Nel weekend torna l’ora legale. Terna: In Italia nel 2025 risparmi per 90 mln e 300 mln kWh

Nel fine settimana torna l’ora solare. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre dovremo spostare le lancette dell’orologio indietro di un’ora. Dormiremo 60 minuti in più, ma dal giorno dopo farà sera prima. L’ora solare rimarrà in vigore fino al 28 marzo 2027, quando tornerà quella legale. Ma il passaggio, oltre al cambio di abitudini, come ogni anno rappresenta l’opportunità per fare i conti sui benefici dell’ora legale per le tasche degli italiani e per l’ambiente.

A tracciare il bilancio dei sette mesi appena trascorsi è Terna. I dati diffusi dalla società che gestisce la rete elettrica nazionale confermano l’impatto positivo dello spostamento delle lancette nei mesi con più ore di luce. Dal 29 marzo al 25 ottobre 2026, l’ora legale ha permesso all’Italia di risparmiare circa 300 milioni di chilowattora (kWh) di energia elettrica. Per capire la portata di questo dato, si tratta di una quantità pari al consumo medio di un anno di oltre 115 mila famiglie.

I minori consumi energetici si sono tradotti anche in un risparmio economico diretto: la collettività ha risparmiato complessivamente oltre 90 milioni di euro. Per calcolare questo valore, Terna ha considerato il costo medio dell’energia per il “cliente domestico tipo in maggior tutela”, stabilito dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera). Nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2026, il prezzo medio del kilowattora, imposte comprese, è stato di 31,4 centesimi di euro.

Oltre al risparmio economico in bolletta, l’ora legale porta importanti benefici anche sul fronte della sostenibilità ambientale. Spostando in avanti l’uso della luce artificiale alla sera, si riduce la necessità di produrre energia elettrica nelle ore di maggior consumo. Nei sette mesi dell’edizione 2026, la diminuzione dei consumi ha evitato l’immissione in atmosfera di circa 140 mila tonnellate di anidride carbonica. Un taglio concreto delle emissioni inquinanti che aiuta il Paese a proseguire lungo il percorso di transizione ecologica e di tutela dell’ambiente.

I benefici dell’ora legale diventano ancora più evidenti se si guarda ai dati raccolti negli anni. L’analisi storica di Terna mostra che, dal 2004 al 2026, il minor consumo di energia elettrica ottenuto grazie all’ora legale ha superato complessivamente i 12,3 miliardi di kWh. Dal punto di vista economico, questo risparmio sui consumi energetici si è tradotto, in un ventennio, in un beneficio complessivo per i cittadini italiani di circa 2,4 miliardi di euro. Risultati che spiegano perché il tema del cambio dell’ora continui a essere al centro del dibattito sull’efficienza energetica in Italia e in Europa.

Tre italiani su 4 chiedono più impegni alla politica su clima e transizione energetica

Il cambiamento climatico è una preoccupazione diffusa, non un tema settoriale o generazionale e la sostenibilità non è in crisi. Oltre 3 italiane e italiani su 4 (76%) chiedono con forza più impegno sulla crisi climatica e più impegno da parte della politica (46%): il 60% è preoccupato per il cambiamento climatico – in maggioranza donne, under 25 e over 55 – e teme che possa peggiorare ulteriormente, per questo chiede misure di adattamento (40,8%) e, con la stessa percentuale, agendo anche se altri Paesi non si impegnano. Solo un 14% esprime ancora scetticismo su queste tematiche, oltre 7 italiane e italiani su 10 affermano, di essere disposti a adottare uno stile di vita più sostenibile e ritengono che la transizione energetica sia una priorità del Paese.

Sono alcuni dei dati emersi dal sondaggio realizzato da Ipsos Doxa su un campione nazionale di popolazione relativamente ai temi della sostenibilità ambientale, crisi climatica e transizione energetica, in occasione della 29ª edizione di Ecomondo (3-6 novembre, Fiera di Rimini) e della 15ª edizione degli Stati Generali della Green Economy (3-4 novembre).

Nella ricerca emerge una novità significativa: anche il mondo produttivo alza la voce, il 64% ritiene troppo lento il percorso verso la transizione ecologica e ancora di più quello verso la transizione energetica (74%).

Entrando nel dettaglio, l’indagine chiede quali iniziative siano importanti per contrastare il cambiamento climatico: al primo posto (38,45%) la riduzione dei combustibili fossili e incremento delle rinnovabili, seguito (35,27%) dal risparmio ed efficienza energetica, il 25% degli intervistati sottolinea l’importanza di avere una comunicazione chiara, il 24,27% ritiene necessaria una spinta internazionale per un impegno di tutti i Paesi. ⁠

Anche la crisi geopolitica attuale entra nell’indagine Ipsos che chiede cosa fare in questo contesto critico. Per la maggioranza delle persone intervistate (55%) sarebbe necessario il taglio delle importazioni dei combustibili fossili e un impegno sulle rinnovabili per ridurre i costi e aumentare la sicurezza energetica, ma resta anche un 28% che chiede di riaprire le centrali termoelettriche a carbone e un italiano su 5 che vuole riavviare il nucleare.

Su ambiente vs. competitività, un italiano su 2 chiede di accelerare su tecnologie idonee a garantire al contempo competitività economica e misure efficaci per clima ed ambiente, soltanto uno su quattro pensa che investire sulle tematiche ambientali riduca la competitività dell’Italia.

In conclusione, dall’indagine Ipsos Doxa emerge che le italiane e gli italiani chiedono soluzioni pragmatiche, misurabili e compatibili con la crescita economica, e le ritengono possibili, a partire dalle rinnovabili, per mettere al sicuro Pianeta, bolletta e Paese. Non solo, le persone vogliono impegnarsi. La sfida principale non è più convincere dell’esistenza del problema climatico, ma (ri)costruire fiducia nella capacità di governare la transizione, e nella volontà di distribuirne in modo sostenibile i benefici e i costi.

“L’indagine IPSOS conferma che la percezione dei cittadini sulla pericolosità degli effetti della crisi climatica e dei costi elevati della dipendenza dal petrolio e dal gas sta scavando a fondo e cambiando gli orientamenti dell’opinione pubblica”, dichiara il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi. “Saranno sorpresi quanti erano ormai convinti, o rassegnati, ad orientamenti eco-scettici e al disimpegno in materia di misure climatiche”, aggiunge.

“I risultati dell’indagine ci restituiscono un quadro molto chiaro”, dice Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della Divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group, “La sensibilità di cittadini e imprese italiane verso il cambiamento climatico è ormai diffusa, così come la percezione che la transizione energetica ed ecologica richiedono un’accelerazione. L’obiettivo oggi deve essere trasformare questa attenzione in soluzioni concrete. È un percorso che richiede un impegno condiviso, a partire dalle istituzioni, e la capacità di trasformare questa consapevolezza in azione”.

“Inflazione, difficoltà economiche e crisi geopolitiche sembrano mettere in secondo piano i temi climatici e ambientali. Ma non è così, gli italiani avvertono in modo ampio i rischi, non vogliono arrendersi a un destino percepito come tutt’altro che ineluttabile. Siamo ancora in tempo per fare qualcosa” commenta Andrea Alemanno per Ipsos. “Ma gli italiani non vogliono sentirsi soli in questa battaglia, sarebbe velleitaria. Per impegnarsi sempre più vogliono avvertire un riscontro nelle forze politiche e nell’attività delle aziende. Chi deluderà questa attesa prima o poi sarà punito, dai consumatori, dai lavoratori e anche dal clima”.

Geotermia, il progetto ‘Shift’ di Enel protagonista al congresso nazionale

L’innovazione come alleata principale della risorsa geotermica, con Enel a fare da capofila: dalla Toscana all’Islanda, passando dal cuore della Terra, il Gruppo ha infatti rafforzato ulteriormente il proprio ruolo internazionale nello sviluppo della geotermia avanzata, portando competenze e tecnologie sulle nuove frontiere della cosiddetta “Geotermia superhot”.

Il nuovo progetto del Gruppo è stato protagonista nel corso della celebrazione del 25esimo anno di fondazione dell’Unione Geotermica Italiana, occasione per sottolineare una volta di più la crescente rilevanza della geotermia, ormai riconosciuta unanimemente come tecnologia strategica per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come da traguardi europei fissati nel Net-zero Industry Act.

Nel corso del congresso si è discusso delle opportunità e delle prospettive del settore, a partire dalla semplificazione normativa dei processi autorizzativi, i modelli finanziari e l’esigenza di un’azione coordinata e condivisa dell’intero settore nazionale, si è aggiunta la disamina delle nuove tecnologie in sperimentazione per la geotermia profonda, che permetteranno di valorizzare risorse geotermiche che fino a pochi anni fa non erano considerate utilizzabili.

Capofila di questo settore è Enel, che già aveva conquistato i riflettori nell’ottobre 2025 al Superhot Geothermal Summit di Reykjavik, nell’ambito dell’Assemblea del Circolo Polare Artico 2025, dove sono stati condivisi i risultati del progetto europeo Descramble, dedicato alla perforazione in ambienti geotermici ad altissima temperatura, tra il 19 e il 20 maggio Enel ha ospitato a Larderello, capitale mondiale della geotermia, il Kick-off Meeting tecnico del progetto SHiFT (SuperHot geothermal – Integrated demonstration and Flow Testing). Il programma, guidato da Reykjavík Energy e finanziato dal programma Horizon Europe con 10 milioni di euro su un investimento complessivo di 28 milioni, coinvolge 17 partner europei e punta a sviluppare tecnologie per l’utilizzo di fluidi geotermici oltre i 400°C, attraverso pozzi più profondi e performanti, con l’obiettivo di ampliare in modo significativo il potenziale della geotermia. Già Descramble, guidato da Enel come capofila, aveva segnato un passaggio chiave per lo sviluppo delle tecnologie nelle Superhot Rocks, raggiungendo temperature fino a 515°C, tra le più alte registrate a livello mondiale in sistemi idrotermali, e contribuendo ad aprire orizzonti innovativi di ricerca e sviluppo per materiali e attività di perforazione in condizioni estreme.

Il contributo di Enel si fonda sulla consolidata esperienza industriale dell’Azienda a livello internazionale: in Toscana è attivo il più antico e innovativo complesso geotermico al mondo, con 34 centrali che, tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, producono ogni anno quasi 6 miliardi di kWh, pari al 33% del fabbisogno elettrico regionale e utili a riscaldare 13mila utenti nonché 26 ettari di serre grazie ai teleriscaldamenti geotermici, alimentando anche un’importante filiera turistica con oltre 60mila visite annue. La partecipazione al summit islandese e l’impegno nel progetto SHiFT confermano il valore della collaborazione europea tra industria, ricerca e istituzioni per accelerare lo sviluppo della ‘geotermia supercalda’ e il suo ruolo chiave nella transizione energetica.

L’Italia è uno dei Paesi Europei con le maggiori potenzialità entro i primi 5 km di profondità, tali da rendere la geotermia una risorsa strategica chiave del Paese per accelerare la transizione. Diversi strumenti normativi e misure specifiche sono attualmente in vigore ed in itinere, ma è assolutamente urgente un ulteriore sforzo per mettere a terra un Piano d’Azione nazionale per la Geotermia ed una Roadmap al 2030 e 2050 che permettano di ridurre il divario che ci divide dagli altri Paesi Europei e, allo stesso tempo, di offrire un’opportunità di crescita ed innovazione agli investitori, alla filiera nazionale di settore e al contesto socioeconomico dell’Italia.

Energia e Inflazione, Italia chiede altra flessibilità ma Ue alza muro: “Già concessa”

La bolla dell’energia rischia di esplodere con troppo fragore, meglio correre ai ripari. L’Italia ha già incassato il via libera Ue a sforare i conti per le spese legate al rinnovo del mix energetico per circa 14 miliardi, ma ora serve di più, perché la situazione potrebbe finire fuori controllo a stretto giro di posta nel mix mortifero con l’inflazione.

Per questo motivo la premier, Giorgia Meloni, ha preso carta e penna per scrivere a Ursula von der Leyen: “Stiamo ponendo in Europa un’altra questione importante, con una lettera che oggi ho inviato alla presidente della Commissione rispetto all’impatto sui conti pubblici dell’aumento dell’inflazione rispetto a quella programmata”. La premier sottolinea che non si tratta di una questione solo italiana, però il nostro Paese si trova a fronteggiare questioni come gli adeguamenti automatici per legge, pensioni e assegno unico, per esempio: “Non si può non tenere in considerazione questo cambio totale dei conti, che non dipende dalle scelte che fa l’esecutivo, ma dipende dalla situazione contingente. Chiediamo che anche questo venga considerato”.

Naturalmente, sulla stessa lunghezza è anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che definisce “ovvia” la nuova richiesta di flessibilità. “Il sentiero della spesa è nominale che stiamo rispettando e siamo tra i più bravi – spiega -. Il problema è che quel sentiero della spesa nominale contiene un tasso di inflazione programmato, all’epoca, da parte della Commissione, evidentemente molto inferiore: credo fosse l’1,8% rispetto a quello che si è verificato. Quindi, è chiaro che quel sentiero di spesa, visto che nel bilancio ci sono poste indicizzate all’inflazione, diventa difficile da mantenere. Ma non per noi, per tutti”. L’obiettivo ora è, dunque, far aggiungere il punto all’ordine del giorno della prossima riunione dell’Ecofin e nella prossima riunione del Consiglio europeo, tra due settimane.

Anche se da Bruxelles una prima risposta è già arrivata, addirittura prima che la missiva a von der Leyen arrivasse (è stata ricevuta nella serata di giovedì 1 ottobre, come confermato da un portavoce della Commissione Ue). Perché nel briefing con la stampa, a domanda dei cronisti, la portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, ha replicato senza esitazioni: “Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”. Peraltro, ricorda che proprio un paio di settimane fa Roma chiesto l’attivazione della clausola sui bilanci, relativa a difesa e, appunto, energia.

“Mentre entriamo nel quarto trimestre dell’anno, le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente sono state deluse e i mercati energetici rimangono estremamente tesi – scrive Meloni a vdL -. Il prezzo del petrolio greggio in euro è superiore di quasi l’80 per cento rispetto all’inizio dell’anno; il gas naturale è più costoso del 156 per cento. Sebbene la maggior parte degli Stati membri sia intervenuta per frenare l’aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette, il reddito disponibile reale delle famiglie sta subendo un duro colpo, con l’inflazione complessiva che a settembre ha raggiunto un nuovo massimo. Inoltre, la competitività delle imprese europee è stata gravemente compromessa dall’aumento dei costi energetici. In questo contesto, i percorsi di spesa netta concordati nell’ambito del quadro di bilancio europeo lasciano un margine limitato per attenuare l’impatto sulle famiglie e sulle imprese senza ricorrere a misure di inasprimento in un momento caratterizzato da significativi rischi al ribasso per l’economia”.

La presidente del Consiglio, poi, continua: “Sebbene questa caratteristica delle regole di bilancio dell’Ue miri a garantire la solidità dei conti pubblici nel medio termine, dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate aggiuntive al fine di attenuare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato”. Meloni annota ancora: “Tuttavia, vi è un altro problema legato alle regole di bilancio nel momento in cui aggiorniamo i nostri piani di bilancio per il 2027. Infatti, il tetto alla crescita della spesa netta è fissato in termini nominali e, in quanto tale, potrebbe non tenere pienamente conto dell’impatto di bilancio di un’inflazione che superi in modo significativo le proiezioni alla base del percorso di spesa netta concordato, ovvero del fatto che la spesa pubblica possa aumentare a causa di meccanismi e processi di mercato al di fuori del controllo del governo“.

Meloni porta, ovviamente, il caso Italia: “La dotazione di spesa direttamente influenzata da un’inflazione che supera in modo significativo le proiezioni alla base del piano di bilancio è pari al 20,4% del Pil. Altre componenti di spesa che subiranno l’impatto di un’inflazione più elevata già nel 2027 ammontano al 12,0% del Pil“. A Roma sono tutti “consapevoli del rischio di modificare le regole di bilancio di recente introduzione che perseguono un obiettivo che tutti condividiamo, ovvero la sostenibilità del debito. Siamo inoltre pienamente consapevoli degli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi in corso e della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta – aggiunge nella lettera -. Tuttavia, riteniamo che il quadro di bilancio lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti che ho appena evidenziato nel valutare ex ante la conformità alla regola di spesa in occasione dell’esame dei prossimi progetti di piano di bilancio”.

Per ora la situazione è tamponata dalle tariffe offerte sul mercato dalle varie aziende, come Enel, Eni, A2A, Hera che offrono possibilità di sconto sulle tariffe che vanno dal 30 al 50 percento del prezzo di mercato attuale. Ma il rischio è che questo possa non bastare: “Lo so, contro il caro energia bisogna fare di più, costruire soluzioni strutturali di lungo periodo”, dice con consapevolezza la stessa Meloni alla platea degli artigiani della Cna.

Quello delle bollette, ovviamente, non è l’unico fronte aperto su cui Palazzo Chigi deve tenere le antenne sempre dritte. Perché la questione carburanti non è affatto risolta (la benzina cala a 2,084 euro al litro e il gasolio a 2,285 euro sulla rete stradale; verde a 2,122 euro e diesel a 2,328 euro sulle autostrade), nonostante le iniziative di Eni, Ip e Q8 di applicare un price cap alla pompa, a cui oggi si aggiunge anche Tamoil, dopo le interlocuzioni dei giorni scorsi tra la Presidenza del Consiglio e il governo libico. “Abbiamo lanciato un appello alle società energetiche e sono fiera che Eni, Socar e Q8 abbiano già aderito – mette in luce sempre Meloni -. E voglio ringraziare anche Tamoil, che oggi si è aggiunta”.

Nel frattempo, il brent viaggia poco sopra i 100 dollari al barile e lo spread sui bund tedeschi a 10 anni sui 112 punti base, con un aumento oltre l’8%. Segnali di cui il governo tiene conto e che monitora attentamente, anche alla vigilia del Cdm che dovrà varare il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica, al centro di un incontro a Palazzo Chigi tra la premier, Giorgia Meloni, i suoi vicepresidenti, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Lo spazio si restringe per la situazione geopolitica e i conti vanno fatti al centesimo. Anzi, visto l’andamento dei carburanti, anche al millesimo, se è il caso.

Autunno rovente, prezzi ai massimi da 3 anni: bolletta che scotta, rincari su cibo

L’autunno presenta il conto, e stavolta arriva direttamente al supermercato e nelle bollette. A settembre l’inflazione italiana è salita al 4,2% su base annua dal 3,3% di agosto, con un aumento dello 0,7% in un solo mese. È il valore più alto da tre anni e l’accelerazione arriva mentre tornano a correre energia, carburanti e prezzi degli alimentari freschi.

Secondo i dati preliminari dell’Istat, a spingere la risalita sono soprattutto i beni energetici, che passano dal +17% di agosto al +22,3% di settembre, mentre gli alimentari non lavorati accelerano al +5,5% dal +3,8%. Crescono anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, al 2,9% dal 2,6%, e i servizi di trasporto, all’1,6% dallo 0,8%. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale all’1,7% dall’1,5%, mentre quella al netto della sola energia arriva al 2%.

A pesare sono soprattutto le voci che entrano ogni giorno nei bilanci delle famiglie. Il carrello della spesa sale all’1,7%, mentre i prodotti acquistati più frequentemente accelerano al 5,3% dal 4,3%. Nel complesso i beni segnano un aumento del 5,4% contro il 2,6% dei servizi. Tra le divisioni di spesa, abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili aumentano dell’11,1% su base annua, i trasporti dell’8,6%, mentre ristoranti e servizi di alloggio registrano un +3,2%.

Il rincaro dell’energia resta il principale motore della risalita. Per la componente regolamentata il tasso annuo sale al 25,9% dal 18,6% di agosto, mentre quella non regolamentata passa al 22,2% dal 17%. Nel dettaglio, il gas naturale nel mercato tutelato registra un aumento del 47,2%, l’elettricità tutelata del 9,7%; sul mercato libero il gas cresce del 16,7% e l’elettricità del 21,5%. Tra i carburanti, il diesel per autotrazione aumenta del 34,9% su base annua, il gasolio da riscaldamento del 38,5% e la benzina del 21,8%. Torna a salire anche la componente alimentare.

Nel complesso i prezzi dei beni alimentari aumentano dell’1,8%, ma i prodotti lavorati diminuiscono dello 0,3%, mentre quelli non lavorati segnano un +5,5%. Tra questi, verdura, ortaggi, tuberi, banane e legumi aumentano dell’8,4%, mentre frutta e frutta a guscio passano dal -1,7% di agosto al +0,6% di settembre.

Il movimento dei prezzi non riguarda solo l’Italia. In Francia, secondo la stima preliminare dell’Insee, l’inflazione accelera al 3% dal 2,4% di agosto, con l’energia al +21,2%. In Germania il tasso sale al 3,3%, mentre i prezzi energetici aumentano del 14,9% e l’inflazione di fondo si ferma al 2,4%. Su questi numeri si riapre anche il confronto politico.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rivendica il percorso seguito dal governo, ricordando che nell’ottobre 2022 l’inflazione era al 12,6% e attribuendo agli interventi successivi, dal decreto trasparenza al “carrello tricolore”, il contributo alla discesa dei prezzi. Antonio Misiani, responsabile Economia e finanza del Pd, parla invece di un’“emergenza caro vita” sempre più grave, mentre Stefano Patuanelli, vicepresidente M5S, contesta il richiamo al carrello tricolore e sostiene che la discesa del 2023 fosse legata soprattutto alla dinamica dei prezzi energetici e all’effetto statistico del confronto con il 2022. Da Avs, Peppe De Cristofaro definisce il nuovo dato una “batosta” per lavoratori, pensionati e ceto medio.

Il conto dei rincari viene messo in evidenza anche dalle associazioni. Il Codacons stima una maggiore spesa annua di 1.389 euro per una famiglia tipo e di 1.918 euro per un nucleo con due figli; l’Unione nazionale consumatori calcola un aumento medio del costo della vita di 1.108 euro, di cui 445 per abitazione, elettricità e gas e 307 per i trasporti. Assoutenti richiama il +5,5% degli alimentari non lavorati e stima 185 euro di maggiore spesa annua per una famiglia con due figli. Confesercenti segnala il ritorno dell’inflazione al livello più alto da tre anni, mentre Confcommercio sottolinea che l’inflazione core resta “ben sotto il 2%” e attribuisce la ripresa alle tensioni energetiche e agli alimentari non lavorati. A settembre anche l’indice armonizzato Ipca accelera al 4,1% su base annua dal 3,2% di agosto e registra un aumento del 2% su base mensile, anche per effetto della fine dei saldi estivi. L’inflazione acquisita per il 2026 sale così al 3,1%, quella di fondo all’1,9%.

Locatelli (PoliMi): “Decarbonizzare senza il nucleare? Bollette sarebbero spaventose”

Il nucleare di nuova generazione – quello sul quale il Parlamento ha dato il via libera con l’approvazione della Legge Pichetto – sarà più economico rispetto alle rinnovabili o al gas? E, soprattutto, abbasserà davvero il costo delle bollette? La risposta breve è “sì”, quella più articolata ha davanti un “ma”.

Giorgio Locatelli è professore ordinario di Project Management al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti italiani di energia nucleare – di cui si occupa dal 2006 – in particolare degli Small Modular Reactor (Smr) e transizione a NetZero. Il concetto chiave, parlando costi di produzione e risparmi in bolletta, è per lui uno: più equivale a meno. Costruire più centrali, invece di poche, avrà un costo inferiore; accorpare più reattori in un unico sito sarà più economico che avere pochi Smr distribuiti su aree differenti. “E’ come fare una torta – spiega a GEA – per la prima volta. Mi serviranno le attrezzature adatte, dovrò cercare una ricetta, sporcherò la cucina, ci metterò un po’ di tempo. Ma alla decima torta sarò bravo e veloce e, quindi, mi costerà meno”. Nel settore industriale è la stessa cosa: ad esempio, gli impianti eolici oggi costano relativamente poco “perché negli anni ne abbiamo fatti tanti” e lo confermano i dati storici di Francia e della Corea del Sud, “dove fanno le centrali come le torte”.

Giorgio Locatelli

Se vogliamo elettricità a basso costo, dice Locatelli – che è stato anche inserito nella World’s Top 2% Scientist ranking, la classifica degli scienziati e delle scienziate con il livello più elevato di produttività scientifica – ci sono le vecchie centrali a carbone, che però sono molto inquinanti. E il gas? “Non è tossico – spiega – ma crea CO2 e dobbiamo importalo. Su 100 euro di costo, 70 servono ad acquistarlo”. Le rinnovabili? “Sono un’idea ottima”, ma solo considerandone una quota tra il 30% e il 50% nel mix energetico “perché non sono controllabili” per la loro stessa natura. Ecco allora che per compensare i periodi in cui il solare – ad esempio – non può essere così efficiente servono le batterie o centrali a gas che si accendono come riserva quando manca il sole, ma hanno grandi oneri di sistema.

“Come in una dieta bilanciata – spiega a GEA Locatelli – non possiamo mangiare solo insalata o bistecche” in un sistema energetico “servono più fonti”. La quota ideale di nucleare dovrebbe essere compresa tra il 20 e il 30%: l’80% sarebbe troppo – perché di notte, ad esempio, non c’è bisogno di tutta quella potenza che non verrebbe sfruttata – e l’1% troppo poco”, perché le altre fonti green non potrebbero coprire il resto del fabbisogno.

Quel “ma” della sua tesi entra in gioco qui: allora quanto possiamo risparmiare? “La situazione di oggi non è rappresentativa di come sarà tra 20 anni”, quindi è difficile fare un confronto tra una bolletta attuale e una del 2034. Quello che si può immaginare, però, è uno scenario senza nucleare e uno scenario con l’energia dell’atomo.

“Se vogliamo decarbonizzare l’energia”, entro il 2050 “il nucleare è essenziale per avere bollette ragionevoli”, dice Locatelli. “Un sistema decarbonizzato in un Paese senza nucleare avrebbe costi spaventosi, è imprescindibile“. L‘alternativa, cioè usare solo fonti rinnovabili non è immaginabile. “Ci servirebbero enorme quantità di batterie, eolico e solare. Batterie che dovrebbero gestire i bisogni, diversi, del giorno e della notte e anche la stagionalità” e i costi delle bollette sarebbero “enormi”. “Stiamo elettrificando sempre di più – sottolinea l’esperto – Pensiamo alle auto elettriche, vogliamo decarbonizzare le case…ma dove troviamo la stessa potenza del gas?” e anche la stessa sicurezza a livello di fornitura?

Certo, gli investimenti iniziali – che il Governo punta a condividere con soggetti privati, come i consorzi di imprese – sono nel range dei miliardi. Ad esempio “se parliamo di Smr da 300 Megawatt per reattore, si va dai 2 ai 4 miliardi”, spiega Locatelli, che sottolinea, però, un aspetto “di cui si parla poco”. Costruire un impianto solare significa acquistare la tecnologia – come pannelli e inverter – fuori dall’Italia: “se spendo un miliardo – è il suo esempio – la stragrande maggioranza finirà nella supply chain cinese”.

Mettere in piedi un impianto nucleare “ha bisogno di molte ore di lavoro nel sito, tempi di costruzione lunghi, ma una quota molto importante anche del 50% è localizzabile in Italia con le nostre aziende, dando lavoro alle nostre persone”. In sostanza “è giusto chiedersi quanto costa” tornare al nucleare, “ma anche dove finiranno i soldi necessari alle nuove centrali”.

Le grandi aziende energivore, poi, potranno applicare due diversi modelli. In quello finlandese – il cosiddetto Mankala – diverse imprese si uniscono per la multiproprietà dell’impianto. In cambio della quota di investimento ricevono energia elettrica al prezzo di costo e in quantità proporzionale alla loro quota, senza la distribuzione di dividendi tradizionali. Un secondo modello, il Power Purchase Agreement, prevede invece che le imprese stipulino contratti a lungo termine con l’operatore, definendo obblighi e costi, eventualmente con “un deposito iniziale per iniziare a costruire”. Una pratica, quest’ultima, molto comune in Usa in ambito data center.

Il nucleare, quindi, è “essenziale”. “Le centrali devono coesistere all’interno di un sistema come in una dieta bilanciata”, meglio ancora se Made in Italy.

Enel, realizzato l’impianto eolico più grande dell’Australia occidentale

Potentia Energy, la joint venture tra Enel e la giapponese INPEX, ha annunciato il completamento dei lavori di costruzione dell’impianto eolico di Warradarge, circa 260 km a nord di Perth. Al termine del collaudo delle nuove turbine installate, grazie agli 81 aerogeneratori forniti da Vestas e una capacità installata complessiva che raggiungerà i 283 MW, il parco eolico diventerà il più grande dell’Australia occidentale, in grado di rifornire di energia verde ogni anno circa 164mila famiglie.

Con i primi 180 MW di capacità entrati in esercizio alla fine del 2020, Warradarge fornisce energia rinnovabile al South West Interconnected System (SWIS), principale arteria dell’Australia Occidentale. Il progetto di espansione rappresenta uno dei più significativi del portafoglio australiano di Potentia Energy, utility con circa 900 MW di capacità già in esercizio commerciale, 226 MW in costruzione e progetti in pipeline per ulteriori 9 GW. Il piano di crescita è ambizioso, con 3 miliardi di dollari australiani (quasi 1,9 miliardi di euro) di investimenti previsti nel periodo 2024-2032.

L’impianto è di proprietà di Bright Energy Investments (BEI), di cui Potentia detiene una quota di maggioranza dall’aprile 2025: l’altro socio è Synergy RED, utility di proprietà del governo dell’Australia Occidentale, a testimonianza della strategicità del progetto. Precedentemente nota come Enel Green Power Australia, Potentia Energy è nata nel 2023 dopo che Enel e INPEX hanno deciso di unire le forze per accelerare la transizione energetica in Australia, un mercato maturo e ad alta stabilità regolatoria, politica, macroeconomica e valutaria. Nell’aprile 2025, Potentia Energy aveva finalizzato l’acquisizione di partecipazioni di controllo in un portafoglio da oltre 1 GW di asset rinnovabili, tra impianti in esercizio e in fase avanzata di sviluppo.

Inflazione, crisi Hormuz presenta nuovo conto: bollette e carburanti trascinano prezzi

L’inflazione italiana continua la sua corsa ad agosto, collocandosi al 3,3% annuo, in rialzo dal 2,9% di luglio e con un aumento dello 0,5% sul mese. La dinamica è, però, molto diversa tra le componenti: l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende all’1,5% dall’1,6%, con rincari concentrati soprattutto sull’energia e con effetti su bollette, carburanti e trasporti.

Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, l’aumento dell’inflazione riflette infatti principalmente la crescita degli energetici, sia regolamentati sia non regolamentati. I primi passano dal 14,8% al 18,6% annuo, i secondi dall’11,4% al 17%. Nel complesso, i beni energetici aumentano del 17,1% su base annua e del 2,9% su base mensile. L’aumento mensile degli energetici regolamentati è del 3%, quello dei non regolamentati del 2,9%.

La divisione abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili è quella che dà il contributo più consistente all’inflazione complessiva. I prezzi salgono del 9,1% annuo e contribuiscono per 1,084 punti percentuali alla crescita del 3,3%. Sul mercato tutelato il gas registra un aumento del 31% annuo e del 6,2% mensile, mentre l’elettricità cresce del 9,7% in un anno. Sul mercato libero, l’elettricità aumenta del 18,6% (+1,4% mensile) e il gas dell’11,3% (-0,2%).

Anche i carburanti accelerano. La benzina aumenta del 16,3% rispetto ad agosto 2025 e del 6,3% rispetto a luglio. Il gasolio per autotrazione cresce del 26,7% annuo e del 5,2% mensile. Per il gasolio destinato al riscaldamento l’aumento arriva al 31,8% su base annua e al 10,7% sul mese. Nell’indice armonizzato, combustibili liquidi e carburanti per i mezzi di trasporto personali salgono complessivamente del 20,6% annuo, con un aumento del 5,6% rispetto a luglio.

La dinamica dei prezzi riflette anche gli effetti della crisi nello Stretto di Hormuz e della guerra in Ucraina, con le tensioni sui mercati energetici che si trasferiscono progressivamente dai prezzi delle materie prime a quelli pagati da famiglie e imprese.

I trasporti contribuiscono ulteriormente all’inflazione, con 0,943 punti percentuali e prezzi in aumento del 6,1% annuo e del 2,3% in un mese. Più contenuta invece la dinamica degli alimentari: i prodotti alimentari e le bevande analcoliche crescono dell’1,2%, mentre il cosiddetto carrello della spesa rallenta allo 0,9% dall’1%. Nel complesso, i beni accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre i servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. L’inflazione acquisita per il 2026 è al 2,9%, mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce del 3,2% annuo e dello 0,1% sul mese.

Le associazioni dei consumatori mettono l’accento sull’effetto dei rincari sui bilanci familiari. Il Codacons stima che, a parità di consumi, l’inflazione del 3,3% possa tradursi in una maggiore spesa annua di 1.091 euro per una famiglia media e di 1.507 euro per un nucleo con due figli. L’Unione Nazionale Consumatori indica invece un aggravio di 882 euro per una famiglia media, 1.120 euro per una coppia con un figlio e 1.199 euro per una coppia con due figli, chiedendo interventi su accise, bollette e Iva sul gas. Fapi richiama inoltre l’impatto dei costi energetici su micro e piccole imprese.

L’accelerazione dei prezzi riguarda l’intera area euro e il dato italiano si trova in linea con la media. Secondo la stima preliminare di Eurostat, ad agosto l’inflazione sale al 3,3% dal 2,9% di luglio, con l’energia al 14,3% dal 10,3%. Tra le principali economie, la Germania si attesta al 2,9%, mentre la Spagna balza al 4,3%.

La Bce ha già reagito al nuovo rialzo dell’inflazione. Nell’ultimo meeting del 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità di aumentare di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento: da oggi il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La Banca centrale europea ha indicato nelle nuove proiezioni un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028, con la componente al netto di energia e alimentari rispettivamente al 2,5%, 2,6% e 2,3%. La presidente Christine Lagarde ha ribadito che le prossime decisioni saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati. Tra i rischi indicati dalla Bce resta proprio quello legato alle pressioni sui prezzi dell’energia.

Meloni festeggia a Bari governo più longevo: “Stabilità prima riforma, non intendo mollare”

Il governo più longevo della storia della Repubblica italiana non è solo una somma di giorni. Al suo 1.413esimo giorno, dal palco di Bari Giorgia Meloni insiste soprattutto sul concetto di stabilità, “la prima grande riforma” del Paese. Non un vezzo ma “uno scudo” per “proteggere questa nazione”.

I benefici della stabilità, ricorda la presidente del Consiglio, sono in primis economici, perché favoriscono le imprese, valorizzano il ruolo dell’Italia sui mercati e nel mondo. Questi quattro anni non sono stati semplici, racconta, perché non è facile “scardinare incrostazioni di potere che sono vecchie di decenni”. Richiede “tempo, pazienza, richiede una montagna di coraggio”. Ci sono stati giorni in cui, confessa la prima ministra, “mi è sembrato di nuotare dentro la colla”. Ma avverte chi tenta di ostacolarla: “Mettetevi comodi! Se pensavate di prenderci sulla stanchezza, beh, non avete capito con chi avevate a che fare”.

Il palco è quello di un evento organizzato da Fratelli d’Italia, al quale partecipano anche gli altri leader della maggioranza, il presidente di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario della Lega Matteo Salvini (suoi vicepremier) in videocollegamento e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi in presenza. Da qui, l’inquilina di Palazzo Chigi vanta “un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno”. Anche per questo, la celebrazione ha il sapore di un inizio di campagna elettorale che porterà l’Italia al voto il prossimo anno.

In un quadro internazionale sempre più instabile, l’energia prodotta in casa è al centro della strategia per proteggere il Paese. Nucleare in futuro (“dopo quarant’anni abbiamo riaperto la strada”) ma anche il petrolio per il presente nella ricetta. “Intendiamo aumentare la percentuale di petrolio estraibile nei nostri mari”, annuncia Meloni, perché “non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”. E perché, ribadisce, “per noi la transizione non significa impoverire le famiglie, non significa chiudere le fabbriche, non significa consegnare il futuro a potenze straniere, significa autonomia, significa innovazione, significa neutralità tecnologica”. Un piano che consenta di andare oltre i decreti d’urgenza. “Abbiamo protetto la sicurezza energetica con oltre 60 miliardi di euro stanziati per difendere le famiglie e le imprese dal caro energia, il bonus sociale portato a 315 euro, bollette più leggere per le imprese, e un contributo chiesto da noi ai grandi dell’energia”, scandisce.

Il Pnrr con cui “abbiamo fatto lezione in Europa” per aver “speso al meglio i soldi” e un taglio delle tasse a favore del potere d’acquisto sono tra i traguardi che ricorda nel lungo discorso. La premier respinge poi le accuse di negazionismo climatico: “Siamo banalmente persone intelligenti”, sostiene, vantando di aver protetto a Bruxelles gli allevatori e i contadini “dal furore ideologico dell’ambientalismo cieco, perché per noi chi coltiva, chi alleva, chi pesca non è nemico dell’ambiente, è il primo custode della natura”.

Insomma, agli italiani, alla maggioranza e alle opposizioni, dalla città pugliese l’inquilina di Palazzo Chigi promette: “Non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi”. E si propone, anche per gli anni a venire, di “combattere, scommettere e rilanciare”. Perché quando tra qualche decennio qualcuno racconterà questi anni, “a me non interessa che si dica che siamo stati il governo che è durato di più. Io voglio che si dica che c’è stato un momento in cui questa nazione ha smesso di rassegnarsi”.

‘In sella’ con Enel: un viaggio alla scoperta della Toscana e Piemonte

Dalla bicicletta all’energia, passando per il cuore dei territori. In Toscana e Piemonte, due appuntamenti sulle due ruote diventano l’occasione per andare oltre il percorso e varcare le porte di luoghi dove l’energia prende forma. Enel apre in via straordinaria al pubblico le centrali di Santa Barbara, nel Valdarno, e di Venaus, in Val di Susa, invitando cittadini e visitatori a scoprire da vicino il funzionamento degli impianti e il loro ruolo nella transizione energetica.

Il primo appuntamento è in Toscana, domenica 6 settembre, in occasione della Marzocchina, la ciclostorica che attraversa borghi, strade bianche e campagne del Valdarno aretino e fiorentino. La partenza è da piazza Cavour a San Giovanni Valdarno, con tre percorsi da 27, 43 e 78 chilometri pensati per diversi livelli di preparazione.

In parallelo alla manifestazione, dalle 9 alle 12, sarà possibile visitare la centrale di Santa Barbara attraverso tour guidati dal personale tecnico.

Un’occasione per conoscere il funzionamento dell’impianto a ciclo combinato, che dispone di una potenza installata di 392 MW, e approfondire il ruolo delle diverse fonti energetiche nella transizione ecologica. Le visite, della durata di circa un’ora, saranno gratuite e organizzate per due gruppi, con prenotazione obbligatoria. L’apertura si inserisce inoltre nel più ampio percorso di valorizzazione dell’area mineraria circostante, oltre 1.600 ettari al centro di un progetto di riqualificazione orientato alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare.

La seconda tappa sarà invece in Piemonte, sabato 12 settembre, in occasione della Pellegrina Legends 4, la manifestazione cicloturistica che si svolge in Val di Susa e di cui Enel è sponsor. Nell’ambito del Progetto Territorio, l’azienda aprirà eccezionalmente le porte della centrale idroelettrica di Venaus, offrendo ai partecipanti l’opportunità di scoprirne da vicino il funzionamento e il ruolo nella produzione di energia rinnovabile. Le visite guidate, in programma dalle 11:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 15:00, sono gratuite con prenotazione obbligatoria e saranno condotte dal personale tecnico di Enel. Entrata in servizio nel 1967 e automatizzata nel 1986, la centrale in caverna è alimentata dalle acque del lago artificiale del Moncenisio e rappresenta uno degli impianti strategici del sistema idroelettrico piemontese. Con una potenza installata di 260 MW e una produzione media annua di circa 273 GWh, contribuisce al fabbisogno energetico di oltre 100 mila famiglie.

Il sito rappresenta inoltre un esempio di integrazione tra diverse fonti rinnovabili. Nel 2023, infatti, sulla vasca di scarico della centrale è stato realizzato il primo impianto fotovoltaico galleggiante di Enel, successivamente ampliato fino a raggiungere una capacità installata di 2 MW.

Due regioni, due centrali e due occasioni per avvicinare il pubblico del ciclismo al mondo dell’energia. Attraverso queste aperture straordinarie, Enel rafforza il legame tra impianti, comunità e territorio, trasformando una giornata dedicata allo sport in un’opportunità per scoprire da vicino le infrastrutture che accompagnano la transizione energetica.