioni comunitarie l’Italia può non solo essere la terra dello sviluppo di energie rinnovabili – sole, vento, idrogeno – ma anche la porta d’accesso strategica sul continente africano. In linea con quanto rivendicato dal governo Meloni in questi mesi, a partire da quello che viene definito il ‘Piano Mattei per l’Africa’.

È la stessa Commissione Europea a vedere di buon occhio le ambizioni italiane di aumentare l’influenza politica ed economica nei Paesi nordafricani e di rendere il Paese un punto di snodo per il trasporto del gas e di altre forme di energia pulita dall’Africa all’Europa. “La Sicilia rappresenta un ponte naturale, dall’inizio della guerra l’Italia ha compiuto sforzi ammirevoli insieme ai partner africani per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico”, era stato il commento della presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università degli Studi di Palermo. Un riferimento implicito al modo in cui il nuovo governo vede se stesso e il Paese intero, attraverso la lente del Piano energetico che porta il nome dell’ex-presidente dell’Eni scomparso nel 1962. Un Piano di cooperazione basato su un livello di parità, lasciando ai Paesi africani margini di profitto nella politica energetica. “A poche miglia dalle vostre coste c’è quello che potrebbe diventare un altro gigante dell’energia pulita, l’Africa”, ha ricordato von der Leyen.

L’indipendenza di una nazione passa per l’indipendenza energetica e gli accadimenti dell’ultimo anno lo hanno dimostrato”, spiega l’eurodeputato e co-presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti al Parlamento Ue, Nicola Procaccini (Fratelli d’Italia), riferendosi proprio al Piano Mattei: “Attraverso la collaborazione con i Paesi africani renderemo l’Italia un hub energetico del Mediterraneo”. Il continente africano viene visto come “un potenziale immenso in termini di solare ed eolico, ma anche di idrogeno verde” e per questo motivo l’Italia in generale e la Sicilia in particolare potranno avere un ruolo di osservate speciali da Bruxelles. Appunto, un ponte naturale per il passaggio di energia dall’Africa all’Unione che da un anno sta cercando di smarcarsi dalla dipendenza energetica dalla Russia di Putin.

Ma la questione dell’hub energetico nel Mediterraneo non passa solo dal ruolo di ‘ponte’ tra Africa ed Europa. Per Bruxelles è cruciale anche spingere sullo sviluppo delle energie rinnovabili direttamente prodotte sul continente e anche in questo caso “la Sicilia può diventare una potenza dell’energia pulita per l’Europa”, è quanto confermato dalla stessa leader della Commissione. “Non solo quest’isola ha sole e vento in abbondanza, ha anche una solida base industriale nel settore delle tecnologie pulite”, dove un punto di interesse per il futuro è rappresentato anche dall’idrogeno pulito. Come conferma l’eurodeputato verde Ignazio Corrao, “l’Unione punta sull’idrogeno per affrontare la crisi energetica e garantirsi una maggiore indipendenza, riducendo le emissioni” e questa transizione può manifestarsi proprio nella penisola: “La Sicilia può diventarne l’hub europeo e l’Italia leader ed esportatrice in tutta Europa di energia pulita”.

Nel futuro prossimo dell’hub energetico italiano intanto c’è già il solare, grazie a quella che diventerà la più grande fabbrica di nuova generazione in Europa. Il progetto Tango, co-finanziato dall’Ue attraverso i finanziamenti del Fondo europeo per l’innovazione, renderà lo stabilimento 3Sun fondato a Catania nel 2010 il maggiore produttore di pannelli solari bifacciali con tecnologia di eterogiunzione, in grado di catturare la luce solare sia dalla superficie anteriore sia da quella posteriore del pannello. Il progetto Tango sarà realizzato da Enel Green Power ed entrerà in funzione entro la fine dell’anno, con un investimento di 600 milioni di euro (di cui 118 arriveranno da Bruxelles). “Sappiamo che l’energia pulita è il futuro, e questo futuro si realizza qui, in Sicilia”, ha assicurato la presidente von der Leyen.

Gas, rinnovabili e approccio “non predatorio”: le parole chiave del ‘Piano Mattei’

Un documento vero e proprio ancora non c’è, ma il ‘Piano Mattei’ ha delle linee guida ben delineate. Almeno nelle parole della premier, Giorgia Meloni, e dei ministri impegnati in prima linea per la sua realizzazione. L’obiettivo è fare dell’Italia il nuovo hub europeo dell’energia, sia per quel che concerne le forniture di gas, sia per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Ecco, di seguito, i punti salienti e le parole chiave del progetto portato avanti dalla presidente del Consiglio.

AFRICA. Si parte dagli accordi per le forniture di metano che l’Italia ha già stipulato, sia con nuovi che con storici partner del continente africano. Algeria, Mozambico, Congo, Angola ed Egitto sono i principali fornitori di gas, che stanno permettendo al nostro Paese di liberarsi dalla dipendenza russa, potranno avere una porta di ingresso per il mercato europeo. Ovviamente, solo questi fornitori non bastano a raggiungere il target, ragion per cui ci dovrebbe essere un ampliamento dei rapporti anche con l’Azerbaijan, la Libia e Israele.

APPROCCIO NON PREDATORIO. E’ una delle frasi più ripetute dalla premier, Meloni. Il suo piano prevede un “modello non predatorio di cooperazione per creare catene di valore e aiutare la nazioni africane a vivere meglio delle risorse che hanno a loro disposizione”.

RINNOVABILI. Idrogeno ed energia da fonti alternative, sfruttando le potenzialità sia del Nordafrica che del Mezzogiorno d’Italia. Le rinnovabili dovranno essere un capitolo determinante del progetto per fare del nostro Paese l’hub energetico dell’Europa.

OTTOBRE, SAVE THE DATE. Il nuovo ‘Piano Mattei’ sarà presentato a ottobre, in occasione del summit intergovernativo Italia-Africa. L’annuncio l’ha fatto direttamente la presidente del Consiglio, dall’Etiopia, durante la visita diplomatica ad Addis Abeba dello scorso mese di aprile. Prima, però, ci saranno tappe di avvicinamento importanti, come lo Stocktaking moment, l’evento della Fao che si svolgerà a Roma dal 24 al 26 luglio e, successivamente, dopo l’estate i Med Dialogues, sempre nella Capitale.

Un anno di REPowerEu: il punto sul piano di indipendenza energetica

Diversificare i fornitori di gas, abbattere i consumi nelle case e nelle industrie ad alta intensità energetica e aumentare la capacità di energia rinnovabile nel mix dell’Unione. Nel pieno della guerra di Russia in Ucraina e nella crisi energetica che ne è scaturita, la Commissione europea presentava un anno fa, il 18 maggio 2022, il piano ‘REPowerEU’ per azzerare la dipendenza dai combustibili fossili russi, in particolare il gas, entro il 2027.

Nel piano, Bruxelles ha previsto obiettivi rafforzati per le rinnovabili e l’efficienza energetica, un nuovo target a 20 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile entro il 2030 (tra importazione e produzione interna) e un aumento del volume di biometano prodotto in Europa. Dopo neanche sette mesi dalla proposta della Commissione, i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto a metà dicembre un accordo sul piano per dare modo agli Stati membri di aggiungere ai loro Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) – varati durante la ripresa economica dalla pandemia – un nuovo capitolo dedicato a centrare gli obiettivi di indipendenza energetica, aumentando ad esempio l’efficienza energetica negli edifici, investendo nelle infrastrutture energetiche critiche o aumentando la produzione di biometano sostenibile.

L’Unione europea importa gran parte del gas che utilizzano gli Stati membri, le importazioni superavano l’80% nel 2021, di cui praticamente oltre la metà in arrivo dalla Russia. Con l’invasione dell’Ucraina e l’impegno ad affrancarsi dai fossili russi (anche perché il Cremlino stesso ha tagliato le esportazioni all’Europa) le importazioni di gas dalla Russia sono state considerevolmente ridotte lo scorso anno, riduzione compensata principalmente grazie all’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl), soprattutto dagli Stati Uniti. Tra il taglio alle forniture dal Cremlino e l’impegno politico di REPower, le importazioni da Mosca si stanno comprimendo. Tra gennaio e novembre 2022 la Russia ha rappresentato poco meno di un quarto delle importazioni di gas nell’Ue (24,65% tra gas liquefatto e via gasdotto). Un altro quarto è giunto dalla Norvegia, l’11,6 % dall’Algeria.

Il grande nodo del piano REPower sono i finanziamenti. Presentandolo a maggio scorso, la Commissione europea ha parlato di un piano di indipendenza energetica in cui le uniche risorse fresche in senso proprio saranno 20 miliardi di euro da finanziare per il 60% con risorse dal Fondo per l’innovazione (12 miliardi di euro) e per il 40% dall’anticipo delle quote del mercato del carbonio, il sistema Ets (8 miliardi), che oggi sono ferme nella riserva di stabilità del mercato. Altre risorse in sovvenzioni potrebbero arrivare dalla possibilità concessa ai governi (facoltativa) di dirottare fino a 17,9 miliardi di euro dai fondi di coesione e fino a 5,4 miliardi di trasferimenti dalla Riserva di aggiustamento Brexit. Secondo le stime preliminari di Bruxelles, l’Italia potrebbe usufruire con certezza di 2,7 miliardi dalla quota dei 20 miliardi di euro di fondi aggiuntivi e per ora è l’unica cifra definita.

La Commissione Ue ha proposto infine di mettere a disposizione 225 miliardi di euro di prestiti non spesi dai governi dal Recovery Fund e redistribuirli tra tutti i Paesi che esprimono interesse a usarli, compresi quelli come anche l’Italia che hanno già speso tutta la loro quota di prestiti. La Commissione ha ricevuto richieste di usare questi prestiti non utilizzati per quasi 148 miliardi da 10 Stati membri. Questo significa in sostanza che dei 225 miliardi iniziali resterebbero a disposizione circa 77 miliardi di prestiti inutilizzati per i Paesi come l’Italia che hanno esaurito la loro quota, anche se la Commissione precisa in un documento di sintesi visto da GEA che la cifra esatta sarà conosciuta solo alla fine di agosto. Il governo Meloni ha comunicato a Bruxelles l’interesse a riscuotere nuovi prestiti aggiuntivi per finanziare REPower, ma finora non ha fatto sapere di quante risorse vuole usufruire e non ha presentato il capitolo aggiuntivo.

Quanto ai Pnrr rivisti, i governi dovevano presentare la richiesta di capitolo aggiuntivo preferibilmente entro il 30 aprile 2023 (ma con una scadenza legale entro il 31 agosto 2023). Ad oggi, Finlandia, Lussemburgo, Estonia, Francia, Germania, Slovacchia e Malta hanno ripresentato alla Commissione i loro Pnrr rivisti, ma solo Estonia, Francia, Slovacchia e Malta hanno incluso i capitoli REPowerEU. La Commissione ha adottato una valutazione positiva dei piani di Estonia, Lussemburgo, Finlandia e Germania. Il Consiglio ha approvato la valutazione dei piani lussemburghese, finlandese e tedesco.

Mattarella in Norvegia spinge sulla sicurezza energetica: “Non affidarsi solo a fonti tradizionali”

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La transizione ecologica è un “auspicio”, ma soprattutto una “sfida ineludibile”. Usa queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento alla sessione conclusiva del seminario ‘Greening the future’, organizzato alla Norwegian university of Science and Technology di Trondheim, seconda e ultima tappa della visita diplomatica in Norvegia. Mattarella tocca diversi temi legati alla tutela dell’ambiente che si coniuga alla necessità di garantire forniture di energia, sempre più pulita e sicura.

Il ragionamento parte dal fatto che sia la società norvegese sia quella italiana “hanno preso pienamente coscienza dei drammatici effetti provocati dai cambiamenti climatici, che impongono a tutti noi un radicale ripensamento dei fondamenti dei nostri sistemi di vita, di quelli economici e produttivi”. Soprattutto ora che “l’insensata aggressione della Federazione Russa all’Ucraina che ci ha anche reso pienamente consapevoli del valore strategico delle risorse energetiche”. Sul punto, Mattarella resta con un altro pensiero, molto duro ma importante: “Le gestioni delle risorse energetiche, così di come di quelle alimentari, non possono essere una forma impropria di pressione e minaccia contro l’autonomia e l’indipendenza di altri popoli”.

Raggiungere sicurezza e indipendenza, però, “non significa affidarsi esclusivamente alle fonti energetiche tradizionali, venendo meno all’impegno nella lotta ai cambiamenti climatici”, sottolinea il capo dello Stato. Che, infatti, avvisa: “Il cambio di passo deve riguardare l’innovazione, non soltanto il cambio di rotte di approvvigionamento e fornitori”. Per Mattarella “serve un nuovo paradigma, avere l’ambizione di essere nel gruppo di testa che guida il cambiamento, piuttosto che nel gruppo di coda rivolto ad amministrare un passato in esaurimento”. Dunque, “occorre accelerare nella transizione verde”.

Magari guardando a collaborazioni con Paesi già in fase avanzata sulla sperimentazione, proprio come la Norvegia. In questo senso, ad esempio, cita la crescita dell’eolico offshore (in entrambe le nazioni), che “offre rilevanti possibilità”. Mattarella coglie “la lungimiranza dell’impegno delle autorità norvegesi per promuovere lo sviluppo dell’energia eolica, l’utilizzo dell’idrogeno quale combustibile pulito e lo stoccaggio dell’anidride carbonica nel sottosuolo”, invitando a “guardare con interesse e apprezzamento” a queste pratiche.

Le rinnovabili sono un capitolo importante del discorso del capo dello Stato, perché “l’eolico nel Mare del Nord e il fotovoltaico nel bacino del Mediterraneo possono diventare, in un futuro non lontano, fonti di energia pulita del continente europeo e alimentare così una nuova rivoluzione nei processi produttivi e nei modelli di vita”. Inoltre, “grazie a una rete elettrica sempre più interconnessa” l’energia eolica e quella solare “potranno contribuire alla sicurezza di approvvigionamento e ridurre i rischi legati alla natura variabile delle fonti rinnovabili”.

Senza contare l’opportunità di “coltivare l’ambizione di diventare perni di una rete che, dalle piattaforme eoliche nel Mare del Nord si colleghi fino alle centrali solari della Sicilia e, più in là, del deserto del Sahara, che nei prossimi anni sarà collegato all’Europa grazie al progetto Elmed, il cavo elettrico che unirà la Tunisia all’Italia”. Perché “la cooperazione tra Europa e Africa è essenziale per il successo delle strategie di de-carbonizzazione, inclusa la prospettiva di produzione di idrogeno verde”. La cooperazione sarà importante anche in altri settori, come il ‘green shipping’, il trasporto marittimo verde, o anche l’interscambio culturale tra le Università e i centri di ricerca italiani e norvegesi.

Mattarella lascia Trondheim consapevole che il suo viaggio ha fatto breccia. Domani a Roma, però, lo attende un altro appuntamento importante, con il presidente ucraino, Volodimir Zelensky, che vedrà anche la premier, Giorgia Meloni, e Papa Francesco per una visita che ormai è diventata ufficiale. Zelensky poi sarà ospite di uno speciale ‘Porta a Porta’ su Rai1, in diretta dalle 18.30.