FI vuole nuova Agenzia nucleare. Avs: “Blitz a spese italiani”

Riportare in vita l’Agenzia per il nucleare, trasformando l’Istituto per la sicurezza in Autorità. E’ la proposta di Forza Italia che con Luca Squeri presenta un emendamento al Dl Energia per, spiega il primo firmatario, “rilanciare” la fonte nucleare nel Paese.

Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, l’ha già inserita nel Pniec e prevista nel mix dei prossimi anni. L’obiettivo è puntare sulla nuova generazione dei piccoli reattori modulari, che non arriveranno in Italia prima di 10-15 anni e intanto il Mase raccoglie le autocandidature per ospitare il deposito unico dei rifiuti. Nel progetto del ministro, la proprietà degli Smr sarebbe dei privati, lo Stato manterrebbe un ruolo di regolatore, ma non investirebbe risorse economiche.

Senza l’apporto dell’energia nucleare non riusciremo mai a centrare l’obiettivo europeo della decarbonizzazione al 2050”, osserva Squeri.
L’Agenzia era stata istituita dal governo Berlusconi IV nel 2009, ma mai diventata operativa fu abolita dal governo Monti nel 2011. Il nuovo istituto, nel piano di Forza Italia, avrebbe il compito di occuparsi delle autorizzazioni. “Abbiamo bisogno di un’Autorità che certifichi tutto il processo. Siamo convinti che l’Italia sia pronta per questo passaggio, l’opinione pubblica sul nucleare è cambiata”, è sicuro.

I due referendum con cui gli italiani hanno detto ‘No’ all’energia nucleare sono infatti arrivati dopo due incidenti storici. Il primo, nel 1987 arrivava un anno dopo la catastrofe di Chernobyl, il secondo, nel 2011, dopo il disastro di Fukushima. Oggi la tecnologia è andata avanti e incidenti simili sarebbero rari.

Ma c’è chi è convinto che l’energia nucleare sia ancora troppo pericolosa e soprattutto troppo dispendiosa. “Questa decisione è arretrata e ignora il futuro e la modernizzazione energetica dell’Italia. E’ una scelta che impone costi elevati a carico di famiglie, imprese e Stato”, evidenzia Angelo Bonelli di alleanza Verdi Sinistra. Parla di “ingenti investimenti pubblici” e “lunghi tempi di realizzazione”, ricordando i casi della centrale di Flamanville in Normandia e Hinkley Point nel Regno Unito, dove il costo del Megawattora è, denuncia, “esorbitantemente alto”.
Questi costi insostenibili, è convinto Bonelli, “graveranno sulle famiglie e sulle imprese italiane“. La proposta Squeri, sostiene, “è priva dell’obiettivo che il governo dovrebbe darsi ovvero quello di un piano energetico chiaro e definito“.

L’inflazione cala ancora a dicembre: +0,6 su base annua. Carrello della spesa rallenta a +5,3%

Nel mese di dicembre 2023, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenti dello 0,2% su base mensile e dello 0,6% su base annua (da +0,7% del mese precedente), confermando la stima preliminare. In media, nel 2023 i prezzi al consumo registrano una crescita del 5,7% (+8,1% nel 2022). Al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’Inflazione di fondo), i prezzi al consumo crescono del 5,1% (+3,8% nell’anno precedente) e al netto dei soli energetici del 5,3% (+4,1% nel 2022).

Il rallentamento su base tendenziale dell’inflazione, spiega Istat, è dovuto per lo più ai prezzi dei beni energetici regolamentati (che accentuano la loro flessione da -34,9% a -41,6%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,6% a +3,6%) e degli alimentari lavorati (da +5,8% a +4,9%); un sostegno alla dinamica dell’inflazione invece deriva dall’attenuarsi del calo dei prezzi degli energetici non regolamentati (da -22,5% a -21,1%) e dall’accelerazione di quelli degli alimentari non lavorati (da +5,6% a +7,0%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto, per lo più, alla crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (+1,4% anche a causa di fattori stagionali), dei beni alimentari non lavorati (+0,7%) e dei beni non durevoli (+0,5%); gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli energetici, sia regolamentati (-3,2%) sia non regolamentati (-2,1%).

A dicembre, secondo quanto comunica l’Istat, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona – il cosiddetto ‘carrello della spesa’ – rallentano lievemente su base tendenziale da +5,4% a +5,3%, come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,6% a +4,4%).

Complessivamente, nel 2023 i prezzi dei beni energetici non regolamentati aumentano in media d’anno del 7,5% (da +44,7% nel 2022), con una decelerazione della dinamica tendenziale nei quattro i trimestri del 2023, arrivando a -20,4% nell’ultimo trimestre, dal +38,6% del primo. In rallentamento quasi tutte le componenti: i prezzi dell’energia elettrica mercato libero (che frenano da +132,1% a +1,8%), quelli del Gasolio per riscaldamento (da +38,4% a -8,2%), degli altri carburanti (da +33,3% a -11,1%), del gasolio per mezzi di trasporto (da +22,1% a -2,0%), quelli della Benzina (da +11,8% a +1,9%) e quelli dei combustibili solidi (da +12,2% a +11,5%); i prezzi del gas di città e gas naturale mercato libero, prodotto introdotto nel paniere dei prezzi al consumo nel 2022, registrano una variazione in media d’anno nel 2023 pari a +6,7%”.

“Nel 2023 i prezzi dei Beni alimentari accelerano del 9,8% (da +8,8% nel 2022), per effetto principalmente di quelli degli Alimentari lavorati (da +8,5% a +10,9%), nonostante il progressivo rallentamento evidenziato dal secondo trimestre (+12,9%, da +15,2% del primo trimestre, finendo a +6,0% del quarto)”, sottolinea l’istituto di statistica. “Gli alimentari non lavorati, invece, ridimensionano la loro variazione media annua, da +9,1% nel 2022 a +8,1%, grazie alla decelerazione osservata nell’ultimo trimestre (+5,9%, dal +9,1% raggiunto nel terzo trimestre)”.

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Nucleare, Newcleo e Nareea lanciano l’alleanza europea dei mini reattori

L’obiettivo è quello di accelerare la corsa europea allo sviluppo di piccoli reattori innovativi – cioè quelli di quarta generazione – attraverso una “partnership strategica e industriale” sostenuta dal programma di investimenti France 2030. A spingere sull’acceleratore sono due start-up, la francese Naarea e l’italiana Newcleo, che puntano ad allargare l’alleanza è destinata a tutti gli operatori che lavorano in Europa sulle tecnologie dei reattori di quarta generazione, noti anche come AMR (Advanced Modular Reactors).

“L’obiettivo di questo partenariato strategico e industriale è quello di sostenere tutti questi attori nel loro sviluppo industriale, tecnologico, scientifico e normativo”, affermano le due società, prime vincitrici del bando France 2030 per progetti di “reattori nucleari innovativi”. “Le nostre due società vogliono semplificare il lavoro delle autorità pubbliche e promuovere lo sviluppo e la diffusione dell’energia nucleare di quarta generazione in Europa, in un contesto di forte concorrenza globale”, dice Jean-Luc Alexandre, presidente e fondatore di Naarea. “Unendo le forze, Newcleo e Naarea incoraggiano lo sviluppo e la diffusione della tecnologia nucleare di quarta generazione in Europa”, precisa Stefano Buono, co-fondatore e ceo di Newcleo.

Le due società intendono partecipare al rinnovamento del settore nucleare per decarbonizzare l’industria, con Newcleo che punta su un mini-reattore a neutroni veloci raffreddato a piombo e la start-up Naarea su un micro-generatore a neutroni veloci a sali fusi.

Entrambe le tecnologie utilizzeranno le scorie nucleari come combustibile, secondo i promotori, che puntano a commercializzare le loro soluzioni “entro il 2030”.
Questa partnership permetterà alle due aziende, e successivamente ad altri attori del settore, di “unire i loro sforzi” e “guadagnare in efficienza” lavorando su diverse aree di cooperazione: accesso al combustibile nucleare usato, “ottimizzazione” delle procedure con le autorità di sicurezza, sviluppo di strutture di test condivise, creazione di una piattaforma di ricerca comune, ecc.

Le due aziende sostengono che si tratta di un “approccio complementare” alla creazione di un’alleanza industriale per i piccoli reattori modulari richiesta da dodici Paesi europei, tra cui Francia, Svezia, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia, un approccio sostenuto dalla Commissione europea.

Ex Ilva, il Tar respinge il ricorso di Adi: si rischia lo stop alle forniture di gas

Una nuova tegola si abbatte sul futuro della produzione dell’ex Ilva: gli impianti rischiano una interruzione di fornitura di gas da parte di Snam. Per il momento, assicurano fonti vicine al dossier, la possibilità non è sul tavolo, ma il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso di Acciaierie d’Italia, che comunica la decisione di volersi rivolgere al Consiglio di Stato.

Dalla relazione depositata da Arera il 28 dicembre emerge che Adi non ha individuato il fornitore sul libero mercato del gas che possa far fronte al proprio fabbisogno dell’acciaieria, ponendo così termine al servizio di default fornito da Snam. L’Autorità ha evidenziato, in particolare, che “AdI, nel corso del 2023, ha ricevuto offerte di fornitura dalla sola Eni la quale da ultimo, nel mese di ottobre, ha comunicato l’impossibilità di formulare offerte, rilevando il mancato rispetto del piano di rientro previsto da un accordo transattivo stipulato tra le parti”.

In base alle informazioni trasmesse da Snam, risultano fatture non pagate per un totale di circa 109 milioni di euro, in scadenza al 31 dicembre 2023, a cui vanno aggiunti gli importi del servizio erogato nei mesi di novembre e dicembre 2023 per un totale stimato di circa 69 milioni di euro.

Il tribunale amministrativo, pur riconoscendo che gli impianti siderurgici dell’ex Ilva “costituiscono stabilimenti di interesse strategico nazionale”, respinge il ricorso di Adi “ritenuto che la mancata individuazione del fornitore sul libero mercato del gas naturale è di fatto imputabile ad una valutazione di convenienza economica della ricorrente, frutto quindi di libere scelte imprenditoriali” e che “non si può continuare a far gravare sulla fiscalità generale che sostiene la spesa per il servizio di default trasporto (come rilevato da ARERA), parte dei costi indispensabili per lo svolgimento dell’attività di impresa della ricorrente”.

L’azienda è al momento in forte mancanza di liquidità e ArcelorMittal, socio privato di maggioranza, non è riuscito a trovare un accordo con il governo, che aveva proposto una ricapitalizzazione dei franco-indiani e una salita del socio pubblico al 66% (Mittal detiene oggi il 62% del capitale e Invitalia il 38%). Al momento, il governo ha dichiarato di essere impegnato in un “divorzio consensuale” da ArcelorMittal e ha assicurato che si impegnerà per salvare l’acciaieria tutelando i lavoratori e la produzione. I sindacati del comparto, ricevuti giovedì 11 gennaio, sono riconvocati a palazzo Chigi giovedì 18: “Il metodo che si vuole continuare a portare avanti è quello di un ascolto reale, saranno ricevute tutte le parti sociali e produttive“, ha fatto sapere l’esecutivo dopo l’ultimo vertice. Chiuso il confronto con ArcelorMittal, partirà al ministero del Lavoro un tavolo sull’occupazione e sulla sicurezza sul lavoro.

Che fine fanno le mascherine anti-Covid? Diventano energia pulita

Trasformare da rifiuti a energia milioni di mascherine chirurgiche utilizzate durante la pandemia di Covid. E’ l’idea sviluppata dai ricercatori della Kaunas University of Technology (KTU) e del Lithuanian Energy Institute, attraverso lo studio delle possibilità della gassificazione al plasma come tecnica ecologica per convertire questi rifiuti speciali in prodotti energetici puliti.

Dopo aver condotto una serie di esperimenti, i ricercatori sono riusciti a ottenere un gas sintetico (detto anche syngas) con un’elevata quantità di idrogeno. “Esistono due modi per convertire i rifiuti in energia: trasformando i rifiuti solidi in prodotti liquidi o in gas. La gassificazione permette di convertire enormi quantità di rifiuti in syngas, che è simile a quello naturale ed è una composizione di diversi gas (come idrogeno, anidride carbonica, monossido di carbonio e metano). Durante i nostri esperimenti, abbiamo giocato con la composizione di questo gas sintetico e abbiamo aumentato la sua concentrazione di idrogeno e, di conseguenza, il suo potere calorifico“, spiega Samy Yousef, ricercatore capo dell’Università di Tecnologia di Kaunas, in Lituania.

Per la conversione delle maschere chirurgiche, i ricercatori hanno applicato la gassificazione al plasma su maschere facciali FFP2 difettose, che sono state preventivamente triturate in particelle di dimensioni uniformi e poi convertite in granuli che potevano essere facilmente controllati durante il trattamento. Nel complesso, il syngas ottenuto ha mostrato un potere calorifico superiore del 42% rispetto a quello prodotto dalla biomassa.

Il team di ricerca di Yousef, composto da scienziati di due istituti di ricerca lituani, il KTU e il Lithuanian Energy Institute, lavora sui temi del riciclaggio e della gestione dei rifiuti, ed è sempre alla ricerca di rifiuti, che sono presenti in quantità enormi e hanno una struttura unica. Nel loro lavoro, hanno condotto esperimenti di pirolisi su mozziconi di sigaretta, pale di turbine eoliche usate e rifiuti tessili, che hanno mostrato risultati promettenti per l’ampliamento e la commercializzazione. Questa volta, però, per il riciclo delle mascherine chirurgiche è stato applicato un metodo diverso.

Secondo Yousef, la gassificazione al plasma è uno dei metodi migliori per ottenere gas sintetico ricco di idrogeno. Il rendimento del syngas è stato pari a circa il 95% della quantità totale di materia prima. I prodotti rimanenti erano fuliggine e catrame.

I ricercatori ritengono che il metodo proposto per il riciclo dei rifiuti delle maschere chirurgiche abbia un elevato potenziale di commercializzazione.

Energia, da extraprofitti 6,2 mld in due anni ma no recupero crediti. Avs attacca

Il tema degli extraprofitti resta sempre caldissimo nel dibattito politico italiano. Il governo mette sul tavolo i risultati del gettito 2022 e 2023, che in totale superano di poco i 6,2 miliardi di euro, come spiegato in aula alla Camera dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Matilde Siracusano, rispondendo a un’interpellanza urgente di Avs al ministro dell’Economia. Nello specifico si tratta di 2,7 miliardi nel 2022 e 82 milioni nel 2023 che sono frutto della tassazione decisa dal governo Draghi a carico dei produttori, importatori e rivenditori di energia elettrica, gas e prodotti petroliferi, mentre gli altri 3,4 miliardi sono l’incasso dello Stato nel 2023 per il contributo di solidarietà deliberato dall’esecutivo di Giorgia Meloni.

C’è anche un altro elemento che emerge dalla seduta di Montecitorio. Relativo alle attività di controllo, perché Siracusano risponde ad Alleanza Verdi Sinistra che “attualmente risulta pendente un giudizio di legittimità costituzionale dell’articolo 37 del decreto legge n. 21 del 2022, essendo stata ritenuta rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma in materia di contributo sugli extraprofitti, poiché il relativo presupposto non si riflette sulla struttura dell’imposizione stessa“. Dunque, al di là dei tecnicismi, “ferma restando l’attività di analisi del rischio già avviata in relazione al corretto adempimento degli obblighi di versamento del contributo” e “considerata l’instabilità del quadro giuridico di riferimento e tenuto conto dell’autorevolezza dei chiarimenti che potrebbero emergere dal giudizio di legittimità costituzionale“, al momento l’Agenzia delle entrate “ha ritenuto non opportuno intraprendere attività di controllo sostanziale, anche in ossequio al principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione“. Inoltre, l’Ade “non potendo disapplicare autonomamente disposizioni vigenti – comunica Siracusano -, ha rigettato le istanze di rimborso presentate da diversi contribuenti e fondate sulla incostituzionalità della norma che ha istituito il contributo straordinario“.

La scelta di non avviare procedure di recupero è bocciata dalle opposizioni. “Se un cittadino non paga le tasse, l’Agenzia delle entrate bussa alla sua porta. Con le grandi lobby energetiche, invece, si decide di fatto di fare un condono fiscale: questo sì che è un comportamento incostituzionale perché lede il principio di uguaglianza davanti alla legge“, tuona Angelo Bonelli. “I numeri comunicati dalla sottosegretaria evidenziano una discriminazione e iniquità sociale inaccettabile – aggiunge il co-portavoce di Europa Verde -. Mentre le famiglie italiane subiscono rincari significativi e hanno visto raddoppiare le loro bollette energetiche, le società energetiche restituiscono solamente una frazione dei loro extraprofitti. Parliamo di circa 6 miliardi di euro, una cifra irrisoria rispetto agli oltre 70 miliardi di extraprofitti realizzati“.

L’attacco di Bonelli è anche alle politiche generali del governo, per la “lentezza” nello sviluppo delle rinnovabili e “l’incoraggiamento di pratiche come quelle delineate nel Piano Mattei, orientato verso lo sfruttamento di fonti fossili“, indicativi di “una politica energetica obsoleta che necessita di un cambiamento radicale” per “far pagare meno l’energia a famiglie e imprese e dare una risposta alla crisi climatica“.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Stoccaggio del gas, l’Italia cala ancora all’81,65%

Nell’infografica interattiva di GEA si mostra l’aggiornamento degli stoccaggi di gas nei Paesi dell’Ue secondo la piattaforma Gie Agsi-Aggregated Gas Storage Inventory (aggiornata al 31 dicembre). L’Italia cala all’81,65%, mentre la media Ue si ferma all’86,51%. Il Portogallo resta in testa con il suo 105,76%, mentre la Croazia è ultima, preceduta dalla Lettonia.

Via libera definitivo alla Manovra 2024. Meloni: “Al centro famiglie, lavoro e imprese”

Con il via libera della Camera (200 voti favorevoli, 112 no e 3 astenuti), la legge di Bilancio 2024 è stata definitivamente approvata dal Parlamento. Dall’energia al Ponte sullo Stretto, alla lotta all’inflazione, sono diversi i temi trattati dal testo da circa 24 miliardi di euro.

Soddisfatta la premier, Giorgia Meloni: “Ringrazio a nome mio e del governo i parlamentari di maggioranza di Senato e Camera per il sostegno e la compattezza dimostrati. Un segnale positivo per una Manovra importante, che mette al centro le famiglie, il lavoro e le imprese. In linea con i principi che guidano la nostra azione e con il programma che gli italiani hanno votato“, scrive su Facebook. Aggiungendo che “questa volta la Manovra viene approvata senza il voto di fiducia. Ringrazio per questo anche le opposizioni che, pur nel forte contrasto sui temi, hanno contribuito allo svolgimento del dibattito. E ora avanti con determinazione, coraggio e responsabilità”. Anche per Giancarlo Giorgettibene il sì alla manovra. Proseguiamo su un percorso di prudenza, responsabilità e fiducia. Avanti così“, commenta il ministro dell’Economia dopo il voto.

Ecco, di seguito, alcuni dei punti principali della manovra 2024.

BONUS ELETTRICO – Proroga del bonus sociale elettrico anche per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2024. La copertura di spesa è di 200 milioni, che saranno trasferiti alla Cassa per i servizi energetici e ambientali. CARO SPESA – Contro l’inflazione dei beni di prima necessità, il provvedimento prevede nuove risorse per la carta ‘Dedicata a te’ per chi ha un Isee pari o inferiore a 15mila euro. Il Fondo viene rifinanziato nel 2024 con 600 milioni di euro. Inoltre, “in considerazione del permanere di condizioni di disagio sociale ed economico”, il Fondo per la distribuzione di generi alimentari alle persone indigenti viene inoltre incrementato di 50 milioni di euro.

PONTE SULLO STRETTO – E’ di 11,6 miliardi di euro la dotazione per la realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. La cifra è pluriennale e copre l’arco temporale tra il 2024 e il 2032. Di queste risorse 9,3 miliardi arriveranno dal bilancio pubblico, mentre 2,3 miliardi dal Fondo di sviluppo e coesione: 1,6 miliardi dagli stanziamenti previsti inizialmente per la Sicilia e la Calabria e 718 milioni dai ministeri.

ASSICURAZIONI CONTRO EVENTI CALAMITOSI – Le imprese sono tenute a stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni agli immobili direttamente cagionati da calamità naturali e catastrofi su territorio nazionale, come i terremoti, le alluvioni, le eruzioni vulcaniche, i fenomeni di bradisismo, le frane, le inondazioni e le esondazioni. L’eventuale scoperto o franchigia nei contratti per “l’adempimento dell’obbligo di assicurazione” non potrà essere superiore al 15% del danno. Il rifiuto o l’elusione dell’obbligo a contrarre l’assicurazione è punito con una multa da 200mila a un milione di euro, irrogate tramite Ivass.

VULNERABILITA’ SISMICA EDIFICI PUBBLICI – E’ istituito, presso il Mef, per poi essere trasferito al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, un Fondo per il finanziamento di un ‘Programma di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici’, con una dotazione con una dotazione totale di 285 milioni, di cui 45 per il 2024, poi 60 milioni per ciascuno degli anni 2025, 2026, 2027 e 2028.

RICOSTRUZIONI POST CALAMITA’ – L’articolo 72 è dedicato alle misure per garantire la prosecuzione delle attività amministrative delle strutture commissariali e degli uffici speciali per la ricostruzione. Tra queste ci sono la la proroga dei contratti stipulati dai comuni del cratere sismico del 2009, in deroga alla normativa vigente in materia di vincoli alle assunzioni a tempo determinato presso le Amministrazioni Pubbliche, l’autorizzazione di spesa è incrementata di 1,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025. Inoltre, il termine di scadenza dello stato di emergenza per gli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 viene prorogato, per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2024 ed è autorizzata la spesa di 12,2 milioni per il 2024 per le spese relative al funzionamento, all’assistenza tecnica, all’assistenza alla popolazione, al contributo di autonoma sistemazione e a interventi sostitutivi per gli eventi sismici che hanno colpito i territori dell’Emilia-Romagna nel 2012.

SOSTEGNO A PMI ORTOFRUTTICOLE – L’Ismea è autorizzato a erogare prestiti cambiari in favore delle Pmi agricole del settore ortofrutticolo per un massimo pari al 50% dell’ammontare dei ricavi registrati nel 2022 dall’impresa richiedente e, comunque, non superiore a 30mila euro, con inizio del rimborso dopo 24 mesi dalla data di erogazione e durata fino a 5 anni.

EMERGENZE AGRICOLTURA – Per le situazioni di crisi di mercato nel settore agricolo, agroalimentare, zootecnico e della pesca generate da eventi non prevedibili, è istituito presso il Masaf un Fondo per la gestione delle emergenze finalizzato a sostenere gli investimenti delle imprese che operano in questi settori, con una dotazione totale di 270 milioni di euro, suddivisi in 90 milioni per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026.

GARANZIE GREEN – Sace è abilitata a rilasciare, fino al 31 dicembre 2029, garanzie connesse a investimenti nei settori delle infrastrutture, anche a carattere sociale, dei servizi pubblici locali, dell’industria e ai processi di transizione verso un’economia pulita e circolare e la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei loro effetti, la sostenibilità e la resilienza ambientale o climatica e l’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese. Lo prevede la bozza della legge di Bilancio. Le garanzie sono concesse per una durata massima di 25 anni e per una percentuale massima di copertura non eccedente il 70 per cento, ovvero il 60 per cento, ove rilasciate in relazione a fideiussioni, garanzie e altri impegni di firma, che le imprese sono tenute a prestare per l’esecuzione di appalti pubblici e l’erogazione degli anticipi contrattuali ai sensi della pertinente normativa di settore, ovvero il 50 per cento nel caso di esposizioni di rango subordinato.

Tra mercato elettrico e pacchetto gas si chiude il semestre di presidenza spagnola dell’Ue

Materie critiche, riforma del mercato elettrico e pacchetto per decarbonizzare il mercato del gas. La Spagna chiuderà il prossimo 31 dicembre il suo semestre di presidenza alla guida dell’Ue dopo aver portato a traguardo oltre 50 accordi politici e anche molti dossier legislativi cruciali per la competitività economica e per la transizione energetica, molti dei quali arrivati sul filo di lana.

Dalla reindustrializzazione alla transizione energetica, dalla giustizia sociale ed economica all’unità dell’Unione sui dossier sul clima. Quattro in tutto le priorità che dallo scorso primo luglio fino al 31 dicembre hanno segnato la presidenza spagnola, alla guida dell’Ue per la quinta volta dopo il 1989, il 1995, il 2002 e il 2010. Oltre 50 gli accordi politici raggiunti, con circa 150 file da completare sotto la prossima presidenza belga che avrà il compito di traghettare le istituzioni di Bruxelles verso le elezioni europee in programma nei ventisette Paesi dal 6 al 9 giugno.

Ultimo, ma non meno importante, lo scorso 14 dicembre la presidenza spagnola del Consiglio ha raggiunto un accordo con l’Europarlamento sulla tanto attesa riforma del mercato elettrico, proposta dalla Commissione europea lo scorso 14 marzo, dopo un’intensa crisi energetica che ha messo alla prova i governi europei fortemente dipendenti dal gas russo. La riforma del mercato elettrico è anche il primo dei tre pilastri del Piano industriale per il Green Deal che ha caratterizzato la sfida della reindustrializzazione della Commissione europea. Madrid ha contribuito a trovare l’intesa anche sulla prima legge sulle materie prime critiche (ovvero il secondo pilastro), mentre progressi sono stati compiuti anche sul terzo pilastro, ovvero il Net-Zero Industry Act, su cui ora sarà la presidenza belga ad avviare il negoziato a tre tra Parlamento e Consiglio (mediato dalla Commissione europea) per cercare di raggiungere un accordo.

Intesa a dicembre, poi, sul pacchetto per decarbonizzare le reti esistenti del gas per introdurre l’idrogeno nel mercato, facilitare l’accesso dei gas rinnovabili (come il biometano, l’idrogeno o il metano sintetico) e a basso contenuto di carbonio (low carbon) e migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento in Ue, proposto dalla Commissione a dicembre 2021. Il pacchetto di decarbonizzazione del mercato del gas è anche l’ancoraggio normativo con cui l’Unione europea intende rendere permanente il meccanismo di acquisti congiunti di gas, introdotto durante la crisi energetica, che diventerà su base volontaria.

Sul fronte ambientale, negli ultimi sei mesi di presidenza Madrid ha contribuito a trovare un accordo sulla revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (Energy Performance of Building Directive), la cosiddetta direttiva case green tanto criticata in Italia e proposta dall’Esecutivo comunitario a dicembre 2021 per alzare gli standard energetici del parco immobiliare dell’Ue, dal momento che gli edifici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico europeo e del 36% delle emissioni di CO2. Accordo anche su uno dei dossier diventati più controversi negli ultimi mesi dell’agenda verde dell’Ue, la proposta di regolamento sul ripristino della natura avanzata dalla Commissione europea a giugno 2022 e al centro di critiche da parte del centrodestra europeo intenzionato a cavalcare l’onda di risentimento degli agricoltori contro i piani verdi di Bruxelles. La prima legge Ue sulla natura è anche uno dei pilastri chiave della Strategia europea per la biodiversità, che allineerà l’Unione europea agli impegni assunti con l’accordo di Kunming-Montreal sulla biodiversità nel 2022.

Spetterà, invece, alla presidenza belga raggiungere un accordo con l’Eurocamera sul nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio, su cui gli Stati membri hanno raggiunto un accordo lo scorso 18 dicembre per aprire i negoziati (con il voto contrario dell’Italia). La presidenza belga ha fissato la transizione verde e giusta tra le sei priorità del suo semestre, promettendo che “lavorerà per proteggere meglio i cittadini europei, rafforzare la nostra cooperazione e preparare il nostro futuro condiviso. Si concentrerà su sei aree tematiche e presterà particolare attenzione al mantenimento del nostro fermo sostegno all’Ucraina”.

All’ultimo Consiglio Ue Energia, la ministra belga per la Transizione ecologica, Tinne van der Straeten, si è detta pronta a finalizzare i testi a livello tecnico, ma anche a lavorare sull’agenda strategica della prossima Commissione Europea che si insedierà il prossimo anno. Ha anticipato agli omologhi che in termini di energia, i prossimi sei mesi si concentreranno sulla “finalizzazione dell’agenda legislativa in corso”, sulla promozione delle infrastrutture energetiche sostenibili, sul fornire a tutti energia rinnovabile offshore. Focus in particolare sull’idrogeno e il commercio internazionale, inquadrandosi bene nei piani della Commissione europea di lanciare nel 2024 una seconda asta attraverso la Banca europea dell’idrogeno. Alla presidenza belga alla guida dell’Ue spetterà anche il compito di portare avanti le discussioni tra gli Stati membri sul target climatico intermedio al 2040, una volta che la proposta di Bruxelles sarà sul tavolo (per ora è in programma il 6 febbraio).

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Eolico offshore, Mamone (Aero): “Pronti investimenti per 25mld. Meloni sblocchi iter”

La partita delle rinnovabili non è solo una questione di tutela dell’ambiente. Sulle fonti alternative si può costruire un nuovo modello economico, che coniughi la protezione della biodiversità con il processo di decarbonizzazione delle imprese, il rilancio del Pil e l’aumento dell’occupazione. Il mondo produttivo è pronto, ma serve uno scatto da parte delle istituzioni per sciogliere le catene di una tecnologia ad alto potenziale. Lo spiega a GEA Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero, acronimo di Associazione delle energie rinnovabili offshore.

Presidente, secondo Aero, cos’è che la politica deve ancora capire sull’eolico offshore?
Questa politica, soprattutto di centrodestra, ha la straordinaria opportunità di creare un’industria energetica sostenibile, che rientra pienamente nella sovranità nazionale. L’intento è dare la possibilità all’Italia di essere leader nel Mediterraneo e non trovarsi dietro Francia, Spagna e altri Paesi alleati per costruire una supply chain nazionale.

La vostra associazione nasce proprio per dare quell’impulso, giusto?
I fondatori di Aero sono 13 imprese che vanno dagli operatori del settore delle rinnovabili ai grandi gruppi della supply chain, come Saipem. a quelli della logistica portuale e navale. come Msc Sicilia e Isla. In pochi mesi abbiamo raddoppiato il numero dei soci andando a rappresentare oggi quasi il 50% degli operatori per lo sviluppo dell’eolico offshore, nonché moltissime aziende di questa grande supply chain italiana attraverso la quale realizzeremmo i progetti nazionali, tutelando l’ambiente marino e trovandoci in una condizione paesaggistica non impattante.

Quali sono i vostri progetti?
Abbiamo le grandi capacità di chi più di 60 anni fa iniziato a lavorare nell’oil&gas offshore. Queste medie imprese italiane, lavorando per l’offshore del Mare del nord, sono pronte a scommettere sul futuro del Paese, offrendo le loro migliori esperienze lavorative nell’eolico offshore italiano. È uno scenario dove si possono creare decine di migliaia di posti di lavoro, tenendo presente i 70 e più progetti presentati al Mase per ottenerne l’autorizzazione. Progetti che superano la capacità di connessione richiesta a Terna di oltre 100 Gw e questo dimostra che l’Italia può affermarsi con queste nuove tecnologie in uno scenario che farà in modo di allineare il nostro paese ai più grandi Stati europei che puntano a rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.

Andando sul concreto, a quanto ammontano le vostre previsioni di investimento?
Soltanto con 8 Gw al 2030 stimiamo di investire oltre 25 miliardi di euro. Otto gigawatt che sono un dodicesimo del potenziale dei progetti presentati, con una produzione al 2030 di 25,5 Twh, pari al 7% del fabbisogno elettrico nazionale, e una diminuzione di 13mila tonnellate di Co2 e di quasi 2,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. In vista delle decine di migliaia di posti di lavoro che potrebbero crearsi, l’associazione, dal 2024, avvierà dei corsi di formazione professionale, anche in collaborazione con il centro Elis, per preparare quelle figure super specializzate che nei primi anni si occuperanno della fase di permitting e supporto alla logistica portuale e successivamente alla vera e propria fase di costruzione dei floaters galleggianti e del posizionamento degli aerogeneratori di oltre 15 Megawatt che dovranno essere posizionati nelle aree portuali che speriamo, come noi chiediamo al Parlamento, che siano più di due come già indicato dal governo nel decreto legge Energia.

Investimenti diversi dal Pnrr, giusto?
Questi investimenti non intaccano i fondi del Pnrr, perché ci troviamo difronte a una sfida di medio e lungo periodo che inizierà oggi e ci vedrà impegnati almeno fino al 2050, con l’ambizione di diventare noi italiani i fornitori di esperienze, manodopera e capacità organizzativa nello sviluppo dell’eolico offshore degli altri Paesi che si affacciano nella regione mediterranea.

Cosa dovrebbero fare, dunque, le istituzioni?
Chiediamo con estrema urgenza che venga emanato il Fer2 per dare immediato sostegno con i giusti incentivi al settore dell’eolico offshore, nonché chiarire con il Mit, d’intesa con il Mase, l’importante scenario della pianificazione degli spazi marittimi. Questo tema andrà a incidere anche nelle Zone economiche esclusive, dove servirà tutta la capacità del nostro ministero degli Esteri per garantire un equilibrio negli spazi marittimi in acque internazionali.

C’è ancora tanta burocrazia davanti a voi, però.
Facciamo un appello a Giorgia Meloni: chiediamo al presidente del Consiglio di individuare una figura di coordinamento delle diverse criticità che coinvolgono i diversi ministeri, affinché si riducano i tempi di una regolamentazione un po’ confusa e si dia il via ad una grande operazione di made in Italy che potrà portare lustro nel mondo al nostro Paese, al fine di potenziare quella cooperazione tra istituzioni pubbliche e mondo delle imprese che già in altri ambiti ha portato sviluppo e benessere alla nazione e ai suoi cittadini.

Per il mondo produttivo che opportunità offre questa tecnologia?
Il potenziale dell’energia prodotta da impianti di eolico offshore non solo andrà a rafforzar la capacità di trasmissione dell’energia nazionale, ma potrà consentire, soprattutto nelle aree industriali, di favorire la produzione di idrogeno verde per decarbonizzare industrie ad alto impatto ambientale che rischiano di non centrare gli obiettivi di transizione energetiche europei rispettando l’ambiente. Inoltre, si avrebbero costi che possono essere competitivi sull’energia, ma soprattutto il fiore all’occhiello è la produzione di energia verde rinnovabile al 100%. Questo vale per i prodotti Made in Italy, che potrebbero fregiarsi della produzione green per essere competitivi sui mercati internazionali, dove l’unica sfida con i grandi della Terra si gioca sulla qualità e sulla produzione verde.