rinnovabili

Calano consumi energia a luglio, 44% coperto da rinnovabili: +53,4% produzione eolico

Crescita a due cifre per la produzione di energia da eolico (+53,4%) e dal solare fotovoltaico (+17,8%), in Italia. Dati che spingono lo sfruttamento delle rinnovabili: a luglio le fonti pulite hanno coperto il 43,8% della domanda elettrica nazionale, la stessa quota del luglio 2024). Questa la fotografia di Terna relativa allo scorso mese e ai primi sette mesi dell’anno. In particolare, segnala la società che gestisce la rete nazionale di trasmissione dell’energia, l’incremento della produzione del fotovoltaico (+840 GWh) è dovuto al contributo positivo dell’aumento di capacità in esercizio (+873 GWh) che ha compensato il minor irraggiamento (-33 GWh). In diminuzione invece la fonte idrica (-30,4%), termica (-6,9%) e geotermica (-2,2%). Da gennaio a luglio, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata di 3.705 MW (di cui 3.354 MW di fotovoltaico), mentre negli ultimi dodici mesi, la capacità installata di fotovoltaico ed eolico è aumentata di 6.868 MW (+14,6%), raggiungendo i 53.781 MW complessivi. Al 31 luglio 2025, secondo il database di Terna, si registrano in Italia 17.132 MWh di capacità di accumulo (valore in aumento del 68,7% rispetto allo stesso mese del 2024), che corrispondono a 6.991 MW di potenza nominale, per circa 828.000 sistemi di accumulo.

Quanto ai consumi, nel mese di luglio il fabbisogno di energia elettrica in Italia è stato pari a 30 miliardi di kWh, in calo del 3,5% rispetto a luglio 2024. “La variazione negativa, che si confronta con il dato record di 31 TWh di luglio dello scorso anno (+4,6%), è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e una temperatura media mensile leggermente inferiore rispetto a luglio 2024 (-0,4°C)”, spiega la nota della società, ricordando che il picco massimo di domanda, pari a circa 56,2 GW, è stato registrato nella giornata di martedì 1 luglio tra le ore 14 e le 15. Il dato della domanda elettrica corretto dal solo effetto temperatura, porta la variazione a -2% rispetto a luglio 2024. A livello territoriale, la variazione tendenziale di luglio è risultata ovunque negativa: -3,7% al Nord e al Centro, -2,9% al Sud e nelle Isole. Nei primi sette mesi dell’anno, il fabbisogno nazionale è sostanzialmente stazionario (-0,3%) rispetto al corrispondente periodo del 2024 (-0,6% il valore rettificato). Lo scorso mese la domanda di energia elettrica italiana è stata soddisfatta per l’84,6% dalla produzione nazionale e per la quota restante (15,4%) dal saldo dell’energia scambiata con l’estero. Il valore del saldo estero mensile risulta pari a 4,6 TWh, l’8,1% in più rispetto a luglio 2024. A livello progressivo, da gennaio a luglio 2025, l’import netto è in diminuzione del 10% rispetto ai primi sette mesi del 2024.

L’indice Imcei (Indice Mensile dei Consumi Elettrici Industriali) elaborato da Terna, che prende in esame i consumi industriali delle imprese cosiddette ‘energivore’, ha fatto registrare una flessione del 2,1% rispetto a luglio 2024. In particolare, positivi i comparti di ceramiche e vetrarie, siderurgia, cemento calce e gesso e meccanica. In flessione, chimica, cartaria, metalli non ferrosi e alimentari; stazionari i mezzi di trasporto. In termini congiunturali, la variazione della richiesta elettrica destagionalizzata e corretta dagli effetti di calendario e temperatura è negativa (-4,8%) rispetto a giugno 2025. In diminuzione anche la variazione congiunturale dell’indice Imcei (-1,2%).

In Irlanda l’eolico che non ti aspetti: l’energia è prodotta dagli aquiloni

Sulla ventosa costa occidentale dell’Irlanda, alcuni ricercatori fanno volare enormi aquiloni, ma non per divertimento, bensì per produrre elettricità rinnovabile. “Utilizziamo un aquilone per catturare il vento e un generatore alla sua base cattura l’energia”, spiega all’Afp Padraic Doherty, dell’azienda olandese Kitepower, promotrice del progetto.

Un modello di 60 metri quadrati è appena uscito da un hangar nel sito di prova di Bangor Erris, una piccola città nella contea di Mayo, inaugurato nel settembre 2023. Un team trasporta il dispositivo fino al generatore, prima di collegarlo con un cavo. L’aquilone, dotato di un sistema di corde e carrucole, si libra in aria e funziona come uno “yo-yo o un mulinello da pesca”, spiega Padraic Doherty. Può raggiungere un’altitudine di 400 metri, prima di ridiscendere a 190. Un movimento ripetuto che genera circa 30 kilowatt all’ora.

L’energia prodotta viene immagazzinata in batterie simili a quelle utilizzate per i pannelli fotovoltaici. Secondo i suoi progettisti, un solo aquilone sarebbe sufficiente per ricaricare una batteria da 336 kilowattora. “Si tratta di una quantità di energia significativa, sufficiente per alimentare un avamposto isolato, una piccola isola, una stazione polare o persino un cantiere edile”, afferma Andrei Luca, responsabile delle operazioni presso Kitepower.

Le coste tempestose dell’Irlanda, il cui governo sta cercando di ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas, sono un terreno di gioco ideale per testare questa nuova tecnologia, denominata “energia eolica aerea”.

“Stiamo assistendo a una rivoluzione nell’energia eolica”, assicura Andrei Luca, mentre il suo team controlla la traiettoria dell’aquilone con un software di pilotaggio. Secondo Padraic Doherty, uno dei principali vantaggi del sistema è la sua rapida messa in funzione: “Possiamo installarlo in 24 ore e portarlo ovunque”. Inoltre, a differenza delle “turbine eoliche tradizionali”, non richiede “fondazioni costose in termini di denaro, tempo ed energia”, aggiunge.

Il suo socio Andrei Luca riassume: l’aquilone è “molto meno invasivo dal punto di vista paesaggistico, produce energia pulita e non dipende da una catena di approvvigionamento di combustibile per funzionare”.

Una dimostrazione della sua efficacia si è avuta a gennaio, durante la tempesta Eowyn, che ha causato importanti interruzioni di corrente in tutto il Paese: l’aquilone “ha fornito elettricità ininterrotta prima, durante e dopo la tempesta”, afferma Luca.

L’energia eolica è da tempo considerata un settore promettente in Irlanda. Tuttavia, la diffusione su larga scala delle turbine, sia terrestri che marine, è ostacolata da ritardi amministrativi e dai limiti di capacità della rete elettrica. Il governo punta a raggiungere 20 gigawatt di eolico offshore entro il 2040 e almeno 37 entro il 2050. Nel 2024, secondo Wind Energy Ireland (WEI), la principale lobby del settore, i parchi eolici hanno fornito circa un terzo dell’elettricità del Paese.

Per Mahdi Salari, ricercatore presso l’University College di Cork, nel sud del Paese, la capacità degli aquiloni di catturare i venti in quota con poche infrastrutture “li rende particolarmente adatti ad ambienti isolati, in mare o ad usi mobili”. Riconosce tuttavia che Kitepower dovrà affrontare sfide in materia di “normativa, sicurezza e affidabilità del sistema”. Ma secondo lui, questa tecnologia potrebbe affermarsi laddove “la disponibilità di terreni, i costi o i vincoli logistici frenano lo sviluppo delle turbine eoliche tradizionali”.

Enel cresce ancora, ricavi oltre i 40 miliardi. Acquistato il 62,5% di Cetasa in Spagna

Continua il cammino in terreno positivo per Enel. Un risultato tutt’altro che scontato, nel contesto geopolitico ed economico attuale, frutto di una strategia che sta dando i propri frutti, soprattutto per gli investimenti all’estero, che compensano ampiamente la riduzione dei margini in Italia sia per la scelta di applicare prezzi medi inferiori ai clienti finali, sia per rinnovabili e minori disponibilità idriche.

Tirando le somme, al giro di boa del semestre i ricavi superano i 40,8 miliardi, facendo registrare un incremento di 5,4 punti percentuali rispetto a un anno fa. Mentre il risultato netto ordinario cresce di 160 milioni (+4,4%). Altra voce di sicuro impatto è il costante calo dell’indebitamento finanziario netto, che arriva 55,4 miliardi, riducendosi così di un ulteriore 0,6% rispetto alla fine del mese di dicembre del 2024. Un dato che, combinato in rapporto all’Ebitda (in calo dell’11,6% a 11.092 milioni nel semestre), fa scendere il rapporto alla soglia del 2,5 restituendo “flessibilità al bilancio”, come spiega agli investitori l’ad, Flavio Cattaneo. Che assicura: “Siamo pronti a cogliere opportunità di creazione di valore a lungo termine”. Del resto, da gennaio a giugno gli investimenti sono già oltre i 4,5 miliardi. Lo stesso Cattaneo conferma che “siamo nella fase finale di negoziazione per alcune operazioni brownfield”, chiarendo però che “la strategia resta invariata: nessun accordo di grande entità, solo tecnologie a basso rischio in paesi dell’Ue e degli Usa”.

Il ceo di Enel commenta i dati del semestre mettendo in luce che “confermano ancora una volta l’efficacia della nostra strategia di capital allocation e delle iniziative di advocacy in Europa e nelle Americhe, che ci hanno consentito di migliorare il profilo rischio-rendimento del Gruppo riducendo l’esposizione alla volatilità dei mercati energetici e aumentando la visibilità sull’evoluzione del business”. Sulla base dei risultati ottenuti, l’amministratore delegato prevede “che l’utile netto ordinario di Gruppo si attesterà a fine anno nella parte più alta della guidance”. Che viene confermata, ovviamente, con stime per la fine dell’anno che vanno dai 22,9 ai 23,1 miliardi per i ricavi e tra 6,7 e 6,9 miliardi per l’utile netto ordinario.

Oltre ai conti Enel ha anche due novità di grande rilievo. La prima riguarda Egpe, la società del Gruppo controllata tramite Endesa, che ha perfezionato l’acquisizione da Caja Rural de Soria e Caja Rural de Navarra, rispettivamente, del 37,5% e del 25% del capitale sociale di Cetasa, società che detiene un portafoglio di 99 MW di impianti eolici operativi nella provincia spagnola di Soria, per circa 240 GWh all’anno di produzione, e ulteriori 30 MW di progetti eolici in fase di sviluppo. Il target stimato, a regime, è quello di incrementare il margine operativo lordo di Egpe per circa 10 milioni di euro all’anno. L’altra operazione, infine, è l’avvio, autorizzato dal Consiglio di amministrazione, di un programma di buyback da 1 miliardo, che prenderà il via il 1 agosto e si concluderà il 31 dicembre prossimo, per “riconoscere agli azionisti una remunerazione aggiuntiva rispetto alla distribuzione dei dividendi”. Enel, dunque, non si ferma e lancia nuove sfide.

Italgas

Italgas, +31,1% utile netto nel primo semestre. Gallo: “Risultati mostrano la forza industriale del gruppo”

Nel primo semestre 2025, il gruppo Italgas ha registrato ricavi totali adjusted per 1,126,7 miliardi di euro, in aumento del 29,2%, e un Ebitda adjusted cresciuto del 27,8%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a 857,5 milioni di euro. L’Ebit adjusted è pari a 558,0 milioni di euro, in crescita del 38,9% rispetto al primo semestre 2024. L’utile netto adjusted attribuibile al gruppo al 30 giugno si attesta a 316,6 milioni di euro, in aumento del 31,1% rispetto al 30 giugno 2024 (241,5 milioni di euro). Risultati, spiega l’ad Paolo Gallo, che “testimoniano la forza industriale e finanziaria del gruppo”, la capacità di “generare valore in modo costante e sostenibile”.

Gli investimenti tecnici, nei primi sei mesi dell’anno, ammontano a 495,1 milioni di euro. In crescita, e di molto, quelli nell’ambito della distribuzione gas (329,3 milioni di euro), che registrano +46,7% rispetto al corrispondente periodo del 2024, e quelli nella digitalizzazione (106,6 milioni di euro) che crescono del 7,6% rispetto al primo semestre 2024. Merito dell’inclusione nel perimetro di consolidamento della società 2i Rete Gas che, dice Gallo, “ha reso Italgas il primo operatore europeo della distribuzione del gas e ha, cambiato il volto di un settore storicamente frammentato e sostanzialmente immobile”.

Gli altri investimenti (59,2 milioni di euro) aumentano di 29,1 milioni di euro e includono i lavori di riqualificazione dell’area Corso Regina Margherita” di Torino e il parco automezzi. “Gli investimenti hanno raggiunto il mezzo miliardo di euro e hanno riguardato principalmente le reti per renderle ancora più intelligenti e quindi capaci di gestire gas diversi, di origine fossile e rinnovabile”, spiega l’ad Gallo.

La strategia di sviluppo del gruppo Italgas, che sarà nuovamente delineata in occasione della presentazione del Piano Strategico 2025-2031 il prossimo ottobre, rappresenta  per l’amministratore delegato “una risposta efficace alla crescente domanda di energia sicura, rinnovabile ed economicamente accessibile per famiglie e imprese”. Gallo ricorda che “abbiamo dato vita al primo operatore europeo della distribuzione del gas con più di 4.000 Comuni e quasi 13 milioni di clienti serviti, oltre 155 mila chilometri di reti e una forza lavoro di circa 6.500 dipendenti”. L’integrazione di 2i Rete Gas, completata in soli 90 giorni, dice ancora l’ad, “è il risultato della nostra capacità di affrontare attività molto complesse, con un’organizzazione ad hoc articolata su numerosi gruppi di lavoro: l’integrazione dei sistemi informatici e la riorganizzazione territoriale della Società sono la principale evidenza di un incredibile sforzo effettuato in un tempo molto ridotto”.

I ricavi regolati distribuzione gas adjusted aumentano di 230,9 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2024. Al netto dell’inclusione nell’area di consolidamento della società 2i Rete Gas (+217,5 milioni di euro), nonostante la significativa riduzione del Wacc (-25,8 milioni di euro), la voce si incrementa per effetto della crescita della RAB, che beneficia anche della revisione da parte di Arera dei criteri di rivalutazione dei costi di capitale. I ricavi diversi del gruppo aumentano di 23,5 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2024 prevalentemente per l’incremento di 15,3 milioni di euro dei ricavi derivanti dal settore efficienza energetica e 7,7 milioni di euro del settore idrico.

I costi operativi del primo semestre 2025, nella configurazione adjusted, ammontano a 269,2 milioni di euro, in aumento di 68,1 milioni di euro rispetto al corrispondente periodo del 2024, prevalentemente per effetto dell’inclusione nell’area di consolidamento della società 2i Rete Gas (+52,9 milioni di euro) e della crescita dalle attività relative al settore dell’efficienza energetica che hanno registrato un incremento nei costi di 11,6 milioni di euro, che trovano corrispondenza alla voce ricavi diversi.

Gli oneri finanziari netti adjusted al 30 giugno 2025 ammontano a 100,0 milioni di euro e aumentano di 44,2 milioni di euro principalmente per effetto degli oneri relativi alla linea di credito c.d. Bridge per l’acquisizione di 2i Rete Gas, dell’inclusione nell’area di consolidamento degli oneri di 2i Rete Gas, e per l’impatto dell’emissione obbligazionaria dual-tranche effettuata a marzo 2025. I proventi netti su partecipazioni al 30 giugno 2025 sono pari a 4,7 milioni di euro e fanno riferimento al contributo delle società partecipate valutate con il metodo del patrimonio netto; in particolare, le società dell’idrico contribuiscono per 3,7 milioni di euro. Le imposte sul reddito, nella configurazione adjusted, al 30 giugno 2025 ammontano a 129,5 milioni di euro, in aumento di 32,5 milioni di euro rispetto al corrispondente valore dell’anno precedente, come conseguenza del maggior risultato ante imposte del periodo. Il tax rate adjusted del semestre si attesta quindi al 28,0%

Italia-Algeria, 40 accordi su energia e industria. Meloni: “Relazioni mai così solide”

Energia, economia circolare, infrastrutture e trasporti, agricoltura sostenibile e industria avanzata. Sono stati questi i temi al centro del Forum Imprenditoriale Italia-Algeria di Roma, evento organizzato dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con ICE Agenzia, in concomitanza con il quinto Vertice intergovernativo tra i due Paesi. L’appuntamento ha coinvolto 250 imprese italiane e 140 algerine. Il Paese nordafricano si conferma infatti tra i mercati ad alto potenziale sul piano dell’export, come primo partner economico dell’Italia nel continente africano: nel 2024 l’interscambio tra i due Paesi è stato pari a 14 miliardi di euro.

L’energia resta ancora l’architrave del partenariato ma la cooperazione si estende anche ad altri settori chiave come l’industria avanzata. Quindi automotive, agro industria, farmaceutica, economia digitale e industria della difesa. Circa quaranta gli accordi e le intese di natura commerciale siglate tra aziende italiane ed algerine, oltre 20 al Forum e i restanti al vertice su terrorismo, difesa, agricoltura e Tlc. I settori con le maggiori opportunità sono la meccanica strumentale (91 milioni), i metalli (37 milioni) e la chimica (36 milioni), che da soli rappresentano il 56% del totale. “Le relazioni tra i nostri due Paesi non sono mai state solide come oggi”, commenta la premier Giorgia Meloni. L’Algeria, secondo la presidente del Consiglio, si è rivelata Paese amico “soprattutto all’indomani della guerra di aggressione russa all’Ucraina”, ovvero “quando l’Italia aveva bisogno e necessità di diversificare le sue fonti energetiche per affrancarsi dalla dipendenza dalla Russia”. Confermando di svolgere “da molto tempo un ruolo fondamentale per garantire la nostra sicurezza energetica e per garantire la sicurezza energetica dell’Europa”, aggiunge Meloni.

“Ciò che abbiamo raggiunto oggi – mette in luce il presidente della Repubblica Algerina, Abdelmadjid Tebbouneapre orizzonti ampi per la partnership algerino-italiana, partnership strategica di esempio, di modello, che riflette la profondità e le interconnessioni di amicizia radicate tra l’Italia e l’Algeria”. Su tutto, il presidente algerino auspica di raggiungere la rete ferroviaria più grande in Africa.

“Il rapporto con l’Algeria – commenta il presidente Ice, Matteo Zoppas – si inserisce nel Piano Mattei. E’ un mercato che per noi vale circa 3 miliardi di euro ed è in crescita: 3% nel 2024, quasi 7% quest’anno”. Per il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, l’incontro conferma il rilievo centrale dell’Algeria nella strategia italiana di diplomazia della crescita. “L’Italia – ha detto il ministro – vive di export, che rappresenta quasi il 40% del PIL annuo, per un totale di 623 miliardi di euro. Ma il nostro obiettivo è arrivare a 700 miliardi entro il 2027 e per questo vogliamo incrementare l’internazionalizzazione delle nostre imprese”. L’obiettivo è far diventare il Mediterraneo “un’area di commercio, e non di cimitero di migranti”.

A margine del Forum, Tajani ha avuto un incontro bilaterale con l’omologo algerino, Ahmed Attaf. Il colloquio ha rappresentato l’occasione per ribadire l’impegno congiunto per la stabilità del Mediterraneo. Passando in rassegna i principali dossier internazionali e regionali, i due ministri hanno concordato sulla priorità di arrivare a un cessate il fuoco a Gaza, al rilascio degli ostaggi e alla consegna degli aiuti umanitari alla popolazione civile. È stato quindi confermato il comune impegno per la stabilità della Libia, per cui hanno sottolineato la necessità di rilanciare il processo politico a guida Onu, e per il contrasto al terrorismo e ai traffici illegali nell’area del Sahel. Infine la promessa di Tajani sulla collaborazione “proficua” tra Algeri e Bruxelles: “A volte ci sono degli ostacoli da superare, faremo in modo che questi ostacoli possano essere superati. Cerchiamo di essere il miglior ponte possibile”.

Italia quinta in Ue su efficienza energetica, ma per target 2030 mancano 308 mld

L’Italia si posiziona al quinto posto in Europa per efficienza energetica, con un Energy Intensity Index (rapporto tra consumo lordo di energia e Pil) che nel 2024 è migliore del 16% rispetto alla media Ue e consumi residenziali pro capite ridotti dell’8% dall’anno prima. Una buona performance che però procede a ritmo insufficiente: rispetto al 2022, infatti, siamo scesi di una posizione, mentre altri Paesi come Germania, Francia e, in parte, Spagna tra il 2014 e il 2023 hanno risalito la graduatoria, riducendo il gap.

Quanto agli investimenti, nel 2024 sono stimati tra i 58 e i 66 miliardi di euro, decisamente meno dei 75-85 del 2023 e ancora per metà concentrati nel settore residenziale nonostante il calo dovuto alle modifiche al Superbonus. Invece, per allinearci pienamente agli obiettivi energetici dell’Unione Europea, nello scenario più ambizioso, dovremmo ridurre i consumi finali di energia a 93 Mtep entro il 2030 (target poco realistico con le sole misure attualmente previste o attuate) e portare gli investimenti addirittura a 308 miliardi di euro nel 2030.

Sono alcuni dei dati che emergono dall’Energy Efficiency Report 2025, redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano e presentato oggi in un proficuo dibattito con le aziende partner della ricerca. “Secondo le nostre stime, tra il 2024 e il 2030 gli investimenti cumulati in efficienza energetica dovrebbero superare i 240 miliardi di euro negli scenari che si prefissano gli obiettivi PNIEC ed UE – commenta Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e Direttore scientifico del Report -: soprattutto nel settore residenziale, ma anche nel terziario, cosa che riflette il peso strategico del patrimonio edilizio nella riduzione dei consumi energetici. Questo, però, se verranno potenziate e rese stabili le misure incentivanti, che hanno dimostrato di essere determinanti nel guidare gli interventi: l’incertezza normativa finora ha rappresentato un ostacolo alla pianificazione di lungo periodo, mentre è fondamentale disporre di un quadro duraturo e coerente, capace di mobilitare capitali e accompagnare la transizione energetica nei diversi settori”.

“La ‘cassetta degli attrezzi’ di cui dispone l’Italia è ben fornita – aggiunge Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy ma occorre un salto di qualità in termini di visione strategica, stabilità delle regole e semplificazione amministrativa per trasformare le misure esistenti in un volano reale di decarbonizzazione”.

Analizzando gli investimenti 2024 in efficienza energetica, si nota il forte calo che ha caratterizzato il settore residenziale, da 44-49 miliardi di euro del 2023 a 29-32 miliardi. Un po’ più stabili gli altri settori: l’industriale ha allocato tra i 2,3 e i 2,7 i miliardi, in particolare per fotovoltaico (+26%), pompe di calore, illuminazione e sensoristica, mentre c’è un rallentamento degli interventi sui processi produttivi e sui sistemi ad aria compressa (rispettivamente -68% e -57%).

A distinguersi per dinamicità e diversificazione sono le aziende di medie dimensioni. In lieve calo anche la PA e il terziario, che ha destinato circa il 70% delle risorse a interventi per ridurre e ottimizzare i fabbisogni termici, invece di integrare sistemi digitali avanzati o tecnologie smart per la gestione attiva dei consumi. Interventi che non si sono dimostrati adeguatamente efficienti: a fronte di un aumento degli investimenti del 14% rispetto al 2023, i risparmi si sono fermati al 13%. Dal rapporto emerge inoltre che per cittadini e imprese inoltre cresce l’interesse verso l’efficienza energetica, ma rimangono barriere all’adozione. L’interesse verso l’efficienza energetica in Italia è diffuso, ma frammentato.

Nell’Energy Efficiency Report 2025 è stata condotta tra aprile e giugno 2025 insieme a Doxa un’indagine su 2.500 cittadini, l’87% dei quali vive in un alloggio di proprietà (il 60% in appartamento, il 30% in case indipendenti), fattore che influisce sulla propensione a investire. Ebbene, l’85% del campione ha effettuato almeno un intervento negli ultimi cinque anni, prediligendo soluzioni semplici come i sistemi di illuminazione efficienti o smart, gli elettrodomestici intelligenti e le caldaie a condensazione. Il report si chiude delineando tre possibili scenari di evoluzione degli investimenti in efficienza energetica al 2030, costruiti tenendo conto di variabili di natura normativa, economica e sociale: uno conservativo, uno coerente con gli obiettivi del PNIEC e uno più ambizioso, orientato agli obiettivi europei. Lo scenario conservativo, basato sulle sole politiche vigenti, prevede una riduzione limitata dei consumi di energia finale (-0,5 Mtep rispetto al 2022) e investimenti pari a circa 137 miliardi di euro nel periodo 2024-2030, insufficienti a raggiungere i target europei. Lo scenario PNIEC – intermedio, ma che comunque necessita di politiche stabili e ben strutturate – propone di ridurre i consumi a 102 Mtep entro il 2030, grazie a misure già attuate o pianificate, e di aumentare gli investimenti fino a circa 243 miliardi di euro tra 2024 e 2030, con un ruolo centrale dei settori residenziale e terziario. Infine, lo scenario con gli obiettivi Ue, il più ambizioso, punta a 93 Mtep di consumi finali al 2030, un traguardo che il PNIEC stesso ritiene irraggiungibile con le sole misure attuali. Gli investimenti dovrebbero salire fino a circa 308 miliardi, trainati soprattutto dal settore residenziale, anche in risposta alla direttiva europea EPBD, e questo è irrealizzabile senza adeguati incentivi. Un quadro stabile e coerente, caratterizzato da continuità delle misure di supporto, è essenziale per mobilitare i capitali e guidare gli interventi.

Tags:

Ok Ue a Energy Release 2.0. Pichetto: Sosteniamo industria e acceleriamo su transizione

Disco verde della Commissione europea all”Energy Release 2.0‘ del Mase a sostegno dei grandi energivori. Bruxelles conferma la compatibilità della misura con le regole del mercato interno e con la disciplina in materia di aiuti di Stato.

“Abbiamo costruito un modello che tiene insieme competitività industriale, transizione ecologica e rigore europeo”, rivendica Gilberto Pichetto Fratin. Il sostegno ai grandi consumatori elettrici, osserva il ministro, “non è un privilegio, ma uno strumento per difendere l’occupazione, rafforzare le filiere strategiche e attrarre investimenti”. Il ministero dell’Ambiente risponde così al grido d’aiuto delle imprese, davanti a un caroprezzi che non sembra arrestarsi, vincolando al tempo stesso l’aiuto pubblico a un impegno industriale e ambientale chiaro: “restituire quanto ricevuto con nuova energia pulita”. Pichetto parla di un confronto con la Commissione Europea “leale e costruttivo”: “È una misura che guarda al futuro e rappresenta un esempio di buona collaborazione tra istituzioni nazionali ed europee”, spiega.

Iniziamo a dare una risposta reale a migliaia di imprese, per contenere i costi energetici e affermare le rinnovabili”, fa eco il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui l’Italia si pone come “apripista in Europa di una misura innovativa, che coglie in pieno la necessità di sostenere le aziende energivore, in un’ottica di decarbonizzazione dei settori produttivi”.

Aiutare le aziende “significa tutelare occupazione, filiere strategiche e crescita. Questo risultato dimostra che è possibile unire supporto economico e responsabilità ambientale per rafforzare la competitività italiana”, sostiene la viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava.

Il provvedimento si articola in due fasi: una prima di sostegno tramite fornitura di elettricità a prezzo calmierato, 65 euro al MWh, e una seconda fase che prevede l’obbligo, per i beneficiari, direttamente o tramite terzi, di restituire integralmente il vantaggio ricevuto attraverso la costruzione o il finanziamento di nuova capacità da fonti rinnovabili.

A seguito delle interlocuzioni con la Commissione sono state introdotte modifiche, tra cui la facoltà offerta agli energivori di trasferire l’impegno alla restituzione e alla realizzazione della nuova capacità a soggetti terzi individuati tramite una apposita asta da parte del GSE. Il meccanismo, basato sull’utilizzo dell’energia rinnovabile già gestita dal GSE e sull’attivazione di nuova capacità green, consente di sostenere le imprese più esposte al caro energia, contribuendo al tempo stesso agli obiettivi di decarbonizzazione, autonomia energetica e transizione giusta.

Il 97% delle telefonate che riceviamo per le bollette energetiche è una truffa

Secondo un’indagine condotta da A.r.t.e. – Associazione Reseller e Trader dell’Energia – il 97% delle telefonate che i cittadini ricevono da presunti operatori del settore energetico è in realtà una truffa. Il dato è stato presentato durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati e proviene da oltre 10.000 segnalazioni raccolte attraverso il Portale Antitruffa promosso dall’associazione. Lo strumento, realizzato in collaborazione con le principali associazioni dei consumatori e dei call center – tra cui Consumerismo, Assium, Assocontact, O.I.C. e AssoCall – consente agli utenti di denunciare chiamate sospette o ingannevoli legate al mondo dell’energia.

L’analisi delle segnalazioni evidenzia un quadro allarmante. Quasi la metà delle chiamate, il 47,9%, arriva da operatori che si spacciano per il fornitore attuale del cliente, mentre il 15,7% si presenta come appartenente ad altre aziende del mercato libero. Altri ancora fingono di rappresentare i distributori locali, l’Autorità dell’energia o enti inesistenti, millantando ruoli ufficiali a tutela del consumatore. Solo una minima parte delle chiamate – il 3,5% – risulta probabilmente autentica, legata a reali promozioni o tentativi legittimi di recupero clienti.

Secondo A.r.t.e., questi numeri sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più esteso. Molti cittadini, vittime di raggiri, scelgono di non denunciare per sfiducia, rassegnazione o mancanza di consapevolezza. Si delineerebbe quindi un sistema fraudolento strutturato, che andrebbe ben oltre la scorrettezza commerciale, arrivando a configurare vere e proprie ipotesi di reato penale. Le violazioni più comuni includono il trattamento illecito di dati personali, truffe contrattuali con offerte volutamente ingannevoli, e in alcuni casi, la sostituzione di persona, con il truffatore che si presenta come un fornitore ufficiale o addirittura come l’Autorità.

“Serve un Protocollo Antitruffa a livello nazionale. Un impegno condiviso tra operatori, istituzioni e associazioni dei consumatori”, ha dichiarato Marco Poggi, presidente di A.r.t.e.. “Il nostro Portale è già operativo e pronto a sostenere questa battaglia: più aziende aderiranno, più sarà efficace la nostra azione. Bisogna smettere di trattare questi episodi come casi isolati: sono parte di un sistema che va smantellato con trasparenza, responsabilità e collaborazione”. Dello stesso avviso Diego Pellegrino, portavoce di A.r.t.e., che lancia un appello: “Denunciamo l’esistenza di un mercato parallelo dell’inganno che mina la fiducia degli utenti verso il settore energetico. Le aziende fornitrici devono reagire, aderendo al Portale Antitruffa e rafforzando i controlli interni. Solo così potranno inviare un chiaro segnale di trasparenza a tutti i consumatori”.

“Oltre agli aspetti legati alla privacy, tali forme di telemarketing scorretto realizzano dei veri e propri reati penali, dalla frode alla truffa, passando per la sostituzione di persona – spiega infine il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele – L’unica possibilità per arginare il fenomeno e limitare i danni per i consumatori è quella di dichiarare illegittimo il telemarketing in Italia nel settore energetico, togliendo validità legale ai contratti di luce e gas siglati telefonicamente”.

atomo

Studio Bankitalia mette in dubbio effetti positivi da ritorno nucleare in Italia

Nucleare sì, nucleare no? Un nuovo paper dal titolo ‘L’atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia‘, curato da Luciano Lavecchia e Alessandra Pasquini, pubblicato sul sito della Banca d’Italia esamina in dettaglio i potenziali vantaggi e le criticità di una possibile reintroduzione dell’energia atomica nel mix energetico nazionale, aggiornando le analisi condotte nel 2012. Il lavoro prende in considerazione anche le linee guida emerse di recente dal Governo, che ha inserito il nucleare tra le opzioni strategiche per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione fissati per i prossimi decenni. Dall’analisi emerge che il nucleare potrebbe contribuire a stabilizzare il prezzo dell’elettricità, soprattutto grazie alla possibilità di stipulare contratti a lungo termine.

Tuttavia, il suo impatto sul contenimento dei prezzi finali pagati dagli utenti appare limitato. Questo è dovuto principalmente alla struttura del mercato elettrico italiano, che comprende componenti tariffarie e oneri fissi poco influenzati dalla fonte di generazione. Sul piano della sicurezza energetica, i possibili effetti sono ambivalenti. Se da un lato la produzione interna di energia nucleare ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di gas e di elettricità — quest’ultima proveniente in gran parte dalla Francia e prodotta con tecnologia nucleare — dall’altro il Paese sarebbe costretto a importare il combustibile e le tecnologie necessarie.

Le riserve mondiali di uranio sono considerate adeguate anche in scenari di espansione della capacità produttiva, ma le fasi più sensibili della filiera — come l’arricchimento e la produzione delle barre di combustibile — restano concentrate in pochi Paesi, tra cui la Russia, che presenta un elevato rischio geopolitico. Questo implica la necessità, già riconosciuta a livello internazionale, di rafforzare una filiera occidentale del combustibile nucleare. Un’altra criticità riguarda la dipendenza tecnologica. Negli ultimi venticinque anni, il primato nella costruzione di impianti nucleari si è progressivamente spostato dall’Occidente verso Russia e Cina. Per ridurre tale dipendenza, l’Italia dovrebbe investire nel proprio capitale umano e rafforzare il collegamento tra industria, università e sistema formativo, avviando collaborazioni con le poche aziende occidentali ancora attive nel settore. Dal punto di vista ambientale, il nucleare offre vantaggi rilevanti rispetto ad altre fonti low carbon. Non solo garantisce basse emissioni di gas serra lungo tutto il ciclo di vita, ma permette anche una produzione continua (carico di base) e un impatto relativamente contenuto in termini di occupazione del suolo. Tuttavia, resta aperta la questione dello smaltimento delle scorie radioattive.

A oggi, l’Italia non ha ancora avviato il processo per la costruzione di un deposito nazionale, necessario sia per le scorie accumulate in passato sia per quelle future, incluse quelle derivanti da usi medici e industriali. In questo contesto, la strategia delineata dal Governo guarda con interesse alle nuove tecnologie modulari basate sulla fissione, note come Smr (Small Modular Reactors), e alle prospettive a più lungo termine della fusione nucleare. Le prime, in particolare, potrebbero rappresentare un punto di svolta grazie alla maggiore flessibilità, ai tempi di costruzione più rapidi e alla possibilità di produzione in serie. Tuttavia, tali benefici restano per ora potenziali: i prototipi attivi o in costruzione sono pochi e localizzati in paesi come Russia e Cina, e il passaggio a una produzione industriale su scala non è ancora avviato. Inoltre, sarà necessario adattare queste tecnologie agli standard di sicurezza italiani, il che potrebbe comportare ulteriori ritardi. Lo scenario delineato nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (il Pniec) prevede un’installazione di 8 gigawatt di capacità nucleare tra il 2030 e il 2050, con un possibile raddoppio a 16 gigawatt, per coprire circa l’11% del fabbisogno elettrico nazionale. Si tratta di un obiettivo ambizioso, che richiederà non solo scelte industriali e tecnologiche mirate, ma anche un significativo coinvolgimento pubblico. In un settore che comporta investimenti elevati e tempi lunghi, lo Stato potrebbe essere chiamato a giocare un ruolo attivo, sia come finanziatore diretto sia tramite partecipazioni in società operanti nel comparto.

Pannelli solari in plastica riciclata: a Pisa nasce fotovoltaico urbano e colorato

Pannelli solari realizzati non con silicio o vetro, ma con plastica riciclata: è questa l’idea alla base del nuovo progetto dell’Università di Pisa, che ha sviluppato e testato una tecnologia innovativa per produrre elettricità dal sole in modo più sostenibile. Si tratta di concentratori solari luminescenti: lastre trasparenti e colorate in materiale acrilico (PMMA) ottenuto da rifiuti plastici rigenerati, capaci di catturare la luce solare e convogliarla verso piccoli moduli fotovoltaici installati sui bordi.

Questa tecnologia, pensata per essere integrata in vetrate, pensiline, serre e facciate trasparenti, unisce prestazioni elevate e ridotto impatto ambientale. “Abbiamo dimostrato che è possibile ottenere concentratori solari per pannelli fotovoltaici efficienti utilizzando plastica rigenerata invece di materie prime fossili – spiega il professor Andrea Pucci, coordinatore della ricerca – il nostro obiettivo è portare il solare dentro le città, in modo colorato e sostenibile”.

La ricerca ha confrontato per la prima volta, in modo sistematico, le prestazioni di pannelli realizzati con plastica acrilica vergine e con quella ottenuta da processi di riciclo chimico. I risultati hanno mostrato che, a parità di prestazioni ottiche ed elettriche, i pannelli in plastica riciclata permettono una riduzione delle emissioni di CO₂ fino al 75%. I test di laboratorio e in condizioni reali (su tetti e facciate esposte al sole) hanno confermato la validità dei materiali e la loro durata nel tempo. Una prima applicazione di questa tecnologia intanto è già visibile nella pensilina fotovoltaica installata a Livorno nel 2023, nata da un progetto dell’Università di Pisa finanziato dalla Regione Toscana, in cui però erano state utilizzate un lastre di acrilico da sintesi, non riciclate. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista RSC Applied Polymers ed è stato selezionato dalla Royal Society of Chemistry per una collezione dedicata agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Il lavoro si è svolto nell’ambito Luce, un progetto Prin finanziato dall’Unione Europea- Next Generation Eu. Per l’Università di Pisa, insieme al Pucci, lavorano a Luce Marco Carlott, e i giovani ricercatori Alberto Picchi e Hanna Pryshchepa, in collaborazione con il Cnr-Iccom di Firenze e l’Università di Napoli Federico II.