Energia e Inflazione, Italia chiede altra flessibilità ma Ue alza muro: “Già concessa”

La bolla dell’energia rischia di esplodere con troppo fragore, meglio correre ai ripari. L’Italia ha già incassato il via libera Ue a sforare i conti per le spese legate al rinnovo del mix energetico per circa 14 miliardi, ma ora serve di più, perché la situazione potrebbe finire fuori controllo a stretto giro di posta nel mix mortifero con l’inflazione.

Per questo motivo la premier, Giorgia Meloni, ha preso carta e penna per scrivere a Ursula von der Leyen: “Stiamo ponendo in Europa un’altra questione importante, con una lettera che oggi ho inviato alla presidente della Commissione rispetto all’impatto sui conti pubblici dell’aumento dell’inflazione rispetto a quella programmata”. La premier sottolinea che non si tratta di una questione solo italiana, però il nostro Paese si trova a fronteggiare questioni come gli adeguamenti automatici per legge, pensioni e assegno unico, per esempio: “Non si può non tenere in considerazione questo cambio totale dei conti, che non dipende dalle scelte che fa l’esecutivo, ma dipende dalla situazione contingente. Chiediamo che anche questo venga considerato”.

Naturalmente, sulla stessa lunghezza è anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che definisce “ovvia” la nuova richiesta di flessibilità. “Il sentiero della spesa è nominale che stiamo rispettando e siamo tra i più bravi – spiega -. Il problema è che quel sentiero della spesa nominale contiene un tasso di inflazione programmato, all’epoca, da parte della Commissione, evidentemente molto inferiore: credo fosse l’1,8% rispetto a quello che si è verificato. Quindi, è chiaro che quel sentiero di spesa, visto che nel bilancio ci sono poste indicizzate all’inflazione, diventa difficile da mantenere. Ma non per noi, per tutti”. L’obiettivo ora è, dunque, far aggiungere il punto all’ordine del giorno della prossima riunione dell’Ecofin e nella prossima riunione del Consiglio europeo, tra due settimane.

Anche se da Bruxelles una prima risposta è già arrivata, addirittura prima che la missiva a von der Leyen arrivasse (è stata ricevuta nella serata di giovedì 1 ottobre, come confermato da un portavoce della Commissione Ue). Perché nel briefing con la stampa, a domanda dei cronisti, la portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, ha replicato senza esitazioni: “Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”. Peraltro, ricorda che proprio un paio di settimane fa Roma chiesto l’attivazione della clausola sui bilanci, relativa a difesa e, appunto, energia.

“Mentre entriamo nel quarto trimestre dell’anno, le speranze di una rapida risoluzione della crisi in Medio Oriente sono state deluse e i mercati energetici rimangono estremamente tesi – scrive Meloni a vdL -. Il prezzo del petrolio greggio in euro è superiore di quasi l’80 per cento rispetto all’inizio dell’anno; il gas naturale è più costoso del 156 per cento. Sebbene la maggior parte degli Stati membri sia intervenuta per frenare l’aumento dei prezzi dei carburanti e delle bollette, il reddito disponibile reale delle famiglie sta subendo un duro colpo, con l’inflazione complessiva che a settembre ha raggiunto un nuovo massimo. Inoltre, la competitività delle imprese europee è stata gravemente compromessa dall’aumento dei costi energetici. In questo contesto, i percorsi di spesa netta concordati nell’ambito del quadro di bilancio europeo lasciano un margine limitato per attenuare l’impatto sulle famiglie e sulle imprese senza ricorrere a misure di inasprimento in un momento caratterizzato da significativi rischi al ribasso per l’economia”.

La presidente del Consiglio, poi, continua: “Sebbene questa caratteristica delle regole di bilancio dell’Ue miri a garantire la solidità dei conti pubblici nel medio termine, dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate aggiuntive al fine di attenuare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato”. Meloni annota ancora: “Tuttavia, vi è un altro problema legato alle regole di bilancio nel momento in cui aggiorniamo i nostri piani di bilancio per il 2027. Infatti, il tetto alla crescita della spesa netta è fissato in termini nominali e, in quanto tale, potrebbe non tenere pienamente conto dell’impatto di bilancio di un’inflazione che superi in modo significativo le proiezioni alla base del percorso di spesa netta concordato, ovvero del fatto che la spesa pubblica possa aumentare a causa di meccanismi e processi di mercato al di fuori del controllo del governo“.

Meloni porta, ovviamente, il caso Italia: “La dotazione di spesa direttamente influenzata da un’inflazione che supera in modo significativo le proiezioni alla base del piano di bilancio è pari al 20,4% del Pil. Altre componenti di spesa che subiranno l’impatto di un’inflazione più elevata già nel 2027 ammontano al 12,0% del Pil“. A Roma sono tutti “consapevoli del rischio di modificare le regole di bilancio di recente introduzione che perseguono un obiettivo che tutti condividiamo, ovvero la sostenibilità del debito. Siamo inoltre pienamente consapevoli degli impegni assunti dall’Italia nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi in corso e della necessità di rispettare il percorso correttivo della spesa netta – aggiunge nella lettera -. Tuttavia, riteniamo che il quadro di bilancio lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti che ho appena evidenziato nel valutare ex ante la conformità alla regola di spesa in occasione dell’esame dei prossimi progetti di piano di bilancio”.

Per ora la situazione è tamponata dalle tariffe offerte sul mercato dalle varie aziende, come Enel, Eni, A2A, Hera che offrono possibilità di sconto sulle tariffe che vanno dal 30 al 50 percento del prezzo di mercato attuale. Ma il rischio è che questo possa non bastare: “Lo so, contro il caro energia bisogna fare di più, costruire soluzioni strutturali di lungo periodo”, dice con consapevolezza la stessa Meloni alla platea degli artigiani della Cna.

Quello delle bollette, ovviamente, non è l’unico fronte aperto su cui Palazzo Chigi deve tenere le antenne sempre dritte. Perché la questione carburanti non è affatto risolta (la benzina cala a 2,084 euro al litro e il gasolio a 2,285 euro sulla rete stradale; verde a 2,122 euro e diesel a 2,328 euro sulle autostrade), nonostante le iniziative di Eni, Ip e Q8 di applicare un price cap alla pompa, a cui oggi si aggiunge anche Tamoil, dopo le interlocuzioni dei giorni scorsi tra la Presidenza del Consiglio e il governo libico. “Abbiamo lanciato un appello alle società energetiche e sono fiera che Eni, Socar e Q8 abbiano già aderito – mette in luce sempre Meloni -. E voglio ringraziare anche Tamoil, che oggi si è aggiunta”.

Nel frattempo, il brent viaggia poco sopra i 100 dollari al barile e lo spread sui bund tedeschi a 10 anni sui 112 punti base, con un aumento oltre l’8%. Segnali di cui il governo tiene conto e che monitora attentamente, anche alla vigilia del Cdm che dovrà varare il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica, al centro di un incontro a Palazzo Chigi tra la premier, Giorgia Meloni, i suoi vicepresidenti, Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Lo spazio si restringe per la situazione geopolitica e i conti vanno fatti al centesimo. Anzi, visto l’andamento dei carburanti, anche al millesimo, se è il caso.

Autunno rovente, prezzi ai massimi da 3 anni: bolletta che scotta, rincari su cibo

L’autunno presenta il conto, e stavolta arriva direttamente al supermercato e nelle bollette. A settembre l’inflazione italiana è salita al 4,2% su base annua dal 3,3% di agosto, con un aumento dello 0,7% in un solo mese. È il valore più alto da tre anni e l’accelerazione arriva mentre tornano a correre energia, carburanti e prezzi degli alimentari freschi.

Secondo i dati preliminari dell’Istat, a spingere la risalita sono soprattutto i beni energetici, che passano dal +17% di agosto al +22,3% di settembre, mentre gli alimentari non lavorati accelerano al +5,5% dal +3,8%. Crescono anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, al 2,9% dal 2,6%, e i servizi di trasporto, all’1,6% dallo 0,8%. L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale all’1,7% dall’1,5%, mentre quella al netto della sola energia arriva al 2%.

A pesare sono soprattutto le voci che entrano ogni giorno nei bilanci delle famiglie. Il carrello della spesa sale all’1,7%, mentre i prodotti acquistati più frequentemente accelerano al 5,3% dal 4,3%. Nel complesso i beni segnano un aumento del 5,4% contro il 2,6% dei servizi. Tra le divisioni di spesa, abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili aumentano dell’11,1% su base annua, i trasporti dell’8,6%, mentre ristoranti e servizi di alloggio registrano un +3,2%.

Il rincaro dell’energia resta il principale motore della risalita. Per la componente regolamentata il tasso annuo sale al 25,9% dal 18,6% di agosto, mentre quella non regolamentata passa al 22,2% dal 17%. Nel dettaglio, il gas naturale nel mercato tutelato registra un aumento del 47,2%, l’elettricità tutelata del 9,7%; sul mercato libero il gas cresce del 16,7% e l’elettricità del 21,5%. Tra i carburanti, il diesel per autotrazione aumenta del 34,9% su base annua, il gasolio da riscaldamento del 38,5% e la benzina del 21,8%. Torna a salire anche la componente alimentare.

Nel complesso i prezzi dei beni alimentari aumentano dell’1,8%, ma i prodotti lavorati diminuiscono dello 0,3%, mentre quelli non lavorati segnano un +5,5%. Tra questi, verdura, ortaggi, tuberi, banane e legumi aumentano dell’8,4%, mentre frutta e frutta a guscio passano dal -1,7% di agosto al +0,6% di settembre.

Il movimento dei prezzi non riguarda solo l’Italia. In Francia, secondo la stima preliminare dell’Insee, l’inflazione accelera al 3% dal 2,4% di agosto, con l’energia al +21,2%. In Germania il tasso sale al 3,3%, mentre i prezzi energetici aumentano del 14,9% e l’inflazione di fondo si ferma al 2,4%. Su questi numeri si riapre anche il confronto politico.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rivendica il percorso seguito dal governo, ricordando che nell’ottobre 2022 l’inflazione era al 12,6% e attribuendo agli interventi successivi, dal decreto trasparenza al “carrello tricolore”, il contributo alla discesa dei prezzi. Antonio Misiani, responsabile Economia e finanza del Pd, parla invece di un’“emergenza caro vita” sempre più grave, mentre Stefano Patuanelli, vicepresidente M5S, contesta il richiamo al carrello tricolore e sostiene che la discesa del 2023 fosse legata soprattutto alla dinamica dei prezzi energetici e all’effetto statistico del confronto con il 2022. Da Avs, Peppe De Cristofaro definisce il nuovo dato una “batosta” per lavoratori, pensionati e ceto medio.

Il conto dei rincari viene messo in evidenza anche dalle associazioni. Il Codacons stima una maggiore spesa annua di 1.389 euro per una famiglia tipo e di 1.918 euro per un nucleo con due figli; l’Unione nazionale consumatori calcola un aumento medio del costo della vita di 1.108 euro, di cui 445 per abitazione, elettricità e gas e 307 per i trasporti. Assoutenti richiama il +5,5% degli alimentari non lavorati e stima 185 euro di maggiore spesa annua per una famiglia con due figli. Confesercenti segnala il ritorno dell’inflazione al livello più alto da tre anni, mentre Confcommercio sottolinea che l’inflazione core resta “ben sotto il 2%” e attribuisce la ripresa alle tensioni energetiche e agli alimentari non lavorati. A settembre anche l’indice armonizzato Ipca accelera al 4,1% su base annua dal 3,2% di agosto e registra un aumento del 2% su base mensile, anche per effetto della fine dei saldi estivi. L’inflazione acquisita per il 2026 sale così al 3,1%, quella di fondo all’1,9%.

Locatelli (PoliMi): “Decarbonizzare senza il nucleare? Bollette sarebbero spaventose”

Il nucleare di nuova generazione – quello sul quale il Parlamento ha dato il via libera con l’approvazione della Legge Pichetto – sarà più economico rispetto alle rinnovabili o al gas? E, soprattutto, abbasserà davvero il costo delle bollette? La risposta breve è “sì”, quella più articolata ha davanti un “ma”.

Giorgio Locatelli è professore ordinario di Project Management al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti italiani di energia nucleare – di cui si occupa dal 2006 – in particolare degli Small Modular Reactor (Smr) e transizione a NetZero. Il concetto chiave, parlando costi di produzione e risparmi in bolletta, è per lui uno: più equivale a meno. Costruire più centrali, invece di poche, avrà un costo inferiore; accorpare più reattori in un unico sito sarà più economico che avere pochi Smr distribuiti su aree differenti. “E’ come fare una torta – spiega a GEA – per la prima volta. Mi serviranno le attrezzature adatte, dovrò cercare una ricetta, sporcherò la cucina, ci metterò un po’ di tempo. Ma alla decima torta sarò bravo e veloce e, quindi, mi costerà meno”. Nel settore industriale è la stessa cosa: ad esempio, gli impianti eolici oggi costano relativamente poco “perché negli anni ne abbiamo fatti tanti” e lo confermano i dati storici di Francia e della Corea del Sud, “dove fanno le centrali come le torte”.

Giorgio Locatelli

Se vogliamo elettricità a basso costo, dice Locatelli – che è stato anche inserito nella World’s Top 2% Scientist ranking, la classifica degli scienziati e delle scienziate con il livello più elevato di produttività scientifica – ci sono le vecchie centrali a carbone, che però sono molto inquinanti. E il gas? “Non è tossico – spiega – ma crea CO2 e dobbiamo importalo. Su 100 euro di costo, 70 servono ad acquistarlo”. Le rinnovabili? “Sono un’idea ottima”, ma solo considerandone una quota tra il 30% e il 50% nel mix energetico “perché non sono controllabili” per la loro stessa natura. Ecco allora che per compensare i periodi in cui il solare – ad esempio – non può essere così efficiente servono le batterie o centrali a gas che si accendono come riserva quando manca il sole, ma hanno grandi oneri di sistema.

“Come in una dieta bilanciata – spiega a GEA Locatelli – non possiamo mangiare solo insalata o bistecche” in un sistema energetico “servono più fonti”. La quota ideale di nucleare dovrebbe essere compresa tra il 20 e il 30%: l’80% sarebbe troppo – perché di notte, ad esempio, non c’è bisogno di tutta quella potenza che non verrebbe sfruttata – e l’1% troppo poco”, perché le altre fonti green non potrebbero coprire il resto del fabbisogno.

Quel “ma” della sua tesi entra in gioco qui: allora quanto possiamo risparmiare? “La situazione di oggi non è rappresentativa di come sarà tra 20 anni”, quindi è difficile fare un confronto tra una bolletta attuale e una del 2034. Quello che si può immaginare, però, è uno scenario senza nucleare e uno scenario con l’energia dell’atomo.

“Se vogliamo decarbonizzare l’energia”, entro il 2050 “il nucleare è essenziale per avere bollette ragionevoli”, dice Locatelli. “Un sistema decarbonizzato in un Paese senza nucleare avrebbe costi spaventosi, è imprescindibile“. L‘alternativa, cioè usare solo fonti rinnovabili non è immaginabile. “Ci servirebbero enorme quantità di batterie, eolico e solare. Batterie che dovrebbero gestire i bisogni, diversi, del giorno e della notte e anche la stagionalità” e i costi delle bollette sarebbero “enormi”. “Stiamo elettrificando sempre di più – sottolinea l’esperto – Pensiamo alle auto elettriche, vogliamo decarbonizzare le case…ma dove troviamo la stessa potenza del gas?” e anche la stessa sicurezza a livello di fornitura?

Certo, gli investimenti iniziali – che il Governo punta a condividere con soggetti privati, come i consorzi di imprese – sono nel range dei miliardi. Ad esempio “se parliamo di Smr da 300 Megawatt per reattore, si va dai 2 ai 4 miliardi”, spiega Locatelli, che sottolinea, però, un aspetto “di cui si parla poco”. Costruire un impianto solare significa acquistare la tecnologia – come pannelli e inverter – fuori dall’Italia: “se spendo un miliardo – è il suo esempio – la stragrande maggioranza finirà nella supply chain cinese”.

Mettere in piedi un impianto nucleare “ha bisogno di molte ore di lavoro nel sito, tempi di costruzione lunghi, ma una quota molto importante anche del 50% è localizzabile in Italia con le nostre aziende, dando lavoro alle nostre persone”. In sostanza “è giusto chiedersi quanto costa” tornare al nucleare, “ma anche dove finiranno i soldi necessari alle nuove centrali”.

Le grandi aziende energivore, poi, potranno applicare due diversi modelli. In quello finlandese – il cosiddetto Mankala – diverse imprese si uniscono per la multiproprietà dell’impianto. In cambio della quota di investimento ricevono energia elettrica al prezzo di costo e in quantità proporzionale alla loro quota, senza la distribuzione di dividendi tradizionali. Un secondo modello, il Power Purchase Agreement, prevede invece che le imprese stipulino contratti a lungo termine con l’operatore, definendo obblighi e costi, eventualmente con “un deposito iniziale per iniziare a costruire”. Una pratica, quest’ultima, molto comune in Usa in ambito data center.

Il nucleare, quindi, è “essenziale”. “Le centrali devono coesistere all’interno di un sistema come in una dieta bilanciata”, meglio ancora se Made in Italy.

Enel, realizzato l’impianto eolico più grande dell’Australia occidentale

Potentia Energy, la joint venture tra Enel e la giapponese INPEX, ha annunciato il completamento dei lavori di costruzione dell’impianto eolico di Warradarge, circa 260 km a nord di Perth. Al termine del collaudo delle nuove turbine installate, grazie agli 81 aerogeneratori forniti da Vestas e una capacità installata complessiva che raggiungerà i 283 MW, il parco eolico diventerà il più grande dell’Australia occidentale, in grado di rifornire di energia verde ogni anno circa 164mila famiglie.

Con i primi 180 MW di capacità entrati in esercizio alla fine del 2020, Warradarge fornisce energia rinnovabile al South West Interconnected System (SWIS), principale arteria dell’Australia Occidentale. Il progetto di espansione rappresenta uno dei più significativi del portafoglio australiano di Potentia Energy, utility con circa 900 MW di capacità già in esercizio commerciale, 226 MW in costruzione e progetti in pipeline per ulteriori 9 GW. Il piano di crescita è ambizioso, con 3 miliardi di dollari australiani (quasi 1,9 miliardi di euro) di investimenti previsti nel periodo 2024-2032.

L’impianto è di proprietà di Bright Energy Investments (BEI), di cui Potentia detiene una quota di maggioranza dall’aprile 2025: l’altro socio è Synergy RED, utility di proprietà del governo dell’Australia Occidentale, a testimonianza della strategicità del progetto. Precedentemente nota come Enel Green Power Australia, Potentia Energy è nata nel 2023 dopo che Enel e INPEX hanno deciso di unire le forze per accelerare la transizione energetica in Australia, un mercato maturo e ad alta stabilità regolatoria, politica, macroeconomica e valutaria. Nell’aprile 2025, Potentia Energy aveva finalizzato l’acquisizione di partecipazioni di controllo in un portafoglio da oltre 1 GW di asset rinnovabili, tra impianti in esercizio e in fase avanzata di sviluppo.

Inflazione, crisi Hormuz presenta nuovo conto: bollette e carburanti trascinano prezzi

L’inflazione italiana continua la sua corsa ad agosto, collocandosi al 3,3% annuo, in rialzo dal 2,9% di luglio e con un aumento dello 0,5% sul mese. La dinamica è, però, molto diversa tra le componenti: l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende all’1,5% dall’1,6%, con rincari concentrati soprattutto sull’energia e con effetti su bollette, carburanti e trasporti.

Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, l’aumento dell’inflazione riflette infatti principalmente la crescita degli energetici, sia regolamentati sia non regolamentati. I primi passano dal 14,8% al 18,6% annuo, i secondi dall’11,4% al 17%. Nel complesso, i beni energetici aumentano del 17,1% su base annua e del 2,9% su base mensile. L’aumento mensile degli energetici regolamentati è del 3%, quello dei non regolamentati del 2,9%.

La divisione abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili è quella che dà il contributo più consistente all’inflazione complessiva. I prezzi salgono del 9,1% annuo e contribuiscono per 1,084 punti percentuali alla crescita del 3,3%. Sul mercato tutelato il gas registra un aumento del 31% annuo e del 6,2% mensile, mentre l’elettricità cresce del 9,7% in un anno. Sul mercato libero, l’elettricità aumenta del 18,6% (+1,4% mensile) e il gas dell’11,3% (-0,2%).

Anche i carburanti accelerano. La benzina aumenta del 16,3% rispetto ad agosto 2025 e del 6,3% rispetto a luglio. Il gasolio per autotrazione cresce del 26,7% annuo e del 5,2% mensile. Per il gasolio destinato al riscaldamento l’aumento arriva al 31,8% su base annua e al 10,7% sul mese. Nell’indice armonizzato, combustibili liquidi e carburanti per i mezzi di trasporto personali salgono complessivamente del 20,6% annuo, con un aumento del 5,6% rispetto a luglio.

La dinamica dei prezzi riflette anche gli effetti della crisi nello Stretto di Hormuz e della guerra in Ucraina, con le tensioni sui mercati energetici che si trasferiscono progressivamente dai prezzi delle materie prime a quelli pagati da famiglie e imprese.

I trasporti contribuiscono ulteriormente all’inflazione, con 0,943 punti percentuali e prezzi in aumento del 6,1% annuo e del 2,3% in un mese. Più contenuta invece la dinamica degli alimentari: i prodotti alimentari e le bevande analcoliche crescono dell’1,2%, mentre il cosiddetto carrello della spesa rallenta allo 0,9% dall’1%. Nel complesso, i beni accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre i servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. L’inflazione acquisita per il 2026 è al 2,9%, mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce del 3,2% annuo e dello 0,1% sul mese.

Le associazioni dei consumatori mettono l’accento sull’effetto dei rincari sui bilanci familiari. Il Codacons stima che, a parità di consumi, l’inflazione del 3,3% possa tradursi in una maggiore spesa annua di 1.091 euro per una famiglia media e di 1.507 euro per un nucleo con due figli. L’Unione Nazionale Consumatori indica invece un aggravio di 882 euro per una famiglia media, 1.120 euro per una coppia con un figlio e 1.199 euro per una coppia con due figli, chiedendo interventi su accise, bollette e Iva sul gas. Fapi richiama inoltre l’impatto dei costi energetici su micro e piccole imprese.

L’accelerazione dei prezzi riguarda l’intera area euro e il dato italiano si trova in linea con la media. Secondo la stima preliminare di Eurostat, ad agosto l’inflazione sale al 3,3% dal 2,9% di luglio, con l’energia al 14,3% dal 10,3%. Tra le principali economie, la Germania si attesta al 2,9%, mentre la Spagna balza al 4,3%.

La Bce ha già reagito al nuovo rialzo dell’inflazione. Nell’ultimo meeting del 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità di aumentare di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento: da oggi il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La Banca centrale europea ha indicato nelle nuove proiezioni un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028, con la componente al netto di energia e alimentari rispettivamente al 2,5%, 2,6% e 2,3%. La presidente Christine Lagarde ha ribadito che le prossime decisioni saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati. Tra i rischi indicati dalla Bce resta proprio quello legato alle pressioni sui prezzi dell’energia.

Meloni festeggia a Bari governo più longevo: “Stabilità prima riforma, non intendo mollare”

Il governo più longevo della storia della Repubblica italiana non è solo una somma di giorni. Al suo 1.413esimo giorno, dal palco di Bari Giorgia Meloni insiste soprattutto sul concetto di stabilità, “la prima grande riforma” del Paese. Non un vezzo ma “uno scudo” per “proteggere questa nazione”.

I benefici della stabilità, ricorda la presidente del Consiglio, sono in primis economici, perché favoriscono le imprese, valorizzano il ruolo dell’Italia sui mercati e nel mondo. Questi quattro anni non sono stati semplici, racconta, perché non è facile “scardinare incrostazioni di potere che sono vecchie di decenni”. Richiede “tempo, pazienza, richiede una montagna di coraggio”. Ci sono stati giorni in cui, confessa la prima ministra, “mi è sembrato di nuotare dentro la colla”. Ma avverte chi tenta di ostacolarla: “Mettetevi comodi! Se pensavate di prenderci sulla stanchezza, beh, non avete capito con chi avevate a che fare”.

Il palco è quello di un evento organizzato da Fratelli d’Italia, al quale partecipano anche gli altri leader della maggioranza, il presidente di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario della Lega Matteo Salvini (suoi vicepremier) in videocollegamento e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi in presenza. Da qui, l’inquilina di Palazzo Chigi vanta “un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno”. Anche per questo, la celebrazione ha il sapore di un inizio di campagna elettorale che porterà l’Italia al voto il prossimo anno.

In un quadro internazionale sempre più instabile, l’energia prodotta in casa è al centro della strategia per proteggere il Paese. Nucleare in futuro (“dopo quarant’anni abbiamo riaperto la strada”) ma anche il petrolio per il presente nella ricetta. “Intendiamo aumentare la percentuale di petrolio estraibile nei nostri mari”, annuncia Meloni, perché “non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”. E perché, ribadisce, “per noi la transizione non significa impoverire le famiglie, non significa chiudere le fabbriche, non significa consegnare il futuro a potenze straniere, significa autonomia, significa innovazione, significa neutralità tecnologica”. Un piano che consenta di andare oltre i decreti d’urgenza. “Abbiamo protetto la sicurezza energetica con oltre 60 miliardi di euro stanziati per difendere le famiglie e le imprese dal caro energia, il bonus sociale portato a 315 euro, bollette più leggere per le imprese, e un contributo chiesto da noi ai grandi dell’energia”, scandisce.

Il Pnrr con cui “abbiamo fatto lezione in Europa” per aver “speso al meglio i soldi” e un taglio delle tasse a favore del potere d’acquisto sono tra i traguardi che ricorda nel lungo discorso. La premier respinge poi le accuse di negazionismo climatico: “Siamo banalmente persone intelligenti”, sostiene, vantando di aver protetto a Bruxelles gli allevatori e i contadini “dal furore ideologico dell’ambientalismo cieco, perché per noi chi coltiva, chi alleva, chi pesca non è nemico dell’ambiente, è il primo custode della natura”.

Insomma, agli italiani, alla maggioranza e alle opposizioni, dalla città pugliese l’inquilina di Palazzo Chigi promette: “Non intendo arrendermi e non intendo accontentarmi”. E si propone, anche per gli anni a venire, di “combattere, scommettere e rilanciare”. Perché quando tra qualche decennio qualcuno racconterà questi anni, “a me non interessa che si dica che siamo stati il governo che è durato di più. Io voglio che si dica che c’è stato un momento in cui questa nazione ha smesso di rassegnarsi”.

‘In sella’ con Enel: un viaggio alla scoperta della Toscana e Piemonte

Dalla bicicletta all’energia, passando per il cuore dei territori. In Toscana e Piemonte, due appuntamenti sulle due ruote diventano l’occasione per andare oltre il percorso e varcare le porte di luoghi dove l’energia prende forma. Enel apre in via straordinaria al pubblico le centrali di Santa Barbara, nel Valdarno, e di Venaus, in Val di Susa, invitando cittadini e visitatori a scoprire da vicino il funzionamento degli impianti e il loro ruolo nella transizione energetica.

Il primo appuntamento è in Toscana, domenica 6 settembre, in occasione della Marzocchina, la ciclostorica che attraversa borghi, strade bianche e campagne del Valdarno aretino e fiorentino. La partenza è da piazza Cavour a San Giovanni Valdarno, con tre percorsi da 27, 43 e 78 chilometri pensati per diversi livelli di preparazione.

In parallelo alla manifestazione, dalle 9 alle 12, sarà possibile visitare la centrale di Santa Barbara attraverso tour guidati dal personale tecnico.

Un’occasione per conoscere il funzionamento dell’impianto a ciclo combinato, che dispone di una potenza installata di 392 MW, e approfondire il ruolo delle diverse fonti energetiche nella transizione ecologica. Le visite, della durata di circa un’ora, saranno gratuite e organizzate per due gruppi, con prenotazione obbligatoria. L’apertura si inserisce inoltre nel più ampio percorso di valorizzazione dell’area mineraria circostante, oltre 1.600 ettari al centro di un progetto di riqualificazione orientato alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare.

La seconda tappa sarà invece in Piemonte, sabato 12 settembre, in occasione della Pellegrina Legends 4, la manifestazione cicloturistica che si svolge in Val di Susa e di cui Enel è sponsor. Nell’ambito del Progetto Territorio, l’azienda aprirà eccezionalmente le porte della centrale idroelettrica di Venaus, offrendo ai partecipanti l’opportunità di scoprirne da vicino il funzionamento e il ruolo nella produzione di energia rinnovabile. Le visite guidate, in programma dalle 11:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 15:00, sono gratuite con prenotazione obbligatoria e saranno condotte dal personale tecnico di Enel. Entrata in servizio nel 1967 e automatizzata nel 1986, la centrale in caverna è alimentata dalle acque del lago artificiale del Moncenisio e rappresenta uno degli impianti strategici del sistema idroelettrico piemontese. Con una potenza installata di 260 MW e una produzione media annua di circa 273 GWh, contribuisce al fabbisogno energetico di oltre 100 mila famiglie.

Il sito rappresenta inoltre un esempio di integrazione tra diverse fonti rinnovabili. Nel 2023, infatti, sulla vasca di scarico della centrale è stato realizzato il primo impianto fotovoltaico galleggiante di Enel, successivamente ampliato fino a raggiungere una capacità installata di 2 MW.

Due regioni, due centrali e due occasioni per avvicinare il pubblico del ciclismo al mondo dell’energia. Attraverso queste aperture straordinarie, Enel rafforza il legame tra impianti, comunità e territorio, trasformando una giornata dedicata allo sport in un’opportunità per scoprire da vicino le infrastrutture che accompagnano la transizione energetica.

Enel alza il muro contro le telefonate-truffa: funzionano le misure anti spoofing

Il numero che compare sul display sembra affidabile: un servizio clienti, un call center noto, talvolta il nome di una grande azienda. In realtà è una truffa: si chiama spoofing ed è una delle tecniche di raggiro telefonico oggi più diffuso. Chi chiama, quasi sempre dall’estero, falsifica l’identità del numero in uscita per ingannare il destinatario e sembrare legittimo. Il 99% delle chiamate sono riconducibili a chiamate effettuate da numeri artificiali o non rintracciabili, una manipolazione semplice da attuare ed estremamente efficace, perché agisce direttamente sul primo elemento di fiducia del cittadino: il riconoscimento del contatto.

I numeri raccontano la portata del fenomeno: nel primo trimestre del 2025 le chiamate di spoofing hanno rappresentato fino al 5,7% del traffico in entrata degli utenti, con picchi locali fino al 60%. Comportando un danno economico di 81,6 milioni di euro, +42% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel 2023 le truffe telefoniche hanno causato sottrazioni per circa 140 milioni di euro, con il settore delle utility tra i più colpiti. Basti pensare che nel 2024 le truffe informatiche in questo settore sono cresciute del 23% rispetto all’anno precedente (rapporto Clusit 2024). La sola Enel nel 2025 ha ricevuto circa 18.500 segnalazioni di tentativi di truffa, e il 99% di queste è risultato riconducibile a chiamate provenienti da numeri artificiali o non rintracciabili, tipica firma dello spoofing.

Nel comparto dell’energia, lo spoofing viene spesso utilizzato da soggetti che si spacciano per operatori di aziende reali, sfruttando informazioni personali e messaggi volutamente ambigui o allarmistici: presunti aumenti tariffari, irregolarità contrattuali, scadenze imminenti. La chiamata crea confusione, esercita urgenza e porta la persona contattata a condividere dati o a compiere scelte non pienamente consapevoli, come il cambio non richiesto di fornitore. La difficoltà di risalire ai responsabili – proprio perché i numeri sono falsificati – rende questa pratica particolarmente complessa da contrastare.

Di fronte a una crescita così evidente, negli ultimi anni è aumentata anche l’attenzione delle istituzioni e delle autorità di regolazione. Un passaggio chiave è stato l’avvio, da parte di AGCOM, di un tavolo tecnico che ha coinvolto operatori di diversi settori – energia, telecomunicazioni, servizi finanziari – per affrontare il fenomeno in modo strutturale. Da questo lavoro è nata la Delibera 106/25/CONS, che introduce misure progressive di contrasto al cosiddetto CLI spoofing: prima il blocco delle chiamate da numeri fissi falsificati, attivo da agosto 2025, poi l’estensione ai numeri mobili da novembre dello stesso anno. I primi rilievi hanno mostrato un impatto significativo con circa 43mln di chiamate bloccate nel primo periodo e ulteriori 49 milioni nel secondo.

In questo quadro regolatorio rientra il più recente provvedimento contenuto dl Bollette che introduce misure per una stretta decisa al telemarketing aggressivo e allo spoofing, con un faro puntato sulle attività delle aziende. Sono cinque gli interventi della norma:

  • Divieto generale di chiamate commerciali “a freddo”: le aziende non possono più contattare telefonicamente i cittadini per proporre contratti luce e gas, salvo richiesta esplicita dell’utente o consenso specifico di clienti già acquisiti;
  • Contrasto diretto allo spoofing: le chiamate ammesse devono provenire da numeri telefonici identificabili e riconducibili con certezza all’operatore. È vietato l’uso di numerazioni mascherate o falsificate (CLI spoofing);
  • Onere della prova in capo alle aziende: spetta al professionista dimostrare la liceità del contatto e l’esistenza del consenso. In mancanza, il contratto è illegittimo;
  • Contratti nulli se conclusi illegalmente: i contratti stipulati tramite chiamate vietate o con numeri spoofati sono nulli, senza costi o penali per il consumatore;
  • Poteri rafforzati alle Autorità: AGCOM e Garante Privacy possono disporre la sospensione immediata delle linee telefoniche usate per pratiche fraudolente e bloccare le attività dei soggetti recidivi.

Enel è in prima linea nella lotta alle chiamate moleste con un insieme coordinato di iniziative istituzionali, operative e di comunicazione, che hanno l’obiettivo di rafforzare la fiducia dei cittadini colpiti dal fenomeno. L’azienda partecipa attivamente ai tavoli AGCOM sullo spoofing e collabora con altri grandi operatori del settore per promuovere azioni congiunte contro le frodi.
E’ forte l’impegno nella prevenzione operativa come dimostra lo strumento sviluppato dal Gruppo ‘Verifica chi ti ha chiamato‘. Si tratta di una sezione presente sul sito web dell’azienda che consente ai cittadini di controllare in pochi passi se un numero è effettivamente riconducibile a Enel Energia e di segnalare numerazioni sospette. Dal 2025 a oggi, grazie a questo presidio, sono stati inviati oltre 17.000 esposti e 85 diffide, alimentando un processo strutturato di analisi e intervento.

Accanto a questi strumenti, Enel ha rafforzato i sistemi di controllo interno, basati su sonde e alert in grado di individuare accessi anomali, comportamenti incoerenti o possibili utilizzi impropri dei dati, riducendo il rischio di fughe di informazioni e abusi.

Fondamentale è anche il lavoro sul fronte della consapevolezza. Attraverso campagne di comunicazione su stampa, social, sito web, negozi e bolletta, Enel aiuta i clienti a riconoscere i segnali tipici di una truffa. Un ruolo centrale è svolto dagli Enel Energy Bar, incontri aperti al pubblico organizzati negli store, spesso in collaborazione con le Forze dell’Ordine, Polizia di stato e l’Arma dei Carabinieri con la quale è stato siglato un recente accordo sul tema, che trasformano i negozi in spazi di dialogo e informazione. Dal settembre 2025 ad oggi sono stati realizzati 12 incontri, con la partecipazione di circa 350 persone su tutto il territorio.

In un contesto in cui le truffe evolvono rapidamente, l’esperienza di Enel dimostra come solo un approccio integrato, che unisce norme, tecnologia, collaborazione istituzionale e informazione, possa offrire una risposta efficace e duratura. La tutela dei consumatori passa anche da qui: dalla capacità di riconoscere le minacce e di costruire, insieme, un ecosistema più sicuro.

Meloni: “Crescono Pil e redditi”. Ma per le opposizioni è “solo un suo grande Truman show”

Giorgia Meloni promuove il suo governo. Fin qui, nulla di strano. La premier sulle colonne di ‘Milano Finanza‘ traccia un bilancio dei traguardi economici raggiunti in questi quattro anni e parte da un dato: “L’economia italiana sta tenendo bene. E i dati dei primi trimestri 2026 sono incoraggianti, con una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dell’0,8%”. Il quadro internazionale è a dir poco turbolento, ecco perché Meloni attribuisce alla stabilità della sua squadra gran parte dei meriti. Che per la presidente del Consiglio comprende anche quelli per un “incremento del Pil pro-capite che rispecchia l’effettiva ricchezza dei cittadini”, crescendo “di quasi 4.500 euro rispetto al 2022”, anno in cui si è insediata a Palazzo Chigi.

Questo è il ‘passato’, ora davanti a sé l’esecutivo ha la sfida della nuova legge di Bilancio, l’ultima della legislatura, da pianificare con attenzione sfruttando al meglio la flessibilità Ue, sia sulle spese per la difesa sia, soprattutto, sull’energia. “Cercheremo di utilizzare al meglio le risorse aggiuntive ora disponibili: parliamo di 14 miliardi di euro in più nel prossimo biennio per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sulle famiglie vulnerabili e sulle imprese, ma più in generale di tutti gli italiani”.

Questo in attesa di buone notizie da Bruxelles, dove l’Italia non ha affatto mollato la presa sulla revisione dell’Ets, la tassa sulle emissioni inquinanti dell’industria. “La proposta della Commissione europea non ci soddisfa affatto – dice la leader di FdI -. Contiene alcuni elementi positivi, ma non è sufficiente”. Tra l’altro, proprio sull’energia, Meloni conferma l’obiettivo di tornare a sfruttare la leva del nucleare, “con grande velocità e concretezza” se possibile. La summa del discorso della premier arriva ai conti pubblici: “Quando questo governo si è insediato il rapporto deficit-Pil era all’8,1%, oggi è sceso al 3,1%”. Ragion per cui “uscire dalla procedura d’infrazione è un obiettivo alla nostra portata”.

C’è, però, un rovescio della medaglia che Banca d’Italia porta sotto i riflettori. Perché lo scorso mese di giugno il debito pubblico del nostro Paese ha rotto la barriera dei 3.200 miliardi. Sono 3.207,2 per la precisione: 26,2 miliardi in più rispetto a maggio. Un incremento che “riflette il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (13,3 miliardi), la crescita delle disponibilità liquide del Tesoro (9,8 miliardi, a 61,7), nonché l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (3,1 miliardi)”, spiega Bankitalia.

Politicamente, si tratta di una freccia all’arco degli oppositori della premier, che comunque bollano come un “grande Truman Show” il racconto dell’Italia fatto dalla premier, secondo il senatore e responsabile Economia del Pd, Antonio Misiani: “Esiste solo nella sua immaginazione”. Giudizio negativo anche da Avs: “Racconta di un paese che non c’è. Sull’energia siamo il paese europeo che sta subendo maggiormente la crisi di Hormuz per colpa del negazionismo climatico della destra”, commenta il capogruppo al Senato, Peppe De Cristofaro. Stesso copione anche per il M5S: “Meloni sostiene che l’Italia sia ‘più forte di prima’. Ma più forte per chi? – si domanda il vicepresidente pentastellato, Mario Turco -. Sicuramente per le banche, per i grandi gruppi energetici e per l’industria delle armi. Certamente non è più forte l’Italia delle famiglie”.

A proposito delle famiglie, non si ferma la risalita dei carburanti: sulla rete stradale nazionale la benzina aumenta di 2 centesimi e arriva a 1,989 euro al litro, mentre il gasolio addirittura di 5 centesimi toccando i 2,087 euro. Non va meglio sulle autostrade, con la benzina a 2,067 euro al litro, 3 centesimi in più rispetto alle 24 ore precedenti, e il gasolio a 2,164 euro, addirittura 6 centesimi in più del 13 agosto. Non una buona notizia alla vigilia di Ferragosto.

Energia, caldo record fa volare i consumi: +8,3% a luglio, è l’aumento più alto di sempre

Il caldo intenso spinge in alto i consumi di energia elettrica, che a luglio toccano i 32,5 Twh, l’8,3% in più del 2025, l’incremento mensile più alto di sempre. A certificarlo sono i dati del monitoraggio di Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, guidata da Pasqualino Monti.

Sempre lo scorso mese si è verificato anche un altro record, anche questo legato alle temperature eccezionali del periodo, che il 15 luglio hanno contribuito a raggiungere picco annuale di domanda con circa 58 Gw, ovvero il 4,5 percento in più rispetto al picco del 2025. Inoltre, c’è ancora un fattore che emerge dalle rilevazioni mensili: luglio è il terzo mese consecutivo in cui il trend di crescita torna a i livelli pre crisi del 2022. E’ la prima volta che accade da quattro anni a questa parte. “La variazione positiva recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale”, fa sapere Terna. Che accende i riflettori sugli ultimi cinque giorni, in cui “le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno”.

Si tratta comunque di una tendenza ben delineata fin da inizio anno, come dimostra il boom del fabbisogno registrato da gennaio a luglio, aumentato del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Resta in terreno più che positivo, però, la produzione nazionale, che infatti si attesta a 27,7 TWh (+7,9%) e copre l’84,4% della domanda elettrica, mentre il 15,6% è soddisfatto dal saldo con l’estero, che aumenta di 10,2 punti percentuali a causa del +4,4% delle importazioni e del -49,3 percento di esportazioni. Le rinnovabili giocano un ruolo importante con un aumento della capacità installata di 745 MW, che permette di alimentare il 41,5% della domanda nazionale, anche se in misura minore rispetto al 2025, quando a luglio la copertura era stata del 44,5%.

In questo quadro emerge la produzione fotovoltaica, che tocca i 6,7 Twh (+20,6% su base annua), grazie soprattutto all’aumento della capacità installata nei primi sette mesi dell’anno (+3.791 MW). Bene anche il termico, che fa +14,1% per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%), mentre flettono eolico (-20,3%), idrico (-14,9%), geotermico (-3,6%) e biomasse (-2%). Per quanto riguarda i sistemi di accumulo, ad oggi l’Italia dispone di 948.154 impianti per 19,43 GWh di capacità e 8 GW di potenza nominale.

Infine, Terna segnala la conferma dell’andamento positivo dei consumi industriali: l’indice Imcei, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese energivore, a luglio è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Così come l’Indice mensile dei servizi (Imser), che a maggio scorso era +1,2%.